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35.2005.42

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30 aprile 2007Italiano87 min

Source ti.ch

Fatti

i sanitari hanno osservato un’importante limitazione funzionale dolorosa a

livello sia del rachide cervicale, in tutte le direzioni, in particolare in

retroflessione e in lateroflessione, sia della spalla destra, nonché

un’ipoestesia nella zona del dermatoma C8 a destra.

Al

momento della dimissione, l’assicurato ha segnalato miglioramenti in relazione

al dolore e alla mobilità a livello della colonna cervicale, ai problemi

cognitivi, alle cefalee e alle vertigini (doc. 77, p. 2).

La

neuropsicologa __________, che ha valutato le condizioni dell’insorgente il 10

e il 12 dicembre 2003, ha messo in luce difficoltà di concentrazione, di

attenzione e di allerta, scarsa flessibilità mentale in un test al computer,

difficoltà di inibizione degli automatismi al test di Stropp, fluenza verbale

moderatamente deficitaria, nonché deficit mnestico con span verbale

moderatamente deficitario e memoria di lavoro insufficiente.

Pronunciandosi

in merito all’eziologia delle difficoltà riscontrate, la neuropsicologa appena

citata ha affermato quanto segue, citiamo:

"

per quanto i sintomi possano in parte essere

messi in relazione anche con uno stato depressivo, va comunque tenuto in

considerazione che essi sono compatibili con le conseguenze di un colpo di

frusta, anche in caso di assenza di lesioni cerebrali oggettivabili.

Dall’anamnesi, l’infortunio sembrerebbe essere il punto di partenza

(considerando la cronologia) delle suddette difficoltà, il cui impatto nella

vita di tutti i giorni può essere però aggravato dalla situazione psico-sociale."

(allegato

al doc. 77)

Il 28

novembre 2003, RI 1 ha privatamente consultato il dott. __________,

Capo-Servizio di neurologia presso l’Ospedale __________ di __________.

In

quell’occasione, l’assicurato si è lamentato di un blocco cervicale

persistente, di una diffusione dei dolori dalla regione nuco-cervicale verso le

spalle, di cefalee in prossimità della ferita lacero-contusa riportata a

livello frontale sinistro, nonché di disturbi mnemonici riguardanti la memoria

procedurale (doc. 76, p. 1s.).

Da parte

sua, il dott. __________ ha constatato un buon tono dell’umore, precisando però

che ciò “… potrebbe corrispondere a delle difese messe in atto per combattere

una notevole sindrome ansiosa (e forse anche depressiva)”, nonché, perlomeno a

un’indagine sommaria, l’assenza di deficit cognitivi consistenti (doc. 76, p.

2).

Da un

profilo diagnostico, il neurologo ha sostenuto che l’insorgente soffriva di una

sindrome dopo whip lash e di una particolare forma di cefalea post-traumatica,

nell’ambito di una probabile comorbidità internistica e psichica (doc. 76, p.

2).

Per

quanto riguarda l’ulteriore procedere, egli ha raccomandato l’esecuzione di una

RMN cervicale (che in realtà era già stata eseguita, cfr. doc. 28), con

mantenimento/potenziamento della presa a carico riabilitativa a seconda degli

esiti, e di un’indagine sul piano psichico e socio-assicurativo, “… dato che,

mi sembra, esistono i presupposti di una cronificazione …” (doc. 76, p. 3).

Nel mese

di febbraio 2004, l’assicuratore infortuni ha richiesto una valutazione

biomeccanica da parte degli specialisti dell’__________ di __________, i quali

hanno formulato le considerazioni seguenti:

"

Il giorno 03.07.2003, il signor RI 1 (39 anni,

180 cm, 99 kg) era seduto, al volante di una __________ tipo __________, quando

è successa una collisione frontale.

Una valutazione tecnica nel quadro di un “triage”

non è possibile nel caso presente; ci vorrebbe una perizia biomeccanica con

un’analisi tecnica dell’incidente. Comunque sono state coinvolte forze

importanti in direzioni diverse.

Come particolarità biomeccanica è da notare che

c’era l’urto della testa del signor RI 1 (denti fratturati, blocco della

mandibola, ferita lacero-contusa frontale). Per questo fatto, l’evento esula

dal caso normale. Questo servirebbe anche come spiegazione per i disturbi e i

reperti riscontrati su Sig. RI 1 dopo l’evento, anche in assenza di una

valutazione tecnica precisa (comunque, le forze coinvolte sono descritte come

importanti)."

(doc. 68)

Il 29

marzo 2004, in occasione di una sua nuova audizione da parte di un ispettore

dell’CO 1, il ricorrente ha dichiarato di essere ancora fortemente limitato nei

movimenti di rotazione e di flessione-estensione del capo, nonché di soffrire

di un persistente formicolio alle dita IV-V della mano destra, di cefalee, di capogiri

accompagnati talvolta da nausea e delle difficoltà neuropsicologiche già

evidenziate in occasione del soggiorno presso la Clinica di __________ (doc.

70).

Durante

il periodo 1° settembre 2004-13 ottobre 2004 vi è stata una degenza presso la

Clinica di riabilitazione di __________.

Gli

specialisti argoviesi hanno individuato tre problematiche principali: una

sindrome cervicale cronica, una mobilità limitata e dolorosa della spalla

destra, nonché un episodio depressivo persistente a colorito ansioso, in

presenza di un accumulo di difficoltà psicosociali e indizi in favore di una

sopravvalutazione dei sintomi con atteggiamento dimostrativo (doc. 102, p. 1).

Dal

relativo rapporto di uscita si evince che, durante la degenza, lo stato di

salute di RI 1 è stato indagato da un profilo sia neuropsicologico che

psichiatrico.

Il dott.

phil. __________, responsabile della neuropsicologia presso la Clinica di __________,

che ha valutato l’insorgente il 3 settembre 2004, ha diagnosticato un disturbo

di media gravità, caratterizzato principalmente da difficoltà in relazione

all’attenzione e alla memoria, sottolineando che un possibile danno organico si

trovava, al momento del consulto, ampiamente in secondo piano (doc. 101, p. 3:

“Im heutigen Zustandsbild ist eine mögliche hirnorganische Beeinträchtigung

weit im Hintergrund. Aus diesen Grund bestehen aus

neuropsychologischer Sicht weder eine Therapieindikation noch kann zur

Arbeitsfähigkeit Stellung genommen werden.“ – il corsivo é del redattore).

Da

parte loro, lo psicologo e psicoterapeuta __________ e lo

psichiatra __________, hanno sottolineato la preesistenza della problematica

psichica, la quale è stata di nuovo accentuata dall’incidente stradale del

luglio 2003, formulando al riguardo le considerazioni seguenti:

"

Im Anschluss an einen unschuldig erlittenen

Verkehrsunfall am 03.07.2003 akzentuirte sich die psychiatrische Problematik

erneut. Herr RI 1 erweckt heute einen ängstlich-agitierten, depressiven

Eindruck, berichtet über aggressive Reizbarkeit mit Kontrollverlusten,

Anhedonie, eine traurig-deprimierte Verstimmung, Schlafstörung mit Müdigkeit

tagüber, eine markante Konzentrations- und Gedächnisschwäche sowie multiple

Ängste (Ängstlichkeit im Auto, panikartige Zustände in Verkaufsläden, innere

Unruhe mit Missempfindungen im Magen). Insbesondere scheint ihm die Kumulation

von psychosozialen Belastungen stark zuzusetzen (Diabetes, Krebstkrankheit des

Vaters, lang dauernde Arbeitslosigkeit und Arbeitsunfähigkeit, finanzielle

Probleme.

Neben diesem psychischen Leidendruck finden sich

auch Hinweise auf eine Symptomausweitung mit Verdeutlichungtendenz, was vor

allem beim Prüfen seiner kognitiven Funktionen beobachtbar ist (suboptimale

Leistungsbereitschaft mit Inkonsistenzen während der neuropsychologischen Untersuchung,

demostrierte Altgedächtnisstörungen im Gespräch), was auch das Abschätzen des

Schweregrades der psychischen Störung schwierig macht. Es kann davon

ausgegangen werden, dass der sekundäre Krankheitsgewinn eine erhebliche Rolle

spielt, insofern Herr RI 1 vormals vom Taggeld der Arbeitslosen- und

Krankenkasse lebte, seit dem Unfall nun von demjedigen der Unfallversicherung.

Herr RI 1 klammert sich offensichtlich an den Unfallstatus, was auch in der

Fixierung auf seinen Halskragen zum Ausdruck kommt, wobei inzwischen durch das Schonverhalten

auch im physischen Bereich eine markante Dekonditionierung eingetreten sein

dürfte."

(doc.

100, p. 5s.)

In data 17 novembre 2004

ha avuto luogo una visita fiduciaria di controllo da parte del dott. __________,

spec. FMH in chirurgia ortopedica.

All’esame clinico, il

fiduciario dell’CO 1 ha riferito che la prova della mobilità del rachide

cervicale si è rivelata impossibile in ragione del rifiuto opposto

dell’assicurato, presentatosi alla consultazione con collare morbido.

In proposito, il dott. __________

ha indicato che questo irrigidimento della colonna cervicale non correla con i

reperti messi in luce dagli esami radiologici. Per questo motivo, egli ha sottolineato

l’inutilità di continuare a utilizzare il collare morbido (a distanza di un

anno e mezzo dall’infortunio) e di sottoporsi a sedute di fisioterapia.

In conclusione, il medico

di circondario ha dichiarato RI 1 in grado di riprendere la propria attività di

venditore di auto, tenuto conto delle sole sequele organiche dell’evento

infortunistico assicurato (fatta astrazione dai disturbi psichici e

neuropsicologici) (doc. 112; cfr., pure, il doc. 120).

Prima di procedere

all’emanazione della decisione su opposizione impugnata, l’Istituto

assicuratore ha sottoposto l’intero dossier al dott. __________, spec. FMH in

psichiatria e psicoterapia, per una sua opinione riguardo all’eziologia delle

turbe psichiche di cui soffre l’insorgente.

Ricordato che, nel mese di

settembre 2003, aveva già periziato l’assicurato per conto dell’UAI, il dott. __________

è pervenuto alla conclusione che la problematica psichica costituisce una

(semplicemente) possibile conseguenza naturale dell’infortunio del 3 luglio

2003 (cfr. doc. 128).

Unitamente alla propria

impugnativa, RI 1 ha prodotto un rapporto, datato 14 giugno 2005, del suo

psichiatra curante dott. __________, il quale, dopo avere descritto lo stato

precedente e successivo al sinistro del luglio 2003, ha concluso nel modo

seguente:

" In

conclusione, non ritengo che l’incidente della circolazione occorso al paziente

sia in correlazione con il disturbo ansioso depressivo precedente.

I disturbi algici attuali (accompagnati da un corrolario

sintomatico psichico che va dalle difficoltà di concentrazione alle difficoltà

di sonno a problemi di attenzione, ecc.) possono essere una conseguenza del

“colpo di frusta” subito durante l’incidente che peraltro non è stato per nulla

banale. Il signor RI 1 non manifestava ideazioni auto o eteroclastiche

particolari per cui l’incidente di cui è stato vittima può essere ricondotto ad

un disturbo psichiatrico particolare."

(doc. A 2)

In corso di causa, per la

precisione il 20 luglio 2005, il ricorrente ha consultato il Prof. dott. __________,

Primario del Servizio __________ di neurochirurgia.

All’esame clinico, egli ha

refertato una sindrome cervicale molto pronunciata con blocco completo in

estensione e subtotale in anteroflessione, rotazione e inclinazione, una

dolenzia alla palpazione delle sedi articolari posteriori a livello di C5-C7 da

entrambo i lati, così come una discreta ipoestesia delle dita I, IV e V a

destra e II e III a sinistra.

Riguardo all’ulteriore

procedere diagnostico/terapeutico, egli ha ritenuto indicato presentare

l’assicurato al Prof. dott. __________, spec. FMH in anestesiologia, per

sottoporlo a delle infiltrazioni diagnostiche delle faccette articolari e, se

del caso, a un trattamento di termocoagulazione per radiofrequenze:

" Rivedendo

con il signor RI 1 il profilo clinico, rileviamo che esso non ha subito

mutamenti sostanziali dopo l’infortunio e i disturbi sono di per sé

sovrapponibili a quelli avvertiti dopo la perdita del posto di lavoro ca. nel

2001 (queste constatazioni sarebbero a detta del paziente confermate dallo

psichiatra che lo segue: dr. med __________).

Sulla base di questi elementi pensiamo che il caso abbia una

chiara obiettività organica, principalmente nel senso di un coinvolgimento

articolare posteriore e solo secondariamente di carattere discogeno.

Tenuto conto del fatto che i disturbi sono presenti fin dal

momento dell’infortunio, il quale ha peraltro messo in gioco forze molto

rilevanti e che esiste un’obiettività clinica indiscutibile, non pensiamo che

la questione possa essere ricondotta ad un problema funzionale, rispettivamente

a lesioni manifestatesi in occasione dell’evento traumatico. Quel che emerge

dall’analisi di questo caso è l’assenza di un’investigazione corretta del

generatore dei dolori che, secondo i dati della letteratura, si situa in ca. ¾

dei casi nelle articolazioni vertebrali posteriori e in 25% dei casi nell’uno o

nell’altro disco intersomatico.

Un approfondimento di questo genere richiede uno studio

specialistico secondo il protocollo dell’ISIS.

In tal senso raccomandiamo vivamente di sottoporre questo paziente

all’attenzione del Prof. Dr. __________ per le investigazioni, rispettivamente,

un trattamento di termocoagulazione per radiofrequenze (se si trattasse di un

problema articolare posteriore).

Per contro occorrerebbe essere molto più reticenti con

provvedimenti invasivi nel caso in cui l’origine del problema fosse considerata

discogena."

(doc. B)

Chiamato dall’amministrazione

a prendere posizione sul contenuto del referto del dott. __________, il dott. __________,

con apprezzamento del 5 settembre 2005, ha in particolare rilevato che, proprio

per il fatto che è indicato eseguire delle infiltrazioni diagnostiche, la

obiettività organica pretesa dal citato neurochirurgo non è data.

D’altro canto, sempre

secondo il medico di circondario, il procedere in questione non sarebbe

suscettibile di dimostrare la natura traumatica dei disturbi al rachide

cervicale, per ammettere la quale non è sufficiente che questi ultimi siano

apparsi dopo il sinistro in discussione.

In ogni caso, anche una

risposta positiva all’infiltrazione delle faccette articolari nulla toglierebbe

alla circostanza che RI 1, nonostante la sindrome cervicale, è da considerare

completamente abile nella sua professione, di tipo leggero, di commerciante di

autovetture (VIII 1).

Dagli atti all’inserto

risulta che RI 1 è stato visto, a più riprese, dal Prof. dott. __________,

presso la Clinique de __________ di __________ (8 novembre 2005, 16-18 gennaio,

20-22 marzo e 22 maggio 2006).

Dal

referto datato 20 gennaio 2006 si evince che il dott. __________ ha infiltrato con un anestetico i rami

mediani responsabili delle articolazioni posteriori di entrambi i lati,

pervenendo alla conclusione che una parte dei dolori risentiti è associata a

patologie articolari a livello di C4-C5 e C5-C6 dai due lati, motivo per cui ha

praticato una denervazione mediante termocoagulazione dell'articolazione C4-C5

a sinistra (XV bis).

Durante

la degenza 20-22 marzo 2006 - a distanza di due mesi dalla prima denervazione

-, l'anestesiologo ha riferito che il paziente aveva denunciato una riduzione

dei dolori valutata attorno al 50%.

In quella

stessa occasione, visti i risultati, egli ha perciò applicato lo stesso

procedere (infiltrazione + termocoagulazione per radiofrequenze) anche al lato

destro della stessa articolazione (il 22 marzo 2006; XVII bis).

Un risultato analogo (riduzione parziale della sintomatologia algica) è

stato refertato in occasione della visita di controllo del 22 maggio 2006.

Secondo il

Prof. __________, ciò dimostrerebbe che la componente articolare era

responsabile della metà dei dolori lamentati dal paziente.

L'altra metà

andrebbe invece imputata a un danno discale e, proprio in relazione a ciò, il ricorrente

è stato sottoposto a una discografia cervicale a livello di C5-C6 e di C6-C7.

A detta dello specialista, citiamo: "L'examen discal montre bien que le disque C5-C6 pourrait être à

l'origine de la composante douloureuse restante. II est également possible que

le disque C6­C7 participe à la genèse des douleurs, mais nous n'avons pas pu

aborder ce disque de façon appropriée pour des raisons anatomo­techniques."

(XIX bis)

Considerandi

II

contenuto delle certificazioni del Prof. __________ è stato criticamente commentato dal dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica presso

la Divisione __________ di __________, il quale ha elaborato un rapporto,

datato 28 giugno 2006, del seguente tenore:

"

Der Anästhesist Prof. __________ hat gestützt auf Kenntnisse, welche unter anderem die Fachgesellschaft

ISIS vermittelt, Fazettenaelenksblockaden durchgeführt. Diese haben nach

seinen Ausführunaen auf der linken Seite C4/C5 über

mehrere Monate zu einer Schmerzreduktion auf die Hälfte Geführt. Da dieses

Segment (s. Abb. 1) ventral knöchern

überbrückt ist, fehlt eine mechanische Schmerzursache und somit ist erheblicher

Zweifel an der These einer traumatischen Läsion angebracht. Zudem liegt der

Verdacht nahe, dass die Wirksamkeit einem Placebo-Effekt entspricht.

Die Vermutung, dass die Verkalkungen auf

traumatischen Bandscheibenverletzungen beruhen, ist mit hoher

Wahrscheinlichkeit

unzutreffend. Es handelt weitaus eher um eine

Verkalkung des vor­deren Längsbandes im Rahmen einer DISH. Dieser Begriff ist

1975.

vom Radiolosen Donald Resnick aepräat worden. Charakteristisch für DISH

ist die eigenartige Form der Verknöcherungen, Spondvlophvten genannt, die sich

anterolateral im Bereich des vorderen Längsbandes entwickeln. Beim alternden

Menschen ist DISH relativ häufig, mit Prävalenzraten beim Mann im Alter von

über 50 Jahren von 25 % und bei der Frau von 15 % [3].

Als Beispiele verschiedener Ausprägung aus dem

Lehrbuch von Resnick siehe Abb. 3.

Abb. 3: DISH der Halswirbelsäule im Röntqenbild.

2.

verschiedene Stadien. Auf dem rechten Bild zeigt der schwarze Pfeilkopf auf

die ausgesprochen voluminöse Ossifikation. die fast die gleiche Breite hat wie

die des Wirbelkörpers. Unter diesen Umständen wird verständlich, dass

Schluckbeschwerden beklagt werden können.

Das Bild links zeigt ein weniger fortgeschrittenes

DISH-Stadium. Ein Soondvlophvt (schwarzer Pfeil) überbrückt das Segment C4/C5

(4. und 5. Halswirbel), tvoische Kerzentropfform (roter Pfeil) des

Spondvlophvten an der Vorderwand von C3. Die Intervertebralräume sind nicht wie

bei der zervikalen Spondylose verschmälert, sondern haben eine praktisch

normale Höhe.

Herr RI 1 weist eine radiologisch auffällige

Verknöcherunq des vorderen Länasbandes an der unteren Halswirbelsäule auf wobei

mit grosser Wahrscheinlichkeit die Segmente C4/C5 und auch C6/C7 vollständig

knöchern fusioniert sind, das dazwischen liegende C5/C6 zumindest inkomplett.

Die These einer Fazettenaelenksschädigung durch das Ereignis vom 3.7.2003 in

diesen Bereichen ist somit unplausibel. Völlig unplausibel ist eine

traumatische Schädipunq im Segment C4/C5 als Ursache der Beschwerden. wo

offenbar ein Erfolg mit Neurotomie erzielt worden ist (s. Bericht von Prof. __________): wahrscheinlich handelt es

sich dabei um eine Placebo-Wirkung.

Die Indikation für eine Spondvlodese im Segment C6/C7,

welches schon knöchern fusioniert ist, lässt sich nicht stützen. Namentlich

auch nicht mit der These, dass DISH mit einer erhöhten Bandscheibendegeneration

einhergehe."

(XXI bis)

Il 24 agosto 2006, il TCA si

è rivolto al Prof. dott. __________ nei termini seguenti:

"

Fra ali atti di causa figurano i rapporti da lei

allestiti a seguito delle consultazioni che hanno avuto luogo tra il mese di

novembre 2005 e lo scorso mese di maggio.

Nel frattempo, l'CO 1 ha sottoposto i suoi

referti al dott. __________, spec.

FMH in chirurgia ortopedica presso la Divisione di medicina assicurativa, il

quale ha allestito l'apprezzamento del 28 giugno 2006, qui accluso in fotocopia

per sua conoscenza.

Nella misura in cui la valutazione del dott. __________ mette in discussione la fondatezza delle conclusioni

a cui lei è pervenuto tanto per guanto concerne l'aspetto diagnostico che per

guanto riguarda quello eziologico, ai fini dell'istruttoria di causa, le chiedo

una sua presa di posizione in proposito.

In particolare al TCA interessa capire se, oltre

alle dichiarazioni dell'assicurato a proposito di una riduzione dell'intensità

dei dolori a livello della colonna cervicale da lui avvertita a seguito degli

atti terapeutici da lei disposti, vi sono degli elementi oggettivi che

dimostrano che RI 1 soffriva effettivamente di un

problema articolare posteriore."

(XXVIII)

La sua risposta è

pervenuta a questa Corte il 30 novembre 2006. In primo luogo, lo specialista

interpellato dal TCA ha illustrato quale è stato il protocollo seguito nel caso

dell'assicurato,

sottolineando che esso

garantisce una precisione diagnostica di oltre il 90%, in relazione

all'esistenza di un problema articolare posteriore:

"

M. RI 1 a donc dans un premier temps, après un

examen clinique détaillé évoquant les possibilités de douleurs provenant des

articulations facettaires et/ou lésions discales, subi des interventions

diagnostiques. Dans un premier temps, nous avons effectués des blocs des

branches médianes responsables de l'innervation des articulations cervicales.

Le tvpe de protocole suivi pour le travail consiste d'abord en une série de

blocs réalisés selon un protocole ouvert où chaque articulation est anesthésiée

séparément grâce à une anesthésie locale bien définie dans sa durée d'action

(bupivacaïne 0.5% à raison de 0,3 cc/niveau). Le travail est effectué sous

contrôle radioscopique avec une proiection latérale parfaite. Chaque

articulation possède une double innervation et nécessite donc deux infections

pour obtenir une anesthésie complète. Ce test screeninq est fait pour répondre

à la seule question de l'existence d'une probabilité élevée que les

articulations facettaires puissent être endommagées et ainsi expliquer la

totalité ou une partie des douleurs du patient. Si le résultat au test screening est positif, le patient reioint alors

une étude de confirmation faite sur la base d'un protocole placebo contrôlé

(bupivacaïne versus NaCI), avec administration randomisée et une technique

double aveugle, c'est-à-dire que ni le médecin qui effectue le qeste, ni le

patient n'est au courant de la substance infectée. Ce protocole a été utilisé

chez M. RI 1 et a révélé qu'une composante importante, d'environ 60% de ses

douleurs totales, a disparu qrâce à la substance active, sans être diminuée par

le placebo. Cette facon de procéder constitue la méthode de référence vis-à-vis

de laquelle d'autres méthodes diagnostiques sont évaluées pour déterminer leur

spécificité et sensibilité. La précision diagnostique du protocole utilisé chez

M. RI 1 dépasse 90%."

(XXXI I )

Per

quanto concerne la presenza di una problematica discogena, che secondo il dott.

__________ potrebbe correlare

con i dolori che sono persistiti nonostante le neurotomie faccettarie, egli ha

riconosciuto che, nel caso di specie, la discografia cervicale praticata il 22

maggio 2006, non ha fornito una prova irrefutabile al riguardo:

"

Etant donné qu'il subsistait une composante

douloureuse importante suite au traitement articulaire, j'ai également

entrepris en mai 2006 une démarche diagnostique au niveau des disques cervicaux

C5-C6 et C6­C7. Seul le disque C5-C6 était abordable pour des raisons anatomo­technniques.

Il est clair que la discographie cervicale est une technique beaucoup moins

bien validée scientifiquement que les interventions diagnostiques au niveau des

articulations facettaires cervicales et en comparaison avec la discoqraphie

lombaire. Environ 1/3 des patients testés avec discographie et blocs

facettaires au même niveau présentent des réponses positives aux deux tests. La

discographie est un test de provocation consistant à augmenter la pression dans

le disque par infection d'un produit de contraste radioloqique. Si les douleurs

habituelles exactes sont provoquées par cette injection mais avec une intensité

supérieure, on considère qu'il existe une probabilité élevée que le disque

constitue la cause de la douleur habituelle. Cette conclusion est uniquement

valable si les disques voisins sont indolores à l'examen. Malheureusement, ie

n'ai pas pu contrôler cela. Dans le contexte d'un disque endommagé, seule une

discectomie avec fusion du segment symptomatique pourrait enlever les douleurs.

Il est néanmoins hors de question d'effectuer ce tvpe d'intervention sans

démontrer que les autres disques cervicaux sont asymptomatiques."

(XXXI I )

Lo specialista in

anestesiologia si è quindi così pronunciato in merito all'esistenza di una

relazione di causalità naturale con l'infortunio del 3 luglio 2003:

"

La question la plus importante à laquelle il

convient de répondre est s'il existe une probabilité que les plaintes

présentées par le patient soient en rapport avec son accident. Il est vrai que

M. RI 1 a vécu par le passé des périodes où il a réclamé une aide médicale pour

des douleurs cervicales. Celles-ci étaient cependant de caractère intermittent

et ne l'ont pas empêché de travailler. De nouvelles douleurs qu'il n'avait

iamais ressenties auparavant sont apparues immédiatement après l'accident et ne

l'ont ensuite plus quitté. La littérature récente nous renseigne sur les types

de lésions potentiellement consécutives au qenre d'accident qu'a subi M. RI 1.

Deux lésions prédominent, en premier lieu une déchirure de I'annulus antérieur

des disques cervicaux (qui n'ont pas d'annulus postérieur), où surtout les

disques C5-C6 et C2-C3 sont touchés par un mouvement de traction. Ensuite, un

mouvement de rotation anormale s'effectue vers l'arrière de façon à ce qu'un

impact au niveau des articulations facettaires des pointes des piliers

articulaires sur le pilier au-dessous se développe. Ceci peut engendrer une

multitude de lésions dans les articulations sous la forme d'une rupture du

ménisque, des fractures du pilier, des saignements intra-articulaires et des

fractures du cartilage. Aucune de ses lésions sont visible sur des examens

radiologiques sophistiquées. Toutes ces lésions ont été documentées par des

examens anatomo-pathologique chez des patients avant subi ce type d'accident

mais qui sont décédés, pour d'autres raisons que la lésion cervicale, par

exemple suite à des traumatismes cérébraux ou des saignements internes. Les

relations entre lésions articulaires et discales chez les patients qui nous

sont référés par d'autres spécialistes démontrent que la proportion des lésions

articulaires est d'environ 50%, et que la proportion des lésions des disques

est d'environ 20%. Environ 30% de nos patients présentent des douleurs pour

lesquelles une oriqine anatomique ne peut être identifiée. Le problème de M. RI

1.

relève au moins des deux premières catégories, ce qui n'est pas

inhabituel."

(XXXII)

Infine,

egli ha preso posizione in merito all'affermazione del dott. __________ secondo cui il miglioramento della

sintomatologia dolorosa riscontrato dall'insorgente, sarebbe da mettere in

conto ad un cosiddetto "effetto placebo":

" Dans son expertise. le Dr. __________ fait référence à la publication de __________ citée plus haut. Il

s'exprime au suiet de l'efficacité obtenue par la thermoaqulation des branches

médianes responsables de l'innervation des articulations facettaires. Cette

étude constitue actuellement effectivement la seule publication dans la

littérature fournissant des preuves irréfutables de l'efficacité de cette

technique microchirurgicale dans le contexte de douleurs provenant des

articulations facettaires cervicales après des lésions traumatiques. Malheureusement,

le Dr. __________ n'a pas lu les

autres articles émanant du même groupe d'auteurs et qui démontrent que

l'efficacité peut être maintenue iusau'à 900 iours après le traitement, la

limite extrême du suivi des patients dans le cadre de cette publication. Il

considère sans hésitation et répète à diverses reprises que l'effet bénéfique

observé chez M. RI 1 suite à ce type de traitement est à mettre sur le compte

d'un effet placebo. Il ne s'est donc pas renseigné sur le résultat à plus long

terme suite aux traitements chez M. RI 1 (au-delà de 2 mois, cf. plus bas). Il

évite également de citer l'article de __________ concernant le résultat dans le

groupe de contrôle (placebo) où les douleurs habituelles, si elles

disparaissaient après le traitement, étaient de retour chez les patients 8

fours déjà après le traitement et où seul un patient (8% de la population

étudiée) a présenté une disparition prolongée de sa douleur (iusau'à 27

semaines). La réduction de la douleur chez M. RI 1, d'environ 50% des deux

côtés, représente à mon avis la composante provenant de l'articulation

facettaire C4-C5 dénervées. Sur le côté gauche traité en janvier 2006, nous

avons pu constater une amélioration de 50% en mars 2006, encore valable lors du

contrôle du résultat du traitement de l'articulation correspondante à droite en

mai 2006, 4 mois après le traitement. Un contact avec le patient en octobre

2006.

démontre que ce résultat reste inchangé. Le résultat sur le niveau de ses

douleurs devrait également être vu dans la perspective qu'une diminution

importante de la prise de médicaments anti-douleur a pu être constatée. Ceci

parle donc pour un effet thérapeutique et pas un effet placebo comme proposé

par le Dr __________." (XXXII)

Da parte sua, il dott. __________ ha così replicato alle considerazioni

espresse dal Prof. __________:

"

Prof. __________ hat über

einem mehr als ein Jahr lang anhaltenden

Erfolg nach Radiofrequenz-Neurotomie in drei Segmenten der Halswirbelsäule

berichtet. Einen Teil der wahrscheinlich noch verbleiben Beschwerden schrieb er

Bandscheibenveränderungen zu. In der Tat haben radiologische Abklärungen

mehrsegmentale Bandscheibendegenerationen ergeben, als auffälligsten Befund

allerdings eine Verkalkung des vorderen Längsbandes (im Rahmen einer DISH). Die

durch die Radiofrequenz-Neurotomie erzielte Verbesserung konnte allerdings

nicht mit objektiven Daten abgebildet werden, namentlich nicht mit wesentlichem

Gewinn an Aktivitäten des Alltages. Wie ich den Unterlagen entnehme, wird denn

auch - trotz dem von Prof. Eiz

festgestellten Behandlungserfolg - nach wie vor erhebliche nackenbedingte

Invalidität geltend gemacht, so dass sich der Behandlungserfolg in dieser Weise

überhaupt nicht abbildet.

Die geklagten Beschwerden und die daraus

resultierende Behinderung steht zuden überhaput nicht im Einklang mit der

initialen Symptomatik, welche lediglich als WAD Grad I eingestuft worden ist.

Auch wenn neue Kenntnisse in der Radiofrequenz-Neurotomie hinzugekommen sind,

so bleiben sowohl die Diaqnostik wie auch die Therapie bezogen auf die Ursache

der Svmptome (traumatisch oder nicht-traumatisch) unspezifisch, Der

Zusammenhang zwischen einem Unfall und fazettengelenksgedingten Beschwerden

muss auf andere Weise hergestellt oder widerlegt werden. Dazu verweise ich auf

meine Ausführungen vom 28.6.2006. Selbstverständlich kann nicht ausgeschlossen

werden, dass ein Teil der Nackenbeschwerden vom "colpo

di frusta cervicale" stammt,

wie Dr. __________ am 23.11.2004 ausgeführt hat: eine Einschränkung in der

Arbeitsfähigkeit lässt sich damit aber nicht seriös begründen, auch nicht durch

Ergebnisse einer Radiofrequenz-Neurotomie."

(XXXVII)

2.14

In corso di causa,

questo Tribunale ha richiamato dall’Ufficio AI l’incarto riguardante RI 1.

L’assicurato

ha fatto richiesta di prestazioni AI per adulti nel mese di luglio 2002,

indicando, quale danno alla salute, depressione e ansia, presenti sin dall’agosto

2001.

Con

rapporto del 20 giugno 2002, il dott. __________ ha posto la diagnosi di “stato

depressivo in paziente con disturbo della personalità” e - patologie senza ripercussioni

sulla capacità lavorativa -, di “sindrome lombovertebrale. Diabete mellito non

insulino dipendente trattato con antidiabetici orali.”.

Da un

punto di vista anamnestico, il curante ha fatto stato, in particolare, di una

sintomatologia dolorosa lombare e cervicale, attribuibile a delle turbe

statiche e a tendomialgie, presenti§ da alcuni anni.

Da un

profilo oggettivo, egli ha refertato una dolenzia alle inserzioni

tendineo-muscolari soprattutto in sede cervicale e lombare, nonché un umore

depresso.

Per

finire, il dott. __________ ha segnalato che invalidante è principalmente la

patologia psichica, refrattaria alle terapie applicate, che si manifestava con,

citiamo: “… una diminuzione del tono dell’umore, angoscia, ansia, momenti di

panico, disturbi del sonno.”.

Nel

rapporto datato 7 ottobre 2002, lo psichiatra dott. __________ ha affermato di

avere RI 1 in sua cura dal 22 aprile 2002, con una diagnosi di disturbo

depressivo con tratti psicotici a carattere negativo.

Egli ha

descritto lo stato psichico dell’assicurato nel seguente modo:

"

Il paziente appare come una persona cosciente,

orientata nel tempo e nello spazio. Evidenzia una diminuita capacità di

comprensione e di concentrazione.

La memoria è nettamente alterata. Il corso del

suo pensiero è inibito, rallentato, ristretto e evidenzia momenti di

incoerenza.

L’ideazione prevalente s’impernia attorno alle

difficoltà nell’organizzare la propria vita personale e familiare. Non

riscontro dei chiari fenomeni deliranti o dei disturbi dispercettivi.

Affettivamente: denota un netto impoverimento

affettivo, una diminuzione del tono vitale. È ansioso, diffidente, teso,

inquieto, con un chiaro sentimento d’insufficienza.

È adinamico.

Si osserva un’inibizione psicomotoria, una

diminuzione della socievolezza, tendenze autoclastiche marcate.”

Lo

psichiatra curante ha infine dichiarato l’insorgente totalmente inabile al

lavoro a far tempo dal 6 agosto 2001, precisando che, citiamo: “Per ora questo

paziente presenta una psicopatologia tale da non permettergli un reinserimento

lavorativo né nel suo vecchio processo lavorativo, né in un lavoro diverso.

Egli finora è sempre stato contento di svolgere un’attività come venditore di

automobili e, nel caso la sua sintomatologia regredisse, vorrebbe poter

ritornare in quest’ambito lavorativo.”.

Nel corso

del mese di settembre 2003, quindi posteriormente all’incidente della

circolazione in discussione, RI 1 è stato periziato, per conto

dell’assicurazione per l’invalidità, dallo psichiatra dott. __________.

Il perito

dell’UAI ha posto la diagnosi di disturbo dell’adattamento con ansia, umore

depresso misti (ICD-10: F 43.22) e di disturbo passivo-aggressivo di

personalità (ICD-10: F 60.9).

In

occasione delle diverse consultazioni, il dott. __________ ha incontrato un

paziente, citiamo: “… perfettamente orientato nelle coordinate

temporo-spaziali, relativamente ordinato nella persona e nell’abbigliamento.

L’espressione dell’emotività appare altalenante, talvolta si abbandona ad un

pianto un po’ dimostrativo e teatrale, che dura solo pochi secondi, evocando le

sue vicende passate, altre volte riesce a sorridere. L’eloquio è spontaneo, il

decorso del pensione non presenta segni di delirio, allucinazioni o dispercezioni.

Le funzioni mnemoniche sono intatte, come pure la capacità di attenzione e di

concentrazione. Tende facilmente a cadere nel vittimismo e

nell’auto-commiserazione. Afferma di voler guarire, ma in fondo nessuno sa

aiutarlo ed anche le cure praticate non hanno avuto effetti apprezzabili.”.

2.15

Un’attenta

valutazione della documentazione medica agli atti - riassunta al considerando

2.13

- consente di affermare che nessun sanitario é riuscito a oggettivare

delle lesioni morfologiche (organiche) di natura post-traumatica,

suscettibili di spiegare a sufficienza la complessa sintomatologia accusata da RI

1, nonostante egli sia stato sottoposto a ripetute ed accurate misure

diagnostiche.

Ora, in

materia di assicurazione contro gli infortuni, i disturbi risentiti

dall'assicurato vengono di principio presi in considerazione soltanto nella

misura in cui procedono da un danno alla salute oggettivamente dimostrabile.

In

effetti, nei casi in cui i dolori avvertiti da un assicurato non possono

trovare una sufficiente correlazione sul piano oggettivo, la decisione non può

che essere sfavorevole all'interessato. Qualora non sia stata individuata, dal

profilo medico-scientifico, l'origine dei disturbi, il giudice delle

assicurazioni sociali - a maggior ragione -, non può riconoscere l'esistenza di

una relazione di causalità naturale con l'evento traumatico assicurato (cfr.,

in questo senso, la STCA del 1° marzo 2005 nella causa D., inc. n. 35.2004.74,

confermata dal TFA con sentenza dell’11 maggio 2006, U 130/05, del 22 settembre

2003.

nella causa B., inc. 35.2002.4, del 28 luglio 2003 nella causa T.-K., inc.

n. 35.2003.26, del 5 aprile 2003 nella causa P., inc. n. 35.2003.39, confermata

dal TFA con giudizio del 13 aprile 2006, U 162/04, del 25 novembre 2002 nella

causa A., inc. n. 35.2002.49, confermata dal TFA con sentenza del 28 luglio

2004, U 14/03, del 13 settembre 2001 nella causa C., inc. n. 35.1999.90,

confermata dal TFA con sentenza del 9 gennaio 2003, U 347/01, del 21 settembre

2000.

nella causa P., inc. n. 35.1998.57, confermata dal TFA con giudizio del 13

marzo 2001, U 429/00, del 22 febbraio 1999 nella causa D., inc. n. 35.1998.61 e

del 19 febbraio 1999 nella causa A., inc. n. 35.1998.10; cfr., inoltre, U.

Meyer-Blaser, art. cit, p. 105s.: “Lässt sich der medizinisch-wissenschaftliche

Beweis für das Vorliegen organischer Befunde, ihrer Verantwortlichkeit für die

vorhandenen Beschwerden und die Ursächlichkeit der unfallmässigen Einwirkung

zum Eintritt des organischen Befundes, nach derzeitigem Wissensstand, in einem

konkreten Fall, trotz sorgfältigen Abklärungen, nicht mit überwiegender

Wahrscheinlichkeit beweisen, enfällt insofern die Leistungspflicht der

Unfallversicherer ohne weiteres” – il corsivo è del redattore).

Per

quanto concerne il rachide cervicale, il TCA constata che l’assicurato,

in data 4 agosto 2003, è stato sottoposto a una TAC, risultata priva di

alterazioni di carattere post-traumatico (doc. 26).

D’altra

parte, la risonanza magnetica del 25 settembre 2003 ha messo in luce dei segni

di discopatia con protrusioni mediane a più livelli e protusione con uncartrosi

a destra a livello di C6-C7, con possibile iniziale irritazione radicolare di

C7 a destra, ma assenza di ernie discali (doc. 28).

A

prescindere dal fatto che, secondo il medico di circondario, dott. __________,

non vi è correlazione tra il blocco quasi totale della colonna cervicale e la

situazione oggettivata a questo livello dagli esami radiologici (doc. 112, p.

2), questa Corte ritiene che le alterazioni degenerative evidenziate grazie

alla RMN del settembre 2003, siano verosimilmente preesistenti al

sinistro del 3 luglio 2003.

Non è in

effetti plausibile che tali fenomeni si siano sviluppati nel breve volgere di poco

più di due mesi dall’infortunio.

Interpellato

dal TCA in merito alle modalità con le quali sarebbe stata oggettivata

l’esistenza di un problema articolare posteriore a livello di C4-C5 e di C5-C6,

il Prof. dott. __________, con rapporto del 27 novembre 2006, ha sostenuto, in

particolare, che il protocollo da lui disposto garantisce una precisione

diagnostica superiore al 90% (cfr. XXXII, p. 2: “Ce protocole a été utilisé

chez M. RI 1 et a révélé qu’une composante importante, d’environ 60% de ses

douleurs totales, a disparu grâce à la substance active, sans être diminuée par

le placebo. (…). La précision diagnostique du protocole utilisé chez M. RI 1

dépasse 90%.” – il corsivo è del redattore).

Al

riguardo, questo Tribunale osserva che l’efficacia della procedura seguita dal

Prof. __________ e, in ultima analisi, anche la diagnosi del problema, dipende

da come essa è stata avvertita dall’assicurato.

Nel caso

di specie, dopo la denervazione del lato sinistro e destro dell’articolazione

di C4-C5, RI 1 ha denunciato una riduzione del 50% almeno dei dolori, motivo

per cui lo specialista in anestesiologia appena menzionato ne ha dedotto che questi

ultimi erano causati, in questa stessa proporzione, da un problema articolare

posteriore, mentre l’altro 50% sarebbe da addebitare a una patologia

interessante il disco intervertebrale (XIX bis: “Le résultat du traitement à

gauche effectué en janvier 2006 reste ancore valable avec diminution d’au moins

50% de ses douleurs précédentes. À droite, le résultat est

comparable, le patient présente actuellement des douleurs situées autour de

4/10. (…). Nous avons tout le temps eu le sentiment que M. RI 1 présentait des

douleurs de plusieurs origines, dont la composante articulaire représente la

moitié des douleurs.” – il corsivo è del redattore).

Ora, nella misura in cui la diagnosi del problema viene fatta

dipendere direttamente da come, secondo l’interessato medesimo, il dolore è

stato influenzato dalla terapia posta in atto, quindi da un giudizio puramente

soggettivo, non si può ritenere che la causa dei disturbi sia stata sufficientemente

oggettivata.

In questo

contesto, il TCA sottolinea che è notorio che sono diversi i fattori che condizionano

la percezione del dolore, non da ultimo quelli legati alla personalità

dell'assicurato.

A

prescindere da quanto precede, e con riferimento all’osservazione formulata dal

chirurgo ortopedico dott. __________, per il quale il procedere disposto dal

Prof. __________ non è atto a fornire informazioni utili da un profilo

eziologico (VIII 1), questa Corte osserva che la valutazione dell’anestesiologo,

anche su questo aspetto, si fonda principalmente su quanto riferitogli dal

ricorrente stesso a proposito della natura e dell’intensità dei disturbi da lui

sofferti al rachide cervicale antecedentemente al sinistro del 3 luglio 2003 (XXXII,

p. 3: “Il est vrai que M. RI 1 a vécu par le passé des périodes où il a

réclamé une aide médicale pour des douleurs cervicales. Celles-ci

étaient cependant de caractère intermittent et ne l'ont pas empêché de

travailler. De nouvelles douleurs qu'il n'avait jamais ressenties auparavant

sont apparues immédiatement après l'accident et ne l'ont ensuite plus quitté.

– il corsivo é del redattore).

Sempre

in questo contesto, é utile segnalare che, già nel corso degli anni ‘80,

successivamente a un incidente stradale con trauma cranico, il ricorrente aveva

lamentato dei disturbi cervico-cefalici, disturbi che il neurologo dott. __________,

con perizia del 5 settembre 1988, aveva dichiarato essere ormai estranei al

sinistro assicurato e di probabile origine psichica (cfr. doc. 40: Questa

sintomatologia é di localizzazione variabile; inizialmente localizzata in sede

frontale sinistra, con diagnosi di nevralgia sopraorbitaria da parte del Dr. __________,

si é spostata verso la regione occipito-cervicale, arricchendosi di un corteo

di sintomi polimorfi a sfondo neuro-spicovegetativo con accentuazione dello

stato di iperemotività, con sentimento di frustrazione, il suo stato essendo

stato minimizzato, non degno di attenzione, né di alcun indennizzo.).

La preesistenza

di una problematica a livello cervicale emerge pure dalla documentazione

contenuta nell’incarto dell’UAI, specificatamente dal referto 20 giugno 2002

del dott. __________, curante dell’assicurato (“Si tratta di un paziente che

presenta da alcuni anni una sintomatologia dolorosa in sede lombare e in sede

cervicale da attribuire a delle turbe statiche e delle tendomialgie.” In

occasione del consulto del 15 luglio 2002, egli presentava una, citiamo:

“Dolenzia alle inserzioni tendineo-muscolari soprattutto in sede cervicale e in

sede lombare.”).

Del

resto, in una sentenza del 28 febbraio 2007 nella causa B., U 357/06, consid.

4.

, il TFA ha precisato che per coloro che, portatori di alterazioni

degenerative al rachide cervicale, subiscono un trauma d’accelerazione (oppure una

lesione equivalente) e soffrono dopo l’infortunio di persistenti disturbi, non

può essere a priori reputato raggiunto lo status quo sine trascorsi alcuni

mesi. Sebbene in presenza di alterazioni degenerative, il nesso di causalità naturale

deve essere ammesso, anche quando lesioni morfologiche non sono oggettivate o

lo sono soltanto con difficoltà, grazie ai mezzi tecnici a disposizione.

Tuttavia,

secondo l’esperienza medica, l’aggravamento traumatico di affezioni

degenerative della colonna vertebrale, si estingue, di regola, entro 6/9 mesi,

al più tardi però entro un anno.

Qualora

i disturbi perdurino più a lungo, si è sovente in presenza di un disturbo

psichico d’adattamento oppure di un’evoluzione psichica abnorme.

Tale principio,

nella misura in cui corrisponde alla dottrina medica dominante, può essere

considerato nell’ambito della prova della verosimiglianza (STFA del 18

settembre 2002, U 60/02, consid. 3.2 con riferimenti alla letteratura medica).

Nel rapporto neuropsicologico

3.

settembre 2004 del dott. phil. __________ figura la diagnosi di lesione traumatica cerebrale tenue (doc.

101, p. 1).

Egli ha

tuttavia precisato che i tests cognitivi a cui è stato sottoposto RI 1, hanno

prodotto numerose inconsistenze che non vengono normalmente riscontrate in

pazienti che presentano una lesione cerebrale organica. Anche il decorso tendente

al peggioramento parla contro un disturbo traumatico cerebrale.

Il

neuropsicologo ha quindi concluso a favore di un disturbo neuropsicologico di

media gravità, multicausale, verosimilmente non di origine organica (doc. 101,

p. 3: “Mittelschwere Störung multikausaler, wahrscheinlich nicht

hirnorganischer Ursache mit im Vordergrund stehend Aufmerksamkeits- und

Gedächtnisproblemen.” – il corsivo è del redattore).

A

proposito delle difficoltà neuropsicologiche, va fatto presente che l’esistenza,

nella forma di disturbi della comprensione, della concentrazione e della

memoria, era stata segnalata già prima dell’infortunio del luglio 2003, così

come si evince dal rapporto 7 ottobre 2002 dello psichiatra dott. __________

presente nell’incarto dell’UAI (“Il paziente appare come una persona cosciente,

orientata nel tempo e nello spazio. Evidenzia una diminuita capacità di

comprensione e di concentrazione. La memoria è nettamente alterata.” – il

corsivo è del redattore).

Lo stesso

psichiatra curante, con referto del 14 giugno 2005, ha ribadito che i deficit

neuropsicologici che presenta l’insorgente, sono espressione dell’affezione

psichica (doc. A 2: “I disturbi algici attuali accompagnati da un corollario

sintomatico psichico che va dalle difficoltà di concentrazione, alle

difficoltà di sonno, a problemi di attenzione, …” – il corsivo è del

redattore).

Da parte

sua, la psicologa __________, la quale visitò l’assicurato in occasione della

sua degenza presso la Clinica di riabilitazione di __________, pur avendo

definito i disturbi neuropsicologici riscontrati, citiamo: “… compatibili con

le conseguenze di un colpo di frusta, anche in caso di assenza di lesioni

cerebrali oggettivabili.”, non aveva escluso che essi potessero essere messi in

relazione anche con uno stato depressivo (allegato al doc. 77, p. 3).

In esito

a tutto quanto precede, lo scrivente Tribunale ritiene dimostrato, perlomeno

secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del

settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter,

op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum

Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo

2003, p. 343), che - tenuto conto dei soli postumi organici oggettivabili

dell’evento infortunistico del 3 luglio 2003 -, RI 1 aveva ritrovato una piena

capacità lavorativa nella sua abituale professione di venditore di autovetture,

già a decorrere dal 1° febbraio 2005.

2.16

Dagli atti

all'inserto si evince che il sinistro assicurato ha riguardato soprattutto il

rachide cervicale.

È quindi

utile ricordare che con la giurisprudenza inaugurata con la nota sentenza S.

(cfr. consid. 2.10.), il TFA si è scostato dal principio appena evocato

relativo ai disturbi senza correlazione sul piano oggettivo (cfr. consid.

2.15

), quando si é in presenza di un trauma d'accelerazione alla colonna

cervicale (idem per quel che riguarda i traumi equivalenti - cfr. SVR 1995 UV

23, p. 67 consid. 2).

In

effetti, il fatto che in molti casi i disturbi tipici del “colpo di frusta” non

siano oggettivabili mediante gli attuali mezzi tecnici, non deve spingere a

qualificarli di puri disturbi soggettivi e, pertanto, a negare ogni loro

rilevanza nell’ambito dell’assicurazione contro gli infortuni.

Sulla

base degli atti medici, occorre riconoscere che il ricorrente é rimasto vittima

di un trauma distorsivo alla colonna cervicale.

Tale

diagnosi è stata ritenuta, ad esempio, dai sanitari della Clinica di

riabilitazione di __________ (doc. 58), dal dott. __________, spec. FMH in

neurologia (doc. 76), dal dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica

(doc. 83, p. 1), nonché dai medici della __________ di __________ (doc. 102).

In sede di risposta di

causa, l’amministrazione - dopo avere riconosciuto che RI 1 ha presentato parte

dei disturbi tipici ricollegabili ai traumi da “colpi di frusta”, ciò che in

effetti trova conferma nelle tavole processuali -, ha sostenuto

l’inapplicabilità della relativa giurisprudenza federale, nella misura in cui

essi non sarebbero insorti entro le 72 ore successive all’infortunio (cfr. III,

p. 3).

Tale tesi non può essere

condivisa.

In effetti, in una recente

sentenza del 30 gennaio 2007 nella causa T.-M., U 215/05, consid. 5, l’Alta

Corte ha chiarito che la necessità di apparizione entro le prime 72 ore

concerne unicamente i disturbi a livello della nuca e/o del rachide cervicale,

e non anche altri disturbi rientranti nel quadro tipico del “colpo di frusta”.

L’CO 1 ha, d’altra parte,

fatto valere che si giunge alla medesima conclusione (inapplicabilità della

giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 359), se si considera la preesistenza

della patologia psichica (cfr. doc. 130, p. 4: “Dagli atti, come già

accennato nei fatti, risulta che l’assicurato già prima dell’infortunio

soffriva di problematiche a livello psichico con episodi recidivanti dal 1993 e

inabilità totale dall’agosto 2001. Questo significa che la causalità adeguata

deve essere esaminata conformemente alla giurisprudenza in merito alle

alterazioni dello sviluppo psichico di cui in DTF 115 V 133 e non in base ai

principi specifici elaborati per gli infortuni del tipo colpo di frusta.”).

Effettivamente, in una

sentenza dell’8 giugno 2000 nella causa F., U 273/99, pubblicata in RAMI

2000.

U 397, p. 327ss. = SVR 2001 UV 13, p. 47ss., il

TFA ha stabilito che se l’infortunio ha provocato un peggioramento di disturbi

psichici preesistenti, l’adeguatezza del nesso causale va esaminata alla luce

della giurisprudenza relativa all’elaborazione psichica abnorme. Infatti,

sempre secondo la Corte federale, non essendo dato un complesso di disturbi

psicosomatici difficilmente differenziabili, le condizioni per l’applicazione

della giurisprudenza sull’adeguatezza del nesso causale in caso di trauma

d’accelerazione cervicale, non sono realizzate.

In quella stessa

pronunzia, il TFA ha ricordato che per applicare la

giurisprudenza federale in materia di causalità adeguata in caso di trauma

d'accelerazione alla colonna cervicale, è necessario che i disturbi psichici

risultino dall'infortunio e che unitamente ai disturbi somatici, anch'essi

di natura traumatica, formino un complesso di disturbi psicosomatici difficilmente differenziabili (cfr., pure, la STFA del 20 settembre 2006 nella causa D., U

412/05, consid. 4).

Dagli atti

di causa emerge che, al momento in cui rimase vittima dell’infortunio in

questione, il ricorrente si trovava in inabilità lavorativa totale a causa di

malattia, e quindi al beneficio d’indennità per perdita di guadagno. La sua

incapacità perdurava già dall’estate del 2001 (cfr. doc. 2 e 9).

Secondo

il suo psichiatra curante, dott. __________, egli soffriva di un disturbo

depressivo con tratti psicotici a carattere negativo - caratterizzato da

una diminuita capacità di comprensione e di concentrazione, da una memoria

nettamente alterata, da un corso del pensiero inibito, rallentato, ristretto

con momenti di incoerenza, da un netto impoverimento affettivo, da una

diminuzione del tono vitale, da ansia, diffidenza, tensione, inquietudine e

sentimenti di insufficienza, nonché da un’inibizione psicomotoria, diminuzione

della socievolezza e da tendenze autoclastiche marcate -, disturbi all’origine

di una completa inabilità lavorativa a contare dal 6 agosto 2001 (rapporto 7

ottobre 2002 presente in XXV).

Così come

già segnalato al considerando 2.15., con riferimento al contenuto della perizia

5.

settembre 1988 del dott. __________, spec. FMH in neurologia (cfr.

doc. 40), é probabile che disturbi di natura psichica fossero già presenti ad

un’epoca addirittura precedente il 2001.

Da parte loro, lo

psichiatra __________ e lo psicologo __________, con perizia del 14 settembre

2004.

(doc. 100), hanno diagnosticato un episodio depressivo

persistente a colorito ansioso.

Secondo gli

specialisti del reparto di psicosomatica della Clinica di riabilitazione di __________,

la preesistente problematica psichica é stata di nuovo accentuata dall’evento

traumatico del mese di luglio 2003 - ciò che basta per ammetterne l’eziologia

infortunistica, nel senso di una concausalità (cfr. DTF

112.

V 376s. consid. 3a, 115 V 134 consid. 3, 117 V 376s. consid. 3a, 119 V 337 consid.

1; vedi, tuttavia, il parere 21 febbraio 2005 del dott. __________, per il

quale l’esistenza di un nesso di causalità con l’infortunio assicurato é

semplicemente possibile; documento 128) -, in

presenza di molteplici fattori psico-sociali, quali il diabete, la malattia del

padre, il lungo periodo di disoccupazione, ecc..

Essi hanno inoltre

sottolineato l’esistenza di indizi, che sono stati osservati soprattutto nelle

indagini delle funzioni cognitive, a favore di una

sopravvalutazione dei sintomi con atteggiamento dimostrativo, ciò che ha reso

difficile la valutazione della gravità delle turbe psichiche.

La

riacutizzazione della problematica psichica non appare pertanto come

un’evoluzione fittamente intrecciata con il quadro tipico dei disturbi psico-organici

consecutivo a un trauma d’accelerazione cervicale, ma bensì come uno stato patologico

preesistente aggravato dall’infortunio.

Per

questa ragione, si giustifica di applicare la giurisprudenza relativa al nesso

di causalità adeguata in caso di sequele psichiche di un infortunio (DTF 115 V

133).

2.17

Nell'esame

dell'adeguatezza del legame causale, occorre innanzitutto procedere alla

classificazione dell'infortunio occorso al ricorrente.

La

dinamica dell’incidente stradale del 3 luglio 2003 non è mai stata oggetto di

discussione tra le parti e si evince, in particolare, dal rapporto ispettivo

del 1° settembre 2003, sottoscritto dall’assicurato:

"

Dopo avere cenato senza che da parte mia

consumassi bevande alcooliche (a causa del diabete), verso le ore 11.00

decidavamo di fare rientro in Ticino.

Su invito del signor __________, che si sentiva

stanco, mi mettevo alla guida del veicolo e iniziava il viaggio di rientro in

ticino. Da parte mia mi sentivo bene e non ero stanco. Ero regolarmente allacciato

alla cintura di sicurezza.

Prima di uscire da __________ avevo chiesto

informazioni sulla strada da seguire.

Non ricordo se fossi sceso dal veicolo e se mi

ero nuovamente messo al volante senza allacciarmi.

Il viaggio proseguiva regolarmente fino all’altezza

di __________. Accanto a me vi era il signor __________. Poco dopo la

mezzanotte, mentre transitavo ad una velocità di circa 120-130 km, mi

apprestavo a superare un veicolo che mi precedeva.

Segnalavo le mie intenzioni con l’indicatore di

direzione. Mi trovavo quansi affiancato a detto veicolo, sulla corsia di

sorpasso, quando quest’ultimo finiva con le ruote laterali destre fuori dal

campo stradale per poi deviare improvvisamente la propria corsa. Mi sono visto

tagliare la strada. Mi sono attaccato al volante e ho frenato a fondo.

Ho cercato invano di scansare il veicolo sterzando

verso destra.

L’urto è stato inevitabile ed è avvenuto tra la

parte anteriore sinistra e la fiancata sinistra dell’altro veicolo.

A causa dell’urto il furgone si è sollevato, si è

rovesciato su un fianco strisciando sull’asfalto e terminando la propria corsa

nel terrapieno a destra della carreggiata.

Il veicolo è andato completamente distrutto.”

(doc. 9)

A causa

del sinistro appena descritto, RI 1 ha riportato un trauma distorsivo al

rachide cervicale, una ferita lacero-contusa frontale, una contusione lombare,

una frattura-distacco a livello del coracoide della spalla destra, nonché delle

lesioni dentarie.

Alla luce

della dinamica dell'incidente e delle lesioni riportate, il sinistro occorso al

ricorrente può essere classificato fra gli infortuni di grado medio

all’interno della categoria media.

Del

resto, confrontati a fattispeci analoghe a quella ora sub judice, tanto

questa Corte quanto il TFA hanno, nel passato, proceduto ad identiche

classificazioni. Vedi ad esempio:

-

STFA del 31 marzo 1994 nella causa M. St., U 119/91, concernente un

incidente della circolazione in cui l’automobile dell’assicurato, a seguito di

un tamponamento, é uscita di strada verso sinistra, ha urtato un palo, si é

girata di 180° ed ha terminato la sua corsa dopo circa 7 metri;

- STFA

del 7 agosto 1996 nella causa H., U 191/95, riguardante un incidente in cui

l’autovettura guidata dal marito dell’assicurata é uscita di strada, é salita

su di una scarpata e si é rovesciata sul tetto;

- STCA

del 23 novembre 1998 nella causa V.-R., inc. n. 35.1996.139 - confermata

dal TFA con sentenza del 18 giugno 1999, U 45/99 - concernente un incidente

della circolazione in cui il veicolo su cui viaggiava l’assicurata si é

frontalmente scontrato con un’autovettura condotta da un individuo in stato

d’ebrietà;

- STFA

del 19 febbraio 1999 nella causa D., U 115/98, concernente un incidente

della circolazione stradale in cui l'autovettura sulla quale si trovava

l'assicurato è uscita di strada, si è capovolta tre o quattro volte ed ha

terminato la propria corsa ad una distanza di ben 42 metri. L'assicurato ha

riportato diverse ferite lacero-contuse al volto, al naso ed alla regione della

gola, nonché la frattura aperta della mascella

inferiore e la frattura della testa della mascella a sinistra;

- STCA

del 17 aprile 2001 nella causa G., inc. n. 35.1999.135, concernente un

incidente della circolazione stradale, avvenuto sul tratto autostradale Lugano-Chiasso,

in cui l'autovettura condotta dal ricorrente ha iniziato una manovra di

sorpasso ad una velocità di circa 110/120 km/h, allorquando la vettura che

stava per essere superata si è, anch'essa, improvvisamente spostata sulla

corsia di sorpasso. Onde evitare uno scontro, l'assicurato ha sterzato

bruscamente verso sinistra, entrando con le ruote nel manto erboso laterale. A

questo punto, il conducente ha perso la padronanza del veicolo, il quale,

sbandando, ha attraversato la carreggiata ed è andato a collidere contro il

guardrail di destra. L'automobile ha terminato la propria corsa, più avanti,

sulla corsia di sorpasso. L'assicurato ha riportato una commotio cerebri

con amnesia pericircostanziale completa e diverse contusioni, in particolare a

livello del rachide cervicale e della spalla destra;

- STCA

del 2 ottobre 2001 nella causa C., inc. n. 35.1999.95, riguardante un

incidente della circolazione stradale, avvenuto in autostrada nei pressi di

Pesaro (I), in cui l'autovettura sulla quale si trovava l'assicurata,

all'imbocco di una galleria, ha cominciato a sbandare verso sinistra. L'auto si

è messa di traverso nella carreggiata, con la parte posteriore spostata più a

sinistra. Ha poi cozzato con quest'ultima contro la parete della galleria,

veniva ributtata verso destra e con la parte anteriore colpiva l'altra parete

della galleria. Veniva poi ancora ributtata dall'altra parte della galleria e

cozzava di nuovo contro la parete di sinistra della carreggiata e poi un'altra

volta a destra. Il veicolo si è poi fermato praticamente fuori dall'altra parte

della galleria. A causa del sinistro, l'assicurata ha riportato una frattura

diafisaria distale pluriframmentaria dell'omero destro con paresi totale del

nervo radiale destro con aprassia da compressione;

- STCA

del 23 aprile 2002 nella causa S., inc. n. 35.2000.15 - confermata dal

TFA con giudizio del 12 febbraio 2003, U 170/02 - concernente

un incidente della circolazione stradale in cui

l'assicurato ha perso il controllo del proprio veicolo ed è andato

ad urtare - all'interno di una galleria - frontalmente contro due vetture che

sopraggiungevano sulla corsia di contromano. Esso ha lamentato una commotio

cerebri, una contusione al fianco, una leggera contusione al rene

destro, una sospetta frattura della quarta/quinta costola laterale destra nonché

escoriazioni al braccio destro;

- STCA

del 30 maggio 2005 nella causa M., inc. n. 35.2004.95, relativa

ad un incidente stradale in cui l'assicurato, nel tentativo di superare

una vettura in autostrada, ha iniziato a sbandare

ed è stato tamponato da un’auto che lo seguiva, riportando

un trauma facciale con frattura pluriframmentaria con

lieve dislocazione della parete latero inferiore del seno mascellare

destro con solo minime dislocazioni ma con decorso fino al margine

orbitale inferiore ed interessamento del forame

infraorbitale, una deviazione del setto nasale verso destra e fratture non

dislocate dell’osso nasale, nonché un trauma al rachide cervicale;

- STCA

del 27 febbraio 2006 nella causa C., inc. n. 35.2005.53, concernente

un assicurato che, al volante della propria autovettura, nel compiere

una manovra di sorpasso, è entrato in collisione

frontale con un’automobile che circolava regolarmente

in senso opposto e ha riportato una lesione legamentare

alla caviglia destra, una frattura complessa della caviglia sinistra, contusioni alla spalla destra e al torace, la rottura di un

dente (primo premolare superiore sinistro), nonché una sospetta

frattura della costola ventrale a destra.

Si

ricorda inoltre che il TCA, in una sentenza del 7 giugno 1999 nella causa K.,

inc. n. 35.1997.10+25 - confermata dal TFA con giudizio del 13 gennaio 2000, U

284/99 - ha classificato fra gli infortuni di categoria grave, l'incidente

della circolazione stradale in cui, a causa di un colpo di sonno, l'assicurato,

al volante della propria autovettura, a bordo della quale avevano trovato posto

altre 5 persone, ha invaso la corsia di contromano ed è entrato in collisione,

a una velocità di 100/110 km/h, con un camion a rimorchio che viaggiava alla

velocità di 80/85 km/h, riuscendo ad arrestarsi soltanto ad una distanza di

circa 19 metri dal punto d'impatto. A seguito dell'urto, l'assicurato ha

riportato gravi lesioni in diverse parti del corpo. Il figlio dell'assicurato

si è anch'esso procurato delle gravi lesioni fisiche. Il cognato

dell'interessato, che era seduto sul sedile posteriore sinistro, è deceduto sul

luogo dell'incidente.

Il TCA ha

qualificato allo stesso modo l'incidente della circolazione stradale in cui il

conducente della vettura sulla quale si trovava l'assicurata, a seguito di un

sorpasso effettuato ad alta velocità - almeno 150 km/h secondo le testimonianze

- ha perso la padronanza del veicolo ed è andato a cozzare contro un muro posto

sulla sua destra. In ragione della violenza dell'urto, i due occupanti sono

stati sbalzati fuori dall'abitacolo e sono finiti sulla carreggiata.

L'automobile, dopo l'urto, si è spezzata in due tronconi ed è rimbalzata

all'indietro fermandosi sulla corsia di contromano. L'assicurata si è procurata

gravi lesioni in diverse parti del corpo. Il conducente é invece deceduto sul

luogo dell’incidente (cfr. STCA del 27 agosto 2001 nella causa P., inc. n.

35.1999

, confermata dal TFA, limitatamente a questo aspetto, con pronunzia

del 25 febbraio 2003, U329/01+330/01).

Parimenti,

nella sentenza del 15 dicembre 1994 nella causa M. I. - citata in RAMI

1995.

U 215, p. 91 - il TFA ha classificato nella categoria degli infortuni

gravi, l'incidente della circolazione stradale in cui, a causa di una

collisione frontale fra due autovetture, l'assicurato/passeggero di una di esse

ha subito un grave politrauma (trauma addominale, trauma cranio-cerebrale con commotio

cerebri, trauma toracico con fratture multiple di coste a sinistra,

importante contusione polmonare, frattura comminuta intrarticolare aperta del

piatto tibiale sinistro, sezione dell'arteria radiale a livello dello spazio

inter-metacarpale dorsale alla mano destra) ed i suoi due compagni di viaggio

sono deceduti.

Questi ultimi incidenti della circolazione, per le modalità secondo

cui si sono prodotti e, soprattutto, per le conseguenze riportate da coloro che

ne sono rimasti coinvolti, vanno considerate notevolmente più gravi rispetto a

quello che ora occupa il TCA.

Il

giudice è, quindi, tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,

secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.9.3..

Affinché

possa essere ammessa l’adeguatezza del nesso causale, sarebbe necessario che un

fattore sia presente in maniera particolarmente incisiva oppure l’intervento di

più criteri (cfr. consid. 2.9.4.).

Va

preliminarmente osservato che nell'apprezzamento dell’adeguatezza del nesso di

causalità in materia di turbe psichiche, vanno considerati unicamente i

postumi di natura organica (cfr. RAMI 1999 U 341 p. 409 e RAMI 1993 U 166,

p. 94 consid. 2c e riferimenti).

D’altro

canto, nel valutare l’adeguatezza di conseguenze psichiche di un infortunio, la

giurisprudenza federale considera l’evento traumatico in quanto tale e

non il modo in cui esso é stato vissuto dall’interessato (cfr. DTF 124 V 29

consid. 5c/aa, 115 V 138 consid. 6 con riferimenti).

Con la

propria impugnativa, RI 1 si è limitato a sottolineare la particolare

spettacolarità dell’incidente che lo ha visto protagonista (I, p. 3).

A mente

del TCA, le circostanze che hanno accompagnato l’incidente della circolazione

stradale del 3 luglio 2003, non possono invece essere qualificate di

particolarmente drammatiche o spettacolari.

In

proposito, occorre evidenziare che nella DTF 129 V 323 = RAMI 2003 U 481, p.

203, il TFA nel caso di un infortunio in cui un'automobile, a causa

dell'esplosione di un pneumatico a una velocità di circa 95 km/h, si era

capovolta in autostrada ed era rimasta a giacere sul tetto, nonostante abbia

riconosciuto che il sinistro da un certo punto di vista era stato

impressionante, ha negato il carattere particolarmente drammatico dal profilo

oggettivo.

L’Alta

Corte non ne ha parimenti ammesso la presenza, trattandosi di un incidente

stradale in cui l’autovettura guidata dal marito dell’assicurata uscì di

strada, salì su di una scarpata e si rovesciò. L’assicurata riportò un trauma

cerebrale e delle contusioni cervicali, toraciche e lombari (STFA del 7 agosto

1996.

nella causa H., inedita).

Va

inoltre rilevato che nella già citata pronunzia del 23 aprile 2002 nella causa

S., il TCA ha negato che il criterio della spettacolarità dell'infortunio fosse

realizzato in maniera particolarmente incisiva.

Il TFA,

nella sua sentenza del 12 febbraio 2003, ha avallato la tesi di questa Corte,

osservando:

"

(…), pur essendo in presenza - in considerazione

dell'elevata velocità alla quale è avvenuta la perdita di controllo del veicolo

come pure del luogo dell'incidente - di un caso limite, la tesi dei primi

giudici, secondo cui l'evento in esame non presenterebbe il grado di

spettacolarità necessario richiesto dalla prassi di questo Tribunale (cfr. RAMI

1990.

no. U 101 pag. 214 consid. 8c/aa: "le circostanze concomitanti particolarmente

drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio"), non è

contraria alla giurisprudenza sviluppata dallo stesso. Questa Corte ha in

effetti già negato la stessa qualifica ad un incidente della circolazione in

seguito al quale il veicolo interessato, dopo essere inspiegabilmente uscito di

strada, si era capovolto 3-4 volte su se stesso prima di fermarsi a 42 metri di

distanza (sentenza inedita del 19 febbraio 1999 in re D., U 115/98, citata dal

giudizio impugnato), così come aveva precedentemente fatto in relazione a un

passeggero di un'automobile che, in seguito alla collisione di quest'ultima con

un'altra vettura, era stato sbalzato sulla strada attraverso il finestrino,

finendo con la gamba schiacciata fino all'inguine dalla macchina capovoltasi

(sentenza inedita del 29 ottobre 1991 in re A., U 62/90) oppure ancora,

successivamente, nel caso pubblicato in RAMI 1995 no. U 215 pag. 90, relativo

allo scontro tra un camion, che non aveva rispettato un obbligo di dare

preceden-a, e una ciclista, e che provocò a quest'ultima una frattura multipla

del pube nonché una contusione alla coscia."

(STFA

succitata, consid. 4.3)

Il

ricorrente non ha riportato delle lesioni gravi o con caratteristiche

particolari.

Secondo

la giurisprudenza federale, la diagnosi di trauma d’accelerazione cervicale non

consente, di per sé, di ritenere adempiuto tale fattore.

Perché

ciò sia il caso, è necessaria la particolare rilevanza della sintomatologia

legata ad un trauma del tipo “colpo di frusta” oppure particolari circostanze

(ad esempio, una posizione sfavorevole del corpo) suscettibili di influenzare

il quadro clinico (cfr. STFA del 25 ottobre 2004 nella causa S., U 137/04 e del

10.

settembre 2003 nella causa F., U 343/02, consid. 4.3 e riferimenti ivi menzionati),

presupposti non realizzati nel caso di specie.

Dagli

atti di causa non risulta neppure che l'assicurato sarebbe rimasto vittima di

errori nella cura medica, i quali avrebbero notevolmente aggravato gli esiti

dell'evento traumatico.

Inoltre,

nella misura in cui i dolori somatici, il decorso della cura medica e la durata

della medesima sono stati condizionati, in maniera sostanziale, dal danno alla

salute psichica accentuato dall’infortunio assicurato, tali circostanze non

possono essere prese in considerazione nell’apprezzamento dell’adeguatezza del

nesso di causalità.

Posto che

l’insorgente ha ritrovato una piena capacità lavorativa nella sua precedente attività

professionale, già a decorrere dal 1° febbraio 2005, quindi a distanza di circa un anno

e sette mesi dall’evento infortunistico (cfr. consid. 2.15), neanche il criterio del grado e della durata dell'incapacità

lavorativa appare soddisfatto.

A titolo

di raffronto, in una sentenza del 29 marzo 1996 nella causa M., inc. n. 35.1995.277

- confermata dal TFA con giudizio del 4 marzo 1998, U 101/96 - il TCA non aveva

considerato realizzato in maniera particolarmente incisiva il criterio del

grado e della durata dell'incapacità lavorativa, trattandosi di un assicurato

la cui inabilità si era protratta, pur con alcune riprese parziali, per circa

due anni.

In simili

circostanze, a mente del TCA, l’evento traumatico del 3 luglio 2003 non ha

avuto, secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza della vita, un

significato decisivo per l’instaurazione delle problematiche di cui

l’assicurato è sofferente.

Non è quindi censurabile il fatto che l'Istituto assicuratore

convenuto abbia ritenuto estinto, a far tempo dal 1° febbraio 2005, il diritto

del ricorrente di beneficiare di ulteriori prestazioni assicurative.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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