35.2006.52
Assicurato croupier presso casa da gioco. Asma bronchiale. Negata malattia professionale: la frequenza di affezioni asmatiche nella cerchia di popolazione esposta professionalmente al fumo passivo, no
28 febbraio 2007Italiano21 min
Source ti.ch
AIUTO
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Numero d'incarto:
35.2006.52
Data decisione, Autorità:
28.02.2007, TCA
Titolo:
Assicurato croupier presso casa da gioco. Asma bronchiale. Negata malattia professionale: la frequenza di affezioni asmatiche nella cerchia di popolazione esposta professionalmente al fumo passivo, non raggiunge il doppio rispetto alla restante popolazione.
MALATTIA PROFESSIONALE
RIFIUTO DI PRESTAZIONI
art. 9 cpv. 1+2 LAINF
art. 14 OAINF
Raccomandata
Incarto n.
35.2006.52
mm/td
Lugano
28 febbraio
2007
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
con redattore:
Maurizio Macchi, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 14 agosto 2006 di
RI 1
contro
la decisione su opposizione del 24 maggio
2006 emanata da
CO 1
rappr. da: RA 1
in materia di assicurazione contro gli
infortuni
ritenuto, in
fatto
1.1. In data 25
agosto 2005, la società __________ di __________ ha annunciato a CO 1 che il
proprio dipendente, RI 1, croupier presso la casa da gioco, era stato colpito
da malattia professionale, all’origine di un’inabilità lavorativa a far tempo
dal 2 agosto 2005 (doc. 10).
Dal
rapporto di uscita del Reparto di medicina interna dell’Ospedale regionale di __________,
dove l’assicurato è rimasto degente durante il periodo 2-8 agosto 2005, risulta
la diagnosi di asma bronchiale e di deviazione del setto nasale con ipertrofia
dei turbinati (doc. 9).
Nel mese
di settembre 2005, RI 1 è stato sottoposto a un intervento di settoplastica e
concotomia inferiore bilaterale (doc. 8).
1.2. Esperiti gli
accertamenti medico-amministrativi del caso, l’assicuratore LAINF, con
decisione formale del 31 marzo 2006, ha negato il proprio obbligo a
prestazioni, in quanto farebbero difetto i presupposti per poter riconoscere
l'esistenza di una malattia professionale giusta l'art. 9 LAINF (cfr. doc. 3).
A seguito
dell'opposizione interposta dall’avv. __________ per conto dell'assicurato
(cfr. doc. 2), l'assicuratore infortuni, in data 24 maggio 2006, ha ribadito il
contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. 1).
1.3. Con
tempestivo ricorso del 14 agosto 2006, l’assicurato ha chiesto che CO 1 venga
condannata ad assumere i disturbi alla salute di cui egli soffre a titolo di
malattia professionale, argomentando:
1) Il ricorrente è stato alle dipendenze della __________,
__________, dal 01.05.2004.
2) In
data 2 agosto 2005 il ricorrente fu ricoverato d'urgenza all'Ospedale __________
di __________ per "asma bronchiale".
3) Da
allora il ricorrente è inabile al lavoro (doc. 2 - certificato Dott. __________
del 24.07.2006).
4) Risulta
agli atti che l'asma bronchiale è dovuta all'assorbimento di fumo passivo
durante la sua attività quale croupier al __________.
5) La
CO 1 riconosce che il fumo passivo ha portato a grave asma bronchiale del ricorrente,
tuttavia non considera l'affezione la conseguenza dell'attività professionale.
6) Il
dott. __________ stabilisce che l'asma bronchiale è di natura mista (tabagismo
pregresso da un lato, e dall'altro "forte irritazione
professionale").
La CO 1 propende per
il fatto che l'asma è dovuta al pregresso tabagismo. Il ricorrente lo contesta,
tant'è vero che al momento dell'assunzione non vi era nessun asma bronchiale,
nemmeno latente, per cui sicuramente l'asma bronchiale è la conseguenza
dell'assunzione del fumo passivo durante il lavoro. L'ambiente di lavoro fu
determinante per l'insorgere della malattia che provoca un'inabilità al lavoro.
7) Si
tratta di una questione medica che non è oggettivabile, per cui la decisione
deve essere presa in base a considerazioni mediche e non di diritto.
8)
Chiedo quindi che la mia malattia sia considerata come conseguenza
dell'attività lavorativa. Sono disposto a sottopormi a nuova perizia medica.
9) La
mia attività è molto specifica e non paragonabile ad altre attività
professionali. Sono comunque disponibile ad inserirmi in una nuova attività
consona alla mia propensione professionale."
(I)
1.4. L’assicuratore
LAINF, in risposta, ha postulato un'integrale reiezione dell'impugnativa, con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto
(III).
1.5. In corso di
causa, l’insorgente ha versato agli atti una certificazione, datata 31 ottobre
2006, del dott. __________, spec. FMH in medicina interna (doc. B) e ha
informato il TCA di avere iniziato una nuova attività professionale il 2
novembre 2006, in un ambiente completamente privo di fumo (VIII).
1.6. In data 11
gennaio 2007, il TCA ha interpellato la dott.ssa __________, la quale è stata
invitata a fornire alcune precisazioni in merito al contenuto della sua valutazione
15 febbraio 2006 (XIII).
La sua
risposta è pervenuta il 5 febbraio 2007 (XVI):
Alle
parti è stato concesso di formulare delle osservazioni al riguardo.
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio
2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H
212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10
ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999
nella causa C., I 623/98).
Nel
merito
2.2. Oggetto
della lite è la questione di sapere se l’assicuratore LAINF convenuto era
legittimata a negare il proprio obbligo a prestazioni in relazione ai problemi
respiratori presentati dall’assicurato, oppure no.
Più
concretamente, occorre decidere se l’asma bronchiale di cui soffre RI 1,
costituisce una malattia professionale secondo l’art. 9 LAINF oppure no.
2.3. Giusta
l'art. 9 cpv. 1 LAINF, sono malattie professionali quelle causate
esclusivamente o prevalentemente da sostanze nocive o da determinati lavori
nell'esercizio dell'attività professionale.
Fondandosi
sulla delega di competenza contenuta in detto disposto, nonché sull'art. 14
OAINF, il Consiglio federale ha allestito, nell'allegato I all'OAINF, l'elenco
esaustivo delle sostanze nocive da un canto, quello delle malattie provocate da
determinati lavori dall'altro.
Il
rapporto di causalità fra l'attività professionale e la malattia, oltre ad
essere adeguato, deve essere qualificato, cioè almeno preponderante: il fattore
professionale deve essere più importante degli eventuali altri elementi che
hanno concorso a causare l'affezione.
Secondo
la giurisprudenza, l'esigenza di un nesso preponde-rante è data quando la
malattia è determinata per oltre il 50% dall'azione di una sostanza nociva
menzionata nel primo elenco oppure, qualora figura tra le affezioni annoverate
nel secondo, essa sia stata causata in ragione di più del 50% dai lavori
indicati in tale sede (DTF 119 V 200 consid. 2a; RAMI 2000 U 398, p. 333ss.
consid. 3, RAMI 1988 p. 447ss. consid. 1b; Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire
de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 67ss.).
2.4. Il cpv. 2
dell'art. 9 LAINF recita che le altre malattie di cui è provato siano state
causate esclusivamente o in modo affatto preponderante dall'esercizio
dell'attività professionale sono, pure, considerate malattie professionali.
La legge
prevede, dunque, che, affinché nasca l'obbligo dell'assicuratore LAINF a
prestazioni, fra le altre malattie e l'esercizio di un'attività professionale
vi sia un rapporto esclusivo o almeno nettamente preponderante: la
giurisprudenza ritiene soddisfatta tale condizione quando l'affezione è stata
causata dall'attività professionale almeno nella misura del 75% (DTF 126 V 186
consid. 2b, DTF 119 V 201 consid. 2b, DTF 117 V 355
consid. 2a, DTF 114 V 109 consid. 3; RAMI 1991 p.
318ss., consid. 5a; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 68).
Il TFA
ha, poi, ancora stabilito che ciò presume che, epidermiologicamente, la
frequenza dell'affezione in questione sia almeno 4 volte più alta per una
categoria professionale determinata che per la popolazione in generale (DTF 126
V 183 consid. 4c e riferimenti ivi menzionati, DTF 116 V 136, consid. 5c; RAMI
2000 U 408, p. 407, RAMI 1999 U 326, p. 109 consid. 3 RAMI 1997 U 273, p. 179
consid. 3a; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 68).
La nostra
Corte federale, nella sentenza di cui alla DTF 126 V 183ss., ha, inoltre,
precisato quanto segue:
"
(…). Sofern der Nachweis eines qualifizierten
(zumindest stark überwiegenden [Anteil von mindestens 75%])
Kausalzusammenhanges nach der medizinischen Empirie allgemein nicht geleistet
werden kann (z.B. wegen der weiten Verbreitung einer Krankheit in der
Bevölkerung, welche es ausschliesst, dass eine bestimmte versicherte
Berufstätigkeit ausübende Person zumindest vier Mal häufiger von einem Leiden
betroffen ist als die Bevölkerung im Durchschnitt), scheidet die Anerkennung im
Einzelfall aus (BGE 116 V 143 Erw. 5c in fine; RKUV 1999 Nr. U 326 S. 109 Erw.
3 in fine; im gleichen Sinne bezüglich der Frage nach dem für die Anerkennung
als Berufskrankheit erforderlichen vorwiegenden [Anteil von mindestens 50%;
RKUV 1988 Nr. U61 S. 447] Zusammenhang von aufgetretenem Leiden und beruflich
bedingter Exposition zu in Ziff. 1 des Anhanges I zur UVV aufgeführten
schädigenden Stoffen das nicht veröffentlichte Urteil S. vom 11. Mai 2000,
worin auf Grund epidemiologischer Untersuchungsergebnisse das relative Risiko
für Leukämie oder ein myelodysplastisches Syndrom bei einer länger andauernden
Benzol-Exposition von 1 ppm als nur wenig über dem Risiko der Gesamtbevölkerung
liegend bezeichnet wurde). Sind anderseits die allgemeinen medizinischen
Erkenntnisse mit dem gesetzlichen Erfordernis einer stark überwiegenden (bis
ausschliesslichen) Verursachung des Leidens durch eine (bestimmte) berufliche
Tätigkeit vereinbar, besteht Raum für nähere Abklärungen zwecks Nachweises des
qualifizierten Kausalzusammenhanges im Einzelfall (vgl. BGE 116 V 144 Erw. 5d;
RKUV 1997 nr. U 273 S. 178 Erw. 3)."
In una sentenza del 26 febbraio 2004 nella causa K., U 35/02, l'Alta
Corte ha ribadito i medesimi concetti rilevando in particolare:
"
2.1 Die Voraussetzung des ausschliesslichen oder
stark überwiegenden Zusammenhanges gemäss Art. 9 Abs. 2 UVG ist nach ständiger
Rechtsprechung erfüllt, wenn die Berufskrankheit mindestens zu 75 % durch die
berufliche Tätigkeit verursacht worden ist. Die Anerkennung von Beschwerden im
Rahmen dieser von der Gerichtspraxis als Generalklausel bezeichneten
Anspruchsgrundlage (vgl. dazu BGE 114 V 111 Erw. 3c) ist an relativ strenge
Beweisanforderungen gebunden.
2.2 Im Rahmen von Art. 9 Abs. 2 UVG ist
grundsätzlich in jedem Einzelfall darüber Beweis zu führen, ob die geforderte
stark überwiegende (mehr als 75 %ige) bis ausschliessliche berufliche
Verursachung vorliegt (BGE 126 V 189 Erw. 4b am Ende). Angesichts des
empirischen Charakters der medizinischen Wissenschaft (BGE 126 V 189 Erw. 4c am
Anfang) spielt es für den Beweis im Einzelfall eine entscheidende Rolle, ob und
inwieweit die Medizin, je nach ihrem Wissensstand in der fraglichen Disziplin,
über die Genese einer Krankheit im Allgemeinen Auskunft zu geben oder (noch)
nicht zu geben vermag. Wenn auf Grund medizinischer Forschungsergebnisse ein
Erfahrungswert dafür besteht, dass eine berufsbedingte Entstehung eines
bestimmten Leidens von seiner Natur her nicht nachgewiesen werden kann, dann
schliesst dies den (positiven) Beweis auf qualifizierte Ursächlichkeit im
Einzelfall aus."
2.5. Analogamente a quanto stabilito dalla giurisprudenza relativa
alla nozione di infortunio, colui che chiede il riconoscimento di prestazioni
dell'assicurazione contro gli infortuni deve rendere plausibile la sussistenza
dei singoli elementi costitutivi della definizione della malattia professionale.
Qualora non adempia questi requisiti, l'assicurazione non è tenuta ad assumere
il caso. Se vi è controversia, spetta al giudice decidere se i presupposti
della malattia professionale sono dati. Il giudice stabilisce d'ufficio i fatti
di causa; a tal fine può richiedere la collaborazione delle parti. Se la
procedura non consente di concludere almeno per la verosimiglianza
dell'esistenza di una malattia professionale - la semplice possibilità non
essendo sufficiente - il giudice constaterà l'assenza di prove o di indizi
pertinenti e, pertanto, l'inesistenza del diritto a prestazioni ai sensi della
LAINF (DTF 116 V 140 consid. 4b e 142 consid. 5a, 114 V 305 consid. 5b, 111 V
201 consid. 6b; RAMI 1990 U 86, p. 50).
2.6. Dalle
tavole processuali emerge che la decisione dell’assicuratore
convenuto di negare all’asma bronchiale di cui è affetto l’assicurato il
carattere di malattia professionale ai sensi di legge, è stata
presa sulla base di un rapporto elaborato dalla dott.ssa __________, spec. FMH
in medicina interna e del lavoro, attiva presso il __________.
Questo il
suo tenore:
"
Der Versicherte leidet an einem gemischten Asthma
bronchiale bei nachgewiesener Sensibilisierung auf Gräserpollen und bei
Zustand nach Nikotinkonsum bis ins Jahr 2004) Dr. __________ vermutet zudem eine endogene Komponente dieses
Asthmas bei Aspirin-Unverträglichkeith Da der Versicherte als Croupier im Casino in __________ tätig ist, wird zusätzlich
eine berufliche Exposition zu Passivrauch als Mitursache durch die behandelnden
Ärzte erwähnt. Nebst diesen asthmatischen Beschwerden konnte zudem eine
Septumdeviation und eine Hypertrophie der Nasenmuscheln festgestellt werden,
die ihrerseits geeignet sind, eine Asthmaproblematik auszulösen oder zu
erhalten im Sinne eines sinubronchialen Syndroms. Der Versicherte wurde deshalb
im August 2005 einem Hals-Nasen-Ohren-ärztlichen Korrektureingriff unterzogen.
Gemäss Art. 9, Abs.1 des UVG gelten als
Berufskrankheiten Krankheiten, die bei der beruflichen Tätigkeit
ausschliesslich oder vorwiegend durch schädigende Stoffe oder bestimmte Arbeiten
verursacht worden sind. Der Bundesrat erstellt die Liste dieser Stoffe und
Arbeiten sowie der arbeitsbedingten Erkrankungen.
Wie in den ärztlichen Berichten festgehalten wird,
handelt es sich bei diesem Versicherten um ein Asthma gemischter Ursache. Nebst
einer allergischen Komponente vermutet Dr. __________ auch eine endogene bei diesem Patienten. Dieses
Asthma dürfte durch den eigenen Nikotinkonsum des Versicherten, den er erst im
Jahr 2004 sistiert hat, ungünstig beeinflusst worden sein. Das Rauchen als
solches verursacht kein Asthma bronchiale, kann ein solches aber ungünstig
beeinflussen. Es erstaunt daher nicht, dass der Versicherte bei Exposition zu
Passivrauch am Arbeitsplatz asthmatische Beschwerden hat.
Die Voraussetzung eines ausschliesslichen oder
vorwiegenden Kausalzusammenhangs gemäss Art. 9 Abs. 1 UVG ist erfüllt, wenn die
Berufskrankheit mindestens zu 50 % durch die berufliche Tätigkeit verursacht
worden ist. Dies ist dann der Fall, wenn in epidemiologischen Studien das
relative Risiko über 2 liegt resp. über das Zweifache erhöht ist. Gemäss der
heute zur Verfügung stehenden Literatur resp. Metaanalysen ist das relative
Risiko bei Exposition zu Passivrauch an asthmatischen Beschwerden zu leiden
etwas weniger als zweifach erhöht. Diese berufliche Exposition zu Passivrauch
kann also nicht als ausschliessliche oder vorwiegende (UVG Artikel 9/1) Ursache
für das Asthma des Versicherten herangezogen werden. Dies gilt auch für Nichtraucher.
Somit sind die gesetzlichen Kriterien, die für die Anerkennung einer Berufskrankheit
erforderlich sind, nicht erfüllt.
Eine Nichteignungsverfügung richtet sich in der
Regel gegen eine spezifische, den Versicherten gefährdende Tätigkeit oder einen
an diesem Arbeitsplatz vorhandenen spezifischen Kontaktstoff und kann gemäss
Art. 78 VUV nur dann erlassen werden, wenn eine erhebliche gesundheitliche
Gefährdung besteht.
Als Asthmatiker dürfte der Versicherte aber nicht
nur gegen den Zigarettenrauch empfindlich reagieren, sondern generell gegenüber
sämtlichen anderen atemwegsreizenden Stäuben, Räuchen und Aerosolen."
(doc.
4)
In corso
di causa, il TCA si è rivolto in questi termini alla specialista appena
menzionata:
"
Dalle tavole processuali risulta che lei, in
data 15 febbraio 2006, ha allestito un parere per conto del citato assicuratore
contro gli infortuni (cfr. allegato).
Ora, in considerazione del fatto che, nel suo
apprezzamento del 15 febbraio 2006, lei si è riferita al capoverso 1
dell’articolo 9 LAINF, e quindi non alla clausola generale di cui al capoverso
2, la invito a indicarmi – entro il termine di 10 giorni a contare dalla
ricezione della presente – quale/i sostanza/e nociva/e contiene il fumo di
sigaretta tra quelle esaustivamente enumerate nell’allegato 1 all’OAINF."
(XIII)
Questa la
risposta che la dott.ssa __________ ha fornito a questo Tribunale il 18 gennaio
2007:
"
(…)
In meiner Beurteilung vom 15.2.2006, die ich für die
CO 1 durchgeführt habe, habe ich die gesetzliche Grundlage zitiert, bei welcher
ich mich bei der Beurteilung betreffend Vorliegen einer Berufskrankheit oder
nicht gestützt habe.
Gemäss dem behandelnden Lungenfacharzt Dr. __________ leidet
der Patient unter einem gemischten Asthma bronchiale, das einerseits durch
eine allergische Komponente aber auch durch eine endogene Komponente bedingt
ist. Bei beiden Komponenten handelt es sich um berufskrankheitsfremde Ursachen.
Zudem hat der Patient bis ins Jahr 2004 selber geraucht. Als weitere berufsfremde
Symptomatik bestehen eine Septumdeviation und eine Hypertrophie der
Nasenmuscheln, die ein Asthma ungünstig, im Sinne eines sinubronchialen
Syndroms beeinflussen können.
Nebst all diesen berufskrankheitsfremden Ursachen
für das Asthma hat sicher der Passivrauch, gegenüber welchem er als Croupier im
Casino exponiert war, das Asthma
ungünstig beeinflusst. Als eigentliche Ursache für das Asthma bronchiale ist
der Passivrauch aber nicht anzunehmen. Es ist aus der medizinischen Literatur
bekannt, dass das Rauchen nicht Ursache eines Asthmas bronchiale ist, aber ein
bestehendes Asthma bronchiale sehr wohl mehr oder weniger ungünstig
beeinflussen kann. In diesem Sinne ist es vorstellbar, dass der Patient während
seiner Tätigkeit im Casino vermehrt
asthmatische Beschwerden gehabt haben dürfte.
Gemäss heutigen epidemiologischen Studien ist das
relative Risiko bei Exposition zu Passivrauch an asthmatischen Beschwerden zu
leiden etwas weniger als 2. Deshalb kann die berufliche Exposition zu
Passivrauch bei Herr RI 1 nicht mit mindestens vorwiegender Wahrscheinlichkeit
als Ursache für sein Asthma bronchiale angenommen werden, auch wenn er gegenüber
Listenstoffen exponiert gewesen ist. Damit ist eine Übernahme gemäss UVG 9.1
nicht möglich. Eine Übernahme gemäss UVG 9.2 ist erst recht nicht möglich, da
hier eine epidemiologisch nachgewiesene Häufigkeit von 4 und mehr notwendig
ist.
Selbst wenn der Patient gegenüber diversen, in der
Liste der UVV aufgeführten Stoffe exponiert gewesen ist, so ist das relative
Risiko, bei Exposition zu Passivrauch an asthmatischen Beschwerden zu leiden
etwas weniger als zweifach erhöht und somit sind die gesetzlichen Kriterien
für die Anerkennung einer Berufskrankheit nicht erfüllt.
Um nur einige wichtige Stoffe aus der Liste gemäss
UVV Anhang 1/1, die im Nebenstrom auch zudem in höherer Konzentration
anzutreffen sind, ist auf die unten stehende Auflistung verwiesen:
Kohlenmonoxyd, Formaldehyd, Benzol, Toluol,
Acrolein, Aceton, organische Nitroseverbindungen, Cadmium, Nickel etc."
(XVI)
2.7. Con la
propria impugnativa, l’assicurato contesta la posizione assunta
dall’amministrazione, sottolineando che, citiamo: “… al momento dell’assunzione
non vi era nessuna asma bronchiale, nemmeno latente, per cui sicuramente l’asma
bronchiale è la conseguenza dell’assunzione del fumo passivo durante il lavoro.
L’ambiente di lavoro fu determinante per l’insorgente della malattia che
provoca un’inabilità al lavoro.” (I).
Ora, il
sanitario consultato da CO 1 ha esplicitamente riconosciuto che il fumo di
sigaretta contiene alcune delle sostanze nocive enumerate nell’Allegato 1
all’OAINF (cfr. XVI).
Ciò non è
comunque ancora sufficiente per riconoscere un diritto a prestazioni, poiché,
sempre secondo la dott.ssa __________, studi epidemiologici hanno dimostrato
che il coefficiente di rischio di contrarre un’asma bronchiale in caso di
esposizione al fumo passivo, è inferiore a due, ciò che esclude
l’applicazione del cpv. 1 dell’art. 9 LAINF (nonché, a maggior ragione, del
cpv. 2).
Inoltre,
per quanto riguarda il caso specifico di RI 1, occorre riconoscere che il fumo
inalato durante il lavoro rappresenta uno dei fattori suscettibili di scatenare
una crisi asmatica, tuttavia non può essere dimostrato, con il grado di
verosimiglianza richiesto dalla giurisprudenza, che l’asma bronchiale in quanto
tale sia stata causata dal fumo passivo (in proposito, è utile ricordare che
l’asma è una malattia infiammatoria cronica delle vie aeree, che
presenta episodiche riacutizzazioni; cfr. Guida tascabile per il trattamento e
la prevenzione dell’asma, Progetto mondiale asma, in www.ginasma.it).
Chiamata
a pronunciarsi, questa Corte ritiene che la valutazione della dott.ssa __________,
specialista proprio nella materia che qui interessa, secondo la quale non sono adempiuti
Fatti
i presupposti per applicare l’art. 9 LAINF, possa validamente costituire da
supporto probatorio al presente giudizio.
In
proposito, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV
Nr. 1 p. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.
SA, H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15
novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G.,
I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.;
STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.;
STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege,
2a ed., p. 274; U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung,
Zurigo 1999, p. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò
costituisca una lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv.
2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).
Occorre
inoltre considerare che, per costante giurisprudenza, in un procedimento
assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della
controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa
è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr.
RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA dell'8 luglio 2003 nella causa B.,
U 259/02, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999
U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha confermato
che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve
essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino
essere concludenti, compiutamente motivati, di per
sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
Considerandi
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto
esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come
oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Per quel
che riguarda le perizie allestite da specialisti esterni all'amministrazione,
il TFA ha pure loro riconosciuto pieno valore probante, fintantoché non vi sono
degli indizi concreti che facciano dubitare della loro attendibilità (cfr. STFA
del 10 luglio 2003 nella causa C., U 168/02; DTF 125 V 353, consid. 3b/bb).
Infine,
l’Alta Corte ha precisato che i pareri redatti dai medici
dell'amministrazione hanno pieno valore probatorio, anche quando essi si sono
espressi unicamente in base agli atti, dunque senza visitare personalmente
l'assicurato (cfr. STFA del 10 settembre 1998 nella causa R., U 143/98 e STFA
del 2 luglio 1996 nella causa A., U 49/95).
Inoltre, questo Tribunale
constata che, in considerazione della circostanza che, alla luce degli odierni
studi epidemiologici, la frequenza di patologie asmatiche nella cerchia di
popolazione esposta professionalmente al fumo passivo, non raggiunge il doppio
rispetto alla restante popolazione - aspetto che è peraltro rimasto
incontestato -, sarebbe superfluo affrontare la questione
riguardante la presenza di un nesso di causalità qualificato nel caso di
specie (cfr. la giurisprudenza citata al consid. 2.4.).
Nondimeno,
a quest’ultimo proposito, il TCA non può ignorare che l’apprezzamento
della specialista in medicina del lavoro dell’__________, trova conforto nel
contenuto del referto 26 settembre 2005 del dott. __________, spec. FMH in
medicina interna e pneumologia, medico aggiunto presso gli Ospedali regionali
di __________ e __________.
In effetti, il medico
specialista curante ha evidenziato la natura mista dell’asma bronchiale
di cui soffre l’insorgente ed ha, soprattutto, dichiarato che, citiamo: “in
questo caso la componente intrinseco-irritativa sembra giocare il ruolo più
importante per cui è consigliabile di evitare ingestione di prodotti
contenenti Aspirina e gli anti-infiammatori non steroidali in genere” (doc. 7,
p. 2 – il corsivo è del redattore).
Naturalmente, così come ha
fatto la dott.ssa __________ (consid. 2.6.), il dott. __________
ha riconosciuto il ruolo sfavorevole giocato dal fumo di sigaretta nella
riacutizzazione dell’asma (doc. 7, p. 2: “È chiaro che la forte irritazione
dovuta all’intenso fumo di sigarette durante l’attività professionale
rappresenti un fattore sfavorevole sull’irritazione bronchiale del paziente.
Premessa quindi per un definitivo miglioramento della situazione è quello di un
definitivo allontanamento dall’attuale posto di lavoro, sicuramente non idoneo
per i problemi del paziente.”).
2.8
In esito ai
considerandi che precedono, l'impugnata decisione su opposizione de CO 1 non
presta il fianco a censure di sorta.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso
è respinto.
2. Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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