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Decisione

36.2021.45

Richiesta di indennità giornaliere a causa di malattia (LCA) respinta. Assenza di quantificazione della pretesa con la petizione. I referti dell'assicuratore non sono stati contestati in maniera qualificata. Periodo d'attesa calcolato correttamente

10 gennaio 2022Italiano70 min

81), essa rappresenta una componente essenziale del procedimento (cfr. Francesco Trezzini in: Commentario

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Raccomandata

Incarto

n.

36.2021.45

cs

Lugano

10 gennaio 2022

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

composto dei giudici:

Daniele Cattaneo, presidente,

Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

redattore:

Christian Steffen, vicecancelliere

segretario:

Gianluca Menghetti

statuendo sulla petizione del 18 agosto 2021 di

AT 1

rappr. da: RA 1

contro

CV 1

rappr. da: RA 2

in materia di assicurazione contro le malattie

ritenuto, in fatto

1.1. AT 1, nato nel 1945,

ingegnere in elettrotecnica, è affiliato contro la perdita di guadagno in caso

di malattia presso CV 1 (di seguito: CV 1), per il tramite del proprio datore

di lavoro, __________, di cui è direttore, presidente del Consiglio di

amministrazione e proprietario al 100% da 45 anni (cfr. doc. 5, pag. 1).

1.2. Il 25 giugno 2020

quest’ultimo ha annunciato all’assicuratore un’incapacità lavorativa dovuta a

malattia del proprio dipendente dal 25 maggio 2020 (doc. 3).

1.3. Effettuati alcuni

accertamenti, CV 1 ha riconosciuto le prestazioni a partire dal 1° giugno 2020,

ritenuto che esse sarebbero state versate dopo il periodo d’attesa contrattuale

(doc. 4).

1.4. Dopo aver sottoposto AT 1 ad

una visita specialistica del 10 luglio 2020 presso la dr.ssa med. __________, FMH

psichiatria e psicoterapia, (doc. 5), ed aver acquisito ulteriore

documentazione medica (doc. 6 e 7), il 2 ottobre 2020 l’assicuratore ha

riconosciuto le indennità giornaliere al 100% fino al 4 settembre 2020 ed al

50% dal 5 settembre 2020 al 2 ottobre 2020, ritenuto che dal 3 ottobre 2020 non

avrebbe più versato alcunché (doc. 8).

1.5. In data 18 agosto 2021 AT 1,

rappresentato dalla __________, ha inoltrato una petizione al TCA, con la

seguente richiesta:

" 1. La

petizione è accolta. Di conseguenza:

1.1 Viene incaricato da codesto lodevole Tribunale di

allestire una perizia giudiziaria che attesti e approfondisca la problematica

psichiatrica dell’attore e che, allo stesso modo, determini le influenze della

stessa sulla capacità lavorativa del signor AT 1.

2. Protestate tasse, spese e ripetibili.” (doc. I)

1.6. Con decreto del 19 agosto

2021 il Giudice delegato del TCA ha stabilito che l’avv. __________ e la __________

non sono ammessi alla rappresentanza dell’attore ed ha assegnato a AT 1 un

termine di 15 giorni per munirsi di un avvocato legittimato ad esercitare la

rappresentanza dinanzi a un Tribunale svizzero giusta la legge del 23 giugno

2000 sugli avvocati o per procedere con atti propri, ritenuto che in caso

contrario la petizione sarebbe stata dichiarata irricevibile (doc. II).

1.7. In data 13 settembre 2021 AT

1, rappresentato dall’avv. RA 1, ha presentato un “atto aggiuntivo alla

petizione del 18 agosto 2021” e, ribadita la necessità di allestire una

perizia giudiziaria per i motivi indicati nella petizione del 18 agosto 2021,

ritenuto in particolare che il trattamento proposto dalla dr.ssa med. __________

avrebbe potenziali effetti collaterali non trascurabili, ha chiesto che

l’assicuratore sia condannato a versargli prestazioni d’indennità giornaliera a

partire dal 3 ottobre 2020 nella misura di almeno il 50%, rispettivamente nella

misura che stabilirà la perizia giudiziaria (doc. V).

1.8. Dopo aver chiesto (doc.

VIII), ed ottenuto (doc. IX), una proroga, con risposta del 25 ottobre 2021, CV

1, rappresentata dagli avv. RA 2 e __________, ha proposto la reiezione della

petizione (doc. X). L’assicuratore, oltre a sostenere che le conclusioni della

dr.ssa med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, sono corrette e non

sufficientemente contestate dall’attore, ha evidenziato da una parte che

eventuali prestazioni possono essere riconosciute solo fino al 27 novembre

2020, poiché l’interessato, ultrasessantacinquenne, ha diritto al massimo a 180

indennità e, dall’altra, che l’interessato non ha quantificato la propria

pretesa, non indicando neppure l’ammontare dell’indennità giornaliera

richiesta. Per la convenuta l’assicurato non avrebbe di conseguenza rispettato

il proprio onere di allegazione e già solo per questo motivo la petizione

andrebbe respinta.

1.9. Il 10 novembre 2021 le parti

sono state sentite nel corso di un’udienza di discussione da cui è emerso:

" (…) Egli

rileva come i pagamenti siano avvenuti da parte dell’assicuratore dedotto il

termine d’attesa e ha gravato il mese di giugno per i mesi di luglio e agosto

mentre a settembre solo fino al 4 in maniera completa e di seguito fino alla

fine del mese in maniera ridotta.

Lo stesso vale per i primi 2 giorni di ottobre dove il

pagamento è stato inferiore a quello atteso e addirittura poi è stato

interrotto.

L’attore evidenzia la chiaroveggenza della dr.ssa __________,

che, secondo suo avviso meglio avrebbe fatto a riconvocarlo per accertare se

effettivamente la sua previsione è stata corretta o meno.

Per quel che concerne la terapia la stessa dr.ssa __________

aveva indicato dei medicamenti leggeri e ha fatto riferimento alla __________

(i medicamenti di natura antidepressiva).

L’attore dà atto di essersi rivolto al dr. __________

psichiatra verso la metà del mese di novembre 2020 e di essersi rivolto ad uno

specialista sostanzialmente per le esigenze procedurali perché la sua presa a

carico del dr. __________ è stata adeguata e competente.

Parte attrice precisa in questa sede le sue pretese:

a. per il periodo dal 5-30.09.2020 l’attore chiede il

versamento del 50% delle indennità siccome gli sono state riconosciute per

metà;

b. per i giorni 1-2 ottobre il 25% delle indennità

manca all’appello;

c. dal 3 ottobre (compreso) la richiesta è del 50%

delle IG;

d, per tutto il mese di novembre ha richiesto il

versamento del 75% delle IG;

A questo l’attore aggiunge tutto il mese di giugno al

100% per le interpretazioni delle CGA cui ha fatto riferimento.

A livello finanziario la pretesa assomma a fr.

13'500.--.

L’assicuratore ribadisce invece che il termine

d’attesa è contrattualmente previsto e stabilito nelle CGA usuali.

L’interpretazione CGA non è soggetta ad ambiguità.

L’assicuratore rileva comunque che il rapporto della

dr.ssa __________ è affidabile, completo e se il sig. AT 1 si fosse attenuto ai

consigli della stessa sicuramente le previsioni di guarigione previste nel doc.

5 alla pag. 4 in fine si sarebbero concretizzate. In altri termini

l’assicuratore ritiene che l’attore non si sia sottoposto a cure adeguate a

fronte della patologia oggettivamente riscontrata e condivisa dai 2 psichiatri.

CV 1 ha comunque sempre ricevuto i rapporti medici dei

curanti prima del dr. __________ e poi dello specialista e sugli stessi la

dr.ssa __________ si è sempre espressa è sempre stata interpellata e ogni volta

ha accertato l’assenza di elementi di novità, non le sono stati indicati

elementi di peggioramento nel decorso della patologia motivo per cui non si

deve escludere la fondatezza delle sue valutazioni anche se non ha provveduto

ad una seconda visita.

CV 1 ribadisce quindi che la chiusura del caso è

avvenuta in maniera corretta, anche alla luce dell’assenza di pregresse

patologie di analoga natura che lasciavano ben intendere il decorso della

malattia.

L’assicuratore, da un profilo strettamente formale

osserva la “pochezza” della documentazione medica prodotta dall’attore, si

tratta dei doc. B e C trasmessi con la petizione, entrambi del 2021, mentre

maggiore documentazione è stata trasmessa al Tribunale dalla stessa CV 1, in

specie il certificato 31.8.2020 dr. __________, quello 16.11.2020 del dr. __________

ed il rapporto 30.11.2020 di risposta del dr. __________ alle domande formulate

dall’assicuratore, rapporto trasmesso al medico fiduciario dr. __________. Da

ultimo il certificato 29.12.2020 sempre di __________. In tutte queste

certificazioni manca una sostanziale, precisa e puntuale critica alle

valutazioni della dr.ssa __________. La sua diagnosi, i suoi consigli

terapeutici e le conseguenze della patologia sulla capacità lavorativa non sono

criticate o poste in discussione in maniera specifica e argomentata.

D’avviso dall’assicuratore una perizia giudiziaria non

è necessaria salvo che il Tribunale esponga altrimenti e che sia possibile

farlo alla luce del tempo trascorso ed intervenuta guarigione.

Sempre l’assicuratore lamenta, formalmente l’assenza

di una quantificazione della pretesa in sede di petizione ed anche in questa

sede dove il calcolo complessivo non è precisato nel dettaglio.

La quantificazione della pretesa in questa sede è

comunque tardiva siccome parte attrice aveva tutti gli elementi per formularla

in sede di petizione.

In conclusione l’assicuratore ritiene che se esigibili

ulteriori IG le stesse potrebbero essere pretese dal 3.10. al 27.11.2020 per 55

giorni quindi a fronte di una pretesa massima, per quanto comunicato

dall’assicuratore al proprio patrocinatore di fr. 4'908.40.

Le parti intavolano in questa sede una discussione per

reperire una soluzione concordata che verrà approfondita in separata sede.

Alle parti è concesso un termine di 15 giorni

per comunicare l’esito delle trattative. (doc.

XIII)

1.10. Il 22 novembre 2021 l’avv. __________

ha comunicato al TCA che le parti non sono addivenute ad alcun accordo (doc.

XV).

1.11. Il 24 novembre 2021 l’avv. RA

1 ha prodotto la distinta dei versamenti e dei rimborsi dall’inizio

dell’assicurazione, ossia dal 1° gennaio 2009 (doc. XVII), che sono stati trasmessi

alla convenuta per conoscenza il 25 novembre 2021 (doc. XVIII).

1.12. In data 25 novembre 2021 il

Giudice delegato del TCA ha informato le parti che il Tribunale non intende

assumere ulteriori prove e che viene loro assegnato un termine scadente il 6

dicembre 2021 per produrre le conclusioni scritte, ritenuto che esse, entro lo

stesso termine, sono invitate a comunicare esplicitamente al TCA se, di comune

accordo, rinunciano alle arringhe finali (doc. XIX).

1.13. Il 30 novembre 2021 l’avv. __________

ha comunicato al TCA che le parti rinunciano alle arringhe finali ed ha chiesto

una proroga di 7 giorni per presentare le conclusioni scritte (doc. XX). Il

termine è stato prorogato fino al 13 dicembre 2021 (doc. XXI).

1.14. Il 13 dicembre 2021 la

convenuta ha prodotto le conclusioni (doc. XXII), trasmesse all’attore per

conoscenza il 14 dicembre 2021 (doc. XXIII). Il 15 dicembre 2021 sono pervenute

le conclusioni dell’attore datate 13 dicembre 2021 (doc. XXIV), trasmesse il

medesimo giorno all’assicuratore (doc. XXV).

in diritto

in ordine

2.1. L’assicuratore, con

riferimento agli art. 55, 84 e 85 CPC sostiene che l’attore non ha rispettato

il proprio onere di allegazione poiché con la petizione non ha quantificato la

propria pretesa e non ha neppure indicato l’ammontare dell’indennità giornaliera

richiesta.

2.2. Secondo

la costante giurisprudenza del Tribunale federale, le assicurazioni d'indennità

giornaliera, che coprono la perdita di guadagno in caso di malattia, rientrano

fra le assicurazioni complementari (DTF 4A_12/2016 del 23 maggio 2017;

4A_304/2012 del 14 novembre 2012; DTF 138 III 558 consid. 2 e 3; 4A_595/2011

del 17 febbraio 2012 consid. 2.1) e la procedura è retta dal CPC (cfr. DTF 138

III 558 consid. 3.2; cfr. sentenza 4A_517/2017 del 2 ottobre 2018) e meglio

dalla procedura semplificata (cfr. art. 243 cpv. 2 lett. f CPC).

Ai sensi dell’art. 244

cpv. 1 CPC l’azione può essere proposta nelle forme di cui all’articolo 130

oppure oralmente mediante dichiarazione a verbale presso il tribunale. La

petizione contiene: a. la designazione delle parti; b. la domanda; c. la

designazione dell’oggetto litigioso; d. se necessario, l’indicazione del valore

litigioso; e. la data e la firma. Il cpv. 2 prevede che una motivazione non è

necessaria.

Per l’art. 55 cpv. 1 CPC

le parti devono dedurre in giudizio i fatti su cui poggiano le loro domande e

indicare i mezzi di prova. Secondo l’art. 55 cpv. 2 CPC sono fatte salve le

disposizioni di legge concernenti l’accertamento dei fatti e l’assunzione delle

prove d’ufficio.

Ai sensi dell’art. 84 cpv.

Fatti

1 CPC con l’azione di condanna a una prestazione l’attore chiede che il

convenuto sia condannato a fare, omettere o tollerare qualcosa.

Secondo l’art. 84 cpv. 2

CPC se la prestazione consiste nel pagamento di una somma di denaro, la pretesa

va quantificata.

L’art. 85 cpv. 1 CPC

prevede che se non è possibile o non si può ragionevolmente esigere che

l’entità della pretesa sia precisata già all’inizio del processo, l’attore può

promuovere un’azione creditoria senza quantificare il valore litigioso. Deve

tuttavia indicare un valore minimo quale valore litigioso provvisorio.

Per l’art. 85 cpv. 2 CPC

l’attore deve precisare l’entità della pretesa appena sia in grado di farlo

dopo l’assunzione delle prove o dopo che il convenuto ha fornito informazioni

in merito. Il giudice adito rimane competente anche se il valore litigioso

eccede la sua competenza per materia.

Siccome la quantificazione

della pretesa creditoria in denaro determina il valore litigioso (cfr. art.

81), essa rappresenta una componente essenziale del procedimento (cfr. Francesco Trezzini in: Commentario

pratico al Codice di diritto processuale civile svizzero, 2a edizione, Vol. 1,

Parte Prima: Disposizioni generali [art. 1-196], n. 26 ad art. 84).

La mancata quantificazione

viola un presupposto processuale (cfr. art. 59 CPC) e genera l'inammissibilità

dell'azione (cfr. Francesco Trezzini, op.

cit., n. 2 ad art. 85 con rinvio alla DTF 142 III 102, in particolare consid. 3;

cfr. anche DTF 147 III 166, consid. 3.3.2; STF 4A_502/2019 del 15 giugno 2020,

consid. 5; STF 4A_618/2017 dell’11 gennaio 2018; STF 4A_566/2014 dell’11

dicembre 2014, consid. 1).

La dottrina (Francesco Trezzini, op. cit., n. 3 ad

art. 85) rammenta che per quanto concerne l'applicazione dell'obbligo d'interpello

(art. 56 CPC), il Tribunale federale l'ha negata in un caso concreto (STF

4A_375/2015 del 26 gennaio 2016 consid. 7.1, non pubblicato in DTF 142 III 102),

perché la parte attrice era patrocinata professionalmente da un avvocato,

cosicché l'obbligo d'interpello avrebbe avuto una portata assai ridotta, che in

quel caso non entrava in gioco, poiché il contrario avrebbe significato fornire

un'indebita consulenza, lesiva del diritto delle parti di essere trattate allo

stesso modo. Nello stesso giudizio, al consid. 7.2, l’Alta Corte ha pure negato

l’applicazione dell’art. 132 cpv. 1 CPC, poiché il suo campo di applicazione

riguarda degli aspetti di pura forma, che si riassumono sostanzialmente in una

svista commessa dalla parte in questione, ciò che in concreto non era invece il

caso (Francesco Trezzini, op.

cit., n. 4 ad art. 85).

Ciò è stato confermato

nella citata STF 4A_618/2017 dell’11 gennaio 2018, al consid. 4.3.1:

" (…)

4.3.1

Lorsque le procès, comme en l'espèce, est soumis à

la maxime inquisitoire sociale, le juge établit les faits d'office (art. 247

al. 2 let. a CPC en lien avec l'art. 243 al. 2 let. f CPC). Cette maxime,

qui tend notamment à protéger la partie faible au contrat, répartit dans une

certaine mesure la responsabilité pour l'établissement de l'état de fait entre

les parties et le juge, celui-ci ayant un devoir de collaboration renforcé (ATF 139 III 457 consid. 4.4.3.2; BOHNET/JEANNIN, A ne pas confondre: maxime inquisitoire

et maxime d'office, in Newsletter Bail.ch, avril 2017, p. 2). Le juge de

première instance n'est pas tenu d'instruire d'office le litige lorsqu'un

plaideur renonce à expliquer sa position; il doit en revanche interroger les

parties et les informer de leur devoir de collaborer à l'instruction et de

fournir des preuves. Si des motifs objectifs le conduisent à soupçonner que les

allégations et offres de preuves d'une partie sont lacunaires, le juge doit

inviter cette partie à compléter ses moyens (ATF 141 III 569 consid. 2.3.1 et

2.3.2; 125 III 231 consid. 4a).

La maxime inquisitoire sociale se rapporte ainsi à

l'établissement des faits - à l'instar du devoir d'interpellation de l'art. 56

CPC (cf. notamment arrêts 5A_206/2016 du 1er juin 2016 consid. 4.3 et

5A_488/2015 du 21 août 2015 consid. 3.2.2). Ni le devoir d'interpellation, ni

la maxime inquisitoire sociale ne s'opposent à ce qu'un recours soit déclaré

irrecevable en raison d'une motivation insuffisante (arrêt précité 5A_488/2015

consid. 3.2.1 in fine; arrêt 4A_203/2013 du 6 juin 2013 consid. 3.2).

4.3.2.

Il découle de ce qui précède que la maxime

inquisitoire sociale n'est pas en cause s'agissant de conclusions mal

formulées. Elle n'imposait pas au juge d'attirer l'attention de l'assurée, d'ailleurs

assistée d'un avocat durant toute la procédure cantonale, sur le caractère

irrecevable de ses conclusions, alors que les exigences y relatives étaient

clairement énoncées aux art. 84 s. CPC et dans la jurisprudence relative à

l'action en constatation de droit. (…)”

2.3. In concreto l’attore,

rappresentato da un legale, non ha quantificato le sue pretese in sede di

petizione (doc. V, cfr. anche doc. I), malgrado ne avesse la possibilità. Egli

infatti è direttore e presidente del Consiglio di amministrazione del proprio

datore di lavoro, di cui è proprietario al 100% da 45 anni ed al quale erano

state versate le indennità per il periodo precedente a quello per il quale

chiede il versamento delle prestazioni. L’attore, pertanto, non avrebbe avuto

alcuna difficoltà ad accedere ai dati necessari per quantificare l’importo

richiesto.

Egli infatti, visto il suo

ruolo dirigenziale all’interno dell’azienda, di cui è proprietario, non

necessitava di documenti da parte dell’assicuratore per poter stabilire

l’ammontare esatto delle indennità ancora rivendicate o perlomeno per indicare

un importo minimo (cfr. art. 85 cpv. 1 CPC).

L’indicazione della somma

richiesta solo in sede di udienza di discussione (fr. 13'500) senza alcuna

precisazione del calcolo che ha portato a tale richiesta, nel preciso caso di

specie, sembrerebbe tardiva e potrebbe comportare l’inammissibilità della

petizione.

La questione può rimanere

aperta (cfr. anche STF 4A_566/2014 dell’11 dicembre 2014, consid. 1), poiché in

ogni caso, per i seguenti motivi, la petizione va comunque respinta nel merito.

nel merito

2.4. Per quanto

concerne l’indennità perdita di guadagno, va innanzitutto rilevato che l'art. 324a cpv. 1 CO prevede che se il lavoratore è impedito senza sua

colpa di lavorare, per motivi inerenti alla sua persona, come la malattia, il

datore di lavoro deve pagargli per un tempo limitato il salario, compresa

un'adeguata indennità per perdita del salario in natura, in quanto il rapporto

di lavoro sia durato o sia stato stipulato per più di tre mesi (sentenza

4A_92/2020 del 5 agosto 2020, consid. 3.1.1; sentenza 4A_53/2007 del 26

settembre 2007; sulle condizioni di applicazione di questa norma, cfr. Adrian Von Kaenel,

Verhältnis einer Krankentaggeldlösung zu Art. 324a OR, in:

Krankentaggeldversicherung: Arbeits- und versicherungsrechtliche Aspekte,

Zurigo 2007, pag. 109-131,

in particolare pag. 111-115).

La durata del pagamento del

salario dipende dalla durata del rapporto di lavoro (art. 324a cpv. 2 CO; sui

criteri usualmente applicati dai tribunali in questi casi, cfr. Adrian Von Kaenel, op.

cit., pag. 116 seg.).

Salvo pattuizione contraria,

l'obbligo di pagamento del salario in caso di malattia cessa con la fine del

rapporto di lavoro (Hans-Rudolf

Müller, Grundlagen der Krankentaggeldversicherung nach

VVG, in: Krankentaggeldversicherung: Arbeits- und versicherungsrechtliche

Aspekte, Zurigo 2007, pag. 19-45,

in particolare pag. 20).

Queste norme configurano il

regime legale di base a tutela del lavoratore, gli garantiscono una protezione

minima alla quale non può essere derogato a suo svantaggio (art. 362 cpv. 1 CO;

cfr. DTF 131 III 263 consid. 2.2 pag. 628).

L'art. 324a cpv. 4 CO prevede

la possibilità di derogare al regime di base legale appena descritto mediante

accordo scritto, contratto normale o contratto collettivo che sancisca un

ordinamento almeno equivalente per il lavoratore (sentenza 4A_92/2020 del 5

agosto 2020, consid. 3.1.1; 4A_563/2019 del 14 luglio 2020 pubblicata in DTF

146 III 339 consid. 5.2.3 che cita Ivano Ranzanici, Les effets de

l’incapacité de travailler pour cause d’une maladie successive à la résolution

du contrat de travail, in: Regards croisés sur le droit du travail: Liber

Amicorum pour Gabriel Aubert, 2015, pag. 271 e seguenti, in particolare

pag. 272-274; sull'aspetto dell'equivalenza si veda anche Adrian Von Kaenel, op. cit., pag. 120

segg. e la DTF 141 III 112 consid. 4.1-4.3). Si tratta, di

regola, di un regime che comporta una riduzione delle prestazioni del datore di

lavoro durante il periodo minimo previsto dalla legge, ma compensa questa

riduzione mediante l'estensione del periodo durante il quale il datore

di lavoro procede al versamento (Gabriel

Aubert, in: Commentaire romand, n. 50 ad art. 324a CO).

La deroga al regime di base

deve essere pattuita in forma scritta.

Trattandosi di un accordo che

concerne i diritti minimi del lavoratore, esso deve menzionare i punti

essenziali del regime convenzionale, quali ad esempio la percentuale del

guadagno assicurato, i rischi coperti, la durata delle prestazioni, se del caso

la durata del periodo di attesa. Qualora – come spesso accade nella pratica -

il datore di lavoro stipuli un'assicurazione d'indennità giornaliere in caso di

malattia, l'accordo indica anche le modalità di finanziamento dei premi

assicurativi; per il resto può rinviare alle condizioni generali di

assicurazione o a un altro documento tenuto a disposizione del lavoratore (DTF

131 III 623 consid. 2.5.1 con numerosi riferimenti dottrinali).

2.5. Nel caso di specie l’attore,

tramite il proprio datore di lavoro, è assicurato contro la perdita di guadagno

in caso di malattia presso CV 1.

Secondo le disposizioni

particolari della polizza, in deroga all’art. __________ delle condizioni

generali d’assicurazione contro la perdita di guadagno edizione 2017 (doc. B e

doc. 1; di seguito: CGA), che prevede la fine della copertura assicurativa con

il compimento del 70° anno di età, “nella presente polizza è assicurato il

Sig. AT 1 (__________1945), con un salario massimo di CHF 80'000. Per

l’assicurato in questione la copertura assicurativa termina con il compimento

del 79° anno di età” (doc. 2).

Ai sensi dell’art. __________

CGA si considera malattia qualsiasi pregiudizio della salute fisica, mentale o

psichica che non sia la conseguenza di un infortunio e che richieda un esame o

trattamento medico o provochi un’incapacità al lavoro.

Per l’art. __________ CGA,

è considerata incapacità al lavoro qualsiasi incapacità, totale o parziale,

derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica, di compiere un

lavoro ragionevolmente accettabile nella professione o nel campo d’attività

abituale.

Se l’incapacità al lavoro

dura più di 30 giorni, possono essere prese in considerazione anche le mansioni

accettabili di un’altra professione o campo di attività.

L’incapacità lavorativa

parziale sussiste quando il grado d’inabilità al lavoro è pari al 25% almeno.

Ai sensi dell’art. __________

CGA è considerata incapacità al guadagno la perdita totale o parziale, derivante

da un danno alla salute fisica, mentale o psichica, persistente anche dopo cure

adeguate e tentativi di reinserimento, delle possibilità di guadagno su un

mercato di lavoro considerato stabile. Per valutare l’esistenza di

un’incapacità al guadagno vanno considerate esclusivamente le conseguenze del

danno alla salute. Un’incapacità di guadagno viene considerata tale solo se non

risulta insormontabile da un punto di vista obiettivo.

L’art. __________ CGA prevede

che le prestazioni decorrono dallo scadere del periodo di carenza convenuto. Il

periodo di carenza inizia il giorno in cui, secondo attestazione medica, ha

inizio l’inabilità lavorativa, tuttavia non prima di 3 giorni precedenti il

primo trattamento medico. In assenza di accordi di tenore diverso, i periodi di

carenza sono definiti di nuovo per ogni caso di malattia o infortunio.

Secondo l’art. __________

CGA un assicurato in età AVS ha diritto ad un massimo di 180 indennità

giornaliere per sinistro. (…) La stessa regolamentazione si applica anche al

titolare dell’impresa e ai suoi familiari che collaborano nell’impresa ma non

sono elencati nella contabilità salariale (coniuge, figli, genitori) come pure

alle persone indicate nominalmente nella polizza.

2.6. Preliminarmente

va evidenziato che, siccome l’attore è in età AVS, ai sensi

dell’art. __________ CGA, ha diritto ad un massimo a 180 indennità giornaliere

(cfr. anche la polizza, pag. 2). Considerato che l’assicuratore ha riconosciuto

il diritto a partire dal 1° giugno 2020 (compreso il periodo di carenza di cui

si dirà in seguito [cfr. consid. 2.14 e seguenti]), l’interessato può

rivendicare prestazioni al massimo sino al 27 novembre 2020.

Nel caso di specie dalle

tavole processuali emerge che il 25 giugno 2020 il datore di lavoro ha

notificato all’assicuratore la completa incapacità lavorativa del proprio

dipendente con effetto dal 25 maggio 2020 (doc. 3).

Il 26 giugno 2020 il

curante dr. med. __________, FMH medicina generale, ha posto la diagnosi di

sindrome ansioso-depressiva, con inizio del trattamento il 4 giugno 2020,

indicando che l’inabilità lavorativa ha avuto inizio il 25 maggio 2020 e

sarebbe durata presumibilmente per 6-8 settimane (doc. 3). Il curante ha poi

attestato l’incapacità lavorativa anche dal 26 giugno 2020 al 31 luglio 2020

(doc. 3).

Il 2 luglio 2020

l’assicuratore ha informato il datore di lavoro che secondo l’art. __________

CGA i certificati medici possono essere retrodatati di tre giorni al massimo e

di conseguenza le prestazioni sarebbero state riconosciute dal 1° giugno 2020,

dedotto il periodo di attesa (doc. 4).

L’assicuratore ha

sottoposto l’interessato ad una visita specialistica ad opera della dr.ssa med.

__________, FMH psichiatria e psicoterapia, tenutasi il 10 luglio 2020 (doc.

5).

Nel referto dell’11 luglio

2020, di 4 pagine, figura:

" (…) Riferisce

di non avere avuto problemi in ambito lavorativo fino al 11-12 marzo u.s.

quando l’attività fu chiusa su disposizione delle autorità cantonali per

infezione da coronavirus COVID 19.

Dal 25.03.2020 i dipendenti furono messi a beneficio della

disoccupazione parziale. Gli stessi svolgerebbero da fine aprile solo i servizi

radio e picchetti.

(…).

Riferisce assenza di lavori commissionati dalla riapertura della

ditta (ad oggi) con sviluppo di gravi preoccupazioni economiche per il futuro.

Dal 11.03.2020 l’assicurato riferisce di non essere più andato in

ditta, inizialmente per il divieto imposto dall’autorità poi per lo sviluppo di

grave ansia e COVID fobia.

Afferma. “io ho paura di prendere il virus e di ammalarmi. Sono

nella categoria di età a rischio. Non voglio perciò contatti con nessuno. Ho

messo il blocco in entrata a tutti (figli della moglie compresi) di entrare a

casa mia. Da poche settimane i figli di mia moglie vengono in giardino a visitare

la madre a debita distanza e solo all’aperto”.

“Ad aprile è aumentata l’ansia in modo esponenziale per le

preoccupazioni relative alla mia salute e alla ditta. Ho iniziato a diventare

nervoso con mia moglie e a non dormire la notte. Continuavo a pensare al

lavoro, al futuro, di giorno e di notte. Di giorno ero sempre più stanco.

Facevo fatica a concentrarmi.”

“Sono andato dal Dr. __________ e lui mi ha dato la Temesta ma non

serve a niente: dopo 2 ore sono sveglio e non dormo più.

“Poi a maggio ho iniziato a lasciare tutti i miei hobby: il piano

e l’osservatorio. Sono dimagrito di 4 kg; non avevo più voglia e non riuscivo a

fare niente”.

“Sono andato dal medico che mi ha dato lo Xanax che non mi ha

ancora aiutato e poi mi ha messo in malattia”.

“Non sono mai stato così. Io sono sempre stato iper-attivo e

razionale”.

Attualmente lamenta apatia, abulia, astenia, ansia, evitamento dei

contatti sociali, insonnia.

(…).

Diagnosi psichiatrica

L’insieme delle notizie, delle osservazioni cliniche e delle constatazioni

obiettive raccolte durante la visita ambulatoriale e più sopra esposte mi

permettono di porre il seguente giudizio psichiatrico:

- grave

sindrome da disadattamento con reazione ansioso depressiva ICD 10 F 43.22.

- fobia

specifica ICD 10 F 40.2.

Valutazione e procedere

L’assicurato ha mostrato nel corso della vita buone capacità e

risorse che ha saputo impiegare in ambito lavorativo, familiare e sociale.

Ha affrontato le diverse tappe esistenziali senza mai sviluppare

disturbi psichici necessitanti di cure specialistiche.

Si è iper-investito in ambito lavorativo ottenendo un ottimo

successo.

In relazione alla chiusura della sua azienda per disposizione

cantonale e alle misure restrittive imposte dall’autorità cantonale per

l’infezione da coronavirus COVID 19 ha sviluppato dapprima una COVID fobia F

40.2 e poi una sindrome da disadattamento F43.22, soddisfando i criteri A e B

per porre tale diagnosi.

A livello soggettivo lamenta astenia, apatia, abulia, ansia,

insonnia, evitamento dei contatti sociali.

Oggettivamente all’esame clinico condotto secondo l’AMDP-System

sono rilevabili segni d’ansia e depressione; il tono dell’umore è mediamente

deflesso; non si oggettivano deficit delle funzioni cognitive; non vi sono

disturbi psicotici.

L’assicurato non presenta deficit delle funzioni dell’Io

percettive, esecutive e decisionali; presenta deficit delle capacità

consequenziali e previsionali.

Secondo il Mini ICF-APP l’assicurato non presenta deficit delle

competenze, del rispetto delle regole, del giudizio.

Presenta un deficit dell’assertività, della flessibilità, della

relazione con gli altri.

Il quotidiano è descritto come poco attivo e non costruttivo.

Dal lato medico psichiatrico l’inabilità lavorativa al 100% è

giustificata sulla base dei deficit funzionali rilevati.

Necessaria l’introduzione di una terapia antidepressiva con SSRI e

una adeguata terapia ipnotica.

Ritengo che vista l’assenza di antecedenti patologie

psichiatriche, le capacità mostrate fino all’attuale scompenso psichico con la

messa a beneficio del trattamento proposto sia possibile assistere in 8

settimane ad un miglioramento clinico e funzionale con recupero della capacità

lavorativa al 50% e dopo 4 settimane al 100%.” (doc. 5)

In data 31 agosto 2020 il

medico fiduciario, dr. med. __________, medicina generale, ha affermato:

" (…) Per

rapporto a com’era alla visita della Dr.ssa __________ non vi è stato un

significativo miglioramento.

Al mio ultimo recente consulto presentava infatti uno stato

d’ansia accompagnato da deflessione dell’umore, apatia, astenia e disturbi del

sonno marcati nonché evitamento dei contatti sociali.

Lo stato psichico del paziente è quindi stazionario, persistendo

le difficoltà professionali e le preoccupazioni finanziarie legate al

ridimensionamento del lavoro legato alla pandemia COVID-19.

Da notare comunque che il paziente, contrariamente a quanto

consigliatogli dalla Dr.ssa __________ ha rifiutato categoricamente la proposta

di iniziare un trattamento farmacologico con SSRI per la sintomatologia

depressiva ancora presente, limitandosi ad assumere un trattamento ansiolitico

con Temesta assunto solo secondo necessità.

In attesa di una vostra presa di posizione ho pertanto prolungato

l’incapacità lavorativa del 100% per tutto il mese di settembre.” (doc. 6)

La presa di posizione del

curante è stata sottoposta alla dr.ssa med. __________, FMH psichiatria e

psicoterapia, che il 22 settembre 2020 ha affermato:

" (…) Nel

rapporto medico il collega non segnala complicazioni intervenute nel decorso.

Non riporta lo stato psichico oggettivo completo ne i deficit

funzionali.

Afferma che l’assicurato assume solo Temesta al bisogno

(dosaggio?), che rifiuta di assumere un SSRI come da me consigliato e non

assume una terapia ipnotica come da me indicato. Non si può parlare di

avversione ad assumere i farmaci psicotropi visto che assume Temesta!

Sulla base di detto rapporto non si giustifica un’inabilità

lavorativa oltre le date da me indicate.” (doc. 7)

Il 2 ottobre 2020

l’assicuratore ha quindi riconosciuto un’inabilità lavorativa del 100% fino al

4 settembre 2020 (8 settimane dalla visita del 10 luglio 2020 presso la dr.ssa

med. __________) e del 50% dal 5 settembre al 2 ottobre 2020 (4 ulteriori settimane

come indicato nel referto dell’11 luglio 2020 della medesima specialista). Dal

3 ottobre 2020 ha cessato il versamento delle prestazioni (doc. 8).

Il 16 novembre 2020 il dr.

med. __________, psichiatria e psicoterapia FMH, ha certificato che l’attore “continua

l’inabilità lavorativa nella misura del 50% dal 01.11.2020 al 30.11.2020

incluso, data in cui sarà rivalutata la situazione” (doc. 9).

Il 30 novembre 2020 lo

specialista ha risposto ad alcune domande rivoltegli dal dr. med. __________ su

incarico dell’assicuratore (doc. 10). Il dr. med. __________ ha posto la

diagnosi di sindrome da disadattamento reazione depressiva prolungata (ICD-10

F43.2), “che evoca un deficit della funzionalità di base. (…) Dal lato

strettamente psichiatrico il paziente evidenzia un moderato stato di

deflessione timica, associato ad ansia generalizzata, apatia, anedonia, ritiro

sociale ed alterazione del ritmo sonno-veglia. (…) Il paziente assume al

bisogno Temesta 1mg e Zoldorm 10 mg prescritti in precedenza dal medico di

famiglia. Non ha iniziato una terapia farmacologica antidepressiva. (…) Il

paziente è stato visitato per la prima volta presso lo studio dello scrivente

Considerandi

il 16.11.2020 (…) Il paziente viene seguito con una frequenza di una volta al

mese (prossima visita specialistica il 03.12.2020) (…) Terapia farmacologica

(al bisogno) integrata a colloqui di psicoterapia (…) Il disagio psichico

finora manifestato risulta essere la conseguenza di alcuni eventi stressogeni,

che hanno scatenato meccanismi psicologici disfunzionali, con conseguenti

ripercussioni negative sul funzionamento e sulle abilità sociali di base

(lavoro, tempo libero, famiglia, relazioni interpersonali).” (doc. 10).

Il 18 dicembre 2020 la

dr.ssa med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, si è determinata in

merito ed ha affermato:

" (…) Il

collega non segnala nuovi elementi intervenuti a complicare il decorso.

Non descrive l’esame psichico oggettivo ne le funzioni compromesse

secondo il Mini ICF-APP.

Diagnostica una sindrome da disadattamento reazione depressiva

prolungata ICD 10 F43.2.

La frequenza delle consultazioni mensili, la non assunzione di una

terapia antidepressiva depone per un disturbo lieve.

Sulla base del rapporto esaminato non vi sono elementi atti a

modificare la decisione del 11.07.2020 e la mia presa di posizione del

22.11.2020.” (doc. 11)

Il 22 dicembre 2020

l’assicuratore ha confermato la cessazione del versamento delle prestazioni

(doc. 12), mentre il 29 dicembre 2020 il dr. med. __________, FMH psichiatria e

psicoterapia, ha stabilito che l’attore dal 1° gennaio 2021 al 31 gennaio 2021

è inabile al lavoro al 25% (doc. 15).

Il 29 aprile 2021 lo

specialista ha poi affermato:

" (…) Il

paziente a margine è stato preso a carico specialistico dallo studio dello

scrivente il 16.11.2020, su segnalazione del medico di famiglia Dr. med. __________.

Anamnesticamente quest’ultimo certificava l’inabilità lavorativa al signor AT 1

nella misura del 100% dal 25.05.2020 per un disturbo da disadattamento con

reazione depressiva.

In occasione dei tre incontri specialistici effettuati presso lo

studio (16.11.2020, 03.12.2020 e 29.12.2020), il paziente ha sempre evidenziato

un atteggiamento collaborante e disponibile verso l’interlocutore. Emergeva,

dal lato strettamente psichiatrico, un moderato stato di deflessione timica,

associato ad ansia generalizzata, apatia, anedonia, ritiro sociale e

alterazione del ritmo sonno-veglia.

Anamnesticamente i primi sintomi del quadro psicopatologico

sopracitato, vengono collocati verso la fine dell’anno 2019, con un progressivo

andamento ingravescente raggiungendo l’apice della loro espressione durante la

prima ondata della pandemia.

Elementi decisivi per lo sviluppo e il peggioramento del quadro

psichico sono stati l’interruzione dell’attività lavorativa e la paura di una

eventuale infezione da virus. Entrambi i fattori stressogeni sopracitati

associati alla conseguente insicurezza e preoccupazione per il futuro della

propria azienda (fondata nel 1975), hanno innescato dei meccanismi psicologici

che hanno messo in crisi le fondamenta dell’identità e dei valori sociali del

signor AT 1, evocando quindi una profonda ferita nella propria autostima e nel

senso di Sé. In conclusione, emergeva una fragilità emotiva e personologica scatenata

dal fatto che la sua autostima era legata alla propria funzione lavorativa

(venuta a mancare), nonché al mantenimento dell’immagine sociale riflessa da

quest’ultima.

L’incontro quindi terapeutico/specialistico del sottoscritto con

il signor AT 1 è avvenuto in un momento temporale in cui i sintomi

psicopatologici evidenziavano una parziale remissione. Di fatto, anche

l’inabilità lavorativa certificata dallo scrivente risultava nella misura del

50% dal 01.11.2020 al 31.12.2020. Nell’arco di questo periodo l’evoluzione del

quadro psichico è risultata positiva pertanto non era indispensabile

l’introduzione di uno schema farmacologico antidepressivo, tra l’altro

rifiutato dal paziente all’inizio della presa a carico specialistica.

Infine, considerando quanto sopra esposto, sarebbe riduttivo

credere che da sola la somministrazione di un farmaco antidepressivo,

specialmente nel periodo in cui la malattia evidenziava i primi segni di una

risoluzione spontanea potesse essere determinante per l’esito del progetto

terapeutico, basato principalmente sul riconoscimento e accettazione dei

meccanismi psicologici scatenati dagli eventi stressogeni precedentemente

citati.” (doc. C)

Il 17 maggio 2021 il dr.

med. __________, medicina generale, ha confermato l’incapacità lavorativa

dell’attore, sostenendo che “la sintomatologia accusata è stata confermata

dalla dr.ssa __________ quale “Sindr. da disadattamento con reazione

ansioso-depressiva”. Contrariamente a quanto propostogli il signor AT 1 non ha

però ritenuto di iniziare un trattamento con SSRI per timore della comparsa di

possibili effetti collaterali. Penso si debba dunque tener in considerazione il

desiderio del paziente di non assumere farmaci con potenziali effetti

collaterali non trascurabili” (doc. D).

Il 2 giugno 2021 la dr.ssa

med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, ha confermato le sue

precedenti prese di posizione, affermando:

" (…) Il

collega riferisce che l’assicurato al momento dell’inizio della sua presa a

carico (16.11.2020) presentava una parziale remissione di sintomi.

Riferisce di aver certificato un’inabilità lavorativa al 50% dal

01.11.2020

al 31.12.2020 senza specificare in alcun modo sulla base di quali deficit

funzionali secondo il Mini ICF-APP.

Non riporta neppure lo stato psichico secondo l’AMPD-System.

Si ricorda al collega che non sono le diagnosi categoriali a

definire la presenza ed il grado di una eventuale abilità lavorativa ma i

deficit psichici e mentali presentati dal paziente che si ripercuotono sulla

sua funzionalità!

Non vi sono pertanto sulla base di detto rapporto elementi atti a

modificare la mia valutazione della capacità lavorativa dell’assicurato già

espressa nel mio rapporto del 11.07.2020.

Per quanto riguarda la terapia farmacologica da me suggerita al

momento della mia valutazione (introduzione di un SSRI e di un ipnotico)

ricordo al collega che la prescrizione di un antidepressivo SSRI in paziente

affetto da sindrome di disadattamento è quanto consigliato dalle linee guida ed

ha lo scopo di favorire ed accelerare la guarigione della sindrome, che come

noto avviene anche senza beneficio di una terapia farmacologica ma in tempi più

lunghi.

L’introduzione di una terapia antidepressiva con SSRI ed ipnotica,

da me consigliata, era necessaria vista l’assenza di miglioramento della

sintomatologia lamentata sino al momento della mia valutazione con la terapia

ansiolitica prescritta dal medico curante.

L’assicurato riferiva di assumere Xanax 0.5 cp 1/2-1/2-1-0 e

Temesta exp 1 mg cp 0-0-1-1 al momento della mia valutazione.

Pertanto risulta incomprensibile il non voler assumere un farmaco

antidepressivo SSRI.

Nel rapporto medico del 31.08.2020 il dr. med. __________ faceva

notare che “il paziente ha rifiutato categoricamente la proposta di iniziare un

trattamento farmacologico con SSRI per la sintomatologia depressiva ancora

presente, limitandosi ad assumere un trattamento ansiolitico con Temesta

assunto solo secondo necessità”.

Lo psichiatra __________ nel rapporto medico del 18.12.2020

riferiva che era stata prescritta all’assicurato una terapia ipnotica ed

ansiolitica al bisogno.

La mancata aderenza alle proposte farmacologiche da me fatte

risulta non comprensibile visto che l’assicurato non aveva problemi ad assumere

benzodiazepine.” (doc. 13)

Il 4 giugno 2021 l’assicuratore

ha ribadito che non avrebbe più versato alcuna prestazione dal 3 ottobre 2020

(doc. 14).

2.7

Circa l’aspetto medico, va

rammentato che in una sentenza 4A_178/2015 dell’11 settembre 2015, pubblicata

in DTF 141 III 433, il Tribunale federale ha stabilito che una perizia privata

non costituisce un mezzo di prova ai sensi dell’art. 168 cpv. 1 CPC e che nel

processo civile le perizie di parte (Privatgutachten)

devono

essere considerate alla stessa stregua di semplici allegazioni di parte. Questa

giurisprudenza vale anche per le pretese derivanti dall’assicurazione di

indennità giornaliera per malattia, che nella maggior parte dei Cantoni sono

giudicate dai Tribunali delle assicurazioni sociali (cfr. Annuaire de

l’assurance-maladie suisse 2016, pag. 36 e 37).

Nel caso evaso dall’Alta Corte,

si trattava di un assicurato al beneficio di un’assicurazione di indennità

giornaliera fondata sulla LCA che era incapace al lavoro e ha domandato una

rendita di invalidità, che la sua assicurazione privata ha rifiutato fondandosi

su una perizia che essa stessa ha fatto eseguire da un medico specialista in

psichiatria e psicoterapia, il quale si è basato sugli atti medici e ha

visitato personalmente l’interessato, non ritenendo infine un’incapacità

lavorativa. L’assicurato ha quindi chiamato in giudizio la sua assicurazione,

ma davanti al Tribunale cantonale ha perso la causa. I giudici, dopo avere

apprezzato le 4 valutazioni mediche agli atti (la perizia di parte allestita su

mandato dell’assicuratore, il referto del curante, la perizia interdisciplinare

e il parere di un altro medico a cui l’Ufficio AI ha sottoposto gli atti)

giunte a conclusioni differenti sulla capacità lavorativa dell’assicurato, si

sono basati sulla perizia di parte dell’assicuratore malattia e in virtù della

verosimiglianza preponderante hanno ritenuto che l’assicurato non fosse inabile

al lavoro. La prima istanza si è basata sulla DTF 125 V 351 consid. 3b/dd,

secondo cui la perizia di parte fatta esperire dall’assicuratore malattia ha il

valore di un mezzo di prova (cfr. consid. 2.1). L’assicurato ha quindi

inoltrato un ricorso in materia civile presso il Tribunale federale, lamentando

che la perizia fatta allestire dall’assicuratore non era una perizia neutra, ma

di parte, perciò dal profilo del diritto processuale civile valeva soltanto,

come stabilito dalla DTF 132 III 83 consid. 3.4, quale semplice allegazione di

parte e non come mezzo di prova (cfr. consid. 2.2).

Il TF ha dovuto quindi

esaminare la questione di sapere se la perizia di parte sulla quale si è

fondato l’assicuratore malattia nell’assicurazione complementare fosse un mezzo

di prova ai sensi del Codice di procedura civile.

Nelle sue considerazioni,

l’Alta Corte ha evidenziato che nel diritto delle assicurazioni sociali il Tribunale

federale ha ritenuto nella DTF 125 V 351 come il semplice fatto che la presa di

posizione del medico avvenga nell’ambito di una perizia di parte a domanda

dell’assicuratore non sia sufficiente per mettere in dubbio il valore

probatorio della perizia. Essa ha dunque valore di un mezzo di prova. Per

contro, nel diritto privato, secondo giurisprudenza costante una perizia di

parte non è un mezzo di prova, ma una semplice allegazione di parte (DTF 140

III 24 consid. 3.3.3; DTF 132 III 83 consid. 3.6) (cfr. consid. 2.3).

Nel diritto privato, l’art. 168

cpv. 1 CPC enumera esaustivamente i differenti mezzi di prova, fra i quali

figura la perizia. Il Tribunale federale ha proceduto a un’interpretazione

sistematica del Codice e in particolare degli artt. 183 segg. CPC e ha concluso

che la nozione di perizia di cui all’art. 168 cpv. 1 lett. d CPC concerne

unicamente la perizia giudiziaria (cfr. consid. 2.5.2).

Una parte della dottrina

considera che una perizia di parte deve potere essere prodotta al Tribunale come

un documento ai sensi dell’art. 168 cpv. 1 lett. b e dell’art. 177 segg. CPC.

Un’altra parte della dottrina, alla quale si rifà il Tribunale federale,

considera che una perizia di parte non è un mezzo di prova, poiché il

legislatore ha escluso la perizia di parte come mezzo di prova in generale ai

sensi dell’art. 168 cpv. 1 CPC, e non solo quale perizia ai sensi dell’art. 168

cpv. 1 lett. d CPC (consid. 2.5.3: “[…] Denn der Gesetzgeber lehnte das Privatgutachten als Beweismittel

i.S.v. Art. 168 Abs. 1 ZPO allgemein und nicht nur als Gutachten i.S.v. Art.

168.

Abs. 1 lit. d ZPO ab”).

Di conseguenza, la

giurisprudenza resa in materia di diritto delle assicurazioni sociali, quale la

DTF 125 V 351, non vale quando il CPC trova applicazione. È piuttosto la giurisprudenza

resa in materia di diritto privato che si applica, in virtù della quale la

perizia di parte non ha qualità di mezzo di prova, ma costituisce soltanto una

semplice allegazione di parte (DTF 140 III 24; DTF 132 III 83).

Le allegazioni che si fondano

su una perizia di parte sono generalmente considerate essere particolarmente

motivate (substanziiert), di modo che la controparte non può contestare

in maniera generica (pauschale Bestreitung) queste allegazioni, ma deve

piuttosto precisare concretamente quali sono gli elementi e i fatti che

contesta. Come semplice allegazione la perizia di parte può se del caso,

insieme ad indizi sostenuti dalle risultanze processuali giusta l’art. 168 cpv.

1.

CPC, dimostrare quanto asserito dall’assicurato. In assenza di indizi in tal

senso, se sufficientemente contestata la perizia di parte si esaurisce invece

in una mera allegazione per nulla dimostrata (cfr. consid. 2.6).

Nella fattispecie analizzata

dalla nostra Massima Istanza, il Tribunale cantonale aveva ammesso la perizia

di parte come mezzo di prova e soltanto fondandosi su questa perizia ha

ritenuto quindi comprovato che il ricorrente fosse abile al lavoro.

Di conseguenza, il giudizio

cantonale ha violato l’art. 168 cpv. 1 CPC nella misura in cui ha ritenuto che

la perizia di parte fosse un mezzo di prova che permetteva di constatare la

capacità di lavoro dell’interessato (cfr. consid. 2.6).

Il ricorso dell’assicurato è

quindi stato accolto su questo punto e gli atti rinviati all’autorità di prima

istanza per un nuovo apprezzamento delle prove tenendo conto dei principi posti

a proposito delle perizie di parte (cfr. consid. 4).

2.8

Va

ancora evidenziato che con sentenza 4A_318/2016 del 3 agosto 2016, il TF, al

consid. 3.2, ha ribadito che in caso di presentazione di un referto medico,

laddove si vuole contestarne il contenuto, occorre censurarlo in maniera

specifica e qualificata, apportando elementi oggettivi, non bastando una

critica generica (“Dans le cas présent, l'intimée a produit

l'expertise privée du Dr B.________, datée du 1er juillet 2015, comportant sept

pages. Ce rapport détaillé permet de saisir le

raisonnement de l'expert, qui l'a amené à considérer que le recourant était en

mesure de travailler en tout cas dès le 23 juin 2015. Confronté à cette expertise

privée, le recourant s'est borné à la contester globalement par pli du 24

juillet 2015, déclarant n'être pas d'accord. Il a certes annexé un rapport de

deux pages du Dr A.________, psychiatre qui le traite, lequel a nié une valeur

probante suffisante au rapport de l'expert privé B.________, faute

d'objectivité et de neutralité de ce dernier. Si le Dr A.________ relève des

discordances entre le diagnostic posé par le Dr B.________ (trouble de

l'adaptation avec réaction dépressive prolongée), les plaintes subjectives du

recourant et la conclusion qu'il n'est pas incapable de travailler, le premier

ne discute pas précisément les allégations figurant dans l'expertise privée.

Autrement dit, la remise en cause des allégations factuelles contenues dans cette

expertise demandée par l'intimée ne font pas l'objet d'une contestation motivée

du recourant, comme l'exige la jurisprudence susrappelée. De plus, le Dr

A.________ ne s'est exprimé qu'après que son patient l'a sollicité, puisque ce

dernier a joint le rapport dudit psychiatre à sa contestation globale du 24

juillet 2015. Dans de telles circonstances, les allégations précises de

l'expertise privée - contestées de manière globale - peuvent apporter la preuve

de leur véracité si elles sont appuyées par des indices objectifs. Or, l'office

de l'assurance-invalidité du canton de Genève a estimé, dans sa décision de

refus de prestations du 2 décembre 2015, que la capacité de gain de l'assuré

était entière depuis le 25 juin 2015. En conséquence, l'autorité cantonale n'a

pas violé l'art. 168 CPC en retenant que l'expertise privée du Dr B.________

avait emporté sa conviction. Le moyen est infondé.”).

2.9

Inoltre, per

quanto concerne la valutazione dei referti dei medici, si può ancora fare

riferimento alla sentenza 4A_571/2016 del 23 marzo 2017, consid. 4.2 e alla

sentenza 4A_42/2017 del 29 gennaio 2018, consid. 3.1 e seguenti.

Quest’ultimo caso tratta una

fattispecie che trae origine da una sentenza del 15 dicembre 2016 della Corte

di Giustizia ginevrina che aveva condannato un assicuratore al versamento

dell’importo di fr. 84'747.60 oltre interessi all’attore ritenendo, in sostanza,

che l’incapacità lavorativa dell’assicurato era stata correttamente attestata

dal medico curante, mentre non poteva essere attribuita alcuna forza probante

agli avvisi emessi dal medico di fiducia dell’assicuratore poiché rivestivano

un carattere estremamente sommario e il medico non aveva visitato l’assicurato.

L’incapacità al lavoro era inoltre corroborata dal fatto che l’interessato

aveva inoltrato una richiesta di rilevamento tempestivo presso l’AI.

Il Tribunale federale ha

respinto il ricorso inoltrato dall’assicuratore.

Quest’ultimo rimproverava

innanzitutto la circostanza che il Tribunale cantonale aveva scartato le

conclusioni del medico fiduciario e si era fondato unicamente sulle

considerazioni del medico curante. Secondo l’assicuratore se il Tribunale non

avesse ritenuto sufficienti i documenti prodotti dalla convenuta avrebbe dovuto

sentire il medico fiduciario ed allestire una perizia medica.

L’Alta Corte (consid. 3.2) ha

rammentato che il diritto alla prova è parte del diritto di essere sentito

garantito dalla Costituzione federale (art. 29 cpv. 2); il diritto alla prova

deriva parimenti dall’art. 8 CC e dall’art. 152 CPC. Ciò implica che ogni parte

ha diritto, per stabilire un fatto pertinente contestato, di chiedere

l’assunzione dei mezzi di prova adeguati, ritenuto che la domanda deve essere

proposta regolarmente e nei tempi e modi adeguati secondo la legge di procedura

applicabile.

Gli art. 8 CC e 152 CC non

regolano l’apprezzamento delle prove e non dicono quali prove devono essere

ordinate, né dettano al giudice civile come deve forgiare la sua opinione.

Inoltre, il diritto alla prova non impedisce al giudice di mettere un termine

all’istruttoria quando le prove acquisite gli permettono di prendere una

decisione e che in applicazione dell’apprezzamento anticipato delle prove che

sono state richieste, ha la certezza che queste ultime non lo porterebbero a

cambiare la sua opinione.

Il Tribunale federale al

consid. 3.3 ha poi evidenziato che, secondo il Tribunale cantonale, l’incapacità

lavorativa era stata attestata sia dal medico curante sia dal suo psichiatra

curante. Non ha attribuito alcuna forza probatoria alle prese di posizione del

medico di fiducia perché sommarie e non motivate. Il medico fiduciario si era

inoltre determinato sulla sola base degli atti. La Corte cantonale ha

rinunciato a sentire il medico poiché non aveva mai visto l’assicurato e dunque

una sua audizione sarebbe stata inutile. Quanto alla perizia giudiziaria, essa

avrebbe unicamente permesso di costatare lo stato di salute in quel momento

senza potersi determinare sul passato. Il perito, inoltre, avrebbe dovuto

fondarsi sulle informazioni fornite dai curanti.

Al consid. 3.3.1 l’Alta Corte

ha rilevato che il Tribunale cantonale non ha ignorato che l’art. 247 cpv. 2

lett. a CPC gli impone di stabilire i fatti d’ufficio. Esso l’ha citato al

consid. 6 della sentenza impugnata. Il Tribunale federale rammenta tuttavia che

la massima inquisitoria sociale non permette di estendere l’assunzione delle

prove a piacimento e di raccogliere tutte le prove possibili. Non impedisce al

giudice di rinunciare ad un mezzo di prova in applicazione del principio

dell’apprezzamento anticipato delle prove.

Il TF, al consid. 3.3.2, ha

ribadito che una perizia privata non è un mezzo di prova ai sensi dell’art. 168

cpv. 1 CPC e deve essere assimilata ad una semplice allegazione della parte che

l’ha prodotta. In applicazione dell’art. 150 cpv. 1 CPC devono essere

comprovate solo le allegazioni che sono espressamente contestate. Tale

contestazione deve essere sufficientemente precisa per raggiungere il suo

scopo, ossia permettere alla controparte di comprendere quali allegazioni deve

comprovare. Il grado di precisione di un’allegazione incide sul grado di

motivazione che deve rivestire la sua contestazione. Più le affermazioni di una

parte sono dettagliate, più elevate sono le esigenze quanto alla precisione

della loro contestazione. Una reiezione in blocco delle argomentazioni non è

sufficiente. Il fardello della contestazione non comporta tuttavia

un’inversione dell’onere della prova.

Il Tribunale federale al

consid. 3.3.2 ha poi esaminato il merito della vertenza, rilevando che

l’assicurato ha fondato le sue pretese sui numerosi documenti del proprio

medico curante. Se la maggior parte di essi si limitano a menzionare la

percentuale e la durata dell’incapacità lavorativa, ve ne sono due che sono

maggiormente dettagliati, ossia le corrispondenze del 17 maggio 2015 e del 18

marzo 2016. Nel primo il curante risponde alle domande del medico di fiducia

dell’assicuratore, descrive la malattia di cui è affetto l’assicurato, le

cause, il trattamento medicamentoso somministrato, la psicoterapia seguita con

il proprio collega, l’evoluzione della patologia e la prognosi, riservata perché

doveva essere discussa con lo psichiatra.

Da parte sua l’assicuratore

contesta in blocco queste allegazioni riferendosi al proprio medico fiduciario.

Le sue affermazioni sono tuttavia prive di qualsiasi motivazione. Esse sono

state rilasciate dapprima in un formulario non firmato del 1° giugno 2015 dove

il medico fiduciario ha affermato, senza alcuna spiegazione e sulla sola base

degli atti, che l’assicurato avrebbe potuto riprendere l’attività lavorativa al

50% dal 1° luglio 2015 e poi al 100% dal 1° settembre 2015; in seguito lo

stesso medico fiduciario, in un altro documento, datato 2 novembre 2015, si è

limitato ad affermare “Ok de non-entrée en matière et lettre A. SA” ed

infine ha emesso un avviso il 30 novembre 2015 dove ha in sostanza affermato

che malgrado la lettera del 2 novembre 2015 dell’assicurato e del 12 ottobre

2015.

del medico curante non vi è alcuna limitazione funzionale suscettibile di

modificare la decisione di non entrata nel merito dal 1° settembre 2015.

In queste condizioni, rileva

il Tribunale federale, non può essere esatto dall’assicurato di dimostrare la

sua incapacità lavorativa tramite una perizia medica, poiché non poteva sapere,

in assenza di qualsiasi contestazione concreta, quali fatti doveva provare.

Il TF rileva tuttavia che la

perizia è stata richiesta dall’assicuratore per completare i suoi mezzi di

prova ed ha esaminato se la richiesta è stata rifiutata con un apprezzamento

anticipato arbitrario delle prove. Secondo l’Alta Corte non vi era alcunché di

insostenibile nel ritenere che la perizia non avrebbe permesso di stabilire lo

stato di salute passato dell’assicurato, poiché il perito avrebbe dovuto

fondarsi sulle informazioni dei medici curanti.

Neppure la mancata audizione

del medico fiduciario è arbitraria.

Infatti la sua opinione non si

fondava su una visita dell’assicurato ma solo sugli atti e dunque sui rapporti

dei medici curanti.

Il Tribunale federale ha poi

apprezzato il valore delle allegazioni del medico curante dell’assicurato sulla

base degli altri elementi agli atti. In effetti in alcune circostanze le

allegazioni precise risultanti da un rapporto medico possono portare la prova

della loro veridicità se sono fondate su indizi oggettivi. Ciò è il caso

quando, come nel caso giudicato, una contestazione concreta delle allegazioni

manca (cfr. anche sentenza 4A_318/2016 del 3 agosto 2016, consid. 3.2). Ora, le

indicazioni del medico curante trovano conferma nel rapporto stabilito dallo

psichiatra il 5 aprile 2016, il quale ha attestato di avere seguito l’assicurato

in psicoterapia dal 26 gennaio 2016 con frequenza settimanale, in ragione di

una sintomatologia depressiva sopraggiunta, secondo l’anamnesi del paziente, in

seguito ad un burn-out subito nel dicembre 2014 nell’ambito del suo lavoro.

L’ulteriore rapporto del medesimo psichiatra del 4 novembre 2016 conferma

quanto stabilito, enumerando i sintomi costatati. Considerato poi che

l’assicurato ha inoltrato una domanda di rilevamento tempestivo presso

l’assicurazione invalidità, la Corte cantonale poteva concludere, senza cadere

nell’arbitrio, alla correttezza dell’incapacità al lavoro allegata.

Su questi temi si veda anche

STF 4A_544/2019 del 26 maggio 2020.

Per un caso in cui il

Tribunale federale ha ancora citato la giurisprudenza valida nell’ambito delle

assicurazioni sociali ci si riferisca alla sentenza 4A_424/2019 del 31 ottobre

2019, in particolare consid. 3.1.

2.10

L’assicurato che chiede il

versamento delle indennità giornaliere deve comprovare il persistere della sua

incapacità lavorativa secondo il principio della verosimiglianza preponderante

(DTF 141 III 241 consid. 3.1; sentenza 4A_578/2018 del 25 novembre 2019,

consid. 3).

La

posizione della persona assicurata è favorita dal fatto che non viene

contestata l’incapacità al lavoro fino ad una determinata data. Non spetta

tuttavia all’assicuratore comprovare il ripristino totale o parziale della

capacità lavorativa. Nell’ambito del suo diritto alla controprova,

l’assicuratore deve tutt’al più apportare degli elementi propri ad insinuare

dei dubbi e a far vacillare la verosimiglianza preponderante che l’assicurato

si sforza di stabilire; questo genere di dubbi può sgorgare già dalle

allegazioni delle parti, rispettivamente da perizie private (sentenza

4A_578/2018 del 25 novembre 2019, consid. 3 con riferimenti alla DTF 130 III

321.

consid. 3.4 e alla sentenza 4A_85/2017 del 4 settembre 2017, consid. 2.3).

In una sentenza 4A_117/2021

del 31 agosto 2021, destinata a pubblicazione (cfr. anche STF 4A_144/2021 del

13.

settembre 2021, consid. 4.2.1), il Tribunale federale

al consid. 3.3.1 ha confermato la predetta giurisprudenza (“Das Bundesgericht hat in seinem Leitentscheid BGE 130 III 321 E.

3.1

mit Bezug auf den Versicherungsvertrag seine Rechtsprechung zum Beweis des

Eintritts des Versicherungsfalls wie folgt zusammengefasst und präzisiert:

Gemäss Art. 8 ZGB hat, wo es das Gesetz nicht anders bestimmt,

derjenige das Vorhandensein einer behaupteten Tatsache zu beweisen, der aus ihr

Rechte ableitet. Demgemäss hat die Partei, die einen Anspruch geltend macht,

die rechtsbegründenden Tatsachen zu beweisen, während die Beweislast für die

rechtsaufhebenden bzw. rechtsvernichtenden oder rechtshindernden Tatsachen bei

der Partei liegt, die den Untergang des Anspruchs behauptet oder dessen

Entstehung oder Durchsetzbarkeit bestreitet. Diese Grundregel kann durch

abweichende gesetzliche Beweislastvorschriften verdrängt werden und ist im

Einzelfall zu konkretisieren (ausführlich: BGE 128 III 271 E. 2a/aa mit

Hinweisen). Sie gilt auch im Bereich des Versicherungsvertrags (NEBEL, im zit.

VVG-Kommentar, N. 4 und N. 9 zu Art. 100 VVG, mit Nachweisen). Nach der

erwähnten Grundregel hat der Anspruchsberechtigte - in der Regel der

Versicherungsnehmer, der versicherte Dritte oder der Begünstigte - die

Tatsachen zur "Begründung des Versicherungsanspruches" (Marginalie

zu Art. 39 des Bundesgesetzes über den Versicherungsvertrag vom 2. April

1908.

[SR 221.229.1, VVG]) zu beweisen, also namentlich das Bestehen eines

Versicherungsvertrags, den Eintritt des Versicherungsfalls und den Umfang des

Anspruchs. Den Versicherer trifft die Beweislast für Tatsachen, die ihn zu

einer Kürzung oder Verweigerung der vertraglichen Leistung berechtigen oder die

den Versicherungsvertrag gegenüber dem Anspruchsberechtigten unverbindlich

machen. Anspruchsberechtigter und Versicherer haben im Streit um vertragliche

Leistungen je ihr eigenes Beweisthema und hierfür je den Hauptbeweis zu

erbringen. Dies trifft auch dann zu, wenn sich beide Beweisthemen im gleichen

Verfahren gegenüberstehen. Der Beweis gilt als erbracht, wenn das Gericht nach

objektiven Gesichtspunkten von der Richtigkeit einer Sachbehauptung überzeugt

ist. Absolute Gewissheit kann dabei nicht verlangt werden. Es genügt, wenn das

Gericht am Vorliegen der behaupteten Tatsache keine ernsthaften Zweifel mehr

hat oder allenfalls verbleibende Zweifel als leicht erscheinen. Ausnahmen von

diesem Regelbeweismass, in denen eine überwiegende Wahrscheinlichkeit als

ausreichend betrachtet wird, ergeben sich einerseits aus dem Gesetz selbst und

sind andererseits durch Rechtsprechung und Lehre herausgearbeitet worden. Den

Ausnahmen liegt die Überlegung zu Grunde, dass die Rechtsdurchsetzung nicht an

Beweisschwierigkeiten scheitern darf, die typischerweise bei bestimmten

Sachverhalten auftreten (vgl. BGE 128 III 271 E. 2b/aa S. 275). Die

Dispositivo

Beweiserleichterung setzt demnach eine "Beweisnot" voraus. Diese

Voraussetzung ist erfüllt, wenn ein strikter Beweis nach der Natur der Sache

nicht möglich oder nicht zumutbar ist, insbesondere wenn die von der

beweisbelasteten Partei behaupteten Tatsachen nur mittelbar durch Indizien

bewiesen werden können. Eine Beweisnot liegt aber nicht schon darin begründet,

dass eine Tatsache, die ihrer Natur nach ohne weiteres dem unmittelbaren Beweis

zugänglich wäre, nicht bewiesen werden kann, weil der beweisbelasteten Partei

die Beweismittel fehlen. Blosse Beweisschwierigkeiten im konkreten Einzelfall

können nicht zu einer Beweiserleichterung führen. Im Zusammenhang mit dem

Eintritt des Versicherungsfalls geht die Rechtsprechung davon aus, dass

namentlich bei der Diebstahlversicherung in der Regel eine Beweisnot gegeben

ist, so dass sich die Herabsetzung des Beweismasses rechtfertigt (Art. 40 VVG;

BGE 130 III 321 E. 3.1). Dies gilt hingegen nicht für eine behauptete

Arbeitsunfähigkeit, welche ohne weiteres mit einem entsprechenden Zeugnis

bewiesen werden kann. Diesbezüglich

gilt das ordentliche Beweismass der vollen Überzeugung.”).

2.11. Va ancora

rammentato che, affinché un

rapporto medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, deve adempiere

diverse condizioni (cfr. D. Cattaneo,

“La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni

sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.

628-629; D. Cattaneo, “Le perizie

nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e

Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag. 203 e segg. (249-254).

Innanzitutto

la diagnosi deve essere espressa da uno specialista in psichiatria e fondata

sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto

scientificamente (cfr. STF 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V 49; DTF

130 V 396 segg.; DTF 127 V 294).

Il

medico deve pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e deve

anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte

dell'assicurato.

Tale prognosi deve tener conto

di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e

quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale

profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata

pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità

di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi

sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve

esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Il rifiuto del carattere

invalidante deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le

divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni

sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una

richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal

paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto

dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi

handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27

settembre 2001).

2.12. In una sentenza 4A_563/2019 del 14

luglio 2020 (= DTF 146 III 339), il Tribunale federale, in un caso di indennità

giornaliera a causa di malattia, al consid. 4.2, non pubblicato, ha rammentato

che nei litigi concernenti le assicurazioni complementari alla LAMal, il

Tribunale accerta i fatti d’ufficio (art. 247 cpv. 2 lett. a CPC in

combinazione con l’art. 243 cpv. 2 lett. f CPC). Queste vertenze sono rette

dalla massima inquisitoria sociale.

Essa si applica tuttavia con riserbo laddove le parti,

come in concreto, sono rappresentate da un avvocato (DTF 141 III 569, consid. 2.3.1: “[…] Il s'agit

là de la maxime inquisitoire simple, et non de la maxime inquisitoire illimitée

de l'art. 296 al. 3 CPC (von Amtes wegen erforschen); la doctrine et la

jurisprudence la qualifient aussi de maxime inquisitoire sociale. Elle a pour

but de protéger la partie faible au contrat, de garantir l'égalité entre les

parties au procès et d'accélérer la procédure (ATF 125 III 231 consid. 4a p. 238).

Selon la volonté du législateur, le tribunal n'est soumis qu'à une obligation

d'interpellation accrue. Comme sous l'empire de la maxime des débats,

applicable en procédure ordinaire, les parties doivent recueillir elles-mêmes

les éléments du procès. Le tribunal ne leur vient en aide que par des questions

adéquates afin que les allégations nécessaires et les moyens de preuve

correspondants soient précisément énumérés. Mais il ne se livre à aucune

investigation de sa propre initiative. Lorsque les parties sont représentées

par un avocat, le tribunal peut et doit faire preuve de retenue, comme dans un

procès soumis à la procédure ordinaire (Message du 28 juin 2006 relatif au code

de procédure civile suisse [ci-après: Message CPC], FF 2006 6841, 6956 ch. 5.16

ad art. 242 et 243 avec référence à l'arrêt 4C.211/2004 du 7 septembre 2004

consid. 2.1; cf. également sous l'empire de l'art. 274d al. 3 CO, l'arrêt

4A_397/2011 du 11 février 2014 consid. 4.4) […]”; cfr. anche sentenza 4A_354/2014 del 14 gennaio 2015, consid.

3).

L’alta

Corte nella citata sentenza 4A_563/2019 del 14 luglio

2020, al consid. 4.2, ha rammentato che le parti sono tenute a sottoporre al

Tribunale i fatti sui quali porterà il giudizio.

Il giudice, in particolare quando è confrontato a parti rappresentate

da avvocati, non deve investigare nella documentazione per tentare di trovare

un argomento favorevole alla parte che l’ha prodotta.

In presenza di persone

assistite da un professionista il giudice deve semmai far prova di riserbo, alla

stessa stregua di quanto accade nella procedura ordinaria (sentenza 4A_477/2018

del 16 luglio 2019 consid. 3.4.1.1; DTF 141 III 569 consid. 2.3.1). La portata

della massima inquisitoria sociale va considerata in combinazione con il

principio di cui all’art. 58 cpv. a CPC. Il giudice interviene solo in caso di

richiesta delle parti, alle quali incombe di definire i limiti del processo e

di determinare in quale misura vogliono far valere i mezzi e le pretese che

appartengono loro (sentenza 4A_36/2017 del 2 marzo 2017, consid. 7; DTF 141 III

596 consid. 1.4.5).

2.13. In concreto, questo Tribunale non

vede ragioni che gli impediscano di fare propria la valutazione espressa dalla

dr.ssa med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, che poggia su costatazioni

approfondite, motivate ed oggettive.

La

specialista, dopo aver visitato l’attore il 10 luglio 2020, ha descritto nel

dettaglio l’esito dell’esame clinico secondo AMDP System, rilevando che

l’assicurato era collaborante, con mimica e gestica che esprimevano una

importante ansietà e depressione, curato nell’abbigliamento e nella persona lucido

ed orientato nei tre domini, con linguaggio, gnosie, prassie e memoria verbale

senza deficit ed una capacità di concentrazione ed attenzione sufficientemente

mantenuta durante il colloquio. Il corso del pensiero era normale, senza

ideazioni deliranti, con idee prevalenti su temi di fallimento ed insicurezza.

Percezione pronta e libera da errore, con un tono dell’umore mediamente

deflesso (doc. 5).

La

dr.ssa med. __________ ha poi messo in rilievo le buone capacità

e risorse che l’assicurato è stato in grado di impiegare nel corso della vita

in ambito lavorativo, familiare e sociale, la circostanza che ha affrontato le

diverse tappe esistenziali senza mai sviluppare disturbi psichici necessitanti

di cure specialistiche ed il fatto che si è iperinvestito in ambito lavorativo

ottenendo un ottimo successo.

La psichiatra ha rilevato come

la chiusura dell’azienda per disposizione cantonale e le misure restrittive

imposte dall’autorità cantonale in seguito alla pandemia di COVID-19 hanno

avuto quale conseguenza l’insorgere dapprima di una COVID fobia F40.2 e poi di

una sindrome da disadattamento F43.22.

La

specialista ha evidenziato come l’attore non presentava deficit delle funzioni

dell’Io percettive, esecutive e decisionali ma deficit delle capacità

consequenziali e previsionali. Per contro secondo il Mini ICF-APP l’assicurato

non presentava deficit delle competenze, del rispetto delle regole e del giudizio,

ma dell’assertività, della flessibilità e della relazione con gli altri.

Dopo

aver confermato l’attuale incapacità lavorativa completa, la dr.ssa med. __________

ha stabilito che con l’assunzione di un’adeguata terapia medicamentosa, e

meglio una terapia antidepressiva con SSRI (ossia inibitori selettivi del

riassorbimento della serotonina [cfr. l’informativa sulla depressione 06/21 della

società svizzera sclerosi multipla: https://www.multiplesklerose.ch/PDF/it/ Infoblaetter/03_Psychische_Aspekte/Info-SM_Depressione.pdf)

e una terapia ipnotica efficace, ossia l’utilizzo di farmaci capaci di indurre

la comparsa del sonno (cfr. www.treccani.it), come le benzodiazepine (Xanax,

Tavor, ecc.), sarebbe stato in grado di riprendere la propria attività lavorativa

dapprima al 50% dopo 8 settimane ed in seguito in maniera completa dopo altre 4

settimane (doc. 5).

Il referto, approfondito,

dettagliato, estremamente motivato e coerente, della dr.ssa med. __________,

che ha espresso il suo apprezzamento in modo chiaro e preciso, dopo aver

proceduto ad esami accurati del caso (cfr. STF 8C_103/2008 del 7 gennaio 2009

consid. 10.2), risponde alle condizioni poste dalla

giurisprudenza affinché un rapporto medico in ambito psichiatrico sia

ritenuto affidabile e non è stato adeguatamente contestato in maniera

qualificata dall’attore, come esige invece la giurisprudenza esposta in

precedenza (cfr. consid. 2.7-2.9).

È vero che, come sostenuto

dall’assicurato in sede di udienza, la specialista non lo ha in seguito più

visitato, esprimendosi solo sulla base delle prese di posizione dei curanti,

dr. med. __________, medicina generale, e dr. med __________, FMH psichiatria e

psicoterapia.

Tuttavia, ciò è dovuto, da una

parte alle, iniziali, scarne certificazioni del dr. med. __________, che del

resto non è specialista nell’ambito qui in discussione, ma medico generalista,

e dall’altra alla circostanza che neppure i referti del dr. med. __________,

FMH psichiatria e psicoterapia, che ha assunto la cura dell’attore solo dal 16

novembre 2020, ossia alcuni giorni prima della scadenza del diritto alle

prestazioni (27 novembre 2020), ha apportato elementi medici oggettivi tali da

mettere in dubbio le valutazioni della dr.ssa med. __________ al punto tale da

imporre la necessità di effettuare un’ulteriore visita medica.

Nel dettaglio, il 31 agosto

2020 (doc. 6) il dr. med. __________, senza porre alcuna diagnosi secondo

criteri scientificamente riconosciuti (ad esempio secondo ICD 10) e

senza esprimersi in maniera approfondita in merito alle valutazioni della

specialista incaricata dall’assicuratore, si è limitato a confermare

l’incapacità lavorativa dell’attore al 100%, sostenendo che il suo stato di

salute non ha subito un significativo miglioramento, poiché presentava sempre

uno stato d’ansia accompagnato da deflessione dell’umore, apatia, astenia e

disturbi del sonno marcati, nonché evitamento dei contatti sociali ed

aggiungendo che contrariamente a quanto consigliato dalla psichiatra

l’assicurato ha rifiutato “categoricamente la proposta di iniziare un

trattamento farmacologico con SSRI per la sintomatologia ancora presente,

limitandosi ad assumere un trattamento ansiolitico con Temesta assunto solo

secondo necessità” (doc. 6). Il curante non ha riportato lo stato psichico

dell’attore, né i deficit funzionali e non ha indicato il dosaggio del

medicamento che l’attore utilizzava solo al bisogno.

Tale valutazione, unitamente a

quella, ancora più scarna, del 17 maggio 2021 (doc. D), dove è stato unicamente

precisato che l’interessato non ha assunto la farmacologia proposta a causa

della comparsa di possibili effetti collaterali, peraltro non indicati, non

assurge a contestazione qualificata, ai sensi della giurisprudenza federale,

della motivata e dettagliata valutazione dell’11 luglio 2020, completata il 22

settembre 2020, della dr.ssa med. __________.

Per quanto concerne le

valutazioni del dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, questo

Tribunale rileva che lo specialista ha visto per la prima volta l’assicurato

solo in data 16 novembre 2020, ossia oltre 5 mesi dopo l’inizio della

incapacità lavorativa notificata dal datore di lavoro.

Lo specialista, che ha

confermato la diagnosi di sindrome da disadattamento (ICD-10 F 43.2), e che ha

attestato, un’incapacità lavorativa al 50%, retroattivamente dal 1° novembre

2020 (doc. 9), il 30 novembre 2020 (doc. 10), interpellato dalla convenuta, non

ha tuttavia apportato elementi medici oggettivi atti a far ritenere che la

valutazione della dr.ssa med. __________, secondo cui in caso di assunzione

della terapia medicamentosa da lei descritta l’attore avrebbe potuto riprendere

l’attività lavorativa al 50% dopo 8 settimane ed al 100% dopo ulteriori 4

settimane, non sia corretta.

Il dr. med. __________, che ha

confermato l’assenza di una vera e propria terapia farmacologica

antidepressiva, ritenuto che l’interessato assumeva, solo al bisogno, oltre a

Temesta, anche Zoldrom, nel suo referto non si è minimamente confrontato con le

valutazioni precedenti della dr.ssa med. __________, la quale, al contrario, il

18 dicembre 2020 (doc. 11) si è chinata sulle risposte fornire dallo

specialista, evidenziando l’assenza della descrizione di nuovi eventuali elementi

intervenuti a complicare il decorso e la mancanza di una descrizione dell’esame

psichico oggettivo, nonché delle funzioni compromesse secondo il Mini ICF-APP.

La (scarsa) frequenza delle

consultazioni mensili (in tutto ne sono avvenute solo tre: il 16 novembre 2020,

il 3 dicembre 2020 ed il 29 dicembre 2020) e la non assunzione di una terapia

antidepressiva, unita alla tardività con la quale l’interessato si è rivolto ad

uno specialista, depone per un disturbo lieve e dunque facilmente curabile in

tempi brevi con una terapia medicamentosa adeguata.

Del resto, neppure il referto

del 29 aprile 2021 del medesimo specialista, pur maggiormente motivato, apporta

elementi di novità tali da mettere in discussione la valutazione della dr.ssa

med. __________. Il rapporto medico si esaurisce infatti in una descrizione

dell’insorgenza della patologia e degli elementi decisivi per il suo sviluppo

ed il suo peggioramento, con la precisazione che al momento della prima visita i

sintomi psicopatologici erano in parziale remissione e che a suo parere

l’evoluzione positiva del quadro psichico non avrebbe reso indispensabile

l’introduzione di uno schema farmacologico antidepressivo che l’interessato ha

rifiutato.

Sennonché, alla persona

assicurata incombe l’obbligo di ridurre il danno (cfr. art. 61 LCA). L’art. __________

CGA (“obbligo di contenimento del danno”) prevede a questo proposito che

l’assicurato è tenuto ad adottare tutti gli accorgimenti possibili per

contenere le prestazioni ed in particolare per favorire la propria guarigione.

In concreto né il dr. med. __________,

né il dr. med. __________, spiegano in maniera adeguata le ragioni per le quali

l’assicurato non abbia seguito la terapia indicata dalla dr.ssa med. __________.

Il dr. med. __________ ha

genericamente affermato che l’attore non ha assunto i farmaci per paura degli

effetti collaterali, senza tuttavia indicare in cosa consisterebbero e senza

precisare se nel caso concreto l’attore aveva ragione di temere per la sua

salute.

Da parte sua il dr. med. __________

ha sostenuto che in casi come quelli dell’attore di solito la remissione è

spontanea e non necessita di medicazione.

La dr.ssa med. __________

rileva tuttavia che in assenza di terapia farmacologica la guarigione, come in

concreto, avviene in tempi più lunghi e che è stato lo stesso assicurato a

rifiutare quanto consigliatogli il 10 luglio 2020. Lo stesso attore non ha

avuto problemi ad assumere farmaci a carattere ipnotico, contenenti

benzodiazepine (in concreto: Xanax e Temesta), mentre ha rifiutato l’assunzione

di farmaci antidepressivi SSRI, senza tuttavia fornire alcuna spiegazione

oggettivamente valida, non avendo indicato quali effetti collaterali temeva.

A questo proposito va

abbondanzialmente rilevato come in una recente pubblicazione della società

svizzera di sclerosi multipla emerge che gli antidepressivi della nuova

generazione, i cosiddetti inibitori selettivi del riassorbimento della

serotonina (SSRI), sono efficaci quanto quelli meno recenti, ma producono meno

effetti collaterali. Non provocano assuefazione e non riducono la capacità di

reazione, per cui si possono usare per periodi più lunghi e in dosi più alte (https://www.multiplesklerose.

ch/PDF/it/Infoblaetter/03_ Psychische_Aspekte/Info-SM_Depressione.pdf).

In conclusione, con

l’eccezione del referto del 29 aprile 2021, di cui si è appena detto e che

tuttavia non è d’aiuto all’assicurato, nessuno degli atti medici

prodotti dall’attore si confronta con le valutazioni della dr.ssa med. __________,

che, al contrario, si è espressa in merito alle certificazioni prodotte

dall’interessato, indicando i motivi per i quali non ne condivide le

conclusioni e spiegando le ragioni per le quali con la terapia prescritta

l’attore sarebbe stato capace al lavoro al 50% dopo 8 settimane dalla visita

del 10 luglio 2020 ed al 100% dopo ulteriori 4 settimane.

Essi

non possono pertanto assurgere a contestazione qualificata delle valutazioni

della specialista incaricata dall’assicuratore di valutare la situazione

valetudinaria dell’interessato e non permettono di comprovare che l’interessato,

nel periodo litigioso, avrebbe avuto diritto a prestazioni superiori rispetto a

quanto riconosciutogli.

A giusta ragione la convenuta

ha di conseguenza ridotto le indennità giornaliere al 50% dal 5 settembre 2020

e ne ha soppresso il versamento dal 3 ottobre 2020.

2.14. L’attore in sede di udienza ha

sostenuto che il termine di attesa (di 30 giorni; cfr. polizza, doc. 2, pag. 2)

non deve essere computato nelle 180 indennità cui egli avrebbe diritto in caso

di incapacità lavorativa a causa di malattia ed ha domandato il versamento del

100% delle indennità anche per tutto il mese di giugno 2020 (cfr. doc. XIII).

In concreto l’incapacità

lavorativa è stata notificata il 25 giugno 2020 con effetto dal 25 maggio 2020

(cfr. doc. 3). Infatti, per l’art. __________ CGA, nel caso in cui sia stato

convenuto un periodo di carenza superiore a 29 giorni, l’incapacità lavorativa

va notificata per iscritto entro e non oltre 30 giorni dal suo subentrare

mediante notifica di malattia.

2.15. Per costante giurisprudenza al contratto d’assicurazione, così come alle

condizioni generali che vi sono espressamente incorporate, si applicano i

principi generali dell’interpretazione dei contratti, tanto più che la legge

speciale non contiene disposizioni particolari in proposito: l’art. 100 cpv. 1

LCA rinvia infatti al diritto delle obbligazioni e, di riflesso, al Codice

civile (sentenza 4A_92/2020 del 5 agosto 2020 consid. 3.2.1; sentenza

5C.13/2006 del 9 ottobre 2006, consid. 3.2; DTF 135 III 410 consid. 3.2; DTF

118 II 342 consid. 1a).

Quando

l’assicuratore, al momento della conclusione del contratto, produce le

condizioni generali, manifesta la sua volontà di impegnarsi secondo quanto

prevedono queste condizioni.

Dovendosi

determinare il contenuto di un contratto d’assicurazione e delle condizioni

generali che ne formano parte integrante, il giudice deve, come per ogni altro

contratto, ricorrere in primo luogo alla cosiddetta interpretazione soggettiva,

ovvero ricercare la “vera e concorde volontà dei contraenti”, se del caso in

modo empirico, basandosi su indizi (art. 18 cpv. 1 CO; sentenza 4A_92/2020 del

5 agosto 2020 consid. 3.2.2; sentenza 5C.13/2006 del 9 ottobre 2006, consid.

3.2, cfr. anche sentenza 4A_34/2007 del 26 luglio 2007, consid. 3.1; DTF 136

III 186 consid. 3.2.1; DTF 135 III 295, consid. 5.2). Se non gli è possibile

stabilire tale reale volontà, oppure se constata che uno dei contraenti non ha

compreso la reale volontà espressa dall’altro, il giudice ricercherà il senso

che le parti potevano e dovevano attribuire alle reciproche manifestazioni di

volontà (principio dell’affidamento: sentenza 4A_92/2020 del 5 agosto 2020

consid. 3.2.2; sentenza 4A_34/2007 del 26 luglio 2007, consid. 3.1; sentenza

5C.13/2006 del 9 ottobre 2006, consid. 3.2, DTF 136 III

186 consid. 3.2.1; DTF 135 III 295, consid. 5.2; DTF 129 III 118 consid. 2.5;

126 III 119 consid. 2a; 122 III 118 consid. 2a). Punto di

partenza di tale interpretazione è l’espressione letterale del contratto; il

giudice dovrà tuttavia tener conto delle circostanze che hanno caratterizzato

la conclusione del contratto (DTF 127 III 444 consid. 1b; 125 III 305 consid.

2b). Sarebbe infatti errato attribuire un’importanza decisiva ai termini

utilizzati dalle parti, seppur chiari; dall’art. 18 cpv. 1 CO traspare che non

si può erigere a principio l’assioma che in presenza di un testo chiaro si

debba escludere il ricorso ad altri mezzi d’interpretazione; sebbene una

clausola contrattuale possa apparire a prima vista chiara ed indiscutibile, il

fine perseguito dalle parti, ma anche altre circostanze possono lasciar

intendere che l’espressione verbale non restituisca pienamente il senso

dell’accordo concluso (sentenza 5C.13/2006 del 9 ottobre 2006, consid. 3.2, DTF

128 III 212 consid. 2b/bb, consid. 3c). Sussidiariamente, all’interpretazione

di clausole redatte esclusivamente dall’assicuratore ed alle clausole generali

prestampate trova applicazione il principio “in dubio contra stipulatorem”,

in virtù del quale esse vanno lette a sfavore di chi le ha redatte, dunque

dell’assicuratore (sentenza 4A_92/2020 del 5 agosto 2020 consid. 3.2.2; DTF 133 III 61, consid. 2.2.2.3; DTF 126 V 499, consid. 3b;

DTF 124 III 155 consid. 1b; DTF 122 III 118 consid. 2a). L’art. 33 LCA ne è un’espressione (sentenza 4A_92/2020 del 5

agosto 2020 consid. 3.2.2; sentenza 5C.13/2006 del 9 ottobre 2006, consid. 3.2,

DTF 115 II 264 consid. 5a). Perché questa regola venga applicata non basta,

tuttavia, che le parti discordino sul significato da attribuire ad una

dichiarazione; questa deve effettivamente prestarsi a differenti

interpretazioni, ed inoltre deve essere impossibile, in assenza di altri mezzi

d’interpretazione, dissipare altrimenti il dubbio venutosi a creare (sentenza

4A_92/2020 del 5 agosto 2020 consid. 3.2.2; DTF 122 III

118 consid. 2d; 118 II 342 consid. 1a; DTF 100 II 144, consid. 4c).

Va ancora evidenziato che la

giurisprudenza rammenta che l’adesione data globalmente alle condizioni

generali al momento della conclusione del contratto non concerne le clausole

inabituali sulla cui esistenza non è stata attirata l’attenzione della parte

più debole o meno sperimentata negli affari. Per determinare se una clausola è

inabituale occorre mettersi nei panni della persona che l’accetta al momento

della conclusione del contratto.

Occorre

inoltre che, a causa del suo contenuto, la clausola sia considerata come

estranea all’affare, ossia che ne modifichi in maniera essenziale la natura o

che esuli notevolmente dal quadro legale del contratto. Tale clausola si

applica segnatamente quando ha per effetto di ridurre drasticamente la

copertura d’assicurazione al punto che i rischi più frequenti non sono coperti

o quando il senso e la portata di una disposizione sono formulati in maniera

criptica o ancora quando si trova in un posto inabituale nelle condizioni

generali ed appare sorprendente ed inattesa per l’assicurato (sentenza

4A_176/2018 del 6 agosto 2018, consid. 4.2 con rinvii alla DTF 138 III 411,

consid. 3.1; DTF 135 III 1, consid. 2.1 e alla sentenza 4A_152/2017 del 2

novembre 2017, consid. 4.3).

2.16. Va preliminarmente evidenziato come l’interpretazione delle clausole

contrattuali secondo il principio dell’affidamento non tiene conto di come il

lavoratore, che non è giuridicamente parte al contratto, comprende la norma

(sentenza 4A_92/2020 del 5 agosto 2020, consid. 3.3.1); occorre determinare

come un destinatario di buona fede può e deve comprendere le clausole (sentenza

4A_92/2020 del 5 agosto 2020, consid. 3.3.1).

In concreto, l’art. __________

CGA prevede che le prestazioni decorrono dallo scadere del periodo di

carenza convenuto e che il periodo di carenza inizia il giorno in cui, secondo

attestazione medica, ha inizio l’inabilità lavorativa, tuttavia non prima di 3

giorni precedenti il primo trattamento medico. Inoltre per l’art. __________

CGA il periodo di carenza convenuto viene dedotto dalla durata delle

prestazioni. Si considerano giorni di carenza quei giorni in cui sussiste

un’incapacità lavorativa pari almeno il 25%.

Le norme

sono chiare.

Il periodo

di carenza (30 giorni; cfr. doc. 2, pag. 2) fa parte del periodo di diritto

delle indennità giornaliere (art. __________ CGA), che nel caso di specie è di

180 giorni (art. __________) e durante il medesimo le prestazioni non vanno

versate (art. __________ CGA).

In concreto,

l’esame letterale delle norme permette di conseguenza di giungere ad

un’interpretazione oggettiva.

Rammentato

che l’assicuratore il 2 luglio 2020 ha informato il

datore di lavoro che secondo l’art. __________. CGA i certificati medici

possono essere retrodatati di tre giorni al massimo e di conseguenza le

prestazioni sarebbero state riconosciute dal 1° giugno 2020, a giusta ragione

la convenuta non ha versato prestazioni durante il mese di giugno (30 giorni)

ed ha indicato in sede di risposta che le prestazioni, se dovute, sarebbero

state versate al massimo fino al 27 novembre 2020.

2.17. Parte attrice ha chiesto

l’allestimento di una perizia medica.

Questo

TCA rinuncia all’allestimento di una perizia. I referti della dr.ssa med. __________,

per i motivi esposti precedentemente (consid. 2.13), già contengono gli

elementi necessari per valutare la fattispecie, mentre l’attore non ha

contestato in maniera qualificata gli atti medici prodotti dall’assicuratore.

Una

perizia giudiziaria non modificherebbe l’esito della vertenza.

Ne segue che la causa può

essere decisa senza la necessità di assumere ulteriori prove.

Va

qui rammentato che conformemente alla costante giurisprudenza, il giudice può

rinunciare ad assumere una prova se egli ha formato il proprio convincimento

sulla base di altri elementi di fatto all’incarto e se egli possa ritenere

senza arbitrio che la nuova prova non muterebbe il suo personale convincimento

(apprezzamento anticipato delle prove; cfr. sentenza 5A_34/2013 del 9 settembre

2013, consid. 2.3 con riferimento alla sentenza 4A_228/2012 del 28 agosto 2012,

consid. 2.3 non pubblicato in DTF 138 III 625; cfr. anche sentenza 4A_675/2016

del 15 dicembre 2016; sentenza 4A_391/2016 dell’8 novembre 2016, consid.

3.1-3.3; sentenza 5A_404/2014 del 29 luglio 2015, consid. 2.3.2; sentenza

4A_175/2015 del 4 maggio 2015).

2.18. Non

vanno prelevate spese processuali (art. 114 lett. e CPC),

All’assicuratore,

rappresentato da un avvocato esterno, vanno assegnate le ripetibili (cfr. art.

95 cpv. 1 lett. b CPC; cfr. anche Viktor

Rüegg/Michael Rüegg, Basler Kommentar, 2017, 3a edizione, n. 18 ad art.

95 CPC, pag. 645 e n. 1 ad art. 114 CPC, pag. 701; cfr. sentenza 4A_194/2010

del 17 novembre 2010, consid. 2.2.1 non pubblicato in DTF 137 III 47 e sentenza

4A_535/2015 del 1° giugno 2016, consid. 6.4; cfr. anche sentenza 36.2020.56 del

25 gennaio 2021; sentenza 36.2020.24 del 17 agosto 2020; sentenza 36.2019.89

del 13 novembre 2019; sentenza 36.2017.109 del 5 marzo 2018; sentenza

36.2017.68 del 23 aprile 2018), calcolate conformemente a quanto previsto

dall’art. 11 del Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e

di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili del 19 dicembre

2007 (RL 178.310).

2.19. Per

quanto concerne l’ammissibilità di un ricorso al TF in funzione del valore

litigioso della causa, con sentenza 4A_83/2013 del 20 giugno 2013, l’Alta Corte

ha affermato che:

" (…) Esso è

ammissibile a prescindere dal valore litigioso (di soli fr. 1'120.--) poiché,

come afferma correttamente la ricorrente, nel Cantone Ticino le controversie

tra assicurati e assicuratori concernenti le assicurazioni complementari

all’assicurazione contro le malattie sono di competenza del Tribunale cantonale

delle assicurazioni in prima e unica istanza (art. 74 cpv. 1 lett. b LTF; art.

7 CPC; art. 75 della legge ticinese di applicazione della LAMal del 26 giugno

1997 [RL/TI 6.4.6.1]; DTF 138 III 799 consid. 1.1).”

Secondo l'art. 49 cpv. 2 LSA, i

tribunali svizzeri devono trasmettere gratuitamente all'autorità di

sorveglianza una copia di tutte le sentenze concernenti disposizioni del

diritto in materia di contratto d'assicurazione per la pubblicazione periodica

(art. 49 cpv. 1 LSA). S'impone perciò di notificare all'autorità di

sorveglianza, una volta cresciuta in giudicato, anche la presente sentenza in

forma elettronica e senza il nominativo dell’attore.

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. La petizione,

nella misura in cui è ammissibile, è respinta.

2. Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

AT 1 verserà fr. 2'000 (IVA compresa) a CV 1 a titolo di ripetibili.

3. Comunicazione

alle parti e, a crescita in giudicato, alla FINMA, Berna.

Contro il presente giudizio è

dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000

Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione. L'atto di ricorso, in 3

esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,

contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo

rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la

busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario di Camera

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti