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36.2016.40

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

21 novembre 2016Italiano65 min

Source ti.ch

Fatti

i differenti mezzi di prova, fra i quali figura la perizia. Il Tribunale

federale ha proceduto a un’interpretazione sistematica del Codice e in particolare

degli artt. 183 segg. CPC e ha concluso che la nozione di perizia di cui

all’art. 168 cpv. 1 lett. d CPC concerne unicamente la perizia giudiziaria

(cfr. consid. 2.5.2).

Una parte della dottrina considera che una perizia di parte deve

potere essere prodotta al Tribunale come un documento ai sensi dell’art. 168

cpv. 1 lett. b e dell’art. 177 segg. CPC. Un’altra parte della dottrina, alla

quale si rifà il Tribunale federale, considera che una perizia di parte non è

un mezzo di prova, poiché il legislatore escluso la perizia di parte come mezzo

di prova in generale ai sensi dell’art. 168 cpv. 1 CPC, e non solo quale

perizia ai sensi dell’art. 168 cpv. 1 lett. d CPC (consid. 2.5.3:

“[…] Denn der Gesetzgeber lehnte das Privatgutachten

als Beweismittel i.S.v. Art.

168 Abs. 1 ZPO allgemein und nicht nur als Gutachten i.S.v. Art. 168 Abs. 1 lit. d ZPO

ab”).

Di conseguenza, la giurisprudenza resa in materia di diritto delle

assicurazioni sociali, quale la DTF 125 V 351, non vale quando il CPC trova

applicazione. È piuttosto la giurisprudenza resa in materia di diritto privato

che si applica, in virtù della quale la perizia di parte non ha qualità di

mezzo di prova, ma costituisce soltanto una semplice allegazione di parte (DTF

140 III 24; DTF 132 III 83).

Le allegazioni che si fondano su una perizia di parte sono

generalmente considerate essere particolarmente motivate (substanziiert),

di modo che la controparte non può contestare in maniera generica (pauschale

Bestreitung) queste allegazioni, ma deve piuttosto precisare concretamente

quali sono gli elementi e i fatti che contesta. Come semplice allegazione la

perizia di parte può se del caso, insieme ad indizi sostenuti dalle risultanze

processuali giusta l’art. 168 cpv. 1 CPC, dimostrare quanto asserito dall’assicurato.

In assenza di indizi in tal senso, se sufficientemente contestata la perizia di

parte si esaurisce invece in una mera allegazione per nulla dimostrata (cfr.

consid. 2.6).

Nella fattispecie analizzata dalla nostra Massima Istanza, il

Tribunale cantonale aveva ammesso la perizia di parte come mezzo di prova e

soltanto fondandosi su questa perizia ha ritenuto quindi comprovato che il

ricorrente fosse abile al lavoro.

Di conseguenza, il giudizio cantonale ha violato l’art. 168 cpv. 1

CPC nella misura in cui ha ritenuto che la perizia di parte fosse un mezzo di

prova che permetteva di constatare la capacità di lavoro dell’interessato (cfr.

consid. 2.6).

Il ricorso dell’assicurato è quindi stato accolto su questo punto

e gli atti rinviati all’autorità di prima istanza per un nuovo apprezzamento

delle prove tenendo conto dei principi posti a proposito delle perizie di parte

(cfr. consid. 4).

Va ancora evidenziato che

con sentenza 4A_318/2016 del 3 agosto 2016, il TF, al consid. 3.2, ha ribadito

che in caso di presentazione di un referto medico, laddove si vuole contestarne

il contenuto, occorre censurarlo in maniera specifica e qualificata, apportando

elementi oggettivi, non bastando una critica generica (“Dans

le cas présent, l'intimée a produit l'expertise privée du Dr B.________, datée

du 1er juillet 2015, comportant sept pages. Ce

rapport détaillé permet de saisir le raisonnement de l'expert, qui l'a amené à

considérer que le recourant était en mesure de travailler en tout cas dès le 23

juin 2015. Confronté à cette expertise privée, le recourant s'est borné à la

contester globalement par pli du 24 juillet 2015, déclarant n'être pas

d'accord. Il a certes annexé un rapport de deux pages du Dr A.________,

psychiatre qui le traite, lequel a nié une valeur probante suffisante au

rapport de l'expert privé B.________, faute d'objectivité et de neutralité de

ce dernier. Si le Dr A.________ relève des discordances entre le diagnostic

posé par le Dr B.________ (trouble de l'adaptation avec réaction dépressive prolongée),

les plaintes subjectives du recourant et la conclusion qu'il n'est pas

incapable de travailler, le premier ne discute pas précisément les allégations

figurant dans l'expertise privée. Autrement dit, la remise en cause des

allégations factuelles contenues dans cette expertise demandée par l'intimée ne

font pas l'objet d'une contestation motivée du recourant, comme l'exige la

jurisprudence susrappelée. De plus, le Dr A.________ ne s'est exprimé qu'après

que son patient l'a sollicité, puisque ce dernier a joint le rapport dudit

psychiatre à sa contestation globale du 24 juillet 2015. Dans de telles

circonstances, les allégations précises de l'expertise privée - contestées de

manière globale - peuvent apporter la preuve de leur véracité si elles sont appuyées

par des indices objectifs. Or, l'office de l'assurance-invalidité du canton de

Genève a estimé, dans sa décision de refus de prestations du 2 décembre 2015,

que la capacité de gain de l'assuré était entière depuis le 25 juin 2015. En

conséquence, l'autorité cantonale n'a pas violé l'art. 168 CPC en retenant que

l'expertise privée du Dr B.________ avait emporté sa conviction. Le moyen est infondé.”).

2.6. Va qui rammentato che per l'art. 9 LCA, riservati i casi di cui all'articolo 100 capoverso 2, il

contratto di assicurazione è nullo se, al momento in cui fu conchiuso, il

rischio era già scomparso o il sinistro già accaduto. L'art. 100 cpv. 2 LCA

prevede che per gli stipulanti e gli assicurati considerati disoccupati ai

sensi dell'articolo 10 della legge del 25 giugno 1982 sull'assicurazione contro

la disoccupazione sono inoltre applicabili per analogia gli articoli 71

capoverso 1 e 73 della legge federale del 18 marzo 1994 sull'assicurazione

malattie.

Per l’art.

97 cpv. 1 LCA (prescrizioni inderogabili) non si possono modificare mediante

convenzione, tra gli altri, l’art. 9.

In una

sentenza del 19 ottobre 2000, pubblicata in DTF 127 III 21, il TF ha stabilito

che giusta l'art. 9 LCA i sinistri già accaduti non possono, in linea di

principio, essere assicurati (cosiddetto divieto dell'assicurazione

retroattiva). Se l'assicurato, prima della conclusione del contratto, ha

sofferto di una malattia soggetta, in base all'esperienza medica, a probabili

ricadute, il sinistro si è già verificato, cosicché le ricadute non sono

assicurabili.

In

quell’occasione l’Alta Corte ha evidenziato che il riprodursi di sintomi di una

malattia soggetta a ricadute giuridicamente non può essere assimilata ad una

nuova malattia o ad un sinistro parziale, ma ad una continuazione di una

patologia già presente, e meglio alla realizzazione di un rischio già accaduto

ai sensi dell’art. 9 LCA (“Daraus folgt aber, dass das erneute Auftreten von

Symptomen einer vorbestandenen, rückfallgefährdeten Krankheit juristisch nicht

als selbstständige Neuerkrankung bzw. als Teilereignis aufzufassen ist, sondern

als Fortdauern einer bereits eingetretenen Krankheit, mithin als Anwendungsfall

eines bereits eingetretenen Ereignisses im Sinne von Art. 9 VVG”).

In DTF 136

III 334 (sentenza 4A_163/2010 del 2 luglio 2010) il TF, al consid. 3, ha

precisato che per sinistro, si intende la realizzazione del rischio assicurato;

il sinistro è il realizzarsi dell’avvenimento paventato a causa del

quale il contratto è stato concluso.

L’Alta Corte

ha rammentato che in applicazione dell’art. 9 LCA il contratto è nullo se il

rischio contro il quale ci si vuole assicurare è già sopraggiunto al momento

della conclusione del contratto (cfr. anche sentenza 8C_324/2007 del 12

febbraio 2008). L’art. 9 LCA non deve essere confuso con la reticenza; questo

disposto rende il contratto nullo anche se le parti non sapevano che, al

momento della conclusione, il sinistro era già realizzato (DTF 127 III 21,

consid. 2b/aa, sentenza 5C.45/2004 del 9 luglio 2004, consid. 2.1.2). Nel caso

in cui un sinistro parziale è già accaduto, è possibile assicurarsi contro la

parte di rischio non ancora realizzata se la sua realizzazione è aleatoria (DTF

127 III 21, consid. 2b/aa; sentenza B 101/02 del 22 agosto 2003 consid. 4.5). Se

una malattia si è già dichiarata, non è possibile assicurarla, anche se non si

manifesta più al momento della conclusione del contratto, se delle ricadute

ulteriori appaiono come un’evoluzione normale (in DTF 127 III 21 consid. 2b/aa, sentenza 5C.45/2004 il TF ha affermato: „ […] Ist

eine Krankheit im Sinne dieser Definition bei Vertragsschluss bereits

ausgebrochen, so ist die Versicherung gegen ihre Folgen nach Art. 9 VVG ausgeschlossen, unbekümmert darum, ob sie noch andauert (vgl. BGE

118 V 158 E. 5c S. 169) […]“).

Nel caso giudicato dal TF il rischio assicurato era l’incapacità di

guadagno dovuta ad una malattia o ad un infortunio. Dalle costatazioni delle

autorità cantonali non era emerso che l’assicurato era stato incapace al

guadagno a causa del suo disturbo ossessionale compulsivo prima della

conclusione del contratto. Il rischio assicurato non si era pertanto mai

realizzato prima della conclusione del contratto.

Secondo le

costatazioni cantonali il disturbo ossessionale compulsivo non era stato diagnosticato

al momento della conclusione del contratto, la sua evoluzione verso

un’incapacità di lavoro era incerta e l’assicurato ignorava tutto della sua

patologia. Non si era in un caso in cui, al momento della conclusione del

contratto d’assicurazione, era già sicuro che il rischio si sarebbe realizzato.

Per l’Alta Corte la Cassa ha concluso un contratto con un assicurato che, per

ragioni inerenti alla sua persona, ma sconosciute ad entrambe le parti,

costituiva un cattivo rischio. Non si tratta di circostanze che permettono

all’assicuratore di liberarsi dai suoi obblighi contrattuali, poiché ruolo

dell’assicuratore è quello di assumersi i rischi, operando una sorta di

compensazione tra casi buoni e casi meno buoni.

2.7. Con sentenza 36.2014.27 del 27

novembre 2014 il TCA ha affermato:

" (…)

Nel caso di specie l’attrice è stata

degente presso il __________ della __________ __________ dal 9 dicembre 2013 al

3 febbraio 2014 a causa di disturbi dell’adattamento, ICD-10 GM: F 43.2,

disturbo somatoforme indifferenziato, ICD-10 GM: F 45.1, altri problemi

connessi alla cerchia relazionale ristretta, compreso l’ambiente familiare,

ICD-10 GM: Z 63, problemi legati all’abitazione e alle condizioni economiche,

ICD-10 GM: Z 59, problemi legati all’alfabetizzazione ed all’educazione, ICD-10

GM: Z 55, sindrome spondilogena, discopatia degenerativa a livello L4-L5,

L5-S1, cefalea cronica.

Nel rapporto di dimissione del 6 maggio

2014, redatto dalla dr.ssa med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia e

dal dr. med. __________, medico assistente, figura che l’attrice è stata

ricoverata per un quadro psicopatologico caratterizzato da deflessione timica,

insonnia ed aumento della tensione endopsichica reattivo a dinamiche

conflittuali con il marito, noto in clinica per patologie psichiatriche e che

sono presenti anche problematiche di natura economica.

I medici del nosocomio __________ hanno

inoltre attestato che “l’esordio psicopatologico viene proprio collocato nel

2004 in seguito all’infortunio sul lavoro. Da allora lamenta algie diffuse a

livello della gamba sinistra e al rachide cervicale, cefalee verosimilmente di

origine muscolo tensiva, peraltro la sintomatologia algica non le permette, a

suo dire, di effettuare i normali lavori domestici. Ha ripreso dal 2006 al 2008,

periodo in cui ha terminato definitivamente le attività lavorative. Dal 2004 ad

oggi vi sono state esacerbazioni sintomatologiche che hanno richiesto alcuni

ricoveri psichiatrici, inoltre durante i periodi intercritici non vi è stata

una completa restituito ad integrum della funzionalità globale. Attualmente

riferisce di aver fatto nuovamente richiesta di AI, infatti dopo il terzo

ricorso, la domanda è nuovamente in valutazione”.

La presenza delle medesime patologie da

diversi anni è confermata dalla notifica di degenza ospedaliera del 10 febbraio

2014 della __________ __________ (doc. F: alla questione di sapere quando è

stata diagnosticata la malattia per la prima volta, i medici hanno risposto: “2004”)

e dal medico curante, dal 14 luglio 2006, dr. med. __________, il quale,

interpellato dal TCA ha affermato che “nella documentazione, se evidenzia

una sindrome fibromialgica, depressione, sindrome da disadattamento nel

rapporto del 16.02.2005 del collega Dr.med. __________. Inoltre la paziente è

stata valutata nell’ambito psichiatrico nel corso dell’anno 2005 da parte del

Dr.med __________, e del Dr.med. __________” ed ha rilevato la presenza di

due ricoveri, il primo dal 14 dicembre 2012 al 16 gennaio 2013 ed il secondo

dal 9 dicembre 2013 al 3 febbraio 2014 (doc. XVII).

L’allegata perizia pluridisciplinare del

SAM del 9 settembre 2005 fa stato di una diagnosi di disturbo da dolore

somatoforme in personalità ipoevoluta con problemi di adattamento e segnala un

ricovero presso l’ospedale di __________ per distimia con somatizzazione da

ansie multiple nel 1993.

Non vi è pertanto dubbio alcuno che

l’interessata, prima della conclusione del contratto, ha sofferto di una

malattia soggetta, in base all'esperienza medica, a ricadute (“Dal 2004 ad

oggi vi sono state esacerbazioni sintomatologiche che hanno richiesto alcuni

ricoveri psichiatrici, inoltre durante i periodi intercritici non vi è stata

una completa retitutio ad integrum della funzionalità globale”),e che il

rischio assicurato si era già realizzato prima della conclusione del contratto.

Del resto, a comprova della ciclicità

della patologia, vi è pure la circostanza che l’interessata ha inoltrato, ad

oggi, numerose richieste di rendite AI (“attualmente riferisce di aver fatto

nuovamente richiesta AI, infatti dopo il terzo ricorso, la domanda è nuovamente

in valutazione”), proprio a causa delle patologie psichiche di cui soffre

(dalla perizia SAM emerge proprio un disturbo somatoforme in personalità

ipoevoluta con problemi di adattamento ed il dr. med. __________ già il 16

febbraio 2005 aveva diagnosticato una sindrome fibromialgica, depressione,

sindrome da disadattamento; cfr. doc. XVII).

Come visto, se l'assicurato, prima della

conclusione del contratto, ha sofferto di una malattia soggetta, in base

all'esperienza medica, a probabili ricadute, il sinistro si è già verificato,

cosicché le ricadute non sono assicurabili. Una malattia che si è già

dichiarata, non può essere assicurata se delle ricadute ulteriori appaiono come

un’evoluzione normale (DTF 127 III 21 consid. 2b/aa, sentenza 5C.45/2004).

Ne segue che, per la degenza dal 9

dicembre 2013 al 3 febbraio 2014, l’attrice non può rivendicare alcunché

all’assicuratore. (…)”

Nella successiva sentenza

36.2014.105 del 12 febbraio 2015 il TCA ha affermato:

" (…)

Nel caso di specie, come accertato nella

sentenza 36.2014.27 del 27 novembre 2014, cresciuta incontestata in giudicato,

l’attrice, già prima della conclusione del contratto soffriva di numerose

patologie psichiatriche che avevano reso necessario cure e ricoveri.

(…)

Come visto, se l'assicurato, prima della

conclusione del contratto, ha sofferto di una malattia soggetta, in base

all'esperienza medica, a probabili ricadute, il sinistro si è già verificato,

cosicché le ricadute non sono assicurabili. Una malattia che si è già

dichiarata, non può essere assicurata se ricadute ulteriori appaiono come

un’evoluzione normale (DTF 127 III 21 consid. 2b/aa, sentenza 5C.45/2004).

Ciò tuttavia non è sufficiente per

ritenere nullo tutto il contratto ai sensi dell’art. 9 LCA.

Nel caso in cui un sinistro parziale è

già accaduto, è possibile assicurarsi contro la parte di rischio non ancora

realizzata se la sua realizzazione è aleatoria (DTF 127 III 21, consid. 2b/aa;

sentenza B 101/02 del 22 agosto 2003 consid. 4.5).

A questo proposito, nella sentenza B

101/02 del 22 agosto 2003 consid. 4.5, l’Alta Corte ha rammentato che il

rischio va considerato parziale se si è realizzato per un singolo infortunio od

una singola malattia ben determinata, ma non quando i sintomi di una malattia

soggetta a ricaduta si sono già manifestati (“Von Art. 9 VVG nicht erfasst

werden Fälle, da die Gefahr nur teilweise eingetreten ist

(Roelli/Keller/Tännler, a.a.O., S. 175). Als nur teilweise eingetreten gilt die Gefahr bei einzelnen

Unfällen (vorübergehende Arbeitsunfähigkeit, teilweise Invalidität oder

Ganzinvalidität) oder einzelnen Krankheitsfällen (Roelli/Keller/Tännler,

a.a.O., S. 610), nicht aber das erneute Auftreten von Symptomen einer

vorbestandenen, rückfallgefährdeten Krankheit, welche juristisch nicht als

selbstständige Neuerkrankung bzw. als Teilereignis aufzufassen ist, sondern als

Fortdauern einer bereits eingetretenen Krankheit (BGE 127 III 25 Erw. 2b/bb)“.

Non vi è nullità se lo stipulante al

momento della conclusione del contratto non ha conoscenza della malattia, non

era data alcuna diagnosi medica e niente indicava che l’evento si realizzasse

(DTF 136 III 334).

Ciò significa, nel caso concreto, che la

circostanza che il rischio si è già realizzato per determinate patologie

(segnatamente depressione, sindrome fibromialgica e sindrome da

disadattamento), non implica l’annullamento del contratto per tutte le

malattie, comprese quelle che non si sono mai dichiarate.

(…)

L’art. 9 LCA è chiaro. Il contratto di assicurazione

è nullo se, al momento in cui fu conchiuso, il rischio era già scomparso o il

sinistro già accaduto.

In concreto, il sinistro si è già

realizzato, in ogni caso, per quanto concerne le patologie psichiche pregresse

ed è per queste malattie (ed eventuali altre già dichiaratesi prima della sua

conclusione) che il contratto è nullo.

Esso, conformemente alla giurisprudenza,

continua invece ad esplicare tutti i suoi effetti per quelle patologie che non

erano state diagnosticate e che non si sono erano manifestate al momento della

conclusione del contratto.

Il contratto rimane pertanto in essere

per tutte quelle malattie che prima della sua conclusione, non si sono mai

manifestate, non sono state diagnosticate e quelle per le quali una ricaduta

non appariva al momento del contratto come un’evoluzione normale (cfr. sentenza

4A_163/2010 del 2 luglio 2010). (…)”

2.8. Il TF si è ancora espresso

recentemente in merito all’art. 9 LCA. In una sentenza 4A_327/2016 del 27

settembre 2016, destinata a pubblicazione, l’Alta Corte, nell’ambito di una

vertenza relativa all’indennità giornaliera per perdita di guadagno in caso di

malattia, ha in sintesi stabilito che la persona assicurata, che ha cambiato

datore di lavoro ed assicuratore, in applicazione della convenzione di libero

passaggio tra assicuratori del 1° gennaio 2006 e della CGA in quel caso

applicabili, ha diritto al pagamento delle indennità giornaliere anche se

diventa inabile per una malattia per la quale il precedente assicuratore aveva

già versato prestazioni. Il TF ha affermato:

" (…)

7.2. Wie dargelegt ist nicht mehr strittig, dass es

sich bei der Arbeitsunfähigkeit ab 14. März 2014 um einen Rückfall handelt.

Dieser Sachverhalt wird von Art. 4 Abs. 2 FZA erfasst, wonach der neue

Versicherer den laufenden Schadenfall übernehmen muss (vgl. auch das

entsprechende Beispiel bei MATTIG, a.a.O., S. 105). Art. 4 Abs. 4 FZA enthält

zudem eine spezifische Regelung für den Rückfall. Betrachtet man isoliert das

neue Versicherungsverhältnis mit dem Versicherer des neuen Arbeitgebers, wäre

dies ein Fall einer unzulässigen Rückwärtsversicherung gemäss Art. 9 VVG (so

denn auch MATTIG, a.a.O., S. 106; EUGSTER, a.a.O., S. 73; HÄBERLI/HUSMANN,

a.a.O., S. 208).

Eine Beschränkung des Blickwinkels allein auf den

Versicherungsvertrag mit dem Versicherer des neuen Arbeitgebers übergeht aber,

dass es hier um eine Koordination zwischen zwei Kollektivversicherern geht.

Deshalb ist zu prüfen, ob es Sinn und Zweck von Art. 9 VVG entspricht, auch

eine solche Koordinationsregelung zu verbieten. Der Beschwerdeführer beruft

sich sinngemäss auf diesen Gesichtspunkt, wenn er ausführt, es liege eine

Vertragsübernahme (des alten Versicherungsvertrages) durch den neuen

Versicherer vor und nicht eine Rückwärtsversicherung. Um eine eigentliche

Vertragsübernahme handelt es sich allerdings offenkundig nicht, denn es wird ja

nicht der ganze bisherige Versicherungsvertrag übernommen. Vielmehr geht es um

ein Problem der Nachhaftung, also der Haftung für laufende Schadenfälle über

die Beendigung des Versicherungsvertrages hinaus. Beim echten Nachhaftungsfall

tritt die Arbeitsunfähigkeit erst nach der Beendigung der Betriebszugehörigkeit

(bzw. der Vertragslaufzeit) ein. In der Praxis regeln die AVB der verschiedenen

Versicherer diese Fälle sehr unterschiedlich. Nach Ziffer 6 AVB eines

Versicherers etwa erlöscht der Versicherungsschutz mit der Beendigung des

Arbeitsverhältnisses (also mit dem Ausscheiden eines Versicherten aus dem Kreis

der versicherten Personen); eine solche Bestimmung lasse letztlich offen, wie

die Nachhaftung geregelt sei (FUHRER, a.a.O., S. 88 und bei Fn. 73 unter

ausdrücklicher Bezugnahme auf Ziff. 6 dieser AVB). Das Bundesgericht erkannte

in einem Fall, in dem die Arbeitsunfähigkeit bereits während dem bisherigen

Versicherungsverhältnis eingetreten war und bei Beendigung des

Arbeitsverhältnisses fortdauerte (sog. gedehnter Versicherungsfall; vgl.

FUHRER, a.a.O., S. 87), dass der Versicherte mangels entgegenstehender

vertraglicher Klauseln den Leistungsanspruch auch nach dem Erlöschen des

Versicherungsverhältnisses bis zur Erschöpfung der Leistungsdauer behält (BGE 127 III 106 E. 3b S.

109 f.; vgl. auch EUGSTER, a.a.O., S. 63). Es wird darüber hinaus die

Auffassung vertreten, eine Regelung in den AVB, gemäss welcher bei gedehnten

Versicherungsfällen der Versicherer beim Ausscheiden des Arbeitnehmers aus dem

versicherten Betrieb keine Leistungen mehr erbringen müsse, wäre ungewöhnlich

und damit unzulässig (FUHRER, a.a.O., S. 89 f.). Jedenfalls würde nichts

dagegen sprechen, dass der bisherige Kollektivtaggeldversicherer ausdrücklich

die Nachhaftung für laufende Schadenfälle bzw. für Rückfälle übernimmt. Die im

FZA enthaltene Regelung ist inhaltlich nichts anderes als die Gewährleistung einer

solchen Nachhaftung für Krankheiten, die bereits im bisherigen

Arbeitsverhältnis bestanden und zur Arbeitsunfähigkeit geführt haben. Dass es

um eine Nachhaftung nach dem bisher geltenden Versicherungsvertrag geht, zeigt

sich - wie der Beschwerdeführer zutreffend erwähnt - auch daran, dass die

Leistungen nach den Bedingungen des beim alten Versicherer bestehenden

Vertrages zu erbringen sind und nicht nach dem neuen Versicherungsvertrag; und

zwar sowohl hinsichtlich der Höhe des Taggeldes, der Wartefrist und der

Leistungsdauer (Art. 4 Abs. 2 FZA) als auch betreffend Anrechnung der vom

bisherigen Versicherer bereits geleisteten Taggelder an die Leistungsdauer

(Art. 4 Abs. 4 FZA). Es ist nicht ersichtlich, weshalb eine Vereinbarung

zwischen den Versicherern, wonach statt des bisherigen Versicherers der neue

Versicherer diese Nachhaftung zu den Bedingungen des alten

Versicherungsvertrags und beschränkt auf dessen Leistungsdauer übernimmt,

inhaltlich nicht zulässig sein soll. Ein unzulässiges "Umgehungsgeschäft"

ist das nicht (so aber EUGSTER, a.a.O., S. 72 bei Fn. 76). Das Bundesgericht

hat denn auch im Fall eines Übertritts von der Kollektivtaggeldversicherung zur

Einzeltaggeldversicherung (des gleichen Versicherers), mit welcher der

Versicherer eine allfällige aus der Kollektivversicherung bestehende

Nachleistung als Einzelversicherer übernommen hatte, entschieden, diesfalls

liege keine unzulässige Rückwärtsversicherung vor, da der betreffende Rückfall

bereits in der Kollektivversicherung versichert gewesen sei (Urteil 4A_39/2009

vom 7. April 2009 E. 3.5.2).

Demnach hat der Beschwerdeführer gestützt auf Art. 9

Abs. 1 lit. a AVB i.V.m. Art. 4 Abs. 2 und 4 FZA Anspruch darauf, dass die

Beschwerdegegnerin ihm gegenüber Nachhaftungsleistungen zu den Bedingungen des

alten Versicherungsvertrags und beschränkt auf dessen Leistungsdauer erbringt;

Art. 9 VVG wird dadurch nicht verletzt."

In

concreto questa giurisprudenza non trova applicazione ritenuto come il medesimo

assicurato nell’ambito della sottoscrizione dell’offerta per l’assicurazione in

esame ha affermato che non esisteva un’assicurazione d’indennità giornaliera in

caso di malattia, che non è stata disdetta alcuna assicurazione d’indennità

giornaliera e che non vi era alcun assicuratore precedente CO 1 (doc. X/1, pag.

4: “Esiste o è esistita un’assicurazione d’indennità giornaliera in caso di

malattia per le persone da assicurare?: no”; “Il contratto d’indennità

giornaliera in caso di malattia è stato disdetto?: no”; “Assicuratore

precedente CO 1: no”).

In una sentenza

4A_535/2015 del 1° giugno 2016 il TF ha inoltre risposto alle critiche relative

alla severità della giurisprudenza in ambito di art. 9 LCA, affermando:

" 5.1.1. Mit Blick auf die Krankenversicherung qualifizierte das

Bundesgericht in BGE 127 III 21 E. 2b/bb S.

25 die Krankheit als das befürchtete Ereignis. Es erkannte, das erneute

Auftreten von Symptomen einer vorbestandenen, rückfallgefährdeten Krankheit sei

juristisch nicht als selbständige Neuerkrankung bzw. als Teilereignis

aufzufassen, sondern als Fortdauern einer bereits eingetretenen Krankheit,

mithin als Anwendungsfall eines bereits eingetretenen Ereignisses im Sinne von

Art. 9 VVG (BGE 127 III 21 E. 2b S. 23

ff.; vgl. für Unfallfolgen auch Urteil des Bundesgerichts 5C.45/2004 vom 9.

Juli 2004 E. 2.1.1 f.).

5.1.2. Diese

Rechtsprechung ist in der Literatur auf Kritik gestossen. Es wird beanstandet,

der Entscheid könne zu weltfremden Ergebnissen führen, indem eine Vielzahl von

Personen vom Abschluss neuer Verträge in der privaten Krankenversicherung

ausgeschlossen wären (HANS PETER WALTER, Rückwärtsversicherung und

Unmöglichkeit des Versicherungsfalles, in: Totalrevision VVG, [Schnyder/Weber Hrsg.],

2006, S. 53 ff. 62). Sodann wird das Ergebnis insbesondere als schockierend

empfunden, wenn - wie in BGE 127 III 21 - der

Versicherte seine gesundheitliche Situation der Versicherung mitgeteilt habe

(VINCENT BRULHART, Droit des assurances privées, 2008, S. 189 Rz. 427). Auch

wird darauf hingewiesen, die Rechtsprechung könnte gerade mit den

fortschreitenden Erkenntnissen der Gentechnologie zu Problemen führen, da auf

Gendefekte zurückzuführende Krankheiten, jedenfalls wenn sie bereits einmal

aufgetreten sind, nicht mehr versicherbar wären (ROLAND SCHAER, "Das alte

Leiden" und die "leidige" Rückwärtsversicherung, in: HAVE 2002,

S. 295 ff. 297; HEINZ HAUSHEER/MANUEL JAUN, Die privatrechtliche Rechtsprechung

des Bundesgerichts im Jahre 2001, in: ZBJV 139/2003 S. 65; vgl. zum Ganzen

auch: URS CH. NEF/CLEMENS VON ZEDTWITZ, in: Basler Kommentar,

Versicherungsvertragsgesetz, Nachführungsband, 2012, Ad N. 14/15 a zu Art. 9

VVG S. 73 f. mit Hinweisen).

5.2. In einem späteren

Entscheid hat das Bundesgericht die zitierte Rechtsprechung denn auch

relativiert. Es sah in Bezug auf eine Versicherung gegen krankheitsbedingten

Erwerbsausfall die Voraussetzungen für die Anwendung von Art. 9 VVG nicht als

gegeben, soweit die Krankheit bis zum Vertragsschluss nie zu einer

krankheitsbedingten Erwerbsunfähigkeit geführt hat. Das Bundesgericht hielt

bezüglich der konkreten Umstände des dort zu beurteilenden Falles fest, die

Krankheit sei bei Vertragsschluss weder diagnostiziert, noch dem Versicherten

bekannt gewesen. Die Entwicklung hin zu einer Erwerbsunfähigkeit sei ungewiss

gewesen. In einem derartigen Fall habe der Versicherer einfach eine

Versicherung mit einem Versicherten abgeschlossen, der aus in seiner Person

liegenden aber beiden Parteien unbekannten Gründen ein schlechtes

Versicherungsrisiko aufweise. Dies gestatte der Versicherung nicht, sich ihrer

vertraglichen Pflichten zu entziehen. Es sei vielmehr ihre Aufgabe, dieses

Risiko zu tragen, indem sie einen Ausgleich schaffe zwischen den

"guten" und "schlechten" Risiken der Vielzahl der

Versicherten (BGE 136 III 334 E. 3 S.

340; vgl. NEF/VON ZEDTWITZ, a.a.O., Ad N. 14/15 a zu Art. 9 VVG S.74; vgl. auch

zit. Urteil 4A_491/2014 E. 2.1 und 2.2).

5.3. Im zu beurteilenden

Fall hatte die Krankheit im Zeitpunkt des Vertragsschlusses, beziehungsweise

des erstmaligen Einschlusses des Beschwerdeführers in die Versicherung, nach

den Feststellungen der Vorinstanz bereits zu einer Verminderung der

Arbeitsfähigkeit geführt. Insoweit stellt sich die Frage, ob eine

Rückwärtsversicherung vorliegt, auch wenn man für den Eintritt des versicherten

Ereignisses nicht auf die Krankheit, sondern die Arbeitsunfähigkeit abstellt.

Obwohl die Krankheit bei Vertragsschluss bereits bestand und zu einer

Arbeitsunfähigkeit geführt hatte, musste in diesem Zeitpunkt aber nicht mit

einer neuen vollständigen Arbeitsunfähigkeit infolge Rückfalls gerechnet

werden, da die Krankheit nach den Feststellungen der Vorinstanz im Augenblick

des Vertragsschlusses noch nicht sichtbar zutage getreten war und die

Persönlichkeitsstörung erst mit dem X.________ -Gutachten vom 9. April 2013

diagnostiziert wurde - lange nach sämtlichen Vertragsschlüssen. Diese Krankheit

war bei Vertragsschluss weder diagnostiziert, noch dem Versicherten bekannt (BGE 136 III 334 E. 3 S.

340), auch wenn sie (anders als in BGE 136 III 334) bereits

einmal zu einer Arbeitsunfähigkeit geführt hatte. Dies zeigt, dass die in der

Lehre vertretene Auffassung, der Versicherte habe notwendigerweise Kenntnis vom

Ausbruch einer Krankheit, die bereits vor Vertragsschluss zu einer

Arbeitsunfähigkeit geführt hat (STEPHAN FUHRER, Anmerkungen zu

privatversicherungsrechtlichen Entscheiden des Bundesgerichts, in: HAVE 2015 S.

174), nicht in allen Fällen zutrifft. "

2.9. In

concreto l’attore nel corso del mese di settembre/ottobre 2013 ha sottoscritto

un’offerta d’assicurazione d’indennità giornaliera in caso di malattia __________

(doc. 15), rispondendo negativamente alle domande circa la presenza di

patologie attuali, circa la questione di sapere se nel corso degli ultimi 5

Considerandi

anni è stato in trattamento da un medico, da un naturopata, da un terapista, in

una clinica oppure in cura a causa di malattia o infortunio. L’assicurazione,

che copre anche l’infortunio (cfr. pag. 3, doc. 2) è iniziata il 1° settembre

2013.

(doc. 2).

Il 27 settembre 2014

l’assicurato ha inoltrato la notifica d’inabilità lavorativa per “problemi

alla schiena”, “cervicale” (doc. 6). Il curante, dr. med. __________,

nel corso del mese di ottobre 2014, ha posto la diagnosi di “grave sindrome

panvertebrale con sindrome cervico-radicolare e lombo-radicolare a sinistra”

ed ha confermato l’incapacità lavorativa completa dal 15 settembre 2014 (doc.

7). Anche il dr. med. __________, FMH medicina interna, il 21 novembre 2014,

dopo aver visitato l’attore su richiesta della convenuta, ha confermato la

completa inabilità lavorativa dell’interessato a causa di una

cervicobrachialgia sinistra dominante con/su discopatie multisegmentarie ed

alterazioni uncartrosiche importanti da C4 a C7 con restringimento bilaterali

dei forami di coniugazione e possibili conflitti con le radici C5, C6 e C7. Non

segni di mielopatia. Lombalgia su probabili alterazioni statico degenerative ed

ha posto la diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa di trauma

occipitale all’età di 9 anni, frattura caviglia sinistra circa 10 anni fa trattata

conservativamente, nel 2012 trauma da caduta, trauma rachide dorsolombare e

trauma cervicale. Vertigine posizionale ricorrente (attualmente asintomatico;

doc. 8, pag. 4). Il medico ha inoltre precisato che l’attore ha subito “nel

2012, trauma da caduta, trauma rachide dorso-lombare e trauma cervicale”,

che “in settembre viene riferito peggioramento di sintomi cervicali

irradiati al cingolo scapolare e all’arto superiore sinistro dominante”,

che “inoltre peggioramento di lombalgia nota da anni” e che “viene

descritta una lombalgia presente da anni ma non risultata limitante

nell’abituale attività lavorativa” (doc. 8, pag. 2 e 5). L’incapacità

lavorativa dal 15 settembre 2014 è dovuta al “progressivo peggioramento di

dolore cervicale e successivamente peggioramento di dolore lombosacrale”

(pag. 5, doc. 8).

Dal 23 giugno 2015 al 22

luglio 2015 l’insorgente è stato degente presso la Clinica __________ di __________

per una sindrome dolorosa polidistrettuale (cefalea, cervicobrachialgia sin,

lombalgie e lombosciataglia a sin) di probabile origine degenerativa (doc. B).

Il 1° settembre 2015 il

dr. med. __________, su richiesta dell’assicuratore, ha rivalutato la

fattispecie ed ha stabilito che mentre nell’attività di gessatore è

completamente inabile al lavoro, in attività leggere e confacenti al suo stato

di salute l’attore è abile al lavoro al 50% dal 22 luglio 2015 e al 100% dal 30

settembre 2015 (doc. C).

Il 9 novembre 2015 il

medico curante, dr. med. __________ ha attestato un’incapacità lavorativa

totale fino al 30 novembre 2015 compreso (doc. 14).

Il 4 dicembre 2015 la

Clinica __________ ha certificato che l’attore, a causa di ansia con

depressione timica (ICD 10 GM: F 41.2; F 61) è stato ricoverato presso il

citato nosocomio dal 20 novembre 2015 (doc. 16).

Il 5 febbraio 2016 il dr.

med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, ha affermato che l’attore

soffre di un disturbo misto ansioso-depressivo (ICD-10 GM: F 41.2) oltreché di

una problematica dovuta ad un’ulcera gastrica riesacerbata e delle discopatie

multiple cervicali e lombari ed è seguito dal 15 gennaio 2016. Lo specialista

ha inoltre asserito:

" (…)

Per quel che concerne l’insorgenza dei

sintomi della sua patologia psichiatrica attuale, posso confermare che

effettivamente tutto ciò è stata scatenato in seguito ad una riesacerbazione

dei suoi disturbi gastrici in particolar modo all’ulcera gastrica acuta che è

stata a sua volta conseguente delle cure prescritte (farmaci antinfiammatori).

Egli necessitava in seguito di un ricovero

d’urgenza presso l’Ospedale __________ di __________ e a causa di una reazione

ansioso-depressiva necessitava anche un ricovero presso la Clinica __________.”

(doc. K)

Il

13.

aprile 2016 il dr. med. __________ ha affermato:

" (…)

Facendo riferimento a quanto

sopradescritto risulta che il disturbo misto ansioso depressivo sia scaturito

in prima ipotesi da complicanze di natura medica in particolare e più

precisamente dall’assunzione incongrua ed abusata di farmaci antiinfiammatori

che potrebbero aver causato il riferito danno gastrico.

A tale scopo per adeguato accertamento

potrebbe essere d’aiuto la verifica delle prescrizioni mediche per stabilire

con certezza se risulta inadeguata la prescrizione o se risulta responsabilità

esclusiva del paziente l’assunzione inadeguata dei farmaci antiinfiammatori per

autogestione dei medicamenti.

In merito alle IL non risultano

documentate patologie limitanti dal punto di vista internistico e

osteoarticolare diverse da quanto già definito in sede peritale nel 2014.

Risulta invece documentata una patologia

psichiatrica anche in parte reattiva alla situazione sociale in cui versa

l’assicurato.

Nell’incarto valutato non viene citata

una IL riferita ad attività adeguata allo stato di salute e rispettosa dei

limiti funzionali.

Ribadisco nuovamente che l’attuale

patologia prevalente che giustifica una IL risulta essere la patologia

psichiatrica con presa a carico del Dr. med. __________.

Patologia psichiatrica che risulta in

relazione ai disturbi gastrici (?) con successiva diagnosi di ulcera

(precisazione del Dr __________).

Faccio notare che in contraddizione con

quanto sopra descritto, il rapporto medico della clinica __________ con data

4.12.2015

precisa che lo stato ansioso depressivo dell’assicurato è esacerbato

da difficoltà economiche del paziente.

(…)

Quanto definito in sede peritale risulta

quindi confermato in quanto all’epoca della valutazione clinica non era

presente alcuna patologia con caratteristiche psichiatriche.

Sottolineo nuovamente che nessuno

documenta variazione dello stato di salute (osteoarticolare) nessuno nomina o

certifica nuove patologie osteoarticolari, tale evidenza permette di confermare

le conclusioni peritali.

La diagnosi di Ulcera gastrica attiva

giustifica un periodo di IL 100% per circa 10 giorni salvo complicazioni." (doc. 22)

Il 6 maggio 2016 il dr.

med. __________ ha allestito un nuovo referto da cui emerge che in una RM della

colonna cervicale del 2 luglio 2009 dell’Ospedale __________ di __________ era

stata riscontrata una “piccola ernia discale recessale destra in C3-C4;

discopatia C5-6; uncartrosi plurisegmentale con prevalenza sinistra e probabile

conflitto con la radice C7 sinistra”. Quale diagnosi lo specialista pone le

cervicalgie su “discopatie e segni degenerativi multisegmentari da C4 a C7

con restringimento bilaterale dei forami di coniugazione e possibili conflitti

con le radici C5, C6 e C7, bilateralmente, patologia in evoluzione nel periodo

2009-2014, oltre a lombalgie, dolori al bacino a sinistra e cefalee.” (doc.

VII/1, pag. 5). Il dr. med. __________ afferma inoltre che “i disturbi

accusati dal paziente sono da ritenere che abbiano avuto un evoluzione nel

tempo e che si tratti di disturbi sempre riferibili allo stesso contesto

patologico constatato a livello cervicale, almeno dal 2009, e lombare con

peggioramento della sintomatologia, secondo gli atti a mia conoscenza, dal 2013”

(doc. VII/1, pag. 7).

Interpellato dal TCA, il 6

ottobre 2016 il medico curante dr. med. __________, FMH medicina interna

generale, ha affermato di conoscere l’attore dal 20 dicembre 2004 ed ha così

risposto (cfr. consid. 1.13):

" (...)

2) Ho consultato il paziente in questi

anni per problematiche ricorrenti, con decorso favorevole e in tempi adeguati

(influenzali, controlli internistici, ecc.). Ho consultato inoltre il paziente

per problematiche di cervicalgie e dorso-lombalgie. Anche per queste

problematiche il decorso è sempre stato favorevole per quanto concerne la

tempistica di guarigione e il risultato ottenuto. Menziono infine una problematica

di sindrome ansiosa-depressiva risolta pure senza esiti permanenti.

Le rispettive incapacità lavorative sono

così riassunte:

- Infortunio del 25.09.2007 (trauma

dorsale)

100% dal 09.12.2007 al 18.01.2008

50% dal 19.01.2008 al 17.02.2008

0% dal 18.02.2008

- Infortunio del 22.09.2011 (strappo

muscolare dorso-lombare)

100% dal 26.09.2011 al 09.10.2011

50% dal 10.10.2011 al 13.12.2011

0% dal 14.12.2011

- Malattia (problematica

ansiosa-depressiva)

100% dal 10.07.2012 al 02.09.2012

50% dal 03.09.2012 al 10.10.2012

0% dal 11.10.2012

- Infortunio del 25.01.2013 (trauma

dorsale dopo caduta dalle scale)

100% dal 22.01.2013 al 05.05.2013

50% dal 06.05.2013 al 13.05,2013

100% dal 14.05.2013 al 31.05.2013

0% dal 01.06.2013

- Infortunio del 22.11.2013 (trauma

contusivo lombare)

100% dal 22.11.2013 al 02.02.2014

0% dal 03.02.2014

- Infortunio (esiti dal 25.01.2013) /

malattia (cervicalgia e dorsolombalgia)

100% dal 15.09.2014 a tutt’ora

3) Verosimilmente sì, in quanto la

sintomatologia non si è mai risolta completamente, alternando fasi di discreto

miglioramento a fasi di peggioramento della sintomatologia dolorosa.

4) Vedi sopra.

5) I problemi maggiori sono insorti a

seguito dell’evento infortunistico del 25.01.2013 riportato poco sopra.

6) Vedi sopra per quanto concerne

l’incapacità lavorativa. Per quanto riguarda la possibilità di svolgere

un’attività confacente al suo stato di salute, posso affermare che la sua

attività professionale usuale (gessatore) non è compatibile con la problematica

e la sintomatologia evidenziata. Un’attività confacente potrebbe essere

ottenuta dopo riqualifica/riformazione professionale compatibilmente con l’età

del paziente e le sue capacità d’apprendimento.

7) Sì, il paziente ha sofferto di

un’ulcera gastrica acuta sanguinante, che ha reso necessario un periodo di

degenza presso l’Ospedale __________ di __________ (__________) rispettivamente

accertamenti endoscopici con esofago-gastro-duodenoscopia in data 11.11.2015

(vedi rapporti allegati). L’eziologia della patologia ulcerosa potrebbe essere

riferita a un eccessivo utilizzo di anti-infiammatori non-steroidali

(medicamenti utilizzati per sollevare la sintomatologia dolorosa e diminuire il

processo infiammatorio). Il dosaggio assunto non è necessariamente lo stesso di

quello proposto. Il paziente comunque beneficiava anche di una protezione

gastrica associata.

8) Vedi sopra.

9) Vedi allegato.

10) –" (doc. XXI)

Il dr. med. __________,

FMH neurologia, ha affermato di aver visitato l’attore, per la prima volta, il

2.

dicembre 2014 ed ha risposto (cfr. consid. 1.13):

" (…)

Diagnosi esatte?

Le diagnosi da me poste in occasione

della valutazione del 19.04.2016 (documento del 06.05.2016) sono state le

seguenti:

Cervicalgie:

- con ridotta mobilità della testa in

tutte le direzioni

- con irradiazione del dolore nel

braccio sinistro

- con disturbi della sensibilità

superficiale distale bilaterale

- senza deficit senso-motori sicuri

su

Discopatie e segni degenerativi

multisegmentari da C4 a C7 con restringimento bilaterale dei forami di

coniugazione e possibili conflitti con le radici C5, C6 e C7, bilateralmente,

patologia in evoluzione nel periodo 2009 – 2014.

Lombalgie:

- con dolore lombare sempre presente,

peggiorato dal carico fisico, irradiazione del dolore all’arto inferiore sinistro,

posteriormente fino al piede

- senza deficit senso-motori

su

discopatie L4-L5 e L5-S1, senza

compromissioni radicolari, segni degenerativi multisegmentari.

Da quando sono presenti le diagnosi?

Cervicalgie: almeno dal 2009

Lombalgie: almeno dal 2009

Dolori al bacino a destra: dalle mie

informazioni a disposizione non sono in grado di rispondere.

Cefalee: dalle mie informazioni a

disposizione non sono in grado di rispondere.

Per quale patologie è,

rispettivamente è stato, inabile al lavoro? In caso di risposta affermativa,

quando e per quali periodi?

Da considerare sono le cervicalgie e le

lombalgie nel senso della loro presenza concomitante nell’ambito di una

sindrome dolorosa polidistrettuale con eziologia riferita nelle descrizione

delle diagnosi.

Confermo la mia valutazione espressa nel

documento del 06.05.2016.

L’IL del 100% in ogni attività, a

fortiori in quella di gessatore, è presente dal settembre 2014 sino ad oggi e

prospettivamente lo rimane, sino all’eventuale subentrare di nuovi aspetti che

possano influenzare il quadro clinico in modo rilevante.

3.

(…)

Sì, un andamento nel tempo con

variazioni dell’intensità dei disturbi è tipica di queste sindromi. La

possibilità di una vera e propria ricaduta con importante accentuazione dei

disturbi e del loro impatto funzionale è pure una evoluzione possibile.

4.

(…)

Sì, posso conferma che vi è un nesso

causale tra la patologia a livello cervicale accertata nel 2009 e l’incapacità

lavorativa riscontrata nel corso del 2014.

A mio avviso il paziente ha sviluppato

una patologia degenerativa in evoluzione almeno dal 2009. La presenza di segni

degenerativi a livello neuroradiologocio può essere constata anche in soggetti

asintomatici. Il paziente aveva già disturbi nel 2009, per questo motivo è

stata eseguita la RM cervicale in discussione (non sono a disposizione dettagli

in merito agli atti).

L’evoluzione della sintomatologia si può

protrarre su anni, spesso anche i referti radiologici mostrano una evoluzione

mostrando il coinvolgimento di ulteriori livelli della colonna e coinvolgimenti

delle radici cervicali multipli, anche se non necessariamente con gravi

compressioni delle radici coinvolte, ma con contatti delle radici con strutture

ossee o con discopatie che possono portare a irritazioni passeggere o costanti.

Ci può allora essere una sindrome dolorosa importante, con o senza deficit

senso-motori alle estremità.

In questo senso ritengo vi sia una

continuità della patologia a livello cervicale che è sfociata nel 2014 in una

espressione clinica tale da essere rilevante per la funzionalità del paziente.

In occasione della mia visita del

19.04.2016

ho constato uno stato neurologico delle stremità superiori che

ricordo qui: (….)

Riassumendo nella diagnosi ho messo

l’accento sulla “irradiazione del dolore nel braccio sinistro, con disturbi

della sensibilità superficiale distale bilaterale”.

La sindrome algica domina il quadro

clinico ed è invalidante, senza che deficit senso-motori sicuri siano stati da

me messi in evidenza in modo sicuro. L’origine della “Diminuzione generale

bilaterale della forza (M5-), con accentuazione alla mano sinistra” l’ho dunque

interpretata nell’ambito della sindrome dolorifica cervicale con irradiazione

nelle estremità superiori.

5.

(…)

Entrambe le patologie cervicali e

lombari sono presenti almeno dal 2009, con l’evoluzione nel caso della

patologia cervicale qui sopra descritta.

(…)

La patologia per la quale il paziente è

stato dichiarato inabile al lavoro dal 15 settembre 2014 è descritta nelle

diagnosi.

Non ho a disposizione dati sulla

incapacità lavorativa attestata dal medici prima del settembre 2013.

Agli atti non ci sono informazioni

sufficienti che permettano una valutazione dettagliata delle motivazioni che

hanno portato a certificare una incapacità lavorativa prima del settembre 2013."

(doc. XXII)

2.10

In concreto, alla luce della

documentazione agli atti e delle valutazioni dei medici interpellati da questo

Tribunale non vi è dubbio alcuno che l’art. 9 LCA trova applicazione e che la

patologia per la quale l’attore ha chiesto le prestazioni in esame aveva già

portato il medesimo assicurato ad essere inabile al lavoro prima della

conclusione del contratto.

L’interessato, il 27

settembre 2014, ha notificato l’inabilità lavorativa, indicando “problemi

alla schiena” e “cervicale” (doc. 6). Il curante, dr. med. __________,

nel corso del mese di ottobre 2014, ha posto la diagnosi di “grave sindrome

panvertebrale con sindrome cervico-radicolare e lombo-radicolare a sinistra”

(doc. 7). Anche il dr. med. __________, FMH medicina interna, il 21 novembre

2014, dopo aver visitato l’attore su richiesta della convenuta, ha confermato

la completa inabilità lavorativa dell’interessato a causa di una

cervicobrachialgia sinistra dominante con/su discopatie multisegmentarie ed

alterazioni uncartrosiche importanti da C4 a C7 con restringimento bilaterali

dei forami di coniugazione e possibili conflitti con le radici C5, C6 e C7.

Il medico ha inoltre

precisato che l’attore ha subito “nel 2012, trauma da caduta, trauma rachide

dorso-lombare e trauma cervicale”, che “in settembre viene riferito

peggioramento di sintomi cervicali irradiati al cingolo scapolare e all’arto

superiore sinistro dominante”, che “inoltre peggioramento di lombalgia

nota da anni” e che “viene descritta una lombalgia presente da

anni ma non risultata limitante nell’abituale attività lavorativa” (doc. 8,

pag. 2 e 5, sottolineatura del redattore). L’incapacità lavorativa dal 15

settembre 2014 è dovuta al “progressivo peggioramento di dolore cervicale e

successivamente peggioramento di dolore lombosacrale” (pag. 5, doc. 8).

Interpellato in merito dal

TCA, il medico curante, dr. med. __________, ha attestato numerose incapacità

lavorative, recenti e precedenti l’inizio della copertura assicurativa, e

meglio, oltre a quella del 2007 per “trauma dorsale”, nel 2011 per uno

strappo muscolare dorso-lombare, nel 2012 per una problematica

ansioso-depressiva, nel 2013 per un trauma dorsale dopo caduta delle scale, che

peraltro l’attore non ha dichiarato (alla domanda “nel corso degli ultimi 5

anni è stata/o in trattamento da un medico, da un naturopata, da un terapista,

in una clinica oppure in cura a causa di malattia o infortunio”, il 25

settembre 2013 l’attore ha risposto: “no”; doc. 25) e che sono in relazione

con la patologia per la quale l’interessato chiede ora le prestazioni. Il

curante alla questione di sapere se le patologie di cui soffre l’attore sono

soggette a ricadute ha infatti affermato che “verosimilmente sì, in quanto

la sintomatologia non si è mai risolta completamente, alternando fasi di

discreto miglioramento a fasi di peggioramento della sintomatologia dolorosa”

(doc. XXI). Il medesimo curante ha inoltre affermato che “i problemi

maggiori sono insorti a seguito dell’evento infortunistico del 25 gennaio 2013”

(risposta 5, doc. XXI), ossia prima della conclusione del contratto, indicando

esiti dell’infortunio del 25 gennaio 2013 quale concausa dell’incapacità

lavorativa dal 15 settembre 2014.

Questa circostanza è stata

confermata dal dr. med. __________, FMH neurologia, il quale ha precisato che

l’attore, nel periodo in esame, è stato inabile al lavoro a causa delle

cervicalgie e delle lombalgie (risposta 2, doc. XXII), ha confermato che queste

patologie sono soggette a ricadute poiché “un andamento nel tempo con

variazioni dell’intensità dei disturbi è tipica di queste sindromi. La

possibilità di una vera e propria ricaduta con importante accentuazione dei

disturbi e del loro impatto funzionale è pure una evoluzione possibile”

(risposta 3, doc. XXII). Lo specialista, ha poi espressamente rilevato che “vi

è un nesso causale tra la patologia a livello cervicale accertata nel 2009 e

l’incapacità lavorativa riscontrata nel corso del 2014. A mio avviso il

paziente ha sviluppato una patologia degenerativa in evoluzione almeno dal

2009.

La presenza di segni degenerativi a livello neuroradiologico può essere

constata anche in soggetti asintomatici. Il paziente aveva già disturbi nel

2009, per questo motivo è stata seguita la RM cervicale in discussione (non

sono a disposizione dettagli in merito agli atti)”. La circostanza che il

medico ha visitato l’attore solo il 2 dicembre 2014 non è rilevante, avendo

comunque a disposizione la documentazione prodotta dalle parti. A questo

proposito il TF con sentenza 9C_376/2007 del 13 giugno 2008 al consid. 3.4

(cfr. anche sentenza 8C_947/2011 del 27 gennaio 2012, consid. 4.2; cfr. anche

sentenza 8C_908/2012 del 29 maggio 2013, consid. 4.2.1), ha affermato:

" (...)

L'accertamento dei fatti da parte del

primo giudice non può del resto neppure essere censurato per essersi

(parzialmente) fondato sulle valutazioni del Servizio medico X.________ senza

che i medici di detto servizio abbiano in precedenza esaminato il peritando. A

tal proposito è sufficiente ricordare che una perizia basata sui soli atti (“Aktengutachten”)

è senz'altro possibile se dispone - come nel caso di specie - di sufficienti

elementi risultanti da altri accertamenti personali (RAMI 1988 no. U 56 pag.

371.

consid. 5b con riferimenti)."

Anche il medico

fiduciario, nel referto del 21 novembre 2014, aveva già rilevato che “nel

2012.

trauma da caduta, trauma rachide dorso-lombare e trauma cervicale (…) In

settembre viene riferito peggioramento di sintomi cervicali irradiati al

cingolo scapolare e all’arto superiore sinistro dominante. Inoltre

peggioramento di lombalgia nota da anni” (doc. 8).

Non vi è pertanto alcun

dubbio che l’interessato, prima della conclusione del contratto, ha sofferto di

una malattia soggetta, in base all’esperienza medica, a ricadute e che il

rischio assicurato (perdita di guadagno in caso di malattia) si era già

realizzato in precedenza.

Neppure per quanto

concerne la successiva incapacità lavorativa derivante dalla patologia

psichiatrica l’interessato può pretendere a prestazioni.

In primo luogo l’interessato,

già prima della conclusione del contratto, era stato incapace al lavoro anche a

causa di una patologia psichiatrica ansioso-depressiva nel 2012 (doc. XXI). Per

cui anche su questo punto il contratto è nullo (art. 9 LCA).

In secondo luogo la

patologia è stata certificata il 20 novembre 2015, quando l’assicurato aveva

già rescisso il contratto assicurativo. Ora, per l’art. __________ CGA il

contratto cessa in caso di disdetta e la copertura assicurativa termina per la

persona assicurata con l’estinzione del contratto assicurativo (art. 7.2 CGA).

In terzo luogo la

patologia psichiatrica è stata messa in relazione con l’insorgere dell’ulcera

gastrica derivante da un abuso di medicamenti nel corso del mese di novembre

2015.

Anch’essa dunque insorta quando il contratto era già rescisso. Per cui la

patologia psichiatrica in relazione con l’ulcera non poteva essere assicurata.

In quarto luogo, a

prescindere dall’origine dell’abuso dei medicamenti, sia esso dovuto ad un

dosaggio prescritto erroneamente, sia esso dovuto ad un’assunzione abusiva del

paziente, per l’art. __________ CGA prestazioni in caso di mancata osservanza

delle prescrizioni del medico, di altri fornitori di prestazioni o della CO 1

non sono assicurate, così come prestazioni a seguito di trattamenti e

operazioni cosmetiche o medicalmente non necessarie e loro conseguenze.

Infine, se si volesse, per

pura ipotesi di lavoro, ritenere che la patologia psichiatrica è in relazione

con l’ulcera la quale è insorta in seguito all’assunzione di medicamenti presi

per trattare la patologia per la quale l’attore è stato dichiarato inabile al

lavoro, entrambe non potrebbero dar luogo a pagamento di prestazioni, essendo

la patologia principale, soggetta a ricadute, già causa di incapacità

lavorative precedenti alla conclusione del contratto e non potendo di

conseguenza essere assicurata (art. 9 LCA).

Ne segue che l’attore non

ha diritto ad alcuna prestazione. Non occorre pertanto esaminare oltre la

questione del guadagno assicurato.

2.11

Con le osservazioni del 7

novembre 2016 l’interessato chiede comunque che gli siano versate prestazioni

al 50% dal 22 luglio 2015 al 30 luglio 2015 e nella misura del 100% dal 1°

settembre 2015 al 31 gennaio 2016, poiché l’assicuratore con la risposta di

causa ha parzialmente aderito alla petizione tramite acquiescenza (doc. XXIV).

Per l'art. 241 cpv. 1 CPC

in caso di transazione, acquiescenza o desistenza, le parti devono firmare il

relativo verbale.

Secondo l’art. 241 cpv. 2

CPC la transazione, l'acquiescenza e la desistenza hanno l'effetto di una

decisione passata in giudicato ed in virtù dell'art. 241 cpv. 3 CPC il giudice

stralcia la causa dal ruolo.

In DTF 141 III 489,

il TF al consid. 9.2 ha affermato:

" (…)

9.3

Somit ist zu

prüfen, welche Bedeutung der "Vormerkung" in Dispositiv-Ziff. 2 des

Beschlusses zukommt und ob deren Anfechtung überhaupt zulässig ist.

Die Klageanerkennung hat zwar gleich wie der

Vergleich und der Klagerückzug die Wirkung eines rechtskräftigen Entscheides (Art.

241.

Abs. 2 ZPO), kann aber einzig mit Revision nach ZPO angefochten werden (Art.

328.

Abs. 1 lit. c ZPO). In Bezug auf materielle oder prozessuale Mängel der

Klageanerkennung wie des Vergleichs und des Klagerückzugs ist die Revision mithin

primäres und ausschliessliches Rechtsmittel und stehen weder die Berufung und

Beschwerde nach ZPO noch die Beschwerde nach BGG offen. Der

Abschreibungsbeschluss beurkundet den Prozesserledigungsvorgang im Hinblick auf

die Vollstreckung (BGE 139 III 133 E. 1.2 für den gerichtlichen Vergleich; Urteil 4A_562/2014 vom 20.

Februar 2015 E. 1.1 für den Klagerückzug; vgl. auch Urteil 5A_327/2015 vom 17.

Juni 2015 E. 1 für die Klageanerkennung).

Die Beschwerde des Beklagten richtet sich nicht

gegen die Klageanerkennung als solche, sondern gegen die

"Vormerkung". Er macht zu Recht geltend, dass unklar sei, was die

"Vormerkung" beinhalten soll. Die ZPO kennt keine

"Vormerkung"; liegt eine Anerkennung vor, haben die Parteien das

entsprechende Protokoll zu unterzeichnen und ist das Verfahren abzuschreiben (Art.

241.

Abs. 1 und 3 ZPO). Ein unterzeichnetes Protokoll, das einen Hinweis auf

eine Klageanerkennung enthalten würde, liegt nicht vor. Die Klageanerkennnung

muss sich zudem auf das Rechtsbegehren des Prozessgegners beziehen (LAURENT

KILLIAS, in: Berner Kommentar, Schweizerische Zivilprozessordnung, Bd. II,

2012, N. 9 zu Art. 241 ZPO). Entsprechend muss sich die Abschreibung dann auf

dieses anerkannte Rechtsbegehren beziehen (DANIEL STECK, in: Basler Kommentar,

Schweizerische Zivilprozessordnung, 2. Aufl. 2013, N. 17 zu Art. 241 ZPO). Die

angefochtene Ziffer 2 des Beschlusses bezieht sich aber nicht auf ein

bestimmtes Rechtsbegehren des Beklagten. Es trifft daher zu, dass die

"Vormerkung" keinen Prozesserledigungsvorgang dokumentiert und

daher auch keine genügende Grundlage darstellt, um den Übertragungsanspruch des

Beklagten nötigenfalls vollstrecken zu können."

In

concreto l’assicuratore, il 6 giugno 2016 (doc. X), prima dell’udienza tenutasi

il 13 giugno 2016 (doc. XII), ha revocato quanto chiesto con la risposta di

causa essendo emersi, secondo la convenuta, nuovi elementi rilevanti in

precedenza non noti che rendono la risposta di causa non corretta e non

giustificata (doc. X).

L’acquiescenza consiste

nella dichiarazione unilaterale della convenuta di riconoscere la pretesa della

controparte (cfr. Daniel Steck in: Basler Kommentar, 2a edizione 2013, n. 28 ad

art. 241 ZPO). Può riferirsi ad una sola parte della domanda. Non vi è

acquiescenza se l’accordo porta unicamente sulla descrizione di alcuni fatti

(cfr. Daniel Steck in: Basler Kommentar, 2a edizione 2013, n. 28 ad art. 241

ZPO). L’acquiescenza, la transazione e la desistenza devono essere

incondizionate e, dopo essere state sottoposte al Giudice, non possono essere

revocate (cfr. Daniel Steck in: Basler Kommentar, 2a edizione 2013, n. 13 ad

art. 241 ZPO).

Il Giudice deve esaminare

se le dichiarazioni delle parti che mettono fine al procedimento (transazione,

acquiescenza, desistenza) sono chiare e giuridicamente corrette (cfr. Daniel

Steck in: Basler Kommentar, 2a edizione 2013, n. 14 ad art. 241 ZPO). Mentre la

desistenza è ammissibile in ogni tempo, l’acquiescenza in alcune ipotesi va

esclusa (ad esempio nell’ambito degli interessi dei figli nelle questioni

inerenti la famiglia: art. 296 cpv. 3 CPC; Steck in: Basler Kommentar, 2a edizione

2013, n. 31 ad art. 241 ZPO). Se le condizioni per un loro riconoscimento non

sono date le parti devono essere interpellate o deve essere richiesto loro di

colmare i vizi (Steck in: Basler Kommentar, 2a edizione 2013, n. 14 ad art. 241

ZPO). I vizi possono essere di natura processuale (ad esempio se sono violate

norme del CPC), oppure di natura sostanziale (ad esempio in caso di mancanza di

volontà, dissenso, nullità). Entrambe le ipotesi possono portare alla

inefficacia delle dichiarazioni delle parti (Steck in: Basler Kommentar, 2a

edizione 2013, n. 14 ad art. 241 ZPO).

In concreto, come visto, in

applicazione dell’art. 9 LCA le prestazioni non sono dovute a causa della

nullità del contratto per quanto concerne le incapacità lavorative derivanti da

patologie ansioso-depressive e patologie alla schiena lombari e cervicali. L’art.

9.

LCA è di carattere imperativo. Ne segue che le parti, neppure volendolo,

possono derogarvi. Di conseguenza l’acquiescenza della convenuta non può essere

ammessa.

La petizione va di

conseguenza integralmente respinta.

2.12

L’attore ha chiesto di essere

messo al beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.

Ai sensi dell’art. 117 CPC

ha diritto al gratuito patrocinio chiunque sia sprovvisto dei mezzi necessari

(lett. a) e la cui domanda non appaia priva di possibilità di successo (lett.

b).

Per l’art. 119 CPC

l’istanza di gratuito patrocinio può essere proposta prima o durante la

pendenza della causa (cpv. 1). L’instante deve esporre la sua posizione

reddituale e patrimoniale e pronunciarsi sul merito e sui mezzi di prove che

intende proporre. Può indicare nell’istanza il nome del patrocinatore

desiderato (cpv. 2). Il giudice decide sull’istanza in procedura sommaria. La

controparte può essere sentita. La controparte deve comunque essere sentita se

il gratuito patrocinio comporta la dispensa dal prestare cauzione per le

ripetibili (cpv. 3). In casi eccezionali il gratuito patrocinio può essere

concesso con effetto sospensivo (cpv. 4). In sede di ricorso l’istanza di

gratuito patrocinio può essere riproposta (cpv. 5).

Secondo l’art. 123 CPC la

parte cui è stato concesso il gratuito patrocinio è obbligata alla rifusione

appena sia in grado di farlo (cpv. 1). La pretesa del Cantone si prescrive in

dieci anni dalla chiusura del provvedimento (cpv. 2).

In concreto, dagli atti AI

(pag. 240), emerge che l’assicurato da settembre 2016 è al beneficio di

prestazioni dell’USSI e dunque si trova in assistenza.

Ritenuto che la causa non

era sin dall’inizio priva di esito favorevole e che l’attore necessitava di un

avvocato, la richiesta va accolta.

2.13

Per

quanto concerne l’ammissibilità di un ricorso al TF in funzione del valore

litigioso della causa, con sentenza 4A_83/2013 del 20 giugno 2013 l’Alta Corte

ha affermato che:

"

(…) Esso è ammissibile a

prescindere dal valore litigioso (di soli fr. 1'120.--) poiché, come afferma

correttamente la ricorrente, nel Cantone Ticino le controversie tra assicurati

e assicuratori concernenti le assicurazioni complementari all’assicurazione

contro le malattie sono di competenza del Tribunale cantonale delle

assicurazioni in prima e unica istanza (art. 74 cpv. 1 lett. b LTF; art. 7 CPC;

art. 75 della legge ticinese di applicazione della LAMal del 26 giugno 1997

[RL/TI 6.4.6.1]; DTF 138 III 799 consid. 1.1)."

Secondo l'art. 49 cpv. 2 LSA, i

tribunali svizzeri devono trasmettere gratuitamente all'autorità di

sorveglianza una copia di tutte le sentenze concernenti disposizioni del

diritto in materia di contratto d'assicurazione; s'impone perciò di notificare

all'autorità di sorveglianza anche la presente sentenza in forma elettronica e

senza il nominativo dell’attore.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. La

petizione è respinta.

2. L’istanza

tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio

è accolta.

Di

conseguenza RI 1 è ammesso al gratuito patrocinio dell’avv. RA 1.

3. Non

si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello

Stato.

4. Comunicazione alle parti ed

alla FINMA, Berna.

Contro il presente

giudizio è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale,

1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione. L'atto di ricorso,

in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella

impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o

del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere

allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti