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36.2014.69

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

17 dicembre 2014Italiano62 min

Source ti.ch

Fatti

I 235) e per quelle necessarie per il trattamento di una malattia grave o dei

suoi postumi (art. 25 cpv. 1 lett. b), il testo varato dalle Camere federali ha

apportato una differenziazione all'interno della prima categoria. Rilevando il

carattere evitabile, e pertanto non meritevole di essere posto a carico

dell'assicurazione sociale contro le malattie, della gran parte dei danni

all'apparato masticatorio, la Commissione della sicurezza sociale e della

sanità del Consiglio degli Stati ha formulato una proposta, poi accolta dai due

rami del Parlamento, di scorporare la lett. a del progetto del Consiglio

federale e ha introdotto una regolamentazione - corrispondente alla versione

attuale dell'art. 31 cpv. 1 lett. a e b LAMal - prevedente l'assunzione delle

cure dentarie, da un lato, per le affezioni causate da una malattia grave e non

evitabile dell'apparato masticatorio e, dall'altro, per le affezioni causate da

una malattia grave sistemica o dai suoi postumi (Boll. uff. CS 1992 1301 seg.,

CN 1993 1843 seg.).

L’alta Corte

ha poi affermato che “alla luce di questa situazione, ci si potrebbe effettivamente

domandare - come osserva EUGSTER, op. cit., pag. 239, 245 e 259, il quale,

accordando la precedenza al testo legale francese, si esprime in favore di un

obbligo contributivo generale per i provvedimenti dentari riconducibili a

un'affezione cancerogena o a un suo trattamento - se il legislatore,

utilizzando la nozione di "Allgemeinerkrankung" e di "malattia

sistemica", non abbia unicamente, senza ulteriori finalità, inteso

contrapporre tali patologie a quelle dell'apparato masticatorio, estendendo così

l'applicazione dell'art. 31 cpv. 1 lett. b LAMal a tutte le cure dentarie

causate da malattie gravi - o dai loro postumi - che, pur essendone causa

diretta o indiretta, non costituiscono una patologia vera e propria

dell'apparato masticatorio.”

Il TF ha poi

rilevato che dagli stessi materiali emerge tuttavia l'incertezza di una simile

conclusione. Ciò non solo perché in ambito commissionale si delineò la

possibilità di un'errata traduzione francese della nozione di

"Allgemeinerkrankung", ma anche poiché l'eventualità, ventilata

sempre in sede di Commissione, di utilizzare pure nella versione tedesca il

termine di "übrige Erkrankungen" al posto di "Allgemeinerkrankung"

non ha trovato riscontro nel testo definitivo approvato dalle Camere.

Al consid. 6.5.6

l’Alta Corte ha stabilito che l'interpretazione restrittiva - in conformità al

principio di base che considera quale eccezione l'assunzione per trattamenti

dentari - della nozione (indeterminata) di malattia sistemica e la decisione

del DFI di non inserire nell'elenco di cui all'art. 18 cpv. 1 OPre la patologia

tumorale al seno (malattia oggetto del contendere nella DTF 130 V 472) non

costituiscono uno sconfinamento manifesto dal quadro delle competenze

delegategli dalla LAMal, anche perché, per il resto, l'OPre ha già ampiamente

tenuto conto delle finalità perseguite dalla legge imponendo in vari ambiti un

obbligo contributivo in relazione ai danni dentari e parodontali conseguenti a

radio- e chemioterapie (v. art. 17 lett. b cifra 3 e lett. c cifre 1 e 2 nonché

art. 18 cpv. 1 lett. a cifra 3). Ne discende che la norma di ordinanza è

conforme alla legge e non opera una distinzione inammissibile che non trovi

corrispondenza nella diversità delle fattispecie che la disciplina vuole

regolare (DTF 129 I 3 consid. 3 frase introduttiva, DTF 128 I 312 consid. 7b,

DTF 127 V 454 consid. 3b). Infine, al consid. 7 il TF ha evidenziato che la

decisione di non inserire la patologia tumorale al seno non può neppure essere

considerata lacunosa poiché le possibili ripercussioni negative sullo stato dei

denti di un trattamento per la cura tumorale al seno, attestate dagli

specialisti intervenuti, devono essere senz'altro note ai membri della

Commissione federale delle prestazioni generali il cui compito consiste nel consigliare

il dipartimento riguardo alla designazione delle prestazioni ai sensi dell'art.

33 OAMal (art. 37a e 37d OAMal; cfr. DTF 124 V 349 consid. 3b/bb). Non

inserendo il tumore al seno, contrariamente a quanto per contro disposto ad

esempio per le leucemie, nell'elenco di cui all'art. 18

OPre, si deve supporre, per quanto esposto in precedenza, che il DFI non abbia

considerato la patologia in questione - anche se senz'altro grave - quale

malattia che coinvolge l'intero organismo piuttosto che una singola parte

o apparato di esso (cfr. il già citato Dizionario Enciclopedico Zanichelli di

Scienze Mediche e Biologiche e di Biotecnologie). Queste considerazioni

permettono di concludere per l'esistenza di un silenzio qualificato del

legislatore (nell'evenienza il DFI) e non di una lacuna propria dell'ordinanza

bisognosa di essere colmata dal giudice o di una svista o dimenticanza

manifesta (DTF 124 V 349 consid. 3b/bb; EUGSTER, op. cit., pag. 263).

Anche nel

caso di specie, non vi sono motivi per ritenere una modifica dell’elenco delle

patologie enumerate nell’art. 18 OPre, comunque non applicabile in concreto, rispettivamente

nell’art. 19 OPre.

Il

ricorrente non apporta motivi tali da far ritenere che la lista debba essere

aggiornata. La sola circostanza che la nevralgia del trigemino è una malattia

grave nelle sue conseguenze e che vi sono a disposizione, per combatterne i

sintomi, solo antipsicotici che possono avere come effetti secondari attacchi

epilettici, non è sufficiente per dover completare la lista. Esistono infatti

numerose patologie che comportano gravi conseguenze e che sono curate con

medicamenti che possono avere conseguenze secondarie ma che non figurano nella

lista. Con sentenza K 46/05 del 13 febbraio 2006 l’allora TFA ha rammentato, al

consid. 5.1, che nel sistema delle liste il giudice non ha la possibilità di estendere

il contenuto con un ragionamento analogico (cfr. anche RAMI 1990 pag. 449

consid. 1). I Tribunali devono dar prova di assoluto riserbo in casi come

questi ed affidarsi alle decisioni degli esperti poiché non dispongono

delle conoscenze necessarie per farsi un’opinione sulla questione senza

ricorrere all’avviso di esperti e perché l’ordinanza, sovente modificata, può

essere corretta in tempi brevi dal DFI.

Prova ne è che la lista di

cui all’art. 19 OPre è appena stata aggiornata, con effetto dal 1° luglio 2014,

e l’inserimento della sindrome dell’apnea da sonno alla lett. e.

Del resto, anche l’art. 19

OPre, come l’art. 18 OPre, interviene nel caso in cui si è in presenza di una

malattia sistemica (cfr. art. 31 cpv. 1 lett. c LAMal).

Nel

linguaggio medico le affezioni o malattie sistemiche sono quelle che tendono a

coinvolgere un intero sistema (per esempio le osteopatie, i linfomi), o anche

soltanto determinate strutture di un sistema o apparato (per esempio i cordoni

laterali del midollo spinale nella sclerosi laterale amiotrofica; cfr. www.treccani.it/enciclopedia/sistemico,

consultato il 1° dicembre 2014). In altre parole è una malattia che coinvolge

l’intero organismo piuttosto che una singola parte o apparato di questo (medicina.zanichellipro.it/voce/32115/definizione-malattia-sistemica,

consultato il 1° dicembre 2014).

La nevralgia

del trigemino è una forma comune di nevralgia parossistica che interessa

i territori cutanei di innervazione del nervo V. Si ritiene provocata da una

pressione esercitata da un’arteria su una radice del trigemino o da lesioni

correlate a tumori o a sclerosi multipla. Il dolore intenso può provocare un

tic facciale sul lato interessato (medicina.zanichellipro.it/voce/36915/definizione-nevralgia-del-trigemino,

consultato il 1° dicembre 2014).

Il “trigemino è composto dal V paio dei nervi cranici, così

denominato perché suddiviso in 3 rami principali: nervo oftalmico, nervo

mascellare, nervo mandibolare. Provvede alla sensibilità delle regioni

superficiali e profonde della faccia e, con una porzione motoria, alla

innervazione dei muscoli masticatori; comprende inoltre fibre neurovegetative

per le secrezioni lacrimali, nasali, salivatorie e per la dilatazione

dell’iride. Può essere colpito da processi distruttivi a livello dei suoi

nuclei d’origine (siringobulbia, siringomielia, vasculopatie, tumori

infiltranti ecc.) e in tal caso la sintomatologia, di tipo deficitario,

costituisce un elemento di una sindrome clinica più complessa; può anche essere

interessato da processi infiammatori (herpes zoster, meningiti basali) o

espansivi (neurinomi, meningiomi, colesteatomi) che si sviluppano a livello del

ganglio di Gasser o dei suoi rami.

La malattia però

peculiare del nervo trigemino è la nevralgia primitiva, detta anche essenziale

o idiopatica perché a causa sinora sconosciuta. La nevralgia del trigemino

decorre a fasi che possono avere la durata di qualche settimana o di qualche

mese e che sono caratterizzate da crisi parossistiche di dolore lancinante o

terebrante di durata brevissima ma con tendenza a ripetersi più volte nel corso

della giornata. Esistono manovre (deglutire, masticare, parlare ecc.) o aree

(regione sovraorbitaria, guancia, naso ecc.), dette trigger, in grado di

scatenare la crisi dolorosa, peculiari per ciascun paziente. Le stesse manovre

in taluni soggetti alleviano o bloccano la crisi. Gli intervalli fra le varie

fasi possono avere la durata di parecchi anni, ma il carattere ingravescente

dell’affezione fa sì che le fasi di sofferenza tendano a esser sempre più

lunghe e sempre più brevi gli intervalli di benessere; caratteristicamente

mancano nella nevralgia essenziale fenomeni deficitari, mentre è ugualmente

tipica l’associazione con fotofobia, lacrimazione, salivazione, midriasi,

iperemia della faccia. La terapia è essenzialmente antidolorifica: si vale di

mezzi farmacologici nei casi lievi e chirurgica nei casi ribelli e

particolarmente ostinati. La terapia chirurgica ha lo scopo di ridurre il

dolore pur preservando la funzione sensitiva e quella motoria. Se sono presenti

piccoli vasi anomali che comprimono le radici trigeminali, è indicato un

intervento di decompressione vascolare” (cfr. www.treccani.it/enciclopedia,

consultato il 1° dicembre 2014).

La nevralgia del

trigemino, non appare essere una malattia sistemica e non rientra di

conseguenza nelle malattie di cui all’art. 19 OPre (e 18 OPre). Essa infatti

non coinvolge l’intero organismo o determinate strutture di un sistema o di un

apparato (cfr. anche la DTF 130 V 472 dove al consid. 7 il TF ha stabilito che

il tumore al seno, pur essendo una malattia grave, non è una patologia che

coinvolge l’intero organismo piuttosto che una singola parte o apparato di

questo).

Non va poi dimenticato

che, seppur grave, a mente di questo Tribunale, la nevralgia del trigemino non

raggiunge in ogni caso la gravità delle patologie elencate nell’art. 19 OPre

(sostituzione delle valvole cardiache, impianto di protesi vascolari o di shunt

del cranio, interventi che necessitano di un trattamento immunosoppressore a

vita, radioterapia o chemioterapia di una patologia maligna, endocardite, e,

dal 1° luglio 2014, apnea da sonno). Essa non può pertanto essere paragonata

alle malattie contenute nell’art. 19 OPre.

Alla luce di tutte le

argomentazioni sopra esposte, questo Tribunale, anche in

considerazione della pluriennale giurisprudenza federale, non vede alcun motivo

per estendere l’elenco dell’art. 19 OPre (e 18 OPre) anche alla nevralgia del

trigemino.

2.8. Resta da

esaminare se a giusta ragione l’assicuratore ha comunque deciso di rimborsare

l’estrazione dell’impianto in titanio, ma non la ricostruzione del ponte.

L’assicuratore,

con riferimento ad una sentenza del 17 luglio 1999 pubblicata in RAMI 1999 pag.

457 e seguenti, rileva che se in seguito a trattamenti non coperti dalla LAMal,

come in concreto (l’impianto è stato inserito in seguito alla carie del dente

21), sorgono delle complicazioni che causano un danno indipendente dal punto di

vista terapeutico e diagnostico (in concreto: nevralgia del trigemino), vi è un

obbligo di copertura per la cura della malattia che tuttavia si limita a quegli

interventi necessari per ripristinare lo stato di salute iniziale, ma non può

essere esteso agli interventi che, sin dall’inizio, non erano a carico

dell’assicurazione obbligatoria.

2.9. Nella

citata sentenza del 17 luglio 1999 pubblicata in RAMI 1999 a pag. 457, l’allora TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha stabilito che in tema di prestazioni non

obbligatorie, anche le complicazioni – come del resto i necessari provvedimenti

preliminari e consecutivi – non sono di massima a carico dell’assicuratore malattie,

salvo comportino un danno a sé stante dal profilo diagnostico e terapico. In tal

caso sussiste un obbligo di prestare anche se i postumi che necessitano di cure

sono in correlazione oggettiva e temporanea più o meno stretta con il

provvedimento non a carico d’obbligo (consid. 3b). La sindrome di

iperstimolazione, che insorge in circa l’uno percento nei casi di terapie

mediante fecondazione in vitro, costituisce un evento morboso a sé stante

(consid. 4b).

Il TFA ha

affermato:

" (…)

b) Soweit die Kasse damit das Risiko von

Folgeschäden nach nichtpflichtigen Massnahmen generell von der Leistungspflicht

des Krankenversicherers ausgeschlossen haben will, kann ihr nach dem Gesagten

nicht beigepflichtet werden. Eine solche Auffassung lässt sich mit der

ursacheunabhängigen Leistungspflicht der Krankenversicherer und dem durch die

weite Umschreibung des Krankheitsbegriffs verfolgten Zweck eines möglichst

lückenlosen Versicherungsschutzes in der sozialen Kranken- und

Unfallversicherung (oben Erw. 2a) nicht vereinbaren.

Der Kasse ist lediglich insofern beizupflichten,

als bei Nichtpflichtleistungen auch die allenfalls notwendigen Vor- und

Nachbehandlungen nicht zu Lasten des Krankenversicherers gehen. Gleich verhält

es sich grundsätzlich bei Komplikationen (vgl. zu diesem Begriff: Pschyrembel,

Klinisches Wörterbuch, 257. Aufl., S. 808), die während der Durchführung

nichtpflichtiger Massnahmen oder unmittelbar im Anschluss daran auftreten und

sich in einer ungünstigen Beeinflussung einer Erkrankung oder einer ärztlichen

Massnahme erschöpfen. Führen sie dagegen zu einem (unter diagnostischen und therapeutischen

Gesichtspunkten) selbständigen Schaden, ist die Leistungspflicht des

Krankenversicherers im Sinne der Rechtsprechung zu bejahen, selbst wenn der

behandlungsbedürftige Folgeschaden in einem mehr oder weniger engen sachlichen

und zeitlichen Zusammenhang mit der nichtpflichtigen Massnahme steht.

4.- a) Im vorliegenden Fall ist drei Tage nach

einer nichtpflichtigen IVF-Behandlung ein Hyperstimulationssyndrom mit starken

Bauchschmerzen (akutes Abdomen) aufgetreten, was einen Spitalaufenthalt erforderlich

machte. Nach den unbestritten gebliebenen Feststellungen in dem von der

Beschwerdegegnerin eingereichten Bericht des Dr. med. V., Leitender Arzt für

Gynäkologie und Geburtshilfe am Spital Y., vom 23. Januar 1998 wird die Wahrscheinlichkeit

des Auftretens eines schweren Hyperstimulations-Syndromes nach IVF-Behandlungen

mit etwa 1% angegeben; das Vollbild entwickelt sich zwischen 8 und 10 Tagen

nach der Stimulation, wobei es bei eingetretener Schwangerschaft nochmals zu

einem Hyperstimulationssyndrom und Komplikationen aus diesem Krankheitsbild

kommen kann.

b) In einer Stellungnahme zuhanden des

Vertrauensarztes des Krankenversicherers vom 3. Juli 1996 führt Dr. V. zwar

aus, dass die Versicherte im Zeitpunkt der notfallmässigen Hospitalisation

<<zumindest laborchemisch>> schwanger gewesen sei. In den Berichten

des Spitals Y. wird das Hyperstimulationssyndrom jedoch ausdrücklich auf die

IVF-Behandlung zurückgeführt. Es ist daher davon auszugehen, dass das

abklärungs- und behandlungsbedürftige Syndrom eine direkte Folge der

nichtpflichtigen IVF-Behandlung war.

Das Hyperstimulationssyndrom steht wohl in einem

engen sachlichen und zeitlichen Zusammenhang mit der nichtpflichtigen

IVF-Behandlung. Es stellt unter diagnostischen und therapeutischen Gesichtspunkten

aber klarerweise ein selbstständiges Krankheitsgeschehen dar, weshalb die

Beschwerdeführerin hiefür leistungspflichtig ist. Unbestritten ist, dass der

Spitalaufenthalt als solcher und in der gegebenen Dauer medizinisch indiziert

war. Auch bringt die Beschwerdeführerin gegen die in Rechnung gestellten

Kosten in Höhe von Fr. 6160.- nichts vor. Die Beschwerdegegnerin hat daher für

den streitigen Spitalaufenthalt vollumfänglich aufzukommen, wie die Vorinstanz

zu Recht entschieden hat.“

In una sentenza K 79/02 del 10 febbraio 2003, al consid. 3.1 l’allora

TFA ha giudicato il caso di un assicurato il quale non aveva voluto pagare la

franchigia dovuta in seguito ad un’operazione sostenendo che l’intervento era

diventato necessario a causa di un errore medico avvenuto in seguito ad una

prestazione effettuata alcuni mesi prima (cfr. consid. B).

L’Alta Corte, al consid. 3.1 ha tra l’altro affermato che “die Krankenversicherer, sofern eine Pflicht zur Kostenübernahme besteht, eine

Kostenvergütung auch dann zu leisten haben, wenn eine therapeutische Massnahme

den angestrebten Erfolg (zunächst) nicht erreicht, eine Komplikation auftritt

(vgl. zu diesem Begriff: Pschyrembel, Klinisches Wörterbuch, 259. Aufl., S.

886) und deswegen eine Reoperation erforderlich wird (vgl. RKUV 1999 Nr. KV 91

S. 460 Erw. 3b zu Folgeschäden bei Nichtpflichtleistungen). Das Ziel der

ärztlichen Behandlung ist nach dem Konzept des KVG letztlich die möglichst

vollständige Beseitigung der körperlichen oder psychischen Beeinträchtigung (BGE

121 V 295 Erw. 4b mit Hinweis; Gebhard Eugster, Krankenversicherung, in:

Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, S. 56 Rz 109 in fine mit Hinweisen, insbesondere Fn 226)“ ed ha stabilito, al consid. 3.2, che

l’assicuratore, a giusta ragione, ha rimborsato l’intervento e chiesto

all’assicurato il versamento della franchigia (“Im Lichte dieser

Ausführungen sowie vor dem Hintergrund, dass die vom Krankenversicherer zu

übernehmenden Leistungen insbesondere die Untersuchungen, Behandlungen und

Pflegemassnahmen, die stationär von den in Art. 25 Abs. 2 lit. a Ziff. 1-3 KVG

aufgezählten Personen durchgeführt werden, (Art. 25 Abs. 2 lit. a KVG) sowie

den Aufenthalt in der allgemeinen Abteilung eines Spitals (Art. 25 Abs. 2 lit.

e KVG) umfassen, hat die SWICA die Kosten für den am 15. Dezember 2000

stattgefundenen operativen Folgeeingriff und den dadurch bedingten

Spitalaufenthalt zu Recht erstattet. Daraus resultiert ohne weiteres, dass sich

der Beschwerdegegner gemäss Art. 64 Abs. 1 KVG nach Massgabe der von ihm

gewählten Franchise und des gesetzlich festgelegten Selbstbehaltes an diesen

Kosten zu beteiligen hat. Ob die Leckage des eingesetzten Magenbandes und damit

die Operation vom 15. Dezember 2000 auf eine ärztliche Fehlbehandlung bzw.

Considerandi

einen Kunstfehler beim ersten Eingriff im August 1999 zurückzuführen ist - was

die SWICA gestützt auf den Operationsbericht vom 15. Dezember 2000, den

Austrittsbericht vom 21. Dezember 2000 sowie die vertrauensärztliche

Stellungnahme vom 13. März 2001 verneint -, ist nicht im

krankenversicherungsrechtlichen Beschwerdeverfahren zu prüfen“).

Il

concetto è stato ribadito in una sentenza 9C_703/2010 del 31 gennaio 2011 („Die

Krankenversicherer haben bei Pflichtleistungen auch dann eine Kostenvergütung

zu leisten, wenn eine therapeutische Massnahme den angestrebten Erfolg

(zunächst) nicht erreicht, eine Komplikation auftritt und deswegen eine

Reoperation erforderlich wird (RKUV 2003 Nr. KV 251 S. 226, K_79/02 E. 3.1).

Das Ziel der ärztlichen Behandlung ist nach dem Konzept des KVG letztlich die

möglichst vollständige Beseitigung der körperlichen oder psychischen

Beeinträchtigung (BGE 130 V 532 E. 2.2 S. 535 f.; 121 V 289 E. 4b S. 295; 121 V 302 E. 5b S. 305 f.; Gebhard Eugster, Bundesgesetz über die Krankenversicherung,

2010, N. 2 zu Art. 25 KVG).“).

Con sentenza 9C_703/2012 dell’11 luglio 2013, in un caso in cui era stata utilizzata una narcosi totale, che l’assicuratore si è rifiutato di

rimborsare poiché effettuata nell’ambito di un intervento ai denti che non

rientrava nell’obbligo contributivo ai sensi dell’art. 31 LAMal, il TF ha

affermato:

" 3.1 Die obligatorische Krankenpflegeversicherung deckt grundsätzlich

keine zahnärztlichen Behandlungen; ausnahmsweise besteht eine Leistungspflicht

für die in Art. 31 KVG vorgesehenen und in Art. 17 bis 19a der Verordnung vom

29.

September 1995 über Leistungen in der obligatorischen

Krankenpflegeversicherung (KLV; SR 832.112.31) konkretisierten Fälle. Bedarf

die zahnärztliche Behandlung medizinischer Vorbereitungsmassnahmen, stellen

auch diese Vorkehren, unabhängig von der ausführenden Person, keine

Pflichtleistung der Krankenkassen dar. Dabei ist nicht massgeblich, dass eine

Behandlung - für sich allein betrachtet - eine rein medizinische Massnahme

darstellt. Ebenso wenig kommt es darauf an, dass der Eingriff nicht in einer

Zahnarztpraxis und nur von einem Arzt mit Spezialausbildung durchgeführt werden

kann (Urteil K 129/94 vom 30. Mai 1995 E. 2 mit Hinweis auf RKUV 1991 Nr. K 877

S. 252, K 51/90 E. 3). An dieser, unter Geltung des mit Inkrafttreten des KVG

aufgehobenen Bundesgesetzes vom 13. Juni 2011 über die Krankenversicherung

(KUVG) entwickelten Rechtsprechung ist, zumindest im Grundsatz (vgl. E. 3.2),

weiterhin festzuhalten (vgl. Urteil K 64/04 vom 14. April 2005 E.

3.

; GEBHARD EUGSTER, Krankenversicherung, in: Soziale Sicherheit, SBVR

Bd. XIV, 2. Aufl. 2007, S. 609 Rz. 634).

3.2

Fraglich kann

sein, ob dennoch eine Leistungspflicht der Krankenversicherung besteht, wenn

zum Zweck der nicht versicherten zahnmedizinischen Behandlung die ärztliche

Behandlung einer Krankheit notwendig ist ( EUGSTER, a.a.O., insbesondere

Fussnote 928). Das Eidg. Versicherungsgericht verneinte die Leistungspflicht

für Anästhesie- und Klinikkosten, obwohl bei früheren zahnärztlichen Eingriffen

schwere kardiale Komplikationen auftraten (Urteil K 129/94 vom 30. Mai 1995)

oder sich der Patient in allgemein schlechtem Gesundheitszustand befand (Urteil

K 64/04 vom 14. April 2005).

Im konkreten Fall ist die Anästhesie angesichts

der ihr zugrunde liegenden therapeutischen Zielsetzung als zahnärztliche

Behandlung zu betrachten (BGE 128 V 143 E. 4b S. 143 f.; EUGSTER, a.a.O., S. 548 Rz. 448); weiter spricht der Umstand, dass sie nicht der

Behandlung des psychischen Leidens dient, eher gegen eine Leistungspflicht. In

diesem Zusammenhang zielt die Argumentation, eine psychotherapeutische

Behandlung komme teurer zu stehen als die Narkose, ins Leere: Einerseits fällt

eine Austauschbefugnis von vornherein ausser Betracht, wenn die psychische

Beeinträchtigung für sich allein nicht behandlungsbedürftig ist; anderseits

können Pflichtleistungen nicht durch Nichtpflichtleistungen ersetzt werden (BGE

131.

V 107 E. 3.2.2 S. 111 f.; Urteil 9C_1009/2010 vom 29. Juli 2011 E. 2.4).

(…)“

Va ancora

evidenziato che con mozione n. 12.3246 del 15 marzo 2012 della consigliera

nazionale Ruth Humbel (intitolata: “Nessun obbligo per le casse malati di

assumere i costi derivanti da interventi di natura cosmetica senza indicazione

medica”), accettata l’11 settembre 2013 dal Consiglio nazionale ma definitivamente

respinta il 13 giugno 2014 dal Consiglio degli Stati, il Consiglio federale era

stato incaricato di recepire nella LAMal le basi legali affinché i costi

derivanti da errori di trattamento, complicazioni e reazioni di incompatibilità

subentrati in seguito a interventi di medicina estetica non soggetti

all’obbligo di rimborso da parte delle casse malati fossero esclusi

dall’obbligo di rimborso.

La

consigliera nazionale aveva rilevato che “se in un trattamento del genere

qualcosa va storto e intervengono complicazioni o reazioni di incompatibilità,

i trattamenti successivi necessari o gli eventuali interventi operativi di

correzione devono essere assunti dalle casse malati. In tale contesto si pone

la questione fondamentale se spetti a un'assicurazione sociale obbligatoria cofinanziare

interventi lifestyle e i costi che ne derivano”.

Il 23 maggio

2012.

il Consiglio federale aveva chiesto di respingere la mozione affermando che

in “virtù della legge sull'assicurazione malattie (LAMal; RS 832.10),

l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie assume i costi delle

prestazioni necessarie per la diagnosi o la cura di una malattia e delle sue

conseguenze. La legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni

sociali (LPGA; RS 830.1) definisce il concetto di malattia, determinante per la

LAMal, come "danno alla salute fisica, mentale o psichica che non sia la

conseguenza di un infortunio e che richieda un esame o una cura medica oppure

provochi un'incapacità al lavoro". Per la definizione di malattia,

la causa del danno alla salute fisica, mentale o psichica non ha alcuna importanza,

sempreché possa essere escluso l'infortunio. Secondo i dati forniti da medici

di fiducia (non sono disponibili dati ufficiali), le complicazioni risultanti da

interventi di chirurgia estetica per le quali sono necessarie cure sono rare e

i costi verosimilmente ammontano a meno di 2 milioni di franchi all'anno. In

molti casi sarebbe inoltre difficile provare che un tale intervento sia stato

la causa del trattamento resosi necessario in seguito. La prova della causalità

costituirebbe un fattore non trascurabile, che a sua volta potrebbe generare

ulteriori costi per le prestazioni che eventualmente ne conseguono, come l'allestimento

di una perizia. In generale eseguito precedentemente. Per gli assicuratori non

sarebbero da escludere procedure finanziariamente onerose per registrare e

distinguere tali interventi, con il risultato che il risparmio realizzato

potrebbe non essere sufficiente a coprire l'onere amministrativo. Nella sua

risposta alla mozione Humbel 08.3201, il Consiglio federale ha già fatto

presente che nell'applicazione della LAMal finora non si è tenuto conto della

colpa dell'assicurato per decidere in merito all'assunzione dei costi. Anche

dal profilo etico è molto delicato chiedersi a partire da quale momento un

assicurato è responsabile per un danno arrecato alla sua salute. Inoltre, ci

sono numerosi altri comportamenti e attività considerati a rischio che possono

avere conseguenze dannose per la salute. Obiettivamente e in considerazione del

principio della parità di trattamento non è quindi giustificabile escludere

dall'obbligo di prestazione solo le cure successive a interventi di chirurgia

estetica non soggetti all'obbligo di rimborso da parte della cassa malati. Pertanto

il Consiglio federale non ritiene appropriata la misura proposta. Il Consiglio

federale propone di respingere la mozione” (cfr. rapporto della Commissione

della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati del 15 maggio

2014).

In una

sentenza 9C_365/2010 del 28 febbraio 2011, al consid. 2, il TF ha ricordato che

un difetto estetico non configura di per sé un rischio (di malattia) assicurato

dalla LAMal (cfr. anche DTF 111 V 231, consid. 1a). Nondimeno, se un simile

difetto provoca disturbi di valore patologico, il trattamento medico - e con

esso la rimozione del difetto estetico quale causa della malattia – messo in

atto per la cura di queste conseguenze patologiche costituisce una prestazione

obbligatoria (RAMI 1992 n° KV 903 pag. 231 consid. 2c, 1991 n° KV 876 pag. 247

consid. 2b, sentenza K 87/02 del 24 dicembre 2002 consid. 1.2). Similmente

l’assicuratore malattie è chiamato ad assumersi, a determinate condizioni, i costi

di un intervento chirurgico eseguito per il trattamento di un difetto estetico

secondario, dovuto a una malattia o a un infortunio (DTF 121 V 119 consid. 1

pag. 121; cfr. anche sentenza 9C_126/2008 del 30 ottobre 2008 consid. 4.1).

In DTF 138 V

131.

il TF ha esaminato le condizioni della presa a carico di una ricostruzione

mammaria a seguito di un'amputazione parziale o totale di un seno sulla base

dei principi sviluppati in DTF 111 V 229 (consid. 8.2.1) ed ha stabilito che l'intervento

che permette il rifacimento del petto restituendo al seno amputato il suo

volume e la sua forma originari - senza che sia necessario operare il seno sano

per ristabilire la simmetria mammaria -, che dovrebbe di principio costituire

la regola dal punto di vista dell'assicurazione obbligatoria delle cure

medico-sanitarie, può in determinati casi non essere adeguato o non adempiere

lo scopo e le esigenze della LAMal (precisazione della giurisprudenza; consid. 8.2.2).

Infine, non

va dimenticato che con sentenza del 22 aprile 2002 pubblicata in DTF 128

V 143 (cfr. anche DTF 136 V 84 e DTF 137 V 31), l'Alta Corte ha stabilito che i

criteri in primo luogo atti a delimitare la cura medica da quella dentaria sono

la sede d'applicazione e lo scopo terapeutico della medesima. Per quel che

attiene la sede d'applicazione, configurano cure dentarie - come secondo la

giurisprudenza costante resa vigente la LAMI - sostanzialmente i provvedimenti

terapeutici applicati all'apparato masticatorio. Lo scopo terapeutico, criterio

pure quest'ultimo decisivo, va determinato avuto riguardo alla parte del corpo

o alla funzione che direttamente deve essere curata o ripristinata. La posa di

un accorgimento agevolante lo sminuzzamento degli alimenti, inteso a sgravare

la muscolatura e l'articolazione della mascella configura una cura medica.

In SVR 2002, KV Nr. 46,

pag. 167, l’allora TFA ha precisato:

" 3. a) Die Krankenkasse verneinte von vornherein

eine Leistungspflicht im Wesentlichen mit der Begründung, die gesetzlichen

Voraussetzungen für die Übernahme der Zahnbehandlung durch die obligatorische

Krankenpflege­versicherung gemäss Art. 31 Abs. 1 KVG in Verbindung mit Art.

17-19a KLV seien nicht erfüllt.

b) Die Beschwerdeführerin liess im vorinstanzlichen

Verfahren zunächst geltend machen, ihre Beschwerden seien sowohl unter Art. 17 lit. f KLV (Dysgnathie) wie auch unter Art. 19a

Abs. 2 Ziff. 21 und 22 KLV (Mordex apertus und Prognathia) zu subsumieren,

weshalb die daraus her­vorgehenden zahnärztlichen Behandlungen von der Kran­kenkasse

zu übernehmen seien. In ihrer abschliessenden Stellungnahme sodann

qualifizierte sie den streitigen Ein­griff als allgemeinchirurgische

Behandlung, welche die Krankenkasse nach Massgabe von Art. 25 KVG zu über­nehmen

habe.

c) Das Sozialversicherungsgericht des Kantons Zürich

legte in seinem Entscheid zunächst dar, dass - wie die Ver­sicherte inzwischen

selber einräume - weder ein Geburts­gebrechen im Sinne von Art. 19a KLV noch

eine Dysgna­thie, die zu Störungen mit Krankheitswert geführt habe, vorliege,

weshalb eine Leistungspflicht für eine zahnärztli­che Behandlung zu verneinen

sei. Eine Leistungspflicht für eine allfällige ärztliche Behandlung gemäss Art.

25.

KVG sei sodann wegen Fehlens des Krankheitswertes nicht ge­geben. Da der

erfolgte kieferchirurgische Eingriff demnach weder als ärztliche noch als

zahnärztliche Behandlung von der obligatorischen Krankenpflegeversicherung zu

über­nehmen wäre, könne die Frage, ob eine ärztliche oder eine zahnärztliche

Behandlung vorliege, offen bleiben.

d) In der Verwaltungsgerichtsbeschwerde beruft sich

die Beschwerdeführerin auf eine Leistungspflicht der obligato­rischen

Krankenpflegeversicherung für eine ärztliche Be­handlung gemäss Art. 25

KVG, wobei der erforderliche Krankheitswert gegeben sei. Die Beschwerdegegnerin

ver­tritt demgegenüber den Standpunkt, dass nur eine Leistungs­pflicht für eine

zahnärztliche Behandlung im Sinne von Art. 31 Abs. I lit.

a KVG in Verbindung mit Art. 171it. f KLV in Frage kommen

könne, wobei die entsprechenden Voraus­setzungen für eine Leistungspflicht

nicht erfüllt seien.

4.

a) Die im Vordergrund

stehenden Kriterien für die Ab­grenzung zwischen ärztlicher und zahnärztlicher

Behand­lung sind der Ansatzpunkt und die therapeutische Zielset­zung der

Behandlung.

aa) Stellt man zunächst auf den Ansatzpunkt ab, sind

zahnärztliche Behandlungen - wie bereits gemäss konstan­ter Rechtsprechung zum

KUVG - grundsätzlich therapeu­tische Vorkehren am Kausystem. Darunter fallen

die Be­handlung der Zähne, des Zahnhalteapparates sowie die Be­handlung an den

Organbereichen, die ein künstliches Gebiss aufzunehmen haben (BGE 120 V 195 E.

2b).

bb) Als weiteres entscheidendes Kriterium dient die

the­rapeutische Zielsetzung, die sich danach bestimmt, welcher Körperteil oder

welche Funktion unmittelbar therapiert oder verbessert werden soll (vgl.

GEBHARD EUGSTER, Krankenversicherung, in Schweizerisches Bundesverwal­tungsrecht

[SBVRJ, Soziale Sicherheit, Fn 333).

ec) Einige Beispiele mögen der Veranschaulichung die­nen:

Während etwa bei der Uberkronung eines schadhaften Zahnes Ansatzpunkt und

therapeutische Zielsetzung den gleichen Zahn betreffen, können sie auch

verschiedene Be­reiche erfassen. Eine Aufbissschiene beispielweise, die nicht

zur Verbesserung der Funktion der Zähne bei der Zerkleinerung der Nahrung,

sondern zur Eptlastung arthro­tischer Kiefergelenke angebracht wird, setzt zwar

am Zahnapparat an, bezweckt aber die Therapierung der Kie­ferarthrose. In

solchen Fällen wird im Allgemeinen der the­rapeutischen Zielsetzung das

grössere Gewicht beizumes­sen sein, was bedeutet, dass das Anbringen einer

solchen Aufbissschiene als ärztliche Massnahme anzusehen ist. Umgekehrt liegt

eine zahnärztliche Behandlung vor, wenn sie die Zähne als solche oder ihre

vordringliche Funktion zur Zerkleinerung der Nahrung (Verbesserung der Bissver­hältnisse)

betrifft. Daran ändert auch nichts, wenn der An­satzpunkt der Behandlung im

Kieferbereich ausserhalb des Zahnapparates und des Parodonts liegt. Die

therapeutische Zielsetzung, die auf eine Verbesserung dieser Funktion ge­richtet

ist, gibt den Ausschlag und macht die Behandlung zu einer zahnärztlichen.

b) Die genannten Kriterien dürften im Allgemeinen

zur Unterscheidung zwischen zahnärztlicher und ärztlicher Be­handlung

ausreichen. Soweit es nötig sein sollte, könnten ergänzend weitere sachdienliche

Kriterien herangezogen werden (vgl. zum Ganzen zur Publikation in der Amtlichen

Sammlung vorgesehenes Urteil K. vom 22. April 2002, K 172/00).

c) Während die Kosten für eine ärztliche Behandlung

von der obligatorischen Krankenpflegeversicherung bei ge­gebenem Krankheitswert

nach Massgabe von Art. 25 KVG zu übernehmen sind, richtet sich die

Leistungspflicht für eine zahnärztliche Behandlung nach Art. 31 Abs. 1 KVG in

Verbindung mit Art. 17 ff. KLV.

5.

Ansatzpunkt der streitigen operativen Behandlung

des offenen Bisses und der Retromaxillie sind der Zahnapparat und der

Kieferbereich. Die therapeutische Zielsetzung be­darf einer differenzierten

Betrachtung.

a) Soweit die Beschwerdeführerin geltend macht, der

operative Eingriff habe dazu gedient, ihre äussere Erschei­nung im

Gesichtsbereich ästhetischer zu machen und damit ihre Hemmungen abzubauen, an

denen sie seit ihrer Kind­heit leide, beruft sie sich auf eine therapeutische

Zielset­zung, die im psychischen Bereich liegt. Zur Diskussion steht damit eine

ärztliche Massnahme. Der Krankheitswert, der erforderlich wäre, damit die

Behandlung die Leistungs­pflicht der obligatorischen Krankenpflegeversicherung

ge­mäss Art. 25 KVG zu begründen vermöchte, ist indessen nicht gegeben. Die

Angabe in der Verwaltungsgerichtsbe­schwerde, wonach die Versicherte mit einem

Antidepressi­vum behandelt worden sei, ist zu vage, als dass daraus auf

eine psychische Erkrankung mit Krankheitswert geschlos­sen werden könnte. Der

Vollständigkeit halber ist diesbe­züglich darauf hinzuweisen, dass auch im von

der Be­schwerdeführerin aufgelegten Bericht des Prof.

Dr. Dr. A, Klinik und Poliklinik für Kiefer- und

Gesichtschirurgie des Spitals O vom 29. November 2001, nichts auf eine solche

Erkrankung hindeutet.

b) Soweit die Beschwerdeführerin indessen geltend

macht, die Operation habe einer Verbesserung der Bissver­hältnisse gedient,

handelt es sich von der therapeutischen Zielsetzung her um eine zahnärztliche

Massnahme. Eine schwere, nicht vermeidbare Erkrankung im Sinne von Art. 31 Abs.

1.

lit. a KVG in Verbindung mit

Art. 17 lit. f KLV liegt indessen

nicht vor. In den Akten finden sich keine Anhaltspunkte dafür, dass die

Beschwerdeführerin an einer Dysgnathie, die zu Störungen mit Krankheitswert, na­mentlich

zu einer schweren Schädel-Gesichts-Asymmetrie, geführt hätte, litt. Der offene

Biss und die Retromaxillie, welche bei der Versicherten zu wenig ausgeprägt

gewesen sind, als dass sie ein Geburtsgebrechen im Sinne von Art. 13 IVG

dargestellt hätten, mögen wohl der äusseren Erscheinung Abbruch tun; von einer

schweren Schädel-Ge­sichts-Asymmetrie kann indessen nicht die Rede sein.

Diesbezüglich kann auch auf den Bild-Atlas der Erkrankungen mit Auswirkungen

auf das Kausystem (SSO-Atlas), herausgegeben von der Schweizerischen Zahnärztegesell­schaft

SSO, 1996, verwiesen werden, wo

unter Asymmetrie im Sinne von Art. 17 lit. f Ziff. 3 KLV der offene Biss und die Retromaxillie nicht aufgeführt

sind.

c) Ist demzufolge die Beschwerdegegnerin weder für

die Kosten einer ärztlichen noch einer zahnärztlichen Behand­lung

leistungspflichtig, ist die Verwaltungsgerichtsbe­schwerde abzuweisen."

2.10

In

concreto è pacifico che il ricorrente, prima dell’insorgere della nevralgia del

trigemino, ha subito un intervento ai denti non soggetto a rimborso da parte

della LAMal. All’interessato è stato estratto un dente (21), poi sostituito con

un impianto enossale in titanio e una sovrastruttura in porcellana (cfr. doc.

14, affermazioni del dr. med. __________ “Zahn 21 war nicht beschwerdefrei. Eine Revision der insuffizienten Wurzelfüllung schied aus verschiedenen

Gründen aus. Daher erfolgte mit Zustimmung des Patienten die Extraktion und die

anschliessende Sofort-Versorgung der entstandenen Schaltlücke mit einer

Klebebrücke, später definitiv mit einem enossalen Titan-Impanatat und einer

Suprakonstruktion Vollporzellankrone”).

Non è neppure contestata la circostanza che in seguito a questo

intervento, è sorta una nevralgia del trigemino (cfr. anche doc. A4, presa di

posizione del 5 marzo 2013 del dr. med. __________), che tuttavia, come ammette

l’assicuratore, non è più compresa nella diagnosi/terapia originaria, ma ne è

indipendente e pertanto va assunta dall’assicurazione obbligatoria.

La Cassa ha

così correttamente rimborsato l’intervento che ha consentito di togliere

l’impianto, conformemente a quanto prevede la sentenza pubblicata in RAMI 1999,

pag. 457 e seguenti, trattandosi di una cura medica atta a guarire una

malattia.

Tuttavia, con

l’estrazione dell’impianto la cura della nevralgia del trigemino è terminata,

nel senso che la ricostruzione del dente e del nuovo impianto esula dal

trattamento della patologia, essendo il suo scopo di carattere prevalentemente

dentario. Ritenuto che all’origine della ricostruzione del dente, e meglio

dell’inserimento dell’impianto, prima dell’insorgenza della nevralgia del

trigemino vi era una patologia evitabile dell’apparato masticatorio,

l’intervento ricostruttivo non può essere messo a carico dell’assicurazione. In

caso contrario si ricadrebbe nell’applicazione dell’art. 31 cpv. 1 lett. c

LAMal (e 19 OPre).

All’insorgente

non può neppure essere d’aiuto la giurisprudenza sviluppata nell’ambito degli

interventi estetici, ritenuto come nel caso di specie non vi è una lesione alla

salute delle caratteristiche secondarie dell’assicurato e, in ogni caso, non vi

è, alla base, una patologia psichica.

Alla luce di

tutto quanto sopra esposto la decisione impugnata merita conferma, mentre il

ricorso va respinto. Essendo il ricorrente perdente in causa, la richiesta di rimborso

delle spese di traduzione va respinta, senza che sia necessario esaminarne il

fondamento.

2.11

L’insorgente ha

chiesto di sentire il dr. med. __________, il dr. med. __________ ed il dr.

med. __________ (doc. I) ed ha domandato l’allestimento di una perizia atta a

stabilire se la nevralgia del trigemino dipende dall’inserimento di un impianto

di cattiva qualità da parte del dr. __________, dal quale richiama tutti gli

atti (anamnesi, giustificativi dei costi, ecc.),.

Il TCA

rinuncia all’assunzione delle prove richieste. La qualità dell’impianto, come

sottolinea l’assicuratore (doc. IX), non è rilevante per l’esito della

vertenza, poiché non è contestato che per la cura della nevralgia del trigemino

era necessario togliere l’impianto indipendentemente dalla sua qualità. Non è

neppure utile sentire i medici citati dal ricorrente, poiché non apporterebbero

alcun aiuto all’assicurato ritenuto che non sono necessari ulteriori

accertamenti medici per decidere nel merito della vertenza.

Conformemente alla

costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio conduca

l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle

prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere

considerata predominante e che altri provvedimenti probatori non potrebbero

modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento

anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der

Sozialversicherung, pag. 212 no. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und

Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320;

Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11

gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223

consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale

modo di procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito

desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF

124.

V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso é respinto.

2. Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello

Stato. Non si assegnano ripetibili.

3. Comunicazione agli

interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla

comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3

esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,

contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo

rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente

l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti