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Decisione

35.2005.16

assicurato vittima di 2 infortuni, interessanti entrambi la testa. Chiusura del caso confermata, tenuto conto dei soli postumi organici oggettivabili. Negata causalità adeguata in relazione ai pretesi

11 luglio 2005Italiano52 min

Source ti.ch

Fatti

I medici

del Servizio di PS dell’Ospedale regionale di __________ hanno diagnosticato

una frattura dell’osso nasale e attestato una completa incapacità lavorativa

(doc. 7 - inc. CO 1).

In data

15 luglio 2004, l’assicurato è stato sottoposto ad un intervento chirurgico di

settorinoplastica funzionale e concotomia inferiore bilaterale, da parte del

dott. __________, spec. FMH in ORL (doc. 37a - inc. CO 1).

1.3. Con

decisione formale del 26 agosto 2004, l’Istituto assicuratore, per quanto riguarda

l’evento del 7 giugno 2002, ha assunto le cure prestate all’assicurato l’8 e

l’11 giugno 2002 ed ha negato la propria responsabilità in relazione alla

patologia all’origine dell’inabilità lavorativa insorta nel mese di gennaio

2003.

Trattandosi

dell’infortunio del 22 novembre 2003, l’assicuratore LAINF ha preso a proprio

carico l’intervento di settorinoplastica del 15 luglio 2004 ed ha indennizzato

l’inabilità lavorativa durante i periodi 22-29 novembre 2003 e 15 luglio-4

agosto 2004 (doc. 41 - inc. CO 1).

1.4. Il 17 agosto

2004, RI 1 ha interposto personalmente opposizione (doc. 42 - inc. CO 1), la

quale è poi stata completata dall’avv. RA 1 (doc. 56 - inc. CO 1).

1.5. Con la

decisione su opposizione impugnata, l’CO 1 ha dichiarato l’opposizione irricevibile

nella misura in cui vi si pretende il riconoscimento di una rendita di

invalidità e di un’indennità per menomazione all’integrità, oggetti sui quali

l’Istituto non aveva ancora deciso formalmente.

In quella

stessa sede, l’assicuratore infortuni ha negato la propria responsabilità in

merito alla problematica psichica presentata dall’assicurato, difettando

l’adeguatezza del nesso di causalità (doc. 57 - inc. CO 1).

1.6. Con

tempestivo ricorso del 14 febbraio 2005, RI 1, patrocinato dall’avv. RA 1, ha

chiesto, in via principale, che il TCA ordini una perizia medica giudiziaria e

che l’CO 1 venga condannato a riconoscergli una rendita di invalidità del 70%

almeno nonché un’IMI del 25% e, in via subordinata, che l’incarto venga

retrocesso all’autorità amministrativa affinché proceda ad ulteriori

accertamenti e rilasci una nuova decisione formale, argomentando:

"

La lite verte nel conoscere se ed in quale

misura sussista anche dopo il 5.08.2004 un'inabilità lavorativa del mio

mandante correlata all'infortunio del 7.06.2002, nonché un nesso di causalità

naturale (ed adeguata) fra i disturbi lamentati e l'infortunio occorso al mio

mandante in data 22.11.2003.

Si contesta in toto la decisione su opposizione

emessa dalla CO 1 in data 11.11.2004 in quanto non considera l'inabilità

lavorativa del mio mandante susseguente e causale ai due infortuni in

questione. In particolar modo, il Dr. med. __________ - già in relazione al

primo infortunio - aveva sancito nel certificato medico del 29.04.2003 quanto

segue:

"... il Sig. RI 1

presenta difficoltà masticatorie post-traumatiche che gli impongono dieta

semiliquida e disturbi dell'articolazione della parola [...]" (cfr. Doc.

I).

In effetti, per quanto concerne il nesso di

causalità naturale, va rilevato al riguardo che "primo presupposto

dell'erogazione di prestazioni da parte dell'CO 1 è l'esistenza di un nesso di

causalità naturale tra l'infortunio e le sue conseguenze (malattia, invalidità,

morte). Cause, nel senso della causalità naturale, sono tutte le circostanze

senza le quali un determinato evento non si sarebbe potuto verificare, o si

sarebbe verificato in altro modo o in altro tempo" (DTF 112 V 32 consid.

1a con i riferimenti alla dottrina ivi richiamata).

Merita inoltre di essere rilevato che

"perché si ammetta il nesso di causalità naturale non occorre che

l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è

sufficiente che l'evento unitamente ad altri fattori abbia comunque provocato

un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato" (DTF 113 V

311 consid. 3a; vedi pure DTF 119 V 337 consid. 1).

Nella concreta evenienza, dunque, sono dati i

presupposti relativi al nesso di causalità naturale fra l'evento infortunistico

del 7.06.2002 nonché il successivo del 22.11.2003 ed il danno alla salute

subito dal Signor RI 1. In particolar modo, deve essere considerato in merito

che, senza gli eventi infortunistici, il danno alla salute dell'assicurato de

quo non si sarebbe potuto verificare o quanto meno non si sarebbe verificato

nello stesso modo.

In particolar modo, il Signor RI 1 presenta dei

gravi problemi di masticazione tanto da essere costretto a nutrirsi con cibi

piuttosto liquidi (molli) e ad assumere dei medicinali antidolorifici (cfr. fra

gli altri i certificati medici del Dr. med. __________ del 11.06.2002, Doc. L,

e dell'11.11.2002, Doc. M). Egli pertanto ha perso la sensazione dell'appetito

e non si nutre più in modo normale.

Si tratta quindi di un problema certamente

importante e duraturo, poiché la sua mandibola risulta tuttora indebolita ed

egli non è più in grado di masticare cibi normali. Ma vi è di più. Le radici

dei denti rotti durante l'aggressione del 7.06.2002, si sono mosse e

indebolite, tanto da far presagire che in un futuro prossimo molto verosimilmente

esse marciranno (cfr. al riguardo il rapporto d'infortunio allestito dal

Servizio medico dentario della __________ in data 1.07.2002, Doc. N).

In aggiunta, non va neppure trascurato che, a

seguito degli infortuni de quibus, l'assicurato presenta un oltremodo

preoccupante grado di depressione. Questo è direttamente causale agli eventi,

viste le conseguenti problematiche che ne sono scaturite e le quotidiane

ripercussioni sulla vita di un giovane quasi ventiduenne, che già si sente

grandemente scosso dai problemi fisici che lo attanagliano e che non gli

permettono di vivere tranquillamente e con serenità la propria giovinezza.

Non a caso, egli ha dovuto subire un intervento

di settorinoplastica, svoltosi in data 15.07.2004 da parte del Dr. med. __________

(cfr. rapporto operatorio succitato, Doc. D), in seguito al quale è stato

appurato quanto segue:

" Il setto presenta un'importante

deviazione anteriore verso sinistra determinata da una frattura

pluriframmentaria del setto cartilagineo e da una deviazione della piramide

nasale. Mantenimento unicamente di un frammento integro anteriormente e

cranialmente del setto cartilagineo e asportazione per il resto della lamina

quadrangolare che viene reimpiantata in 2 frammenti separati. La lamina

perpendicolare presenta pure una deviazione basale verso destra per cui si

procede all'asportazione anche a questo livello...".

Va rilevato al riguardo che pure per questo

trauma nasale che ha richiesto il summenzionato intervento chirurgico,

l'assicurato presenta tuttora plurimi disturbi: egli rileva infatti dei grossi

cambiamenti, ovvero mutevoli sensazioni avvertite anche solo nel toccare

esternamente il naso (si pensi che si è reso necessario grattare l'osso

all'interno per poter restituire allo stesso le sue funzioni tipiche).

Per tutto quanto sinora esposto, si fa presente

che lo stato di salute dell'assicurato necessita ancora di cure, segnatamente

per il naso e la mascella destra (si pensi pure al fatto che il mio mandante

non può più aprire la bocca per oltre 2,5 cm). Proprio per questa motivazione,

egli non può neppure riparare i denti, avendo delle notevoli difficoltà anche

solo nell'aprire la propria bocca. Egli pertanto non ha affatto raggiunto lo

status quo ante.

Non c'è chi non veda pertanto come anche il principio

del nesso di causalità adeguata fra i due eventi ed il danno cagionato

sia in tal caso assolto e di conseguenza come l'assicuratore contro gli

infortuni abbia l'obbligo di erogare le prestazioni anche in funzione del

medesimo. Alla luce del summenzionato principio, in effetti, un evento è da

considerare causa adeguata di un determinato effetto quando, secondo il corso

ordinario delle cose e l'esperienza della vita, il fatto assicurato è idoneo a

provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi

appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 112 V 33

consid. 1 b e le citazioni di giurisprudenza ivi citate).

Partendo dalle conseguenze verificatesi

concretamente, occorre quindi esaminare retrospettivamente se e in quale misura

l'evento infortunistico sia da considerarne la causa essenziale. In sostanza,

l'evento deve essere tale da determinare in generale effetti come quelli che si

sono verificati, con l'inflessione che anche esiti "straordinari" possono

essere ritenuti se intesi in senso quantitativo e non qualitativo (cfr. DTF 113

V 313 consid. 3c).

In sostanza, la premessa del nesso di causalità

adeguata è da ricercarsi nell'esistenza di un evento acuto o di una prolungata

situazione di stress emotivo o fisico. L'evoluzione post-infortunistica deve

quindi essere posta a confronto valutativo con la personalità pretraumatica

dell'assicurato, vale a dire con lo stato psichico, le malattie di natura

psicosomatica sofferte e la capacità lavorativa e di guadagno dell'interessato

prima dell'evento. Sulla base di questo risultato sarà poi possibile per

codesta lodevole Corte pronunciarsi sulla questione dell'adeguatezza.

AI fine di stabilire l'adeguatezza del nesso

causale tra i singoli infortuni e le problematiche insorte successivamente, è

pur tuttavia indispensabile che codesta lodevole Corte sia in possesso di

documenti particolarmente attendibili ed espressivi rassegnati da uno

specialista nella veste di perito giudiziario. Ove naturalmente le

constatazioni di detto perito consentano da un lato di escludere la presenza di

tendenze rivendicative nell'assicurato e dall'altro, di attribuire al singolo

infortunio nella catena delle circostanze pre- e post-traumatiche da apprezzare

un peso rilevante, l'adeguatezza del rapporto causale dovrà essere ammessa.

Appare quindi del tutto evidente come detti

disturbi, nel complesso, abbiano certamente ingenerato una forte depressione

nell'assicurato de quo, il quale non riesce più a godersi appieno la vita e

neppure a gioire liberamente della propria giovinezza. Lo stato depressivo è di

tal fatta sicuramente correlato agli eventi dei 7.06.2002 e del 22.11.2003, e

pertanto si giustifica il riconoscimento del nesso di causalità naturale tra

questi singoli eventi ed i disturbi fisici e psichici tuttora riscontrati dal

mio mandante.

Orbene, non risulta che sia stata mai espletata

un'indagine di tal fatta dalla CO 1. In primis, infatti, si rileva come sia

oramai principio consolidato quello secondo cui la depressione sia di per sé da

ritenere in nesso di causalità adeguata con l'infortunio.

Da quanto sin qui asserito, risulta che

nell'evenienza concreta i fatti non sono stati accertati in modo completo. In

particolare, appaiono dubbi sia il mancato riconoscimento di responsabilità da

parte della CO 1 in relazione all'inabilità lavorativa del mio mandante, sia il

tema di sapere se la terapia fosse effettivamente da considerarsi conclusa

(anche per le problematiche psichiche riscontrate), sia infine - se ammessa la

ricorrenza di quest'ultimo presupposto - la tipologia di prestazione che

avrebbe dovuto essere assegnata.

In effetti, dal certificato allestito dal Dr.

med. __________ in data 11.07.2003 (Doc. O) risultano le seguenti

problematiche:

" Dolori cronici articolazioni temporo

mandibolari bilaterali, soprattutto a destra con destabilizzazione

dell'articolazione di destra, scatti dolorosi in apertura e chiusura e difetto

di occlusione delle due arcate dentarie...

Disturbo conseguente della masticazione, obbligo a seguire dieta di cibi

molli, disturbi digestivi funzionali.

Disturbo conseguente della locuzione, con pronuncia strascicata a bocca

semiaperta, inesistente prima del trauma.

Stati ansiosi

recidivanti, nell'ambito di possibile sindrome da stress postraumatico".

Considerandi

II medesimo sanitario ha altresì testimoniato che

siffatti disturbi sono apparsi "esclusivamente dopo l'incidente".

Egli in particolar modo ha così evidenziato nel suindicato rapporto medico:

"A distanza di un

anno dal fatto siamo confrontati con un insieme di danni definitivi, gravi,

che influiranno in modo netto sulla qualità di vita futura

dell'interessato".

Più di recente, sempre il Dr. med. __________, ha

con referto medico del 22.09.2004 (Doc. P) rappresentato quanto di seguito

esposto:

" Certifico che il summenzionato soffre

di stati depressivi conseguenti agli esiti dei noti traumi subiti, ed allo

stagnare della sua condizione sociale ed economica dopo quanto è

accaduto".

Viste le soprariportate risultanze mediche, è

stato comunicato alla CO 1 che lo stato di salute del Signor RI 1 non era

affatto stazionario, ma avrebbe potuto tuttavia essere migliorato qualora

fossero assegnati dei provvedimenti sanitari volti a lenire o, ancor meglio, a

cancellare i disturbi di cui è affetto il mio mandante.

Per tutte le suddette argomentazioni, si è

domandato alla CO 1 di allestire una perizia dedita a provare la

causalità naturale (ed adeguata) tra i disturbi fisici e psichici accusati

dall'assicurato e l'infortunio del 7.06.2002 risp. del 22.11.2003 (che ha

contribuito a peggiorare la situazione), nonché a provarne il relativo grado

d'inabilità lavorativa.

Visto che detti disturbi sussisteranno

verosimilmente per tutto il corso della vita, almeno con gravità identica (cfr.

rapporto medico del Dr. med. __________ del 11.11.2002 e del successivo già

menzionato di data 11.07.2003) e visto che l'integrità fisica risulta alterata

in modo grave, si è ritenuto giustificato chiedere l'assegnazione

all'assicurato de quo di un'indennità per menomazione dell'integrità ai sensi

dell'art. 24 LAINF, commisurata a mente dell'art. 36 OAINF e del rispettivo

Allegato 3 nel 25% per compromissione grave della funzione masticatoria.

È peraltro incontrovertibile il fatto che

l'importo dell'indennità per menomazione dell'integrità non dipende dalle

circostanze concrete in cui verte il soggetto assicurato, ma esclusivamente da

una valutazione medico teorica del danno alla salute (cfr. DTF 115 V 147

consid. 1 e riferimenti). Tale istituto, infatti, ha natura

riparatrice, prefiggendosi di compensare

l'infortunato per il danno morale originato dai postumi di un infortunio o

malattia professionale. Finalità anche condivisa dalla dottrina, la quale

osserva che la somma erogata a titolo di un'indennità per menomazione

dell'integrità, permettendo di compensare almeno in parte la perdita del

piacere di vivere, deve servire a ritrovare il proprio equilibrio interiore

(cfr. Thomas Frei, Die Integritatsentschädigung nach Art. 24 und 25 des

Bundesgesetzes über die Unfallversicherung, tesi Friborgo 1998, pagg. 79 ss.).

Si deve pur tener conto del fatto che, giusta

l'art. 18 LAINF in relazione all'art. 8 LPGA, è considerato invalido chi è

presumibilmente alterato nella sua capacità di guadagno in modo permanente o

per un periodo rilevante. Naturalmente, però, al fine di poter graduare

l'invalidità onde stabilire l'assegnazione di una rendita, all'amministrazione

(o al giudice) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati

dal medico o eventualmente da altri specialisti, precisando da un lato come il

compito del medico consista nel porre un giudizio sullo stato di salute e

indicando in quale misura e in quali attività l'assicurato sia incapace al

lavoro e, dall'altro, come la documentazione medica costituisca un importante

elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente

esigibili dall'assicurato.

Infine, ci si domanda lecitamente se la decisione

su opposizione dell' 11.11.2004 sia sufficientemente motivata da parte della CO

1, relativamente ai singoli punti del complemento prodotto il 5.11.2004

all'opposizione cautelativa del 17.08.2004. In effetti, da una lettura della

summenzionata decisione su opposizione, risulta alquanto succinta, se non

addirittura carente nella motivazione, l'argomentazione addotta dalla CO 1 a

sostegno del diniego d'assegnare all'assicurato una rendita d'invalidità. Dalla

decisione su opposizione, infatti, si evince claris verbis che

"l'opposizione tendente all'ottenimento di una rendita d'invalidità e di

un'indennità per menomazione all'integrità deve essere dichiarata irricevibile

visto poi, come già evidenziato, che l'assicurato pretende che il proprio stato

di salute possa ancora essere migliorato per cui sarebbero altre le prestazioni

in discussione". Il rigetto della domanda volta all'ottenimento di una

rendita d'invalidità a favore dell'assicurato de quo è stato quindi una

conseguenza diretta di tale asserzione, senza alcuna ulteriore ed esauriente

motivazione.

A tal stregua, si contestano le statuizioni

effettuate dalla CO 1 in merito alla mancanza di rapporti specialistici nonché

allo stato di salute del mio mandante, e meglio come evidenziato a pag. 5

consid. 2 della ridetta decisione su opposizione. In particolar modo, a tal

riguardo, mi preme evidenziare il fatto che il Signor RI 1 versa in una

situazione patrimoniale di grave dissesto, tanto che anche i differenti medici

che lo avevano in cura hanno poi rifiutato di proseguire il trattamento a causa

del mancato pagamento delle proprie prestazioni professionali.

Stante le ripetute assenze per malattia

susseguente al primo evento infortunistico, infatti, il mio mandante si è

dovuto assentare dal precedente posto di lavoro quale vetraio, ed è stato per

questo licenziato dal proprio datore di lavoro. A prescindere dalla

problematica legale relativa al licenziamento abusivo, va considerato che al

Signor RI 1, non è stato ancora oggi riconosciuto alcunché a livello economico,

cosicché i suoi debiti sono andati sempre più accrescendo tanto da ricevere

numerosi precetti esecutivi, anche da parte dei medici che lo avevano in cura.

Egli non è stato quindi più visitato da alcuno

specialista, ma non per sua negligenza, quanto piuttosto semplicemente e

meramente per indigenza economica.

Il tutto, ovviamente, mal si concilia con i

principi costituzionali della parità di trattamento in uno Stato così

all'avanguardia come quello elvetico, dove chiunque deve potersi permettere - a

livello economico - di poter usufruire di cure mediche. In caso contrario, egli

dovrà giustificare dinnanzi alle singole amministrazioni la mancata

presentazione di rapporti medici specialistici, di cui però l'amministrazione

medesima non si assume in alcun modo il costo (neppure nel caso detti rapporti

possano servire per la resa di una decisione formale nel caso di richiesta di

prestazioni assicurative).

Non si comprende dunque la motivazione per la

quale, vista la produzione di documentazione medica - in sede di opposizione -

attestante un'incapacità lavorativa del mio assistito, la CO 1 abbia omesso di

effettuare i debiti accertamenti medici ritenuti opportuni per la resa della

decisione su opposizione, semplicemente adagiandosi sulla considerazione per

cui:

" Non avendo l'assicurato reso

verosimile l'esistenza di affezioni organiche post­infortunistiche dopo il

5.08.2004

la CO 1 non ritiene di dover disporre una valutazione

specialistica".

Si ritiene che la CO 1 non abbia agito

obiettivamente e acriticamente nei confronti dell'assicurato de quo, ma abbia

semplicemente tratto delle conclusioni affrettate senza neppure richiedere

alcun documento medico giustificativo delle proprie pretese. Si illustra in

merito come già in data 21.10.2003 il Dr. med. __________ avesse predisposto un

certificato medico per conto dell'assicurazione contro la disoccupazione in

data 20.10.2003, attestando già all'epoca differenti periodi d'inabilità

lavorativa (100% dal 7.06.2002 al 9.02.2003; 50% dal 10.02.2003 al 30.09.2003;

30% dal 1.10.2003 in modo duraturo; cfr. Doc. Q).

Pur tuttavia, in seguito al secondo evento

infortunistico, il Dr. med. __________ aveva considerato l'assicurato inabile

al lavoro in misura del 70% (cfr. certificato medico del Dr. med. __________

del 28.04.2004, Doc. R).

Non c'è chi non veda come le differenti

valutazioni esposte dal Dr. med. __________ e quelle esposte dal Dr. med. __________

in data 25.08.2004 (cfr. Doc. S), ingenerino certamente un margine di dubbio

circa la concreta abilità lavorativa del mio mandante. Si ritiene pertanto che

la CO 1 avrebbe dovuto svolgere ulteriori accertamenti medici, volti a chiarire

i dubbi circa la completa guarigione del mio assistito, vista la presenza di

due certificati di poco successivi e completamente discordanti."

(I)

1.7

L’Istituto

assicuratore, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa

con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto

(III).

1.8

In data 16

marzo 2005, l’assicurato ha versato agli atti una certificazione, datata 13

febbraio 2005, del suo medico curante, dott. __________ (V + allegato).

L’CO 1 ha

preso posizione in merito il 26 aprile 2005 (IX).

1.9

In corso di

causa, il TCA ha interpellato il dott. __________, spec. FMH in chirurgia

maxillo-facciale, il quale è stato invitato a rispondere ad alcuni quesiti

afferenti a quanto da lui constatato in occasione della visita del mese di

gennaio 2003 (XI).

A titolo

di risposta, il dott. __________ ha trasmesso al Tribunale copia del referto

peritale 4 settembre 2003, da lui allestito per conto del Procuratore Pubblico __________

(XII + allegato).

Alle

parti è stata concessa facoltà di formulare le loro osservazioni al riguardo

(XIV e XV).

in

diritto

2.1

Il 1°

gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del

diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000.

Con la

stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.

Dal

profilo temporale il giudice delle assicurazioni sociali applica di principio

le norme di diritto materiale in vigore al momento in cui si realizza la fattispecie

che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3;

DTF 127 V 467 consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b; STFA del 4 giugno 2004 nella

causa L., H 6/04; STFA del 10 settembre 2003 nella causa Cassa pensioni X. c/

C., B 28/01; STFA del 20 gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01).

Inoltre,

il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda

di regola sui fatti che si sono realizzati fino all'emanazione della decisione

amministrativa contestata (cfr. DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV nr. 3; DTF 121 V 366

consid. 1b; qui: l’11 novembre 2004).

Di

conseguenza, nel caso in esame, visto che oggetto della lite è il diritto a

prestazioni a far tempo dal mese di agosto 2004, tornano applicabili le

disposizioni di diritto materiale della LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003.

2.2

Giusta

l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi

d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione

dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare

(art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

Il

diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello

dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità

lavorativa, con l'assegna­zione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

Parimenti,

il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da

attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno

persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del

trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello

stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur

l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

Se, al

momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità

lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in

capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle

prestazioni sanitarie.

D'altro

canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione

importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad

un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.

2.3

Presupposto

essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro

gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale

fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).

Questo

presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza

l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare

o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che

l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è

sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia

comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,

vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

È

questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla

salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione

amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità

preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -

applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia

di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.

145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella

causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121

V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto

2000.

nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C

341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106

consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468

consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323

consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler

Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de

causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,

quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF

119.

V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V

164; DTF 113 V 46).

Ne

discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia

possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni

derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.

3.1

e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

L'assicuratore

contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che

le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione

delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:

- quando

lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva

immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

- quando

lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione ordinaria,

sarebbe prima o poi subentrato anche senza

l'infortunio (status quo sine)

(cfr.

RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,

Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die

Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino

dei medici svizzeri 71/1990,

p.

1093).

Secondo

la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia

dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è

liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non

costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.

Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il

diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio

deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza

preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un

effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto

alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma

all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi

citati).

2.4

Occorre

inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure

l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi

summenzionati.

Un evento

è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso

ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a

provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi

appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181

consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e

382.

consid. 4a e sentenze ivi citate).

Comunque,

qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può

rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della

causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste

questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

La

giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore

restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni

allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza

di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che

l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che

solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102

consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine;

cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des

Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,

L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches

Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

2.5

Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra disturbi

psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei criteri

oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss. consid.

4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda della

dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella

degli eventi gravi e in quella di grado medio.

2.5.1

Nei casi di

infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la

testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata

banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere

negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni

acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere

ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un

infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare

un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica.

2.5.2

Se l'assicurato

è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di causalità

adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a disturbi

psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso ordinario delle

cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in effetti idonei a

provocare danni invalidanti alla salute psichica.

2.5.3

Sono

considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere

classificati nelle due predette categorie.

La questione

a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di guadagno di

origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può essere

risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener conto,

da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente connesse

con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto

dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella

misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita

sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità

lavorativa e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo

sono:

- le

circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare

spettacolarità dell'infortunio;

- la

gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la

loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

- la

durata eccezionalmente lunga della cura medica;

- i disturbi

somatici persistenti;

- la

cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

- il

decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

- il

grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

2.5.4

Non in ogni

caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti.

La

presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso

di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della

categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la

categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste

un'importanza particolare o decisiva.

Nel caso

in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o

decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto

meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e

bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p.

53ss. consid. 4a).

2.6

Nella

concreta evenienza, dal rapporto di costatazione 17 giugno 2002 della Polizia

cantonale risulta quanto segue a proposito dell’evento del 7 giugno 2002:

"

in data e ora di cui sopra, si stava effettuando

un normale controllo della circolazione stradale, agli svincoli di __________,

direzione __________ (Km 28.360/6).

Ivi giungeva la vettura VW Golf di colore blu,

seguita da altri veicoli. Si segnalava al conducente della Golf di fermarsi

davanti al veicolo di servizio.

Questi iniziava regolarmente la manovra, ma al

posto di arrestarsi accelerava bruscamente e proseguiva in direzione di __________

a velocità elevata, nonostante l’intenso traffico.

Immediatamente ci si poneva all’inseguimento,

nonostante ciò giunti nei pressi dell’impianto semaforico della __________ e

dopo aver svoltato a destra verso __________, della vettura VW Golf non vi era

più traccia. Nello stesso istante notavamo un motociclista che c’indicava una

strada sulla nostra destra, ove si era immessa l’autovettura, pertanto trovato

uno spiazzo si ritornava immettendosi su quella via.

Girato l’angolo dello stabile ex __________, si

notava la VW Golf ferma, ed il motociclista nei pressi del conducente.

Tradotto presso i nostri uffici a Camorino, il RI

1.

ammetteva i fatti, specificando che era fuggito al controllo perché sapeva di

non essere in regola con la licenza di condurre. Durante la fuga manteneva una

velocità di circa 100/120 km/h (vedi verbale).

A causa della forte velocità, giunto all’impianto

semaforico dove la corsia compie una stretta curva a destra, invadeva la corsia

di preselezione per i veicoli provenienti da __________ e diretti in

autostrada, obbligava il __________ ad un brusca manovra di spostamento verso

destra per evitare una sicura collisione (vedi verbale)."

(doc. 9 –

inc. CO 1)

Emerge

pure che, prima dell’arrivo della pattuglia di Polizia, vi è stata una colluttazione

fra __________ e l’assicurato, in occasione della quale quest’ultimo ha

verosimilmente riportato dei colpi al viso.

Con

sentenza del 21 aprile 2004, cresciuta in giudicato incontestata, il Presidente

della Pretura penale ha riconosciuto il __________ autore colpevole di lesioni

semplici e lo ha condannato al pagamento di una multa di fr. 100.--.

In

particolare, il giudice penale ha ritenuto accertato che fu l’insorgente ad

aggredire __________, il quale ha però avuto una reazione sproporzionata

all’aggressione e al reale pericolo, eccedendo nella sua difesa (doc. 27 – inc.

CO 1).

Il giorno

successivo, RI 1 si è recato presso il Servizio di PS dell’Ospedale regionale

di __________, i cui sanitari hanno constatato, all’esame clinico, una

tumefazione alla guancia sinistra e dolore all’apertura della bocca.

L’esame

radiologico ha consentito di escludere la presenza di fratture.

Da un

profilo terapeutico, essi hanno prescritto l’assunzione di analgesici.

La cura

medica è stata dichiarata chiusa il giorno stesso.

Nessuna

incapacità lavorativa è stata attestata (doc. 19 – inc. CO 1).

L’11

giugno 2002, l’assicurato ha consultato il dott. __________, spec. FMH in

medicina interna.

Il

curante ha riferito di un’instabilità dell’articolazione tempo-mandibolare

bilaterale, di una deviazione del setto nasale con difficoltà respiratorie e

della scheggiatura di alcuni denti.

Egli ha

peraltro predisposto l’esecuzione di un consulto ORL e presso un dentista (doc.

11.

– inc. CO 1; cfr., pure, doc. L).

Un

controllo della dentatura ha avuto luogo il 20 giugno 2002 presso il Servizio

medico dentario della __________, controllo che ha evidenziato, al dente 48,

una frattura della cuspide disto-linguale e, al dente 38, una scalfittura

superficiale a livello dello smalto.

L’esame

clinico e radiologico non ha peraltro rivelato fratture radicolari ai denti

38/48 e frontali superiori e inferiori (doc. N).

Non

risulta invece che il ricorrente abbia interpellato un otorinolaringoiatra.

Nel corso

del mese di gennaio 2003, RI 1 ha di nuovo fatto capo al dott. __________, il

quale, in data 28 gennaio 2003, ha certificato la presenza di uno stato

depressivo reattivo con incapacità lavorativa totale a contare dal 14 gennaio

2003.

(cfr. rapporto accluso al doc. 6 – inc. CO 1).

In

proposito, il medico curante, nella sua certificazione del marzo 2003, ha fatto

accenno alle conclusioni espresse dallo psichiatra dott. __________ di __________

(doc. 11 – inc. CO 1).

Interpellato

al riguardo da un ispettore dell’CO 1, l’assicurato ha però dichiarato di non

ricordare di essere mai stato da questo specialista (doc. 16 – inc. CO 1), il

cui referto è del resto stato più volte richiesto senza successo dall’Istituto

assicuratore convenuto (cfr. doc. 26 – inc. CO 1).

L’inabilità

lavorativa è durata sino al 9 febbraio 2003 (cfr. certificato 30.1.2003 del

dott. __________ accluso al doc. 6 – inc. CO 1).

In

realtà, il lavoro non è più stato ripreso poiché, nel frattempo, l’assicurato é

stato licenziato dalla ditta __________ (cfr. doc. 16 e 32 – inc. CO 1).

In

data 22 novembre 2003, il ricorrente è rimasto vittima di un secondo evento

infortunistico. Uscendo dalla doccia, egli è scivolato e ha battuto il viso sul

lavandino (doc. 4 - inc. CO 1).

Il

giorno stesso, egli ha consultato i medici del PS dell’Ospedale regionale di __________,

i quali hanno diagnosticato una frattura dell’osso nasale e prescritto

l’assunzione di farmaci anti-infiammatori.

È stata

attestata un’inabilità lavorativa del 100% a contare dal 22 novembre 2003 e

fino al 29 novembre 2003 (doc. 7 e 11 – inc. CO 1).

Nel mese

di dicembre 2003, RI 1 si è rivolto al dott. __________, spec. FMH in ORL e

chirurgia maxillo-facciale, il quale ha oggettivato una severa deviazione

post-traumatica del setto e della piramide nasale ed ha chiesto all’CO 1 la

garanzia di copertura dei costi per eseguire un intervento di settorinoplastica

funzionale (doc. 1 – inc. CO 1).

L’operazione

chirurgica ha avuto luogo in data 15 luglio 2004 presso l’Ospedale regionale di

__________ (doc. 37a - inc. CO 1).

Essa ha

comportato una degenza di tre giorni (doc. 48 - inc. __________).

Con

rapporto dell’11 agosto 2004, il dott. __________ ha indicato che la deviazione

del setto nasale è conseguenza del trauma subito il 22 novembre 2003 e, d’altra

parte, che in occasione della visita di controllo del 28 luglio 2004, il

paziente aveva manifestato soddisfazione per il risultato raggiunto, “anche se

persisteva ancora un leggero allargamento della columella anteriore e degli

evidenti segni di infiammazione” (doc. 38a - inc. CO 1).

In data

25.

agosto 2004, egli ha sostenuto che l’assicurato va ritenuto inabile al

lavoro per un periodo di tre settimane a decorrere dalla data dell’intervento

chirurgico del 15 luglio 2004 (doc. 40 - inc. CO 1).

Il 22

settembre 2004, il dott. __________ ha certificato che RI 1 soffriva di stati

depressivi conseguenti agli esiti dei noti traumi subiti ed allo stagnare della

sua condizione sociale ed economica dopo quanto è accaduto (doc. P).

In corso

di causa, la patrocinatrice dell’assicurato ha versato agli atti un nuovo

referto del dott. __________, datato 13 febbraio 2005, il cui tenore è il

seguente:

"

come convenuto le invio un breve rapporto sul

summenzionato che, come lei sa, lo scorso 7.06.2002 è rimasto vittima di un

pestaggio, durante un diverbio con un motociclista esperto in arti marziali.

Questo lo ha selvaggiamente assalito con una

serie di diretti alla mascella continuando a colpire, a dire del Sig. RI 1,

anche quando egli, accasciatosi a terra terrorizzato, supplicava di smettere.

Ora mi chiede che conseguenze ne sono derivate

per il paziente, se fisiche, psichiche o sociali.

Per quanto ne possa valere la mia opinione di

medico internista, ritengo che danni fisici permanenti ve ne siano stati: il

paziente continua ad accusare dei fastidiosi scatti all’apertura e alla

chiusura della bocca, conseguenti ad una instabilità degli articolati

temporomandibolari (probabile lesione postraumatica delle capsule

articolari, ora non più in grado di stabilizzare i movimenti di masticazione in

particolare, con sintomatologia dolorosa regolarmente derivante da questo

atto).

Oltre a ciò si è verificata la scheggiatura di

diversi denti molari superiori ed inferiori.

Il trauma nasale ha comportato un’importante deviazione

del setto con difficoltà respiratorie e di locazione (rinolalia aperta).

Non si è verificata una perdita di conoscenza, ma

la confusione dei ricordi che fanno seguito al trauma lascia credere ad una commozione

cerebrale, che spiegherebbe bene il prolungato corollario di sintomi che

affliggono in parte tuttora il sig. RI 1 (cefalee ricorrenti, testa ovattata,

manco di concentrazione, disturbi di memoria, vertigini ed evoluzione

depressiva, nell’ambito di una sindrome postcommozionale e al minimo di una

sindrome postraumatica).

Sul piano sociale, l’aggressione ha influenzato

negativamente la vita del sig. RI 1, in un’età dove il suo carattere non era

ancora completamente formato, e durante un delicato momento di cambiamenti:

(era alla pressante ricerca di nuovi sbocchi lavorativi dopo aver perso il

proprio posto di lavoro). Il trauma psicologico, il vissuto di annientamento,

hanno contribuito ad una sindrome postraumatica da stress: da quel

momento egli si è sentito sempre più instabile, incostante, insicuro, pavido,

vulnerabile, depresso, incapace di portare avanti un compito per più di

mezz’ora. Questa condizione ha sicuramente inciso su quanto si è verificato in

seguito: egli non è più riuscito ad inserirsi nel mondo del lavoro. Non solo,

nonostante i miei ripetuti tentativi di sottoporlo ad un trattamento

psicoterapico, egli non ha mai avuto la costanza di frequentare regolarmente le

sedute e nemmeno di comprenderne l’importanza.

Per riassumere il tutto, affermo con buona

convinzione l’esistenza di danni definitivi a vari livelli derivanti dal

trauma, e suscettibili di una giustificata richiesta di risarcimento."

(doc. T)

In data

13.

maggio 2005, il TCA si è rivolto al dott. __________, spec. FMH in chirurgia

maxillo-facciale, autore nel gennaio 2003 di una visita peritale per conto del

Ministero pubblico (XI).

Dal

relativo referto 4 settembre 2003 si evince che il dott. __________ aveva diagnosticato

un morso frontale aperto ed una mioartropatia delle articolazioni

temporo-mandibolari.

Queste le

considerazioni da lui espresse a proposito dell’eziologia delle diagnosticate

patologie:

"

È conosciuto che in seguito ad un trauma

facciale con frattura di tipo Le Fort I non diagnosticata e curata può portare

ad un morso aperto (la frattura può guarire in una posizione e causa così il

morso aperto).

Sette mesi dopo la frattura una diagnostica sicura

con raggi RX o altri esami è praticamente impossibile.

Il paziente poteva presentare il morso aperto già

dalla nascita.

Per una valutazione bisognerebbe interpellare il

medico dentista che trattava il paziente prima del trauma oppure eseguire delle

impronte delle arcate dentali e mediante modelli analizzare l’occlusione.

Comunque anche questo esame non è sicuro al 100%."

(XII bis)

Il dott. __________

ha comunque sottolineato che per il ricorrente il fastidio maggiore era

rappresentato dal rumore nell’articolazione temporo-mandibolare a destra,

disturbo dovuto al trauma oppure presente senza nessun influsso esterno, ad

esempio in caso di bruxismo e di morso aperto.

2.7

L’insorgente

non pretende l’erogazione di ulteriori prestazioni sanitarie, oltre a quelle

già riconosciutegli dall’CO 1 (cfr. petito del ricorso, I, p. 10).

Con la

decisione formale del 26 agosto 2004, l’Istituto assicuratore convenuto ha

sostenuto, da una parte, che le conseguenze del primo evento infortunistico non

hanno comportato alcuna incapacità lavorativa e, d’altra parte, che il secondo

sinistro ha giustificato il riconoscimento di indennità giornaliere

corrispondenti ad una piena inabilità lavorativa limitatamente ai periodi 22-29

novembre 2003 e 15 luglio-4 agosto 2004 (doc. 41 - inc. CO 1).

Da parte

sua, questa Corte ritiene che quanto deciso dall’CO 1 trovi piena conferma

nella documentazione medica che è stata versata agli atti di causa e che

pertanto meriti di essere seguito.

In

effetti, per quanto concerne l’evento del 7 giugno 2002, nessun medico ha mai

attestato l’esistenza di un’incapacità lavorativa.

In

proposito, va sottolineato come i sanitari del PS dell’Ospedale regionale di __________,

in occasione del consulto dell’8 giugno 2002, abbiano espressamente negato che RI

1.

fosse da considerare inabile al lavoro (cfr. doc. 19 – inc. CO 1).

Il

periodo d’incapacità lavorativa 14 gennaio-9 febbraio 2003, certificata dal

dott. __________ (cfr. certificazioni accluse al doc. 6 – inc. CO 1), è stato

determinato da un preteso stato depressivo reattivo (cfr. rapporto 28.1.2003

del dott. __________ accluso al doc. 6 – inc. CO 1), quindi da una patologia di

natura psichica che - così come verrà meglio dimostrato in seguito - non è di

competenza dell’assicuratore LAINF convenuto.

Trattandosi

dell’infortunio del mese di novembre 2003, l’CO 1 ha correttamente indennizzato

l’incapacità lavorativa per il periodo 22-29 novembre 2003, in ossequio al

certificato 22 novembre 2003 dell’Ospedale regionale di __________ (doc. 11 –

inc. CO 1), nonché per il periodo 15 luglio-4 agosto 2004, secondo le

indicazioni fornite dal dott. __________ in data 25 agosto 2004 (doc. 40 – inc.

CO 1).

Con la

propria impugnativa, l’insorgente pretende che anche dopo il 4 agosto 2004

avrebbe presentato un’incapacità lavorativa.

Al

riguardo, egli ha sottolineato che la valutazione del dott. __________

(incapacità lavorativa completa limitata alle tre settimane successive

all’intervento di settorinoplastica) si trova in contrasto con il contenuto del

certificato 28 aprile 2004 del dott. __________ (inabilità del 70% a decorrere

dal 1° novembre 2003; cfr. doc. R).

Ora - a

prescindere dal fatto che il dott. __________ non si è dimostrato sempre coerente

nella valutazione della capacità lavorativa del suo paziente (cfr., ad esempio,

il doc. Q in cui il curante ha attestato un’incapacità lavorativa del 100% dal

7.6.2002

al 9.2.2003, del 50% dal 10.2. al 30.9.2003 e del 30% dal 1.10.2003 in

poi, quando il ricorrente medesimo, in data 22.5.2003, aveva ammesso di essere

stato in grado, dopo l’evento del giugno 2002, di riprendere normalmente il

proprio lavoro, perlomeno sino al mese di gennaio 2003, cfr. doc. 16 – inc. CO

1) – il TCA è dell’avviso che se RI 1 ha presentato un’inabilità al lavoro posteriormente

al 4 agosto 2004, essa potrebbe tutt’al più essere giustificata da problemi di

natura psichica.

Infatti -

senza che vi sia la necessità di procedere a degli ulteriori atti istruttori

(perizia medica giudiziaria) - é decisamente improbabile che i disturbi organici,

localizzati all’articolazione temporo-mandibolare, quelli di natura rinologica

e le lesioni dentarie, abbiano potuto generare una qualsiasi incidenza sulla

capacità lavorativa dell’insorgente (al di là del 4 agosto 2004).

Con il

suo rapporto del 13 febbraio 2005, allestito su richiesta della patrocinatrice

del ricorrente, il dott. __________, dopo avere premesso che quella da lui

espressa è, citiamo: “l’opinione di medico internista”, ha fatto accenno

all’esistenza di una complessa sintomatologia, caratterizzata da ricorrenti

cefalee, testa ovattata, difficoltà di concentrazione e di memoria, vertigini e

umore depresso, da inquadrare nell’ambito di una sindrome post-commozionale o,

perlomeno, in una sindrome post-traumatica (doc. T).

A mente

di questo Tribunale, il parere espresso dal medico curante non appare come

sufficientemente attendibile.

In primo

luogo, è lui stesso ad essersi interrogato circa il valore della propria

opinione, in quanto specialista in medicina interna.

Al

proposito, occorre ricordare che, per costante giurisprudenza, in materia di

traumi d’accelerazione al rachide cervicale e di traumi cranio-cerebrali, è

decisivo l’apprezzamento diagnostico espresso da uno specialista in neurologia,

oltre, beninteso, la presenza del quadro tipico dei disturbi, contraddistinto

da un’accumulazione di disturbi (P. Gomm, Kausalität in der Unfallversicherung,

Plädoyer 3/97, p. 29; J. Senn, Das “Schleudertrauma” der Halswirbelsäule -

Bemerkungen zum Stand der Diskussion, SZS 4/1996, p. 322; cfr., pure, sentenza

10.8.1998

del TA del Canton Lucerna, pubblicata in Plädoyer 5/98, p. 80ss.).

In

secondo luogo, dalle tavole processuali non risulta affatto che l’uno o l’altro

dei due sinistri in discussione, abbia in qualche modo interessato il sistema

nervoso centrale (cervello).

Il TCA,

in una sentenza del 25 ottobre 2004 nella causa H., inc. 35.2004.24, cresciuta

in giudicato, ha ricordato che, per poter ammettere l'esistenza di un trauma

cranio-cerebrale, è necessario che l'interessato abbia perso conoscenza

e presentato una certa amnesia (cfr., al riguardo, E. Baur/H. Nigst (Hrsg.),

Versicherungsmedizin, 2. Auf., Berna 1985, p. 148), ciò che non è stato il caso

nella presente fattispecie.

In tali

condizioni, appare pertanto fuori luogo voler parlare di una “sindrome

post-commozionale”.

In terzo

luogo, e soprattutto, il dott. __________ ha affermato che il suo paziente

soffre della succitata complessa sintomatologia, per la prima volta, nella

certificazione del 12 febbraio 2005.

In

precedenza, ad esempio nel rapporto dell’11 luglio 2003, egli aveva fatto stato

“semplicemente” di “dolori cronici articolazioni temporo mandibolari

bilaterale, soprattutto a destra con destabilizzazione dell’articolazione di

destra, scatti dolorosi in apertura e chiusura e difetto di occlusione delle

due arcate dentarie”, di un “disturbo cronico di respirazione nasale

soprattutto a sinistra su deviazione traumatica del setto”, della “scheggiatura

di quattro denti”, di un “disturbo conseguente della masticazione, obbligo a

seguire dieta di cibi molli, disturbi digestivi funzionali”, di un “disturbo

conseguente della locuzione, con pronuncia strascicata a bocca semiaperta”,

nonché di “stati ansiosi recidivanti, nell’ambito di possibile sindrome da

stress postraumatico” (doc. O).

RI 1 medesimo,

in occasione della sua audizione del 2 agosto 2004 da parte di un ispettore

dell’CO 1, non ha fatto alcuna menzione ai problemi riferiti invece dal suo

medico curante (cfr. doc. 34 – inc. CO 1).

D’altronde,

non risulta neppure che l’insorgente, nel decorso post-infortunistico, abbia

avuto necessità di consultare un neurologo, così come sarebbe stato il caso

qualora avesse effettivamente lamentato i disturbi di cui al referto 12

febbraio 2005 del dott. __________.

In esito

alle considerazioni che precedono, questa Corte reputa dimostrato, secondo il

criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della

sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op.

cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo,

Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz

über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che, tenuto conto dei soli

disturbi somatici, l’assicurato ha ritrovato una piena capacità lavorativa nei

modi e nei tempi decisi dall’assicuratore infortuni convenuto.

2.8

Dalle

certificazioni del dott. __________ si evince che RI 1 lamenta dei disturbi di

natura psichica.

In

particolare, nel certificato medico del 22 settembre 2004, il curante ha

dichiarato che il paziente soffre di, citiamo: “stati depressivi conseguenti

agli esiti dei noti traumi subiti ed allo stagnare della sua condizione sociale

ed economica dopo quanto accaduto” (doc. P).

Nel

rapporto del 13 febbraio 2005, egli ha invece sostenuto che l’assicurato è

portatore di una sindrome post-traumatica da stress. Infatti, dal primo evento,

l’insorgente si sarebbe sentito, citiamo: “sempre più instabile, incostante,

insicuro, pavido, vulnerabile, depresso, incapace di portare avanti un compito

per più di mezz’ora” (doc. T).

Da

parte sua, l’CO 1, in sede di decisione su opposizione, ha negato l’adeguatezza

del nesso di causalità con i due sinistri, lasciando peraltro irrisolta la

questione riguardante la causalità naturale (doc. 57 – inc. CO 1).

Il

TCA ritiene di potersi esimere dall’approfondire la questione a sapere se RI 1 soffra effettivamente di disturbi psichici e se essi costituiscano

una naturale conseguenza degli eventi infortunistici assicurati, poiché, anche

se ciò dovesse essere il caso, la responsabilità dell’CO 1 non potrebbe

comunque essere considerata impegnata, facendo difetto l’adeguatezza del nesso

di causalità (cfr. consid. 9 e 10).

2.9

Nell'esaminare

l'adeguatezza del legame causale, occorre avantutto procedere alla

classificazione degli infortuni occorsi al ricorrente.

Va

precisato che se, a seguito di due o più infortuni, si presenta una

elaborazione psichica abnorme, il nesso causale adeguato deve essere di regola

valutato separatamente per ognuno degli infortuni, conformemente alla

giurisprudenza relativa alle conseguenze psichiche di infortuni (cfr. RAMI 1996

U 248, p. 176ss.; U. Müller, Die Rechtsprechung des EVG zum adäquaten

Kausalzusammenhang beim sog. Schleudertrauma der

Halswirbelsäule (HWS): Leitsätze, Kasuistik und Tendenzen, in SZS 2001,

p. 425).

La

dinamica dell’evento del 7 giugno 2002 risulta dal rapporto di

costatazione 17 giugno 2002 della Polizia cantonale (cfr. consid. 2.7.), tenuto

conto delle precisazioni, condivisibili, apportate dal giudice penale con la

sua pronunzia del 21 aprile 2004, a proposito dell’effettiva durata della

colluttazione (doc. 27 – inc. CO 1: “nel corso di questa, l’amica ha

sostanzialmente confermato la versione resa precedentemente, riducendo tuttavia

il tempo indicato dall’inizio dell’asserito pestaggio all’arrivo della polizia,

che era stato inizialmente quantificato in 15 minuti (a giustificazione

verosimilmente della moltitudine di colpi di cui RI 1 sarebbe stato vittima), a

5.

minuti. Tempo questo che appare ancora troppo lungo, poiché la polizia

doveva solo trovare un luogo per invertire marcia per poi immettersi a sua

volta sulla strada privata percorsa poco prima dalla parte civile e dal

motociclista” – la sottolineatura è del redattore) e delle modalità secondo le

quali la stessa ebbe inizio (doc. 27 – inc. CO 1: “Appurato che RI 1 è risalito

sino in cima alla rampa (lì infatti i protagonisti sono stati trovati dalla

polizia) e ha aggredito l’accusato, …” – la sottolineatura è del

redattore).

Tutto ben

considerato, secondo il TCA, il citato sinistro va classificato fra gli

infortuni di grado medio all’interno della categoria media.

A mero

titolo di raffronto, si osserva che l'Alta Corte ha proceduto ad una identica

classificazione in una sentenza del 17 agosto 1997 nella

causa S., U 37/94, riguardante un assicurato che, nel corso di una discussione,

è stato colpito con un pugno allo zigomo sinistro, è caduto a terra ed ha perso

brevemente conoscenza.

D'altro

canto, lo stesso TFA, a conferma della pronunzia cantonale, ha classificato il

sinistro in questione, concernente un’assicurata che si vide rompere in testa

un pesante piatto da mensa da parte di una collega di lavoro, la quale, in un

secondo tempo, la colpì ripetutamente al volto con un coccio, procurandole varie contusioni e ferite da taglio,

fra gli infortuni di grado medio ma al limite della categoria degli infortuni

leggeri (cfr. sentenza del 2 agosto 1994 nella causa G., U 81/94, pubblicata in

RDAT I-1995, p. 251ss.).

In una

sentenza del 28 agosto 2001 nella causa B., U 9/00, parzialmente pubblicata in

RAMI 2001 U 440, p. 350ss., la nostra Corte federale ha qualificato di grado

medio, al limite della categoria degli infortuni gravi, il sinistro concernente

un'assicurata aggredita dal figlio del suo compagno, il quale, dopo averla

buttata a terra, ha tentato di strangolarla, le ha battuto più volte la testa

contro il suolo e l'ha colpita alla schiena e ai reni con il ginocchio.

L'assicurata aveva riportato delle ecchimosi superficiali al collo, un ematoma

a livello dell'articolazione temporo-mandibolare a destra e delle ecchimosi ai

polsi nonché alla regione lombare (cfr., per un caso analogo, anche la STCA

dell'8 agosto 2002 nella causa T., inc. 35.2000.34, confermata dal TFA con

giudizio del 27 ottobre 2003, U 270/02).

A

conferma del giudizio del TCA, l'Alta Corte, in una sentenza del 13 giugno 2003

nella causa M., U 226/02, pubblicata in RAMI 2003 U 488, p. 351ss., ha pure

classificato fra gli infortuni di grado medio, al limite della categoria

superiore (cfr. consid. 3.3), il sinistro in cui un'assicurata era stata

aggredita da un cane pastore maremmano. L'attacco, durato una ventina di

minuti, le aveva procurato una contusione all'emitorace sinistro, nonché ferite

a livello lombo-sacrale, braccio superiore sinistro, gomito destro e

avambraccio bilaterale.

Queste

ultime fattispeci, per le modalità secondo le quali si sono sviluppate le

aggressioni da parte di un uomo, rispettivamente, di un animale, vanno

considerate notevolmente più gravi rispetto a quella che ora occupa il

Tribunale.

Il

giudice è, quindi, tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,

secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.6.3..

Affinché

possa essere ammessa l’adeguatezza del nesso causale, sarebbe necessario che un

fattore sia presente in maniera particolarmente incisiva oppure l’intervento di

più criteri (cfr. consid. 2.6.4.).

Va

preliminarmente sottolineato che nell'apprezzamento dell’adeguatezza del nesso

di causalità in materia di turbe psichiche, vanno considerati unicamente i

postumi di natura organica (cfr. RAMI 1999 U 341 p. 409 e RAMI 1993 U

166, p. 94 consid. 2c e riferimenti).

In

casu, considerate le indicazioni che emergono dalla documentazione

riassunta al considerando 2.6., gli unici fattori che potrebbero entrare in

linea di conto sono quelli delle circostanze concomitanti particolarmente

drammatiche e dei dolori somatici persistenti.

Ora, all’infortunio

del giugno 2002 va riconosciuta, tutt’al più, una certa drammaticità, ma non

una particolare drammaticità.

Nella già

menzionata pronunzia dell'8 agosto 2002 nella causa T., confermata dal TCA, questa

Corte aveva ammesso la realizzazione di questo criterio, essendo l’assicurata

rimasta vittima di un'aggressione indubbiamente brutale ed imprevedibile. In

effetti, la stessa, colta di sorpresa nel cuore della notte all'interno della

propria abitazione, si era vista, dapprima, coprire il viso con un asciugamano,

con il quale il suo ex marito ha poi tentato di strangolarla. Successivamente,

dopo essere stata spinta a terra violentemente, l'aggressore le aveva sbattuto

più volte la testa contro il pavimento.

A mente

del TCA, le circostanze concomitanti della colluttazione sub judice

appaiono decisamente differenti: da una parte, l’assicurato non è rimasto

vittima di un’aggressione improvvisa, visto che è stato lui stesso ad aver dato

avvio alla zuffa, d’altra parte, non è possibile parlare di una manifesta

disproporzione delle forze in gioco, tenuto conto che i due protagonisti erano

dello stesso sesso.

Del

resto, nemmeno nella già menzionata pronunzia del 17 agosto 1997 nella causa

S., dove l'assicurato era stato colpito al volto con un pugno, il TFA ha

considerato realizzato il criterio della particolare drammaticità o

spettacolarità dell'infortunio.

Questo

Tribunale non ritiene soddisfatto neppure il criterio dei dolori somatici

persistenti.

In

proposito, il ricorrente sostiene, da ultimo ancora in data 10 giugno 2005

(XV), di lamentare dolore all’apertura e chiusura della bocca e, pertanto, di

potersi nutrire soltanto con cibi semi-liquidi.

Tuttavia,

l’importanza di questi dolori deve senz’altro essere relativizzata, se è vero

che dalla perizia 4 settembre 2003 del dott. __________ risulta che, trascorsi

poco più di sei mesi dall’evento infortunistico, il fastidio maggiore era

rappresentato semplicemente da un, citiamo: “rumore nell’articolazione

temporo-mandibolare a destra” (XII bis – la sottolineatura è del redattore).

In ogni

caso, anche volendo ritenere realizzato il criterio dei dolori somatici

persistenti, ciò non basterebbe (essendo l'unico criterio realizzato in

concreto) per ammettere il nesso di causalità adeguata, visto che tale criterio

non sarebbe comunque adempiuto con una particolare intensità.

In

conclusione, l’infortunio del 7 giugno 2002 non ha dunque avuto, secondo il

corso ordinario delle cose e l’esperienza della vita, un significato decisivo

per l’instaurazione dei disturbi psichici di cui RI 1 soffrirebbe.

In simili

condizioni, si deve negare l’esistenza del nesso causale adeguato.

2.10

Il secondo

evento traumatico è accaduto il 22 novembre 2003, quando RI 1 è scivolato ed ha

battuto il volto contro il lavandino del bagno, riportando la frattura

dell’osso nasale (cfr. doc. 4, 7 e 11 - inc. CO 1), lesione che è poi stata

sanata grazie all’intervento chirurgico di settorinoplastica funzionale del 15

luglio 2004 (cfr. doc. 37a e 38a - inc. CO 1).

Alla luce

di quanto precede, il sinistro in questione va classificato fra gli infortuni

di grado medio al limite della categoria inferiore.

A titolo

di raffronto, questa Corte ha proceduto ad una identica qualificazione in una

sentenza del 16 giugno 2003 nella causa K., inc. 35.2002.6, cresciuta in

giudicato, riguardante un'assicurata che, a causa del pavimento bagnato, era

scivolata ed aveva battuto la testa a terra, riportando un trauma cranico, una

ferita lacero-contusa alla regione temporale sinistra ed una frattura dell'osso

temporale sinistro.

Del

resto, occorre osservare che il TFA, in una sentenza del 28 agosto 2002 nella

causa K., U 416/01 - riguardante un assicurato che, cadendo da un'altezza di

4.5

metri, aveva lamentato un trauma cranico - ha classificato questo evento

fra gli infortuni di media gravità all'interno della categoria media (cfr.

consid. 5a).

Anche in

questo caso, nessuno dei criteri di rilievo appare adempiuto, motivo per cui

l’esistenza di un nesso di causalità adeguata va negata.

2.11

Con la propria impugnativa,

l’assicurato ha chiesto la condanna dell’Istituto assicuratore convenuto a

riconoscergli una rendita di invalidità e un’indennità per menomazione

all’integrità (cfr. I).

Né con la

decisione formale del 26 agosto 2004, né con quella su opposizione dell’11

novembre 2004, l’Istituto assicuratore si è pronunciato in merito all’eventuale

diritto dell’assicurato a percepire una rendita di invalidità e/o un’IMI.

Ora, per

costante giurisprudenza, la decisione impugnata costituisce il presupposto

ed il contenuto della contestazione sottoposta all'esame giudiziale (cfr. DTF

122.

V 36 consid. 2a, DTF 110 V 51 consid. 3b e giurisprudenza ivi citata; SVR

1997.

UV 81, p. 294).

In una

sentenza del 12 marzo 2004 nella causa F., C 226/03, parzialmente pubblicata in

DTF 130 V 388 e in SJZ 100 (2004), n. 11, p. 268s., il TFA ha stabilito che,

anche dopo l'entrata in vigore della LPGA, il rilascio di una decisione è una

condizione materiale necessaria per poter emanare un giudizio di merito nella

successiva procedura amministrativa o giudiziaria.

Alla luce

di quanto precede, questa Corte non è legittimata ad entrare nel merito della

questione a sapere se RI 1 ha eventualmente diritto ad una rendita di

invalidità e/o ad un’IMI.

L’assicuratore

LAINF convenuto è invitato a procedere, senza indugio, all’emanazione di una

nuova decisione formale riguardante questi due temi.

Infine,

l’CO 1 dovrà pure esaminare al più presto la problematica relativa

all’articolazione temporo-mandibolare ed ai denti, che non causa incapacità

lavorativa (cfr. consid. 2.7.), così come già preannunciato dallo stesso

Istituto (cfr. IX).

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1.- Per quanto

ricevibile, il ricorso é respinto.

2.- Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3.- Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di

diritto amministrativo al Tribunale

federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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