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Decisione

35.2021.44

Vetraio caduto da un ponteggio. Spalla destra. Esigibilità confermata. Calcolo economico: anno 2020. No deduzione sociale. NO IMI confermata

16 agosto 2021Italiano52 min

dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica

Source ti.ch

Raccomandata

Incarto

n.

35.2021.44

PC/sc

Lugano

16 agosto 2021

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

composto dei giudici:

Daniele Cattaneo, presidente,

Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

redattrice:

Paola Carcano, vicecancelliera

segretario:

Gianluca Menghetti

statuendo sul ricorso del 3 maggio 2021 di

RI 1

rappr. da: RA 1

contro

la decisione su opposizione del 30 marzo 2021 emanata da

CO 1

rappr. da: RA 2

in materia di assicurazione contro gli infortuni

ritenuto, in fatto

1.1. In data 22 febbraio 2017,

verso le ore 11:30, RI 1, nato il __________ 1969, di professione vetraio

presso la __________ di __________ al 100% dal 13 settembre 1986 e, perciò,

assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l'CO 1, mentre si trovava a __________,

è “caduto da un piccolo ponteggio mentre sostituiva un vetro” (doc. 1).

L’ecografia alla spalla destra dell’8 marzo 2017, refertata dal dr. med. __________,

ha messo in evidenza una “Piccola lesione focale compatibile con lesione da

impatto del sovraspinato” (doc. 11).

L’artro-RM della spalla destra del 29 dicembre 2017, refertata sempre dal dr.

med. __________, ha messo in evidenza una “Rottura transmurale che interessa

la porzione anteriore del sovraspinato. Buono il trofismo del ventre muscolare.”

(doc. 18).

Il 14 dicembre 2018 RI 1 si è sottoposto ad un intervento di “Artroscopia

spalla destra, ricostruzione del sovraspinato ed infraspinato dopo tenotomia

del capolungo del bicipite, compressione sottoacromiale”, eseguito dal dr.

med. __________ (doc. 53).

L’istituto assicuratore ha

assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

L’assicurato si è

sottoposto a svariate sedute di fisioterapia, anche intensa.

Inabile al lavoro al 100% dal giorno dell’infortunio al 12 marzo 2017 e dal 25

ottobre 2018 al 20 agosto 2019, l’assicurato ha ripreso la propria attività

lavorativa abituale al 50% (presenza tutto il giorno con rendimento ridotto del

50%) a partire dal 21 agosto 2019 (doc. 84, 115, 116 e 117).

Nel frattempo, in data 19

aprile 2019 l’assicurato ha inoltrato una richiesta di prestazioni AI per

adulti giustificata da soli postumi infortunistici (doc. 82).

1.2. Preso atto delle risultanze

della visita __________ dell’11 febbraio 2020 del dr. med. __________,

specialista FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparato

locomotore (doc. 148), il 2 ottobre 2020 l'CO 1 ha comunicato all’assicurato la

sospensione delle prestazioni (spese di cura e indennità giornaliera) a

decorrere dal 1° dicembre 2020, ritenuto come secondo il parere del medico __________

ulteriori cure mediche non erano suscettibili di migliorare sostanzialmente la

capacità lavorativa (doc. 184).

1.3. Esperiti gli accertamenti

medico-amministrativi del caso (in particolare, dopo avere preso atto anche

della nota inerente la valutazione della menomazione dell’integrità - di

seguito: IMI - del 23 dicembre 2020 del precitato medico __________: doc. 200),

con decisione del 27 gennaio 2021, l’CO 1 ha negato all’assicurato sia una

rendita LAINF (a fronte di un grado di invalidità nullo) sia un’IMI (in assenza

di una menomazione importante dell’integrità fisica: doc. 207).

L’CO 1 ha considerato, nel

2020, un reddito da valido di Fr. 66'768.- (calcolato sulla base delle

indicazioni fornite dal datore di lavoro) e un reddito da invalido di Fr.

69'265.- (determinato sulla base della TA1 2018, attività semplici e

ripetitive, livello 1, uomini, fr. 67'766.67, aggiornato al 2020, senza

applicare alcuna deduzione sociale, cfr. doc. 207).

1.4. In ambito AI, con progetto di

decisione del 1° febbraio 2021, l’Ufficio assicurazione invalidità (in seguito:

UAI) ha preannunciato a RI 1 il riconoscimento di una rendita d’invalidità

intera (grado di invalidità: 50%) dal 1° ottobre 2019 (alla scadenza dell’anno

di attesa; art. 28 LAI) al 31 ottobre 2020 (tre mesi dopo il miglioramento

dello stato di salute: 21 agosto 2019; art. 88a cpv. 1 OAI), stabilendo per il

periodo successivo un grado di invalidità nullo (doc. 209).

1.5. Dopo avere preso atto

dell’opposizione formale del 24 febbraio 2021 (doc. 212), completata il 2 marzo

2021 (doc. 215), dell’assicurato, patrocinato dall’avv. RA 1 e dopo avere

raccolto agli atti l’apprezzamento medico del 16 marzo 2021 (doc. 218) del

precitato medico __________ riguardante l’IMI, con decisione su opposizione del

30 marzo 2021 (doc. 220) l’CO 1 ha confermato la precedente decisione.

1.6. Con tempestivo ricorso del 3

maggio 2021 RI 1, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha postulato

l’annullamento della decisione impugnata e, in via principale, “È stabilito

che il reddito da invalido preso considerazione per il raffronto dei redditi da

CO 1 errato e che per il calcolo dello scapito economico il reddito da invalido

da considerare quello reale (all'80%) e non quello ipotetico statistico. È

riconosciuta quindi una rendita d'invalidità Lainf in favore del signor RI 1 a

far tempo dalla fine del versamento delle IG e un'IMI adeguata” e, in via

subordinata, “Al reddito da invalido ipotetico è applicata una deduzione

sociale del 25% ed è riconosciuta quindi una rendita d'invalidità Lainf in

favore del signor RI 1 a far tempo dalla fine del versamento delle IG e un'IMI

adeguata.” e, in via ancora più subordinata, “Gli atti sono ritornati a CO

1 per esperire nuovi accertamenti e emanare una nuova decisione” (cfr. doc.

I, pag. 6 e 7).

Il patrocinatore dell’insorgente

critica l’operato dell’amministra-zione per non avere considerato quale reddito

“da invalido”, quanto effettivamente percepito dal suo cliente nell’attività

abituale (presenza 100% con riduzione di rendimento del 20%), da ritenersi

adeguata secondo l’esigibilità posta dal medico __________. Di modo che, il suo

assistito avrebbe diritto ad una rendita LAINF del 20%, pari al discapito

economico che subisce, con effetto al giorno seguente la sospensione delle indennità

giornaliere LAINF.

Il rappresentante del

ricorrente puntualizza, inoltre, quanto segue:

" Nella

denegatissima ipotesi in cod. lod Tribunale non voglia ritenere corretto, se

non doveroso, decidere in tal senso, si ritiene che CO 1 debba ridefinire

l'esigibilità lavorativa del signor RI 1, ridefinendo altresì il reddito

ipotetico da invalido dal quale si dovrà perlomeno applicare una deduzione

sociale massima del 25%, che sorprendentemente, CO 1 non ha applicato (nemmeno

in misura minore), per tener adeguatamente conto dell'insieme delle difficoltà

che il signor RI 1 avrebbe a percepire il reddito statistico da invalido.

Nello specifico, gli aspetti medici, la formazione, l'età,

l'assenza di qualsivoglia altra esperienza professionale, ma, altresì, il fatto

che l'assicurato si vedrebbe privato di un'attività sicura per un'attività

ipotetica, che, in nessun caso, anche svolgendola al 100% gli permetterebbe di

ottenere il reddito che concretamente può ad oggi ottenere anche solo svolgendo

l'attuale professione all'80%, giustificano una riduzione sociale massima dal

reddito ipotetico da invalido.

Anche in siffatte circostanze, con la deduzione sociale in parola,

dal raffronto dei redditi risulterebbe un grado d'invalidità Lainf indennizzabile

con effetto al giorno seguente la sospensione delle indennità giornaliere

Lainf.

Inoltre contestata anche la negazione di un'IMI che si chiede

venga rivalutata.

La certificazione medica del Dr. __________ del 21 aprile 2021,

conforta le osservazioni fatte dal datore di lavoro in merito alla resa del

signor RI 1 in attività considerate ancora esigibili da CO 1 e che in nessun

caso può essere quantificata al 100% (cfr. rapporto medico).

In subordine si chiede dunque che CO 1 esperisca come richiesto

dal medico in parola una perizia ortopedica e si determini nuovamente in merito

al diritto a una rendita d'invalidità Lainf e a un'IMI in favore del signor RI

1.” (cfr. doc. I, pag. 5 e 6).

A suffragio delle proprie

argomentazioni, l’avv. RA 1 produce, oltre a svariata documentazione già agli

atti (doc. A1-A7), il certificato medico del 21 aprile 2021 del dr. med__________,

specialista FMH in medicina interna generale (doc. A8).

1.7. Nella risposta del 14 maggio

2021 (doc. III), l’CO 1, patrocinato dall’avv. RA 2, ha postulato la reiezione

del ricorso con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi

di diritto.

1.8. Il 25 maggio 2021 l'avv. RA 1

si è riconfermato nelle proprie tesi e domande (doc. V).

1.9. Il doc. V è stato inviato alla

patrocinatrice dell’CO 1 per conoscenza (doc. VI).

in diritto

in ordine

2.1. Preliminarmente, richiamata

la STF 8C_85/2017 del 20 aprile 2018 consid. 5.2. (si veda anche la STF

8C_14/2018 del 25 aprile 2018), questa Corte rileva che decide questa vertenza

nella sua composizione ordinaria (pubblicata sul FUCT N. 043/2018 del 29 maggio

2018) poiché, come comunicato dall’CO 1 con scritto del 18 ottobre 2018

(relativo a undici vertenze), l’incarto in esame, affidato dall’assicuratore ad

un legale esterno all’istituto per le fasi della procedura giudiziaria, non è

stato gestito, in seno alla Direzione, dalla giurista di lingua italiana figlia

del Giudice Ivano Ranzanici.

nel merito

2.2. Nel caso concreto, litigiosa

è la questione di sapere se l’CO 1 era legittimato a negare all’assicurato il

diritto a una rendita d’invalidità e a un’IMI, oppure no.

Non sono invece oggetto di

contestazione, ed esulano quindi dalla presente vertenza, la stabilizzazione

dello stato di salute dell’assicurato al 1° dicembre 2020 e il reddito “da

valido” di fr. 66'758.-.

2.3. Giusta l'art. 18 cpv. 1

LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito

d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA,

è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale

presumibilmente permanente o di lunga durata.

Il TF, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha

rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv.

1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase

LAINF, motivo per il quale occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti

di rilievo in seguito all'introduzione della LPGA.

Da parte sua, l'art. 16

LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che

l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività

ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione

di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del

mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto

ottenere se non fosse diventato invalido.

L'Alta Corte, nella

sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che

anche l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità

dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2

seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la

nostra Massima Istanza ha quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza

relativa ai concetti di inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e

invalidità continua a mantenere la sua validità anche in seguito

all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti si veda

pure la DTF 130 V 343.

Due sono, dunque, di norma

gli elementi costitutivi dell'invalidità:

1. il danno alla salute

fisica o psichica (fattore medico)

2.

la diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

Tra il danno alla salute e

l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato

(fattore causale).

Nell'assicurazione

obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale,

naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.

2.4. L'invalidità, concetto

essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di

guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.

D'altro canto, poiché

l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un danno

alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente

adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.

Spetta al medico fornire

una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un

esatto quadro degli impedimenti che egli incontra nell'esplicare determinate

funzioni.

Il medico indicherà per

prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando

quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.

Egli valuterà finalmente

il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella

professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi

aspetti, STF I 871/02 del 20 aprile 2004 e STF I 162/01 del 18 marzo 2002).

L'invalidità, proprio

perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che

l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con

quello che egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando

la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in

un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti

integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

Fatti

I due redditi da porre a

raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su

solide basi, avere un fondamento oggettivo.

La giurisprudenza federale

ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione

dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica

del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre, sempre, basarsi

sulle conseguenze economiche di tale danno.

Il TF ha avuto modo di

confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro

stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire

pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua

capacità lavorativa (STF U 25/94 del 30 giugno 1994).

La perdita di guadagno

effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se -

le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in

generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si

avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività ragionevolmente

esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al massimo la sua

capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una prestazione di

lavoro e non a un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss. consid. 4a;

conferma di giurisprudenza).

Le ragioni, inerenti

l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente

capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del

lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile dall'assicurato,

che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua capacità di

lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

I. Termine: reddito da

invalido

La misura dell'attività

che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del

danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'età, le

attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

Secondo la giurisprudenza,

per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che

non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione

professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito,

rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse

vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o

non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).

Nel valutare la

possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità

di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro

ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione,

cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI

1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994

succitata).

Specifica

dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui all'art.

28 cpv. 4 OAINF:

" Se a causa

della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo

l'infortunio o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente

dovuta alla sua età avanzata, sono determinanti per valutare il grado

d'invalidità i redditi che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima

di un danno alla salute della stessa gravità."

Considerandi

II. Termine: reddito conseguibile

senza invalidità

Nel determinare il reddito

conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla

situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura

partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si sarebbe mantenuta

sostanzialmente stabile (cfr. STF del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci

si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche

rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze

ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss.,

consid. 5b; 4a, b).

Il grado di invalidità

corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico

conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da

invalido.

2.5

Per costante giurisprudenza,

l’assicurazione per l’invalidità non è vincolata alla valutazione

dell’invalidità dell’assicurazione contro gli infortuni e viceversa (cfr. STF

9C_529/2010 del 24 gennaio 2011; sentenza U 148/06 del 28 agosto 2007, consid.

6, pubblicata in DTF 133 V 549, consid. 6; STF 9C_594/2016 del 18 novembre

2016, consid. 2.4; SVR 2016 UV Nr. 26 c. 2.2; STF 9C_243/2017 del 2 giugno

2017, consid. 4.1; STF 9C_170/2017 dell'8 agosto 2017 consid. 4.4; STF

9C_422/2017 del 18 maggio 2018 consid. 2.2; STCA 32.2015.160 del 5 ottobre

2016, consid. 2.6, STCA 32.2016.90 del 10 aprile 2017, consid. 2.2 e STCA

35.2017.35

del 30 agosto 2017, consid. 2.3; STCA 32.2017.60 del 19 febbraio

2018, consid. 2.4; STCA 32.2017.91 del 14 agosto 2018, consid. 2.4; STCA

32.2018.106

del 13 dicembre 2018, consid. 2.3; STCA 35.2018.76 del 4 marzo

2019, consid. 2.1; STCA 32.2018.158 del 30 luglio 2019, consid. 2.6; STCA

32.2019.47

del 24 febbraio 2020, consid. 2.6; STCA 32.2020.25 del 2 ottobre

2020, consid. 2.6).

2.6

Per quanto concerne l’aspetto

medico, dalle tavole processuali emerge che al termine della visita __________

dell’11 febbraio 2020 (doc. 148) il dr. med. __________, si è così espresso in

merito all’esigibilità lavorativa:

" L'assicurato

può sollevare e portare pesi molto leggeri fino a leggeri tra i 5 i 10 kg fino

all'altezza dei fianchi molto spesso. Può sollevare e portare pesi

medio-pesanti tra i 10 e i 25 kg talvolta.

Di rado può eseguire lavori pesanti tra i 25 e i 45 kg e non più

lavori molto pesanti superiori ai 45 kg. Può sollevare oltre l'altezza pesi

fino a 5 kg spesso e oltre i 5 kg di rado.

Può eseguire il maneggio di attrezzi leggeri e di precisione e

medi molto spesso. Può eseguire il maneggio di attrezzi pesanti e lavoro

manuale rozzo spesso. Di rado può eseguire lavori molto pe-santi. Può eseguire

lavori con la rotazione della mano molto spesso. Può eseguire lavori sopra la testa

talvolta. Nessuna limitazione per lavori in rotazione del busto. Nessuna

limitazione per lavori in posizione seduta e inclinata e in piedi e inclinata

in avanti. Nessuna limitazione per lavori in posi-zione inginocchiata e con

flessione delle ginocchia. Lavori in posizione di lunga durata: nessuna

limitazione in posizione seduta e in piedi e a libera scelta. Nessuna

limitazione per gli spostamenti, camminare fino e oltre 50 m. Molto spesso può

camminare per lunghi e su terreni accidentati. Può salire le scale molto

spesso, può salire su scale a pioli talvolta. Nessuna limitazione nell'uso

delle due mani e stare in equilibrio.”

Il medico __________ ha, poi,

concluso per una capacità lavorativa residua in attività adeguate del 100% (tempo

pieno con un rendimento completo).

Nella concreta evenienza questo

Tribunale ritiene corretta l'esigibilità stabilita dal medico fiduciario e

posta alla base della decisione avversata.

Il TCA non ignora gli svariati

certificati medici agli atti dello specialista curante, dr. med. __________

(cfr., in particolare, i doc. 115, 116, 123, 131, 138, 170 e 175). Tuttavia,

essi non sono atti a sollevare dubbi - nemmeno lievi - circa la fedefacenza

della valutazione operata dal dr. med. __________, dato che si esprimono

unicamente con espresso riferimento alla capacità lavorativa dell’assicurato

nell’attività abituale (50%) e non in merito all’esigibilità lavorativa e alla

capacità lavorativa residua in attività adeguate.

Il TCA non ignora neppure i certificati medici agli atti del medico di famiglia

dell’assicurato, dr. med. __________, in particolare, quello del 13 novembre

2020.

(doc. 197; giusta il quale “(…) Il pz lavora tutto il giorno ma con

rendimento ridotto, deve fare delle pause e soprattutto non può alzare pesi di

più di 20 kg sotto la cintura, dalla cintura alle spalle di 10 kg, sopra le

spalle di 5 kg. La sua capacità lavorativa è quindi limitata, ritengo che abbia

quindi diritto a una rendita parziale di invalidità che gli permetta di poter

continuare a lavorare nell’attuale posto di lavoro come vetraio, e di un

indennizzo.”) e quello del 21 aprile 2021 (doc. A8; giusta il quale: “(…)

Ribadisco quanto ho affermato nel mio precedente scritto del 13.11.20. Il

Signor RI 1 presenta delle limitazioni nell' uso della spalla dx e sotto sforzo

lamenta dolori, le sue prestazioni lavorative sono limitate. Nella valutazione

dell'ortopedico della CO 1 ci si è limitati solo a accertare la mobilità

conservata e alla constatazione della presenza di muscolatura ma non è stata

valutata la capacità dell'uso della spalla dx e dell'arto sup. dx lavorando

quindi contro resistenza e alzando pesi. Le limitazioni che il pz ha riportato

sono da considerare per qualsiasi tipo di lavoro manuale non avendo il pz formazione

professionale per un lavoro di alto tipo.

Nei considerandi della

decisione si afferma che la diminuita integrità deve essere valutata in modo astratto

senza considerare le particolarità del soggetto. Fatto sta che il soggetto Signor

RI 1 ha dei problemi concreti (eventuale perdita del posto di lavoro con

conseguenze socio-famigliari) causate dai postumi di questo infortunio che non

li vengono riconosciuti. Ritengo sia opportuno richiedere il parere di un altro

ortopedico”).

Tuttavia, pure essi non sono atti a sollevare dubbi - nemmeno lievi - circa la

fedefacenza della valutazione operata dal dr. med. __________, con espresso

riguardo alla situazione clinica dell'assicurato, che è stata attentamente e

dettagliatamente vagliata dal precitato medico fiduciario, come pure

dell'esigibilità posta dal medesimo specialista. D'altra parte la valutazione

del medico di famiglia - che è specialista FMH in medicina interna generale e,

quindi, non della materia che qui ci occupa - seppur divergente per quanto

riguarda la valutazione della capacità lavorativa dell’insorgente (in

particolare, con riferimento al rendimento lavorativo dell’assicurato), non

apporta nuovi elementi oggettivi ignorati dal medico fiduciario e va quindi

intesa nel senso di una diversa valutazione delle conseguenze che le patologie

dell’interessato hanno sulla sua capacità di lavoro.

Va peraltro rilevato che gli impedimenti funzionali che presenta l’insorgente

sono quelli che si riscontrano, usualmente, in assicurati che hanno subito

danni alle spalle: in sostanza, si tratta dell'impossibilità di sollevare,

rispettivamente, trasportare pesi anche solo relativamente importanti nonché

d'ingaggiare l'arto superiore interessato in mansioni da eseguire al di sopra

dell'orizzontale (cfr., fra le tante, STCA 35.2018.52 del 12 novembre 2018,

consid. 2.4.3, STCA 35.2018.38 del 10 ottobre 2018, consid. 2.5, STCA

35.2017.109

del 13 giugno 2018, consid. 2.3.5, STCA 35.2017.37 del 23 novembre

2017, consid. 2.6, STCA 35.2017.2 del 2 ottobre 2017, consid. 2.6; STCA

35.1998.63

del 23 novembre 1998 e 35.1998.117 del 29 luglio 1999, confermata

dal TF con pronunzia U 296/99 del 3 gennaio 2000; STCA 35.2018.52 del 12

novembre 2018, consid. 2.4.3, STCA 35.2020.72 dell’8 marzo 2021, consid. 2.4.4).

L'esigibilità indicata dal

medico fiduciario risulta inoltre pure plausibile alla luce dei precedenti

giurisprudenziali, riguardanti assicurati che accusavano limitazioni

nell'utilizzo degli arti superiori (cfr. a questo proposito, STCA 35.2020.1 del

21.

dicembre 2020, consid. 2.4.3, STCA 35.2018.114 del 18 marzo 2019, consid.

2.3.3, STCA 35.2018.52 del 12 novembre 2018, consid. 2.4.3, STCA 35.2018.38 del

10.

ottobre 2018, consid. 2.5, STCA 35.2017.109 del 13 giugno 2018, consid.

2.3.5; STCA 35.2020.72 dell’8 marzo 2021, consid. 2.4.4).

Sempre in merito ai precedenti

giurisprudenziali, riguardanti assicurati che accusavano limitazioni

nell'utilizzo degli arti superiori, giova qui ricordare la STCA 35.2017.37 del

23.

novembre 2017 (che è stata confermata dall’Alta Corte con STF 8C_32/2018 del

7.

gennaio 2019), in particolare il consid. 2.6 nel quale il TCA ha rilevato

quanto segue:

" (…) Ad

esempio, in una pronunzia inedita del 12 novembre 1996, l’allora TFA (dal 1°

gennaio 2007: TF) ha, ad esempio, ritenuto realistica la possibilità di mettere

a frutto la restante capacità lavorativa in attività cosiddette sostitutive,

trattandosi di un assicurato cinquantacinquenne che - a causa dei postumi

infortunistici interessanti, in particolare, la spalla destra - era impedito

nel sollevare pesi superiori ai 10 kg lungo tutto l'asse corporeo. La mobilità

era ridotta di 2/3, certi movimenti non erano più possibili, come ad esempio,

il sollevamento del braccio oltre i 60°, di modo che il braccio destro poteva

unicamente servire come aiuto per il braccio adominante.

In una sentenza 35.1997.23 dell'11 settembre 2000 - integralmente

confermata dal TFA con sentenza U 449/00 dell'8 maggio 2002 - questo Tribunale

ha riconosciuto come reintegrabile nel mondo del lavoro, un'assicurata che,

secondo l'avviso dei medici, presentava una mano sinistra infortunata

praticamente inutilizzabile, fatta eccezione per delle prese a tre dita senza

forza.

Il TFA è pervenuto alla medesima conclusione in una sentenza U 240/99 del 7 agosto 2001, parzialmente pubblicata in RAMI 2001 U 439, p.

347ss., concernente un assicurato che, a causa dei disturbi e dei deficit

funzionali all'estremità superiore destra, è stato dichiarato in grado di

svolgere lavori manuali molto leggeri, che non richiedono l'impiego di forza

con la mano destra, e il sollevamento di pesi superiori ai 2 kg (e pertanto

ritenuto praticamente monco di una mano).

In una sentenza 35.2002.88 del 14 aprile 2003, cresciuta

incontestata in giudicato, questa Corte ha giudicato completamente abile in

attività leggere dal profilo dell'impegno fisico, comportanti in prevalenza dei

compiti di sorveglianza, un assicurato che, a causa di un, citiamo:

"importante deficit funzionale e ipotrofia muscolare all'emicinto

scapolare destro. Flessione attiva 100°, abduzione 90° solo con il gomito

flesso, rotazione interna solo fino all'altezza del trocantere. Ipersensibilità

nella regione del deltoide in corrispondenza del territorio di innervazione del

nervo ascellare", il medico di fiducia dell'assicuratore aveva ritenuto,

citiamo: "… limitato nelle attività lavorative che richiedono l'ingaggio

dell'arto superiore destro al di sopra della vita, scostato dal tronco, così

come nei movimenti di rotazione. Limitato l'uso di utensili, rispettivamente,

macchinari vibranti e contundenti. Trasporto di pesi possibile solo con il

braccio pendente, sollevamento di pesi solo al massimo fino al di sotto della

vita, tenendo l'arto superiore destro accostato al tronco." (cfr. STCA

succitata, consid. 2.6.).

Con un giudizio I 27/06 e U 18/06 del 24 agosto 2006, consid.

5.2.3, il TFA ha considerato in grado di svolgere a tempo pieno semplici

mansioni di sorveglianza, rispettivamente, di controllo, così come lavori in un

chiosco nonché attività ausiliarie nel campo della gastronomia o in un

magazzino, un assicurato, nato nel 1948, che soffriva di dolori cronici alla

spalla destra con irradiazione al braccio destro, di un’importante rottura

della cuffia dei rotatori a destra (con rottura completa del tendine dei

muscoli sovra- e infraspinato, rottura parziale del tendine sottoscapolare e

lussazione del tendine del bicipite), di un’artrosi dell’articolazione

acromio-claveare e di una persistente pseudoparalisi del braccio destro

(diagnosi differenziale: spalla congelata post-traumatica).

Anche nella STFA U 200/02 del 20 maggio 2003 consid. 2.2,

riguardante un’assicurata, la quale, a causa di un infortunio professionale

alla mano sinistra adominante, aveva subito l’amputazione del pollice,

dell’indice e del medio, come pure una frattura pluriframmentaria della falange

basale con instabilità a livello delle articolazioni interfalangee

dell’anulare, divenendo praticamente monca di una mano, l’Alta Corte ha ammesso

una piena capacità lavorativa dal profilo ortopedico.

In una sentenza 8C_260/2011 del 25 luglio 2011, il TF ha

dichiarato in grado di svolgere a tempo pieno attività lavorative leggere non

bimanuali, un assicurato che presentava una paralisi, da parziale a completa,

della muscolatura della spalla e del braccio destro dominante.

Ad un’analoga conclusione è giunta l’Alta Corte in un’altra

sentenza 8C_311/2015 del 22 gennaio 2016, concernente un assicurato, il quale,

per evitare di cadere mentre era intento a scaricare un camion, si era

attaccato con il braccio destro alla sponda dello stesso, avvertendo

immediatamente forti dolori all’arto superiore in questione.

In una sentenza 35.2013.74 dell’8 settembre 2014, il TCA ha

confermato la decisione con la quale un falegname, che ha subìto l’amputazione

dell’avambraccio destro (dominante) nell’utilizzare una sega circolare, è stato

ritenuto totalmente abile in attività leggere dal profilo del

sollevamento/trasporto di pesi e della manipolazione di attrezzi (anche di

precisione), che non richiedono l’utilizzo di entrambi gli arti superiori.

Vedi, infine, anche la sentenza di questa Corte 35.2014.57 del 4

maggio 2015, confermata con STF 8C_396/2015 del 17 settembre 2015, nella quale,

nonostante l’infortunio alla spalla sinistra, un assicurato è stato ritenuto

inabile in maniera praticamente completa nel lavoro di smontaggio delle

carcasse per il recupero dei pezzi di ricambio, ma in grado di svolgere, a

tempo pieno, un’attività lavorativa leggera.

In una sentenza 35.2016.43 del 22 settembre 2016 questo Tribunale

ha ritenuto accertato che, nonostante il danno alla salute infortunistico,

l'assicurato (di professione "tassametrista-impiegato-operaio", che -

mentre usciva dalla doccia al proprio domicilio - era caduto, riportando un

trauma distorsivo alla spalla destra con lesione transumorale della cuffia

rotatoria a livello di sovraspinato e nella porzione craniale del

sottoscapolare e, successivamente - mentre andava a prendere l'automobile al

proprio domicilio - è scivolato sul ghiaccio, cadendo in avanti con ricezione

su entrambi i polsi e dolori di contraccolpo ad entrambe le spalle e riportando

una re-rerottura della cuffia dei rotatori della spalla sinistra e una rottura

della cuffia dei rotatori della spalla destra) era in grado di svolgere a tempo

pieno e con un rendimento completo, un’attività lavorativa compatibile con le

limitazioni derivanti dal danno alla salute infortunistico subito alle spalle.

In una sentenza 35.2015.131 del 21 novembre 2016 questo Tribunale

ha ritenuto accertato che, nonostante il danno alla salute infortunistico, l'assicurato

(di professione "autista" con qualifica di

"impiegato-operaio", che - mentre stava caricando il camion - era

caduto dalla rampa di carico, riportando una frattura del capitello radiale

sinistro tipo Mason II e una frattura composta dello spigolo esterno del

processo coronoideo dell'ulna) era in grado di svolgere a tempo pieno e con un

rendimento completo, un’attività lavorativa compatibile con le limitazioni

derivanti dal danno alla salute infortunistico subito al gomito sinistro

(adominante).

In una sentenza 35.2016.89 del 13 febbraio 2017 questo Tribunale

ha ritenuto accertato che, nonostante il danno alla salute infortunistico,

l'assicurato (di professione "muratore" che, a causa di un infortunio

professionale con una sega circolare, aveva subito un intervento di amputazione

trans-P2 del IV dito a destra) era in grado di svolgere a tempo pieno e con un

rendimento completo, un'attività lavorativa compatibile con le limitazioni

derivanti dal danno alla salute infortunistico alla mano destra (dominante), e,

quindi, un lavoro leggero dal profilo del sollevamento/trasporto di pesi e

della manipolazione di attrezzi (anche di precisione) che non richiede

un'ottima presa della mano destra e sinistra nel contempo rispettivamente

un'ottima agilità di ambedue le mani contemporaneamente.

In una sentenza 35.2016.103 del 23 marzo 2017 questo Tribunale ha

ritenuto accertato che, nonostante il danno alla salute infortunistico,

l'assicurato (di professione "parrucchiere" che, a causa di tre

infortuni non professionali, aveva riportato delle limitazioni al gomito

sinistro dominante), era in grado di svolgere a tempo pieno e con un rendimento

completo, un'attività lavorativa compatibile con le limitazioni derivanti dal

danno alla salute infortunistico (e più precisamente: prevalentemente impedito

nei movimenti ripetitivi di flesso-estensione e di pro-supinazione del gomito

sinistro specie se contro resistenza o con pesi superiori i kg. 2-3 e possibile

l'esecuzione ripetitiva di non più di 3-4 movimenti al minuto).

Infine, in una sentenza 35.2017.10 del 22 giugno 2017, il TCA ha

giudicato completamente abile al lavoro in attività sostitutive adeguate, un

assicurato che presentava uno stato dopo contusione del dorso della mano destra

con sviluppo di una malattia di Sudeck che aveva portato a esiti tragici in una

situazione paragonabile a un amputato del braccio destro.

Va inoltre rilevato che il concetto d’invalidità è riferito a un

mercato del lavoro equilibrato, nozione quest’ultima teorica e astratta

implicante, da una parte, un certo equilibrio tra offerta e domanda di

manodopera e, dall’altra, un mercato del lavoro strutturato in modo tale da

offrire una gamma di posti di lavoro diversificati (cfr. DTF 110 V 273 e

Jean-Maurice Frésard/Margit Moser-Szeless, in Schweizerisches

Bundesverwaltungsrecht, Soziale Sicherheit, 2a edizione, n. 170 p. 899).

Il mercato del lavoro accessibile ai lavoratori non qualificati è

in generale limitato a dei lavori di manodopera o ad altre attività fisiche

(RCC 1989 p. 331 consid. 4a). Tuttavia, nell'industria e nell'artigianato, le

attività fisicamente pesanti vengono eseguite sempre più spesso tramite delle

macchine, motivo per cui aumentano le attività di controllo e sorveglianza che

possono essere svolte da personale non qualificato o semi qualificato (SVR 2002

UV Nr. 15 p. 49 consid. 3b; RCC 1991 p. 332 consid. 3b; STF 8C_709/2008 del 3

aprile 2009 consid. 2.3.).

In una sentenza 8C_971/2008 del 23 marzo 2009, l’Alta Corte ha

ribadito che anche per gli assicurati funzionalmente monchi di un braccio,

esiste un mercato del lavoro sufficientemente ampio: (…).

Questa giurisprudenza è stata ulteriormente confermata con la STF

8C_451/2016 del 17 ottobre 2016 consid. 5.1, pubblicata in SVR 2017 Nr. 20

consid. 5.1, in cui l’Alta Corte ha ribadito che sul mercato equilibrato del

lavoro vi sono possibilità d’occupazione sufficientemente realistiche per

persone che vanno ritenute funzionalmente monche di un braccio e che inoltre

possono ancora eseguire soltanto dei lavori leggeri (cfr., fra le tante, STCA

35.2017.2

del 2 ottobre 2017, consid. 2.6).” (STCA 35.2020.72 dell’8 marzo

2021, consid. 2.4.4)

In conclusione, il TCA non ha

quindi motivo di scostarsi dalle considerazioni espresse dal medico fiduciario,

che ha proceduto ad una visita personale accurata dell'assicurato, è

specialista della materia che qui ci occupa e vanta pure un’ampia esperienza in

materia di medicina assicurativa.

Alla luce di quanto appena

esposto, richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato di

intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle

conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V

233.

consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati;

Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551

e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht,

tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr.

anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997,

pag. 221), è da ritenere dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza

preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali

(DTF 138 V 218 consid. 6 pag. 221 con riferimenti), che RI 1 è in grado di

svolgere un’attività lavorativa adeguata (ovvero rispettosa dei limiti indicati

dal medico __________, dr. med. __________) a tempo pieno e con un rendimento

completo, compatibile con le limitazioni derivanti dal danno alla salute

infortunistico.

Le censure ricorsuali volte a

contestare l'esigibilità in attività adeguate (in particolare, che non

sarebbero esigibili con un rendimento completo: “La certificazione medica

del Dr. __________ del 21 aprile 2021, conforta le osservazioni fatte dal

datore di lavoro in merito alla resa del signor RI 1 in attività considerate

ancora esigibili da CO 1 e che in nessun caso può essere quantificata al 100% (cfr.

rapporto medico)”: cfr. doc I, pag. 6; n.d.r.: la sottolineatura non è

della redattrice) del patrocinatore dell'insorgente vanno, dunque, respinte.

Da ultimo, il TCA non ignora

che il ricorrente al momento della decisione su opposizione avversata era da

poco 52enne. In proposito, è utile segnalare che, in materia di assicurazione

obbligatoria contro gli infortuni (diversa è la situazione in materia di

assicurazione per l’invalidità), qualora l’età costituisca la causa essenziale

che impedisce all’insorgente di mettere a frutto la sua restante capacità

lavorativa in attività medicalmente adeguate, l’art. 28 cpv. 4 OAINF (cfr. consid.

2.4) dispone che per la valutazione del grado d’invalidità sono determinanti i

redditi che potrebbe conseguire un assicurato di mezza età (l’età media si

situa intorno ai 42 o tra i 40 e i 45 anni – cfr. DTF 122 V 418 consid. 1b, 426

consid. 2), portatore dei medesimi postumi infortunistici. In virtù della norma

in questione, si deve fare astrazione dal fattore età non soltanto per la

fissazione del reddito da invalido, ma anche per stabilire il reddito da valido

(DTF 114 V 310 consid. 2; consid. 7b/aa non pubblicato della sentenza DTF 122 V

426; cfr., per un caso riguardante un assicurato, al momento della decisione su

opposizione impugnata, da poco 57enne, STCA 35.2018.114 del 18 marzo 2019,

consid. 2.3.3; per un caso riguardante un assicurato, al momento della

decisione su opposizione impugnata, da poco 64enne, STCA 35.2018.52 del 12

novembre 2018, consid. 2.3.3; cfr. per un caso riguardante un assicurato, al

momento della decisione su opposizione impugnata, era quasi 57enne, STCA

35.2020.72

dell’8 marzo 2021, consid. 2.4.4).

2.7

Si tratta ora di valutare le

conseguenze economiche del danno alla salute infortunistico.

Preliminarmente va

ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa stato

il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222;

cfr., pure, STF del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3

febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18

ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr.

11.

e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STF

del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

Nel caso di specie sono quindi determinanti, come correttamente ritenuto

dall’amministrazione, i dati del 2020, essendo stato ritenuto lo stato

di salute stabilizzato a partire dal 1° dicembre 2020 (cfr. consid. 2.2).

2.8

Per quanto concerne il reddito

da valido, secondo l’assicuratore infortuni resistente, nella decisione

avversata, senza il danno alla salute infortunistico, RI 1, nel 2020, avrebbe

realizzato un guadagno annuo lordo di fr. 66’758.00 (doc. 220, pag. 5).

Il dato di fr. 66’758.00,

desunto dalle indicazioni fornite diretta-mente dal datore di lavoro (__________

di __________) il 30 novembre 2020 (doc. 199 e 205) e non contestato dal

ricorrente, può senz’altro essere fatto proprio da questa Corte.

Il "reddito da

valido" per il 2020 ammonta, quindi, a fr. 66'758.-.

2.9

Per quanto concerne il reddito

da invalido, secondo l’assicuratore infortuni resistente, nella decisione

avversata, con il danno alla salute infortunistico, RI 1, nel 2020, avrebbe

realizzato un guadagno annuo lordo di fr. 69'265.00.

Il salario “da invalido” è

stato quantificato “facendo capo ai dati pubblicati dall'Ufficio federale di

statistica. Dall'ultima inchiesta sulla struttura dei salari (RSS) risulta che

un operaio chiamato a svolgere lavori semplici di tipo fisico o manuale non

qualificati percepiva mediamente nel 2018 (TA1 livello 1), tenuto conto

dell'orario settimanale medio determinante, un salario complessivo di fr.

67'766.67 (fr. 5'417.--: 40 ore x 41.7 ore x 12 mesi). Vista l'evoluzione

nominale dei salari si giunge nel 2020, e cioè al momento della chiusura

dell'infortunio così come lo insegna la giurisprudenza ad un ammontare di fr.

69'265.47.” (doc. 220, pag. 4).

Con l’impugnativa il rappresentante del ricorrente critica l’operato

dell’amministrazione per non avere considerato quale reddito “da invalido”,

quanto effettivamente percepito dal suo cliente nell’attività abituale

(presenza 100% con riduzione di rendimento del 20%), da ritenersi adeguata

secondo l’esigibilità posta dal medico __________.

Chiamato ora a

pronunciarsi il TCA osserva che l’assicurato presenta una capacità lavorativa

residua del 100% (presenza e rendimento) in attività adeguate (semplici,

ripetitive e leggere: cfr. consid. 2.6).

L’attività abituale non è

più esigibile a tempo pieno e con pieno rendimento. Essa è mediamente pesante

e, pertanto, non rispettosa dell’esigibilità lavorativa posta dal medico __________

(cfr. doc. 133, 138, 176 e 181). Del resto, lo stesso specialista curante

dell’insorgente, dr. med. __________ l’ha ritenuta esigibile al 50% (cfr., in

particolare, i doc. 115, 116, 123, 131, 138, 170 e 175).

In siffatte circostanze,

la censura ricorsuale del patrocinatore all’operato dell’CO 1, per non avere

considerato quale reddito “da invalido” quanto effettivamente percepito dal suo

assistito con l’attuale lavoro non può essere condivisa.

A questo proposito giova

qui infatti ricordare che, secondo la giurisprudenza, una delle condizioni

necessarie affinché la perdita di guadagno concreta possa essere considerata

perdita di guadagno computabile, è quella che l'interessato eserciti

un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve ritenere che

sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua. Se ciò non è il caso,

l’assicurato può essere obbligato a lasciare il suo posto di lavoro o persino a

mettere fine alla sua attività indipendente a profitto di un’attività più

rimunerata o ancora ad accettare un impiego che lo costringa a cambiare

domicilio, tutto ciò in virtù del suo obbligo di ridurre il danno risultante

dall’invalidità (cfr. STF 8C_771/2011 del 15 novembre 2012 consid. 3 e i

riferimenti ivi menzionati; STCA 35.2019.39 del 21 ottobre 2019, consid. 2.10).

Stante quanto precede, l’importo

di fr. 69'265.47 - desunto dalla TA1 2018, attività semplici e ripetitive,

livello di qualifica 1, uomini, riportato sulle 41.7 ore e aggiornato al 2020 -

può essere fatto proprio da questa Corte.

2.9.1

Su tale cifra la CO 1 non ha

operato alcuna riduzione sociale nella decisione avversata (doc. 220, pag. 5).

Il rappresentante

dell’insorgente critica l’operato dell’CO 1. Egli ritiene, infatti, che nel

caso di specie l’assicuratore contro gli infortuni avrebbe dovuto riconoscere la

riduzione sociale massima del 25%, “per tener adeguatamente conto

dell'insieme delle difficoltà che il signor RI 1 avrebbe a percepire il reddito

statistico da invalido. Nello specifico, gli aspetti medici, la formazione,

l'età, l'assenza di qualsivoglia altra esperienza professionale, ma, altresì,

il fatto che l'assicurato si vedrebbe privato di un'attività sicura per

un'attività ipotetica, che, in nessun caso, anche svolgendola al 100% gli

permetterebbe di ottenere il reddito che concretamente può ad oggi ottenere

anche solo svolgendo l'attuale professione all'80%, giustificano una riduzione

sociale massima dal reddito ipotetico da invalido”. (doc. I, pag. 5 e 6).

Al proposito, il TCA

ricorda che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a

causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni

invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di

occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità

residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a

raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una

riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il TF ha precisato, al

riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico

permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire

sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione

globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente

motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo

apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid.

5b/cc).

Con sentenza 9C_179/2013

del 26 agosto 2013 al consid. 5.4 il TF ha confermato il principio posto dal

TCA secondo cui la riduzione del salario statistico deve avvenire tramite

l’utilizzo di multipli di 5, ritenuto come l’applicazione di tassi più

frazionati si rivelerebbe problematica poiché siffatte riduzioni sarebbero

difficilmente concretizzabili e quindi anche difficilmente verificabili in sede

giudiziaria. Questa giurisprudenza è stata confermata anche nella sentenza

9C_767/2015 del 19 aprile 2016 al consid. 4.6.

Con sentenza 8C_80/2013

del 17 gennaio 2014 al consid. 4.2 il TF ha rammentato che non è necessario

procedere con deduzioni distinte per ogni fattore entrante in considerazione

come le limitazioni legate all’età, gli anni di servizio, la nazionalità, la

categoria del permesso di soggiorno o ancora il tasso d’occupazione. Occorre

piuttosto procedere ad una valutazione globale, nei limiti del potere di

apprezzamento, degli effetti di questi fattori sul reddito da invalido, tenuto

conto dell’insieme delle circostanze concrete.

La più recente

giurisprudenza federale ha stabilito che il livello di qualifica 1 dei dati RSS

comprende già tutta una serie di attività leggere, che tengono conto di molte

limitazioni. In altre parole, possono essere considerate sotto il cappello

delle limitazioni funzionali solo circostanze che in un mercato equilibrato del

lavoro devono essere considerate come eccezionali. Negli altri casi non viene

applicata nessuna deduzione a questo titolo neppure se la capacità lavorativa è

totale in attività adeguate e non si pone dunque il problema di un’indebita

doppia deduzione (sentenze 8C_495/2019 dell'11 dicembre 2019 consid. 4.2.2 con

riferimento e 8C_82/2019 del 19 settembre 2019 consid. 6.3.2; 8C_730/2019 del

10.

giugno 2020 consid. 4.4.4; 8C_765/2019 del 10 giugno 2020 consid. 5.4.4;

8C_9/2020 del 10 giugno 2020 consid. 4.4.4; in questo senso, si veda pure Ares

Bernasconi, “8C_9/2020 du 10 juin 2020 - Abattement sur le revenu d’invalide

selon l’ATF 126 V 75”, in SZS/RSAS 1/2021 n. 49).

Occorre inoltre ricordare

che le limitazioni mediche già incluse nell'esame della capacità lavorativa

residua non devono influire ulteriormente nella disamina della riduzione del

reddito da invalido e a un conteggio doppio del medesimo aspetto: la sola

circostanza che per l'assicurato siano esigibili soltanto attività leggere fino

medio complesse non giustifica anche in caso di una capacità lavorativa

limitata una riduzione aggiuntiva dovuta alle limitazioni personali (sentenze

8C_805/2016 del 22 marzo 2017 consid. 3.1 e 3.4.2 e 9C_846/2014 del 22 gennaio

2015.

consid. 4.1.1 con riferimenti).

Nel caso di specie, dalla

documentazione agli atti emerge che, nonostante il danno salute, l’assicurato

sarebbe ancora in grado di svolgere, senza limiti di tempo o di rendimento,

un’attività adeguata (cfr. supra, consid. 2.6).

Secondo questo Tribunale,

tenuto conto dell’esigibilità appena descritta, occorre ammettere che il

ricorrente beneficia di un ventaglio di attività sostitutive esigibili ancora

sufficientemente ampio, motivo per il quale una decurtazione non sarebbe

giustificata (in questo senso, si veda, ad esempio, la STF 8C_122/2019 del 10

settembre 2019 consid. 4.3.1.4, concernente un assicurato i cui limiti funzionali

riguardavano i movimenti ripetitivi del gomito destro e il trasporto di pesi

superiori a 7 kg, precisato che quest’ultimo costituiva un valore massimo nel

senso che il trasporto di pesi, anche di minore entità, doveva alternarsi a

periodi di riposo per il braccio destro, la STF 8C_174/2019 consid. 5.2.2,

riguardante un’assicurata in grado di impiegare il suo arto superiore sinistro

soltanto in attività leggere e non ripetitive oppure la STCA 35.2019.73 del 22

gennaio 2020 consid. 2.4.6, concernente un assicurato, vittima di un infortunio

all’arto superiore dominante, che è stato ritenuto ancora in grado di svolgere,

a tempo pieno e con un rendimento completo, un’attività lavorativa leggera, in

cui potesse evitare di sollevare/trasportare pesi superiori ai 5 kg e di

svolgere mansioni sopra il livello delle spalle). Da notare che, in base a

quanto risulta dagli atti medici, il qui ricorrente non può essere considerato

alla stregua di un individuo di fatto in grado di utilizzare un’unica mano/un

unico braccio [faktische Einhändigkeit/Einarmigkeit], situazione che, in

base alla giurisprudenza, avrebbe giustificato una riduzione sociale (cfr., ad

esempio, la STF 8C_383/2020 del 21 settembre 2020 consid. 4.2.2).

Va anche osservato che il

fatto di avere una limitata formazione professionale non giustifica ulteriori

decurtazioni, considerato che le attività adeguate entranti in linea di conto

(livello di qualifica 4, semplici e ripetitive) non richiedono né un’esperienza

professionale diversificata, né un grado di istruzione particolare (cfr., tra

le tante, la STF 8C_603/2020 del 4 dicembre 2020 consid. 6.2, 8C_122/2019 del

10.

settembre 2019 consid. 4.3.2 e la 8C_46/2018 dell’11 gennaio 2019 consid.

4.4; cfr. in questo senso anche la DTF 137 V 71 consid. 5.3. e SVR 2002 n. U 15

p. 49 consid. 3b; RCC 1991 p. 332 consid. 3b; STF 8C_709/2008 del 3 aprile 2009

consid. 2.3).

Nella STF 8C_482/2016 del

15.

settembre 2016 pubblicata in SVR 2017 IV Nr. 17 l’Alta Corte ha ribadito che

in caso d’applicazione del livello di qualifiche 4 della RSS 2010 sono già

considerate le carenti conoscenze linguistiche. Trattandosi di lavori ausiliari

il fattore età non gioca imperativamente un effetto di riduzione sui salari

(cfr. STF 8C_482/2016 del 15 settembre 2016, consid. 5.4.2).

Per quanto concerne infine

il fattore età, anche se si volesse ritenere giustificato applicare a tale

titolo una decurtazione (del 5%) sul reddito statistico da invalido, e ciò

tenuto conto di quanto è stato precisato nella DTF 146 V 16 (in proposito, si

veda pure la STF 8C_433/2020 del 15 ottobre 2020 consid. 8.2.3 e, da ultimo, la

STF 8C_597/2020 del 16 giugno 2021 consid. 5.2), ciò non basterebbe comunque a raggiungere

la soglia minima legale del 10%, come si vedrà meglio al consid. 2.10.

Alla luce di quanto appena

esposto e tenuto pure conto del riserbo di cui deve dare prova il giudice delle

assicurazioni sociali nel sostituire il proprio apprezzamento a quello

dell’amministrazione (cfr. DTF 137 V 71, 132 V 393 consid. 3.3), questa Corte

ritiene che, non operando alcuna deduzione sociale, l’CO 1 non abbia abusato

del proprio potere di apprezzamento.

Il "reddito da

invalido" ammonta, quindi, per il 2020 a fr. 69'265.47.

Il grado di invalidità del

ricorrente, stabilito confrontando i fr. 69'265.47 (cfr. consid. 2.9.1) annui

al reddito che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse intervenuto il danno

alla salute infortunistico (e cioè fr. 66'758.-: cfr. consid. 2.8) è nullo.

Va qui la pena di

ricordare che in una STF 8C_215/2015 del 17 novembre 2015 nella quale il TF ha

confermato un salario da valido di fr. 57'600.- e un salario da invalido di fr.

60'463.- fissato sulla base del metodo delle DPL, osservando - in particolare

al consid. 4.2 - quanto segue:

" (…) Die SUVA ermittelte aufgrund der DAP-Zahlen ein

Invalideneinkommen von Fr. 60'463.-. Vergleicht man diesen Wert mit dem von der

SUVA auf Fr. 57'600.- bemessenen Valideneinkommen, so ergibt sich ein negativer

Invaliditätsgrad. Soweit der Beschwerdeführer bereits daraus schliesst, die Bemessung

nach den DAP-Zahlen sei unzulässig, ist Folgendes festzuhalten: Zur Ermittlung

des Valideneinkommens ist rechtsprechungsgemäss entscheidend, was die

versicherte Person im Zeitpunkt des frühest möglichen Rentenbeginns nach dem

Beweisgrad der überwiegenden Wahrscheinlichkeit als Gesunde tatsächlich

verdient hätte. Dabei wird in der Regel am zuletzt erzielten, nötigenfalls der

Teuerung und der realen Einkommensentwicklung angepassten Verdienst angeknüpft,

da es empirischer Erfahrung entspricht, dass die bisherige Tätigkeit ohne

Gesundheitsschaden fortgesetzt worden wäre. Ausnahmen müssen mit überwiegender

Wahrscheinlichkeit erstellt sein (BGE 129 V 222 E. 4.3.1 S. 224 mit Hinweisen).

Dispositivo

Negative Invaliditätsgrade können resultieren, da demnach gemäss der allgemeinen

Methode des Einkommensvergleichs jener Verdienst, welchen der Versicherte ohne

Gesundheitsschaden auf dem konkreten Arbeitsmarkt überwiegend wahrscheinlich

erzielen würde, in Beziehung gesetzt wird mit jenem Einkommen, das er trotz des

Gesundheitsschadens auf dem hypothetischen ausgeglichenen Arbeitsmarkt noch

erzielen könnte (vgl. zu dieser Problematik: Rumo-Jungo/Holzer, Bundesgesetz

über die Unfallversicherung, 4. Aufl. 2012, S. 126 f.). Negative

Invaliditätsgrade sind somit eine Folge der Rechtsprechung zur Bemessung des

Valideneinkommens und können sich unabhängig von der Methode (LSE oder DAP),

nach der das Invalideneinkommen bemessen wird, ergeben. (…)"

(cfr., per dei casi

analoghi, anche STCA 35.2018.69 dell’11 febbraio 2019, consid. 2.3.9., ove sono

stati considerati un reddito da valido di fr. 48'750.- e un salario da invalido

di fr. 52'860.40 e la 32.2018.180 del 4 settembre 2019, consid. 2.8, ove sono

stati considerati un reddito da valido di fr. 50’560.- e un salario da invalido

di fr. 63'790.80; si veda pure la STCA 35.2020.50 del 14 dicembre 2020, consid.

2.4.6; si veda pure la STCA 35.2020.51 dell’8 febbraio 2021, consid. 2.10).

A ragione dunque l'CO 1

non ha riconosciuto il diritto ad una rendita LAINF, non raggiungendo il grado

d’invalidità la soglia pensionabile del 10%. La decisione dell'CO 1 che nega il

diritto a una rendita d’invalidità va, di conseguenza, confermata.

2.10. Diritto a un'indennità

per menomazione all’integrità?

2.10.1. Secondo l'art. 24 cpv. 1 LAINF,

l'assicurato ha diritto a un'equa indennità se, in seguito all'infortunio,

accusa una menomazione importante e durevole all'integrità fisica o mentale.

Tale indennità è assegnata

in forma di prestazione in capitale.

Essa non deve superare

l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca dell'infortunio ed

è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

Il Consiglio federale

emana disposizioni particolareggiate sul calcolo dell'indennità (art. 25 cpv. 1

e 2 LAINF).

2.10.2. L'art. 36 cpv. 1 OAINF

definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta l'art. 24

LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se verosimilmente

sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità e importante se

l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

In questa valutazione

dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche dalle

circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza, infatti, la

gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di accertamenti medici

senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto morale secondo il diritto

privato, le eventuali particolarità dell'assicurato (cfr. RAMI 2000 U 362, p.

42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p. 438).

La parte della riparazione

del torto morale contemplata dagli

artt. 24ss. LAINF è,

dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del danno (segnatamente il

pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne sono esclusi (cfr.

GHÈLEW/RAMELET/RITTER, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents, Losanna

1992, p. 121).

2.10.3. Giusta l'art. 36 cpv. 2 OAINF,

l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nell'Allegato 3 dell'OAINF.

Una tabella elenca una

serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di indennizzo,

corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del guadagno

assicurato.

Questa tabella -

riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco esaustivo (cfr.

RAMI 2000 U 362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a; RAMI 1988 U 48

p. 235 consid. 2a e

sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma valida "nel caso

normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

Le menomazioni

extra-tabellari sono indennizzate secondo i tassi previsti tabellarmente per

menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2 dell'allegato).

La perdita totale dell'uso

di un organo è equiparata alla perdita dell'organo stesso. In caso di perdita

parziale l'indennità sarà corrispondentemente ridotta; tuttavia nessuna

indennità verrà versata se la menomazione dell'integrità risulta inferiore al

5% (cifra 2 dell'allegato).

Se più menomazioni

all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono

concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.

36 cpv. 3 1a frase OAINF).

Si prende in

considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della menomazione

dell'integrità. È possibile effettuare revisioni solo in casi eccezionali,

ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile (art. 36 cpv. 4

OAINF).

Peggioramenti non

prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.

Nel caso in cui un

pregiudizio alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi originaria, la

revisione dell'indennità per

menomazione è, di

principio, esclusa. Per contro, l'indennità dev'essere di nuovo valutata,

quando il danno è peggiorato in una misura maggiore rispetto a quanto pronosticato

(cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308ss. consid. 4b e dottrina ivi menzionata).

2.10.4. L’CO 1 ha allestito una serie

di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano quella

dell'ordinanza.

Semplici direttive di

natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non vincolano il

giudice (cfr. STF I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377 consid. 1c; STF

del 7 dicembre 1988 nella causa P.; RAMI 1989 U 71, p. 221ss.).

Tuttavia, nella misura in

cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire la parità di

trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con l'annesso 3

all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF 116 V 157,

consid. 3a).

2.10.5. Nella concreta evenienza, con

decisione del 27 gennaio 2021 (doc. 207) confermata su opposizione il 30 marzo

2021 (doc. 220), l’CO 1 ha negato all’assicurato un’IMI, in assenza di una

menomazione importante dell’integrità fisica alla spalla destra.

Il patrocinatore

dell’assicurato ha contestato pure la negazione di un'IMI e chiede che venga

rivalutata sulla base di una perizia ortopedica (doc. I, pag. 6).

Dalle tavole processuali

emerge che l’amministrazione si fondata sull’apprezzamento medico del 16 marzo

2021 (doc. 218) del dr. med. __________, giusta il quale:

" Generalmente

un eventuale diritto ad IMI viene motivato secondo le tabelle CO 1.

In questo caso, dove siamo confrontati con la riparazione di una

lesione degenerativa che mostra oggettivamente una mobilità libera e non

limitata con unicamente dolore eseguendo lavori sotto aumentato sforzo con la

mano adominante, secondo le tabelle CO 1 non persiste un diritto ad IMI. La

lesione è stata riparata nel 2018 ed i molteplici esami/visite hanno mostrato

una corretta inserzione del tendine con una evidente buona muscolatura. In

particolare, alle visite ä stato anche ri-scontrato che l'assicurato non ha

perso il suo volume muscolare e la funzionalità della cuffia viene mostrata con

una mobilità libera come a destra. I dolori che l'assicurato accusa non sono

valutabili né trovano una evidente patologia che può spiegare questa riduzione.

È già stata espressa una esigibilità lavorativa che permette all'assicurato una

piena abilità lavorativa sul mercato globale con solo minime limitazioni

concernenti il carico di peso per la mano sinistra.

In questo stato non entra in considerazione una valutazione IMI e

quindi non è giustificato un beneficio della stessa.”

Chiamato ora a pronunciarsi, il

TCA osserva che non ha motivo di scostarsi da quanto deciso dall'CO 1. In

effetti, a fronte di una questione squisitamente medica, tenuto conto che,

secondo la giurisprudenza federale, l'indennità per menomazione dell'integrità

si valuta sulla base di constatazioni mediche, ciò che significa che

l'ammontare dell'IMI non dipende dalle circostanze particolari del caso

concreto, bensì da un apprezzamento medico-teorico della menomazione fisica o

psichica, a prescindere da fattori soggettivi (DTF 115 V 147 consid. 1, 113 V

121 consid. 4b e riferimenti ivi menzionati; RAMI 2000 U 362, p. 43; cfr.,

pure, STCA 35.2001.71 del 12 dicembre 2001, confermata dal TF con pronunzia U 14/02 del 28 giugno 2002; cfr., altresì, FREI, Die Integritätsentschädigung

nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes über die Unfallversicherung, Tesi

Friborgo 1998, p. 40s.), questo Tribunale ritiene di poter validamente fondare

il proprio giudizio sulla valutazione enunciata dal dr. med. __________,

specialista che vanta un’ampia esperienza in materia di medicina assicurativa e

infortunistica.

Tanto più che la valutazione

dello specialista dell'CO 1 non è stata smentita da certificati

medico-specialistici neppure in sede ricorsuale, ma solo attraverso il parere

della rappresentante legale dell'assicurato che non trova fondamento in alcun

rapporto medico, tantomeno specialistico, e non può quindi essere condivisa dal

TCA. A questo riguardo si rileva che gli svariati certificati medici agli atti

(in particolare, quelli del dr. med. Domenghini), non si esprimono in merito

alla valutazione dell’IMI operata dal medico __________ mentre il medico di

famiglia - che giova ribadire, è specialista FMH in medicina interna e, quindi,

non nella materia che qui ci occupa - nel certificato medico del 21 aprile 2021

(doc. A8, di cui si è già ampiamente detto al considerando 2.6) non si è

espresso in modo circostanziato e dettagliato in merito alla valutazione

dell’IMI operata dal medico __________.

A questo proposito occorre evidenziare che il principio inquisitorio che regge

la procedura davanti al Tribunale delle assicurazioni non è incondizionato, ma

trova il suo correlato nell'obbligo delle parti di collaborare, quest'obbligo

non può tradursi in una mera contestazione della presa di posizione di

controparte senza addurre degli elementi oggettivi - segnatamente di natura

medica - a sostegno delle proprie argomentazioni (cfr. sul tema STCA 32.2017.70

del 9 novembre 2017, consid. 2.7 e rinvii ivi citati; STCA 32.2017.83 del 22

febbraio 2018, consid. 2.6; STCA 35.2018.114 del 18 marzo 2019, consid. 2.8.5 e

rinvii ivi citati; STCA 35.2020.72 dell’8 marzo 2021, consid. 2.5).

Stante quanto precede, in

sunto, il TCA non ha quindi motivo di scostarsi dalle convincenti e dettagliate

considerazioni espresse dal medico __________ nell’apprezzamento medico del 16

marzo 2021 (doc. 218).

In conclusione, la decisione su opposizione impugnata merita tutela anche nella

misura in cui all’insorgente non è stata riconosciuta un'IMI, in assenza di una

menomazione importante dell’integrità fisica alla spalla destra.

2.11. Da ultimo, va qui ricordato

che, quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o

il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla

convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata

predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare

il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata

delle prove; cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und

Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63, Gygi,

Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure STF 9C_632/2012

del 10 gennaio 2013; STF 9C_231/2012 del 24 agosto 2012). Un tale modo di

procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv.2

Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

Il TCA rinuncia quindi

all'assunzione di ulteriori prove (in particolare, ad una “perizia ortopedica”,

come richiesto dal patrocinatore dell’insorgente: cfr. doc. I, pag. 6),

ritenendo la situazione sufficientemente chiarita.

L'incarto della CO 1 è

stato versato agli atti con la risposta di causa.

2.12. L’art. 61 lett. a LPGA, in

vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura deve essere

semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita per le parti; la tassa

di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte alla parte

che ha un comportamento temerario o sconsiderato.

In data 1° gennaio 2021 è

entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61 lett. a LPGA prevede ora

unicamente che la procedura deve essere semplice, rapida e, di regola pubblica.

Dalla medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA secondo cui

in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è soggetta a spese

se la singola legge interessata lo prevede; se la singola legge non lo prevede

il tribunale può imporre spese processuali alla parte che ha un comportamento

temerario o sconsiderato.

La procedura è pertanto di

principio onerosa se concerne la fissazione dei contributi (cfr. Messaggio

concernente la modifica della legge federale sulla parte generale del diritto

delle assicurazioni sociali, FF 2018, pag. 1303 e seguenti, pag. 1334: “La

mozione Gruppo UDC 09.3406 chiede che venga abolito il principio della gratuità

delle procedure di ricorso davanti ai tribunali cantonali nell’ambito delle

assicurazioni sociali. L’indicazione secondo cui la procedura è gratuita va

pertanto soppressa (art. 61 lett. a D-LPGA). Saranno così applicabili le

disposizioni del diritto cantonale relative alle spese di procedura. Per quanto

riguarda invece le controversie relative a prestazioni, la lettera fbis

contempla l’addebito di spese soltanto nel caso in cui la singola legge lo

preveda. Nell’assicurazione invalidità una tale regolamentazione è già in

vigore dal 1° luglio 2006 (art. 69 cpv. 1bis LAI)”).

Secondo l’art. 82a LPGA

(disposizione transitoria), ai ricorsi pendenti dinanzi al tribunale di primo

grado al momento dell’entrata in vigore della modifica del 21 giugno 2019 si

applica il diritto anteriore.

In concreto, il ricorso è

del 3 maggio 2021 per cui si applica la nuova disposizione legale. Trattandosi

di prestazioni LAINF, il legislatore non ha previsto di prelevare le spese.

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è respinto.

2. Non si percepisce tassa di

giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione agli

interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla

comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3

esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,

contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo

rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la

busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario di Camera

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti