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Decisione

33.2025.18

Conferma della richiesta di restituzione di prestazioni complementari inebitamente riscosse ad eredi di un'assicurata che non aveva dichiarato immobili e sostanza all'estero. Applicazione del termine di prescrizione di 15 anni poiché adempiuti elementi oggettivi e soggettivi della truffa

4 settembre 2025Italiano93 min

prestazioni complementari versate e che comunque non concerneva né gli averi (circa

Source ti.ch

Raccomandata

Incarto

n.

33.2025.18

cs

Lugano

4 settembre 2025

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

composto

dei giudici:

Daniele Cattaneo, presidente,

Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

redattore:

Christian Steffen, cancelliere

segretario:

Gianluca Menghetti

statuendo sul ricorso del 10 giugno 2025 di

RI 1

rappr. da: RA 1

contro

la decisione su opposizione del 14

maggio 2025 emanata da

Cassa cantonale di

compensazione - Servizio prestazioni complementari, 6501 Bellinzona

in materia di prestazioni

complementari

ritenuto in fatto

1.1. __________, nata nel 1926 e

deceduta il __________ __________ 2019, vedova, ha beneficiato di prestazioni

complementari dal mese di giugno 1997 al mese di agosto 2019.

1.2. Con e-mail dell’11 novembre 2021

l’avv. RA 1, in rappresentanza di 2 dei 3 eredi di __________ (__________ e __________),

ha comunicato alla Cassa cantonale di compensazione - Servizio prestazioni

complementari, che nell’ambito della successione era in atto una procedura di

regolarizzazione di beni che non erano mai stati dichiarati fiscalmente dall’assicurata

ed ha chiesto quale documentazione necessitasse l’amministrazione per il

recupero delle eventuali prestazioni complementari percepite indebitamente

(pag. 74-1). Il 17 dicembre 2021 l’avv. RA 1 ha precisato che gli averi bancari

non dichiarati consistevano in un conto deposito titoli in Italia presso la

banca __________ (valore alla data del decesso di circa fr. 166’000) e di quote

di comproprietà di beni immobili in Italia (fabbricati e terreni, che non hanno

prodotto reddito e del valore di circa fr. 9'904.18). All’e-mail è stato

allegato il saldo dei conti dal 31 dicembre 2016 e copia dell’estratto di

catasto con una perizia immobiliare (pag. 93-1).

1.3. Il 20 dicembre 2021, su richiesta

della Cassa, l’avv. RA 1 ha prodotto una perizia con estratto del catasto dei

beni immobili detenuti in Italia e gli estratti conto degli averi a risparmio

dei conti detenuti il 31 dicembre 2013, 2014 e 2015 (pag. 94-1).

Il 24 febbraio 2022 la Cassa ha

chiesto copia degli estratti bancari e postali dal 2006 al 2012 (pag. 104-1).

L’avv. RA 1 ha informato l’amministrazione circa l’impossibilità di recuperare

la documentazione anteriore al 2012, poiché per legge in Italia i documenti

possono essere distrutti dopo 10 anni (pag. 109-1/109-3). Chiesta ed ottenuta

una proroga, il 25 luglio 2022 l’avv. RA 1 ha aggiunto che “mediante la

presente sono a informare che, nonostante le richieste, non è possibile

recuperare in Italia altra documentazione bancaria oltre a quella già in vostro

possesso. Per quanto attiene all’autodichiarazione, rilevo come la titolare dei

conti è defunta. Propongo pertanto di voler riprendere per la revisione, come

riferimento per gli anni dove la documentazione è mancante, il saldo del primo

estratto bancario disponibile in linea di tempo” (pag. 110 -3).

Richiesto di indicare da quando

la defunta assicurata era proprietaria degli immobili all’estero, il 5

settembre 2022 l’avv. RA 1 ha affermato che è diventata proprietaria delle sue

quote di immobili nel settembre 1995, per successione (pag. 110-1).

1.4. Il 15 maggio 2023 la Cassa ha

nuovamente chiesto gli estratti dei conti dal 2006 al 2012 (pag. 111-1). Il 17

maggio 2023 l’avv. RA 1 ha ribadito che gli eredi non sanno a quanto

ammontavano gli averi prima del 2012 e per questo motivo aveva proposto di

riprendere, per la revisione, come riferimento per gli anni dove la

documentazione è mancante, il saldo del primo estratto bancario disponibile in

linea di tempo (pag. 112-1).

1.5. Con decisione del 23 agosto 2023 la

Cassa ha considerato adempiuti i requisiti oggettivi e soggettivi costituivi

del reato di truffa ai sensi dell’art. 146 CP e, ritenuto, in applicazione

dell’art. 25 cpv. 2 seconda frase LPGA, il termine di prescrizione di 15 anni

previsto dal diritto penale, ha chiesto all’erede avv. RI 1, in virtù dell’art.

2 cpv. 1 lett. a OPGA, la restituzione delle prestazioni complementari

percepite dalla defunta assicurata dal 1° agosto 2008 al 31 agosto 2019 per un

importo di fr. 79'136, oltre a fr. 55'696.40 di RIPAM e fr. 43'005.85 di spese

di malattia (pag. 136).

1.6. Con decisione su opposizione del 14

maggio 2025 la Cassa cantonale di compensazione ha respinto le censure

sollevate dall’erede avv. RI 1 in relazione alla perenzione della pretesa (art.

25 cpv. 2 LPGA), al termine più lungo di prescrizione in presenza di una truffa

ai sensi dell’art. 146 CP per non avere dichiarato nel formulario di richiesta

del 25 giugno 1997 la sostanza immobiliare di cui era proprietaria a __________

(__________, Italia) almeno dal 1995 e il conto corrente e il conto di deposito

titoli obbligazionari e fondi di investimento presso la Banca __________ in

Italia, alla sproporzione tra l’importo emerso e la somma richiesta e alla

carenza di motivazione, avendo indicato le ragioni alla base della richiesta di

restituzione (doc. A).

1.7. L’avv. RI 1 è insorto al TCA contro

la predetta decisione su opposizione, con la richiesta di trasmettere ogni

corrispondenza all’avv. RA 1 (doc. I). L’insorgente domanda che la decisione su

opposizione sia annullata e che preliminarmente al ricorso venga concesso

l’effetto sospensivo.

In primo luogo il ricorrente

sostiene che al caso di specie va applicato l’art. 25 cpv. 1 LPGA nella

versione in vigore prima del 1° gennaio 2021, poiché i fatti rilevanti si sono

svolti interamente prima del 31 dicembre 2020. Di conseguenza il termine per

emanare la decisione formale di restituzione è di un anno e non di tre anni dal

momento in cui la Cassa è venuta a conoscenza dei motivi della restituzione.

L’insorgente rileva che il 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica

della LPC che tuttavia non trova applicazione, come indicato nella STCA

33.2021.17 del 21 febbraio 2022, poiché la domanda di restituzione concerne il

diritto alle prestazioni complementari per un periodo antecedente alla riforma

della LPC. Ciò deve valere anche per la LPGA, in assenza di norme transitorie

specifiche (STF 9C_238/2022; STF 9C_104/2022; STF 9C_275/2022; STF 9C_96/2022).

Considerato che l’autodenuncia da parte degli eredi è avvenuta tra il 12

novembre 2021 ed il 20 dicembre 2021, la decisione della Cassa del 23 agosto

2023 è tardiva. L’art. 5 della Costituzione federale garantisce il rispetto

dello stato di diritto e del principio dell’irretroattività. Anche la Corte EDU

ammette solo in alcuni casi la retroattività, in presenza di ragioni cogenti e

proporzionate e in caso di assenza di grave ingiustizia.

Il ricorrente afferma che non è

applicabile neppure il termine di prescrizione di 15 anni poiché non è mai

intervenuta alcuna condanna penale, non vi è certezza circa la sussistenza

oggettiva e soggettiva del reato in capo alla de cuius e la responsabilità

penale non è trasmissibile agli eredi. Secondo l’insorgente il TCA (cfr. STCA

33.2022.19 del 27 maggio 2013) ha precisato che l’estensione del termine di

prescrizione penale non può essere applicata agli eredi se la persona deceduta

non è stata formalmente condannata né destinataria di una decisione di

restituzione prima del decesso. In tal caso vale il termine di prescrizione

quinquennale.

Per il ricorrente l’art. 2 cpv. 1

lett. a OPGA stabilisce la successione nell’obbligo di restituzione ma non

anche nella responsabilità penale, che è personale e si estingue con la morte.

Nel caso di esame non si può ritenere che __________, ultraottantenne, avesse

piena consapevolezza della fattispecie, né vi è prova di dolo.

Non va poi dimenticato come la

Cassa inizialmente avesse chiesto solo la documentazione relativa agli ultimi 5

anni precedenti il decesso, sostenendo pure che vi fosse una franchigia non

computabile. Solo a fine febbraio 2022 l’amministrazione ha poi chiesto i

documenti dal 2006.

L’insorgente evidenzia che la

somma complessiva non dichiarata ammonta a fr. 168'000, comprensiva di conti

correnti e titoli bancari in euro presso __________ a __________ (Italia) e la

quota di un immobile fatiscente, venduto per soli euro 6'000, la cui quota

spettante alla defunta era pari a fr. 2'000 circa. Dopo la svalutazione

dell’euro il valore residuo degli averi bancari si attesta attualmente a circa

fr. 134'000. La somma totale da restituire è di fr. 177'838.25. Gli eredi,

oltre a non ricevere nulla dell’eredità, dovrebbero impiegare il loro

patrimonio personale a copertura del debito.

Secondo il ricorrente, se __________

non avesse conseguito le prestazioni complementari e gli altri aiuti come

ricevuti, avrebbe dovuto far capo alla sostanza per il suo sostentamento e

quindi, tale consumo, va computato per la determinazione del suo diritto alle

prestazioni complementari e per stabilire l’eventuale importo da restituire.

Per l’insorgente vi è una sproporzione tra l’importo non dichiarato e la cifra

richiesta in restituzione.

Con riferimento alla STCA

33.2021.17 del 21 febbraio 2022 il ricorrente sostiene che per la

giurisprudenza cantonale qualora l’interessato avesse fatto capo al proprio

patrimonio, questo si sarebbe consumato per il sostentamento quotidiano e tale

erosione patrimoniale deve essere computata per determinare l’importo

eventualmente da restituire.

Il ricorrente elenca il dettaglio

dell’utilizzo della somma non dichiarata, ossia: spese funerarie per circa fr.

20'000, svalutazione dei titoli bancari con perdita di circa fr. 23'000,

franchigia applicabile di fr. 37'500 (confermata via email il 17 novembre

2021), per cui la somma sarebbe già stata interamente erosa prima del decesso,

in quanto destinata a esigenze primarie.

In caso di conferma dell’obbligo

di restituzione, il ricorrente chiede una riduzione dell’importo chiesto in

restituzione, applicando i principi appena menzionati, considerando che la

giacenza finale sul conto __________ utilizzato dalla defunta era di soli fr.

1'900, come parte residua delle prestazioni complementari ricevute.

In conclusione l’insorgente

chiede che il Tribunale accerti e dichiari la decadenza per perenzione

dell’azione restitutoria, in via subordinata che accerti l’applicazione del

termine quinquennale di prescrizione e la sua maturazione ed in ogni caso che riduca

drasticamente l’importo eventualmente dovuto.

Quali prove il ricorrente oltre

ai documenti prodotti, richiama l’intero incarto della Cassa e propone

l’interrogatorio delle parti e di testimoni.

1.8. Con risposta del 23 giugno 2025,

cui ha allegato l’intero incarto, la Cassa ha proposto la reiezione del ricorso

con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di

motivazione (doc. III).

1.9. Dopo aver visionato gli atti, con

replica del 7 luglio 2025 il ricorrente ha ribadito la sua posizione (doc. V).

1.10. Con decreto del 10 luglio 2025 il

Giudice delegato del TCA ha dichiarato priva di oggetto l’istanza di ripristino

dell’effetto sospensivo poiché il ricorso ha effetto sospensivo, trattandosi di

una decisione sulla restituzione di prestazioni (doc. VII).

1.11. Con scritto del 16 luglio 2025 la

Cassa ha nuovamente chiesto di respingere il ricorso, aggiungendo, in merito

alla tematica dell’erosione patrimoniale, che essa è stata oggetto di presa di

posizione al punto 3 della decisione su opposizione (doc. VIII).

L’amministrazione, in tale contesto, ha affermato che non può essere computata

una modifica di sostanza che oggettivamente non è avvenuta. La Cassa deve

computare quanto effettivamente detenuto dalla defunta negli anni in questione.

1.12. Con osservazioni del 28 luglio 2025

(doc. X), trasmesse per conoscenza alla Cassa il 29 luglio 2025 (doc. XI),

l’insorgente ha insistito nel ritenere necessario prendere in considerazione la

progressiva erosione del patrimonio non dichiarato, che la defunta assicurata

avrebbe inevitabilmente utilizzato per far fronte alle spese di sostentamento e

sanitarie in assenza delle prestazioni complementari. Le prestazioni

complementari sarebbero comunque divenute legittimamente esigibili nel tempo

con il progressivo esaurirsi della sostanza. L’omesso riconoscimento di tale

dinamica conduce a una ricostruzione contabile eccessiva e scollegata dalla

realtà fattuale ed economica.

considerato in diritto

in ordine

2.1. Il ricorrente fa valere una carenza

nella motivazione della decisione su opposizione della Cassa nella misura in

cui sostiene che “non vi è stata alcuna presa di posizione concreta sulla

tematica dell’erosione patrimoniale”.

Per l'art. 29 cpv.

2 Cost. fed., le parti hanno diritto di essere sentite. Tale diritto ha

valenza formale. La sua violazione conduce di massima, indipendentemente dalla

fondatezza delle censure di merito, all'accoglimento del ricorso e all'annullamento

della decisione impugnata (DTF 144 I 11 consid. 5.3 pag. 17 con rinvio alla DTF

137 I 195 consid. 2.2 pag. 197; STF 9C_569/2020 del 4 gennaio 2022, consid. 3)).

Il diritto di essere sentito serve da un lato all'accertamento dei fatti e da

un altro lato comprende la facoltà per l'interessato di esprimersi prima della

resa di una decisione, che interviene a modificare la posizione giuridica dell'interessato,

segnatamente se il provvedimento si rivela sfavorevole nei suoi confronti. Egli

ha diritto di consultare l'incarto, di offrire mezzi di prova su punti

rilevanti, di esigerne l'assunzione (partecipando alla stessa) e di potersi

esprimere sulle relative risultanze. Il diritto di essere sentito, quale

diritto di cooperare alla procedura comprende tutte le facoltà che devono

essere concesse a una parte, in modo tale che essa in una procedura possa

difendere efficacemente la sua tesi. Perché ciò possa essere realizzato, la

parte ha anche il diritto di essere informata previamente e in maniera adeguata

dall'autorità sulla procedura per quanto attiene alle tappe decisive per il

giudizio. Non è possibile in maniera generale e astratta stabilire in quale

misura si estende questo diritto, ma occorre soppesare le circostanze concrete

(DTF 144 I 11 consid. 5.3 pag. 17; 135 II

286 consid. 5.1 pag. 293; 135 I 279 consid. 2.3 pag. 282; DTF 132 V 368 consid. 3.1 pag. 370 e sentenze ivi citate).

Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo

per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da

un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le

ragioni poste a fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del

provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di

permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione

medesima.

Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a

pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte;

essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad

influire sulla decisione (STF 9C_569/2020 del 4 gennaio 2022, consid. 3; STF U 397/05 del 24 gennaio 2007 con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).

Nel

caso di specie nella decisione su opposizione impugnata del 14 maggio 2025 la

Cassa al punto 3, a pag. 5, ha spiegato le ragioni per le quali, a suo parere,

una modifica della sostanza che oggettivamente non c’è stata, non può essere

presa in considerazione dall’amministrazione nel calcolo delle prestazioni

complementari (doc. A).

La

Cassa ha indicato i motivi alla base della reiezione della censura.

Il

ricorrente è stato in grado di comprenderne le ragioni, tant’è che le ha contestate

con un ricorso motivato, con il quale ha esposto le argomentazioni alla base

delle sue lagnanze.

L’amministrazione ha del resto

ulteriormente spiegato le sue motivazioni nello scritto del 16 luglio 2025

(doc. VIII), sul quale il ricorrente si è espresso con le osservazioni del 28

luglio 2025 (doc. X).

Ne segue che non vi è alcuna

violazione del diritto di essere sentito del ricorrente.

Del resto, come emerge dalla STF 8C_482/2018 del 26 novembre 2018 consid. 4.4.2, una

violazione non particolarmente grave del diritto di essere sentito può essere

eccezionalmente sanata, quando la persona interessata ha la possibilità di

esprimersi dinanzi a un'autorità di ricorso, che valuta liberamente la censura

presentata dal ricorrente, ossia nel caso specifico un tribunale, che può

esaminare liberamente sia l'accertamento (e l'apprezzamento) dei fatti sia l'applicazione

del diritto (DTF 127 V 431 consid. 3d/aa pag. 437; STF 9C_401/2023 del 5

gennaio 2024, consid. 3.1.2). Si può prescindere da un rinvio della causa all'autorità

precedente persino in caso di grave violazione del diritto di essere sentito:

una tale eventualità si realizza se l’annullamento della decisione viziata

comporterebbe un inutile formalismo e in definitiva una tale soluzione

condurrebbe a ritardi superflui, i quali non sarebbero compatibili con l'(equivalente)

interesse della parte di essere sentita nell'ambito di una celere trattazione

della procedura di merito (DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; DTF 133 I 201 consid.

2.2; STF 8C_842/2016 del 18 maggio 2017 consid. 3.1 con riferimenti). Giova

comunque ricordare che il principio di celerità (art. 52 cpv. 2 e 61 lett. a

LPGA), caposaldo della procedura delle assicurazioni sociali, non è preminente

e tale da porre in secondo piano il diritto di essere sentito e l'obbligo di

chiarire i fatti con la necessaria diligenza (STF 8C_433/2018 del 14 agosto

2018 consid. 5.1 e STF 8C_210/2013 del 10 luglio 2013 consid. 3.2.1 con

riferimenti).

In

concreto, il TCA dispone di un pieno potere di esame (cfr. anche STF

8C_923/2011 del 28 giugno 2012, consid. 2.3) e, in applicazione del principio

inquisitorio, può assumere le prove che ritiene necessarie per il chiarimento

della fattispecie (art. 61 lett. c LPGA).

Il TCA può pertanto entrare nel merito del ricorso.

nel

merito

2.2. Oggetto della contestazione è la

correttezza della decisione su opposizione del 14 maggio 2025

dell’amministrazione con cui è stata ordinata all’avv. RI 1, coerede della

defunta __________, la restituzione dell’importo di complessivi CHF 177'838.25,

pari alla somma di:

a. CHF 79'136

versati a torto all’assicurata a titolo di PC per il periodo dal 1° agosto 2008

sino al 31 agosto 2019;

b. CHF 55'696.40

versati a torto in favore dell’assicurata a titolo di riduzione dei premi

dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie (RIPAM) per il periodo dal 1°

agosto 2008 sino al 31 agosto 2019; e

c. CHF 43'005.85

di spese di malattia versate a torto nel periodo dal 1° agosto 2008 sino al 31

agosto 2019.

2.3. Fondandosi sull'art. 112

cpv. 2 lett. b Cost. fed. e sulla Disp. Trans. all'art. 112 Cost. fed.,

l'Assemblea federale ha adottato l’art. 112a Cost. fed. specifico

per le prestazioni complementari e l’art. 112c Cost. fed. relativo

all'aiuto agli anziani e ai disabili, in vigore il 1° gennaio 2008. Giusta

l'art. 112a Cost. fed., la Confederazione ed i Cantoni versano

prestazioni complementari a persone il cui fabbisogno vitale non è coperto

dall'assicurazione vecchiaia, superstiti e invalidità (cpv. 1) e la legge

stabilisce l'entità delle prestazioni complementari nonché i compiti e le

competenze di Confederazione e Cantoni (cpv. 2). In virtù dell'art. 112c

Cost. fed., i Cantoni provvedono all'aiuto e alle cure a domicilio per gli

anziani e i disabili (cpv. 1) e la Confederazione sostiene sforzi a livello

nazionale a favore degli anziani e dei disabili. A questo scopo può utilizzare

fondi dell'assicurazione vecchiaia, superstiti e invalidità (cpv. 2).

In effetti, la Legge federale

sulle prestazioni complementari all'AVS/AI (LPC) – tanto quella del 19 marzo

1965 entrata in vigore il 1° gennaio 1966, quanto quella del 6 ottobre 2006

in vigore dal 1° gennaio 2008 - persegue lo scopo di garantire un

"reddito minimo" per far fronte ai "fabbisogni vitali" di

cui al citato art. 112 cpv. 2 lett. b Cost. fed. e Disp. Trans.

all'art. 112 Cost. fed. (RCC 1992 pag. 346) e al nuovo art. 112a

Cost. fed.

Questa nozione è più ampia

rispetto al "minimo vitale" disciplinato dal diritto esecutivo (art.

93 LEF). La LPC contiene dunque la garanzia di un reddito minimo per le persone

anziane e per le persone invalide (su queste questioni: cfr. DTF 113 V 280

(285), RCC 1991 pag. 143 (145), RCC 1989 pag. 606, RCC 1986 pag. 143; Cattaneo, "Reddito minimo

garantito: prossimo obiettivo della sicurezza sociale" in: RDAT 1991-II

pagg. 447 segg., spec. pag. 448 nota 12 e pag. 460 nota 83). I limiti di

reddito rivestono pertanto una doppia funzione e meglio quella di limite dei

bisogni e di reddito minimo garantito (DTF 121 V 204; Pratique VSI 1995 pagg.

52 e 176; Pratique VSI 1994 pag. 225; RCC 1992 pag. 225; cfr. anche Messaggio

concernente la terza revisione della Legge federale sulle prestazioni

complementari all'AVS/AI, pagg. 3, 8 e 9).

2.4. In virtù dell'art. 4 cpv. 1 lett. a

LPC, le persone domiciliate e dimoranti abitualmente in Svizzera hanno diritto

alle prestazioni complementari se ricevono una rendita di vecchiaia dell'AVS o

una rendita dell’invalidità. L'importo della prestazione complementare annua è

pari alla quota delle spese riconosciute che eccede i redditi computabili (art.

9 cpv. 1 LPC). Per quanto concerne le spese riconosciute, le stesse sono

determinate conformemente all'art. 10 cpv. 1 LPC. In particolare, giusta l'art.

10 cpv. 3 LPC, sia per le persone che vivono in casa che per quelle che non

vivono durevolmente o per un lungo periodo in un istituto o in un ospedale,

sono riconosciute le spese seguenti:

" b. spese

di manutenzione di fabbricati e interessi ipotecari, fino a concorrenza del

ricavo lordo dell'immobile.”

L'art. 11 cpv. 1 LPC enumera

invece esaustivamente i redditi computabili, fra i quali vi sono, oltre alle

rendite, le pensioni e le altre prestazioni periodiche (comprese le rendite

dell’AVS e dell’AI):

"

b. i proventi della sostanza

mobile e immobile;

c. un quindicesimo della sostanza netta,

oppure un decimo per i beneficiari di rendite di vecchiaia, per quanto superi

37 500 franchi per le persone sole, 60 000 franchi per i coniugi e 15 000

franchi per gli orfani che hanno diritto a una rendita e i figli che danno

diritto a una rendita per figli dell’AVS o dell’AI; se l’immobile appartiene al

beneficiario delle prestazioni complementari o a un’altra persona compresa nel

calcolo della prestazione complementare e serve quale abitazione ad almeno una

di queste persone, soltanto il valore dell’immobile eccedente 112 500 franchi è

preso in considerazione quale sostanza.”

Dal 1° gennaio 2021 è entrato in

vigore il nuovo art. 9a LPC secondo cui hanno diritto alle prestazioni

complementari le persone la cui sostanza netta è inferiore agli importi

seguenti: a. 100 000 franchi per le persone sole; b. 200 000 franchi per le

coppie sposate e c. 50 000 franchi per gli orfani che hanno diritto a una

rendita e per i figli che danno diritto a una rendita per figli dell’AVS o

dell’AI. Gli immobili che servono quale abitazione al beneficiario di

prestazioni complementari o a una persona compresa nel calcolo di queste

prestazioni e di cui una di queste persone è proprietaria non sono componenti

della sostanza netta appena indicata.

2.5. In base alla Legge di applicazione

della legge federale concernente le prestazioni complementari all’assicurazione

federale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (LaLPC), del 23 ottobre

2007 (RL851.200), e ciò analogamente al previgente testo legale in vigore, una

domanda deve essere formulata, tramite l’Agenzia AVS competente, che accerti lo

stato di famiglia e le condizioni del reddito e di sostanza del richiedente

(art. 28 LALPC). La Cassa cantonale di compensazione AVS AI IPG, cui compete

l’applicazione della LPC (art. 26 LALPC) può disporre dell’accesso ai dati

fiscali del richiedente per accertare il diritto all’aiuto che è finanziato, in

Ticino, oltre che dalla Confederazione e dal Cantone, anche dai Comuni (art. 31

LALPC).

Al fine di ottenere la

prestazione, l’assicurato deve, in base all’art. 20 dell’Ordinanza sulle

prestazioni complementari all’assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e

l’invalidità del 15 gennaio 1971 (OPC qui di seguito), presentare una domanda

tramite il modulo ufficiale di richiesta debitamente riempito, che,

analogamente a quanto impone l’art. 67 cpv. 1 OAVS, Ordinanza della Legge

sull’assicurazione vecchiaia e superstiti, va inoltrato alla Cassa cantonale di

compensazione AVS AI IPG competente. Per il cpv. 2 dell’art. 20 OPC il formulario

di domanda deve dare indicazioni sulle generalità e sulle condizioni di reddito

e di sostanza di tutte le persone incluse nel calcolo della prestazione

complementare annua.

Il diritto alle PC è sottoposto a

riesame periodico che ha per oggetto le condizioni economiche per beneficiare

del diritto. In base all’art. 30 OPC gli organi incaricati di fissare e pagare

le prestazioni complementari devono riesaminare periodicamente, ma almeno ogni

quattro anni, le condizioni economiche dei beneficiari.

In base all’art. 24 OPC (Obbligo

di informare), la persona che ha diritto o il suo rappresentante legale o, nel

caso, il terzo o l’autorità a cui è versata la prestazione complementare, deve

comunicare, senza ritardo, all’organo cantonale competente per le prestazioni

complementari ogni mutamento delle condizioni personali ed ogni variazione

importante della situazione materiale del beneficiario delle prestazioni.

Questo obbligo di informare vale anche per le modifiche che riguardano i membri

della famiglia dell’avente diritto. In questo senso anche il tenore dell’art.

31 cpv. 1 LPGA (Legge sulla parte generale delle assicurazioni sociali) per cui

l'avente diritto, i suoi congiunti o i terzi ai quali è versata la prestazione

sono tenuti a notificare all'assicuratore o, secondo i casi, al competente

organo esecutivo qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni

determinanti per l'erogazione di una prestazione. A norma dell'art. 31 cpv. 2

LPGA, qualsiasi persona o servizio che partecipa all'esecuzione delle

assicurazioni sociali ha l'obbligo di informare l'assicuratore se apprende che

le condizioni determinanti per l'erogazione di prestazioni hanno subìto

modifiche.

2.6. Secondo l’art. 25 LPGA, applicabile

in forza degli articoli 2 LPGA e 1 cpv. 1 LPC, le prestazioni indebitamente

riscosse devono essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se

l’interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà (cpv.

1; cfr. art. 4 OPGA). Il capoverso 2, nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2021,

prevede che il diritto di esigere la restituzione si estingue dopo 3 anni (fino

al 31 dicembre 2020: 1 anno) a decorrere dal momento in cui l’istituto d’assicurazione

ha avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi cinque anni dopo il versamento

della prestazione. Se il credito deriva da un atto punibile per il quale il

diritto penale prevede un termine di prescrizione più lungo, quest’ultimo è

determinante. I principi applicabili alla restituzione secondo la LPGA sono

dedotti dalla legislazione e dalla giurisprudenza anteriore che conserva

pertanto la sua validità (DTF 130 V 318).

Per l’art. 2 cpv. 1 lett. a OPGA

sono tenuti a restituzione il beneficiario della prestazione indebitamente

concessa o i suoi eredi.

L'art. 3 cpv. 1 OPGA (Ordinanza

della legge sulla parte generale delle assicurazioni sociali) prevede che

l'ammontare della restituzione è stabilito mediante decisione.

Nella STF 9C_795/2009 del 21

giugno 2010 (SVR 2010 EL Nr. 12), dall'analisi letterale del testo il Tribunale

federale ha stabilito che il fatto in questione è rappresentato dalla

riscossione indebita di prestazioni cui allude il capoverso 1 della norma (cfr.

consid. 4.1), perciò il termine di perenzione per la pretesa di restituzione

non può cominciare a decorrere prima che le prestazioni in lite siano state

decise e versate (cfr. consid. 4.2).

L'obbligo

di restituzione presuppone che siano adempiute le condizioni di una

riconsiderazione o di una revisione della decisione con la quale sono state

attribuite le prestazioni (cfr. STF 8C_108/2022 del 22 settembre 2022, consid.

3.1; STF 8C_665/2020 dell’8 giugno 2021 consid. 3.2.; STF 8C_294/2018 del 28

giugno 2018 consid. 4.1.; STF 8C 565/2016 del 26 ottobre 2016 consid. 2; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; DTF 129 V 110 consid. 1.1; DTF 126 V 42 consid. 2b;

cfr. anche STF 9C_429/2012 del 19 settembre 2012, 9C_795/2009 del 21 giugno

2010 pubblicata in SVR 11/2010 EL Nr. 12; STF U 408/06 del 25 giugno 2007, K 147/03 del 12 marzo 2004).

Ciò non è il caso – e la

restituzione non presuppone un motivo e quindi una decisione di

riconsiderazione – allorquando l’assicurato ha beneficiato di una prestazione

alla quale, da un profilo oggettivo, non aveva diritto (STF 9C_684/2023 del 20

giugno 2024 = SVR 2025 IV n. 3; STF 9_C/233/2007 del 28 giugno 2007, consid.

2.3.2 con riferimenti; STCA 32.2011.285 del 14 giugno 2012).

Analogamente

alla revisione delle sentenze delle autorità giudiziarie, l'amministrazione

deve procedere alla revisione processuale di una decisione cresciuta in

giudicato quando sono scoperti nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti ad

indurre ad una conclusione giuridica differente (art. 53 cpv. 1 LPGA; cfr. DTF

143 V 105, consid. 2.3; STF 8C_549/2015 del 28 ottobre 2015 consid. 4; STF U 409/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; SVR 2004 ALV N° 14;

DTF 127 V 466 consid. 2 a pag. 469). Più precisamente le decisioni e le

decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato devono essere

sottoposte a revisione se l'assicurato o l'amministrazione scoprono

successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano

essere prodotti in precedenza (cfr. STF 8C_562/2020 del 14 aprile 2021 consid.

3; STF 8C_562/2019 del 16 giugno 2020 consid. 3.; STF 8C_257/2011 del 14 giugno

2011 consid. 4).

Per

quanto riguarda i nuovi mezzi di prova, essi devono servire a dimostrare nuovi

fatti rilevanti in grado di giustificare la revisione oppure fatti che già

erano conosciuti in precedenza, ma che però non avevano potuto essere stabiliti

con certezza. Anche in quest'ultimo caso l'istante deve dimostrare che tale

circostanza non sia stata cagionata dalla sua negligenza (DTF 144 V

245 consid. 5.3 succitata; 127 V 353 consid. 5b succitata).

Costituisce,

dunque, fatto nuovo o nuovo mezzo di prova soltanto il fatto o il mezzo di

prova che non era già conosciuto nella precedente procedura o che non avrebbe

potuto venir prodotto dall'interessato anche qualora quest'ultimo avesse dato

prova della necessaria diligenza (RCC 1983 p. 157; RCC 1970 p. 457 consid. 3).

Inoltre, l’amministrazione può

riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato formale, che non è stata

oggetto di un controllo giudiziario, se essa è senza dubbio errata e la

correzione ha un’importanza rilevante (art. 53 cpv. 2 LPGA; cfr. STF 8C_108/2022

del 22 settembre 2022, consid. 3.2: STF 9C_200/2021 del 1° luglio 2021; STF

8C_624/2018 dell’11 marzo 2019 consid. 2.2.; STF 8C_113/2012 del 21 dicembre

2012 consid. 5.1.; STF U 408/06 del 25 giugno 2007; DTF 138 V 324, consid.

3.3).

Questi principi si applicano

anche quando delle prestazioni sono state accordate senza una decisione

formale, ma con una decisione informale presa nell’ambito della procedura

semplificata di cui all’art. 51 cpv. 1 LPGA (STF 8C_82/2020 del 12 marzo 2021

consid. 3.2. = SVR 2021 UV n. 30; STF 8C_434/2011 dell’8 dicembre 2011 consid.

3; STF 8C_719/2008 del 1° aprile 2009 consid. 3.1.; STF C 128/06 del 10 maggio

2007; DTF 129 V 110 consid. 1.1).

Per

determinare se è possibile riconsiderare una decisione in quanto manifestamente

erronea, occorre fondarsi sulla situazione giuridica esistente al momento della

sua pronuncia, prendendo in considerazione la prassi allora in vigore (STF

8C_108/2022 del 22 settembre 2022, consid. 3.3; DTF 147 V 167, consid. 4.2; DTF

140 V 77, consid. 3.1; DTF 125 V 383 consid. 3 pag. 389 con riferimenti),

tenuto conto del fatto che un cambiamento di prassi o di giurisprudenza non

giustifica di regola una riconsiderazione (DTF 147 V 167; DTF 117 V 8 consid.

2c pag. 17; 115 V 308 consid. 4a/cc pag. 314).

Per motivi legati alla

sicurezza giuridica e per evitare che la riconsiderazione diventi uno strumento

che consenta di riesaminare liberamente i presupposti del diritto a prestazioni

di lunga durata, l'irregolarità deve essere manifesta (“zweifellos unrichtig”;

STF 8C_108/2022 del 22 settembre 2022, consid. 3.3).

L’amministrazione non può

procedere in ogni momento ad un nuovo apprezzamento della situazione dopo un

esame più approfondito dei fatti (STF 8C_108/2022 del 22 settembre 2022,

consid. 3.3).

In particolare non vi è

inesattezza manifesta se l'assegnazione della prestazione dipende

dall'adempimento di condizioni materiali il cui esame presuppone un certo

margine di apprezzamento riguardo a certi aspetti o elementi, e se la decisione

iniziale appare ammissibile alla luce della situazione di fatto e di diritto.

Se persistono ragionevoli dubbi sul carattere erroneo della decisione iniziale,

non è possibile procedere ad un riesame (cfr. sentenza 9C_308/2018 del 17

agosto 2018, consid. 2.2; sentenza 8C_113/2012 del 21 dicembre 2012, consid.

5.1; sentenza 9C_439/2007 del 28 febbraio 2008 consid. 3.1 con riferimenti; DTF

138 V 324).

2.7. In concreto il ricorrente non

contesta che nel caso di specie vi siano i presupposti per una revisione delle

decisioni emesse nel corso degli anni e con le quali sono state riconosciute

alla defunta __________ prestazioni complementari fino al mese di agosto 2019.

Infatti, in seguito

all’autodenuncia degli eredi che hanno segnalato all’amministrazione, in data 11

novembre 2021, la presenza di sostanza immobiliare e mobiliare non dichiarata

in precedenza, la Cassa, accertata l’entità dei beni immobiliari (per un valore

di circa fr. 10'000 a __________, __________, Italia; cfr. pag. 102-4,

tassazione 2019 su reclamo dell’8 dicembre 2021) e mobiliari (per un valore di

circa fr. 166'000 consistenti in conti correnti e titoli bancari depositati

presso __________ a __________, Italia; cfr. pag. 102-4, tassazione 2019 su

reclamo dell’8 dicembre 2021), effettuati i necessari accertamenti, ha

proceduto al ricalcolo delle prestazioni complementari effettivamente dovute.

In presenza di un fatto nuovo non

conosciuto (sostanza immobiliare e mobiliare detenuta all’estero e mai

dichiarata), con incidenza sul diritto alle prestazioni complementari (che sono

in sostanza state soppresse), di principio a ragione la Cassa ha pertanto

proceduto alla revisione delle decisioni emesse nel corso degli anni, e chiesto

la restituzione delle prestazioni indebitamente percepite.

Questa circostanza è del resto

rimasta incontestata dall’insorgente. Quest’ultimo sostiene tuttavia che la

decisione formale di restituzione del 23 agosto 2023 sarebbe tardiva poiché gli

eredi avevano segnalato la situazione economica della defunta assicurata nei

mesi di novembre e dicembre 2021. Per cui il termine di un anno, previsto

dall’art. 25 cpv. 2 LPGA in vigore fino al 31 dicembre 2020 e, a suo dire,

applicabile in concreto, ritenuto che i fatti si sono svolti prima della

modifica entrata in vigore il 1° gennaio 2021, è spirato prima dell’emanazione

della decisione di restituzione. A questo proposito l’insorgente sostiene che

la modifica della LPC entrata in vigore il 1° gennaio 2021 prevede

l’applicazione del vecchio diritto per tre anni se più favorevole rispetto al

nuovo diritto. Tale norma dovrebbe valere anche per la modifica dell’art. 25

cpv. 2 LPGA.

2.8. Per

l’art. 25 cpv. 2 LPGA nel tenore fino al 31 dicembre 2020 il diritto di esigere

la restituzione si estingue dopo un anno a decorrere dal momento in cui

l’istituto d’assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi

cinque anni dopo il versamento della prestazione. Se il credito deriva da un

atto punibile per il quale il diritto penale prevede un termine di prescrizione

più lungo, quest’ultimo è determinante.

Secondo

l’art. 25 cpv. 2 LPGA in vigore dal 1° gennaio 2021 il diritto di esigere la

restituzione si estingue tre anni dopo che l’istituto d’assicurazione ha

avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi cinque anni dopo il versamento

della prestazione. Se il credito deriva da un atto punibile per il quale il

diritto penale prevede un termine di prescrizione più lungo, quest’ultimo è

determinante.

Come rammentato dal TF con

sentenza 8C_405/2020 del 3 febbraio 2021, consid. 3.2.1 (cfr. anche DTF 146 V

217; sentenza 9C_925/2012 del 19 marzo 2013 e sentenza 9C_663/2014 del 23

aprile 2015) il termine (annuo, ora triennale) di perenzione comincia

normalmente a decorrere nel momento in cui l'amministrazione, usando

l'attenzione da essa ragionevolmente esigibile avuto riguardo alle circostanze,

avrebbe dovuto rendersi conto dei fatti giustificanti la restituzione (STF

8C_593/2024 del 28 maggio 2025, consid. 6.2.4, destinata a pubblicazione; DTF

146 V 217; DTF 119 V 431 consid. 3a pag. 433; 110 V 304). Ciò si verifica

quando l'amministrazione dispone di tutti gli elementi decisivi nel caso

concreto dalla cui conoscenza risulti di principio e nel suo ammontare

l'obbligo di restituzione di una determinata persona (STF 8C_593/2024 del 28

maggio 2025, consid. 6.2.4, destinata a pubblicazione; DTF 150 V 305, consid.

6.2, DTF 148 V 217, consid. 5.1.1; DTF 146 V 217; DTF 111 V 14 consid. 3 pag.

17). Il termine annuo (ora triennale) di perenzione comincia in ogni caso a

decorrere non appena dagli atti emerge direttamente l'irregolarità della

corresponsione delle prestazioni (8C_405/2020 del 3 febbraio 2021, consid.

3.2.2; sentenza 8C_799/2017dell’11 marzo 2019, consid. 5.4; sentenza

9C_454/2012 del 18 marzo 2013, consid. 4 non pubblicato in DTF 139 V 106;

consid. 5.1 non pubblicato in DTF 133 V 579, ma in SVR 2008 KV n. 4 pag. 11 [K 70/06]; cfr. pure sentenza 9C_1057/2008 del 4 maggio 2009 consid. 4.1.1). Se

per l'assegnazione (e il pagamento: cfr. sentenza 9C_276/2012 del 14 dicembre

2012 consid. 5.1 = DTF 139 V 6) della prestazione o per l'esame del diritto

alla restituzione è necessaria la collaborazione tra più unità amministrative

incaricate dell'attuazione dell'assicurazione, la (sopra definita) conoscenza

anche di una sola di esse è sufficiente a fare decorrere i termini (DTF 119 V

431 consid. 3a pag. 433; 112 V 180 consid. 4c pag. 182 seg.; RCC 1989 pag.

558).

In caso di errore

dell'amministrazione (ad esempio nel calcolo di una prestazione) il termine non

decorre però dal momento in cui esso è stato commesso, bensì da quello in cui

l'amministrazione avrebbe dovuto in un secondo tempo (per esempio in occasione

di un controllo contabile oppure nel caso in cui venga a conoscenza di fatti

atti a far nascere dei dubbi sulla fondatezza della pretesa) rendersi conto

dello sbaglio commesso in base all'attenzione ragionevolmente esigibile

(sentenza 8C_405/2020 del 3 febbraio 2021, consid. 3.2.2; DTF 146 V 217; DTF

124 V 380 consid. 1 e 2c pag. 383 e 385; RDAT II-2003 n. 72 pag. 306 [C 317/01]

consid. 2.1). Diversamente, se si facesse risalire il momento della conoscenza

del fatto determinante alla data del versamento indebito, ciò renderebbe spesso

illusoria la possibilità per l'amministrazione di reclamare il rimborso di

prestazioni versate a torto per colpa propria (sentenza 8C_405/2020 del 3

febbraio 2021, consid. 3.2.2; DTF 124 V 380 consid. 1

in fine pag. 383; DTA 2006 pag. 158 [C 80/05]). Nel concretizzare questi

principi, il Tribunale federale (delle assicurazioni) ha tra l'altro stabilito

che se più unità amministrative sono coinvolte nella procedura di emanazione

della decisione originaria e che se una di esse commette uno sbaglio,

quest'ultimo va qualificato come un unico errore ai sensi della giurisprudenza

suesposta. Il secondo momento che determina la decorrenza del termine annuo di

perenzione non si realizza già quando un'unità amministrativa riceve dall'altra

una copia della decisione originaria ma soltanto quando in un momento

successivo subentra un motivo per riesaminare il fascicolo (sentenza I 308/03

del 22 settembre 2003 consid. 3.2.2).

Il termine relativo di un anno di cui all'art. 25 cpv. 2 LPGA non

può quindi cominciare a decorrere che a partire dal momento in cui la Cassa di

compensazione avrebbe dovuto conoscere i fatti fondanti l'obbligo di

restituzione, facendo prova dell'attenzione che si potrebbe ragionevolmente

esigere da essa. Ammettere che le prestazioni della Cassa di compensazione

possano cominciare a prescriversi prima della scoperta dei fatti all'origine

della riconsiderazione o della revisione significherebbe considerare che delle

pretese non ancora insorte, siccome fondate su fatti che la Cassa non era in

grado di conoscere, potrebbero prescriversi (STF 9C_522/2021 del 29 giugno 2022

= SVR 2022 EL Nr. 14).

In DTF 150 V 305 il Tribunale federale ha stabilito che la prassi specifica dell’art. 25 cpv. 2 LPGA in

base alla quale, in caso di richiesta di restituzione in seguito alla

soppressione di una rendita, la crescita in giudicato della soppressione della

rendita vale di regola come l'inizio della decorrenza del termine di perenzione

relativo, è abbandonata. D'ora in poi, in conformità con la giurisprudenza di

lunga data introdotta con la DTF 110 V 304, l'inizio della decorrenza del

termine dovrà essere determinato sulla base delle circostanze concrete del

singolo caso, in funzione della presa di conoscenza secondo l'attenzione dovuta

e ragionevolmente esigibile (consid. 6).

2.9. Per quanto concerne la modifica dei

termini di perenzione e/o di prescrizione, con sentenza del 29 novembre 2023,

pubblicata in DTF 150 V 89, in ambito di LPP ed in relazione con la modifica

dell’art. 35a LPP, simile all’art. 25 LPGA, che ha portato il termine (relativo)

di perenzione della restituzione da 1 a 3 anni a partire dal 1° gennaio 2021,

il Tribunale federale ha stabilito che in assenza di norme di conflitto di

diritto intertemporale nelle basi legali determinanti, la questione del dritto

applicabile è disciplinata dai principi generali (consid. 3.2.1). Nell'ambito

di applicazione dell’art. 6 LPP, si deve anche considerare che - se esiste -

una disposizione del regolamento è applicabile se fosse più favorevole

all'assicurato rispetto alla legge (consid. 3.2.2). Conformemente alla

giurisprudenza, per quanto attiene alla decorrenza del termine relativo del

(vecchio) art. 35a cpv. 2 LPP, la giurisprudenza relativa al (vecchio) art. 25

cpv. 2 LPGA è applicabile per analogia (consid. 3.3.1). L'art. 135 CO si

applica (per analogia) all'interruzione o alla salvaguardia del termine

relativo (consid. 3.3.2).

Al

consid. 3.1.3. il Tribunale federale ha rilevato che la modifica dell’art. 35a

LPP che ha cambiato il termine relativo di prescrizione di un anno

trasformandolo in un termine relativo di perenzione di tre anni, è

avvenuta alfine di coordinare il secondo pilastro con il primo pilastro e

meglio con l’art. 25 LPGA, anch’esso modificato a partire dal 1° gennaio 2021.

Al

consid. 3.2 l’alta Corte ha rilevato che nel caso allora giudicato occorreva

esaminare quale diritto era applicabile, ritenuto che si trattava di una richiesta

di restituzione di prestazioni emanata successivamente al 1° gennaio 2021 per

rendite percepite nel periodo dal 1° maggio 2016 al 31 maggio 2021.

Accertata

l’assenza di norme transitorie, il Tribunale federale ha deciso che al caso di

specie vanno applicati i principi generali, conformemente a quanto stabilito

nella DTF 134 V 353: si applicano i nuovi termini della prescrizione,

rispettivamente della perenzione anche per pretese del vecchio diritto se queste

sono sorte e sono diventate esigibili prima dell’entrata in vigore del nuovo

diritto ma che non sono ancora prescritte o perente prima di tale momento. Il

tempo trascorso durante il diritto

previgente deve essere preso in considerazione ai fini del computo del nuovo termine

(consid. 3.2.1).

L’Alta

Corte ha accertato che la Cassa avrebbe dovuto accorgersi dell’errore commesso

già il 7 agosto 2018 (consid. 5.2.2) e pertanto per le prestazioni già versate

a quella data, era applicabile il termine di prescrizione di un anno. La

petizione della Cassa del 23 novembre 2021, primo atto che poteva interrompere

la prescrizione (art. 135 CO), era di conseguenza tardiva per le prestazioni

versate dal 1° maggio 2016 al 7 agosto 2018 (consid. 5.2.3.1).

Per

quanto concerne le prestazioni versate dall’8 agosto 2018 al 31 maggio 2021 il

Tribunale federale ha rammentato che esse non possono prescriversi,

rispettivamente perimersi, prima del loro versamento. Ciò significa che per la

richiesta di restituzione delle prestazioni pagate tra l’8 agosto 2018 ed il 31

dicembre 2019, il termine di un anno è spirato il 31 dicembre 2020. Per contro,

le prestazioni versate dal 1° gennaio 2020 fino al momento dell’entrata in

vigore della modifica dell’art. 35a LPP (1° gennaio 2021) di per sé non erano

ancora prescritte. Alle medesime si dovrebbe applicare il nuovo diritto, ossia

il termine di perenzione di tre anni, salvo se una norma regolamentare della

Cassa prevede una soluzione più favorevole (art. 6 LPP). Poiché nel regolamento

della Cassa figurava ancora il termine di prescrizione di un anno, alla

prescrizione delle prestazioni continuava ad applicarsi il termine più corto

(consid. 5.2.3.2).

Per

cui solo le prestazioni versate dal 23 novembre 2020 al 31 maggio 2021 non

erano ancora perente, mentre quelle dal 1° maggio 2016 al 22 novembre 2020 erano

ormai prescritte.

Analogamente,

anche nella presente procedura, accertato che neppure per quanto concerne

l’art. 25 LPGA sono state previste norme transitorie, va applicato il principio

generale secondo cui il termine di un anno di cui al vecchio art. 25 cpv. 2

LPGA si applica fino al 31 dicembre 2020, mentre il nuovo termine di tre anni trova

applicazione dal 1° gennaio 2021 alle pretese non ancora perente (DTF 150 V 89,

consid. 3.2.1).

In

queste condizioni, considerato che l’autodenuncia degli eredi è stata inoltrata

nel corso del mese di novembre 2021 e che solo a partire da tale data la Cassa

è venuta a conoscenza dell’omessa dichiarazione di elementi patrimoniali

detenuti all’estero e determinanti per il calcolo della prestazione, non vi può

essere alcun dubbio in merito all’applicabilità del nuovo termine di

perenzione, giacché la pretesa di restituzione è sorta e diventata esigibile

solo dopo il 1° gennaio 2021 (cfr. anche DTF 150 V 89, consid. 5.2.1).

Non

può essere d’aiuto al ricorrente la circostanza che le disposizioni transitorie

della modifica del 22 marzo 2019 della LPC prevedono che il diritto anteriore

si applica per tre anni a partire dall’entrata in vigore della modifica ai

beneficiari di prestazioni complementari per i quali la riforma delle PC

comporta complessivamente una diminuzione della prestazione complementare annua

o la perdita del diritto alla prestazione complementare annua. Questo disposto,

che concerne solo la LPC, si applica infatti agli assicurati beneficiari di

prestazioni complementari prima del 31 dicembre 2020 e che hanno continuato a

chiedere prestazioni tra il 1° gennaio 2021 ed il 31 dicembre 2023, per

stabilire se il calcolo delle prestazioni per tale periodo è più favorevole

secondo il nuovo diritto o secondo il vecchio diritto, ritenuto che alla

persona assicurata veniva di norma riconosciuto l’importo più elevato.

In

concreto l’assicurata è deceduta nel mese di __________ 2019 e pertanto non ha

più diritto a prestazioni nel periodo di applicazione delle disposizioni

transitorie.

La

circostanza che le prestazioni chieste in restituzione sono state ottenute

precedentemente all’entrata in vigore della modifica dell’art. 25 cpv. 2 LPGA

non è pertanto d’aiuto al ricorrente (cfr. DTF 150 V 89).

Va

pure qui segnalata la sentenza 9C_684/2023 del 20 giugno 2024 dove il Tribunale

federale al consid. 5.2.4 ha applicato il nuovo termine di tre anni ad una

richiesta di restituzione di prestazioni versate prima del 31 dicembre 2020 (“Compte tenu de ce qui précède, le délai

relatif de péremption de l'art. 25 al. 2 LPGA a en l'occurrence commencé à courir au plus tôt

à l'époque où l'office recourant a pris connaissance des résultats du

complément d'instruction (soit les 19 janvier et 15 février 2021, lorsque

l'administration a obtenu le dernier rapport d'enquête économique sur le ménage

et que le SMR a apprécié les nouveaux rapports médicaux récoltés) dans la

mesure où le droit à la rente n'était pas clairement établi (ni par conséquent

l'obligation de restituer) au moment du renvoi. En réclamant pour la première

fois la restitution de 59'083 fr. dans sa décision du 10 août 2021, l'office

recourant a agi dans le délai relatif de trois ans (en vigueur depuis le 1er

janvier 2021). En revanche, comme la créance en restitution portait sur la

demi-rente versée depuis le 1er avril 2016, l'administration ne pouvait

réclamer le remboursement des prestations allouées avant le mois d'août 2016,

le délai absolu de péremption de cinq ans étant acquis pour ces prestations. Il

convient dès lors d'annuler la décision administrative litigieuse et de

renvoyer la cause à l'office recourant pour qu'il établisse le montant à

restituer conformément à ce qui précède”).

Alla luce di tutto quanto

sopra esposto la decisione di restituzione del 23 agosto 2023 è tempestiva.

2.10. Il ricorrente sostiene che la Cassa

non può applicare il termine di 15 anni poiché non vi è stata alcuna condanna

penale e non vi è certezza circa la sussistenza degli elementi oggettivi e

soggettivi costitutivi del reato di truffa (art. 146 CP) in capo alla de cuius.

Nel caso di specie __________ ha

inoltrato la sua richiesta di prestazioni il 25 giugno 1997 senza indicare la

presenza della sostanza immobiliare e mobiliare estera (pag. 1-1/1-8). Il 17

ottobre 1997 aveva presentato ricorso a questo Tribunale contestando la

sostanza a deposito presa in considerazione dall’amministrazione nel calcolo

delle prestazioni complementari poiché “in base alla ripartizione della

successione, la mia quota parte è di 3/6 del capitale”. La causa è stata

stralciata dai ruoli in seguito all’emissione di una nuova decisione da parte

della Cassa cantonale di compensazione (STCA 33.97.104 del 2 dicembre 1997;

cfr. pag. 3-3/3-7). Il 9 gennaio 2001 l’assicurata ha comunicato alla Cassa una

modifica delle condizioni personali, facendo valere che il deposito a risparmio

si era ridotto da fr. 28'947 a fr. 17'524 e chiedendo di adattare il calcolo

della prestazione complementare (pag. 3-1). Il 13 aprile 2011 l’interessata ha

chiesto un adeguamento delle prestazioni complementari in seguito alla modifica

della locazione dal novembre 2010 (pag. 18-1), mentre il 12 marzo 2014 ha

notificato l’aumento dell’acconto mensile delle spese da fr. 100 a fr. 200

(pag. 41-1).

Nel corso degli anni, nel

compilare i moduli delle revisioni periodiche, l’interessata non ha mai

dichiarato gli averi stranieri (cfr. pag. 1-22/1-23; 1-37/1-38; 14-1/14-2;

37-1/37/2; 59-1).

Il 22 marzo 2018 l’assicurata ha

allegato un estratto di un conto bancario per il periodo dal 18 dicembre 2017

al 14 marzo 2018, della Banca __________ in Italia, dove veniva versata la

rendita INPS estera regolarmente dichiarata, con un saldo disponibile di euro

2’528.98 (pag. 64-2).

Il __________ __________ 2019 __________

è deceduta.

Con e-mail dell’11 novembre 2021

due dei tre eredi dell’assicurata, rappresentati dall’avv. RA 1, hanno

comunicato alla Cassa che nell’ambito della procedura di successione era in

atto una regolarizzazione di beni che non erano stati dichiarati fiscalmente e

che la pratica era in via di definizione presso gli uffici competenti. Essi

hanno chiesto all’amministrazione di informarli circa i dati necessari per un

eventuale recupero delle prestazioni complementari (pag. 74-1). Il 17 novembre

2021 la Cassa ha chiesto il saldo di tutti i conti posseduti al 31 dicembre di

ogni anni dal 2013 e in caso di sostanza immobiliare, copia dell’estratto di

catasto e una perizia immobiliare con il valore commerciale e il valore

locativo delle particelle (pag. 76).

Il 17 dicembre 2021 l’avv. RA 1

ha precisato che gli averi bancari non dichiarati consistevano in un conto

deposito titoli in Italia presso la banca __________ (valore alla data del

decesso di circa fr. 166’00) e di quote di comproprietà di beni immobili in

Italia (fabbricati e terreni, che non hanno prodotto reddito e del valore di

circa fr. 9'904.18). All’e-mail è stato allegato il saldo dei conti dal 31

dicembre 2016 e copia dell’estratto di catasto con una perizia immobiliare

(pag. 93-1).

Il 20 dicembre 2021 l’avv. RA 1

ha trasmesso gli estratti dei conti dal 31 dicembre 2013, consistenti in titoli

obbligazionari e fondi di investimento, oltre ad una lettera dell’ufficio di

tassazione con il saldo dei conti dal 31 dicembre 2016 e la decisione di

tassazione 2019 da cui si evince che il valore degli immobili in Italia è stato

fissato in fr. 10'000 (pag. 94).

Il 24 febbraio 2022 la Cassa ha

chiesto copia degli estratti bancari e postali dal 2006 al 2012 (pag. 104-1). L’avv.

RA 1 ha informato l’amministrazione circa l’impossibilità di recuperare la

documentazione anteriore al 2012, poiché per legge in Italia i documenti

possono essere distrutti dopo 10 anni (pag. 109-1/109-3). Chiesta e ottenuta

una proroga, l’avv. RA 1 ha aggiunto che “mediante la presente sono a

informare che, nonostante le richieste, non è possibile recuperare in Italia

altra documentazione bancaria oltre a quella già in vostro possesso. Per quanto

attiene all’autodichiarazione, rilevo come la titolare dei conti è defunta.

Propongo pertanto di voler riprendere per la revisione, come riferimento per

gli anni dove la documentazione è mancante, il saldo del primo estratto

bancario disponibile in linea di tempo” (pag. 110 -3).

Richiesto di indicare da quando

la defunta assicurata era proprietaria degli immobili all’estero, l’avv. RA 1

ha affermato che è diventata proprietaria delle sue quote di immobili nel

settembre 1995, per successione (pag. 110-1).

Il 15 maggio 2023 la Cassa ha

nuovamente chiesto gli estratti dei conti dal 2006 al 2012 (pag. 111-1). Il 17

maggio 2023 l’avv. RA 1 ha ribadito che gli eredi non sanno a quanto

ammontavano gli averi prima del 2012 e per questo motivo aveva proposto di

riprendere, per la revisione, come riferimento per gli anni dove la

documentazione è mancante, il saldo del primo estratto bancario disponibile in

linea di tempo (pag. 112-1).

Con decisione formale del 23

agosto 2023 la Cassa, ritenuti realizzati gli elementi costituivi oggettivi e

soggettivi del reato di truffa ai sensi dell’art. 146 CP ed ha chiesto la

restituzione delle prestazioni complementari, delle RIPAM e delle spese di

malattia dal mese di agosto 2008 al mese di agosto 2019 (pag. 136-1).

2.11. Il tema della prescrizione penale

nell’ambito dell’emersione di sostanza mai dichiarata in precedenza è stato

oggetto, nel recente passato, di diversi giudizi da parte di questo Tribunale

(cfr. STCA 33.2023.34 del 18 marzo 2024, 33.20230.12 del 25 settembre 2023,

33.2021.17 del 21 febbraio 2022; 33.2021.1-2 del 9 marzo 2020 e 33.2020.11 del

29 maggio 2020; in ambito di condono cfr. la STCA 33.2025.6 del 12 maggio

2025).

Nelle citate sentenze è stato

rammentato che in base all’art. 28 cpv. 2 LPGA colui che rivendica

prestazioni assicurative deve fornire gratuitamente tutte le informazioni

necessarie per accertare i suoi diritti, stabilire le prestazioni assicurative

e far valere il diritto di regresso. Per richiedere le PC “la persona che vuol far valere il diritto a una prestazione

complementare annua deve presentare una domanda tramite il modulo ufficiale.

L’articolo 67 capoverso 1 OAVS è applicabile per analogia” (art. 20 OPC). Il formulario di domanda deve dare indicazioni sulle

generalità e sulle condizioni di reddito e di sostanza di tutte le persone

incluse nel calcolo della prestazione complementare annua.

Nell'art. 31 cpv. 1

LPGA è invece ancorato un ulteriore importante principio che impone all'avente

diritto, ai suoi congiunti o ai terzi ai quali è versata la prestazione l’obbligo

di notificare all'assicuratore o, secondo i casi, al competente organo

esecutivo qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni

determinanti per l'erogazione di una prestazione. L'art. 24 OPC-AVS/AI,

concernente l'obbligo di informare nelle PC, ribadisce il medesimo concetto e

prevede che la persona che ha diritto alle PC o il suo rappresentante legale o,

nel caso, il terzo o l'autorità a cui è versata la prestazione complementare,

deve comunicare senza

ritardo all'organo cantonale competente per le

prestazioni complementari ogni mutamento delle condizioni personali ed ogni

variazione importante della situazione materiale del beneficiario delle

prestazioni. Questo obbligo di informare vale anche per le modifiche che

riguardano i membri della famiglia dell'avente diritto.

Proprio la

sistematica della norma suggerisce quindi che l'obbligo (o dovere) di

notificare di cui all'art. 24 OPC-AVS/AI debba essere inteso nel senso che

l'avente diritto è tenuto a segnalare tempestivamente, in quanto tale, un

prevedibile cambiamento dei fatti rilevanti per il diritto (STF 9C_365/2022

dell'11 novembre 2022, consid. 2.2.1). In merito all'obbligo di

comunicare ogni cambiamento intervenuto nelle condizioni rilevanti per il

percepimento di prestazioni assicurativo sociali, in base all’art. 31 LPGA, si veda Christian

Meyer e Philipp Egli in SK

ATSG 5a edizione, Zurigo/Ginevra 2024, ad art. 31 n. 24 e 25, i quali rilevano

come

" Die Meldung hat grundsätzlich unmittelbar nach Eintritt respektive

Kenntnisnahme der Veränderung zu erfolgen … die besteht in einer einmaligen

Erklärung der betreffenden Person gegenüber dem Versicherungsträger oder dem

jeweils zuständigen Durchführungsorgan.“

In questo

senso la DTF 118 V 214 consid. 2b. in cui l’Alta Corte (riprendendo un giudizio

non pubblicato del TFA del 4 maggio 1984) stabilisce che di principio, la

comunicazione del cambiamento deve avvenire quando se ne viene a conoscenza e

comunque immediatamente dopo la sua realizzazione (“unverzüglich nach

Eintritt der Änderung zu erfolgen”) e consiste in una dichiarazione una

tantum dell'interessato all'assicuratore. Se, in un caso concreto, si può

ipotizzare un miglioramento dello stato di salute al più tardi a partire da un

determinato momento e, inoltre, si tratta di un miglioramento costante e

stabile, non si deve attendere un periodo di tre mesi, che è determinante nel

caso di miglioramenti instabili (STF 8C_232/2016 consid. 4.4, sul tema in

generale si vedano le STF 8C_640/2023 del 19 aprile 2024; STFA P 27/05 del 14

marzo 2006, STF P 64/06 del 30 ottobre 2007).

Va qui ribadito che la

presentazione di una domanda di PC deve avvenire mediante la presentazione di

un modulo ufficiale che deve dare indicazioni (tra altro) sulle condizioni di

reddito e sostanza delle persone incluse nel calcolo. Il modulo è un elemento

essenziale per la trattazione della domanda e reca informazioni che debbono

essere veritiere e complete (come alle avvertenze che lo stesso reca). I

funzionari debbono potersi fidare delle informazioni che esso contiene e che,

spesso, non sono verificabili.

2.12. Come evidenziato nella STCA

33.2020.1-2 del 9 marzo 2020 in ottica penale il comportamento del beneficiario

di prestazioni complementari che postula, sottacendo circostanze importanti per

la determinazione del diritto alle prestazioni rispettivamente per la

quantificazione delle stesse, fatti che egli è chiamato comunque a riferire

all’amministrazione in virtù dell’obbligo impostogli dall’art. 31 cpv. 1 LPGA,

è sanzionabile. La qualifica giuridica penale del comportamento dipende però

dall’agire specifico dell’autore, ossia dal suo comportamento concreto. Da un

lato la LPC punisce con una pena pecuniaria fino a 180 aliquote giornaliere,

all’art. 31 cpv. 1 (che istituisce quindi il comportamento a delitto a norma

dell’art. 10 cpv. 3 CP), sempre che non sia dato un crimine o un delitto per

cui il Codice penale commina una pena più grave, chiunque:

" a. mediante

indicazioni inesatte o incomplete o in qualsiasi altro

modo, ottiene indebitamente da un

Cantone o da una istituzione di utilità pubblica, per sé o per altri, una

prestazione in virtù della presente legge;

b. mediante

indicazioni inesatte o incomplete o in qualsiasi altro modo, ottiene

illecitamente un sussidio in virtù della presente legge;

c. (…)

d. non ottempera

all’obbligo di comunicazione che gli incombe (art. 31 cpv. 1 LPGA).”

Mentre è elevata a

contravvenzione (art. 31 cpv. 2 LPC), e sanzionata con una multa sino a CHF

5'000, la violazione degli obblighi che incombono all’autore in base alla legge

rispettivamente se l’autore fornisce scientemente informazioni inesatte o rifiuta

di dare informazioni. Con la medesima sanzione è punito chi si oppone a un

controllo ordinato dall’autorità competente o in qualsiasi modo lo impedisce

(cfr. a questo proposito la STF 8C_579/2024 del 7 luglio 2025).

Il 1° ottobre 2016 è entrato in

vigore l’art. 148a CP relativo alla punibilità in caso di ottenimento illecito

di prestazioni di un’assicurazione sociale o dell’aiuto sociale. La norma erge

a delitto il comportamento teso all’ottenimento, per sé o per terzi, di

prestazioni di un’assicurazione sociale o dell’aiuto sociale a cui l’autore, o

il terzo beneficiario, non hanno diritto. Ciò deve avvenire mediante “informazioni

false o incomplete, sottacendo fatti o in altro modo”, l’autore “inganna

una persona o ne conferma l’errore”. La norma trova applicazione a partire

dalla sua entrata in vigore e, in virtù del principio di non retroattività

(art. 2 cpv. 1 CP), per i fatti commessi successivamente alla sua entrata in

vigore (Margaret Kuelen: Le

disposizioni penali in ambito di assicurazioni sociali e di aiuto sociale, in

RTiD 2019-I p. 347 ad. 3.1.4.).

L’ottenimento indebito di

prestazioni dell’aiuto sociale o delle assicurazioni sociali non è però

punibile solo dalle norme penali previste dalle leggi istituenti le

assicurazioni sociali o regolanti l’aiuto sociale, rispettivamente dall’art.

148a CP appena evocato. In effetti, se per ottenere prestazioni indebite da

un’assicurazione sociale o dall’assistenza sociale, l’autore inganna

astutamente un collaboratore dell’assicurazione sociale o dell’ente pubblico

preposto all’aiuto sociale o un terzo avente potere di disposizione sul

patrimonio dell’assicurazione sociale o dell’ente pubblico chiamato a versare

la prestazione sociale, può essere ritenuta la commissione del reato di truffa

a norma dell’art. 146 CP se realizzati gli ulteriori presupposti della norma.

La giurisprudenza, sia cantonale

sia federale, si è più volte occupata della delimitazione tra il reato di

truffa e l’infrazione alle norme istituenti le assicurazioni sociali

rispettivamente l’aiuto sociale, come rammenta Kuelen

nel suo contributo (op. cit., p. 331), ponendo l’attenzione sull’elemento

costitutivo dell’inganno astuto, caratterizzante il reato di truffa. L’esame ha

avuto per oggetto in particolare la natura dell’inganno, se cioè dato con un

comportamento attivo o passivo, da parte dell’autore che tende a conseguire

indebite prestazioni, e dall’altro la possibilità di verifica delle menzogne o

del castello di bugie (il Lügengebäude evocato dal TF da ultimo nella

STF 6B_741/2017 del 14 dicembre 2017), rispettivamente ancora del silenzio

qualificato. Come ricorda la dottrina e come ammette la giurisprudenza

federale, un comportamento puramente omissivo, laddove sussista una posizione

di garante prevista da legge o contratto (Garantenstellung) può

realizzare un inganno astuto (Margaret

Kuelen, op. cit., p. 331 sub. 1.4.2.1.; Bernard

Corboz, Les infractions en droit suisse, Précis Stämpfli, 3 ed. 2010, ad

art. 146 n. 10; DTF 140 IV 11 consid. 2.3.2). Su questi aspetti ci si riferisca

alla DTF 127 IV 163 emanata a seguito dell’annullamento parziale di precedente

giudizio da parte dell’alta Corte (STF 6S.288/2000), dove il Tribunale federale

espone quanto, per completezza, occorre riprendere qui di seguito:

" (…). La tromperie peut être réalisée non seulement par l'affirmation

d'un fait faux, mais également par la dissimulation d'un fait vrai. A ce

dernier égard, on distingue la dissimulation d'un fait vrai par commission de

celle par omission (improprement dite), laquelle ne peut constituer une

tromperie que si l'auteur se trouve dans une position de garant, à savoir s'il

a, en vertu de la loi, d'un contrat ou d'un rapport de confiance spécial, une

obligation qualifiée de renseigner (cf. ATF 121 IV 353 consid. 2b; 120 IV 98 consid. 2c; 117 IV 130 consid. 2a; 113 IV 68 consid.

5a; 106 IV 276; Trechsel/Noll, Schweizerisches Strafrecht, Allg. Teil I, 5e éd., Zurich 1998, p. 242 ss; Corboz, op. cit. nos 10 et 12

ad art. 146 CP p. 141 s.; Rehberg/Schmid, Strafrecht III, 7e éd., Zurich 1997,

n. 1.12 § 18 p. 171 ss; Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Allg. Teil I, 2e éd., Berne 1996, § 14 nos 8 ss p. 406 ss; même auteur, op.

cit. Bes. Teil I, § 15 n° 19 ss p. 320 ss; Noll, op.

cit. n° 1 p. 194 s…).

Ainsi, d'un côté, celui qui déclare faussement, par

des affirmations expresses, qu'un fait n'existe pas, réalise une tromperie par

commission. D'un autre côté, celui qui se borne à se taire, à savoir à ne pas

révéler un fait, agit par omission. Entre ces deux extrêmes, toutes les nuances

sont possibles. En particulier, le silence peut constituer dans certaines

circonstances un acte concluant, partant, une tromperie par commission (silence

dit qualifié; Stratenwerth, op. cit. Bes. Teil I, § 15

n° 14 p. 318; Schubarth, op. cit. n° 20 ad art. 148 aCP p. 140).”

Nel

medesimo giudizio il TF ha analizzato anche la condizione dell’astuzia che deve

caratterizzare l’inganno, esprimendosi come segue:

" Selon la jurisprudence, l'astuce suppose que l'auteur recourt, pour

induire autrui en erreur, à un édifice de mensonges, à des manœuvres

frauduleuses ou à une mise en scène. Il y a également astuce lorsque l'auteur

donne simplement de fausses informations, si leur vérification n'est pas

possible, ne l'est que difficilement ou ne peut être raisonnablement exigée, de

même que s'il dissuade la dupe de vérifier ou prévoit, en fonction des

circonstances, qu'elle renoncera à un tel contrôle, notamment en raison d'un

rapport de confiance particulier (ATF 125 IV 124 consid. 3a; 122 IV 246

consid. 3a; 122 II 422 consid. 3a; 120 IV 122 consid. 6a/bb p. 133, 186 consid.

1a; 119 IV 28 consid. 3a et les arrêts cités).

(…). L'astuce n'est pas réalisée lorsque la dupe

pouvait se protéger en faisant preuve d'un minimum d'attention ou éviter

l'erreur avec le minimum de prudence que l'on pouvait attendre d'elle (ATF 122 IV 246 consid. 3a; 120 IV 122 consid. 6a/bb p. 133 et la jurisprudence citée).”

A

conferma di questa giurisprudenza, ed a complemento della stessa, il TF nella

DTF 131 IV 83 (consid. 2.1.3.) ha indicato, nell’ambito di una procedura

relativa all’ottenimento di PC, come il semplice tacere non costituisca un

inganno astuto siccome non possa essere dedotta, in particolare dall’art. 24

OPC una posizione di garante (“Das Bundesgericht hat in einem neueren Urteil

eingehend dargelegt, dass Art. 24 ELV keine Garantenstellung zu begründen

vermag (Urteil 6S.288/2000 vom 28. September 2000, E. 4”). In quest’ultimo

giudizio l’Alta Corte ha infatti considerato che:

" l'art. 24 OPC-AVS/AI impose à l'ayant droit de

"communiquer sans retard à l'organe cantonal compétent tout changement

dans (sa) situation personnelle et toute modification sensible dans (sa)

situation matérielle". Or, aucune de ces dispositions ne suffit à placer

l'assuré dans une position de garant envers l'autorité, dans la mesure où il

n'a aucune responsabilité particulière envers celle-ci (cf. Thomas Homberger,

Die Strafbestimmungen im Sozialversicherungsrecht, Berne 1993, p. 61, selon

lequel on pourrait considérer que l'art. 70bis RAVS, dont les versions successives

[RO 1969 135 165 et RO 1992 1251 1262] sont analogues à l'art. 24

OPC-AVS/AI), ne crée pas de devoir de garant, en l'absence de relation

particulière et étroite entre l'assuré et l'autorité ou de responsabilité

accrue de l'assuré pour une mise en œuvre de l'assurance conforme à la loi).”

Ancora in

questa importante sentenza l’Alta Corte (consid. 4.cc) evidenzia come occorra

distinguere il semplice e puro silenzio da un agire che è attivo per atti

concludenti:

" En revanche, si l'Office

cantonal des personnes âgées ne s'est pas contenté de verser de manière

routinière ses prestations au recourant, mais l'a conduit à s'exprimer une ou

plusieurs fois sur sa situation financière, au moins par acte concluant ou silence

qualifié, par exemple en l'amenant à renouveler sa demande, il faut admettre

que le recourant a commis des tromperies par action …”

Questa

giurisprudenza è stata confermata nella DTF 140 IV 11 in cui l’Alta Corte ha ribadito

come la truffa per omissione presupponga che l'autore abbia un

obbligo giuridico qualificato di agire, e come gli obblighi legali e

contrattuali dell'avente diritto a prestazioni assicurative di notificare

modifiche delle condizioni personali rilevanti per la rendita non creino alcuna posizione di garante. Nel lungo considerando 4

l’Alta Corte ne spiega in dettaglio le ragioni, facendo rinvio alla dottrina

(si veda al proposito Salome Krieger

Aebli, Sozialhilfe zu Unrecht bezogen, aber dennoch nicht betrogen,

forumpoenale 2010 p. 169 ss in particolare p. 170), e conclude (richiamando la

STF 6S.288/2000 consid. 4.cc appena citata), ricordando che:

" Die

Versicherer haben es in der Hand, den Leistungsbezüger durch gelegentliche

Nachfragen zu Angaben betreffend seine persönlichen, gesundheitlichen oder

wirtschaftlichen Verhältnisse zu veranlassen. Äußert sich der Leistungsbezüger

auf Nachfragen nicht wahrheitsgemäß und legt er seine verbesserten Verhältnisse

nicht offen, geht es nicht mehr um die Frage eines Betrugs durch Unterlassen.

Der Leistungsbezüger täuscht dies falls aktiv.”

Questa giurisprudenza è stata

confermata nella DTF 140 IV 206 che ha ritenuto come la violazione dell'obbligo

legale di comunicare ogni modifica importante di circostanze suscettibili

d'influenzare il diritto alle prestazioni è punito, in caso di atto per

omissione, con le disposizioni penali speciali relative alle leggi sulle

assicurazioni sociali (consid. 6.3.2.2). Il fatto di non dare seguito a una

lettera di informazioni, ricordando l'obbligo di comunicare ogni cambiamento di

circostanze, non costituisce un inganno per commissione e pertanto una truffa

ai sensi dell'art. 146 cpv. 1 CP (consid. 6.4).

Con

sentenza del 13 dicembre 2013 il TF (9C_232/2013) ha indicato come:

" Une personne mise au bénéfice de prestations complémentaires après

avoir sciemment fourni à l'administration des indications erronées sur sa

situation patrimoniale ne confirme pas mois après mois son indigence et,

partant ne répète pas à chaque fois une tromperie par commission, si elle se

borne à passivement percevoir lesdites prestations sans jamais spontanément

déclarer sa situation financière réelle ni être interrogée à ce propos. Son

silence est en revanche constitutif d'une tromperie par commission si elle a

été conduite par l'administration à s'exprimer sur sa situation financière, au

moins par acte concluant ou silence qualifié.”

Nella STF

6B_99/2015 del 27 novembre 2015 il TF ha analizzato il caso di una persona che

ha chiesto all’assistenza sociale delle prestazioni sottacendo di essere

titolare di una relazione bancaria su cui erano depositati importi di tutto

rilievo (per un caso del tutto simile si veda la STCA 33.2006.7 del 17 luglio

2007). In quel giudizio l’Alta Corte ha ritenuto come la persona interessata

avesse:

" (…) complété et signé une formule de « Demande de prestations d'aide

financière et de subside de l'assurance-maladie ou d'aide à la gestion de

revenus » ainsi qu'un document intitulé « Mon engagement en demandant une aide

financière à l'Hospice général » (ci-après: formulaires de demande de

prestations et d'engagement), lequel précise les devoirs des personnes

souhaitant bénéficier de prestations d'aide financière. A la rubrique idoine,

X.________ a indiqué être titulaire d'un seul compte privé postal Sur cette

base, X.________ a perçu un montant total de 74'624 fr. 50 versé à titre de

prestations d'aide financière durant la période du 1er décembre 2007 au 30 juin

2011. A la suite d'un rapport d'enquête établi le 3 juin 2011, l'Hospice

général a découvert que X.________ était titulaire d'un compte privé auprès de

la banque A.________, lequel présentait un solde créancier (…) Ces montants

dépassaient la limite de fortune permettant à une personne vivant seule de

bénéficier d'une aide financière de l'institution précitée. (…)”

L’Alta Corte ha formulato le

seguenti considerazioni:

" Aux termes de l'art. 146 CP, se rend coupable d'escroquerie celui qui,

dans le dessein de se procurer ou de procurer à un tiers un enrichissement

illégitime, aura astucieusement induit en erreur une personne par des

affirmations fallacieuses ou par la dissimulation de faits vrais, ou l'aura

astucieusement confortée dans son erreur et aura de la sorte déterminé la

victime à des actes préjudiciables à ses intérêts pécuniaires ou à ceux d'un

tiers. (…)

Cette infraction se commet en principe par action.

Tel est le cas lorsqu'elle est perpétrée par actes concluants (ATF 140 IV 11

consid. 2.3.2 p. 14). L'assuré qui, en vertu de l'art. 31 LPGA (RS 830.1), a

l'obligation de communiquer toute modification importante des circonstances

déterminantes pour l'octroi d'une prestation, ne respecte pas cette obligation

et continue à percevoir les prestations allouées initialement à juste titre,

n'adopte pas un comportement actif de tromperie. Le fait de continuer à percevoir

les prestations allouées ne saurait être interprété comme la manifestation

positive - par acte concluant - du caractère inchangé de la situation. Il

convient en revanche d'analyser la situation de façon différente lorsque la

perception de prestations est accompagnée d'autres actions permettant

objectivement d'interpréter le comportement de l'assuré comme étant

l'expression du caractère inchangé de la situation. Tel sera le cas lorsque

l'assuré ne répond pas ou pas de manière conforme à la vérité aux questions

explicites de l'assureur destinées à établir l'existence de modification de la

situation personnelle, médicale ou économique; il n'est en effet plus question

alors d'une escroquerie par omission, mais d'une tromperie active (ATF 140 IV 206 consid. 6.3.1.3 p. 209 et les références citées) …

Une escroquerie par actes concluants a également été

retenue dans le cas d'un bénéficiaire de prestations d'assurance exclusivement

accordées aux indigents, qui se borne à donner suite à la requête de l'autorité

compétente tendant, en vue de réexaminer sa situation économique, à la

production d'un extrait de compte déterminé, alors qu'il possède une fortune

non négligeable sur un autre compte, jamais déclaré (ATF 127 IV 163 consid. 2b

p. 166; plus récemment arrêt 6B_1115/2014 du 28 août 2015 consid. 2.1.1) ou

dans le cas d'une personne qui dans sa demande de prestations complémentaires

tait un mois de rente et plusieurs actifs et crée par les informations fournies

l'impression que celles-ci correspondent à sa situation réelle (ATF 131 IV 83

consid. 2.2 p. 88 s.; cf. également arrêt 9C_232/2013 du 13 décembre

2013 consid. 4.1.3).”

2.13. Va quindi ritenuto che, mediante la

compilazione di formulari, cui l’amministrazione si affida e cui deve potere

credere in mancanza spesso di possibilità di una verifica completa, l’autore

inganna l’amministrazione. Per la realizzazione del reato dell’art. 146 cpv. 1

CP occorre non solo un inganno ma lo stesso deve essere astuto. A questo

proposito, nell’ultimo giudizio citato, il TF ha esposto quanto segue:

" Il y a tromperie astucieuse, au sens de l'art. 146 CP, lorsque l'auteur

recourt à un édifice de mensonges, à des manœuvres frauduleuses ou à une mise

en scène, mais aussi lorsqu'il donne simplement de fausses informations, si

leur vérification n'est pas possible, ne l'est que difficilement ou ne peut

raisonnablement être exigée, de même que si l'auteur dissuade la dupe de

vérifier ou prévoit, en fonction des circonstances, qu'elle renoncera à le

faire (ATF 135 IV 76 consid. 5.2 p. 81 s. et les références citées). L'astuce

n'est toutefois pas réalisée si la dupe pouvait se protéger avec un minimum

d'attention ou éviter l'erreur avec le minimum de prudence que l'on pouvait

attendre d'elle. Il n'est cependant pas nécessaire qu'elle ait fait preuve de

la plus grande diligence ou qu'elle ait recouru à toutes les mesures possibles

pour éviter d'être trompée. L'astuce n'est exclue que si elle n'a pas procédé

aux vérifications élémentaires que l'on pouvait attendre d'elle au vu des

circonstances. Une coresponsabilité de la dupe n'exclut toutefois l'astuce que

dans des cas exceptionnels (ATF 135 IV 76 consid. 5.2 p. 81).

Ces principes sont également applicables en matière

d'aide sociale. L'autorité agit de manière légère lorsqu'elle n'examine pas les

pièces produites ou néglige de demander à celui qui requiert des prestations

les documents nécessaires afin d'établir ses revenus et sa fortune, comme par

exemple sa déclaration fiscale, une décision de taxation ou des extraits de ses

comptes bancaires. En revanche, compte tenu du nombre de demandes d'aide

sociale, une négligence ne peut être reprochée à l'autorité lorsque les pièces

ne contiennent pas d'indice quant à des revenus ou à des éléments de fortune

non déclarés ou qu'il est prévisible qu'elles n'en contiennent pas (arrêts

6B_125/2012 du 28 juin 2012 consid. 5.3.3; 6B_576/2010 du 25 janvier 2011

consid. 4.1.2 et les références citées).”

Nello stesso senso la STF 1255/2018 del 22 gennaio 2019.

Quanto

all’ulteriore condizione legale, quella del danno al patrimonio altrui, nel

medesimo giudizio l’Alta Corte ha ribadito i concetti già esposti in precedenti

giudizi, ossia che:

" Un dommage temporaire ou provisoire est suffisant. Lorsque l'acte

litigieux consiste dans le versement par l'Etat de prestations prévues par la

loi, il ne peut y avoir escroquerie consommée que si le fait sur lequel portait

la tromperie astucieuse et l'erreur était propre, s'il avait été connu par

l'Etat, à conduire au refus, conformément à la loi, de telles prestations. Ce

n'est en effet que dans ce cas, lorsque les prestations n'étaient en réalité

pas dues, que l'acte consistant à les verser s'avère préjudiciable pour l'Etat

et donc lui cause un dommage (arrêts 6B_183/2014 du 28 octobre 2014 consid.

3.3, non publié in ATF 140 IV 150; 6B_1115/2014 précité consid. 2.1.3 et les

références citées).”

La Corte, in

quel caso, ha concluso che:

" En tout état de cause, les éléments constitutifs de l'infraction

d'escroquerie sont réunis en l'espèce. Le recourant a menti à l'Hospice général

en ne déclarant pas qu'il disposait d'une fortune représentant 20 ans

d'économies.”

In

sostanza dunque se l’inganno dell’autore è posto in atto mediante semplice

omissione, fatti salvi altri comportamenti confermativi, non potrà essere

ritenuto un inganno astuto da parte dell’autore, ma unicamente una violazione

dell’art. 31 LPC (per rimanere nel cotesto di tale legge). Al contrario della

truffa commessa per atti concludenti. Come ricorda Margaret Kuelen, op. cit., p. 331 e ss. secondo cui:

"

l’agire dell’autore è omissivo

unicamente se non è accompagnato da altri comportamenti che tendono

oggettivamente a confermare che nulla è cambiato nella situazione del

beneficiario delle prestazioni … (se) l’autore agisce (attivamente) per atti

concludenti e il reato di truffa (art. 146 CP), in presenza di un inganno

astuto, può dunque essere ipotizzato. Si tratta in particolare delle situazioni

in cui il beneficiario delle prestazioni, a fronte di una richiesta specifica

d’informazioni dell’istituto assicurativo relativa a (nuovi) elementi, spesso

riferiti alla sua situazione finanziaria o personale con incidenza sul diritto

a prestazioni assicurative sociali, conferma una situazione precedente senza

indicare la mutazione intervenuta, inducendo così il collaboratore

dell’assicuratore sociale e riconoscergli, o confermargli, una indebita (o

parzialmente indebita) prestazione.”

A questo proposito si faccia

riferimento alla STF 9C_622/2011 del 3 febbraio 2012 ed anche alla DTF

9C_171/2014 pubblicata in DTF 140 IV 206 citata in precedenza di cui occorre

però riprodurre un passaggio del consid. 6.3.1.3.:

" Il convient en revanche d'analyser la situation de façon différente

lorsque la perception de prestations est accompagnée d'autres actions

permettant objectivement d'interpréter le comportement de l'assuré comme étant

l'expression du caractère inchangé de la situation. Tel sera le cas lorsque

l'assuré ne répond pas ou pas de manière conforme à la vérité aux questions

explicites de l'assureur destinées à établir l'existence de modification de la

situation personnelle, médicale ou économique; il n'est en effet plus question

alors d'une escroquerie par omission, mais d'une tromperie active

(ATF 140 IV 11 consid. 2.4.1 p. 15 et consid. 2.4.6 in fine p. 18; voir également

arrêt 6B_791/2013 du 3 mars 2014 consid. 3.1.1; imprécis sur cette question,

arrêt 9C_232/2013 du 13 décembre 2013 consid. 4.1.3).” (evidenziazione del

redattore)

Per Kuelen:

" Ciò

avviene, in particolare, quando il beneficiario delle prestazioni ottempera

alla specifica richiesta dall’istituto assicurativo. In questa costellazione

l’autore compie un inganno astuto mediante un silenzio qualificato. Altra

ipotesi è invece data in caso di risposte fallaci a precise richieste o domande

dell’assicuratore sociale, con l’omissione di indicare gli elementi rilevanti

ai fini dell’ottenimento della prestazione.”

2.14. Anche l’autrice ticinese ritiene che

la punibilità del comportamento dell’autore possa avvenire se l’inganno sia

astuto, e tale è l’inganno che, fondandosi su una menzogna semplice e non su un

castello di menzogne, non sia facilmente smascherabile dalla vittima e quindi

quando la verifica non sia possibile o non è ragionevolmente esigibile, rispettivamente

se l’autore dissuade la vittima dal compierla od ancora se è prevedibile che

l’ingannato rinuncerà a compierla (DTF 133 IV 256 consid. 4.4.3.). Quali

accertamenti e quali verifiche sono esigibili o possono essere posti in atto

dall’assicurazione sociale è stato in parte evocato in precedenza. Da un lato

la giurisprudenza indica che il minimo esame è esigibile, in STF 6B_22/2011 del

23 maggio 2011, consid. 2.1.2., il TF ha rammentato come:

" (…) n’examine pas les pièces produites ou néglige de demander à celui

qui requiert des prestations les documents nécessaires afin d’établir ses

revenus et sa fortune comme par exemple sa déclaration fiscale, une décision de

taxation ou des extraits de comptes bancaire.”

Se

all’amministrazione sono prodotti documenti che lasciano planare il sospetto di

contenuto non veritiero o non autenticità e non sono eseguite verifiche,

l’inganno è semplice e non può ritenersi astuto (STF 6B_576/2010 del 25 gennaio

2011). In sostanza l’assenza di reazione a fronte di una situazione di sospetto

potrebbe fare decadere la truffa in danno dell’assicuratore sociale. L’esigenza

di diligenza non è comunque eccessiva, come rammenta il TF infatti:

" On ne saurait effectivement lui reprocher d’avoir fait preuve de

négligence puisque, selon la jurisprudence … , celle-ci avait satisfait à son

obligation d’établir la situation financière de l’assuré (revenus, fortune,

dépenses) lors de la détermination initiale du droit aux prestations et que,

par la suite, compte tenu du nombre de demandes de prestations complémentaires

et du comportement de l’intimé vis-à-vis des nombreux rappels concernant

l’obligation de renseigner, absolument rien ne lui permettait d’envisager la

modification considérable survenue dans la situation financière de l’assuré.”

(STF 9C_622/2011 del 3 febbraio 2012, consid. 6.)

Da ultimo va nuovamente ripreso

un passaggio della pubblicazione di Margaret

Kuelen (p. 335) che ricorda come, anche per la giurisprudenza federale,

la risposta fallace del beneficiario a precise domande dell’assicurazione

sociale adempie il presupposto dell’inganno astuto in considerazione del fatto

che “l’amministrazione difficilmente avrebbe potuto scoprire la fonte del

reddito celata dall’autore” (si veda anche DTF 127 IV 163 consid. 2b).

Va ancora evidenziato come i

fatti su cui si fonda la menzogna, che assurge a inganno astuto, debbono essere

rilevanti ai fini della determinazione del diritto alle PC rispettivamente alla

loro quantificazione. Per un caso relativo alla LADI si veda la STF

6B_1054/2010 del 16 giugno 2011 in particolare consid. 2.4.2.

2.15. Preliminarmente va evidenziato che

l’assenza di una condanna penale dell’assicurata non impedisce al Giudice delle

assicurazioni sociali di verificare se la persona alla quale è stata chiesta la

restituzione di prestazioni sociali ha commesso un reato.

In una STF 8C_579/2024 del 7 luglio 2025, al consid. 4.2 il

Tribunale federale ha ribadito che quando statuisce in merito alla restituzione

di prestazioni indebitamente versate, il giudice deve esaminare, a titolo

pregiudiziale, se gli elementi costitutivi di un’infrazione penale sono

adempiuti e di conseguenza se va applicato un termine di prescrizione più lungo

rispetto ai termini relativo (tre anni) e assoluto (cinque anni) previsti

dall’art. 25 cpv. 2 prima frase LPGA. Affinché il termine di prescrizione più

lungo del diritto penale sia applicato, non è necessario che l’autore del reato

sia stato condannato (DTF 140 IV 406, consid. 6.2). Un atto punibile ai sensi

dell’art. 25 cpv. 2 seconda frase LPGA presuppone l’adempimento degli elementi

oggettivi e soggettivi dell’infrazione.

In concreto è manifesto che la

defunta assicurata, sin dal momento in cui ha inoltrato la richiesta di

prestazioni complementari nel mese di giugno 1997 ha taciuto di essere

proprietaria di immobili in Italia per un valore di circa fr. 10'000. Ella non

ha infatti compilato la finca 44.02 relativa alle “altre proprietà fondiarie

al valore di stima ufficiale” dove figurava che deve essere indicato anche

“il valore di sostanze possedute fuori dal comune di domicilio, fuori

cantone e all’estero” e che l’interessata possedeva dal 1995.

Inoltre l’assicurata non ha

neppure indicato i valori bancari (conto corrente, obbligazioni e fondi

d’investimento) detenuti presso la Banca __________ a __________ (Italia).

Ella, sia nella richiesta di prestazioni che nelle revisioni che si sono succedute

nel tempo a partire dal mese di marzo 2001 fino al 23 febbraio 2018, ha sempre

e solo prodotto gli estratti dei conti detenuti in Svizzera (cfr. pag.

1-22/1-23; 1-37/1-38; 14-1/14-2; 37-1/37/2; 59-1). In questi moduli figura la

domanda tesa a conoscere l’entità della sostanza, compresa la “proprietà

fondiaria al valore di stima ufficiale”, “libretti di risparmio e di

deposito”, “titoli” o “altri fattori della sostanza (comprese le

partecipazioni a comunioni ereditarie)” (cfr. domanda 8 delle revisioni).

La risposta, tranne per quanto concerne gli averi svizzeri, non è mai stata

compilata, a mo’ di risposta negativa, ossia senza nulla dichiarare in merito,

e ai formulari sono sempre stati allegati solo i documenti bancari svizzeri

unitamente alla tassazione fiscale che non prevedeva, nel riparto, averi in

Italia (cfr. pag. 37-13, tassazione 2011), rafforzando l’inganno sull’assenza

di averi esteri.

D’altra parte la medesima

sostanza non era nemmeno dichiarata a livello fiscale (cfr. a questo proposito

l’email dell’11 novembre 2021), ciò che dimostra la deliberata intenzione di

non inserirla tra i beni soggetti alla determinazione degli importi delle

imposte e alla determinazione del calcolo delle PC.

Il comportamento dell’assicurata,

è stato attivo, ripetuto e perlomeno avvenuto per atti concludenti. L’interessata

ha in effetti negato di disporre di proprietà fondiarie all’estero con le sue

risposte in bianco e non ha indicato di possedere conti, depositi o titoli in

Italia. Indubbiamente questo agire è costitutivo di un inganno astuto nei

confronti della Cassa di compensazione e dei suoi funzionari, siccome

confortato dalla produzione dei soli documenti bancari svizzeri, e non

verificabile da parte dei collaboratori dell’amministrazione, i quali sono

stati indotti a commettere un errore ed a calcolare e versare all’assicurata prestazioni

alle quali non avrebbe avuto diritto se avesse dichiarato correttamente tutti i

suoi beni, come dimostrano i calcoli eseguiti dalla Cassa.

Fatti

I funzionari hanno eseguito le

verifiche che ci si poteva attendere da loro, hanno interpellato l’assicurata

dove hanno avuto necessità di accertare precise situazioni, ma nulla poteva

permettere alla Cassa e ai suoi collaboratori di avere dubbi in merito

all’esistenza di fondi immobiliari e mobiliari all’estero, non essendo neppure

stati dichiarati a livello fiscale. Solo il 22 marzo 2018 l’assicurata ha

allegato un estratto di un conto bancario per il periodo dal 18 dicembre 2017

al 14 marzo 2018, della Banca __________ in Italia, dove veniva versata la

rendita INPS estera regolarmente dichiarata, con un saldo disponibile di euro

2’528.98 (pag. 64-2), che tuttavia non avrebbe modificato l’importo delle

prestazioni complementari versate e che comunque non concerneva né gli averi (circa

fr. 166'000 al momento del decesso) depositati presso un’altra banca italiana (__________

a __________), né gli immobili detenuti in Italia e che dunque non avrebbe

potuto indurre la Cassa a sospettare la presenza di ulteriori beni all’estero.

Nessun elemento permetteva quindi

all’amministrazione di sospettare di essere confrontata con menzogne e con una

sostanza occultata. Di più ai collaboratori della Cassa non era possibile fare

in assenza di elementi indizianti. La verità è emersa solo con l’autodenuncia degli

eredi dell11 novembre 2021. Alla Cassa non può essere mosso il rimprovero di

essere stata negligente nelle sue verifiche.

L’assenza della dichiarazione

della sostanza immobiliare (per circa fr. 10'000) e mobiliare (per circa fr. 166'000)

ha causato un danno alla Cassa ed un vantaggio all’assicurata, poiché in

presenza di tali importi l’interessata non avrebbe avuto diritto alle

prestazioni complementari, alla RIPAM ed al rimborso delle spese di malattia

per complessivi fr. 177’838.25.

L’elemento oggettivo dell’art.

146 CP è pertanto pacificamente adempiuto.

L’interessata era inoltre

cosciente del suo obbligo di dichiarare anche gli averi esteri, giacché

esplicitamente indicato nei vari formulari da lei compilati. Inoltre ella

sapeva che un ammontare della sostanza diverso da quello da lei dichiarato

avrebbe comportato una modifica dei suoi diritti e che nascondendo elementi

patrimoniali avrebbe ottenuto indebitamente delle prestazioni. Ella è infatti

insorta a questo Tribunale quando con la prima decisione emessa dalla Cassa

cantonale di compensazione era stato preso in considerazione un importo

eccessivo poiché comprendente anche parti di sostanza di suoi coeredi (cfr.

STCA 33.97.104 del 2 dicembre 1997, pag. 3-3/3-7) ed il 9 gennaio 2001 ha subìto

scritto alla Cassa per far presente la riduzione del suo deposito a risparmio presso

la Banca __________ da fr. 28'947 a fr. 17'524, chiedendo di voler adattare il

calcolo della prestazione (pag. 3 – 1). L’assicurata inoltre, anche quando si è

trattato di modifiche relative al suo reddito, in particolare perché l’ammontare

dell’affitto o delle spese accessorie avevano subito un aumento, ha informato

l’amministrazione per un adeguamento delle prestazioni.

Anche l’elemento soggettivo è di

conseguenza manifestamente adempiuto.

In presenza di una truffa ai

sensi dell’art.146 CP, va di conseguenza applicato il termine di prescrizione

di 15 anni (cfr. art. 97 CP e art. 25 cpv. 2 LPGA). Considerato che la

decisione di restituzione è stata emessa il 23 agosto 2023, a giusta ragione la

Cassa ha chiesto la restituzione delle prestazioni per il periodo dal 1° agosto

2008 – 31 agosto 2019 (__________).

Questo Tribunale non ignora che

gli eredi di __________ non sono stati in grado di produrre gli estratti

bancari con i saldi antecedenti al 31 dicembre 2013 (cfr. pag. 98-6 dove

risulta che il conto corrente di __________ esisteva già perlomeno al 31

dicembre 2012). Tuttavia il ricorrente non contesta che i depositi bancari

esteri erano già detenuti dall’interessata perlomeno dal mese di agosto 2008.

Inoltre l’avv. RA 1, in rappresentanza di almeno due dei tre eredi, richiesto

dalla Cassa di produrre gli estratti bancari dal 2006, ha, in due occasioni,

affermato che per i periodi della revisione antecedenti il 31 dicembre 2013 per

il calcolo delle prestazioni, in assenza di documentazione, l’amministrazione

poteva far riferimento al saldo dell’ultimo periodo. Essi hanno pertanto,

implicitamente, confermato che l’assicurata possedeva gli averi bancari durante

tutto il periodo per il quale è stata chiesta la restituzione.

2.16. L’insorgente, con riferimento alla

STCA 33.2012.19 del 27 maggio 2013, sostiene che agli eredi non può essere

applicata la prescrizione di 15 anni, non avendo commesso alcun reato.

In quell’occasione, dopo aver

esaminato la dottrina e la giurisprudenza allora vigenti, questo Tribunale al

consid. 2.15 aveva affermato:

" Riportando

le summenzionate considerazioni al caso di specie, __________ è la sola ed

unica responsabile dal profilo penale del reato che le ha permesso di ottenere,

a torto, delle prestazioni complementari dal 2001 al 2011.

Tuttavia, l'autrice delle infrazioni di cui all'art. 146 cpv. 1

CP, è deceduta. Di conseguenza, l'azione penale nei suoi confronti, neppure

aperta, non è possibile ed è estinta.

L'insorgente, da parte sua, non ha commesso alcun reato.

In virtù delle argomentazioni esposte, d'avviso del

Tribunale, non è pertanto possibile estendere all'erede i

termini della perenzione penale che sarebbe stata applicata all'assicurata.

Come visto, infatti, il termine più lungo della prescrizione

penale può unicamente essere adottato nei confronti dell'autore dell'atto

punibile, dunque non anche esteso alla nipote per il solo fatto che essa ha

ereditato, alla morte dell'assicurata, i crediti ed i debiti della defunta

parente (art. 560 cpv. 2 CC; citata STFA P 32/06 consid. 3.3).

In conclusione, la prescrizione penale più lunga derivante

dall'art. 146 cpv. 1 CP in relazione con l'art. 25 cpv. 2 2a frase LPGA, non può

essere estesa anche all'insorgente, siccome non è possibile attribuirle un atto

oggettivamente e soggettivamente punibile penalmente che è stato commesso da

terzi e per il fatto che una decisione formale nei confronti dell'assicurata

tesa alla restituzione delle rendite PC versate non è stata emanata prima della

morte della stessa.

In queste circostanze, va ritenuto il termine di perenzione

generale di cinque anni di cui all'art. 25 cpv. 2 prima frase

LPGA.

Non va dimenticato che il debito della defunta di restituire le

prestazioni indebitamente percepite diventa un debito personale degli eredi e,

di conseguenza, l'obbligo di restituzione del de cujus passa agli eredi (citata

STFA P 32/06 consid. 3.3) in virtù dell'art. 2 cpv. 1 lett. a OPGA.

Per contro, l'estensione del termine di prescrizione se v'è un

reato per il quale la legislazione penale stabilisce una prescrizione più

lunga, non può dunque entrare in linea di conto.

Ne discende, dunque, che il termine assoluto di perenzione del

credito della Cassa di compensazione è fissato in cinque anni e

va calcolato conformemente alle regole ordinarie dell'art. 25 cpv. 2 LPGA.

L'obbligo di restituzione delle prestazioni può essere fatto valere

retroattivamente di cinque anni dal settembre 2012, ossia da quando la Cassa di

compensazione, venuta a conoscenza dei fatti giustificanti la restituzione, ha

emesso la decisione formale di restituzione delle prestazioni indebitamente

ricevute dall'assicurata (DTF 138 V 74 consid. 5.2), e non dal giugno 2011 come

ritenuto nella decisione impugnata.

Ciò porta ad ammettere la perenzione di una parte delle pretese

dell'amministrazione (citata STF 8C_592/2007 consid. 5.4.4).”

Questo TCA rileva che

successivamente alla citata sentenza cantonale, in una sentenza 9C_321/2020 del

2 luglio 2021, pubblicata in DTF 147 V 417, il Tribunale federale ha invece

stabilito che il termine di

prescrizione più lungo del diritto penale secondo l'art. 25 cpv. 2 seconda

frase LPGA è applicabile agli eredi del beneficiario delle prestazioni

indebitamente riscosse a seguito di un reato perseguibile penalmente (consid.

7).

Nel caso giudicato dal Tribunale

federale si trattava di un assicurato che aveva percepito delle prestazioni

complementari dal marzo 2003 all’aprile 2016, quando è deceduto. Dopo la sua

scomparsa la Cassa di compensazione ha scoperto che l’assicurato aveva un conto

bancario sul quale erano depositati oltre 1,2 milioni di franchi svizzeri ed ha

chiesto agli eredi la restituzione di oltre fr. 140'000.

L’Alta Corte ha confermato

l’obbligo di restituzione degli eredi applicando il termine di restituzione più

lungo previsto dal diritto penale, affermando al consid. 7.3.3:

" (…) Nicht

anders verhält es sich, soweit für die Rückerstattung nicht die ordentliche

fünfjährige Verwirkungsfrist, sondern die längere strafrechtliche Frist zur

Anwendung gelangt.

Entgegen der Auffassung der Beschwerdeführer stellt die

Rückforderung, soweit sie die fünfjährige Frist übersteigt, nicht eine (etwa)

mit einer Steuerbusse vergleichbare Strafsanktion dar, welche

höchstpersönlicher Natur wäre (vgl. E. 7.2.2 in fine).

Vielmehr soll auch diesbezüglich lediglich dem Legalitätsprinzip

zur Durchsetzung verholfen werden, allerdings mit der Erweiterung, dass bei

dessen deliktischer Verletzung die Wohltat der Verjährung (resp. hier der

Verwirkung) erst später zum Tragen kommen soll. Es gilt somit auch hier der

Zweckgedanke der Wiederherstellung der gesetzlichen Ordnung, wobei die

strafrechtliche Frist gemäss Art. 25 Abs. 2 Satz 2 ATSG gleichzeitig

der Harmonisierung mit anderen Rechtsvorschriften dient.

So bezweckt diese Frist einerseits, die Vorschriften des

Sozialversicherungs- und des Strafrechts im Bereich der Verjährung aufeinander

abzustimmen. Es soll vermieden werden, dass der sozialversicherungsrechtliche

Anspruch verwirkt, bevor die Verfolgungsverjährung des Strafrechts eintritt;

denn es erschiene unbefriedigend, wenn der Täter zwar noch bestraft werden

könnte, die Rückerstattung unrechtmässig bezogener Leistungen aber nicht mehr

verlangt werden dürfte (BGE 138 V 74 E. 5.2). Andererseits führt Art. 25 Abs. 2 Satz 2

ATSG auch im Zusammenhang mit der prozessualen Revision

gemäss Art.

53 Abs. 1 ATSG zu einer Angleichung. Die Revision zieht eine

uneingeschränkte materielle Neuprüfung nach sich, wobei auch eine rückwirkende

Korrektur (ex tunc) möglich ist (BGE 129 V 211 E. 3.2.2; Urteil 8C_365/2019 vom

25. September 2019 E. 3.1). Dabei gilt die (grundsätzlich) auf die prozessuale

Revision anwendbare Frist von zehn Jahren gemäss Art. 67 Abs. 1 VwVG (SR

172.021) nicht, wenn der zu revidierende Entscheid - wie vorliegend - durch ein

Verbrechen oder Vergehen beeinflusst wurde (vgl. nicht publ. E.

4.1). Diesem Umstand wird mit der - längeren - strafrechtlichen Frist in Art. 25 Abs.

2 Satz 2 ATSG Rechnung getragen.

7.4

Mit Blick auf das

Dargelegte, namentlich aufgrund der fehlenden höchstpersönlichen Natur der

(Gegen-)Einwendung der längeren strafrechtlichen Frist, ergibt sich, dass Art. 25 Abs.

2 Satz 2 ATSG auf die Erben des Empfängers

der unrechtmässigen Leistungen anwendbar ist. Diese Regelung hat keinen

Sanktionscharakter (vgl. E. 7.3.3), womit der beschwerdeweise erhobenen Rüge

einer Verletzung von Art. 6 und 7 EMRK die Grundlage entzogen ist. (…)”

Alla luce della più recente

giurisprudenza federale, le conclusioni della STCA 33.2012.19 del 27 maggio

2013 invocata dall’insorgente non sono più attuali. A giusta ragione la Cassa

ha pertanto applicato al ricorrente la prescrizione più lunga prevista dal

codice penale.

2.17. L’insorgente ritiene che vi sia una

sproporzione tra l’importo dissimulato dall’assicurata (fr. 166'000 di titoli e

depositi e fr. 10'000 di immobili) e l’importo chiesto in restituzione pari a

fr. 177'838.25.

Egli evidenzia che se la defunta

assicurata non avesse dissimulato i beni, avrebbe dovuto consumare la sostanza

in assenza dell’aiuto pubblico. Di questo fatto la Cassa non ne avrebbe tenuto

conto a torto.

La questione è già stata

affrontata da questo Tribunale nella STCA 33.2021.17 del 21 febbraio 2022, al

consid. 2.24, dove sono state citate le seguenti sentenze federali.

Nella STF 9C_20/2011 del 20 febbraio 2012 il Tribunale federale ha

giudicato il caso di un giovane assicurato che beneficiava di prestazioni

complementari e che nel febbraio 2008 ha ereditato una grossa somma di denaro

alla morte della mamma (oltre CHF 300'000), somma che egli ha dichiarato alla

Cassa di compensazione soltanto nel mese di dicembre 2019 e che ha dato quindi

luogo a un ordine di restituzione delle PC percepite indebitamente in quel

lasso di tempo. Sul ricorso della Cassa il Tribunale federale si è così

espresso:

" 3.

L'instance cantonale a retenu, sans qu'une preuve

correspondante n'ait été rapportée, une diminution constante de la fortune de

l'intimé entre février 2008 et décembre 2009 au motif qu'il n'aurait pas pu

assurer sa subsistance sans puiser régulièrement dans son patrimoine. (…)

4.

(…) Les revenus déterminants sont fixés par

l'art. 11 LPC, lequel précise notamment que le produit de la fortune mobilière

et immobilière est pris en compte (al. 1 let. b) ainsi qu'une quote-part de la

fortune nette (al. 1 let. c). Le Tribunal fédéral a précisé que dans le cadre

d'un calcul rétrospectif de prestations complémentaires, il faut tenir compte

des faits susceptibles d'affecter, à la hausse ou à la baisse, les revenus

déterminants du bénéficiaire (ATF 122 V 19 consid. 5c p. 26). Ainsi, ni la loi ni la jurisprudence ne

permet de procéder à l'amortissement systématique - et indépendant des

circonstances du cas d'espèce - de la fortune de l'intimé tel que retenu par

les premiers juges. (…)"

Considerandi

Nella successiva STF 9C_45/2013 del 23 agosto 2013, la Cassa ha

soppresso le prestazioni complementari a un'assicurata che le ha dichiarato

soltanto nel febbraio 2011 di avere ereditato un bene immobile nel giugno 2009.

In quel caso l’Alta Corte non ha dovuto affrontare la questione, evidenziando

come:

" 4. (…) il apparaît que le litige est

compris dans le contexte de la restitution des prestations complémentaires

versées indûment depuis le 1er juin 2009 en raison de la perception d'un

héritage par le bénéficiaire des prestations; il porte en particulier sur le

point de savoir si, dans le calcul rétroactif des prestations complémentaires,

le tribunal cantonal pouvait exiger que, chaque début d'année à compter de la

deuxième année, soient déduites du montant de la fortune les prestations

complémentaires servies au cours de l'année précédente à titre de dépenses

auxquelles le bénéficiaire aurait dû nécessairement faire face pour pourvoir à

son entretien à défaut de percevoir des prestations complémentaires.

5.

5.1

Comme

déjà évoqué, la juridiction cantonale soutient que, lorsqu'il réalise le calcul

rétroactif de prestations complémentaires en raison de la perception d'un

héritage par le bénéficiaire des prestations, le service recourant doit prendre

en considération les dépenses engagées par le bénéficiaire pour couvrir ses

besoins en puisant dans sa fortune afin de compenser les prestations qui ne

sont désormais plus versées. Elle estime que la couverture des besoins vitaux

qui sont restés inchangés engendre une diminution de la fortune équivalant à

chaque début d'année à compter de la seconde dans la période couverte par le

calcul rétroactif au montant des prestations versées l'année précédente, ce qui

selon elle ne constitue nullement un amortissement systématique de la fortune

mais ne fait que de prendre en compte les besoins vitaux réels de l'ancien

bénéficiaire des prestations complémentaires.

5.2

Le

service recourant réfute cette thèse, en se contentant

de se référer à l'arrêt du Tribunal fédéral 9C_20/2011 du 20 février

2012, selon lequel ni la loi ni la jurisprudence ne

permet de procéder à l'amortissement systématique et indépendant des

circonstances du cas d'espèce de la fortune de l'ancien bénéficiaire de

prestations complémentaires.

6.

Dans le cas d'espèce, on relèvera toutefois qu'il

n'est pas indispensable de trancher ce point puisque le renvoi à

l'administration pour qu'elle effectue un nouveau calcul était totalement

superflu. En effet, à supposer que les prestations complémentaires allouées

correspondent réellement à la part des dépenses destinées à la couverture des

besoins personnels que l'ancien bénéficiaire de prestations complémentaires

aurait dû assumer en puisant dans sa fortune, l'intégration de ces montants

dans les calculs rétroactifs effectuées par le service recourant permettrait

dans le cas particulier de retenir un revenu déterminant toujours largement

suffisant pour couvrir toutes les dépenses reconnues durant la période

considérée."

Il 22 ottobre 2013 (STF 9C_968/2012) il Tribunale federale si è pronunciato

su una vertenza simile, in cui l'assicurata ha ereditato oltre CHF 100'000 e ne

ha informato la Cassa poco più di un anno dopo. I primi giudici hanno ritenuto

di dovere computare un consumo di sostanza, mentre la Cassa di compensazione si

è rivolta al TF chiedendo l'annullamento del giudizio cantonale. In questa occasione

la nostra Massima istanza ha evaso il ricorso evocando la STF 9C_20/2011 del 20

febbraio 2012 e rilevando come:

" 6.

(…) l'arrêt en question n'exclut pas

l'intégration d'une diminution de fortune dans le calcul rétroactif du droit

aux prestations complémentaires consécutif à la perception d'un héritage par le

bénéficiaire de celles-ci. Une telle interdiction serait contraire au principe

selon lequel y a lieu dans ce contexte de tenir compte des faits susceptibles

d'affecter, à la hausse ou à la baisse, les revenus déterminants du bénéficiaire (ATF 122 V 19 consid. 5c p. 26). L'arrêt évoqué prohibe uniquement un amortissement de la fortune systématique et indépendant des

circonstances particulières, telle l'intégration dans le calcul rétroactif du

seul montant de l'héritage, réduit chaque année à partir de la seconde de la

somme touchée l'année précédente à titre de prestations complémentaires."

Nella STCA 33.2021.17 del 21 febbraio

2022.

il Tribunale al consid. 2.24, dopo aver citato le predette sentenze, ha

concluso che:

" Con il rilievo che l’Alta Corte impone, in simili casi, di

considerare: “l'évolution de tous les éléments de fortune à la hausse et à la

baisse, notamment ceux qui n'ont pas encore été investigués (comptes bancaires,

actions, etc.), et en refaisant des calculs“. Va quindi ritenuto che

l’applicazione, così come chiesta dalla ricorrente, di procedere a un

ammortamento sistematico e annuale non può essere ritenuta.

La Cassa ha correttamente operato invece, accertando la situazione

concreta a fine di ogni anno, in maniera precisa, sulla scorta degli elementi

già acquisiti nel corso degli anni e sulla base della documentazione attestante

l’avere in conto per ogni anno durante il quale la restituzione è stata

chiesta.

La Cassa ha fatto riferimento alla situazione reale, nulla

permette effettivamente di ritenere che l’assicurata avrebbe fatto capo ai

depositi, se noti e incidenti sulla quantificazione delle PC, per il suo

sostentamento e per l’entità da essa richiesta. Dovendo considerare sia gli

aumenti sia le diminuzioni del patrimonio, per il calcolo retrospettivo delle

prestazioni complementari si deve considerare la situazione finanziaria

effettiva dell'assicurato nel periodo in esame, considerando tutti i fattori che

incidono su di essa (STF 9C_20/2011 del 20 febbraio 2012, consid. 4) la Cassa

ha agito correttamente anche in considerazione della STCA 33.2019.23-24 del 25

maggio 2020 dove questa Corte, dopo avere citato per esteso la giurisprudenza

federale appena esposta, ha considerato, in un giudizio reso in composizione

completa, che

In effetti, nei tre summenzionati giudizi si trattava di sostanza

mobile o immobile che inizialmente non esisteva e che è apparsa solo in seguito

nella sostanza dei beneficiari di PC a titolo di eredità. In altre parole, vi è

stato un concreto aumento della sostanza dei beneficiari delle PC, sia sotto

forma di denaro contante sia di un immobile, che in seguito è stato venduto ed

è stato quindi monetizzato. L'incremento del patrimonio degli assicurati è

dunque stato reale, essendosi essi effettivamente arricchiti.

Nell'evenienza concreta, invece, le proprietà … esistono dal 1977,

appartengono alla sostanza degli assicurati da quell'anno, seppure non siano

mai state dichiarate alla Cassa di compensazione. L'autodenuncia

all'amministrazione non ha comportato un reale aumento della sostanza dei

ricorrenti, nel senso che tali proprietà fondiarie già erano parte del

patrimonio non sono state vendute, non v'è stato alcun ricavo da maggior valore

che è entrato nel patrimonio degli insorgenti, arricchendoli all'insaputa della

Cassa …. l'esistenza di tali beni non ha influito sul fabbisogno vitale dei

ricorrenti. Ne discende che, nell'evenienza concreta, non è possibile

applicare il principio secondo cui per il calcolo retroattivo del diritto alle

PC si devono prendere in considerazione le spese sostenute dagli assicurati per

fare fronte ai loro bisogni attingendo alla sostanza al fine di compensare le

prestazioni complementari che non sono ormai più versate."

Il TCA, nella STCA 33.2021.17 del 21

febbraio 2022 al consid. 2.24 ha concluso affermando che in “concreto, pur

trattandosi di crediti e non di immobili, non v’è ragione per scostarsi da tali

conclusioni. Gli averi in concreto non sono stati ritirati e non sono

diminuiti, esistevano già prima della domanda di PC, come nel caso citato”.

Alla luce della giurisprudenza

cantonale questo Tribunale non ha pertanto alcun motivo per scostarsi dalla

decisione della Cassa che non ha tenuto conto di alcun ammortamento e che non

ha ridotto l’ammontare delle prestazioni da restituire. Non vi è pertanto stata

alcuna violazione del principio di proporzionalità e di equità.

Come rilevato dall’amministrazione in

sede di decisione su opposizione, l’art. 23 OPC-AVS/AI definisce i redditi e la

sostanza determinanti nel tempo. Il cpv. 1 prevede che di regola per il calcolo

della prestazione complementare annua sono considerati i redditi determinanti

ottenuti nel corso dell’anno civile precedente e lo stato della sostanza al 1°

gennaio dell’anno in cui è assegnata la prestazione. Secondo il cpv. 2 per gli

assicurati la cui sostanza e i redditi da considerare ai sensi della LPC possono

essere stabiliti servendosi di una tassazione fiscale, gli organi esecutivi

cantonali sono autorizzati a ritenere, come periodo di calcolo, quello su cui

si basa l’ultima tassazione fiscale, se nel frattempo non è subentrata nessuna

modifica della situazione economica dell’assicurato.

Ne segue che nel caso di specie a

giusta ragione la Cassa ha preso in considerazione la sostanza effettivamente

esistente al 1° gennaio di ogni anno contestato (art. 23 cpv. 1 OPC-AVS/AI;

cfr. pag. 117-135 incarto della Cassa [cfr. averi a risparmio/titoli]).

Non può pertanto essere computata una

modifica della sostanza che oggettivamente non c’è stata. La Cassa ha

rettamente computato gli averi detenuti dall’assicurata negli anni in esame.

2.18

In queste condizioni, la decisione

su opposizione impugnata merita conferma, senza la necessità di assumere

ulteriori prove.

A questo proposito il TCA

evidenzia che oltre al richiamo dell’intero incarto, prodotto dalla Cassa con

la risposta di causa e visionato sia dall’insorgente che dal suo legale,

l’interessato ha chiesto genericamente, senza tuttavia indicarne partitamente

l’utilità, l’interrogatorio e la deposizione delle parti e di testimoni di cui

non ha indicato le generalità.

Questo Tribunale, alla luce del

contenuto degli atti dell’incarto, di per sé non contestati e delle evidenze

istruttorie indicate nei precedenti considerandi, rinuncia all’assunzione di

nuove prove poiché non modificherebbero l’esito della procedura.

Per quanto concerne la

deposizione delle parti, va rammentato che ai sensi dell'art. 6 n. 1 CEDU ogni

persona ha diritto a un'equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole,

davanti a un tribunale indipendente e imparziale costituito per legge, al fine

della determinazione sia dei suoi diritti e dei suoi doveri di carattere civile,

sia della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Nel

campo di applicazione dell’art. 6 CEDU rientrano anche i litigi relativi a

prestazioni delle assicurazioni sociali e dell’assistenza sociale (cfr. STF

8C_522/2012 del 2 novembre 2012 consid. 2.3.).

Secondo

la giurisprudenza del Tribunale federale, confermata in DTF 122 V 54 seg.

consid. 3, la pubblicità del dibattimento, imposta dall'art. 6 n. 1 CEDU ed

ormai ancorata anche nella Costituzione svizzera all'art. 30 cpv. 3, dev'essere

principalmente garantita nella procedura di ricorso di prima istanza (cfr. STF

8C_504/2010 del 2 febbraio 2011). Tuttavia, lo svolgimento di un pubblico

dibattimento in materia di assicurazioni sociali presuppone l'esistenza di una

richiesta chiara e inequivocabile di una parte nel corso della procedura

ricorsuale di prima istanza (cfr. STF 8C_739/2023 del 21 maggio 2024 consid.

2.1.; STF 9C_551/2023 del 28 marzo 2024 = SVR 2024 BVG Nr. 30 pag. 104; STF 8C_810/2023 del 7 marzo 2024 consid. 2.1.; STF

8C_146/2022 del 23 gennaio 2023 consid. 6.1.; STF 9C_172/2022 del 7 luglio 2022

consid. 3.1.1.; STF 9C_335/2021del 9 febbraio 2022 consid. 3.1.; STF 9C_71/2021

del 20 settembre 2021 consid. 2.1., pubblicata in SVR 2022 AHV Nr. 8 pag. 19;

STF 9C_73/2021 del 20 settembre 2021 consid. 3.1.; STF

8C_751/2019 del 25 febbraio 2020 consid. 2.1.; STF 8C_722/2019 del 20 febbraio

2020.

consid. 2.1.; STF 8C_63/2019,

8C_65/2019 dell’11 giugno 2019 consid. 5.1.; STF 8C_528/2017 del 19 dicembre

2017.

consid. 1.3., pubblicata in SJ 2018 I 275; STF 8C_186/2017 del 1°

settembre 2017 consid. 2.3.; STF 8C_665/2014 del 23 marzo 2015 consid. 4; STF

9C_578/2008 del 29 maggio 2009 consid. 4.8.; DTF 122 V 55 consid. 3a con

riferimenti).

Una semplice richiesta di assunzione di

prove, come ad esempio istanze di audizione personale – nella misura in cui si

traducono in una richiesta di interrogatorio nel senso di un’assunzione di

prove, ma non invece se tendono a esporre il proprio punto di vista personale

sulle risultanze probatorie davanti a un tribunale indipendente – o di

interrogatorio delle parti o di testimoni, oppure richieste di sopralluogo, non

bastano per creare un simile obbligo (cfr. STF 8C_722/2019

del 20 febbraio 2020, pubblicata in SVR 2020 UV N. 28 pag. 14; STF 9C_903/2011 del 25 gennaio 2013 consid. 6.3.;

SVR 2009 IV Nr. 22 pag. 62; DTF 125 V 38 consid. 2).

L’Alta

Corte ha, inoltre, stabilito che il rifiuto di differire un'udienza pubblica

fondato su motivi obiettivi non è in contrasto con il diritto federale e, in

particolare, con l'art. 6 n. 1 CEDU (sul tema cfr. tuttavia DTF 136 I 279; DTF

127.

V 491; STF 8C_504/2010 succitata).

In

proposito cfr. pure STCA 38.2024.7 del 2 aprile 2024 consid. 2.11.; 38.2020.42

del 25 gennaio 2021 consid. 2.8.; 38.2020.10 del 6 luglio 2020 consid. 2.9.;

STCA 38.2018.31 del 12 ottobre 2018 consid. 2.7.; STCA 38.2018.39 del 10

ottobre 2018 consid. 2.8.

Nel

caso di specie il ricorrente - contrariamente a quanto esige la giurisprudenza

federale - non ha formulato un'esplicita richiesta di indire una pubblica

udienza, né una richiesta di audizione al fine di esporre il proprio punto di

vista sulle risultanze probatorie, ma ha semplicemente indicato quali prove “interrogatorio

e deposizione delle parti/testimoni” (doc. I, pag. 11).

L’insorgente,

del resto, ha potuto, in ossequio dell’art. 29 cpv. 2 Cost. che garantisce il

diritto di essere sentito, far valere le proprie argomentazioni per iscritto

(cfr. STF 8C_550/2017 del 12 gennaio 2018) davanti, in particolare, a questa

Corte che gode di pieno potere d’esame in fatto e in diritto (cfr. STF

9C_407/2022 del 24 novembre 2022 consid. 3.3.; STF 9C_569/2020 del 4 gennaio

2022.

consid. 3.1., STF 8C_127/2019 del 5 agosto 2019 consid. 3.3.).

Il

diritto di essere sentito derivante dall’art. 29 cpv. 2 Cost. non comprende,

infatti, necessariamente il diritto di essere sentito oralmente, bensì limita

la garanzia alla possibilità di prendere posizione per iscritto, a meno che una

norma non preveda espressamente il diritto a un'audizione orale (cfr.

STF_789/2023 dell’8 gennaio 2025 consid. 4.2.3.; STF 8C_312/2022 del 26 ottobre

2022.

consid. 3.2.; STF 9C_ 657/2009 del 3 maggio 2010 consid. 9.2.).

Conformemente, poi, alla costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria

da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione o il giudice, in base a un

apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di

determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri

provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato (valutazione

anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STF

8C_789/2023 dell’8 gennaio 2025 consid. 4.2.3.; STF 9C_357/2023 del 17 agosto

2023.

consid. 4.2.1.; STF 9C_689/2020 del 1° marzo 2022 consid. 4.2.; STF

8C_199/2021 del 14 dicembre 2021 consid. 5.2.; STF 9C_779/2020 del 7 maggio

2021.

consid. 5.2.; STF 8C_611/2019 dell’11 maggio 2020 consid. 5.2.; STF

8C_139/2019 del 18 giugno 2019 consid. 3.3.; STF 9C_847/2017 del 31 maggio 2018

consid. 5.1.; STF 9C_35/2018 del 29 marzo 2018 consid. 6; STF 9C_588/2017 del

21.

novembre 2017 consid. 7.2.; STF 9C_775/2016 del 2 giugno 2017 consid. 6.4.;

STF 8C_794/2016 del 28 aprile 2017 consid. 4.2.; STF 9C_737/2012 del 19 marzo

2013; STF 8C_556/2010 del 24 gennaio 2011 consid. 9), senza che ciò costituisca

una lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost.

(cfr. DTF 124 V 94 consid. 4b; 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

Nella presente evenienza, ritenuto

che i documenti già presenti all’inserto consentono al TCA di emanare il

proprio giudizio, questo Tribunale ritiene che l’audizione del ricorrente non

metterebbe in luce nuovi elementi concreti ai fini della risoluzione della

vertenza.

Si

prescinde, pertanto, dal sentire l’insorgente (cfr. STF 8C_312/2022 del 26

ottobre 2022 consid. 5.3.).

2.19

La procedura non è soggetta a spese,

poiché la LPC non le prevede (art. 61 lett. fbis LPGA).

Sul tema cfr. anche STF 9C_369/2022 del 19 settembre 2022; STF

9C_368/2021 del 2 giugno 2022; SVR 2022 KV Nr. 18 (STF 9C_13/2022 del 16

febbraio 2022); STF 9C_394/2021 del 3 gennaio 2022; STF 8C_265/2021 del 21

luglio 2021; Ares Bernasconi,

Actualités du TF, 8C_265/2021 du 21 juillet 2021 - frais judiciaires pour les

tribunaux cantonaux des assurances selon la révision de la LPGA du 21 juin 2019,

in SZS/RSAS 2/2022 pag. 107; Messaggio N. 8480 del Consiglio di Stato del 21

agosto 2024 «Rapporto sull'iniziativa parlamentare presentata il 4 maggio 2021

nella forma elaborata da Lara Filippini e Sabrina Aldi per la modifica dell'art.

29.

della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale cantonale delle

assicurazioni (Lptca) del 23 giugno 2008 (Implementazione della revisione LPGA

alle spese giudiziarie dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni) e

controprogetto».

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso é respinto.

2. Non si percepisce tassa di

giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione agli interessati i

quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto

pubblico al Tribunale federale,

Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3

esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,

contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo

rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la

busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario di Camera

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti