36.2005.167
Sospensione del pagamento delle prestazioni derivanti dall'assicurazione malattia di base in seguito all'emissione di attestati di carenza beni non ancora soluti dall'autorità di assistenza sociale.
30 gennaio 2006Italiano39 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
36.2005.167
Data decisione, Autorità:
30.01.2006, TCA
Titolo:
Sospensione del pagamento delle prestazioni derivanti dall'assicurazione malattia di base in seguito all'emissione di attestati di carenza beni non ancora soluti dall'autorità di assistenza sociale.
CONSEGUENZE DELLA MORA DEL DEBITORE
MANCATO PAGAMENTO DEL PREMIO O DELLA PARTECIPAZIONE AI COSTI
SOSPENSIONE DEGLI OBBLIGHI DELL'ASSICURATORE
art. 20 LCAMAL
art. 22 LCAMAL
art. 90 OAMAL
art. 82 RLCAMAL
art. 85 RLCAMAL
art. 85e RLCAMAL
Raccomandata
Incarto n.
36.2005.167
cs
Lugano
30 gennaio
2006
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il giudice delegato
del Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Giudice Ivano Ranzanici
con redattore:
Christian Steffen, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 28 ottobre 2005
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 24
ottobre 2005 emanata da
Cassa malati CO 1
in materia di assicurazione sociale
contro le malattie
ritenuto, in
fatto
A. Con
scritto del 30 giugno 2005 la Cassa malati CO 1 ha informato RI 1, affiliato
per l’assicurazione di base contro le malattie, di sospendere, in virtù
dell’art. 90 cpv. 4 OAMal, a causa dei numerosi attestati di carenza beni
rilasciati nei suoi confronti, il pagamento delle prestazioni derivanti
dall’assicurazione (doc. 5). Copia della lettera è stata trasmessa all’Istituto
delle assicurazioni sociali (di seguito: IAS), “quale avviso all’autorità
d’assistenza sociale competente per il canton Ticino.” (doc. 5). L'8 luglio
2005 l’assicurato, rappresentato da RA 1, ha chiesto alla Cassa l’emanazione di
una decisione formale. L’8 agosto 2005 la Cassa ha emanato l'atto tramite il quale
ha confermato la sospensione del pagamento delle prestazioni in applicazione
degli art. 90 cpv. 3 e 4 OAMal, nonché 12 cpv. 2 CGA, poiché vi sarebbero 7
attestati di carenza beni (ACB) emessi dal __________ non ancora interamente
pagati (doc. 7). A seguito dell’opposizione inoltrata da RI 1, la Cassa, il 24
ottobre 2005, ha riesaminato la fattispecie, decidendo di confermare la
sospensione del pagamento delle prestazioni poiché non erano ancora stati
pagati 3 ACB del __________ (doc. 9).
B. RI
1, sempre rappresentato da RA 1, __________, è tempestivamente insorto contro
la predetta decisione indicando di aver ricominciato a pagare regolarmente i
premi, le partecipazioni ai costi e le franchigie dal 2003. In virtù dell’art.
22 cpv. 1 lett. b) LCAMal l’insorgente ritiene di conseguenza che
l’assicuratore non è autorizzato a sospendere il versamento delle prestazioni
dovute in virtù della LAMal (doc. I). Con scritto dell’8 novembre 2005
l’assicuratore ha chiesto una proroga per la presentazione della risposta,
poiché erano in corso trattative con l’IAS (doc. V). Con risposta del 18
novembre 2005 CO 1 ha proposto la reiezione del ricorso, citando, a suo
sostegno, l’art. 90 cpv. 3 e 4 OAMal (doc. VII).
C. In
data 18 novembre 2005 l’IAS ha informato il TCA che non è in corso alcuna
trattativa con la convenuta, affermando che:
" Questa affermazione è già altamente grave in linea
di principio, in quanto assolutamente priva di fondatezza, ma lo è ancor di più
perché la medesima viene rivolta dall’assicuratore ad una Corte cantonale nelle
more di un causa specifica (con il relativo nocumento che, indipendentemente
dall’esito della causa, deriva alla parte ricorrente, non foss’altro che per il
tempo che trascorre senza il riconoscimento della rimunerazione delle prestazioni
medico-sanitarie).
La verità è di tutt’altra natura, come del resto si può ben desumere
dai documenti allegati.
Intanto si ribadisce che per gli incarti oggi pendenti non ci sono
trattative correnti con l’assicuratore, ma il riferimento è – e non
potrebbe essere altrimenti – il diritto cantonale in essere (in casu: artt. 20
a 22 LCAMal).
Nella vertenza di specie l’assicuratore malattie, nella più completa
disattenzione del diritto cantonale, ma anche della giurisprudenza di codesta
Corte, ha deciso unilateralmente di sospendere la rimunerazione delle
prestazioni nei confronti del ricorrente.
E ciò che è ritenuto particolarmente grave da parte di questa
Autorità, è che l’assicuratore ha agito di proposito in questa
direzione.
L’assicuratore è a completa conoscenza che per i crediti scoperti che
toccano il ricorrente vi è la garanzia di assunzione da parte del Cantone;
garanzia che emana in primis dalla legge, ma che nel caso di specie è stata
formulata anche per iscritto da parte di questa Autorità (cfr. scritto UAM 12
luglio 2005, qui allegato).
L’assicuratore malattie è al corrente della contestazione di specie
almeno dall’8 luglio 2005 (cfr. scritto RA 1 qui allegato).
A quanto sopra è seguito il già citato scritto UAM 12 luglio 2005.
Se la richiesta di proroga dei termini poggia solo sulla del tutto
presunta e fantasiosa premessa di “trattative (…) in corso con l’Istituto delle
Assicurazioni Sociali di Bellinzona”, la medesima non ha fondamento alcuno.”
(Doc. IX)
Il
12 dicembre 2005 il Giudice delegato del TCA ha rammentato alla Cassa l’obbligo
di continuare a fornire alla ricorrente le prestazioni previste dalla LAMal,
poiché, di principio, il ricorso ha effetto sospensivo e dagli atti non risulta
che in concreto l’effetto sospensivo sia stato tolto (doc. XI).
Il
__________ in data 20 gennaio 2006 ha trasmesso al TCA una copia della lettera
indirizzata al Consiglio di Stato, tramite la quale si chiede un incontro con
la Consigliera di Stato __________ poiché “da alcuni mesi è in corso un
braccio di ferro tra l’Istituto delle assicurazioni sociali, assicurati
ticinesi, e le casse malati che fanno parte del __________ concernente la
decisione che abbiamo preso di sospendere il pagamento delle prestazioni alle
persone per le quali siamo in possesso di un attestato di carenza beni.”
in
diritto
in
ordine
1.
La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica
giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le
cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Infatti
con STCA del 23 gennaio 2006, nella causa C., inc. 36.2005.210, questo
Tribunale ha emanato una decisione di principio concernente una fattispecie
analoga alla presente, nella composizione di tre giudici, ed ha accolto il
ricorso dell’assicurato con argomentazioni che verranno riprese anche in questa
sede.
nel
merito
2. Con
il 1. gennaio 2006 è entrata in vigore una modifica della LAMal e dell’OAMal in
merito alla conseguenza della mora in caso di mancato pagamento dei premi
dell’assicurazione di base (art. 64a LAMal e 90 OAMal; cfr. RU 2005 3587; FF
2004 3869).
Da
un punto di vista temporale sono di principio determinanti le norme sostanziali
in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (STFA del 22
luglio 2005 nella causa L., K 114/03, consid. 3; DTF
130 V 160 consid. 5.1; DTF 129 V 4 consid. 1.2, DTF 127 V 467 consid. 1, DTF
126 V 166 consid. 4b).
In
concreto la cassa, con decisioni (formale e su opposizione) emanate nel 2005,
fa valere premi e partecipazioni alle spese relativi ad anni precedenti il
2005.
Vanno
pertanto applicate le norme in vigore fino al 31 dicembre 2005.
3. Per
l’art. 90 cpv. 1 OAMal di regola i premi devono essere pagati mensilmente.
Con
il 1. gennaio 2003 è entrata in vigore una modifica dell’art. 90 OAMal, nel
senso che sono stati aggiunti i capoversi 2-5. Il tenore del nuovo art. 90 cpv.
3 e 4 è in gran parte simile a quello del vecchio art. 9 cpv. 1 e 2 OAMal (cfr.
DTF 129 V 455 consid. 3).
Per
l’art. 90 cpv. 3 OAMal se, nonostante diffida, l’assicurato non paga premi o
partecipazioni ai costi scaduti, l’assicuratore deve promuovere una procedura
esecutiva. Se questa sfocia in un attestato di carenza beni, l’assicuratore ne
informa la competente autorità sociale. Sono salve le disposizioni cantonali
che prevedono la previa notifica all’autorità preposta alla riduzione dei
premi.
L’art.
90 cpv. 4 OAMal prevede che dopo la notifica dell’attestato di carenza di beni
e l’avviso all’autorità d’assistenza sociale, l’assicuratore può sospendere la
rimunerazione delle prestazioni finché i premi, le partecipazioni ai costi, gli
interessi di mora e le spese d’esecuzione non siano stati interamente pagati.
Se questi sono pagati, l’assicuratore assume i costi delle prestazioni fornite
durante il periodo di sospensione.
In
DTF 129 V 455 il TFA ha interpretato l’art. 9 cpv. 2 OAMal nella versione
valida fino al 31 dicembre 2002, sostituito dall’art. 90 cpv. 4 OAMal dal 1.
gennaio 2003, stabilendo che la sospensione remunerativa delle prestazioni
termina con il pagamento di quei premi (incluse le spese accessorie) che hanno
fatto l’oggetto dell’attestato di carenza di beni all’origine dell’avvio della
procedura con l’autorità di assistenza sociale e della sospensione delle
prestazioni.
L’Alta Corte ha affermato:
" Der Wortlaut gibt keine klare, d.h. eindeutige und
unmissverständliche Antwort auf die Frage, ob - so der Rechtsstandpunkt der
Beschwerdeführerin - mit der vollständigen Bezahlung der ausstehenden Prämien
oder Kostenbeteiligungen einschliesslich der Verzugszinse schlechthin alle in
einem bestimmten Zeitpunkt seitens der versicherten Person unbezahlt
gebliebenen Beiträge gemeint sind oder - so die Überzeugung der
übrigen im Verfahren involvierten Personen einschliesslich der Vorinstanz - nur
die Gegenstand eines bestimmten Verlustscheines bildenden, uneinbringlich
gebliebenen Krankenversicherungsprämien. Die vom Verordnungsgeber gewählte
Formulierung der "vollständigen" Zahlung ("entièrement payées";
"interamente
pagati") kann sich sowohl auf die Gegenstand des Verlustscheins
bildenden als auch auf die insgesamt ausstehenden Prämien oder Beiträge
beziehen.
(…)
Der Umstand, dass gemäss (alt) Art. 9 Abs. 1 KVV der Versicherer erst
nach Ausstellung eines Verlustscheins an die Sozialhilfebehörde gelangen darf,
ist für die Auslegung des (alt) Art. 9 Abs. 2 KVV zentral. Dass der
Verordnungsgeber den Verlustschein in (alt) Art. 9 Abs. 2 KVV (in allen drei
sprachlichen Fassungen) nicht ausdrücklich erwähnt, ist nicht entscheidend und
lässt sich mit sprachlichen Gründen leicht erklären. Wesentlich ist
demgegenüber, dass einerseits gemäss Abs. 1 der (altrechtlichen)
Verordnungsbestimmung die Ausstellung eines Verlustscheins Voraussetzung für
die Einleitung des Verfahrens mit der zuständigen Sozialhilfebehörde ist und es
andererseits auch dieser Verlustschein ist, welcher das Ausbleiben der Prämien
samt Akzessorien verurkundet, der nach Abs. 2 des (alt) Art. 9 KVV zur
Leistungssperre führt. Folgerichtig muss es aber auch auf die Bezahlung der
Gegenstand
dieses Verlustscheines bildenden Beiträge ankommen, welche, sofern
beglichen, zur Aufhebung der Leistungssperre und der Zahlung der in der Zeit
des Aufschubs angefallenen Rechnungen führt. Alles andere liefe der vom
Verordnungsgeber in (alt) Art. 9 Abs. 1 und 2 KVV zu Grunde gelegten Konzeption
zuwider und würde bedeuten, dass die Ausstellung eines Verlustscheins (und die
damit verbundene Verurkundung einer ausgefallenen Forderung) bei
"Zahlungsverzug der Versicherten" (Titel von Art. 9 KVV)
Voraussetzung der Einleitung des Verfahrens mit der Sozialhilfebehörde und
einer allfälligen Verlustschein insofern in seiner Bedeutung relativiert würde,
als die Tilgung der durch ihn verurkundeten Forderungen allenfalls nicht für
die Beendigung
des Aufschubs hinreichend wäre.
2.3 Was Ziel und Zweck wie auch den bei der Auslegung
ebenfalls zu berücksichtigenden Gesichtspunkt der Rechtssicherheit und
Rechtsvoraussehbarkeit anbelangt, sorgt nur ein im eben dargelegten Sinne auf
den Verlustschein bezogenes Verständnis des vom Krankenversicherer beim
Sozialamt einzuschlagenden Verfahrens (betreffend Leistungsaufschub und
dessen Aufhebung) für Kohärenz. Würde man irgendwelche (unter
Umständen nachträglich entstandene) Beitragsausstände für das Aufrechterhalten
einer (in einem früheren Zeitpunkt) verfügten Leistungssperre genügen lassen,
wäre diese von den Betroffenen nicht zuverlässig überprüf- und gegebenenfalls
anfechtbar. Ein Leistungsaufschub und die damit einhergehende subsidiäre
Leistungspflicht der zuständigen Sozialhilfebehörde rechtfertigt sich nur für Beitragsausstände,
welche in einem bestimmten Verlustschein verkörpert und der Sozialhilfebehörde
so urkundenmässig ausgewiesen zugegangen sind.
2.4 Die Auslegungskriterien führen zum Schluss, dass es für
die Beendigung des Leistungsaufschubs erforderlich und hinreichend
ist, dass diejenigen Prämien und Akzessorien bezahlt werden, welche Gegenstand
des Verlustscheins bildeten, auf dessen Grundlage der Leistungsaufschub fusste.
3. Soweit sich die Beschwerdeführerin zur Begründung ihres
abweichenden Rechtsstandpunktes auf die Art. 9 und 90 KVV, in der seit
1. Januar 2003 geltenden Fassung beruft, ist ihr vorab entgegenzuhalten, dass
eine positive Vorwirkung aus Gründen der Rechtssicherheit grundsätzlich
unzulässig ist (vgl. HÄFELIN/MÜLLER, Allgemeines Verwaltungsrecht, 4. Aufl.,
Zürich 2002, S. 72 Rz 347 ff.; RHINOW/KRÄHENMANN, Schweizerische
Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband, Basel 1990, Nr. 17 S. 50).
Davon abgesehen deckt sich der Normgehalt des am 1. Januar 2003 in
Kraft getretenen Art. 90 KVV (AS 2002 3909) mit demjenigen des (alt) Art. 9
Abs. 2 KVV bis auf einen Punkt. Art. 9 KVV (in der seit 1. Januar 2003 gültigen
Fassung; AS 2002 3908) sieht nun die Beendigung des Versicherungsverhältnisses
vor für versicherte Personen, auf welche die schweizerische Gesetzgebung über
die Sozialhilfe nicht anwendbar ist und die ihrer Zahlungsverpflichtung nicht
nachkommen. Art. 90 Abs. 3 KVV stimmt mit (alt) Art. 9 Abs. 1 KVV wörtlich
überein, ebenso der (alt) Art. 9 Abs. 2 KVV entsprechende neue Art. 90 Abs. 4
KVV, mit der einzigen Ausnahme, dass der Wegfall des Leistungsaufschubes an die
vollständige Bezahlung der "ausstehenden Prämien, Kostenbeteiligungen,
Verzugszinse und Betreibungskosten" geknüpft ist. Am in Erw. 2.1-2.4
dargestellten, auf den Verlustschein bezogenen Verfahren betreffend
Leistungssperre und –aufhebung hat sich nichts geändert."
Va
ancora rilevato che con STFA del 28 gennaio 2005 (K 117/04), l’Alta Corte ha
affermato:
" Selon l'art. 9 al. 1 OAMal
(en vigueur jusqu'au 31 décembre 2002), si, malgré sommation, l'assuré ne paie pas
les primes ou participations aux coûts échues, l'assureur doit engager une
procédure de poursuite. Si cette procédure aboutit à un acte de défaut de biens,
l'assureur en informe l'autorité compétente d'aide sociale (...).
D'après l'art. 9 al. 2 OAMal, après avoir reçu
un acte de défaut de biens et informé l'autorité d'aide sociale, l'assureur peut
suspendre la prise en charge des prestations jusqu'à ce que les primes ou participations
aux coûts arriérées soient entièrement payées; il devra prendre en charge les
prestations pour la période de suspension dès qu'il aura reçu ces paiements.
2.1 Du point de vue intertemporel, ces dispositions sont applicables à
la présente cause (ATF 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b; cf. aussi ATF
129 V 456 consid. 1). Il est à relever, quoi qu'il en soit, que cette réglementation
a été reprise à l'art. 90 al. 3 et 4 OAMal, en vigueur
depuis le 1er janvier 2003. A, part des modifications d'ordre purement rédactionnel,
le Conseil fédéral a apporté une adjonction à l'art. 90 al.
3 OAMal en prévoyant, en plus du paiement des primes et des participations,
le paiement d'intérêts moratoires et de frais de poursuite (cf. ATF 129 V 459 sv.
consid. 3).
2.2 La jurisprudence interprète ces dispositions en ce sens que la suspension
de la prise en charge des prestations prend fin lorsque sont payées les primes
(frais accessoires inclus) ayant fait l'objet de l'acte de défaut de biens à
l'origine des procédures de communication à l'autorité d'aide sociale et de suspension
de prestations. Cette
suspension ne peut pas être maintenue si des poursuites pour d'autres primes impayées
sont en cours (ATF 129 V 455).
3.
3.1 Sous l'empire de la LAMA, les caisses-maladie n'avaient pas le
droit, sauf motif particulier, d'exclure un membre pour défaut de paiement des
cotisations d'assurance et de participations aux frais. Elles étaient libres,
en revanche, de prononcer une mesure moins grave comme la suspension du droit
aux prestations d'assurance, laquelle pouvait être maintenue tant que
subsistaient des arriérés de cotisations et de participations (ATF 111 V 318;
RAMA 1992 n° K 896 p. 138, 1990 n° K 847 p. 252).
Toujours sous le régime de la LAMA, le Tribunal fédéral des assurances
a jugé qu'une suspension des prestations qui se prolonge au-delà de la clôture
de la faillite de l'assuré n'était pas compatible avec l'art.
265 al. 2 LP (RAMA 1995 no K 961 p. 52). Selon cette disposition, dans
sa version en vigueur depuis le 1er janvier 1997, une nouvelle poursuite ne peut
être requise sur la base de l'acte de défaut de biens après faillite que si le débiteur
revient à meilleure fortune; sont également considérées comme meilleure fortune
les valeurs dont le débiteur dispose économiquement. Dans l'arrêt B.
du 2 décembre 2004 (K 139/03), le Tribunal fédéral des assurances a laissé
indécis le point de savoir si cette jurisprudence restait applicable après l'entrée
en vigueur de la LAMal. Le présent litige exige que la question soit tranchée.
Il convient d'y répondre par l'affirmative, pour les mêmes motifs que ceux retenus
par le tribunal en 1995.
3.2 L'art. 265 al. 2 LP vise en effet à permettre
au débiteur de se relever de sa faillite et de se construire une nouvelle existence,
à savoir de se rétablir sur le plan économique et social, sans être constamment
soumis aux poursuites des créanciers perdants de la faillite. Le débiteur doit ainsi
avoir acquis de nouveaux actifs auxquels ne correspondent pas de nouveaux passifs,
c'est-à-dire de nouveaux actifs nets (ATF 129 III 388 consid. 5.1.1). Une suspension
durable des prestations au-delà de la clôture de la faillite n'est pas compatible
avec ce but. La continuation d'un blocage des prestations éluderait les effets juridiques
de l'acte de défaut de biens après faillite si l'assureur pouvait invoquer, à
l'appui de cette mesure, une créance qu'il ne peut faire valoir en poursuite qu'à
la condition d'un retour
à meilleure fortune du débiteur.
3.3 L'entrée en vigueur de la LAMal n'a pas remis en cause ces motifs
(dans ce sens: Gebhard Eugster, Krankenversicherung, in : Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, p. 184 et note de bas de page
825; voir aussi Jean-Louis Duc, Quelques aspects de la demeure de l'assuré dans
le cadre de la LAMal, in : La défaillance de paiement, Retard et défaut de paiement,
Fribourg 2002, p. 184). L'exécution des obligations financières de l'assuré (paiement
des primes selon les art. 61 ss LAMal et des participations
selon l'art. 64 LAMal), de même que les conséquences
de la non-exécution de ces obligations, par des mesures spécifiques au droit de
l'assurance-maladie, ne sont réglées ni par la LAMal ni dans une norme de délégation
qui serait contenue dans cette loi et qui chargerait le Conseil fédéral de réglementer
ces questions. Le régime de suspension des prestations pour non-paiement des cotisations,
formalisé à l'art. 90 OAMal, s'inscrit dans le fil
de la jurisprudence établie sous le régime de la LAMA. L'OAMal est une ordonnance fondée sur les art. 96 LAMal et 81 LPGA, qui chargent le Conseil fédéral
d'édicter des dispositions aux fins d'exécution de la loi.
Une ordonnance d'exécution de la loi a pour fonction de concrétiser
les dispositions légales et, le cas échéant, de combler des lacunes d'importance
secondaire, dans la mesure où l'exécution de la loi l'exige; les normes d'exécution
doivent cependant s'en tenir au cadre légal et ne peuvent en particulier contenir
des règles nouvelles qui limiteraient les droits des administrés et leur imposeraient
de nouveaux devoirs ou encore contourneraient les dispositions d'une loi autre que
l'ordonnance a pour fonction de concrétiser (voir ATF 126 V 269 consid. 4b).
3.4 Dès lors, aujourd'hui comme par le passé, le maintien d'une suspension
du droit aux prestations après la clôture de la faillite reste incompatible avec
l'art. 265 al.
2 LP, nonobstant les dispositions d'exécution adoptées par le Conseil fédéral.
4.
Enfin, comme la question de la compensation n'est pas soulevée par les
parties, il n'y a pas lieu de se prononcer à ce stade."
4. A livello cantonale l’art. 20 cpv. 1 LCAMal stabilisce che il
Consiglio di Stato designa l’autorità di assistenza sociale per il pagamento
dei crediti irrecuperabili relativi alle prestazioni obbligatorie previste
dalla legislazione federale.
Il
cpv. 1 si applica solo alle persone soggette all’obbligo d’assicurazione (art.
20 cpv. 2 LCAMal).
Giusta
l’art. 20 cpv. 3 LCAMal prima di procedere al pagamento dei crediti
irrecuperabili, l’istanza competente applica il sussidio per la riduzione dei
premi.
L’art.
22 cpv. 1 LCAMal prevede che nei confronti delle persone soggette all’obbligo
d’assicurazione e per le prestazioni obbligatorie di legge, l’assicuratore non
può:
a)
dichiarare l’esclusione di assicurati;
b)
sospendere le prestazioni;
c)
praticare la compensazione dei crediti scoperti
con la trattenuta di prestazioni a favore dell’assicurato.
L’art.
22 cpv. 2 LCAMal riserva l’applicazione dell’art. 9 cpv. 4 OAMal per quanto
riguarda gli assicurati a cui la legislazione svizzera in materia di assistenza
sociale non è applicabile.
5. Le
norme regolamentari in vigore fino al 31 dicembre 2004 prevedevano inoltre
quanto segue:
Per
l’art. 82 cpv. 1 Reg. LCAMal l’assicuratore malattie che a seguito della
procedura esecutiva cui alla LCAMal ottiene un attestato di carenza di beni
definitivo o un certificato di insolvenza, può chiedere all’IAS il pagamento
dei crediti irrecuperabili, incluse le spese esecutive, ma esclusi gli
interessi.
Per
il cpv. 2 la richiesta di pagamento dei premi e delle partecipazioni avviene
per mezzo dei formulari ufficiali.
Alla
richiesta devono essere allegati i documenti giustificativi nella forma
originale (cpv. 3). L’IAS emana le direttive di procedura (cpv. 4).
L’art.
82a Reg. LCAMal prevede che l’assicuratore malattie è tenuto a dare inizio alla
procedura esecutiva, o a richiedere il certificato di insolvenza, entro 6 mesi
dalla scadenza del primo credito vantato.
A
norma dell’art. 82b Reg. LCAMal ai fini dei ricuperi praticati dall’UAM verso
gli assicurati morosi, l’attestato di carenza di beni e il certificato di
insolvenza hanno il medesimo valore.
Una
nuova procedura esecutiva non è necessaria ove siano stati rilasciati due
attestati di carenza di beni definitivi in un periodo di 24 mesi precedenti la
richiesta. L’IAS può tuttavia esigere che l’assicuratore malattie promuova una
nuova procedura esecutiva, se è a conoscenza di circostanze che lo giustificano
(art. 83 Reg. LCAMal).
Per
l’art. 84 Reg. LCAMal in ogni caso l’assicuratore malattie non può sospendere
il diritto alle prestazioni previsto dalla LAMal.
L’art.
85 Reg. LCAMal prevede che per le prestazioni obbligatorie definite dalla
LAMal, l’assicuratore malattie non può praticare la compensazione di crediti
scoperti con la trattenuta di prestazioni a favore dell’assicurato.
Con
il 1. gennaio 2005 le norme sulle “esazioni e procedure esecutive” sono
state modificate, come segue:
Per
l’art. 82 Reg. LCAMal l’assicuratore malattie (di seguito: assicuratore) che a
seguito della procedura esecutiva di cui alla LCAMal ottiene un attestato di
carenza di beni definitivo o una dichiarazione di insolvenza, può chiedere
all’IAS il pagamento dei crediti irrecuperabili, incluse le spese esecutive e
gli interessi di mora (cpv. 1). La richiesta di pagamento dei premi e delle
partecipazioni avviene per mezzo dei formulari ufficiali e deve essere
inoltrata tempestivamente (cpv. 2). Alla richiesta devono essere allegati i
documenti giustificativi nella forma originale (cpv. 3). L’IAS emana le
direttive di procedura (art. 4).
Gli
art. 82a e b Reg. LCAMal sono stati abrogati.
Per
l’art. 83 cpv. 1 Reg. LCAMal l’assicuratore è tenuto a dare inizio alla
procedura esecutiva, o a richiedere la dichiarazione di insolvenza, entro 6
mesi dalla scadenza del primo credito vantato. Il cpv. 2 prevede che se lascia
scadere infruttuosamente il termine di cui al cpv. 1, non può imporre
conseguenze agli assicurati interessati.
Ai
fini dei recuperi praticati dall’IAS nei confronti degli assicurati morosi,
l’attestato di carenza di beni e la dichiarazione di insolvenza hanno il
medesimo valore e la medesima validità temporale (art. 84 Reg. LCAMal).
A
norma dell’art. 85 cpv. 1 Reg. LCAMal una nuova procedura esecutiva non è
necessaria ove siano stati rilasciati due attestati di carenza di beni
definitivi in un periodo di 24 mesi precedenti la richiesta. Se l’assicuratore
non si attiene a quanto disposto al cpv. 1, l’IAS non riconosce le spese
esecutive e gli interessi di mora per i periodi impropri (art. 85 cpv. 2 Reg.
LCAMal). In caso di inosservanza del cpv. 1, l’assicuratore non può imporre
conseguenze agli assicurati interessati.
Per
l’art. 85a cpv. 1 Reg. LCAMal di regola la durata massima del pagamento dei
crediti irrecuperabili per singolo assicurato è di 5 anni. Il cpv. 2 prevede
che a richiesta dell’assicurato, la durata massima di cui al cpv. 1 può essere
prorogata fino ad un ulteriore anno, se per un determinato anno di competenza
il credito riconosciuto non ha superato fr. 300.--, oppure per i motivi di cui
all’art. 85d cpv. 2.
L’art.
85a cpv. 3 Reg. LCAMal prevede che scaduti i termini di cui sopra, l’IAS
sospende i pagamenti dei crediti irrecuperabili nei confronti dell’assicuratore
interessato. I pagamenti possono parimenti essere sospesi anche prima della
scadenza di cui ai cpv. 1 e 2, se l’assicurato non ottempera alle richieste di
spiegazioni provenienti dall’IAS (cpv. 4).
Le
limitazioni di cui all’art. 85 non si applicano nei confronti di assicurati
minorenni (art. 85b Reg. LCAMal).
Per
l’art. 85c Reg. LCAMal il pagamento dei crediti irrecuperabili è escluso, anche
prima dei termini di cui all’art. 85a, nei casi in cui l’assicurato in mora
riceve direttamente una prestazione sociale che già comprende gli importi per
il pagamento dei premi e delle partecipazioni LAMal.
A
norma dell’art. 85d Reg. LCAMal l’IAS avverte preventivamente, in forma
scritta, l’assicurato in mora da lungo tempo delle conseguenze di una
prolungata morosità e, in particolare:
a)
della data di sospensione del pagamento dei crediti irrecuperabili nei
confronti dell’assicuratore;
b)
della possibilità per l’assicuratore, in queste situazioni, di procedere alla
sospensione della rimunerazione delle prestazioni.
Se
l’assicurato manifesta ragioni plausibili per le quali è momentaneamente
impossibilitato a pagare i premi e le partecipazioni LAMal, l’IAS impartisce al
medesimo un termine di tempo ristretto per riprendere in maniera autonoma e
regolare i pagamenti verso l’assicuratore.
In
assenza di manifestazioni da parte dell’assicurato o di motivazioni plausibili
ai sensi del cpv. 2, l’IAS avverte in forma scritta l’assicuratore della data a
partire dalla quale cessa il pagamento dei crediti irrecuperabili, richiamando
nel contempo la possibilità di procedere alla sospensione della rimunerazione
delle prestazioni.
L’IAS
tiene un registro degli assicurati a cui è sospeso il pagamento dei crediti
irrecuperabili all’assicuratore presso cui sono iscritti.
L’art.
85e Reg. LCAMal prevede che l’assicuratore può applicare la sospensione della
rimunerazione delle prestazioni nei confronti di un determinato assicurato in
mora solo dopo aver ricevuto la conferma scritta dell’IAS di sospensione del
pagamento dei crediti irrecuperabili.
A
norma dell’art. 85f cpv. 1 Reg. LCAMal in caso di comunicazione dell’IAS ai
sensi dell’art. 85d cpv. 3 Reg. LCAMal, l’assicuratore avverte tempestivamente
i fornitori di prestazioni conosciuti a cui si rivolge in via ordinaria
l’assicurato moroso.
Per
il cpv. 2 l’assicuratore avverte immediatamente l’IAS quando l’assicurato in
mora ha saldato i crediti scoperti posteriori alla data di cui all’art. 85d
cpv. 3.
6. Va
ancora rilevato che la presente fattispecie, concernente la sospensione del
pagamento delle prestazioni dell’assicuratore sociale nei confronti di
assicurati morosi, fa parte di una serie di vertenze avviate da casse
appartenenti al __________ che vuole far pressione nei confronti del Canton
Ticino per il pagamento degli arretrati non ancora soluti. Nell’ambito di un’altra
causa, di cui all’inc. 36.2005.193, il TCA ha sentito un rappresentante della
Cassa, il quale ha affermato:
" Il rappresentante dell'assicuratore rileva come sia
aperto un braccio di ferro per non dire un contenzioso con il Cantone, in
particolare l'UAM, perchè il credito complessivo vantato dalla __________, che
qui non sa precisare ma che ammonta a __________, non viene soluto dal Cantone.
A motivo dei mancati pagamenti l'amministrazione cantonale ritiene argomenti di
dettaglio che non si comprendono. Le ragioni di questi ritardi comunque sono
incomprensibili ed ingiustificate. Questo ha indotto il __________ a sospendere
le prestazioni per diversi assicurati morosi per i quali non è ancora
intervenuto il pagamento.
Il Giudice evidenzia come nel braccio di ferro che si è instaurato tra
il __________ ed il Cantone chi paga lo scotto è in primis l'assicurato toccato
dal provvedimento e conseguentemente il Tribunale già oberato di lavoro ed al
quale il Cantone ha già ridotto all'osso le risorse per fronteggiare le
pendenze. Fa notare che questo genere di procedure ha portato ad un incremento
delle cause specifiche relative all'assicurazione malattia. Osserva comunque
che le norme del Regolamento di applicazione della LCAmal sono precise in
merito.
Il sig. __________ dopo avere udito la sostanza delle norme vigenti
che regolano in materia indica di conoscerne il tenore, rileva che la stretta
applicazione di questo norme purtroppo causa un aumento delle spese
amministrative. Da atto che nessuno degli assicurati oggetto dei provvedimenti
recenti del __________ rientra nella casistica di cui alle nuove norme (art.
85a e segg.) adottate dal Consiglio di Stato per la limitazione del pagamento
dei crediti irrecuperabili.
Il rappr. assicuratore fa notare che neppure le procedure che sono
corrette conducono il Cantone al pagamento. Possono esservi delle pratiche
imprecise allora si comprende che in quei casi il pagamento venga sospeso in
attesa di completazione o rettifiche delle procedure ma quando l'iter è corretto
e definitivamente portato avanti incomprensibilmente i versamenti non
avvengono. Fa notare che diversi assicuratori si erano trovati in una
situazione analoga e diversi assicuratori si erano decisi per procedere come il
__________ ha fatto ossia con il decretare a carico di assicurati morosi la
sospensione delle prestazioni. Poi però gli altri assicuratori non hanno
portato avanti questa decisione di principio e solo il __________ ha seguito
questa via.
Il giudice fa osservare, in generale e non solo per quanto attiene al
caso per la sig.ra X, che non risulta (sia nel caso concreto che in altri casi
pendenti) che l'assicuratore abbia tolto l'effetto sospensivo alla sua
decisione ciò rende la decisione non effettiva e conseguentemente impedisce
all'assicuratore di ricusare il pagamento delle prestazioni il cui rimborso
viene richiesto." (doc. X, inc. 36.2005.193)
In
un’altra causa (36.2005.178), analoga alla presente, l’assicuratore ha prodotto
diversa documentazione a comprova della diatriba attualmente in corso con il
Canton Ticino.
Questo
TCA rileva innanzitutto che il modo di agire del __________ non è stato
adottato dalle altre casse con assicurati affiliati nel Canton Ticino. Un altro
gruppo assicurativo, che inizialmente aveva dato avvio a cause analoghe, dopo
aver preso atto dei contenuti dei ricorsi, ha annullato le proprie decisioni di
sospensione (cfr. in particolare le STCA del 16 settembre 2005: inc.
36.2005.118 e 36.2005.120).
A
mente del TCA, a prescindere dall’esito del ricorso, il __________ avrebbe
potuto e dovuto far valere le proprie pretese nei confronti dello Stato in
altro modo, avviando le opportune procedure semmai contro le autorità
competenti.
Agendo
invece tramite la sospensione delle prestazioni di un’assicurazione sociale nei
confronti di persone che si trovano in uno stato di oggettiva precarietà sia
finanziaria che di salute e fondandosi su premi e partecipazioni ai costi
rimasti impagati diversi anni fa, il __________ mette in serie difficoltà gli
assicurati più deboli, senza tuttavia riuscire ad ottenere in tempi brevi
quanto richiesto.
7. In
concreto dagli atti emerge che dopo aver sospeso il versamento delle
prestazioni, indicando la presenza di ben 7 attestati di carenza di beni
rimasti impagati e fondandosi in particolare sull’ACB n. __________ del __________
(cfr. doc. 7, punto 3), l’assicuratore si è ravveduto, limitando le sue
pretese, in sede di decisione su opposizione, a 3 ACB del __________ inerenti partecipazioni
e premi impagati nel 1999 e nel 2001 (doc. 9).
La
Cassa ritiene di aver agito correttamente poiché, conformemente a quanto
prevede l’art. 90 OAMal, dispone di un attestato di carenza beni ed ha avvisato
l’autorità di assistenza sociale competente.
Come
visto l’art. 90 cpv. 3 OAMal prevede che se la procedura sfocia in un attestato
di carenza di beni, l’assicuratore ne informa la competente autorità
d’assistenza sociale. Per l’art. 90 cpv. 4 OAMal dopo la notifica
dell’ACB e l’avviso all’autorità d’assistenza sociale, l’assicuratore può
sospendere la rimunerazione delle prestazioni finché l’importo non sia
interamente pagato.
Nella
fattispecie lo scritto del 30 giugno 2005 all’assicurato, nel quale lo si
informa della sospensione del versamento delle prestazioni, trasmesso solo in
copia all’autorità di assistenza sociale (doc. 5), non può essere assimilato ad
una informazione all’autorità competente.
In
questa lettera “standard”, trasmessa anche ad altri assicurati, con copia
all’IAS, viene fatto solo un cenno generico alla presenza di attestati di
carenza beni, senza che vi sia alcun riferimento preciso al numero di attestati
e al debito scoperto ancora da pagare, rendendo di fatto impossibile
l’intervento dell’autorità di assistenza sociale.
In DTF 129 V 455 il TFA ha stabilito che „Ein Leistungsaufschub
und die damit einhergehende subsidiäre Leistungspflicht der zuständigen
Sozialhilfebehörde rechtfertigt sich nur für Beitragsausstände, welche in einem
bestimmten Verlustschein verkörpert und der Sozialhilfebehörde so urkundenmässig
ausgewiesen zugegangen sind.“ e che „Die Auslegungskriterien führen
zum Schluss, dass es für die Beendigung des Leistungsaufschubs erforderlich und
hinreichend ist, dass diejenigen Prämien und Akzessorien bezahlt werden, welche
Gegenstand
des Verlustscheins bildeten, auf dessen Grundlage der
Leistungsaufschub fusste.“ (sottolineature del redattore).
In
concreto, dallo scritto del 18 novembre 2005 dell’IAS, emerge che l’autorità
cantonale non ha negato il pagamento degli arretrati sui quali si fonda la
decisione impugnata (cfr. doc. IX: “L’assicuratore è a completa conoscenza
che per i crediti scoperti che toccano il ricorrente vi è la garanzia di
assunzione da parte del Cantone; garanzia che emana in primis dalla legge, ma
che nel caso di specie è stata formulata anche per iscritto da parte di questa
Autorità (cfr. scritto UAM 12 luglio 2005, qui allegato)”). Inoltre, pur
rimanendo 3 ACB ancora scoperti, quello su cui si fonda la decisione formale
non figura più nella decisione su opposizione (cfr. punto 3 della decisione
formale doc. 7, dove, dopo aver fatto riferimento all’art. 90 OAMal
l’assicuratore, ha affermato: “Abbiamo provveduto ad intraprendere le
procedure relative ed abbiamo ottenuto, in data __________, l’attestato di
carenza beni n. __________.” Questo ACB non è più stato indicato nella
decisione su opposizione, doc. 9).
Va ancora rilevato che l’art. 90 cpv. 3 OAMal prevede che la
sospensione può avvenire solo dopo la notifica dell’attestato di carenza
beni e l’avviso all’autorità d’assistenza sociale. In questo caso invece la
sospensione e l’avviso sono state effettuate contemporaneamente, lo stesso
giorno, con lo stesso scritto, impedendo così all’autorità cantonale di
verificare la liceità dell’agire della Cassa, che per l’assicurato toccato
dalla decisione ha gravi e importanti conseguenze che possono mettere in
pericolo la sua stessa sopravvivenza (cfr. l’indicazione secondo la quale “la
nostra cassa non garantirà più il pagamento diretto delle sue medicine e, in
cambio del rilascio di quest’ultime, la farmacia potrà chiederle il pagamento”).
Tale
modo di agire è manifestamente inammissibile.
8. Il
TCA, nella citata sentenza del 23 gennaio 2006, ha già avuto modo di indicare
che il riferimento, fatto dalla Cassa in altri casi analoghi al presente, alla
sentenza del 22 ottobre 2002 del TFA (K 102/00), pubblicata in RDAT I-2003 n.
20 pag. 68 e segg., ed in particolare la circostanza che il TFA ha citato, al
consid. 5.2, l’art. 9 cpv. 2 OAMal, non ha nessun fondamento.
Infatti,
in quell’occasione, il TFA ha avuto modo di evidenziare come:
" Per l'art. 96 LAMal il Consiglio federale è incaricato dell'esecuzione
della legge stessa. L'Esecutivo emana le disposizioni necessarie (cfr. art. 182 cpv. 2 Cost., art. 102 cif. 5 vCost.; DTF 125 V 268 consid.
2a). Sulla base di
questa disposizione l'Esecutivo federale ha promulgato l'art. 9 cpv. 1 OAMal, secondo cui se, nonostante diffida,
l'assicurato non paga i premi o le partecipazioni ai costi scaduti,
l'assicuratore deve promuovere una procedura esecutiva. Se questa sfocia in un
attestato di carenza di beni, l'assicuratore ne informa la competente autorità
d'assistenza sociale. Sono salve le disposizioni cantonali che contemplano la
previa notifica all'autorità preposta alla riduzione dei premi. Giusta il
capoverso 2, dopo la notifica dell'attestato di carenza di beni e l'avviso
all'autorità d'assistenza sociale, l'assicuratore può sospendere la
rimunerazione delle prestazioni finché i premi o le partecipazioni ai costi
siano stati interamente pagati. Se questi vengono pagati l'assicuratore deve
assumere i costi delle prestazioni fornite durante il periodo di sospensione.
(…)
Fatti
6.1Come già accennato nei precedenti considerandi, questa Corte ha già
statuito sull'ammissibilità, per la Cassa malati, di procedere alla
compensazione di premi scaduti con prestazioni dovute, rinviando tra l'altro
alla volontà del legislatore espressa nel relativo messaggio. Pure la dottrina
si è espressa in tal senso, richiamando la giurisprudenza applicabile in ambito
LAMI. In simili circostanze una norma cantonale che esclude questa modalità
esecutiva appare di principio in conflitto con il diritto federale. Poiché
tuttavia l'assicurazione malattia non è disciplinata esaustivamente dal diritto
federale, va esaminato se la norma in questione può essere applicata nel
rispetto del diritto federale. In proposito Eugster ha evidenziato che la
compensazione dovrebbe intervenire solo posteriormente alla messa in atto della
procedura prevista all'art. 9 cpv. 1 e 2 OAMal (esecuzione secondo la LEF,
notifica all'assistenza sociale rispettivamente all'autorità preposta alla
riduzione dei premi). A mente di questo autore l'ufficio preposto al pagamento
dei premi in caso di indigenza dev'essere messo in condizione di effettuare i
pagamenti a favore della persona assicurata prima della dichiarazione di
compensazione (Eugster, op. cit., cifra marg. 226). Se è vero, infatti, che la
compensazione permette di evitare l'emissione di attestati di carenza di beni,
un simile procedimento priva la persona assicurata della possibilità di
ottenere prestazioni assistenziali in forma di pagamento del premio, previste
dal diritto cantonale. Inoltre, in seguito alla compensazione, l'assicurato può
trovarsi senza i mezzi necessari e sufficienti per pagare le prestazioni, a
scapito del fornitore di prestazioni. In simili condizioni procedere
immediatamente ad una compensazione è contrario allo spirito della legge (Eugster,
op. cit., cifra marg. 226 n. 499; si confronti anche Duc, op. cit., pag. 470).
6.2 Da quanto sopra esposto risulta che l'autore si esprime in favore
almeno di una limitazione temporale dell'applicabilità della compensazione, per
tener conto dello spirito della LAMal e in considerazione delle competenze
cantonali in materia di assistenza sociale e di riduzione dei premi. Secondo
questa Corte a tale opinione si può aderire, in quanto il modo di procedere
proposto, simile a quanto previsto dal diritto cantonale, non solo non
compromette, bensì contribuisce meglio alla realizzazione della LAMal. In
effetti questa modalità di esecuzione permette sia il versamento del premio
all'assicuratore malattia in tempi brevi, che quello dell'onorario pieno al
fornitore di prestazioni, in quanto l'assicurato dispone di tutta la
prestazione. L'interessato può inoltre percepire le prestazioni assistenziali
di diritto.
Alla luce di queste considerazioni la disposizione cantonale che vieta
la compensazione nei casi in cui interviene l'assistenza sociale e vi è la
possibilità di ridurre i premi, ambiti in cui è data la competenza cantonale,
entra in conflitto con il diritto federale solo nella misura in cui
l'ammissibilità della compensazione è completamente esclusa. La norma dev'essere
quindi intesa nel senso che la compensazione non va posta in atto fintanto che
la cassa malati non ha dato seguito alla procedura prevista all'art. 9 cpv. 1 OAMal, consistente nel portare a termine la
procedura esecutiva secondo la LEF, notificare il caso all'autorità
d'assistenza sociale e a quella competente per la riduzione dei premi.
Di conseguenza la giurisprudenza federale sull'ammissibilità per la
Cassa malati di procedere alla compensazione va compresa nel senso che essa è
possibile solo posteriormente alla messa in atto, da parte dell'assicuratore
malattia, della procedura di cui all'art. 9 cpv. 1 OAMal.
6.3 In concreto non è contestato che la Cassa malati non ha posto in esecuzione
il credito vantato nei confronti dell'intimata, né che non ha fatto capo
all'autorità assistenziale competente per il pagamento dei premi.
In simili circostanze non può porre in esecuzione la propria pretesa
tramite compensazione. In quanto infondato il ricorso di diritto amministrativo
va pertanto respinto."
Nella
citata sentenza il TFA ha aderito all’opinione di Eugster, secondo il quale “la
compensazione dovrebbe intervenire solo posteriormente alla messa in atto della
procedura prevista all'art. 9 cpv. 1 e 2
OAMal (esecuzione secondo la LEF, notifica
all'assistenza sociale rispettivamente all'autorità preposta alla riduzione dei
premi). A mente di questo autore l'ufficio preposto al pagamento dei premi in
caso di indigenza dev'essere messo in condizione di effettuare i pagamenti a
favore della persona assicurata prima della dichiarazione di compensazione
(Eugster, op. cit., cifra marg. 226).”
A
maggior ragione, ciò che vale per la compensazione di premi impagati con
prestazioni fatte valere da un assicurato, deve trovare applicazione anche
nell’ambito della sospensione da ogni pagamento delle prestazioni in caso di
malattia.
Quest’ultima
misura è infatti nettamente più incisiva e maggiormente gravida di conseguenze
per l’assicurato, rispetto a quella della compensazione.
Se
la Cassa, quando intende compensare premi impagati con prestazioni, deve
mettere l’Ufficio preposto nella condizione di poter pagare prima di procedere
con la compensazione, ciò deve valere anche quando la conseguenza è la
sospensione dal pagamento di ogni prestazione derivante dalla LAMal.
In
concreto dallo scritto del 18 novembre 2005 dell’IAS emerge che l’autorità
cantonale ha affermato che “per i crediti scoperti che toccano il ricorrente
vi è la garanzia di assunzione da parte del Cantone”, derivante non
solo dalla legge ma anche da uno scritto del 12 luglio 2005 dell’UAM (doc. IX).
In
quest’ultima lettera, indirizzata al ricorrente, l’autorità cantonale ha
affermato che “lo scrivente Ufficio conferma che il rimborso dei crediti
scoperti non è stato posto in discussione da parte nostra. L’assicuratore
è a conoscenza di ciò.” (doc. IX/2)
L’autorità
assistenziale non ha pertanto negato il pagamento degli arretrati dovuti dal
ricorrente.
Già
solo per questo motivo non c’è pertanto alcun fondamento per procedere con la
sospensione del pagamento delle prestazioni dovute.
9. Va
inoltre rilevato che la norma federale (l'art. 90 cpv. 4 OAMal) è incompleta
poiché non fissa modalità e tempi entro i quali l'autorità d'assistenza sociale
deve intervenire ad effettuare il pagamento dei premi. Essa lascia quindi al
Cantone la libertà di legiferare in merito (cfr. STFA 22 ottobre 2002 del TFA
(K 102/00, riprodotta precedentemente).
In
tale prospettiva l’art. 85e Reg. LCAMal ha apportato gli adeguati correttivi e
prevede che la sospensione della rimunerazione delle prestazioni può avvenire
solo dopo aver ricevuto la conferma dell’IAS di sospensione del pagamento dei
crediti irrecuperabili.
In
concreto l’assicuratore non ha rispettato il diritto cantonale, sospendendo il
pagamento delle prestazioni senza aver ottenuto la conferma dell’autorità cantonale
di sospensione del versamento degli arretrati.
Dagli
atti emerge infatti che l’IAS ha garantito all’assicuratore il pagamento degli
arretrati (cfr. doc. IX e IX/2).
La
decisione va di conseguenza annullata.
10. In
concreto l’assicuratore ha adottato una misura incisiva ed estremamente
pericolosa nei confronti di una persona con scarse (se non nulle) conoscenza
giuridiche, malgrado gli interessi finanziari delle Casse siano, di regola,
garantiti dal Cantone il quale, se sono adempiute le condizioni, provvede al
versamento del dovuto.
La
superficialità e la leggerezza dell’agire della Cassa ha imposto all'assicurato,
privo di specifiche conoscenze giuridiche, di farsi patrocinare dal RA 1, il quale
ha dovuto dapprima chiedere l’emanazione di una decisione formale, poi opporsi
alla medesima ed infine inoltrare ricorso a questo Tribunale Cantonale delle
Assicurazioni con aggravio di impegno temporale e spese per invii e copie di
documenti.
Visto
l’esito dell’impugnativa, per quanto attiene alle ripetibili, va rammentato
come secondo l'art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA il ricorrente che vince la causa ha
diritto alla rifusione delle ripetibili nella misura stabilita dal tribunale.
Il loro importo è determinato in relazione alla fattispecie e alla difficoltà
del processo, senza tener conto del valore litigioso.
L’indennità
è, di principio, concessa non soltanto se l'assicurato è patrocinato da un
avvocato - in effetti la disposizione in questione non si esprime in termini di
rimborso spese d’avvocato bensì, genericamente, di spese di rappresentanza (RCC
1983 pag. 329; RCC 1980 pag. 116; DTF 108 V 111) -, ma anche quando il
patrocinio è assunto da una persona particolarmente qualificata per la
questione giuridica considerata, purché non si debba ritenere che il patrocinatore
abbia agito a titolo gratuito (RCC 1992 pag. 433 consid. 2a, RCC 1985 pag. 411
consid. 4, DTF 108 V 271 = RCC 1983 pag. 329).
Ueli
Kieser, ATSG Kommentar, Schultess Zurigo, 2003 a pagina 629, rammenta inoltre
che:
" Eine Ausnahme gilt nach der Rechtsprechung dort, wo
von der Kostenlosigkeit des kantonalen Gerichtsverfahrens abgewichen werden
kann, d.h. bei mutwilligem oder leichtsinnigem Verhalten; hier kann – bei
erheblichem Aufwand – der Versicherungsträger bei Obsiegen eine Parteientschädigung
beanspruchen (vgl. BGE 127 V 207 f.; vgl. dazu auch ZÜND, Kommentar zum zürcherischen
Gesetz über das Sozialversicherungsgericht, 240). Diese letztgenannte
Rechtsprechung übergeht allerdings den klaren Wortlaut der gesetzlichen
Bestimmung und den Zweck derselben, und es kann ihr insoweit nicht zugestimmt
werden."
In
DTF 127 V 205 e segg. l’Alta Corte federale rammenta come, in caso di ricorso
temerario od interposto per leggerezza, l’assicuratore può ottenere ripetibili
in analogia con quanto previsto nella sentenza pubblicata in DTF 110 V 134 c.
4.
Nel
caso concreto la superficialità, la leggerezza e la temerarietà dell'agire
dell'assicuratore, che non ha posto rimedio al suo agire revocando il
provvedimento, impongono il carico di tasse di giustizia e spese ed il
riconoscimento di indennità adeguate in favore del ricorrente.
In
concreto si giustifica il carico di una tassa di giustizia di fr. 700.--
e spese processuali cifrate in fr. 200.--, nonché fr. 1’600.-- a
titolo di ripetibili.
Copia
della presente va trasmessa all’IAS, quale parte interessata.
Per questi
motivi
dichiara e
pronuncia
1.- Il
ricorso é accolto.
La
decisione impugnata è annullata.
Considerandi
2.
- La
tassa di giustizia di fr. 700.-- e le spese processuali di fr. 200.--
sono poste a carico di CO 1 che verserà a RI 1 fr. 1’600.-- (IVA inclusa) a
titolo di ripetibili.
3.
- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il giudice
delegato Il segretario
Ivano Ranzanici Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
|
Informazioni legali |
Requisiti minimi |
Contatta il webmaster