35.2007.119
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6 marzo 2008Italiano63 min
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Numero d'incarto:
35.2007.119
Data decisione, Autorità:
06.03.2008, TCA
Titolo:
Assicurato vittima di incidente stradale con lussazione spalla sx. Negata eziologia traumatica a disturbi psichici. Determinazione diritto a rendita invalidità secondo metodo ordinario raffronto redditi (reddito da invalido stabilito in applicazione delle DPL). Determinazione IMI
CAUSALITÀ ADEGUATA
CAUSALITÀ NATURALE
DISTURBI PSICHICI
GRADO DI INVALIDITÀ
INDENNITÀ PER MENOMAZIONE DELL'INTEGRITÀ
NOZIONE O DEFINIZIONE DI INCAPACITÀ AL GUADAGNO
NOZIONE O DEFINIZIONE DI INCAPACITÀ AL LAVORO
RENDITA D'INVALIDITÀ
art. 6 cpv. 1 LAINF
art. 18 cpv. 1 LAINF
art. 24 cpv. 1 LAINF
art. 8 cpv. 1 LPGA
art. 16 LPGA
art. 36 cpv. 1 OAINF
art. 36 cpv. 2 OAINF
Raccomandata
Incarto n.
35.2007.119
mm
Lugano
6 marzo 2008
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
con redattore:
Maurizio Macchi, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 26 novembre 2007
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 24
ottobre 2007 emanata da
CO 1
rappr. da: RA 2
in materia di assicurazione contro gli
infortuni
ritenuto, in
fatto
1.1. In data 8
marzo 2004, RI 1 - dipendente della __________ di __________ in qualità di
operaio e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1 -, è
rimasto vittima, in sella al proprio ciclomotore, di un incidente della
circolazione stradale, avvenuto in territorio del Comune di __________.
A causa
di questo sinistro, egli ha riportato, secondo il certificato 2 aprile 2004 del
Servizio di PS dell’Ospedale __________ di __________, una lussazione
acromio-clavicolare Tossi III a sinistra (doc. 6).
L’artro-RMN
1° settembre 2004 della spalla sinistra ha confermato uno stato dopo contusione
della testa omerale nonché la lussazione AC Tossi, senza lesione della cuffia
dei rotatori (doc. 52 e 56).
L’Istituto
assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di
legge.
1.2. Con decisione
formale del 10 settembre 2007 - tenuto conto dei soli postumi infortunistici -,
l’assicuratore LAINF ha riconosciuto all’assicurato una rendita di invalidità
dell’11% a far tempo dal 1° luglio 2007, nonché un’indennità per menomazione
all’integrità del 20%.
In quell'occasione
l'CO 1 ha negato la propria responsabilità in relazione alla problematica
psichica, ritenuta non trovarsi in una relazione di causalità, né naturale né
adeguata, con il sinistro del marzo 2004 (doc. 173).
A seguito
dell’opposizione interposta dal __________ per conto dell’assicurato (doc.
175), l’CO 1, in data 24 ottobre 2007, ha confermato il contenuto della sua
prima decisione (doc. 176).
1.3. Con
tempestivo ricorso del 26 novembre 2007, RI 1, patrocinato dall’avv. RA 1, ha
chiesto che l’amministrazione venga condannata a riconoscergli una rendita di
invalidità corrispondente a un’incapacità lavorativa del 100%, nonché un’IMI
del 30%.
Per
quanto attiene alla patologia psichica, l’insorgente fa valere che essa
costituisce una conseguenza, naturale e adeguata, del sinistro assicurato. A
proposito dell’adeguatezza, egli condivide la classificazione operata
dall’Istituto assicuratore (infortunio di media gravità), ma sostiene che
almeno quattro dei criteri di rilievo elaborati dal TFA risulterebbero adempiuti
(durata eccezionalmente lunga della cura medica, complicazioni intervenute,
dolori somatici persistenti, nonché grado e durata dell’incapacità lavorativa).
Per
quanto concerne l’esigibilità lavorativa, a detta del ricorrente, egli non
sarebbe in grado di esercitare lavori di alcun genere e, segnatamente, le
attività indicate dall’CO 1, ciò pur tenendo conto unicamente dei disturbi
somatici (doc. I, p. 6s.).
A
proposito del reddito da valido, RI 1 ritiene che determinante sarebbe,
citiamo: “… il salario che l’assicurato avrebbe percepito nell’ambito
dell’attività professionale per la quale ha effettuato la formazione
scolastico-professionale, ossia quella della ristorazione”, precisato che
l’occupazione alle dipendenze dell’__________ era solo temporanea, dato che
egli era stato licenziato dal suo ultimo datore di lavoro (doc. I, p. 7s.).
Infine, per
quanto riguarda l’IMI, egli contesta la valutazione espressa dal medico di
circondario dell’CO 1 (doc. I; p. 8: “Anche questa conclusione viene contestata
sia per la percentuale stabilita sia per l’accostamento effettuato. Sia
nell’allegato 3 delle disposizioni OAINF sia nella tabella CO 1 il preciso
stato di salute dell’assicurato non è indicato e non può essere presa in
considerazione solo una stima di parte effettuata dal medico della CO 1.”) e
domanda l’allestimento di una perizia giudiziaria.
1.4. L’CO 1, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III).
1.5. Nel corso
del mese di gennaio 2008, l’assicurato ha informato il TCA di non avere
ulteriori prove da assumere (doc. VI).
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;
STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel
merito
2.2. L’oggetto
della lite è circoscritto all’entità della rendita di invalidità e dell’IMI.
Preliminarmente,
il TCA deve però affrontare la questione riguardante l’esistenza del nesso di
causalità tra le turbe psichiche accusate da RI 1 e l’incidente stradale occorsogli
nel mese di marzo 2004.
2.3. Disturbi
psichici: causalità con l’infortunio dell’8 marzo 2004?
2.3.1. Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).
Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.
È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile
generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di
assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188
consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p.
31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo
essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano
elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V
110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).
Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).
L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:
- quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);
- quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine)
(cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).
Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se
l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla
salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che
fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale
dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della
verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non
giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione
del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati).
2.3.2. Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.
Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).
Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).
La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione
risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non
si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U.
Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in
SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).
2.3.3. Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata
tra disturbi psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei
criteri oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss.
consid. 4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda
della dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in
quella degli eventi gravi e in quella di grado medio.
2.3.3.1. Nei casi di
infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la
testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata banale)
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere negata a
priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni acquisite in
materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere ammesso, senza dover
procedere ad accertamenti psichici particolari, che un infortunio
insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare un'incapacità
lavorativa e di guadagno di origine psichica.
2.3.3.2. Se
l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di
causalità adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a
disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in
effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica.
2.3.3.3. Sono
considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere
classificati nelle due predette categorie.
La
questione a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di
guadagno di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può
essere risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener
conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente
connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto
dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella
misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita
sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità
lavorativa e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo
sono:
- le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;
- la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;
- la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;
- i
disturbi somatici persistenti;
- la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;
- il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;
- il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.
2.3.3.4. Non in ogni
caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti.
La
presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso
di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la
categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste
un'importanza particolare o decisiva.
Nel caso
in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o
decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto
meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e
bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p.
53ss. consid. 4a).
2.3.4. Dalla
decisione su opposizione impugnata si evince che l’Istituto assicuratore
convenuto, facendo capo alle certificazioni dei dottori __________, psichiatra
curante, e __________, psichiatra di fiducia, ha negato che la problematica
psichica costituisca una conseguenza naturale dell’evento assicurato.
A titolo
abbondanziale, esso ha pure negato l’esistenza del nesso di causalità adeguata.
Classificato l’evento del marzo 2004 nella categoria degli infortuni di media
gravità, al limite però di quella inferiore, l’amministrazione ha sostenuto che
nessuno dei criteri di rilievo è realizzato nella fattispecie (doc. 176, p. 4).
Questo
Tribunale rileva che l’insorgente è entrato in cura psichiatrica presso il
dott. __________ nel corso della primavera del 2004.
Con
referto del 26 maggio 2004, lo psichiatra curante ha posto la diagnosi di
sindrome post-traumatica da stress (doc. 25: “… ti ringrazio per avermi
consultato in merito al paziente succitato il quale presenta una sintomatologia
piuttosto tipica per una PTSD. (…). Ha vissuto la sensazione di una
minaccia di morte con paura intensa e sentimenti d’impotenza, pensando alla sua
situazione famigliare e particolarmente al futuro dei suoi figli e alla
malattia della moglie. Nello stesso tempo si nota un’incapacità nel ricordare i
dettagli del trauma e la sensazione di rivivere l’esperienza. Sembra che vi
siano dei flashback delle luci che lo hanno abbagliato prima della caduta.
Durante il colloquio ho notato la difficoltà a concentrarsi ed una certa
ipervigilanza con esagerata risposta d’allarme …” - il corsivo è del redattore).
Nel
quadro della degenza 9 novembre-14 dicembre 2004 presso la __________, i
sanitari hanno pure indagato lo stato di salute psichica del ricorrente.
Con
rapporto del 24 novembre 2004, i dottori __________ e __________, attivi presso
il reparto di psicosomatica del nosocomio appena menzionato, hanno
diagnosticato un episodio depressivo di media gravità, dei sintomi di un
disturbo post-traumatico da stress, così come dei fattori psicosociali
rappresentati dalla perdita del posto di lavoro, dalla morte per cancro della
sua prima moglie, dalla malattia oncologica della seconda moglie, nonché dalla
fuga dal suo paese di origine a causa della guerra.
Al
momento del consulto, i succitati specialisti avevano riscontrato uno stato
depressivo reattivo nel quadro di un episodio depressivo di grado medio, a cui
si accompagnavano le conseguenze psico-traumatologiche dell’infortunio,
nell’ambito di un disturbo post-traumatico da stress subsindromale.
A loro
avviso, inoltre, i fattori psicosociali avevano probabilmente accresciuto la
vulnerabilità del ricorrente a contrarre patologie psichiatriche (allegato al
doc. 66).
Nel corso
del mese di luglio 2005, l’amministrazione ha interpellato il dott. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale ha definito come
semplicemente possibile l’esistenza di un nesso di causalità naturale
tra l’infortunio assicurato e la problematica psichica.
A suo
parere, RI 1 presentava un disturbo somatoforme da dolore persistente, una
sintomatologia depressiva di grado medio nel contesto di fattori psico-sociali
(licenziamento e malattia oncologica della moglie), nonché dei disturbi di
personalità misti.
Per lo
psichiatra __________ il quadro clinico-psichiatrico risultava condizionato,
con grande probabilità, dai fattori psico-sociali (doc. 91).
Fra gli
atti di causa figura un rapporto, datato 24 ottobre 2006, dello psichiatra
curante, dott. __________, in cui lo stato di salute psichica dell’insorgente è
stato descritto nei termini seguenti:
"
(…).
Dal punto di vista della psicopatologia
descrittiva il quadro clinico in partenza è apparso chiaramente d’origine
psicotraumatica con criteri abbondanti per porre la diagnosi di PTSD. Durante
tutto il 2004-05 nonché all’inizio del 2006 sono stati presenti numerosi
criteri diagnostici per sostenere questa diagnosi. Tutti questi criteri
descritti nel rapporto precedente hanno presentato un’attenuazione progressiva
nel corso dell’inverno scorso. Questa riduzione della sintomatologia del PTSD è
stata ancora più marcata nel corso della primavera del 2006 lasciando spazio ad
uno sviluppo depressivo con una sintomatologia corrispondente al disturbo
depressivo maggiore.
Nel mese di giugno sono apparsi altri sintomi
piuttosto caratteristici per un disturbo depressivo maggiore insorto
verosimilmente sui disturbi da disadattamento (difficoltà economiche, malattia
della moglie, i propri disturbi ortopedici).
Questo quadro clinico non è più attribuibile
al trauma subito poiché ha presentato un “salto di qualità”, evolvendo in un
episodio depressivo maggiore che attualmente è
trattato con psicofarmacoterapia menzionata abbinata ai colloqui di sostegno di
una volta al mese.”
(doc. 120
- il corsivo è del redattore)
Questo il
commento che il dott. __________ ha espresso a proposito del contenuto del
referto dello psichiatra curante:
"
Ho letto il rapporto del 24.10.2006 del dott. __________,
psichiatra curante dell’assicurato.
Vengono descritti dei sintomi piuttosto
caratteristici per un disturbo depressivo maggiore. Questo quadro clinico,
secondo il dott. __________, “non è più attribuibile al trauma subito”.
In sostanza ribadisco quindi la conclusione
espressa nel mio rapporto del 25.7.2005: un nesso di causalità naturale con
l’incidente in questione è solo possibile, ma non probabile.
Da un punto di vista diagnostico non vedo la
presenza di elementi tali da giustificare la diagnosi di disturbo
post-traumatico da stress, se non altro considerata l’oggettiva non gravità
dell’incidente e l’assenza di un trauma cranico (in effetti, il rapporto del
pronto soccorso non menziona contusioni alla testa). Con verosimiglianza
preponderante i disturbi psichici (sintomatologia depressiva e disturbo
somatoforme da dolore persistente) sono insorti nel contesto di problemi
psico-sociali, in particolare in seguito a difficoltà socio-economiche e alla
difficile situazione famigliare per la malattia tumorale della moglie.”
(doc. 123
- il corsivo è del redattore)
2.3.5. Chiamata a
pronunciarsi, questa Corte ritiene che le certificazioni degli psichiatri __________
e __________ - specialisti proprio nella materia che qui interessa -, alla luce
dei quali i disturbi psichici, perlomeno quelli presenti al momento in cui l’CO
1 ha proceduto alla definizione del caso (estate 2007), non rappresentavano una
conseguenza naturale dell’incidente stradale dell’8 marzo 2004, possano
validamente costituire da base al presente giudizio, senza che si riveli
necessario procedere a degli ulteriori atti istruttori.
In sede
di ricorso, l’assicurato fa valere che l’eziologia traumatica delle sue turbe
psichiche sarebbe avvalorata dalla circostanza che esse sono insorte subito
dopo l’infortunio e che, antecedentemente ad esso, egli non aveva mai sofferto
di tali disturbi e neppure gli è stato riscontrato un disturbo di personalità
(doc. I, p. 4s.).
In
proposito, questo Tribunale rileva che contestata è la questione di sapere se i
disturbi psichici presenti al momento della definizione della pratica da
parte dell’assicuratore convenuto, si trovavano in una relazione di causalità
naturale con il sinistro assicurato.
Il fatto
che tali disturbi, inizialmente, costituivano una conseguenza naturale del
trauma subito, non significa che ciò debba essere necessariamente il caso anche
nel prosieguo.
In questo
ordine di idee, lo psichiatra curante (e con lui il dott. __________) ha
spiegato che, a decorrere dalla primavera 2006, RI 1 ha presentato i sintomi di
una patologia nuova, diversa da quella iniziale, ovvero un disturbo
depressivo maggiore, verosimilmente generata, non dall’infortunio in questione,
ma da fattori di tipo psico-sociale (cfr. doc. 120).
Il TCA
non vede motivo per scostarsi da questa tesi, tenuto conto per di più che il
dott. __________ ha seguito regolarmente il ricorrente a far tempo dal mese di
maggio 2004 e che, pertanto, si è trovato in una posizione privilegiata per
formulare una valutazione affidabile.
In esito
alle considerazioni che precedono, questa Corte reputa dimostrato, perlomeno
secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del
settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op.
cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz
über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che i disturbi
psichici che l’assicurato accusava al momento della definizione del caso da
parte dell’CO 1 (luglio 2007), non si trovavano più in una relazione causale
naturale con l’evento infortunistico del marzo 2004.
Facendo
difetto la causalità naturale, la questione relativa all’adeguatezza della
stessa non si pone neppure.
L’amministrazione
era dunque legittimata a determinare il diritto alla rendita di invalidità e all’IMI,
tenendo conto esclusivamente delle sequele infortunistiche organiche.
2.4. Diritto
alla rendita di invalidità
2.4.1. Giusta l'art.
18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a
seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.
Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in
RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente
all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente
art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale occorre concludere che
non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione della
LPGA.
Da parte
sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito
che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.
L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del
22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non
ha modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto
dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.
Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi
concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere
la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.
Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.
Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:
1. il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)
2. la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).
Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un
nesso causale adeguato (fattore causale). Nell'assicurazione obbligatoria
contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale, naturale ed
adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.
2.4.2. L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.
D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.
Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.
Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.
Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA I 871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I
162/01 del 18 marzo 2002).
L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).
Fatti
I due
redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve
però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.
La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno.
Il TFA ha
avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto
di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può
esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua
residua capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).
La
perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno
computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al
mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro
particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato
esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare
che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito
corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991
U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).
Le
ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale
della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se,
sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego,
esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la
propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).
I.
Termine: reddito da invalido
La misura
dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in
funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come
l'età, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.
Secondo
la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno
considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria.
Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti
hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla
media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due
redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p.
97ss., consid. 5a, b).
Nel
valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla
in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del
mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato,
nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si
controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA
del 30 giugno 1994 succitata).
Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:
"
Se a causa della sua età l'assicurato non
riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della
capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono determinanti
per valutare il grado d'invalidità i redditi che potrebbe eseguire un
assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."
Considerandi
II.
Termine: reddito conseguibile senza invalidità:
Nel
determinare il reddito conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto
possibile sulla situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione
futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si sarebbe
mantenuta sostanzialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992 nella causa
G.I.M.). Ci si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per
modifiche di qualche rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se
particolari circostanze ne rendono il verificarsi altamente probabile
(cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).
Il
grado di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra
il reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno
ipotetico, conseguibile da invalido.
2.4.3
Dalle tavole
processuali risulta che l’esigibilità lavorativa dell’insorgente è stata
apprezzata, la prima volta, in occasione della visita medica di chiusura del 21
giugno 2005.
In quella
sede, il dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica, ha sottolineato
che da parte dell’assicurato vi era una tendenza ad aggravare la sintomatologia,
nonché una certa mancanza di collaborazione, di modo che egli ha definito,
citiamo: “… un’esigibilità compatibile con una patologia da impingement
sotto-acromiale che è l’unica patologia oggettivabile sia al quadro clinico sia
al quadro radiologico.” (doc. 88, p. 3).
L’esigibilità
lavorativa è quindi stata così descritta:
"
L’assicurato può molto spesso sollevare pesi dai
5.
ai 10 kg fino all’altezza dei fianchi, talvolta pesi dai 10 ai 25 kg fino
all’altezza dei fianchi, mai pesi superiori ai 25 kg fino all’altezza dei
fianchi.
L’assicurato può spesso sollevare pesi fino a 5
kg sopra l’altezza del petto e di rado pesi superiori ai 5 kg.
L’assicurato può molto spesso maneggiare attrezzi
leggeri e di precisione, molto spesso attrezzi di media entità, di rado
attrezzi di pesante entità e mai attrezzi di molto pesante entità, la rotazione
manuale non è impedita.
L’assicurato non può mai effettuare lavori al di
sopra della testa a meno che questi non siano effettuati con la mano destra,
l’assicurato può spesso effettuare la rotazione del tronco, spesso assumere la
posizione seduta e inclinata in avanti come pure spesso la posizione in piedi e
inclinata in avanti, l’assicurato può spesso inginocchiarsi e molto spesso
effettuare la flessione delle ginocchia.
L’assicurato può molto spesso assumere la
posizione di lunga durata sia seduta che in piedi.
L’assicurato può molto spesso camminare per
lunghi tragitti, molto spesso camminare su terreno accidentato, molto spesso
salire le scale e di rado salire le scale a pioli.”
(doc. 88,
p. 3).
In data
28.
marzo 2007, l’insorgente è stato visitato, per conto dell’Istituto
assicuratore convenuto, presso la Clinica __________ di __________.
L’esame
di RMN ivi effettuato ha evidenziato unicamente la nota lesione del tendine del
muscolo sovraspinato.
Gli
specialisti non sono quindi stati in grado di oggettivare alcun reperto
morfologico correlabile con i disturbi denunciati dall’assicurato (doc. 153, p.
2: “Es ist uns aktuell nicht möglich die angegebenen Beschwerden einem
anatomischen Korrelat zuzuordnen.”), così come già era stato il caso in
occasione della consultazione del 23 febbraio 2005, disposta per fare il punto
sugli esiti di alcune infiltrazioni locali nel frattempo eseguite a scopo
diagnostico (cfr. doc. 78: “Die massiven Schmerzen können wir nicht genau den
strukturellen Veränderungen, die vorliegen, zuordnen.”).
Nel corso
del mese di maggio 2007 ha avuto luogo una nuova visita fiduciaria di controllo
a cura del chirurgo ortopedico dott. __________.
Queste le
conclusioni contenute nel relativo rapporto datato 8 maggio 2007:
"
Vi è dunque questa patologia alla spalla
sinistra con una lesione sul versante articolare del muscolo sovra-spinato,
questo può spiegare una certa sintomatologia algica ma non l’asserita
impossibilità di usare la spalla sinistra. La mancanza di atrofia muscolare e
il recesso ascellare normale valutato alla RM sono comunque testimoni del fatto
che questa spalla viene mobilizzata.
A questo punto si deve quindi procedere alla
definizione dell’esigibilità del lavoro tenendo presente i soli sintomi
oggettivabili e facendo astrazione dall’importante allargamento dei sintomi
presente.
Questa esigibilità verrà quindi espressa in base
all’esperienza medica riferendosi a una lesione parziale della cuffia dei
rotatori.
Per quanto attiene alla proposta della clinica __________
di effettuare una RM del rachide cervicale per escludere un’ernia cervicale,
questa esula dalla competenze dell’assicuratore Lainf in quanto l’assicurato ha
subito un trauma diretto alla spalla e non ha subito nessun trauma alla
cervicale, del resto l’iposensibilità asserita a tutte le dita della mano
sinistra è insorta soltanto ultimamente e quindi non può essere messa in
relazione con l’infortunio.
Tenuto conto di tutte queste considerazioni si
può asserire che l’esigibilità espressa in occasione della visita
medico-circondariale di chiusura del 21.6.2005, mantiene tutta la sua validità
in quanto oggettivamente alla spalla sinistra non vi è stato alcun cambiamento
di rilievo. Stesso discorso vale per l’indennità per menomazione
dell’integrità.”
(doc.
159, p. 4)
Nel corso
del mese di settembre 2007, RI 1 si è privatamente rivolto al dott. __________,
spec. FMH in medicina interna e malattie reumatiche.
Il
sanitario appena citato ha condiviso il parere già espresso dagli specialisti
della Clinica __________, così come dal medico fiduciario dell’CO 1, ossia che,
citiamo: “… l’origine dei persistenti dolori lamentati dall’assicurato resta
poco chiara, in considerazione del trauma tutto sommato “banale” avuto ad
origine dei problemi.”. D’altro canto, egli non ha potuto escludere una
componente somatoforme.
Infine,
il dott. __________ ha dichiarato l’insorgente, citiamo: “… impossibilitato a
svolgere qualsiasi tipo di attività lavorativa a causa dell’impedimento
d’utilizzo del braccio sx.” (allegato doc. 175).
2.4.4
Posto che la
problematica psichica non è di pertinenza dell’assicuratore infortuni,
l’esigibilità lavorativa deve essere valutata tenendo conto unicamente dei
postumi oggettivabili a livello della spalla sinistra.
In
effetti, è utile sottolineare che, secondo una costante
giurisprudenza, in materia di assicurazione contro gli infortuni, i disturbi
risentiti dall'assicurato vengono di principio presi in considerazione (ad
esempio, nell’ambito della valutazione della sua capacità lavorativa) soltanto
nella misura in cui procedono da un danno alla salute oggettivamente
dimostrabile.
Nei casi
in cui i dolori avvertiti da un assicurato non possono trovare una sufficiente
correlazione sul piano oggettivo, la decisione non può che essere sfavorevole
all'interessato (cfr., in questo senso, cfr., in questo senso, la STCA del 1°
marzo 2005 nella causa D., inc. n. 35.2004.74, confermata dal TFA con sentenza
dell’11 maggio 2006, U 130/05, del 22 settembre 2003 nella causa B., inc.
35.2002
, del 28 luglio 2003 nella causa T.-K., inc. n. 35.2003.26, del 5
aprile 2003 nella causa P., inc. n. 35.2003.39, confermata dal TFA con giudizio
del 13 aprile 2006, U 162/04, del 25 novembre 2002 nella causa A., inc. n.
35.2002
, confermata dal TFA con sentenza del 28 luglio 2004, U 14/03, del 13
settembre 2001 nella causa C., inc. n. 35.1999.90, confermata dal TFA con
sentenza del 9 gennaio 2003, U 347/01, del 21 settembre 2000 nella causa P.,
inc. n. 35.1998.57, confermata dal TFA con giudizio del 13 marzo 2001, U
429/00, del 22 febbraio 1999 nella causa D., inc. n. 35.1998.61 e del 19
febbraio 1999 nella causa A., inc. n. 35.1998.10).
Ora,
considerato che, a livello della spalla sinistra, il solo reperto oggettivabile
è costituito da una lesione parziale che interessa il versante articolare del
tendine del muscolo sovraspinato, il TCA non ha motivo di ritenere infondato il
parere del dott. __________, per il quale l’assicurato sarebbe in grado di svolgere
un’attività lavorativa in cui egli non debba, in sostanza, sollevare/trasportare
pesi di una certa importanza, rispettivamente, ingaggiare l’arto superiore
sinistro in mansioni da eseguire al di sopra dell’orizzontale.
Riguardo
alla possibilità per l’insorgente di esercitare un'attività adeguata alle sue
condizioni di salute, è utile ricordare quanto il TFA e il TCA hanno giudicato
in fattispecie analoghe, riguardanti assicurati anch'essi con problematiche
agli arti superiori.
In una
sentenza inedita del 12 novembre 1996 nella causa I., il TFA ha, ad esempio,
ritenuto realistica la possibilità di mettere a frutto la restante capacità
lavorativa in attività cosiddette sostitutive, trattandosi di un assicurato
cinquantacinquenne che - a causa dei postumi infortunistici interessanti, in
particolare, la spalla destra - era impedito nel sollevare pesi superiori ai 10
kg lungo tutto l'asse corporeo. La mobilità era ridotta di 2/3, certi movimenti
non erano più possibili, come ad esempio, il sollevamento del braccio oltre i
60°, di modo che il braccio destro poteva unicamente servire come aiuto per il
braccio adominante.
In una
sentenza 35.1997.23 dell'11 settembre 2000 - integralmente confermata dal TFA
con sentenza U 449/00 dell'8 maggio 2002 -, il TCA ha riconosciuto come
reintegrabile nel mondo del lavoro, un'assicurata che, secondo l'avviso dei
medici, presentava una mano sinistra infortunata praticamente inutilizzabile,
ad eccezione per delle prese a tre dita senza forza.
Il TFA è
pervenuto alla medesima conclusione in una sentenza U 240/99 del 7 agosto 2001,
parzialmente pubblicata in RAMI 2001 U 439, p. 347ss., concernente un
assicurato che, a causa dei disturbi e dei deficit funzionali all'estremità
superiore destra, è stato dichiarato in grado di svolgere lavori manuali molto
leggeri, che non richiedono l'impiego di forza con la mano destra, ed il
sollevamento di pesi superiori ai 2 kg (e pertanto ritenuto praticamente monco
di una mano):
"
(…).
Aufgrund der Beschwerden und Funktionsdefizite in
der ganzen rechten oberen Extremität ist der Beschwerdeführer faktisch als
Einhänder einzustufen, der seine rechte Hand bei der Arbeit - wenn überhaupt -
nur noch in ganz untergeordnetem Masse als Hilfshand einsetzen kann. Es kann
ihm daher nicht mehr zugemutet werden, bei einer manuellen Arbeit seinen
rechten Arm und seine rechte Hand dauernd einzusetzen und damit Gewichte bis zu
2.
kg zu heben. Überdies fallen häufigere Schreibarbeiten wegen der dabei
auftretenden schmerzhaften Verkrampfungen ausser Betracht. Die im
Einspracheentscheid vom 11. April 1996 genannten Verweisungstätigkeiten, u.a.
Überwachungsarbeiten an automatischen und halbautomatischen
Produktionseinheiten, Qualitätskontrolle, Arbeiten im Auskunftsdienst oder als
Portier, können auch bei vorwiegendem Gebrauch der linken Hand ausgeführt
werden und sind daher vom (unfall-) medizinischen Standpunkt aus grundsätzlich
vollzeitlich zumutbar. Hingegen fällt die Tätigkeit als Transportdisponent
ausser Betracht, nachdem der Beschwerdeführer die gemäss Unfallversicherer
hiefür erforderliche Umschulung (zweijährige Handelsschulausbildung) nicht
erfolgreich beendet hat.
Bei den angeführten noch zumutbaren erwerblichen
Tätigkeiten handelt es sich um solche, die auf dem allgemeinen ausgeglichenen
Arbeitsmarkt durchaus zu finden sind. Zudem werden in Industrie und Gewerbe
Arbeiten, welche physische Kraft erfordern, in zunehmendem Mass durch Maschinen
verrichtet, während den körperlich weniger belastenden Bedienungs- und
Überwachungsfunktionen eine stetig wachsende Bedeutung zukommt (ZAK 1991 S. 321
Erw. 3b am Ende)."
(STFA
succitata, consid. 3b)
In
un’altra pronunzia U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003, l'Alta Corte
federale ha pure giudicato reintegrabile professionalmente, un'assicurata,
vittima di un grave politrauma, che, secondo l'avviso dei medici, poteva ancora
esercitare un'attività da svolgere in posizione prevalentemente seduta e non
comportante il sollevare, rispettivamente il trasportare pesi anche solo
relativamente importanti, così come l'utilizzo dell'arto superiore destro in
mansioni da eseguire al di sopra dell'orizzontale:
"
(…).
La tesi cantonale, in quanto conforme alla
giurisprudenza federale, va senz'altro confermata. In effetti, contrariamente a
quanto ritiene l'assicurata, questa Corte ha già ripetutamente statuito in casi
con limitazioni funzionali analoghe che esiste un mercato del lavoro
sufficiente in cui realizzare la propria capacità lavorativa residua (consid.
2b non pubblicato della sentenza DTF 119 V 347; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b;
si veda anche sentenza del 4 aprile 2002 in
re W., I 401/01, consid. 4c). Si tratta segnatamente del mercato occupazionale
aperto a personale femminile non qualificato o semi qualificato (RCC 1989 pag.
331.
consid. 4a), in cui vi è una sufficiente offerta di occupazioni, in
particolare appunto nell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di
sorveglianza e controllo, che non comportano aggravi fisici e con possibilità
di cambiare frequentemente posizione (RCC 1980 pag. 482 consid. 2). In tale
ambito bisogna pure considerare la ancor giovane età dell'interessata con
conseguente presumibile buon potenziale di adattamento ad una nuova professione
(cfr. SVR 1995 UV no. 35 pag. 106 consid. 5b; e contrario sentenza già citata
del 4 aprile 2002 in re W. consid. 4a-d).
Inoltre se è vero che vanno indicate possibilità
di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno
poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti
permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In
proposito va rilevato che questa Corte ha in particolare già ritenuto corretto
il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori
leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (VSI 1998 pag. 296
consid. 3b; si veda nuovamente sentenza del 4 aprile 2002 in re W. consid. 4c).
Certo, non si misconoscono gli sforzi e gli
inconvenienti che la messa a profitto della residua capacità lavorativa
dell'interessata comporterà. Tuttavia, essi non appaiono sproporzionati né
inesigibili, ricordato altresì che per un principio generale del diritto delle
assicurazioni sociali l'assicurato ha l'obbligo di intraprendere tutto quanto
può da lui essere ragionevolmente preteso per ovviare nel miglior modo
possibile alle conseguenze delle sue affezioni invalidanti (DTF 127 V 297
consid. 4b/cc; DTF 113 V 28 consid. 4a e riferimenti; cfr. anche DTF 115 V 52
consid. 3d e 114 V 285
consid. 3)." (STFA succitata, consid. 4.7)
In una
sentenza 35.2002.88 del 14 aprile 2003, questa Corte ha giudicato completamente
abile in attività leggere dal profilo dell'impegno fisico, comportanti in
prevalenza dei compiti di sorveglianza, un assicurato che, a causa di un,
citiamo: "importante deficit funzionale e ipotrofia muscolare all'emicinto
scapolare destro. Flessione attiva 100°, abduzione 90° solo con il gomito
flesso, rotazione interna solo fino all'altezza del trocantere. Ipersensibilità
nella regione del deltoide in corrispondenza del territorio di innervazione del
nervo ascellare", il medico di fiducia dell'assicuratore aveva ritenuto,
citiamo: "… limitato nelle attività lavorative che richiedono l'ingaggio
dell'arto superiore destro al di sopra della vita, scostato al tronco, così
come nei movimenti di rotazione. Limitato l'uso di utensili, rispettivamente,
macchinari vibranti e contundenti. Trasporto di pesi possibile solo con il
braccio pendente, sollevamento di pesi solo al massimo fino al di sotto della
vita, tenendo l'arto superiore destro accostato al tronco." (cfr. STCA
succitata, consid. 2.6.).
È pure
stato dichiarato in grado di esercitare, a tempo pieno e con un rendimento
completo, un’attività adeguata, nella quale venga ingaggiata prevalentemente la
mano destra in mansioni non gravose per il polso, con la mano controlaterale a
svolgere una funzione ausiliaria, un assicurato, cuoco di professione, che
soffriva - a livello dell’estremità superiore sinistra – di una sindrome
dolorosa e da risparmio cronica con deficit funzionali, in presenza di una lieve
artrosi dell’articolazione radio-ulnare distale, di una modica artrosi
dell’articolazione radio-carpale nonché di una neuropatia del mediano e - a
destra – di una leggera sindrome dolorosa e da inattività con una lieve artrosi
dell’articolazione radio-ulnare distale, un’incipiente artrosi
dell’articolazione radio-carpale ed una lieve neuropatia del mediano (cfr. STCA
35.2004.38
del 3 marzo 2005).
Infine,
con un giudizio I 27/06 e U 18/06 del 24 agosto 2006, consid. 5.2.3, il TFA ha
dichiarato in grado di svolgere a tempo pieno semplici mansioni di
sorveglianza, rispettivamente, di controllo, così come lavori in un chiosco
nonché attività ausiliarie nel campo della gastronomia o in un magazzino, un
assicurato, nato nel 1948, che soffriva di dolori cronici alla spalla destra
con irradiazione al braccio destro, di un’importante rottura della cuffia dei
rotatori a destra (con rottura completa del tendine dei muscoli sovra- e
infraspinato, rottura parziale del tendine sottoscapolare e lussazione del tendine
del bicipite), di un’artrosi dell’articolazione acromio-claveare e di una
persistente pseudoparalisi del braccio destro (diagnosi differenziale: spalla
congelata post-traumatica).
I
numerosi precedenti giurisprudenziali appena illustrati confermano la
fondatezza della valutazione del chirurgo ortopedico interpellato
dall’amministrazione.
Questo
Tribunale non ignora che il reumatologo dott. __________, nel suo rapporto del
24.
settembre 2007 indirizzato all’Ufficio AI, ha sostenuto che a causa dello
stato del braccio sinistro, RI 1 sarebbe impossibilitato a esercitare un
qualsiasi lavoro (allegato al doc. 175).
Questo suo
apprezzamento potrebbe avere semmai rilevanza in ambito di assicurazione per
l’invalidità, ma non in materia di assicurazione contro gli infortuni, dove vengono
presi in considerazione soltanto quei disturbi che procedono da un danno alla
salute oggettivabile (e di eziologia traumatica).
Come
detto in precedenza, nel caso di specie, si è potuto oggettivare soltanto una
lesione parziale del tendine del muscolo sovraspinato ed è quindi in funzione
di questo reperto che va valutata l’esigibilità lavorativa del ricorrente.
Anche le
certificazioni agli atti della dott.ssa __________, medico curante, non
appaiono suscettibili di mettere in discussione la fondatezza
dell’apprezzamento espresso dal dott. __________.
A
proposito di quella datata 20 settembre 2007 (allegato al doc. 175), va sottolineato
che il fatto che all’assicurato sia stata riconosciuta una rendita di
invalidità dell’11%, non significa che egli presenti una capacità lavorativa
residua dell’89%. L’invalidità è in effetti un concetto essenzialmente economico
e, in questo senso, il relativo grado va di principio determinato procedendo a
un raffronto dei redditi (cfr. art. 16 LPGA).
D’altro
canto, è utile ripetere che, in casu, l’esigibilità lavorativa va
valutata tenendo conto dei soli postumi infortunistici organici oggettivabili.
In esito
alle considerazioni che precedono, il TCA deve concludere che sul mercato
generale del lavoro esistono delle attività, essenzialmente di controllo e di
sorveglianza, che RI 1, nonostante i disturbi che interessano l’arto superiore
sinistro (quelli derivanti dalla lesione parziale del tendine del muscolo
sovraspinato), sarebbe in grado di esercitare a tempo pieno e con un rendimento
completo.
In questo
contesto, è peraltro utile ricordare che, secondo la giurisprudenza, se è vero
che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione
rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti
sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera
attendibile il grado di invalidità. In proposito, va rilevato che il TFA ha in
particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale
e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e
sorveglianza (cfr. VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA U 329/01 del 25 febbraio
2003, consid. 4.7).
2.4.5
Si
tratta ora di valutare le conseguenze economiche del danno alla salute
infortunistico.
Per
quanto concerne il reddito da valido, secondo l’amministrazione,
l'insorgente avrebbe guadagnato, nel 2007 (cfr., a questo proposito, DTF 128 V
174.
= RAMI 2002 U 467, p. 511ss.), qualora non fosse rimasto vittima
dell’infortunio assicurato, un importo annuo di fr. 43'638.40 (cfr. doc.
170).
Questo
dato è stato desunto dalle informazioni fornite direttamente dall’ex datore di
lavoro del ricorrente, la Adecco SA (cfr. allegato al doc. 170).
In sede
di ricorso, RI 1 pretende invece che il reddito da valido venga stabilito in
funzione del salario che egli avrebbe realizzato nell’ambito dell’attività
professionale per la quale ha effettuato la formazione
scolastico-professionale, ovvero quella della ristorazione (doc. I, p. 7s.).
Determinante,
allo scopo di stabilire il reddito da non invalido, è, di regola, l'attività
che l'assicurato avrebbe esercitato qualora non fosse sopravvenuto
l'infortunio. Quale indizio e punto di partenza per valutare gli sviluppi
professionali senza l'infortunio, s'impone l'attività esercitata al momento
dell'evento traumatico. Vi è, in effetti, la presunzione che l'assicurato, nel
futuro, avrebbe continuato a svolgere quest'ultima, in particolare quando essa
corrisponde alla sua formazione e/o quando l'assicurato l'ha esercitata per
lungo tempo. Eccezioni, ovverosia cambiamenti di professione, devono venire
dimostrati secondo il criterio della verosimiglianza preponderante. Per
ammettere un preteso cambiamento professionale, la giurisprudenza esige che vi
siano degli indizi concreti che l'assicurato, qualora non fosse rimasto vittima
dell'infortunio, avrebbe effettivamente cambiato la propria attività. Questi
presupposti potrebbero essere realizzati se l'attività al momento dell'infortunio
rappresentava una scelta temporanea oppure forzata. Ammettere un ritorno
alla professione originariamente appresa si giustifica soltanto nella misura in
cui esista ancora un certo legame, così che vi sia una reale possibilità di
ritorno (cfr. P. Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen
Unfallversicherung, Tesi Friborgo 1995, p. 169s. e giurisprudenza ivi
menzionata).
Nella
concreta evenienza, dagli atti di causa, in particolare dal verbale di
audizione del 4 agosto 2004 (doc. 43), risulta che l’assicurato è in possesso
di un diploma quale chef de salle, conseguito in __________ ma non
riconosciuto in Svizzera.
Si evince
pure che durante i primi anni dopo la sua entrata in Svizzera, RI 1 ha
effettivamente lavorato alle dipendenze di alcuni ristoranti del __________
(non è specificato in che qualità), attività che egli ha però abbandonato nel
1996, allorquando è stato assunto dalla ditta __________ di __________ (sino al
1999).
Egli ha
quindi lavorato per un’impresa di pulizie durante circa due anni e,
successivamente, per due ditte di lavoro temporaneo, la __________ e l’__________.
Al
momento in cui è rimasto vittima dell’infortunio in questione, l’assicurato
aveva dunque abbandonato il settore della ristorazione da ormai circa otto anni
(1996-2004).
In queste
condizioni, il TCA ritiene poco probabile che l'insorgente, senza l'infortunio,
sarebbe ritornato a operare nel settore della ristorazione: ciò rientra
nell'ordine delle possibilità, ma tale eventualità non s'impone certo secondo
il grado della verosimiglianza preponderante.
Alla luce
di quanto precede, l’amministrazione ha correttamente determinato il reddito da
valido partendo dall'attività che il ricorrente svolgeva al momento dell'evento
traumatico del marzo 2004 e fissato in fr. 43'638.40.
2.4.6
Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, la giurisprudenza
federale si fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75
seg. e in DTF 129 V 472 seg..
Nella prima sentenza di
principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da
invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale
concreta dell'interessato. Qualora difettino indicazioni economiche effettive,
possono, conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti
dalle statistiche salariali. La questione di sapere se e in quale misura al
caso i salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti dipende
dall'insieme delle circostanze personali e professionali del caso concreto
(limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi
che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato,
al riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario statistico
permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire
sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora
rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione
globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente
motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo
apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.
Nella
seconda sentenza di principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché
il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei
salari DPL.
In quella
sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque
DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale
dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più
basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento. In tale
contesto l'Alta Corte ha inoltre rilevato:
"
(…).
Das rechtliche Gehör ist dadurch zu wahren, dass
die SUVA die für die Invaliditätsbemessung im konkreten Fall herangezogenen
DAP-Profile mit den erwähnten zusätzlichen Angaben auflegt und die versicherte
Person Gelegenheit hat, sich hiezu zu äussern
(vgl. Art. 122 lit. a UVV, gültig gewesen bis
31.
Dezember 2000
[AS 2000 2913] und Art. 26 Abs. 1 lit. b VwVG, BGE
115.
V 297 ff.). Allfällige Einwendungen der versicherten Person bezüglich
des Auswahlermessens und der Repräsentativität der DAP-Blätter im Einzelfall
sind grundsätzlich im Einspracheverfahren zu erheben, damit sich die SUVA im
Einspracheentscheid damit auseinander setzen kann. Ist die SUVA nicht in der
Lage, im Einzelfall den erwähnten Anforderungen zu genügen, kann im
Bestreitungsfall nicht auf den DAP-Lohnvergleich abgestellt werden; die SUVA
hat diesfalls im Einspracheentscheid die Invalidität aufgrund der LSE-Löhne zu
ermitteln. Im Beschwerdeverfahren ist es Sache des angerufenen Gerichts, die
Rechtskonformität der DAP-Invaliditätsbemessung zu prüfen, gegebenenfalls die
Sache an den Versicherer zurückzuweisen oder an Stelle des DAP-Lohnvergleichs
einen Tabellenlohnvergleich gestützt auf die LSE vorzunehmen."
(DTF succitata, consid. 4.2.2)
Su questi
temi, cfr. D. Cattaneo, Novità e tendenze legislative e giurisprudenziali nel
campo delle assicurazioni sociali, in RDAT II-2001, p. 593ss. (p. 602-606); D.
Cattaneo, La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali, in RDAT II-2003, p. 621-623 e in L’autonomia del
disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto delle assicurazioni sociali e
Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p. 128-131.
2.4.7
Partendo
dalla constatazione che l'applicazione di dati salariali statistici
validi per tutta la Svizzera - quali quelli utilizzati dal TFA si rivela essere
discriminante per gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono
notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, ritenuto che il reddito
da non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati
nel nostro Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale, in una
sentenza del 4 settembre 2000 nella causa R., pubblicata in RDAT I-2001, p.
250ss. e in SVR 2001 IV n. 35 – in seguito costantemente confermata ed
applicata in tutti i settori delle assicurazioni sociali (assicurazione per
l'invalidità, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie) - sentito preliminarmente il parere dell'allora direttore
dell’Ufficio federale di statistica, dottor __________, ha così precisato la
propria giurisprudenza:
" In
data 26 luglio 2000 il Presidente del TCA ha inviato al dottor __________,
direttore dell'Ufficio federale di statistica, uno scritto del seguente tenore:
"(…)
Il Tribunale federale delle
assicurazioni in una recente, chiara giurisprudenza prescrive di fondarsi, in
molti casi, sulle vostre inchieste allorché dobbiamo determinare il reddito da
invalido ancora conseguibile da lavoratori non qualificati con problemi di
salute, che sono abili al lavoro soltanto in attività leggere adeguate.
Al riguardo vengono in particolare
utilizzati i salari fissati nella tabella TA1 (ad esempio fr. 4294.-- nel 1996,
cfr. "L'enquête suisse sur la structure des salaires 1996" pag. 17, e
per la giurisprudenza, Pratique VSI 2000 pag. 85).
Al fine di applicare la giurisprudenza
federale, in modo corretto, nel Cantone Ticino (considerato che l'altro termine
di paragone per fissare il grado di invalidità è sostanzialmente il salario
conseguito nel nostro Cantone dall'assicurato prima dell'insorgenza del
danno alla salute), mi occorre sapere:
- possiamo
utilizzare il valore statistico medio (ad es. fr. 4294.-- nel 1996) così come è
anche per il Cantone Ticino? Per quale motivo?
- In caso di
risposta negativa:
Perché no? Quale
coefficiente di riduzione occorre applicare, al salario citato, per adattarlo
alla situazione del nostro Cantone?
(…)." (cfr. doc. V bis)
Il dottor __________ ha così
risposto in data 14 agosto 2000:
" (…)
Benché il campione dell'indagine svizzera sulla struttura dei salari sia
definito per poter disporre di risultati rappresentativi a livello nazionale, è
possibile ottenere anche una serie d'indicatori salariali per singole entità
regionali, beninteso nel rispetto dei criteri di validità e di qualità
statistiche ed evidentemente ad un livello di aggregazione superiore. I valori
dell'indagine sulla struttura dei salari del 1996 che Lei cita nella sua
lettera possono dunque essere utilizzati legittimamente, dal punto di vista
statistico, per il Cantone Ticino.
In allegato Le invio tre tabelle relative ai salari mediani per l'anno 1998
(ultimi risultati disponibili), ripartiti in base al sesso e al livello di
qualificazione richiesto dal posto occupato.
I valori specifici per il Cantone Ticino sono i seguenti:
- Nel 1998
(settore pubblico e settore privato), il salario lordo mediano per un uomo
esercitante attività semplici e ripetitive (livello 4) era di 3'813.-- franchi
al mese (cfr. tabella TA13).
- È ancora
possibile precisare che il 50% dei lavoratori dipendenti di questa stessa
categoria guadagnava fra 3060 e 4704 franchi. Considerando unicamente il
settore privato, il salario mediano (sempre per la stessa categoria di
lavoratore dipendente) era di 3'611 franchi (cfr. TA 14).
A titolo di confronto Le invio anche
la tabella TA1 relativa ai salari mediani della Svizzera (settore privato),
ripartiti stavolta per settore economico (…)." (cfr. doc. V bis)
Al fine di non discriminare
gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono notoriamente più
bassi rispetto alla media nazionale, visto che il reddito da non invalido è
quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati nel nostro
Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale ha quindi deciso che
nell'applicazione dei dati statistici occorre utilizzare la tabella che
riflette i salari versati nella nostra regione, sulla base della seguente
argomentazione:
" Se
si ignorasse questo aspetto, sostenendo per ipotesi che siccome la LAINF è una
legge federale occorre riferirsi ad un unico dato salariale statistico valido
per tutto il paese (ad esempio fr. 4628.-- nel 1998 per un uomo, cfr. TA1; DTF
124.
V 323; Pratique VSI 2000 pag. 85), si finirebbe per utilizzare dati
salariali irrealistici ed in definitiva giungere ad un risultato che non
garantisce l'uguaglianza di trattamento (cfr. DTF 126 V 36; DTF 126 V 48; STFA
del 22 maggio 2000 nella causa I. (I 312/99); DTF 126 I 76)."
Su questi
argomenti, cfr. D. Cattaneo, La promozione dell'autonomia …, in RDAT II-2003,
p. 618-621 e in L’autonomia del disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto
delle assicurazioni sociali e Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p.
124-128;
D. Cattaneo, "La contribution du Tribunal des assurance du Canton du
Tessin à la jurisprudence suisse en matière de securité sociale", in CGRSS
n° 33-2004, p. 19 seg. (28-33).
Nell’ambito
di una procedura ricorsuale dinanzi al TFA, conclusasi con uno stralcio dai
ruoli in seguito al ritiro del ricorso (cfr. STFA U 56/03 del 7 giugno 2006),
la Presidente della Corte federale, giudice Leuzinger, il 28 aprile 2006 aveva
informato le parti (e questo Tribunale) che, citiamo:
"
… la Corte plenaria del Tribunale federale delle
assicurazioni ha stabilito l’inapplicabilità dei valori regionali (Tabella
TA13) di cui all’inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS) – edita
dall’Ufficio federale di statistica – per la determinazione del reddito
ipotetico da invalido."
In una
sentenza U 75/03 del 12 ottobre 2006 (cfr. SVR 2007 UV n. 17 e SZS 2007, p.
64), il TFA ha, per la prima volta, esposto le motivazioni che hanno spinto la
Corte plenaria, il 10 novembre 2005, a prendere la decisione appena citata:
"
(...)
8.2
In primo
luogo si osserva che, per un'ovvia questione di parità di trattamento (art. 8
Cost.), un'applicazione della tabella TA13 al solo Cantone Ticino deve essere
esclusa se non si vuole creare un'inammissibile lex ticinensis. Analoghe
considerazioni di praticabilità, di parità di trattamento e di sicurezza
giuridica si oppongono quindi a un'applicazione alternativa delle tabelle
nazionali (TA1) e di quelle regionali (TA13) come pure a un'applicazione delle
prime ad alcune regioni e delle seconde alle rimanenti regioni.
8.3
Allo stesso modo,
un'applicazione generalizzata delle tabelle regionali TA13, al posto di quelle
nazionali TA1, pur potendo, da un lato, in alcuni casi effettivamente creare le
basi per una soluzione maggiormente vicina alla realtà economico-sociale
concreta, dall'altro lato creerebbe, a ben vedere, anche nuovi problemi dovuti
al fatto che all'interno delle medesime grandi regioni si registrano delle
differenze, non sempre trascurabili. Ad esempio, nonostante le due regioni
facciano parte della medesima grande regione "Mittelland", è notorio
che i salari esistenti nel Canton Berna non sono gli stessi di quelli del
Canton Giura. Allo stesso modo, per il Vallese occorrerebbe prendere in
considerazione i salari relativi alla regione lemanica. Ora, nell'una e
nell'altra ipotesi, l'applicazione dei valori regionali (TA13) al posto di
quelli nazionali (TA1) si dimostrerebbe maggiormente sfavorevole per questi
assicurati. Si pone quindi ugualmente la questione dell'assicurato che
lavora(va) in un Cantone appartenente a un'altra grande regione, ad esempio del
lavoratore giurassiano che lavora(va) nel Cantone di Basilea (città o
campagna). Ora, se si intendesse determinare il reddito da invalido sulla base
della tabella TA13, non si farebbe altro che spostare o restringere il cerchio
geografico nel quale si iscrive ogni determinazione di un reddito ipotetico
sulla base di valori statici. In questa maniera, però, si correrebbe pure il
rischio di offuscare oltremodo l'obbligo o l'esigibilità per l'assicurato di
ridurre il danno e di andare, se del caso e nei limiti ragionevoli, a cercare
un'attività al di fuori della sua regione abituale. Si creerebbero nuove
disparità nei confronti di assicurati che abitano a cavallo tra due o
addirittura tre grandi regioni o di chi abita in una di queste regioni e lavora
in un'altra.
8.4
A ciò si
aggiunge che nella sentenza pubblicata in DTF 129 V 472, questa stessa Corte ha
precisato che, laddove una tale operazione non fosse possibile sulla base di
rilevamenti salariali DPL, il reddito da invalido va di principio definito
sulla base dei dati statistici salariali ISS applicabili nell'insieme del
settore privato (DTF 129 V 484). Ora, anche siffatta considerazione si
opporrebbe a un'applicazione generalizzata delle tabelle regionali TA13,
concernenti il settore pubblico e privato.
8.5
Non può
pertanto ammettersi una regionalizzazione nella determinazione dell'invalidità
poiché una siffatta soluzione sarebbe incompatibile con il principio
costituzionale di parità di trattamento come pure con il rango costituzionale
delle assicurazioni invalidità e infortuni quali assicurazioni federali."
In
un’altra sentenza I 790/04 del 18 ottobre 2006, il TFA ha ancora rilevato:
"
Quanto alla questione della tabella applicabile
tra le varie riportate dall'ISS, il Tribunale federale delle assicurazioni ha
recentemente stabilito, con decisione della Corte plenaria del 10 novembre
2005, non potersi (più) fare capo ai dati statistici regionali desumibili dalla
tabella TA13, riferentesi ai salari in relazione alle grandi regioni (cfr. pure
la sentenza del 22 agosto 2006 in re K., I 424/05, consid. 3.2.3; v. inoltre la
sentenza 12 ottobre 2006 in re S., U 75/03). Il reddito ipotetico da invalido deve
di conseguenza essere valutato sulla base della tabella TA1 dell'ISS, concernente
i salari medi nazionali conseguibili nel settore privato. Alla luce di quanto
precede non vi è (più) spazio alcuno per ammettere una riduzione dei salari
statistici, quale quella operata dai primi giudici, che tenga conto,
ispirandosi ai salari corrisposti in un vicino cantone, che l'assicurato vive
in una regione economicamente meno forte. Anche sotto questo aspetto non può
pertanto trovare conferma la valutazione del tasso d'invalidità compiuta dalla
Corte di prime cure."
Alla luce di questa chiara giurisprudenza federale
(cfr., sul tema, L. Grisanti "Nuove regole per la valutazione
dell'invalidità" in RTiD II-2006, p. 311ss.), il reddito da
invalido deve dunque essere determinato applicando i valori nazionali (Tabella
TA1).
Spetta
semmai al Parlamento o al Consiglio federale intervenire su questo tema, se lo
riterranno opportuno.
Il 22
giugno 2007 il Consiglio nazionale ha accolto una mozione del 2 ottobre 2006
no. 06.3466 del Consigliere nazionale Meinrado Robbiani il quale chiede che il
"Consiglio federale proceda con sollecitudine ad ovviare a questa
distorsione, adeguando le disposizioni di applicazione della legge
sull'assicurazione invalidità".
Il nuovo
art. 28a cpv. 1 LAI introdotto nell’ambito della 5a revisione della LAI, approvata
dal popolo il 17 giugno 2007, dispone che sarà il Consiglio federale a definire
il reddito lavorativo determinante per la valutazione dell’invalidità.
Il 17 dicembre 2007 il Consigliere federale Pascal Couchepin,
rispondendo ad una domanda (07.5369) del Consigliere nazionale Meinrado
Robbiani ha preannunciato che "pour respecter les différences salariales
dans les diverses régions de Suisse, il est prévu d'opérer sur le salaire
ressortant de l'enquête sur la structure des salaires en Suisse une réduction
qui tienne compte des différenciations régionales. La mise en oeuvre de cette
règle est prévue pour le premier trimestre 2008 au moyen de circulaires de
l'Office fédéral des assurances sociales" e, invitato a precisare se
riteneva sufficiente una semplice circolare, ha sottolineato quanto segue:
"
Monsieur Robbiani, je ne suis pas en mesure de vous
affirmer avec toute l'autorité juridique nécessaire si oui non une circulaire
est suffisante. Mais ce que je vais faire, c'est demander à mes collaborateurs
si je dois moi-même signer la circulaire dans la mesure où, comme vous le
dites, il devrait y avoir une décision politique claire. On va vérifier le
point sur lequel vous attirez notre attention."
Questo Tribunale si limita a ricordare che, secondo la giurisprudenza,
il principio dell'uguaglianza di trattamento proibisce, citiamo: "de
faire, entre divers cas, des distinctions qu'aucun fait important ne
justifie", ma anche "de soumettre à un régime identique des
situations de fait qui présentent entre elles des différences importantes et de
nature à rendre nécessaire un traitement différent (cfr. DTF 129 I 3; DTF 127 V
454; Zbl 2005 p. 87ss. (89-90); A. Auer-G. Malinverni-M. Hottelier, "Droit
constitutionnel suisse", Vol. II, Stämpfli Editions SA, Berna 2006,
p. 484 n. 1030 e 499 n. 1061).
2.4.8
Per determinare il reddito ancora esigibile dall'assicurato,
l'assicuratore LAINF convenuto ha compiuto in sede amministrativa degli
accertamenti presso alcune aziende ticinesi. Dai medesimi risulta che nelle
attività leggere che l'assicurato sarebbe in grado di esercitare tenuto conto
dei postumi residuali che interessano l’arto superiore sinistro, e meglio
l’addetto al controllo della qualità presso la __________, l’addetto all’assemblaggio
di molle presso la __________, il magazziniere-carrellista presso il __________,
il bobinatore presso la __________ e, infine, il venditore di chiosco presso la
__________, i dipendenti di tali ditte percepivano in media, nel 2007, un
reddito annuo pari a fr. 38'658.60 (cfr. doc. 170).
D’altro canto, sempre in
conformità alla giurisprudenza suevocata, l'assicuratore infortuni ha fornito
informazioni sul numero globale dei posti di lavoro che entrano in linea di
conto alla luce degli impedimenti presentati dall'assicurato, sul salario
massimo e minimo, così come sul salario medio.
In
effetti, dalla tabella prodotta in allegato al doc. 170 si evince che sono 72 i
posti di lavoro che entrano in considerazione, che i salari minimo e massimo
ammontano, rispettivamente, a fr. 29’899 e a fr. 62'353, e infine che quello
medio è di fr. 45'188.
In
relazione all’esigenza di rappresentatività del reddito da invalido stabilito
in base alle DPL (cfr. DTF 129 V 472), il TCA osserva che il valore considerato
dall’assicuratore LAINF convenuto (fr. 38'658.60) è inferiore rispetto alla
media dei salari medi (fr. 45'188), ciò a tutto vantaggio dell’assicurato.
In
conclusione - assodato che i cinque posti di lavoro segnalati
dall’amministrazione rispettano le limitazioni funzionali descritte dal medico
di __________, in sostanza capacità di sollevare/trasportare limitata a pesi di
media-lieve entità e incapacità di ingaggiare il braccio sinistro in lavori da
svolgere sopra l’orizzontale -, il reddito da invalido è stato validamente
determinato in base alle DPL.
Esso
ammonta a fr. 38'658.60.
Decurtazioni
sul reddito da invalido stabilito in applicazione delle DPL non possono entrare
in linea di conto, considerato il sistema stesso su cui si fonda questa
modalità di fissazione del reddito (cfr. DTF 129 V 472, consid. 4.2.3).
Il grado
di invalidità del ricorrente - stabilito confrontando i fr. 38'658.60 al
reddito che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse intervenuto
l’infortunio, e cioè fr. 43'638.40 - è dell’11.41%, arrotondato all’11%
secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121, consid. 3.2. = SVR 2004 UV
Nr. 11 p. 41 (cfr. anche SVR 2004 UV Nr. 12 p. 44 in cui il TFA ha stabilito
che la giurisprudenza appena menzionata, secondo la quale il risultato
aritmeticamente esatto del grado di invalidità va arrotondato per eccesso o per
difetto alla prossima cifra espressa in percentuale intera secondo le regole
applicabili in matematica, è applicabile immediatamente, nel senso che essa si
estende a decisioni contestate che, dal punto di vista temporale, sono state
emanate prima della pubblicazione della sentenza in questione).
Visto
che, con la decisione su opposizione impugnata, l’CO 1 ha riconosciuto a RI 1 una
rendita di invalidità dell’11%, il suo ricorso deve essere respinto.
2.5
Diritto all’indennità
per menomazione all’integrità
2.5.1
Secondo
l'art. 24 cpv. 1 LAINF, l'assicurato ha diritto ad un'equa indennità se, in
seguito all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole
all'integrità fisica o mentale.
Tale
indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.
Essa non
deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca
dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.
Il
Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo
dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).
2.5.2
L'art. 36
cpv. 1 OAINF definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta
l'art. 24 LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se verosimilmente
sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità ed importante se
l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.
In questa
valutazione dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche
dalle circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza,
infatti, la gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di
accertamenti medici senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto
morale secondo il diritto privato, le eventuali particolarità dell'assicurato
(cfr. RAMI 2000 U 362, p. 42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p.
438).
La parte
della riparazione del torto morale contemplata dagli
artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del
danno (segnatamente il pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne
sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 121).
2.5.3
Giusta l'art.
36.
cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute
nell'Allegato 3 dell'OAINF.
Una
tabella elenca una serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di
indennizzo, corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del
guadagno assicurato.
Questa
tabella - riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco esaustivo
(cfr. RAMI 2000 U 362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a; RAMI 1988
U 48
p. 235 consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma
valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).
Le
menomazioni extra-tabellari sono indennizzate secondo i tassi previsti
tabellarmente per menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2
dell'allegato).
La
perdita totale dell'uso di un organo è equiparata alla perdita dell'organo
stesso. In caso di perdita parziale l'indennità sarà corrispondentemente
ridotta; tuttavia nessuna indennità verrà versata se la menomazione
dell'integrità risulta inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).
Se più
menomazioni all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36.
cpv. 3 1a frase OAINF).
Si prende
in considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della
menomazione dell'integrità. E' possibile effettuare revisioni solo in casi
eccezionali, ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile
(art. 36 cpv. 4 OAINF).
Peggioramenti
non prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.
Nel caso
in cui un pregiudizio alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi
originaria, la revisione dell'indennità per
menomazione
è, di principio, esclusa. Per contro, l'indennità dev'essere di nuovo valutata,
quando il danno è peggiorato in una misura maggiore rispetto a quanto
pronosticato (cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308ss. consid. 4b e dottrina ivi
menzionata).
2.5.4
L’CO 1 ha
allestito una serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano
quella dell'ordinanza.
Semplici
direttive di natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non
vincolano il giudice (cfr. STFA del 22 agosto 2000 nella causa C., I 102/00;
DTF 125 V 377 consid. 1c; STFA del 7 dicembre 1988 nella causa P.; RAMI 1989 U
71,
p. 221ss.).
Tuttavia,
nella misura in cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire
la parità di trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con
l'annesso 3 all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF
116.
V 157, consid. 3a).
2.5.5
Nel caso di
specie, l’assicuratore LAINF resistente, sentito il parere del dott. __________,
ha riconosciuto all’assicurato un’IMI del 20% (cfr. doc. 295, p. 5).
Questa,
in effetti, la valutazione che il medico di __________ ha espresso in occasione
della visita medica di chiusura del 21 giugno 2005:
"
REFERTO
Come esiti importanti e durevoli vi è una
riduzione della mobilità della spalla con importanti dolori sia a riposo sia al
carico paragonabili con una omartrosi di entità da medio a grave, consideriamo la
mobilità massima in abduzione fino a 70° e in flessione fino a 70° secondo le
valutazioni effettuate alla Clinica __________.
VALUTAZIONE
IMI 20%
GIUSTIFICAZIONE
La tabella 5.2 da un massimo del 25% per
un’omartrosi di grave entità, non si tratta proprio di una grave entità per cui
riduciamo al 20%, anche considerando la mobilità della spalla sinistra secondo
la tabella 1.2 la spalla non è mobile fino all’orizzontale ma non è neanche
fissa in abduzione, per cui mediamente si dovrebbe comunque concedere un’IMI
del 20%.”
(doc. 87)
Il dott. __________
ha confermato questo suo apprezzamento in occasione della visita di controllo
del 7 maggio 2007 (doc. 159, p. 4).
Questa
Corte, chiamata a pronunciarsi su una questione di carattere medico,
attentamente vagliata la documentazione presente all’inserto, ritiene di non
avere valide ragioni per scostarsi dall’apprezzamento del medico dell’CO 1,
considerato anche che, per costante giurisprudenza, in un procedimento
assicurativo sociale, l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della
controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa
è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr.
RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003,
consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.).
L’insorgente
ha sì chiesto il riconoscimento di un’IMI del 30%, tuttavia egli non ha fornito
alcun argomento medico-scientifico a sostegno di questa sua pretesa.
Abbondanzialmente, si fa
comunque rilevare, a titolo di esempio, che un’indennità del 30% viene
corrisposta in caso di spalla completamente bloccata in abduzione (cfr. Tabella
1.
edita dalla Divisione di medicina assicurativa dell’CO 1), ciò che non è il
caso per l’assicurato, sempre tenuto conto dello stato oggettivabile
della sua spalla sinistra.
Determinante
per stabilire l’IMI è l’ammontare massimo del guadagno assicurato all’epoca
dell’infortunio (cfr. allegato 3 all’OAINF, nonché J.-M. Frésard/M.
Moser-Szeless, L’assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Vol. XIV, 2ème éd.,
Basilea, Ginevra, Monaco 2007, p. 918 no 241 e Ghélew, Ramelet, Ritter, op.
cit., p. 123).
Ora, l’ammontare massimo del guadagno assicurato è fissato dal Consiglio federale
nell’OAINF (cfr. art. 22 cpv. 1 OAINF; nel 2004 esso ammontava a fr. 106'800),
di modo che appare decisamente fuori luogo la richiesta ricorsuale di
determinare il dato in questione “… in base alla formazione
scolastico-professionale dell’assicurato.” (doc. I, p. 8).
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso
è respinto.
2. Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella
impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o
del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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