35.2007.35
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20 giugno 2007Italiano32 min
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Numero d'incarto:
35.2007.35
Data decisione, Autorità:
20.06.2007, TCA
Titolo:
Riduzione prestazioni 50%: l'assicurato ha provocato la rissa a cui ha partecipato attivamente e da cui è scaturito l'infortunio subito. L'assicurato poteva e doveva rendersi conto del rischio che potesse effettivamente scoppiare una rissa o una baruffa.
INFORTUNIO NON PROFESSIONALE
RIDUZIONE DELLA PRESTAZIONE
RISSA
art. 1 cpv. 1 LAINF
art. 39 LAINF
art. 49 OAINF
Raccomandata
Incarto n.
35.2007.35
DC/sc
Lugano
20 giugno 2007
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
statuendo sul ricorso del 9 marzo 2007 di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 6
febbraio 2007 emanata da
CO 1
in materia di assicurazione contro gli
infortuni
ritenuto, in
fatto
1.1. Con
decisione su opposizione del 6 febbraio 2007 la CO 1 ha confermato la decisione
del 28 agosto 2006 (cfr. Doc. 132) con la quale, sulla base degli art. 39 LAINF
e 49 cpv. 2 OAINF, ha ridotto del 50 % le prestazioni in contanti spettanti a RI
1, a seguito di un evento accaduto il 28 luglio 2002.
L'amministrazione
si è in particolare così espressa:
"
(...)
Tenuto conto della documentazione citata, in
particolare delle dichiarazioni rilasciate delle parti e dei testimoni della
vicenda, risulta dimostrato secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante, che in occasione dell'evento del 28.07.02 presso l'__________ di
__________, l'assicurato, senza ulteriore motivo che quello di segnalare il
proprio personale disappunto nei confronti della condotta di vita della sua exconvivente,
è entrato nel bar del locale in cui la coppia mangiava, si è avvicinato al loro
tavolo ed ha quindi rimarcato (con tono evidentemente poco amichevole) nei
confronti di __________ "che i soldi finiscono" e nei confronti del __________
"che per quanto riguarda la droga se la sarebbe vista con lui".
Già solo con questo atteggiamento inutilmente
provocatorio e offensivo (in particolare per quello che riguarda l'addebito
relativo al consumo e/o spaccio di "droga") manifestato in pubblico,
l'assicurato ha dimostrato di prendere in considerazione il rischio di
creare una situazione nella quale si possa giungere alle vie di fatto. Ciò a
prescindere da eventuali ingiurie o insulti formulate poi concretamente nei
confronti della coppia. Tale conclusione vale a maggior ragione, se si tiene
conto delle relazioni interpersonali tra le parti, già altamente compromesse
prima dell'evento stesso. Infine non va dimenticato come tra i due contraenti
già in (almeno) una precedente occasione la disputa era culminata in "vie
di fatto" che hanno richiesto l'intervento della polizia.
La tesi appena espressa viene suffragata anche
dalle stesse dichiarazioni dell'assicurato, il quale per propria ammissione ha
interpretato il "cenno" del __________ di avvicinarsi al tavolo come
l'avvisaglia dell'inizio di una lite ("Ho immaginato che voleva iniziare
una lite all'interno del bar..."; verbale d'interrogatorio del 07.10.02,
p. 2). Tale "interpretazione" si spiega (solo) nel contesto citato.
Resta da aggiungere, che in considerazione delle
dichiarazioni rilasciate dai presenti, in particolare dallo stesso assicurato e
dal testimone __________, non risulta provato nemmeno un atteggiamento
puramente passivo dell'interessato nel corso della seguente colluttazione: lo
stesso RI 1 dichiara infatti: "...poco dopo siamo venuti alle mani.
Ci siamo avvinghiati e siamo caduti per terra, io ero sotto: non sono
riuscito a colpirlo coi pugni o altro mi trovavo chiaramente in posizione
sottomessa. Lui ne approfittata per colpirmi al volto e al corpo (...). Dopo la
zuffa ci siamo pure insultati" (vedi verbale d'interrogatorio del
07.10.02, p. 2). Anche il testimone __________ ha del resto confermato il
15.03.03 di aver visto i due contraenti che dopo essere usciti "...si
picchiavano" (vedi sentenza della Camera dei ricorsi penali del Tribunale
d'appello del 10.01.06, consid. 2.1, p. 6-7).
In sostanza risulta quindi dimostrata, secondo il
criterio richiesto nell'ambito delle assicurazioni sociali, una partecipazione
da parte dell'assicurato ad una "rissa o baruffa" ai sensi dell'art.
49 cpv. 2 lett. a OAINF in occasione dell'evento del 28.07.02. Ai sensi della
menzionata norma infatti l'assicurato ha partecipato alla rissa del 28.07.02
sia come parte attiva (anche se soccombente) dello scambio di colpi, che in
qualità di parte coinvolta in una baruffa, che ha preso parte in precedenza
alle discussioni o allo scambio di parole implicanti il rischio accresciuto che
si possa giungere alle vie di fatto.
Visto l'esito della vertenza, non risulta
necessario chiarire ulteriormente, se l'evento del 28.07.02 rappresenta anche
un pericolo "cui l'assicurato si espone provocando altrui
violentemente" (art. 49 cpv. 2 lett. b OAINF) oppure se sono dati gli
estremi per ammettere una "negligenza grave" ai sensi dell'art. 37
cpv. 2 LAINE
A titolo conclusivo va ribadito che la presente
decisione, proprio in considerazione delle già menzionate diverse premesse
legali vigenti nell'ambito penale e delle assicurazioni sociali (vedi Sentenza
TFA U 97/05 del 17.11.06, consid. 5.1 ss.), non contrasta con le decisioni
delle autorità competenti nell'ambito penale, le quali non hanno potuto
apparentemente ravvisare alcuna infrazione o responsabilità penale da parte
dell'assicurato. Per lo stesso motivo, del resto, non risulta decisivo nel caso
concreto neanche il fatto che __________ sia infine - dopo due precedenti
decreti di "non luogo a procedere" contestati dall'opponente (vedi
consid. b - d della Sentenza della Camera dei ricorsi penali del Tribunale
d'appello del 10.01.06) - stato condannato ad una multa di CHF 400.-- in
relazione ai fatti oggetto della presente vertenza. (...)" (Doc. A)
1.2. Contro
questa decisione l'assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA.
Il suo patrocinatore chiede che vengano riconosciute le prestazioni in
contanti, senza alcuna riduzione e rileva:
"
(...)
È pacifico che il ricorrente è stato vittima di
un'aggressione sfociata in una condanna penale a carico del Signor __________.
Quest'ultimo, si legge nella relativa sentenza
dell'Autorità penale del 15 marzo 2006 cresciuta in giudicato (cfr. DA
1089/2006), è stato infatti ritenuto colpevole di lesioni semplici per avere in
data 28 luglio 2002 all'esterno dell'Albergo __________ di __________ dapprima
colpito con uno schiaffo, in seguito spintonato con la conseguenza di farlo
cadere a terra e successivamente colpito con dei pugni
RI 1.
È altrettanto chiaro che in siffatta sentenza (e
in alcun'altra) al cospetto del Signor RI 1 non si è potuto ravvisare, per
ineluttabile mancanza di riscontri oggettivi, alcuna infrazione e/o
responsabilità e conseguentemente alcuna sua provocazione, segnatamente
partecipazione ad una rissa o baruffa (che richiede dal profilo penale
l'intervento non solo di due ma di più persone, ndr.), vie di fatto, minacce,
ingiurie, calunnia, o qualsivoglia altro reato lesivo della personalità o
integrità fisica dell'aggressore.
Non sussiste in altri termini alcuna provocazione
da parte del ricorrente, né di fatto né tantomeno provata, atta a corroborare
la tesi della controparte.
(...)
2. Oltretutto, fino a prova del contrario e per quanto di conoscenza
del ricorrente, il Signor __________ non può neppure essere considerato persona
più pericolosa di altre o addirittura straordinariamente pericolosa per
l'integrità altrui.
Nel presente caso
non v'è pertanto alcun atto temerario ai sensi di legge (art. 39 LAINF e 49
cpv. 2 OAINF), tanto meno accertato in una sentenza giudiziaria definitiva
(civile o penale) e neppure alcuna provocazione comprovatamente rilevante ai fini
della mancata attribuzione dell'indennità integrale.
Avvallare la tesi di
controparte significa abbassare oltremodo la soglia degli eventi temerari da
quelli comunemente riscontrabili nella vita di tutti i giorni, ove è frequente
assistere a diverbi e scambi di vedute, sia in luoghi pubblici sia altrove. A
sentire le motivazioni della controparte ogni persona che la pensi diversamente
da un'altra deve quindi, nel corso della discussione e anche dopo questa (come
nel presente caso visto che il ricorrente si era già
allontanato, dimostrando il suo
disinteresse a continuare il dialogo), prendere in
considerazione l'eventualità di essere aggredita e subire gravi danni alla
salute e all'integrità fisica.
Ciò è inammissibile. Quantunque si possa ritenere esservi
dello scadimento e del degrado nella nostra società, sarebbe grave giustificare
simili aggressioni, mandandole esenti dal pieno risarcimento delle lesioni
arrecate alle vittime.
Per i motivi dianzi
addotti, si postula il pieno versamento delle indennità LAINF a beneficio del
Signor RI 1." (Doc. I)
1.3. Nella sua
risposta del 28 marzo 2007 la CO 1 propone di respingere il ricorso e osserva:
"
(...)
Nel suo ricorso del 09.03.07 (all. 37) il
ricorrente sostiene, in sostanza, che avallare la tesi della controparte
significherebbe "abbassare oltremodo la soglia degli eventi temerari da
quelli comunemente riscontrabili nella vita di tutti giorni". Viene
inoltre sottolineato il fatto che il ricorrente al momento dei fatti "si
era già allontanato, dimostrando il suo disinteresse a continuare il
dialogo". A mente del ricorrente, la decisione della parte convenuta di
ridurre le prestazioni di indennità giornaliera implicherebbe una inammissibile
"giustificazione dell'aggressione" mandando la stessa "esente
dal pieno risarcimento delle lesioni arrecate alla
vittima". In proposito va segnalato quanto segue:
La fattispecie documentata agli atti (cfr.
consid. 2.4 e 2.5 della decisione su opposizione e ali. P27 - P30) è ben lungi
dal rappresentare una situazione come quella descritta e sostenuta dal
ricorrente. Palesemente non siamo infatti confrontati, nel caso concreto, con
un comune e casuale "diverbio o scambio di vedute riscontrabile nella vita
di tutti i giorni". Nel presente contesto, e con riferimento ai fatti del
28.07.02 e agli eventi che hanno preceduto la rissa all'__________ di __________,
appare fuori luogo anche parlare di una "discussione" tra le parti e
di un allontanamento del ricorrente a dimostrazione del proprio disinteresse a
continuare il "dialogo". Gli atti e le dichiarazioni delle parti
confermano infatti in modo chiaro e inequivocabile, non solo i pessimi rapporti
sussistenti da mesi tra i partecipanti alla rissa, RI 1 e __________. Essi
documentano un vero e proprio "perseguimento" e continui
"pedinamenti" da parte del ricorrente nei confronti della sua ex
compagna, __________. Nota è inoltre anche (almeno) una precedente
colluttazione tra i due contraenti (vedi a riguardo, all. P27).
Gli atti della procedura penale e le
dichiarazioni rilasciate dai presenti permettono inoltre di concludere che
all'origine della rissa del 28.07.02 vi è stata una palese e immotivata
provocazione (se non anche delle ingiurie, minacce o insulti) da parte del
ricorrente nei confronti di __________ e __________ (ali. P27, P29 e P30). In
tali circostanze non appare convincente e condivisibile la tesi ricorsuale,
secondo la quale l'allontanamento del ricorrente andrebbe considerato come la
dimostrazione di un "disinteresse a continuare il dialogo". L'atteggiamento
citato non può venire considerato, nel presente contesto, neppure come un atto
che pone fine ad una fase antecedente la rissa o zuffa. Sussiste infatti un
chiaro legame causale e temporale tra la "provocazione" del
ricorrente e la seguente lite e baruffa, nell'ambito della quale lo stesso è
poi stato ferito. Una lite o baruffa può del resto venire considerata conclusa,
dal profilo giuridico, solo quando tutti i partecipanti hanno desistito in modo
riconoscibile per tutti da azioni litigiose, a parole o per fatti, in modo da
escludere la ripresa delle ostilità alla prima occasione (Sentenza TFA U 325/05
del 05.01.06, consid. 1.2 e
1.3). Ciò non è il caso quando, come nel caso in oggetto, immediatamente dopo
una provocazione o un diverbio a parole segue uno scambio di colpi o una zuffa.
Infine va nuovamente sottolineato anche in questa
sede (vedi a riguardo consid. 2.5 della decisione su opposizione), che viste le
dichiarazioni rilasciate dai presenti, in particolare dallo stesso assicurato e
dal testimone __________, non risulta provato nemmeno un atteggiamento
puramente passivo dell'interessato nel corso della colluttazione (all. P27 e P30). In diritto va aggiunto, che
il TFA, come già segnalato nella decisione su opposizione, ha precisato nella
Sentenza TFA U 360/04 del 03.03.05, consid, 1.1, che una "rissa o
baruffa" ai sensi della disposizione menzionata, applicabile nell'ambito
LAINF, richiede, contrariamente alla norma penale e alla tesi postulata dal
ricorrente (vedi cfr. B.1 del ricorso), la presenza di due soli contraenti.
Tale premessa è chiaramente adempiuta nel caso concreto.
Per quello che concerne, infine, la presunta
"giustificazione dell'aggressione" e il mancato "risarcimento
totale del danno dovuto alle lesioni subite dalla vittima" va rammentato
il contesto specifico della presente vertenza: nel caso concreto la parte
convenuta non interviene in qualità di assicuratore responsabilità civile del
signor __________. Essa non deve pertanto "rispondere", direttamente
o indirettamente, per gli atti illeciti di quest'ultimo. Nella misura in cui si
censura il mancato "risarcimento del danno" subito, va fatto presente
che il ricorrente può far valere i propri interessi direttamente contro il
responsabile del danno sulla scorta del diritto civile (art. 41 ss. CO).
La decisione dell'assicuratore LAINF di ridurre
le prestazioni in denaro, non implica nemmeno una "giustificazione"
dell'aggressione: in primo luogo va precisato che tale aspetto già di principio
non è di competenza della parte convenuta. Tale quesito va chiarito, se del
caso, in sede penale e/o civile, cosa che in parte è già avvenuta (all. P28 - P31). Nella presente causa si
tratta infatti "unicamente" di stabilire se sono date le premesse
legali per ridurre le prestazioni di indennità giornaliera secondo la LAINF per
un infortunio non
professionale. Lo scopo perseguito dalle norme di diritto sociale applicate
nella fattispecie (art. 39 LAINF e 49 OAINF) è di carattere prevalentemente o
esclusivamente "preventivo". Non si tratta in ogni caso di una
sanzione di natura "punitiva". Le disposizioni citate sono inoltre il
risultato di una decisione normativa che prende in considerazione due interessi
contrapposti: se da un lato vi è, infatti, il legittimo e giustificato
interesse dell'assicurato a che le conseguenze finanziarie di un rischio (nel
caso concreto: infortunio) vengano assunte dalla comunità degli assicurati
risp. dalla collettività (principio dell'assicurazione sociale), non va
dimenticato, dall'altro, che anche la solidarietà collettiva ha dei limiti. In
particolare va rilevato che anche una comunità sociale deve poter richiedere
dal singolo un comportamento responsabile. Il limite della
responsabilità solidale viene superato nel caso in cui un comportamento
"irresponsabile" del singolo è tale da implicare, oggettivamente, un
rischio accresciuto o fuori dal comune, che un evento lesivo o dannoso si
manifesti. Comportamenti di questo tipo, implicanti un elevato rischio di
danno, sono oggetto delle norme applicate nel caso specifico ("pericoli straordinari"
e "atti temerari"). Tali rischi "vanno situati al di fuori della
cerchia dei rischi a carico della comunità solidale". Si tratta, infatti,
di comportamenti "non solidali" ascrivibili alla sfera della responsabilità
individuale e non di "pericoli comuni" di competenza della
responsabilità collettiva (vedi a riguardo: A. Rumo-Jungo, Die Leistungskürzung
oder -verweigerung gemäss Art. 37-39 UVG, Diss. Friborgo 1993, p. 341-344).
Proprio per questo motivo la parte convenuta
ritiene giustificata la decisione di ridurre le prestazioni di indennità
giornaliera a seguito dell'evento in oggetto: la lite del 28.07.02 e
l'inabilità lavorativa del ricorrente che ne è conseguita sono infatti
direttamente riconducibili a un comportamento "non solidale" e
"irresponsabile" dell'assicurato, implicante un rischio accresciuto
di infortunio. In sostanza siamo quindi confrontati con la manifestazione di un
rischio che non rientra più nella cerchia dei pericoli coperti della
responsabilità collettiva, bensì che è ascrivibile ad un atto "irresponsabile"
individuale."
(Doc. III)
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio
2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H
212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10
ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999
nella causa C., I 623/98).
Nel
merito
2.2. L'art. 21
della Legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA),
ai primi tre capoversi, prevede che:
"
1Se
l'assicurato ha provocato o aggravato l'evento assicurato intenzionalmente o
commettendo intenzionalmente un crime o un delitto, le prestazioni pecunarie
possono essergli temporaneamente o definitivamente ridotte oppure, in casi
particolarmente gravi, rifiutate.
2Le
prestazioni pecuniarie dovute ai congiunti o ai superstiti dell'assicurato sono
ridotte o rifiutate solo se essi hanno provocato l'evento assicurato
intenzionalmente o commettendo un crimine o un delitto.
3Sempre che
assicurazioni sociali con carattere di indennità per perdita di guadagno non
prevedano prestazioni pecuniarie per congiunti, può essere ridotta al massimo
la metà delle prestazioni pecuniarie di cui al capoverso 1. Per l'altra metà è
fatta salva la riduzione di cui al capoverso 2."
Secondo
l'art. 1 cpv. 1 LAINF, le disposizioni della LPGA "sono applicabili
all'assicurazione contro gli infortuni, sempre che la presente legge non
preveda espressamente una deroga alla LPGA".
All'art.
39 LAINF il legislatore ha dato mandato al Consiglio federale di designare i
pericoli straordinari e gli atti temerari motivanti, in deroga all'art. 21 cpv.
1-3 LPGA, il rifiuto di tutte le prestazioni o la riduzione delle prestazioni
in contanti in materia di assicurazione contro gli infortuni non professionali.
Fatti
I
pericoli straordinari sono stati definiti, in modo esaustivo, dall'art. 49
OAINF, che ne ha introdotto due categorie: la prima (cpv. 1) che comporta il
rifiuto di qualsiasi prestazione e la seconda (cpv. 2) che implica, invece, la
loro riduzione.
Sono, in
virtù dell'art. 49 cpv. 1 OAINF, rifiutate qualsiasi prestazioni in caso
d'infortuni non professionali occorsi durante il servizio militare all'estero
(lett. a) o durante la partecipazione ad atti di guerra o di banditismo (lett.
b).
Il cpv. 2
dell'art. 49 OAINF prevede, da parte sua, la riduzione di almeno la metà delle
prestazioni in contanti in caso di infortuni non professionali occorsi nelle
circostanze seguenti:
a.
partecipazione a risse e baruffe, salvo che l'assicurato sia stato ferito dai
litiganti pur non prendendovi parte oppure soccorrendo una persona indifesa;
b.
pericoli cui l'assicurato si espone provocando altrui violentemente;
c. partecipazioni
a disordini.
2.3. Per rissa o
baruffa bisogna intendere una disputa accompagnata da vie di fatto e
circoscritta nel tempo e nello spazio (DTF 104 II 283 consid. 3a; STFA del 10
marzo 2000 nella causa C., U 361/98, consid. 2b).
Si tratta
dunque di una definizione più estensiva di quella dell'art. 133 CPS, la quale
esige la partecipazione di almeno tre persone (DTF 106 IV 250, consid. 3, DTF
107 V 235; RAMI 1991 U 210, p. 90 consid. 3c; STFA del 9 ottobre 2001 nella
causa G., U 11/01, consid. l c; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 151 ss.
).
Vi è partecipazione a
rissa o a baruffa non soltanto quando l'interessato partecipa ad atti di
violenza veri e propri, ma già quando esso si è lasciato coinvolgere
nell'alterco verbale che li ha eventualmente preceduti e che, considerato
globalmente, racchiudeva in sé il rischio di degenerare in vie di fatto.
Colui che partecipa ad una disputa prima che comincino gli atti di violenza
propriamente detti entra, ipso facto, in una "zona di pericolo" non
coperta dall'assicurazione contro gli infortuni (DTF 107 V 234ss, consid. 2a;
STFA del 10 marzo 2000 succitata). Poco importa il motivo per cui l'assicurato
ha preso parte alla rissa, chi ha dato avvio alla violenza oppure se
l'assicurato ha dato o soltanto ricevuto delle percosse (Ghélew, Ramelet,
Ritter, op. cit, p. 152/153; A. Rumo-Jungo, Die Leistungskürzung oder -
verweigerung gemäss art. 37-39 UVG, Tesi Friborgo 1993, p. 270).
Decisiva
è unicamente la circostanza che l'assicurato poteva e doveva rendersi conto del
rischio che potesse effettivamente scoppiare una rissa o una baruffa (RAMI
1991 U 120, p. 85).
È da un
punto di vista oggettivo, che deve essere valutato su quali reazioni
dell'avversario l'assicurato doveva ragionevolmente contare (cfr. A.
Rumo-Jungo, op. cit., p. 264).
Un
assicurato ha diritto alla totalità delle prestazioni soltanto nella misura in
cui viene stabilito che egli è stato coinvolto dai partecipanti senza avere, in
precedenza, giocato alcun ruolo nella lite che li opponeva.
Nessuna
riduzione sarà, comunque, ammessa nel caso di un assicurato che, volendo
difendere una persona indifesa vittima di atti di violenza, viene ferito dagli
assalitori (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 152).
A
proposito dell'art. 49 cpv. 2 OAINF J.M. Frésard / M.
Moser-Szeless ("L'assurance accidents obligatoire" in SBVR. Soziale
Sicherheit. 2a edizione. Ed. Helbing & Lichtenhahn, Basilea,
Ginevra, Monaco 2007 pag. 937) sottolineano che:
"
La notion de participation è un rixe ou à
une bagarre est plus large que celle de l'art. 133 CP. Pour admettre
l'existence d'une telle participation, il suffit que l'assuré entre dans la
zone de danger, notamment en participant à un dispute. Peu importe que l'assuré
ait effectivement pris part activement aux faits ou qu'il ait ou non commis une
faute: il faut au moins qu'il se soit rendu compte ou ait pu se rendre compte
du danger. Le fait que la responsabilité de l'assuré est diminuée en raison
d'un état d'ébriété n'exclut pas l'application de l'art. 49 al. 2 OLAA. Cette circonstance
peut toutefois être prise en compte comme facteur atténuant pour fixer le taux
de la réduction: celui-ci reste de toute façon de 50% au moins. (ATF 132 V 27
consid. 1.2, non publié, à propos d'une dispute qui dégénère et se termine par
une chute d'un balcon)
La grave provocation peut consister en des
paroles, des gestes cou encore des actes. Il est en outre nécessaire que, selon
l'expérience générale de la vie, elle soit propre à entraîner une réaction de
violence. Elle implique en outre une certaine immédiateté dans la réaction
provoquée. (RAMA 1996 n° U 255, p. 211; un délai de deux mois ne satisfait plus
à l'exigence d'immédiateté)."
2.4. La riduzione delle prestazioni ai sensi dell'art. 49 cpv. 2
lett. a OAINF presuppone che fra il comportamento dell'assicurato, qualificato
quale partecipazione a rissa o baruffa, e il danno alla salute sopravvenuto,
esista un nesso di causalità.
Per
valutare l'esistenza di questa relazione di causalità, bisogna stabilire
retroattivamente, partendo dal risultato che si è prodotto, se ed in quale
misura il comportamento dell'assicurato appaia una causa essenziale
dell'infortunio (SVR 1995 UV 29, p. 85).
A questo
proposito, le diverse fasi di una rissa formano un tutt'uno e non possono
essere considerate l'una indipendentemente dall'altra (STFA 1964, p. 75; STFA
del 10 marzo 2000 succitata, consid. 2c).
In una
sentenza U 325/05 del 5 gennaio 2006 il TFA ha in particolare ricordato che:
"
Nach der Rechtsprechung ist der Tatbestand des
Art. 49 Abs. 2 lit. a UVV nicht nur bei der Teilnahme an einer eigentlichen
tätlichen Auseinandersetzung gegeben. Eine Beteiligung ist jedes Verhalten, das
objektiv gesehen bereits das Risiko einschliesst, in Tätlichkeiten überzugehen
oder solche nach sich zu ziehen. Nicht notwendig ist, dass der Versicherte
selbst tätlich geworden ist. Unerheblich ist auch, aus welchen Motiven er sich
beteiligt hat, wer mit einem Wortwechsel oder Tätlichkeiten begonnen hat und
welche Wendung die Ereignisse in der Folge genommen haben.
Entscheidend ist allein, ob die versicherte
Person die Gefahr einer tätlichen Auseinandersetzung erkannt hat oder erkennen
musste (RKUV 2005 Nr. U 553 S. 311 [U 360/04], 1991 Nr.
U 120 S. 89 Erw. 3b mit Hinweisen). Der Tatbestand der
Beteiligung an Raufereien oder Schlägereien im Sinne von Art. 49 Abs. 2 lit. a
UVV ist weiter gefasst als der Straftatbestand der Beteiligung an einem
Raufhandel gemäss Art. 133 StGB (RKUV 1991 Nr. U 120 S.
90 Erw. 3c mit
Hinweis; vgl. auch BGE 107 V 235 Erw.
2a).
1.2 Eine Leistungskürzung nach Art. 49 Abs. 2
lit. a UVV setzt voraus, dass zwischen dem als Beteiligung an einer Rauferei
oder Schlägerei zu qualifizierenden Verhalten und dem Unfall ein natürlicher
und adäquater Kausalzusammenhang besteht (SVR 1995 UV Nr. 29 S. 86 Erw. 2d mit
Hinweisen).
Die Beurteilung der Adäquanz im Besonderen hat
retrospektiv zu erfolgen. Es ist zu fragen, ob und inwiefern die objektiv unter
Art. 49 Abs. 2 lit. a UVV fallende Handlung als eine wesentliche Ursache des
Unfalles erscheint. Dies ist dann zu bejahen, wenn die spezifischen Gefahren
des allenfalls zu sanktionierenden Verhaltens des Versicherten sich beim
Unfallereignis konkret ausgewirkt haben und nach der allgemeinen
Lebenserfahrung und dem gewöhnlichen Lauf der Dinge geeignet sind, einen Unfall
von der Art des eingetretenen herbeizuführen. Dabei ist auch ein gewisser
zeitlicher Konnex
notwendig (RKUV 1995 Nr. U 214 S. 88 Erw. 6a;
Alexandra Rumo-Jungo, Die Leistungskürzung oder -verweigerung gemäss Art. 37-39
UVG, Diss. Freiburg 1993, S. 278 ff.).
Diese Grundsätze gelten auch, wenn die Handlung,
welche zur Kürzung oder Verweigerung der Leistungen führt, lediglich eine
Teilursache des Unfalles im Sinne des natürlichen Kausalzusammenhanges ist
(RKUV a.a.O.). Zu denken ist
hier im Besonderen an Fälle, in welchen die
versicherte Person im Zeitpunkt der objektiv unter Art. 49 Abs. 2 lit. a UVV fallenden
Handlung in einem angetrunkenen Zustand war. Hier gilt, dass eine
alkoholbedingt verminderte Zurechnungsfähigkeit oder sogar
Zurechnungsunfähigkeit nur ganz ausnahmsweise anzunehmen ist (vgl. BGE 107 IV 5 Erw. 1a; vgl. auch Alexandra Rumo-Jungo,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, 3. Aufl.,
S. 228 unten). Eine wegen Alkoholkonsums verminderte Zurechnungsfähigkeit
schliesst sodann die Anwendung des grundsätzlich verschuldensunabhängig
konzipierten Tatbestandes der Beteiligung an Raufereien oder Schlägereien im
Sinne von Art. 49 Abs. 2 lit. a UVV nicht aus (in diesem Sinne auch Rumo-Jungo
[Rechtsprechung ...] a.a.O.). Eine verminderte Zurechnungsfähigkeit kann nur,
aber immerhin bei der Bemessung der Kürzung, welche mindestens 50 % beträgt,
berücksichtigt werden.
1.3 Im Weitern kann der Tatbestand der
Beteiligung an einer Rauferei oder Schlägerei im Sinne von Art. 49 Abs. 2 lit.
a UVV zeitlich nicht als beendet gelten, solange nicht alle daran Beteiligten
klar erkennbar mit dem verbal oder handgreiflich ausgefochtenen Streit
aufgehört haben und nicht mit einer Fortsetzung bei nächster Gelegenheit
gerechnet werden muss (vgl. EVGE 1964 S. 74 ff. Erw. 2). Sodann wohnt jeder
tätlichen Auseinandersetzung das Risiko inne, verletzt zu werden. In diesem
Zusammenhang kann nicht gesagt werden, es
entspreche nicht dem gewöhnlichen Lauf der Dinge
und der allgemeinen Lebenserfahrung, dass ein bereits verletzter oder sogar
wehrloser Beteiligter (vgl. zu diesem Begriff RKUV 1991 Nr. U 120 S. 92 Erw.
5b) weiter geschlagen und ihm nachgesetzt wird. Ebenso ist nur natürlich und
nachvollziehbar, wenn in einer solchen Situation zu entkommen versucht wird, um
weitere, allenfalls sogar tödliche Verletzungen zu verhindern. Trotzdem muss
bei Verwirklichung
einer damit verbundenen, voraussehbaren
Unfallgefahr die vorausgehende Auseinandersetzung als eine hiefür adäquate
Ursache betrachtet werden (RKUV 1996 Nr. U 250 S. 181 und das in Erw. 3b dieses
Entscheids erwähnte nicht veröffentlichte Urteil F. vom 2. August 1978 [U
42/77] e contrario)."
In un'altra sentenza U
360/04 del 3 marzo 2005, a proposito di una rissa scoppiata tra un assicurato e
l'ex marito della sua convivente di allora ed altre due persone, l'Alta Corte
ha confermato la riduzione del 50% delle prestazioni in contanti ed ha
rilevato:
"
Die ohnehin bereits spannungsgeladene Situation
wurde durch das von gegenseitigen Beschimpfungen begleitete Telefongespräch
zwischen dem Versicherten und H.________ zusätzlich verschärft. Trotz dieser
ungünstigen Vorzeichen und im Wissen um die Aggressivität von H.________
schickte sich der Beschwerdeführer direkt im Anschluss an das angesprochene
Telefonat an, H.________ persönlich zur Rede zu stellen. Damit ging der
Versicherte objektiv betrachtet das Risiko einer dem angestrebten (weiteren)
Wortwechsel folgenden tätlichen Auseinandersetzung mit ein, was zur Reduktion
der Geldleistungen gestützt auf Art. 39 UVG in der bis Ende 2002 gültigen
Fassung in Verbindung mit Art. 49 Abs. 2 lit. a UVV genügt. Denn nach der
Rechtsprechung ist eine Beteiligung an einer Rauferei oder Schlägerei nicht nur
bei der Teilnahme an einer eigentlichen tätlichen Auseinandersetzung gegeben.
Eine Beteiligung ist jedes Verhalten, das objektiv gesehen bereits das Risiko
einschliesst, in Tätlichkeiten überzugehen oder solche nach sich zu ziehen
(RKUV 1991 Nr. U 120 S. 89 f. unten Erw. 3b). Nicht notwendig ist, dass der Versicherte selbst tätlich geworden
ist. Unerheblich ist auch, aus welchen Motiven er sich beteiligt hat, wer mit
einem Wortwechsel oder Tätlichkeiten begonnen hat und welche Wendung die
Ereignisse in der Folge genommen haben. Entscheidend ist allein, ob die
versicherte Person die Gefahr einer tätlichen Auseinandersetzung erkannt hat
oder erkennen musste (BGE 99 V 11 Erw. 1 in fine; RKUV 1991 Nr. U 120 S. 90
Erw. 3b). Deshalb ist insbesondere auch unbedeutend, ob
unmittelbar vor dem Gewaltakt (nochmals) ein Wortwechsel stattgefunden hat oder
nicht und wie sich die Angelegenheit im Weiteren nach dem Eintreffen vor Ort im
Einzelnen abgespielt hat. Die diesbezüglichen Vorbringen zielen daher an der
Sache vorbei. Damit erweist sich die von der Vorinstanz bestätigte Kürzung der
Geldleistungen als rechtens."
2.5. Nella presente fattispecie dal verbale d'interrogatorio di RI
1 del 7 ottobre 2002 risulta quanto segue:
"
(...)
Considerandi
II 28 luglio 2002 mi trovavo a __________. Dopo
aver parcheggiato, nei pressi della posta, mi sono incamminato verso il __________.
Passando davanti all'albergo __________ ho notato
che, a un tavolo, sedevano il denunciato e la mia ex-convivente.
Mi trovavo a __________ in quanto dovevo incontrare
un conoscente, non ero andato a __________ espressamente a cercare i due.
Sono entrato al bar dell'albergo dove ho bevuto
un caffé e chiedevo alla barista se conosceva i due seduti al tavolo, intendevo
il __________ e __________.
Prima di entrare li avevo salutati dalla vetrina,
avevo deciso di entrare perché non accettavo che __________ spendeva i soldi
con quell'uomo.
Sapevo che le figlie erano a casa da sole in
quanto, prima di entrare, avevo telefonato a casa loro. Chiaramente non
accettavo che la madre fosse in giro con un uomo incurante delle figlie a casa.
Era mia intenzione farle presente questo fatto.
Infatti, senza avvicinarmi a loro tavolo, mi rivolgevo a __________ dicendole
che i soldi finiscono e al __________ che per quanto riguardava la droga se la
sarebbe vista con me.
Dopo aver detto ciò lui si é alzato facendomi
segno di avvicinarmi. Ho immaginato che voleva iniziare una lite all'interno
del bar. Ho deciso quindi di uscire. __________ mi ha raggiunto all'esterno, ho
pure notato che in mano aveva un coltello preso dal piatto da dove stava
mangiando. Questo coltello é poi caduto mentre si stava avvicinando, gli era
scivolato di mano. Non mi ha comunque minacciato con lo stesso.
All'esterno é iniziato il diverbio e poco dopo
siamo venuti alle mani. Ci siamo avvinghiati e siamo caduti per terra, io ero
sotto.
Non sono riuscito a colpirlo con pugni o altro mi
trovavo chiaramente in posizione sottomessa. Lui ne approfittava per colpirmi
al volto e al corpo. Rialzandosi mi ha pure tirato un calcio che ho incassato
sul braccio destro. __________, nel frattempo era uscita dal locale e incitava __________
a menarmi. Dopo la zuffa ci siamo pure insultati. (...)"
(Doc. 27)
__________
il 30 agosto 2002 ha invece dichiarato:
"
(...)
In merito a questo astio di RI 1 nei miei confronti
confermo che una sera al termine del mese di luglio u.s. mi trovavo a cena
presso il ristorante dell'albergo __________ di __________. Ero in compagnia di
__________.
A un certo punto, senza preavviso, é entrato RI 1 e si è diretto
al nostro tavolo. Mi ha, senza motivo, aggredito verbalmente, pure __________ é
stata insultata. Preciso che sono insulti molto pesanti e offensivi. Dopo
essere brevemente uscito e quindi rientrato per insistere nell'atteggiamento
aggressivo e offensivo, mi sono alzato e l'ho accompagnato all'esterno. __________
é rimasta al tavolo.
All'esterno insisteva negli insulti e mi opprimeva
fisicamente. Per tentare di allontanarlo l'ho spinto lontano da me. A quel
punto ha reagito violentemente colpendomi con uno schiaffo al viso. A questo
punto, pure io, ho reagito e mi sono difeso come meglio credevo. Siamo infatti
venuti alle mani e ci siamo reciprocamente colpiti con pugni e schiaffi. Siamo
caduti per terra continuando nella lite. Dopo breve la "zuffa" si é
spenta da sola. Ci siamo rialzati. Io sono rientrato nell'albergo mentre RI 1
si é allontanato. (...)" (Doc. 27)
L'ex
convivente dell'assicurato, __________, il 30 agosto 2002 si è in particolare
così espressa:
"
(...)
La sera del 28.07.2002 io e __________ stavamo
cenando all'__________ di __________ quando RI 1 è entrato nel ristorante. Ha
iniziato ad insultarci invitando __________ a uscire. Noi cercavamo di
ignorarlo e lui se ne andava fuori. Ritornava dentro al Ristorante e ricominciava
ad insultarci. __________, esasperato da mesi di provocazioni reagiva e seguiva
RI 1 che nel frattempo se la stava dando a gambe. All'esterno, lo raggiungeva e
fra i due ne è nata una colluttazione a mani libere. È stata chiamata la
polizia che è intervenuta. Sul momento il RI 1 non si è lamentato di niente in
particolare. Solo nei giorni seguenti abbiamo saputo, da mia figlia, che il RI
1.
aveva un braccio rotto. Quella di __________ è stata solo legittima difesa.
Le continue angherie patite per mesi ad opera del RI 1 l'hanno esasperato al
punto che quella sera, per la prima volta, ha reagito.
Chiedo che RI 1 interrompa immediatamente questa
sua turbativa nei confronti miei, delle nostre figlie e di __________. Non può
continuare ad avvelenarci l'esistenza.
So che il RI 1 dice in giro che __________
spaccia droga e che la fornisce alle mie figlie e che pure io la vendo. Da
parte mia posso dire che sono vere e proprie calunnie." (Doc. 27)
Il
testimone __________, "il 15.3.2005 dinanzi al sostituto procuratore
pubblico, ha dichiarato di rammentarsi che "(...) quella sera ho visto entrare un signore
dalla parte del ristorante e si è avvicinato ad una coppia seduta ad un
tavolo. Ho sentito delle frasi fra i due ma non saprei dire le parole in quanto
uscivo ed entravo dalla cucina.
Ad un
certo punto ho visto che il signore seduto si è alzato ed è uscito per
raggiungere l'altro. Ho visto il signore che prendeva il coltello che aveva mentre mangiava. Dopo sono usciti, e ho visto che si picchiavano"
(Al 25, verbale d'interrogatorio 15.3.2005, p. 1). Ha poi asserito che
"(...) dopo i fatti ho visto il coltello che era di fuori. Ma non ho visto
se nella lite è stato usato. Rammento solo che dicendo le parole "figlio
di puttana" lo stesso è uscito con il coltello. Rammento che questo signore
ha subito rincorso l'altro che usciva", affermando inoltre di non aver
"(...) visto chi ha iniziato", di aver "(...) visto che si picchiavano non so dire se
fossero in piedi o per terra", di aver "(...) visto evidentemente che si davano
reciprocamente dei colpi"
e di non ricordarsi "(...) se la signora che era con loro abbia incitato il suo
accompagnatore a prendere il coltello, né (...) se la stessa sia uscita" (Al 25, verbale d'interrogatorio 15.3.2005, p. 1 e 2)." (sentenza
della Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del 10 gennaio 2006,
Doc. 30)
Per
costante giurisprudenza federale, il giudice delle assicurazioni sociali
applica il criterio della verosimiglianza
preponderante (cfr. DTF 126 V 319 consid. 5a; DTF 125 V 195 consid. 2 e
riferimenti; STFA del 18 settembre 2001 nella causa W., C 264/98; cfr., pure,
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung,
Zurigo 1995, p. 338) e non quello della prova piena come il giudice civile o,
in modo ancor più rigoroso, il giudice penale, ritenuto che in quest'ultima
evenienza per il principio "in dubio pro reo" l'incertezza
profitta all'accusato.
Conformemente al
summenzionato criterio, il giudice, dopo un'analisi ed una valutazione
oggettiva delle prove, deve seguire quella rappresentazione fattuale che
ritiene essere la più verosimile tra i vari scenari possibili (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 pag. 378).
Chiamato ora a
pronunciarsi, questo Tribunale ritiene accertato che RI 1 il 28 luglio 2006 si
è recato all'interno del locale pubblico ed ha pesantemente apostrofato la sua
ex convivente e __________, scatenando la reazione di
quest'ultimo.
In simili
condizioni, alla luce dei criteri qui sopra esposti, occorre ritenere che
l'assicurato, viste anche le tensioni esistenti tra le parti e la precedente
collutazione ("Prima di questo fatto, avvenuto la sera del 28 luglio, vi è
stata un'altra occasione in cui ho avuto un diverbio con __________ presso
l'albergo __________ di __________. Anche quella volta siamo venuti (alle mani)
ed era intervenuta la Polizia comunale. Quella sera __________ si trovava
presso questo albergo in attesa del __________ mentre le figlie si trovavano a
casa da sole", Doc. 27. Vedi pure consid. 1.1 e 1.2) ha adottato un
comportamento che era potenzialmente atto a degenerare anche in uno scontro
fisico, ciò che in realtà è purtroppo avvenuto subito dopo, all'esterno.
Sono
dunque realizzati i criteri posti dalla giurisprudenza per l'applicazione
dell'art. 49 OAINF, visto che l'assicurato ha partecipato attivamente alla
rissa (cfr. consid. 2.3 e 2.4).
Al
riguardo va in particolare sottolineato che, in questo contesto, la rissa o
baruffa non presuppone la partecipazione di almeno tre persone bensì
semplicemente una disputa accompagnata da vie di fatto e circoscritta nel tempo
e nello spazio (cfr. STCA dell'11 giugno 2002 nella causa 35.2001.73).
In simili
condizioni, la riduzione delle prestazioni in contanti del 50% decisa dalla CO
1.
non presta il fianco ad alcuna critica, tanto più che essa si situa al limite
inferiore di quanto previsto dalla legge in una simile fattispecie (cfr.
art. 39 LAINF in relazione con l'art. 49 cpv. 2 lett. a OAINF; STCA del 26
aprile 2002 nella causa G., 35.2002.7).
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso
è respinto.
2. Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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