38.2004.100
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18 maggio 2005Italiano39 min
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Numero d'incarto:
38.2004.100
Data decisione, Autorità:
18.05.2005, TCA
Titolo:
Diritto a indennità di insolvenza negato.L'assicurato,che al momento del licenziamento vantava ancora pretese salariali e conosceva i problemi finanziari della ditta,ha infatti fatto valere i suoi crediti solo dopo il fallimento della stessa e dopo più di 17 mesi dalla fine del rapporto di impiego.
INDENNITÀ PER INSOLVENZA
art. 51 LADI
art. 55 cpv. 1 LADI
art. 55 cpv. 2 LADI
Raccomandata
Incarto n.
38.2004.100
DC/sc
Lugano
18 maggio
2005
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il Tribunale cantonale delle
assicurazioni
composto dei
giudici:
Daniele Cattaneo,
presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 21 dicembre 2004
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 2
dicembre 2004 emanata da
Cassa CO 1
in materia di assicurazione contro la
disoccupazione
ritenuto, in
fatto
1.1. Il 18
novembre 2004 la Cassa CO 1 (in seguito: la Cassa) ha respinto la richiesta di indennità
per insolvenza inoltrata da RI 1 a seguito del fallimento della ditta __________,
argomentando:
"
(...)
Il lavoratore, nella procedura di fallimento o di
pignoramento, deve prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi
diritti rispetto al datore di lavoro, fintanto che la Cassa gli comunichi di
averlo surrogato nella procedura.
Secondo la Prassi l'assicurato è obbligato a
diminuire il danno prima e dopo lo scioglimento del rapporto di lavoro. Ciò
significa che la persona assicurata deve dare, entro un lasso di tempo
adeguato, segnali inequivocabili che permettano alla Cassa di riconoscere
oggettivamente la sua ferma intenzione di rivendicare i salari non ancora
pagati.
Di conseguenza il diritto all'indennità per
insolvenza decade se il lavoratore non fa valere in tempo utile i propri
crediti salariali, o rinuncia a qualsiasi procedimento allo scopo di realizzare
Fatti
i crediti salariali che non è più sicuro di incassare.
Nel suo caso il rapporto di lavoro è terminato il
30.06.2003, il fallimento della ditta è stato decretato il 27.08.2004, la
domanda è stata presentata alla nostra Cassa il 25 ottobre 2004.
Dalla fine del rapporto di lavoro non può
comprovare di aver fatto il necessario a tutela dei suoi interessi salariali.
L'unica lettera di rivendicazione, datata 20 ottobre 2003, non costituisce una
prova dell'impegno nel recuperare il salario" (Doc. A3)
1.2. Il 24
novembre 2004 l'assicurato ed alcuni suoi colleghi di lavoro hanno fatto
inoltrare una tempestiva opposizione contro la decisione del 18 novembre 2004.
Il patrocinatore dei lavoratori si è così espresso:
"
La presente opposizione viene effettuata in
forma collettiva in quanto le persone sopra indicate fanno tutte parte della
nostra organizzazione sindacale e sin dal momento della chiusura della ditta, __________,
hanno concordato e negoziato unicamente la strategia per cercare di farsi
versare i salari mancanti dalla ditta.
In primo luogo va rilevato che unitamente ai casi
menzionati il nostro sindacato si è pure occupato del caso della signora __________,
collega dei quattro sopraccitati, per la quale è stata regolarmente versata
l'indennità per insolvenza.
Al momento della chiusura della ditta i 5
dipendenti si sono rivolti al sindacato per far valere i propri diritti. Quale
sindacato ci siamo subito attivati per cercare di far versare le mancanze
salariali ai nostri iscritti. Ed in parte infatti ci siamo riusciti facendo
versare Fr. 3000.-- ai nostri associati (vedi nostra lettera del 4 settembre
2003.). La situazione finanziaria della ditta __________ era già allora apparsa
chiaramente in tutta la sua drammaticità. La ditta aveva infatti terminato la
sua attività a causa della chiusura del suo unico cliente il quotidiano __________.
Nell'estate del 2003 abbiamo a più riprese
cercato, con pressioni telefoniche, di far versare ai dipendenti il dovuto.
Molte promesse sono state fatte dal signor __________ della __________ che non
ha però fatto fronte ai suoi impegni. Il 5 ottobre 2003 abbiamo intimato un
termine perentorio per i colleghi __________ e RI 1 (allegato). __________ e __________
cercarono allora di convincere il proprio datore di lavoro ancora con pressioni
di tipo personale (lettere e telefonate). Ma tali interventi non servirono a
nulla. A questo punto il 20 ottobre ci eravamo già rivolti al vostro ufficio
per anticipare l'indennità di insolvenza per __________ e RI 1, i colleghi più
in difficoltà, in quanto era palese che ci sarebbe stato il fallimento della
ditta (allegato).
Sempre in questa fase ci si è tutti resi conto
che la __________ non avrebbe pagato, nulla a nessuno, abbiamo perciò deciso di
intraprendere la via legale. L'analisi fatta da parte del sindacato è stata di
fare in prima battuta la causa per la collega __________, che vantava il
credito maggiore (più di 16'000 franchi). L'idea era di procedere con le altre
istanze con l'importo più esiguo in seconda battuta, con la speranza che la __________
si spaventasse e pagasse il dovuto. Il 19 novembre abbiamo quindi inviato alla
Pretura di __________ una istanza mercede e salari per la nostra assistita __________.
Durante l'udienza con il segretario assessore, signor __________, abbiamo
anticipato l'idea di fare le istanze per gli altri attori sopra indicati nei
giorni successivi.
__________, premettendo che comunque la decisione
spettava a noi, ci aveva comunque esortati ad evitare inutile burocrazia; era
infatti chiaro che la __________ sarebbe fallita e altre istanze avrebbero
costituito uno spreco di tempo e burocrazia inutile.
Comunque visto la reticenza del vostro ufficio
nel riconoscere il diritto alle indennità di insolvenza, nelle scorse settimane
i dipendenti hanno insinuato il credito al competente Ufficio di esecuzione e
fallimenti (allegato).
Alla luce di tutto ciò ci sembra palese l'impegno
messo sia a livello di rappresentante legale che individuale messo in campo per
cercare di fare versare il dovuto. È pure evidente la buona fede del sindacato
nell'aver rinunciato a inoltrare ulteriori istanze in questa vertenza.
Per i motivi sopra indicati vi chiediamo perciò
di rivedere le vostre decisioni." (Doc. A2)
1.3. Il 2
dicembre 2004 la Cassa ha respinto l'opposizione, sottolineando in particolare:
"
(...)
Dalla fine del rapporto di lavoro non può
comprovare di aver fatto il necessario a tutela dei suoi interessi salariali.
Le lettere di rivendicazioni, datate 4 settembre e 15 ottobre 2003, non
costituiscono una prova dell'impegno nel recuperare il salario.
Dal 15 ottobre 2003 all'inoltro della richiesta
d'indennità non vi sono giustificativi che ci permettano di verificare il suo
impegno per salvaguardare i suoi diritti salariali.
Il 20 ottobre 2003 era stata inviata alla nostra
Cassa una lettera chiedente se, in considerazione del fatto che la ditta aveva
circa fr. 50'000.-- di esecuzioni, ma nessun attestato carenza beni e nessuna
comminatoria, poteva essere messa in atto la procedura di insolvenza.
Ci eravamo rivolti alla Pretura di __________ per
sapere se un altro creditore della Società aveva chiesto il suo fallimento,
ricevuta la risposta negativa l'avevamo comunicata al Sindacato chiedendo di
procedere voi in merito.
Dal mese di ottobre 2003 non vi sono quindi
giustificativi che ci permettano di verificare il suo impegno per salvaguardare
i suoi diritti salariali, pertanto confermiamo che la domanda d'insolvenza
dev'esserle respinta." (Doc. A1)
1.4. Contro la
decisione su opposizione l'assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso
al TCA nel quale il suo patrocinatore ha riproposto le argomentazioni contenute
nell'opposizione ed ha in particolare rilevato:
"
(...)
Nel frattempo era ormai
evidente sia dalle notizie raccolte dagli ex dipendenti che presso l'ufficio
fallimenti che la ditta avrebbe fatto fallimento; per questi motivi il 20
ottobre ci eravamo già rivolti alla cassa disoccupazione chiedendo l'anticipo
delle prestazioni di insolvenza per __________ e RI 1, i colleghi più in
difficoltà (allegato). Anche presso l'ufficio esecuzione e fallimenti i debiti della Ditta __________ si andavano
accumulando copiosamente.
(...)
Durante l'udienza con il segretario assessore,
signor __________, abbiamo comunicato la nostra intenzione di inoltrare le
istanze per gli altri attori sopra indicati nei giorni successivi. __________,
premettendo che comunque la decisione spettava a noi, ci aveva comunque
esortati ad evitare inutile burocrazia; era infatti chiaro che __________
sarebbe fallita e altre istanze avrebbero costituito uno spreco di tempo e
burocrazia inutile. Contattato da noi nelle settimane scorse Il segretario
Assessore signor __________ ci ha confermato i fatti.
Visto la reticenza della Cassa disoccupazione nel
riconoscere il diritto alle indennità d'insolvenza, nelle scorse settimane
tutti i dipendenti hanno insinuato il credito al competente Ufficio di
esecuzione e fallimenti (allegato 4).
Conclusioni
Alla luce di tutto ciò, ci sembra palese
l'impegno messo sia a livello di rappresentante legale che individuale messo in
campo per cercare di fare versare il dovuto dalla __________. E' pure evidente
la buona fede del sindacato nell'aver rinunciato a inoltrare ulteriori istanze
in questa vertenza, che avrebbero avuto come unico effetto un aumento del
carico burocratico della pretura senza cambiare minimamente lo stato delle cose
nella procedura di fallimento della ditta __________.
Per i motivi sopra indicati chiediamo piaccia
giudicare:
- il ricorso è accolto
- al signor RI 1 saranno riconosciute le indennità di insolvenza
- protestate spese e
ripetibili. (Doc. I)
1.5. Nella sua
risposta del 26 gennaio 2005 la Cassa propone di respingere il ricorso e
osserva:
" (...)
Dalla documentazione agli atti sono rilevabili i
seguenti punti:
a) con istanza del 25 ottobre 2004 il RA 1 ha inoltrato richiesta di
indennità per insolvenza a nome del signor RI 1. L'entità delle prestazioni
richieste era desumibile dalla lettera del 4 settembre 2003 che lo stesso
Sindacato aveva notificato alla __________;
b) con la lettera del 20 ottobre 2003 lo stesso Sindacato aveva
scritto al nostro Ufficio di "mettere in atto la procedura di insolvenza
anticipatamente alla prosecuzione giuridica di tutta la questione";
c) con scritto del 22.10.2003 la nostra Cassa rispondeva al
Sindacato: "ho ricevuto la tua richiesta d'info per i tuoi patrocinati __________
e RI 1. Per poter sottoporre il caso al SECO, dovresti cortesemente inviarmi
comunque il formulario di domanda e l'usuale documentazione";
d) in data 21.11.2003, pur senza la presenza di una domanda
d'insolvenza, la Cassa volle approfondire la situazione scrivendo una lettera
alla Pretura di __________ per valutare l'eventualità di un diritto
all'indennità sulla base dell'art. 51 cpv. 1 lett. b (il fallimento non viene
dichiarato soltanto perché in seguito a manifesto indebitamento del datore di
lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le spese);
e) il 25 novembre 2003 la Pretura rispose "con riferimento al
vostro scritto 21.11.2003, vi segnaliamo che al nome della ditta citata a
margine (= __________) non risultano a tutt'oggi né pendenti, né mai essere
state presentate alla Pretura di __________, domande di apertura di
fallimento";
f) in data 1° dicembre 2003 veniva trasmesso per e-mail il seguente
comunicato al signor __________ della RA 1: "ho ricevuto la risposta della
Pretura per la ditta __________, mi è stato comunicato che, cito, " a nome
della ditta citata a margine non risultano a tutt'oggi né pendenti, né mai
essere state presentate alla Pretura di __________, domanda di apertura di
fallimento". Non posso quindi evadere la tua richiesta d'indennità per
insolvenza se non arrivi alla richiesta di fallimento (senza poi anticipare le
spese dell'apertura vera e propria del fallimento)".
Da quella data la Cassa non ha più ricevuto
nessuna comunicazione fino al momento del deposito della domanda di indennità
per insolvenza del 25 ottobre 2004.
Da quanto precede la Cassa trae il convincimento
che il signor RI 1 non ha documentato atti concreti dai quali si possa
riconoscere oggettivamente la sua ferma intenzione di rivendicare i salari non
ancora pagati.
Dopo le lettere del RA 1 del 4 settembre 2003 e
del 15 ottobre 2003, fino all'insinuazione dei crediti salariali nell'ambito
del fallimento della ditta __________ del 25 novembre 2004 non vi è nulla che
documenti il suo impegno nel recuperare i propri crediti salariali.
In sede ricorsuale sono state fornite le ragioni
di questo comportamento, in particolare il Sindacato ha avviato un'istanza in
Pretura per un'altra dipendente della __________.
La Cassa non ritiene questa giustificazione
plausibile e lascia a questo lodevole Tribunale il compito di valutarla.
Visto quanto precede si chiede quindi a codesto
lodevole Tribunale cantonale delle assicurazioni di voler respingere il ricorso
confermando la decisione impugnata." (Doc. IV)
1.6. Il 21 aprile
2005 il rappresentante dell'assicurato ha trasmesso (Doc. VI) la lettera di
disdetta (Doc. B1) e la notifica di credito (Doc. B2). Questi documenti sono
stati trasmessi alla Cassa per conoscenza (Doc. VII ).
in
diritto
2.1. Secondo
l'art. 51 cpv. 1 LADI:
"
1I lavoratori
soggetti all'obbligo di contribuzione, al servizio di datori di lavoro che
sottostanno in Svizzera ad una procedura d'esecuzione forzata o che occupano in
Svizzera lavoratori, hanno diritto all'indennità per insolvenza, se:
a. il
loro datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se a quel momento
vantano crediti salariali oppure
b, il
fallimento non viene dichiarato soltanto perchè in seguito a manifesto
indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le
spese o
c. hanno
presentato, contro il loro datore di lavoro, una domanda di pignoramento per
crediti salariali."
L'art.
55 cpv. 2 LADI stabilisce invece che:
"
Il lavoratore deve restituire l'indennità per
insolvenza, se il credito salariale è respinto nella procedura di fallimento o
di pignoramento, non è coperto per sua colpa intenzionale o sua grave
negligenza oppure è successivamente soddisfatto dal datore di lavoro."
2.2. In una
sentenza pubblicata in DLA 2002 pag. 190 seg. il TFA ha sottolineato che l'obbligo
di riduzione del danno a carico del lavoratore, menzionato all'articolo 55
capoverso 1 LADI, esiste già prima dello scioglimento del rapporto di lavoro
quando il datore di lavoro non versa - o non versa interamente - il salario e
il lavoratore deve aspettarsi di subire una perdita. L'obbligo di riduzione del
danno non è tuttavia lo stesso prima o dopo lo scioglimento del rapporto di
lavoro: ciò dipende di volta in volta dal singolo caso. Non si esige
necessariamente che l'assicurato avvii senza indugio un'esecuzione contro,
l suo datore di lavoro o che presenti un'azione contro quest'ultimo. Occorre
invece che il lavoratore mostri in modo non equivoco e riconoscibile per il
datore di lavoro il carattere serio del suo credito salariale.
Contravviene al proprio
obbligo di ridurre il danno, e non ha pertanto diritto all'indennità per insolvenza, l'assicurato che
rinuncia a qualsiasi pratica utile per riscuotere il suo salario, poiché accetta di differire per un lungo
periodo l'incasso del proprio credito in attesa di giorni migliori, senza una
vera e propria garanzia che il datore di lavoro sia in grado di adempiere, in
futuro, i suoi obblighi finanziari.
In
particolare l'Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
D'après la jurisprudence antérieure, lorsque
l'ouverture de la faillite ou la demande de saisie intervient après la fin des
rapports de travail, le droit à l'indemnité présuppose que l'employeur ait déjà
été insolvable au moment de la dissolution des rapports de travail et que
l'ouverture de la faillite ou la demande de saisie ait été différée pour des
motifs sur lesquels l'assuré n'avait aucune prise (ATF 114 V 59 consid. 3d). Par
la suite, le Tribunal fédéral des assurances a jugé qu'il existait également un
droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité lorsque l'insolvabilité de
l'employeur ne survient qu'après la dissolution des rapports de travail (arrêt
B. du 18 février 2000 [C 362/98], dont un compte-rendu est publié dans la RSAS
2001 p. 92). L'obligation de diminuer le dommage qu'exprime l'art. 55 al. 1
LACI exige toutefois du travailleur qui n'a pas reçu son salaire, en raison de
difficultés économiques rencontrées par l'employeur, qu'il entreprenne à
l'encontre de ce dernier toute démarche utile en vue de récupérer sa créance,
sous peine de perdre son droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité. Il s'agit
d'éviter que l'assuré ne reste inactif en attendant le prononcé de la faillite
de son ex-employeur (ATF 114 V 60 consid. 4; DTA 1999
no 24 p. 143 consid. 1c).
En principe, l'obligation de diminuer le dommage à
la charge du travailleur existe également avant la dissolution du rapport de
travail, quand l'employeur ne verse pas - ou pas entièrement - le salaire et
que le salarié peut s'attendre à subir une perte. Ce n'est pas le but de
l'indemnité en cas d'insolvabilité de couvrir des créances de salaire
auxquelles l'assuré a renoncé sans raison justifiée. L'obligation de diminuer
te dommage qui incombe à l'assuré avant la résiliation des rapports de travail
n'est toutefois pas soumise aux mêmes exigences que la même obligation qui lui
incombe après la résiliation des rapports de travail. L'étendue des démarches
qui peuvent être exigées du travailleur pour récupérer tout ou partie de son
salaire avant la fin des rapports de travail dépend de l'ensemble des
circonstances du cas concret. On n'exige pas nécessairement de l'assuré qu'il
introduise sans délai une poursuite contre son employeur ou qui[ ouvre action
contre ce dernier. Il faut en tout cas que te salarié montre de manière non
équivoque et reconnaissable pour l'employeur le caractère sérieux de sa
prétention de salaire (arrêt N. du 15 octobre 2001 [C 194/01]).
Une absence de liquidités de l'employeur de longue
durée peut justifier une demande de sûretés par le travailleur (art. 337a CO),
si ce dernier peut craindre légitimement que son salaire ne lui soit pas versé
conformément au contrat, cela à la différence d'un retard exceptionnel et de
peu d'importance qui ne saurait compromettre la confiance du travailleur dans
le respect par t'employeur de ses obligations (Gabriel Aubert, l'employeur
insolvable, in: Journée 1992 du droit du travail et de la sécurité sociale, p.
110). Lorsqu'il apparaît, selon les circonstances, que l'employeur ne pourra ou
ne voudra pas s'acquitter, sans un retard excessif, de ses obligations, il est
normal que le salarié soit mis en mesure d'exiger des súretés et de résilier
son contrat avec effet immédiat si ces dernières ne lui sont pas fournies (Aubert,
loc. cit., p. 110). Du point de vue de l'assurance-chômage, il importe
d'éviter que le personnel d'un employeur insolvable renonce à réclamer les
arriérés de salaire pendant de nombreux mois, en tablant sur le fait que
l'assurance-chômage garantisse la couverture de ses arriérés si l'employeur
tombe en faillite (cf. le message du Conseil fédéral concernant le programme de
stabilisation 1998 du 28 septembre 1998, FF 1999 32)."
In
quel caso il TFA, trattandosi di un assicurato che aveva lavorato dal 1° agosto
1998 fino al momento del fallimento della ditta (giugno 1999), ha stabilito che
non era stato soddisfatto l'obbligo di ridurre il danno, argomentando:
"
(...)
b) Il est établi en l'occurrence que la créance
de salaire de l'intimé était déjà compromise au début des rapports de travail,
en août 1998. A ce moment-là, la société était à court de
liquidités puisqu'elle n'a même pas été en mesure de verser le premier salaire
mensuel. Au dire de l'intimé, il aurait reçu en tout et
pour tout, à fin 1998, un versement de 5000 fr. à titre d'acompte. On peut d'ailleurs s'interroger sur la réalité de ce versement dès lors
que l'intimé ne l'a pas porté en déduction de sa production de salaire dans la
faillite. Quoi qu'il en soit, l'intimé était parfaitement au courant du fait
que l'employeur n'était pas à même de le rémunérer. En fait, comme il l'a
déclaré en procédure cantonale, s'il a accepté de travailler sans rémunération,
c'est notamment parce que la qualité du projet qu'il était chargé de réaliser
était «exceptionnelle». Sur la base de ces déclarations et compte tenu de la
durée pendant laquelle l'intimé n'a pas été rémunéré, on est fondé à considérer
que le versement d'un salaire, en réalité, était subordonné à la réalisation et
au succès du projet que la société était chargée de développer, situation
dont l'intimé s'est accommodé. On a d'autant plus de raison de le penser que
l'intéressé, à la différence d'autres salariés de la société, n'a été déclaré
durant la période en cause ni à l'AVS ni à l'institution de prévoyance de son
employeur.
Les télécopies auxquelles
les premiers juges font allusion ne permettent pas d'admettre que l'intimé ait
reçu des assurances de son employeur au sujet de son salaire, ou qu'il ait eu
des raisons de croire que sa créance serait réglée à brève échéance. Ces
documents n'établissent pas non plus l'existence de démarches utiles de la
part de l'assuré en vue de recouvrer son salaire. Ces pièces - non datées -
adressées à l'administrateur de la société - montrent qu'à un moment donné,
l'intimé a réclamé une partie des salaires arriérés pour parer aux échéances
les plus pressantes. Compte tenu de la demeure prolongée - et à l'évidence excessive
- de l'employeur, l'intimé devait prendre des mesures contraignantes et non pas
seulement se contenter de réclamations orales ou écrites qui n'offraient aucune
garantie. A cet égard, on ne trouve au dossier aucun indice qui aille dans le
sens d'une mise en demeure sérieuse ou d'une quelconque pression exercée par
l'intimé sur l'employeur pour obtenir le versement de son salaire.
Quant aux témoignages recueillis en procédure cantonale,
ils n'apportent pas non plus d'éléments propres à établir l'existence de
telles démarches, bien au contraire. Ainsi, selon le procès-verbal d'audition
d'un technicien en informatique (ex-employé de la société), l'intimé a accepté
de travailler sans recevoir de salaire parce que l'administrateur affirmait qu
il allait recevoir «des millions de dollars», ce qui tend à confirmer que
l'intéressé avait accepté de différer l'encaissement de sa créance à des jours
meilleurs, sans véritable garantie que l'employeur fût en mesure de remplir un
jour ses obligations."
In una
sentenza del 2 aprile 2003 nella causa M. (C 297/02) il TFA ha considerato
violato l'obbligo di ridurre il danno nel caso di un assicurato, attivo presso
una ditta dal 1° gennaio al 31 marzo 2002, che malgrado non ricevesse il
salario del 1° giugno 2001 ha atteso fino il 22 aprile 2002 per fare valere le
proprie pretese salariali.
" (...)
2.
Nach der Rechtsprechung (vgl. Erw. 1 hievor) hat
der Versicherte, welcher Insolvenzentschädigung beansprucht, auf Grund der ihm
obliegenden Schadenminderungspflicht je nach den gesamten Umständen im
Einzelfall bereits vor, jedenfalls aber nach der Auflösung des
Arbeitsverhältnisses alle zumutbaren Massnahmen zur Realisierung des
Lohnanspruchs vorzunehmen. Die Vorinstanz erwägt zutreffend, dass der
Considerandi
Beschwerdeführer dadurch, dass er nach Ausbleiben der Lohnzahlungen ab Juni
2001.
mit der konkreten Geltendmachung seiner Lohnforderungen bis am 22. April
2002.
zuwartete, seine Schadenminderungspflicht verletzt hat. Obwohl er
angesichts der Lohnrückstände die finanziellen Schwierigkeiten seiner
Arbeitgeberin schon im Sommer 2001 nicht mehr ignorieren konnte und er
spätestens seit Ende des Jahres 2001 davon ausgehen musste, dass seine
Lohnansprüche in hohem Mass gefährdet waren, unternahm er erst im April 2002 -
und nachdem ihn die Arbeitslosenkasse hiezu aufgefordert hatte - konkrete
Massnahmen zur Realisierung seiner Lohnforderungen. Bis zu jenem Zeitpunkt gab
er sich mit blossen Schuldanerkennungen der Arbeitgeberin zufrieden und
handelte auch dann nicht, als die S.________ AG im Januar 2002 um
Nachlassstundung ersuchte (welches Begehren in der Folge allerdings
zurückgezogen wurde) und ihm das Arbeitsverhältnis auf den 31. März 2002
gekündigt wurde.
3.
Was in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde
vorgebracht wird, vermag zu keinem anderen Ergebnis zu führen. Dass der
Beschwerdeführer zunächst annahm, die S.________ AG befinde sich in einem
vorübergehenden Liquiditätsengpass, mag zutreffen. Ebenso ist nachvollziehbar,
dass er im Hinblick auf einen von seiner Arbeitgeberin am 14. Juni bzw. 15.
August 2001 abgeschlossenen Vergleich, wonach ihr ein Betrag von Fr. 300'000.-
als Entschädigung für die Nichterfüllung von Kreditverträgen vom 31. März 2001
zustand, vorerst von der Geltendmachung seiner Lohnforderungen absah. Der
Versicherte hatte jedoch unbestrittenermassen Kenntnis davon, dass sich die
Zahlung der vertraglich vereinbarten Summe in der Folge verzögerte und auch
eine am 10. Oktober 2001 zwischen der S.________ AG und ihrem Schuldner
getroffene Vereinbarung, gemäss welcher sich die Zahlungsfrist bis spätestens
15.
Oktober 2001 verlängerte, nicht eingehalten wurde. Er hätte somit allen
Grund gehabt, Massnahmen zur Durchsetzung seiner Lohnforderungen in die Wege zu
leiten, zumal er vor diesem Hintergrund nicht mehr davon ausgehen durfte, die ausstehenden
Löhne innert nützlicher Frist ausbezahlt zu erhalten. Vielmehr musste er
ernsthaft mit einem Lohnverlust rechnen. Dabei sind die Gründe, die zum Rückzug
des Begehrens um Nachlassstundung und dazu geführt haben, dass der Konkurs
über die S.________ AG schliesslich erst am 12. Juli 2002 eröffnet wurde,
unerheblich. Entgegen den Ausführungen in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde
kann daraus nicht abgeleitet werden, dass die Konkursbehörde von der Liquidität
der Gesellschaft ausging. Aber selbst wenn etwas anderes anzunehmen gewesen
wäre, hätte dies den Beschwerdeführer nicht davon entbunden, Massnahmen
(schriftliche Mahnung, Zahlungsbefehl, Betreibung, Lohnklage) zur Realisierung
der Lohnforderung zu ergreifen. Wie das kantonale Gericht zu Recht erwägt,
vermag schliesslich auch das Interesse am Erhalt des Arbeitsplatzes, wie es in
der Regel alle Arbeitnehmenden haben, für sich allein einen Verzicht auf
Vorkehren zur Realisierung gefährdeter Lohnansprüche nicht zu rechtfertigen. Im
vorliegenden Fall kann diesem Umstand schon deshalb keine wesentliche Bedeutung
beigemessen werden, weil bald nach Stellenantritt feststand, dass die
S.________ AG in ernst zu nehmenden finanziellen Schwierigkeiten steckte. Es
muss daher bei der Feststellung bleiben, dass die Arbeitslosenkasse den
Anspruch auf Insolvenzentschädigung zu Recht verneint hat."
Il
TFA è arrivato nella medesima conclusione in un'altra sentenza del 17 aprile
2003.
nella causa S. (C 323/02), rilevando:
" (...)
2.1
Streitig ist der Anspruch auf
Insolvenzentschädigung für Lohnforderungen aus der Zeit von August bis
September 1999 (zuzüglich Anteil 13. Monatslohn).
Trotz Kündigung des Arbeitsverhältnisses per 30.
September 1999 hat der Beschwerdeführer die Arbeitgeberin erstmals am 27. April
2000, und damit mehr als ein halbes Jahr nach Fälligkeit der Lohnansprüche
schriftlich gemahnt und es in der Folge unterlassen, rechtliche Schritte zur
Realisierung der Lohnforderung zu unternehmen. Erst nach Bewilligung der
definitiven Nachlassstundung durch das Bezirksgericht C.________ am 15. März
2002.
und der Aufforderung zur Forderungseingabe im kantonalen Amtsblatt vom 13.
Mai 2002 hat er gegenüber dem Sachwalter eine entsprechende Lohnforderung
erhoben. Er ist damit der ihm obliegenden Schadenminderungspflicht nicht
hinreichend nachgekommen, obschon er Kenntnis von den finanziellen
Schwierigkeiten der Arbeitgeberin hatte und ernsthaft mit einem Lohnverlust
rechnen musste.
Verwaltung und Vorinstanz haben den Anspruch
unter diesen Umständen zu Recht verneint.
2.2
Die Vorbringen in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde vermögen zu keinem anderen Ergebnis zu führen.
Dass der Beschwerdeführer zu Beginn der Lohnausstände nicht untätig gewesen ist
und seinen Angaben zufolge die Zahlung von drei Monatslöhnen (offenbar für die
Monate Mai bis Juli 1999) erwirkt hat, vermag ihn bezüglich der zur Diskussion
stehenden Lohnforderungen für die Zeit ab August 1999 nicht zu exkulpieren. Ein
Verzicht auf entsprechende Massnahmen lässt sich umso weniger rechtfertigen,
als der Beschwerdeführer das Arbeitsverhältnis auf Ende August bzw. September 1999
gekündigt hatte und an die Schadenminderungspflicht für die Zeit nach
Auflösung des Arbeitsverhältnisses höhere Anforderungen zu stellen sind (BGE 114
V 60 Erw. 4; ARV 1999 Nr. 24 S. 143 Erw. 1c). Nicht gehört werden kann daher
auch das Argument des Beschwerdeführers, er habe aus sozialem Verhalten und in
der Hoffnung auf weitere laufende Projekte auf eine Durchsetzung der Lohnansprüche
verzichtet. Wie er selbst ausführt, war ihm bekannt, dass ein Weiterbestand der
Arbeitgeberfirma von einem einzigen, vom Auftraggeber nicht angenommenen
Projekt abhing und die Aussichten für eine Übernahme des Projektes durch einen
anderen Interessenten ungünstig waren. Wenn er dennoch auf eine Geltendmachung
der Lohnforderung verzichtet hat, so kann er das Risiko eines Lohnverlustes
nicht nachträglich auf die Arbeitslosenversicherung überwälzen. Denn es kann
nicht Zweck der Insolvenzentschädigung sein, Lohnansprüche zu ersetzen, auf
deren Geltendmachung der Arbeitnehmer oder die Arbeitnehmerin ohne
hinreichenden Grund verzichtet hat (ARV 2002 Nr. 30 S. 192 Erw. 1b; Urteil T.
vom 4. Juli 2002, C 39/02, Erw. 2b). Daraus, dass seinen Angaben zufolge einem
anderen Arbeitnehmer der gleichen Gesellschaft Insolvenzentschädigungen
ausbezahlt worden sind, vermag der Beschwerdeführer nichts für sich abzuleiten.
Nicht gefolgt werden kann ihm schliesslich auch, soweit er beantragt, die
Arbeitslosenkasse habe nach Art. 55 Abs. 1 AVIG in das Verfahren einzutreten.
Ein Forderungsübergang im Sinne dieser Bestimmung
kann nur erfolgen, wenn ein Anspruch auf Insolvenzentschädigung besteht, was
hier nicht zutrifft. (...)"
In una sentenza del 17
aprile 2003 nella causa S. (C 133/02) l'Alta Corte si è occupata del caso di un
assicurato che aveva sciolto il contratto di lavoro con effetto immediato dopo
avere messo in mora il datore di lavoro di versargli il salario. Il fallimento
del datore di lavoro è poi stato dichiarato a seguito dell'iniziativa di un
collega di lavoro.
In quel caso l'Alta Corte
ha ritenuto che l'assicurato aveva rispettato l'obbligo di ridurre il danno ed
ha rilevato:
" (...)
Im Rahmen dieses Erfordernisses ist praxisgemäss
Art. 55 Abs. 1 AVIG zu beachten, nach dessen erstem Satz - als Ausdruck der
allgemeinen Schadenminderungspflicht - der Arbeitnehmer im Konkurs- oder
Pfändungsverfahren alles unternehmen muss, um seine Ansprüche gegenüber dem
Arbeitgeber zu wahren. Ein Anspruch auf Insolvenzentschädigung entfällt daher,
wenn der Arbeitnehmer oder die Arbeitnehmerin vor (ARV 2002 Nr. 30 S. 190) oder
nach Auflösung des Arbeitsverhältnisses die Lohnansprüche nicht innert
nützlicher Frist geltend macht (BGE 114 V 60 Erw. 4). In dem in ARV 1999 Nr. 24
S. 140 ff. veröffentlichten Urteil C. vom 25. Juni 1998 (C 183/97) hat das Eidgenössische
Versicherungsgericht festgestellt, dass ein Versicherter, dessen
Arbeitsverhältnis lange vor dem Konkurs des Arbeitgebers beendigt worden ist
und der mehr als ein Jahr nach Beendigung des Arbeitsverhältnisses zuwartet, um
ausstehende Löhne geltend zu machen, den Anspruch auf Insolvenzentschädigung
verliert. In dem in ARV 2002 Nr. 8 S. 62 ff. publizierten Urteil C. vom 4.
September 2001 (C 91/01) erachtete es ein Zuwarten von drei Monaten nach Beendigung
des Arbeitsverhältnisses bereits als Verletzung der Schadenminderungspflicht.
3.
3.1
Der Beschwerdeführer war für die D.________
GmbH als Kraftfahrer im Fernverkehr tätig und hatte nach seiner Darstellung bis
Ende März 2000 den Lohn erhalten. Den von diesem Zeitpunkt an ausstehenden Lohn
samt Spesen liess er durch seinen Rechtsvertreter mit Schreiben vom 20.
Dezember 2000 geltend machen und der Arbeitgeberin eine Zahlungs- und Sicherstellungsfrist
bis 8. Januar 2001 ansetzen, ansonsten das Arbeitsverhältnis auf diesen Zeitpunkt
hin fristlos gekündigt werde. Am 9. Januar 2001 bestätigte sein Rechtsvertreter
die fristlose Auflösung des Arbeitsverhältnisses per 8. Januar 2001. Die
Ansprüche aus dem Arbeitsvertrag bezifferte er gegenüber der Arbeitgeberin mit
Schreiben vom 23. Januar 2001 auf Fr. 34 700.- Lohn und Fr. 11 766.10 Spesen
und ersuchte um Überweisung bis spätestens 31. Januar 2001.
Am 22. Februar und am 19. März 2001 hatte er mit
der Arbeitgeberin in der Angelegenheit telefonischen Kontakt, wobei es u.a. um
die Höhe der Ratenzahlungen ging. Am 31. August 2001 reichte er schliesslich
für den Beschwerdeführer das Betreibungsbegehren über die ausstehende Forderung
ein.
3.2
Zuvor hatte der Rechtsvertreter des
Beschwerdeführers bereits am 14. Dezember 2000 für einen Arbeitskollegen des
Beschwerdeführers gestützt auf ein Urteil des Gewerblichen Schiedsgerichts
Basel-Stadt vom 13. November 2000 die Betreibung gegen die Arbeitgeberin
eingeleitet und am 8. Februar 2001 die Fortsetzung der Betreibung verlangt. Am
30.
März 2001 setzte das Zivilgericht Basel-Stadt auf den 26. April 2001 die
Verhandlung über die Konkurseröffnung an. Am 26. April 2001 bezahlte die
Arbeitgeberin dem andern Arbeitnehmer einen Betrag von Fr. 8000.- an die
insgesamt ausstehende Forderung und verpflichtete sich, den Rest von Fr.
6448.55
bis zum 10. Mai 2001 zu begleichen. Gestützt darauf zog der
Arbeitskollege das Konkursbegehren einstweilen zurück. Nachdem die
Arbeitgeberin den vereinbarten Zahlungstermin und zwei zusätzliche Fristen
nicht eingehalten hatte, stellte der gemeinsame Rechtsvertreter am 15. Juni
2001.
für den Arbeitskollegen wiederum das Konkursbegehren. Dieses
Konkursbegehren konnte der Schuldnerin weder auf postalischem Wege noch durch
die Polizei zugestellt werden, sodass mit Ediktalzitation vom 5. Oktober 2001
auf den 18. Oktober 2001 zur Verhandlung betreffend Konkurseröffnung vorgeladen
werden musste. An diesem Tag wurde in der Folge durch das Zivilgericht
Basel-Stadt über die Arbeitgeberin der Konkurs eröffnet.
3.3
Bei dieser Sachlage ist davon auszugehen,
dass der Beschwerdeführer seiner Schadenminderungspflicht während des
Arbeitsverhältnisses nachgekommen ist (vgl. ARV 2002 Nr. 30 S. 190), indem er
seinen Lohn samt Spesen sowie gestützt auf Art. 337a OR deren Bezahlung und
Sicherstellung verlangt hatte.
Nach der fristlosen Auflösung des
Arbeitsverhältnisses per 8. Januar 2001 machte sein Rechtsvertreter am 23.
Januar 2001 schriftlich die Forderungen aus dem Arbeitsverhältnis geltend.
Ferner hatte dieser am 22. Februar und am 19. März 2001 telefonisch mit der
Arbeitgeberin Kontakt. Schliesslich stellte er am 31. August 2001 für den
Beschwerdeführer das Betreibungsbegehren. Diese Vorgehensweise kann entgegen
der Auffassung der Arbeitslosenkasse und der Vorinstanz nicht als zu langes
Zuwarten und damit als Verletzung der Pflicht zur Geltendmachung der
Lohnansprüche innert nützlicher Frist betrachtet werden. Zwar wurde in ARV 2002
Nr. 8 S. 62, auf welchen die Beschwerdegegnerin in der Vernehmlassung hinweist,
eine Pflichtverletzung bejaht bei einem Versicherten, der drei Monate nach
Beendigung des Arbeitsverhältnisses seine Lohnforderungen immer noch nicht
gestellt hatte und auf die Konkurseröffnung warten wollte. Im vorliegenden Fall
verhält sich die Situation indessen anders. Der Beschwerdeführer liess zum Einen
durch seinen Rechtsvertreter unmittelbar nach Auflösung des
Arbeitsverhältnisses seine Forderung schriftlich sowie telefonisch geltend
machen und mit einer gewissen Verzögerung die Betreibung einleiten. Zum Andern
versuchte sein Rechtsvertreter für einen seiner Arbeitskollegen bei derselben
Arbeitgeberin Lohnansprüche gerichtlich sowie betreibungsrechtlich
durchzusetzen und stellte für diese am 27. März und am 15. Juni 2001 jeweils
das Konkursbegehren. Ferner wusste sein Rechtsvertreter im Anschluss an das zweite
Konkursbegehren, dass der Arbeitgeberin die Betreibungshandlungen nicht mehr
zugestellt werden konnten. Unter diesen Umständen bedeutet es keine Verletzung
der Schadenminderungspflicht, wenn ein Rechtsvertreter, der zwei Arbeitnehmer
der gleichen Firma vertritt, die gerichtlichen und betreibungsrechtlichen
Handlungen nur für einen Arbeitnehmer bis zur Stellung des Konkursbegehrens
durchführt. Die Sache geht daher an die Arbeitslosenkasse zurück, damit diese
nach Prüfung der übrigen Anspruchsvoraussetzungen in betraglicher Hinsicht über
die Insolvenzentschädigung neu verfüge. (...)"
In una sentenza del 2
settembre 2003 nella causa K. (C 121/03) l'Alta Corte ha stabilito che un
assicurato attivo fino al 9 settem-bre 2002 presso una ditta dichiarata in
fallimento l'11 novembre 2002, aveva rispettato l'obbligo di ridurre il danno
rilevando:
" (...)
2.1
In der Verwaltungsgerichtsbeschwerde hält
der Beschwerdeführer zu Recht nicht am sinngemäss erhobenen Einwand fest, der
Einspracheentscheid beruhe insofern auf einer unzutreffenden Auslegung und
Anwendung des Gesetzes, als er von einer Schadenminderungspflicht nach Art. 55
AVIG auch ausserhalb des Konkurs- oder Pfändungsverfahrens ausgehe. Zwar bezieht
sich die in Abs. 1 der Bestimmung statuierte Pflicht des Versicherten, alles zu
unternehmen, um seine Ansprüche gegenüber dem Arbeitgeber zu wahren, dem
Wortlaut nach auf das Konkurs- und Pfändungsverfahren. Die Norm bildet jedoch
Ausdruck der allgemeinen Schadenminderungspflicht, welche auch dann Platz
greift, wenn das Arbeitsverhältnis vor der Konkurseröffnung aufgelöst wird (BGE
114.
V 60 Erw. 4; ARV 1999 Nr. 24 S. 140 ff.), und der versicherten Person in
reduziertem Umfang schon vor der Auflösung des Arbeitsverhältnisses obliegt,
wenn der Arbeitgeber der Lohnzahlungspflicht nicht oder nur teilweise nachkommt
und mit einem Lohnverlust zu rechnen ist (ARV 2002 Nr. 30 S. 190; Urteile T.
vom 4. Juli 2002, C 39/02, und N. vom 15. Oktober 2001, C 194/01).
2.2
Der Beschwerdeführer hat die Lohnforderung
für die Zeit ab 1. Juni 2002 seinen Angaben zufolge wiederholt mündlich geltend
gemacht. Dass er sich zunächst mit der ebenfalls mündlichen Zusicherung des
Arbeitgebers begnügt hat, die Lohnzahlungen würden sobald als möglich erfolgen,
mag insbesondere im Hinblick darauf, dass sich die Parteien per 1. Juni 2002
auf eine neue Lohnregelung geeinigt hatten (Monats- statt Stundenlohn), als
verständlich erscheinen. Zu einem Verzicht auf konkrete Massnahmen zur Realisierung
der Lohnansprüche bestand aber spätestens nach der offenbar in gegenseitigem Einvernehmen
erfolgten Auflösung des Arbeitsverhältnisses per 9. September 2002 kein Anlass
mehr. Der Versicherte hat auch nach diesem Zeitpunkt keine rechtlichen Schritte
(schriftliche Mahnung, Betreibung) zur Einforderung der ausstehenden Löhne
unternommen, obschon er ab Juni 2002 keinen Lohn mehr erhalten hatte und ihm
auf Grund der Angaben des Arbeitgebers bekannt war, dass der Betrieb sich in
finanziellen Schwierigkeiten befand. Erst nachdem am 11. November 2002 über die
Firma der Konkurs eröffnet worden war, beauftragte er die Orion
Rechtsschutz-Versicherungsgesellschaft (nachfolgend: Orion) mit der Wahrung
seiner Interessen. Nach Vornahme näherer Abklärungen hat diese am 16. Januar
2003.
beim Konkursamt eine Forderung in der Höhe von Fr. 15'790.- eingereicht.
Indem der Beschwerdeführer auch nach der am 9. September 2002 erfolgten
Auflösung des Arbeitsverhältnisses während längerer Zeit keine konkreten
Massnahmen zur Durchsetzung der Lohnansprüche in die Wege geleitet und damit
bis nach der Konkurseröffnung zugewartet hat, ist er der arbeitslosenversicherungsrechtlichen
Schadenminderungspflicht nicht nachgekommen.
3.
Was in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde vorgebracht
wird, vermag zu keinem andern Ergebnis zu führen. Wohl mag es zutreffen, dass
der Versicherte sich wiederholt beim Arbeitgeber bezüglich der Lohnzahlungen
erkundigt und seine Lohnansprüche auch geltend gemacht hat. Es handelte sich
jedoch ausschliesslich um telefonische Interventionen und nicht um rechtliche Schritte
zur Realisierung der Lohnausstände, wie sie dem Leistungsansprecher auf Grund
der Schadenminderungspflicht für die Zeit nach erfolgter Auflösung des
Arbeitsverhältnisses obliegen. Es mag sodann als verständlich erscheinen, dass
der Beschwerdeführer eine Rechtsschutzversicherung mit der Wahrung seiner
Interessen beauftragt hat. Er kann jedoch nicht nachweisen, dass er dies vor
der am 11. November 2002 erfolgten Konkurseröffnung über den Arbeitgeber getan
hat. Es liegt diesbezüglich lediglich ein Schreiben der Orion vom 12. Dezember
2002.
vor, mit welchem diese vom ehemaligen Arbeitgeber nähere Angaben zum
Arbeitsverhältnis und zu den Lohnverhältnissen verlangt hat. Selbst wenn dem
Beschwerdeführer anlässlich der Kontaktnahme mit der Rechtsschutzversicherung
die Konkurseröffnung noch nicht bekannt gewesen sein sollte, ist ihm
vorzuhalten, dass er ohne ersichtlichen Grund mit Massnahmen zur Realisierung
der Lohnausstände zugewartet hat, obschon er mit einem Lohnverlust rechnen
musste. Der Lohnausstand hat zwar nur etwas mehr als drei Monate umfasst und
zwischen der Auflösung des Arbeitsverhältnisses und der Konkurseröffnung
liegen lediglich rund zwei Monate. Nach den gesamten Umständen ist die verfügte
Leistungsverweigerung jedoch nicht als unverhältnismässig zu qualifizieren.
Schliesslich kann entgegen den Ausführungen in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde nicht angenommen werden, dass der Schaden
(Lohnverlust) auch bei pflichtgemässem Handeln nicht zu vermeiden gewesen wäre.
Denn es ist nicht auszuschliessen, dass bei sofortiger Androhung oder
Einleitung betreibungsrechtlicher Massnahmen noch eine Zahlung erfolgt wäre.
Demzufolge besteht kein Grund, die Rechtmässigkeit der Leistungsverweigerung
mangels einer Kausalität des pflichtwidrigen Verhaltens des Beschwerdeführers
zu verneinen.(...)"
In
una sentenza del 2 settembre 2003 nella causa S. (C 145/03) il TFA ha ritenuto
che un assicurato non aveva violato gravemente l'obbligo di ridurre il danno.
In proposito la nostra Massima Istanza ha in particolare rilevato:
" (...)
2.2
Nach den Angaben im Antrag auf
Insolvenzentschädigung war der Beschwerdeführer ohne schriftlichen
Arbeitsvertrag zu einem Monatslohn von Fr. 2'000.- angestellt. Das Arbeitsverhältnis
dauerte vom 20. August bis 18. September 2001 und wurde vom Arbeitgeber noch
während der Probezeit aufgelöst. Letzter Arbeitstag war der 10. September 2001.
Als eine Lohnzahlung unterblieb, setzte sich gemäss Darstellung des
Beschwerdeführers seine Freundin im Oktober 2001 telefonisch mit dem
Arbeitgeber in Verbindung, welcher ihr mitgeteilt habe, die Zahlung werde im
Laufe des Monats Oktober, spätestens aber im November 2001 erfolgen. Dabei sei
ihr erklärt worden, dass noch eine Rechnung über einen vom Arbeitnehmer
verursachten Schaden abgewartet werde. Nach weiteren telefonischen
Interventionen habe sich die Freundin im November an die CAP AG gewandt, welche
mit Schreiben vom 30. Januar 2002 vom Arbeitgeber nähere Angaben zum
Sachverhalt verlangt habe. Auf die Antwort des Arbeitgebers vom 22. Februar
2002.
forderte sie am 7. März 2002 bis Ende des Monats eine Lohnabrechnung und
die Überweisung des Guthabens unter der Androhung einer Klageeinreichung bei
unbenutztem Ablauf der Frist. Am 11. April 2002 beauftragte sie Rechtsanwalt
Andreas Frei mit der Wahrung der Interessen des Versicherten. Nachdem der
Arbeitgeber auf einen Vergleichsvorschlag vom 25. April 2002 auf Zahlung von
Fr. 1'000.- nicht eingetreten war, reichte der Rechtsvertreter am 21. Mai 2002
beim Friedensrichteramt Klage auf Lohnzahlung im Betrag von Fr. 1'500.- ein.
Auf die am 11. Juni 2002 erfolgte Konkurseröffnung über den Arbeitgeber hin gab
er eine entsprechende Forderung in den Konkurs ein und beantragte bei der Arbeitslosenkasse
die Ausrichtung von Insolvenzentschädigung.
2.3
Der Beschwerdeführer hat nach Auflösung des
Arbeitsverhältnisses zunächst keine konkreten Massnahmen zur Durchsetzung des
Lohnanspruchs unternommen. Die wiederholten mündlichen Interventionen seiner Freundin
genügen unter dem Gesichtspunkt der arbeitslosenversicherungsrechtlichen Schadenminderungspflicht
nicht. Auch die von ihm geltend gemachte Hinhaltetaktik des Arbeitgebers
vermag ihn nicht zu exkulpieren, bestand nach der noch während der Probezeit
erfolgten Auflösung des Arbeitsverhältnisses doch kein Grund, mit konkreten
Schritten zuzuwarten. Sein Pflichtversäumnis kann indessen nicht als schwer
qualifiziert werden. Der Lohnausstand umfasste lediglich knapp einen Monat und
es bestanden für den Beschwerdeführer glaubhaftermassen keine Anhaltspunkte
für finanzielle Schwierigkeiten des Arbeitgebers. Im Hinblick darauf, dass er
über keinen schriftlichen Arbeitsvertrag verfügte und der Arbeitgeber eine
Gegenforderung (Art. 321e OR) geltend machte, ist verständlich, dass er vor
weiteren Vorkehren eine Rechtsschutzversicherung beigezogen hat, was zu einer
Verzögerung in der Geltendmachung des Lohnanspruchs führte. An die
Rechtsschutzversicherung ist er bereits am 2. November 2001 und damit weniger
als zwei Monate nach Fälligkeit des Lohnanspruchs und Auflösung des
Arbeitsverhältnisses gelangt.
Rechtsschutzversicherung und Rechtsanwalt haben
ebenfalls innert vertretbarer Fristen gehandelt. Dem Beschwerdeführer kann
auch nicht zum Vorwurf gemacht werden, dass er unter den gegebenen Umständen
zunächst eine vergleichsweise Erledigung des Falles angestrebt hat (vgl. ARV
1999.
Nr. 24 S. 143 Erw. 1c i.f.). Zudem wurde die arbeitsrechtliche Klage noch
vor der Konkurseröffnung (11. Juni 2002) eingereicht. Auf Grund der gesamten
Umstände wiegt die Verletzung der Schadenminderungspflicht nicht derart schwer,
dass sie mit einer Leistungsverweigerung zu sanktionieren wäre.(...)"
2.3
Nella
presente fattispecie RI 1, ha lavorato per la __________ dal 2 settembre 2002 (cfr.
doc. 9) fino al 30 maggio 2003 quando è stato licenziato con effetto immediato
(cfr. Doc. B1).
Al momento della disdetta
del rapporto di lavoro l'assicurato vantava delle pretese salariali di fr. 2'700.--
(differenza salariale di fr. 900.-- per il mese di giugno 2003 e tredicesima
pro rata temporis di fr. 1800, cfr. Doc. B2).
In una sentenza del 12 maggio
2005.
nella causa V. (38.2004.99), relativa ad uno dei colleghi dell’assicurato,
il TCA, dopo approfondita istruttoria, in particolare l’audizione
dell’assicurato e del suo patrocinatore ( il quale rappresenta davanti al TCA
tutti gli ex dipendenti della ditta), ha confermato la decisione su opposizione
con la quale la Cassa negato il diritto ad indennità per insolvenza, sulla base
delle seguenti argomentazioni:
" L'istruttoria
della causa, ed in particolare l'udienza del 18 aprile 2005 (cfr. consid.
1.8
), ha permesso di stabilire che durante l'estate 2003 l'assicurato
unitamente ai suoi colleghi ha sollecitato il datore di lavoro a versargli gli
arretrati e si è rivolto al RA 1.
Il patrocinatore dell'assicurato il 4 settembre 2003 ha poi
inviato alla ditta uno scritto del seguente tenore per i dipendenti __________
e RI 1:
" Egregi
Signori,
i nostri patrocinati citati a margine
ci hanno informato che nel mese di luglio hanno ricevuto un acconto.
Dopo nostra sollecitazione avete infatti versato ai nostri
assistiti
fr. 3000.-- a testa.
- 1'595.-- differenze mese di dicembre,
- 1'800.-- 13° mensilità pro-rata temporis,
- 585.-- differenza salariale mese di giugno 2003,
________
3'980.-- totale;
mentre il signor RI 1:
- 1'800.-- 13° mensilità pro-rata temporis,
- 900.-- differenza salariale mese di giugno,
________
2'700.-- totale
Vi concediamo un termine di 10 giorni
per versare il dovuto dopo di che ci vedremo costretti a intraprendere la via
legale per ottenere quanto richiesto.
Non escludiamo inoltre di rendere pubblica la vicenda."
(Doc. 16)
Il 15 ottobre 2003 il patrocinatore dell'assicurato ha scritto al
datore di lavoro una lettera del seguente tenore per i dipendenti __________ e RI
1:
" Egregio
Signor __________,
malgrado le sue rassicurazioni, non ha
ancora provveduto a versare il dovuto ai nostri assistiti. Vi concediamo un termine
di 5 giorni per versare quanto spetta loro, in caso contrario adiremo le vie
legali.
Ci permettiamo ricordarvi che oltre a
questi colleghi ve ne sono altri che attendono la liquidazione da parte
sua!" (Doc. A6)
Malgrado il datore di lavoro non abbia versato quanto dovutogli
entro il termine assegnato l'assicurato ha rinunciato sia a fare emettere un
precetto esecutivo sia ad inoltrare in Pretura un'azione per mercede e salario.
Egli sperava infatti che il direttore della ditta gli avrebbe procurato entro
un breve termine un nuovo impiego. Inoltre durante l'estate il datore di
lavoro aveva pagato a tutti i dipendenti fr. 3'000.-- (cfr. consid. 1.7). __________
ha fatto valere i suoi crediti soltanto il 25 novembre 2004 (cfr. Doc. B2),
dopo che la ditta era fallita il 27 agosto 2004 e dopo che erano trascorsi più
di 17 mesi dalla conclusione del rapporto di lavoro.
Egli ha così manifestamente violato il proprio obbligo di ridurre
il danno ai sensi dell'art. 55 cpv. 1 LADI. La giurisprudenza esige infatti che
metta in atto tutte le misure possibili per rivendicare il salario (cfr. STFA
del 2 aprile 2003 nella causa M., C 297/02: "Schriftliche Mahnung,
Zahlungsbefehl, Betreiburg (recte: Betreibung), Lohnklage") il più presto
possibile (cfr. STFA del 17 aprile 2003 nella causa S., C 323/02).
Questa soluzione si giustifica tanto più se si considera che,
secondo l'espressione usata dal patrocinatore dell'assicurato nella sua
opposizione, la situazione finanziaria della ditta __________ era "apparsa
chiaramente in tutta la sua drammaticità" già al momento della chiusura
della ditta (cfr. consid. 1.2). Inoltre, quando è stato inviato lo scritto del
15.
ottobre 2003 erano già trascorsi i due mesi entro il quale il sig. __________
si sarebbe impegnato a procurare all'assicurato un nuovo lavoro (cfr. consid.
1.
).
Infine e soprattutto già il 1° dicembre 2003 la Cassa CO 1 aveva
indicato al patrocinatore la procedura che doveva adottare per poter ottenere
l'indennità per insolvenza (e cioè arrivare fino alla richiesta di fallimento,
cfr. consid. 1.5 e 1.7).
Quanto alla scelta del patrocinatore dell'assicurato di inoltrare
un'azione in Pretura solo per la dipendente che vantava il più ingente credito
salariale, il TCA constata che se è vero che in una sentenza del 17 aprile 2003
nella causa S., C 133/02 (riprodotta in esteso al consid. 2.2.), il TFA ha
ritenuto sufficiente che la causa giudiziaria fosse stata inoltrata da un
collega di lavoro è altrettanto vero che, in quel caso, il rappresentante
dell'assicurato aveva fatto valere le proprie pretese, facendo emettere un
precetto esecutivo, ciò che non è avvenuto nella presente fattispecie.
L'udienza ha peraltro permesso di chiarire che delle modalità
d'azione scelte dal patrocinatore dell'assicurato insieme con i dipendenti (in
particolare di non fare emettere precetti esecutivi e di inoltrare un'azione in
Pretura soltanto per __________) la Cassa di disoccupazione non è mai stata
ufficialmente informata (cfr. consid. 1.7).
In simili condizioni la decisione su opposizione deve essere
confermata.”
Le considerazioni appena
riprodotte , alle quali integralmente si rinvia, valgono anche per RI 1. La
decisione impugnata deve pertanto essere confermata.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- Il ricorso
é respinto.
2.- Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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