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Decisione

36.2023.21

Azione contro assicuratore LCA per indennità perdita di guadagno. Irricevibile siccome beneficiario delle prestazioni è patrocinato (senza procura) da un sindacalistsa, non è prodotta documentazione, non è cifrata e non è cifrabile la quantificazione della perdita

7 agosto 2023Italiano30 min

concreto AT 1, apparentemente rappresentato dal sindacato RA 1 e per esso da __________

Source ti.ch

Raccomandata

Incarto

n.

36.2023.21

ir/gm

Lugano

7

agosto 2023

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il giudice delegato

del Tribunale cantonale delle assicurazioni

Ivano Ranzanici

segretario:

Gianluca Menghetti

statuendo sulla petizione del 28 luglio 2023 presentata da

AT 1

rappr. da: RA 1

contro

CV 1

in materia di assicurazione contro

le malattie

considerato in fatto

e in diritto

1. Con

petizione datata 28 luglio 2023 (doc. I), AT 1, __________, rappresentato da RA

1 con sede a __________, per cui agisce __________, ha convenuto in causa,

dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni, CV 1, __________,

chiedendone la condanna alla ripresa del pagamento di indennità giornaliere con

effetto dal 1° aprile 2023 e ciò “fino a quando è mediamente giustificata,

vale a dire fino a quando è possibile determinarne la fine tramite le

certificazioni dell’attore oppure tramite un accertamento ancora da effettuare”

(doc. I). In via subordinata è chiesto l’accoglimento della petizione e la

condanna dell’assicuratore convenuto a “riprendere il pagamento

dell’indennità giornaliera con effetto al 1° aprile 2023, per ulteriori quattro

mensilità fino al 31 luglio 2023, praticando le misure previste nel quadro del

principio del cambio d’occupazione”;

2. L’atto

precisa (pag. 2 doc. I, n. II) che oggetto della vertenza è un’assicurazione

complementare retta dal diritto privato (LCA), con il rilievo qui che la

convenuta in causa non appare essere correttamente indicata. Da un lato CV 1

non risulta avere la sua sede a __________ ma, come si può evincere da un esame

del RC a livello nazionale (www.zefix.admin.ch), a __________. Non solo. Dal

medesimo esame appare che l’assicuratore convenuto in causa non sia un

assicuratore LCA. Infatti CV 1 (e si riprende solo la prima frase

dello scopo pubblicato siccome sufficiente in merito): “… bezweckt als Krankenkasse den Betrieb der

sozialen Krankenversicherung nach dem Grundsatz der Gegenseitigkeit gemäss dem

Bundesgesetz über die Krankenversicherung (KVG) vom 18. März 1994 und den Ausführungsverordnungen”. In

altre parole in concreto è stata convenuta in causa la Direzione regionale di

un assicuratore sociale contro le malattie, non iscritto a RC in Ticino, e non

invece l’assicuratore LCA che doveva essere convenuto e che deve essere noto

alla parte che agisce in giustizia. Certo l’assicuratore, nella sua

comunicazione 24 aprile 2023 (doc. A), non è stato preciso in merito. Sia come

sia, già per la ragione esposta la petizione andrebbe respinta, ma vi è di più

come si vedrà in corso di motivazione di questo decreto.

3. Alla

base della sua petizione l’attore specifica che essa è rivolta contro “l’atto

istruttorio datato 24 aprile 2023, mediante il quale l’assicuratore reitera il

rifiuto di prendere a carico l’indennità giornaliera di malattia, sia in senso

generale in legame con lo status acuto della patologia, sia subordinatamente in

relazione alle misure da mettere eventualmente in atto per il cambio

occupazionale”. Nel suo esposto egli fa riferimento ad una attività

lavorativa svolta presso __________, una lombalgia cronica ed una patologia

psichica. Sempre nelle argomentazioni l’esponente da atto di avere, in passato,

già avuto inabilità lavorative, una terminata proprio il giorno prima del suo

licenziamento alla ripresa dell’attività lucrativa. Agli atti l’esponente non

ha prodotto alcun contratto, le condizioni d’assicurazione, nessun certificato

medico, nessun rapporto allestito dal fiduciario dell’assicuratore. Egli non ha

cifrato, nel corpo della sua esposizione, in nessuna parte l’entità del suo

salario, la percentuale del salario garantita dall’assicurazione, l’entità

delle indennità pretese (rispettivamente ricevute sino alla fine di gennaio

2023). Insomma la petizione non contiene nessun elemento utile, nonostante

l’esposto si spenda su ben 11 pagine. All’esposizione sono allegati unicamente

una comunicazione dell’assicuratore con cui sono rifiutate le prestazioni e la

lettera di licenziamento del datore di lavoro motivata da una “ristrutturazione

interna” (doc. A e B), nulla più. L’atto non è stato intimato

all’assicuratore convenuto in causa alla luce della sua manifesta

irricevibilità, come si indicherà in prosieguo. Si annoti qui che la presente

decisione è emessa monocraticamente come consente di fare l’art. 49 cpv. 2 LOG.

Va qui rammentato come, laddove sia applicabile la Lptca, la stessa consente al

giudice delegato di evadere, senza il concorso degli altri membri della Corte,

le procedure che si rivelano irricevibili (art. 4 cpv. 1 Lptca). Tali norme,

pur non essendo direttamente applicabili alla luce della natura della causa,

ispirano l’interpretazione dell’art. 49 cpv. 2 LOG. In merito al giudizio monocratico

si faccia riferimento a Ivano Ranzanici:

La possibilità concessa dall'art. 49 cpv. 2 LOG alla Sezione di diritto

pubblico del Tribunale di Appello di emanare giudizi monocratici alla luce

della recente giurisprudenza federale, in RtiD I – 2016, pagg. 307 e segg.

4. In

base all’art. 7 CPC, i Cantoni possono designare un tribunale competente a

decidere, quale istanza cantonale unica, le controversie derivanti da

assicurazioni complementari all’assicurazione sociale contro le malattie

secondo la legge federale del 18 marzo 1994 sull’assicurazione malattie (cfr. DTF 141 III 479), ed in virtù dell’art. 75 LCAMal, le

contestazioni degli assicuratori tra loro, con i loro membri o con terzi

concernenti le assicurazioni complementari all’assicurazione sociale contro le

malattie o altri rami d’assicurazione sono decise dal Tribunale cantonale delle

assicurazioni.

Il

Tribunale federale, in tema di assicurazioni complementari all’assicurazione

obbligatoria delle cure medico sanitarie, ha rilevato come la procedura sia

retta dal CPC (cfr. DTF 138 III 558 consid. 3.2; cfr. sentenza 4A_517/2017 del

2 ottobre 2018) e meglio dalla procedura semplificata (cfr. art. 243 cpv. 2

lett. f CPC). In base all’art. 68 cpv. 1 CPC, ogni parte con capacità

processuale può farsi rappresentare nel processo. Per l’art. 68 cpv. 2 CPC sono

autorizzati a esercitare la rappresentanza professionale in giudizio in tutti i

procedimenti gli avvocati legittimati ad esercitare la rappresentanza dinanzi a

un tribunale svizzero giusta la legge del 23 giugno 2000 sugli avvocati (lett.

a), dinanzi all’autorità di conciliazione, nelle controversie patrimoniali in

procedura semplificata (come quella in esame [cfr. art. 243 cpv. 2 lett. f

CPC]), nonché nelle pratiche evase in procedura sommaria, i commissari e agenti

giuridici patentati, se il diritto cantonale lo prevede (lett. b), nelle

pratiche evase in procedura sommaria secondo l’articolo 251 CPC i

rappresentanti professionali a tenore dell’articolo 27 LEF (lett. c), dinanzi

al giudice della locazione e al giudice del lavoro, i rappresentanti

professionalmente qualificati, se il diritto cantonale lo prevede (lett. d).

Nel caso concreto, l’attore è indicato quale rappresentato da una sigla

sindacale (RA 1) e per essa dal Servizio giuridico nella persona di __________

che ha firmato la petizione (quale unico firmatario) senza neppure produrre

agli atti una procura, ciò che appare del tutto inammissibile. __________ non

risulta essere legittimato ad esercitare la rappresentanza dinanzi a un

tribunale svizzero giusta la legge del 23 giugno 2000 sugli avvocati ai sensi

dell’art. 68 cpv. 2 lett. a CPC siccome non giurista e privo della patente

d’avvocato. La petizione (doc. I), come indicato, è stesa su carta intestata di

RA 1 e non è accompagnata da una procura o altra delega a rappresentare il

signor AT 1. Come visto l’art. 68 cpv. 2 CPC prevede che sono (in particolare)

autorizzati a esercitare la rappresentanza professionale in giudizio:

"

(…)

b. dinanzi all’autorità di

conciliazione, nelle controversie patrimoniali in procedura semplificata,

nonché nelle pratiche evase in procedura sommaria, i commissari e agenti

giuridici patentati, se il diritto cantonale lo prevede;

c. nelle pratiche evase in procedura

sommaria secondo l’articolo 251 del presente Codice, i rappresentanti

professionali a tenore dell’articolo 27 LEF;

d. dinanzi al giudice della

locazione e al giudice del lavoro, i rappresentanti professionalmente

qualificati, se il diritto cantonale lo prevede”

Il

diritto cantonale ticinese regola il tema, a fronte della delega legislativa,

all’art. 12 LACPC/TI come segue:

"

In applicazione dell’articolo 68 capoverso 2 lettera d CPC,

limitatamente alle cause condotte in procedura semplificata (art. 243 e

seguenti CPC) … la rappresentanza processuale professionale è pure

riconosciuta:

(…)

b) in materia di contratto di

lavoro:

- ai rappresentanti o impiegati di

associazioni professionali o di categoria;

- ai fiduciari con l’autorizzazione

cantonale o loro impiegati.”

e ciò

purché questi rappresentanti (cpv. 2):

"

a) siano in possesso di una procura scritta del loro rappresentato;

b) siano in possesso dell’esercizio

dei diritti civili;

c) siano ritenute dal giudice capaci

di proporre e discutere la causa con la necessaria chiarezza”.

5. Nel

caso all’esame va ribadito come in favore di __________ non sia stata prodotta

alcuna procura da parte del sindacato che, a sua volta, non risulta avere

ricevuto un mandato da parte dell’attore in causa. RA 1 risulta essere un

sindacato, iscritto a RC nel Cantone di __________ con la denominazione “__________”,

e non risultano iscrizioni a RC in Ticino (e neppure nei __________ per il

riferimento al circolo della __________ nell’intestazione della carta da

lettera utilizzata). Tra le persone abilitate a rappresentare il Sindacato RA 1,

iscritto nel RC del Cantone di __________, non compare il signor __________. Il

requisito imposto dall’art. 68 cpv. 2 CPC, in relazione con l’art. 12 LACPC,

non è soddisfatto, come meglio si dirà più avanti.

6. Di

principio i rappresentanti padronali e sindacali possono rappresentare loro

associati unicamente dinanzi a una giurisdizione speciale (dinanzi al “giudice

del lavoro”) ed unicamente in caso di una controversia che abbia per

oggetto il contratto di lavoro. Nel caso concreto il Tribunale cantonale delle

assicurazioni non costituisce una Corte speciale per le cause di mercedi e

salari (o Tribunale dei Probiviri), e non dirime i litigi in materia di

contratto di lavoro. Il TCA ha, come indicato in precedenza, competenza per

giudicare le “contestazioni degli assicuratori tra loro, con i loro membri o

con terzi concernenti le assicurazioni complementari all’assicurazione sociale

contro le malattie” (art. 75 LCAMal). Queste cause non contrappongono,

manifestamente, datori di lavoro e lavoratori e non hanno per oggetto il

contratto di lavoro, ma oppongono assicurati (o beneficiari delle coperture

assicurative) ed assicuratori, ed hanno per oggetto il contratto

d’assicurazione retto dalla LCA con tutte le specificità di questa materia.

7. Questa

Corte ha ammesso, in passato, la rappresentanza di un assicurato da parte di un

sindacato nell’ambito di procedure relative alle indennità per perdita di

guadagno e questo alla luce della prassi che si era instaurata precedentemente

l’entrata in vigore del CPC federale ed in applicazione della Lptca e di una

prassi che vedeva applicare questa legge di procedura sino alla concreta

applicazione della DTF138 III 558. Tale eccezione, ritenuta specificatamente in

una procedura del 2015, non può qui essere ribadita. Il principio secondo cui

le associazioni professionali o di categoria giusta gli art. 68 cpv. 2 lett. d

CPC e 12 cpv. 1 della legge ticinese di applicazione del codice di diritto

processuale civile svizzero (LACPC) sono ammesse a rappresentare una parte

nelle controversie derivanti dal contratto di lavoro (e queste devono essere

quelle dei datori di lavoro o dei lavoratori ai sensi dell'art. 356 CO, che

possono essere parte a un contratto collettivo di lavoro) non può trovare una

applicazione analogetica per le cause aventi per oggetto le indennità per

perdita di guadagno rette dalla LCA (anche se sostitutive del salario). In

queste procedure, infatti, i temi del litigio non sono, se non marginalmente e

ciò raramente, come la prassi insegna (si vedano a titolo d’esempio le STCA

36.2023.1 del 16 marzo 2023, 36.2022.46 del 30 gennaio 2023, 36.202228 del 16

febbraio 2023 e la 36.2022.11 del 13 giugno 2022 per non citarne che qualcuna),

quelli tipici del contratto di lavoro, ma quelli attinenti alla capacità

lavorativa, alla valenza e vigenza di una polizza assicurativa, alla sua

estensione, alla mora del prenditore d’assicurazione, alla realizzazione del

danno, alla natura della copertura (assicurazione di somma o di danno). Il Giudice

del TCA non verifica la correttezza di un licenziamento in tronco, non accerta

se al lavoratore debbano essere versate mensilità, non ha il compito di

controllare se le vacanze siano state godute o meno. Le parti processuali, come

indicato, non sono un datore di lavoro ed un lavoratore ma un lavoratore e un

assicuratore privato che copre il rischio dell’incapacità lavorativa del

lavoratore in favore del datore di lavoro. Ne viene che l’art. 12 LACPC debba

essere interpretato in maniera letterale e non estensiva. L’estensiva

interpretazione operata in passato da questa Corte era derivata dall’opinione

di Francesco Trezzini (Commentario

pratico al Codice di diritto processuale civile svizzero, 2a edizione, Vol. 1,

Parte Prima: Disposizioni generali [art. 1-196], pag. 316, n. 24 ad art. 68)

che fa riferimento, richiamando la norma dell’art. 68 cpv. 2 CPC e ponendola in

relazione con l’art. 12 LACPC/TI riportata in esteso più sopra, alla materia

del contratto del lavoro, rammentando come in questo contesto possa essere

riconosciuta una possibilità di rappresentare in giudizio “unicamente alle

associazioni di lavoratori … che adempiono le condizioni per potere

sottoscrivere un contratto collettivo, ovvero … possono essere parte a un

contratto collettivo” e come ciò consenta quindi a “rappresentanti o

impiegati” di queste associazioni (che debbono comunque essere legittimati

da chi può vincolare il Sindacato) di comparire in giustizia e rappresentare.

L’opinione dell’autore era tesa a giustificare le norme cantonali in materia

che non limitano, in particolare, l’intervento dei sindacati e delle

associazioni padronali davanti ad un Tribunale speciale costituito per il

giudizio delle cause inerenti il diritto del lavoro e che, per prassi,

permettono a collaboratori dei sindacati (e delle associazioni padronali) di

patrocinare (mentre, per dottrina maggioritaria, detta rappresentanza spetta al

sindacato stesso o all’associazione padronale medesima).

Tale

opinione del Prof. Trezzini non fa però l’unanimità della dottrina. Nel recente

Commentaire Romand, Code de procédure civile, edito a cura di

Bohnet/Haldy/Jeandin/Schweizer e Tappy, 2 edizione, 2019, ad art. 68 p. 252 e

seguente, il prof. François Bohnet

ricorda in particolare che i rappresentanti dei lavoratori, e del padronato,

sono autorizzati a rappresentare, quali “… <mandataires

professionnellement qualifiés> devant les juridictions spéciales… si

le droit cantonal le prévoit” (la

sottolineatura è dell’autore), l’autore aggiunge: “Si l’on peut regretter

que cette possibilité n’éxiste pas dans ces domaines indépendamment de

l’existence d’une juridiction spéciale, un canton ne peut pas autoriser la

représentation de toute cause de droit de travail … devant les instances

cantonales à des mandataires professionnellement qualifiés (voir pour autant

art. 12 let. a et b LALPC TI…)”. La giurisprudenza federale non si è ancora espressa in tema di

“giurisdizione speciale”, solo un caso (con il patrocinio proprio del

Prof. BOHNET il tema è stato sottoposto al TF in conseguenza ad una decisione

incidentale l’Alta Corte ha dovuto dichiarare [mediante decisione monocratica]

irricevibile l’impugnativa siccome non rispettosa delle esigenze poste dalla

LTF, si veda DTF 4D_29/2015 del 27 maggio 2015).

8. La

citata dottrina (prof. François Bohnet)

stigmatizza addirittura l’agire dei cantoni che denominano “simplement un

tribunal ordinaire <tribunal spécial>” come ha fatto il cantone di

Neuchâtel, “à fin de détourner la règle”. Ancora il

prof. François Bohnet (loc. cit.,

p. 253) ricorda che “Par juridiction spéciale, le législateur vise un

tribunal institué spécifiquement pour ces domaines, le plus souvent un tribunal

paritaire” (si veda anche la dottrina citata da Bohnet). Sempre la

dottrina (François Bohnet/Vincent

Martenet: Droit de la profession d'avocat, Stämpfli ed., Berna 2009, n.

958), ritiene – come anticipato – che, in genere, sia l’associazione (sindacale

o padronale) stessa che riceve il mandato di rappresentanza e che dispone della

qualità di mandatario professionale qualificato delegando poi collaboratori

qualificati (in genere giuristi). Detta qualità potrebbe essere riconosciuta,

in casi particolari, anche in capo a una persona fisica, specializzata nel

diritto del lavoro o in quello della locazione, purché la stessa garantisca

qualificata competenza e conoscenza. Dal canto suo il prof. Droese (in François Bohnet Lorenz Droese: Präjudizienbuch |

Zivilprozessordnung ZPO, ed. Stämpfli, Berna 2018, ad. Art. 68,

p. 187 n. 11) precisa come “Vetreter kann nur eine natürliche Person sein;

Notweindigkeit einer schriftlichen … Vollmacht” (in merito si

vedano anche le considerazioni del punto 12);

9. Come

indicato, quindi, l’applicazione della condizione dell’art. 68 cpv. 2 lett. d

CPC e dell’art. 12 LA CPC/TI, deve essere riservata al contratto di lavoro e

non può essere estesa alle indennità di sostituzione del salario (come detto

l’oggetto delle procedure è diverso e le parti non sono datore di lavoro e

lavoratore) e deve essere riservata ad un tribunale dei probiviri speciale

(secondo il prof. François Bohnet),

ancorché in Ticino sia ammessa la rappresentanza processuale dinanzi al Giudice

civile ordinario (non esistendo una giurisdizione speciale e specifica per le

cause per mercedi e salari, a titolo d’esempio si vedano le Sentenze CCR

16.2021.35 del 5 ottobre 2022 e 16.2020.38 del 18 ottobre 2021). Si ribadisce

infatti che, per l’art. 68 cpv. 2 lett. d) CPC la rappresentanza sindacale o

delle associazioni padronali è ammessa “davanti … al giudice del lavoro”.

Il TCA non ha, come indicato, tale veste giurisdizionale (ed in Ticino non

esiste, malauguratamente, una giurisdizione specifica per i litigi aventi per

oggetto il contratto di lavoro, si veda a titolo d’esempio la legislazione di

Ginevra in materia https://justice.ge.ch/fr/contenu/tribunal-des-prudhommes).

Davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni non può quindi essere

ammessa una rappresentanza da parte sindacale per le procedure rette dal CPC.

L’art. 12 LA CPC/TI, contrariamente alla chiara lettera dell’art. 68 cpv. 2

lettera d) CPC, non fa riferimento al “giudice del lavoro” ma

all’aspetto (più generale) del “contratto di lavoro”. Trezzini (op. cit. ad art. 68, n. 25 p.

316 e 317; contra Bohnet, CR, loc.

cit.) evidenzia come il dettato del legislatore ticinese appaia in se corretto

siccome “determinante è la materia … lavorativa, piuttosto che la figura del

giudice che la tratta, anche se va concesso che questa tesi – basata sul

pragmatismo – si scontra con la lettera della legge, soprattutto in lingua

francese e tedesca, dove è chiaramente evocato il concetto di giurisdizione

speciale rispettivamente di tribunale del lavoro … ossia tribunali

specialistici sconosciuti in Ticino”. Tale posizione dottrinale non risulta

essere stata, come indicato, oggetto di una verifica giurisprudenziale da parte

del TF (nonostante un tentativo in una situazione giudicata nel Cantone di

Neuchâtel, v. DTF 4A_436/2015 del 17 maggio 2016). Resta però che questa

posizione, che ammette la rappresentanza di sindacati e sigle padronali davanti

al Tribunale civile ordinario quando sia chiamato a giudicare in materia di

contratto di lavoro, non può essere estesa al contratto d’assicurazione IPG.

10. La norma

applicabile impone, in ogni modo, che il patrocinatore debba essere persona

competente e cognita del diritto e che sappia rapportarsi alle sempre più

stringenti esigenze procedurali così come interpretate dal Tribunale federale.

In difetto di specifiche conoscenze della materia di fondo e della procedura il

rischio è quello di carenze che il giudice, pur dovendo accertare i fatti come

impone l’art. 247 cpv. 2 CPC (su questi aspetti si veda François Bohnet, Ecritures, maxime de procédure et débats

dans le procès civil social, in Le procès civil social, a cura di François

Bohnet e Anne-Sylvie Dupont, CEMAJ Université de Nauchâtel, Helbing &

Lichtenhahn, 2018 Basilea), non deve colmare d’ufficio.

Nel

caso all’esame, quale rappresentante di un attore che rivendica, apparentemente

almeno (siccome nessuna pretesa è stata quantificata) indennità per perdita di

guadagno, si annuncia un collaboratore sindacale, dipendente del sindacato RA 1,

__________, non giurista, e ciò senza la produzione di valide delega e procura

a rappresentare in giudizio l’associato. La petizione formulata è molto

carente, non producendo la documentazione minima necessaria e certamente disponibile,

non quantificando le pretese quantificabili, e incoando l’azione nei confronti

dell’assicuratore sociale del gruppo CV 1.

Alla

luce di quanto precede, non potendo ammettere il principio del patrocinio di un

sindacato abilitato alla conclusione di contratti collettivi vista la materia e

la giurisdizione adita, sia in quanto tale sia per il rappresentante che si è

annunciato, non essendo adempiute le condizioni delle norme federale e

cantonale citate, la procedura appare non ricevibile.

11. A quanto

precede va ancora aggiunto che, per l'art. 55 cpv. 1 CPC, le parti devono

dedurre in giudizio i fatti su cui poggiano le loro domande e indicare i mezzi

di prova. Secondo l'art. 55 cpv. 2 CPC sono fatte salve le disposizioni di

legge concernenti l'accertamento dei fatti e l'assunzione delle prove

d'ufficio. In base all’art. 84 cpv. 1 CPC con l'azione di condanna a una

prestazione l'attore chiede che il convenuto sia condannato a fare, omettere o

tollerare qualcosa. Secondo l'art. 84 cpv. 2 CPC se la prestazione consiste nel

pagamento di una somma di denaro, la pretesa va quantificata. L'art. 85 cpv. 1

CPC prevede che, se non è possibile o non si può ragionevolmente esigere che

l'entità della pretesa sia precisata già all'inizio del processo, l'attore può

promuovere un'azione creditoria senza quantificare il valore litigioso. Deve

tuttavia indicare un valore minimo quale valore litigioso provvisorio. Per l'art.

85 cpv. 2 CPC l'attore deve precisare l'entità della pretesa appena sia in

grado di farlo dopo l'assunzione delle prove o dopo che il convenuto ha fornito

informazioni in merito. Il giudice adito rimane competente anche se il valore

litigioso eccede la sua competenza per materia. Siccome la quantificazione

della pretesa creditoria in denaro determina il valore litigioso (cfr. art.

81), essa rappresenta una componente essenziale del procedimento (Prof. Francesco

Trezzini in: Commentario pratico al Codice di diritto processuale civile

svizzero, 2a edizione, Vol. 1, Parte Prima: Disposizioni generali [art. 1-196],

n. 26 ad art. 84). La mancata quantificazione viola un presupposto processuale

(cfr. art. 59 CPC) e genera l'inammissibilità dell'azione (Francesco Trezzini, op. cit., n. 2 ad

art. 85 con rinvio alla DTF 142 III 102, in particolare consid. 3; cfr. anche

DTF 147 III 166, consid. 3.3.2; STF 4A_502/2019 del 15 giugno 2020, consid. 5;

STF 4A_618/2017 dell'11 gennaio 2018; STF 4A_566/2014 dell'11 dicembre 2014,

consid. 1). La medesima dottrina (Francesco

Trezzini, op. cit., n. 3 ad art. 85) rammenta che, per quanto concerne

l'applicazione dell'obbligo d'interpello (art. 56 CPC), il Tribunale federale

l'ha negata in un caso concreto (STF 4A_375/2015 del 26 gennaio 2016 consid.

7.1, non pubblicato in DTF 142 III 102), perché la parte attrice era

patrocinata professionalmente da un avvocato, cosicché l'obbligo d'interpello

avrebbe avuto una portata assai ridotta, che in quel caso non entrava in gioco,

poiché il contrario avrebbe significato fornire un'indebita consulenza, lesiva

del diritto delle parti di essere trattate allo stesso modo. Nello stesso

giudizio, al consid. 7.2, l'Alta Corte ha pure negato l'applicazione dell'art.

132 cpv. 1 CPC (norma che impone, in caso di carenze formali quali la mancata

firma o l’assenza della procura, di sanare, nel termine concesso dal giudice,

la carenza sotto pena di non considerazione dell’atto), poiché il suo campo di

applicazione riguarda degli aspetti di pura forma, che si riassumono

sostanzialmente in una svista commessa dalla parte in questione, ciò che in

concreto non era invece il caso (Francesco

Trezzini, op. cit., n. 4 ad art. 85). Ciò è stato confermato nella

citata STF 4A_618/2017 dell'11 gennaio 2018, al consid. 4.3.1:

" (…)

4.3.1

Lorsque le procès,

comme en l'espèce, est soumis à la maxime inquisitoire sociale, le juge établit

les faits d'office (art. 247 al. 2 let. a CPC en lien avec l'art. 243 al.

2 let. f CPC). Cette maxime, qui tend notamment à protéger la partie faible au

contrat, répartit dans une certaine mesure la responsabilité pour

l'établissement de l'état de fait entre les parties et le juge, celui-ci ayant

un devoir de collaboration renforcé (ATF 139 III 457 consid. 4.4.3.2;

BOHNET/JEANNIN, A ne pas confondre: maxime inquisitoire et maxime d'office, in

Newsletter Bail.ch, avril 2017, p. 2). Le juge de première instance n'est pas

tenu d'instruire d'office le litige lorsqu'un plaideur renonce à expliquer sa

position; il doit en revanche interroger les parties et les informer de leur

devoir de collaborer à l'instruction et de fournir des preuves. Si des motifs

objectifs le conduisent à soupçonner que les allégations et offres de preuves

d'une partie sont lacunaires, le juge doit inviter cette partie à compléter ses

moyens (ATF 141 III 569 consid. 2.3.1 et 2.3.2; 125 III 231 consid. 4a).

La maxime inquisitoire sociale se rapporte ainsi à l'établissement des faits -

à l'instar du devoir d'interpellation de l'art. 56 CPC (cf. notamment

arrêts 5A_206/2016 du 1er juin 2016 consid. 4.3 et 5A_488/2015 du 21 août 2015

consid. 3.2.2). Ni le devoir d'interpellation, ni la maxime inquisitoire

sociale ne s'opposent à ce qu'un recours soit déclaré irrecevable en raison

d'une motivation insuffisante (arrêt précité 5A_488/2015 consid. 3.2.1 in fine;

arrêt 4A_203/2013 du 6 juin 2013 consid. 3.2).

4.3.2.

Il découle de ce qui

précède que la maxime inquisitoire sociale n'est pas en cause s'agissant de

conclusions mal formulées. Elle n'imposait pas au juge d'attirer l'attention de

l'assurée, d'ailleurs assistée d'un avocat durant toute la procédure cantonale,

sur le caractère irrecevable de ses conclusions, alors que les exigences y

relatives étaient clairement énoncées aux art. 84 s. CPC et dans la

jurisprudence relative à l'action en constatation de droit. (…)”.

In

merito a questi aspetti François Bohnet,

op.cit., ad art. 84 (p. 308 e ss) rispettivamente ad art. 85 CPC (p. 311 e ss.)

che ricorda come:

" (…) Sous réserve des exceptions de l'art. 85, Ies conclusions tendant au

paiement d'une somme d'argent doivent être chiffrées. La règle vaut quel

que soit le fondement de la prétention, à moins que la maxime d'office (art. 58

al. 2) s'applique. Le montant chiffré des conclusions permet de déterminer la

compétence matérielle et la procédure applicable. Il est nécessaire au respect

du droit d'être entendu de la partie adverse, qui doit pouvoir déterminer

cantre quoi elle doit se défendre (ATF 142 III 102, c.5.3.1, RSPC 2016 230; TF,

arrêt du 3 juin 2015, 4A_686/2014 c.4.3.1;

(…)

Le montant chiffré

permet enfin de déterminer la prétention du demandeur, le juge ne pouvant

accorder plus que ce qui est demandé en vertu du principe de disposition

(art. 58 al. 1; (…)”

(op. cit., ad art.

84, n. 17, p. 311)

In

merito all’azione creditoria non cifrata la medesima dottrina ricorda come

l’oggetto della norma è la domanda di condanna di una parte, domanda però non

determinata per il suo importo. L’art. 85 al capoverso 1 1a frase,

pone, in primis, il tema della ricevibilità di una simile richiesta al

Tribunale, mentre la seconda frase del cpv. 1 e il capoverso 2 della norma

specificano le modalità da rispettare negli allegati e in corso della procedura

in questa costellazione particolare (Bohnet,

op. cit., ad art. 85, n. 1 p. 311). Il legislatore ha considerato l’ipotesi in

cui l’attore possa trovarsi nell’impossibilità materiale di cifrare le sue

conclusioni. Imporgli comunque di determinare l’importo preteso giudizialmente

sotto pena di irricevibilità della sua azione appare inammissibile siccome

condurrebbe l’attore a pretendere importi non effettivi e concreti, non

giustificabili mediante l’istruttoria di causa, ciò che potrebbe avere

conseguenze anche di natura finanziaria (relative, ad esempio, alle ripetibili

da riconoscere alla controparte in caso di soccombenza, oppure – laddove la

procedura non sia gratuita – al versamento di spese), od ancora l’attore

potrebbe essere condotto a, prudenzialmente, chiedere meno del suo diritto e,

se vincente in causa, vedersi riconoscere importi inferiori. Per tale ragione

l’imposizione dell’art. 84 cpv. 2 CPC (“Se la prestazione consiste nel

pagamento di una somma di denaro, la pretesa va quantificata”) è assortita

dall’eccezione dell’art. 85 CPC che codifica (così Bohnet, op. cit. ad art. 85, n. 5 p. 313) la precedente

giurisprudenza federale in materia (in questo senso anche DTF 140 III 409). Le

situazioni considerate sono sostanzialmente riconducibili a due. Da un lato le

conclusioni non cifrate sono ammissibili quando sia “impossible d’articuler

d’entrée de cause le montant de (la) prétention” (Bohnet, op. cit. ad art. 85, n. 6 p. 313), rispettivamente

quando questa esigenza sarebbe irragionevole (Bohnet,

idem). Il medesimo autore rammenta, in particolare, come non sia possibile

formulare conclusioni condannatorie precise e concrete quando le informazioni

che permetterebbero ciò siano nelle mani della parte convenuta o di un terzo.

In questa costellazione l’attore ha un diritto materiale all’informazione e

potrebbe, quindi, inoltrare una causa scaglionata (“Stufenklage”) con

una richiesta di informazioni assortita da un’azione condannatoria (Bohnet, op. cit. ad art. 85, n. 8 a 12,

p. 314). Su questi specifici aspetti si vedano DTF 140 III 409 c. 4 in cui

l’Alta Corte stabilisce i criteri di delimitazione fra l'azione con domande

successive e l'azione creditoria senza quantificazione del valore.

La

seconda ipotesi ritenuta dalla dottrina è l’irragionevolezza dell’esigenza di

stabilire d’entrata l’importo della pretesa creditoria da parte dell’attore che

potrebbe derivare dalla necessità di investigazioni complesse e costose (si

pensi all’esecuzione di perizie per stabilire l’importo del danno) mentre

l’amministrazione delle prove processuali condurrebbe a tale determinazione. Il

legislatore, su questi aspetti, ha ripreso la giurisprudenza federale

precedente il CPC (DTF 112 Ib 334) per cui all’attore era possibile postulare

la condanna della parte convenuta senza cifrare le pretese, menzionando

semplicemente un importo minimo per determinare il valore litigioso (Bohnet, op. cit. ad art. 85, n. 14 p.

315). La dottrina è divisa sul punto di sapere se, conclusioni cifrate, possano

essere formulate alla fine della procedura istruttoria o se, comunque, sia

necessario cifrare la pretesa inizialmente (in merito si vedano Nicolas Gut, Die unbezifferte

Forderungsklage nach der Schweizerischen Zivilprozessordnung, 2014, specie n.

131 e rinvii nonché Sabine Baumann Wey,

Die unbezifferte Forderungsklage nach Art. 85 ZPO, 2013, N. 547 ff.).

Questo

Tribunale cantonale delle assicurazioni si è già chinato sull’aspetto della

quantificazione delle richieste di condanna formulate dall’attore nella STCA

36.2021.45 del 10 gennaio 2022 (specie al consid. 2.2.), dove ha lasciato

aperta la questione a sapere se, in quella specifica occasione, la

quantificazione della pretesa dell’attore, formulata unicamente in sede

d’udienza, dovesse invece essere formulata al momento dell’inoltro dell’azione

(art. 84 cpv. 2 CPC) o se invece non fosse quantificabile la pretesa (art. 85

cpv. 1 e 2 CPC), e ciò alla luce del fatto che, in ogni caso, la domanda era da

respingere nel merito siccome infondata. Nella STCA 36.2022.11 del 13 giugno

2022 ha comunque deciso che l’assenza di una quantificazione della domanda,

possibile alla luce degli elementi in possesso del legale dell’assicurata, la

petizione dovesse essere dichiarata irricevibile.

Si

richiama ulteriormente la STF 4A_566/2014 dell'11 dicembre 2014, consid. 1,

dove il TF, esaminando la ricevibilità di un ricorso in materia civile relativo

a pretese fondate su un’assicurazione IG retta dalla LCA ed analizzando i

principi della LTF con richiamo a CPC (art. 85), ha confermato la sua prassi

per cui le pretese di natura finanziaria formulate al suo indirizzo vanno

cifrate:

" (…) Die Beschwerde hat ein Rechtsbegehren zu enthalten (Art. 42 Abs. 1

BGG). Da die Beschwerde an das Bundesgericht ein reformatorisches Rechtsmittel

darstellt (Art. 107 Abs. 2 BGG), ist grundsätzlich ein materieller Antrag

erforderlich. Rechtsbegehren, die auf einen Geldbetrag lauten, müssen beziffert

werden. Es genügt allerdings, wenn aus der Beschwerdebegründung hervorgeht, in

welchem Sinn der angefochtene Entscheid abgeändert werden soll (BGE 134 III 235

Fatti

E. 2 mit Hinweisen).”

Ed

ha poi ritenuto come, nel caso sottoposto a giudizio:

" Der

Beschwerdeführer stellt keinen bezifferten Antrag. Auch aus der

Beschwerdebegründung geht in keiner Weise hervor, welchen Betrag er

zugesprochen erhalten möchte. In der Beschwerde wird zudem mit keinem Wort

begründet, weshalb dem Beschwerdeführer die Bezifferung seiner Forderung

unmöglich oder unzumutbar sein soll, noch gibt er einen Mindestwert an (vgl.

Art. 85 ZPO). Solches wäre aber erforderlich gewesen, da auch aus dem für das

Bundesgericht maßgeblichen angefochtenen Urteil (vgl. Art. 105 Abs. 1 BGG)

nicht hervorgeht, dass der Beschwerdeführer im vorinstanzlichen Verfahren dazu

Ausführungen gemacht hat.”

In

quella costellazione l’Alta Corte ha ritenuto che:

"

Mangels Bezifferung des Rechtsbegehrens ist fraglich,

ob auf die Beschwerde einzutreten ist. Sie wäre ohnehin abzuweisen.”

12. In

concreto AT 1, apparentemente rappresentato dal sindacato RA 1 e per esso da __________

(si ripete che manca completamente la procura rilasciata al sindacato e la

delega del sindacato al suo collaboratore, sottoscritta da chi è abilitato a

rappresentare il sindacato stesso), sembra essere patrocinato da un servizio

giuridico, in essere presso la sigla sindacale, cui non dovrebbe sfuggire la

necessità di quantificare le pretese perlomeno sino al momento dell’inoltro

dell’azione (nella domanda principale) rispettivamente nella loro interezza per

la domanda sussidiaria. Nulla di tutto ciò, nonostante pregressi momenti di

inabilità lavorativa con versamento di indennità da parte dell’assicuratore e

quindi consapevolezza dell’entità delle prestazioni assicurate, è stato fatto.

La petizione è inoltre carente nelle motivazioni e nella documentazione da

produrre (il collaboratore ha diritto di ottenere dal datore di lavoro la

polizza assicurativa [eventualmente purgata dei dati sensibili quali l’entità

dei premi e il numero delle persone assicurate, rispettivamente coloro che

Considerandi

beneficiano di coperture particolari] rispettivamente ha diritto di domandare e

ottenere le CGA assicurative applicabili, siccome beneficiario della copertura

in essere, e questo dall’assicuratore medesimo rispettivamente dal servizio del

personale del suo datore di lavoro).

13.

In

concreto dunque l’attore ha mancato il suo dovere di quantificare la sua

pretesa creditoria conformemente al dettato normativo applicabile. Come

indicato la quantificazione della pretesa creditoria in denaro determina il

valore litigioso e rappresenta una componente essenziale del procedimento, la

sua mancata quantificazione viola dunque un presupposto processuale essenziale

e la petizione deve essere di riflesso dichiarata inammissibile. Di fronte a

una tale carenza, che il giudice non può colmare d’ufficio come indicato,

questo Tribunale non può entrare nel merito dell'azione (art. 59 cpv. 1 CPC),

facendone ostacolo la chiara volontà del legislatore che ha posto dei

presupposti processuali minimi, ma necessari, per potere introdurre una causa

di fronte a al competente giudice, presupposti che quest'ultimo è tenuto ad

esaminare d'ufficio (art. 60 CPC).

14.

L’azione

va conseguentemente dichiarata irricevibile. Per quanto concerne l'ammissibilità

di un ricorso al Tribunale federale in funzione del valore litigioso della

causa, con sentenza 4A_83/2013 del 20 giugno 2013 l'Alta Corte ha affermato

che:

"

(…) Esso è ammissibile a prescindere dal valore litigioso (di soli

fr. 1'120) poiché, come afferma correttamente la ricorrente, nel Cantone Ticino

le controversie tra assicurati e assicuratori concernenti le assicurazioni

complementari all'assicurazione contro le malattie sono di competenza del

Tribunale cantonale delle assicurazioni in prima e unica istanza (art. 74 cpv.

1.

lett. b LTF; art. 7 CPC; art. 75 della legge ticinese di applicazione della

LAMal del 26 giugno 1997 [RL/TI 6.4.6.1]; DTF 138 III 799 consid. 1.1).".

Per

l'art. 49 cpv. 2 LSA, i tribunali svizzeri devono trasmettere gratuitamente

all'autorità di sorveglianza una copia delle sentenze in tema di LCA per la

pubblicazione periodica (art. 49 cpv. 1 LSA). S'impone perciò di notificare

all'autorità di sorveglianza, una volta cresciuta in giudicato, anche la

presente sentenza in forma elettronica e senza il nominativo dell'attrice.

15.

La

presente decisione è notificata a AT 1, __________, personalmente, nonché a RA

1, __________; copia è pure trasmessa alla convenuta in causa CV 1, __________,

che riceve inoltre copia della petizione e degli atti a essa allegati per

conoscenza. Non sono prelevate spese e non sono attribuite ripetibili.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. La

petizione è inammissibile.

2. Non

sono percepite tassa di giustizia e spese, che permangono a carico dello Stato,

e non sono riconosciute ripetibili.

3. Comunicazione

alle parti (all’attore personalmente ed al sindacato che si indica suo rappresentante

senza produrre una procura nonché all’assicuratore convenuto in causa) e, a

crescita in giudicato, alla FINMA, Berna.

Contro il

presente giudizio è dato ricorso in materia civile al Tribunale

federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione. L'atto

di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la

decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il giudice delegato Il

segretario di Camera

Ivano Ranzanici, PhD Gianluca

Menghetti