35.2010.53
Assicurato vittima di due infortuni con rottura bilaterale cuffia rotatoria. Negata adeguatezza per disturbi psichici (causalità nat. lasciata aperta). Valutazione grado invalidità e entità menomazion
7 febbraio 2011Italiano47 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
35.2010.53
Data decisione, Autorità:
07.02.2011, TCA
Ricorso:
TF,8C_211/2011, 22.08.2011
Titolo:
Assicurato vittima di due infortuni con rottura bilaterale cuffia rotatoria. Negata adeguatezza per disturbi psichici (causalità nat. lasciata aperta). Valutazione grado invalidità e entità menomazione all'integrità fisica
CAUSALITÀ ADEGUATA
CAUSALITÀ NATURALE
DISTURBI PSICHICI
INDENNITÀ PER MENOMAZIONE DELL'INTEGRITÀ
NOZIONE O DEFINIZIONE DI INCAPACITÀ AL GUADAGNO
RENDITA D'INVALIDITÀ
art. 6 cpv. 1 LAINF
art. 18 cpv. 1 LAINF
art. 24 cpv. 1 LAINF
art. 8 cpv. 1 LPGA
art. 16 LPGA
art. 36 cpv. 1 OAINF
art. 36 cpv. 2 OAINF
Raccomandata
Incarto n.
35.2010.53
mm
Lugano
7 febbraio
2011
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
con redattore:
Maurizio Macchi, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 3 novembre 2010
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 1°
ottobre 2010 emanata da
CO 1
rappr. da: RA 2
in materia di assicurazione contro gli
infortuni
ritenuto, in
fatto
1.1. In data 24
gennaio 2006, RI 1 - dipendente dell’Impresa di costruzioni __________ in
qualità di manovale e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso
l’CO 1 -, è scivolato sul pavimento e, sbilanciato, è caduto in avanti battendo
la spalla e la coscia sinistra a terra (doc. 26/fasc. 1).
A causa
di questo evento, egli ha lamentato, secondo l’esito dell’esame di RMN del 24
aprile 2006, una lesione del tendine del muscolo sovraspinato della spalla
sinistra (doc. 24/fasc. 1). Nel mese di giugno 2006, l’assicurato è quindi
stato sottoposto a un intervento artroscopico di riparazione della cuffia del
rotatori (doc. 23).
L’Istituto
assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto le prestazioni di legge.
1.2. Il 17 marzo
2006 - mentre si trovava inabile al lavoro in misura del 50% per gli esiti
dell’infortunio del 24 gennaio 2006 -, RI 1 ha riportato uno strappo muscolare
alla spalla destra nel sollevare un pozzetto per canalizzazioni (cfr.
doc. 1, 2 e 4/fasc. 3).
Nel corso
del mese di gennaio 2007, il caso è stato annunciato quale
infortunio-bagattella (doc. 3) e assunto dall’amministrazione a titolo di
lesione parificata ai postumi di un infortunio (cfr. doc. 19/fasc. 3).
1.3. Nel mese di
ottobre 2007, in ragione della persistenza dei dolori all’arto superiore
destro, RI 1 è stato sottoposto a una RMN, esame che ha consentito di
evidenziare la presenza di una rottura transmurale del tendine del muscolo
sovraspinato (doc. 14/fasc. 3).
Con
decisione formale dell’11 gennaio 2008 (doc. 19/fasc. 3), poi confermata in
sede di opposizione, l’Istituto assicuratore ha negato la propria
responsabilità a proposito del danno alla salute posto in luce dalla RMN del 25
ottobre 2007, ritenuto non trovarsi in una relazione di causalità naturale con
il sinistro del 17 marzo 2006.
Con
sentenza del 35. 2008.36 del 6 ottobre 2008, il TCA ha annullato la decisione
su opposizione e ha rinviato gli atti all’assicuratore LAINF affinché
disponesse degli accertamenti più approfonditi riguardo all’eziologia del danno
tendineo alla spalla destra (doc. 35/fasc. 3).
Dopo
avere consultato il Prof. dott. __________ spec. FMH in radiologia, l’CO 1 ha
ammesso la propria responsabilità per i disturbi localizzati alla spalla destra
(doc. 69/fasc. 3).
1.4. Alla
chiusura dei casi, con decisione formale del 2 giugno 2010, l’amministrazione
ha posto l’assicurato al beneficio di una rendita di invalidità del 16% a
decorrere dal 1° aprile 2010 come pure di un’indennità per menomazione
all’integrità del 15% (doc. 140/fasc. 4).
Contro la
decisione appena citata si è opposto l’avv. RA 1 per conto dell’assicurato
(doc. 147/fasc. 4).
1.5. Mediante
decisione formale del 19 agosto 2010, l’Istituto assicuratore ha negato il
proprio obbligo a prestazioni in relazione ai disturbi psichici presentati da RI
1 (doc. 154/fasc. 4).
Anche
contro questa seconda decisione è stata interposta opposizione (doc. 156/fasc.
4).
1.6. Con
decisione su opposizione del 1° ottobre 2010, l’CO 1 ha confermato il contenuto
della sua prima due decisioni formali (doc. 160/fasc. 4).
1.7. Con
tempestivo ricorso del 3 novembre 2010, RI 1, sempre rappresentato dall’avv. RA
1, ha chiesto che l’assicuratore convenuto venga condannato a riconoscere
l’eziologia traumatica ai disturbi organici e psichici di cui soffre.
A
sostegno della propria pretesa ricorsuale, l’insorgente ha sostenuto che
l’affezione psichica di cui soffre sarebbe da imputare alla decisione di
sospendere il versamento dell’indennità giornaliera, circostanza questa che lo
avrebbe gettato “… in un grave stato di prostrazione che lo ha condotto ad una
patologia iatrogena e psichica strettamente connessa con l’atteggiamento della CO
1 che non ha voluto riconoscere i disagi da questi patiti a seguito dei noti
infortuni.” (doc. I, p. 4). A suo avviso, tra la sua completa inabilità
lavorativa e gli infortuni occorsigli nel 2006 esisterebbe un nesso di
causalità naturale e adeguata, di modo che l’amministrazione dovrebbe essere
tenuta a “… ripristinare le indennità giornaliere LAINF sino a conclusione del
caso e riconoscendo, una volta subentrata la guarigione dei citati disturbi
psichici, se del caso, una percentuale di menomazione dell’integrità almeno del
50% (cfr. certificato medico prof. __________ del 26 ottobre 2010, doc. C),
fatte salve ulteriori risultanze che dovessero determinare un grado maggiore.”
(doc. I, p. 5).
1.8. L’CO 1, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III).
1.9. In corso di
causa, il ricorrente ha prodotto ulteriore documentazione, in particolare uno
scritto, datato 26 novembre 2010, del suo assicuratore contro le malattie (doc.
V + allegati).
L’Istituto
assicuratore ha preso posizione in merito il 3 gennaio 2011 (doc. VII).
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel
merito
2.2. Oggetto
della lite è la questione di sapere se l’amministrazione era legittimata a
porre fine alle prestazioni di corta durata a far tempo dal mese di marzo 2010,
oppure no.
Nell’affermativa,
occorrerà esaminare l’entità alla rendita di invalidità e dell’IMI spettanti
all’assicurato.
Preliminarmente,
il TCA deve però accertare se i disturbi psichici presentati dall’insorgente
costituiscono una conseguenza, naturale e adeguata, di uno e/o l’altro dei
sinistri assicurati.
2.3. Disturbi
psichici: causalità con il sinistro del 24 gennaio e/o con quello del 17 marzo
2006?
2.3.1 Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).
Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.
È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid.
2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).
Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).
L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:
- quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);
- quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine)
(cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).
Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se
l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla
salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che
fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale
dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della
verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non
giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione
del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati).
2.3.2. Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.
Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid.
3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382
consid. 4a e sentenze ivi citate).
Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).
La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,
L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).
2.3.3. Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra disturbi
psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei criteri
oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss. consid.
4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda della
dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella degli
eventi gravi e in quella di grado medio.
2.3.3.1. Nei casi di
infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la
testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata
banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere
negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni
acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere
ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un
infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare
un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica.
2.3.3.2. Se
l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di
causalità adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a
disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in
effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica.
2.3.3.3. Sono
considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere
classificati nelle due predette categorie.
La
questione a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di
guadagno di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può
essere risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener
conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente
connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto
dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella
misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita
sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità
lavorativa e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo
sono:
- le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;
- la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;
- la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;
- i
disturbi somatici persistenti;
- la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;
- il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;
- il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.
In questo
contesto è utile segnalare che, in una sentenza U 394/06 del 19 febbraio 2008,
il Tribunale federale ha precisato la propria giurisprudenza in materia di
traumi del tipo “colpo di frusta” al rachide cervicale e, in questo ambito, ha
parzialmente modificato i criteri di rilievo che, a dipendenza della gravità
dell’infortunio, devono eventualmente essere considerati nella valutazione
dell’adeguatezza.
L'Alta
Corte non ha per contro modificato i principi applicabili in caso di sviluppo
psichico abnorme post-infortunistico (cfr. DTF 134 V 109, consid. 6.1 e STF
8C_209/2007 del 7 marzo 2008, consid. 1.2).
2.3.3.4. Non in ogni
caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti.
La
presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso
di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la
categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste
un'importanza particolare o decisiva.
Nel caso
in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o
decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto
meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e
bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p.
53ss.
consid.
4a).
2.3.4. Dalle carte processuali si evince che la presenza di disturbi
psichici è stata segnalata, per la prima volta, dal dott. __________, nel mese
di maggio 2010. In effetti, con la sua certificazione del 5 maggio 2010, il
medico curante appena citato ha riferito di uno “… stato ansioso-depressivo
reattivo a tutte le problematiche accusate negli ultimi anni, …”, responsabile
di un’incapacità lavorativa totale a decorrere dal 1° aprile 2010 (allegato al
doc. 142/fasc. 4).
In data
20 luglio 2010, il dott. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia,
ha attestato un’inabilità del 100% a far tempo dal 20 luglio 2010 (doc.
150/fasc. 4).
Nel mese
di agosto 2010, RI 1 è stato periziato dalla psichiatra dott.ssa __________,
per conto della Cassa malati __________. Dal relativo referto risulta che
l’assicurato soffriva di una reazione depressiva di media gravità con sintomi
biologici (ICD10: F32.11). Per quanto concerne la patogenesi del disturbo, il
perito psichiatrico ha sostenuto che “la “vicenda” CO 1, il ritrovarsi limitato
fisicamente (con le conseguenti difficoltà che questo comporterebbe al giorno
d’oggi nell’ambtio della ricerca di lavoro, ricordando non da ultimo anche il
limite posto dall’età del peritando) e il licenziamento che ne è conseguito,
hanno presumibilmente creato in lui il disagio a livello psichico che, al
momento attuale, si evidenzia appunto come importante stato depressivo con
ansia. Le risorse personali si sarebbero esaurite negli anni e, al momento
attuale, non appaiono apparentemente sufficienti a far fronte ai problemi. Dal
punto di vista psichiatrico è già presente un certo grado di cronicità che
incide negativamente su quello che è lo sviluppo della malattia.” (allegato al
doc. 156/fasc. 4).
Unitamente
al ricorso, l’assicurato ha prodotto una certificazione, datata 10 giugno 2010,
del dott. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia. Secondo questo
sanitario, il ricorrente soffriva di una sindrome mista ansioso-depressiva (ICD-10:
F41.2), “… da mettere in relazione con gli eventi infortunistici (anno 2006) e
con le conseguenze generate dallo stesso (sul piano psico-socio-lavorativo,
biologico e ora anche medico-legale). A suo avviso, l’inabilità lavorativa, a
quel momento, non era determinata dalla patologia psichica, ma bensì dai
disturbi di pertinenza ortopedico-reumatologica (doc. A 2).
Con la
decisione su opposizione impugnata, l’amministrazione ha negato l’esistenza di
un legame causale naturale poiché, sulla base delle considerazioni espresse
dalla dott.ssa __________, i disturbi non sarebbero reattivi agli eventi ma
agli effetti degli stessi. In ogni caso, sempre secondo l’CO 1, farebbe difetto
l’adeguatezza del nesso causale (doc. 160, p. 4s./fasc. 4).
2.3.5. Chiamato ora
a pronunciarsi, il TCA ritiene che la questione relativa all’esistenza di un
nesso di causalità naturale tra la patologia psichica e i due eventi occorsi
all’assicurato nel 2006, possa restare aperta, visto che fa comunque difetto
l’adeguatezza, così come verrà meglio dimostrato qui di seguito.
Tuttavia,
con riferimento ai motivi che hanno condotto l’amministrazione a negare
l’eziologia traumatica alla problematica psichica (cfr. consid. 2.3.4.),
é utile precisare che, conformemente alla giurisprudenza,
l’esigenza di un nesso di causalità naturale è adempiuta quando si può
ammettere che, senza l’evento infortunistico, il danno non si sarebbe prodotto
oppure non sarebbe insorto allo stesso modo. Non è comunque necessario che
l’infortunio rappresenti la causa unica o immediata del danno: è sufficiente
che il sinistro, associato eventualmente ad altri fattori, abbia provocato il
danno - fisico o psichico - alla salute, ovvero che si presenti come la conditio
sine qua non di quest’ultimo (cfr. J.-M. Frésard/M.
Moser-Szeless, L'assurance-accidents obligatoire, in:
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco 2007, p. 865 nota 79; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51).
Nell'esaminare
l'adeguatezza del legame causale, occorre avantutto procedere alla
classificazione degli eventi accaduti al ricorrente.
Va
precisato che se, a seguito di due o più infortuni, si presenta una
elaborazione psichica abnorme, il nesso causale adeguato deve essere di regola
valutato separatamente per ognuno degli infortuni, conformemente alla
giurisprudenza relativa alle conseguenze psichiche di infortuni (cfr. RAMI 1996
U 248, p. 176ss.; U. Müller, Die Rechtsprechung des EVG zum adäquaten
Kausalzusammenhang beim sog. Schleudertrauma der
Halswirbelsäule (HWS): Leitsätze, Kasuistik und Tendenzen, in SZS 2001,
p. 425; A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum Sozialversicherungsrecht, UVG, Zurigo/Basilea/Ginevra 2003, p. 54).
Secondo
questa Corte, tanto il sinistro del 24 gennaio 2006 (in
occasione del quale RI 1 è scivolato sul pavimento, è caduto in avanti e ha
battuto a terra la spalla e la coscia sinistra, riportando la lesione
della cuffia dei rotatori della spalla sinistra e una traumatizzazione
dell’anca sinistra), quanto quello del 17 marzo 2006 (strappo
alla spalla destra all’atto di sollevare un pozzetto per canalizzazioni), possono essere classificati nella categoria degli infortuni
leggeri (per delle fattispecie analoghe in cui il l’Alta Corte si è
pronunciata in questo stesso senso, cfr. STF 8C_288/2009 del 5 gennaio 2010
consid. 3.3 in fine, STFA U 330/00 del 14 maggio 2002 consid. 3c
e STFA U 493/00 del 5 giugno 2001 consid. 2c).
Conformemente
alla costante giurisprudenza del TFA, in questo caso, l'adeguatezza del nesso
di causalità può essere negata a priori (cfr. RAMI 1992 U 154, p. 248s.).
In esito
a quanto precede, l’Istituto resistente ha correttamente negato la propria
responsabilità relativamente ai disturbi psichici lamentati dal ricorrente e,
pertanto, ha pure correttamente definito il diritto alle prestazioni di lunga
durata facendo astrazione da tale problematica.
2.4. Stato
di salute infortunistico stabilizzato a contare dal mese di marzo 2010?
2.4.1. Giusta l'art.
10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(cfr. art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità
giornaliera.
Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.
Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da
attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato (cfr. art.
19 cpv. 1 LAINF): nemmeno persistenti dolori bastano a conferire il diritto
alla continuazione del trattamento se da questo non si può sperare un
miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter,
Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).
L’Alta
Corte ha inoltre precisato che la questione del “sensibile miglioramento” di
cui all’art. 19 cpv. 1 LAINF va valutata in funzione dell’entità del previsto
aumento oppure del ripristino della capacità lavorativa, nella misura in cui
quest’ultima è pregiudicata dalle sequele infortunistiche (DTF 134 V 109
consid. 4.3 e riferimenti).
In una
sentenza 8C_211/2009 del 10 luglio 2009 consid. 4, il TF si è al riguardo
espresso nei termini seguenti:
"
Poiché l'assicurazione sociale contro gli infortuni si riferisce
a persone che svolgono attività lavorativa (si confronti l'art. 1 [dal 1°
gennaio 2003 art. 1a, con testo invariato] e l'art. 4 LAINF), per interpretare
il concetto di "sensibile miglioramento" ("namhafte
Besserung" e "sensible amélioration" nella versione tedesca e
francese dell'art. 19 cpv. 1 LAINF) si farà riferimento ad un incremento
rispettivamente ad un recupero dell'abilità lavorativa, nella misura in cui si
è deteriorata in seguito all'infortunio. L'aggettivo "sensibile"
illustra inoltre che il miglioramento dev'essere importante. Progressi
trascurabili non bastano, così come neppure la mera possibilità di un risultato
positivo (DTF 134 V 109 consid. 4.3 pag. 115; v. pure
sentenze del Tribunale federale delle assicurazioni U 244/04 del 20 maggio 2005, in RAMI 2005 no. U 557 pag. 388, consid. 2, non pubblicato, e U 412/00 del 5 luglio 2001,
consid. 2a; cfr. inoltre Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht,
2a ed., Berna 1989, pag. 274). Lo stesso vale per provvedimenti
terapeutici che contribuiscono a lenire i sintomi di un danno alla salute
stazionario per un periodo limitato nel tempo (v. ancora sentenza del Tribunale
federale delle assicurazioni U 244/04 del 20 maggio 2005, in RAMI 2005 no. U 557 pag. 388 consid. 1, non pubblicato, e 3).“
2.4.2. Il TCA
osserva che già a margine della visita __________ di controllo del 19 gennaio
2010, il dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e ortopedia, ha
escluso che ci si poteva “… attendere un ulteriore sostanziale miglioramento dalla
prosecuzione del trattamento fisioterapico.” (doc. 111, p. 2/fasc. 4).
L’inutilità
di proseguire con la fisioterapia è stata riconosciuta anche dal dott. __________,
Medico aggiunto di ortopedia presso il Servizio di chirurgia dell’Ospedale
regionale di __________ (doc. 121/fasc. 4: “Il consiglio è quello di non
proseguire con la chinesiterapia in atto per non infiammare ulteriormente le
cicatrici. Vista la stazionalità dei valori raggiunti, il paziente non è
migliorato negli ultimi 2 mesi.”).
Il medico
di __________ dell’__________ ha ribadito l’intervenuta stabilizzazione delle
condizioni di salute infortunistiche in occasione della visita di chiusura del
5 marzo 2010 (doc. 126, p. 4/fasc. 4: “L’assicurato ha l’ultimo controllo fra 2
mesi da parte del prof. __________ cioè a un anno dall’intervento. Ritengo
che da ulteriori provvedimenti medici non ci si possa attendere un sostanziale
miglioramento della situazione. Il caso viene chiuso quindi in data
odierna.” - il corsivo è del redattore), circostanza ulteriormente confermata
anche dal medico curante specialista di RI 1, dott. __________ (allegato
al doc. 142/fasc. 4: “Tale situazione clinica non è
pensabile che possa modificarsi nel tempo, i postumi sono da considerarsi
ormai stabilizzati ed eventualmente da valutarsi in sede medico-legale con
perito di parte.” - il corsivo è del redattore; si veda pure la certificazione
26 ottobre 2010 dello stesso dott. __________ - doc. A 3: “In paziente, in
considerazione dei tempi intercorsi dagli interventi e del tipo di intervento
eseguito, non è più suscettibile di particolari miglioramenti clinici e
pertanto la situazione clinica ad entrambe le spalle può considerarsi
consolidata ed i limiti permanenti.”).
Tenuto
conto di quanto precede, la decisione dell’CO 1 di porre termine alle
prestazioni di corta durata a decorrere dal 1° aprile 2010, deve essere
confermata in questa sede.
Dopo
attenta valutazione della documentazione medica agli atti, é in effetti chiaro
che da ulteriori provvedimenti terapeutici non vi sono più da attendersi dei notevoli
miglioramenti delle condizioni delle spalle. Nella misura in cui il
trattamento indicato dal dott. __________ nel suo rapporto datato 26 ottobre
2010, è stato prescritto a scopo conservativo (doc. A3, p. 2: “A livello
terapeutico non vi sono particolari suggerimenti, può essere indicato solo - per
il mantenimento della funzionalità - eseguire …” - il corsivo è del
redattore), ciò non impedisce di considerare adempiute le condizioni poste dal
cpv. 1 dell’art. 19 LAINF.
L’amministrazione
era pertanto legittimata a procedere alla definizione del diritto alle
prestazioni di lunga durata.
2.5. Entità
della rendita di invalidità
2.5.1. Giusta l'art.
18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a
seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.
Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in
RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente
all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente
art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale occorre concludere che
non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione della
LPGA.
Da parte
sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito
che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.
L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del
22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non
ha modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto
dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.
Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi
concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere
la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.
Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.
Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:
1. il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)
2. la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).
Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un
nesso causale adeguato (fattore causale).
Nell'assicurazione
obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale,
naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.
2.5.2. L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.
D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.
Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.
Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.
Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA I 871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I
162/01 del 18 marzo 2002).
L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).
Fatti
I due
redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve
però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.
La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno.
Il TFA ha
avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto
di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può
esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua
residua capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).
La perdita
di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile
soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del
lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente
stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività
ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al
massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una
prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss.
consid. 4a; conferma di giurisprudenza).
Le
ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale
della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se,
sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego,
esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la
propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).
I.
Termine: reddito da invalido
La misura
dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in
funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come
l'età, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.
Secondo
la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno
considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria.
Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti
hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla
media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due
redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p.
97ss., consid. 5a, b).
Nel
valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla
in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del
mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato,
nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si
controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA
del 30 giugno 1994 succitata).
Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:
"
Se a causa della sua età l'assicurato non
riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della
capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono determinanti
per valutare il grado d'invalidità i redditi che potrebbe eseguire un
assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."
Considerandi
II.
Termine: reddito conseguibile senza invalidità:
Nel
determinare il reddito conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto
possibile sulla situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà
l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si
sarebbe mantenuta sostanzialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992
nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da questa proiezione solo se le premesse
per modifiche di qualche rilievo sono già date al momento dell'infortunio o
se particolari circostanze ne rendono il verificarsi altamente probabile
(cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).
Il
grado di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra
il reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno
ipotetico, conseguibile da invalido.
2.5.3
In sede di
ricorso, l’assicurato non ha contestato la valutazione dell’esigibilità
lavorativa, espressa dal medico di __________ in occasione della visita di
chiusura del 5 marzo 2010 (cfr. doc. I).
Per il
chirurgo ortopedico dott. __________, assodata l’impossibilità di riprendere la
precedente professione di manovale edile, RI 1 potrebbe esercitare, a tempo
pieno e con un rendimento completo, un’attività alternativa, fisicamente
leggera per quanto concerne il sollevare/trasportare pesi e in cui non debba svolgere
lavori al di sopra dell’orizzontale (cfr. doc. 126, p. 4/fasc. 4).
L’apprezzamento
del dott.__________ risulta essere sostanzialmente condiviso dal dott. __________,
chirurgo ortopedico privatamente consultato dall’assicurato, fatta eccezione
per il limite di carico massimo (25 kg per il medico di __________, 15 kg per il dott. __________ - cfr. allegato al doc. 156/fasc. 4), come pure dal dott. __________,
per il quale il limite di carico massimo sarebbe però di 5 kg a sinistra e di 10 a destra (doc. A3: “Per quanto riguarda la spalla sx, il paziente è abile
solo ad eseguire lavori leggeri, al di sotto del livello delle spalle, ed i
pesi sollevabili, non ripetutamente e non continuativamente a sx possono essere
valutati nell’ordine di 5 kg. A livello della spalla dx, i pesi possono essere
maggiorati di circa 5 kg, cioè fino ad un massimo di circa 10 kg. Sicuramente il paziente non può praticare attività che prevedono il ripetuto sollevamento
degli arti al di sopra del livello delle spalle, movimento peraltro solo
possibile solo a dx e non a sx, …”; dello stesso autore si veda pure l’allegato
al doc. 142/fasc. 4: “Tale condizione clinica permette al paziente di
eseguire solo lavori leggeri, in particolare al di sotto del livello delle
spalle, lavori pesanti o al di sopra del livello delle spalla il paziente
non li può eseguire, lavori pesanti sotto il livello delle spalle vengono
eseguiti ma con molta difficoltà e sicuramente con ricomparsa della
sintomatologia dolorosa.” - il corsivo è del redattore).
Lasciata
aperta la questione riguardante il limite di carico massimo - questione di per
sé irrilevante ai fini di stabilire il grado dell’invalidità presentata da RI 1,
così come verrà meglio dimostrato in seguito -, questo Tribunale, attentamente
vagliata la documentazione medica agli atti, deve concludere che, dal punto di
vista medico, l’assicurato è totalmente inabile nella professione
precedentemente svolta. Nondimeno, sul mercato generale del lavoro esistono
delle attività che egli sarebbe in grado di svolgere a tempo pieno e con un
rendimento completo, nonostante il danno alla salute infortunistico.
È peraltro
utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate
possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice
non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti
esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità.
In proposito, va rilevato che il Tribunale federale ha in particolare già
ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale,
composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza
(cfr. VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA U 329/01 del 25 febbraio 2003, consid.
4.
).
2.5.4
Si
tratta ora di valutare le conseguenze economiche del danno alla salute
infortunistico.
Per
quanto concerne il reddito da valido, secondo l’CO 1,
l'insorgente avrebbe guadagnato nel 2010 (cfr., a questo proposito, DTF 128 V
174.
= RAMI 2002 U 467, p. 511ss.), qualora non fosse rimasto vittima dei
sinistri assicurati, un importo annuo di fr. 62'449.40 (cfr. doc.
135/fasc. 4).
Questo
dato, desunto dalle informazioni fornite direttamente dall’ex datore di lavoro
(cfr. allegati al doc. 134/fasc. 4) e non contestato dal ricorrente, può
senz’altro essere fatto proprio dal TCA.
2.5.5
Per quanto
riguarda il reddito da invalido, la giurisprudenza federale si
fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75 seg. e in
DTF 129 V 472 seg.
Nella prima sentenza di
principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da
invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale
concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla
giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La
questione di sapere se e in quale misura al caso i salari fondati su dati
statistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze
personali e professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare
globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del
25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle
assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione.
Nella
seconda sentenza di principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché
il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei
salari DPL.
In quella
sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque
DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale
dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più
basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento.
L’Alta
Corte, relativamente ai dati statistici, ha stabilito che sono esclusivamente
applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali
nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla
struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori
desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle
grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I
222/04).
In una
sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.
Con
sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta
la questione di sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il
valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è
di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45
consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007; nella
sentenza pubblicata in SVR 2008 IV Nr. 49 consid. 2.3. l’Alta Corte non ha
ritenuto rilevante un gap salariale del 4%).
La
questione è stata definitivamente risolta con la DTF 135 V 297, sentenza in cui
la nostra Massima Istanza ha stabilito che se il
guadagno effettivamente conseguito diverge di almeno il 5% dal salario
statistico usuale nel settore, esso è considerevolmente inferiore alla media ai
sensi della DTF 134 V 322 consid. 4 p. 325 e può giustificare - soddisfatte le
ulteriori condizioni -, un parallelismo dei redditi da raffrontare. Questo
parallelismo si effettua però soltanto per la parte percentuale eccedente la
soglia del 5 %. Inoltre, le condizioni per una deduzione a titolo di
parallelismo e per circostanze personali e professionali sono interdipendenti,
nel senso che i medesimi fattori che incidono sul reddito non possono
giustificare contemporaneamente una deduzione a titolo di parallelismo e una
deduzione per circostanze personali e professionali.
2.5.6
Per
determinare il reddito ancora esigibile dall'assicurato, l'assicuratore LAINF
convenuto ha compiuto in sede amministrativa degli accertamenti presso alcune
aziende ticinesi. Dai medesimi risulta che nelle attività alternative che egli
dovrebbe essere in grado di esercitare tenuto conto delle sequele
infortunistiche, e meglio l’operaio-magazziniere presso la __________, il
preparatore di cioccolata presso la __________, il controllore
dell’imbottigliamento presso la __________ SA, il venditore presso la __________
e, infine, l’operaio-magazziniere presso la __________, i dipendenti di tali
ditte percepivano in media, nel 2010, un reddito annuo pari a fr. 52'702.60
(cfr. allegato al doc. 159/fasc. 4).
D’altro canto, sempre in
conformità alla giurisprudenza suevocata, l'assicuratore infortuni ha fornito
informazioni sul numero globale dei posti di lavoro che entrano in linea di
conto alla luce degli impedimenti presentati dall'assicurato, sul salario
massimo e minimo, così come sul salario medio.
In
effetti, dallo specchietto riassuntivo che figura sull’allegato doc. 159/fasc.
4.
si evince che sono 120 i posti di lavoro che entrano in considerazione, che i
salari minimo e massimo ammontano, rispettivamente, a fr. 32’499 e a fr.
66'060, e infine che quello medio è di fr. 48'347.
A
proposito dei posti di lavoro considerati dall’CO 1, va osservato che perlomeno
uno, la DPL 2673 (operaio-magazziniere presso la __________), nella misura in
cui comporta il sollevare/trasportare pesi fino a 25 kg, non appare conforme all’esigibilità lavorativa descritta tanto dal dott. __________ (cfr.
allegato al doc. 156/fasc. 4), quanto dal dott. __________ (cfr. doc. A 3).
La
questione non merita comunque ulteriori approfondimenti, poiché l’insorgente
non potrebbe pretendere una rendita di un’entità maggiore, neppure se il grado
della sua invalidità venisse determinato in applicazione dei dati statistici (e
non in base alle DPL dell’CO 1).
2.5.7
Conformemente
alla giurisprudenza federale di cui si è detto al considerando 2.5.5., per la
determinazione del reddito ipotetico da invalido tornano applicabili i dati
statistici nazionali contenuti nella Tabella TA 1.
Utilizzando
i dati forniti dalla tabella TA 1, l’assicurato, svolgendo nel 2008 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'806.
Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella pubblicata sul sito web
dell’Ufficio federale di statistica), esso ammonta a fr. 4'998.24 mensili
oppure a fr. 59'978.88 per l'intero anno (fr. 4'998.24 x 12).
Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali, si ottiene, per il 2010 (cfr. la
relativa tabella pubblicata sul sito web dell’UFS), un reddito annuo di fr. 61'778.16.
L’assicurato,
quale manovale edile, avrebbe guadagnato, nel 2010, fr. 62'449.40/anno per
un’occupazione a tempo pieno.
Tale
reddito si situa sotto la media dei salari per un'attività equivalente
(Tabella TA 1 2008, p.to 45, livello di qualifica 4: fr. 5’150 riportato su
41.6
ore/settimana = fr. 5'356 x 12 mesi = fr. 64’272 + adeguamento
2009/2010 all'indice dei salari nominali = fr. 66’200.16).
Pertanto,
in applicazione della giurisprudenza citata al considerando 2.5.5. in fine,
il reddito statistico da invalido (fr. 61'778.16) va ridotto dello 0.66%,
percentuale corrispondente al gap salariale (per la parte
percentuale che supera la soglia del 5%), e si attesta
pertanto a fr. 61'370.42 (risultato intermedio).
2.5.8
In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età,
anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
Nella
concreta evenienza, va innanzitutto osservato che, a dipendenza delle sequele
infortunistiche, l'assicurato è stato giudicato in grado di esercitare a tempo
pieno un'attività sostitutiva adeguata.
Sempre a
causa del danno alla salute, egli si trova però nell’impossibilità di compiere
lavori pesanti e anche l’esercizio di un’attività leggera non può prescindere
dal rispetto di determinati limiti funzionali.
In tali
circostanze, si giustifica una decurtazione del 10% per le limitazioni
addebitabili al danno alla salute.
Nessun
altro fattore di riduzione può entrare in considerazione ai sensi della giurisprudenza
(cfr. DTF 126 V 78ss.). RI 1, 53 anni, risulta essere domiciliato in Svizzera
e, al momento in cui rimase vittima dei noti sinistri, si trovava alle
dipendenze della ditta __________ sin dal 2000 con un impiego a tempo pieno
(cfr. doc. 26/fasc. 1 e doc. 138/fasc. 4).
Il
reddito da invalido, tenuto conto di una decurtazione del 10%, ammonta dunque a
fr. 55'233.37 (90% di fr. 61'370.42).
In
conclusione, il grado di invalidità dell'insorgente - determinato confrontando
i fr. 55'233.37 al reddito che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse
intervenuto l’infortunio, e cioè fr. 62'449.40 - risulta essere
dell’11.55%, arrotondato al 12% secondo la giurisprudenza di cui alla
DTF 130 V 121, consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 p. 41 (cfr. anche SVR 2004 UV
Nr. 12 p. 44 in cui il TFA ha stabilito che la giurisprudenza appena
menzionata, secondo la quale il risultato aritmeticamente esatto del grado di
invalidità va arrotondato per eccesso o per difetto alla prossima cifra
espressa in percentuale intera secondo le regole applicabili in matematica, è
applicabile immediatamente, nel senso che essa si estende a decisioni
contestate che, dal punto di vista temporale, sono state emanate prima della
pubblicazione della sentenza in questione).
Il TCA
potrebbe quindi, in linea di principio, riformare la decisione a svantaggio del
ricorrente, dopo avergli dato la possibilità di prendere posizione in merito e
averlo reso attento sulla possibilità di ritirare il ricorso (cfr. art. 20 cpv.
2.
Lptca; art. 61 cpv. 1 lett. d LPGA; DTF 122 V 166).
Questa Corte, tuttavia, considerate le
circostanze dell'evenienza concreta, rinuncia ad effettuare una reformatio
in pejus, visto che si tratta unicamente di una facoltà (cfr. STFA U 192/02
del 23 giugno 2003; STFA U 334/02 del 22 aprile 2003; STFA C 119/02 del 2
giugno 2003 ; STFA H 313/01 del 17 giugno 2003; DTF 119 V 249).
Nella misura in cui
l'assicuratore resistente ha riconosciuto all'assicurato una rendita di
invalidità del 16%, il ricorso da lui interposto va respinto.
2.6
Entità della
menomazione all’integrità
2.6.1
Secondo
l'art. 24 cpv. 1 LAINF, l'assicurato ha diritto ad un'equa indennità se, in
seguito all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole
all'integrità fisica o mentale.
Tale indennità
è assegnata in forma di prestazione in capitale.
Essa non
deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca
dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.
Il
Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo
dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).
2.6.2
L'art. 36
cpv. 1 OAINF definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta
l'art. 24 LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se
verosimilmente sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità ed
importante se l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.
In questa
valutazione dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche
dalle circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza,
infatti, la gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di
accertamenti medici senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto
morale secondo il diritto privato, le eventuali particolarità dell'assicurato
(cfr. RAMI 2000 U 362, p. 42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p.
438).
La parte
della riparazione del torto morale contemplata dagli
artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del
danno (segnatamente il pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne
sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 121).
2.6.3
Giusta l'art.
36.
cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute
nell'Allegato 3 dell'OAINF.
Una
tabella elenca una serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di
indennizzo, corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del
guadagno assicurato.
Questa
tabella - riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco
esaustivo (cfr. RAMI 2000 U 362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a;
RAMI 1988 U 48
p. 235 consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma
valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).
Le
menomazioni extra-tabellari sono indennizzate secondo i tassi previsti
tabellarmente per menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2
dell'allegato).
La
perdita totale dell'uso di un organo è equiparata alla perdita dell'organo
stesso. In caso di perdita parziale l'indennità sarà corrispondentemente
ridotta; tuttavia nessuna indennità verrà versata se la menomazione
dell'integrità risulta inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).
Se più
menomazioni all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36.
cpv. 3 1a frase OAINF).
Si prende
in considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della
menomazione dell'integrità. E' possibile effettuare revisioni solo in casi
eccezionali, ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile
(art. 36 cpv. 4 OAINF).
Peggioramenti
non prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.
Nel caso
in cui un pregiudizio alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi
originaria, la revisione dell'indennità per
menomazione
è, di principio, esclusa. Per contro, l'indennità dev'essere di nuovo valutata,
quando il danno è peggiorato in una misura maggiore rispetto a quanto
pronosticato (cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308ss. consid. 4b e dottrina ivi
menzionata).
2.6.4
L’CO 1 ha
allestito una serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano
quella dell'ordinanza.
Semplici
direttive di natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non
vincolano il giudice (cfr. STFA del 22 agosto 2000 nella causa C., I 102/00;
DTF 125 V 377 consid. 1c; STFA del 7 dicembre 1988 nella causa P.; RAMI 1989 U
71,
p. 221ss.).
Tuttavia,
nella misura in cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire
la parità di trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con
l'annesso 3 all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF
116.
V 157, consid. 3a).
2.6.5
Nel caso di
specie, l’assicuratore LAINF, sentito il parere del proprio medico di __________,
ha riconosciuto all’assicurato un’IMI del 15% (doc. 141, p. 3/fasc. 4).
Questa la
valutazione che il dott. __________ ha espresso in occasione della visita
medica di chiusura del 5 marzo 2010:
"
(…).
REFERTO MEDICO
Come esito post-traumatico e durevole concernenti
gli infortuni:
- 10.30085.07.4 concernente la spalla destra e
- 10.30170.06.3 concernente la spalla sinistra
L’assicurato alla spalla sinistra presenta una
periartrite omero-scapolare di medio grado con una limitazione funzionale
nell’abduzione che raggiunge i 110° con una preesistente periartrite
omero-scapolare di grado leggero-medio.
Per quanto riguarda la spalla destra non vi sono
limitazioni di carattere funzionale meritevoli d’indennità della menomazione
all’integrità secondo le tabelle ma vi è una periartrite omero-scapolare di
medio grado in paziente con una periartrite preesistente valutabile al 5%.
VALUTAZIONE
Lordo 20%
Netto 15%
GIUSTIFICAZIONE
Per quanto riguarda la spalla destra, secondo la
tabella 1.2, l’assicurato non ha diritto ad un’indennità della menomazione
all’integrità per la limitazione funzionale in quanto l’abduzione supera i 120°
sul piano orizzontale.
Vi è tuttavia una periartrite omero-scapolare di
grado medio che secondo la tabella 1.2 darebbe diritto ad una IMI del 10%.
Considerata tuttavia la preesistenza di una certa
periartrite omero-scapolare, ritengo che si debba considerare un lordo del 10%
con un netto del 5%.
Per quanto riguarda la spalla sinistra vi è una
limitazione funzionale che, secondo la tabella 1.2, da diritto ad un indennizzo
del 10%.
Non valutando quindi per la spalla sinistra la
problematica della periartrite omero-scapolare che darebbe altresì una
valutazione inferiore cioè del 5%, ritengo che per la spalla sinistra si possa
valutare un netto del 10%.”
(doc.
125/fasc. 4)
L’apprezzamento
del medico fiduciario dell’amministrazione è stato esplicitamente condiviso dal
dott. __________ (allegato al doc. 156: “Con riferimento alla funzione
puramente attiva dimostrata dal signor RI 1 condivido le considerazioni
espresse dal dr. __________ nel rapporto del 5.3.2010 sulla valutazione della
menomazione all’integrità.” - il corsivo è del redattore).
Con la
propria impugnativa, l’assicurato ha postulato il riconoscimento di un’indennità
minima del 50%, facendo riferimento alla certificazione 26 ottobre 2010 del
dott. __________ (doc. I, p. 5).
Chiamato
a pronunciarsi su una questione di carattere medico, il TCA - considerata anche
l'assenza di pareri medici specialistici divergenti -, ritiene che
l’apprezzamento enunciato dal medico fiduciario dell’amministrazione, peraltro
avallato dallo specialista in chirurgia ortopedica consultato dall’insorgente,
possa validamente costituire da supporto probatorio al presente giudizio, senza
che si riveli necessario esperire ulteriori accertamenti (sul
valore probatorio delle valutazioni del medico dell’CO 1, cfr. STF U 350/06 del
20.
luglio 2007 in cui l'Alta Corte ha ricordato che "nell'ambito del
libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito che
l'amministrazione e il giudice delle assicurazioni sociali si fondino
esclusivamente su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore.").
Il dott. __________,
nel referto richiamato in sede di ricorso (doc. A 3), non si è affatto
pronunciato in merito alla menomazione all’integrità di cui è portatore l’assicurato,
motivo per cui non si vede come il documento appena citato possa servire a fondare
la pretesa dell’insorgente.
Anche per
quanto attiene all’entità dell’IMI, la decisione su opposizione merita dunque
di essere confermata.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso
è respinto.
2. Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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