36.2016.35
Richiesta di versamento di indennità giornaliere parzialmente accolto dopo gli accertamenti effettuati dal Tribunale
7 dicembre 2016Italiano72 min
Source ti.ch
Raccomandata
Incarto
n.
36.2016.35
cs
Lugano
7 dicembre 2016
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo, presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattore:
Christian Steffen, vicecancelliere
segretario:
Gianluca Menghetti
statuendo sulla petizione del 29 marzo 2016 di
AT 1
rappr. da: RA 1
contro
CV 1
in materia di assicurazione contro le malattie
ritenuto, in fatto
1.1. AT 1, nata nel 1977, è
affiliata presso CV 1 (di seguito: CV 1) per l’assicurazione contro la perdita
di guadagno in caso di malattia per il tramite del contratto collettivo
d’indennità giornaliera del suo datore di lavoro, __________, dove era da
ultimo attiva quale responsabile di gruppo del reparto confezioni (doc. A).
1.2. Dal 10 dicembre 2014
l’assicurata è stata dichiarata completamente inabile al lavoro a causa di una
patologia psichica dal dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia
(doc. E). Dopo aver sottoposto l’interessata ad una visita ad opera del dr.
med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, l’assicuratore ha cessato il
versamento delle prestazioni con effetto dal 14 marzo 2015 (doc. F, G, L).
1.3. Il 23 marzo 2015 __________
ha disdetto il rapporto lavorativo con AT 1, con effetto al 30 giugno 2015
(doc. A). La Segretaria assessora della Pretura di __________ l’11 maggio 2016
ha sospeso la procedura di conciliazione promossa da AT 1 contro __________ “in
attesa dell’esito della procedura pendente presso il Tribunale cantonale delle
assicurazioni” (doc. BB; cfr. anche doc. S).
1.4. Il 29 marzo 2016 AT 1,
rappresentata dall’avv. RA 1, ha inoltrato una petizione al TCA, tramite la
quale ha chiesto la condanna dell’assicuratore al pagamento delle “indennità
giornaliere previste contrattualmente pari almeno a CHF 35'000 lordi, in ogni
caso tutte le indennità giornaliere a cui l’assicurata ha diritto a partire
retroattivamente dal 14 marzo 2015 e fino alla sua completa abilità lavorativa”
ed ha contestualmente domandato di essere posta al beneficio dell’assistenza
giudiziaria e del gratuito patrocinio (doc. I). L’attrice, sulla base di
certificati medici del suo curante, dr. med. __________, FMH psichiatria, contesta
la presa di posizione del dr. med. __________ e rileva di essere stata degente
dal 22 agosto 2015 al 23 settembre 2015 presso la Clinica __________ di __________.
L’interessata sottolinea inoltre che il dr. __________, che l’ha visitata su
ordine dell’assicuratore, avrebbe attestato una completa incapacità lavorativa
dal 22 agosto 2015 a fine dicembre 2015, con ripresa del lavoro al 50% dal 1°
gennaio 2016 ed al 100% dal 1° febbraio 2016 e che nel corso del mese di
febbraio 2016 è nuovamente stata degente presso la Clinica __________ di __________.
L’assicuratore tuttavia non ha versato alcunché poiché sarebbe uscita dal
contratto collettivo in seguito al licenziamento ed il datore di lavoro non le
avrebbe comunicato la possibilità di passare nell’assicurazione individuale. L’attrice
domanda infine a questo Tribunale di assumere ulteriori prove (richiamo della polizza
assicurativa conclusa con __________; richiamo dell’intero incarto
dall’assicuratore; richiamo dei documenti dalla Pretura di __________; richiamo
dalla Clinica __________ dei rapporti medici; richiamo dal Dr. __________ di
eventuali certificati medici dopo il 31 marzo 2016; perizia giudiziaria).
1.5. Con risposta del 20 aprile
2016 l’assicuratore ha proposto la reiezione della petizione con argomentazioni
che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. III).
1.6. Il 3 maggio 2016
l’assicuratore ha trasmesso l’incarto completo (doc. VI).
1.7. Il 4 maggio 2016 il Giudice
delegato del TCA ha scritto all’assicuratore, ritornandogli gli atti e
chiedendo la produzione di un elenco ragionato (doc. VII).
1.8. Con scritto del 4 maggio 2016
l’attrice ha prodotto un certificato medico del 31 marzo 2016 del dr. med. __________,
FMH psichiatria e psicoterapia, nonché un rapporto breve di dimissione del 2
marzo 2016 della Clinica __________ di __________ (doc. VIII).
1.9. In data 6 maggio 2016
l’assicuratore ha prodotto l’elenco degli atti, aggiungendo le CGA (doc. IX).
1.10. Con scritto 9/10 maggio 2016
il Giudice delegato del TCA ha richiamato dalla Clinica __________ un rapporto
dettagliato della degenza dal 19 al 29 febbraio 2016 dell’attrice, attestante
lo stato della stessa alla sua dimissione, le prescrizioni e le terapie suggerite
dai collaboratori (doc. X).
1.11. Con scritto 9/10 maggio 2016
il Giudice delegato del TCA ha trasmesso l’elenco degli atti alle parti,
assegnando loro un nuovo termine per produrre ulteriori mezzi di prova (doc.
XI).
1.12. L’11 maggio 2016 l’attrice ha
prodotto copia del verbale di udienza della Pretura di __________ relativo al
tentativo di conciliazione tra lei e il suo datore di lavoro con l’indicazione
che la causa è stata sospesa (doc. XII/BB). L’attrice ha inoltre chiesto che
l’assicuratore produca il contratto assicurativo tra CV 1 e __________ con gli
eventuali adeguamenti anche per rapporto alle condizioni generali
d’assicurazione ed ha domandato se l’adeguamento è automatico (doc. XII).
1.13. Il 13 maggio 2016 il Giudice
delegato ha chiesto all’assicuratore copia della polizza assicurativa relativa
alla copertura in essere con __________ (doc. XIII).
1.14. Il 18 maggio 2016
l’assicuratore ha prodotto quanto richiesto (doc. XIV).
1.15. Il 17 maggio 2016 l’attrice ha
inoltrato un’istanza di produzione di nuove prove ed ha trasmesso il rapporto
di dimissione del 10 maggio 2016 della Clinica __________ di __________ (doc.
XV).
1.16. Il 19 maggio 2016 copia dello
scritto del 18 maggio 2016 di CV 1 è stato trasmesso all’attrice (doc. XVI),
mentre copia dello scritto dell’attrice è stato trasmesso all’assicuratore
(doc. XVII).
1.17. Il 10 giugno 2016 è pervenuta
al TCA copia del rapporto di dimissione del 10 maggio 2016 della Clinica __________
già inviato dall’attrice (doc. XVIII).
1.18. Il 13 giugno 2016 il Giudice
delegato del TCA ha trasmesso alle parti copia del rapporto di dimissione del
10 maggio 2016 della Clinica __________ e le ha informate che a giorni sarebbe
stata organizzata un’udienza (doc. XIX).
1.19. Il 19 luglio 2016 le parti
sono state sentite nel corso di un’udienza, da cui è emerso:
"
(…) Parte attrice produce in
questa sede le certificazioni del curante dr.med. __________ relative ai mesi
da aprile a luglio compreso (4 certificazioni).
CV 1 dà atto di aver onorato il suo impegno fino al
14.3.2015, il 14.3.2015 è stato l’ultimo giorno che le sono state versate IPG.
L’attrice dal canto suo rileva che le IPG sarebbero state versate solo fino al
10.3.2015 (doc. B). Dal canto suo CV 1 verificherà puntualmente il dato. Dal
22.8.2015, secondo CV 1 sussiste nuove inabilità lavorativa completa e ciò fino
al 31.12.2015, mentre dal 1.1.2016 l’inabilità, sempre secondo __________ è al
50%.
Parte attrice rileva che ad oggi non è ancora stata
inoltrata una domanda di prestazioni AI nonostante i medici fossero a piena
conoscenza della situazione e nonostante il perdurare della patologia.
Le parti concordano che il materiale probatorio fin
qui acquisiti, di natura medica, non impone la relazione di una perizia. Essi concordano
con la possibilità di approfondire le valutazioni mediche mediante domande
formulate ai curante rispettivamente ai medici della Clinica __________ di __________.
Scopo di questi atti procedurali è chiarire le condizioni di saluti
dell’attrice in particolare nel periodo che ha succeduto l’interruzione del
lavoro il 13.3.2015 sino al ricovero del 22.8.2015 presso la __________.
Le parti danno atto che la valutazione del dott. __________
per il periodo dal 22.08.2015 sino al 31.12.2015 è condivisa. Le parti invece
non concordano su periodo successivo dal 1.1.16 in avanti. L’attrice sostiene
che la sua inabilità sia piena mentre CV 1 si fonda sulla valutazione __________.
A questo proposito l’attrice evidenzia come lo stesso
dott. __________, che ha redatto la perizia nel novembre 2015, ha formulato
solo una prognosi riservandosi un approfondimento e ritiene quindi che questo
aspetto dell’inabilità nel corso del 2016 dovrebbe essere indagato
adeguatamente.” (doc. XXI)
1.20. Il 20 luglio 2016 il TCA ha
interpellato il dr. med. __________, chiedendo:
"
(…)
il nostro Tribunale è chiamato a statuire in merito ad
una vertenza che vede opposti CV 1 e AT 1 in relazione al pagamento di
indennità giornaliere a causa di malattia.
Le parti sono state sentite nel corso di un’udienza,
tenutasi il 19 luglio 2016 presso il nostro Tribunale, nel corso della quale è
stato stabilito di procedere ad ulteriori accertamenti medici, in particolare
per stabilire la capacità lavorativa di AT 1 tra il 14 marzo 2015 ed il 21 agosto
2015 e dal 1° gennaio 2016.
Dagli atti in nostro possesso emerge che Lei è stato
incaricato da CV 1 di allestire un referto in ambito psichiatrico, che è stato
redatto il 9 novembre 2015 dopo la visita del 5 novembre 2015 (doc. O, qui
allegato). Nel medesimo figura la diagnosi di disturbo di personalità misto
(con tratti passivi-aggressivi-istrionici; F61.0) e di episodio depressivo di
lieve-media gravità (F32.10), nonché la possibilità di una ripresa della
capacità lavorativa in un’attività confacente, nella misura del 50%, dal 1°
gennaio 2016.
Ai fini del giudizio le chiediamo di voler rispondere
alle seguenti domande, sulla base, oltre che degli atti già a sua disposizione
e della documentazione medica qui allegata (rapporto di dimissione della Clinica
__________ del 10 maggio 2016 [doc. XVIII/1]; 4 certificati medici del 27
giugno 2016, 6 giugno 2016, 20 maggio 2016 e 31 marzo 2016 del dr. med. __________
[doc. da XXI/2 a XXI/5]), anche di un’ulteriore visita di AT 1 (per
stabilire l’evoluzione dello stato di salute dell’interessata):
1. Sulla base degli atti medici a Sua disposizione
(descritti nel referto del 9 novembre 2015 a pag. 1 e 2) e dell’evoluzione
dello stato di salute di AT 1 che ha portato alla degenza dal 22 agosto al 23
settembre 2015 presso la Clinica __________ di __________, qual era, dal punto
di vista psichiatrico, la capacità lavorativa di AT 1 (nella sua attività) nel
periodo dal 14 marzo 2015 al 21 agosto 2015 (le chiediamo di voler motivare la
risposta)?
2. Nel referto del 9 novembre 2015 afferma che AT 1
avrebbe potuto ricominciare l’attività precedentemente svolta dal 1° gennaio
2016 nella misura del 50%. Sulla base degli atti medici qui allegati (rapporto
di dimissione della Clinica __________ del 10 maggio 2016 [doc. XVIII/1]; 4
certificati medici del 27 giugno 2016, 6 giugno 2016, 20 maggio 2016 e 31 marzo
2016 del dr. med. __________ [doc. da XXI/2 a XXI/5]) e della visita da
effettuare, conferma tale valutazione? Qual è stata l’evoluzione dello stato di
salute e della capacità lavorativa di AT 1 dal 1° gennaio 2016 nella sua
attività precedentemente svolta ed in altre attività confacenti al suo stato di
salute?
3. Eventuali osservazioni.” (doc. XXII)
1.21. Il 20 luglio 2016 il TCA ha
interpellato la Clinica __________, chiedendo:
“(…) come già segnalatovi in data 9 maggio 2016, il
nostro Tribunale è chiamato a statuire in merito ad una vertenza che vede
opposti CV 1 e AT 1.
Il 6 giugno 2016, su nostra richiesta, ci avete
trasmesso il rapporto di dimissione inerente il ricovero di AT 1 dal 19
febbraio 2016 al 29 febbraio 2016 (doc. XVIII/1, qui allegato).
Le parti sono state sentite nel corso di un’udienza,
tenutasi il 19 luglio 2016 presso il nostro Tribunale, nel corso della quale è
stato stabilito di procedere ad ulteriori accertamenti medici, in particolare
per stabilire la capacità lavorativa di AT 1 tra il 14 marzo 2015 ed il 21
agosto 2015 e dal 1° gennaio 2016.
Ai fini del giudizio vi chiediamo di sottoporre le
seguenti domande al dr. med. __________ e alla dr.ssa med. __________ che hanno
redatto il rapporto di dimissione del 10 maggio 2016:
1. Sulla base delle degenze di AT 1 presso la vostra
struttura dal 22 agosto 2015 al 23 settembre 2015 e dal 19 febbraio 2016 al 29
febbraio 2016 è possibile stabilire la capacità lavorativa della paziente nel
periodo precedente e successivo ai ricoveri?
2. In caso di risposta positiva alla prima domanda,
qual è stata l’evoluzione della capacità lavorativa di AT 1 nella sua attività
prima del ricovero del 22 agosto 2015, e dal 1° gennaio 2016 al 18 febbraio
2016? Dopo la dimissione del 29 febbraio 2016 AT 1 avrebbe potuto riprendere
l’attività lavorativa? In quale misura?
3. Indipendentemente dalle risposte alle due domande
precedenti avete riscontrato delle differenze relativamente allo stato di
salute di AT 1 tra i due ricoveri (quali)? Vi è stato un miglioramento, un
peggioramento od una stabilità della patologia di cui è affetta AT 1?
4. Eventuali osservazioni.” (doc. XXIII)
1.22. Il 20 luglio 2016 il TCA ha interpellato
il dr. med. __________, chiedendo:
“(…) il nostro Tribunale è chiamato a statuire in
merito ad una vertenza che vede opposti CV 1 e AT 1 in relazione al pagamento
di indennità giornaliere a causa di malattia.
Le parti sono state sentite nel corso di un’udienza,
tenutasi il 19 luglio 2016 presso il nostro Tribunale, nel corso della quale è
stato stabilito di procedere ad ulteriori accertamenti medici, in particolare
per stabilire la capacità lavorativa di AT 1 tra il 14 marzo 2015 ed il 21 agosto
2015 e dal 1° gennaio 2016.
Dagli atti in nostro possesso emerge che Lei ha avuto
in cura AT 1 per un breve periodo nel corso del 2015 ed ha rilasciato, il 6
maggio 2015, un certificato di inabilità lavorativa per il periodo dal 25
aprile 2015 al 24 maggio 2015 (doc. 55, qui allegato).
Ai fini del giudizio le chiediamo di voler rispondere
alle seguenti domande:
1. Durante quale periodo AT 1 è stata in cura presso
di lei?
2. Di quale patologia soffriva AT 1 in quel periodo?
3. Conferma che AT 1 è stata incapace al lavoro dal 25
aprile 2015 al 24 maggio 2015? In caso di risposta affermativa, sulla base di
quali elementi medici oggettivi?
4. Dalle visite effettuate e dagli atti in suo
possesso, è possibile stabilire l’evoluzione precedente (in particolare dal 14
marzo 2015 al 24 aprile 2015) e successiva (dal 25 maggio 2015) della capacità
lavorativa di AT 1 nella sua precedente attività di operaia? In caso di
risposta affermativa, qual era la capacità lavorativa della sua paziente in
quel periodo?
5. Eventuali osservazioni.” (doc. XXIV)
1.23. Il 26 luglio 2016 il dr. med. __________
della Clinica __________ ha risposto alle domande poste dal Tribunale (doc.
XXV), mentre il 28 luglio 2016 CV 1 ha rilevato, d’accordo con l’attrice, che
avrebbe aspettato gli accertamenti medici prima di discutere circa una
possibile transazione tra le parti (doc. XXVI).
1.24. Il 4 agosto 2016 il dr. med. __________
ha prodotto le sue risposte (doc. XXVII).
1.25. Il 15 agosto 2016 il dr. med. __________
ha scritto al Tribunale chiedendo al TCA di convocare l’attrice per il 14
ottobre 2016 alle ore 11:00 presso il suo studio (doc. XXVIII).
1.26. Con scritto del 17 agosto 2016
il TCA ha interpellato la rappresentante dell’attrice invitandola ad informare
l’assicurata della visita del 14 ottobre 2016, con l’indicazione che in caso di
assenza ingiustificata il Tribunale avrebbe giudicato sulla base degli atti
medici prodotti dalle parti e degli accertamenti effettuati in corso di causa
(doc. XXIX).
1.27. Il 24 ottobre 2016 il dr. med.
__________ ha prodotto il suo referto (doc. XXX).
1.28. Il 26 ottobre 2016 il TCA ha
scritto al dr. med. __________ chiedendogli di rispondere precisamente alla
domanda numero 1 (doc. XXXI).
1.29. Il 31 ottobre 2016 il dr. med.
__________ ha risposto (doc. XXXII).
1.30. Il 3 novembre 2016 il Giudice
delegato del TCA ha assegnato alle parti un termine scadente il 22 novembre
2016 per prendere posizione in merito (doc. XXXIII).
1.31. Con osservazioni del 21
novembre 2016 l’assicuratore ribadisce la sua posizione e sostiene che “seppure
consapevole del fatto che spetterà al lodevole Tribunale valutare i mezzi di
prova a disposizione” in base alla documentazione medica “la capacità
lavorativa dell’attrice per il periodo che va dal 14 marzo 2015 al 22 agosto
2015” è del 100% e pertanto nulla le è dovuto “a causa della mancata copertura
contrattuale. In caso contrario, e cioè se venisse appurata un’inabilità
lavorativa almeno parziale per il periodo che va dal 14 marzo 2015 al 22 agosto
2015, la convenuta sarebbe più che disposta a trovare un accordo transattivo
con l’attrice” (doc. XXXIV).
1.32. Con scritto datato 17 novembre
2016 e pervenuto al TCA il 23 novembre 2016 l’attrice ha prodotto le sue
osservazioni (doc. XXXV).
1.33. Le rispettive prese di
posizione sono state trasmesse alle parti per conoscenza.
2.1. Oggetto del contendere è la
questione di sapere se l’attrice ha diritto ad indennità giornaliere dal 14
marzo 2015 (doc. I, in fine).
2.2. Per quanto
concerne l’indennità perdita di guadagno, va innanzitutto rilevato, come emerge
da una sentenza del TF del 26 settembre 2007 (4A_53/2007), che l'art. 324a cpv. 1 CO prevede che se il lavoratore è impedito senza sua colpa
di lavorare, per motivi inerenti alla sua persona, come la malattia, il datore
di lavoro deve pagargli per un tempo limitato il salario, compresa un'adeguata
indennità per perdita del salario in natura, in quanto il rapporto di lavoro
sia durato o sia stato stipulato per più di tre mesi (sulle condizioni di
applicazione di questa norma, cfr. Adrian von Kaenel, Verhältnis einer
Krankentaggeldlösung zu Art. 324a OR, in: Krankentag-geldversicherung:
Arbeits- und versicherungsrechtliche Aspekte, Zurigo 2007,
pag. 109-131, in particolare pag. 111-115).
La durata
del pagamento del salario dipende dalla durata del rapporto di lavoro (art.
324a cpv. 2 CO; sui criteri usualmente applicati dai tribunali in questi casi,
cfr. Adrian von Kaenel, op. cit., pag. 116 seg.).
Salvo
pattuizione contraria, l'obbligo di pagamento del salario in caso di malattia
cessa con la fine del rapporto di lavoro (Hans-Rudolf Müller, Grundlagen der
Krankentaggeldversicherung nach VVG, in: Krankentaggeldversicherung: Arbeits-
und versicherungsrechtliche Aspekte, Zurigo 2007,
pag. 19-45, in particolare pag. 20).
Queste norme
configurano il regime legale di base a tutela del lavoratore, gli garantiscono
una protezione minima alla quale non può essere derogato a suo svantaggio (art.
362 cpv. 1 CO; cfr. DTF 131 III 263 consid. 2.2 pag. 628).
L'art. 324a
cpv. 4 CO prevede la possibilità di derogare al regime di base legale appena
descritto mediante accordo scritto, contratto normale o contratto collettivo
che sancisca un ordinamento almeno equivalente per il lavoratore (sull'aspetto
dell'equivalenza cfr. Adrian von Kaenel, op. cit., pag. 120 segg.). Si tratta,
di regola, di un regime che comporta una riduzione delle prestazioni del datore
di lavoro durante il periodo minimo previsto dalla legge, ma compensa questa
riduzione mediante l'estensione del periodo durante il quale il datore
di lavoro procede al versamento (Gabriel Aubert, in: Commentaire
romand, n. 50 ad art. 324a CO).
La deroga al
regime di base deve essere pattuita in forma scritta.
Trattandosi
di un accordo che concerne i diritti minimi del lavoratore, esso deve
menzionare i punti essenziali del regime convenzionale, quali ad esempio la
percentuale del guadagno assicurato, i rischi coperti, la durata delle prestazioni,
se del caso la durata del periodo di attesa. Qualora – come spesso accade nella
pratica - il datore di lavoro stipuli un'assicurazione d'indennità giornaliere
in caso di malattia, l'accordo indica anche le modalità di finanziamento dei
premi assicurativi; per il resto può rinviare alle condizioni generali di
assicurazione o a un altro documento tenuto a disposizione del lavoratore (DTF
131 III 623 consid. 2.5.1 con numerosi riferimenti dottrinali).
2.3. Nella presente fattispecie
trovano applicazione le Condizioni generali d’assicurazione per l’assicurazione
collettiva d’indennità giornaliera ai sensi della LCA, edizione 2012 (di
seguito: CGA; cfr. doc. 2).
Ai sensi dell’art. __________
CGA le basi del contratto d’assicurazione sono la polizza, le CGA e le
eventuali condizioni particolari e appendici, la LCA e tutti gli accordi
contrattuali scritti esistenti tra l’assicuratore e il contraente
dell’assicurazione o la persona assicurata.
Per l’art. __________ CGA
il contratto può comprendere le seguenti assicurazioni: indennità giornaliera in
caso di malattia per il titolare dell’azienda, i suoi familiari occupati
nell’azienda e il personale dipendente (____________________); l’indennità
giornaliera in caso d’infortunio per il titolare dell’azienda ed i suoi
familiari occupati nell’azienda (__________), l’indennità di parto per il
titolare dell’azienda, i suoi familiari occupati nell’azienda e il personale
dipendente (__________).
Secondo l’art. __________
CGA è considerata malattia qualsiasi danno alla salute fisica, mentale o
psichica che non sia la conseguenza di un infortunio e che richieda un esame o
una cura medica oppure provochi un’incapacità al lavoro (art. 3 LPGA). Ai sensi
dell’art. __________ CGA è considerata incapacità al lavoro qualsiasi
incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica,
mentale o psichica, di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella
professione o nel campo d’attività abituale (art. 6 LPGA). Dopo 3 mesi
d’incapacità al lavoro saranno prese in considerazione anche le mansioni ragionevolmente
esigibili in un’altra professione o campo d’attività. Per l’art. __________ CGA
è considerata incapacità al guadagno la perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica
che perdura dopo aver sottoposto l’assicurato alle cure e alle misure
d’integrazione ragionevolmente esigibili. Per valutare la presenza di
un’incapacità al guadagno sono considerate esclusivamente le conseguenze del
danno alla salute. Inoltre, sussiste un’incapacità al guadagno soltanto se essa
non è obiettivamente superabile (art. 7 LPGA).
L’art. __________ CGA
prevede che per la persona assicurata, la copertura assicurativa si estingue,
tra l’altro, con l’uscita dall’azienda assicurata (__________), con la fine del
contratto d’assicurazione (__________) con l.saurimento del diritto alle
prestazioni (__________).
Per l’art. __________ CGA
nel caso di uscita dalla cerchia delle persone assicurate o di conclusione del
contratto d’assicurazione, le persone assicurate e domiciliate in Svizzera o
nel Principato del Liechtenstein, hanno diritto al passaggio nell’assicurazione
individuale. Il diritto di passaggio deve essere fatto valere per scritto entro
90 giorni.
Ai sensi dell’art. __________
CGA se la persona assicurata, secondo l’attestazione del medico, è inabile al
lavoro, l’assicuratore corrisponde per una inabilità lavorativa completa
l’indennità giornaliera stabilita per contratto fino al massimo della perdita
di guadagno dimostrabile.
Per l’art. __________ CGA
in caso di parziale inabilità al lavoro pari almeno al 25%, l’indennità
giornaliera viene accordata in proporzione al grado d’inabilità lavorativa.
L’art. __________ CGA regola
il calcolo delle prestazioni ed al punto 1 prevede segnatamente che quale base
per il calcolo delle indennità giornaliere percentuali è determinante l’ultimo
salario AVS percepito nell’azienda assicurata prima dell’inizio della malattia.
Ai sensi dell’art. __________
CGA se un assicurato inabile al lavoro nella sua professione abituale non può
essere reinserito nella sua azienda, egli è tenuto a cercare un lavoro, entro 3
mesi, in un altro settore d’attività, e ad annunciarsi presso l’assicurazione
invalidità, rispettivamente l’assicurazione disoccupazione. Per l’art. __________
CGA se l’abilità lavorativa residua non viene sfruttata, il calcolo
dell’indennità giornaliera avviene considerando l’obbligo di riduzione del
danno che incombe all’assicurato. Ai sensi dell’art. __________ CGA se la
persona inabile al lavoro omette di annunciarsi all’assicurazione
disoccupazione, risp. l’assicurazione invalidità, l’assicuratore può sospendere
le prestazioni d’indennità giornaliera o ridurle. Il calcolo di eventuali
prestazioni avviene considerando le prestazioni che devono presumibilmente
essere erogate da queste assicurazioni.
2.4. Va ancora
evidenziato che l’assicurazione d’indennità giornaliera in caso di
malattia può essere stipulata nella forma di un’assicurazione di somme o di
un’assicurazione contro i danni (sentenza 4A_53/2007 del 26 settembre 2007,
consid. 4.4.2).
L’assicurazione di somme
garantisce una prestazione che è stata definita al momento della conclusione
del contratto e non dipende dal verificarsi di un pregiudizio economico: essa è
dovuta non appena l’evento assicurato si sia verificato (cfr. sentenza
4A_53/2007 del 26 settembre 2007, consid. 4.4.2; cfr. anche sulla nozione di
assicurazione di somme in relazione a un’assicurazione d’indennità giornaliere
in caso di malattie la sentenza 4A_168/2007 del 16 luglio 2007, consid. 3.2.4 e
3.2.5, pubblicata in DTF 133 III 527).
L’assicurazione contro i
danni mira invece a rimborsare il danno: in questo caso il versamento e la
misura delle prestazioni dipendono dalla misura del pregiudizio economico
effettivamente patito dall’assicurato (cfr. sentenza 4A_53/2007 del 26
settembre 2007, consid. 4.4.2).
La questione di sapere se
si è in presenza dell’una o dell’altra forma di assicurazione va decisa
mediante l’interpretazione del contratto di assicurazione e delle condizioni
generali d’assicurazione che lo accompagnano (CGA), secondo le regole usuali
dell’interpretazione dei contratti (sui criteri di distinzione fra queste due
modalità di assicurazione cfr. anche sentenza 4C.83/1998 dell’11 giugno 1998, consid. 3c e 3d e sentenza 5C.243/2006 del 19 aprile 2007).
In concreto non è
contestato che ci si trova in presenza di un’assicurazione contro i danni (cfr.
CGA, art. __________).
2.5. Circa l’aspetto medico, va
rammentato che in una sentenza 4A_178/2015 dell’11 settembre 2015, pubblicata
in DTF 141 III 433, il Tribunale federale ha stabilito che una perizia privata
non costituisce un mezzo di prova ai sensi dell’art. 168 cpv. 1 CPC e che nel processo
civile le perizie di parte (Privatgutachten) devono essere
considerate alla stessa stregua di semplici allegazioni di parte. Questa giurisprudenza
vale anche per le pretese derivanti dall’assicurazione di indennità giornaliera
per malattia, che nella maggior parte dei Cantoni sono giudicate dai Tribunali
delle assicurazioni sociali (cfr. Annuaire de l’assurance-maladie suisse 2016,
pag. 36 e 37).
Nel caso evaso dall’Alta Corte lo scorso settembre, si trattava di
un assicurato al beneficio di un’assicurazione di indennità giornaliera fondata
sulla LCA che era incapace al lavoro e ha domandato una rendita di invalidità,
che la sua assicurazione privata ha rifiutato fondandosi su una perizia che
essa stessa ha fatto eseguire da un medico specialista in psichiatria e
psicoterapia, il quale si è basato sugli atti medici e ha visitato
personalmente l’interessato, non ritenendo infine un’incapacità lavorativa.
L’assicurato ha quindi chiamato in giudizio la sua assicurazione, ma davanti al
Tribunale cantonale ha perso la causa. I giudici, dopo avere apprezzato le 4
valutazioni mediche agli atti (la perizia di parte allestita su mandato
dell’assicuratore, il referto del curante, la perizia interdisciplinare e il
parere di un altro medico a cui l’Ufficio AI ha sottoposto gli atti) giunte a
conclusioni differenti sulla capacità lavorativa dell’assicurato, si sono
basati sulla perizia di parte dell’assicuratore malattia e in virtù della
verosimiglianza preponderante hanno ritenuto che l’assicurato non fosse inabile
al lavoro. La prima istanza si è basata sulla DTF 125 V 351 consid. 3b/dd,
secondo cui la perizia di parte fatta esperire dall’assicuratore malattia ha il
valore di un mezzo di prova (cfr. consid. 2.1). L’assicurato ha quindi
inoltrato un ricorso in materia civile presso il Tribunale federale, lamentando
che la perizia fatta allestire dall’assicuratore non era una perizia neutra, ma
di parte, perciò dal profilo del diritto processuale civile valeva soltanto,
come stabilito dalla DTF 132 III 83 consid. 3.4, quale semplice allegazione di
parte e non come mezzo di prova (cfr. consid. 2.2).
Il TF ha dovuto quindi esaminare la questione di sapere se la
perizia di parte sulla quale si è fondato l’assicuratore malattia
nell’assicurazione complementare sia un mezzo di prova ai sensi del Codice di
procedura civile.
Nelle sue considerazioni, l’Alta Corte ha evidenziato che nel
diritto delle assicurazioni sociali il Tribunale federale ha ritenuto nella DTF
125 V 351 come il semplice fatto che la presa di posizione del medico avvenga
nell’ambito di una perizia di parte a domanda dell’assicuratore non sia
sufficiente per mettere in dubbio il valore probatorio della perizia. Essa ha
dunque valore di un mezzo di prova. Per contro, nel diritto privato, secondo
giurisprudenza costante una perizia di parte non è un mezzo di prova, ma una
semplice allegazione di parte (DTF 140 III 24 consid. 3.3.3; DTF 132 III 83
consid. 3.6) (cfr. consid. 2.3).
Nel diritto privato, l’art. 168 cpv. 1 CPC enumera esaustivamente
Fatti
i differenti mezzi di prova, fra i quali figura la perizia. Il Tribunale
federale ha proceduto a un’interpretazione sistematica del Codice e in
particolare degli artt. 183 segg. CPC e ha concluso che la nozione di perizia
di cui all’art. 168 cpv. 1 lett. d CPC concerne unicamente la perizia
giudiziaria (cfr. consid. 2.5.2).
Una parte della dottrina considera che una perizia di parte deve
potere essere prodotta al Tribunale come un documento ai sensi dell’art. 168
cpv. 1 lett. b e dell’art. 177 segg. CPC. Un’altra parte della dottrina, alla
quale si rifà il Tribunale federale, considera che una perizia di parte non è
un mezzo di prova, poiché il legislatore escluso la perizia di parte come mezzo
di prova in generale ai sensi dell’art. 168 cpv. 1 CPC, e non solo quale perizia
ai sensi dell’art. 168 cpv. 1 lett. d CPC (consid. 2.5.3: “[…] Denn der Gesetzgeber lehnte das Privatgutachten als Beweismittel i.S.v.
Art. 168 Abs. 1 ZPO
allgemein und nicht nur als Gutachten i.S.v. Art. 168 Abs. 1 lit. d ZPO ab”).
Di conseguenza, la giurisprudenza resa in materia di diritto delle
assicurazioni sociali, quale la DTF 125 V 351, non vale quando il CPC trova
applicazione. È piuttosto la giurisprudenza resa in materia di diritto privato
che si applica, in virtù della quale la perizia di parte non ha qualità di
mezzo di prova, ma costituisce soltanto una semplice allegazione di parte (DTF
140 III 24; DTF 132 III 83).
Le allegazioni che si fondano su una perizia di parte sono
generalmente considerate essere particolarmente motivate (substanziiert),
di modo che la controparte non può contestare in maniera generica (pauschale
Bestreitung) queste allegazioni, ma deve piuttosto precisare concretamente
quali sono gli elementi e i fatti che contesta. Come semplice allegazione la
perizia di parte può se del caso, insieme ad indizi sostenuti dalle risultanze
processuali giusta l’art. 168 cpv. 1 CPC, dimostrare quanto asserito
dall’assicurato. In assenza di indizi in tal senso, se sufficientemente
contestata la perizia di parte si esaurisce invece in una mera allegazione per
nulla dimostrata (cfr. consid. 2.6).
Nella fattispecie analizzata dalla nostra Massima Istanza, il
Tribunale cantonale aveva ammesso la perizia di parte come mezzo di prova e
soltanto fondandosi su questa perizia ha ritenuto quindi comprovato che il
ricorrente fosse abile al lavoro.
Di conseguenza, il giudizio cantonale ha violato l’art. 168 cpv. 1
CPC nella misura in cui ha ritenuto che la perizia di parte fosse un mezzo di
prova che permetteva di constatare la capacità di lavoro dell’interessato (cfr.
consid. 2.6).
Il ricorso dell’assicurato è quindi stato accolto su questo punto
e gli atti rinviati all’autorità di prima istanza per un nuovo apprezzamento
delle prove tenendo conto dei principi posti a proposito delle perizie di parte
(cfr. consid. 4).
Va ancora evidenziato che
con sentenza 4A_318/2016 del 3 agosto 2016, il TF, al consid. 3.2, ha ribadito
che in caso di presentazione di un referto medico, laddove si vuole contestarne
il contenuto, occorre censurarlo in maniera specifica e qualificata, apportando
elementi oggettivi, non bastando una critica generica (“Dans
le cas présent, l'intimée a produit l'expertise privée du Dr B.________, datée
du 1er juillet 2015, comportant sept pages. Ce
rapport détaillé permet de saisir le raisonnement de l'expert, qui l'a amené à
considérer que le recourant était en mesure de travailler en tout cas dès le 23
juin 2015. Confronté à cette expertise privée, le recourant s'est borné à la
contester globalement par pli du 24 juillet 2015, déclarant n'être pas
d'accord. Il a certes annexé un rapport de deux pages du Dr A.________,
psychiatre qui le traite, lequel a nié une valeur probante suffisante au
rapport de l'expert privé B.________, faute d'objectivité et de neutralité de
ce dernier. Si le Dr A.________ relève des discordances entre le diagnostic
posé par le Dr B.________ (trouble de l'adaptation avec réaction dépressive
prolongée), les plaintes subjectives du recourant et la conclusion qu'il n'est
pas incapable de travailler, le premier ne discute pas précisément les
allégations figurant dans l'expertise privée. Autrement dit, la remise en cause
des allégations factuelles contenues dans cette expertise demandée par
l'intimée ne font pas l'objet d'une contestation motivée du recourant, comme
l'exige la jurisprudence susrappelée. De plus, le Dr A.________ ne s'est
exprimé qu'après que son patient l'a sollicité, puisque ce dernier a joint le
rapport dudit psychiatre à sa contestation globale du 24 juillet 2015. Dans de
telles circonstances, les allégations précises de l'expertise privée -
contestées de manière globale - peuvent apporter la preuve de leur véracité si
elles sont appuyées par des indices objectifs. Or, l'office de
l'assurance-invalidité du canton de Genève a estimé, dans sa décision de refus
de prestations du 2 décembre 2015, que la capacité de gain de l'assuré était
entière depuis le 25 juin 2015. En conséquence, l'autorité cantonale n'a pas
violé l'art. 168 CPC en retenant que l'expertise privée du Dr B.________ avait
emporté sa conviction. Le moyen est infondé.”).
2.6. Affinché un rapporto medico in
ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse
condizioni (cfr. D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile:
esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in
particolare la nota 158, pag. 628-629; D. Cattaneo, “Le perizie nelle
assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing
& Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
Innanzitutto la diagnosi
deve essere espressa da uno specialista in psichiatria e fondata sui criteri
posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. STF
9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V 49; DTF 130 V 396 segg.; DTF 127 V
294; Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten,
in: SZS 1999 pag. 105 ss).
Il medico deve
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e deve anche valutare
l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato.
Tale
prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso,
l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione
sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico
della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in
evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la
regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme
dei succitati criteri.
Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Il rifiuto
del carattere invalidante deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i
quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre
2001).
2.7. In concreto
dagli atti medici emerge quanto segue.
Il 22
dicembre 2014 il datore di lavoro ha inoltrato l’avviso di malattia/attestato
perdita di guadagno indicando che l’interessata è inabile al lavoro dal 10
dicembre 2014 (doc. 1).
Il 9
dicembre 2014 il medico curante, dr. med. __________, psichiatria e
psicoterapia FMH, ha attestato che l’interessata è seguita in modo regolare
presso il suo studio dal 24 settembre 2014 e che dal 10 dicembre 2014 presenta
un’inabilità lavorativa totale fino al 12 gennaio 2015 (doc. 65 / doc. E). Il
13 gennaio 2015 il medico curante ha certificato che l’attrice presenta
un’inabilità lavorativa nella misura del 100% dal 13 gennaio 2015 al 14
febbraio 2015 e che dal 14 febbraio 2015 al 10 marzo 2015 avrebbe presentato
un’inabilità lavorativa del 50% per un periodo da determinare (doc. 64).
Il 29
gennaio 2015 l’assicurata, su richiesta dell’assicuratore, è stata visitata per
un’ora dal dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia (doc. 62 / doc.
F). Dopo aver posto la diagnosi di episodio depressivo di grado medio in
risoluzione (ICD 10: F32.1), aver descritto i disturbi oggettivi/disturbi
soggettivi e la valutazione oggettiva, lo specialista ha affermato che
l’attrice riprenderà l’attività lavorativa al 50% dal 14 febbraio 2015 e potrà
riprenderla al 100% dal 14 marzo 2015.
Con
certificato del 12 marzo 2015, il curante, dr. med. __________, psichiatria e
psicoterapia FMH, ha attestato una totale incapacità lavorativa dal 12 marzo
2015 al 24 aprile 2015 (doc. 61 / doc. H).
Il 24 marzo
2015 il dr. med. __________, psichiatria e psicoterapia FMH, ha rilevato di
aver cercato di “sforzarla nella misura del possibile almeno fino alla
ripresa della sua abilità lavorativa nella misura del 50%” ed ha affermato
che l’attrice ha iniziato a lavorare, ma solo per un breve periodo. In seguito
“mi ha contattato in urgenza riferendomi di non farcela e di non essere
assolutamente in grado di svolgere la sua attività lavorativa presentando stati
d’ansia e una serie di sintomi paragonabili ad attacchi di panico, ragion per
la quale non mi rimaneva che produrre un certificato d’inabilità lavorativa nella
misura completa”. Il curante ha affermato che l’attrice ha riferito “di
non essere in grado di svolgere la sua attività lavorativa nemmeno nella misura
del 50%” ed ha chiesto una rivalutazione (doc. 60 / doc. I). Il dr. med. __________
ha poi affermato che “è assolutamente importante che essa riprenda la sua
abilità lavorativa al più presto, almeno nella misura del 50%, per evitare una
cronicizzazione della sua situazione attuale”.
Il 9 aprile
2015 il dr. med. __________ ha nuovamente visitato l’attrice in seguito alla
nuova documentazione trasmessa dal dr. med. __________ che richiedeva una
rivalutazione della fattispecie (doc. 56 / doc. G). Lo specialista ha rilevato
che “l’atteggiamento odierno dell’assicurata, il rifiuto del colloquio,
l’assenza oggettiva di segni o sintomi attuali di autentica sofferenza psichica
mi dirigono verso una diagnosi di sindrome da disadattamento con sintomatologia
mista ansioso-depressiva, attualmente in remissione. L’assicurata
verosimilmente ricerca un vantaggio primario, quale un affetto e un accudimento
da parte dei suoi cari e rifiuta nel contempo una ripresa lavorativa, anche
presso un altro datore di lavoro, come proposto dallo stesso psichiatra
curante. Si tratta di un comportamento in parte conscio in parte inconscio, non
necessariamente di franca aggravazione tanto meno di simulazione”. Il
medico, dopo aver descritto i disturbi oggettivi/disturbi soggettivi e la
valutazione oggettiva, ha affermato che l’assicurata avrebbe potuto riprendere
l’attività al 50% dal 14 febbraio 2015 e al 100% dal 14 marzo 2015.
Il 6 maggio
2015 il dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, ha attestato
un’inabilità lavorativa totale dal 25 aprile 2015 al 24 maggio 2015 (doc. 55).
Il 13 luglio
2015, il dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, la dr.ssa med. __________,
medico assistente e la psicologa __________, hanno preso posizione sulle
valutazioni del dr. med. __________ (doc. 49 / doc. M). Posta la diagnosi di
sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale grave senza sintomi psicotici
(ICD-10: F33.2), hanno confermato un’inabilità lavorativa totale. Circa il
referto del medico fiduciario, i tre specialisti hanno affermato che non può
essere ritenuto valido ed attendibile poiché l’attrice, durante il colloquio, è
stata pressoché mutacica ed è stato il figlio a fornire le indicazioni. Sarebbe
paradossale riconoscere una completa capacità lavorativa ad una paziente che
non sembra neppure essere in grado di sostenere un breve colloquio clinico.
Circa la componente di vantaggio secondario della malattia, gli specialisti
affermano di concordare “benché, a differenza di quanto affermato dallo
psichiatria, riteniamo che tale componente non sia necessariamente imputabile
ad un fattore socio-culturale. In effetti, come noto, qualsiasi disturbo
depressivo comporta una forma di vantaggio secondario, perlopiù di natura
inconscia (come d’altronde è ravvisabile nel presente caso). Trattasi di una
caratteristica tipica del quadro clinico, naturalmente ben diversa da una
situazione di esagerazione o simulazione della sintomatologia – cosa peraltro
esclusa anche dallo stesso dr. __________. La presenza di tale vantaggio
secondario inconscio non ci sembra comunque sufficiente per poter giustificare
una capacità della paziente a riprendere un’attività lavorativa, visto e
considerato peraltro il fatto che tale componente non determina una riduzione
dell’impatto della sintomatologia compromettente l’effettiva abilità lavorativa.”
Il 7 agosto
2015 il dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, preso atto della
nuova documentazione medica, ha evidenziato che il dr. __________, la dr.ssa __________
e la psicologa __________ esprimono un diverso apprezzamento come curanti dello
stato clinico osservato in occasione delle due precedenti visite fiduciarie ed
ha rilevato come “gli specialisti concordano su un vantaggio secondario di
malattia, condizione in cui attraverso la manifestazione di un sintomo una
persona ottiene più cure, attenzioni ed è esonerata dall’espletare determinati
compiti o funzioni. Conseguentemente non si tratta di una limitazione
funzionale insormontabile traducibile per se in incapacità lavorativa”
(doc. 48).
Il 23
settembre 2015 la Clinica __________ ha certificato che l’attrice è stata
degente dal 22 agosto 2015 al 23 settembre 2015 e che in tale periodo è stata
inabile al lavoro al 100% (doc. 47). Dal rapporto di dimissione emerge la
diagnosi di disturbo depressivo ricorrente, episodio grave senza sintomi
psicotici in atto (ICD-10 GM; F32.2) e altri disturbi di personalità e forme
miste (ICD-10 GM; F61). I medici hanno affermato che “durante la degenza ci
siamo confrontati con una paziente presentante un quadro di grave deflessione
timica con marcato rallentamento psicomotorio, apatia, abulia, intensa
spossatezza con clinofilia, riposo notturno disturbato. Dai colloqui clinici e
psicologici emergevano sentimenti di autosvalutazione, colpa e inadeguatezza,
con perdita di fiducia nel futuro e scarsa spinta progettuale e volitiva.
Venivano inoltre riferite sfumate idee di morte, passive e non strutturate
(stanchezza di vivere, sentirsi senza speranza), in assenza di suicidalità
attiva (…) la paziente dopo un mese di degenza faceva richiesta di rientrare a
domicilio, che veniva accolta trovandosi in condizioni stabili e non
sussistendo ulteriori motivi per prolungare il ricovero” (doc. N).
Il 9
novembre 2015 il dr. med. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia,
incaricato dall’assicuratore, dopo aver avuto un colloquio con la dr.ssa __________
dello studio del Dr. __________ e con la psicologa __________, dopo aver
esaminato gli atti, aver descritto la situazione attuale ed il decorso, i dati
soggettivi, l’anamnesi medica, l’anamnesi sociale, i colloqui avuti e l’esame
clinico, ha posto la diagnosi di disturbo di personalità misto (con tratti
passivi-aggressivi-istrionici) F61.0 ed episodio depressivo di lieve-media
gravità (F32.10) ed ha affermato che “per quanto concerne il ripristino
della capacità lavorativa, come pure discusso con i curanti, ritengo
ragionevolmente proponibile e esigibile, nonché terapeuticamente indicata, la
ripresa della capacità lavorativa in un’attività confacente, come quella
precedentemente svolta, in misura del 50% a partire 01.01.2016 e con ripresa
completa, salvo complicazioni, dopo un mese” (doc. 44 / doc. O). Lo
specialista evidenzia tra l’altro che l’attrice ha riferito “che dopo il
parto era stata segnalata al dr. __________, consulente presso l’Ospedale __________
di __________. Era rimasta in cura dallo specialista fino a marzo 2015, ma il
medico non “l’avrebbe curata bene, le sedute duravano solo cinque minuti”. In
più “lui voleva mandarmi al lavoro anche se non ce la facevo”. Per questo si è
arrabbiata con il dr. __________ e si è quindi rivolta al dr. __________ che
pure dopo un mese riteneva possibile una ripresa lavorativa e pertanto si è
rivolta, su consiglio di un conoscente, allo studio del Dr. __________”
(doc. 44, pag. 7).
Il curante,
dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, ha attestato una completa
inabilità lavorativa dal 5 giugno 2015 al 5 luglio 2015 (doc. 54), dal 6 luglio
2015 al 6 agosto 2015 (doc. 52 e 53), dal 7 agosto 2015 al 7 settembre 2015
(doc. 50 e 51), dal 25 settembre 2015 al 25 ottobre 2015 (doc. 46), dal 26
ottobre 2015 al 26 novembre 2015 (doc. 45), dal 27 novembre 2015 al 27 dicembre
2015 (doc. 43), dal 28 dicembre 2015 al 28 gennaio 2016 (doc. 42), dal 29
gennaio 2016 al 29 febbraio 2016 (doc. 38 e 41), dal 1° marzo 2016 al 31 marzo
2016 (doc. 40), dal 1° aprile 2016 al 30 aprile 2016 (doc. 37).
Il 14 marzo
2016 la Clinica __________ ha certificato che l’attrice è stata degente dal 19
febbraio 2016 al 29 febbraio 2016 e che durante tale periodo è risultata
inabile al lavoro nella misura del 100% (doc. 39 / R). Dal rapporto di
dimissione risulta che “si ricovera su segnalazione della dr.ssa med. __________
per un quadro clinico caratterizzato da deflessione del tono dell’umore,
apatia, idee passive di morte, insonnia e angoscia”, che “durante la
breve degenza ci siamo confrontati con una paziente scarsamente collaborante
all’iter terapeutico propostole e scarsamente critica del proprio status
psicopatologico (…) la paziente ha richiesto autodimissioni. Non sussistendo
gli estremi per un ricovero in modalità coatta la paziente si autodimette”
(doc. CC1).
Interpellato
dal TCA il dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, Vice primario
presso la Clinica __________ di __________, ha affermato che “la nostra
valutazione della capacità lavorativa si limita ai periodi di ricovero presso
la Clinica __________ momento in cui la paziente appariva inabile al lavoro
nella misura del 100% a causa dell’importante quadro sintomatologico. Non
avendo più visto la paziente dopo le dimissioni, né in Day Hospital né in
visite ambulatoriali, ci risulta impossibile determinare il grado di capacità
lavorativa nel periodo precedente e successivo ai ricoveri” e che “la
sintomatologia presentata dalla paziente nei due ricoveri, dal 22.08.2015 al
23.09.2015 e dal 19.02.2016 al 29.02.2016, in clinica __________ è apparsa
sostanzialmente della medesima entità dunque stabile” (doc. XXV).
Il 4 agosto
2016 il dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, ha risposto alle
domande del TCA, affermando di aver “incontrato” l’attrice “il 6 maggio
2015 in una situazione di semi-urgenza e non nell’ambito di una presa a carico.
La paziente presentava una marcata sintomatologia depressiva e non riuscendo a
mettersi in contatto con il proprio medico curante, mi contattava
telefonicamente a fine aprile 2015 chiedendomi un consulto urgente avvenuto il
6 maggio 2015. Constatato il quadro psicologico alterato caratterizzato da:
umore depresso, riduzione del suo repertorio comportamentale ed una marcata
polarizzazione ideoaffettiva su temi di sfiducia; una visione di sé, della
realtà e del futuro a carattere pessimistico; la presenza di apatia, abulia,
anedonia e inibizione psichica con appiattimento ideativo; la deficitaria
reattività emotiva nei confronti delle circostanze e degli eventi normalmente piacevoli;
una sensazione di vuoto; una facile affaticabilità con ripercussioni anche nel
portare a termine le attività quotidiane in ambito domestico. Constato il
quadro psichico presentato ho certificato l’inabilità lavorativa, consigliando
alla paziente di prendere contatto con il medico curante e lo psichiatra che
l’aveva già seguita in passato per la continuazione delle cure.” Lo
specialista ha poi risposto alle domande indicando che si è trattato di un
consulto unico, per episodio depressivo, che conferma il periodo d’inabilità
lavorativa totale dal 25 aprile 2015 al 24 maggio 2015 e che non gli è
possibile valutare l’evoluzione (doc. XXVII).
Il 24
ottobre 2016 il dr. med. __________ ha redatto il referto chiesto da questo
Tribunale e susseguente alla visita del 14 ottobre 2016 (doc. XXX). Dopo aver
esaminato l’intero incarto, aver chiesto la cartella clinica dallo studio del
dr. med. __________ aver avuto un lungo colloquio telefonico, il 17 ottobre
2016, con la dr.ssa __________, medico assistente presso lo studio del Dr. med.
__________ per chiarire la situazione dell’assicurata nei suoi vari aspetti,
aver descritto la situazione attuale e il decorso secondo gli atti, le
dichiarazioni dell’attrice, il colloquio con il figlio 20enne e con la dr.ssa __________,
l’anamnesi medica e sociale e l’esame clinico, ha posto la diagnosi di disturbo
di personalità misto (con tratti passivi-aggressivi-istrionici), F61.0 e di
episodio depressivo di lieve-media gravità (F32.10), ha descritto la
valutazione conclusiva ed ha risposto alle domande del TCA. Lo specialista ha
affermato che “con verosimiglianza preponderante, visto il certificato del
dr. __________ del 06.05.2015 e il rapporto del dr. __________ del 19.02.2015,
nonché la scarsa volontà di collaborazione dimostrata” dall’attrice “si
può ritenere che era ragionevolmente esigibile una capacità lavorativa almeno
parziale nel periodo dal 14.03.2015, almeno fino al momento (ossia dal
05.06.2015) della presa a carico da parte della dr.ssa __________ dello studio
del dr. __________. C’è poi stato il ricovero presso la Clinica __________ di __________
dal 22.08.2015 al 23.09.2015 che, alla luce di quanto descritto sopra, non
appare principalmente motivato da un’imperativa necessità medica, quanto
piuttosto da aspetti genericamente “psicosociali”. Qualora ci fosse stato
effettivamente un “grave disturbo depressivo” non si sarebbe assistito, con
grande probabilità, ad un così rapido miglioramento sintomatologico, al punto
da permetterle il rientro a domicilio in “condizioni stabili non sussistendo
ulteriori motivi per prolungare il ricovero” (anche se si è trattato
effettivamente di una dimissione voluta” dall’attrice “e dai suoi
familiari), come precisato dai medici della Clinica __________ nella lettera di
dimissione”. Circa il secondo quesito, lo specialista ha affermato che “in
base alle risultanze del mio esame clinico del 14.10.2016 e all’attento studio
degli atti, ritengo che sarebbe stata possibile la ripresa dell’attività
lavorativa precedentemente svolta dal 01.01.2016, nella misura del 50%, qualora
fossero state messe in atto le misure proposte dal sottoscritto (menzionate
sopra) e se ci fosse stato da parte dell’assicurata lo sforzo di volontà che si
poteva ragionevolmente pretendere. Sulla base degli atti esaminati, il nuovo
ricovero presso la Clinica __________ di __________ dal 19.02.2016 al
29.02.2016 appare, ancora una volta, dovuto, dal profilo medico-psichiatrico,
più ad un disturbo di personalità che non ad un disturbo affettivo di entità
media o grave, visto che il ricovero è stato interrotto dopo appena dieci
giorni (per la auto-dimissione” dell’attrice “, supportata da tutti i
familiari, come ancora menzionato nel rapporto di dimissione). Lo stato di
salute” dell’attrice “nel frattempo non si è modificato. Ella rimane in
uno stato che si potrebbe definire di “resistenza passiva”, come descritto
sopra” (doc. XXX). Lo psichiatra ha ancora evidenziato che “l’assicurata
aveva cambiato diversi psichiatri in pochi mesi perché gli stessi “volevano
farla lavorare” (come dalle sue stesse dichiarazioni” (doc. XXX, pag. 3).
Interpellato dal TCA per indicare se può quantificare con una percentuale la
capacità lavorativa definita “almeno parziale” nella domanda 1, per il
periodo dal 14 marzo 2015 al 5 giugno 2015, il dr. med. __________ ha affermato
di ritenere “che sarebbe stata ragionevolmente proponibile e esigibile la
ripresa dell’attività lavorativa precedentemente svolta al 50% dal 14.02.2015 e
al 100% dal 14.03.2015, come peraltro pure indicato dal dr. __________, FMH
psichiatria e psicoterapia” (doc. XXXII).
2.8. In concreto è
pacifico che l’attrice dal 10 dicembre 2014 fino al 14 febbraio 2015 è stata
inabile al lavoro al 100% e dal 15 febbraio 2015 fino al 13 marzo 2015 al 50%.
Per quanto
concerne i periodi successivi va evidenziato quanto segue.
2.8.1. In primo luogo,
dalle risposte fornite in data 4 agosto 2016 dal dr. med. __________, FMH
psichiatria e psicoterapia, che ha visitato l’attrice in data 6 maggio 2015, in
una situazione di semi-urgenza e non nell’ambito di una presa a carico, occorre
concludere che l’assicurata è stata completamente inabile al lavoro anche per
il periodo dal 25 aprile 2015 al 24 maggio 2015.
Lo
specialista è infatti giunto a questa conclusione dopo essere stato contattato
dalla medesima assicurata verso fine aprile 2015 ed aver riscontrato,
nell’ambito della sua visita, e dunque personalmente, numerosi elementi medici
oggettivi che confermano la totale incapacità lavorativa dell’attrice nel
periodo in esame, ossia: umore depresso, riduzione del suo repertorio
comportamentale, una marcata polarizzazione ideoaffettiva su temi di sfiducia,
una visione di sé, della realtà e del futuro a carattere pessimistico, la
presenza di apatia, abulia, anedonia e inibizione psichica con appiattimento
ideativo; la deficitaria reattività emotiva nei confronti delle circostanze e
degli eventi normalmente piacevoli, una sensazione di vuoto, una facile
affaticabilità con ripercussioni anche nel portare a termine le attività
quotidiane in ambito domestico.
2.8.2. In secondo luogo, dalle risposte
fornite dal dr. med. __________, della Clinica __________, in data 26 luglio
2016, emerge che l’interessata è stata completamente inabile al lavoro nella
misura del 100% anche durante la degenza dal 22 agosto 2015 al 23 settembre
2015 (doc. XXV). L’inabilità lavorativa totale si è poi protratta fino al 31
dicembre 2015.
Infatti,
dal rapporto di dimissione della Clinica __________, emerge che “durante la
degenza ci siamo confrontati con una paziente presentante un quadro di grave
deflessione timica con marcato rallentamento psicomotorio, apatia, abulia,
intensa spossatezza con clinofilia, riposo notturno disturbato. Dai colloqui
clinici e psicologici emergevano sentimenti di autosvalutazione, colpa e
inadeguatezza con perdita di fiducia nel futuro e scarsa spinta progettuale e
volitiva. Venivano inoltre riferite sfumate idee di morte, passive non
strutturate (stanchezza di vivere, sentirsi senza speranza), in assenza di
suicidalità attiva” (doc. N). Lo stesso dr. med. __________, incaricato
dalla cassa di valutare lo stato di salute dell’attrice, nel referto del 9
novembre 2015, dopo aver approfonditamente esaminato l’intera fattispecie, non
aveva messo in dubbio l’incapacità lavorativa totale dell’assicurata, tant’è
che aveva concluso affermando come “ritengo ragionevolmente proponibile e
esigibile, nonché terapeuticamente indicata, la ripresa della capacità
lavorativa in un’attività confacente, come quella precedentemente svolta, in
misura del 50% a partire dal 01.01.2016 e con ripresa completa, salvo
complicazioni, dopo un mese” (doc. 44).
Ciò è del resto stato
confermato dall’assicuratore medesimo in due lettere scritte all’allora
rappresentante dell’attrice, il sindacato __________, e da cui emerge che lo
stesso medico fiduciario era giunto a questa conclusione (doc. 14,
lettera del 19 ottobre 2015 dell’assicuratore all’allora rappresentante
dell’attrice: “[…] con la presente vi facciamo notare di aver sottoposto
nuovamente tutta la documentazione in nostro possesso direttamente al nostro
medico servizio medico […], consigliandoci comunque di concedere l’indennità
giornaliera per il periodo della degenza presso la Clinica __________ di __________
[…]” e doc. 12, lettera del 9 dicembre 2015 della convenuta all’allora
rappresentante dell’attrice: “[…] da quest’ultimo rileviamo che lo
specialista conferma un’inabilità lavorativa nella misura del 100%
retroattivamente al 22 agosto 2015 fino alla fine del mese, confermando la
ripresa della capacità lavorativa, in un’attività confacente come quella svolta
precedentemente, in misura del 50% a partire dal 1° gennaio 2016 e con ripresa
completa a partire dal 1° febbraio 2016 […]”).
Le
parti hanno ribadito questa circostanza in sede di udienza (doc. XXI: “[…] Scopo
di questi atti procedurali è chiarire le condizioni di saluti dell’attrice in
particolare nel periodo che ha succeduto l’interruzione del lavoro il 13.3.2015
sino al ricovero del 22.8.2015 presso la __________. Le parti danno atto che la
valutazione del dott. __________ per il periodo dal 22.08.2015 sino al
Considerandi
31.12.2015
è condivisa. Le parti invece non concordano su periodo successivo
dal 1.1.16 in avanti. L’attrice sostiene che la sua inabilità sia piena mentre CV
1.
si fonda sulla valutazione __________”).
2.8.3
Per
quanto concerne il periodo dal 14 marzo 2015 al 21 agosto 2015 questo Tribunale
ritiene che l’interessata è stata inabile al lavoro al 100%, oltre che dal 25
aprile 2015 al 24 maggio 2015 (cfr. consid. 2.8.1), anche dal 5 giugno 2015 al
21.
agosto 2015, quando è iniziata la presa a carico dell’assicurata presso lo
studio medico del dr. med. __________, il quale ha attestato una totale
incapacità lavorativa dell’assicurata. Il dr. med. __________, medico
incaricato dall’assicuratore di valutare la fattispecie, nel referto del 24
ottobre 2016, allestito su richiesta del TCA, non ha messo in dubbio questo
periodo di incapacità lavorativa. Egli ha infatti affermato che “con verosimiglianza preponderante, visto il certificato del dr. __________
del 06.05.2015 e il rapporto del dr. __________ del 19.02.2015, nonché la
scarsa volontà di collaborazione dimostrata”
dall’attrice “si può ritenere che era ragionevolmente esigibile una capacità
lavorativa almeno parziale nel periodo dal 14.03.2015, almeno fino al
momento (ossia dal 05.06.2015) della presa a carico da parte della dr.ssa __________
dello studio del dr. __________.” (doc. XXX). Lo specialista non ha di
conseguenza sostenuto che quanto accertato dal medico curante, dr. med. __________,
in quel periodo, non sia corretto. Quanto alla valutazione dell’altro medico aziendale
della Cassa, dr. med. __________, che il 7 agosto 2015 sembra mettere in dubbio
le valutazioni del curante, va evidenziato come lo stesso specialista evidenzia
che si tratta di un diverso apprezzamento del medesimo stato clinico (doc. 48).
Del resto, a comprova che lo stato di salute dell’attrice in quel periodo era
compromesso, vi è la circostanza che dal 22 agosto 2015 e per un mese,
l’interessata ha dovuto rimanere degente presso una Clinica specializzata (cfr.
doc. N).
2.8.4
Per il periodo dal 14 marzo 2015
al 24 aprile 2015 e dal 25 maggio 2015 al 4 giugno 2015, questo TCA, per i
motivi che seguono, deve invece considerare che l’attrice è stata inabile al
lavoro al 50%.
Il primo medico curante, dr.
med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, che ha potuto constatare la
situazione valetudinaria esaminando di persona l’assicurata in più occasioni, e
che già il 13 gennaio 2015 aveva previsto la possibilità per l’attrice di
ricominciare l’attività nella misura del 50% dal 14 febbraio 2015, il 24 marzo
2015.
ha rilevato di essere stato contattato “in urgenza” dall’assicurata
la quale gli ha riferito di “non farcela e di non essere assolutamente in
grado di svolgere la sua attività lavorativa presentando stati d’ansia e una
serie di sintomi paragonabili ad attacchi di panico, ragion per la quale non mi
rimaneva che produrre un certificato d’inabilità lavorativa nella misura
completa”. Il curante ha affermato che l’attrice ha riferito “di non
essere in grado di svolgere la sua attività lavorativa nemmeno nella misura del
50%”, ma ha sostenuto che “è assolutamente importante che essa riprenda
la sua abilità lavorativa al più presto, almeno nella misura del 50%, per
evitare una cronicizzazione della sua situazione attuale” (doc. 60 / doc.
I).
Certo, il
dr. med. __________, sia in data 19 febbraio 2015 (doc. 62; visita del 29
gennaio 2015) sia il 10 aprile 2015 (doc. 56, visita del 9 aprile 2015) ha
ritenuto possibile una ripresa dell’attività lavorativa al 100% dal 14 marzo
2015.
Tuttavia, la
prima valutazione concerne una possibile futura evoluzione dello stato di
salute, si fonda su quanto previsto anche dal medico curante (doc. 62: “[…] Ho
tentato di motivare adeguatamente l’assicurata a riprendere al più presto
un’attività lavorativa anche a scopo terapeutico, al 50% dal 14.02.2015, come
previsto dallo psichiatra curante […]” e “[…] come già detto
l’assicurata riprenderà l’attività lavorativa al 50% dal 14.02.2015 e potrà
riprendere al 100% dal 14.03.2015 […]”) ed avrebbe dovuto ancora essere
verificata: “se dovesse perdurare l’inabilità lavorativa in qualsiasi
percentuale oltre metà marzo 2015, la situazione dovrà essere nuovamente
discussa” (doc. 62).
La seconda
valutazione si basa invece perlopiù su quanto affermato da figlio, poiché
l’attrice è stata silente (doc. 56: “[…] Di fatto, ha parlato per quasi
tutto il tempo il figlio […]” e “[…] nell’impossibilità di continuare il
colloquio con l’assicurata e non ottenendo altre informazioni utili dal figlio,
li ho congedati dopo circa mezz’ora […]”) e viene in parte smentita dal
fatto che poco tempo dopo, e meglio dal 25 aprile 2015, il dr. med. __________
ha potuto accertare che l’interessata ha avuto un peggioramento dello stato di
salute, nel senso che per un ulteriore mese l’assicurata è nuovamente stata
completamente inabile al lavoro.
Quanto
all’aspetto psicosociale ed al vantaggio secondario tratto dalla malattia,
riconosciuto anche dal dr. med. __________, non va dimenticato che il curante
evidenzia come qualsiasi disturbo depressivo comporta una sorta di vantaggio
secondario, spesso di natura inconscia e si tratta di una caratteristica tipica
del quadro clinico, ben diversa da una situazione di esagerazione o simulazione
della sintomatologia, che lo stesso dr. med. __________ esclude. La presenza
del vantaggio secondario inconscio non è sufficiente per poter giustificare una
capacità dell’assicurata a riprendere l’attività lavorativa (cfr. doc. 49).
Nel caso di
specie va in ogni caso sottolineato che l’attrice è affetta, tra l’altro, da un
disturbo depressivo ricorrente, episodio grave senza sintomi psicotici (cfr.
rapporto di dimissione del 21 ottobre 2015 della Clinica __________ di __________:
ICD-10; GM: F32.2; referto del 13 luglio 2015 del dr. med. __________, doc. 49;
per il dr. med. __________: episodio depressivo di lieve-media entità: F32-10
[doc. N]; per il dr. med. __________: sindrome da disadattamento con
sintomatologia mista ansioso-depressiva, doc. 56). Sia il dr. med. __________
che il dr. __________ hanno del resto riservato la loro valutazione in funzione
dell’evoluzione in atto della patologia (referto del dr. med. __________, doc.
62: “se dovesse perdurare l’inabilità lavorativa in qualsiasi percentuale
oltre metà marzo 2015, la situazione dovrà essere nuovamente discussa”; referto
del 9 novembre 2015 del dr. med. __________, laddove ha sostenuto che l’attrice
dal 1° febbraio 2016 avrebbe potuto riprendere l’attività al 100%, aggiungendo:
“salvo complicazioni”: pag. 13, doc. N).
Ora, per
stabilire se nel preciso caso di specie vi è un miglioramento duraturo dello
stato di salute, non ci si può accontentare di singoli colloqui, dove peraltro
l’attrice non si è quasi espressa, come quelli effettuati dal dr. med. __________,
ma si sarebbe dovuta disporre un’osservazione di lunga durata al fine di poter
esprimere una valutazione corretta e completa.
In
tale contesto va ricordato che il Tribunale federale ha già avuto modo di
sottolineare che non va dimenticata la potenziale forza dei rapporti del medico
curante, alla luce del fatto che quest’ultimo ha l’occasione di osservare il
paziente durante un periodo di tempo prolungato (cfr. Pladoyer 3/09 p. 74 e
sentenza 9C_468/2009 del 9 settembre 2009, consid. 3.3.1; D.
Cattaneo, in “Les expertises en droit des assurances sociales”, in Cahiers
genevois et romands de sécurité sociale n° 44-2010 pag. 124).
Ciò trova conferma in
alcune sentenze emanate da questo Tribunale (cfr. ad esempio sentenza
32.2012.185
del 14 febbraio 2013; sentenza 32.2011.326 del 31 maggio 2012;
sentenza 32.2011.200 del 19 gennaio 2012; cfr. anche la sentenza 32.2010.308
del 19 maggio 2011) sulla base di quanto a sua volta stabilito dal Tribunale
amministrativo federale il 5 dicembre 2008 (C-2693/2007).
Il
TAF dopo aver rilevato che la patologia psichiatrica che affliggeva
l’assicurato (in quel caso: sindrome depressiva di gravità medio grave) fosse
caratterizzata da fasi di quiescenza e fasi di riacutizzazione, ha ritenuto non
sufficientemente probante la valutazione psichiatrica peritale eseguita da uno
specialista in psichiatria, fondata su un unico colloquio anziché, come sarebbe
stato più opportuno, estendersi su di un periodo di tempo più lungo, con
colloqui approfonditi ed accompagnata dall’esecuzione di test indicativi e da
un’attenta analisi delle dichiarazioni del paziente.
I giudici federali hanno
esposto le seguenti motivazioni:
"
(…)
Alla luce dei precedenti rapporti e vista la
principale caratteristica della patologia in esame che consiste in fasi di
quiescenza e fasi di riacutizzazione, la perizia psichiatrica avrebbe dovuto
estendersi su di
un lasso di tempo più lungo, segnato da
colloqui approfonditi ed accompagnato dall'esecuzione di test indicativi ed
un'attenta analisi delle dichiarazioni del paziente. In altre parole, il parere
del Dott. […], fondato su di un unico colloquio ed una scarsa motivazione, non
può essere tenuto quale fondamento della soppressione della rendita AI. A
titolo di confronto si può paragonare la perizia del Dott. […] con quella della
Dott.ssa […], ove, specialmente nelle rubriche “disturbi lamentati
dall'assicurato ed esame oggettivo” si spiega in maniera convincente tutta la
problematica, affinché l'amministrazione (ed eventualmente il giudice) possano
esprimere il loro parere in modo convincente e senza esitazioni. Se, il
giorno della visita specialistica, il perito non ha riscontrato nulla di
patologico ed invalidante può essere anche imputabile alla circostanza che
l'interessato fosse in un periodo di relativa quiescienza del male. Va qui
segnalato, oltretutto, che egli assume dosi di antidepressivi massicce; questa
posologia è verosimilmente stata cambiata in occasione del ricovero presso la
Clinica […].
(…)
Nel suo rapporto del 3 aprile 2007, lo
psichiatra curante indica che il paziente riceve ben 80mg die di Citalopram e
0,75 mg die di Xanax, che la sindrome depressiva è solo in parziale remissione
e che la decisione dell'AI penalizza in maniera grave il paziente nella sua
volontà di riscatto. A questo proposito questo tribunale osserva che anche un
esame sugli effetti secondari della terapia in un'ottica di capacità al lavoro
sarebbe necessario, atteso che dosi così massicce di medicinali provocano,
oltre al resto, uno stato di iporeattività generale. Nel suo rapporto del 14
agosto 2007, il Dott. […] riferisce un quadro nettamente patologico ed
invalidante, nonostante le terapie in atto; l'esame oggettivo attesta una
situazione psicologica grave e debilitante. Vero è che questo rapporto, come
osservato dall'UAI cantonale e dal proprio medico di fiducia, esula dal periodo
di cognizione giudiziaria, tuttavia il giudice delle assicurazioni sociali può
tenere conto dei fatti verificatisi dopo la data dell'impugnata decisione quando
essi possono imporsi quali elementi di accertamento retrospettivo della
situazione anteriore alla decisione stessa (DTF 121 V 366 consid. 1b, 116 V 248
consid. 1a, 99 V 102).
In conclusione quindi, questo tribunale non
può trarre idonei, conclusivi e convincenti pareri dalla perizia del Dott. […]
nella misura in cui lo stato di salute del paziente ivi descritto e la
conseguente valutazione della capacità di lavoro, sembra piuttosto riferita ad
una fase di momentaneo benessere che non ad una situazione temporalmente più
corrispondente alla realtà. (…)."
(sottolineature del redattore)
Ne segue che in concreto, in
presenza di una patologia quale quella di cui è afflitta la ricorrente nel caso
concreto (sindrome depressiva ricorrente [ICD10; F33]), viste le conclusioni
del dr. med. __________ (incapacità lavorativa al 50% ancora nel mese di marzo
2015), del dr. med. __________ (incapacità lavorativa al 100% dal 25 aprile al
24.
maggio 2015), del dr. med. __________ (incapacità lavorativa del 100% dal 5
giugno 2015), del dr. med. __________ (incapacità lavorativa del 100% durante
le degenze presso la Clinica __________) e del dr. med. __________ che quando
ha visitato l’attrice il 20 ottobre 2015 ha confermato la completa incapacità
lavorativa, le conclusioni del dr. med. __________, l’una prospettica e l’altra
effettuata quando l’attrice non si è espressa, non possono essere ritenute
concludenti.
Non
va poi dimenticato che anche il dr. med. __________, nel referto allestito su
richiesta del TCA, il 24 ottobre 2016, per il periodo dal 14 marzo 2015 al 5
giugno 2015 in un primo tempo aveva ritenuto che “era ragionevolmente
esigibile una capacità lavorativa almeno parziale nel periodo dal
14.03
, almeno fino al momento (ossia dal 05.06.2015) della presa a carico
da parte della dr.ssa __________ dello studio del dr. __________” (doc.
XXX, sottolineatura del redattore), ma è poi caduto in contraddizione quando,
interpellato dal TCA per accertare la percentuale esatta della capacità
lavorativa definita “almeno parziale” ha affermato che “sarebbe stata
ragionevolmente proponibile e esigibile la ripresa dell’attività lavorativa
precedentemente svolta al 50% dal 14.02.2015 e al 100% dal 14.03.2015, come
peraltro pure indicato dal dr. __________, FMH psichiatria e psicoterapia”
(doc. XXXII).
2.8.5
Per
quanto concerne il periodo dal 1° gennaio 2016, questo TCA ritiene che occorra
basarsi sulla valutazione del 9 novembre 2015 (doc. 44) del dr. med. __________
e dunque riconoscere un’incapacità lavorativa del 50% dal 1° gennaio al 31
gennaio 2016. Dal 1° febbraio 2016 l’assicurata deve invece essere ritenuta
completamente abile al lavoro, malgrado la successiva degenza presso la Clinica
__________ (dal 19 al 29 febbraio 2016) e pur considerando che il dr. med. __________,
nel referto del 24 ottobre 2016, afferma che le condizioni psicofisiche
dell’assicurata non sono cambiate rispetto a quando l’aveva visitata nel mese
di novembre 2015 (cfr. pag. 9, doc. XXX).
Infatti,
per l’art. 61 LCA vige il principio secondo cui l'assicurato è tenuto
all'obbligo di ridurre le conseguenze economiche negative del danno alla salute
(art. 61 LCA).
A
norma dell’art. 61 LCA:
"
In caso di sinistro, l’avente
diritto è tenuto a fare quanto possa per scemare il danno. Quando non siavi
pericolo in mora, egli dovrà chiedere istruzioni all'assicuratore circa i
provvedimenti da prendere e conformarsi alle medesime.
Se l'avente diritto ha mancato a quest'obbligo in modo
inescusabile, l'assicuratore può limitare l'indennità all'importo cui
troverebbesi ridotta qualora l'obbligo fosse stato adempiuto."
In
concreto, nel referto del 9 novembre 2015 il dr. med. __________ ha spiegato
quali misure avrebbero dovuto essere adottate per migliorare lo stato
valetudinario dell’assicurata. Lo specialista ne aveva del resto parlato con i
curanti, e meglio con la dr.ssa __________ e con la psicologa __________ (cfr.
pag. 13, doc. 44: “[…] ritengo assolutamente indicato, dal punto di vista
terapeutico, considerata la deriva regressiva in atto, che l’assicurata venga
sottoposta immediatamente ad un programma riabilitativo regolare (in
particolare ad un programma ergoterapico) all’interno della Cinica di giorno.
E’ altresì indicato ridurre drasticamente tutti i medicamenti con effetto
sedativo (in particolare Remeron e Seroquel) che finora, con ogni evidenza, non
hanno prodotto alcun effetto. Parimenti ritengo indicato un approccio
sistemico-familiare, rispettivamente sedute di coppia, per cercare di risolvere
le tensioni intrafamiliari che molto probabilmente contribuiscono a mantenere i
sintomi (ed un’omeostasi familiare disfunzionale”). Il 24 ottobre 2016 il
medesimo specialista ha confermato che l’interessata avrebbe potuto riacquisire
la sua capacità lavorativa se “fossero state messe in atto le misure
proposte dal sottoscritto (menzionate sopra) e se ci fosse stato da parte
dell’assicurata lo sforzo di volontà che si poteva ragionevolmente pretendere”.
Ciò tuttavia non è stato fatto (cfr. pag. 7, doc. XXX: “[…] Vede la paziente
ogni due settimane a prescrivere Albilify e un antidepressivo, “con un certo
beneficio” (che però non riesce meglio a precisare – NdR). Altrimenti fa dei
“colloqui di sostegno” ma non una vera e propria psicoterapia “perché la
paziente non accetta, non riesce ad aprirsi e non se la sente”. Neppure accetta
di riprendere una qualsiasi attività lavorativa (…) Non è stato previsto un
nuovo ricovero anche perché la paziente lo rifiuta. Neppure è stata prevista
una terapia di coppia”; doc. XXX).
In
sede di osservazioni l’attrice rileva del resto che “sarebbe stato
verosimilmente possibile una ripresa dell’attività lavorativa al 50% dal
1.1.2016
qualora fossero state messe in atto le misure proposte dal perito
(pag. 13 doc. XXX), sempre che le terapie suggerite fossero effettivamente adeguate
e risolutive. Restiamo nel campo delle ipotesi. La risposta si avrà solo tra
qualche mese, visto che solo ora i medici curanti stanno applicando i
suggerimenti del perito. Per l’attrice si deve quindi concludere che la sua
patologia non poteva essere curata senza l’aiuto di cure appropriate. La
patologia sofferta, visto che, come ammesso dallo stesso perito, il percorso
terapeutico è stato sbagliato ed insufficiente sin dall’inizio” (doc.
XXXV).
Ora,
oltre all’art. 61 LCA, anche l’art. __________ CGA prevede l’obbligo
dell’avente diritto di ridurre il danno. Il disposto prevede che la persona
assicurata in caso di malattia deve consultare al più presto possibile un
medico autorizzato e sottoporsi alle cure del caso. L’assicurato deve attenersi
alle istruzioni del medico e del personale sanitario. Ogni persona assicurata è
tenuta a sottoporsi ad una visita medica o a una perizia da parte di medici
incaricati da CV 1. Per l’art. __________ CGA se una persona assicurata si
sottrae o si oppone a un trattamento ragionevolmente esigibile o a un
reinserimento nella vita professionale che promette un notevole miglioramento
della capacità di guadagno o una nuova possibilità di guadagno, oppure se la
persona non offre spontaneamente un contributo ragionevolmente esigibile le
prestazioni possono essere temporaneamente ridotte, oppure rifiutate.
In
concreto, non avendo dato seguito alle raccomandazioni del medico fiduciario e non
avendo messo in atto le cure adeguate, avendo avuto un’attitudine passiva, dal
1° febbraio 2016 non sono dovute ulteriori prestazioni, neppure durante il
periodo di degenza dal 19 febbraio al 29 febbraio 2016 presso la Clinica __________.
2.8.6
Alla
luce di tutto quanto sopra esposto questo TCA deve concludere che
l’interessata, dopo il periodo iniziale di totale incapacità lavorativa, è
stata inabile al lavoro al 50% dal 15 febbraio 2015 al 24 aprile 2015, al 100%
dal 25 aprile 2015 al 24 maggio 2015, al 50% dal 25 maggio 2015
al 4 giugno 2015, al 100% dal 5 giugno 2015 al 31 dicembre 2015 ed al 50% dal
1° gennaio 2016 al 31 gennaio 2016. Dal 1° febbraio 2016 è totalmente abile al
lavoro.
2.9
L’attrice ha chiesto
l’assunzione di numerose prove, tra le quali: richiamo della polizza
assicurativa conclusa con __________; richiamo dell’intero incarto
dall’assicuratore; richiamo dei documenti dalla Pretura di __________; richiamo
dalla Clinica __________ dei rapporti medici; richiamo dal Dr. __________ di
eventuali certificati medici dopo il 31 marzo 2016; perizia giudiziaria (cfr. doc.
I). Con le osservazioni del 17 novembre 2016 chiede anche che venga richiamata
la domanda di invalidità presentata dai medici curanti, non essendo in possesso
di una copia (doc. XXXV).
Questo Tribunale ha
proceduto, pendente causa a numerosi accertamenti, richiamando la polizza
assicurativa, l’intero incarto dall’assicuratore, i rapporti di dimissione
della Clinica __________ ed interpellando i dr. med. __________, __________ e __________.
Alla luce delle risultanze
e del contenuto della documentazione prodotta, questo TCA rinuncia
all’assunzione di ulteriori prove, segnatamente al richiamo degli atti dalla
Pretura ed all’allestimento di una perizia, poiché quelle acquisite agli atti
sono sufficienti per decidere nel merito della vertenza.
Conformemente alla
costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio conduca
l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle
prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere
considerata predominante e che altri provvedimenti probatori non potrebbero
modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento
anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320;
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223
consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale
modo di procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito
desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF
124.
V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).
2.10
Questo
TCA evidenzia abbondanzialmente quanto segue.
L’assicuratore
afferma che in applicazione dell’art. __________ CGA è il contraente
l’assicurazione, ossia il datore di lavoro, che è tenuto ad informare per
iscritto la persona assicurata della possibilità di passare nell’assicurazione
individuale e pertanto alla convenuta non incomberebbe alcun obbligo
contrattuale di informazione.
L’assicuratore
dimentica tuttavia che per l’art. 100 cpv. 2 LCA per gli stipulanti e gli
assicurati considerati disoccupati ai sensi dell’art. 10 della legge
sull’assicurazione contro la disoccupazione sono inoltre applicabili per
analogia gli articoli 71 capoversi 1 e 2 e 73 della legge federale del 18 marzo
1994.
sull’assicurazione malattie.
Ora,
l’art. 71 cpv. 2 LAMal prevede che l’assicuratore deve provvedere affinché
l’assicurato sia informato per scritto in merito al suo diritto di passare
all’assicurazione individuale. Se omette questa informazione, l’assicurato
rimane nell’assicurazione collettiva. L’assicurato deve far valere il diritto
di passaggio entro tre mesi dal ricevimento della comunicazione.
Ne
segue che l’assicuratore non può considerare che l’obbligo di informazione relativo
al libero passaggio incombe sempre e soltanto al datore di lavoro. Spetta
semmai all’assicuratore accertare se la persona assicurata è da considerare
disoccupata ai sensi dell’art. 10 LADI e se, di conseguenza, deve informarla
circa i suoi diritti.
A
questo proposito per l’art. 10 cpv. 1 LADI è considerato totalmente disoccupato
chi non è vincolato da un rapporto di lavoro e cerca un’occupazione a tempo
pieno. L’art. 10 cpv. 2 LADI prevede che è considerato parzialmente disoccupato
chi non è vincolato da alcun rapporto di lavoro e cerca unicamente
un’occupazione a tempo parziale (lett. a) oppure un’occupazione a tempo
parziale e cerca un’occupazione a tempo pieno oppure un’altra occupazione a
tempo parziale (lett. b). Secondo l’art. 10 cpv. 2bis LADI non è considerato
parzialmente disoccupato il lavoratore il cui tempo normale di lavoro è stato
temporaneamente ridotto (lavoro ridotto). Ai sensi dell’art. 10 cpv. 3 LADI la
persona che cerca lavoro è considerata totalmente o parzialmente disoccupata soltanto
quando si è annunciata all’ufficio del lavoro del suo domicilio per essere
collocata.
In
concreto, visto l’esito della petizione, ed il diritto dell’attrice ad
ulteriori prestazioni, la questione non merita ulteriore approfondimento.
Va
comunque evidenziato che se l’assicurata dal 1° luglio 2015 fosse stata
considerata, per pura ipotesi di lavoro, capace al lavoro, sarebbe spettato
all’assicuratore accertarsi se l’attrice andava ritenuta disoccupata ai sensi
dell’art. 10 LADI. Non essendo stata informata della possibilità di passaggio
nell’assicurazione individuale dall’assicuratore, l’attrice, in caso di
risposta affermativa, avrebbe comunque avuto diritto alle prestazioni durante i
periodi di inabilità lavorativa (in particolare dal 22 agosto 2015 al 31
dicembre 2015 al 100%, poi per un mese al 50%; cfr. anche doc. 14, lettera del
19.
ottobre 2015 dell’assicuratore all’allora rappresentante dell’attrice: “[…]
con la presente vi facciamo notare di aver sottoposto nuovamente tutta la
documentazione in nostro possesso direttamente al nostro medico servizio medico
[…], consigliandoci comunque di concedere l’indennità giornaliera per il
periodo della degenza presso la Clinica __________ di __________ […]” e
doc. 12, lettera del 9 dicembre 2015 della convenuta all’allora rappresentante
dell’attrice: “[…] da quest’ultimo rileviamo che lo specialista conferma
un’inabilità lavorativa nella misura del 100% retroattivamente al 22 agosto
2015.
fino alla fine del mese, confermando la ripresa della capacità lavorativa,
in un’attività confacente come quella svolta precedentemente, in misura del 50%
a partire dal 1° gennaio 2016 e con ripresa completa a partire dal 1° febbraio
2016.
[…]”).
2.11
L’attrice,
parzialmente vincente in causa, chiede di essere posta al beneficio
dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.
Ritenuti l’esito della
lite e il diritto a ripetibili parziali, tale richiesta, per quanto attiene
alla parte per la quale l’attrice è vincente in causa, è divenuta priva di
oggetto (cfr. DTF 124 V 310 consid. 6; sentenza 164/02 del 9 aprile 2003). Per
la parte della petizione in cui l’assicurata è soccombente, l’interessata può
invece essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria, sempre che
adempia le relative condizioni (DTF 124 V 301 consid. 6).
Ai sensi dell’art. 117 CPC
ha diritto al gratuito patrocinio chiunque sia sprovvisto dei mezzi necessari
(lett. a) e la cui domanda non appaia priva di possibilità di successo (lett.
b).
Per l’art. 119 CPC
l’istanza di gratuito patrocinio può essere proposta prima o durante la
pendenza della causa (cpv. 1). L’instante deve esporre la sua posizione
reddituale e patrimoniale e pronunciarsi sul merito e sui mezzi di prove che
intende proporre. Può indicare nell’istanza il nome del patrocinatore
desiderato (cpv. 2). Il giudice decide sull’istanza in procedura sommaria. La
controparte può essere sentita. La controparte deve comunque essere sentita se
il gratuito patrocinio comporta la dispensa dal prestare cauzione per le
ripetibili (cpv. 3). In casi eccezionali il gratuito patrocinio può essere
concesso con effetto sospensivo (cpv. 4). In sede di ricorso l’istanza di
gratuito patrocinio può essere riproposta (cpv. 5).
Secondo l’art. 123 CPC la
parte cui è stato concesso il gratuito patrocinio è obbligata alla rifusione
appena sia in grado di farlo (cpv. 1). La pretesa del Cantone si prescrive in
dieci anni dalla chiusura del provvedimento (cpv. 2).
2.12
In concreto dagli atti emerge che
l’attrice è sposata e il marito lavora quale macchinista e nel 2014 è stato
tassato sulla base di un reddito netto da lavoro di fr. 70'057.
Complessivamente, compreso il reddito della moglie, i coniugi hanno conseguito,
nel 2014, un reddito netto di fr. 105'464 (doc. W). Essi hanno tre figli, nati
nel __________ (doc. V). La figlia __________, studentessa, lavora part – time
al 10%, ma non si conoscono i suoi introiti (doc. V). Quali spese sono state
dichiarate un affitto mensile di fr. 1’125, spese annuali di fr. 900 e il leasing
mensile dell’auto di fr. 820.35 (doc. V).
Secondo la Tabella per il
calcolo del minimo d’esistenza agli effetti del diritto esecutivo allestita
dalla Camera di esecuzione e fallimento CEF, quale autorità di vigilanza
cantonale, in vigore dal 1° settembre 2009, l’importo base mensile per coniugi
è di fr. 1'700, cui può essere aggiunto il supplemento del 25%, ossia fr. 425,
per un totale di fr. 2'125. A questo importo va aggiunto l’ammontare di fr. 400
per la figlia più piccola e di fr. 1'200 per i figli maggiorenni agli studi
(fr. 600 al mese).
Circa il leasing, va
rammentato che di principio non possono invece essere ritenute le spese per
l’auto (rate del leasing e RC auto; sentenza 32.2013.56 del 3 febbraio 2014 e
32.2013.57
del 22 gennaio 2014). A tale proposito va rilevato che è principio
giurisprudenziale e dottrinale indiscusso che le spese fisse e correnti
connesse all’uso di un’automobile rientrano nel minimo di esistenza del
debitore solo se il veicolo viene dichiarato impignorabile in virtù dell’art.
92.
n. 3 LEF, ossia se gli è necessario per l’esercizio della sua professione
(DTF 117 III 22, 104 III 73, 97 III 52; Guidicelli/Piccirilli, Il pignoramento
di redditi ex art. 93 LEF nella pratica ticinese, Lugano 2002, n. 171 ss), ciò
che non viene fatto valere nel caso in esame.
Ora, deducendo dal reddito
mensile di fr. 5'838 (70'057 : 12), l’importo di fr. 1'125 di affitto, di fr.
75.
di spese (900 : 12), nonché fr. 3'725 di fabbisogno, si ottiene, anche senza
aggiungere il reddito della figlia (sconosciuto), un’eccedenza di fr. 913.
Con sentenza del 20
settembre 2004 nella causa U 102/04 l’allora TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) non
ha considerato indigente una famiglia composta di due genitori e due figli la
cui eccedenza mensile, applicando il supplemento del 15-25% all’importo di base
della Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto
esecutivo, oscillava tra fr. 175.50 e fr. 415.50 al mese.
In
particolare l’Alta Corte ha rilevato:
" (…)
4.1.3
Sulla base della documentazione prodotta agli atti, i primi
giudici hanno fatto stato di un reddito mensile complessivo di fr. 4'618.- (fr.
3'348.- [rendita intera AI oltre alle completive per la moglie e per i figli,
nati nel 1988 rispettivamente nel 1993] + fr. 1'270.- [rendita della previdenza
professionale]) a fronte di un fabbisogno globale stabilito in fr. 3'842.50
(fr. 2'400.- [importo base così composto: 1'550.- + 500 + 350] + fr. 1'142.-
[locazione] + fr. 118.- [premio dell'assicurazione malattia, dedotti i sussidi
cantonali] + 32.50 [contributo AVS della moglie] + fr. 150.- [imposte]). In
definitiva, essi hanno quindi ritenuto un'eccedenza mensile di circa fr. 750.-,
più precisamente di fr. 775.50.
4.1.4
Gli importi esposti, ai quali si è richiamata la Corte
cantonale per l'accertamento dello stato d'indigenza, sono stati dedotti dalle
indicazioni fornite in quella sede dallo stesso ricorrente. Essi non si
rivelano pertanto confutabili, né peraltro l'insorgente contesta l'una o
l'altra posizione. Ora, anche volendo aggiungere all'importo di base di fr.
2'400.-, correttamente determinato sulla base della Tabella per il calcolo del
minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo, un supplemento del
15-25%, risulterebbe comunque un'eccedenza oscillante tra fr. 175.50 e fr.
415.50
al mese. In tali condizioni, considerati anche la gratuità della
procedura in materia, l'assenza di ripetibili da dover pagare nonché il
(relativamente) basso valore di lite (sostanzialmente fr. 8'775.20, di cui: fr.
4'860.- quale differenza tra l'IMI del 5% ottenuta e quella richiesta del 10%
[stante un ammontare massimo del guadagno assicurato all'epoca dell'infortunio
di fr. 97'200.-], e fr. 3'915.20 per rimborso spese) che, secondo la tariffa
cantonale dell'ordine degli avvocati (cfr. i combinati disposti di cui agli
art. 9 e 30 della Tariffa secondo i quali l'onorario normale per una procedura
assicurativa con un valore di causa come quello che ci occupa può essere al
massimo fissato al 14% [70% di 20%] di quest'ultimo), permette di stimare le
spese di patrocinio approssimativamente in fr. 1'230.-, la precedente istanza
poteva ammettere la possibilità, per F.________, di saldare ratealmente e in un
termine adeguato le spese di avvocato senza con ciò incorrere in una violazione
del concetto di indigenza appartenente al diritto federale (v. DTF 109 Ia 9
consid. 3a; cfr. inoltre pure la sentenza citata del 25 settembre 2000 in re
E., nel cui ambito un'eccedenza mensile di fr. 33.40, calcolata per una persona
sola ma dopo avere apportato un supplemento sull'importo base LEF
"soltanto" del 15%, è per contro stata ritenuta insufficiente).”
(STFA del 20 settembre 2004 nella causa F., U 102/04, consid. 4.1.3., 4.1.4.)
In concreto, rilevato che
l’attrice ha un’eccedenza mensile di fr. 913, senza contare il reddito del
lavoro part-time della figlia al 10%, e che nella causa in esame l’assicurata
ha diritto, per la parte in cui è vincente, a congrue ripetibili che ridurranno
l’importo della nota professionale a suo carico, la quale potrà essere saldata
ratealmente in un termine adeguato, l’istanza va respinta.
2.13
Per
quanto concerne l’ammissibilità di un ricorso al TF in funzione del valore
litigioso della causa, con sentenza 4A_83/2013 del 20 giugno 2013 l’Alta Corte
ha affermato che:
"
(…) Esso è ammissibile a prescindere
dal valore litigioso (di soli fr. 1'120.--) poiché, come afferma correttamente
la ricorrente, nel Cantone Ticino le controversie tra assicurati e assicuratori
concernenti le assicurazioni complementari all’assicurazione contro le malattie
sono di competenza del Tribunale cantonale delle assicurazioni in prima e unica
istanza (art. 74 cpv. 1 lett. b LTF; art. 7 CPC; art. 75 della legge ticinese
di applicazione della LAMal del 26 giugno 1997 [RL/TI 6.4.6.1]; DTF 138 III 799
consid. 1.1).”
Secondo l'art. 49 cpv. 2 LSA, i
tribunali svizzeri devono trasmettere gratuitamente all'autorità di
sorveglianza una copia di tutte le sentenze concernenti disposizioni del
diritto in materia di contratto d'assicurazione; s'impone perciò di notificare
all'autorità di sorveglianza anche la presente sentenza in forma elettronica e
senza il nominativo dell’attrice.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.La
petizione è parzialmente accolta.
CV 1 è condannata a versare a AT
1 indennità giornaliere al 50% dal 14 marzo 2015 al 24 aprile 2015, al 100% dal
25 aprile 2015 al 24 maggio 2015, al 50% dal 25 maggio 2015 al 5 giugno 2015,
al 100% dal 6 giugno 2015 al 31 dicembre 2015 ed al 50% dal 1° gennaio 2016 al
31 gennaio 2016.
2.La
domanda di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio, nella misura in cui
non è diventata priva di oggetto, è respinta.
3. Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato. CV 1 verserà
all’attrice fr. 3'000 a titolo di ripetibili (IVA inclusa, se dovuta).
4. Comunicazione alle parti ed
alla FINMA, Berna.
Contro il presente
giudizio è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione. L'atto di ricorso,
in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella
impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o
del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata
e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Gianluca
Menghetti