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Decisione

36.2006.121

Affiliazione a LAMal estera.Cittadino extra UE domiciliato in TI ottiene dall'Uff.immigrazione permesso d'andare all'estero 2 anni per studio. Nozione di domicilio.Residenza estera diventa il centro d

18 dicembre 2006Italiano26 min

Source ti.ch

Fatti

i dipendenti di organizzazioni internazionali e di Stati esteri.

3 Può

estendere l’obbligo d’assicurazione a persone non aventi il domicilio in

Svizzera, in particolare a quelle che:

a. esercitano un’attività in Svizzera o vi hanno

la propria dimora

abituale (art. 13 cpv. 2 LPGA);

b. lavorano all’estero per conto di un datore

di lavoro con sede in

Svizzera".

L'art. 1 cpv. 1 OAMal precisa in proposito che

"

Le persone domiciliate in Svizzera ai sensi

degli articoli 23 a 26 del Codice civile svizzero (CC) sono tenute ad

assicurarsi conformemente all’articolo 3 della legge.".

Secondo l’art. 13 cpv. 1 LPGA, il domicilio di

una persona è determinato secondo le disposizioni degli articoli 23-26 del

Codice civile.

L’art. 13 cpv. 2 LPGA prevede che una persona ha

la propria dimora abituale nel luogo in cui vive per un periodo prolungato,

anche se la durata del soggiorno è fin dall’inizio limitata.

Giusta l’art. 23 cpv. 1 CC, il domicilio di una

persona è nel luogo in cui essa risiede con l’intenzione di stabilirvisi

durevolmente e dove si trova il centro delle sue relazioni e dei suoi interessi

(cfr., per la nozione di domicilio in ambito AVS: DTF 130 V 404; DTF 125 V 78

consid. 2 a e giurisprudenza citata; DTF 123 III 100).

Perché possa crearsi domicilio ai sensi di questa

disposizione, occorre, di principio, che siano realizzate cumulativamente due

condizioni: la prima, oggettiva, di residenza effettiva in un determinato luogo

e, la seconda, soggettiva, dell’intenzione di stabilirvisi durevolmente (DTF

127 V 237 consid. 1 pag. 238-239; DTF 125 V 76 consid. 2a pag. 77-78 e la

giurisprudenza e la dottrina ivi citata).

Vi è residenza ai sensi dell’art. 23 CC quando

una persona soggiorna per un certo periodo in un determinato luogo, costituendo

ed intrattenendo con esso rapporti di intensità tale da fare apparire detto

luogo come il centro delle sue relazioni interpersonali.

La continuità della residenza non è un elemento

costitutivo della nozione di domicilio. Il domicilio in un luogo può perdurare

anche quando la dimora in tale luogo è interrotta per qualche tempo, a patto

che la volontà di conservare il luogo di residenza attuale quale centro della

sua esistenza risulti da certi rapporti con esso (DTF 41 II 51).

L’intenzione di stabilirsi nel luogo di residenza

deve emergere dall’insieme delle circostanze - rapporti familiari e

interpersonali, situazione abitativa - e deve essere riconoscibile per i terzi

(DTF 127 V 237, consid. 1 pagg. 238-239; DTF 125 V 76 consid. 2a pagg. 77-78 e

la giurisprudenza e la dottrina ivi citata).

Secondo il TF, di regola, il centro

dell’esistenza di una persona si trova là dove sono i suoi interessi personali

e familiari, vale a dire dove vive la sua famiglia (DTF 88 III 135).

Per contro, il luogo in cui sono depositati i documenti

di identità, dove vengono pagate le tasse e dove vengono esercitati i diritti

politici (DTF 97 II 1, consid. 4, pag. 6, DTF 102 IV 162, consid. 2b, pag. 164,

DTF 90 I 28) possono unicamente avere valore di indizio: tali circostanze non

sono, di per sé, determinanti.

Va peraltro rilevato che non è necessario che la

persona abbia intenzione di rimanere per sempre o per un tempo indeterminato in

quel luogo: è sufficiente che essa si proponga di fare di questo luogo il

centro della sua esistenza, delle sue relazioni personali e professionali, in

modo da dare al soggiorno una certa stabilità (DTF 85 II 318, consid. 3, pag.

322, DTF 41 II 51).

Per l’art. 26 CC, la dimora in un luogo allo

scopo di frequentarvi le scuole ed il collocamento in un istituto di

educazione, in un ospizio od asilo, in una casa di salute, di pena o

correzione, non costituiscono domicilio.

L’art. 20 cpv. 1 della legge sul diritto

internazionale privato (LDIP) prevede che la persona fisica ha il domicilio

nello Stato dove dimora con l’intenzione di stabilirvisi durevolmente (lett.

a), la dimora abituale nello Stato dove vive per una certa durata, anche se

tale durata è limitata a priori (lett. b) e la stabile organizzazione nello

Stato dove si trova il centro della sua attività economica (lett. c).

Secondo l’art. 20 cpv. 2 LDIP, nessuno può avere

contemporaneamente il suo domicilio in più luoghi. In mancanza di domicilio, fa

stato la dimora abituale. Le disposizioni del Codice civile svizzero

concernenti il domicilio e la dimora non sono applicabili.

Con STFA del 2 agosto 2005 (K 34/04), pubblicata

in RAMI 2005 pag. 360, ai considerandi 3 e 4.4 l’Alta Corte ha descritto i

presupposti relativi al domicilio secondo gli artt. 23 e seguenti CC e l’art.

20 LDIP, affermando quanto segue:

"

(…)

3.

Gemäss Art. 20 Abs. 1 lit. a IPRG

bestimmt sich der Wohnsitz ausländischer Staatsangehöriger danach, wo sie sich

mit der Absicht des dauernden Verbleibens aufhalten. Dabei deckt sich der

Wohnsitzbegriff nach Art. 20

Abs. 1 lit. a IPRG mit jenem nach Art. 23 Abs. 1 ZGB (BGE 120 III 8 Erw. 2a, 119 II 169 Erw. 2b, je mit Hinweisen);

Abweichungen ergeben sich lediglich daraus, dass im Rahmen des IPRG die

Bestimmungen über den abgeleiteten (Art. 25 ZGB) und den fiktiven

Wohnsitz (Art. 24 Abs. 1 ZGB) sowie die Vermutung von Art. 26 ZGB nicht

anwendbar sind (Art. 20 Abs. 2 IPRG; Staehelin, in: Honsell/Vogt/Geiser,

Zivilgesetzbuch I, 2. Aufl., Basel 2002, N 4 zu Art. 23 und N 2 zu Art. 24).

Der Wohnsitz einer Person befindet sich an dem

Orte, an welchem sie sich mit der Absicht des dauernden Verbleibens aufhält

(Art. 23 Abs. 1 ZGB). Er setzt demnach objektiv den physischen Aufenthalt und

subjektiv die Absicht des dauernden Verbleibens voraus; letztere ist nur soweit

von Bedeutung, als sie nach aussen erkennbar ist (BGE 127 V 238 Erw. 1 mit

Hinweisen, 125 V 78 Erw. 2a; Brückner, Das Personenrecht des ZGB, Zürich 2000,

Rz. 320; A. Bucher, Natürliche Personen und Persönlichkeitsschutz, 3. Aufl.,

Basel 1999, Rz. 360; E. Bucher, Berner Kommentar, Bern 1976, N 8 zu Art. 23 ZGB;

Staehelin, a.a.O., N 5 zu Art. 23). Massgebend ist somit der Ort, wo sich

der Mittelpunkt der Lebensbeziehungen befindet (BGE 127 V 238 Erw. 1, 125 V

77 Erw. 2a, 125 III 102 Erw. 3, je mit Hinweisen; Brückner, a.a.O., Rz. 318; A.

Bucher, a.a.O., Rz. 360 sowie 373 ff.; Staehelin, a.a.O., N 5 zu Art. 23).

Der Lebensmittelpunkt befindet sich im Normalfall

am Wohnort, d.h. wo man schläft, die Freizeit verbringt und wo sich die

persönlichen Effekten befinden, wo man üblicherweise einen Telefonanschluss und

eine Postadresse hat (Brückner, a.a.O., Rz. 319 und 322; A. Bucher, a.a.O., Rz.

364 f.; Hausheer/Aebi-Müller, Das Personenrecht des Schweizerischen

Zivilgesetzbuches, Bern 1999, Rz. 09.28; Staehelin, a.a.O., N 6 zu Art. 23).

Die nach aussen erkennbare Absicht muss auf

einen dauernden - d.h. im Sinne von "bis auf Weiteres" - Aufenthalt

ausgerichtet sein (Brückner, a.a.O., Rz. 328; A.

Bucher, a.a.O., Rz. 361 sowie 370 ff.; E. Bucher, a.a.O., N 22 zu Art. 23;

Hausheer/Aebi-Müller, a.a.O., Rz. 09.29; Staehelin, a.a.O., N 8 zu Art. 23).

Staehelin postuliert diesbezüglich eine Mindestdauer von einem Jahr (a.a.O., N

8 zu Art. 23 mit Hinweisen). Allerdings schliesst die Absicht, einen Ort später

wieder zu verlassen, einen Wohnsitz nicht aus (BGE 127 V 241 Erw. 2c, 125 III

102 Erw. 3; E. Bucher, a.a.O., N 22 f. zu Art. 23 ZGB; Staehelin, a.a.O., N 8

zu Art. 23). Bei verheirateten Personen bestimmt sich der Wohnsitz gesondert

für jeden Ehegatten (A. Bucher, a.a.O., Rz. 377; Hausheer/Aebi-Müller, a.a.O.,

Rz. 09.57; Staehelin, a.a.O., N 10 zu Art. 23); so etwa bei Ehegatten, die sich

infolge faktischer Trennung nicht mehr regelmässig sehen (Brückner, a.a.O., Rz.

363). Bei Wochenaufenthaltern mit Familie wird der Arbeitsort zum Wohnsitz,

wenn die Familie bloss noch in grossen oder unregelmässigen Abständen besucht

wird (Staehelin, a.a.O., N 11 zu Art. 23; vgl. auch A. Bucher, a.a.O., Rz.

376). Bei Ausländern mit Aufenthaltsbewilligung liegt der Wohnsitz in der

Schweiz, selbst wenn die Person jedes Jahr nach Hause reist (E. Bucher,

a.a.O., N 38 zu Art. 23 ZGB; Staehelin, a.a.O., N 17 zu Art. 23). Saisonniers hingegen, welche

neun Monate in der Schweiz arbeiten und für drei Monate zu ihrer Familie in die

Heimat reisen, haben ihren Wohnsitz erst in der Schweiz, wenn sie die

Voraussetzungen für die Umwandlung der Saisonbewilligung in eine Aufenthaltsbewilligung

erfüllen oder zu erfüllen im Begriff sind; gemäss Doktrin ist bei einem jede

Saison wiederkehrenden Saisonnier ab Beginn der zweiten Saison ein Wohnsitz in

der Schweiz anzunehmen (Brückner, a.a.O., Rz. 366; Hausheer/Aebi-Müller,

a.a.O., Rz. 09.30; Staehelin, a.a.O., N 18 zu Art. 23; vgl. auch SVR 2000 IV

Nr. 14 S. 45 Erw. 3d in fine sowie BGE 113 V 264 Erw. 2b mit Hinweisen, wo

allerdings - entgegen der zivilrechtlichen Lehre und Rechtsprechung sowie BGE

129 V 79 Erw. 5.2 und BGE 125 V 77 Erw. 2a – der fremden-polizeilich geregelte

Aufenthalt im Rahmen der Sozialversicherungen noch Voraussetzung war; vgl. auch

die Kritik dazu bei E. Bucher, a.a.O., N 24 f. und 38 zu Art. 23 ZGB).

Nicht massgeblich, sondern nur Indizien für die Beurteilung der Wohnsitzfrage

sind die Anmeldung und Hinterlegung der Schriften, die Ausübung der politischen

Rechte, die Bezahlung der Steuern, fremdenpolizeiliche Bewilligungen sowie die

Gründe, die zur Wahl eines bestimmten Wohnsitzes veranlassen (BGE 129 V 79 Erw.

5.2, 127 V 241 Erw. 2c, 125 III 101 Erw. 3, 125 V 78 Erw. 2a, je mit Hinweisen;

A. Bucher, a.a.O., Rz. 365 und 375; E. Bucher, a.a.O., N 25 ff. und 35 ff. zu Art. 23 ZGB;

Hausheer/Aebi-Müller, a.a.O., Rz. 09.28; Staehelin, a.a.O., N 23 f. zu Art.

23).

Die Frage, wann eine Person mit Wohnsitz im

Ausland ihren ausländischen Wohnsitz aufgegeben hat, richtet sich nach Art. 20 Abs. 1 lit. a IPRG; dies ist der Fall, wenn sie den Ort des bisherigen

Lebensmittelpunktes definitiv verlassen hat, wobei unerheblich ist, ob nach dem

ausländischen Recht der ausländische Wohnsitz noch weiterbesteht (BGE 96 I 395 Erw. 4d, 87 II 9 Erw. 2, 74 III 18; E. Bucher,

a.a.O., N 34 ff., insbesondere N 37 zu Art. 24 ZGB; Staehelin, a.a.O., N 8

zu Art. 24). Die Aufgabe des einmal begründeten Wohnsitzes ist im

internationalen Verhältnis wesentlich einfacher als im innerstaatlichen (BGE

119 II 169 Erw. 2b). Sie ist auch dann anzunehmen, wenn die Person zwar

weiterhin einen ausländischen Wohnsitz hat, die Beziehungen dazu jedoch stark

gelockert erscheinen (Hausheer/Aebi-Müller, a.a.O., Rz. 09.51; in diesem Sinne

auch schon E. Bucher, a.a.O., N 37 zu Art. 24 ZGB).

(…)

4.4 Infolge der weniger strengen Voraussetzungen

an die Aufgabe eines ausländischen Wohnsitzes (oben Erw. 3) ist davon

auszugehen, dass der Beschwerdegegner zum massgeblichen Zeitpunkt auf Grund

seines gelockerten Verhältnisses zu seinem Heimatland dort über keinen Wohnsitz

mehr verfügte.

Zwar ist bei verheirateten Personen mit Kindern

der Ort, an welchem sich die Familie befindet, ein wichtiger Anknüpfungspunkt

für die Bestimmung des Wohnsitzes im Sinne von Art. 23 Abs. 1 ZGB. Entgegen der

Ansicht der CSS ist dieser Ort jedoch nicht in jedem Falle ausschlaggebend. So

können einerseits Ehegatten ohne Weiteres getrennte Wohnsitze haben.

Andererseits befindet sich der Wohnsitz von Wochenaufenthaltern, welche ihre

Familie nur in grossen oder unregelmässigen Abständen sehen, am Arbeitsort;

diese Grundsätze haben umso mehr Berechtigung bei Personen, die sich den

grössten Teil des Jahres getrennt von ihren Familien zu Erwerbszwecken in der

Schweiz aufhalten, insbesondere wenn diese Aufteilung von Arbeitsstelle und

ausländischem Wohnort der Familienmitglieder über Jahre andauert. Es ist somit

nur folgerichtig, wenn bei Saisonniers, welche regelmässig in die Schweiz

wiederkehren, nach einer gewissen Zeit Wohnsitz in der Schweiz angenommen wird,

ungeachtet davon, ob die Voraussetzungen zum Erhalt der Aufenthaltsbewilligung

Considerandi

erfüllt sind. Diese Ansicht steht auch in Einklang mit der herrschenden Lehre

und Rechtsprechung, wonach fremdenpolizeiliche Bewilligungen keine

Voraussetzung, sondern nur ein Indiz für die Beantwortung der Frage nach dem

Wohnsitz sind. Ebenso wenig spielt der Grund für die Einreise in die Schweiz

eine Rolle; denn die Motive, die einer Wohnsitznahme zugrunde liegen, sind für

die Bestimmung des Wohnsitzes nicht massgeblich.

Auch steht die Absicht, später wieder ins

Heimatland zurück-zukehren, der Wohnsitznahme in der Schweiz nicht im Wege.“ (sottolineature della redattrice)

2.3

In concreto, l’insorgente

beneficia di un permesso di domicilio di tipo „C“. Egli ha ottenuto, dalle

competenti autorità cantonali, il permesso di assentarsi dalla Svizzera per due

anni per motivi di studio (ricercatore universitario). La decisione della

Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha precisato che “durante la

validità del permesso di assenza sussistono i diritti domiciliari acquisiti in

Svizzera” e che “durante l’assenza dalla Svizzera sarete rappresentato"

dai genitori "per gli obblighi di natura pubblica e privata.” (doc.

A1).

Il caso di specie differisce tuttavia nelle conclusioni da una

causa giudicata di recente da questo TCA (STCA del 9 giugno 2006 nella causa

M.K., Inc. n. 36.2005.181), dove è stato accertato che l’assicurato, pure egli

al beneficio di un permesso "C", anche durante la sua assenza ha

continuato ad avere le sue relazioni personali in Svizzera, dove la sua

famiglia (moglie) ha continuato a risiedere e dove egli stesso intendeva

continuare a vivere. La sua intenzione, riconoscibile anche da terzi, era di

rimanere nel nostro Paese, dove ha intessuto i suoi rapporti interpersonali e

dove risiedeva da tempo. Il centro della sua esistenza si

trovava in Svizzera, dove pagava le tasse e dove ha depositato i propri

documenti. La sua temporanea ed eccezionale permanenza all’estero, seppur di

lunga durata (un anno), era dettata dalla comprensibile volontà di stare vicino

a sua madre, gravemente malata. Tant’è che egli ha chiesto un permesso di

assenza (e non la revoca del suo permesso di domicilio in Svizzera) e che la

moglie aveva il compito di rappresentarlo sia per gli obblighi di natura

privata che per gli obblighi di natura pubblica, tra cui anche quello di pagare

i premi dell’assicurazione malattie obbligatoria. Il suo domicilio era quindi

nel nostro Paese ed in virtù dell’art. 3 LAMal aveva l'obbligo di affiliarsi all’assicurazione malattie obbligatoria

svizzera ininterrottamente.

Nella fattispecie ora in esame, invece, l'assicurato ha fatto di __________ il centro

delle sue relazioni interpersonali, nel senso che per un periodo piuttosto

lungo - due anni - questa città e la nazione a cui essa appartiene sono

diventati il luogo della sua residenza effettiva, dove ha voluto stabilirsi

durevolmente dal 1° ottobre 2004 al 30 settembre 2006. A differenza del caso

appena ricordato, inoltre, il ricorrente si è integrato nel tessuto sociale

locale esercitandovi un'attività

lucrativa oltre alle sue ricerche, prendendovi domicilio, tutelandosi con una

copertura assicurativa in caso di malattia e pagandovi pure le imposte.

Va infatti evidenziato che il lavoro esercitato a

tempo pieno presso la locale università ha avuto come conseguenza la

domiciliazione civile e fiscale in __________ dell'assicurato, la quale ha comportato il pagamento delle imposte (alla

fonte) all'estero e la diretta

messa a beneficio della copertura sanitaria nazionale.

Questi elementi comprovano pertanto che per i due

anni in discussione RI 1, quasi trentenne, si è staccato completamente dalla

Svizzera, sia dal profilo soggettivo sia da quello oggettivo. Sono fatte salve

alcune volte in cui è rimpatriato per visitare i genitori, ma queste visite non

influiscono sulla sua intenzione di stabilirsi durevolmente – per quel periodo

specifico - a __________ e di farne quindi il luogo di residenza, seppure la

sua volontà, sin dall'inizio,

fosse quella – dopo il periodo di approfondimento all'estero - di ritornare poi comunque in Svizzera e di continuare ad

esservi domiciliato, esercitandovi un'attività lucrativa.

Ne discende pertanto che l’insieme delle

summenzionate circostanze, che si scostano dalla fattispecie precedentemente

giudicata da questo Tribunale, permette di giungere alla conclusione che nel

lasso di tempo fra il 1° ottobre 2004 ed il 30 settembre 2006 il domicilio del

ricorrente debba essere stabilito in __________ e quindi che non sia tenuto ad

affiliarsi alla LAMal.

2.4

A questo

stesso risultato si giunge anche mediante l'applicazione del diritto internazionale.

Il 1° giugno 2002 è entrato in vigore l'Accordo

del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità

europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle

persone (ALC), che regola, in particolare nel suo Allegato II, il coordinamento

dei sistemi di sicurezza sociale (art. 8 ALC).

Tuttavia, poiché l'assicurato dispone della sola nazionalità

__________, l'accordo non torna applicabile ratione personae alla

presente procedura (STFA del 20 aprile 2005 nella causa Z., K 24/04, consid.

1.

, dove ad un cittadino statunitense, domiciliato in Svizzera e ricoverato in

Italia, non è stato applicato l'ALC).

Va infatti precisato che l'Accordo garantisce la libera circolazione

dei cittadini di nazionalità svizzera (cioè in possesso di un passaporto

svizzero) rispettivamente di uno Stato UE, fra la Svizzera ed i Paesi UE e

viceversa. In linea di massima, l'ALC non concerne i cittadini di Stati terzi, fatta eccezione per il ricongiungimento familiare (i familiari di

un cittadino UE possono essere extracomunitari) e per i lavoratori di Stati

terzi che sono integrati nel mercato del lavoro dell'UE o della Svizzera che forniscono servizi a titolo provvisorio in

Svizzera per conto della loro impresa con sede nell'UE (lavoratori distaccati).

Gli apolidi ed i rifugiati riconosciuti come tali

da uno Stato contraente rientrano anch'essi nel campo d'applicazione

personale dell'Accordo.

Secondo l'art. 20 ALC, salvo disposizione contraria contenuta nell’allegato

II, gli accordi bilaterali tra la Svizzera e gli Stati membri della Comunità

europea in materia di sicurezza sociale vengono sospesi a decorrere

dall’entrata in vigore dell'ALC qualora il medesimo campo sia disciplinato da

quest’ultimo.

In concreto, come visto, l'Accordo bilaterale non può essere posto

alla base della soluzione della fattispecie, perciò rimangono in vigore le

Convenzioni bilaterali sottoscritte dalla Svizzera.

A questo proposito va ancora osservato che l'UAM ha agito correttamente applicando

soltanto dal 1° aprile 2006 questo Accordo al ricorrente, avente passaporto

della __________ e quindi considerato dalla Svizzera – fino a quel momento -

come un cittadino extra UE, ovvero fino a quando l'ALC è stato esteso anche a dieci Paesi dell'Est Europa, sebbene questi Stati siano entrati a far parte dell'UE già il 1° maggio 2004.

L'ALC non essendo

applicabile al caso di specie, occorre quindi verificare l'applicabilità della Convenzione bilaterale

del __________ conclusa tra la Confederazione Svizzera e __________ sulla

sicurezza sociale, in vigore dal __________ __________.

2.5

Giusta l'art. 2 cpv. 1 di questa Convenzione,

la stessa si applica in Svizzera, tra l'altro, alla legislazione federale

relativa all’assicurazione malattia.

Per l'art. 3 cpv. 2, la stessa si applica indistintamente a tutte

le persone, eccettuati gli articoli 4, 5, 7 paragrafi 3 e 4, come pure 11 a 19,

a cui la legislazione di uno Stato contraente è o era applicabile, nonché alle

persone i cui diritti derivano da una delle persone precitate. Restano

riservate le disposizioni più favorevoli del diritto interno.

Come emerge dalla documentazione agli atti, al

ricorrente è stata applicata la legislazione svizzera per venti anni, perciò,

in virtù della norma appena esposta, questa Convenzione bilaterale può tornare

applicabile al caso in esame.

Ora, tutte le convenzioni concluse dalla Svizzera

contengono regole sul diritto applicabile, ossia la designazione del sistema di

sicurezza sociale competente. Queste norme internazionali sono direttamente

applicabili e prevalgono sul diritto interno (DTF 110 V 72).

Per quanto concerne la determinazione della

legislazione qui applicabile, l'art. 6 della precitata Convenzione definisce che, con riserva

degli articoli 7 e 8 (non applicabili in concreto),

l’assoggettamento all’assicurazione delle persone menzionate

nell’articolo 3 è determinato conformemente alla legislazione dello Stato

contraente sul cui territorio queste persone risiedono o esercitano un’attività

lucrativa.

Il criterio utilizzato per

determinare il diritto applicabile (sistema competente) fra la Svizzera e la __________

è, dunque, anche quello del luogo di lavoro (Greber/Duc/Scartazzini, Commentaire des articles 1 à 16 de la loi

fédérale sur l'assurance-vieillesse et survivants (LAVS), Basilea 1997, pag. 43

n. 63 segg. ad art. 1 LAVS).

Di regola, la nozione del

luogo di lavoro non è definita dalle convenzioni; questa questione deve essere

decisa secondo le disposizioni del diritto interno di ogni Stato contraente

(DTF 124 V 100 consid. 3a, 119 V 68 consid. 3a, 117 V 270; Greber/Duc/ Scartazzini, op. cit., pag. 43 n. 63 ad art. 1 LAVS).

A proposito di questo criterio si evidenzia come

nel diritto internazionale, allo scopo di evitare i conflitti di legge positivi

o negativi, venga di regola convenuta l'unicità della legislazione applicabile.

Gli strumenti di coordinazione designano di regola un diritto nazionale (Greber/Duc/Scartazzini, , pag. 41 n. 55 ad art. 1 LAVS) ed il criterio normalmente utilizzato per determinare

il sistema di sicurezza sociale competente è quello del luogo di lavoro

(lex loci laboris; Greber/Duc/Scartazzini, op. cit., pag. 42 n. 57 ad art. 1 LAVS).

2.6

Due sono

dunque le condizioni da adempiere, alternativamente, per determinare il

diritto applicabile alla fattispecie: occorre definire dove si trovava la residenza

dell'assicurato e dove egli esercitava

un'attività lucrativa.

Per quanto concerne l'attività lucrativa, RI 1 ha lavorato a __________ per due anni in qualità di

ricercatore universitario. Egli ha comprovato di aver esercitato un'attività lucrativa in __________, allegando

copia della decisione d'assunzione

del 28 maggio 2004, emessa quindi ben prima della sua effettiva entrata in

funzione presso l'istituto __________

dell'Università di __________.

Infatti, l'impiego dell'assicurato ha avuto inizio il 1° ottobre

2004.

e si è protratto fino al 30 settembre 2006 lavorando con un grado d'occupazione del 100%, per il quale è stata

convenuta una retribuzione lorda di 30'000 __________ (corrispondenti a ca. Fr. 5'300.-). Il ricorrente sottostava poi ad un contratto collettivo di

lavoro (doc. B2).

Sulla scorta di questi elementi,

indipendentemente dall'entità del

compenso ricevuto, va ammesso che per due anni il ricorrente ha svolto a tutti

gli effetti un'attività

lucrativa in __________.

Di conseguenza, in virtù del citato art. 6 della

Convenzione fra la Svizzera e la __________, questa condizione è già

sufficiente, da sola, per concludere che l'obbligo di affiliazione dell'assicurato ad un sistema sanitario (svizzero o __________) debba

essere deciso in conformità del diritto __________.

Ora, come ha dimostrato il ricorrente, al suo arrivo a __________

questo Stato l'ha subito affiliato alla Cassa malati nazionale rilasciandogli

la carta sanitaria europea (docc. 5C e 5D), così da poter beneficiare del loro

sistema sanitario nazionale alla stregua di un normale cittadino __________. L'assicurato

ha inoltre affermato di aver necessitato di cure mediche in __________ e di

aver avuto pacificamente accesso alle stesse grazie alla copertura offerta dal

sistema sanitario estero.

Da quanto precede si deduce che il diritto __________ impone di

principio alle persone che svolgono un'attività lucrativa sul suo territorio di

affiliarsi all'assicurazione malattia nazionale.

Anche la condizione della residenza

è adempiuta sulla base di quanto esposto ed analizzato in merito al concetto di

domicilio del diritto svizzero (cfr. considd. 2.2 e 2.3).

Di conseguenza, sulla scorta della summenzionata

Convenzione conclusa tra la Svizzera e la __________, l'insorgente sottostà, anche dal profilo della residenza, alla

legislazione del Paese estero che l'ha ospitato. E, come nell'ipotesi analizzata in precedenza, verosimilmente anche questo fatto

comporta la sua affiliazione al sistema sanitario __________.

2.7

Occorre

osservare che con lo scritto del 13 luglio 2004 (doc. 3) con cui la Sezione dei

permessi e dell'immigrazione ha

accordato all'assicurato il

permesso di assentarsi per due anni dal nostro Paese, al ricorrente è stata garantita

unicamente la sussistenza dei diritti domiciliari acquisiti in Svizzera.

Ciò significa soltanto che, dal profilo della Legge sul domicilio e la dimora

degli stranieri, al ricorrente, straniero, che ha lasciato la Svizzera per un

periodo superiore ai sei mesi, l'autorità competente ha eccezionalmente garantito - una volta

rientrato definitivamente in Svizzera – il mantenimento degli stessi diritti di

cui egli già beneficiava, acquisiti grazie alla sua presenza ininterrotta e ventennale

sul territorio svizzero.

In questo senso, al suo rientro, l'assicurato non perderà il diritto al permesso

C, quindi non sarà trattato come uno straniero che, al suo arrivo da noi per la

prima volta, chiede alle autorità un permesso per soggiornare sul nostro

territorio.

Queste particolari – e certo favorevoli - conseguenze

accordate all'assicurato dalla

Sezione dei permessi e dell'immigrazione

si riferiscono unicamente ai diritti domiciliari, ovvero a quanto riferito

al permesso di domicilio di cui beneficia il ricorrente. Proprio il rilascio di

tale garanzia da parte dell'amministrazione conferma che il domicilio ai sensi

del diritto civile è stato trasferito in __________ durante il periodo citato.

La tesi dell'UAM non può trovare conforto in tale atto della Sezione dei

permessi e dell'immigrazione.

Visto quanto esposto, questi individuali diritti

domiciliari non attestano affatto che il domicilio effettivo, e quindi civile, di

RI 1 sia rimasto in Svizzera anche durante la prolungata assenza all'estero per motivi di studio e di lavoro.

2.8

Di

conseguenza, il ricorso va accolto e la decisione su reclamo del 22 maggio 2006

deve essere annullata, nella misura in cui obbliga il ricorrente a continuare

ad essere affiliato alla cassa malati __________ ininterrottamente fino al 31

marzo 2006.

La domanda di sussidio formulata dal ricorrente

non era ricevibile in questa sede e diviene comunque priva d'oggetto nella

misura in cui il presente ricorso è accolto.

Malgrado sia vincente in causa, all'assicurato, non patrocinato, non vanno

assegnate ripetibili (art. 61 lett. g LPGA).

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è accolto ai sensi dei considerandi.

§ La

decisione impugnata va di conseguenza annullata, nel senso che il ricorrente è

esonerato dall'essere

ininterrottamente affiliato alla Cassa malati __________ fino al 31 marzo 2006.

2. Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

Non si attribuiscono ripetibili.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di

diritto amministrativo al Tribunale

federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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