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Decisione

35.2021.1

Corretta la decisione con la quale, constatata la stabilizzazione dello stato di salute, è stato posto termine alle prestazioni di corta durata, negato il diritto ad una rendita di invalidità, rifiutato il diritto ad un'IMI e chiesta la restituzione dell'IMI già versata, ma a torto

5 luglio 2021Italiano78 min

riprendere a lavorare quale gessatore. Ciò viene anche confermato dal dott. __________

Source ti.ch

Raccomandata

Incarto

n.

35.2021.1

cr/DC/sc

Lugano

5 luglio 2021

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

composto dei giudici:

Daniele Cattaneo, presidente,

Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

redattrice:

Cinzia Raffa Somaini, vicecancelliera

segretario:

Gianluca Menghetti

statuendo sul ricorso del 31 dicembre 2020 di

RI 1

rappr. da: RA 2

contro

la decisione su opposizione del 23 novembre 2020 emanata

da

CO 1

rappr. da: RA 1

in materia di assicurazione contro gli infortuni

ritenuto, in fatto

1.1. In data 12 dicembre 2018 RI 1,

nato nel 1980, gessatore presso la __________ - e, perciò, assicurato d’obbligo

contro gli infortuni presso l’CO 1 - mentre si trovava su un ponteggio ha perso

l’equilibrio e, per cercare di attutire la caduta, ha subito uno strappo al

braccio sinistro.

In data 6 maggio 2019

l’assicurato è stato sottoposto ad un’artroscopia con sutura del sovraspinoso e

acromioplastica.

L’Istituto assicuratore ha

assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

1.2. Eseguiti gli accertamenti

medici ed economici del caso, in particolare la visita medica di chiusura del

21 gennaio 2020 da parte del dr. __________, con comunicazione del 22 gennaio

2020 l’CO 1 ha stabilito la sospensione delle prestazioni di corta durata

(spese di cura e indennità giornaliere) dal 1° marzo 2020, accettando di

continuare comunque ad assumere i costi dei controlli medici ancora necessari e

della fisioterapia prescritta fino al mese di giugno 2020 (doc. 123).

Vista la richiesta

formulata dal dr. __________ di sottoporre l’assicurato ad un esame di

artro-TAC alla spalla sinistra (accettata dall’amministrazione) e preso atto

delle sue risultanze (cfr. doc. 147 e 149), con scritto del 16 marzo 2020,

l’Istituto assicuratore ha comunicato all’assicurato di spostare la data di chiusura

del caso al 1° aprile 2020, con sospensione delle indennità giornaliere e delle

spese di cura a partire dalla medesima data (doc. 153).

Con decisione formale del 14 aprile 2020, l’CO 1, ribadita la

cessazione delle prestazioni di corta durata e passando all’esame del diritto a

quelle di lunga durata, ha rifiutato di accordare all’interessato una rendita

di invalidità - considerando ininfluenti sulla capacità al guadagno i postumi

infortunistici – assegnandogli, conformemente a quanto valutato dal dr. __________

nell’apprezzamento del 31 gennaio 2020 (cfr. doc. 129), un’indennità per

menomazione dell’integrità (IMI) del 10% (doc. 162).

1.3. Con opposizione del 18 maggio

2020 interposta dall’allora patrocinatore avv. __________ per conto

dell’assicurato (doc. 172), è stato contestato il raggiungimento della stabilizzazione

dello stato di salute valutata dall’amministrazione, visto che, da una parte,

l’assicurato continuava a presentare una piena incapacità lavorativa, come

attestato dal dr. __________, e, dall’altra, che secondo il rapporto EFL della

Clinica __________ del dicembre 2019 fossero ancora necessari 4-6 mesi di

fisioterapia.

Per tali ragioni, il precedente

legale ha ritenuto ingiustificata l’interruzione della copertura delle cure

mediche e delle indennità giornaliere, aggiungendo che, in via subordinata,

nella denegata ipotesi in cui fosse, invece, considerata raggiunta la

stabilizzazione dello stato di salute, all’interessato andrebbe assegnata una

rendita di invalidità del 100% e un’IMI del 40% (doc. 172).

In data 2 giugno 2020 l’CO

1 ha comunicato che:

" in

relazione alla sua opposizione del 18 maggio 2020 e alla luce di quanto

esposto, le comunichiamo che ritiriamo la nostra decisione emanata il 14 aprile

2020. La CO 1 provvederà a ripristinare l’indennità giornaliera a decorrere dal

1° aprile 2020 e a informarla in merito agli ulteriori accertamenti previsti.

L’importo pari a CHF 14'820 pagato a titolo di indennità per

menomazione dell’integrità può essere trattenuto dall’interessato come anticipo

sulle prestazioni.” (Doc. 177)

1.4. Eseguita una nuova visita

medica di chiusura da parte del dr. __________ (cfr. doc. 194), con scritto del

15 luglio 2020 l’Istituto assicuratore ha comunicato all’interessato la

sospensione delle spese di cura e delle indennità giornaliere dal 1° agosto 2020

(doc. 195).

Con decisione formale del 7 agosto 2020 l’CO 1 ha, quindi, rifiutato

di assegnare all’assicurato il diritto ad una rendita di invalidità,

aggiungendo quanto segue a proposito dell’IMI:

" Indennità

per menomazione dell’integrità

per quanto concerne l’indennità per menomazione dell’integrità,

contrariamente a quanto valutato dal medico __________ con apprezzamento del

31.01.2020 per la spalla sinistra, i postumi infortunistici non incidono

sull’integrità in misura apprezzabile. Infatti, dalla visita medico __________ del

23.06.2020, risulta che vi è stato un miglioramento per quanto concerne

l’articolarità della spalla. Non sono quindi date le premesse per la

concessione di un’indennità per menomazione dell’integrità ai sensi dell’art.

24 della legge federale sull’assicurazione contro gli infortuni.

Dobbiamo perciò rifiutare le pretese di un’indennità per

menomazione dell’integrità e richiedere la restituzione dell’importo versato

sotto forma di anticipo il 16.04.2020, pari a CHF 14'820.00. (…).” (Doc. 199/2-5)

A seguito dell’opposizione del 10 settembre 2020 - con la quale

l’assicurato, sempre rappresentato a quel momento dall’avv. __________, ha nuovamente

contestato il raggiungimento della stabilizzazione dello stato di salute, chiedendo

il ripristino delle prestazioni di corta durata o, in via subordinata,

l’assegnazione di una rendita di invalidità almeno del 18% e dell’IMI già

versata (cfr. doc. 204) – e dopo avere sottoposto il caso al proprio medico

fiduciario (cfr. doc. 207 e doc. 211), in data 23 novembre 2020 l’CO 1 ha integralmente

confermato il tenore della propria precedente decisione (doc. B).

1.5. Con tempestivo ricorso del 31

dicembre 2020 l’assicurato, sempre patrocinato a quel momento dall’avv. __________,

ha chiesto l’annullamento della decisione su opposizione impugnata e

l’attribuzione “di una rendita di invalidità LAINF del 18.3% e fino alla

rendita la copertura dei costi delle cure mediche e delle indennità giornaliere

del 100%”; un’IMI del 40%; l’annullamento della restituzione chiesta con la

decisione del 7 agosto 2020 e la decisione su opposizione del 23 novembre 2020”

(doc. I).

Sostanzialmente l’allora patrocinatore dell’assicurato ha rilevato

che visto che l’assicurato non ha ritrovato una capacità lavorativa nella

propria professione, l’amministrazione avrebbe dovuto continuare a versare le

spese di cura e le indennità giornaliere fino all’attribuzione di una rendita.

Quanto al mancato riconoscimento di una rendita di invalidità, il

legale ha considerato che l’Istituto assicuratore non abbia debitamente tenuto

conto delle rilevanti limitazioni causate dall’infortunio alla spalla sinistra dominante.

Tali limitazioni, che impongono all’interessato l’utilizzo del braccio destro

adominante, comportano un’invalidità del 18% come attestato dallo specialista

in traumatologia consultato dall’assicurato.

Il legale ha pure contestato l’ammontare del reddito da invalido

calcolato dall’amministrazione, essendo “addirittura superiore a quello che

guadagnava concretamente quando era sano”.

Infine, l’allora patrocinatore dell’assicurato ha considerato

ingiustificato il rifiuto di riconoscere all’interessato il diritto ad un’IMI,

visto che, contrariamente a quanto valutato dall’amministrazione, non è subentrato

alcun miglioramento, come chiarito a livello specialistico da parte del dr. __________.

Per tali ragioni, il ripensamento dell’amministrazione rispetto

all’IMI del 10% a suo tempo accordata dal dr. __________ appare, a mente del

legale, ingiustificato, come del resto anche la relativa richiesta di

restituzione, anche alla luce della buona fede dell’interessato e delle sue

condizioni economiche sfavorevoli (doc. I).

1.6. L’CO

1, in risposta, ha postulato che l’impugnativa venga integralmente respinta con

argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc.

III).

1.7. In

data 12 febbraio 2021 l’avv. __________ ha comunicato al TCA di non patrocinare

più l’assicurato, ora rappresentato da RA 2 (doc. VII).

1.8. Con

scritto del 24 febbraio 2021 l’avv. __________ di RA 2 ha integralmente

confermato le richieste ricorsuali (doc. VIII).

Gli

scritti dell’avv. __________ e dell’avv. __________ sono stati trasmessi all’amministrazione

(cfr. doc. IX), per conoscenza.

in diritto

in ordine

2.1. Preliminarmente, richiamata

la STF 8C_85/2017 del 20 aprile 2018 consid. 5.2 (relativa a un caso in cui

l’incarto era stato affidato dall’assicuratore a un legale esterno

all’istituto per le fasi della procedura giudiziaria; sul tema, si veda pure la

STF 8C_561/2019 dell’11 maggio 2020 consid. 1), questa Corte rileva che decide

questa vertenza nella sua composizione ordinaria (pubblicata sul FUCT N.

043/2018 del 29 maggio 2018) poiché, come dichiarato dall’CO 1 in una

comunicazione dell’8 giugno 2020 al TCA, l’incarto sub judice è stato

trattato dalla funzionaria che figura nell’intestazione degli allegati prodotti

(in concreto, dall’avv. __________), senza che la giurista di lingua italiana

figlia del Giudice Ivano Ranzanici se ne sia in alcun modo occupata.

nel merito

2.2. Litigiosa è la questione di

sapere se l’assicuratore LAINF resistente fosse

legittimato a ritenere stabilizzato, dal 1° agosto 2020, lo stato di salute

infortunistico dell’assicurato e, quindi, a dichiarare estinto il diritto alle

prestazioni di corta durata (cura medica + indennità giornaliera), oppure no.

In caso di risposta positiva, questa Corte sarà, poi, chiamata a esaminare se

il diritto alla rendita d’invalidità è stato, o meno, correttamente negato,

così come pure ad esprimersi a proposito dell’IMI e della richiesta di restituzione di quella già riconosciuta, ma

a torto, in precedenza.

2.3. Condizioni di salute

infortunistiche stabilizzate dal 1° agosto 2020?

2.3.1. Giusta l'art. 10 LAINF,

l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr.

DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF,

l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (art. 6 LPGA) a

seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

Il diritto all'indennità

giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si

estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione

di una rendita o con la morte dell'assicurato.

Il diritto alle cure cessa

qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile

miglioramento della salute dell'assicurato (art. 19 cpv. 1 seconda frase

LAINF), un miglioramento insignificante non basta. Non vi è un sensibile

miglioramento delle condizioni di salute, se la misura terapeutica in questione

è in grado soltanto di alleviare momentaneamente dei dolori causati da uno

stato altrimenti stazionario. Se un miglioramento non è più possibile, la cura

termina e l’assicurato può pretendere una rendita d’invalidità (sempre che

presenti un’incapacità di guadagno del 10% almeno).

Una volta terminata la

cura medica, delle misure terapeutiche possono essere assunte soltanto alle

condizioni di cui all’art. 21 LAINF e soltanto se l’assicurato è stato posto al

beneficio di una rendita. Se ciò non è il caso, spetta all’assicurazione contro

le malattie prendere a proprio carico il trattamento (cfr. STF 8C_50/2018 del

20 luglio 2018 e riferimenti ivi menzionati).

In una sentenza 8C_614/2019 del 29 gennaio 2020 consid. 5.3,

l’Alta Corte ha precisato la giurisprudenza di cui alla DTF 134 V 109, nel

senso che quello dell’atteso aumento o ripristino della capacità lavorativa,

non rappresenta un criterio di valutazione esclusivo. La prosecuzione della

cura medica - in quella fattispecie, si era trattato di un intervento

chirurgico volto a eliminare il dito “a scatto” - può ancora comportare un

sensibile miglioramento delle condizioni di salute, anche se la persona

assicurata ha già ripreso in misura completa la sua precedente attività

professionale (per un caso recente di applicazione di questa giurisprudenza, si

veda la STF 8C_620/2020 del 3 febbraio 2021 consid. 2.4).

È utile precisare che,

secondo la giurisprudenza federale, occorre procedere a una valutazione

prospettica della questione della stabilizzazione, ponendosi al momento in

cui le prestazioni sono state interrotte (cfr. RAMI 2005 U 557 pag. 388; STF

8C_289/2018 del 15 marzo 2019 consid. 3.6.; STF 8C_651/2016 del 15 dicembre

2016 consid. 4.1, 8C_184/2017 del 13 luglio 2017 consid. 2.2, 8C_303/2017 del 5

settembre 2017 consid. 6.3.1; STCA 35.2017.68 del 27 novembre 2017, consid.

2.3.3; STCA 35.2017.76 del 4 ottobre 2018, consid. 2.2.2; STCA 35.2018.114 del

18 marzo 2019, consid. 2.2.2; STCA 35.2020.1 del 21 dicembre 2020, consid.

2.3.1.).

2.3.2. Nella concreta evenienza,

l’insorgente ha contestato innanzitutto che, dal punto di vista medico,

le sue condizioni di salute infortunistiche siano da ritenere stabilizzate a

partire dal momento in cui è stato posto fine alle prestazioni di corta durata

(1° agosto 2020) (cfr. doc. I).

Nella

decisione su opposizione impugnata, l’assicuratore infortuni ha specificato che

lo stato di salute è stato reputato stabilizzato a partire dal 31 luglio 2020,

conformemente a quanto valutato dal medico fiduciario, dr. __________, spec. in

chirurgia.

Quest’ultimo,

nel referto del 10 luglio 2020 concernente la visita medico-__________ di

chiusura del 23 giugno 2020, si è così espresso sul tema della stabilizzazione:

" Proposte

diagnostiche e terapeutiche

Al momento attuale l’assicurato ha decisamente migliorato

l’articolarità, inoltre ha effettuato una RM che non denota alcun tipo di

rottura tendinea, ma a livello del foot print una leggera infrazione edematosa

e null’altro. Tale alterazione è molto comune dopo l’intervento di

riposizionamento e sutura del sovraspinato. Soprattutto non vi è praticamente

più traccia della capsulite adesiva o di altre lesioni tali da giustificare il

dolore pressoché continuo riferito dall’assicurato. Il netto miglioramento dal

punto di vista articolare è dovuto fondamentalmente alla fisioterapia, peraltro

confermata dal medico di __________ su proposta del dr. __________ durante la

valutazione EFL.

Può essere utile continuare la fisioterapia fino a luglio, a scopo

cautelativo, dopodiché in assenza di lesioni strumentalmente dimostrate, che

possano spiegare il dolore riferito dall’assicurato, il caso può considerarsi

stabilizzato.” (Doc. 194)

Il precedente patrocinatore dell’assicurato ha contestato le

conclusioni del dr. __________, ritenendo che lo stato di salute non possa

essere ritenuto stabilizzato, visto che nel rapporto EFL della Clinica __________

del 12 dicembre 2019 era stato indicato che occorressero ancora 4-6 mesi di

fisioterapia.

Chiamato ad esprimersi in merito, con apprezzamento del 19 ottobre

2020 il dr. __________ ha osservato:

" (…)

Circa il rapporto EFL della Clinica __________ del 12.12.2019 si

diceva che ci volevano ancora 4-6 mesi con una fisioterapia per far scomparire

la capsulite e si dice anche che dopo 6 mesi sicuramente vi sarebbe stata una

rivalutazione della capacità lavorativa.

Tutto questo è stato compiuto diligentemente dal medico di __________

prima di tutto perché ha continuato la fisioterapia e secondo perché la

rivalutazione è stata a luglio ben più in là dei sei mesi iniziali. (…) .” (Doc.

207)

Nella decisione su opposizione impugnata, l’CO 1 ha quindi

confermato il raggiungimento di uno stato di salute stabilizzato, osservando:

" (…) Nemmeno

Fatti

i medici interpellati dall’assicurato pretendono che vi siano ancora delle cure

atte a portare ad un miglioramento della situazione e questo anche alla luce

della sentenza del TF 8C_614/20 del 29.1.2020. La CO 1 ha eseguito quanto

consigliato dal dott. __________ e ripristinato le prestazioni di breve durata

nei termini evocati da tale specialista. La fisioterapia, come illustrato dal

medico di __________, ha dato i suoi frutti. A giusta ragione la CO 1 ha

sospeso il versamento dell’indennità giornaliera con l’1.8.2020 e esaminato il

diritto alla rendita d’invalidità procedendo al raffronto dei redditi su basi

teoriche.” (Doc. 212)

2.3.3. In sede ricorsuale,

l’assicurato ha ancora una volta contestato la sospensione delle prestazioni di

corta durata stabilita dall’amministrazione, per il motivo che egli continua ad

essere totalmente inabile al lavoro nella sua professione (doc. I).

Al riguardo, nella

risposta di causa l’CO 1 ha osservato:

" (…)

4. Dagli atti non risulta alcun elemento che permetta di ammettere

– anche alla luce della sentenza del TF 8C_164/20 del 29.1.2020 – che vi siano

dopo il 31.7.2020 delle cure atte a migliorare sensibilmente la situazione. Il

fatto che la capacità lavorativa nell’attività svolta al momento

dell’infortunio non sia stata ripristinata non soccorre l’assicurato in quanto

nessuno pretende che delle ulteriori cure permetterebbero all’assicurato di

riprendere a lavorare quale gessatore. Ciò viene anche confermato dal dott. __________

interpellato personalmente dall’assicurato come osservato dal patrocinatore con

il ricorso.” (Doc. III)

Ora, alla luce degli elementi convergenti che emergono dalla documentazione

medica all’incarto, questa Corte condivide la conclusione dell’Istituto assicuratore

secondo cui, in data 31 luglio 2020, lo stato di salute infortunistico era

stabilizzato ai sensi dell’art. 19 cpv. 1 LAINF e della relativa

giurisprudenza. A quel momento, infatti, l’assicurato era definitivamente

inabile all’esercizio della sua abituale professione di "gessatore",

mentre presentava una piena capacità lavorativa in attività sostitutive

adeguate (aspetto quest’ultimo che verrà meglio definito nei considerandi che

seguono).

La circostanza che l’insorgente

denunciasse ancora disturbi alla spalla, rispettivamente necessitasse di misure

conservative volte a evitare un loro aggravamento, è irrilevante.

Decisivo ai fini del giudizio è

soltanto che, diversamente da quanto considerato nella valutazione della

capacità funzionale del 12 dicembre 2019 dal dr. __________ - nella quale era

stato ritenuto necessario un periodo di ulteriori 4-6 mesi di fisioterapia per

un recupero della mobilità articolare e rinforzo mirato della muscolatura

gleno-omerale e scapolo-toracale sinistra (cfr. doc. 107), circostanza che

aveva portato l’amministrazione ad annullare la precedente decisione di

sospensione delle prestazioni di corta durata stabilita a partire dal 31 marzo

2020 (cfr. doc. 177) - secondo il parere unanime dello specialista curante, di

quello privatamente consultato dall’assicurato e di quello di __________ dell’CO

1, a quel momento lo stato della spalla non poteva più essere sensibilmente

migliorato grazie ad ulteriori terapie.

In conclusione il TCA non ritiene dunque dimostrato, con il grado di

verosimiglianza richiesto dalla giurisprudenza federale (cfr. DTF 125 V 195

consid. 2 e riferimenti), che al momento in cui l’amministrazione ha posto

termine alle prestazioni di corta durata, vi fossero ancora delle misure

terapeutiche suscettibili di migliorare sensibilmente le condizioni di salute

infortunistiche dell’insorgente.

La decisione su opposizione impugnata, nella misura in cui sancisce che al 1° agosto

2020 lo stato di salute infortunistico era stabilizzato ai sensi dell’art. 19

cpv. 1 LAINF, va dunque confermata.

Pertanto, data la

stabilizzazione delle condizioni di salute infortunistiche, l’assicuratore

LAINF convenuto era dunque legittimato a porre fine alle prestazioni di corta

durata (cura medica e indennità giornaliera) e a valutare il diritto alle

prestazioni di lunga durata.

2.4. Diritto ad una rendita

d’invalidità?

2.4.1. Giusta l'art. 18 cpv. 1 LAINF,

l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito

d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

Secondo l'art. 8 cpv. 1

LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale

presumibilmente permanente o di lunga durata.

Il TF, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572 ss., ha

rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv.

1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase

LAINF, motivo per il quale occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti

di rilievo in seguito all'introduzione della LPGA.

Da parte sua, l'art. 16

LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che

l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività

ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione

di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del

mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto

ottenere se non fosse diventato invalido.

L'Alta Corte, nella

sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che

anche l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità

dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2

seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la

nostra Massima Istanza ha quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza

relativa ai concetti di inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e

invalidità continua a mantenere la sua validità anche in seguito

all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti si veda

pure la DTF 130 V 343.

Due sono, dunque, di norma

gli elementi costitutivi dell'invalidità:

1. il danno alla salute

fisica o psichica (fattore medico)

2. la diminuzione della

capacità di guadagno (fattore economico).

Tra il danno alla salute e

l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato

(fattore causale).

Nell'assicurazione

obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale,

naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.

2.4.2. L'invalidità, concetto

essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di

guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.

D'altro canto, poiché

l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un

danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente

adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.

Spetta al medico fornire

una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un

esatto quadro degli impedimenti che egli incontra nell'esplicare determinate

funzioni.

Il medico indicherà per

prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando

quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.

Egli valuterà finalmente

il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella

professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi

aspetti, STF I 871/02 del 20 aprile 2004 e STF I 162/01 del 18 marzo 2002).

L'invalidità, proprio

perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che

l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con

quello che egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando

la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in

un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti

integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

I due redditi da porre a

raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su

solide basi, avere un fondamento oggettivo.

La giurisprudenza federale

ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione

dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione

medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre,

sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno.

Il TF ha avuto modo di

confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro

stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire

pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua

capacità lavorativa (STF U 25/94 del 30 giugno 1994).

La perdita di guadagno

effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se -

le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in

generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si

avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività

ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al

massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una

prestazione di lavoro e non a un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss.

consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

Le ragioni, inerenti

l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente

capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del

lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile

dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua

capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

I.

Termine: reddito da invalido

La misura dell'attività

che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del

danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'età, le

attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

Secondo la giurisprudenza,

per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che

non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione

professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito,

rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse

vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o

non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).

Nel valutare la

possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità

di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro

ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione,

cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI

1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STF del 30 giugno 1994 succitata).

Specifica

dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui all'art.

28 cpv. 4 OAINF:

"Se a causa della

sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o

se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua

età avanzata, sono determinanti per valutare il grado d'invalidità i redditi

che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di un danno alla

salute della stessa gravità."

Considerandi

II. Termine: reddito

conseguibile senza invalidità

Nel determinare il reddito

conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla

situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura

partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si sarebbe mantenuta

sostanzialmente stabile (cfr. STF del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci

si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche

rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze

ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss.,

consid. 5b; 4a, b).

Il grado di invalidità

corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico

conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da

invalido.

2.4.3

Per costante giurisprudenza,

in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo

l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che

precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il

diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02

dell'8 luglio 2003, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der

Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.).

Nella DTF 125 V 351 seg.

(= SVR 2000 UV 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte

federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di

un'assicurazione deve essere riconosciuto valore probante, a condizione che

essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri

di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano

dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si

trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di

metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere

delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente

fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (cfr. anche Pratique

VSI 2001 p. 108ss.).

Per quel che riguarda le

perizie allestite da specialisti esterni all'amministrazione, il TFA ha pure

loro riconosciuto pieno valore probante, fintantoché non vi sono degli indizi

concreti che facciano dubitare della loro attendibilità (cfr. STFA U 168/02 del

10.

luglio 2003; DTF 125 V 353, consid. 3b/bb).

In una sentenza

8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale

federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la

propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze

dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno

il più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in

tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle

armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1

CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio

l’affidabilità dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei

mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in

particolare, anche le certificazioni dei medici curanti.

Va poi evidenziato che in

ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché

di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione

del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,

STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del

rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in

caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;

DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer,

Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des

Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353) e

che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione

contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia

ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF

9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010

consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

Se vi sono dei rapporti

medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare

l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto

piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05

del 25 aprile 2007; STCA 35.2018.42 dell’11 febbraio 2019, consid. 2.2.4.).

2.4.4

Nella concreta evenienza, esprimendosi

in merito all'esigibilità lavorativa, al termine della visita medica __________

di chiusura del 23 giugno 2020, il dr. __________, specialista FMH in chirurgia,

dopo aver posto le diagnosi di “stato dopo infortunio con contusione spalla

sinistra in data 12.12.2018; stato dopo infiltrazioni endoarticolari e

sottoacromiali; stato dopo intervento di sutura tendine sovraspinoso e acromioplastica

in data 6.5.2019; stato dopo intensa fisioterapia”, ha rilevato quanto segue:

" (…).

Reperti oggettivi

Elevazione 160°, abduzione 150°, rotazione interna a L4 con

leggera difficoltà, rotazione interna 35°.

(…)

Aspetti medico-assicurativi

Si conferma che l’attività di gessatore non è più esigibile, come

risulta sia dal rapporto EFL sia dalla precedente visita __________, è invece esigibile

certamente un’attività lavorativa che non comporti il sovraccarico funzionale

oltre i 90° e per il resto può svolgere attività pesanti e medio pesanti

secondo la seguente nuova esigibilità lavorativa, visto il miglioramento

strumentalmente dimostrato e clinicamente dimostrato, sia dal dr. __________, sia

dal medico di __________.

Esigibilità del lavoro

L'assicurato può alzare pesi leggeri fino a 5 kg senza difficoltà

fino all'altezza dei fianchi.

Spesso può sollevare pesi leggeri e molto leggeri fino all’altezza

dei fianchi, talvolta pesi medi fino all’altezza dei fianchi, di rado pesi

pesanti fino all’altezza dei fianchi, mai pesi molto pesanti fino all’altezza

dei fianchi, spesso può sollevare oltre l'altezza del petto pesi fino a 5 kg,

mai può sollevare oltre l'altezza del petto pesi superiori ai 5 kg. Spesso può

effettuare lavoro leggero e di precisione, spesso può effettuare lavoro medio,

di rado può effettuare lavoro manuale rozzo e mai può effettuare lavoro molto

pesante. La rotazione della mano è consentita senza limitazioni, talvolta può

effettuare lavori sopra la testa. Nessun’altra limitazione funzionale.” (Doc.

194)

Il precedente

patrocinatore dell’assicurato ha contestato tale esigibilità espressa dal

medico __________ dell’Istituto assicuratore, ritenendo che l’assicurato debba,

invece, essere considerato totalmente inabile al lavoro con completa perdita di

guadagno, tale da dare diritto ad una rendita di invalidità del 100%.

Con apprezzamento medico

del 19 ottobre 2020 il dr. __________, chiamato a prendere posizione riguardo

all’opposizione del legale dell’assicurato, ha confermato la propria precedente

valutazione, ribadendo che l’assicurato non è più in grado di riprendere

l’usuale attività di gessatore, mentre va considerato pienamente abile al

lavoro in attività adatte, indicando che:

" Apprezzamento

Rispetto alla visita medico-__________ del 23.06.2020 innanzitutto

non vengono portati fatti nuovi debitamente documentati tali da potere

modificare il parere già dato. In particolare rispondendo ai motivi

dell’opposizione dell’avv. __________ punto per punto, al punto nr. 5 si dice

che l’assicurato è ancora inabile al 100% alla visita del dr. __________ si

denota un’elevazione attiva a 160°, un’extra-rotazione limitata a 35° ed

un’intrarotazione limitata al pollice a livello di L4 quindi a parte una

contrattura muscolare ed una leggera infiammazione del capo lungo del bicipite

su basi cliniche non si hanno altri dati clinico-strumentali tali da

giustificare la persistenza dell’inabilità.

A tal proposito va detto che all’artro-RMN del 3.3.2020 non si

evidenziano lesioni transmurali nuove ma una leggera entesopatia inserzionale

del tendine del sovraspinoso nella parte posteriore della struttura e pertanto

non vi è nessuna lesione che si è ripetuta o formata ex-novo e soprattutto vi è

un’articolarità che è a dir poco ottimale rispetto allo stato anteriore.

L’unica cosa che vi è, è che si tratta comunque come dice giustamente il dr. __________

di un tendine che è decisamente assottigliato e pertanto è possibile una nuova

lesione se non si formula un’esigibilità lavorativa rispettosa della sua

situazione. Tale esigibilità è stata data dal medico di __________ nella visita

__________ ed è ampiamente rispettosa della situazione dell’assicurato per cui

non si può fare altro che ribadire l’esigibilità del lavoro espressa

nell’ultima visita __________ e soprattutto va considerato anche il fatto che

non si può considerare una persona invalida al 100% con un’articolarità come

quella, peraltro collimante, vista dal dr. __________ e dal dr. __________

oltre che dal dr. __________. Tenuto conto anche del fatto che l’assicurato ha

due braccia e se anche il braccio sinistro appare dominante sicuramente può

svolgere diversi tipi di attività con entrambe le braccia. (…).” (Doc. 207)

L’assicurato ha contestato

la valutazione del medico __________ dell’assicuratore LAINF, producendo, a

comprova della sua pretesa di poter beneficiare di una rendita di invalidità,

un referto del 19 ottobre 2020 del dr. __________, spec. in medicina legale e

delle assicurazioni, del seguente tenore:

" (…)

Esame obiettivo attuale in soggetto sinistrorso dominante:

all’esame ispettivo del moncone della spalla e del braccio si

rileva importante limitazione articolare e precisamente segni cicatriziali dal

pregresso intervento chirurgico per via artroscopica.

Il volume del moncone della spalla risulta diminuito per possibile

sofferenza del deltoide, dei muscoli sopra e sottospinosi.

Significativa contrattura del muscolo rotondo, del bicipite

omerale, del trapezio e dell’elevatore della scapola.

Escursione articolare della scapola omerale limitata globalmente

con elevazione attiva del braccio possibile fino a 150° (norm. da 0 a 180°),

limitazione della abduzione con perdita della extrarotazione di -30°.

Diagnosi

Esiti invalidanti con significativa limitazione funzionale

articolare, con influenza negativa sulla capacità lavorativa, da lesione

post-traumatica della spalla sinistra dominante con rottura tendine

sovraspinoso trattato chirurgicamente, con vite di Corksecrew e tenodesi del

capolungo del bicipite brachiale.

Ipotonotrofia dei muscoli della spalla stessa.

Considerazioni medico-legali

circa il nesso di causalità fra evento e danno lesivo, dall’esame

obiettivo del soggetto, dall’anamnesi dello stato anteriore, ci permette di

conoscere i termini reali della modificazione clinica ai fini della valutazione

del nesso causale.

Nel caso concreto in esame con il criterio cronologico si esclude

la preesistenza di danno fisico alla spalla sinistra.

Il criterio qualitativo del mezzo lesivo si giustifica con la

caduta dal ponte ove intendeva a preparare la gessatura con trauma diretto alla

spalla sin. ed il ginocchio dx.

Il criterio quantitativo con danno da considerare come risultante

dalla energia cinetica (caduta dal ponte) e quella della resistenza organica

che da essa si sovrappone.

Criterio di continuità fenomenologica consistente fra rapporto

dell’antecedente di spalla integra e la lesione post-traumatica.

Criterio di esclusione di altre cause che ha dimostrato che

l’evento in esame non deriva da altre cause.

Lo “status quo sine” non è stato raggiunto in considerazione del

danno permanente conseguenza dell’infortunio sul lavoro del 12/12/2018 alla

spalla sinistra, sinistrorsa dominante, con importante incidenza funzionale, in

un soggetto lavoratore gessista con pregressa integrità della funzionalità

degli arti e la limitazione residua è di tipo infortunistico.

Circa i pareri che seguono:

3/06/2020 controllo del dr. __________: “elevazione a circa 160°,

una extra-rotazione limitata a 35° ed una intrarotazione limitata a pollice a livello

di L4, importante contrattura della muscolatura del grande rotondo,

dell’elevatore della scapola, del trapezio e del bicipite omerale, con

infiammazione del capolungo del bicipite.

7/08/2020 rapporto CO 1: circa l’indennità per menomazione

dell’integrità recita la nota: “per quanto concerne l’indennità per menomazione

dell’integrità, contrariamente a quanto valutato dal medico di __________con

apprezzamento del 31/01/2020 per la spalla sin, i postumi infortunistici non

incidono sull’integrità in misura apprezzabile. Infatti dalla visita medico __________del

23/06/2020 risulta che vi è stato un miglioramento per quanto concerne

l’articolarità della spalla. Non sono quindi date le premesse per la concessione

di un’indennità per menomazione dell’integrità ai sensi dell’art. 24 della

legge federale sull’assicurazione contro gli infortuni.

Ritengo inverosimili le considerazioni medico-legali contrastanti

fra il giudizio del 03/06/2020 del dr. __________ con quanto descritto nella

visita del medico __________ (23/06/2020) con parere di miglioramento

dell’articolarità della spalla sinistra negando l’indennità per menomazione

dell’integrità fisica”.

Ritengo che questa considerazione medico-legale viene ampiamente

confortata dal riscontro e conforto della ultima visita ortopedica effettuata

dall’infortunato in data 9/9/2020 presso l’Istituto Ortopedico “__________” di __________

“Postumi invalidanti in trauma della spalla sin già operata in

artroscopia: in atto limitazione articolare in elevazione passiva (-20°),

elevazione attiva (-30°), abduzione limitata con perdita della extrarotazione

(-30°), perdita di forza. Potrebbe peggiorare il quadro clinico o subire una

rottura inserzionale del sovraspinoso.”

Valutazione della capacità lavorativa nell’attività abituale

L’attività abituale che si identifica con capacità lavorativa

generica e con possibilità di espletare una qualsiasi attività lavorativa che

non richieda particolare specializzazione e preparazione o speciali attitudini

si può stimare con una menomazione all’integrità nella misura del 14%.

Valutazione della capacità lavorativa nell’attività adatta

Nel caso in esame l’attività professionale espletata come

gessatore in sinistrorso dominante ritengo non più compatibile con l’attività

professionale stessa esercitata, ma ancora compatibile sebbene con limitazioni,

con professioni della stessa categoria che non comportino un sovraccarico

articolare della spalla, in quanto manifesta un significativo deficit funzionale

della spalla, come descritto nei vari esami obiettivi. Si stima una menomazione

della integrità sulla capacità lavorativa specifica nella misura del 18%.”

(Doc. 208/1-5)

L’assicurato ha pure

trasmesso un referto del dr. __________, specialista in ortopedia e

traumatologia dell’Istituto Ortopedico “__________” di __________, del 9

settembre 2020, del seguente tenore:

" Paziente

affetto da postumi invalidanti di trauma spalla sinistra già operata

(artroscopia).

In atto: limitazione articolare in elevazione passiva (-20°),

elevazione attiva (-30°), abduzione limitata con perdita della extrarotazione

(-30°). Ipotrofia deltoidea. Perdita di forza.

Si sconsigliano sforzi lavorativi come sollevare pesi o movimenti

ripetitivi.

Potrebbe peggiorare il quadro clinico o subire rirottura

inserzionale del sovraspinoso.

Si rilascia a richiesta dell’assicurato.” (Doc. 208/6-7)

Invitato dall’amministrazione a prendere posizione riguardo alla

documentazione prodotta dall’interessato, con apprezzamento medico del 9

novembre 2020 il dr. __________ ha osservato:

" Apprezzamento

Da ribadire con forza tutto quello che è stato scritto nel

precedente apprezzamento del 19.10.2020 che è piuttosto dettagliato oltre a

quanto rilevato nella visita medico-__________del 23.06.2020 per quanto

riguarda l’esame obiettivo, quindi lo stato clinico corrente dell’assicurato.

In particolare si fa notare che esiste una perfetta congruenza tra

la valutazione articolare ortopedica effettuata dal dr. __________ che è il

chirurgo che ha effettuato gli interventi e il medico __________mentre sono

discordanti solo con quella effettuata all’Istituto Ortopedico di __________.

Nella visita del medico __________ e in quella del dr. med. __________

l'articolarità è definita intorno ai 160º di elevazione e 140º di abduzione.

Evidente che vi è quindi una perdita di elevazione la

quale però non contro-implica in sé I’esecuzione di vari tipi di

lavori anche in edilizia, ciò che conta è lo stato della riparazione del tendine

e soprattutto il suo difetto residuo inteso come consumo dello stesso all’atto

dell'infortunio e successivamente. Proprio secondo questa filosofia di

esercizio il dr. med. __________ ha stilato nella sua valutazione EFL, dove

concorda con l'assenza di nuove rotture

della cuffia dei rotatori e rileva infatti un tendine, anzi più

tendini consumati per cui viene raccomandato un adeguato periodo di

fisioterapia e successivamente un reintegro nelle attività diverse

da quella di gessatore. Tutto quanto questo, a parte il fatto che

è ampiamente spiegato nella precedente relazione, ma si ribadisce è stato fatto

in maniera molto accurata e rispettosa della situazione

del signor RI 1.

Lo stesso dr. med. __________, già nella sua visita del 19.02.2020

riferisce che il paziente è inabile per I'attività lavorativa precedente

all'infortunio quale gessatore al 100% ma è abile per attività Iavorative che

non sfruttino troppo la spalla sinistra come indicato nel rapporto della CO 1.

Dopo un periodo di congrua fisioterapia ben oltre i sei mesi

previsti dal dr. med. __________, la situazione come tale appariva decisamente

stabilizzata e il caso è stato chiuso, valutando attentamente la lesione

residua anatomica, la funzionalità dell’arto nel complesso e relativamente

all'attività assicurata oltre che a quella sul mercato generale del lavoro.

Nella visita con apprezzamento del 19.10.2020 si è nuovamente

valutata la articolarità che è sensibilmente migliorata rispetto ai controlli

precedenti e che non raggiungeva più i limiti di legge per la

corresponsione del beneficio.

Circa l'inverosimile contraddizione tra il referto del dr. med. __________

del 03.06.2020 e la visita del dott. med. __________ non si capisce quale sia

se l'articolarità in elevazione è da entrambi valutata

a 160º. Peraltro la valutazione dell'__________ di __________

considera l'elevazione con perdita del 20% alla mobilizzazione passiva e del

30% di quella attiva, quindi quasi identica a quella considerata dagli altri

colleghi di controparte.

Tra I ‘altro, la articolarità normale in elevazione arriva in

teoria fino a 180º, ma si calcola un valore teorico in quanto va sempre

valutata confrontandola con quella dell'altro arto che nella visita del 31.01.2020

era di 160º. Ciò significa che costituzionalmente il soggetto arrivava di suo

in entrambe le braccia prima dell’infortunio a 160º, quindi dopo la FKT e nell’ultima

visita medico-__________ e del dr. med. __________ aveva raggiunto la sua

articolarità.

Per quanto riguarda I'IMI va detto che secondo le tabelle di legge

che sono decisamente diverse da quelle italiane, sia come valore punto sia come

criteri di utilizzo: la tabella CO 1 1.2 attribuisce un valore del 15% per I’articolarità

residua che non va oltre l'orizzontale, cioè 90º e un valore del 10% rispetto a

un'articolarità che va fino a 30º oltre il piano orizzontale.

Nel caso in esame l'articolarità è ben al di sopra di questi

valori per cui non è attribuibile un'IMI.

Non si notano per altro segni di artrosi o di instabilità

articolare, né nuove lesioni anatomiche oggettivabili e tabellati dalla CO 1.

Pertanto l'attribuzione dell'ÎMÎ è stata data su valori e su

indicazioni di legge basata su dati oggettivi.

Tutto questo è già stato ampiamente spiegato negli apprezzamenti

precedenti e dalle relazioni del dr. med. __________, dr. med. __________ e

dott. med. __________ e sull'effettivo miglioramento riscontrato. Da notare poi

che il collega effettua una valutazione di invalidità legata alla capacità

lavorativa generica di 14% e una invalidità legata a una capacità lavorativa

specifica pari a 18%.

Tale valutazione riguarda il sistema tabellare italiano legato

praticamente all’INAIL ed alla responsabilità civile, cosa che è totalmente

differente nel sistema svizzero. Vi è nel caso citato dal collega Ia valutazione

di una capacità lavorativa residua con una percentuale di invalidità, cosa che

nella normativa svizzera è profondamente diversa. Come ampiamente è assai più

esaurientemente spiegato nel precedente apprezzamento bisogna distinguere tra

capacità lavorativa ed IMI, perché I'IMI è un valore che si attribuisce

conferendo un valore aderente alle tabelle, la capacità lavorativa è invece considerata

in maniera autonoma in quanto riguarda una situazione diversa da quella del danno

residuo. Si valuta soprattutto dalla capacità lavorativa quello che una persona

può fare e non può fare rispetto al lavoro e generalmente si agisce anche in

maniera preventiva in quanto se è vero che in questo caso non vi è più alcuna

lesione di tipo traumatico oggettivamente dimostrabile, è vero che il tendine è

debolmente e decisamente degenerato in alcuni punti e quindi il rischio di nuova

rottura fa sì che venga data una esigibilità lavorativa tutelante in tal senso.

Se la situazione anatomica articolare è quella che oggettivamente viene

constatata l'IMI non può essere attribuita sulla base di congetture ma sul

danno attuale non su quello futuro.

Se si nota l'evoluzione nel tempo a partire dalla valutazione del

dr. med. __________ e quella dr. med. __________ vi è certamente un aumento

dell’articolarità su cui sono tutti quanti d'accordo e la valutazione ultima

del dott. med. __________ non ha fatto altro che considerare l'articolarità

raggiunta.

Per quanto riguarda la capacità lavorativa vi è una esigibilità

lavorativa estremamente tutelante, già spiegata nei dettagli nelle precedenti

relazioni e quindi siamo tutti d'accordo sul fatto che anche l'assicurato non

può più svolgere l'attività di gessatore, ma certamente può svolgere tutte le

attività al di sotto dell'orizzontale che non mandano in sovraccarico

l'articolazione della spalla, visto che, di braccia ne ha due.

Quindi egli si può impiegare in tutte quelle attività che siano

rispettose dell’esigibilità lavorativa a suo tempo data.

Si conclude affermando che non esiste alcun fatto nuovo

strumentalmente dimostrato che possa mutare la situazione così come definita

nella visita medico-__________ ultima e nel precedente apprezzamento medico-__________

del dott. med. __________.

Si ribadisce inoltre la valutazione complessiva sia dell’IMI che

della capacità lavorativa a suo tempo fatta e spiegata nei dettagli, in quanto

la valutazione del collega __________ appare decisamente superflua e ripetitiva

rispetto a quanto già riportato dalla opposizione dell’avvocato __________ e

soprattutto da un punto di vista medico, non contiene riferimenti adeguati da

un punto di vista giuridico rispetto al sistema svizzero e tantomeno elementi

clinici che possano mutare il giudizio già pronunciato durante le EFL, nelle

visite medico-__________e nella visita del dr. __________.” (Doc. 211)

2.4.5

In sede ricorsuale,

l’assicurato ha ribadito la pretesa di poter essere posto al beneficio di una

rendita di invalidità, fondandosi sugli stessi referti medici del dr. __________

e del dr. __________, già trasmessi all’amministrazione nella procedura di

opposizione (cfr. doc. I).

Con la risposta di causa, l’CO 1 ha confermato che l’assicurato

presenta una piena esigibilità lavorativa in una attività adatta, come valutato

dal dr. __________ (cfr. doc. III).

2.4.6

Chiamato a pronunciarsi, questo

Tribunale, attentamente vagliato l’insieme della documentazione medica agli

atti, ritiene corretta l'esigibilità stabilita dal medico fiduciario dell’assicuratore

infortuni, posta alla base della decisione avversata.

Il dr. __________ ha, infatti,

in maniera chiara, esaustiva e motivata - e oltretutto a più riprese (cfr. doc.

194, 207, 211) - esposto le ragioni alla base della propria valutazione, la

quale, del resto, concorda con quelle poste anche dal dr. __________ (cfr. doc.

107) e dal dr. __________.

Come ben messo in evidenza dal

medico fiduciario dell’assicuratore, tutti gli specialisti che si sono occupati

del caso dell’assicurato sono stati, difatti, d’accordo nel considerare che

ormai l’interessato non possa più riprendere la sua usuale professione di

gessatore, ma sia invece in grado di svolgere un’attività più leggera,

rispettosa delle sue limitazioni funzionali.

Già nella valutazione della

capacità funzionale del 12 dicembre 2019 il dr. __________, spec. FMH in

reumatologia, dopo avere indicato che l’attività di gessatore “non è ancora

esigibile, le prestazioni richieste sono troppo alte: soprattutto il lavoro

ripetitivo sopra all’altezza delle spalle con un peso in mano” (cfr. doc. 107

pag. 6), aveva rilevato come l’assicurato fosse invece “da subito totalmente

abile al lavoro per attività manuali leggere a mediamente pesanti, che evitino

lavori ripetitivi sopra l’altezza delle spalle, particolarmente con un peso in

mano” (cfr. doc. 107 pag. 7).

Anche il dr. __________, spec.

FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia, dal canto suo, nel referto del 19

febbraio 2020, ha posto una totale inabilità lavorativa per quanto concerne la

precedente attività lavorativa dell’assicurato in qualità di gessatore, ritenendo

per contro l’interessato “abile al 100% nella massima misura possibile per le

attività consigliate dalla CO 1” e che “non sfruttino troppo la spalla

sinistra” (cfr. doc. 137 e 138).

Alla luce di queste concordanti

valutazioni specialistiche, il TCA non ha motivo per scostarsi dalle conclusioni

del dr. __________, le quali, del resto, neppure sono state rimesse in dubbio

dagli specialisti consultati privatamente dall’interessato. Sia il dr. __________,

sia il dr. __________, difatti, hanno sottolineato come appaiano sconsigliate

attività pesanti e movimenti ripetitivi, i quali potrebbero comportare una

ri-rottura inserzionale del sovraspinoso o un peggioramento del quadro clinico

(cfr. doc. 208), senza tuttavia apportare alcun tipo di argomentazione che

possa escludere l’esistenza di una piena abilità lavorativa per lo svolgimento

di attività leggere e rispettose dell’esigibilità posta dal dr. __________.

Ciò appare in piena sintonia

con quanto pure apprezzato dal medico fiduciario dell’assicuratore LAINF.

Il TCA concorda, inoltre, con

il dr. __________, anche nella misura in cui il medico fiduciario ha

diffusamente spiegato le ragioni per le quali le valutazioni di un’invalidità

del 14% rispettivamente del 18% indicate dal dr. __________ non possono essere

prese in considerazione nel caso di specie, in quanto afferiscono al sistema

tabellare italiano legato all’INAIL e alla responsabilità civile, ciò che è ben

diverso dal concetto di invalidità vigente nel diritto svizzero (cfr. doc. 207

e doc. 211).

Del resto, gli impedimenti funzionali che presenta l’insorgente, sono quelli

che si riscontrano, usualmente, in assicurati che hanno subito danni alle

spalle: in sostanza, si tratta dell'impossibilità di sollevare,

rispettivamente, trasportare pesi anche solo relativamente importanti nonché

d'ingaggiare l'arto superiore interessato in mansioni da eseguire al di sopra

dell'orizzontale (cfr., fra le tante, STCA 35.2020.72 dell’8 marzo 2021,

consid. 2.4.4.; STCA 35.2018.52 del 12 novembre 2018, consid. 2.4.3, STCA

35.2018.38

del 10 ottobre 2018, consid. 2.5, STCA 35.2017.109 del 13 giugno

2018, consid. 2.3.5, STCA 35.2017.37 del 23 novembre 2017, consid. 2.6, STCA

35.2017.2

del 2 ottobre 2017, consid. 2.6; STCA 35.1998.63 del 23 novembre 1998

e 35.1998.117 del 29 luglio 1999, confermata dal TFA con pronunzia U 296/99 del

3.

gennaio 2000).

L'esigibilità indicata dal

medico fiduciario risulta inoltre pure plausibile alla luce dei precedenti

giurisprudenziali, riguardanti assicurati che accusavano limitazioni nell'utilizzo

degli arti superiori (cfr. a questo proposito, STCA 35.2020.1 del 21 dicembre

2020, consid. 2.4.3, STCA 35.2018.114 del 18 marzo 2019, consid. 2.3.3, STCA

35.2018.52

del 12 novembre 2018, consid. 2.4.3, STCA 35.2018.38 del 10 ottobre

2018, consid. 2.5, STCA 35.2017.109 del 13 giugno 2018, consid. 2.3.5).

Sempre in merito ai precedenti giurisprudenziali, riguardanti assicurati che

accusavano limitazioni nell'utilizzo degli arti superiori, giova qui ricordare

la STCA 35.2017.37 del 23 novembre 2017 (che è stata confermata dall’Alta Corte

con STF 8C_32/2018 del 7 gennaio 2019), in particolare il consid. 2.6 nel quale

il TCA ha rilevato quanto segue:

" (…) Ad

esempio, in una pronunzia inedita del 12 novembre 1996, l’allora TFA (dal 1°

gennaio 2007: TF) ha, ad esempio, ritenuto realistica la possibilità di mettere

a frutto la restante capacità lavorativa in attività cosiddette sostitutive,

trattandosi di un assicurato cinquantacinquenne che - a causa dei postumi

infortunistici interessanti, in particolare, la spalla destra - era impedito

nel sollevare pesi superiori ai 10 kg lungo tutto l'asse corporeo. La mobilità

era ridotta di 2/3, certi movimenti non erano più possibili, come ad esempio,

il sollevamento del braccio oltre i 60°, di modo che il braccio destro poteva

unicamente servire come aiuto per il braccio adominante.

In una sentenza 35.1997.23 dell'11 settembre 2000 - integralmente

confermata dal TFA con sentenza U 449/00 dell'8 maggio 2002 - questo Tribunale

ha riconosciuto come reintegrabile nel mondo del lavoro, un'assicurata che,

secondo l'avviso dei medici, presentava una mano sinistra infortunata

praticamente inutilizzabile, fatta eccezione per delle prese a tre dita senza

forza.

Il TFA è pervenuto alla medesima conclusione in una sentenza U 240/99 del 7 agosto 2001, parzialmente pubblicata in RAMI 2001 U 439, p.

347ss., concernente un assicurato che, a causa dei disturbi e dei deficit

funzionali all'estremità superiore destra, è stato dichiarato in grado di

svolgere lavori manuali molto leggeri, che non richiedono l'impiego di forza

con la mano destra, e il sollevamento di pesi superiori ai 2 kg (e pertanto

ritenuto praticamente monco di una mano).

In una sentenza 35.2002.88 del 14 aprile 2003, cresciuta

incontestata in giudicato, questa Corte ha giudicato completamente abile in

attività leggere dal profilo dell'impegno fisico, comportanti in prevalenza dei

compiti di sorveglianza, un assicurato che, a causa di un, citiamo:

"importante deficit funzionale e ipotrofia muscolare all'emicinto scapolare

destro. Flessione attiva 100°, abduzione 90° solo con il gomito flesso,

rotazione interna solo fino all'altezza del trocantere. Ipersensibilità nella

regione del deltoide in corrispondenza del territorio di innervazione del nervo

ascellare", il medico di fiducia dell'assicuratore aveva ritenuto,

citiamo: "… limitato nelle attività lavorative che richiedono l'ingaggio

dell'arto superiore destro al di sopra della vita, scostato dal tronco, così

come nei movimenti di rotazione. Limitato l'uso di utensili, rispettivamente,

macchinari vibranti e contundenti. Trasporto di pesi possibile solo con il

braccio pendente, sollevamento di pesi solo al massimo fino al di sotto della

vita, tenendo l'arto superiore destro accostato al tronco." (cfr. STCA

succitata, consid. 2.6.).

Con un giudizio I 27/06 e U 18/06 del 24 agosto 2006, consid.

5.2.3, il TFA ha considerato in grado di svolgere a tempo pieno semplici

mansioni di sorveglianza, rispettivamente, di controllo, così come lavori in un

chiosco nonché attività ausiliarie nel campo della gastronomia o in un

magazzino, un assicurato, nato nel 1948, che soffriva di dolori cronici alla

spalla destra con irradiazione al braccio destro, di un’importante rottura

della cuffia dei rotatori a destra (con rottura completa del tendine dei

muscoli sovra- e infraspinato, rottura parziale del tendine sottoscapolare e

lussazione del tendine del bicipite), di un’artrosi dell’articolazione

acromio-claveare e di una persistente pseudoparalisi del braccio destro

(diagnosi differenziale: spalla congelata post-traumatica).

Anche nella STFA U 200/02 del 20 maggio 2003 consid. 2.2,

riguardante un’assicurata, la quale, a causa di un infortunio professionale

alla mano sinistra adominante, aveva subito l’amputazione del pollice,

dell’indice e del medio, come pure una frattura pluriframmentaria della falange

basale con instabilità a livello delle articolazioni interfalangee

dell’anulare, divenendo praticamente monca di una mano, l’Alta Corte ha ammesso

una piena capacità lavorativa dal profilo ortopedico.

In una sentenza 8C_260/2011 del 25 luglio 2011, il TF ha

dichiarato in grado di svolgere a tempo pieno attività lavorative leggere non

bimanuali, un assicurato che presentava una paralisi, da parziale a completa,

della muscolatura della spalla e del braccio destro dominante.

Ad un’analoga conclusione è giunta l’Alta Corte in un’altra

sentenza 8C_311/2015 del 22 gennaio 2016, concernente un assicurato, il quale,

per evitare di cadere mentre era intento a scaricare un camion, si era

attaccato con il braccio destro alla sponda dello stesso, avvertendo

immediatamente forti dolori all’arto superiore in questione.

In una sentenza 35.2013.74 dell’8 settembre 2014, il TCA ha

confermato la decisione con la quale un falegname, che ha subìto l’amputazione

dell’avambraccio destro (dominante) nell’utilizzare una sega circolare, è stato

ritenuto totalmente abile in attività leggere dal profilo del

sollevamento/trasporto di pesi e della manipolazione di attrezzi (anche di

precisione), che non richiedono l’utilizzo di entrambi gli arti superiori.

Vedi, infine, anche la sentenza di questa Corte 35.2014.57 del 4

maggio 2015, confermata con STF 8C_396/2015 del 17 settembre 2015, nella quale,

nonostante l’infortunio alla spalla sinistra, un assicurato è stato ritenuto inabile

in maniera praticamente completa nel lavoro di smontaggio delle carcasse per il

recupero dei pezzi di ricambio, ma in grado di svolgere, a tempo pieno,

un’attività lavorativa leggera.

In una sentenza 35.2016.43 del 22 settembre 2016 questo Tribunale

ha ritenuto accertato che, nonostante il danno alla salute infortunistico,

l'assicurato (di professione "tassametrista-impiegato-operaio", che -

mentre usciva dalla doccia al proprio domicilio - era caduto, riportando un

trauma distorsivo alla spalla destra con lesione transumorale della cuffia

rotatoria a livello di sovraspinato e nella porzione craniale del

sottoscapolare e, successivamente - mentre andava a prendere l'automobile al

proprio domicilio - è scivolato sul ghiaccio, cadendo in avanti con ricezione

su entrambi i polsi e dolori di contraccolpo ad entrambe le spalle e riportando

una re-rerottura della cuffia dei rotatori della spalla sinistra e una rottura

della cuffia dei rotatori della spalla destra) era in grado di svolgere a tempo

pieno e con un rendimento completo, un’attività lavorativa compatibile con le

limitazioni derivanti dal danno alla salute infortunistico subito alle spalle.

In una sentenza 35.2015.131 del 21 novembre 2016 questo Tribunale

ha ritenuto accertato che, nonostante il danno alla salute infortunistico,

l'assicurato (di professione "autista" con qualifica di

"impiegato-operaio", che - mentre stava caricando il camion - era

caduto dalla rampa di carico, riportando una frattura del capitello radiale

sinistro tipo Mason II e una frattura composta dello spigolo esterno del

processo coronoideo dell'ulna) era in grado di svolgere a tempo pieno e con un

rendimento completo, un’attività lavorativa compatibile con le limitazioni

derivanti dal danno alla salute infortunistico subito al gomito sinistro

(adominante).

In una sentenza 35.2016.89 del 13 febbraio 2017 questo Tribunale

ha ritenuto accertato che, nonostante il danno alla salute infortunistico,

l'assicurato (di professione "muratore" che, a causa di un infortunio

professionale con una sega circolare, aveva subito un intervento di amputazione

trans-P2 del IV dito a destra) era in grado di svolgere a tempo pieno e con un

rendimento completo, un'attività lavorativa compatibile con le limitazioni

derivanti dal danno alla salute infortunistico alla mano destra (dominante), e,

quindi, un lavoro leggero dal profilo del sollevamento/trasporto di pesi e

della manipolazione di attrezzi (anche di precisione) che non richiede

un'ottima presa della mano destra e sinistra nel contempo rispettivamente

un'ottima agilità di ambedue le mani contemporaneamente.

In una sentenza 35.2016.103 del 23 marzo 2017 questo Tribunale ha

ritenuto accertato che, nonostante il danno alla salute infortunistico,

l'assicurato (di professione "parrucchiere" che, a causa di tre

infortuni non professionali, aveva riportato delle limitazioni al gomito

sinistro dominante), era in grado di svolgere a tempo pieno e con un rendimento

completo, un'attività lavorativa compatibile con le limitazioni derivanti dal

danno alla salute infortunistico (e più precisamente: prevalentemente impedito

nei movimenti ripetitivi di flesso-estensione e di pro-supinazione del gomito

sinistro specie se contro resistenza o con pesi superiori i kg. 2-3 e possibile

l'esecuzione ripetitiva di non più di 3-4 movimenti al minuto).

Infine, in una sentenza 35.2017.10 del 22 giugno 2017, il TCA ha

giudicato completamente abile al lavoro in attività sostitutive adeguate, un

assicurato che presentava uno stato dopo contusione del dorso della mano destra

con sviluppo di una malattia di Sudeck che aveva portato a esiti tragici in una

situazione paragonabile a un amputato del braccio destro.

Va inoltre rilevato che il concetto d’invalidità è riferito a un mercato del

lavoro equilibrato, nozione quest’ultima teorica e astratta implicante, da una

parte, un certo equilibrio tra offerta e domanda di manodopera e, dall’altra,

un mercato del lavoro strutturato in modo tale da offrire una gamma di posti di

lavoro diversificati (cfr. DTF 110 V 273 e Jean-Maurice Frésard/Margit

Moser-Szeless, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Soziale Sicherheit,

2a edizione, n. 170 p. 899).

Il mercato del lavoro accessibile ai lavoratori non qualificati è

in generale limitato a dei lavori di manodopera o ad altre attività fisiche

(RCC 1989 p. 331 consid. 4a). Tuttavia, nell'industria e nell'artigianato, le

attività fisicamente pesanti vengono eseguite sempre più spesso tramite delle

macchine, motivo per cui aumentano le attività di controllo e sorveglianza che

possono essere svolte da personale non qualificato o semi qualificato (SVR 2002

UV Nr. 15 p. 49 consid. 3b; RCC 1991 p. 332 consid. 3b; STF 8C_709/2008 del 3

aprile 2009 consid. 2.3.).

In una sentenza 8C_971/2008 del 23 marzo 2009, l’Alta Corte ha

ribadito che anche per gli assicurati funzionalmente monchi di un braccio,

esiste un mercato del lavoro sufficientemente ampio: (…).

Questa giurisprudenza è stata ulteriormente confermata con la STF

8C_451/2016 del 17 ottobre 2016 consid. 5.1, pubblicata in SVR 2017 Nr. 20

consid. 5.1, in cui l’Alta Corte ha ribadito che sul mercato equilibrato del

lavoro vi sono possibilità d’occupazione sufficientemente realistiche per

persone che vanno ritenute funzionalmente monche di un braccio e che inoltre

possono ancora eseguire soltanto dei lavori leggeri (cfr., fra le tante, STCA

35.2017.2

del 2 ottobre 2017, consid. 2.6).”

In conclusione, il TCA non ha

quindi motivo di scostarsi dalle considerazioni espresse dal medico fiduciario,

che ha proceduto ad una visita personale accurata dell'assicurato, è

specialista della materia che qui ci occupa e vanta pure un’ampia esperienza in

materia di medicina assicurativa.

Alla luce di quanto appena

esposto, richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato di

intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle

conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V

233.

consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati;

Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551

e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht,

tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr.

anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997,

pag. 221), è da ritenere dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza

preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali

(DTF 138 V 218 consid. 6 pag. 221 con riferimenti), che RI 1, in un'attività

adeguata (ovvero rispettosa dei limiti indicati dal medico di __________, dr. De

Belardini) presenta una capacità lavorativa completa (presenza e rendimento

100%).

Le censure ricorsuali volte a

contestare l'esigibilità in attività adeguate dell'assicurato vanno dunque

respinte.

Va inoltre rilevato che la

giurisprudenza federale ha, in maniera costante, già avuto modo di stabilire

che nel mercato occupazionale aperto a personale non qualificato o semi

qualificato, vi è una sufficiente offerta di occupazioni, in particolare

nell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e

controllo, che non comportano aggravi fisici, che consentono il cambiamento

frequente di posizione e che non richiedono necessariamente la messa in atto di

particolari misure di reintegrazione professionale (cfr., tra le altre, STF

8C_563/2012 del 23 agosto 2012 consid. 3.3, che ha interamente confermato la

STCA 35.2012.17 del 18 giugno 2012; 9C_635/2007 del 21 agosto 2008 consid. 3.3

e 9C_10/2007 del 26 marzo 2008 consid. 4.6.3).

Secondo la giurisprudenza, se è

vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione

rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti

sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera

attendibile il grado di invalidità. In proposito, va rilevato che il TF ha in

particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale

e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e

sorveglianza che non comportano aggravi fisici, che consentono il cambiamento

frequente di posizione e che non richiedono necessariamente la messa in atto di

particolari misure di reintegrazione professionale (per es. attività d’incasso,

d’assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo ecc.; cfr. la già citata

STF 8C_563/2012 del 23 agosto 2012, consid. 3.3 con riferimenti).

Si può, quindi, senz'altro

ipotizzare - senza far riferimento alla difficoltà concreta di reperimento di

posti di lavoro dovuta all’eccedenza della domanda, difficoltà che viene

assicurata dall’assicurazione contro la disoccupazione e non dall’assicurazione

contro l’invalidità (DTF 110 V 276 consid. 4c; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b; P.

Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo

1995, pag. 83) - che il ricorrente sia in grado di mettere a frutto la sua

residua capacità lavorativa in attività professionali idonee.

In concreto questo Tribunale

ritiene che anche nel caso di specie nel mercato generale del lavoro esistano

delle occupazioni, essenzialmente di controllo e di sorveglianza, che il

ricorrente, nonostante i disturbi che lo interessano, sarebbe in grado di esercitare

tempo pieno (presenza e rendimento al 100%), tenuto conto dei suoi limiti

funzionali.

2.4.7

Si tratta dunque di valutare

le conseguenze economiche del danno alla salute infortunistico.

Preliminarmente va

ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa stato

il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222;

cfr., pure, STF del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3

febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18

ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr.

11.

e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STF

del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

Nel caso di specie sono

quindi determinanti, come correttamente ritenuto dall’amministrazione, i dati

del 2020, essendo stato ritenuto lo stato di salute stabilizzato a

partire dal 1° agosto 2020.

2.4.8

Per quanto concerne il reddito

da valido, nella decisione su opposizione l’assicuratore infortuni

resistente ha calcolato che, senza il danno alla salute infortunistico, l’assicurato,

nel 2020, come gessatore al 100%, avrebbe realizzato un guadagno annuo di fr. 61'300

(cfr. doc. B).

Tale reddito è stato

calcolato dall’amministrazione partendo dal salario base di fr. 27.10 indicato

dal datore di lavoro dell’assicurato (cfr. indicazioni fornite dalla ditta __________,

doc. 136), moltiplicato per 174 ore e per 13 mensilità (cfr. doc. 161).

Il legale dell’assicurato,

in sede ricorsuale, ha contestato tale ammontare, rilevando come il reddito da

valido debba essere quantificato in fr. 64'531.20, risultante dal “salario

orario di CHF 33.61 per 40 ore alla settimana per 48 settimane” (doc. I).

Il TCA ritiene di poter

lasciare aperta la questione, visto che anche volendo considerare quale reddito

da valido quello indicato in sede ricorsuale - ipotesi maggiormente favorevole

all’assicurato – egli non avrebbe comunque diritto ad una rendita di

invalidità, come meglio illustrato qui di seguito (cfr. consid. 2.4.9.).

2.4.9

Per quanto concerne il reddito

da invalido, secondo l’assicuratore infortuni resistente, con il danno alla

salute infortunistico, l’assicurato, nel 2020, avrebbe potuto realizzare un guadagno

annuo lordo di fr. 68'082, calcolato sulla base dei dati statistici risultanti

dall'ISS (doc. 160).

L’importo di fr. 68'082 è

stato desunto dalla tabella TA1 2016, attività semplici e ripetitive, livello

di qualifica 1, uomini, aggiornato al 2020, tenuto conto di una capacità

lavorativa residua del 100% in attività adeguate (cfr. doc. 160).

Il legale dell’assicurato ha contestato il reddito da invalido stabilito

dall’amministrazione, ritenendo che lo stesso andasse decurtato del 18% per

ragioni mediche, come indicato dal dr. __________ (doc. I).

Ora, tale questione – di

natura medica - è già stata affrontata e chiarita da questo Tribunale in

precedenza (cfr. consid. 2.4.6.), confermando la valutazione con la quale il

medico di __________ ha stabilito che l’assicurato presenti una capacità

lavorativa residua del 100% in attività adeguate. Non occorre quindi dilungarsi

oltre sull’argomento.

Il legale ha, poi,

ritenuto che al reddito da invalido statistico andasse applicata una riduzione

percentuale almeno del 10% per tenere conto della necessità di dovere cambiare

attività, “ripiegando su un’attività leggera da svolgere usando principalmente

l’arto non dominante (destro) (cfr. doc. I).

In sede di risposta di

causa l’Istituto assicuratore ha escluso che nel caso di specie possa essere

applicata la riduzione percentuale pretesa dal ricorrente, indicando che “non

sussiste alcun elemento per operare una riduzione sui dati statistici. Come

risulta dalla giurisprudenza ricordata nella decisione su opposizione, il fatto

che l’assicurato debba cambiare professione e sia in grado di svolgere, per

quanto riguarda l’arto superiore sinistro, solo delle attività leggere non

giustifica alcuna riduzione” (doc. III).

Chiamato ora a pronunciarsi, il

TCA ricorda che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a

causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni

invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di

occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità

residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a

raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una

riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il TFA ha precisato, al

riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico

permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire

sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione

globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente

motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo

apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid.

5b/cc).

Con sentenza 9C_179/2013 del 26

agosto 2013 al consid. 5.4 il TF ha confermato il principio posto dal TCA

secondo cui la riduzione del salario statistico deve avvenire tramite

l’utilizzo di multipli di 5, ritenuto come l’applicazione di tassi più

frazionati si rivelerebbe problematica poiché siffatte riduzioni sarebbero

difficilmente concretizzabili e quindi anche difficilmente verificabili in sede

giudiziaria. Questa giurisprudenza è stata confermata anche nella sentenza

9C_767/2015 del 19 aprile 2016 al consid. 4.6.

Con sentenza 8C_80/2013 del 17

gennaio 2014 al consid. 4.2 il TF ha rammentato che non è necessario procedere

con deduzioni distinte per ogni fattore entrante in considerazione come le

limitazioni legate all’età, gli anni di servizio, la nazionalità, la categoria

del permesso di soggiorno o ancora il tasso d’occupazione. Occorre piuttosto

procedere ad una valutazione globale, nei limiti del potere di apprezzamento,

degli effetti di questi fattori sul reddito da invalido, tenuto conto

dell’insieme delle circostanze concrete.

La più recente

giurisprudenza federale ha stabilito che il livello di qualifica 1 dei dati RSS

comprende già tutta una serie di attività leggere, che tengono conto di molte

limitazioni. In altre parole, possono essere considerate sotto il cappello

delle limitazioni funzionali solo circostanze che in un mercato equilibrato del

lavoro devono essere considerate come eccezionali. Negli altri casi non viene

applicata nessuna deduzione a questo titolo neppure se la capacità lavorativa è

totale in attività adeguate e non si pone dunque il problema di un’indebita

doppia deduzione (sentenze 8C_495/2019 dell'11 dicembre 2019 consid. 4.2.2 con

riferimento e 8C_82/2019 del 19 settembre 2019 consid. 6.3.2; 8C_730/2019 del

10.

giugno 2020 consid. 4.4.4; 8C_765/2019 del 10 giugno 2020 consid. 5.4.4;

8C_9/2020 del 10 giugno 2020 consid. 4.4.4; in questo senso, si veda pure Ares

Bernasconi, “8C_9/2020 du 10 juin 2020 - Abattement sur le revenu d’invalide

selon l’ATF 126 V 75”, in SZS/RSAS 1/2021 n. 49).

Occorre inoltre ricordare che le limitazioni mediche già incluse nell'esame

della capacità lavorativa residua non devono influire ulteriormente nella

disamina della riduzione del reddito da invalido e a un conteggio doppio del

medesimo aspetto: la sola circostanza che per l'assicurato siano esigibili

soltanto attività leggere fino medio complesse non giustifica anche in caso di

una capacità lavorativa limitata una riduzione aggiuntiva dovuta alle

limitazioni personali (sentenze 8C_805/2016 del 22 marzo 2017 consid. 3.1 e

3.4.2

e 9C_846/2014 del 22 gennaio 2015 consid. 4.1.1 con riferimenti).

Nel caso di specie, dalla

documentazione agli atti emerge che, nonostante il danno salute, l’assicurato

sarebbe ancora in grado di svolgere, senza limiti di tempo o di rendimento,

un’attività leggera dal profilo dell’impegno fisico da svolgere a livello del

piano orizzontale (cfr. supra, consid. 2.4.6.).

Secondo questo Tribunale,

tenuto conto dell’esigibilità appena descritta, occorre ammettere che il

ricorrente beneficia di un ventaglio di attività sostitutive esigibili ancora

sufficientemente ampio, motivo per il quale una decurtazione non sarebbe

giustificata (in questo senso, si veda, ad esempio, la STF 8C_122/2019 del 10

settembre 2019 consid. 4.3.1.4, concernente un assicurato i cui limiti

funzionali riguardavano i movimenti ripetitivi del gomito destro e il trasporto

di pesi superiori a 7 kg, precisato che quest’ultimo costituiva un valore

massimo nel senso che il trasporto di pesi, anche di minore entità, doveva

alternarsi a periodi di riposo per il braccio destro, la STF 8C_174/2019

consid. 5.2.2, riguardante un’assicurata in grado di impiegare il suo arto

superiore sinistro soltanto in attività leggere e non ripetitive oppure la STCA

35.2019.73

del 22 gennaio 2020 consid. 2.4.6, concernente un assicurato,

vittima di un infortunio all’arto superiore dominante, che è stato ritenuto

ancora in grado di svolgere, a tempo pieno e con un rendimento completo,

un’attività lavorativa leggera, in cui potesse evitare di sollevare/trasportare

pesi superiori ai 5 kg e di svolgere mansioni sopra il livello delle spalle).

Da notare che, in base a quanto risulta dagli atti medici, il qui ricorrente

non può essere considerato alla stregua di un individuo di fatto in grado di

utilizzare un’unica mano/un unico braccio [faktische

Einhändigkeit/Einarmigkeit], situazione che, in base alla giurisprudenza,

avrebbe giustificato una riduzione sociale (cfr., ad esempio, la STF

8C_383/2020 del 21 settembre 2020 consid. 4.2.2).

Il TCA non può, pertanto,

procedere ad una riduzione supplementare per tenere conto del fatto che l’interessato

non possa più svolgere attività pesanti, come, invece, preteso dal suo legale

(cfr., sul tema, STF 8C_765/2019 del 10 giugno 2020, nella quale l’Alta Corte

ha considerato non corretta la deduzione percentuale del 10% riconosciuta dal

TCA nel caso di un assicurato che presentava delle limitazioni ad entrambe le

spalle).

Alla luce di quanto appena

esposto e tenuto pure conto del riserbo di cui deve dare prova il giudice delle

assicurazioni sociali nel sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione

(cfr. DTF 137 V 71, 132 V 393 consid. 3.3), questa Corte ritiene che, non

operando alcuna deduzione sociale, l’CO 1 non abbia abusato del proprio potere

di apprezzamento.

Tale

soluzione appare tanto più imprescindibile, alla luce della più recente

giurisprudenza federale (cfr. STF 8C_730/2019 del 10 giugno 2020; 8C_765/2019

del 10 giugno 2020; 8C_9/2020 del 10 giugno 2020).

Il "reddito da

invalido" ammonta, quindi, per il 2020, a fr. 68'082 così come

opportunamente stabilito dall’amministrazione in applicazione dei dati

statistici di cui alle RSS.

2.4.10

Il grado di invalidità del

ricorrente risulta, pertanto, nullo, anche volendo tenere conto, quale reddito

da valido, del più elevato ammontare indicato in sede ricorsuale, maggiormente

favorevole all’assicurato (cfr. consid. 2.4.8.).

A ragione, dunque, l'CO 1

non ha riconosciuto il diritto ad una rendita LAINF, non raggiungendo il grado

d’invalidità la soglia pensionabile del 10%. La decisione dell'CO 1 che nega il

diritto a una rendita d’invalidità va, di conseguenza, confermata.

2.5

Diritto ad un'indennità

per menomazione all’integrità?

2.5.1

Secondo l'art. 24 cpv. 1

LAINF, l'assicurato ha diritto a un'equa indennità se, in seguito

all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole all'integrità

fisica o mentale.

Tale

indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.

Essa

non deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca

dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

Il

Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo

dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).

2.5.2

L'art.

36.

cpv. 1 OAINF definisce i presupposti per la concessione dell'indennità

giusta l'art. 24 LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole

se verosimilmente sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità e

importante se l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

In

questa valutazione dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed

anche dalle circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza,

infatti, la gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di

accertamenti medici senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto

morale secondo il diritto privato, le eventuali particolarità dell'assicurato

(cfr. RAMI 2000 U 362, p. 42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p.

438).

La

parte della riparazione del torto morale contemplata dagli

artt.

24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del danno

(segnatamente il pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne sono

esclusi (cfr. Ghélew/Ramelet/Ritter, Commentaire de la loi sur

l'assurance-accidents, Losanna 1992, p. 121).

2.5.3

Giusta

l'art. 36 cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive

contenute nell'Allegato 3 dell'OAINF.

Una

tabella elenca una serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di

indennizzo, corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del

guadagno assicurato.

Questa

tabella - riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco

esaustivo (cfr. RAMI 2000 U 362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a;

RAMI 1988 U 48

p.

235.

consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma valida

"nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

Le

menomazioni extra-tabellari sono indennizzate secondo i tassi previsti

tabellarmente per menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2

dell'allegato).

La

perdita totale dell'uso di un organo è equiparata alla perdita dell'organo

stesso. In caso di perdita parziale l'indennità sarà corrispondentemente

ridotta; tuttavia nessuna indennità verrà versata se la menomazione

dell'integrità risulta inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).

Se

più menomazioni all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni

sono concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo

(art. 36 cpv. 3 1a frase OAINF).

Si

prende in considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della

menomazione dell'integrità. È possibile effettuare revisioni solo in casi

eccezionali, ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile

(art. 36 cpv. 4 OAINF).

Peggioramenti

non prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.

Nel

caso in cui un pregiudizio alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi

originaria, la revisione dell'indennità per

menomazione

è, di principio, esclusa. Per contro, l'indennità dev'essere di nuovo valutata,

quando il danno è peggiorato in una misura maggiore rispetto a quanto

pronosticato (cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308ss. consid. 4b e dottrina ivi

menzionata).

2.5.4

L’CO

1.

ha allestito una serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano

quella dell'ordinanza.

Semplici

direttive di natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non

vincolano il giudice (cfr. STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377

consid. 1c; STFA del 7 dicembre 1988 nella causa P.; RAMI 1989 U 71, p.

221ss.).

Tuttavia,

nella misura in cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire

la parità di trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con

l'annesso 3 all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF

116.

V 157, consid. 3a).

2.5.5

Nella

concreta evenienza, basandosi sulla valutazione del dr. __________ esposta nel

referto del 10 luglio 2020 concernente la visita medica di chiusura del 23

giugno 2020 (cfr. doc. 194), l’CO 1, con la decisione del 7 agosto 2020 (doc. 199),

poi confermata con la decisione su opposizione del 23 novembre 2020 qui impugnata

(doc. B), ha rifiutato di riconosce all’assicurato il diritto ad un’IMI.

Il

precedente legale dell’assicurato, già nell’opposizione del 10 settembre 2020

(cfr. doc. 204), ha contestato la scelta dell’amministrazione, ritenendo che

l’interessato abbia, invece, diritto ad un’IMI del 10%, così come del resto già

riconosciuto (e versato) dall’CO 1 con la decisione del 14 aprile 2020 (cfr.

doc. 162), poi annullata a seguito delle obiezioni sollevate dall’assicurato

nel corso della procedura di opposizione del maggio 2020 (cfr. doc. 177).

Esprimendosi proprio a

proposito di tale obiezione, il dr. __________, con apprezzamento medico del 19

ottobre 2020, ha spiegato le ragioni per le quali l’attribuzione di un’IMI del

10% fosse appropriata in ragione delle limitazioni funzionali del braccio da

egli constatate in occasione della visita medica del 21 gennaio 2020 (cfr. doc.

128), mentre risulta ingiustificata alla luce del miglioramento

dell’articolarità riscontrato al momento della visita medico-__________ di

chiusura del 23 giugno 2020 (cfr. doc. 194). Il medico di fiduciario ha,

infatti, rilevato che:

" (…)

Per quanto riguarda l’IMI la valutazione del 21.1.2020 comprendeva

una limitazione funzionale in elevazione a 130°, un’abduzione a 110° e veniva

valutata circa il 10%. Questo secondo la tabella CO 1 2.2 dove una spalla

mobile fino a 30° oltre l’orizzontale equivale a 10%.

In base ai nuovi parametri rilevati non solo dal medico di __________,

ma anche mesi prima dal dr. __________, l’articolarità arriva a 160°,

l’abduzione a 150°, la rotazione interna a L4 con leggera difficoltà e la

rotazione esterna a 35° per cui tali valori non sono compatibili con la

percentuale di IMI del 10% in quanto l’articolarità è perfettamente

ristabilita.

È quindi da valutare soprattutto la differenza tra capacità

lavorativa e IMI, mentre I'IMI è indubbiamente un valore di tipo tabellato che

si esegue attribuendo un valore aderente alle tabelle, la capacità lavorativa può

essere anche considerata in maniera autonoma in quanto riguarda una situazione

diversa da quella del danno residuo. Si valuta soprattutto nella capacità

lavorativa quello che una persona può fare e non può fare rispetto al lavoro e

soprattutto si agisce anche in maniera preventiva in quanto se è vero che non

vi è più alcuna lesione di tipo traumatico anche recidiva, è anche vero che il

tendine è indubbiamente decisamente degenerato in alcuni punti e quindi il

rischio di nuova rottura fa sì che venga data una esigibilità lavorativa

tutelante in tal senso, ma se la situazione anatomica ed articolare è quella

che è oggettivamente, l'IMI non può essere attribuita.

Esiste quindi una diversità ed una valenza diversa anche dal punto

di vista giuridico oltre che medico tra l’IMI e la capacità lavorativa. (…)”

(Doc. 207)

Il precedente patrocinatore dell’assicurato ha insistito nel

richiedere il riconoscimento di un’IMI del 10%, giustificata anche alla luce

delle considerazioni espresse dal dr. __________ nel referto del 19 ottobre

2019.

(cfr. doc. 208 sopra riprodotto per intero al consid. 2.4.4.).

Con

nuova presa di posizione del 9 novembre 2020 (cfr. doc. 211), il dr. __________

ha confermato la correttezza della propria precedente valutazione, con la quale

ha considerato che l’oggettiva articolarità da egli costatata in occasione

della visita di chiusura del 23 giugno 2020 (e condivisa pure dagli altri

specialisti che si sono occupati del caso) non è (più) tale da consentire

l’attribuzione di un’IMI (diversamente da quanto, invece, avvenuto al momento

della visita del 21 gennaio 2020, allorquando l’interessato presentava limiti

di abduzione, elevazione e rotazione all’arto superiore sinistro maggiori –

giustificanti a quel momento l’assegnazione di un’IMI – poi migliorati a

seguito delle misure fisioterapeutiche messe in atto, conformemente al parere

del dr. __________, cfr. doc. 107).

Riferendosi alle considerazioni

espresse dal dr. __________, il dr. __________ ha inoltre sottolineato che:

" il collega

effettua una valutazione di invalidità legata alla capacità lavorativa generica

di 14% e una invalidità legata a una capacità lavorativa specifica pari a 18%. Tale

valutazione riguarda il sistema tabellare italiano legato praticamente

all’INAIL ed alla responsabilità civile, cosa che è totalmente differente nel

sistema svizzero. Vi è nel caso citato dal collega la valutazione di una

capacità lavorativa residua con una percentuale di invalidità, cosa che nella

normativa svizzera è profondamente diversa. Come ampiamente e assai più

esaurientemente spiegato nel precedente apprezzamento bisogna distinguere tra

capacità lavorativa ed IMI (…).” (Doc. 211)

2.5.6

Chiamato ora a pronunciarsi,

il TCA ritiene non sussistere motivo alcuno che permetta di scostarsi da quanto

deciso dall'CO 1.

In effetti, a fronte di una

questione squisitamente medica, tenuto conto che, secondo la giurisprudenza

federale, l'indennità per menomazione dell'integrità si valuta sulla base di

constatazioni mediche, ciò che significa che l'ammontare dell'IMI non dipende

dalle circostanze particolari del caso concreto, bensì da un apprezzamento

medico-teorico della menomazione fisica o psichica, a prescindere da fattori

soggettivi (DTF 115 V 147 consid. 1, 113 V 121 consid. 4b e riferimenti ivi

menzionati; RAMI 2000 U 362, p. 43; cfr., pure, STCA 35.2001.71 del 12 dicembre

2001, confermata dal TFA con pronunzia U 14/02 del 28 giugno 2002; cfr., altresì,

Th. Frei, Die Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes

über die Unfallversicherung, Tesi Friborgo 1998, p. 40 s.), questo Tribunale

ritiene di poter validamente fondare il proprio giudizio sulla valutazione

enunciata dal dr. __________, specialista che vanta un’ampia esperienza in

materia di medicina assicurativa e infortunistica.

Tanto più che la valutazione dello specialista dell'CO 1 non è stata smentita

da certificati medico-specialistici di senso contrario in grado di rimetterla

in discussione.

Tale non può certo essere

considerato il referto del dr. __________, visto che, come peraltro ben

spiegato dal dr. __________, la nozione di IMI del diritto svizzero è ben

diverso dal concetto di danno biologico previsto nell’ordinamento italiano, il

quale, secondo la giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione italiana,

rappresenta l'incidenza negativa che una determinata menomazione

presumibilmente riverbera sullo svolgimento delle attività quotidiane e sugli

aspetti dinamico relazionali della vita del danneggiato.

Del

resto, lo stesso dr. __________ non ha mai preteso che il danno permanente

presentato dall’interessato trovi un analogo riscontro nelle tabelle in uso

nella legislazione svizzera.

Questo

Tribunale rileva che, al pari del dr. __________, anche il medico fiduciario

dell’Istituto assicuratore ha riscontrato delle alterazioni della funzionalità

dell’arto superiore sinistro dell’interessato a seguito del danno alla salute

derivante dall’infortunio del quale egli è rimasto.

Le

stesse, tuttavia, pur imponendo limiti nell’ambito della valutazione

dell’esigibilità, non raggiungono una portata tale da risultare indennizzabili

a norma di quanto stabilito nella legislazione svizzera.

In conclusione, la decisione su

opposizione impugnata merita tutela anche nella misura in cui all’insorgente è

stata rifiutata un'IMI.

2.6

Restituzione dell’IMI già versata con la decisione del 14 aprile 2020,

annullata in data 2 giugno 2020 a seguito dell’opposizione dell’assicurato, e

trattenuta a titolo di acconto?

2.6.1

Giusta l'art. 25 cpv. 1 LPGA,

le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite. La restituzione

non deve essere chiesta se l'interessato era in buona fede e verrebbe a

trovarsi in gravi difficoltà. La restituzione e il suo eventuale condono

vengono normalmente decisi in due fasi separate (art. 3 e 4 OPGA). Nella

fattispecie, l'oggetto della lite riguarda unicamente il tema della

restituzione.

L’obbligo di

restituzione ai sensi dell’art. 25 cpv. 1 LPGA presuppone ancora oggi,

conformemente alla giurisprudenza sviluppata in relazione all’art. 47 cpv. 1

LAVS o all’art. 95 LADI (cfr. DTF 129 V 110 consid. 1.1, DTF 126 V

23.

consid. 4b, DTF 122 V 21 consid. 3a, DTF 122 V 368 consid. 3), che siano

adempiute le condizioni di una riconsiderazione oppure di una revisione

processuale della decisione - formale oppure informale - con la quale sono

state corrisposte le prestazioni in questione (cfr. DTF 130 V 318 consid. 5.2).

Secondo l’art. 53 cpv. 2

LPGA, l’assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su

opposizione formalmente passate in giudicato se è provato che erano

manifestamente errate e se la loro rettifica ha una notevole importanza.

Conformemente

a un principio generale valido per il diritto delle assicurazioni sociali,

l'amministrazione può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato

formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, nel caso in cui è

senza dubbio errata e la correzione ha un'importanza rilevante (DTF 127 V 466

consid. 2c). Per giudicare se è ammissibile riconsiderare una decisione per il

motivo che essa è manifestamente errata, ci si deve fondare sulla situazione

giuridica esistente al momento in cui questa decisione è stata emanata, tenuto

conto della prassi in vigore a quel momento (DTF 125 V 383 consid. 3 con

riferimenti).

Mediante la

riconsiderazione, si corregge un’errata applicazione iniziale del diritto,

rispettivamente, un’errata constatazione derivante dall’apprezzamento dei

fatti. Un cambiamento di prassi oppure di giurisprudenza non giustifica di

principio una riconsiderazione (DTF 117 V 8 consid. 2c; 115 V 308 consid.

4a/cc). Una decisione è manifestamente errata, non soltanto quando è stata

presa sulla base di norme giuridiche sbagliate o inappropriate, ma anche quando

delle disposizioni fondamentali non sono state applicate oppure lo sono state

in modo inappropriato (STF 9C_181/2010 del 12 agosto 2010, consid. 3 con

riferimenti).

Per motivi legati alla sicurezza

giuridica e per evitare che la riconsiderazione diventi uno strumento che

consenta di riesaminare liberamente le condizioni poste a fondamento delle

prestazioni di lunga durata, l'irregolarità deve essere manifesta. In

particolare, non si può parlare di un'inesattezza manifesta se l'assegnazione

della prestazione dipende dall'adempimento di condizioni materiali il cui esame

presuppone un certo margine di apprezzamento riguardo a certi loro aspetti o

elementi, e se la decisione iniziale appare ammissibile alla luce della

situazione di fatto e di diritto.

Se persistono ragionevoli

dubbi sul carattere erroneo della decisione iniziale, le condizioni per

procedere a una riconsiderazione non sono date (STF 9C_457/2008 del 3 febbraio

2009.

consid. 4.2.1 con riferimento alla STF 9C_439/2007 del 28 febbraio 2008

consid. 3.1).

2.6.2

Nel caso di specie, come

visto, con la precedente decisione del 14 aprile 2020 l’CO 1, ritenuto

stabilizzato lo stato di salute dell’interessato, ha posto termine alle

prestazioni di corta durata, assegnando all’assicurato un’IMI del 10% (cfr.

doc. 162), basata sulla valutazione espressa dal dr. __________ in data 31

gennaio 2020 (doc. 129).

A seguito dell’opposizione interposta dall’assicurato, con la

quale è stato contestato, in primo luogo, il raggiungimento della

stabilizzazione dello stato di salute infortunistico (cfr. doc. 172), con comunicazione

del 2 giugno 2020 (alla quale va attribuito il valore di una decisione de

facto), l’CO 1 ha ritirato la decisione formale del 14 aprile 2020, ha

ripristinato il diritto alle prestazioni di corta durata a far tempo dal 1°

aprile 2020 e, quanto al capitale di fr. 14'820.00 già versato a titolo di

indennità per menomazione dell’integrità, ha informato l’assicurato che esso

poteva “… essere trattenuto (…) come anticipo sulle prestazioni” (doc. 177).

Terminati gli ulteriori

trattamenti terapeutici, ha avuto luogo una nuova visita di controllo da parte

del dr. __________.

Nel relativo referto del

10.

luglio 2020, il medico __________, accertata la stabilizzazione delle

condizioni di salute infortunistiche e confermata la piena esigibilità

lavorativa in un’attività rispettosa delle limitazioni funzionali

dell’interessato, ha escluso il diritto a un’IMI, visto che il miglioramento

articolare raggiunto grazie alle ulteriori terapie aveva consentito di

escludere l’esistenza di una menomazione dell’integrità indennizzabile (cfr.

doc. 194).

Alla luce del

miglioramento, oggettivo, constatato medicalmente, la valutazione del dr. __________,

appare corretta e va quindi confermata (cfr. consid. 2.5.).

Chiamato ora a

pronunciarsi a proposito della pretesa di restituzione, questo Tribunale giudica

manifestamente errata la decisione informale del 2 giugno 2020, laddove l’CO 1,

ammessa la mancata stabilizzazione dello stato di salute infortunistico e, di

conseguenza, ripristinato il diritto alle prestazioni di corta durata, in

particolare quello alla cura medica, ha confermato il diritto dell’assicurato a

un’IMI.

Al riguardo, va precisato

che l’indennità per menomazione dell’integrità presuppone un danno

all’integrità durevole, ossia un danno che sussisterà verosimilmente per tutta

la vita almeno con identica gravità. Di regola, questo presupposto può venir

valutato con attendibilità soltanto una volta terminata la cura medica. È quindi

opportuno che il diritto all’indennità insorga pure a quello stesso momento.

Esso insorge quindi contemporaneamente all’eventuale diritto a una rendita

d’invalidità. Conformemente a ciò, l’art. 24 cpv. 2 LAINF prevede che

l’indennità è determinata simultaneamente alla rendita d’invalidità o al

termine della cura medica se l’assicurato non ha diritto a una rendita (cfr.

Frei, op. cit., p. 62 s.).

Nel caso di specie, visto

che la cura medica era stata ripristinata proprio con lo scopo di migliorare lo

stato della spalla sinistra (ciò che è poi puntualmente avvenuto),

l’assicuratore non avrebbe dovuto confermare il diritto all’IMI in quanto, a

quel momento, non ne erano (più) dati i presupposti, specificatamente quello

del carattere durevole. Avendolo comunque fatto, esso ha violato una norma di

legge, nello specifico l’art. 24 LAINF e, di conseguenza, commesso un errore

manifesto ai sensi dell’art. 53 cpv. 2 LPGA. Stante ciò, a carico

dell’assicurato esiste un obbligo di restituzione ex art. 25 cpv. 1 LPGA.

La decisione su

opposizione impugnata merita dunque conferma anche nella misura in cui

all’insorgente è stata chiesta la restituzione di un importo di fr. 14'820, da

lui indebitamente percepito quale indennità per menomazione dell’integrità.

Quanto

alla domanda di condono dell’importo da restituire formulata dal precedente legale

dell’assicurato in sede ricorsuale, facendo riferimento alla buona fede e alle

gravi difficoltà economiche in cui versa l’assicurato (cfr. doc. I), va

ricordato che per costante giurisprudenza federale è possibile pronunciare una

decisione di condono solo al momento della crescita in giudicato formale della

decisione di restituzione, ritenuto che unicamente in quel caso tale obbligo è

stabilito definitivamente (cfr. STF 9C_211/2009 del 26 febbraio 2010; STF

8C_130/2008 dell'11 luglio 2008; STF 8C_617/2009 del 5 novembre 2009; STCA

38.2011.45

del 23 novembre 2011; STCA 38.2011.91 del 1° febbraio 2012, STCA 30.2016.9 del 27 aprile 2016).

Spetterà

quindi all’CO 1, una volta cresciuta in giudicato la presente sentenza,

esprimersi sulla domanda di condono, come peraltro espressamente indicato

dall’amministrazione stessa nella risposta di causa (cfr. doc. III).

2.7

Sulla

scorta delle considerazioni che precedono, il ricorso deve dunque essere

respinto e la decisione su opposizione impugnata confermata.

2.8

L’art. 61 lett. a LPGA, in

vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura deve essere

semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita per le parti; la tassa

di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte alla parte che

ha un comportamento temerario o sconsiderato.

In data 1° gennaio 2021 è

entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61 lett. a LPGA prevede ora

unicamente che la procedura deve essere semplice, rapida e, di regola pubblica.

Dalla medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA secondo cui

in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è soggetta a spese

se la singola legge interessata lo prevede; se la singola legge non lo prevede

il tribunale può imporre spese processuali alla parte che ha un comportamento

temerario o sconsiderato.

La procedura è pertanto di

principio onerosa se concerne la fissazione dei contributi (cfr. Messaggio

concernente la modifica della legge federale sulla parte generale del diritto

delle assicurazioni sociali, FF 2018, pag. 1303 e seguenti, pag. 1334: “La

mozione Gruppo UDC 09.3406 chiede che venga abolito il principio della gratuità

delle procedure di ricorso davanti ai tribunali cantonali nell’ambito delle

assicurazioni sociali.

L’indicazione secondo

cui la procedura è gratuita va pertanto soppressa (art. 61 lett. a D-LPGA).

Saranno così applicabili le disposizioni del diritto cantonale relative alle

spese di procedura. Per quanto riguarda invece le controversie relative a

prestazioni, la lettera fbis contempla l’addebito di spese soltanto nel caso in

cui la singola legge lo preveda. Nell’assicurazione invalidità una tale

regolamentazione è già in vigore dal 1° luglio 2006 (art. 69 cpv. 1bis LAI)”).

Secondo l’art. 83 LPGA

(disposizione transitoria), ai ricorsi pendenti dinanzi al tribunale di primo

grado al momento dell’entrata in vigore della modifica del 21 giugno 2019 si

applica il diritto anteriore.

In concreto, il ricorso,

datato 31 dicembre 2020, è pervenuto a questo Tribunale il 4 gennaio 2021, per

cui si applica la nuova disposizione legale. Trattandosi di prestazioni LAINF,

il legislatore non ha previsto di prelevare le spese.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è respinto.

2. Non si percepisce tassa di

giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione agli

interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla

comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3

esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,

contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo

rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario di Camera

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti