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Decisione

36.2013.28

Richiesta di sussidio per l'anno 2013. Applicazione nuove norme da 1.1.2012. Interpretazione dell'art. 36 LCAMal. Udienza di discussione in presenza del direttore della cassa di compensazione. Interpr

5 dicembre 2013Italiano47 min

Source ti.ch

Fatti

i premi medi di riferimento (PMR) dell’assicurazione malattie per complessivi

CHF 9'816.-- (pari a 2 volte il PMR per persone adulte di CHF 4'908.--). Dai

redditi va ulteriormente riconosciuta la deduzione per gli interessi passivi

limitatamente a CHF 3'000.-- come impone l’art. 31 cpv. 1 litt. g LCAMal. Ne

deriva un reddito disponibile calcolato in maniera semplificata (RDS) di

30'938.-- (il calcolo della Cassa è corretto).

2.7. La Cassa ha considerato, osservazioni

doc. V pag. 20, che “la quota (del reddito del ricorrente, n.d.r.) destinata

al pagamento dei premi corrisponde al 21% del reddito che eccede il 50% di fr.

26'052, vale a dire CHF 13’026.--”, in apparenza in maniera contraria ad

una interpretazione letterale della norma applicabile. In effetti le aliquote

percentuali di riduzione della RIPAM dell’art. 36 sono applicabili al RDS che

supera il “limite di cui all’art. 35”

e quindi, per detta norma (come visto anche in precedenza) al reddito che “si

estende fino al limite di fabbisogno, senza computo della pigione, ai sensi

della legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali”.

La Cassa ritiene

un'interpretazione della norma conforme alla reale volontà del legislatore.

2.8. In merito al tema che si pone in

concreto relativo alla interpretazione delle norme dell'art. 35 e 36 LCAMal va

ricordato, come ha fatto il TF nella sentenza 12 dicembre 2011 8C_311/2011

(pubblicata in DTF 138 V 50 e segg.) al considerando 4 che, di principio, la

legge va interpretata secondo il suo senso letterale. Se il testo non è chiaro

e se più interpretazioni sono possibili occorre ricercare la volontà reale del

legislatore. Nella sentenza federale il TF così si esprime sul tema in generale:

" … il convient de rechercher quelle est la véritable portée de la norme,

en la dégageant de tous les éléments à considérer, soit notamment des travaux

préparatoires, du but de la règle, de son esprit, ainsi que des valeurs sur

lesquelles elle repose ou encore de sa relation avec d'autres dispositions

légales (voir par exemple ATF 137 II 164 consid. 4.1 p. 170). (…)"

In una sentenza

pubblicata in DTF 137 V 193 il Tribunale federale ha sottolineato quanto segue:

"

5.1 La legge è da interpretare in primo luogo procedendo dalla

sua lettera. Ci si discosta dal senso letterale di un testo chiaro, facendo

capo all'interpretazione, solamente qualora delle ragioni obiettive inducano a

ritenere ch'esso non restituisce il vero significato della disposizione in

esame. Simili ragioni possono risultare dai lavori preparatori, dallo scopo e

dal senso della disposizione, così come dalla sua relazione con altri disposti

(DTF 135 II 78 consid.

2.2 pag. 81; DTF 135 V 215 consid.

7.1 pag. 229, DTF 135 V 249 consid.

4.1).

In un'altra

sentenza 9C_400/2013 del 23 settembre 2013

l'Alta Corte ha ancora rilevato che:

" 4.2. Lorsque

le texte légal est clair - comme c'est le cas en l'espèce -, l'autorité qui

applique le droit ne peut s'en écarter que s'il existe des motifs sérieux de

penser que ce texte ne correspond pas en tous points au sens véritable de la

disposition visée et conduit à des résultats que le législateur ne peut avoir

voulus et qui heurtent le sentiment de la justice ou le principe de l'égalité

de traitement. De tels motifs peuvent résulter des travaux préparatoires, du

fondement et du but de la prescription en cause, ainsi que de sa relation avec

d'autres dispositions. L'art. 190 Cst. ne fait pas obstacle à une

interprétation qui irait à l'encontre du texte de la disposition légale. S'il

existe de bonnes raisons d'admettre que le texte de la disposition ne reproduit

pas son vrai sens - la ratio legis - il est possible de s'en écarter

afin d'interpréter la disposition selon son sens véritable, surtout si celui-ci

apparaît plus conforme à la Constitution que son texte (ATF 138 II 557 consid.

7.1 p. 565 et les références)."

La dottrina ricorda

come la lingua, quale strumento di lavoro del legislatore e del giurista, e

quindi quale elemento dell'espressione del diritto, può essere intesa

differentemente a dipendenza della persona cui si indirizza.

Ulrich Häfelin, Walter Haller e Helen Keller: Schweizerisches

Bundesstatsrecht, 8a edizione, n° 76, ci ricordano che:

" Zwar handelt es sich bei der Rechtssprache um eine vergleichsweise

präzise und – von eingeplanten Unbestimmtheiten abgesehen – klare Sprache. Trotzdem

ergeben sich zahlreiche Situationen, in denen die Bedeutung einer Formulierung

nicht auf Anhieb klar wird."

L'interpretazione del testo di legge ha quale scopo quello di

determinare con precisione il senso della regola. Il compito del giurista in

genere e del giudice, che deve applicare le norme, è quello di stabilire a

quale situazione di fatto concreta la norma – con le conseguenze in essa contenuta

– debba applicarsi:

Non si dimentichi che il giudice

non é semplicemente “la bocca che ripete le parole della legge” (Montesquieu,

L’ésprit des lois, 1777, Libro XI capitolo VI) ma deve provvedere ad

interpretare le norme, a comprenderne senso, portata, applicabilità alla

situazione concreta che gli si presenta di fronte.

Per ciò fare il giudice deve

partire dal senso letterale e quindi dall'espressione utilizzata dal

legislatore. Il primo metodo interpretativo è, infatti, quello grammaticale che

costituisce

l' "Ausgangspunkt

jeder Auslegung" (Häfelin/Haller/Keller, op.cit. n° 91).

La giurisprudenza federale, su

questo aspetto, è chiara:

" Ausgangspunkt jeder Auslegung bildet der Wortlaut der Bestimmung. Ist

der Text nicht ganz klar und sind verschiedene Interpretationen möglich, so

muss nach seiner wahren Tragweite gefragt werden unter Berücksichtigung aller

Auslegungselemente. Abzustellen ist dabei namentlich auf die

Entstehungsgeschichte der Norm und ihren Zweck sowie auf die Bedeutung, die der

Norm im Kontext mit anderen Bestimmungen zukommt. Die Gesetzesmaterialien sind

zwar nicht unmittelbar entscheidend, dienen aber als Hilfsmittel, um den Sinn

der Norm zu erkennen." (DTF 131 II 697 e 4.1.)

In effetti dal

testo chiaro usato dal legislatore ci si può scostare soltanto

" wenn triftige Gründe dafür bestehen, dass er nicht den wahren Sinn

der Bestimmung wiedergibt. Solche triftigen Gründe können sich aus der

Entstehungsgeschichte, aus dem Sinn und Zweck der Vorschrift und aus dem

Zusammenhang mit anderen Normen ergeben." (Häfelin/Haller/Keller, op.cit.,

4° 92).

In questo senso la

giurisprudenza del TF che in DTF 131 II 217 ss., pag. 221 consid. 2.3 rileva:

" Nach der Rechtsprechung darf die Auslegung vom klaren Wortlaut eines

Rechtssatzes nur dann abweichen, wenn triftige Gründe dafür bestehen, dass er

nicht den wahren Sinn der Bestimmung wiedergibt. Solche triftigen Gründe können

sich aus der Entstehungsgeschichte, aus dem Sinn und Zweck der Vorschrift und

aus dem Zusammenhang mit anderen Gesetzesbestimmungen ergeben. Entscheidend ist

danach nicht der vordergründig klare Wortlaut einer Norm, sondern der wahre

Rechtssinn, welcher durch die anerkannten Regeln der Auslegung zu ermitteln

ist. Auch Bundesgesetze sind einer Auslegung wider den Wortlaut zugänglich.

Art. 191 BV setzt dem nur insoweit Schranken, als er verbietet, vom klaren

Wortlaut und vom Sinn und Zweck einer Vorschrift abzugehen, um diese in den

Rahmen der Verfassung zu stellen. Der Wortlaut allein aber stellt kein

Hindernis dar, selbst wenn er klar ist. Bestehen triftige Gründe dafür, dass er

den wahren Rechtssinn einer Vorschrift - die ratio legis - nicht wiedergibt,

ist es nach dem Gesagten zulässig, von ihm abzuweichen und die Vorschrift

entsprechend zu deuten, insbesondere dann, wenn der wahre

Rechtssinn entgegen dem Wortlaut verfassungskonform erscheint (BGE 111 Ia 292

E. 3b S. 297; BGE 131 II 13 E. 7.1, mit Hinweisen)."

Nell'ambito dell'interpretazione grammaticale il punto di partenza del

giudice, come indicato, è il testo legale stesso, ciò che comprende anche

l'eventuale marginale. Per l'interpretazione di norme federali si fa capo alle

redazioni nelle diverse lingue nazionali con il rilievo che alcuna ha la

priorità sulle altre (Häfelin/Haller/Keller, op.cit., n° 95 e DTF 125 UI 402).

L'attività

interpretativa del giudice deve quindi considerare, oltre il testo normativo, e

nella misura in cui lo stesso non sussidi pienamente, anche la sistematica

della regola. La cosiddetta "systematische Auslegung" ossia la

determinazione della portata e del senso preciso della norma alla luce della

sua relazione con le altre norme del corpo legislativo in discussione.

Un esempio

illuminante di questo metodo interpretativo è consegnato dalla giurisprudenza

in DTF 105 Ib 225 consid. 3b con cui, nella trattazione di un caso di

acquisizione della cittadinanza, il concetto di domicilio è stato collegato dal

TF non alla LCit stessa (art. 36) ma all'art. 23 CCS. Il TF così si è espresso

in merito all'uso della sistematica della legge:

" Eine systematische Betrachtung des Bürgerrechtsgesetzes ergibt, dass

es unter I. den "Erwerb und Verlust (des Schweizer Bürgerrechts) von

Gesetzes wegen" und unter II. den "Erwerb und Verlust durch

behördlichen Beschluss" regelt. II.A. trägt den Titel: "Erwerb durch

Einbürgerung". Unter diesem Titel werden in den Art. 12 bis 41 die

folgenden Materien behandelt: "a. Ordentliche Einbürgerung" (Art.

12-17), "b. Wiedereinbürgerung" (Art. 18-25), "c. Erleichterte

Einbürgerung" (Art. 26-31) und "d. Gemeinsame Bestimmungen"

(Art. 32-41). Beim Art. 36 BüG handelt es sich demnach um eine gemeinsame

Bestimmung des Erwerbs durch Einbürgerung. Aufgrund ihrer Stellung im Gesetz

kann diese Bestimmung daher lediglich auf die ordentliche Einbürgerung, die

Wiedereinbürgerung und die erleichterte Einbürgerung Anwendung finden, nicht

aber auf den Erwerb und Verlust des Bürgerrechts von Gesetzes wegen (so auch

OSWALD/STEINER, Bundesgesetz über Erwerb und Verlust des Schweizer

Bürgerrechts, Zürich 1953, S. 35; BURGER, Die erleichterte Einbürgerung, Diss.

Bern 1971, S. 60). Anders verhielte es sich, wenn sich

diese Bestimmung am Anfang oder an Schluss des Gesetzes unter dem Titel

"Gemeinsame Bestimmungen" befinden würde.Eine andere Frage ist, ob

der Gesetzgeber mit der in Art. 36 BüG verwendeten Formulierung "als

Wohnsitz im Sinne dieses Gesetzes gilt..." die Bedeutung der Bestimmung

weiter fassen wollte, als es deren Stellung im Gesetz nahelegen würde; diese

Frage kann indessen nicht mit der systematischen Auslegungsmethode beantwortet

werden."

Per la determinazione del senso della norma il giudice può ricorrere

all'interpretazione storica od all'interpretazione teleologica ossia la "Zweckvorstellung,

die mit einer Rechtsnorm verbunden ist" (Häfelin/Haller/Keller, op.cit. n°

120).

Secondo i medesimi autori:

" Der Wortlaut einer Norm soll nicht isoliert, sondern im Zusammenhang

mit den Zielvorstellungen des Gesetzgebers betrachtet werden. Dabei ist aber

nicht allein der Zweck, den der historische Gesetzgeber einer Norm gegeben hat,

massgeblich; vielmehr kann sich der Zweck einer Norm in gewissem Rahmen wandeln

und von zeitgebundenen historischen Vorstellungen abheben. Die teleologische

Auslegung kann sich also je nach Fall sowohl mit der historischen wie auch mit

der zeitgemässen Auslegung verbinden. (…)Immer aber muss der Zweck in der Norm

selbst enthalten sein; unzulässig ist es, normfremde Zwecke in die Norm

hineinzulegen." (op.cit. n° 121 e 122)

Per un esempio di

questa modalità di interpretazione si faccia riferimento alla DTF 117 Ia 387

consid. 3 dove il TF era confrontato con l'interpretazione dell'art. 6 CEDU con

riferimento all'esclusione del pubblico dalla sala del processo penale. In

quella sentenza la nostra Alta Corte ha ritenuto come un passaggio del testo

dalla norma non fosse felicemente espresso andando conseguentemente ad

esaminare quali fossero gli intendimenti e la volontà del legislatore.

La dottrina ci

ricorda anche, per questa modalità di interpretazione delle norme, che

" Auch bei der teleologischen Auslegung ist der Ausgangspunkt stets

der Wortlaut der auszulegenden Norm. Jedoch kann gemäss der ständigen

Rechtsprechung des Bundesgerichts vom Wortlaut abgewichen werden, wenn triftige

Gründe für die Annahme vorliegen, dass der Wortlaut nicht dem Sinn der Norm

entspricht. Gerade bei der Auslegung gegen den Wortlaut kommt der Besinnung auf

den Zweck einer Gesetzesbestimmung eine vorrangige Bedeutung zu."

(Häfelin/Haller/Keller, op. cit., n. 124)

L'Alta Corte ammette un'interpretazione teleologica che si scosta dal

testo legale in casi rari ed in situazioni particolari; lo ha fatto nella

sentenza DTF 131 II 217 in materia di LAVI dove ha considerato che,

contrariamente al testo della legge concernente l'aiuto alle vittime di

reati, le prestazioni ricevute dalla vittima a titolo di risarcimento del danno

materiale devono essere dedotte dall'indennità anche quando siano già state

considerate nel calcolo dei redditi determinanti secondo la legge federale

sulle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i

superstiti e l'invalidità.

La dottrina tende ad evidenziare

comunque che questi casi sono rari e debbano rimanere l'eccezione, essendo

possibile provvedere in tal modo:

" wenn der Zweck eindeutig feststeht und diesem Zweck innerhalb der

rechtlichen Regelung eine grosse Bedeutung zukommt.

(Häfelin/Haller/Keller, op. cit., n. 126)

Nel caso concreto la modifica di una norma (art. 35 cpv. 2 LCAMal), cui

rimanda l'art. 36 LCAMal, e l'assenza di una modifica di quest'ultima norma,

rilevato poi l'ulteriore rinvio dell'art. 35 cpv. 2 LCAMal all'art. 10 Laps in

uno con l'interpretazione data dall'amministrazione in concreto, impongono una

verifica del senso della norma e della sua applicabilità concreta.

2.9. Per chiarire il motivo per il

quale, a fronte della modifica legislativa posta in essere come descritto, la

Cassa abbia applicato la percentuale dell'art. 36 LCAMal al reddito che supera

il 50% del limite Laps e non invece l'intero reddito determinato come impone

l'art. 35 cpv. 2 LCAMal, il Tribunale cantonale delle Assicurazioni – come

descritto nelle considerazioni relative ai fatti – ha dapprima interpellato la

Cassa (il 7 agosto 2013 doc. IX) e quindi indetto un’udienza e sentito, il 3

ottobre 2013, i responsabili della Cassa (doc. XVIII).

Alla luce degli accertamenti

svolti può essere qui ritenuto come il legislatore abbia modificato l'art. 35

cpv. 2 LCAMal che, per la RIPAM riferita all’anno 2013,

ha il seguente tenore:

B. Limite di reddito per la

riduzione massimo di premio

Art. 35

1. Il

limite di reddito disponibile di riferimento per la determinazione dell'importo

normativo massimo di riduzione dei premi LAMal è differenziato a dipendenza

della dimensione dell'unità di riferimento.

Considerandi

2.

Esso

si estende fino al limite di fabbisogno, senza computo della pigione, ai sensi

della legge sull'armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali

(Laps) del 5 giugno 2000.

Il legislatore non ha invece

modificato in alcun modo l'art. 36 LCAMal per l'anno 2013, mentre l’esecutivo ha

proposto soltanto il 24 settembre 2013 con Messaggio 6851 (doc. XVIII/2) una

modifica “formale” (come ricordato dal Direttore della Cassa Cantonale di

Compensazione AVS AI IPG in corso dell’udienza del 3 ottobre 2013) della norma

rapportando le percentuali dell’art. 36 LCAMal (tutte) al reddito disponibile

che supera “il 50% del limite di cui all’art. 35”.

L'estensione del reddito disponibile (calcolato in maniera semplificata) che

conferisce il diritto alla RIPAM massima, secondo il modificato art. 35 cpv. 2

LCAMal, assomma all'intero importo determinato conformemente all'art. 10 cpv. 3

Laps. La Cassa ritiene però, in caso di superamento di detto limite, che il RDS

che va messo a contribuzione per pagare il premio è quello che supera il 50%

dell'importo dell'art. 10 Laps. Questa interpretazione delle norme (art. 36

in relazione con l'art. 35 cpv. 2 LCAMal), emergerebbe, secondo la Cassa, con

sufficiente chiarezza dalla documentazione prodotta dall'amministrazione stessa

ed annessa al doc. XIII, e meglio come evocato nello scritto 9 aprile 2013 del

Consiglio di Stato alla Commissione della gestione e delle finanze del Gran

Consiglio (doc. XIII/4) con cui si indica come:

" Coerentemente

con la volontà del Parlamento di formalizzare i miglioramenti decisi dal Consiglio

di Stato per i bassi redditi nel settore della riduzione di premio (cioè per

gli assicurati con un reddito disponibile inferiore o uguale al 100% del limite

di fabbisogno minimo, senza computo della pigione, ai sensi della Laps), si è

modificato l'art. 35 cpv. 2 LCAMal (vedi rapporto CGF del 4 dicembre 2012 n.

6689R, capitolo 2.2) che è entrato in vigore il 1° gennaio 2013.

In considerazione dei semplici rinvii alla disposizione modificata contenuti

nell'art. 36 LCAMal, quest'ultima norma avrebbe dovuto essere oggetto, per

motivi di tecnica legislativa, di un contestuale e conseguente

adeguamento." (doc. XIII/4)

Come indicato, ad oggi e comunque

per l'anno 2013, una tale modifica, che la Cassa ritiene formale, non è stata

attuata. Ne discende che, da un profilo prettamente letterale, per l'art. 35

cpv. 2 LCAMal il limite massimo per l'ottenimento della massima RIPAM si

estende fino al limite di fabbisogno (senza computo della pigione) fissato

dalla Laps mentre in virtù dell'art. 36 LCAMal i redditi che vanno "Oltre

il limite di cui all'art. 35" devono contribuire al pagamento del

premio e vanno considerati, secondo precise percentuali, e portati in deduzione

dell'importo del sussidio. Il giudice delegato ha chiesto spiegazioni in merito

alla Cassa, e la stessa, nel suo scritto 30 agosto 2013 (doc. XIII), ha

evidenziato che:

" (…)

La volontà del Consiglio di Stato, della Commissione della

gestione e delle finanze del Gran Consiglio e del Parlamento non è mai stata

quella di modificare la formula di calcolo della RIPAM per le persone con un

reddito disponibile superiore al 100% del limite di fabbisogno minimo, senza

pigione, ai sensi Laps, rispetto a quella in vigore per la RIPAM dell'anno

2012.

(…)" (doc. XIII)

Vista la lacunosa spiegazione e

la divergenza in essere tra testo legislativo e l’interpretazione dello stesso da

parte dell'amministrazione che ha ritenuto la volontà del legislatore, come emergerebbe

dagli annessi prodotti con lo scritto doc. XIII (in particolare dai calcoli

eseguiti all’attenzione della Commissione della Gestione e delle finanze del

Gran Consiglio scritto 27 novembre 2012 CDS/Commissione Gestione doc. XIII/2),

il Tribunale cantonale delle Assicurazioni ha voluto approfondire il tema

indicendo l'udienza del 3 ottobre 2013.

In quella sede è stata evidenziata la reale volontà del legislatore relativa

alla modifica dell’art. 35 cpv. 2 LCAMal e l’influenza della stessa sull’art.

36.

LCAMal; ciò che si ritrova nel Messaggio 6851 del 24 settembre 2013 (doc.

XVIII/2) relativo (anche) alla modifica (formale) dell'art. 36 LCAMal e quindi

della volontà in esso contenuta di rendere letteralmente conforme il testo

legale alla volontà del Parlamento, e prima ancora del Governo, di non

estendere eccessivamente il riconoscimento della RIPAM allargando la cerchia

dei beneficiari ma aiutando maggiormente gli assicurati più bisognosi. Tale

volontà emerge chiaramente dai dibattiti parlamentari avvenuti il 17 dicembre

2012.

(doc. XVIII/1) in particolare relativi alla modifica del coefficiente di finanziamento

cantonale del sussidio. In specie negli interventi dei deputati Gianora, Guidicelli

e del Direttore del DSS Beltraminelli, anche se in maniera non esplicita. Il

senso e la portata delle norme in questione appare anche dallo scritto 27

novembre 2012 del Consiglio di Stato destinato alla Commissione della gestione,

e da questa integrato nelle sue proposte, da cui emerge, in maniera implicita

nei calcoli e nelle cifre proposte, la fissazione del limite del 50% del RD

oltre il quale le percentuali dell’art. 36 LCAMal iniziano ad applicarsi se il

RD superiore al fabbisogno (doc. XIII/2).

Nel rapporto di maggioranza del

12.

novembre 2013 della Commissione della gestione e delle finanze del Gran

Consiglio sul già citato Messaggio n. 6851 figura la seguente indicazione:

" Si tratta

di un adeguamento formale, già anticipato a questa Commissione dal Consiglio di

Stato con la sua corrispondenza del 9 aprile 2013 (vedi risoluzione governativa

n. 1658 del 9 aprile 2013), che essa interessa l'art. 36 LCAMal e che

corrisponde alla volontà politica espressa da questa Commissione con il suo

rapporto del 4 dicembre 2012 sul messaggio n. 6689."

Anche nel Rapporto di minoranza

del 12 novembre 2013 della Commissione della gestione e delle finanze, tale

modifica formale viene approvata:

" La

modifica formale che interessa l'art. 36 LCAMal e che corrisponde alla volontà

politica espressa dal Parlamento con l'approvazione del rapporto del 4 dicembre

2012.

sul messaggio n. 6689 è approvata anche dalla minoranza commissionale e

può entrare in vigore secondo le indicazioni governative."

Questo Tribunale non può esimersi

dal criticare il fatto che una divergenza tra lettera della norma e volontà del

legislatore sia stata lasciata in essere per tutto il 2013, creando dubbi

interpretativi che in un ambito così delicato e sensibile socialmente, non

debbono essere lasciati.

La conclusione cui è pervenuta la

Cassa, e quindi l'interpretazione delle norme secondo la reale volontà del

legislatore, va confermata in questa sede e deve prevalere. L’interpretazione

della norma secondo la (sufficientemente chiara) volontà del legislatore deve

quindi essere ammessa e condivisa. In effetti l’art. 35 cpv. 2 LCAMal,

applicabile ai sussidi 2013, prevede che la RIPAM massima venga concessa a

coloro che hanno un RDS inferiore (o uguale) fabbisogno secondo l'art. 10 Laps (senza

computo della pigione) mentre l'applicazione della riduzione del sussidio per

la doverosa messa a contributo del reddito secondo le percentuali dell'art. 36

LCAMal deve iniziare con il superamento del 50% del fabbisogno se il RD

superiore al fabbisogno stesso. Con questa interpretazione la manifestata

volontà di aiutare i meno favoriti è effettivamente conseguita nonostante la

stessa non si sia riverberata in una norma chiara ed esplicita.

L'interpretazione secondo la

volontà del legislatore palesa quindi l'intenzione di favorire i redditi più

modesti riuscendo comunque a coniugare un contenimento della spesa complessiva

e deve qui prevalere anche se ciò, come ammesso dal Direttore della Cassa

sentito in corso dell’udienza del 3 ottobre 2013, comporta la reintroduzione di

una soglia di reddito che il legislatore intendeva, con il primordiale progetto

di legge, eliminare (rispetto al diritto previgente) con l’adozione di un

modello lineare. Questa reintroduzione di un effetto soglia va anche a

contraddire la volontà iniziale di conseguire una uguaglianza orizzontale tra

gli assicurati. Più che la coerenza del sistema e la sua linearità, nel

ragionamento mal espresso (e meglio: non esplicito) del legislativo, è prevalso

il desiderio di aggiustamento del sistema per favorire i redditi più modesti

evitando però parallelamente una crescita (che sarebbe stata significativa

economicamente) della spesa complessiva. Si pensi infatti che l'applicazione

delle norme secondo il loro senso letterale avrebbe causato al cantone una maggiore

spesa “di diversi milioni di franchi” (doc. XVIII pag. 3) difficilmente

sopportabile per casse esauste come quelle ticinesi.

Come indicato la coerenza del

sistema viene intaccata dall’introduzione di un effetto soglia le cui

conseguenze sono facilmente desumibili dall’esempio seguente: se una UR dispone

di un RDS sino a CHF 26'052.-- (che per l’ipotesi di due adulti coniugati e

senza figli costituisce il tetto del fabbisogno Laps) beneficia dell’importo

massimo della RIPAM (normativo) pari ai valori dei PMR cumulati dall’UR ossia

CHF 9'816.--. Se invece lo stesso nucleo dispone di un reddito superiore di un

solo franco deve mettere a contribuzione la somma che esorbita il 50% del RDS. Nel

nostro esempio con un RDS di CHF 26'053.--, la RIPAM ammonta a:

{9'816 – [26'053 – 50% (26'052) x

21%]} = CHF 7'080.35

Quindi un solo franco di RDS

superiore al fabbisogno pieno comporta una diminuzione reale della RIPAM

(normativa) di CHF 2'735.65 rispetto a quella massima. Non è certo questa

soluzione che rispetta i precetti di linearità, proporzionalità, ed equità

orizzontale (oltre che verticale) esposti nel messaggio che ha accompagnato le

norme entrate in vigore il 1° gennaio 2012; nonostante ciò questo Tribunale

ritiene di dovere interpretare le norme in questione secondo la volontà che il

legislatore ha manifestato in maniera sufficientemente chiara.

2.10

Visto quanto precede, nella

fattispecie oggetto del gravame, il calcolo eseguito dall'amministrazione è stato

correttamente svolto dalla Cassa che ha posto alla sua base i parametri esatti.

La decisione impugnata si rivela di conseguenza corretta e va protetta in

questa sede. Non si attribuiscono ripetibili e non si caricano tasse e spese.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso formulato in data 21

maggio 2013 da RI 1 è respinto nel senso delle considerazioni esposte.

2. Non si prelevano tasse e spese e

non si attribuiscono ripetibili in questa sede.

3. Comunicazione agli interessati i

quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto

pubblico al Tribunale federale,

Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3

esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,

contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo

rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti