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Decisione

36.2020.31

La Cassa malati ha sottoposto l'assicurato a 3 valutazioni psichiatriche.L'ultimo referto l'ha ritenuto abile al 50%,poi al 100%.Lo psichiatra esterno si è pure pronunciato sui referti dello psichiatra curante,ben motivando la sua posizione.TCA dà 5 mesi di tempo (+IPG) per cambiare datore di lavoro

11 gennaio 2021Italiano59 min

lamentato difficoltà cognitive. La memoria era intatta, l'intelligenza clinicamente

Source ti.ch

Incarto

n.

36.2020.31

TB

Lugano

11 gennaio 2021

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

composto dei giudici:

Daniele Cattaneo, presidente,

Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

redattrice:

Tanja Balmelli, vicecancelliera

segretario:

Gianluca Menghetti

statuendo sul ricorso del 19 maggio 2020 di

RI 1

rappr. da: RA 1

contro

la decisione su opposizione del 3 aprile 2020 emanata da

CO 1

in materia di assicurazione sociale contro le malattie

ritenuto in fatto

1.1. RI 1, 1961, era alle

dipendenze della __________ dal 1° febbraio 2016 e il 30 ottobre 2018 (doc. 1)

è stato licenziato per il 31 dicembre 2018. Egli era assicurato per la perdita

di guadagno presso CO 1, che si è assunta l'inabilità lavorativa insorta il 30

novembre 2018 (doc. 3).

1.2. Stante l'esito della visita

del Servizio psico-sociale del 5 febbraio 2019 (doc. 6), il 12 febbraio 2019

(doc. 7) la Cassa malati l'ha informato di corrispondere le prestazioni fino al

31 marzo 2019.

1.3. I certificati medici del 15

marzo 2019 (doc. 8) e del 9 aprile 2019 (doc. 9) del dr. med. __________, FMH

psichiatria e psicoterapia, attestanti un'inabilità lavorativa del 100% in

qualsiasi attività, hanno portato la Cassa malati a sottoporre l'assicurato a

una seconda valutazione specialistica da parte della dr.ssa med. __________,

FMH psichiatria e psicoterapia, la quale nel suo referto del 10 maggio 2019 (doc.

10) ha confermato l'inabilità lavorativa totale per 6-8 settimane.

1.4. Il 5 luglio 2019 (doc. 12) il

dr. med. __________ ha steso un nuovo referto, in cui ha indicato che il

decorso clinico era caratterizzato da una ancora presente alterazione totale

del funzionamento generale.

La Cassa malati ha così fatto valutare l'assicurato dal dr. med. __________,

anch'egli FMH psichiatria e psicoterapia e, sulla base delle risultanze emerse

dal rapporto del 29 ottobre 2019 (doc. 13), gli ha comunicato il 6 novembre

2019 (doc. 14) che dal 1° novembre 2019 lo specialista lo riteneva abile

nuovamente al lavoro in ragione del 50% e abile al 100% dopo tre settimane.

Pertanto, la Cassa malati gli avrebbe versato le indennità giornaliere nella

misura del 100% fino al 30 novembre 2019.

1.5. Sulla contestazione del 14

novembre 2019 (doc. 15) del dr. med. __________ ha preso posizione il 5

dicembre 2019 (doc. 16) il dr. med. __________ e sul suo parere si è basata la

Cassa malati, che il 13 dicembre 2019 (doc. 17) ha emanato una decisione

formale con cui ha riconosciuto l'inabilità lavorativa dell'assicurato nella

misura del 100% fino al 30 novembre 2019.

1.6. I nuovi certificati del

medico curante (docc. 18 e 21) attestanti un'inabilità lavorativa totale dal 1°

dicembre 2019 al 29 febbraio 2020, trasmessi a sostegno dell'opposizione del 3

febbraio 2020 (doc. 20) con cui l'assicurato ha preteso la continuazione del

versamento delle indennità giornaliere perdita di guadagno anche dopo il 1°

novembre 2019, sono stati valutati dal dr. med. __________ il 2 aprile 2020

(doc. 22).

Il giorno seguente (doc. A), CO 1 ha emanato la decisione su

opposizione con cui ha confermato la correttezza della decisione impugnata,

giacché le censure sollevate non erano in grado di mettere in dubbio la

completezza degli atti medici su cui essa si è basata, rilevando che il terzo

specialista che ha interpellato ha sottolineato che gli ultimi referti del

curante non apportavano nuovi elementi tali da modificare la sua precedente

valutazione del 29 ottobre 2019.

1.7. Nel suo ricorso del 19 maggio

2020 (doc. I) RI 1, patrocinato dall'avv. RA 1, ha chiesto al Tribunale di riconoscergli

il diritto alle indennità giornaliere per perdita di guadagno nella misura del

100% per il periodo successivo al 1° dicembre 2019 fino al ripristino della

piena capacità lavorativa o all'assegnazione di una rendita di invalidità.

Il ricorrente ha evidenziato in primo luogo come i pareri del dr.

med. __________, avendo carattere di perizia di parte, siano di scarso se non

nullo valore probatorio. Inoltre, questi rapporti non avrebbero approfondito

tutti i punti litigiosi importanti, nemmeno l'esperto avrebbe effettuato esami

completi e considerato le censure dell'assicurato e del suo medico curante. Le

conclusioni dello specialista non possono essere considerare ben motivate, a

fronte delle dettagliate prese di posizione del suo psichiatra, il quale ancora

il 27 marzo 2020 ha confermato l'inabilità lavorativa del 100% in qualsiasi

professione, con una prognosi sfavorevole, tendente al peggioramento. V'era

inoltre da considerare il quadro diagnostico di sindrome depressiva ricorrente

episodio lieve in atto con sintomatologia biologica annessa (ICD-10: F33.0) e

di disturbo di personalità forme miste, tratti emotivamente instabili di

tipologia impulsiva (ICD-10: F61.0). Pertanto, il curante ha ritenuto che l'assicurato

dovrebbe beneficiare di una rendita di invalidità intera visto un quadro

clinico totalmente compromesso.

Non si vede quindi come egli possa essere considerato abile al

100% dal 1° dicembre 2019, visto che anche dopo tale data è inabile al lavoro in

qualsiasi attività in misura totale per disturbi psichici e, di conseguenza, ha

diritto alle indennità giornaliere.

1.8. Con risposta del 3 giugno

2020 (doc. III) CO 1 ha proposto al TCA di respingere il ricorso. Ricordando la

giurisprudenza federale sulla validità dei pareri dei medici curanti che

attestano in favore dei loro pazienti, la Cassa malati ha affermato che il medico

curante dell'assicurato non è in grado di dare un giudizio oggettivo sullo stato

di salute dell'insorgente e quindi non si possono ritenere le sue

considerazioni più approfondite rispetto a quelle del dottor __________.

Nemmeno il ricorrente si è confrontato con le argomentazioni addotte dallo

specialista, limitandosi ad affermare che si tratta di una perizia di parte.

Quest'ultimo si è inoltre pronunciato sui certificati medici prodotti dall'assicurato,

non riscontrando dei nuovi elementi tali da portare l'assicuratore a modificare

le sue considerazioni mediche alla base della decisione impugnata, che va

tutelata.

1.9. Il 10 novembre 2020 (doc.

VIII) ha avuto luogo un'udienza di discussione, in cui le parti hanno ribadito le

proprie posizioni.

considerato in diritto

2.1. Oggetto del contendere è la

questione a sapere se la Cassa malati sia tenuta o meno a versare all'insorgente

delle indennità giornaliere per malattia anche dopo il 30 novembre 2019.

2.2. Per

l'art. 3 cpv. 1 LPGA è considerata malattia qualsiasi danno alla salute fisica,

mentale o psichica che non sia la conseguenza di un infortunio e che richieda

un esame o una cura medica oppure provochi un'incapacità al lavoro.

Ai sensi dell'art.

6 LPGA, è considerata incapacità al lavoro qualsiasi incapacità, totale o

parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica, di

compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo d'attività

abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese

in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività.

È considerata

incapacità al guadagno la perdita, totale o parziale, della possibilità di

guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione,

provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo

aver sottoposto l'assicurato alle cure e alle misure d'integrazione

ragionevolmente esigibili (art. 7 cpv. 1 LPGA). Per valutare la presenza di un'incapacità

al guadagno sono considerate esclusivamente le conseguenze del danno alla

salute. Inoltre, sussiste un'incapacità al guadagno soltanto se essa non è

obiettivamente superabile (art. 7 cpv. 2 LPGA).

2.3. Per

quanto concerne l'assicurazione facoltativa di indennità giornaliera, l'art. 67

LAMal prevede che:

"

1 Le persone domiciliate in Svizzera o che vi

esercitano un'attività lucrativa e aventi compiuto i 15 anni ma non ancora i 65

anni possono stipulare un'assicurazione d'indennità giornaliera con un

assicuratore ai sensi degli articoli 2 capoverso 1 o 3 LVAMal.

2 Esse possono scegliere un assicuratore diverso da quello scelto per l'assicurazione

obbligatoria delle cure medico-sanitarie.

3 L'assicurazione d'indennità

giornaliera può essere stipulata nella forma d'assicurazione collettiva. Le

assicurazioni collettive possono essere stipulate da:

a. datori di lavoro, per sé stessi e per i

propri dipendenti;

b. associazioni di datori di

lavoro o associazioni professionali, per i propri membri e per i dipendenti dei

loro membri;

c. associazioni di dipendenti, per i propri

membri.".

Secondo l'art. 72 cpv. 1 LAMal,

gli assicuratori stabiliscono l'ammontare dell'indennità giornaliera assicurata

d'intesa con gli stipulanti l'assicurazione. Essi possono limitare la copertura

alla malattia e alla maternità.

L'art. 72 cpv. 1bis LAMal

prevede che le prestazioni assunte sono collegate al periodo di incapacità

lavorativa.

A norma dell'art. 72 cpv. 2

LAMal, il diritto all'indennità giornaliera è dato qualora la capacità lavorativa

dell'assicurato sia ridotta di almeno la metà (art. 6 LPGA). Per quanto non

pattuito altrimenti il diritto nasce il terzo giorno che segue quello dell'insorgere

della malattia. L'inizio del diritto alle prestazioni può essere differito

mediante corrispettiva riduzione del premio.

Qualora per il diritto all'indennità

giornaliera sia stato convenuto un termine d'attesa, durante il quale il datore

di lavoro è tenuto a versare il salario, questo termine può essere dedotto

dalla durata minima di riscossione.

L'art. 72 cpv. 3 LAMal prevede

che l'indennità giornaliera va pagata, per una o più malattie, durante almeno

720 giorni compresi nell'arco di 900 giorni consecutivi. L'articolo 67 LPGA non

è applicabile.

In caso di incapacità

lavorativa parziale è pagata una corrispondente indennità giornaliera ridotta

per la durata di cui al capoverso 3. È mantenuta la protezione assicurativa per

la capacità lavorativa residua (art. 72 cpv. 4 LAMal).

Per l'art. 72 cpv. 5 LAMal,

qualora l'indennità giornaliera sia ridotta in seguito a sovraindennizzo giusta

l'articolo 78 della LAMal e l'articolo 69 LPGA, l'assicurato colpito da

incapacità lavorativa ha diritto a 720 indennità giornaliere complete. I

termini relativi alla concessione delle indennità giornaliere sono prolungati

in funzione della riduzione.

2.4. Secondo

la giurisprudenza sviluppatasi sull'art. 12bis cpv. 1 LAMI – giurisprudenza

applicabile anche all'attuale art. 72 LAMal (RAMI 1998 KV 45 pag. 430) – è considerato incapace al lavoro colui

che per motivi di salute non è più in grado di svolgere la propria attività,

oppure può farlo soltanto in misura ridotta oppure, ancora, quando l'esercizio

di una tale attività rischia di aggravarne le condizioni di salute (DTF 114 V

283 consid. 1c; DTF 111 V 239 consid. 1b).

L'allora TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha

rammentato che la giurisprudenza sviluppata in precedenza vale anche vigente la

LPGA (sentenza U 193/03 del 22 giugno 2004, consid. 1.3 e seguenti con

riferimenti).

La questione a sapere se esista un'incapacità lavorativa tale da

giustificare il riconoscimento del diritto a prestazioni va valutato in

considerazione dei dati forniti dal medico. Determinante non è, comunque, l'apprezzamento

medico-teorico - anche se il giudice non se ne scosterà senza sufficienti

motivi, essendo anch'egli tenuto a rispettare la sfera d'apprezzamento del

medico (RAMI 1983 pag. 293; RAMI 1987 pag. 106 segg.) -, bensì la diminuzione

della capacità di lavoro che effettivamente risulta dal danno alla salute (DTF

114 V 283 consid. 1c).

Il grado dell'incapacità lavorativa viene valutato con riferimento

all'impossibilità, derivante da motivi di salute, di adempiere, secondo quanto

può essere ragionevolmente richiesto, la professione normalmente esercitata

dall'assicurato.

L'incapacità di guadagno si distingue dall'incapacità di

lavoro per il fatto che essa considera quale guadagno può e deve ancora essere

realizzato dall'interessato, utilizzando la sua capacità lavorativa residua

in un mercato del lavoro equilibrato.

L'incapacità di lavoro, invece, è l'impossibilità fisica di

muoversi o di fare uno sforzo, come pure l'impossibilità psichica di agire con

metodo. Essa viene valutata nella propria professione rispettivamente in altri

lavori e attività.

2.5. In

relazione alle conseguenze economiche dell'incapacità lavorativa, va ricordato

che anche nell'ambito dell'assicurazione malattia vige il principio - già

comune a tutti i campi delle assicurazioni sociali - secondo cui l'assicurato è

tenuto all'obbligo di ridurre le conseguenze economiche negative del danno alla

salute. Si tratta di un principio generale del diritto federale delle

assicurazioni sociali, che vale anche per l'assicurazione malattia (DTF 123 V

233 consid. 3c; DTF 117 V 278 consid. 2b; DTF 115 V 53; DTF

114 V 285 consid. 3; DTF 111 V 239 consid. 2a; DTF 105 V 178 consid. 2).

Quindi, se da un lato la graduazione dell'incapacità va fatta

ritenendo la professione esercitata, dall'altro va considerato che l'assicurato

ha l'obbligo di fare quanto da lui è ragionevolmente esigibile per attenuare il

più possibile le ripercussioni del danno alla salute sulla sua condizione

economica.

Pertanto, in caso d'incapacità durevole nella professione

precedentemente esercitata, è obbligo dell'assicurato di utilizzare le sue

capacità residue in settori lavorativi diversi, ragionevolmente esigibili.

Del resto, deve essere ricordato che il principio dell'esigibilità

configura un aspetto del principio della proporzionalità. Secondo la dottrina,

questo principio permette di pretendere da una persona un determinato

comportamento anche se presenta degli inconvenienti (Peter, Die Koordination der Invalidenrente, Schulthess 1997,

pag. 71 e dottrina ivi citata).

Infine, il fatto di essere assicurato per un'indennità giornaliera

di un determinato importo e di avere pagato i relativi premi non conferisce

ancora il diritto al versamento della somma assicurata in caso di incapacità

lavorativa (DTF 110 V 322 consid. 5, 105 V 196; RAMI 2000 no. KV 137 pag. 355

consid. 3c, 1987 no. K 742 pag. 275 consid. 1, 1986 no. K 702

pag. 464 consid. 2a; Eugster, Zum

Leistungsrecht der Taggeldversicherung nach KVG, in: LAMal-KVG, Recueil de

travaux en l'honneur de la Société suisse de droit des assurances, Losanna

1997, pag. 539). Occorre infatti ancora che l'assicurato subisca una

perdita di guadagno in misura tale da giustificare il pagamento dell'importo

assicurato (RAMI 2000 no. KV 137 pag. 355 consid. 3c, 1998 no. KV 43 pag. 421

consid. 2a; STF 4A_344/2007 dell'11 marzo 2008 consid. 3.3; STFA K 146/03 del 4

maggio 2004 consid. 3.1). In caso di sovraindennizzo, le prestazioni assicurate

possono essere ridotte conformemente agli art. 78 cpv. 2 LAMal e 122 OAMal.

Non è quindi dato alcun diritto ad una prestazione se la persona

interessata è in grado di percepire un reddito tale da escluderne l'erogazione

(DTF 113 V 22 consid. 4a; RCC 1968 pag. 434).

2.6. Nel caso di specie, dalla

documentazione agli atti emerge che l'assicurato è risultato inabile al lavoro

al 100% dal 30 novembre 2018. La controversia fra le parti porta sulla durata

di questa inabilità lavorativa, che la Cassa malati, facendo capo a più

specialisti, ha ritenuto terminare il 30 novembre 2019, mentre il ricorrente

sostiene che, come attestato dal suo psichiatra curante, l'incapacità al lavoro

perduri anche dopo tale data.

In un primo momento, il dr. med. __________, FMH psichiatra in

psicoterapia, attivo presso il Servizio psico-sociale di __________, il 5

febbraio 2019 (doc. 6) ha ritenuto giustificata l'incapacità lavorativa allora

presente (sindrome da disadattamento con prevalente disturbo di altri aspetti

emozionali, ICD-10: F43.23), precisando che il quadro clinico era correlato

esclusivamente ai problemi insorti sul posto di lavoro (ICD-10: Z56), attestando

quindi un'incapacità lavorativa del 100% fino al 31 marzo 2019.

La diagnosi di sindrome depressiva ricorrente episodio di media

gravità con sintomatologia biologica annessa (ICD-10: F33.1) e di disturbo di

personalità forme miste, tratti emotivamente instabili di tipologia impulsiva

(ICD-10: F61.0) posta il 9 aprile 2019 (doc. 9) dal dr. med. __________,

specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, presso cui l'assicurato era in

cura dal 28 dicembre 2018 (doc. 5), dava luogo a un'inabilità lavorativa del

100% in qualsiasi attività.

Ciò stante, la Cassa malati ha fatto capo alla dr.ssa med. __________,

FMH psichiatria e psicoterapia, per valutare lo stato di salute

dell'assicurato. Durante quasi un'ora e mezza di visita che ha avuto luogo il 2

maggio 2019, la specialista ha esposto nel suo rapporto del 10 seguente (doc.

10) la situazione attuale, la giornata tipo, l'anamnesi familiare,

scolastica/lavorativa/sociale, somatica, psichiatrica, i disturbi soggettivi

attuali, la terapia psichiatrica e i riscontri dell'esame clinico eseguito.

Essa ha posto la diagnosi di sindrome da disadattamento, reazione

depressiva prolungata (ICD-10: F43.41).

Nella sua valutazione, la psichiatra ha rilevato come l'assicurato

abbia sempre lavorato avendo dei riscontri positivi, mentre sul piano affettivo

vi sono stati dei trascorsi problematici, ora risolti con la convivenza con la

figlia minore. La collaborazione avviata con la ditta __________ è stata

inizialmente proficua e senza problemi, poi però quando è stato assunto come

dipendente il rapporto lavorativo è peggiorato, egli è diventato insofferente e

il perdurare di questa situazione di conflitto gli ha causato lentamente un

forte malessere e l'ha mandato in crisi. Il quadro clinico attuale era

caratterizzato da preoccupazioni, diminuzione dell'energia vitale, senso di

svalutazione, sentimenti di scoraggiamento con difficoltà nel vedere una via

d'uscita, il futuro appariva preoccupante. V'è stata una riduzione della vita

sociale, degli interessi abituali, un aumento dell'alimentazione.

Secondo l'assicurato la farmacoterapia, assunta con regolarità,

non gli ha portato significativi miglioramenti, perciò l'esperta ha ritenuto

opportuno discutere un cambio farmacologico e cercare di riprendere contatto

con il mondo del lavoro al più presto, visto che il lavoro ha avuto un ruolo

importante nella sua vita e aveva anche un ruolo terapeutico.

Essa ha quindi giustificato l'inabilità lavorativa per le prossime

6-8 settimane, ossia il tempo necessario affinché un eventuale cambio

farmacologico potesse avere il tempo di dare benefici. Dopodiché ha ipotizzato

il ripristino dell'abilità lavorativa al 100%.

Infine, la dottoressa ha risposto alle domande della Cassa malati,

riprendendo quanto espresso nella sua valutazione.

Il 5 luglio 2019 (doc. 12) il dr. med. __________, specialista FMH

in psichiatrica e psicoterapia, ha dato seguito a quanto evidenziato dalla

collega __________ e ha esposto come il decorso clinico dell'assicurato fosse

caratterizzato da una tuttora presente alterazione totale del funzionamento

generale. Egli ha evidenziato che malgrado sia stata modificata la terapia

farmacologica come suggerito dalla perita, l'interessato continuava a

tergiversare in uno stato psicopatologico alterato. È quindi stata incrementata

anche la parte concernente la psicoterapia in vigore, che da trattamento

ambulatoriale ha portato l'assicurato ad essere ricoverato presso l'ospedale di

giorno con beneficio di psicoterapia individuale e di gruppo. A differenza di

quanto rilevato dalla dr.ssa med. __________, il curante ha osservato una

scarsa cura della persona e dell'igiene. Inoltre, l'assicurato era disponibile

e collaborativo nei confronti della terapia, la mimica del volto e la

gestualità erano improntate prevalentemente a lasciare trasparire stati di

angoscia, rabbia, tristezza e annichilimento. La capacità di critica e di

giudizio era spesso alterata ogni qual volta l'interessato toccava tematiche

nelle quali l'altro occupava un ruolo differente dalla propria speculare

identificazione, la quale più che spingerlo alla significazione lo rigettava in

un qualcosa per lui di insignificabile con secondario facile accesso a stati di

auto e/o etero aggressività. V'era la presenza di un'importante diminuzione

dell'efficienza cognitiva secondaria alla deflessione timica, presenza di

contenuti fortemente inclini all'ossessione con marcata perseverazione delle

idee e rimarginazioni determinate da un'insopportabilità nel sostenere la lacuna

dell'altro con conseguente eccesso interpretativo a carattere negativo. L'umore

era severamente deflesso con presenza di sintomi biologici annessi e, a

differenza di quanto notato dalla collega, apprezzava a quel momento ideazioni

di natura anticonservativa, non franche da necessitare un trattamento

maggiormente incisivo in ambito stazionario, ma che inficiavano notevolmente la

partecipazione affettiva alle circostanze della vita. Lo spettro ansiogeno

risultava essere libero e generalizzato nei confronti della pluralità degli

aspetti vitali con annesse onerose manifestazioni istero-conversive

invalidanti. La tolleranza alla frustrazione era alterata, perlopiù logora ed

estinta come anche le capacità di resilienza e di autoregolazione. Il ritmo

sonno-veglia era alterato rispettivamente in fase di avvio, mantenimento e

qualità. Il funzionamento sociale era tendente all'isolamento e alla

rarefazione dei rapporti. Assenza di sintomi franchi afferenti alla sfera

psicotica.

Le diagnosi evidenziate erano le medesime di tre mesi prima.

Un terzo esperto interpellato dalla Cassa malati, il dr. med. __________,

FMH psichiatria e psicoterapia, ha sottoposto l'assicurato il 30 settembre 2019

per un'ora e mezza ad esame della sua capacità lavorativa. Nel suo referto del

29 ottobre 2019 (doc. 13) l'esperto ha riassunto gli atti messi a sua

disposizione che ha considerato ai fini della sua valutazione, ha descritto la

situazione attuale, l'anamnesi personale, socioprofessionale e psicopatologica,

Fatti

i disturbi soggettivi attuali (irascibilità, sta bene da solo, è meno

aggressivo, meno ansioso e meno arrabbiato, dorme bene, calo di concentrazione

e di attenzione) e la terapia farmacologica attuale.

Dall'esame clinico basato sul sistema AMDP 8 lo specialista ha

trovato un assicurato sufficientemente curato nella persona, ma poco curato

nell'abbigliamento, era lucido e vigile, il tono della voce e la mimica erano

nella norma, l'atteggiamento era collaborante, ma lo psichiatra percepiva un

certo contrasto, tanto che l'interessato ha chiesto perché serviva un'altra

perizia. L'attenzione e la concentrazione non risultavano compromesse durante

l'intero colloquio di un'ora e 20 minuti, ma nella vita quotidiana egli ha

lamentato difficoltà cognitive. La memoria era intatta, l'intelligenza clinicamente

nella norma. Non sono emersi disturbi della forma, né del contenuto del

pensiero. Non erano oggettivabili ipocondria, sospettosità, fobie, né un

pensiero ossessivo, impulsi ossessivi e/o azioni compulsive. Nessun disturbo

della percezione e della coscienza dell'Io. Coscienza di malattia presente. Il

tono dell'umore era deflesso, nei racconti non si manifestavano delle paure per

il futuro né pessimismo, ma si notava una certa rabbia. L'autostima era nella

norma, non presenza di sensi di colpa, né idee di rovina e/o di fallimento.

L'energia vitale era mantenuta, nessun rallentamento psicomotorio. Il sonno era

disturbato, ma ultimamente migliorato, con il sonnifero dormiva

sufficientemente bene, a volte anche senza. Non era presente ideazione suicidale.

C'era un ritiro sociale e l'abbandono degli hobby. Beveva moderatamente

alcolici, ma mai ha fatto uso di sostanze illegali.

Il dottor __________ ha posto la diagnosi con ripercussione sulla

capacità lavorativa di sindrome da disadattamento, reazione depressiva

prolungata (ICD-10: F43,23).

Nella sua valutazione l'esperto ha rilevato che nell'anamnesi non

v'è traccia di disagio psichico prima dell'esperienza "devastante"

con l'ultimo datore di lavoro, malgrado ha vissuto diverse situazioni

difficili, tre separazioni, un figlio tossicodipendente, una moglie, la

seconda, che dopo la separazione fa allontanare la figlia da lui, rendendo più

tardi faticoso ricostruire la relazione.

Lo psichiatra ha evidenziato che non era semplice capire perché la

"crisi" è occorsa proprio in questo caso, perché l'assicurato ha

"sopportato" così a lungo il comportamento del capo malgrado fosse

abituato a cambiare attività e già in passato si era licenziato per meno.

Probabilmente per dare una sicurezza alla figlia, con la quale conviveva in

quel periodo. L'assicurato rimaneva infatti "scioccato" dal

comportamento "prepotente" del capo che non mancava occasione per

metterlo in difficoltà, l'ha sopportato a lungo, ma poi il rapporto si è rotto

e, inoltre, il datore di lavoro non gli voleva dare dei soldi di sua spettanza.

Non avendo nessun indizio nel passato di uno sviluppo depressivo

endogeno, si trattava di un processo reattivo e in quel caso egli riteneva che

si trattava di una sindrome di disadattamento, a una situazione sicuramente

stressante, come il comportamento del capo, ma anche il licenziamento che è

seguito.

Lo specialista ha rilevato che già nel primo rapporto psichiatrico

del medico curante del 31 gennaio 2019 era comparsa la diagnosi di episodio

depressivo di media gravità, mentre in entrambe le perizie del febbraio e

maggio 2019 era stata diagnosticata una sindrome da disadattamento con

prevalente disturbo di altri aspetti emozionali e più tardi una sindrome da

disadattamento con reazione depressiva prolungata. In entrambi i casi si

trattava comunque di una sintomatologia depressiva, ma non grave abbastanza da

giustificare un episodio depressivo leggero o addirittura medio, come indicato

nel secondo certificato dello psichiatra curante del 5 luglio 2019. In questo

referto, a differenza del primo è indicata una sindrome depressiva ricorrente

episodio di media gravità e per ricorrente intendeva ripetuti episodi di

depressione, cioè episodi depressivi intercalati da un periodo di benessere o

almeno di un episodio di minore gravità, che non apparivano né nel rapporto né

nel racconto dell'assicurato.

Per contro, la sintomatologia descritta nelle due perizie

collimava molto di più con la sintomatologia che l'assicurato presentava

durante l'attuale visita rispetto alla descrizione della sintomatologia

depressiva dello psichiatra curante nel certificato di decorso clinico.

Questa differenza di gravità di sintomatologia e di diagnosi, per

il dr. med. __________, avrebbe però potuto anche essere motivo della dicitura

"ricorrente", nel senso che nel periodo tra il primo e il secondo

certificato erano passati pur sempre sei mesi e il quadro clinico era

significativamente cambiato.

Al momento della sua valutazione, a quasi tre mesi dall'ultimo

rapporto dello psichiatra curante, la sintomatologia risultava migliorata, si

notava la trascuratezza dell'abbigliamento, ma l'igiene era migliorata. Non si

apprezzava angoscia e anche la rabbia era molto più contenuta, come ha

riconosciuto l'assicurato stesso da quanto ha dato tutto in mano a un avvocato.

Durante il colloquio la concentrazione e l'attenzione erano buone e non si

notava nessuna mancanza di slancio vitale, il flusso del pensiero era nella

norma e non si notavano ossessione e perseveranza o addirittura una tendenza

all'interpretatività, sintomi che tra l'alto non erano stati nemmeno notati in

passati dagli esperti.

Secondo l'interessato, il nuovo antidepressivo aveva portato a un

certo beneficio, ma per lo psichiatra un aumento del dosaggio poteva portare a

un ulteriore miglioramento. Infatti egli non capiva bene perché 'aumento di

Venlafaxine già in programma nel referto di giugno non era stato attuato fino a

quel momento vista la sintomatologia descritta e la prognosi sfavorevole.

In merito al disturbo di personalità diagnosticato, a suo dire era

poco rilevante per la capacità lavoro, visto che per definizione si tratta di

una patologia che insorge nell'età adolescenziale o da giovane adulto, che però

fino all'anno scorso non gli aveva mai impedito di lavorare con successo e

soddisfazione.

In conclusione, considerato il miglioramento e l'ulteriore

miglioramento da attendersi dal potenziamento della terapia antidepressiva,

peraltro già auspicato dal curante prima mesi, il dr. med. __________ ha

ritenuto giustificata l'inabilità lavorativa al 100% al massimo fino alla fine

di ottobre 2019. Dall'inizio di novembre 2019 egli ha ritenuto possibile ed

esigibile, oltre ad essere terapeuticamente importante che l'assicurato si dovesse

inserire di nuovo al più presto nella vita lavorativa, una capacità lavorativa

del 50%. Dal 25 novembre 2019, dando un tempo adeguato per fare effetto al

potenziamento della terapia farmacologica, per lo psichiatra era invece

possibile un ripristino della capacità lavorativa al 100%.

Infine, l'esperto scelto dalla Cassa malati ha risposto alle

domande che gli sono state poste, riprendendo sostanzialmente quanto già

evidenziato nella sua valutazione. In particolare, egli ha sottolineato che l'assicurato

non necessitava un altro lavoro, ma che dal 1° novembre 2019 era abile nel

lavoro esercitato dapprima al 50%, poi al 100% (risposta n. 5). Inoltre, la

terapia farmacologica in atto doveva sicuramente essere potenziata e il rientro

nella vita e nel ritmo lavorativo erano terapeuticamente molto importanti al

fine di evitare una prognosi sfavorevole.

Il 6 novembre 2019 (doc. 14) la Cassa malati ha comunicato

all'assicurato che dal 1° novembre 2019 lo riteneva abile al lavoro al 50% e

dopo tre settimane al 100%.

Di conseguenza, gli avrebbe versato le indennità giornaliere al

100% fino al 30 novembre 2019 e dal 1° dicembre 2019 riteneva il caso chiuso.

Il 14 novembre 2019 (doc. 15) il dr. med. __________ ha espresso

il proprio dissenso per l'aspetto diagnostico e prognostico e sull'influsso che

questi ultimi hanno sulla capacità lavorativa. Egli ha infatti ribadito

l'impianto diagnostico come tuttora presente, era scettico nel convenire con

quanto appurato dal dr. med. __________ e su quanto apprezzato nella sua

perizia, poiché all'osservazione clinica l'assicurato presentava segni e

sintomi ben più invalidanti di quanto riportato dal consulente della Cassa

malati. Inoltre, lo psichiatra curante non concordava con le questioni inerenti

gli aspetti di remissione, perciò ha chiesto che l'interessato potesse

beneficiare di un ulteriore periodo di copertura assicurativa e di una futura

rivalutazione delle condizioni di salute, considerato che al momento, a suo

dire, era giustificata la presenza di un'inabilità lavorativa nella misura del

100%.

Su questo referto il dr. med. __________ ha preso posizione il 5

dicembre 2019 (doc. 16), confermando la diagnosi di "sindrome da

disadattamento, reazione depressiva prolungata (ICD-10: F43.23)", che si

imponeva per la sintomatologia apprezzata durante la visita, ma che era anche

in linea con la patologia e la diagnosi dei precedenti psichiatri che nel

febbraio e nel giugno 2019 hanno esaminato l'assicurato per conto della Cassa

malati. In quelle occasioni la sintomatologia, in particolare per quanto

riguardava la rabbia e l'irritabilità dovuta alla somma mai recuperata dall'ex

datore di lavoro, era ancora molto più presente come ha riferito l'assicurato

stesso, che recentemente aveva dato in mano a un avvocato questa pratica e

quindi non ci pensava più ed era molto più tranquillo.

Dal punto di vista diagnostico, a rigore di logica, per l'esperto

ci sarebbe stato più motivo di contestare la diagnosi di "sindrome da

disadattamento" già nell'ultima lettera dello psichiatra curante del 5

luglio 2019, ma in quel referto le diagnosi dei colleghi psichiatri non sono

state messe in dubbio, almeno non esplicitamente.

Il dr. __________ non ha messo assolutamente in dubbio la diagnosi

di "disturbo di personalità, forme miste", ma non l'ha menzionata nel

suo rapporto, poiché è difficile diagnosticare un disturbo di personalità in

breve tempo, ma soprattutto perché riteneva fosse irrilevante per la capacità

lavorativa. Per definizione, un disturbo di personalità si costituisce durante

la tarda adolescenza o i primi anni della vita da adulto e l'assicurato,

malgrado vivesse con questo disturbo da allora, ha sempre lavorato.

Egli ha inoltre evidenziato che nel suo certificato del 14

novembre 2019 il dr. med. __________ è rimasto piuttosto vago sull'attuale

sintomatologia, scrivendo che l'assicurato presentava "segni e sintomi ben

più invalidanti…". L'esperto a cui ha fatto capo la Cassa malati ha

osservato che gli si poteva rifare solamente alla sua osservazione durante il colloquio

avuto con l'assicurato e alle sue affermazioni, il quale ha riportato un netto

miglioramento.

Per quanto concerne la sintomatologia osservata durante il

colloquio, egli ha ricordato ciò che ha già riferito nel suo primo rapporto, e

cioè che "Non si apprezzava più angoscia e anche la rabbia era molto

più contenuta, come ammetteva l'A. stesso, da quando ha dato tutto in mano

all'avvocato. Durante il colloquio la concentrazione e l'attenzione erano buone

e non si notava nessuna mancanza di slancio vitale. Il flusso del pensiero era

nella norma e non si notavano ossessione e perseveranza o addirittura una

tendenza all'interpretatività, sintomi che tra l'altro non sono stati notati

nemmeno dai periti precedenti.".

A suo dire, ciò che mancava nella lettera dei curanti era almeno

un accenno all'ultimo passaggio della sua perizia, ossia la proposta o il

consiglio dell'aumento della terapia farmacologica, auspicata e anzi già

prevista dagli psichiatri curanti stessi già in luglio, ma fino al momento

della sua valutazione non realizzata, così come anche attualmente non sapeva se

questo incremento, secondo il perito necessario, fosse stato concretizzato.

In conclusione, egli ha ribadito la sua valutazione del 29 ottobre

2019 sia per quanto riguarda l'impianto diagnostico sia lo sviluppo

dell'inabilità lavorativa.

Alla decisione formale del 13 dicembre 2019 (doc. 17) con cui CO 1

ha riconosciuto l'inabilità lavorativa dell'assicurato nella misura del 100%

fino al 30 novembre 2019 hanno fatto seguito i referti dell'8 gennaio 2020

(doc. 18) e del 19 febbraio 2020 (doc. 21), con cui il dr. med. __________ ha

attestato un'inabilità al lavoro al 100% dal 1° dicembre 2019 al 31 gennaio

2020 rispettivamente dal 1° al 29 febbraio 2020.

Su questi certificati ha preso posizione il 2 aprile 2020 (doc.

22) il dr. med. __________, il quale ha osservato che si trattava di semplici

certificati che indicavano solo il periodo di malattia e il grado di inabilità

lavorativa, ma che non aggiungevano dati clinici recenti dell'assicurato e

nemmeno sullo sviluppo della malattia.

Pertanto, in assenza di nuove informazioni, egli si è rifatto a

quanto già indicato nella sua valutazione e cioè che già in ottobre 2019 si

apprezzava un miglioramento della sintomatologia. Come indicato, l'angoscia e

la rabbia erano più contenute, la concentrazione e l'attenzione erano buone,

non v'erano ossessione e perseveranza. Da allora erano trascorsi più di quattro

mesi e tre mesi dal suo ultimo scritto del 6 dicembre 2019, in cui ha confermato

sia l'impianto diagnostico sia lo dell'inabilità lavorativa descritto nella

sua perizia del 29 ottobre 2019.

I due certificati di incapacità lavorativa non aggiungevano

assolutamente nuovi elementi e ad oggi non v'erano informazioni se l'aumento

della terapia che egli aveva auspicato, così come i curanti stessi, fosse stato

effettuato, adeguamento terapeutico che, a suo dire, sicuramente avrebbe dato

il suo effetto positivo sullo stato psichico dell'assicurato. Di conseguenza,

lo psichiatra ha ribadito la sua valutazione del 29 ottobre 2019 per quanto

riguarda sia l'impianto diagnostico sia lo sviluppo dell'incapacità lavorativa,

ossia una completa capacità lavorativa dal 25 novembre 2019.

Con il ricorso formulato contro la decisione su opposizione del 3

aprile 2020 (doc. A) con cui la Cassa malati ha confermato la sua decisione

formale, l'assicurato ha prodotto il referto del 27 marzo 2020 (doc. B) del suo

psichiatra curante, che ha ribadito l'inabilità lavorativa del 100% nei

confronti di qualsiasi attività lavorativa e che la prognosi era sfavorevole,

anche a fronte di uno stato clinico tendente al peggioramento.

La diagnosi era di sindrome depressiva ricorrente episodio lieve

in atto con sintomatologia biologica annessa (ICD-10: F33.0) e di disturbo di

personalità forme miste, tratti emotivamente instabili di tipologia impulsiva

(ICD-10: F61.0).

Secondo il medico curante, a livello oggetto il paziente appariva

compliante nei confronti della terapia, la cura della persona e l'igiene erano

tuttora scarse in paziente trascurato. La mimica del volto e la gestualità

lasciavano trasparire angoscia, irritabilità, nervosismo e al contempo inerzia.

L'orientamento nei vari domini era conservato, le capacità di critica e di

giudizio erano non sempre efficienti e alterate dalla logica affettiva e dalla

struttura di personalità, la quale era pregiudicata da uno scarso controllo

degli impulsi ed esplosività perlopiù eterodiretta. Anche l'efficienza

cognitiva era pregiudicata dallo stato affettivo ed ansioso, cionondimeno

l'intelligenza era adeguata al livello sociale e culturale. Il linguaggio era

congruo alla timia così come il flusso del pensiero, risultando essi a tal

motivo come alternati.

I contenuti del pensiero erano orientati alla perseverazione delle

idee e alla ruminazione, risultando l'assicurato oltremodo interpretativo nei

confronti dell'altro e delle varie lacune nel significarne l'agire. L'umore era

deflesso verso il polo negativo secondo modalità ricorrente e continuativa e

ciò, inficiato da vari episodi che hanno concorso nel pregiudicare le

prospettive di remissione e di recupero omeostatico, causavano fragilità e

labilità affettiva sempre più marcata e costante. Allo stato depressivo erano

correlati sintomi di natura biologica con ad esso coadiuvati stati di ansietà

con sintomi conversivi. L'aspetto anticonservativo considerato in precedenza

come preoccupante al momento attuale era rientrato, essendo tuttora presenti

ideazioni in tal senso, ma con perdita di intrusività, tuttavia si considerava

il pericolo di riesacerbazione come presente in un paziente a rischio di

scompenso.

La tolleranza alla frustrazione era scarsa ed insufficiente nel

contenere l'impulsività personologica, essendo l'interessato scarsamente in

grado di modularla economicamente dalla propria struttura, vivendo questo come

qualcosa di eccessivo da sopportare sino all'esplosione. Ciò era inoltre

compromesso dal ritmo del sonno, che non consentiva il normale e funzionale

recupero delle risorse necessarie e sufficienti per sostenere il confronto con

le varie pressioni ambientali. L'assicurato era poi in uno stato di ritiro e di

isolamento, i rapporti si erano rarefatti sia per quanto concerne l'aspetto

affettivo sia per la struttura di personalità, che appariva sempre come

maggiormente disadattiva all'altro in generale. Erano ancora assenti sintomi

franchi afferenti alla sfera psicotica.

Il trattamento che seguiva l'assicurato era di tipo semi

stazionario in ospedale psichiatrico di giorno, dove beneficiava di trattamento

psichiatrico e psicofarmacologico, psicoterapico individuale e sociale.

La farmacoterapia in essere prevedeva Imovane 7,5mg prima di

andare a letto e Venlafaxina 75mg alla mattina.

Secondo il dr. med. __________, mancavano i presupposti basilari

per un reinserimento in contesto lavorativo, poiché all'assicurato mancavano le

fondamentali capacità. Una rendita di invalidità completa doveva quindi

essergli riconosciuta, essendo il suo stato clinico compromesso in forma

completa.

2.7. Per

costante giurisprudenza (cfr. sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine

di poter graduare l'invalidità, all'amministra-zione (o al giudice in caso di

ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal

medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo

nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in

quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un

importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora

ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente

professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanita-rie, valutare quali

attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des

Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è

che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio

approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri

parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena

conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia

chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi

per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del

mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF

8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01

e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160

consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der

Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123),

bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160

in fine con rinvii).

Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p.

33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti

allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere

riconosciuto valore probante, a condizione che essi si rivelino essere

concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,

infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro

attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto

di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività

e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che

permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la

parzialità dell'apprezzamento (cfr. anche Pratique VSI 2001 pag. 108 segg.).

Nella sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre

2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale federale ha precisato che il

giudice delle assicurazioni sociali può fondare la propria sentenza su rapporti

allestiti da medici che si trovano alle dipendenze dell'amministrazione,

a condizione che non sussista dubbio alcuno a proposito della correttezza delle

conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo l'Alta Corte, dal

principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha

dedotto dall'art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a

mettere in dubbio l'affidabilità dei rapporti dei medici interni all'amministrazione

mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea

di conto, in particolare, anche le certificazioni dei medici curanti.

Lo stesso vale per le

perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag.

95).

Per quel che riguarda le perizie allestite da

specialisti

esterni all'amministrazione

o da servizi specializzati

indipendenti in sede di istruttoria amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono

state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria

piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di

accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a

ritenerle inaffidabili (DTF 125 V 353, consid. 3b/bb; DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; STF

8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 168/02 del 10 luglio 2003; Pratique VSI

2001 pag. 109 consid. 3b)bb;

SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 1994,

pag. 332).

Per costante giurisprudenza, in un procedimento

assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della

controversia giudiziale, mentre nella fase che precede la decisione essa è un organo

amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (RAMI 1997 U

281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003, consid. 2.1.1).

Per quel che riguarda

i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della

vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, in ragione della

diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), in

caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico

curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/ 2007

dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia

esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, a

suo favore (STF 8C_828/2007

del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI

2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer,

Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des

Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353). Inoltre,

il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un'opinione

contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia

ordinata dal giudice o dall'amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF

9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010

consid. 3.4).

L'Alta Corte, nella sentenza

9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto ribadito ancora nella STF 9C_721/2012

del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese -, per quanto riguarda le divergenze di

opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall'amministrazione o dal

giudice, ha precisato quanto segue:

" (…) On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et

médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en

oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns

et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères

jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur

reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au

vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat

thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR

2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai

2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration

ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou

plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va

Considerandi

différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement

vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont

suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert. (…)".

Infine, va ricordato

che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere

la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui

egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25

aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

2.8

Va ancora rilevato che affinché

un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve

adempiere diverse condizioni (DTF 127 V 294; D.

Cattaneo, La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle

assicurazioni sociali, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota

158, pagg. 628-629; D. Cattaneo,

Le perizie nelle assicurazioni sociali, in: Le perizie giudiziarie, Ed. CFPG,

Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008, pagg. 203 e segg. (249-254).

Innanzitutto la diagnosi deve essere espressa da uno specialista

in psichiatria e fondata sui criteri posti da un sistema di classificazione

riconosciuto scientificamente (STF 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V

49; DTF 130 V 396; DTF 127 V 294; Mosimann,

Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS/RSAS

1999.

pag. 105 segg.).

Il medico deve inoltre pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e

deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività

lucrativa da parte dell'assicurato.

Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,

quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche

croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla

malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della

stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a

trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve

essere fatta in base all'insieme dei succitati criteri.

L'esperto deve inoltre esprimersi sull'aspetto

psicosociale della persona esaminata.

Del resto, il rifiuto del carattere invalidante deve

ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori

descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui

descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti

divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi,

il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile,

come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente

psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).

2.9

Nella

concreta evenienza, attentamente vagliato l'insieme della documentazione medica

agli atti, questo Tribunale deve concludere che alla valutazione del 29 ottobre

2019.

del dr. med. __________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia,

medico a cui CO 1 ha fatto capo da ultimo, va attribuita piena forza probante.

Questo referto presenta tutti i requisiti posti dalla

giurisprudenza affinché a un apprezzamento medico possa essere riconosciuta piena

forza probante (DTF 125 V 351 consid. 3a; DTF

122.

V 157 consid. 1c con riferimenti; RAMI 1991 U 133

consid. 1b).

In particolare, lo specialista ha espresso il suo apprezzamento in

modo chiaro e motivato, dopo aver proceduto a un esame approfondito del caso

(STF 8C_103/2008 del 7 gennaio 2009 consid. 10.2).

Nello specifico, il dr. med. __________ ha valutato di persona il

ricorrente esponendo i precedenti referti psichiatrici rilasciati sia dai curanti

sia dai due specialisti interpellati dalla Cassa malati prima di lui,

l'anamnesi, la situazione attuale, i disturbi soggettivi, la terapia

farmacologica in atto, gli esiti del suo esame clinico sulla cui base ha posto

la diagnosi con ripercussione sulla capacità lavorativa e infine ha fornito la

sua valutazione.

In particolare, lo specialista si è confrontato sia con i rapporti

dei due altri periti, sia pure con quelli rilasciati dal dottor __________,

spiegando chiaramente i motivi per cui concordava con i primi e dissentiva dai

secondi.

Rifacendosi alle prese di posizione dei dr. med. __________ di

febbraio 2019 e __________ del maggio 2019, il dr. med. __________ ha osservato

come questi psichiatri hanno diagnosticato dapprima una sindrome da

disadattamento con prevalente disturbo di altri aspetti emozionali e in seguito

una sindrome da disadattamento con reazione depressiva prolungata, sindromi che

consistono in una sintomatologia depressiva, ma non a tal punto grave da

giustificare un episodio depressivo leggero o addirittura medio come

diagnosticato invece dallo psichiatra curante sia nel primo referto del 9

aprile 2019 sia nel secondo del 5 luglio 2019.

Inoltre, egli ha ben specificato che non essendoci nessun indizio

che in passato c'era stato uno sviluppo depressivo endogeno, si era confrontati

con un processo reattivo e, pertanto, l'esperto ha ritenuto trattarsi di una

sindrome di disadattamento a una situazione sicuramente stressante come il comportamento

del capo dell'assicurato, ma anche al successivo licenziamento.

Anche la dr.ssa med. __________ aveva individuato nei conflitti

sorti sul posto di lavoro il perdurare di una situazione che lentamente ha

causato al ricorrente un forte malessere e l'ha mandato lentamente in crisi.

L'assicurato è andato incontro a un quadro depressivo a causa della situazione

sul posto di lavoro. Proprio per questo motivo, a dire della specialista era

importante cercare di riprendere contatto con il mondo del lavoro al più

presto, perché per l'assicurato il lavoro ha avuto un ruolo importante nella

sua vita e ora aveva pure un ruolo terapeutico.

La psichiatra ha perciò diagnosticato una sindrome da

disadattamento, reazione depressiva prolungata (ICD-10: F43.41), che causava un'inabilità

totale, ma temporanea.

Inoltre, non solo la dr.ssa med. __________, ma anche il dr. med. __________,

hanno auspicato un potenziamento della terapia farmacologica, visto che proprio

l'assicurato le aveva riferito, nel maggio 2019, di non avere avuto

significativi benefici dalla terapia in atto.

Il medico curante, rifacendosi espressamente nel rapporto del 5

luglio 2019 a quanto suggeritogli dalla collega, ha indicato di avere quindi modificato

la terapia sostituendo il Fluctine 20mg alla massina con la Venlafaxine 75mg

sempre la mattina (ed era previsto un aumento), lasciando invece il Dalmadorm

15mg prima di coricarsi ma, ciononostante, l'assicurato continuava a

tergiversare in uno stato psicopatologico alterato e la cura e l'igiene di sé

erano ancora trascurate.

Diverso è il quadro che il dr. med. __________ ha potuto osservare

quattro mesi dopo, con un miglioramento della cura della persona

dell'assicurato, ma non nell'abbigliamento, l'attenzione e la concentrazione

non erano compromesse durante il colloquio, l'energia vitale era mantenuta, il

tono era deflesso, il sonno era disturbato, ma era migliorato e con il

sonnifero dormiva sufficientemente bene, a volte anche senza aiuto

farmacologico. Non v'era più angoscia e anche la rabbia era molto più

contenuta. Durante il colloquio la concentrazione e l'attenzione erano buone e

l'esperto non aveva notato nessuna mancanza di slancio vitale. Nemmeno aveva

rilevato ossessione e perseveranza o addirittura una tendenza all'interpretatività.

Non era presente una ideazione suicidale, ma un ritiro sociale e

l'abbandono degli hobby.

A proposito dell'ideazione suicidale, va segnalato che il dr. med.

__________ nel luglio 2019 aveva invece riferito che allora erano presenti

ideazioni di natura anticonservativa, che però non necessitavano un trattamento

maggiormente incisivo in ambito stazionario, ma che influivano notevolmente

sulla partecipazione affettiva dell'assicurato alle circostanze della vita.

Nel marzo 2020, il curante ha invece affermato che "Purtuttavia l'aspetto anticonservativo in precedenza

considerato come preoccupante al momento attuale è rientrato, essendo tuttora

presenti ideazioni in tal senso ma con perdita di intrusività, cionondimeno si

considera il pericolo di ri-esacerbazione come presente in paziente a rischio

di scompenso.".

D'avviso del TCA, questa affermazione contrasta con quanto

segnalato nel suo precedente referto, giacché lo psichiatra curante, proprio

perché non aveva considerato gravi le ideazioni di natura anticonservativa, non

aveva ritenuto necessario un trattamento stazionario dell'assicurato. Pertanto,

questo aspetto nemmeno avrebbe dovuto essere definito come preoccupante.

Inoltre, secondo il dottor __________ le ideazioni

anticonservative erano ancora presenti, tuttavia questa situazione non si

rispecchia nella farmacoterapia assunta, visto che il dosaggio di Venlafaxina è

rimasto il medesimo e il nuovo farmaco introdotto, l'Imovane, è indicato per

l'insonnia (cfr. www.compendium.ch).

A quest'ultimo proposito, stridono le conclusioni tratte dagli

specialisti in merito al sonno. Se da una parte nell'ottobre 2019 il perito ha

segnalato che il sonno era disturbato, ma ultimamente migliorato, che con il

sonnifero l'assicurato dormiva sufficientemente bene e che a volte, anche senza

assumere il Dalmadorm, dormiva bene lo stesso, nel marzo 2020 il dr. med. __________

ha per contro evidenziato che il ritmo del sonno era compromesso e quindi non gli

consentiva il normale e funzionale recupero delle risorse necessarie e

sufficienti per fronteggiare la vita. Nulla è tuttavia detto sull'eventuale

necessità di modificare il farmaco (Imovane) e ritornare al precedente o un

altro, visto che, così sembrerebbe, a suo dire, il nuovo medicamento non era

così efficace contro i disturbi del sonno.

Per quanto concerne la terapia farmacologica prescritta dallo

psichiatra curante, già la dottoressa __________ aveva evidenziato come dovesse

essere aumentata o modificata, poiché lo stesso interessato le aveva confidato

che malgrado l'assumesse con regolarità, non aveva avuto significativi

miglioramenti del suo stato psichico, perciò egli era motivato a un cambiamento

nella speranza di potere poi stare meglio.

In effetti, nel luglio 2019 lo psichiatra curante, proprio facendo

riferimento a quanto suggerito dalla collega, ha modificato la farmacoterapia

sostituendo il precedente medicamento con la Venlavaxina 75mg 1 compressa alla

mattina.

Al riguardo, egli aveva indicato che era "in previsione di aumento"; tuttavia,

ancora nel mese di ottobre 2019, quando il terzo esperto a cui si è rivolta la

Cassa malati ha valutato lo stato psichico del ricorrente, il dosaggio di

questo farmaco era rimasto lo stesso.

Ma non solo. Anche nel marzo 2020, quando a dire del curante i

disturbi psichici erano ancora presenti e la situazione era solo leggermente

migliorata, visto che la diagnosi posta è stata di sindrome depressiva

ricorrente episodio lieve, in luogo di episodio medio come nei suoi due

precedenti certificati medici, il dosaggio e la terapia in essere erano ancora

i medesimi.

Alla luce delle considerazioni del dottor __________ sulla terapia

antidepressiva in atto, secondo cui, a dire dell'assicurato, il nuovo farmaco

aveva portato a un certo beneficio e che quindi un suo potenziamento, come

d'altronde inizialmente prospettato dallo stesso medico curante, avrebbe

portato il ricorrente a un ulteriore miglioramento delle sue condizioni di

salute, non si capisce il motivo per cui, ancora nel marzo 2020, la terapia sia

rimasta la stessa malgrado il dr. __________ abbia evidenziato un quadro

clinico ancora "compromesso in forma

completa", tanto da necessitare, a suo avviso, una rendita

intera di invalidità.

Questa circostanza è stata osservata dal dr. __________ ancora il

2.

aprile 2020, allorquando, malgrado non avesse ricevuto il referto del 27

marzo 2020 - siccome verosimilmente destinato all'Ufficio assicurazione

invalidità nell'ambito della domanda di rendita di invalidità formulata nel

maggio 2019, sfociata nel rifiuto del 9 giugno 2020 che il TCA ha annullato con

STCA 32.2020.84 (doc. VIII/2) rinviando gli atti all'amministrazione per

completare gli accertamenti medici -, egli ha evidenziato che non v'erano nuove

informazioni a sapere se l'aumento della terapia era stato adottato, "aumento terapeutico che sicuramente avrebbe dato il

suo effetto positivo sullo stato psichico dell'A.".

Nemmeno lo psichiatra curante ha preso posizione su questo

suggerimento.

Come visto, in effetti, il predetto referto ha confermato la

terapia antidepressiva (Venlafaxina 75mg 1 compressa alla mattina) e quindi il

curante, malgrado i continui disturbi che egli ha rilevato nel comportamento

psichico dell'assicurato, non ha ritenuto di modificargli la cura, continuando

invece implicitamente a certificare un'inabilità lavorativa totale per

qualsiasi attività, come i due referti dell'8 gennaio e del 19 febbraio 2020,

che attestano un'inabilità del 100% dal 1° gennaio al 29 febbraio 2020.

Questi ultimi due certificati indicano soltanto il periodo e il

grado di inabilità lavorativa e quindi non forniscono elementi nuovi sullo

stato di salute del ricorrente; non sono pertanto come tali determinanti e atti

supportare la posizione del ricorrente.

In conclusione, il TCA ritiene che il rapporto del 29 ottobre 2019

redatto dal dr. med. __________ sia affidabile e completo, avendo preso

posizione compiutamente e dettagliatamente sui disturbi psichici

dell'insorgente, soprattutto confrontandosi con gli altri colleghi intervenuti

e argomentando le ragioni di contrasto nelle diagnosi e nella valutazione.

A questa valutazione può essere riconosciuto pieno valore

probatorio, essendo chiara e dettagliata, esponendo i disturbi soggettivi e

oggettivi, gli esiti della sua valutazione clinica personale, la diagnosi

psichiatrica e le sue conclusioni così come richiesto dalla giurisprudenza.

Egli ha inoltre ben spiegato i motivi alla base del miglioramento

intervenuto nell'assicurato, che l'hanno portato a ritenerlo abile nel lavoro

esercitato dapprima al 50% (dal 1° novembre 2019) e poi dal 100% (dal 25

novembre 2019), avendo riscontrato un miglioramento della sintomatologia.

Il dottor __________ si è limitato ad elencare delle

sintomatologie, senza però analizzarle, contestualizzarle e spiegarle nel

dettaglio. Nemmeno egli ha chiarito il motivo per cui le sue diagnosi siano

così differenti da quelle poste dalla dr.ssa __________ prima e dal dr. __________

poi, continuando invece a ribadire la sua posizione e continuando a lamentare

una situazione di impossibilità a riprendere una qualsiasi attività lavorativa.

Inoltre, egli non si è confrontato con il suggerimento del terzo

perito interpellato dalla Cassa malati di incrementare la terapia

farmacologica.

Le sue valutazioni non sono perciò altrettanto dettagliate come

quelle fornite dall'ultimo esperto consultato dall'assicuratore, sulle cui

conclusioni va fatto affidamento e vanno dunque qui ritenute a fondamento del

presente giudizio.

Conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria

da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione o il giudice, in base ad un

apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di

determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri

provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad

assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der

Sozialversicherung, pag. 212 n. 450, Kölz/Häner,

Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts-pflege des Bundes, 2a ed., pag. 39

n. 111 e pag. 117 n. 320; Gygi,

Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11

gennaio 2002, H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120

Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere

non costituisce una violazione del diritto di essere sentito desumibile

dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V

344.

consid. 3c).

In virtù delle considerazioni esposte, il richiamo della cartella

clinica dell'assicurato e l'audizione del suo medico curante richiesti

dall'insorgente (doc. VIII) non sono dunque necessari. Essi non porterebbero poi

degli elementi utili ulteriori alla procedura, non fosse altro

per il fatto che il dr. med. __________ si è già ampiamente espresso per

iscritto e le sue dichiarazioni sono state compiutamente e attentamente

valutate dall'esperto scelto dalla Cassa malati.

Il TCA rileva inoltre che le audizioni richieste

possono essere rifiutate senza per questo ledere il diritto d'essere sentito,

sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. e dall'art. 6 n. 1 CEDU.

Infatti, secondo la costante giurisprudenza federale

ribadita nella recente STF 8C_186/2017 del 1° settembre 2017, l'obbligo di

organizzare un dibattimento pubblico ai sensi dell'art. 6 n. 1 CEDU presuppone

una richiesta chiara e inequivocabile di una parte; semplici domande di

assunzione di prove, come ad esempio istanze di audizione personale o di

interrogatorio di parti o di testimoni, oppure richieste di sopralluogo, non

bastano per creare un simile obbligo (STF I 472/06 consid. 2 del 21

agosto 2007; DTF 124 V 90 consid. 6; DTF 122 V 47). È quindi

necessario che il ricorrente chieda al Tribunale esplicitamente e in maniera

chiara l’indizione di un pubblico dibattimento (DTF 136 I 279 consid. 1).

Nel caso di specie, l'assicurato ha chiesto di sentire come teste

il suo medico, ma non ha reclamato alcun dibattimento, perciò anche per tale

motivo la sua pretesa è volta all'insuccesso.

2.10

In caso d'incapacità

lavorativa durevole nell'ambito dell'attività abituale (art. 6 LPGA) in

ossequio all'obbligo di ridurre il danno (art. 21 LPGA) e di mettere quindi a

frutto la sua residua capacità lavorativa in altri ambiti lavorativi, l'assicurato

è tenuto a cambiare professione (DTF 114 V 283).

In altre parole, l'indennità

per perdita di guadagno interviene laddove vi è un'incapacità di lavoro

temporanea. Quando viene accertato che un rientro nella precedente attività non

è più possibile, questa funzione "ponte" della prestazione viene meno

e occorre esaminare se la persona assicurata possa esercitare, eventualmente in

quale misura, un'altra attività confacente al suo stato di salute. In tal caso,

la giurisprudenza riconosce che alla persona assicurata occorra assegnare un

termine di 3-5 mesi per adattarsi alla sua nuova attività (sentenza 9C_787/2012

del 20 dicembre 2012, consid. 3; sentenza K 224/05 del 29 marzo 2007; sentenza

K 64/05 del 29 giugno 2006, consid. 4.1; sentenza K 31/04 del 9 dicembre 2004;

DTF 114 V 289 consid. 5b; DTF 111 V 239 consid. 2a; RAMI 2000 pag. 123 consid.

3a; RAMI 1987 pag. 108; RAMI 1994 pag. 113 segg.).

Il periodo di adattamento nel singolo caso può,

entro tali limiti (cfr. tuttavia la sentenza del 7 agosto 1998, K 126/97,

consid. 2c, solo parzialmente riassunta in RAMI 1998 no. KV 45 pag. 430, nel

cui ambito l'Alta Corte ha tutelato l'operato della precedente istanza che

aveva esteso a quasi sette mesi la durata del periodo di adattamento [citata

anche nella sentenza 9C_787/2012 del 20 dicembre 2012, consid. 3]), essere fissato tenendo conto delle circostanze concrete, quali la

difficile collocabilità sul mercato, l'età dell'assicurato, le capacità

(fisiche) residue in un'attività adatta ecc. (DTF 114 V 289 seg. consid. 5b; SJ

2000.

II pag. 440 consid. 2b; cfr. pure la sentenza citata del 7 agosto 1998,

consid. 2c). Ai fini di tale esame non è per contro determinante la durata

della precedente incapacità lavorativa (RAMI 2000 no. KV 112 pag. 123 consid.

3a). Né, per quanto è dato di vedere, il Tribunale federale delle assicurazioni

ha mai fatto dipendere l'assegnazione di un simile periodo di transizione dall'esistenza,

al momento dell'intimazione da parte dell'assicuratore malattia, di un rapporto

di lavoro (cfr. ad es. i fatti posti a fondamento delle sentenze pubblicate in

RAMI 1989 no. K 812 pag. 255 e in SJ 2000 II pag. 440). Al termine del periodo

di adattamento il grado d'incapacità di guadagno dipende dalla differenza tra

il reddito che l'interessato avrebbe potuto guadagnare senza il danno alla

salute e il reddito esigibile in un'attività adeguata (cfr. sentenza

8C_889/2014 del 23 febbraio 2015, consid. 3.2; DTF 114 V 281, cfr. anche Kieser, ATSG-Kommentar, 2015, 3a ed., N.

31.

segg. ad art. 26 LPGA).

Pertanto, in applicazione del

principio secondo cui l'assicurato deve fare tutto quanto da lui esigibile per

ridurre lo scapito economico derivante dal danno alla salute, questi deve

sfruttare la sua residua capacità lavorativa in attività diverse da quella

esercitata al momento del verificarsi del danno alla salute (STF 8C_709/2008

del 3 aprile 2009). In caso d'incapacità lavorativa durevole nell'ambito dell'attività

abituale, in ossequio all'obbligo di ridurre il danno, l'assicurato è tenuto a

cambiare professione (DTF 114 V 283).

Per quanto concerne la determinazione del termine che può essere

assegnato all'assicurato per procedere al cambiamento di professione, nell'ambito

delle assicurazioni sociali l'allora Tribunale delle assicurazioni (dal 1°

gennaio 2007: Tribunale federale) ha più volte ritenuto adeguati periodi d'adattamento

varianti dai 3 ai 5 mesi dall'intimazione dell'assicuratore per la ricerca di

un nuovo impiego (STFA K 64/05 del 29 giugno 2006, consid. 4.1; DTF 114 V 289

consid. 5b; DTF 111 V 239 consid. 2a; RAMI 2000 pag. 123 consid. 3a; RAMI 1987

pag. 108; RAMI 1994 pag. 113 segg.).

In questo contesto, è opportuno rammentare che l'assicurato che,

incapace nella precedente attività, non mette a frutto la sua residua capacità

lavorativa in un'altra professione, viene giudicato secondo l'attività

professionale che avrebbe potuto esercitare con uno sforzo di buona volontà, ritenuto

che l'assenza di quest'ultima non è scusabile se non derivante da malattia (DTF

114.

V 283 consid. 1d; 111 V 239 consid. 2a; 101 V 145; RAMI 1987 pag. 106

consid. 2).

Il periodo di adattamento nel singolo caso può,

entro tali limiti (cfr. tuttavia la sentenza K 126/97 del 7 agosto 1998,

consid. 2c, solo parzialmente riassunta in RAMI 1998 no. KV 45 pag. 430, nel

cui ambito l'Alta Corte ha tutelato l'operato della precedente istanza che

aveva esteso a quasi sette mesi la durata del periodo di adattamento), essere

fissato tenendo conto delle circostanze concrete, quali la difficile

collocabilità sul mercato, l'età dell'assicurato, le capacità (fisiche) residue

in un'attività adatta, ecc. (DTF 114 V 289 seg. consid. 5b; SJ 2000 II pag. 440

consid. 2b; cfr. pure la sentenza citata del 7 agosto 1998, consid. 2c). Ai

fini di tale esame non è per contro determinante la durata della precedente

incapacità lavorativa (RAMI 2000 no. KV 112 pag. 123 consid. 3a). Né, per

quanto è dato di vedere, il Tribunale federale delle assicurazioni ha mai fatto

dipendere l'assegnazione di un simile periodo di transizione dall'esistenza, al

momento dell'intimazione da parte dell'assicuratore malattia, di un rapporto di

lavoro (cfr. ad es. i fatti posti a fondamento delle sentenze pubblicate in

RAMI 1989 no. K 812 pag. 255 e in SJ 2000 II pag. 440).

2.11

Con una sentenza di principio

36.2013.48

del 18 dicembre 2013 (cfr. anche le STCA 36.15.49 del 22 settembre

2016.

e 36.2013.6 del 18 febbraio 2014), il TCA ha giudicato un caso simile a

quello in esame. Si trattava infatti di stabilire il diritto ad indennità

giornaliere di un'assicurata che, a causa di una patologia psichica, non poteva

più svolgere la propria attività presso il datore di lavoro, ma che in un altro

contesto lavorativo sarebbe stata pienamente abile nella sua professione

abituale.

Il TCA ha considerato:

"

(…) In concreto l'assicuratore, con scritto del 18 giugno 2013,

ha avvertito l'attrice che avrebbe continuato a versarle le indennità

giornaliere per malattia fino al 31 luglio 2013.

Parte convenuta non ha imposto all'attrice un

cambio di attività lavorativa fissando un termine, che la giurisprudenza vuole

compreso tra i tre ed i cinque mesi. In effetti il perito e la specialista

curante dell'attrice hanno entrambe attestato che l'inabilità lavorativa era

legata all'attività svolta sul posto di lavoro (doc. U e V) con il rilievo che

un cambio, non di attività ma di luogo di lavoro, avrebbe permesso lo

svolgimento dell'attività professionale usuale della signora X. In questo senso

correva l'obbligo all'assicurata di porre in atto gli sforzi necessari per

ridurre il danno e ciò mediante la ricerca di un altro datore di lavoro al fine

di riacquistare, gradatamente, la piena capacità lavorativa come infermiera.

Alla luce di quanto precede e della

particolarità dell'inabilità lavorativa riconducibile al luogo di svolgimento

dello stesso, pur se non obbligata ad un cambio di professione come tale, alla

signora X vanno applicati i precetti sviluppati dalla giurisprudenza federale

in materia di cambio di professione. D'avviso del TCA, infatti, siccome è

possibile pretendere da un assicurato che,

incapace di lunga durata nella precedente attività, metta a frutto la sua

residua capacità lavorativa in un'altra professione, a maggiore ragione può

essere preteso che la persona inabile eserciti la sua abituale professione ma

presso un diverso datore di lavoro (majore ad minus). La giurisprudenza

relativa al cambio di professione va applicata quindi in via analogetica al

cambio di datore di lavoro e quindi di luogo di lavoro.

Per concretizzare l'obbligo occorre concedere all'assicurata

un termine, remunerato mediante versamento di indennità per la perdita di

guadagno, che sia analogo a quello fissato per il cambio di lavoro fissato dalla

giurisprudenza, e, soprattutto, sia consono per porre in atto il cambiamento.

Nell'evenienza concreta, il contratto di lavoro agli

atti è datato 1° gennaio 2006 (doc. E), ma l'attrice è dipendente della Y sin

dal 1° agosto 2001. Ritenuto, poi, che il contratto attualmente in vigore non

prevede norme particolari in caso di disdetta (art. 335c cpv. 2 CO), ma solo un

rinvio al diritto svizzero, considerato che l'art. 335c cpv. 1 CO dispone che

il rapporto di lavoro può essere disdetto per la fine di un mese, nel primo

anno di servizio con preavviso di un mese, dal secondo al nono anno di servizio

incluso con preavviso di due mesi e in seguito con preavviso di tre mesi, X è

pertanto tenuta a dare un preavviso di tre mesi prima di potersi liberare dalla

predetta datrice di lavoro.

Questo termine è da ritenere un lasso temporale minimo

in situazioni che impongano un cambio di luogo di lavoro e datore di lavoro

anche qualora i termini di disdetta del rapporto di lavoro fossero inferiori a

quali applicabili in concreto. Si ritiene qui che l'assicuratore doveva

riconoscere all'attrice il versamento di indennità di lavoro per ulteriori tre

mesi e mezzo dalla comunicazione del 18 giugno 2013 e quindi sino alla fine di

settembre 2013, e non soltanto per 6 settimane coma fatto con la comunicazione

consegnata al doc. D. Il termine appare del tutto adeguato alla luce dello

status dell'assicurata, del pensum del suo lavoro, della sua formazione e della

sua età, al fine di trovare adeguata nuova collocazione professionale.”.

2.12

In

concreto, secondo la succitata giurisprudenza cantonale, l'assicuratore

malattia avrebbe dovuto assegnare al ricorrente, completamente abile al lavoro

al 100% dal 25 novembre 2019 presso un altro datore di lavoro - il dottor __________

ha infatti evidenziato che l'assicurato non necessitava un altro lavoro visto

che era abile nel lavoro esercitato (cfr. risposta n. 5 del rapporto del 29

ottobre 2019) -, un termine minimo di tre mesi per cambiare posto di lavoro e

durante il quale continuare a versare le indennità giornaliere nella medesima

misura del 100%, come in precedenza (STF 4A_111/2010 del 12

luglio 2010 consid. 3.2.1: “[…] Selon la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances, lorsque l'assuré

doit envisager un changement de profession en regard de l'obligation de

diminuer le dommage, la caisse doit l'avertir à ce propos et lui accorder un

délai adéquat - pendant lequel l'indemnité journalière versée jusqu'à présent

est due - pour s'adapter aux nouvelles conditions ainsi que pour trouver un

emploi […]”).

Nella sentenza 36.2013.48 del 18 dicembre 2013, il TCA ha infatti

stabilito che un termine di tre mesi “è da

ritenere un lasso temporale minimo in situazioni che impongano un cambio di

luogo di lavoro e datore di lavoro anche qualora i termini di disdetta del

rapporto di lavoro fossero inferiori a quali applicabili in concreto”.

Nel caso concreto, i principi appena esposti debbono essere

pienamente ripresi. Dal profilo psichiatrico, l'insorgente poteva

effettivamente continuare a svolgere il suo lavoro, ma non in un contesto che gli

era ostile e che gli aveva provocato un'intensa sofferenza psichica.

Alla luce di tale situazione, e ritenuta la prassi esposta in

precedenza, al ricorrente - per la sua incapacità lavorativa presso la __________

e la sua abilità lavorativa sempre come elettricista in altro contesto – devono

essere riconosciute delle indennità. Vista l'età e la lunga esperienza del

ricorrente nel suo campo lavorativo, questa Corte ritiene opportuna l'assegnazione

del termine più lungo di 5 mesi.

Ne segue che dal 1° dicembre 2019 gli va dunque assegnato un termine di cinque mesi per reperire un'occupazione

presso un altro datore di lavoro.

Durante questo termine l'assicuratore deve versare

le indennità piene stante un'inabilità lavorativa totale riconosciuta dalla

Cassa malati fino al 30 novembre 2019 (STCA 36.2017.48 del 22 novembre 2018; STCA

36.2013.48

del 18 dicembre 2013).

Di conseguenza, fino al 30 aprile 2020 CO 1 è tenuta

a corrispondere all'insorgente le indennità giornaliere per malattia per

perdita di guadagno nella misura del 100%.

2.13

La decisione

impugnata deve pertanto essere annullata e il ricorso parzialmente accolto, con

attribuzione al ricorrente, essendo patrocinato da un legale, di ripetibili

ridotte.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è parzialmente accolto.

§ La decisione impugnata è

riformata nel senso dei considerandi. La Cassa verserà al ricorrente le

indennità giornaliere del 100% a decorrere dal 1° dicembre 2019 e fino al 30

aprile 2020.

2. Non si percepisce tassa di

giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

CO 1 verserà al ricorrente l'ammontare di Fr. 1'500.- a titolo di

ripetibili (IVA inclusa, se dovuta).

3. Comunicazione agli

interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta

invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma

del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la

decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario di Camera

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti