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Decisione

35.2017.28

Acufeni con perdita dell'udito a seguito di violento ritorno in cuffia dell'audio. Negata l'esistenza di un infortunio e di una malattia professionale

6 giugno 2017Italiano21 min

Source ti.ch

Fatti

i livelli di rumore sperimentali hanno raggiunto dei valori paragonabili a

quelli relativi alla cuffia utilizzata dal ricorrente, la quale presenta un’impedenza

di 63 ohm.

Partendo da una durata

d’esposizione di 4 secondi, si è quindi ottenuto un livello di esposizione al

rumore tra 121 e 133 dB, con un valore più verosimile di circa 130 dB. Posto

che il rumore legato al feedback acustico può però presentare un’accresciuta

nocività, i valori appena citati sono stati corretti. Nonostante ciò, l’evento occorso

all’insorgente non ha potuto essere qualificato quale rumore impulsivo (“Impulslärm”)

suscettibile di danneggiare l’udito, siccome esso non ha raggiunto o superato

un livello di rumore di picco di 135 dB. Anche la durata di esposizione di

massimo 4 secondi non era tale da giustificare un superamento del criterio

impulsivo (“Impulskriterium”).

La specialista

interpellata dalla CO 1 è pertanto giunta alla conclusione che, nel caso di

specie, non si è in presenza di un infortunio (“Ein Unfallereignis liegt

ebenfalls nicht vor.”).

2.2.6. Per

costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale

l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia

giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo

amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U

281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in

BJM 1989, p. 30ss.).

Nella DTF 125 V 351

seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti

allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere

riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere

concludenti, compiutamente motivati, di per sé

scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che

facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico

consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non

permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità.

Devono

piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere

come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

In una sentenza

8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale

federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la

propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze

dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il

più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali

rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi

che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU,

discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità

dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova

propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare,

anche le certificazioni dei medici curanti.

Trattandosi invece di

perizie affidate dagli assicuratori sociali, durante la procedura

amministrativa, a medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati

indipendenti, esse godono di piena forza probatoria, a condizione che non

esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF

8C_862/2014 del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati).

Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante

è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami

approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,

che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella

presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano

motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;

RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss.,

consid. 1c e riferimenti).

L'elemento

rilevante per decidere circa il valore probante, non è nè l'origine del mezzo

di prova nè la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma

semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

È infine utile osservare che

se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la

vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si

fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,

precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri

medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come

farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è

l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in

fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).

2.2.7. Nella concreta

evenienza, attentamente vagliata la documentazione medica presente all'inserto,

questo Tribunale non ha valide ragioni per scostarsi dall'apprezzamento

espresso dalla specialista della Divisione di medicina del lavoro dell’__________,

secondo la quale, in occasione del noto episodio di feedback acustico, RI

1 non è stato esposto a un rumore impulsivo in grado di danneggiarne l’udito.

In queste condizioni, il

TCA deve dunque concludere che nella concreta evenienza, così come in quella di

cui alla pronunzia federale citata al considerando 2.5., difetta la

straordinarietà del fattore esterno e, di conseguenza, l’esistenza di un infortunio

ai sensi di legge.

Questa Corte non può

seguire l’insorgente allorquando rimprovera all’amministrazione di aver omesso

di esaminare la cuffia da lui utilizzata in quell’occasione, ritenuta difettosa

(cfr. doc. I).

In effetti, da una parte, dal

rapporto 20 dicembre 2016 del team di acustica si evince che è stato

impossibile procedere a una ricostruzione diretta dell’evento siccome lo __________

è stato nel frattempo ristrutturato e l’attrezzatura allora utilizzata non è

più in funzione (cfr. doc. 9, p. 5).

D’altra parte, i tecnici

hanno sottolineato che anche qualora le misurazioni fossero state effettuate

con la cuffia usata dall’assicurato, esse avrebbero fornito dei valori

paragonabili a quelli ottenuti con le quattro cuffie testate (cfr. doc. 9, p.

6).

Infine, il fatto che la

cuffia utilizzata da RI 1 sarebbe stata difettosa, è una mera dichiarazione di

parte, non suffragata da alcun mezzo di prova.

In esito a tutto quanto

precede, l’istituto assicuratore resistente era dunque legittimato a negare

l’esistenza di un infortunio ai sensi dell’art. 4 LPGA.

In sede di replica, il

ricorrente ha ipotizzato che l’episodio di Larsen del novembre/dicembre 2015

possa aver scatenato dei danni uditivi latenti, provocati da episodi simili

accaduti nel passato (cfr. doc. V, p. 4). Ora, a prescindere dal fatto che non

è dimostrato che l’assicurato sia stato effettivamente vittima di plurimi

episodi di feedback acustico (anche perché nel questionario compilato il

Considerandi

2.

dicembre 2016, egli ha indicato esclusivamente l’episodio occorsogli nel

novembre/dicembre 2015, momento in cui è insorto il danno alla salute – cfr.

doc. 8), si tratta qui di un aspetto riguardante la causalità naturale, aspetto

che può rimanere aperto visto che è stata esclusa l’insorgenza di un

infortunio.

Il TCA deve quindi ancora

esaminare se i disturbi uditivi di cui soffre il ricorrente, possano essere

posti a carico dell’assicuratore LAINF convenuto a titolo di malattia

professionale.

2.3

Disturbi uditivi

costitutivi di una malattia professionale?

2.3.1

Giusta l'art. 9 cpv. 1 LAINF,

sono malattie professionali quelle causate esclusivamente o prevalentemente da

sostanze nocive o da determinati lavori nell'esercizio dell'attività

professionale.

Fondandosi sulla delega di

competenza contenuta in detto disposto, nonché sull'art. 14 OAINF, il Consiglio

federale ha allestito, nell'allegato I all'OAINF, l'elenco esaustivo delle

sostanze nocive da un canto, quello delle malattie provocate da determinati

lavori dall'altro.

Il rapporto di causalità

fra l'attività professionale e la malattia, oltre a essere adeguato, deve

essere qualificato, cioè almeno preponderante: il fattore professionale deve

essere più importante degli eventuali altri elementi che hanno concorso a

causare l'affezione.

Secondo la giurisprudenza, l'esigenza di un

nesso preponderante è data quando la malattia è determinata per oltre il 50%

dall'azione di una sostanza nociva menzionata nel primo elenco oppure, qualora

figura tra le affezioni annoverate nel secondo, essa sia stata causata in

ragione di più del 50% dai lavori indicati in tale sede (DTF 119 V 200 consid.

2a; RAMI 2000 U 398, p. 333ss. consid. 3, RAMI 1988 p. 447 ss. consid. 1b; Ghèlew,

Ramelet, Ritter, op. cit., p. 67 ss.).

2.3.2

Il cpv. 2 dell'art. 9 LAINF

recita che le altre malattie di cui è provato siano state causate

esclusivamente o in modo affatto preponderante dall'esercizio dell'attività

professionale sono, pure, considerate malattie professionali.

La legge prevede, dunque,

che, affinchè nasca l'obbligo dell'assicuratore LAINF a prestazioni, fra le

altre malattie e l'esercizio di un'attività professionale vi sia un rapporto

esclusivo o almeno nettamente preponderante: la giurisprudenza ritiene

soddisfatta tale condizione quando l'affezione è stata causata dall'attività

professionale almeno nella misura del 75% (DTF 126 V 186 consid. 2b, DTF 119 V

201.

consid. 2b, DTF 117 V 355 consid. 2a, DTF 114 V 109 consid. 3; RAMI 1991 p.

318ss., consid. 5a; Ghèlew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 68).

Il TFA ha, poi, ancora

stabilito che ciò presume che, epidermiologicamente, la frequenza

dell'affezione in questione sia almeno 4 volte più alta per una categoria

professionale determinata che per la popolazione in generale (DTF 126 V 183

consid. 4c e riferimenti ivi menzionati, DTF 116 V 136, consid. 5c; RAMI 2000 U

408, p. 407, RAMI 1999 U 326, p. 109 consid. 3 RAMI 1997 U 273, p. 179 consid.

3a; Ghèlew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 68).

Secondo la giurisprudenza,

sapere se una patologia costituisce una malattia professionale ai sensi

dell’art. 9 cpv. 2 LAINF è prima di tutto una questione probatoria riferita a

un caso concreto. Tuttavia, se appare come un fatto dimostrato dalla scienza

medica che, in ragione della natura di una particolare affezione, non è

possibile provare che essa è imputabile all’esercizio di un’attività

professionale, è fuori questione di portare la prova, in un caso concreto,

della causalità qualificata ai sensi dell’art. 9 cpv. 2 LAINF (cfr. DTF 126 V

183).

2.3.3

Nella concreta evenienza,

dalla risposta di causa emerge che la CO 1 ha negato l’esistenza di una

malattia professionale ex art. 9 cpv. 1 LAINF, facendo capo alle considerazioni

contenute nell’apprezzamento 11 gennaio 2017 dell’otorinolaringoiatra dott.ssa __________

(cfr. doc. III, p. 5).

In quel documento,

l’esperta consultata dall’amministrazione ha innanzitutto precisato che la

valutazione tecnica dell’esposizione professionale al rumore eseguita dal team

di acustica di __________ risulta fondata sul contenuto dei colloqui telefonici

del 14 e 20 dicembre 2016 intercorsi con l’assicurato, sui valori risultanti

dalla banca dati dell’__________, sull’anamnesi professionale e sul

questionario d’infortunio del 2 dicembre 2016, documenti entrambi compilati

dallo stesso ricorrente.

Ella ha quindi espresso la

seguente valutazione:

" (…).

Von 1976 bis 2016 lag über einen Zeitraum von 40

Jahren während der Tätigkeit beim __________ in __________ und bei __________

in __________ keine berufliche Lärmbelastung im gehörschädigenden Bereich vor. Der durchschnittliche Lärmbelastungspegel Lex lag über die genannten 40

Jahre bei 75 dB(A) im 100%-Pensum. Möglicherweise lag an einzelnen Tagen die

Lärmbelastung Lex über 85 dB(A), z.B. bei Anwesenheit von __________ im __________ oder

__________, während der gesamten Beruftätigkeit von 40 Jahren lag jedoch die

Jahreslärmbelastung Lex,2000h unter 85 dB(A).

Der von Dr. __________ dokumentierte Hochtoninnenohrhörschaden

mit einem binauralen Gesamthörverlust von etwa 40% ist bei der genannten

Lärmexposition nicht zu erwarten. Trotz symmetrischer Hochtoninnenohrhörschaden

beidseits ist die beschriebene Hörschädigung wegen nicht erreichter

gehörschädigender Lärmexpositionspegel nachweislich nicht überwiegend beruflich

verursacht, sondern es ist davon auszugehen, dass endogene Faktoren bzw.

berufsfremder Lärm die Störung ausgelöst haben. In diesem Sinne kann die

Schwerhörigkeit nicht als Berufserkrankung anerkannt werden.” (doc.

9, p. 2 – il corsivo è del redattore).

Basandosi sulle risultanze

della valutazione tecnica, la quale ha dimostrato che RI 1 non è stato

professionalmente esposto a rumori in grado di causare un danno uditivo quale

quello di cui egli ora soffre, la dott.ssa __________ ha dunque escluso

l’esistenza di una malattia professionale giusta l’art. 9 cpv. 1 LAINF

(l’applicabilità del cpv. 2 dell’art. 9 LAINF è a maggior ragione da escludere,

visto che questa disposizione pone delle esigenze probatorie più severe – cfr. supra,

consid. 2.3.2.).

Chiamato ora a pronunciarsi,

vista l’assenza di elementi atti a generare dei dubbi circa la fondatezza

dell’apprezzamento della dott.ssa __________, specialista proprio nella materia

che qui interessa, il TCA ritiene che esso possa validamente costituire da base

al proprio giudizio, senza che si riveli necessario procedere a ulteriori atti

istruttori (segnatamente alla richiesta perizia giudiziaria).

Sulla scorta di quanto

precede, i disturbi uditivi presentati da RI 1 non possono essere posti a

carico dell’istituto resistente nemmeno a titolo di malattia professionale.

In questo contesto, è

utile segnalare che la malattia professionale presuppone l’esposizione di una

certa durata a un rischio professionale tipico o inerente, un avvenimento

unico e, di conseguenza, un semplice rapporto di simultaneità non basta

(cfr. J.-M. Frésard/M. Moser-Szeless, L'assurance-accidents obligatoire, in

Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], 2a ed., n. 112).

L’emanazione del presente

giudizio rende priva di oggetto la domanda di ripristino dell’effetto

sospensivo legato al ricorso (cfr. doc. I, p. 7).

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è respinto.

2. Non si percepisce tassa di

giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione agli

interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla

comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3

esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,

contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo

rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti