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Decisione

35.2005.9

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

8 novembre 2005Italiano87 min

Source ti.ch

Fatti

i della Clinica __________ di __________) ha telefonato ai genitori chiedendo

di essere accompagnata al suo appartamento di __________ dove desiderava

prelevare degli indumenti. I genitori, previa autorizzazione del capo reparto

del predetto nosocomio, hanno dato seguito alla sua richiesta. Prima di

giungere a __________, i coniugi __________ e la figlia si sono fermati in

alcuni negozi.

La madre dell'assicurata è rincasata per

preparare il pranzo. Il signor __________ ha quindi accompagnato sua figlia al

suo appartamento. Egli ha parcheggiato l'automobile nelle immediate vicinanze

della palazzina dove abitava la figlia. Per espresso desiderio della figlia, il

signor __________ non è salito con lei all'appartamento, ma è rimasto in strada

in sua attesa. In questo modo, ha avuto la disgrazia di assistere al tentato

suicidio di sua figlia. Nell'appartamento della ragazza è stato trovato un

biglietto post-it giallo con la scritta "PERDONATEMI". I signori __________

hanno riconosciuto la calligrafia della figlia.

Nell'ambito dell'interrogatorio del 22 marzo

2003, il signor __________ ha dichiarato nei confronti dell'autorità di polizia

che sua figlia ha iniziato ad avere grossi problemi depressivi a fine 2001,

quando la sua migliore amica si è suicidata gettandosi da un autosilo di __________.

In un certificato del 23 aprile 2003, il medico

che ha seguito l'assicurata durante la sua degenza presso la Clinica __________

di __________ (Dr. __________) ha rilevato che si trattava di una paziente nota

alla clinica per diversi ricoveri avvenuti a seguito di un grave disturbo di

personalità. Quello iniziato il 5 marzo 2003 era il quarto ricovero ed era

stato predisposto poiché l'assicurata presentava da qualche tempo uno scompenso

all'interno del quale era presente un quadro di grave prostrazione con angoscia

marcata, non più gestite, ed un'ansia libera con idee deliranti a sfondo

olotimico in sintonia con il tono dell'umore. A detta del Dr. __________,

malgrado lo stato di profonda prostrazione, la suicidalità appariva molto

larvata.

Nel rapporto peritale del 15 dicembre 2003, la

Dottoressa __________ ha formulato la diagnosi di "Disturbo di personalità

emotivamente instabile di tipo impulsivo tipo borderline (F 60.31 dell'ICD 10)

con scompensi psicotici di natura psicoaffettiva (F 25.9 dell'ICD 10)". A

detta dell'esperta, il tentamen suicidale dell'assicurata è da interpretare

come un agito compulsivo (raptus) imprevedibile, nell'ambito di alterazione di

coscienza, di pensiero e di percezione della realtà all'interno di un disturbo

psichiatrico per il quale era in cura presso la clinica psichiatrica cantonale;

alla base dell'atto vi sarebbe presumibilmente un delirio di riferimento al

suicidio della migliore amica con il bisogno d'emularla. Tuttavia, pur compiuto

all'improvviso e dettato dalla malattia, l'atto commesso in data 12 marzo 2003

è da considerare volontario. La Dottoressa __________ precisa difatti che il

biglietto d'addio lasciato dall'assicurata testimonia chiaramente che

quest'ultima, pur ammettendo che forse non era consapevole al 100% di star per

morire, era cosciente di quello che si accingeva a fare.

Il Dr. __________ ha stilato un rapporto in data

9 marzo 2004, nel quale afferma che il gesto compiuto da RI 1 in data 12 marzo

2003 è da comprendere e considerare nel contesto di un periodo di grave

scompenso psicotico con allucinazioni uditive e che in questo senso la

defenestrazione è da considerarsi come un gesto (intrapreso in un momento di

gravi difficoltà psicologiche) imprevedibile e che non era assolutamente

possibile prevenire. Il Dr. __________ ha inoltre asserito che il corto

circuito che ha minato la capacità di ragionamento della paziente, l'ha resa in

quel momento completamente incapace d'agire ragionevolmente.

Nell'ambito della presente procedura

d'opposizione, l'intero incarto è stato sottoposto allo psichiatra consulente

della Direzione Generale della «CO 1», il Dr. med. __________ (FMH in

psichiatria e psicoterapia). II suo rapporto del 27 ottobre 2004 è riportato

qui di seguito in traduzione libera e allegato alla presente decisione su

opposizione nella versione originale in lingua tedesca:

" Quest'assicurata ha

commesso il 12 marzo 2003 un tentativo di suicidio defenestrandosi dal 4.

piano.

Ha subito un

politrauma, ma è sopravvissuta. All'epoca del fatto, era degente presso la

Clinica __________ di __________ a causa di un disturbo della personalità di

tipo borderline con grave stato di prostrazione a tratti deliranti.

L'assicurata aveva

chiesto ai responsabili della clinica di poter beneficiare di un breve congedo

per prelevare degli indumenti dalla sua abitazione. Dopo debita valutazione

della richiesta, i responsabili della clinica le hanno dato seguito.

L'assicurata ha quindi pregato il suo padre adottivo di accompagnarla in

automobile al suo appartamento. Giunti a destinazione,gli ha detto di

aspettarla in macchina. Poco dopo, egli ha dovuto assistere alla

defenestrazione della figlia, con conseguente atterraggio sull'asfalto.

L'assicurata aveva lasciato in casa un biglietto con la scritta

"Perdonatemi ".

La migliore amica

dell'assicurata si è suicidata circa un anno prima, gettandosi dal tetto di un

autosilo. I medici della Clinica di __________ hanno considerato che

l'assicurata, in preda ad un delirio, abbia tentato di emulare la sua amica. Il

Dr. __________ ha asserito, senza precisare oltre il suo pensiero, che

l'assicurata era, al momento dell'atto, totalmente incapace di agire

ragionevolmente.

La Dottoressa __________

ha diagnosticato un disturbo di personalità emotivamente instabile di tipo

borderline (F 60.31 dell'lCD 10) con scompensi psicotici di natura

psicoaffettiva (F 25.9 dell'lCD 10). Nel suo rapporto peritale considera che il

biglietto d'addio lasciato dall'assicurata dimostrerebbe che quest'ultima era

almeno parzialmente cosciente del significato del suo gesto.

Valutazione

Che al momento

dell'atto l'assicurata fosse totalmente incapace di agire ragionevolmente è una

semplice ipotesi del Servizio Psicosociale di __________. Diversi elementi

depongono a sfavore di questa tesi. La richiesta dell'assicurata di ottenere un

breve congedo al suo domicilio è stata apparentemente esaminata ed accolta dai

responsabili della clinica. Da ciò si può desumere che l'assicurata non era in

preda ad un grave scompenso psicotico. Il biglietto d'addio redatto poco prima

di gettarsi dalla finestra dimostra che l'assicurata non era totalmente in

preda al delirio di voler raggiungere l'amica scomparsa.

Apparentemente era

in grado di capire che il suo gesto avrebbe causato del dolore ai suoi

famigliari. Ne consegue che, negli attimi immediatamente precedenti la

defenestrazione, la capacità di discernimento dell'assicurata non era

totalmente assente. Del resto, lo svolgimento dei fatti, nel suo insieme, dà

l'impressione che l'assicurata abbia pianificato il tentativo di suicidio e che

il desiderio di recarsi al suo appartamento per prelevare degli indumenti non

fosse che un pretesto.

Non è dunque

dimostrato con verosimiglianza preponderante che al momento dell'atto l'assicurata

fosse totalmente incapace di discernere."

Gli elementi menzionati dal Dr. __________,

segnatamente il fatto che l'assicurata abbia lasciato un biglietto d'addio ed

il fatto che le sia stato concesso il breve congedo (ciò che depone a sfavore

dell'esistenza, a quel momento, di un grave scompenso psicotico), non

permettono di affermare che al momento dell'atto fosse in uno stato di totale

incapacità di discernimento. Nella fattispecie, è molto significativo il fatto

che l'assicurata abbia lasciato un biglietto d'addio, ma ancora più importante

appare il contenuto del messaggio. Il fatto che l'assicurata abbia scritto

"Perdonatemi" dimostra incontestabilmente che era - almeno in parte -

cosciente del fatto che stava per commettere un'azione che avrebbe causato del

dolore ai suoi genitori. In considerazione del fatto che RI 1 ha tentato di

togliersi la vita defenestrandosi, è altamente probabile che scrivendo quel

biglietto volesse scusarsi con i suoi genitori del suo gesto di togliersi la

vita. In questo contesto, anche il fatto che non abbia voluto che il padre

l'accompagnasse all'appartamento, il fatto stesso che abbia richiesto un

congedo per poter prelevare degli indumenti dal suo appartamento sito al quarto

piano, il fatto che abbia chiuso a chiave la porta dell'appartamento anche se

intendeva trattenersi solo per il breve tempo necessario per raccogliere alcuni

vestiti (sapendo che il padre la aspettava di fronte al palazzo), sono degli

elementi a sostegno della tesi secondo cui l'assicurata ha in un qualche modo

pianificato l'atto.

Che RI 1 sia affetta da una grave malattia

psichica, è innegabile. I quattro ricoveri presso la Clinica __________ di __________

e le diagnosi formulate dai medici che l'hanno seguita ne sono la prova.

Tuttavia, la presenza di una malattia psichica non lascia automaticamente

concludere all'assenza totale della capacità di discernimento. A questo

proposito, il Tribunale federale delle assicurazioni ha rilevato che una

malattia mentale non permette necessariamente di concludere ad un'incapacità di

discernimento tale da fare escludere totalmente un'influenza della volontà

della vittima sull'atto autodistruttivo (sentenza non pubblicata W. del 4

giugno 1980, P. del 28 giugno 1986, citate in Scartazzini, in "Les rapports

de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale", Bâle et

Francfort-sur ­le-Main 1991, p. 84). In un'altra sentenza, i giudici dell'Alta

Corte hanno asserito che anche una malattia psichica grave come la schizofrenia

paranoide non consente di ammettere ipso facto uno stato d'irresponsabilità

totale (sentenza non pubblicata L. del 20 marzo 1984, citata in Scartazzini,

o.c., p. 84).

Alla luce di quanto precede, è giocoforza

concludere che non è dimostrato con verosimiglianza preponderante che nel

momento in cui ha tentato il suicidio l'assicurata fosse completamente incapace

di agire ragionevolmente. E' dunque a giusto titolo che il Servizio Sinistri

Ticino ha negato l'assunzione del caso in base all'art. 37 cpv. 1 LAINF."

(Doc. A1)

1.3. Contro la

decisione su opposizione l'assicurata, sempre patrocinata dall'RA 1, ha

inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale il suo patrocinatore si è così

espresso:

"

(...)

Come già in sede di opposizione, si contesta

nella maniera più assoluta la presa di posizione dell'assicurazione infortuni CO

1, secondo cui la signorina RI 1 è stata, seppure in parte, cosciente di ciò

che si accingeva a fare, in occasione dell'evento del 12 marzo 2003.

Con il rapporto 9 marzo 2004 del Capo del

Servizio psico-sociale di __________, Dr. __________ (doc. B), viene

specificato invece che la signorina RI 1 al momento dell'evento era

completamente incapace di agire ragionevolmente, in quanto il 12 marzo 2003 ha

subito un corto circuito che ha minato la sua capacità di ragionamento.

La ricorrente, al momento dell'azione e senza

propria colpa, era completamente incapace di agire ragionevolmente e di

conseguenza con il presente gravame si ribadisce la richiesta dell'applicazione

dell'art. 48 OAINF.

2.

Il quadro tracciato in data 15 dicembre 2003

dalla Dr.ssa __________ (doc. C), incaricata dal Servizio Sinistri della

Regione Ticino della convenuta ad allestire un rapporto peritale in relazione

all'evento, contrariamente a quanto sostenuto nella decisione su opposizione,

conferma le tesi della ricorrente.

Considerandi

II Perito, infatti, ha espressamente indicato che

"il tentamen suicidale dell'assicurata è da interpretare come un agito

impulsivo (raptus), imprevedibile nell'ambito di alterazione di coscienza di

pensiero e di percezione della realtà all'interno del disturbo psichiatrico per

il quale era in cura presso la Clinica __________. Alla base dell'atto vi è

presumibilmente un delirio di riferimento al suicidio della migliore amica con

il bisogno di emularla. Ritengo non fosse possibile prevedere né prevenire un

tale agito, il quale è da intendere come un corto circuito all'interno del

quale la capacità di ragionamento del paziente è alterata, come pure la

coscienza e la critica nei confronti delle conseguenze dell'atto, che

minimizza. Il paziente non è del tutto consapevole che sta per morire.

Infatti anche durante la visita medica

l'assicurata non riconosce il desiderio di morte attraverso l'atto di

emulazione gettandosi dalla finestra.

In conclusione posso affermare in base alla

visita medica ed agli atti a mia disposizione, che la Signora RI 1 soffre di un

grave disturbo psichiatrico, il quale distorce la percezione della realtà, nei

momenti di scompenso.

L'atto commesso in data 12.3.2003 è un chiaro

tentativo di suicidio, causato dalla malattia...".

Tuttavia, inopinatamente e inspiegabilmente la

Dottoressa __________ giunge successivamente alla conclusione che il gesto

della signora RI 1, dal profilo assicurologico, è da considerarsi volontario.

La sua opinione non è convincente, perché sembra

basarsi esclusivamente su un ragionamento fondato sulla logica e in contrasto

con quanto precedentemente indicato.

A nostro giudizio perciò, la valutazione

scientifica del Perito porta ad una diversa conclusione, cioè, che il grave

gesto sia stata la manifestazione di un chiaro raptus di origine delirante.

3.

L'art. 48 OAINF prevede che, anche se fosse

provato che l'assicurato intendeva suicidarsi, non è applicabile l'esclusione

dal diritto alle prestazioni assicurative, ex art. 37, cpv. 1 LAINF, se al

momento dell'evento era completamente incapace di agire ragionevolmente.

Dispositivo

Per questi motivi, si contesta anche il parere

dell'ulteriore medico fiduciario della CO 1, Dr. Med. __________ (FMH in

psichiatria e psicoterapia), chiamato a stilare un parere, unicamente valutando

gli atti e quindi non visitando l'assicurata.

Ne risulta evidentemente una semplicistica

conclusione di parte, di cui riprendiamo solo i periodi finali "...omissis...

Ne consegue che, negli attimi immediatamente precedenti la defenestrazione, la

capacità di discernimento dell'assicurata non era totalmente assente. Del

resto, lo svolgimento dei fatti, nel suo insieme, dà l'impressione che

l'assicurata abbia pianificato il tentativo di suicidio e che il desiderio di

recarsi al suo appartamento per prelevare degli indumenti non fosse che un

pretesto".

Le valutazioni del Dr. __________ sono delle

congetture, o, mutuando le sue stesse parole, "semplici

impressioni", che non si basano evidentemente su alcun fondamento

scientifico.

In realtà, gli specialisti che hanno consentito

alla ricorrente di lasciare in quel giorno nefasto la struttura protetta, non

avevano alcun motivo medico per dubitare che, come invece vogliono far credere

i periti di parte, la ricorrente stesse organizzando il suo suicidio.

Va poi precisato che le conclusioni di entrambe i

medici fiduciari di parte convenuta vengono smentite dall'esaustivo rapporto

medico del Dr. __________ (doc. D), che segue costantemente l'evoluzione della

malattia della ricorrente e che quindi visita regolarmente la paziente fin dal

16.11.2001.

L'Esperto in particolare sostiene che "il

tentato suicidio è nel caso di RI 1 esito della malattia (vedi

l'anamnesi, l'osservazione e le diagnosi dei diversi medici (5) prima, durante

e dopo il gesto del 12.03.2003) e non già della volontà della paziente".

Inoltre il Dr. __________ sostiene che

l'assicurata era in preda ad un grave scompenso psicotico.

Va precisato di transenna che parte convenuta

pone come fondamento della propria tesi il ritrovamento di un post-it non

datato (e quindi non è provato che fosse stato redatto poco prima del gesto

suicidale), scritto di proprio pugno dalla ricorrente e dal seguente tenore "perdonatemi".

Si tratta di una semplice costruzione a posteriori, assolutamente non provata,

proprio perché il biglietto non è datato e potrebbe essere stato scritto anche

in precedenza. Anzi potrebbe anche riferirsi a qualcosa di diverso, rispetto ad

un suicidio.

I ragazzi, i giovani, da sempre pongono in essere

azioni e/o omissioni della più svariata natura, in ordine alle quali, poi, si

trovano nella necessità di chiedere perdono ai propri genitori.

Tuttavia, si fosse anche trattato per ipotesi di

un biglietto d'addio, l'averlo scritto non significherebbe, come

semplicisticamente sostiene il perito di parte, che la ricorrente fosse

cosciente di quanto stava per accadere.

Non si può analizzare il meccanismo mentale di un

malato, utilizzando gli schemi della logicità propria di una persona sana,

cosciente, consapevole e responsabile.

Il Dr. __________ illustra che, secondo il

principio della verosimiglianza preponderante, la signorina RI 1 soffriva a

causa di uno scompenso psicotico con delirio e allucinazioni e che, anzi, è

stato proprio lo scompenso psicotico di natura psicoaffettiva (F 25.9) che ha

rafforzato e aggravato il grado di malattia.

E' illuminante la considerazione del Dr. __________,

che ha riferito che la percentuale di casi di suicidio di pazienti che soffrono

delle stesse patologie della signorina RI 1 (patologie di tipo schizoaffettivo),

supera addirittura la percentuale di casi di suicidio, rispetto agli

schizofrenici.

In quei momenti di scompenso psicotico il

paziente è nell'incapacità di intelletto e men che meno di determinarsi

rispetto a un'azione. (...)" (Doc. I)

1.4. Nella sua

risposta del 14 marzo 2005 la CO 1 chiede di respingere il ricorso e osserva in

particolare:

"

(...)

Su richiesta dell'RA 1, il dott. __________ ha

stilato, in data 26 gennaio 2005, un rapporto nel quale ha posto la diagnosi di

scompenso psicotico acuto polimorfo con sindromi schizofrenici (ICD 10 F 23.1),

di disturbo borderline di personalità (ICD 10 F 60.31) e pregressi disturbi

della condotta alimentare (bulimia nervosa atipica, ICD 10 F 50.3).

Il dott. __________ ritiene che, al momento della

defenestrazione, RI 1 fosse priva della capacità di discernimento.

(...)

Il rapporto allestito dal dott. __________ il 26

gennaio 2005 è stato sottoposto al dott. __________ il quale, nella sua presa

di posizione del 9 febbraio 2005, evidenzia quanto segue: le parole di commiato

dimostrano che l'assicurata era consapevole che con il salto dalla finestra si

sarebbe tolta la vita e che con il suo gesto avrebbe causato del dispiacere ai

propri congiunti. Ciò a dimostrazione del fatto che RI 1 aveva riflettuto,

almeno parzialmente, sulle conseguenze del suo gesto.

Inoltre, il dott. __________ rileva che se

effettivamente l'agire impulsivo e incontrollato dell'assicurata fosse stato

così intenso, mal si comprende come i dottori della clinica __________ di __________

abbiano potuto accordare un congedo dopo pochi giorni di ricovero.

Inoltre, la malattia

quale causa del tentato suicidio non significa automaticamente che RI 1 fosse

completamente priva della capacità di discernimento.

Il dott. __________ sostiene nel suo rapporto che

la diagnosi prova l'assenza totale della capacità di discernimento, malgrado

l'esistenza del bigliettino di addio.

Il dott. __________ respinge questa

prospettazione ritenuto che la sola diagnosi non permette di rivelare se la

capacità di discernimento al momento dell'atto fosse totalmente o parzialmente

annullata.

Vanno infatti considerati altri indizi

concorrenti, quali ad esempio le azioni compiute prima del tentato suicidio, il

fatto che l'assicurata abbia lasciato un biglietto dì commiato, ecc..

Le conclusioni del dott. __________ non possono

essere condivise per un'altra ragione. Se, effettivamente, nel caso di una

sindrome psicotica acuta le allucinazioni, il delirio e i disturbi del pensiero

sono marcatamente variabili e mutevoli di giorno in giorno o addirittura di ora

in ora, come può egli essere sicuro che RI 1, al momento della defenestrazione,

versasse in uno scompenso psicotico tale da non permetterle di valutare,

rispettivamente di opporsi al suo gesto, almeno parzialmente?

Che RI 1 sia affetta da una grave malattia

psichica è innegabile. I quattro ricoveri presso la Clinica __________ di __________

e le diagnosi formulate dai medici che l'hanno seguita ne sono la prova.

Tuttavia, la presenza di una malattia psichica non permette automaticamente di concludere

con un'assenza totale della capacità di discernimento. A questo proposito, il

Tribunale federale delle assicurazioni ha rilevato che una malattia mentale non

permette necessariamente di concludere con un'incapacità di discernimento tale

da fare escludere totalmente un'influenza della volontà della vittima sull'atto

autodistruttivo (sentenza non pubblicata W. del 4 giugno 1980, P. del 28 giugno

1986, citate in Scartazzini, in "Les rapports de causalità dans le droit suisse

de la sécurité sociale", Bâle et Francfort-sur-le-Main 1991, p. 84). In

un'altra sentenza, i giudici dell'alta Corte hanno asserito che anche una

malattia psichica grave come la schizofrenia paranoide non consente di

ammettere ipso facto uno stato d'irresponsabilità totale (sentenza non

pubblicata L. del 20 marzo 1984, citata in Scartazzini, op. cit., p. 84).

Alla luce di quanto precede, è giocoforza

concludere che non è dimostrato con verosimiglianza preponderante che nel

momento in cui ha tentato il suicidio l'assicurata fosse completamente incapace

di agire ragionevolmente. E' dunque a giusto titolo che la CO 1 Assicurazioni

ha negato l'assunzione del caso in base all'art. 37 cpv. 1 LAINF." (Doc.

V)

1.5. Il 24 marzo

2005 il patrocinatore dell'assicurata ha inviato al TCA uno scritto del

seguente tenore:

"

Abbiamo sottoposto tempestivamente la risposta

di causa dell'avvocato RA 2 al Dr. __________, il quale ha ribadito

integralmente i contenuti delle sue precedenti valutazioni.

In particolare, ci ha contattati telefonicamente,

sottolineando che la presa di posizione di parte convenuta si basa su

valutazioni di uno specialista, il Dr. __________, che non ha mai scambiato una

sola parola con l'attrice.

Va sottolineato, ribadito ed evidenziato che la

signorina RI 1 era ricoverata a causa dei suoi gravissimi disturbi, allorché,

ottenuto un breve congedo, ha subito il grave infortunio, conseguente alla sua

defenestrazione in stato d'incoscienza.

Non si può quindi trattare il caso in esame, come

fosse un normale tentativo di suicidio.

La signorina RI 1 era stata ospedalizzata in modo

coatto 6 giorni prima in clinica psichiatrica, in seguito ad un grave scompenso

psicotico con allucinazioni uditive.

Il Dr. __________ ha evidenziato che la

percentuale di suicidio nella patologie schizoaffettive, di cui l'attrice

soffriva in quei giorni in fase acuta, supera addirittura la percentuale di

suicidio già elevatissima degli schizofrenici.

È pertanto legittimo concludere che è dimostrato

con verosimiglianza preponderante che nel momento in cui ha tentato il suo

suicidio, l'assicurata era completamente incapace di agire ragionevolmente.

Questa è la conclusione a cui è pervenuto il

medico che meglio di altri conosce la patologia di cui soffre l'attrice; nella

fattispecie non si possono certo invocare le classiche eccezioni, poste nei

confronti del medico curante.

Nelle malattie psichiatriche nessuno meglio del

medico specialista curante può determinare un quadro il più vicino possibile

alla realtà." (Doc. IX)

Il 26

aprile 2005 il rappresentante dell'assicuratore LAINF ha rilevato:

"

Ho preso atto delle osservazioni del 24 marzo

2005 dell'RA 1 e nel merito le comunico che le valutazioni del dott. __________

lasciano per lo meno basiti.

Se effettivamente RI 1 era in preda ad un grave

scompenso psicotico con allucinazioni uditive, tale da rendere la paziente

completamente incapace di discernimento, mal si comprende allora come i medici

del nosocomio abbiano potuto accordarle il permesso di uscire per recarsi nel suo

appartamento a __________.

La verità è che l'assicurata non era

completamente incapace di discernimento al momento della defenestrazione."

(Doc. XII)

1.6. Il 20

ottobre 2005 il Presidente del TCA ha sentito come teste il dottor __________

alla presenza dei patrocinatori delle parti (Doc. XVI).

L'assicurata

ha svincolato il dottor __________ dal segreto professionale (cfr. Doc. XV1).

in

diritto

2.1. Il TCA è

chiamato a stabilire se la CO 1 deve essere tenuta a versare delle prestazioni

a dipendenza dell'evento del 12 marzo 2003 oppure no.

2.2. Giusta

l'art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non altrimenti previsto dalla legge, le

prestazioni assicurative sono concesse in caso d'infortunio professionale,

d'infortunio non professionale e di malattie professionali.

2.3. L'art. 4

LPGA così definisce l'infortunio:

"

È considerato infortunio qualsiasi influsso

dannoso, improvviso e involontario, apportato al corpo umano da un fattore

esterno straordinario che comprometta la salute fisica o psichica o che provochi

la morte."

Questa

definizione riprende, nella sostanza, quella che era prevista all'art. 9 cpv. 1

OAINF - disposizione abrogata dall'ordinanza sull'assicurazione contro gli

infortuni dell'11 settembre 2002 (RU 2002 3914), in vigore dal 1° gennaio 2003.

La

precedente giurisprudenza relativa alla nozione di infortunio e ai singoli

elementi caratteristici della stessa continua dunque a essere valevole (SVR

2005 UV Nr. 2).

Cinque

sono dunque gli elementi costitutivi essenziali dell'infortunio:

"

- l'involontarietà

- la repentinità

- il danno alla salute (fisica o

psichica)

- un fattore causale esterno

- la straordinarietà di tale

fattore."

(cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur

l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 44-51)

Scopo della definizione è di tracciare un chiaro confine tra

infortunio e malattia.

2.4. L'art. 37

LAINF distingue, nei tre paragrafi di cui si compone, diverse ipotesi di

riduzione, rispettivamente di diniego, delle prestazioni in contanti.

In

particolare, nel cpv. 1, il legislatore ha ancorato il principio secondo cui

l'assicurato che ha provocato intenzionalmente il danno alla salute o la morte

non ha diritto alle prestazioni assicurative, ad eccezione delle spese

funerarie.

L'art. 48

cpv. 1 OAINF precisa, nondimeno, che "seppur dimostrabile intendesse

l'assicurato suicidarsi o automutilarsi volontariamente, l'art. 37 cpv. 1 della

legge non è applicato se l'assicurato, al momento dell'azione e senza propria

colpa, era completamente incapace di agire ragionevolmente o se il suicidio, il

tentativo di suicidio o l'automutilazione vanno indubbiamente ascritti ad un

infortunio assicurato".

La giurisprudenza ha ammesso la legalità di questo disposto (cfr. DTF

129 V 95; RAMI 2003 pag. 197 seg.; J.M. Frésard - M. Moser - Steless

"Refus, réduction et suspension des prestations de l'assurance-accidents:

états des lieux et nouvautés" in HAUE/REAS 2/2005 pag. 127 seg.).

Essa ha inoltre precisato che il suicidio come tale costituisce un

infortunio assicurato soltanto se è stato commesso in uno stato di totale

incapacità di discernimento ai sensi dell'art. 16 CCS. Di conseguenza, affinché

la responsabilità dell'assicuratore contro gli infortuni sia impegnata, è

necessario che, al momento dell'atto e tenuto conto di tutte le circostanze

oggettive e soggettive, in relazione anche all'atto in questione, l'interessato

fosse totalmente privato della facoltà di agire ragionevolmente, a causa,

segnatamente, di infermità o debolezza mentale (cfr. DTF 129 V 95, in

particolare 99; RAMI 1996 U267, p. 310 consid. 2b, 1989

U84, p. 449 consid. 2b; DTF 113 V 61 = RAMI 1987 U22, p. 352; G. Scartazzini,

"Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité

sociale." Ed. Helbing & Lichtenhahn, Basilea e Francoforte sul

Meno, 1991 pag. 86).

2.5. Nel caso di

specie, le parti sono concordi sul fatto che il 12 marzo 2003 vi è stato un tentativo

di suicidio.

A questa

tesi lo scrivente TCA può senz'altro aderire.

2.6. Ritenuto,

dunque, che risulta accertato che le lesioni presentate dall'assicurata sono

conseguenti ad un tentativo di suicidio, determinante è la questione a sapere

se RI 1, al momento dell'atto, fosse o meno totalmente incapace di

discernimento.

L'art. 16

CCS definisce il discernimento come la facoltà di agire ragionevolmente. Esso

comporta due elementi: un elemento intellettuale, la capacità di valutare il

senso, l'opportunità e gli effetti di un determinato atto, e un elemento

caratteriale, la facoltà di agire in funzione di tale apprezzamento, secondo la

libera volontà (DTF 124 III 5 consid. 1a; 117 II 231 consid. 2a ed i

riferimenti ivi menzionati; DTF 113 V 61 consid. 2c,

DTF 111 V 58 consid. 3a; Rippe / Schwarzenegger / Bosshard / Kieswetter,

"Urteilfähigkeit von Menschen ..." in SJZ 2005 pag. 81 seg. (83-84)).

In una

sentenza del 28 ottobre 2003 nella causa X (12.2002.190) la seconda Camera

civile del Tribunale di appello al riguardo ha ricordato che:

" Vi è assenza di capacità di discernimento - in generale - a causa di

disturbi mentali o intellettuali (Carré, op. cit., ibidem, 175); in

particolare, la fattispecie è stata ammessa in caso di grave obnubilamento

reattivo della volontà, oppure se l'agente è sotto l'influsso di un contrasto

insostenibile di passioni (Rep 1939, 375 e segg.), rispettivamente se ha

agito in seguito a malattia psichica grave di natura depressiva o a disturbi

dello stato psichico e dell'umore causati da idee paranoidi (Keller/Roelli, Komm.

zum Schweizerischen Bundesgesetz über den Versicherungsvertrag, Berna 1968,

vol. I, pag. 484). Per giudicare l'assenza di capacità di discernimento

dell'agente (con riferimento all'art. 16 CC) è necessario stabilire se egli, al

momento di risolversi al suicidio, era privo della facoltà di valutare il

significato e gli effetti dell'atto poiché la sua funzione intellettiva era

alterata, oppure se non poteva agire liberamente siccome la sua funzione

volitiva era turbata, ancorché a fronte della comprensione della portata

dell'atto di autodistruzione che stava per compiere. Inoltre, l'impossibilità

di agire ragionevolmente dev'essere dipesa da una delle cause biologiche

indicate dalla legge: l'età infantile, l'infermità o la debolezza mentale,

l'ebbrezza o uno stato con simile (Viret, op. cit., pag 190)."

(n.d.r.: le citazioni si riferiscono a Carré,

"Loi fédérale sur le contrat d'assurance", Losanna 2000 e a Viret,

"Le suicide en droit suisse de l'assurance privéé sur la vie" in

HAVE/REAS 2002 pag. 189)."

La capacità di discernimento è relativa: essa non deve essere valutata

in astratto, ma concretamente, in rapporto ad un determinato atto, in funzione

della sua natura e della sua importanza, le facoltà richieste dovendo esistere

al momento dell'atto (DTF 118 Ia 236 consid. 2b in fine; 117 II 331 consid. 2a

ed i riferimenti ivi citati).

Una

persona è privata del discernimento ai sensi della legge se la sua facoltà di

agire ragionevolmente è alterata da una delle cause enumerate all'art. 16 CCS,

fra le quali figurano l'infermità e la debolezza mentale, ossia degli stati anormali

sufficientemente gravi per avere effettivamente alterato la facoltà di agire

ragionevolmente in un caso particolare. Per malattia mentale, si intende dei

disturbi psichici durevoli e caratterizzati che hanno sul comportamento esterno

della persona interessata delle conseguenze evidenti, qualitativamente e

profondamente sconcertanti per un profano accorto (DTF 117 II 231 consid. 2a in

fine e riferimenti ivi menzionati).

Il TFA,

in una sentenza inedita del 1° luglio 1993 nella causa H., U 136/92, ha

precisato - riferendosi a Bucher, Berner Kommentar, N. 6 zu Art. 16 ZGB - che

l'elenco della cause d'incapacità di discernimento di cui all'art. 16 CCS è

esemplificativo e non esaustivo. In particolare, in relazione ai disturbi di

natura psichica, ciò comporta che, per ammettere l'incapacità di discernimento,

non necessariamente occorre essere confrontati ad una malattia mentale o ad una

debolezza mentale: l'incapacità di discernimento può essere ammessa anche di

fronte ad uno stato che, pur essendo anormale, non è esattamente definibile e

delimitabile (cfr. STFA succitata, consid. 5a).

Secondo

la giurisprudenza, colui che pretende di avere diritto alle prestazioni a causa

d'infortunio deve provare, segnatamente, l'involontarietà del danno alla salute

e - in caso di suicidio - l'assenza della facoltà di agire ragionevolmente al

momento dell'atto (RAMI 1996 succitata, 1988 U55, p. 362 consid. 1b).

Tuttavia,

nel processo in materia di assicurazioni sociali, caratterizzato dalla massima

inquisitoria, alle parti non incombe un onere della prova soggettivo ai sensi

dell'art. 8 CCS. Un onere della prova esiste unicamente nella misura in cui, in

assenza di prove, la decisione andrà a discapito di colui che intendeva dedurre

dei diritti da una fattispecie finalmente rimasta indimostrata.

Siccome

la questione della capacità di discernimento va valutata sulla base di

"sviluppi interiori" al momento in cui è stato commesso un

determinato atto suicida (DTF 113 V 63) e dunque una prova certa della sua

assenza è da escludersi (cfr. DTF 91 II 338 consid. 8, 74 II 205 consid. 1),

non possono essere poste delle esigenze probatorie troppo severe. Perciò, si

considera fornita la prova dell'assenza della facoltà di agire ragionevolmente,

quando "… eine durch übermächtige Triebe gesteuerte Suizidhandlung als

wahrscheinlicher erscheint als ein noch in erheblichem Masse vernunftgemässes

und willentliches Handeln" (cfr. STFA 1° luglio 1993 succitata; RAMI 1996

U267, p. 311 consid. 2d; STFA del 2 luglio 2001 nella causa A., B. e C., U

55/99, consid. 1b).

2.7. In una

sentenza del 28 aprile 2003 nella causa C., U 37/03 l'Alta Corte ha ammesso che

l'assicurata era totalmente incapace di discernimento al momento del tentativo

di suicidio, sulla base delle seguenti considerazioni:

"

(...)

3.

3.1 Le 26 février 2001, C.________ s'est retirée

dans sa chambre après avoir terminé son service. Elle a rédigé une lettre de

démission pour fin du mois d'avril, bu du punch, puis appelé une collègue qui

était de piquet à l'hôpital; celle-ci est venue une première fois, vers 23

heures, puis une seconde fois entre 2 et 3 heures du matin. Peu après,

C.________ s'est défenestrée.

3.2 Aux termes de l'expertise du docteur

A.________, cet événement s'inscrit au plan temporel dans le cadre de

l'évolution larvée d'un trouble dépressif récurrent, dont les modalités

d'expression et l'intensité étaient modulés par une pathologie de la

personnalité marquée par des aspects post-traumatiques; à fin février 2001,

C.________ se trouvait dans un épisode dépressif d'intensité moyenne (CIM-10,

F33.1).

Au moment du passage à l'acte, elle présentait un

trouble de la conscience associant un trouble dissociatif aigu (confusion

psychogène ou état crépusculaire psychogène; CIM-10, F44.88) et une

intoxication éthylique aiguë avec distorsion des perceptions (CIM-10, F10.04).

La présence isolée d'un état crépusculaire psychogène ou d'une ivresse avec

alcoolémie de l'ordre de grandeur de 2 o/oo ne permettrait pas de retenir une

altération de la conscience d'un degré de gravité tel qu'il ait pu résulter

une méconnaissance d'aspects importants de la réalité. Par contre, la

combinaison de ces deux facteurs, qui se renforçaient et se potentialisaient

mutuellement, amenaient à retenir une ivresse compliquée ou intoxication

éthylique aiguë avec distorsion des perceptions (CIM-10, F10.04).

L'absence de comportement suicidaire préalable, ou

d'idée de suicide avant l'événement parlaient contre un comportement réfléchi.

Par ailleurs, la brutalité et le caractère subit de la tentative de suicide, de

même que les nombreuses possibilités de se supprimer d'une manière moins

violente, dont une infirmière sujette au vertige disposait dans un hôpital,

donnaient également à penser que l'acte n'était pas raisonné. En s'enivrant,

C.________ ne s'était pas mise sciemment en danger de voir survenir les

troubles qu'elle avait présentés dans la nuit du 26 au 27 février 2001.

En définitive, l'expert a retenu une abolition de la

capacité de discernement, soit une grave altération de la conscience avec

méconnaissance fondamentale de la situation et comportement n'obéissant à

aucune logique rationnelle; si des aspects latents ou mal reconnus de la

personnalité s'étaient exprimés dans ce geste, C.________ n'avait pas eu la

possibilité à aucun moment d'intervenir de manière correctrice et raisonnable.

Elle était vraisemblablement dans un état d'ivresse compliquée susceptible de

la priver de la faculté de se comporter raisonnablement et on pouvait admettre

qu'elle se trouvait en état d'incapacité de discernement; elle ne s'était pas

mise fautivement dans cet état en buvant de l'alcool et n'était pas en mesure

de mesurer la portée de son acte au moment de l'absorption.

S'appuyant essentiellement sur cette expertise, les

premiers juges ont considéré que C.________ n'avait pas la capacité de

discernement lorsqu'elle a agi et qu'elle ne s'était pas mise fautivement en

incapacité de discernement. La défenestration devait dès lors être considérée

comme un accident.

3.3 Il y a lieu de suivre les premiers juges dans

leur analyse. Il ressort clairement de l'expertise du docteur A.________ et de

ses conclusions que l'intimée souffrait de troubles psychiques et qu'elle a

présenté lors de l'événement du 27 février 2001 un état psychopathologique

grave avec altération fondamentale de la réalité et abolition de la capacité de

discernement, qui doit être assimilé à une maladie psychique symptomatique.

En considérant le mode opératoire de l'acte et

l'ensemble des circonstances objectives et subjectives entourant celui-ci

(notamment, l'absence d'antécédents suicidaires, les démarches concrètes pour

trouver un nouvelle place, la lettre de démission, le court moment où l'intimée

s'est retrouvée seule, le saut dans le vide par une personne sujette au

vertige), il ne saurait être fait reproche aux premiers juges d'avoir considéré

que l'intimée, au moment où elle a agi, était sans faute de sa part totalement incapable

de se comporter raisonnablement.

3.4 Les griefs soulevés par la recourante, qui ont

trait essentiellement à la qualité de l'expertise psychiatrique, doivent être

écartés.

3.4.1 Comme l'ont relevé à juste titre les

premiers juges, le rapport du docteur A.________ constitue une expertise

détaillée et circonstanciée; elle comprend une anamnèse psychiatrique

conséquente, qui repose sur plusieurs entretiens avec l'intimée, la psychologue

B.________, la doctoresse D.________, ainsi que l'examen du dossier du Centre

Y.________; elle définit de manière nuancée et pertinente les interférences des

différents troubles psychiques présentés par l'intimée avant et lors de

l'événement du 27 février 2001, analyse la situation de l'intimée tant

objectivement que subjectivement lors de cet événement et aboutit à des

conclusions convaincantes.

3.4.2 En revanche, l'analyse de la situation que

fait la recourante - qui considère que l'envie de mettre fin définitivement à

une existence aussi pénible s'était dessinée à l'esprit de l'intimée et qu'elle

avait pris la décision, après réflexion, de mettre fin sciemment à sa vie, ou

que son esprit libéré par l'alcool l'avait conduite au constat ultime qu'il n'y

avait aucun espoir et à la décision de mettre un terme à son existence - n'est étayée

par aucune pièce médicale et ne constitue qu'une réflexion de profane dénuée de

toute pertinence.

3.4.3 En outre, contrairement à l'avis de la

recourante, on ne peut reprocher à l'expert d'avoir cité l'art. 16 CC en

prémisse de sa discussion - au vu du mandat que lui avait confié les premiers

juges, ni d'avoir mentionné des avis de la doctrine médico-légale, qu'il

s'agisse de Kind, Foerster ou Venzlaff; on attend justement de l'expert qu'il

se réfère à la littérature pertinente pour asseoir ses conclusions.

Il en va de même lorsque la recourante considère que

l'expert a dépassé son rôle en supposant que la chambre de l'intimée avait été

fermée de l'extérieur. Savoir si l'intimée a demandé à sa collègue de

l'enfermer ou si elle a été enfermée contre sa volonté n'est en effet pas sans

incidence dans l'analyse de l'état psychique présenté par l'intimée; il suffit

de renvoyer sur ce point la recourante à l'expertise et au jugement cantonal.

Enfin, la recourante se borne à critiquer les

conclusions de l'expert sur la consommation d'alcool de l'intimée, mais ne

propose cependant aucune autre analyse ou démarche propre à les mettre en

doute. (...)"

L'Alta

Corte è arrivata al risultato opposto in una sentenza del 9 dicembre 2003 nella

causa U 318/02 a proposito di un assicurato che si è suicidato. Il TFA ha in

particolare rilevato:

"

(...)

3.3

3.3.1 Selon la jurisprudence, le suicide comme tel

n'est un accident assuré, conformément à l'art. 48 OLAA, que s'il a été commis

dans un état de totale incapacité de discernement au sens de l'art. 16 CC. Par

conséquent, il faut, pour entraîner la responsabilité de l'assureur-accidents,

qu'au moment de l'acte et compte tenu de l'ensemble des circonstances

objectives et subjectives, l'intéressé ait été privé de toute possibilité de se

déterminer raisonnablement, en raison notamment d'une maladie mentale ou d'une

faiblesse d'esprit, ou encore d'un grave trouble de la conscience (ATF 113 V 63

s. consid. 2c; RAMA 1996 no U 267 p. 310 consid. 2b;

1990 no U 96 p. 185 consid. 2). L'existence d'un trouble de ce

genre doit être établie conformément à la règle du degré de vraisemblance

prépondérante. Il doit s'agir de symptômes psychopathologiques comme la folie,

les hallucinations, la stupeur profonde, le raptus, etc. Le motif qui a conduit

au suicide ou à la tentative de suicide doit être en relation avec les

symptômes psychopathologiques. L'acte doit apparaître « insensé ». Un simple

geste disproportionné, au cours duquel le suicidaire apprécie unilatéralement

et précipitamment sa situation dans un moment de dépression et de désespoir ne

suffit pas (RAMA 1996 no U 267 p. 310 consid. 2b; arrêt

non publié F. du 22 mai 1996 [U 223/94]; Kind, Suizid oder «Unfall», Die

psychiatrischen Voraussetzungen für die Anwendung von Art. 48 UVV, RSAS 1993 p.

291).

Pour établir l'absence de capacité de discernement,

il ne suffit pas de

considérer l'acte de suicide et, partant, d'examiner

si cet acte est déraisonnable, inconcevable ou encore insensé. Il convient bien

plutôt d'examiner, compte tenu de l'ensemble des circonstances, en particulier

du comportement et des conditions d'existence de l'assuré avant le suicide,

s'il était raisonnablement en mesure d'éviter ou non de mettre fin ou de tenter

de mettre fin à ses jours. Le fait que le suicide en soi s'explique seulement

par un état pathologique excluant la libre formation de la volonté ne constitue

qu'un indice d'une incapacité de discernement (RAMA 1996 no U 267 p. 311

consid. 2b et les références).

3.3.2 En l'espèce, l'assuré a subi deux épisodes

dépressifs : le premier à la suite du décès de son père en 1994 et le second en

raison de problèmes relationnels dans sa vie privée et ses rapports de travail.

Pour le second, il a été soigné à l'aide d'une médication antidépressive

(Seropram) et d'entretiens psychothérapeutiques par le docteur G.________ dès

le mois d'octobre 1996. Ce médecin a mis fin au traitement le 7 juillet 1997 en

raison de l'amélioration de l'état de santé. De son côté, le docteur

I.________, médecin de famille, a confirmé que l'assuré était guéri à l'issue du

traitement administré par le docteur G.________ (rapport du 22 septembre 2000).

Dans une note du 20 août 2001 à l'attention du docteur H.________, le docteur

I.________ a indiqué avoir prescrit un emballage de Deanxit le 8 janvier 1998,

parce que l'assuré souffrait d'anxiété modérée. Il a cependant indiqué que

celui-ci ne se sentait plus du tout dépressif.

Cela étant, en l'absence de toute maladie psychique

au moment de l'acte, on ne saurait conclure, au degré de la vraisemblance

prépondérante, à l'absence de capacité de discernement. D'ailleurs, il n'existe

pas d'éléments en faveur de la thèse d'un acte insensé. Le mode avec lequel

l'assuré a mis fin à ses jours ne constitue pas un indice permettant d'admettre

l'existence d'un acte fatal spontané. Le point de vue du docteur H.________,

selon lequel la capacité de discernement était peut-être altérée mais très

probablement pas absente est à cet égard convaincant.

3.4 Après avoir entendu un certain nombre de

témoins, le juge délégué à l'instruction de la cause en instance cantonale a

informé les recourants qu'il ne procéderait pas à d'autres auditions (lettre du

2 juillet 2002).

Bien que ceux-ci n'aient pas réagi à cette décision,

ils réitèrent toutefois leur demande de preuve en instance fédérale.

La Cours de céans ne saurait toutefois faire suite à

cette requête. Plus de cinq ans après les faits litigieux, les preuves requises

ne sont pas pertinentes, face aux constatations médico-légales ci-dessus

mentionnées, pour trancher le point de savoir si le décès est dû à un suicide

ou à un homicide. Par ailleurs, une expertise au sujet de la capacité de

discernement de l'assuré n'apporterait pas de renseignements complémentaires

qui ne figurent déjà dans les avis médicaux versés au dossier.

3.5 Vu ce qui précède, force est de considérer que

le décès de l'assuré est dû à un suicide et qu'au moment où il a agi, le

prénommé n'était pas incapable de se comporter raisonnablement. L'intimée était

dès lors en droit, par sa décision sur opposition du 20 septembre 2001, de

refuser l'octroi de ses prestations, à l'exception de l'indemnité pour frais

funéraires. Le recours se révèle ainsi mal fondé."

La capacità di

discernimento è stata ammessa dal TFA in un'altra sentenza del 18 luglio 2002

nella causa P., U 28/01, relativa ad un assicurato che ha ucciso i suoi figli

ed ha poi tentato di suicidarsi, sulla base delle seguenti motivazioni:

" (...)

4.2 En l'espèce, il ressort notamment du rapport

établi le 17 janvier 1996 par les docteurs C.________ et D.________, du

département de psychiatrie des Hôpitaux W.________, que le recourant souffrait,

au moment de sa tentative de suicide, d'un trouble dépressif majeur sévère. A

la date de son examen par ces praticiens, il ne présentait toutefois pas de

traits psychotiques évidents. Par ailleurs, selon les docteurs A.________ et

B.________, P.________ présentait une personnalité pathologique immature,

dépressive et narcissique, de sorte que sa capacité interne de liberté

psychique était limitée. Dans le même sens, le docteur E.________, psychiatre

à l'institut V.________ de médecine légale, a indiqué que la séparation d'avec

sa famille avait provoqué chez l'assuré un sentiment de perte et une atteinte

narcissique ayant entraîné des mécanismes de défenses archaïques capables

d'altérer le rapport à la réalité.

Ces rapports médicaux permettent de retenir que les

facultés cognitive et volitive de l'assuré étaient altérées par ses troubles de

la personnalité et sa grave dépression. On ne saurait toutefois en déduire que

celui-ci était incapable de discernement au moment de son acte. A cet égard,

les docteurs A.________ et B.________ ont clairement précisé que les troubles

psychiques dont souffrait P.________ n'avaient pas complètement aboli, altéré

ou entravé son discernement ou le contrôle de ses actes. Ces conclusions sont

corroborées par les circonstances objectives et subjectives entourant le drame.

D'après les renseignements donnés par la soeur du recourant, celui-ci lui avait

remis, le 31 décembre 1995, une mallette fermée contenant de l'argent, des

chèques et une lettre indiquant à qui ces biens devaient revenir; il lui avait

par ailleurs déjà confié cette mallette à plusieurs reprises depuis qu'il était

en conflit avec son épouse. On peut en déduire que le recourant avait déjà

envisagé le suicide avant le 1er janvier 1996.

Dans une certaine mesure, son acte était ainsi

prémédité et n'apparaît pas comme résultant d'une pulsion totalement

irrationnelle et incontrôlable.

Aussi convient-il de nier l'absence de discernement

du recourant au moment de son acte, sans qu'un complément d'instruction soit

nécessaire. (...)"

Nella sentenza pubblicata

in DTF 113 V 61 l'Alta Corte ha invece riconosciuto l'incapacità di

discernimento ad un assicurato che ha tentato il suicidio, rilevando:

"

3. a) Im vorliegenden Fall hat die Psychiatrische

Klinik L. im Anschluss an die notfallmässige Einweisung des Beschwerde­gegners

am 26. Februar 1985 folgende Diagnose gestellt: schwere Depression,

Berufsproblematik, Suizidalität, Verfolgungsgedanken. Im Administrativgutachten

vom 14. Mai 1985 ergänzte Prof. Dr. med. K., dass der Beschwerdegegner in L. an

einer paranoiden depressiven Psychose gelitten habe, die auf dem Untergrund

einer depressiv-zwanghaften Persönlichkeit entstanden sei; es bestehe kein

Zweifel, dass der Versicherte in jenen Tagen von einem unkorrigierbaren

Wahndenken beherrscht gewesen sei, weil er glaubte, für hohe finanzielle

Verluste und eine Misswirtschaft seiner Arbeit­geberfirma verantwortlich

gemacht zu werden. Als er am 5. März 1985 mit seiner Ehefrau zum Büro des behandelnden

Psychologen gegangen sei, habe er vor dem Haus ein Auto mit einer Zürcher

Nummer gesehen. Zu dem nun folgenden Geschehen nahm Prof. Dr. med. K.

folgendermassen Stellung:

«Nun

kam ihm [dem Beschwerdegegner] nach seinen Angaben plötzlich der

Gedanke, jetzt stehe die entscheidende Verhandlung mit

seiner Frau über

sein Schicksal bevor und man würde ihn ins Gefängnis bringen.

Dieser Gedanke habe ihn in blinder Panik beherrscht, so

dass er nur noch den Suizid als Ausweg gesehen habe. In dieser Verfassung habe er sich

aus dem

Warteraum in die anschliessende Toilette gestürzt und von dort durch das enge Fenster in die

Tiefe. Der Explorand gibt jetzt ohne weiteres zu,

dass er sich das Leben nehmen wollte. Das Motiv zu dieser

Suizidhandlung war aufgrund der Zusammenhänge eindeutig in den depressiven Wahn­-ideen begründet...

Alle mir zugegangenen Informationen weisen darauf hin,

dass der Explo­rand im Zeitpunkt

der Suizidhandlung diese kritische Steuerung seines Handelns nicht mehr besessen hat. Nur so lässt sich erklären, dass er

sich aus dem engen Toilettenfenster

zwängte, gewissermassen auf blinder Flucht in den Tod, vermutlich weil er

glaubte, vor der Haustür warte bereits

das Auto, um ihn abzuholen. Es sei ihm also ein anderer Ausweg versperrt. Diese letztere Interpretation ist zwar

eine Vermutung, weil der Explorand

keine klare Erinnerung an seine inneren Erlebnisse vor dem Sturz in die Tiefe hat. Er weiss nur, dass er in

blinder Panik war, im Tod den

einzigen Ausweg sah, um dem Schicksal der Verurteilung oder Versenkung

zu entgehen. Dass es sich um einen schwer wahnhaften, psychoti­sehen Zustand gehandelt hat, wird auch durch den

Umstand bewiesen, dass er nach dem

Sturz noch während längerer Zeit angehalten hat. Erst durch eine Behandlung mit hohen Dosen eines

Psychopharmakons beruhigte sich der

Explorand im Spital T. und bekam Abstand von seinem Wahndenken. Im Sinne des ZGB muss der Explorand

m. E. für seine Suizidhandlung als

völlig urteilsunfähig bezeichnet werden.»

b) Auf diese schlüssigen und einleuchtenden

fachärztlichen Darlegungen ist abzustellen. Die Beschwerdeführerin bringt

nichts vor, was an der Stellungnahme des Prof. Dr. med. K. erhebliche Zweifel

wecken könnte. Insbesondere bestehen keine Anhaltspunkte für eine

Voreingenommenheit des Administrativexperten.

Dass sich, wie in der

Verwaltungsgerichtsbeschwerde geltend ge­macht wird, der Zustand des

Beschwerdegegners in den Tagen nach der Klinikeinweisung gebessert haben soll

und dass eine Selbsttötung oder ein Suizidversuch nicht erwartet wurde, ändert

nichts daran, dass der seelisch kranke Versicherte durch die Um­stände am 5.

März 1985 in panische Angst geriet und jegliche vernünftige Einsicht über die

tatsächliche Lage verlor. Schliesslich deckt sich die Stellungnahme des Prof.

Dr. med. K. mit den übrigen, in den Akten befindlichen Unterlagen, insbesondere

mit dem Attest des Dr. med. G. vom 12. November 1985, welcher den

Beschwerdegegner nach dem Unfall als psychiatrischer Konsilia­rius im Spital T.

betreute und aus eigenen Untersuchungen ein schweres depressives Zustandsbild

mit paranoiden Zügen diagnostizierte, das den Versicherten zwangsläufig zum

Suizidversuch ­trieb. Bei dieser Aktenlage hat das kantonale Gericht zu Recht d

e Urteilsfähigkeit verneint, weshalb die Voraussetzungen des Art. 48 UVV

erfüllt sind mit der Folge, dass die Beschwerdeführerin die gesetzlichen

Leistungen zuzusprechen hat." (DTF 113 V 65)

In una

sentenza del 14 febbraio 2002 nella causa G., 35.2001.7, questo Tribunale ha

ammesso che un'assicurata, in preda ad un episodio depressivo grave con

manifestazioni psicotiche nel quadro di un disturbo bipolare, era totalmente

incapace di discernimento al momento del tentativo di suicidio.

In

quell'occasione il perito giudiziario così aveva risposto ai principali quesiti:

"

(...)

2.1) Al momento dell'atto si è trovata essa

in uno stato alterato di

coscienza che le impediva di

determinarsi ragionevolmente?

Sì, al momento dell'atto la peritanda si trovava

in uno stato alterato di coscienza nel senso che il suo pensiero era delirante

e centrato sull'idea del suicidio. Tutto il pensiero della signora era rivolto

all'attuazione del gesto autolesivo e non era in grado di essere critica né

riguardo a ciò che stava pensando né a ciò che stava agendo.

2.2) Era essa totalmente incapace di agire

ragionevolmente?

Se per "ragionevolmente" s'intende la

capacità di valutare il gesto che si va compiendo, la sua portata, i suoi

effetti, la peritanda era incapace di agire ragionevolmente.

D'altra parte pensare in modo ossessivo al suicidio,

pianificarne le mosse ed i tempi, avere come unico scopo il suicidio non è

certo "ragionevole": una simile modalità di pensiero trova

spiegazione nel riconoscimento di uno Stato di malattia, la depressione grave

con sintomi psicotici, che pregiudica la capacità di giudizio. La peritanda per

un mese intero pensa e pianifica il suo suicidio, perché non dobbiamo

dimenticare che tale doveva essere nel suo pensiero cioè senza possibilità di

salvezza: come già detto questo è un "mancato" suicidio e non un

"tentato" suicidio."

Inoltre

il perito aveva in particolare sviluppato le seguenti considerazioni:

"

(...)

La capacità critica era alterata. Quanto in quel momento ella

fosse inadeguata, quanto il suo pensiero fosse distorto ci viene rivelato

proprio dal biglietto d'addio: in quel momento particolare, così disperato

ritiene doveroso che venga avvertita la collega che ella sarà impedita a

presentarsi il giorno dopo sul lavoro.

L'ideazione delirante riguardava anche il suicidio nel senso che

tutto il pensiero della peritanda era rivolto ad esso ed alle modalità

d'attuazione. Ci pensa per un mese, giorno dopo giorno, ora dopo ora. Né è in

grado di dirsi e credere che sia un'assurdità, che esistano alternative: tutto

il suo mondo psichico impallidisce e perde senso di fronte al pensiero del

suicidio.

E' proprio la presenza di un'ideazione delirante che giustifica il

termine nosografico "psicosi depressiva".

Nel caso in questione, inoltre, dobbiamo parlare di "mancato

suicidio" e non di "tentato suicidio" né la distinzione è solo

formale. Il suicidio è un gesto che si consuma assolutamente in privato ed in

segreto; il tentato suicidio è un gesto che potremmo definire pubblico nel

senso che avviene di solito con spettatori o potenziali tali (per esempio la possibilità

di poter essere scoperti poco prima). Il suicidio comporta la consapevolezza

dei mezzi atti all'attuazione e alla riuscita dello stesso; il tentato suicidio

è più estemporaneo, meno pensato, meno programmato. Il suicidio non è una

richiesta di aiuto, ma una vera e propria ricerca della fine, il tentato

suicidio è una richiesta d'aiuto per poter continuare a vivere.

E' importante ascoltare il racconto del paziente, come sono stati

i suoi pensieri, come si sono concatenati, quanto era in grado di capire e

criticare le proprie idee per poter apprezzare la modalità patologica di

giudizio che caratterizza il pensiero delirante e come questa modalità si sia

progressivamente sviluppata.

Oggi la perítanda gode di buona salute, fisica e psichica. E' in

grado di raccontare in modo cronologicamente corretto i fatti, accompagnando il

racconto con un'affettività adeguata ed è capace di essere critica rispetto

all'accaduto ed alla sua malattia. Ciò significa che la particolare condizione

psichica che ha condotto al suicidio era strettamente legata allo stato di

malattia depressiva in cui versava." (X)

Il TCA ha

in particolare così motivato la propria sentenza:

"

A mente dello scrivente TCA, il referto peritale

della psichiatra X ha dimostrato, nei limiti della verosimiglianza

preponderante richiesti dalla giurisprudenza del TFA, che la ricorrente, al

momento del tentativo di suicidio, non era capace di discernimento a causa di

una malattia psichica.

Del resto, la nostra Corte federale è pervenuta

ad una identica soluzione nella sentenza del 3 giugno 1992 nella causa R. G. -

citata da H. Kind, Suizid oder "Unfall", in SZS 1993, p. 276ss. -

concernente il suicidio di un uomo di 48 anni. L'autorità di prima istanza

aveva respinto il ricorso giacché, sulla base di una perizia psichiatrica, era

stata diagnosticata una "semplice" depressione, senza carattere

psicotico. Nella procedura ricorsuale, lo psichiatra curante ha sostenuto, per

la prima volta, che il suo paziente aveva sofferto di idee deliranti. Il perito

psichiatra (analogamente al dottor X) ha definito queste idee come una

sopravvalutazione ("überwertig") nel quadro della depressione,

tuttavia non come deliranti. Il TFA ha fatto propria la diagnosi di depressione

caratterizzata da idee deliranti, ed ha finalmente riconosciuto che il suicidio

è stato commesso in uno stato di totale incapacità di discernimento.

Infine, alla convenuta non può essere di nessun

soccorso osservare che "la signora X ha programmato il suicidio giorno

dopo giorno, nei minimi dettagli, …" (XV). In effetti, secondo la

giurisprudenza federale, comportamenti pianificati e coerenti avuti nei giorni

precedenti ed immediatamente prima del suicidio, non escludono affatto una

totale incapacità di discernimento al momento dell'atto (cfr. STFA dell'11

luglio 2001 nella causa A., B., C., U 55/99, consid. 3b, e riferimenti ivi

menzionati)."

Alla

medesima conclusione il TCA era giunto in una sentenza pubblicata in RDAT I -

1996 pag. 225 seg. ed aveva rilevato in particolare:

"

In particolare per quanto riguarda la capacità

di discernimento nella senten­za 1. luglio 1993 citata, il TFA ha precisato che

una prova sicura della sua as­senza è da escludersi proprio per la natura

stessa della questione poiché vanno valutati «sviluppi interiori intervenuti

nel momento stesso del fatto»: al suo riguardo, non devono, pertanto, essere

formulate richieste di prova troppo severe. Una grande verosimiglianza e

l'assenza di un serio dubbio è sufficiente (DTF 117 II 233 seg., consid. 2b;

RAMI 1993 1 66 seg. consid. 4b).

...

È, dunque, accertato che, prima del tentativo di

suicidio, «soffriva di una ma­lattia mentale, denominata distimia, che si

innestava su di una personalità di tipo caratteriale ("oppositiva")

in cui si era instaurato anche uno stato di di­pendenza dall'alcool, complicato

da ebbrezze acute serali». (...)

Infine, il perito ribadisce che «si può ritenere

che, al momento dell'azione im­pulsiva di tipo suicida, la capacità di

ragionare del peritando fosse totalmen­te assente, nel senso che era in grado

soltanto di seguire sia pure superfi­cialmente pensieri (o meglio: schemi di

attuazione del piano) che avessero attinenza con contenuti depressivi e le

ossessioni suicidarie di cui era afflit­to. La distimia giustifica il fine

suicidale, mentre l'alcolismo giustifica l'azione impulsiva a fine suicida».

Dunque, secondo quanto risulta dalla perizia

giudiziaria, l'assicurato, al momento del tentativo di suicidio, era privato

della capacità di agire ragionevol­mente a causa dell'interazione di una

malattia mentale e di un'ebbrezza acuta.

2.10. II dott. B. dell'INSAI non ha ritenuto di

poter condividere la valutazione del perito sull'incapacità di discernimento:

secondo lui la capacità di ra­gionare di X. non era del tutto soppressa.

Dopo attenta riflessione, questo TCA ritiene di

non poter condividere le cen­sure mosse dal dott. B. alle conclusioni peritali.

(...)

Ora, in concreto, non e condivisibile

l'argomentazione secondo cui «soltan­to uno stato depressivo con sintomi

qualitativi psicotici o, se non, un'eb­brezza patologica potrebbero generare

una totale incapacità di intendere e volere» (cfr. doc. 7 pag. 5). In effetti,

in concreto, appare più convincente l'opinione del perito secondo cui il

ricorrente era, al momento dell'atto, total­mente incapace di comprendere la

portata del suo gesto e di determinarsi in

conseguenza a causa dell'interazione della

malattia mentale e dell'alcol:

«al di là della

distimia, ossia della neurosi depressiva, e della costituzione

particolare del suo carattere (queste personalità sono particolarmente

inclini ad atti a corto circuito oppu­re ad agire sotto influsso), aveva

assunto alcol. Ho attribuito il passaggio all'atto propria­ mente a questa

assunzione alcolica. È noto che l'alcool funziona quale catalizzatore di azio­ni

impulsive a corto circuito in particolari personalità, specialmente quando

queste sono af­flitte da stati mentali abnormi» (cfr. presa di posizione del

perito al parere del dott. B.).

Il dott. B. si chiedeva se il perito sarebbe

giunto alle stesse conclusioni se, in­vece di un tentativo di suicidio,

l'assicurato avesse compiuto un tentativo d'o­micidio. Tale domanda, come

rilevato dal perito, è, qui, un falso problema: «salvo casi eccezionali, le

motivazioni (i sentimenti, i pensieri, le emozioni) che conducono al suicidio

non sono di certo le stesse che muovono un indi­viduo verso l'omicidio. Quindi,

a circostanze diverse, considerazioni diverse».

Anche nel diritto svizzero, la capacità di

discernimento è relativa: essa va cioè, apprezzata non in abstracto ma

concretamente, in rapporto ad un atto determinato (RAMI 1993 1 66 seg. consid.

4b.; DTF 117 V 232 seg. consid. 2a e riferimenti).

In concreto, andava dunque verificato se fosse o

meno annullata la capacità di valutazione e di controllo in riferimento

all'azione del suicidio (cfr. STFA 1.7.1993 in re H. non pubbl.) e non in

riferimento ad altre azioni.

Nella sentenza 1.7.1993 appena citata, in un

altro caso di tentato suicidio, il TFA aveva ritenuto che questa capacità di

controllo è da ritenersi annullata quando «l'impulso irrompe direttamente e

primariamente nell'azione non permettendo più lo svilupparsi di quel

controllato fenomeno di distacco dal mondo che è proprio dell'azione

intenzionale».

A mente dello scrivente TCA, la perizia (completa

ai sensi di quanto definito in RAMI 1991 pag. 311 consid. 1) ha dimostrato, nei

limiti della verosimi­glianza preponderante richiesti dalla giurisprudenza del

TFA, che il ricorrente, al momento del tentativo, non era capace di

discernimento.

La conseguenza di tale conclusione è che la

decisione impugnata va annul­lata ed all'INSAI va fatto obbligo di erogare le

prestazioni previste dalla LAINF."

2.8. Secondo la

giurisprudenza, quanto alla valenza probante d'un rapporto medico, determinante

è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio

approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri

parimenti le censure espresse, che sia stato approntato in piena conoscenza

dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e

che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per

stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo

di prova, né la denominazione quale perizia o rapporto (DTF 125 V 352 consid. 3a,

122 V 160 consid. 1c).

In una

sentenza pubblicata in VSI 2001 pag. 106 segg. il TFA ha ritenuto conforme al

principio del libero apprezzamento delle prove (art. 40 PCF e art. 19 PA, art.

95 cpv. 2, art. 113 e 132 OG) definire delle direttive per la valutazione di

determinate forme di rapporti e perizie.

In

particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie la giurisprudenza ha

statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione

degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale

le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una

certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale

referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il

contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per

farlo (VSI 2001 pag. 108 consid. 3b/aa e riferimenti citati).

In

relazione alle attestazioni del medico curante questa Corte ha già

ripetutamente decretato che il giudice, secondo la generale esperienza della

vita, può ritenere che, in dubbio, alla luce del rapporto di fiducia esistente

col paziente, egli attesta a suo favore.

Infine va

ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può

evadere la procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per

cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro.

In una

sentenza del 10 luglio 2003 nella causa C. (U 168/02) l'Alta Corte ha così

riassunto la propria giurisprudenza relativa dell'apprezzamento delle prove,

trattandosi di perizie o certificati medici:

"

(…)

3.1 Dans un arrêt du 14 juin 1999 (ATF 125 V 351),

le Tribunal fédéral des assurances a précisé sa jurisprudence relative à

l'appréciation des preuves, notamment dans le domaine médical. Il a rappelé que

selon le principe de la libre appréciation des preuves, l'administration ou le

juge apprécie les preuves sans être lié par des règles formelles. Le juge doit

examiner de manière objective tous les moyens de preuve, quelle qu'en soit la

provenance, puis décider si les documents à disposition permettent de porter un

jugement valable sur le droit litigieux. Si les rapports médicaux sont

contradictoires, il ne peut trancher l'affaire sans apprécier l'ensemble des

preuves et sans indiquer les raisons pour lesquelles il se fonde sur une

opinion médicale et non pas sur une autre.

L'élément déterminant pour la valeur probante d'un

certificat médical n'est ni son origine ni sa désignation sous la forme d'un

rapport ou d'une expertise, mais bel et bien son contenu. A cet égard, il

importe que les points litigieux importants aient fait l'objet d'une étude

fouillée, que le rapport se fonde sur des examens complets, qu'il prenne

également en considération les plaintes exprimées, qu'il ait été établi en

pleine connaissance du dossier (anamnèse), que la description des interférences

médicales soit claire et enfin que les conclusions de l'expert soient bien

motivées.

3.2 Sans remettre en cause le principe de la libre

appréciation des preuves, la jurisprudence a posé des lignes directrices en ce

qui concerne la manière d'apprécier certains types d'expertises ou de rapports

médicaux.

3.2.1 Ainsi, le juge ne s'écarte en principe pas

sans motifs impératifs des conclusions d'une expertise médicale judiciaire, la

tâche de l'expert étant précisément de mettre ses connaissances spéciales à la

disposition de la justice afin de l'éclairer sur les aspects médicaux d'un état

de fait donné. Peut constituer une raison de s'écarter de l'expertise judiciaire

le fait que celle-ci contient des contradictions, ou qu'une surexpertise

ordonnée par le tribunal en infirme les conclusions de manière convaincante. En

outre, lorsque d'autres spécialistes émettent des opinions contraires aptes à

mettre sérieusement en doute la pertinence des déductions de l'expert, on ne

peut exclure, selon les cas, une interprétation divergente des conclusions de

ce dernier par le juge ou, au besoin, une instruction complémentaire sous la

forme d'une nouvelle expertise médicale.

3.2.2 Lorsque, au stade de la procédure

administrative, une expertise confiée à un médecin indépendant est établie par

un spécialiste reconnu, sur la base d'observations approfondies et

d'investigations complètes, ainsi qu'en pleine connaissance du dossier, et que

l'expert aboutit à des résultats convaincants, le juge ne saurait les écarter

aussi longtemps qu'aucun indice concret ne permet de douter de leur bien-fondé.

3.2.3 En outre, au sujet des rapports établis par

les médecins traitants, le juge peut et doit tenir compte du fait que, selon

l'expérience, le médecin traitant est généralement enclin, en cas de doute, à

prendre parti pour son patient en raison de la relation de confiance qui l'unit

à ce dernier.

3.2.4 Toutefois, le simple fait qu'un certificat

médical est établi à la demande d'une partie et produit pendant la procédure ne

justifie pas, en soi, des doutes quant à sa valeur probante. Une expertise

présentée par une partie peut donc également valoir comme moyen de preuve. En

vertu des principes énoncés par la jurisprudence concernant l'appréciation des

preuves, le juge est tenu d'examiner si elle est propre à mettre en doute, sur

les points litigieux importants, l'opinion et les conclusions de l'expert

mandaté par le tribunal. Cette jurisprudence s'applique aussi lorsqu'un assuré

entend remettre en cause, au moyen d'une expertise privée, les conclusions

d'une expertise aménagée par l'assureur-accidents ou par un office AI. (…)"

Infine, a

proposito delle perizie di parte, in una sentenza del 7 agosto 2003 nella causa

O (I 656/02) l'Alta Corte ha ancora ricordato che:

"

Force est de constater que si cette expertise –

privée – n'a pas la même valeur que des expertises mises en oeuvre par l'office

recourant, elle comprend une anamnèse détaillée, se prononce sur les plaintes

de l'assurée, repose sur l'observation clinique de l'assurée, est exempte de

contradictions et contient des conclusions claires, de sorte qu'elle est propre

à mettre en doute sur les points litigieux (diagnostic et capacité de travail)

l'opinion et les conclusions de la doctoresse B. (ATF 125 V 354 consid. 3c)."

2.9. Nella

presente fattispecie, la CO 1 ha essenzialmente negato che, al momento del

tentativo di suicidio, RI 1 fosse totalmente priva della facoltà di agire

ragionevolmente (cfr. consid. 1.2).

L'assicuratore

LAINF ha fatto proprio l'apprezzamento espresso dalla dr.ssa __________,

specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, la quale, dopo avere visitato

l'assicurata il 27 novembre 2003 ed avere esaminato gli atti dell'incarto, si è

così espressa:

"

(...)

Diagnosi Psichiatrica

Disturbo di personalità emotivamente instabile di

tipo impulsivo tipo borderline, (F60.31 dell'ICD 10)

con scompensi psicotici di natura schizoaffettiva

(F25.9 dell'ICD10).

Soffre di malattie o debolezze mentali? Turbe

di comportamento?

Sì. Dal 2001 ha iniziato a presentare un primo

scompenso psicotico produttivo, con successive ricadute e diversi ricoveri

presso la Clinica __________ di __________.

La Signora RI 1, al momento dell'evento, si trovava

in una situazione dove secondo la psiche generale e le circostanze esterne

concrete ... (omissis)?

Il tentamen suicidale dell'assicurata è da

interpretare come un agito impulsivo (raptus), imprevedibile, nell'ambito di

alterazione di coscienza, di pensiero, e di percezione della realtà all'interno

del disturbo psichiatrico per il quale era in cura presso la clinica __________.

Alla base dell'atto vi è presumibilmente un

delirio di riferimento al suicidio della migliore amica, con il bisogno di emularla.

Ritengo non fosse possibile prevedere nè

prevenire un tale agito, il quale è da intendere come un corto circuito

all'interno del quale la capacità di ragionamento del paziente è alterata, come

pure la coscienza e la critica nei confronti delle conseguenze dell'atto, che

minimizza.

Il paziente non è del tutto consapevole che sta

per morire.

Infatti anche durante la visita medica

l'assicurata non riconosce il desiderio di morte attraverso l'atto di

emulazione gettandosi dalla finestra.

In conclusione posso affermare in base alla

visita medica ed agli atti a mia disposizione, che la Signora RI 1 soffre di un

grave disturbo psichiatrico, il quale distorce la percezione della realtà, nei

momenti di scompenso.

L'atto commesso in data 12.3.2003 è un chiaro tentativo

di suicidio, causato dalla malattia psichiatrica: pur compiuto all'improvviso e

dettato dalla malattia, dal profilo assicurologico, è da considerare

volontario.

Il biglietto d'addio lasciato dalla paziente

(Perdonatemi!), testimonia chiaramente l'assicurata era cosciente di quello che

si accingeva a fare, pur ammettendo che forse non era consapevole al 100% di

star per morire, in quanto nell'ambito di un delirio con bisogno e emulazione

dell'amica perduta, poteva illudersi di raggiungere quest'ultima attraverso il

suo gesto, negandone completamente l'estrema conseguenza." (Doc. M3)

In un

certificato del 9 marzo 2004 il Dr. __________, specialista FMH in psichiatria

e psicoterapia e (a quel momento) Capo del Servizio Psicosociale ha rilevato:

"

La signora RI 1 è seguita al Servizio

Psicosociale di __________ dal 16.11.01.

Riguardo alla defenestrazione del 12.03.2003,

questo gesto è da comprendere e considerare nel contesto di un periodo di grave

scompenso psicotico con allucinazioni uditive, per cui è stata ospedalizzata in

Clinica __________ il 6.03.2003.

In questo senso la defenestrazione è da

considerarsi come un gesto intrapreso in un moneto di gravi difficoltà

psicologiche della paziente.

Si è trattato di un gesto imprevedibile che non

era assolutamente possibile prevenire. Il corto circuito che ha minato la

capacità di ragionamento della paziente, l'ha resa in quel momento

completamente incapace di agire ragionevolmente." (Doc. M5)

In una

lettera del 26 gennaio 2005 indirizzata al rappresentante dell'assicurata egli

ha invece sottolineato quanto segue:

"

Egregio signor __________,

con la presente ribadisco che RI 1 è regolarmente

seguita dal SPS di __________.

E' conosciuta al servizio dal 16.11.01.

Ribadisco che riguardo la defenestrazione del

12.03.2003 questo gesto è da comprendere e considerare nel contesto di un

periodo di grave scompenso psicotico con allucinazioni uditive per cui è stata

ospedalizzata in modo coatto 6 giorni prima in Clinica __________, __________.

La diagnosi della Clinica __________ di __________

per l'ospedalizzazione dal 6.03. al 12.03.2003 (5.a ammissione) è esplicito:

Diagnosi:

● Scompenso

psicotico acuto polimorfo con sintomi schizofrenici (ICD 10 F 23.1)

● Disturbo borderline di personalità

(ICD 10 F 60.31)

● Pregressi

disturbi della condotta alimentare (bulimia nervosa atipica) (ICD 10 F 50.3).

E' evidente che la completa deficienza della

facoltà di agire ragionevolmente in quei giorni abbia per la paziente non solo

(anche se sufficiente) la ragione dello scompenso psicotico acuto ma anche

quello per lei associato del disturbo di personalità.

Per lo scompenso psicotico si tratta (ICD 10 F

23.0) "... di una sindrome psicotica acuta nella quale le allucinazioni, i

deliri o i disturbi del pensiero sono evidenti ma marcatamente variabili e

mutevoli di giorno in giorno, o addirittura di ora in ora. E' anche frequentemente presente un tumulto

emozionale con intensi vissuti transitori di felicità o di estasi, o di ansia e

di irritabilità.

Il polimorfismo e l'instabilità sono

caratteristici dell'intero quadro clinico...". Per la diagnosticata F

23.1, si tratta "...di una sindrome psicotica acuta caratterizzata da un

quadro clinico polimorfo e instabile come quello descritto in F 23.0;

nonostante questa instabilità, alcuni tipici sintomi schizofrenici sono

comunque evidenti per la maggior parte del tempo..." (ICD 10).

Come detto oltre a ciò la paziente ha avuto la

diagnosi di disturbo di personalità emotivamente instabile (F 60.3) di tipo

borderline (F 60.3)1 dall'ICD 10: "Si tratta di un disturbo di personalità

caratterizzato da una chiara tendenza ad agire impulsivamente senza considerare

le conseguenze ... E' presente una incapacità a controllare le esplosioni

comportamentali ... il tipo borderline è caratterizzato in aggiunta da una

tendenza ad un comportamento autolesionistico, compresi atti e tentativi di

suicidio.

Questo per sottolineare che sia l'elemento

intellettuale che l'elemento caratteriale facevano difetto relativamente

all'art. 16 C.C.

Ho poi avuto la fortuna di avere il prof. Kind

(oltre che prof. Angst e prof. Ernst) quale professore universitario alla

Facoltà di Medicina di Zurigo e sulla base della mia conoscenza della paziente

dal 2001 ma anche sulla base della diagnosi posta dai colleghi in __________

per la 5.a ammissione asserisco che RI 1 "non aveva il controllo critico e

cosciente delle sue pulsioni..." in quei giorni.

Il fatto poi che anche la Dr.ssa __________

sottolinei che gli scompensi psicotici sono di natura psicoaffettiva, F 25.9,

non fa che rafforzare e aggravare il grado di malattia perché la percentuale di

suicidio in queste patologie (schizoaffettive), appunto, supera addirittura la

percentuale di suicidi rispetto agli schizofrenici.

Ma il fatto che confermi che si tratti di

scompensi psicotici è la dimostrazione che in quei momenti il paziente è

nell'incapacità di intelletto e men che meno di determinarsi rispetto a

un'azione, per non dimenticare che la Dr.ssa conferma il disturbo di

personalità borderline.

RI 1 è dal 2001 paziente al SPS di __________ e

oggi ancora regolarmente seguita in questo centro.

La paziente non ricorda gli eventi del 12.03.03. Se

all'ammissione il 6.03.03 l'ideazione suicidale era larvata e il gesto

suicidale messo in pratica il 13.03.03, questa è la conferma che il quadro

clinico è mutato aggravandosi, purtroppo non al momento della discussione con

gli operatori dell'ospedale.

Il tentato suicidio è nel caso di RI 1 esito

della malattia (vedi l'anamnesi, l'osservazione e le diagnosi dei diversi

medici (5) prima, durante e dopo il gesto del 12.03.2003) e non già della

volontà della paziente.

In aggiunta altre osservazioni:

● Il

fatto che con lo scritto che avrebbe lasciato si presupponga che fosse in parte

consapevole del suo gesto è sconfessato dalle diagnosi stesse effettuate prima

durante e dopo la defenestrazione.

● Il Dr. __________ non ha mai visitato

la paziente.

● L'assicurata

era in preda ad un grave scompenso psicotico, lo attestano le diagnosi prima

durante e dopo l'ospedalizzazione.

● Secondo

il Dr. __________ il biglietto d'addio redatto prima di gettarsi dalla finestra

dimostrerebbe che l'assicurata non era totalmente in preda al delirio. Il fatto

di scrivere un biglietto di addio non esclude la presenza di uno scompenso

psicotico con delirio e allucinazioni.

● RI

1 oggi è viva (non ha raggiunto l'amica scomparsa), grazie a lei stessa, le

cure ricevute e la medicazione, può condurre una vita con la migliore

protezione dalla malattia (e dai gesti incontrollati)."

(Doc. D)

Lo

psichiatra dottor __________, il 27 ottobre 2004 ha invece rilevato:

"

(...)

Dass die Versicherte zur Zeit der Tat gänzlich

urteilsunfähig gewesen sei, ist eine nicht begründete Behaup­tung des Servizio

Psicosociale in __________. Verschiedenes spricht dagegen. Der Wunsch der

Versicherten, den kurzen Ausgang nach Hause machen zu dürfen, wurde in der

Klinik offenbar geprüft und angenom­men. Daraus kann geschlossen werden, dass

die Versicherte nicht schwer psychotisch war. Der von ihr unmittelbar vor dem

Sprung aus dem Fenster geschriebene Abschiedszettel beweist, dass sie nicht

gänzlich wahnhaft war und nur glaubte, ihrer Freundin zu folgen und diese wieder

zu treffen. Sie konnte offenbar reflektieren, dass ihre Tat den Angehörigen

Kummer bereiten würde. Somit war die Urteilsfähigkeit unmit­telbar vor dem

Sprung aus dem Fenster nicht gänzlich aufgehoben. Im übrigen macht der ganze

Ablauf der Tat den Eindruck, als sei der Suizidversuch von d r Versicherten

geplant worden, und der Wunsch zu Hause Kleider zu holen, sei vorgeschoben

gewesen." (Doc. M7)

Egli ha confermato la sua

valutazione il 9 febbraio 2005:

" (...)

Dr. __________ bringt im wesentlichen drei Argumente vor:

1. Durch

die Persönlichkeitsstörung vom Boderline-Typ habe bei der Versicherten eine

Tendenz be­standen impulsiv zu handeln, ohne die Konsequenzen zu betrachten. Dazu

sind zwei Dinge zu sa­gen. Die

Abschiedworte belegen, dass sich die Versicherte bewusst war, dass sie mit dem

Sprung aus dem Fenster sich das Leben nehmen und den Angehörigen Kummer

bereiten würde. Somit hat sie also die Konsequenzen ihres Handelns mindestens

teilweise überdacht. Zum zweiten könn­te sich die Frage stellen, ob die Klinik

nicht fahrlässig nach wenigen Tagen des Klinikaufenthaltes diesen Urlaub

gewährt hat, wenn die Versicherte schon von ihren Diagnosen her für

unkontrollier­te Impulshandlungen so hochgradig gefährdet gewesen wäre.

2. Der Suizidversuch der Versicherten sei durch ihre

Krankheit und nicht durch eigenen Willen ausge­löst worden. Das krankhafte

Motiv für den Suizidversuch bedeutet jedoch nicht automatisch, dass die

Urteilsfähigkeit gänzlich aufgehoben war.

3. Die von mir geäusserte Ansicht, der Abschiedszettel

beweise, dass die Urteilfähigkeit nicht gänz­lich aufgehoben gewesen sei, werde

durch die Diagnosen widerlegt. Dies ist eine falsche Behaup­tung. Rein aus

Diagnosen kann nicht darauf geschlossen werden, ob die Urteilsfähigkeit

gänzlich oder nicht gänzlich aufgehoben war.

Beurteilung

Ich halte an meiner Stellungnahme vom 27.10.2004

fest. Meine dort gemachten Aussagen sind durch das Schreiben von Dr. __________ vom 26.1.2005 nicht widerlegt worden." (Doc. M9)

Per quel che riguarda la

degenza ospedaliera dopo il 12 marzo 2003 (e durata fino al 21 maggio 2003) i

medici dell'__________, dopo avere posto la diagnosi di disturbo Borderline

della personalità con sindromi depressive e crisi psicotiche, si sono così

espressi:

" (...)

La paziente durante la degenza ha un primo scompenso psicotico

produttivo, viene aumentata la terapia di Haldol e Seroquel ed aggiunto

dell'Akineton. La Sig.ra RI 1 viene sempre seguita, quasi giornalmente, dalla

Dr.ssa __________ (Capo Clinica di Psichiatria in casa). Con questa terapia la

paziente migliora notevolmente e si comporta in modo adeguato.

Dopo l'ultimo intervento, in data 15.5.2003, durante il week-end,

assistiamo ad un nuovo peggioramento dal punto di vista psichico, con

ricomparsa delle produzioni psicotiche. La paziente diventa ingestibile per il

nostro reparto, chiediamo quindi ai Colleghi Psichiatri la valutazione per un

eventuale trasferimento.

La Dr.ssa __________ conferma la necessità di un immediato

ricovero al __________ di __________ per poter curare adeguatamente e tenere

sotto osservazione più stretta la paziente.

Anche la Sig.ra RI 1 si rende conto di aver bisogno di cure ed

anche lei stessa chiede di essere trasferita di nuovo a __________. (...)"

(doc. M4, pag. 3)

Il dottor __________ è stato

sentito dal Presidente del TCA il 20 ottobre 2005 alla presenza dei

patrocinatori delle parti.

In quell'occasione è stato

allestito un verbale del seguente tenore:

"

Il teste consegna lo svincolo dal segreto

professionale.

Conosco la sig.ra RI 1.

Sono stato attivo presso il Servizio

psico-sociale di __________ dal 1.4.1998 fino al 30.6.2005. Da allora lavoro

come indipendente. Continuo comunque a seguire la sig.ra RI 1.

In quel periodo io ero responsabile del servizio

ambulatoriale esterno, mentre altri colleghi erano attivi presso la Clinica __________.

La diagnosi alla quale mi sono riferito nel mio

scritto del 26 gennaio 2005 è stata posta dai dottori __________, medico

assistente allora e __________, capo servizio.

Ho iniziato ad occuparmi della sig.ra RI 1 il

16.11.2001.

La ragazza era stata ricoverata all'__________ a

seguito di uno stato depressivo, intervenuto dopo la morte di una sua cara

amica. Nella mia funzione di allora sono stato chiamato ad occuparmi di quel

caso.

Lo stato di salute dell'assicurata si è

rapidamente aggravato per cui è stato necessario un ricovero presso la __________

dove è arrivata il 26.11.2001 ed è rimasta fino al 31.3.2002. Di nuovo è stata

ricoverata dal 1.4.2002 al 7.5.2002, poi dal 7.8.2002 al 9.8.2002 (3° ammissione),

dal 10.8.2002 al 13.8.2002 (4° ammissione) e dal 6.3.2003 (recte: 5 marzo) al

12.3.2003 (5° ammissione). Successivamente l'assicurata è stata lungamente

ospedalizzata presso l'Ospedale __________. Non è più stata ospedalizzata alla __________.

La seguo io ambulatoriamente. Attualmente lavora

in un laboratorio protetto (__________a __________) e vive sotto lo stesso

tetto dei genitori a __________.

Il presidente del TCA chiede al teste, in

relazione alla 5° ospedalizzazione, quando ha visto l'assicurata e chi ha

ordinato il ricovero. Il teste risponde: ho visto l'assicurata il 28.2.2003, mi

sono reso conto che era piuttosto ansiosa, aveva disturbi del sonno, era

piuttosto insicura, svogliata. Visto che stavo per andare in vacanza, ho

avvertito il mio collega Dr. __________ e gli dissi che in caso di chiamata

occorreva vedere subito la paziente e se del caso organizzare un ricovero. Ciò

che lui ha fatto il 6 marzo 2003, quando ha visto la paziente e l'ha

indirizzata al __________ (ricovero coatto). Lì è stata presa a carico dai

dottori già menzionati in precedenza.

Il presidente del TCA chiede al teste se conferma

la diagnosi posta dai medici della __________. Il teste risponde che

l'assicurata aveva grossi problemi, non solo nel marzo 2003 ma già da quando

l'aveva conosciuta. Sempre caratteristica dell'assicurata era questa grossa

ansia che veniva trattata con dei neurolettici e cioè degli antipsicotici.

La situazione nella quale si è trovata a vivere

l'assicurata è abbastanza "pazzesca", nel senso che di tre persone

molto amiche, una ha dovuto essere ricoverata due volte presso la clinica,

l'altra è deceduta e la terza è l'assicurata.

RI 1 è stata ospedalizzata all'__________ dopo la

morte della prima amica e in un certo senso ha sviluppato oltre che una grossa

angoscia, in alcuni momenti una tendenza all'identificazione.

Si trattava sin dall'inizio di un'angoscia

profonda.

L'assicurata era già disturbata in precedenza.

Comunque le allucinazioni sono apparse proprio in coincidenza con la 5° ospedalizzazione.

In particolare in quell'occasione, confidandosi

con un'infermiera, aveva espresso la presenza di voci allucinatorie che la

mettevano a disagio. E' questo che permette di porre la diagnosi di sintomo

schizofrenico. Di fatto però lei era già trattata per questo con i

neurolettici.

Per definizione la schizofrenia è uno stato in

cui il soggetto vive delle angosce, dei disturbi dell'affetto, dei disturbi del

pensiero, mutismo e ambivalenza. Questa è la definizione di schizofrenia

secondo Bleuler che ha coniato il termine (in tedesco è una "psychische

Spaltung").

Quando parliamo di schizofrenia o di disturbo

schizoaffettivo siamo nella stessa categoria. Per questo motivo è

possibilissimo che al momento in cui ha compiuto la sua visita, la dr.ssa __________

abbia posto una classificazione secondo il 25.9. Al riguardo tengo a ribadire

quanto già scritto nel gennaio del 2005, e cioè che la diagnosi posta dalla

dr.ssa __________ è per certi versi ancora più grave da un profilo prognostico

nella misura in cui la prognosi del disturbo schizo-affettivo è più grave nella

misura in cui la percentuale di suicidio in queste patologie supera addirittura

la percentuale di suicidio rispetto agli schizofrenici.

Da parte mia comunque posso confermare a

posteriori che al momento del ricovero l'assicurata soffriva certamente di una

psicosi come diagnosticata dai medici della __________.

Rispondendo al presidente del TCA il teste

conferma che a suo modo di vedere l'assicurata era totalmente incapace di

discernimento per i seguenti motivi: il tipo di angoscia di cui soffriva

l'assicurata sin dal momento in cui l'ho conosciuta è un tipo di angoscia che

quando monta può fare perdere la testa, non capire più niente, non rendersi

conto di quello che si sta facendo.

Si tratta di stati d'animo facilmente

trasmissibili che io avevo già percepito in passato e che sono confermati dalla

diagnosi. Non è un caso che queste tre ragazze si siano incontrate ed abbiano

avuto un'evoluzione piuttosto fragile tutte e tre.

Io ritengo che le diagnosi poste contribuiscono

entrambe a fare concludere per l'incapacità di discernimento nei due aspetti:

il disturbo di personalità per quel che riguarda il carattere di volontà e

invece l'altra diagnosi (disturbo psicotico) per quel che riguarda l'aspetto

intellettivo.

Va comunque detto che anche già solo il disturbo

di personalità "Borderline" comporta caratteri autolesionistici e di

suicidio. Tengo pure a sottolineare che questa conclusione vale anche in

relazione alla diagnosi posta dalla dr.ssa __________.

Rispondendo al presidente del TCA che ha fatto

propria un'osservazione dell'avv. RA 2 sulla questione a sapere come mai, se la

situazione dell'assicurata in quei giorni era così grave, le è stato concesso

un congedo, il dr. __________ risponde che è più che possibile che vi siano

delle alternanze di momenti dove sia a livello affettivo che intellettivo le

cose funzionino diversamente. Mi immagino quindi che l'autorizzazione ad uscire

sia stata data in un momento cui la situazione era migliorata.

Il presidente del TCA chiede al teste, con

riferimento a quanto in precedenza esposto, e cioè all'emergenza in occasione

del 5° ricovero dell'aspetto delle allucinazioni, se l'assicurata non doveva

essere mantenuta in clinica. Il teste risponde che in quei giorni lui non c'era

e che successivamente il direttore della clinica dr. __________ e il dr. __________

gli hanno confermato che l'assicurata poteva recarsi al suo domicilio a

prendere dei pantaloni.

Il teste non sa se quel congedo era condizionato

ad esempio ad una stretta sorveglianza da parte dei genitori.

Il dr. __________, con una considerazione di

carattere generale, precisa che quando si è in presenza di una diagnosi simile

si sa che vi è un potenziale rischio di suicidio, ma il momento in cui ciò avviene

è del tutto imprevedibile.

Rispondendo all'avv. RA 2, il teste risponde di

non sapere con precisione chi ha autorizzato il congedo.

L'avv. RA 2 chiede al teste come mai se

l'assicurata è stata congedata alcune ore prima per cui si deve ritenere che

non vi erano dei rischi, lui può concludere che alcune ore dopo era totalmente

incapace di discernimento.

Il teste risponde che è la natura stessa delle

affezioni di cui soffre l'assicurata e che il gesto compiuto ne è un'ulteriore

conferma.

In particolare è del tutto possibile che la

situazione si modifichi a distanza di poche ore.

Vorrei sottolineare che RI 1 è una ragazza che è

stata abbandonata e maltrattata e che porta con sé in modo permanente un senso

di colpa, prendendo su di sé la colpa e la vergogna altrui.

Riguardo al bigliettino con scritto

"perdonatemi" che è stato ritrovato e che secondo l'assicuratore

testimonierebbe della presenza della capacità di discernimento al momento del

gesto, il dr. __________ rileva quanto segue.

Le due cose non sono incompatibili. Anche in uno

stato di grave scompenso psicotico qualcuno ha la capacità di scrivere e oltre

a ciò RI 1 sarebbe pronta a chiedere perdono per tutto e per niente a causa dei

grandi sensi di colpa che ha innati e che sono sintomo del suo abbandono e dei

suoi maltrattamenti.

L'avv. RA 2 dichiara di essere insoddisfatto di

questa risposta nella misura in cui il dr. __________ si pronuncia per la

totale incapacità di discernimento pur senza avere visto quel giorno

l'assicurata. Il Dr. __________ risponde che a maggiore ragione non può

esprimersi per l'esistenza della capacità di discernimento chi non ha mai

visitato l'assicurata.

Vorrei precisare, per dare un quadro della

gravità della situazione, che RI 1 si identificava talmente tanto nell'amica

deceduta da vestirsi come lei e di avere intrattenuto una relazione con l'amico

di quella persona.

Sottolineo ancora che dopo gli interventi

chirurgici è stata sottoposta ancora a neurolettici ancora più incisivi.

Ritengo che in un caso di una persona in preda a turbe psicotiche con in più

disturbi di personalità non sia comunque esclusa la possibilità di compiere

degli atti in apparenza razionali come quelli di chiudere una porta

dall'interno.

Le parti non hanno ulteriori domande da porre al

teste dr. __________.

Il teste viene ringraziato per la collaborazione

e alle ore 11.25 viene congedato." (Doc. XVI)

Dalla documentazione

medica agli atti emerge che, nel marzo 2003, l'assicurata soffriva di gravi

disturbi a livello psichico.

In particolare gli

psichiatri __________, __________, __________ e __________ hanno diagnosticato

un disturbo di personalità emotivamente instabile di tipo borderline ICD-10 F

60.31.

Il disturbo di personalità

emotivamente instabile (F 60.3) viene descritto come "un disturbo di

personalità caratterizzato da una chiara tendenza ad agire impulsivamente senza

considerare le conseguenze. L'affettività è imprevedibile e capricciosa. È

presente una tendenza all'instabilità emotiva ed un'incapacità a controllare le

esplosioni comportamentali. Vi è una tendenza a un comportamento litigioso e ad

entrare in conflitto con gli altri, specialmente quando le azioni impulsive

vengono censurate o contrastate. Si distinguono fondamentalmente due tipi: il

tipo impulsivo, caratterizzato prevalentemente da instabilità emotiva e

mancanza di controllo degli impulsi, ed il tipo borderline, caratterizzato in

aggiunta da disturbi dell'immagine di sè, delle fanalità perseguite e delle

preferenze soggettive, da sentimenti costanti di vuoto interiore, da relazioni

interpersonali intense ed instabili, e da una tendenza ad un comportamento

autolesionistico, compresi atti e tentativi di suidicio." (cfr.

"ICD-10. Classificazione delle sindromi e dei disturbi psichici e

comportamentali". Ed. Masson, Milano 2003, pag. 212).

Il disturbo di personalità

emotivamente instabile di tipo borderline (F 60.31) viene così caratterizzato:

"A. Debbono

essere soddisfatti i criteri generali per il disturbo di personalità (F60).

B. Debbono

essere presenti almeno tre dei sintomi elencati nel Criterio B di F60.30 e in

più almeno dure tra i seguenti:

(1) disturbi

e incertenzza relative all'immagine di sè, agli scopi e alle preferenze interne

(incluse quelle sessuali);

(2) tendenza

ad essere coinvolto in relazioni intense e instabili, portanti spesso a crisi

emotive;

(3) eccessivi sforzi di evitare gli abbandoni;

(4) ricorrenti minacce o atti auto-lesivi;

(5) sentimenti cronici di vuoto." (idem pag. 213)

I dottori __________ e __________

hanno diagnosticato una bulimia nervosa atipica ICD-10 F 50.3 ("Si tratta

di condizioni che presentano alcuni degli aspetti caratteristici della bulimia

nervosa, ma in cui il quadro clinico complessivo non giustifica tale diagnosi.

Per esempio, vi possono essere ricorrenti accessi di iperalimentazione ed un

uso eccessivo di purganti senza un significativo cambiamento di peso, oppure

l'eccessiva preoccupazione per la forma e il peso corporeo può essere

assente", idem, pag. 186).

Soprattutto, i medici

della Clinica __________ hanno diagnosticato una sindrome psicotica acuta

polimorfa con sintomi schizofrenici, ICD-10 F 23.1 ("Si tratta di una

sindrome psicotica acuta caratterizzata da un quadro clinico polimorfo e

instabile, come quello descritto in F23.0; nonostante questa instabilità,

alcuni tipici sintomi schizofrenici sono comunque evidenti per la maggior parte

del tempo", idem pag. 106.

Vedi pure, a proposito

delle sindromi psicotiche acute e transitorie, F.23: "Si tratta di un

gruppo eterogeneo di sindromi caratterizzate da un esordio acuto di sintomi

psicotici quali deliri, allucinazioni e altri disturbi della percezione, e da

una grave compromissione del comportamento abituale", idem, pag. 106 e

della sindrome psicotica acuta polimorfa senza sintomi schizofrenici F. 23.0:

" Si tratta di una sindrome psicotica acuta nella quale le allucinazioni,

i deliri o i disturbi della percezione sono evidenti, ma marcatamente

variabili, e mutevoli di giorno in giorno, o addirittura di ora in ora. È anche

frequentemente presente un tumulto emozionale con intensi vissuti transitori di

felicità o di estasi, o di ansia e di irritabilità.", idem, pag. 105).

Il medico curante ha dichiarato

in udienza di condividere tale diagnosi.

La dottoressa __________

ha invece diagnosticato una Sindrome schizoaffettiva non specificata ICD-10 F.

25.9 ("Psicosi schizoaffettiva non altrimenti specificata", idem,

pag. 113. Vedi pure per le Sindromi schizoaffettive F.24: "Queste sono

condizioni episodiche nelle quali sintomi affettivi e schizofrenici sono entrambi

preminenti, ma che non giustificano una diagnosi di schizofrenia o di episodio

maniacale o depresso", idem pag. 109).

Questo

Tribunale, applicando il criterio della probabilità preponderante utilizzato

abitualmente per l'apprezzamento delle prove nel settore delle assicurazioni

sociali (cfr. STFA del 19 settembre 2005 nella causa G., U 200/04; STFA del 14

settembre 2005 nella causa F., C 192/04; DTF 129 V 181 consid. 3.1, DTF 129 V 406 consid. 4.3.1, DTF 126 V 360 consid. 5b, DTF 125

V 195 consid. 2; RDAT I - 1996 pag. 225), ritiene che

il 12 marzo 2003, al momento in cui ha compiuto il tentativo di suicidio,

l'assicurata si trovava in uno stato di totale incapacità di discernimento a

causa delle gravi turbe psichiche appena enumerate.

Pur considerando

che alle certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr. STFA

del 7 dicembre 2001 nella causa M, U 202/01, consid. 2b/bb) - va riconosciuto

un valore di prova limitato, e ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo

lega al suo paziente (cfr.

RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc),

questa Corte ritiene che nel caso concreto l'opinione espressa dal dottor __________

è più convincente rispetto a quella sostenuta dalla dottoressa __________ e dal

dottor __________ (cfr. sul tema: STCA dell'8 maggio 2002 nella causa J. e V.,

35.2001.51 - 35.2001.53 e STCA del 2 agosto 2002 nella causa F., 35.2001.48).

Quest'ultimo specialista

non ha peraltro avuto nessun colloquio personale con l'assicurata. Ora, l'Alta

Corte ha già stabilito che, se ad una perizia allestita

esclusivamente sulla base dell'incarto può essere riconosciuto valore probante

nella misura in cui quest'ultimo contenga sufficienti apprezzamenti medici che,

a loro volta, si fondano su un esame personale dell'assicurato (cfr. RAMI 1988

U 56, p. 370s. consid. 5b ed il riferimento), tale giurisprudenza va tuttavia

relativizzata quando si tratta di valutare delle questioni che necessitano di

una perizia psichiatrica, nel senso che una perizia in questo settore della

medicina, di principio, deve essere allestita sulla base di un consulto

personale (cfr. DTF 127 I 54 consid. 2e-g e riferimenti, citata in

RAMI 2001 U 438, p. 345 s.; STCA dell'8 agosto 2002 nella causa T.,

35.2000.34).

Dalle affermazioni del

dottor __________ occorre ritenere che, al momento in cui ha compiuto il

tentativo di suicidio, l'assicurata era in preda ad una crisi psicotica acuta (che

si caratterizza per la presenza di deliri e allucinazioni e da una grave

compromissione del comportamento abituale) e ad un disturbo di personalità

schizoide (che si caratterizza per una tendenza ad agire impulsivamente, da

sentimenti costanti di vuoto interiore, da relazioni interpersonali intense ed

instabili, e da una tendenza ad un comportamento autolesionistico, compresi

atti e tentativi di suicidio) che, per la natura stessa delle affezioni ed in

quelle particolari circostanze, non le hanno permesso nè di comprendere la

gravità del gesto che stava compiendo, nè di agire diversamente.

Come già visto, il dottor __________

al riguardo ha in particolare sottolineato che:

" (...)

il tipo di angoscia di cui soffriva l'assicurata

sin dal momento in cui l'ho conosciuta è un tipo di angoscia che quando monta

può fare perdere la testa, non capire più niente, non rendersi conto di quello

che si sta facendo.

Si tratta di stati d'animo facilmente

trasmissibili che io avevo già percepito in passato e che sono confermati dalla

diagnosi. Non è un caso che queste tre ragazze si siano incontrate ed abbiano

avuto un'evoluzione piuttosto fragile tutte e tre.

Io ritengo che le diagnosi poste contribuiscono

entrambe a fare concludere per l'incapacità di discernimento nei due aspetti:

il disturbo di personalità per quel che riguarda il carattere di volontà e

invece l'altra diagnosi (disturbo psicotico) per quel che riguarda l'aspetto

intellettivo.

Va comunque detto che anche già solo il disturbo

di personalità "Borderline" comporta caratteri autolesionistici e di

suicidio. Tengo pure a sottolineare che questa conclusione vale anche in

relazione alla diagnosi posta dalla dr.ssa __________. (...)" (Doc. XVI)

Le affermazioni del medico

curante coincidono del resto, almeno in parte con le descrizioni della

dottoressa __________, che ha usato termini quali "corto circuito",

"grave disturbo psichiatrico il quale distorce la realtà nei momenti di

scompenso", "delirio con bisogno di emulazione dell'amica

perduta".

Il dottor __________ ha

poi sottolineato che il tentativo di suicidio dell'assicurata è avvenuto nel

contesto di un'emulazione della sua grande amica deceduta e dopo che nel corso

del ricovero coatto deciso pochi giorni prima (il 5 marzo 2003) si erano già

manifestate delle allucinazioni.

Secondo questo Tribunale a

nulla di diverso può portare la circostanza che l'assicurata abbia lasciato un

biglietto con scritto "perdonatemi" e che si è chiusa a chiave

nell'appartamento dall'interno.

Tale aspetto non è infatti

inabituale nel caso di persone che compiono un gesto tragico nel contesto di

una grave crisi psicotica come quella dell'assicurata ("Il

fatto di scrivere un biglietto di addio non esclude la presenza di uno

scompenso psicotico con delirio e allucinazioni), che, peraltro, per le

ragioni descritte dal medico curante, viveva con grossi sensi di colpa.

La circostanza di avere

lasciato uno scritto non è comunque decisiva neppure secondo la giurisprudenza

(cfr. consid. 2.8).

Infine, pure non

determinante, a mente del TCA, è il fatto che l'assicurata abbia beneficiato di

un breve congedo della clinica presso la quale era stata ospedalizzata in modo

coatto, pochi giorni prima.

Infatti, secondo le

affermazioni del dottor __________, in una situazione come quella

dell'assicurata la crisi di angoscia, che porta al tentativo di suicidio (o

"il corto circuito" per usare i termini della dottoressa __________),

può manifestarsi a distanza di poche ore da un periodo di apparente

tranquillità (cfr. i già citati commenti alla F 23).

La questione di

un'eventuale negligenza dei sanitari che avevano in cura la ricorrente e che le

hanno concesso il congedo (da metà mattina al tardo pomeriggio del 12 marzo per

recarsi insieme ai genitori, a prelevare degli indumenti nel suo appartamento)

esula comunque della presente vertenza (cfr., in un altro contesto; RtiD I -

2005 pag. 218).

La

decisione su opposizione impugnata va quindi annullata. La CO 1 erogherà dunque

le prestazioni previste dalla LAINF a seguito dell'evento del 12 marzo 2003.

2.10. Secondo

l'art. 61 lett. g LPGA il ricorrente che vince la causa ha diritto al rimborso

delle ripetibili secondo quanto stabilito dal tribunale delle assicurazioni.

L'importo è determinato senza tener conto del valore litigioso, ma secondo

l'importanza della lite e la complessità del procedimento.

La

disposizione transitoria dell'art. 82 cpv. 2 LPGA stabilisce poi che i Cantoni

devono adeguare la loro legislazione alla presente legge entro cinque anni a

partire dalla sua entrata in vigore. Fino a quel momento sono valide le

prescrizioni cantonali in vigore precedentemente (cfr. DTF 129 V 115).

Al

riguardo l'Alta Corte, in una decisione del 20 agosto 2003 nella causa B., C

56/03, ha, in particolare, sviluppato le seguenti considerazioni:

"

(…)

1.2 Neu verankert Art. 61 lit. g Satz 1 ATSG für

sämtliche von diesem Gesetz erfassten Regelungsgebiete, einschliesslich die

Arbeitslosenversicherung (Art. 2 ATSG in Verbindung mit Art. 1 AVIG in der seit

1. Januar 2003 geltenden Fassung), einen Anspruch der obsiegenden Beschwerde

führenden Person auf Ersatz der Parteikosten. Nach der Rechtsprechung ist diese

geänderte prozessrechtliche Norm des Bundesrechts - im Unterschied zu den mit

dem ATSG geänderten materiellrechtlichen Vorschriften - ab dem Tag dessen

Inkrafttretens am 1. Januar 2003 sofort anwendbar geworden; vorbehalten bleiben

anders lautende Übergangsbestimmungen (BGE 129 V 115 Erw. 2.2, 117 V 93 Erw.

6b, 112 V 360 Erw. 4a; RKUV 1998 Nr. KV 37 S. 316 Erw. 3b; Urteil E. vom 20.

März 2003 [I 238/02] Erw. 1.2). Von den im ATSG enthaltenen Übergangsregelungen

ist allein Art. 82 Abs. 2 ATSG verfahrensrechtlicher Natur. Danach haben die

Kantone ihre Bestimmungen über die Rechtspflege diesem Gesetz innerhalb von

fünf Jahren nach seinem Inkrafttreten anzupassen; bis dahin gelten die

bisherigen kantonalen Vorschriften.

§ 28 Abs. 2 des Zuger Gesetzes über den

Rechtsschutz in Verwaltungssachen vom 1. April 1976

(Verwaltungsrechtspflegegesetz; Bereinigte Gesetzessammlung 162.1) sieht vor,

dass im Rechtsmittelverfahren der ganz oder teilweise obsiegenden Partei eine

Parteientschädigung nach Massgabe ihres Obsiegens zuzusprechen ist, ohne

einzelne Gebiete des Verwaltungs-, insbesondere des Sozialversicherungsrechts

hievon auszunehmen. Materiellrechtlich genügt die kantonale Regelung damit den

bundesrechtlichen Vorgaben des Art. 61 lit. g Satz 1 ATSG. Hinsichtlich des

grundsätzlichen Anspruchs der obsiegenden Partei auf Parteientschädigung (auch)

im Arbeitslosenversicherungsprozess ist der zugerische Gesetzgeber mithin zu

keiner Anpassung des Verwaltungsrechtspflegegesetzes innert fünf Jahren

gehalten, womit der übergangsrechtliche Art. 82 Abs. 2 ATSG hier - wovon im

vorliegenden Fall auch die Vorinstanz ausgegangen ist - keine eigenständige

Rechtswirkung entfaltet, die

der sofortigen Anwendbarkeit des Art. 61 lit. g

Satz 1 ATSG entgegenstünde. (…)."

(cfr. STFA del 20 agosto 2003 nella causa B., C 56/03, consid. 1)

Secondo

l'art. 22 della legge di procedura per le cause davanti al Tribunale cantonale

delle assicurazioni (LPTCA), il ricorrente che vince la causa ha diritto nella

misura stabilita dal giudice al rimborso delle spese processuali, dei disborsi

e delle spese di patrocinio (cpv. 1). L'importo delle ripetibili è determinato

in relazione alla fattispecie ed alla difficoltà del processo, senza tener

conto del valore litigioso (cpv. 2).

Ora,

visto il tenore dell'art. 22 LPTCA suenunciato e alla luce della giurisprudenza

federale appena illustrata, anche nel nostro Cantone, la regolamentazione

cantonale non deve essere adeguata all'art. 61 lett. g LPGA, in quanto conforme

a quest'ultimo (cfr. DTF 130 V 320 consid. 2.1.).

Va

inoltre ricordato che, di regola, le ripetibili sono assegnate al ricorrente

vincente in causa e rappresentato da un'organizzazione sindacale (DTF 122 V

278; STFA non pubblicata dell'8 luglio 1997 nella causa D., I 73/96; STFA non

pubblicata 3 febbraio 1998 nella causa M.P., I 7/97; STFA non pubblicata del 30

settembre 1998 nella causa A.C.F.R., I 462/97 e STFA non pubblicata del 13

gennaio 2000 nella causa K.K., U 284/99 circa il diritto a ripetibili della

persona cognita in materia), anche in assenza di una esplicita richiesta (DTF

118 V 139).

Al

proposito, il Tribunale Federale, nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 11, ha

avuto occasione di ricordare che:

"

Dans un arrêt du 12 juillet 1996 (ATF 122 V 278),

le Tribunal fédéral des assurances a changé sa jurisprudence en matière de

droit aux dépens. Il a jugé qu'une partie représentée par l'Association suisse

des invalides (ASI) et qui obtient gain de cause a droit à une indemnité de

dépens, tant pour la procédure de recours fédérale (ATF 122 V 280 consid.

3e/aa) que pour la procédure cantonale (VSI 1997 p. 36 consid. 5). A cette

occasion, la Cour de céans a laissé indécis le point de savoir si cette

réglementation est applicable lorsque d'autres organismes offrent une

représentation qualifiée aux assurés (ATF 122 V 280 consid. 3e/bb).

Selon la jurisprudence, peuvent également prétendre

des dépens les assurés qui sont représentés par le Service juridique de la

Fédération suisse pour l'intégration des handicapés (SVR 1997 IV n° 110 p.

341), Pro infirmis (arrêt non publié K du 30 avril 1998), l'Union Helvetia

(arrêt non publié B. du 3 février 1995), le Syndicat industrie et bâtiment

(arrêt non publié S. du 18 octobre 1982), un médecin (consid. 7 non publié de

l'arrêt ATF 122 V 230), la rédaction du Schweizerischer Beobachter (arrêt non

publié H. du 15 février 1999), le Patronato INCA (arrêt non publié G. du 19

novembre 1998), CARITAS (arrêt non publié P. du 28 mai 1998), diverses

communautés de travail de malades et d'invalides (consid. 4 non publié dans

Praxis 1998 n° 59 p. 374; arrêts non publiés S. du 28 novembre 1989 et H. du 7

mars 1986), l'avocat d'une assurance de protection juridique (arrêt non publié

H. du 27 janvier 1992), le Centro Consulenze (arrêt non publié F. du 6 avril

1990) et l'association Schweizerische Multiple Sklerose (arrêt non publié S. du

3 février 1999)."

In simili condizioni, visto l'esito della procedura, la CO 1 verserà

all'assicurata, rappresentata dall'RA 1, fr. 1'500.-- a titolo di ripetibili.

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1.- Il ricorso

é accolto.

§ La

decisione su opposizione del 3 novembre 2004 è annullata.

§§ Alla

CO 1 è fatto obbligo di versare le prestazioni previste dalla LAINF.

2.- Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

La CO 1

verserà all'assicurata l'importo di

fr.

1'500.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

3.- Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di

diritto amministrativo al Tribunale

federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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