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Decisione

36.2004.85

competenza del TCA, cause concernenti l'assicurazione complementare esercitata da assicuratori "tradizionali"; acquiescenza; interpretazione delle condizioni generali d'assicurazioni.

21 marzo 2005Italiano50 min

Source ti.ch

Fatti

I motivi

della distinzione di cui all'art. 352 cpv. 3 CPC sono individuabili nel fatto

che probabilmente il legislatore ticinese non ha inteso estendere le norme

concernenti l'annullamento civile della transazione alla desistenza e

all'acquiescenza, poiché quest'ultime, trattandosi di atti unilaterali, non

soggiacciono direttamente all'influenza della controparte e la norma ha anche

quale scopo di porre in risalto la responsabilità della parte che desiste o

acquiesce (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, ad art. 352 N. 11).

Con

sentenza del 23 aprile 2003 nella causa A., inc.4P.215/2002, il TF ha

precisato la propria giurisprudenza in ambito di acquiescenza. In particolare

l’Alta Corte ha rammentato:

“(…)

In una simile evenienza il giudice non emana

alcun giudizio di merito, giacché il processo termina, appunto, "senza

sentenza": egli deve limitarsi a dare atto alle parti dell'avvenuta

acquiescenza e stralciare la lite dal ruolo. Il decreto di stralcio che vi fa

seguito ha pertanto carattere prettamente dichiarativo (cfr. Rep. 1992 pag. 203

concernente il caso analogo della transazione). Infine, può essere utile

rammentare che l'acquiescenza passa in giudicato al pari di una sentenza di

merito, tant'è che un nuovo processo può essere avviato sul medesimo oggetto

soltanto se vi sono motivi che giustificano la restituzione in intero (art. 352

cpv. 3 CPC/TI).

3.2.2 L'art. 87 CPC/TI impone al giudice di

applicare d'ufficio il diritto federale, quello ticinese, quello dei Cantoni

confederati e i trattati con l'estero. Per diritto ticinese s'intende,

evidentemente, anche il diritto processuale cantonale (cfr. Cocchi/ Trezzini, op.

cit., n. 2 ad art. 87 CPC). Ne discende che, in concreto, la Corte ticinese

avrebbe dovuto applicare d'ufficio l'art. 352 cpv. 2 CPC/TI, dando atto alle

parti - una volta constatata l'acquiescenza - della fine del processo e

stralciando la causa dai ruoli. La norma citata permette infatti al giudice che

ha scorto nell'incarto un atto di acquiescenza, anche tacita, di stralciare la

causa senza ulteriori formalità, senza nemmeno dover interpellare colui che acquiesce

(Cocchi/ Trezzini, op. cit., n. 14 ad art. 352 CPC). In altre parole,

contrariamente a quanto ritenuto nel giudizio impugnato, il fatto che la

ricorrente avesse chiesto soltanto lo stralcio per decadenza dell'oggetto della

lite - e non per acquiescenza - non impediva al giudice di constatare d'ufficio

la fine del processo. Tanto più che, come già esposto, nella motivazione

dell'atto d'appello la ricorrente si era soffermata diffusamente su questo

aspetto processuale.

3.2.3 Giovi infine rilevare anche l'erroneità

dell'osservazione contenuta nella sentenza impugnata, secondo la quale il

giudizio di condanna del Pretore potrebbe giustificarsi per il fatto che non è

provato che la riconsegna dei titoli sia avvenuta senza condizioni. L'elemento

costitutivo dell'acquiescenza non è, infatti, l'adempimento dell'obbligo posto

in causa bensì la dichiarazione unilaterale con la quale, dinanzi al giudice,

parte convenuta aderisce alla pretesa della controparte oppure la riconosce

esplicitamente (Cocchi/ Trezzini, op. cit., n. 14 ad art. 352 CPC). Lo scritto

del 2 settembre 1999, al centro della presente vertenza, soddisfa questi

requisiti; in esso la ricorrente ha infatti ammesso l'obbligo di restituire

all'opponente determinati partecipazioni societarie, precisate nella petizione.

Poco importa se, nel frattempo, essa abbia già dato seguito a tale impegno; si

tratta di una questione che attiene piuttosto all'esecuzione delle decisioni

passate in giudicato, siano esse di acquiescenza - attestate da un decreto di

stralcio - oppure sentenze di merito.

3.3 Dalle considerazioni che precedono si deve

dedurre che, in applicazione delle pertinenti norme di procedura civile, una

volta constatata l'acquiescenza parziale della ricorrente il giudice avrebbe

dovuto procedere allo stralcio della causa, anch'esso parziale. Un giudizio di

merito non entrava in linea di conto. La sentenza impugnata, nella misura in

cui ha avallato la pronunzia di condanna del primo giudice, si avvera dunque

arbitraria. Ciò comporta l'annullamento dei dispositivi III e IV.";

2.7. In concreto,

nella misura in cui l’assicuratore propone l’accoglimento della petizione, la

stessa va stralciata dai ruoli per avvenuta acquiescenza (STFA del 23 aprile

2003, inc.4P.215/2002). In quanto soccombente la Cassa deve inoltre le

ripetibili (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, ad art. 352, N. 12).

Contestata

rimane unicamente la questione a sapere se la società può chiedere la

concessione dell’estensione del diritto alle prestazioni per __________ per

ancora 180 giorni oltre il raggiungimento del 65° anno di età (gennaio 2004).

2.8. Per l’art. 6

delle condizioni generali d’assicurazione dell’Assicurazione collettiva

d’indennità giornaliera (di seguito: CGA), la copertura assicurativa cessa:

- con

la soppressione del contratto;

- quando

la persona assicurata lascia la cerchia degli assicurati;

- al

raggiungimento dell’età dell’AVS, se non si può dimostrare che il rapporto di

lavoro sarebbe proseguito anche dopo questo tempo, ma al più tardi al

compimento del 70esimo anno d’età;

- quando

si estingue la durata delle prestazioni menzionata (sic) nella polizza

(estinzione del diritto alle prestazioni).

Giusta

l’art. 7 CGA (proroga della copertura) l’indennità giornaliera assicurata viene

erogata fino allo scadere della durata di prestazione convenuta anche oltre

l’estinzione della copertura assicurativa.

Questa

proroga della copertura cessa:

-

quando si inizia a percepire una rendita secondo

la LPP;

-

alla soppressione del contratto (con la riserva

del passaggio all’assicurazione individuale).

Per l’art.

14 cpv. 1 CGA (durata delle prestazioni) l’indennità giornaliera, ad eccezione

dell’indennità di parto, è erogata per 730 giorni dopo deduzione del periodo

d’attesa, ma al massimo fino a che intervengono le prestazioni della previdenza

professionale (2° pilastro). Le giornate di parziale incapacità al lavoro

valgono come giornate intere per il calcolo della durata delle prestazioni.

Il cpv. 4

prevede che al raggiungimento dell’età pensionistica AVS, l’indennità

giornaliera sarà erogata per al massimo ancora 180 giorni.

2.9. Per

interpretare i contratti d'assicurazione vanno applicate le regole generali

d'interpretazione del diritto privato (per rinvio dell'art. 100 LCA; STF in RUA

XIX n. 55). In particolare, è necessario fondarsi sulle regole generali derivanti

dall'art. 18 CO (DTF 127 III 444 consid. 1b; STF in RUA

XVI n. 22).

L'interpretazione

delle CGA prestampate avviene secondo gli stessi principi che valgono pure per

l'interpretazione di un contratto (DTF 126 III 388 consid. 9d; DTF 122 III 118,

JdT 1987 I 805; DTF 117 II 609, JdT 1992 I 727). Tuttavia, per

l'interpretazione delle CGA va tenuto conto del loro valore normativo: poiché

esse sono applicabili a tutte le persone assicurate per un medesimo rischio, devono

essere interpretate in modo uniforme e non in funzione di quello che ha capito

questo o quell'interessato (TC VD in RUA XVIII n. 45 citata in: CARRÉ, Loi

fédérale sur le contrat d'assurance, Losanna 2000, pag. 73 ad art. 1 LCA).

Spetta

all'assicuratore provare che i termini di una clausola limitativa delle CGA, di

cui si prevale, devono essere compresi nel senso che esso attribuisce loro (STF

in RUA XIX n. 55).

Pure la

prova di fatti giustificanti l'eccezione contrattuale è posta a carico

dell'assicuratore (TD di Kreuzlingen in RUA XIV n. 44 citata in: CARRÉ, op.

cit., pag. 248 ad art. 33 LCA).

L'onere

della prova può comunque essere attribuito all'assicurato da una clausola

contrattuale (TA LU in RUA V n. 138/334/352 citate in: CARRÉ, op. cit., pag.

248 ad art. 33 LCA).

Come qualsiasi

altro, un contratto d’assicurazione deve essere interpretato ricercando la

reale e concorde volontà delle parti (DTF 126 III 59 consid. 5a; DTF 117 II

609, JdT 1992 I 727; DTF 115 II 264, JdT 1990 I 57; DTF 112 II 253).

Se la

reale e concorde volontà delle parti non può essere stabilita, occorre fondarsi

sulla loro presunta e probabile volontà, secondo il principio della buona fede

e la teoria dell'affidamento (DTF 129 III 118 consid. 2.5;

DTF 128 III 419 consid. 2.2; DTF 128 III 265 consid. 3a; DTF 127 III 444

consid. 1b; DTF 126 III 59 consid. 5b; VIRET, Droit des

assurances privées, Editions de la société suisse des employés de commerce,

Zurigo, pag. 92) e considerare tutte le circostanze che hanno portato alla

conclusione del contratto (DTF 128 III 212 consid. 2b)

aa; DTF 127 III 444 consid. 1b; DTF 126 III 59 consid. 5b; DTF 123 III 16

consid. 4b; DTF 117 II 609, JdT 1992 I 727; DTF 115 II 264, JdT 1990 I 57; DTF

112 II 253).

Ci si

atterrà all’uso generale e quotidiano della lingua, ai termini utilizzati nel

contratto (DTF 118 II 342, JdT 1996 I 128; DTF 116 II 189, JdT 1990 I 612; DTF

115 II 268, SJ 1992 623 citate in: CARRON, La loi fédérale sur le contrat

d’assurance, Friburgo 1997, n. 209 pag. 72), al senso che l'assicuratore si

aspetta che gli assicurati attribuiscano ai suoi formulari prestampati (DTF 85

Considerandi

II 344, JdT 1960 I 110; DTF 82 II 445, JdT 1957 I 360) piuttosto che al senso

giuridico o tecnico dei termini utilizzati (DTF 59 II 318; DTF 44 II 96, JdT

1918.

I 468). I termini che limitano i diritti dell'assicurato s'interpretano

secondo il senso che generalmente hanno nel linguaggio comune (DTF 116 II 189,

JdT 1990 I 612; DTF 115 II 264, JdT 1990 I 57; DTF 104 II 281, JdT 1980 I 9),

anche se hanno un senso giuridico più specifico (DTF 115 II 264, JdT 1990 I

57). Rimangono però riservate le accezioni tecniche proprie al rischio ritenuto

(DTF 118 II 342).

Tuttavia,

la parola non deve essere snaturata dal suo reale senso al punto di designare

una cosa completamente diversa (DTF 64 II 387). Ma se le parti hanno

concordemente voluto dare ad un'espressione un'accezione diversa dal suo senso

abituale, non v'è dunque ambiguità che giustifichi un'interpretazione

svantaggiosa per l'assicurato (STF in SJ 1996 pag. 623).

Di

principio, dunque, le clausole dei contratti d'assicurazione e le dichiarazioni

di volontà delle parti devono essere interpretate in ogni caso di specie,

applicando le regole della buona fede e conformemente al principio

dell'affidamento che deriva dall'art. 2 cpv. 1 CC (DTF 129

III 118 consid. 2.5; DTF 128 III 419 consid. 2.2; DTF 128 III 265 consid. 3a;

DTF 127 III 444 consid. 1b; DTF 126 III 59 consid. 5b; DTF 122 III 118, JdT

1987.

I 805; DTF 117 II 609, JdT 1992 I 727).

L’interpretazione

di una clausola contrattuale deve fondarsi pure sui motivi che hanno portato

alla conclusione del contratto e alla stipulazione della clausola di cui si

impone l’interpretazione (ROELLI/KELLER, Kommentar zum BG über den

Versicherungs vertrag, 1968, pag. 459, pagg. 462-463).

Inoltre,

le dichiarazioni di volontà devono essere interpretate secondo il senso che il

destinatario poteva e doveva attribuire loro (OG SO in RUA XVI n. 25; TC NE in

RUA XV n. 47 citate in: CARRÉ, op. cit., pag. 74 ad art. 1 LCA).

Per

determinare la volontà delle parti non bisogna dimenticare che l'assicurato, a

differenza dell'assicuratore, non ha conoscenze specifiche in materia

d'assicurazione (TD di Horgen in RUA III n. 49 citata in: CARRÉ, op. cit., pag.

74.

ad art. 1 LCA).

Il testo

chiaro di una clausola non esclude a priori un'interpretazione (DTF 127 III 44

consid. 1b). Bisogna esaminare se ci sono dei motivi per ritenere che una

clausola debba essere compresa diversamente dal suo senso letterale (DTF 128

III 212 consid. 2b)bb).

Non vi

sono comunque i presupposti per scostarsi dal senso letterale di un testo

adottato dalle parti quando non vi sono ragioni serie per ritenere che esso non

corrisponda alla loro volontà (DTF 129 III 118 consid. 2.5; DTF 128 III 265

consid. 3a).

In caso

di dubbio in merito alla comprensione di una clausola contrattuale redatta

dall'assicuratore, ossia quando il senso e la portata della clausola

contrattuale non possono essere determinati con sicurezza dopo

un'interpretazione accurata ed obiettiva, quando, anzi, in buona fede (art. 2

cpv. 1 CC), per una stessa disposizione sono possibili più interpretazioni, si

deve ritenere quella che è più favorevole al beneficiario, a scapito

dell'assicuratore (DTF 124 III 155 consid. 1a; DTF 119 II 449 consid. 3a; DTF

100.

II 403, JdT 1976 I 254).

Si tratta

del principio in dubio contra assicuratorem, secondo cui, nel dubbio, la

clausola contrattuale va interpretata a sfavore di chi l’ha redatta (in

dubio contra stipulatorem o proferentem), per cui l’assicuratore non potrà

prevalersene (DTF 124 III 155 consid. 1a; DTF 122 III 118, JdT 1987 I 805; DTF

119.

II 449 consid. 3a; DTF 117 II 609, JdT 1992 I 727; DTF 115 II 268 segg.,

JdT 1990 I 57; MAURER, Schweizerisches Privat-versicherungsrecht, Berna 1995,

pag. 145; KRAMER/ SCHMIDLIN, Berner Kommentar, 1986, ad art. 1 CO, n. 109 pag.

142; Rep. 1993 213 segg.; VIRET, op. cit., pag. 92; MAURER, op. cit., pag. 247

e seg.).

Questo

principio si applica sia per l'interpretazione di una polizza che delle CGA (OG

LU in RUA XIV n. 37 citata in: CARRÉ, op. cit., pag. 75 ad art. 1 LCA).

Tuttavia, ricorrere, per interpretare delle CGA, direttamente al principio in

dubio contra stipulatorem - che è applicabile solo in caso di dubbio sul

significato di una clausola - costituisce una violazione del diritto federale

(DTF 122 III 118; SJ 1992 623 seg.).

A titolo

abbondanziale va osservato ancora che, secondo la giurisprudenza, le clausole

limitative della copertura (clausole d’esclusione) devono essere interpretate

restrittivamente e non in modo esteso (DTF 118 II 342, JdT 1996 I 128; DTF 115

II 268; SJ 1992 623 citate in: CARRON, op. cit., n. 209 pag. 72 e n. 221 pag.

77; STF in RUA XIII n. 47; cfr. sull’interpretazione della parola “droga”: DTF

116.

II 189, JdT 1990 I 612 citate in: CARRON, op. cit., n. 282 pag. 97; MAURER,

op. cit., pag. 247). Esse possono però essere redatte in termini generali,

senza che sia necessario enumerare i casi d'esclusione, a condizione che la

categoria degli avvenimenti esclusi sia descritta in modo sufficientemente

preciso e non equivoco al fine che non sussista alcun dubbio sull'estensione

del rischio assicurato, tenendo conto del contesto (DTF 118 II 342, JdT 1996 I

128).

Visto

dunque quanto precede, l’interpretazione di una clausola - ovvero la sua

valutazione alla luce del contenuto e dello scopo del contratto - è

un’operazione sempre necessaria affinché se ne possa determinare la portata

(Rep. 1993 213 segg.; DTF 112 II 253 segg.; MAURER, Privatversicherungsrecht,

1986, pag. 231; DTF 116 II 345, ROELLI/KELLER, op. cit., pag. 459).

Infine si

rammenta che le condizioni generali d'assicurazione sono parte integrante del

contratto d'assicurazione (VIRET, Assurances-maladie complémentaires et loi sur

le contrat d'assurance, in: Recueil de travaux en l'honneur de la Société suisse

de droit des assurances, ed. IRAL 1997, pag. 666 segg., in particolare pag.

673).

2.10

In concreto occorre

quindi ricercare il senso che le parti potevano e dovevano dare, in buona fede,

alle CGA, in applicazione del principio dell'affidamento (DTF 126 III 388

consid. 5a, DTF 126 III 25 consid. 3c, DTF 126 III 59 consid. 5b).

Con

l’assicurazione in esame le parti si sono accordate circa l’erogazione di

indennità giornaliere nei casi di malattia, infortunio e parto (art. 1 CGA) ed

hanno regolamentato i casi in cui il diritto a beneficiare delle prestazioni

termina.

In

particolare, per quanto concerne il caso di specie, hanno stabilito che la

copertura assicurativa cessa al raggiungimento dell’età in cui l’assicurato ha

diritto alla rendita AVS, se non si può dimostrare che il rapporto di lavoro

sarebbe proseguito anche dopo questo tempo, ma al più tardi al compimento del

70esimo anno d’età (art. 6 CGA). Al raggiungimento dell’età pensionistica AVS,

l’indennità giornaliera può ancora essere erogata per al massimo 180 giorni

(art. 14 cpv. 4 CGA) ma non viene più erogata quando l’assicurato inizia a

percepire una rendita secondo la LPP (art. 7 CGA).

La

divergenza tra le parti consiste in particolare nell’interpretazione dell’art.

7.

che prevede la cessazione della copertura quando si inizia a percepire una

rendita LPP.

Mentre

per la Cassa il riferimento al secondo pilastro è da intendere per tutte le

rendite (e il capitale), che siano di vecchiaia, d’invalidità o superstiti,

l’attrice sostiene che il riferimento alla LPP può concernere solo le rendite d’invalidità

e per superstiti, uniche prestazioni che sarebbero corrisposte a copertura di

un rischio già assicurato in altro modo (LAVS e LAI) e per le quali sarebbe

necessario un coordinamento.

2.11

Dal tenore

letterale dell’art. 7 CGA risulta che se viene percepita una rendita secondo la

LPP la proroga della copertura cessa.

Va

innanzitutto rilevato che, a mente del TCA, questo disposto non trova

applicazione solo in caso di erogazione di una “rendita” ma anche se

viene versato un “capitale”.

Infatti,

per l’art. 37 cpv. 1 LPP le prestazioni di vecchiaia, per superstiti e

d’invalidità sono, di regola, assegnate come rendite. L’art. 37 cpv. 3 LPP

prevede che le disposizioni regolamentari dell’istituto di previdenza possono

stabilire che l’avente diritto può chiedere una liquidazione in capitale in

luogo di una rendita di vecchiaia, per vedove o d’invalidità.

Va qui

rilevato che con il 1° gennaio 2005 è entrata in vigore una modifica dell’art.

37.

LPP. In particolare il cpv. 3 prevede che l’istituto di previdenza può

assegnare una liquidazione in capitale in luogo della rendita se quest’ultima

risulta inferiore al 10 per cento della rendita minima di vecchiaia dell’AVS,

nel caso di una rendita di vecchiaia o d’invalidità, al 6 per cento nel caso di

una rendita vedovile e al 2 per cento nel caso di una rendita per orfani. Per

il nuovo art. 37 cpv. 4 LPP l’istituto di previdenza può prevedere nel suo

regolamento che gli aventi diritto possono optare per una liquidazione in

capitale di un rendita di vecchiaia per superstiti o di invalidità (lett. a),

devono rispettare un determinato termine per far valere la liquidazione in

capitale (lett. b).

Se la

parola rendita fosse interpretata letteralmente, l’art. 7 CGA sarebbe

facilmente eludibile. Sarebbe sufficiente chiedere il versamento del capitale

per poter continuare a percepire le indennità giornaliere. Inoltre vi sarebbe

una disparità di trattamento tra gli assicurati affiliati presso gli istituti di

previdenza che permettono nel proprio regolamento la liquidazione in capitale e

gli assicurati presso gli istituti che non prevedono questa possibilità.

Per cui,

la reale volontà delle parti consiste nel prevedere la cessazione

dell’erogazione delle indennità giornaliere di malattia in caso di versamento

di una rendita o di un capitale del secondo pilastro.

Va ora

esaminato se il riferimento alla LPP concerne unicamente le rendite

d’invalidità e per superstiti, come ritiene l’attrice, oppure se vale anche per

le rendite di vecchiaia, come sostiene la convenuta.

L’art. 7

CGA in questo senso è chiaro.

Non vi è nessuna

limitazione del genere di rendita (o capitale) che conduce alla cessazione del

versamento delle indennità giornaliera.

Ora, scopo

dell'assicurazione di indennità giornaliera per perdita di guadagno è quello di

coprire il mancato guadagno dell'assicurato causato da una malattia, da un

infortunio o dalla maternità (cfr. A. Maurer, Das neue

Krankenversicherungsrecht, Basilea 1996, pag. 107; in ambito LAMal: G. Eugster,

Zum Leistungsrecht der Taggeldversicherung nach KVG, in Recueil de travaux en

l'honneur de la Société suisse de droit des assurances, Losanna 1997, pag. 505

segg.).

Nella

misura in cui l’interessato beneficia di una rendita, rispettivamente di un

capitale, versatogli dalla LPP (secondo pilastro), l’assicurato già beneficia

di un sostituto del salario che gli permette di mantenere (insieme alla rendita

AVS), in modo adeguato, il tenore di vita precedente. Ciò non significa che,

automaticamente, in caso di versamento di una rendita (o capitale) del secondo

pilastro non sia possibile beneficiare anche di un’assicurazione contro la

perdita di guadagno in caso di malattia, ma che le parti, se lo vogliono, come

in concreto, possono prevedere la cessazione dell’erogazione della prestazione

quando subentra il secondo pilastro, indipendentemente dal motivo del

versamento (rendita di vecchiaia, per superstiti o d’invalidità).

Inoltre,

come rileva l’assicuratore, se è vero che per gli uomini l’art. 13 cpv. 1 LPP

prevede che il diritto alle prestazioni di vecchiaia inizia con il compimento

dei 65 anni, dall’altra va evidenziato come il cpv. 2, prima frase, prevede che

le disposizioni regolamentari dell’istituto di previdenza possono stabilire, in

deroga al capoverso 1, che il diritto alle prestazioni di vecchiaia sorga alla

cessazione dell’attività lucrativa. Ciò significa che il diritto all’erogazione

delle prestazioni può essere anticipato o differito.

Circa la

possibilità di differire il diritto all’erogazione delle prestazioni, Helbling,

Personalvorsorge und BVG, Berna 1990, a pag. 146 e seguenti (fixes oder

flexibles Pensionierungsalter), rammenta che sul principio del differimento

dell’età di pensionamento ex art. 13 cpv. 2 LPP, l’UFAS, in “Mitteilungen

über die berufliche Vorsorge Nr. 7 vom 5. Februar 1988, Ziff. 37“, aveva

affermato:

"

Das BVG sieht vor, dass der Anspruch auf

Altersleistungen generell mit Alter 65/62 fällig wird. Im Reglement einer

Vorsorgeeinrichtung kann nun aber vorgesehen werden, dass dieser Anspruch nicht

der Beendigung der Erwerbstätigkeit entsteht (art. 13 BVG). Dies kann somit den

Vorbezug oder den Aufschub der Altersleistungen bewirken. In aller Regel

wird dabei davon ausgegangen, dass die Beendigung der Erwerbstätigkeit eine

vollständige ist.

(…)

2.

Im Falle eines Aufschubs der Pensionierung

Es kann auch vorkommen, dass eine Person über das

gesetzliche Pensionierungsalter 65/62 hinaus weiterhin beim gleichen

Arbeitgeber tätig bleibt. Die betreffende Person untersteht aber ab Alter 65/62

nicht mehr der Versicherungspflicht gemäss BVG. Es sind somit keine

Altersgutschriften mehr vorzunehmen (Art. 16 BVG). Der Umwandlungsatz ist

jedoch anzupassen.“

Per

cui, contrariamente a quanto ritiene l’attrice, è possibile beneficiare

dell’estensione della copertura assicurativa come previsto dalle CGA se il

regolamento dell’Istituto di previdenza prevede la possibilità

di posticipare la cessazione dell’attività lucrativa e di far nascere il

diritto alla rendita anche oltre i 65 anni.

Alla luce

di tutto quanto sopra esposto, poiché __________ ha beneficiato del versamento

in capitale del secondo pilastro con il compimento del 65esimo anno di età, in

virtù dell’art. 7 CGA non ha più diritto ad alcuna prestazione da parte della

convenuta.

Può

pertanto rimanere irrisolta la questione se, nel caso di specie, vi sarebbe comunque

una sovrassicurazione.

In queste

circostanze la petizione, nella misura in cui non va stralciata dai ruoli per

acquiescenza, va respinta.

Poiché la

Cassa ha aderito alla maggior parte delle richieste dell’attrice, essa va

considerata in gran parte soccombente (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, ad art.

352, N. 12). La società, rappresentata da un legale, ha pertanto diritto alle

ripetibili.

2.12

Con la

petizione e nelle proprie osservazioni l’attrice fa un generico riferimento

all’assunzione di ulteriori prove (testi, edizione documenti da controparte,

edizioni documenti dalla __________, ispezione RC, ecc.).

Visto che

la convenuta ha in gran parte accolto le richieste dell’attrice e considerato

che l’oggetto del contendere concerneva pertanto essenzialmente

l’interpretazione delle CGA, l’assunzione delle prove chieste dall’attrice non

influirebbe sull’esito della vertenza.

Conformemente

alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio

conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento

coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati

fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori

non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove

(apprezzamento anticipato delle prove; KIESER, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung,

pag. 212 n. 450, KÖLZ/HÄNER, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des

Bundes, 2a ed., pag. 39 n. 111 e pag. 117 n. 320; GYGI, Bundesverwaltungsrechtspflege,

2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 5 giugno 2003 nella causa V.C. e R.G., H

268/01 e 269/01; STFA del 13 maggio 2003 nella causa T.T.C. SA, H 218/01; DTF

122.

II 469 consid. 4a; DTF 122 III 223 consid. 3c, DTF

120.

Ib 229 consid. 2b; DTF 119 V 344 consid. 3c e

riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce una violazione del diritto

di essere sentito (SVR 2001 IV n. 10 pag. 28 consid. 2b;

riguardo al previgente art. 4 vCost. fed, ora art. 29 cpv. 2 Cost. fed.: DTF

124.

V 94 consid. 4b; DTF 122 V 162 consid. 1d; DTF 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

In concreto, considerato come la presente causa

abbia potuto essere decisa sulla scorta degli atti già a disposizione di questo

TCA che appaiono chiari e ancora non contestati nel loro contenuto, lo stesso

rinuncia all'assunzione di ulteriori prove.

2.13

Secondo

l'art. 47 cpv. 4 LSA, i tribunali svizzeri devono trasmettere gratuitamente

all'autorità di sorveglianza una copia di tutte le sentenze civili concernenti

disposizioni del diritto in materia di contratto d'assicurazione.

Con

lettera del 14 agosto 2003 l'UFAP ha rammentato al TCA l'obbligo di trasmettere

tutte le sentenze inerenti il diritto privato emesse, precisando che l'ufficio

federale delle assicurazioni private non ha la facoltà di ricorrere contro le

stesse.

Alla luce

della LSA e dello scritto dell'UFAP, s'impone la notifica anche della presente

sentenza all'autorità di sorveglianza.

2.14

L'art. 43 della Legge federale sull'organizzazione

giudiziaria (OG) prevede il ricorso per riforma al Tribunale federale per

violazione del diritto federale. L'OG contempla in particolare la possibilità

di adire il Tribunale Federale contro giudizi cantonali (art. 48 OG) in

procedure di carattere non pecuniario in ambiti specifici (art. 44 OG).

Rispettivamente è ammissibile il ricorso per riforma in procedure pecuniarie in

specifici ambiti del diritto senza riguardo al valore pecuniario (art. 45 OG).

L'art. 46 OG precisa che

"

Nelle cause civili per altri diritti di

carattere pecuniario, il ricorso per riforma è ammissibile solo quando, secondo

le conclusioni delle parti, il valore litigioso davanti all'ultima giurisdizione

cantonale raggiungeva ancora 8'000 franchi almeno."

Nel caso di specie, come emerge dallo scritto del 6 dicembre 2004

della convenuta (doc. XIX), il valore litigioso ammonta a fr. 51'300 per le

indennità giornaliere chieste a favore di __________. Queste cifre non sono

state contestate dall’attrice.

Per cui il presente giudizio è impugnabile mediante ricorso per

riforma al Tribunale Federale di Losanna.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1.- La

petizione, nella misura in cui non va stralciata dai ruoli per avvenuta

acquiescenza, è respinta.

2.- Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

CV 1 verserà a AT 1 fr. 1'500.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

3.- Intimazione

alle parti e all'UFAP.

Contro il presente

giudizio è dato ricorso per riforma al Tribunale federale di Losanna ai sensi

degli artt. 43 segg. della Legge federale sull'organizzazione giudiziaria (OG).

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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