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Decisione

35.2004.83

Vittima di una caduta da una seggiovia nel 01/2003 con contusione al ginocchio destro. Nel 08/2003 vengono annunciati dei disturbi alla spalla destra, sede di una lesione labbro ventro-craniale, che l

19 settembre 2005Italiano56 min

Source ti.ch

Fatti

i problemi alla spalla destra, argomentando:

"

La spettabile CO 1, alla quale il problema della

spalla era stato annunciato formalmente nell'agosto del 2003 per i motivi già

spiegati, in data 16 gennaio 2004 (doc. H, e quindi dopo circa sei mesi...)

pensò bene di sottolineare, per la prima volta, che i problemi della spalla non

erano conseguenti all'infortunio ma che si trattava di problemi degenerativi

dovuti a malattia (insomma: la solita storia..). In precedenza invece,

l'atteggiamento della CO 1 aveva fatto intendere che il caso sarebbe stato da

loro assunto (e si noti che in data 9 dicembre 2003 la CO 1 aveva inviato alla

qui ricorrente un formulario per la dichiarazione di infortunio, da fare

compilare dal medico, doc. I).

Immediatamente la qui ricorrente prese posizione contro la

valutazione della CO 1 con lettera dei 29 gennaio 2004 (doc. L), alla quale

fece seguito, in data 19 marzo 2004, la decisione formale di cui al doc. M, cui

la signora RI 1 interpose tempestiva opposizione (doc. C) in data 13 aprile

2004.

Vale già da ora la pena di sottolineare che i medici neutri della CO

1 non hanno MAI visitato la paziente, ed hanno emesso i loro giudizi unicamente

su ipotesi campate in aria. Si veda il rapporto del 17 marzo 2004 annesso alla

decisione formale del 19 marzo 2004. Ci si chiede ad esempio come possa il

dottor __________ sostenere che l'assicurata, nel corso dell'evento

infortunistico del 10 gennaio 2003, si sarebbe fatta male al ginocchio destro

senza menzionare la spalla. Forse che il medico era presente? Inoltre il

rapporto del curante del 14 aprile 2003 menzionava che la paziente stava bene

relativamente al problema del ginocchio, non relativamente alla spalla destra.

A questo proposito si veda anche il rapporto della dottoressa __________ del 28

giugno 2004, doc. E, dove pure la dottoressa __________ ribadisce che la paziente

le aveva detto, il 16 gennaio 2003, di essere caduta dalla seggiovia battendo

l'emicorpo destro, in particolare il braccio e il ginocchio.

In questo senso non è assolutamente vero che l'assicurata ha

iniziato a soffrire di dolori alla spalla unicamente nell'agosto del 2003, come

sostiene, arbitrariamente, il dottor __________. Questa è una valutazione

arbitraria e fuorviante del medico __________ della CO 1. Si precisa quindi già

da ora che, se codesto lodevole Tribunale non dovesse ritenere sufficienti gli

elementi agli atti onde decidere in favore della ricorrente, si chiede

l'effettuazione di una perizia giudiziaria specialistica, non potendo codesto

lodevole Tribunale potere assolutamente fare affidamento su un rapporto medico

(quello del dottor __________, che parte da presupposti

errati ed arbitrari e che inoltre non ha mai visto la paziente: a

questi livelli il medico lo può fare anche lo scrivente legale... ).

(…)

La CO 1, a mezzo della decisione su opposizione qui impugnata,

nega il nesso di causalità naturale fra l'evento infortunistico ed i disturbi

alla spalla destra. Si ritiene che la posizione della CO 1 non sia per nulla

condivisibile, e del resto il dottor __________, con rapporti del 2 marzo 2004

(doc. N) e del 31 agosto 2004 (doc. O), sottolinea senza mezzi termini che in

casu siamo di fronte ad una problematica - post-infortunistica. Il tutto con

probabilità preponderante. Il rapporto ed il parere del dottor __________ sono

da tenere in seria considerazione, ritenuto:

a) che il dottor

__________ è uno specialista rinomato per quanto riguarda i problemi della

spalla;

b) che egli non

si è limitato a valutare la situazione in modo astratto, sulla base della sola

documentazione medica, ma ha visto ed operato la paziente (contrariamente a

quanto effettuato dal medici della CO 1);

c) che il dottor

__________ ha descritto in modo cristallino i motivi per i quali i problemi

alla spalla destra di cui soffre l'assicurata sono di origine post-traumatica.

Considerandi

II dottor __________ precisa del resto che "praticando da

diversi anni la chirurgia ortopedica della spalla, ho potuto constatare diverse

volte che i pazienti, dopo essersi infortunati procurandosi un'instabilità

della spalla per una lesione del labbro, sono rimasti oligosintomatici per

mesi, ripresentando comunque nuovamente, dopo un paio di mesi, dei problemi

dovuti all'instabilità" (doc. O).

(…)

Per tutti questi motivi, si chiede che il ricorso venga accolto, e

si ritiene che la decisione su opposizione della CO 1 sia del tutto errata, con

conseguente annullamento della stessa.

Relativamente quindi ai problemi della spalla destra, viene

ammesso il nesso di causalità naturale fra la lesione della spalla destra e

l'evento infortunistico, ritenuto poi evidentemente che una caduta come quella

di cui è stata oggetto la qui ricorrente è chiaramente suscettibile di

cagionare i disturbi lamentati dalla signora RI 1 (e quindi è data la causalità

adeguata, problema sul quale la CO 1 non si era nemmeno chinata). Si noti che

l'altro che, relativamente al problema della spalla destra, il caso non è certo

chiuso (ritenuto che né lo status quo ante né lo status quo sine sono

stati raggiunti, e che la ricorrente è ancora in cura medica), e che la signora

RI 1 è rimasta inabile al lavoro in misura totale, per il problema alla spalla,

dal 21 settembre 2003 al 12 gennaio 2004, ed al 50% dal 13 gennaio 2004 al 21

gennaio 2004 (e viene allegato il doc. I, in copia, non a chiusura

del caso, ma solo per provare i periodi di inabilità lavorativa, sia

chiaro). Il caso non può del resto essere ancora chiuso, per cui la CO 1

dovrà continuare ad erogare le prestazioni mediche, l'eventuale indennità

giornaliera e, se del caso, una rendita di invalidità al momento della chiusura

del caso."

(I)

1.5

L’Istituto

assicuratore, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione del gravame con

argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (IV).

1.6

In replica,

la ricorrente ha chiesto che il TCA abbia ad ordinare una perizia medica

giudiziaria, a richiamare le rispettive cartelle cliniche dalla fisioterapista __________,

dai dott. __________ e __________ e dalla __________, nonché a procedere

all’audizione testimoniale della fisioterapista e della sua curante (VI).

1.7

In data 16 febbraio

2005, il Presidente del TCA ha proceduto all'audizione testimoniale della

dott.ssa __________ e della fisioterapista, __________ (XII).

Alla

fisioterapista è stato assegnato un termine di 5 giorni per comunicare al

Tribunale alcune indicazioni riguardanti le modalità secondo cui sono state

effettuate le sedute fisioterapiche.

__________

ha fornito le informazioni richiestele il 20 febbraio 2005 (XV + allegati).

1.8

In corso di

causa, il TCA ha interpellato il dott. __________, al quale sono state rivolte

alcune domande attinenti alla diagnosi di instabilità anteriore della spalla

(XIII).

La sua

risposta è pervenuta il 15 marzo 2005 (XVII).

Il 16

marzo 2005, questo Tribunale ha di nuovo preso contatto con il dott. __________,

allo scopo di ottenere delle precisazioni riguardo a quanto da lui

precedentemente sostenuto (XVIII).

Il nuovo

rapporto del dott. __________ è datato 11 aprile 2005 (XXI).

1.9

Le parti

hanno preso posizione sulla documentazione ulteriormente raccolta il 19 aprile

2005.

(XXIII), rispettivamente, il 22 aprile 2005 (XXIV + allegato).

A RI 1 è

ancora stata concessa la facoltà di formulare delle osservazioni sul contenuto

del referto 21 aprile 2005 del dott. __________ (XXVI e XXVII).

1.10

Il 12

settembre 2005, il Presidente del TCA ha ascoltato, in qualità di testi, __________,

già consulente assicurativo dell’CO 1, e il dott. __________ (XXXIX).

in

diritto

2.1

Il 1°

gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del

diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000.

Con la

stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.

Dal

profilo temporale il giudice delle assicurazioni sociali applica di principio

le norme di diritto materiale in vigore al momento in cui si realizza la

fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1; DTF 128 V 315=SVR 2003

ALV Nr. 3; DTF 127 V 467 consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b; STFA del 4 giugno

2004.

nella causa L., H 6/04; STFA del 10 settembre 2003 nella causa Cassa

pensioni X. c/ C., B 28/01; STFA del 20 gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K

133/01).

Inoltre,

il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda

di regola sui fatti che si sono realizzati fino all'emanazione della decisione

amministrativa contestata (cfr. DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV nr. 3; DTF 121 V 366

consid. 1b; qui: il 15 giugno 2004).

Di

conseguenza, nel caso in esame, visto che l’infortunio in discussione è

accaduto il 10 gennaio 2003, tornano applicabili le disposizioni di diritto

materiale della LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003.

2.2

L’oggetto

della lite é la questione a sapere se l’assicuratore infortuni era o meno

legittimato a negare le proprie prestazioni in relazione ai disturbi alla

spalla destra, notificatigli dalla ricorrente nel corso del mese di agosto

2003.

2.3

Giusta

l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi

d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione

dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare

(art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

Il

diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello

dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità

lavorativa, con l'assegna­zione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

Parimenti,

il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da

attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno

persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del

trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello

stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur

l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

Se, al

momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità

lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in

capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle

prestazioni sanitarie.

D'altro

canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione

importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad

un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.

2.4

Presupposto

essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro

gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale

fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).

Questo

presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza

l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare

o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che

l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è

sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia

comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,

vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

È

questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla

salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione

amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità

preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -

applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia

di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.

145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella

causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121

V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto

2000.

nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C

341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106

consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468

consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323

consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler

Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de

causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,

quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF

119.

V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V

164; DTF 113 V 46).

Ne discende

che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile

ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato

dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406

consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

L'assicuratore

contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che

le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione

delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:

- quando

lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva

immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

- quando

lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione

ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche

senza l'infortunio (status quo sine)

(cfr.

RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,

Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die

Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino

dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

In

una sentenza del 7 luglio 2005 nella causa R., U 135/05, consid. 3.2, il TFA ha

ricordato che:

"

Zu präzisieren ist, dass mit dem status quo sine

der Gesundheitszustand bezeichnet wird, der sich bei einem schicksalsmässig

verlaufenden, krankhaften Vorzustand ergibt, wenn nach einer vorübergehenden,

unfallbedingten Verschlimmerung die auf einen Unfall zurückzuführende

Gesundheitsschädigung vollständig abheilt und der Unfall keine natürliche

Ursache des beim Versicherten vorhandenen Gesundheitsschadens mehr darstellt.

Demgegenüber wird unter dem status quo ante ein unmittelbar vor dem Unfall

bestehender und stabiler Vorzustand verstanden, der wieder erreicht wird, wenn

die unfallbedingte Gesundheitsschädigung vollständig abgeheilt ist (vgl. W.

Morger, Zusammentreffen verschiedener Schadensursachen (Art. 36 UVG),

Versicherungs-Kurier 1987, S. 133 und 137; vgl. auch A. Maurer, Schweizerisches

Unfallversicherungsrecht, Bern 1985, S. 474). Liegt ein schicksalsmässig

verlaufender krankhafter Vorzustand im Sinne des status quo sine vor, schliesst

dieser das Erreichen des status quo ante aus (Fredenhagen, Das ärztliche

Gutachten, 4. A., Bern 2003, S. 103). Umgekehrt kann ein status quo sine gar

nie eintreten, wenn ein stabiler krankhafter Vorzustand durch einen

unfallbedingten Gesundheitsschaden nur temporär verschlimmert und der status

quo ante wieder erreicht wird."

(STFA

succitata)

Secondo

la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia

dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è

liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non

costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.

Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il

diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio

deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza

preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un

effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto

alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma

all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi

citati).

2.5

Occorre

inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure

l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi

summenzionati.

Un evento

è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso

ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a

provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi

appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181

consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e

382.

consid. 4a e sentenze ivi citate).

Comunque,

qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può

rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della

causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste

questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

La

giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore

restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni

allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza

di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che

l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che

solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102

consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine;

cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des

Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,

L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches

Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

2.6

Dalle

tavole processuali emerge che, nel mese di gennaio 2003, RI 1 si trovava in Val

__________ per una vacanza sugli sci.

In data 10 gennaio 2003,

nel scendere da una seggiovia, essa è caduta a terra, battendo l’emicorpo

destro, in particolare la gamba destra (doc. 1, 19 e B).

Il 16 gennaio 2003,

l’assicurata ha consultato la dott.ssa __________, spec. FMH in medicina

interna, la quale ha constatato, all’esame clinico, un ginocchio gonfio e

diagnosticato una sospetta lesione del menisco mediale.

Essa ha quindi predisposto

l’esecuzione di un’artro-risonanza magnetica del ginocchio e di fisioterapia

(doc. 7).

In data 21 febbraio 2003,

ha avuto luogo un consulto specialistico presso il dott. __________, spec. FMH

in chirurgia ortopedica, il quale ha posto la diagnosi di stiramento del

legamento collaterale mediale e di instabilità del crociato anteriore.

Egli ha peraltro

consigliato di proseguire con le sedute di fisioterapia (cfr. allegato al doc.

7.

e doc. 9).

Con certificato del 29

agosto 2003, la dott.ssa __________ ha indicato che la chiusura della cura

medica ha potuto avvenire il 14 aprile 2003, data in cui la sua paziente “stava

benissimo” (doc. 7).

Nel corso del mese di

agosto 2003, RI 1 ha informato il proprio assicuratore di lamentare disturbi

alla spalla destra, parte del corpo anch’essa verosimilmente interessata dal

trauma subito il 10 gennaio 2003 (doc. 5).

Il 12 agosto 2003,

l’assicurata ha privatamente interpellato il dott. __________, spec. FMH in

chirurgia ortopedica, il quale ha ordinato un’artro-RM della spalla destra.

Il citato esame

strumentale, effettuato il 14 agosto 2003, ha evidenziato, in particolare, una

lesione dello SLAP di I. grado e lacerazione del labbro glenoidale anteriore

tra le ore 12.00 e 15.00, nonché un’importante borsite sottodeltoidea e

peri-artropatia omero-scapolare con calcificazione tendinea e della borsa (doc.

6).

Di fronte all’insuccesso

delle cure conservative, l’insorgente, in data 22 settembre 2003, è stata

sottoposta ad un intervento artroscopico di stabilizzazione anteriore della

spalla destra e di asportazione della calcificazione (doc. 15).

In data 11 novembre 2003,

l’assicurata è stata sentita da un ispettore dell’CO 1.

Dal relativo rapporto si

evince, per quanto qui di interesse, che, inizialmente, i disturbi erano

localizzati soltanto al ginocchio destro. È verso il mese di marzo 2003 che la

ricorrente ha iniziato a lamentare dei disturbi alla spalla destra e, per

questa ragione, essa si è rivolta alla dott.ssa __________, la quale, pensando

a dei dolori artritici o artrosici, ha disposto delle sedute di fisioterapia,

pagate dall’assicurazione contro le malattie.

Per quanto riguarda gli

antecedenti, RI 1 ha dichiarato di essere già stata nel 2002 in cura medica per

problemi (tendinite calcarea) alla spalla destra (doc. 19).

Con certificazione del 2

marzo 2004, il dott. __________ ha affermato che, a suo avviso, i disturbi

accusati dall’assicurata alla spalla destra sono di natura post-infortunistica

(doc. 27).

Con apprezzamento del 17

marzo 2004, il medico di circondario dott. __________, spec. FMH in ortopedia e

traumatologia, ha riconosciuto che per insorgere una lesione del labbro

ventrale necessita di un evento traumatico di una certa violenza, tuttavia, in

ragione del relativamente lungo periodo di latenza con cui sono apparsi i

disturbi, egli non ha potuto ammettere l’esistenza di una relazione di

causalità naturale con l’infortunio del gennaio 2003:

"

Da zur Zerreissung des ventralen Labrums eine

gewisse Gewalteinwirkung zu postulieren ist entschied man, die rechte Schulter

sei ebenfalls am 10.01.03 geschädigt worden. Es ist aber nicht verständlich,

dass ein derartiges Geschehen asymptomatisch bleibt und sich erst 6 bis 8

Wochen später bemerkbar macht. Ich kann deshalb zwischen dem Ereignis vom

10.01.03

und der Schulterpathologie keinen kausalen Zusammenhang etablieren.

Bei der Patientin lag eine Verkalkung im Bereich

der Rotatorenmanschette und der Bursa vor, es ist denkbar, dass dies

symptomatisch wurde, ist als krankhafte Veränderung einzustufen. Bei der

Operation im September wurde auch dieses Problem angegangen, man kann durchaus

postulieren, die bursalen Veränderungen seinen für die Schmerzhaftigkeit

hauptverantwortlich gewesen, die Schädigung des Labrums ventral eher ein

Zufallsbefünd, in den Unterlagen ist nicht ausgeführt, wie augeprägt die

Instabilitätsbeschwerden waren.

Im Schreiben vom 02.03.04 hält Dr. __________

fest, die ventrale Labrum-Desinsertion sei mit Wahrscheinlichkeit

posttraumatisch. Ich teile diese Ansicht durchaus, da aber am 10.01.03 jegliche

diesbezügliche Symptomatik fehlte, kann die Schulterverletzung nicht auf

dieses Ereignis zurückgeführt werden.

Eine so genannte unfallähliche Körperschädigung

lag an der Schulter nicht vor. Es ginge zu weit, auf Grund der Labrumschädigung

ventral eine stattgehabte Luxation zu postulieren. Eine solche figuriert in der

Liste der unfallähnlichen Körperschädigungen."

(doc. 29)

Fra

gli atti di causa figura inoltre un rapporto, datato 5 maggio 2004 ed

indirizzato all’CO 1, della fisioterapista __________, il cui contenuto é

segnatamente il seguente:

" Le

scrivo per informarla del mio completo disappunto sul modo in cui state

trattando il caso della Signora RI 1 di __________, mia paziente per quanto

concerne la fisioterapia.

Come le è noto sin dall'inizio delle terapie, nel gennaio 2003

avevamo iniziato dei trattamenti fisioterapici inerenti l'infortunio del

10.01.2003

(caduta dalla seggiovia).

Durante l'anamnesi iniziale la paziente mi riferiva di aver

valgizzato le ginocchia e di aver picchiato la spalla destra, accusando subito

dolori sia alle ginocchia che alla spalla destra, con i relativi problemi sia

nella deambulazione che nei movimenti articolari.

Siccome il referto della risonanza magnetica al ginocchio destro

risultava preoccupante, l'intervento fisioterapico riguardò tale articolazione

(vedi le prescrizioni del Dr. Med. __________ dell'__________ di __________).

Comunque già dal 04.02.03 dovetti eseguire alcune terapie per la

spalla destra a causa dell'acutizzarsi dei dolori e della limitazione

articolare derivante.

Se intanto la situazione delle ginocchia andava migliorando,

quella della spalla destra peggiorava, al punto tale che in aprile i dolori

notturni si erano fatti esacerbanti. Il test di instabilità anteriore risultava

positivo.

Purtroppo i tentativi di terapia conservativa non portavano i

risultati sperati e consigliai dunque alla paziente di rivolgersi al Dr. Med. __________

dell'__________ di __________ per un consulto specialistico, avvenuto solamente

il mese di agosto a causa della lista di attesa.

Il medico confermò i miei sospetti (veda il suo referto medico).

La paziente la informò repentinamente della situazione della

spalla, quale conseguenza dell'infortunio occorsole in gennaio.

Tentammo un trattamento di stabilizzazione tramite esercizi ma gli

sforzi risultarono invani. Non rimase altro che optare per l'intervento chirurgico."

(doc. 33)

Prima di procedere

all’emanazione della decisione su opposizione impugnata, l’Istituto

assicuratore ha sottoposto l’intera documentazione a sua disposizione al dott. __________,

il quale ha espresso le seguenti considerazioni a proposito dell’eziologia dei

disturbi alla spalla destra:

"

Im Rahmen des Einspracheverfahrens wurden die

Akten noch einmal sorgfälting studiert. Hinweis auf die __________

Stellungnahme vom 17.03.2004. Weitere Abklärungen sind für die

versicherungsmedizinische Beurteilung nicht nötig.

Echtzeitlich ist eine Verletzung der rechten

Schulter weder dokumentiert noch wahrscheinlich.

Gemeldet und behandelt wurden primär lediglich

Beschwerden am rechten Knie. Auch hier fand sich im MRI nur eine

altersentsprechende degenerative Meniskopathie im Hinterhorn medial.

Bezüglich Schulter ist auch wegen der

beschwerdefreien Latenz bis mindestens März 2003 eine Unfallkausalität

unwahrscheinlich. Die Natur macht keine Sprünge. Die bei der Arthroskopie vom

22.09.2003

festgestellte Labrumläsion ventral ist also keine

wahrscheinliche Folge des Unfalles vom 10.01.2003. Viel wahrscheinlicher

handelt es sich dabei (wie die Bursitis und die Tendinitis calcarea) um eine

degeneratives Problem. Die Rotatorenmanschette ist aber intakt. Im übrigen sind

bekanntlich Labrumläsionen auch nicht in der abschliessenden UKS-Liste (Art. 9

Abs. 2 UVV) aufgeführt. Der nachträgliche Begriff "posttraumatisch"

ist rein zeitlicher Natur. Dadurch wird medizinisch nichts erklärt oder

bewiesen."

(doc.

36)

Da parte sua, la dott.ssa __________

ha così elencato i dati anamnestici della sua paziente:

" La

sopracitata paziente é in mia cura dal 2.4.2001.

Il 31.5.2001, la signora mi descriveva, tra l'altro, di soffrire

di dolori cervicali, irradianti alla spalla destra, lungo il solco

intertubercolare. L'immagine radiologica mostrava la presenza di calcificazioni

tendinee. A poco era servita l'esecuzione di ripetuti cicli di fisioterapia,

per cui disponevo per il 22.01.2002 l'esecuzione di un esame sonografico delle

due spalle che confermava quanto sospettato a livello del tendine del muscolo

sovraspinato. Normale il referto della spalla sinistra (allegato).

La paziente decideva quindi di recarsi alla "__________",

per discutere l'ulteriore procedere con il Dr. __________.

Dopo due infiltrazioni locali e continuazione della fisioterapia

specifica - secondo programma Sanantonio - la signora mi riferiva finalmente in

data 20.6.2002 di non avvertire più alcun dolore.

Il 16.1.2003, la signora RI 1 mi consultava riferendomi di avere

subito il 10.1.2003 una brutta caduta dallo Skilift. Non essendo riuscita ad

alzarsi all'arrivo della seggiovia contemporaneamente alle altre persone adulte

e di sesso maschile sedute con lei, veniva sollevata sulla controparte e cadeva

sulla neve sbattendo l'emicorpo destro, in particolare il braccio e il

ginocchio.

Clinicamente, quel giorno, il ginocchio si presentava gonfio e

dolente soprattutto alla palpazione della rima interarticolare mediale. Il

quadro era sospetto per una lesione del menisco, che è stata confermata

dall'arto RM eseguita il 24.1.2003.

Dopo consulto specialistico, eseguito il 21.2.2003 dal Dr. __________

(Ortopedia FMH, Clinica __________ di __________), la signora decideva ancora

una volta di procedere conservativamente, cioè con analgesici al bisogno e

fisioterapia. Il 14.4.2003 la paziente mi riferiva di essere appena tornata

dalle vacanze sciistiche, di essere stata bene con il ginocchio e di chiudere

quindi il caso concernente quell'infortunio. In tal senso mi esprimevo anche

nel rapporto finale all'CO 1, datato 29.8.2003. E' evidente come la mia

affermazione scritta "paziente stava benissimo" si riferisse al

ginocchio!

L'11.6.2003 la signora mi consultava dicendo "il braccio non

va" - "da quando sono caduta il tendine va dentro e fuori". Non

era nel frattempo avvenuto alcun nuovo trauma. Conoscendo la situazione

preesistente alla spalla destra, avevo deciso in accordo con la signora RI 1,

di procedere direttamente ad una nuova valutazione specialistica, avvenuta il

12.8.2003

presso il Dr. __________ (Ortopedia FMH). Il referto è in vostro

possesso. Per la presenza di un'istabilità anteriore, valutata come da diretta

conseguenza postraumatica, era poi seguito in data 22.9.2003 un intervento di

stabilizzazione. Vedi anche scritto del Dr. __________ del 02.03.2004.

Vista la lunga attesa prevista per la consultazione specialistica,

prescrivevo in data 01.07.2003 un primo ciclo di fisioterapia per la spalla;

questa stata eseguita presso "__________" di __________. Ulteriori

cicli, sono poi stati ordinati dall'ortopedico, ed eseguiti in successione,

sempre presso lo stesso studio fisioterapico."

(doc. E)

In data 31 agosto 2004, il

dott. __________, sollecitato dall’allora patrocinatore dell’assicurata, ha

dichiarato che, citiamo: “… vi è la probabilità preponderante che la caduta,

anche se avvenuta sulla spalla che lamentava già una tendinite calcarea, ha accusato

la lesione post-infortunistica/post-traumatica della lesione del labbro

anteriore con un’instabilità anteriore. Praticando da diversi anni la chirurgia

ortopedica della spalla, ho potuto constatare diverse volte che i pazienti,

dopo essersi infortunati procurandosi un’instabilità della spalla per una

lesione del labbro, sono rimasti oligosintomatici per mesi, ripresentando

comunque nuovamente, dopo un paio di mesi, dei problemi dovuti all’instabilità.

La spalla non era ridotta malissimo da impedirne la mobilità, ma presentava

semplicemente un’instabilità anteriore. Com’è ben conosciuto ogni singolo individuo

reagisce diversamente al dolore, per esempio vi sono pazienti che per mesi

sopportano forti dolenzie a causa di un’importante lesione” (doc. O).

Con lo

scopo di chiarire soprattutto la questione legata alla pretesa latenza dei

disturbi localizzati alla spalla destra, in data 16 febbraio 2005, il

Presidente del TCA ha proceduto all'audizione testimoniale della dott.ssa __________

e della fisioterapista __________.

Il medico

curante di RI 1, esaminata la relativa cartella clinica, ha dichiarato che la

paziente le ha riferito, per la prima volta, di problemi all’arto superiore

destro in occasione della consultazione del 15 maggio 2003, quando venne

prescritta della fisioterapia.

In

precedenza (visite del 16 gennaio, 5 febbraio e 14 aprile 2003), le sue

lamentele erano incentrate esclusivamente sui disturbi al ginocchio destro:

"

Il presidente del TCA chiede alla Dr.ssa __________

come mai nello scritto del 28 giugno 2004 indica semplicemente che il 16

gennaio 2003 l'assicurata si è presentata da lei lamentando dei dolori al

ginocchio. La teste risponde che in quella occasione e il 5 febbraio 2003 la

sig.ra RI 1 non le ha parlato di problemi alla spalla.

In occasione della prima visita ho deciso di fare

effettuare la risonanza magnetica e di inviare l'assicurata dal medico

ortopedico.

E' possibile che la signora abbia effettuato

spontaneamente delle sessioni di fisioterapia già in gennaio presso la sig.ra __________

che l'aveva già avuta in cura in precedenza per il problema alla spalla.

La teste conferma di avere ordinato delle sedute

di fisioterapia per il ginocchio.

L'assicurata si è lamentata per la prima volta di

dolori alla spalla il 15 maggio quando mi ha chiesto di ordinare delle sedute

di fisioterapia.

L'11 giugno 2003 l'assicurata mi ha ancora

consultato dicendomi "il braccio non va" e usando le testuali

parole: "... da quando sono caduta il tendine va dentro e fuori".

La teste precisa di avere visto ancora la

paziente il 14.4.2003, di avere attestato che stata benissimo, evidentemente solo

con riferimento al ginocchio, visto che della spalla non avevamo mai parlato.

Tutto ciò è avvenuto dopo che l'assicurata aveva effettuato un periodo di

vacanze sciistiche.

Il presidente del TCA legge alla teste un

estratto del doc. 19 da "S.E. ... __________ " (pag. 2). La

dr.ssa __________ ribadisce di avere visto l'assicurata il 5 febbraio, il 14

aprile e di avere prescritto la fisioterapia per la spalla nel mese di maggio.

La teste riconferma che sulla sua cartella non

figura nessun riferimento alla spalla prima di metà maggio.

La teste al riguardo vuole ancora precisare che è

comunque non inabituale che una persona che aveva già avuto problemi alla

spalla ritenga che nuovi dolori in quella zona siano da ascrivere allo stesso

problema e non alla caduta.

La dr.ssa __________ precisa che l'instabilità

constatata dal dr. __________ è qualche cosa di diverso rispetto ad una

tendinite, per cui deve essere stata provocata da un trauma.

Rispondendo all'avv. RA 1, la teste conferma che

in occasione della visita del 16 gennaio 2003, l'assicurata le ha detto di

avere picchiato anche il braccio. Al riguardo non vi è stato più nessun seguito

terapeutico."

(XII -

verbale di audizione teste dott.ssa __________)

Da parte sua, __________

ha esposto che le sedute di fisioterapia hanno avuto inizio nel corso del mese

di gennaio 2003, posteriormente all’evento traumatico assicurato, e che, già a

quel momento, l’assicurata presentava dei disturbi, oltre che al ginocchio,

anche alla spalla destra. Le terapie all’arto superiore destro iniziarono

comunque soltanto nel mese di febbraio 2003, ossia quando RI 1 le comunicò di

non riuscire a dormire la notte a causa dei dolori:

"

Nel 2001 o nel 2002 ho conosciuto al sig.ra RI 1

che mi è stata inviata dalla Dr.ssa __________ per un problema alla spalla. Si

trattava di una tendinite calcarea.

L'ho rivista nel 2003 dopo l'infortunio avvenuto

cadendo da una seggiovia nel gennaio 2003. Mi disse che aveva picchiato tutto

il lato destro, causandole dolori sia al ginocchio che alla spalla. La prima

seduta ha avuto luogo nel mese di gennaio.

Il presidente del TCA fa rilevare che le sedute

di fisioterapia sono state ordinate dalla dr.ssa __________ all'inizio del mese

di febbraio e quindi chiede alla teste come mai le sedute sono già iniziate in

gennaio.

La teste precisa di non avere con sè la

documentazione atta a comprovare che sono effettivamente iniziate in gennaio.

Comunque sottolinea che se il 5 maggio 2004 si era espressa in quel modo è

perché aveva verificato le fatture.

In simili condizioni il Presidente del TCA

assegna un termine di 5 giorni alla sig.ra __________ per

indicare:

- quando sono iniziate le sedute di fisioterapia;

- nel caso fossero effettivamente iniziate in gennaio, se la sig.ra RI 1 si era

presentata spontaneamente o se era stata inviata dalla dr.ssa __________.

In una prima fase, avendo forti dolori al

ginocchio, ci siamo concentrati su quello. I dolori alla spalla (flessione,

abduzione e rotazione interna "mano sulla schiena") erano già

esistenti a quel momento. A quel momento non li ho trattati per il motivo

appena detto. Già in febbraio l'assicurata mi disse che non riusciva a dormire

di notte per i problemi alla spalla, per cui abbiamo iniziato a trattare anche

quelli."

(XII - verbale di

audizione teste __________)

La fisioterapista ha

peraltro sostenuto di avere già allora capito che RI 1 soffriva di

un’instabilità della spalla destra, ovvero, a suo avviso, di una problematica

di origine traumatica, diversa dalla tendinite calcarea trattata precedentemente

all’evento infortunistico del mese di gennaio 2003:

"

Il presidente del TCA chiede alla teste se a

quel momento si era fatta un'idea sui motivi di questi dolori alla spalla.

La teste risponde che si trattava delle

conseguenze di una caduta perché le sintomatologie erano diverse. In caso di

tendinite calcificata, il dolore avviene durante il giorno e a seconda dei

movimenti e dei gradi con riferimento al punto preciso dove c'è la

calcificazione. E' invece tipico della lesione che il dolore viene percepito

soprattutto durante la notte, ma anche durante il giorno nei movimenti.

Nel caso specifico della signora RI 1,

effettuando i test di valutazione oggettiva e ponendo il braccio nel quadrante

ho potuto constatare l'instabilità della spalla. La testa omerale scivola in

avanti (da posteriore ad anteriore) proprio perché quello che dovrebbe fare da

contrafforte viene a mancare."

(XII - verbale di

audizione teste __________)

Chiamata dal Presidente

del TCA ad esprimersi, da una parte, sul fatto che le prime sedute di

fisioterapia per la spalla destra sono state prescritte dalla dott.ssa __________

soltanto nel corso del mese di maggio 2003 e, d’altra parte, che l’assicurata è

stata in grado nel marzo 2003 di effettuare alcuni giorni di sci alpino, __________

ha affermato quanto segue:

"

Il presidente del TCA chiede alla teste come

spiega che l'assicurata, pur avendo avuto questi dolori alla spalla già al mese

di febbraio, si è vista prescrivere la fisioterapia per la spalla soltanto nel

mese di maggio.

La teste risponde che dipende dalla gravità della

lesione. All'inizio può essere parziale e dare già la sintomatologia descritta

al mese di febbraio e poi peggiorare anche dopo alcuni mesi a furia di usare

l'arto.

(…).

La teste, rispondendo al Presidente del TCA,

ritiene che la lesione alla spalla non impediva all'assicurata di effettuare

dello sci. Si tratta di un buon sistema di riabilitazione dopo un'operazione al

ginocchio. Poiché a quel momento il dolore alla spalla era diminuito, non vi

era ragione per impedirle di effettuare dello sci (diversa sarebbe stata la

situazione se ad esempio avesse voluto giocare a tennis o nuotare a dorso)."

(XII - verbale di

audizione teste __________)

Dalla documentazione che

la fisioterapista __________ ha trasmesso a questo Tribunale il 20 febbraio

2005.

emerge che le sedute di fisioterapia sono iniziate, in realtà, in data 3

febbraio 2003:

" Le

invio come richiestomi i certificati, con le relative prescrizioni mediche e le

richieste di garanzia CO 1, concernenti i trattamenti effettuati alla Signora RI

1.

dopo l’infortunio del 10/01/2003.

Dunque le sedute di fisioterapia erano iniziate il 3 febbraio

2003, prima del consulto medico presso la dottoressa __________ del 5 febbraio

2003.

L’equivoco del “mese di gennaio” citato nel mio scritto alla CO 1

del 5 maggio 2004 è da spiegarsi con il fatto che per fissare il primo

appuntamento i pazienti mi contattano telefonicamente. Spesso già in tale

colloquio telefonico mi spiegano il caso, di modo tale che io possa valutare con

che urgenza convocarli. Essendo stato il 3 di febbraio un lunedì, la

conversazione telefonica deve essere caduta inevitabilmente in gennaio. Inoltre

ricordo che la mia lista di attesa, prima di poter dare un appuntamento, va da

un minimo di 2 settimane fino a 3-4 mesi. Avendo reputato come urgente

il caso, ho convocato il più presto possibile la paziente."

(XV + allegato 4)

Il 16 febbraio 2005, il

TCA ha interpellato il dott. __________, e cioè lo specialista che eseguì

l’intervento operatorio del 22 settembre 2003, il quale è stato invitato a

rispondere alle tre domande seguenti:

"

Ai fini dell’istruttoria di causa, la invitiamo

a rispondere – entro il termine di 10 giorni a contare dalla ricezione

della presente – ai seguenti quesiti:

1.

Voglia descrivere nel dettaglio come si

manifesta clinicamente la patologia diagnosticata a suo tempo

all’assicurata.

2.

La citata affezione comporta o meno degli

impedimenti nell’utilizzo del braccio interessato? Se sì, quali?

3.

Ritiene che la presenza di un’instabilità

della spalla sia compatibile con la pratica dello sci alpino? Voglia,

in ogni caso, motivare la sua risposta.

(…)."

(XIII)

Il 10 marzo 2005, il

citato sanitario ha fornito le seguenti risposte:

" dando

seguito alla vostra lettera dello scorso 16 febbraio vi comunico quanto segue:

1.

la paziente a margine, come già descritto nella mia lettera del

2.

marzo 2004, si era procurata una traumatizzazione della spalla dx con

una lesione anteriore. Lesione che ha provocato l’instabilità anteriore,

centrata su una spalla con presente una tendinite calcarea.

2.

Quando ho visto la paziente per la prima volta, il 12 agosto

2003, presentava un’instabilità anteriore della spalla dx, la parte

della tendinite calcarea non mostrava una problematica clinicamente apparente.

3.

L’instabilità anteriore della spalla è un fattore

post-infortunistico a causa di una caduta e una retroversione della testa

omerale. Tale problematica è una delle più frequenti praticando lo sci

alpino."

(XVII)

Constatato che il dott. __________,

in realtà, non aveva risposto compiutamente ai quesiti postigli, questa Corte

lo ha ricontattato in data 16 marzo 2005:

"

Dalle tavole processuali risulta che

l’assicurata, in data 10 gennaio 2003, nel scendere da una seggiovia, è caduta

a terra, battendo l’emicorpo destro.

L’istruttoria di causa ha, d’altro canto,

consentito di appurare che, nel corso del mese di marzo 2003, essa ha potuto

praticare tre giorni di sci alpino.

Con il suo referto del 31 agosto 2004, lei ha

sostenuto, fra l’altro, che, citiamo: “… a mio avviso, vi è la probabilità

preponderante che la caduta, anche se avvenuta sulla spalla che lamentava già

una tendinite calcarea, ha causato la lesione

post-infortunistica/post-traumatica della lesione del labbro anteriore con

un’instabilità anteriore”.

In data 16 febbraio 2005, le è stato chiesto di

descrivere i sintomi clinici di una instabilità anteriore della spalla, di

indicare se tale affezione comporta generalmente delle limitazioni

nell’utilizzo del braccio interessato e, soprattutto, di precisare se una

persona affetta da una instabilità anteriore della spalla è o meno generalmente

in grado di praticare lo sci alpino.

Ora, esaminato il suo rapporto del 10 marzo 2005,

lo scrivente Tribunale deve constatare che lei non ha fornito una risposta ai

precisi quesiti che le sono stati posti.

La invitiamo pertanto a porvi rimedio entro il

termine di 10 giorni a contare dalla ricezione della presente, tenendo

conto di tutto quanto precede."

(XVIII)

Questo il tenore del

referto da lui allestito in data 11 aprile 2005:

" I

sintomi clinici di un’instabilità anteriore della spalla sono molto variabili e

dipendono chiaramente da paziente a paziente.

Un’instabilità anteriore, nel senso di una lesione delle strutture

anteriori della spalla (labbro, capsula, sottoscapolare, capolungo del

bicipite), viene operata se il paziente è sintomatico, questo perché lamenta

dolori anche a riposo o accusa una funzione limitata nei movimenti.

Nelle letteratura è conosciuto che un’instabilità anteriore di un

certo grado può anche essere compensata con un’importante muscolatura ventrale

che fa da blocco e compenso della lesione riscontrata.

Per questo motivo delle generalizzazioni mi risultano piuttosto

difficili, posso solo affermare che la massa muscolare della signora RI 1 era

inesistente, motivo per il quale presentava un’instabilità anteriore

sintomatica.

Nel caso della paziente tale affezione era complicata da uno stato

pre-esistente di tendinite calcarea traumatizzata, perciò di un deposito di

calcio intra-tendineo che dopo un trauma, spesso e volentieri diventa

sintomatica.

Come sopra descritto una persona che ha un’instabilità anteriore

della spalla, può sicuramente praticare lo sci alpino se muscolarmente

compensata. Nell’altro caso i movimenti con il bastone porteranno sicuramente ad

uno stato algico glenomerale."

(XXI)

Unitamente alle osservazioni

del 22 aprile 2005, l’assicuratore LAINF convenuto ha prodotto un nuovo

apprezzamento medico del dott. __________, il quale si è sostanzialmente

riconfermato nella propria valutazione della causalità:

"

Die Aussage der

Physiotherapeutin im Schreiben vom 20.02.2005, dass sie bereits im Februar 2003 auch die rechte Schulter behandelt habe, beweist bezüglich

Kausalität nichts. Fest steht, dass in den ärztlichen

Physiotherapie-Verordnungen vom Febr. 2003 nichts von der Schulter erwähnt

ist. Auch die Versicherte selber gab im Rapport vom 17.11.2003 (Akt 19) an,

dass sie Schulter-Beschwerden erst im März 2003 verspürt habe.

Von den zusätzlichen

Zeugnissen des Orthopäden Dr. __________ vom 31.08.2004, 10.03.2005 und 11.04.2005 haben wir Kenntnis genommen.

Einigkeit besteht darin, dass eine Tendinitis calcarea ein krankhaftes Problem ist, und ein Labrum-Riss

mit vorderer Instabilität, wie er im Operations­bericht

vom 22.09.2003 beschrieben wurde, meist Folge eines Traumas ist.

Nur ist es

medizinisch nicht möglich, diesen Befund (erste Konsultation bei Herrn Dr. __________

am 12.08.2003) nachträglich mit überwiegender

Wahrscheinlichkeit auf den Unfall vom 10.01.2003 zurückzuführen.

Praxisgemäss sind die echtzeitlichen Aussagen und

Dokumente entscheidend. Nach allgemeiner Lebenserfahrung

verursacht die Traumatisierung eines Gelenkes sofort Schmerzen, und nicht erst

zwei Monate später. Wenn nach Aussagen der Versicherten selbst anfänglich keine

Schulter-­Beschwerden bestanden, und auch den Ärzten primär nichts von einer

Schulter-Verletzung gesagt wurde, dann ist eine Unfallkausalität eben höchstens

möglich. Dazu kommt, dass ausser fraglich die Labrum-Läsion nichts auf frische

Unfallfolgen hinweist, insbesondere sind Knorpel und Rotato­renmanschette

intakt, und auch im Arthro-MRI vom 14.08.2003 fand sich keine "bone

bruise". Im Übrigen kann ein behandelnder Arzt, speziell ein Operateur,

prinzipiell nicht gleichzeitig unabhän­giger

Experte in eigener Sache sein."

(XXIV)

In data 12 settembre 2005,

ha avuto luogo l’audizione testimoniale di __________, già consulente presso

l’Istituto assicuratore convenuto, e del dott. __________ (XXXIX).

Per quanto qui di

interesse, l’ispettore dell’CO 1, interpellato al riguardo dal Presidente del

TCA, ha indicato che, di regola, durante il colloquio con la persona

assicurata, egli prendeva degli appunti a mano, che, una volta ritornato in

ufficio, riscriveva e consegnava in __________. Generalmente, i protocolli così

allestiti non venivano trasmessi all’assicurato per essere da lui

controfirmati:

"

Il presidente del TCA chiede al teste di

precisare quali modalità seguiva quando operava questi accertamenti. Il teste

risponde che in certi casi provvedeva a scrivere direttamente un protocollo e

poi a farlo firmare. Nella maggior parte dei casi prendevo appunti a mano, poi

lo riscrivevo in ufficio e lo consegnavo in agenzia. Questa operazione avveniva

subito dopo avere avuto il colloquio con la persona interessata.

La regola era dunque quella che ho appena

descritto, mentre invece il protocollo con firma immediata dell'assicurato era

l'eccezione.

Non venivano di regola inviati i protocolli così

allestiti agli assicurati per la firma, li facevo semplicemente proseguire.

Eccezionalmente venivano mandati per la firma quando alla conclusione del

colloquio di fatto trovavamo già una soluzione (ad esempio sul diritto ad una

rendita) e allora lo inviavo alla persona in questione per verificare che fosse

tutto secondo quanto concordato. Spesso era presente anche il datore di lavoro.

Confermo che anche nei casi in cui il verbale

iniziale con "mi ha riferito quanto segue" e poi l'assicurato

descriveva in prima persona l'episodio in questione, il verbale non veniva

successivamente inviato all'assicurato.”

(XXXIX - verbale di

audizione teste __________)

Inoltre, per quanto

concerne il significato da attribuire alla frase, contenuta nel suo rapporto

ispettivo dell’11/17 novembre 2003, che inizia con l’abbreviazione “S.e.”

(“Salvo errore”, cfr. XXXIX, p. 2), __________ ha precisato che essa, citiamo:

“è da intendere nel senso che l’assicurata non mi ha indicato il giorno preciso

ma di certo è stata lei a dirmi “verso il mese di marzo”.

Il teste ha inoltre

aggiunto che con “verso il mese di marzo”, si potrebbe intendere anche,

citiamo: “o alla fine di febbraio o all’inizio di aprile”.

Egli ha infine dichiarato

di non poter escludere, senza avere a disposizione i suoi appunti (nel

frattempo distrutti), che i disturbi alla spalla destra siano iniziati già nel

mese di gennaio 2003 (XXXIX, p. 3).

Da parte sua, il dott. __________

ha ricordato che RI 1, prima del sinistro del gennaio 2003, già soffriva di importanti

dolori alla spalla destra, provocati da una tendinite calcarea.

A suo avviso, è dunque

plausibile che, successivamente all’evento in questione, l’assicurata abbia

risentito dei disturbi dovuti al danno infortunistico, che essa non era però in

grado di distinguere:

"

Il dr. __________ precisa che la signora, come

risulta dagli atti già in precedenza soffriva per una tendinite calcarea, che

le procurava dei dolori in modo non costante. Per questo ritengo che dopo la

lesione potevano esserci dolori provocati da quest'ultima che l'assicurata non

era in grado di distinguere.

Il dolore della tendinite calcarea è uno dei

dolori più forti che una persona può avere ad una spalla per cui la signora non

è rimasta in realtà asintomatica."

(XXXIX - verbale di

audizione teste dott. __________)

In merito al contenuto

delle certificazioni dei dottori __________ e __________, il chirurgo

ortopedico ha formulato le osservazioni seguenti:

"

Il presidente del TCA mostra al Dr. __________ i

rapporti dei dottori __________ e __________ e chiede se ha delle osservazioni

in merito.

Riguardo al rapporto del Dr. __________ ribadisco

che la paziente non era asintomatica prima del trauma.

Riguardo alle altre affermazioni preciso di avere

subito parlato dell'instabilità e prendo atto che anche il medico dell'CO 1

riconosce che si tratta di una lesione post-traumatica.

Sul rapporto del 21.4 del Dr. __________ si parla

di “Labrumläsion fraglich”. In realtà questa lesione c'era. Essa è sufficiente, non è

necessaria una lesione della cartilagine oppure della cuffia rotatoria e

nemmeno un "bone bruise", perché questa è una contusione

ossea.

Sul rapporto 9.6.2004 in realtà si contraddice

con quanto indicato in precedenza dal dr. __________. In realtà si tratta di

una lesione post-traumatica. Non è di carattere degenerativo in quanto

l'aspetto artroscopico sarebbe stato diverso."

(XXXIX - verbale di

audizione teste dott. __________)

Con riferimento al fatto

che, nel corso del mese di marzo 2003, RI 1 è stata in grado di praticare

alcuni giorni di sci alpino, il Presidente del TCA ha chiesto al dott. __________

se tale circostanza è in qualche modo atta a modificare la sua opinione circa

l’eziologia traumatica dei disturbi alla spalla destra.

Questa è stata la risposta

fornita dal teste:

"

Il presidente del TCA chiede al dr. __________

di precisare se alla luce dell'episodio scoperto nel corso dell'udienza

precedente e cioè che l'assicurata ha sciato per alcuni giorni durante il mese

di marzo conferma o meno l'opinione secondo cui il danno alla salute è da far

risalire con probabilità preponderante all'infortunio del mese di gennaio.

Il teste risponde: confermo quanto detto in

precedenza. Alcuni giorni di sci a distanza di 6/8 settimane dall'episodio in

questione non possono modificare la mia valutazione.

Infatti la signora RI 1 ha continuato a perdere

la muscolatura. Io l'ho vista a distanza di 7 mesi dall'infortunio. A quel

momento, visto l'esame clinico che ho fatto, posso certamente dire che la

signora RI 1 non sarebbe stata in grado di effettuare un'attività sportiva.

Riguardo alla possibilità di praticare lo sci,

sottolineo ancora una volta che dipende da paziente a paziente, sia per quel

che riguarda la tecnica che usa, sia per quel che riguarda la capacità di

sopportare il dolore.

(…).

L'avv. RA 1 chiede al teste se la tecnica

"Carving" sollecita meno la spalla. Il dr. __________ risponde di sì,

se la si sa praticare."

(XXXIX - verbale di

audizione teste dott. __________)

2.7

Secondo la

giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali è tenuto a vagliare

oggettivamente tutti i mezzi di prova, a prescindere dalla loro provenienza, ed

a decidere se la documentazione a disposizione permetta di rendere un giudizio

corretto sull'oggetto della lite. Qualora i referti medici fossero contraddittori

fra loro, non gli è consentito di liquidare il caso senza valutare l'insieme

delle prove e senza indicare le ragioni per le quali si fonda su un parere

piuttosto che su un altro (DTF 125 V 352). Determinante è, del resto, che il

rapporto sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami

approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,

che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella

presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano

motivate (cfr. DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p.

191ss.; DTF 122 V 160ss., consid. 1c e riferimenti).

L'elemento

rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo

di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma

semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

Agli atti

figurano, da un canto, le valutazioni del dott. __________ (cfr. doc. 27, O, XVII

e XXXIX), medico che, a suo tempo, aveva operato RI 1, e,

d'altro canto, i referti dei medici fiduciari dell’CO 1, i dott. __________ e __________

(doc. 29, 36 e XXIV bis).

Di

principio, le loro certificazioni possono essere prese in considerazione

nell'ambito di una valutazione globale delle prove. In effetti, come visto,

secondo la giurisprudenza federale, per decidere a proposito del valore

probante di un mezzo di prova, determinante è il suo contenuto,

piuttosto che la sua provenienza.

Tutto ben

considerato, questo Tribunale, pur tenendo conto che alle certificazioni del

medico curante - anche se specialista (cfr. STFA del 7 dicembre 2001 nella

causa M, U 202/01, consid. 2b/bb) - va riconosciuto un valore di prova

limitato, e ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente (cfr. RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (=

AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc), ritiene

più convincente l’apprezzamento del chirurgo ortopedico privatamente consultato

dalla ricorrente, rispetto a quello espresso dai medici di fiducia

dell'assicuratore LAINF convenuto, e ciò in base alle considerazioni che

seguono.

Il TCA osserva

innanzitutto che è incontestata la circostanza che una lesione del labbro con

instabilità anteriore della spalla destra, va generalmente ricondotta ad un

evento di natura traumatica (cfr., in proposito, i doc. 29: “Im Schreiben vom

02.03.04

hält Dr. __________ fest, die ventrale Labrum-Desinsertion sei mit

Wahrscheinlichkeit posttraumatisch. Ich teile diese Ansicht durchaus, …”,

XVII: “L’instabilità anteriore della spalla è un fattore

post-infortunistico a causa di una caduta e una retroversione della testa

omerale. Tale problematica è una delle più frequenti praticando lo sci alpino”,

XXIV bis: “Einigkeit besteht darin, dass eine Tendinitis calcarea ein

krankhaftes Problem ist, und ein Labrum-Riss mit vorderer Instabilität, wie er

im Operationsbericht vom 22.09.2003 beschrieben wurde, meist Folge eines

Traumas ist” e XXXIX, p. 4: “Sul rapporto 9.6.2004 in realtà si contraddice

con quanto indicato in precedenza dal dr. __________. In realtà, si tratta

di una lesione post-traumatica. Non è di carattere degenerativo in quanto

l’aspetto artroscopico sarebbe stato diverso”– la sottolineatura è del

redattore).

Per contro, vi é

divergenza di opinioni a proposito del fatto che sia stato proprio il sinistro

del 10 gennaio 2003 a causare il citato danno alla salute.

Gli specialisti

interpellati dall’Istituto assicuratore convenuto lo negano, avuto riguardo, principalmente,

al tempo di latenza con il quale la ricorrente avrebbe denunciato i primi disturbi

all’arto superiore destro (cfr., ad esempio, XXIV bis: “Nach allgemeiner

Lebenserfahrung verursacht die Traumatisierung eines Gelenkes sofort Schmerzen,

und nicht erst zwei Monate später. Wenn nach Aussagen der

Versicherten selbst anfänglich keine Schulter-Beschwerden bestanden, und auch

den Ärzten primär nichts von einer Schulter-Verletzung gesagt wurde, dann ist

eine Unfallkausalität eben höchstens möglich“).

Chiamato

a pronunciarsi, il TCA rileva innanzitutto che, sebbene ciò non risulti dall’annuncio

d’infortunio LAINF di cui al doc. B, peraltro compilato dal datore di lavoro, sia

la dott.ssa __________, sia la fisioterapia __________, hanno riconosciuto che,

in occasione delle rispettive prime consultazioni, l’assicurata spiegò loro di

avere battuto a terra, oltre al ginocchio, anche il braccio destro (XII, p. 3:

“Rispondendo all’avv. RA 1, la teste conferma che in occasione della visita del

16.

gennaio 2003, l’assicurata le ha detto di avere picchiato anche il braccio”

e XII, p. 4: “L’ho rivista nel 2003 dopo l’infortunio avvenuto cadendo da una

seggiovia nel gennaio 2003. Mi disse che aveva picchiato tutto il lato destro,

causandole dolori sia al ginocchio che alla spalla”).

Inoltre, a detta della

teste __________, RI 1 presentava dei dolori alla spalla

destra già il 3 febbraio 2003, quindi in occasione della prima seduta di

fisioterapia (XV e XII, p. 4: “In una prima fase, avendo forti dolori al

ginocchio, ci siamo concentrati su quello. I dolori alla spalla (flessione,

abduzione e rotazione interna “mano sulla schiena”) erano già esistenti a

quel momento” – la sottolineatura è del redattore).

I

trattamenti alla spalla destra hanno avuto inizio più tardi, comunque ancora

nel corso del mese di febbraio 2003, quando la ricorrente ha lamentato

un’acutizzazione dei dolori (XII, p. 4: “Già in febbraio l’assicurata mi disse

che non riusciva a dormire di notte per i problemi alla spalla, per cui abbiamo

iniziato a trattare anche quelli” e p. 5: “In febbraio ho cercato di alleviare

il dolore alla spalla e poi mi sono di nuovo concentrata sul ginocchio, perché

era questo il punto su cui avevo la prescrizione”).

La teste __________

ha inoltre affermato che, a quel momento, effettuati gli usuali test di

valutazione oggettiva, le era già chiaro che la spalla presentava

un’instabilità, patologia che sarebbe poi stata definitivamente diagnosticata

dal dott. __________ nel mese di agosto successivo (XII, p. 4s.).

È vero

che la ricorrente ha comunicato al proprio medico curante di lamentare dei

disturbi alla spalla destra, per la prima volta, durante la visita del 15

maggio 2003, in occasione della quale la dott.ssa __________ le prescrisse

della fisioterapia (XII, p. 2: “L’assicurata si è lamentata per la prima volta

di dolori alla spalla il 15 maggio, quando mi ha chiesto di ordinare delle

sedute di fisioterapia. L’11 giugno 2003 l’assicurata mi ha ancora consultato

dicendomi “Il braccio non va” e usando le testuali parole: “… da

quando sono caduta il tendine va dentro e fuori”).

Questa

Corte ritiene comunque che ciò non basti per mettere in dubbio la credibilità

della testimonianza resa dalla fisioterapista __________.

In questo

ordine di idee, occorre considerare che, già prima del sinistro del 10 gennaio

2003, l’insorgente aveva conosciuto dei problemi alla spalla destra, sede di

una tendinite calcarea, che avevano necessitato l’intervento proprio della

dott.ssa __________ e che erano regrediti grazie alle misure fisioterapiche a

cui era stata sottoposta (cfr. doc. E e XII, p. 2).

È quindi

plausibile che RI 1 possa aver creduto che i disturbi alla spalla destra insorti

posteriormente al sinistro del gennaio 2003, fossero in realtà ancora dovuti

alla nota tendinite calcarea e che quindi non vi fosse motivo d’informarne il

suo medico curante, ritenendo che il tutto si sarebbe di nuovo risolto grazie

all’applicazione di fisioterapia.

Ciò è del

resto stato ammesso dai testi dott.ssa __________ e dott. __________ (XII, p.

3: “La teste al riguardo vuole ancora precisare che non è comunque inabituale

che una persona che aveva già avuto problemi alla spalla ritenga che nuovi

dolori in quella zona siano da ascrivere allo stesso problema e non alla

caduta” e XXXIX, p. 4: “Il dr. __________ precisa che la signora, come risulta

dagli atti, già in precedenza soffriva per una tendinite calcarea, che le

procurava dei dolori in modo non costante. Per questo ritengo che dopo la

lesione potevano esserci dolori provocati da quest'ultima che l'assicurata non

era in grado di distinguere. Il dolore della tendinite calcarea è uno dei

dolori più forti che una persona può avere ad una spalla, per cui la signora

non è rimasta in realtà asintomatica”).

Il fatto

che nel rapporto ispettivo dell’11/17 novembre 2003 figuri che la

sintomatologia algica alla spalla destra sarebbe apparsa, citiamo: “verso il

mese di marzo 2003” (doc. 19, p. 2), va relativizzato alla luce di quanto

dichiarato il teste __________, nel corso dell’udienza del 12 settembre 2005 e,

perciò, non può bastare per ammettere l’esistenza del preteso periodo di

latenza.

In

effetti, l’ex consulente assicurativo dell’CO 1 ha dichiarato di aver allestito

il citato rapporto sulla base di appunti presi durante l’incontro dell’11

novembre 2003, e di non averlo poi sottoposto per esame e approvazione

all’assicurata.

Questo

Tribunale non può che stigmatizzare tale modo di procedere, il quale è lesivo

del diritto di essere sentito della persona assicurata (cfr., in questo senso,

la STCA del 23 marzo 2004 nella causa Z., inc. 35.2003.86, cresciuta in

giudicato).

D’altra

parte, con specifico riferimento all’espressione “S.e. verso il mese di marzo

2003.

…”, il teste ha affermato che con ciò si può intendere “o alla fine di

febbraio o all’inizio di aprile”, non escludendo comunque che gli sia stato

detto che i dolori alla spalla sono iniziati già nel mese di gennaio 2003

(XXXIX, p. 3).

Nel corso dell’udienza

testimoniale del 16 febbraio 2005, il TCA ha appreso che, nel mese di marzo 2003,

dunque posteriormente all’evento infortunistico assicurato, RI 1 ha svolto tre

giorni di sci alpino (XII, p. 2: “La teste precisa di avere visto ancora la

paziente il 14.4.2003, di avere attestato che stava benissimo, evidentemente

solo con riferimento al ginocchio, visto che della spalla non avevamo mai

parlato. Tutto ciò è avvenuto dopo che l’assicurata aveva effettuato un

periodo di vacanze sciistiche” e XII, p. 7: “È per la passione per lo sci

che ho svolto quei tre giorni nel mese di marzo” – la sottolineatura è del

redattore).

Tuttavia, secondo la

fisioterapista __________, il genere di problema che interessava la spalla

destra, non era tale da impedire la pratica dello sci alpino (XII, p. 5: “La teste, rispondendo al Presidente del TCA, ritiene che la lesione

alla spalla non impediva all'assicurata di effettuare dello sci. Si tratta di

un buon sistema di riabilitazione dopo un'operazione al ginocchio. Poiché a

quel momento il dolore alla spalla era diminuito, non vi era ragione per

impedirle di effettuare dello sci (diversa sarebbe stata la situazione se ad

esempio avesse voluto giocare a tennis o nuotare a dorso)”).

Consultato

in merito da questa Corte, il dott. __________, con referto dell’11 aprile

2005, ha indicato che una persona sofferente di un’instabilità anteriore della

spalla può praticare lo sci alpino, a condizione di essere muscolarmente

compensata. In caso contrario, ossia se la muscolatura ventrale non è

sufficientemente sviluppata da compensare la lesione, i movimenti con i bastoni

da sci provocano dolore a livello dell’articolazione glenomerale.

Egli ha

poi aggiunto che la massa muscolare di RI 1 era inesistente (XXI).

In

occasione dell’udienza del 12 settembre 2005, lo specialista in chirurgia

ortopedica ha precisato che la perdita della massa muscolare è un processo

progressivo, motivo per cui, a distanza di 6/8 settimane dal sinistro in

discussione, la muscolatura era ancora tale da consentire la pratica dello sci

alpino.

Diversa

la situazione al momento della prima consultazione del 12 agosto 2003: a quel

momento, visto lo stato clinico, l’insorgente non sarebbe stata in grado di

effettuare un’attività sportiva (XXXIX, p. 4).

Il teste

dott. __________ ha pure ribadito che la possibilità di praticare lo sci

dipende da paziente a paziente, sia per quel che riguarda la tecnica

utilizzata, sia per quel che concerne la soglia del dolore (XXXIX, p. 5).

Trattandosi

della tecnica detta “carving”, il dott. __________ ha affermato che

quest’ultima sollecita meno la spalla rispetto a quella tradizionale, a

condizione di saperla praticare (XXXIX, p. 5), ciò che è il caso di RI 1

(XXXIX, p. 6).

L’opinione

espressa dalla fisioterapista __________ quanto alla possibilità di praticare

lo sci alpino nonostante la presenza di una spalla instabile, ha trovato piena

conferma nella testimonianza resa dal dott. __________, specializzato proprio

nella chirurgia della spalla.

Pertanto,

i tre giorni di sci alpino compiuti dalla ricorrente nel mese di marzo 2003,

non costituiscono una circostanza suscettibile di mettere in dubbio che la nota

lesione del labbro glenoidale, responsabile dell’instabilità anteriore della

spalla destra, sia insorta in coincidenza con la caduta occorsale il 10 gennaio

2003.

Secondo

questo Tribunale, dagli atti e dall’istruttoria di causa sono emersi elementi

tali da ritenere altamente verosimile che i disturbi localizzati alla spalla

destra siano insorti in concomitanza con l’evento infortunistico assicurato,

motivo per cui non merita di essere seguita la principale obiezione sollevata

dai medici di fiducia dell’CO 1 per negarne l’eziologia traumatica.

All’altra obiezione

sollevata dal dott. __________, spec. FMH in chirurgia, ossia che la lesione

del labbro glenoidale non costituirebbe una lesione traumatica, tenuto conto che

cartilagine e cuffia rotatoria risultano intatte e che l’artro-RMN non ha

mostrato alcun “bone bruise” (XXIV bis), ha risposto il teste dott. __________,

dichiarando che, citiamo: “non è necessaria una lesione della cartilagine

oppure della cuffia rotatoria e nemmeno un “bone bruise” perché questa è una

contusione ossea” (XXXIX, p. 4).

Del resto, il TCA non può

esimersi dal constatare che, così facendo, il dott. __________ ha sconfessato

il suo collega dott. __________, spec. FMH in ortopedia e traumatologia, per il

quale la lacerazione del labbro ventrale è invece verosimilmente

post-traumatica (doc. 29).

In esito

alle considerazioni che precedono, il TCA ritiene dimostrato - e si ricorda

che, nell’ambito del diritto delle assicurazioni sociali, è sufficiente che i

fatti vengano provati secondo il criterio della verosimiglianza preponderante

(cfr. DTF 125 V 195

consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320

e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,

Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343) - che i disturbi alla spalla destra, oggetto dell’operazione

artroscopica del 22 settembre 2003, costituiscono una conseguenza naturale (e

adeguata, cfr. la giurisprudenza menzionata al consid. 2.5. in fine) del

sinistro del 10 gennaio 2003.

Nella

misura in cui l’Istituto assicuratore convenuto ha negato la propria

responsabilità in relazione alla problematica alla spalla destra, la decisione

su opposizione del 15 giugno 2004 va quindi annullata e l’incarto retrocesso

all’autorità amministrativa affinché proceda a definire il diritto a

prestazioni, da un profilo materiale e temporale.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1.- Il ricorso

é accolto.

§ La

decisione su opposizione impugnata è annullata.

§§ È

accertata l’esistenza di un nesso di causalità, naturale e adeguata,

tra i disturbi alla spalla destra e l’infortunio del 10 gennaio 2003.

§§§ L’incarto

è rinviato all’CO 1 affinché definisca il diritto a prestazioni da un

profilo materiale e temporale.

2.- Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

L’CO 1

verserà all’assicurata l’importo di fr. 3'000.— (IVA inclusa) a titolo di

ripetibili.

3.- Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di

diritto amministrativo al Tribunale

federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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