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Decisione

38.2004.102

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

30 maggio 2005Italiano41 min

Source ti.ch

Fatti

i crediti salariali che non è più sicuro di incassare.

Nel suo caso il rapporto di lavoro è terminato il

31.05.2003, il fallimento della ditta è stato decretato il 27.08.2004, la

domanda è stata presentata alla nostra Cassa il 14 settembre 2004.

Dal mese di maggio 2003, alla notifica di credito

del 10 settembre 2004, non può comprovare di aver fatto il necessario a tutela

dei suoi interessi salariali. Le 3 lettere di rivendicazione, l'ultima della

quale datata 1° dicembre 2003, non costituiscono una prova dell'impegno nel

recuperare il salario." (Doc. A3)

1.2. Il 24

novembre 2004 l'assicurato ed alcuni suoi colleghi di lavoro hanno fatto

inoltrare una tempestiva opposizione contro la decisione della Cassa. Il

patrocinatore dei lavoratori si è così espresso:

"

La presente opposizione viene effettuata in

forma collettiva in quanto le persone sopra indicate fanno tutte parte della

nostra organizzazione sindacale e sin dal momento della chiusura della ditta, __________,

hanno concordato e negoziato unicamente la strategia per cercare di farsi

versare i salari mancanti dalla ditta.

In primo luogo va rilevato che unitamente ai casi

menzionati il nostro sindacato si è pure occupato del caso della signora __________,

collega dei quattro sopraccitati, per la quale è stata regolarmente versata

l'indennità per insolvenza.

Al momento della chiusura della ditta i 5

dipendenti si sono rivolti al sindacato per far valere i propri diritti. Quale

sindacato ci siamo subito attivati per cercare di far versare le mancanze

salariali ai nostri iscritti. Ed in parte infatti ci siamo riusciti facendo

versare Fr. 3000.-- ai nostri associati (vedi nostra lettera del 4 settembre

2003.). La situazione finanziaria della ditta __________ era già allora apparsa

chiaramente in tutta la sua drammaticità. La ditta aveva infatti terminato la

sua attività a causa della chiusura del suo unico cliente il quotidiano __________.

Nell'estate del 2003 abbiamo a più riprese

cercato, con pressioni telefoniche, di far versare ai dipendenti il dovuto.

Molte promesse sono state fatte dal signor __________ della __________ che non

ha però fatto fronte ai suoi impegni. Il 5 ottobre 2003 abbiamo intimato un

termine perentorio per i colleghi __________ e __________ (allegato). __________

e RI 1 cercarono allora di convincere il proprio datore di lavoro ancora con

pressioni di tipo personale (lettere e telefonate). Ma tali interventi non

servirono a nulla. A questo punto il 20 ottobre ci eravamo già rivolti al

vostro ufficio per anticipare l'indennità di insolvenza per __________ e __________,

i colleghi più in difficoltà, in quanto era palese che ci sarebbe stato il

fallimento della ditta (allegato).

Sempre in questa fase ci si è tutti resi conto

che la __________ non avrebbe pagato, nulla a nessuno, abbiamo perciò deciso di

intraprendere la via legale. L'analisi fatta da parte del sindacato è stata di

fare in prima battuta la causa per la collega __________, che vantava il

credito maggiore (più di 16'000 franchi). L'idea era di procedere con le altre

istanze con l'importo più esiguo in seconda battuta, con la speranza che la __________

si spaventasse e pagasse il dovuto. Il 19 novembre abbiamo quindi inviato alla

Pretura di __________ una istanza mercede e salari per la nostra assistita __________.

Durante l'udienza con il segretario assessore, signor __________, abbiamo

anticipato l'idea di fare le istanze per gli altri attori sopra indicati nei

giorni successivi.

__________, premettendo che comunque la decisione

spettava a noi, ci aveva comunque esortati ad evitare inutile burocrazia; era

infatti chiaro che la __________ sarebbe fallita e altre istanze avrebbero

costituito uno spreco di tempo e burocrazia inutile.

Comunque visto la reticenza del vostro ufficio

nel riconoscere il diritto alle indennità di insolvenza, nelle scorse settimane

i dipendenti hanno insinuato il credito al competente Ufficio di esecuzione e

fallimenti (allegato).

Alla luce di tutto ciò ci sembra palese l'impegno

messo sia a livello di rappresentante legale che individuale messo in campo per

cercare di fare versare il dovuto. È pure evidente la buona fede del sindacato

nell'aver rinunciato a inoltrare ulteriori istanze in questa vertenza.

Per i motivi sopra indicati vi chiediamo perciò

di rivedere le vostre decisioni." (Doc. A2)

1.3. Il 2

dicembre 2004 la Cassa ha respinto l'opposizione, sottolineando in particolare:

"

(...)

Nel suo caso il rapporto di lavoro è terminato il

31 maggio 2003, il fallimento della ditta è stato decretato il 27 agosto 2004, la

domanda è stata presentata alla nostra Cassa il 14 settembre 2004.

Dal mese maggio 2003, alla notifica di credito

del 10 settembre 2004, non può comprovare di aver fatto il necessario a tutela

dei suoi interessi salariali.

Le uniche lettere di rivendicazione sono state da

lei inviate in data 15.08.2003, 07.10.2003, 01.12.2003, non raccomandate,

all'attenzione del signor __________, il quale non era neppure legittimato a

rappresentare la società poiché non aveva il diritto di firma.

Dal 1° dicembre 2003 alla notifica del 10

settembre 2004 non vi sono giustificativi che ci permettano di verificare il

suo impegno per salvaguardare i suoi diritti salariali, pertanto confermiamo

che la domanda d'insolvenza dev'essere respinta." (Doc. A1)

1.4. Contro la

decisione su opposizione l'assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso

al TCA nel quale il suo patrocinatore si è così espresso:

"

(...)

Al momento della chiusura

della ditta __________ il nostro associato citato a margine, unitamente a 5

suoi colleghi, si era rivolto al sindacato per far valere i propri diritti

salariali. Quale sindacato ci siamo subito attivati per cercare di far versare

le mancanze salariali per i nostri iscritti. Ed in parte, infatti, ci siamo

riusciti facendo versare Fr. 3000.- ai nostri associati (vedi nostra lettera

del 4 settembre 2003 allegato 2). La situazione finanziaria della ditta __________

era già allora apparsa chiaramente in tutta la sua drammaticità. La ditta

aveva, infatti, terminato la sua attività a causa della chiusura del suo unico

cliente il quotidiano __________.

Nell'estate del 2003 abbiamo a più riprese

cercato, con interventi telefoniche, di far versare ai dipendenti il dovuto.

Molte promesse sono state fatte dal signor __________ della __________ che non

ha però fatto fronte ai suoi impegni. A più riprese sia telefonicamente che in

forma scritta ( allegato 3) il nostro patrocinato ha pure continuato a fare

pressione per ottenere il dovuto. Purtroppo tutti gli i interventi non

servirono a nulla. Presso l'ufficio esecuzione e fallimenti i debiti della

Ditta __________ si andavano accumulando copiosamente.

Sempre in questa fase ci si è tutti resi conto

che la __________ non avrebbe pagato nulla a nessuno, abbiamo perciò deciso di

intraprendere la via legale. L'analisi fatta da parte del sindacato è stata di

fare in prima battuta la causa per la collega __________ (la quale ha ricevuto

regolarmente le indennità di insolvenza), che vantava il credito maggiore (più

di 16'000 franchi). L'idea era di procedere con le altre istanze, con l'importo

più esiguo, in seconda battuta, con la speranza che la __________ sentendosi

sotto pressione cedesse pagando il dovuto. Il 19 novembre abbiamo quindi

inviato alla pretura di __________ una istanza mercede e salari per la nostra assistita

__________. Durante l'udienza con il segretario assessore, signor __________,

abbiamo comunicato la nostra intenzione di inoltrare le istanze per gli altri

attori sopra indicati nei giorni successivi. __________, premettendo che

comunque la decisione spettava a noi, ci aveva comunque esortati ad evitare

inutile burocrazia; era infatti chiaro che __________ sarebbe fallita e altre

istanze avrebbero costituito uno spreco di tempo e burocrazia inutile.

Contattato da noi nelle settimane scorse Il segretario Assessore signor __________

ci ha confermato i fatti.

Visto la reticenza della Cassa disoccupazione nel

riconoscere il diritto alle indennità d'insolvenza, nelle scorse settimane

tutti i dipendenti hanno insinuato il credito al competente Ufficio di

esecuzione e fallimenti (allegato 4).

Conclusioni

Alla luce di tutto ciò, ci sembra palese

l'impegno messo sia a livello di rappresentante legale che individuale messo in

campo per cercare di fare versare il dovuto dalla __________. E' pure evidente

la buona fede del sindacato nell'aver rinunciato a inoltrare ulteriori istanze

in questa vertenza, che avrebbero avuto come unico effetto un aumento del

carico burocratico della pretura senza cambiare minimamente lo stato delle cose

nella procedura di fallimento della ditta __________.

Per i motivi sopra indicati chiediamo piaccia

giudicare:

- il ricorso è accolto

- al signor RI 1 saranno riconosciute le indennità di insolvenza

- protestate spese e ripetibili." (Doc. I)

1.5. Nella sua

risposta del 10 gennaio 2005 la Cassa propone di respingere il ricorso e

osserva:

"

(...)

Dagli atti si evince quanto segue:

1. con

istanza del 10.09.2004, pervenuta alla Cassa il 14.09.2004, il signor RI 1

rivendicava un'indennità per insolvenza pari a fr. 8'750.-- composta da fr.

3'500.-- per lo stipendio del mese di giugno 2003 (termine di disdetta), fr.

1'750.-- quale quota parte della tredicesima del 2003 e fr. 3'500.-- per

vacanze non godute;

Considerandi

2.

in

data 10 settembre 2004 il signor RI 1 notificava il proprio credito tramite

l'Ufficio Esecuzioni e Fallimenti di __________ a seguito del fallimento della __________

decretato il __________;

3.

dalla

cessazione del rapporto di lavoro al decreto di fallimento il signor RI 1 ha

inviato al signor __________ tre lettere, non raccomandate, in data 15 agosto

2003, 7 ottobre 2003 e 1° dicembre 2003. Solo la lettera del 1.12.2003

quantifica i salari arretrati rivendicati;

4.

dopo

il 1° dicembre 2003 non vi è nessun documento comprovante un segnale

inequivocabile dal quale oggettivamente riconoscere la ferma intenzione di rivendicare

i salari non ancora pagati.

La Cassa non ritiene di poter riconoscere

l'indennità per insolvenza in mancanza di questi documenti.

Si osserva che anche le lettere inviate al signor

__________, persona non legittimata a rappresentare il datore di lavoro, non

avendo il diritto di firma, non possono assurgere a provvedimento a tutela dei

diritti del ricorrente nei confronti del datore di lavoro.

Dalla fine del rapporto di lavoro (30 giugno

2003) al decreto di fallimento del __________ il signor RI 1 non ha quindi

prodotto nulla a tutela dei suoi diritti discendenti dal contratto di lavoro.

(...)" (Doc. IV)

1.6

Il 21 aprile

2005.

il rappresentante dell'assicurato ha trasmesso (Doc. VI) la lettera di

disdetta (Doc. B1e Doc. B2) e la notifica di credito (Doc. B3). Questi

documenti sono stati trasmessi alla Cassa per conoscenza (Doc. VII).

in

diritto

2.1

Secondo

l'art. 51 cpv. 1 LADI:

"

1I lavoratori

soggetti all'obbligo di contribuzione, al servizio di datori di lavoro che

sottostanno in Svizzera ad una procedura d'esecuzione forzata o che occupano in

Svizzera lavoratori, hanno diritto all'indennità per insolvenza, se:

a. il

loro datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se a quel momento

vantano crediti salariali oppure

b, il

fallimento non viene dichiarato soltanto perchè in seguito a manifesto

indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le

spese o

c. hanno

presentato, contro il loro datore di lavoro, una domanda di pignoramento per

crediti salariali."

L'art.

55.

cpv. 2 LADI stabilisce invece che:

"

Il lavoratore deve restituire l'indennità per

insolvenza, se il credito salariale è respinto nella procedura di fallimento o

di pignoramento, non è coperto per sua colpa intenzionale o sua grave

negligenza oppure è successivamente soddisfatto dal datore di lavoro."

2.2

In una

sentenza pubblicata in DLA 2002 pag. 190 seg. il TFA ha sottolineato che l'obbligo

di riduzione del danno a carico del lavoratore, menzionato all'articolo 55

capoverso 1 LADI, esiste già prima dello scioglimento del rapporto di lavoro

quando il datore di lavoro non versa - o non versa inte­ramente - il salario e

il lavoratore deve aspettarsi di subire una perdita. L'obbligo di riduzione del

danno non è tuttavia lo stesso prima o dopo lo scioglimento del rapporto di

lavoro: ciò dipende di volta in volta dal singolo caso. Non si esige

necessariamente che l'assicurato avvii senza indugio un'esecuzione contro,

l suo datore di lavoro o che presenti un'azione contro quest'ultimo. Occorre

invece che il lavoratore mostri in modo non equivoco e riconoscibile per il

datore di lavoro il carattere serio del suo credito salariale.

Contravviene al proprio

obbligo di ridurre il danno, e non ha pertanto diritto all'indennità per insol­venza, l'assicurato che

rinuncia a qualsiasi pratica utile per riscuotere il suo salario, poiché accetta di differire per un lungo

periodo l'incasso del proprio credito in attesa di giorni migliori, senza una

vera e propria garanzia che il datore di lavoro sia in grado di adempiere, in

futuro, i suoi obblighi finanziari.

In

particolare l'Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

"

D'après la jurisprudence antérieure, lorsque

l'ouver­ture de la faillite ou la demande de saisie intervient après la fin des

rapports de travail, le droit à l'indemnité présuppose que l'employeur ait déjà

été insolvable au moment de la dissolution des rapports de travail et que

l'ouverture de la faillite ou la demande de saisie ait été différée pour des

motifs sur lesquels l'assuré n'avait aucune prise (ATF 114 V 59 consid. 3d). Par

la suite, le Tribunal fédéral des assurances a jugé qu'il existait également un

droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité lorsque l'insolvabilité de

l'employeur ne survient qu'après la dissolution des rapports de travail (arrêt

B. du 18 février 2000 [C 362/98], dont un compte-rendu est publié dans la RSAS

2001.

p. 92). L'obligation de diminuer le dommage qu'exprime l'art. 55 al. 1

LACI exige toutefois du travailleur qui n'a pas reçu son salaire, en raison de

difficultés économiques rencon­trées par l'employeur, qu'il entreprenne à

l'encontre de ce dernier toute démarche utile en vue de récupé­rer sa créance,

sous peine de perdre son droit à l'in­demnité en cas d'insolvabilité. Il s'agit

d'éviter que l'assuré ne reste inactif en attendant le prononcé de la faillite

de son ex-employeur (ATF 114 V 60 consid. 4; DTA 1999

no 24 p. 143 consid. 1c).

En principe, l'obligation de diminuer le dommage à

la charge du travailleur existe également avant la dissolution du rapport de

travail, quand l'employeur ne verse pas - ou pas entièrement - le salaire et

que le salarié peut s'attendre à subir une perte. Ce n'est pas le but de

l'indemnité en cas d'insolvabilité de couvrir des créances de salaire

auxquelles l'assuré a renoncé sans raison justifiée. L'obligation de dimi­nuer

te dommage qui incombe à l'assuré avant la résiliation des rapports de travail

n'est toutefois pas soumise aux mêmes exigences que la même obliga­tion qui lui

incombe après la résiliation des rapports de travail. L'étendue des démarches

qui peuvent être exigées du travailleur pour récupérer tout ou partie de son

salaire avant la fin des rapports de travail dépend de l'ensemble des

circonstances du cas con­cret. On n'exige pas nécessairement de l'assuré qu'il

introduise sans délai une poursuite contre son employeur ou qui[ ouvre action

contre ce dernier. Il faut en tout cas que te salarié montre de manière non

équivoque et reconnaissable pour l'employeur le caractère sérieux de sa

prétention de salaire (arrêt N. du 15 octobre 2001 [C 194/01]).

Une absence de liquidités de l'employeur de longue

durée peut justifier une demande de sûretés par le travailleur (art. 337a CO),

si ce dernier peut craindre légitimement que son salaire ne lui soit pas versé

conformément au contrat, cela à la différence d'un retard exceptionnel et de

peu d'importance qui ne saurait compromettre la confiance du travailleur dans

le respect par t'employeur de ses obligations (Gabriel Aubert, l'employeur

insolvable, in: Journée 1992 du droit du travail et de la sécurité sociale, p.

110). Lorsqu'il apparaît, selon les circonstances, que l'employeur ne pourra ou

ne voudra pas s'acquitter, sans un retard excessif, de ses obligations, il est

nor­mal que le salarié soit mis en mesure d'exiger des súretés et de résilier

son contrat avec effet immédiat si ces dernières ne lui sont pas fournies (Aubert,

loc. cit., p. 110). Du point de vue de l'assurance-chô­mage, il importe

d'éviter que le personnel d'un employeur insolvable renonce à réclamer les

arriérés de salaire pendant de nombreux mois, en tablant sur le fait que

l'assurance-chômage garantisse la couver­ture de ses arriérés si l'employeur

tombe en faillite (cf. le message du Conseil fédéral concernant le programme de

stabilisation 1998 du 28 septembre 1998, FF 1999 32)."

In

quel caso il TFA, trattandosi di un assicurato che aveva lavorato dal 1° agosto

1998.

fino al momento del fallimento della ditta (giugno 1999), ha stabilito che

non era stato soddisfatto l'obbligo di ridurre il danno, argomentando:

"

(...)

b) Il est établi en l'occurrence que la créance de

salaire de l'intimé était déjà compromise au début des rapports de travail, en

août 1998. A ce moment­-là, la société était à court de liquidités puisqu'elle

n'a même pas été en mesure de verser le premier salaire mensuel. Au dire de

l'intimé, il aurait reçu en tout et pour tout, à fin 1998, un versement de 5000

fr. à titre d'acompte. On peut d'ailleurs s'interroger sur la réalité de ce

versement dès lors que l'intimé ne l'a pas porté en déduction de sa production

de salaire dans la faillite. Quoi qu'il en soit, l'intimé était parfaitement au

courant du fait que l'em­ployeur n'était pas à même de le rémunérer. En fait,

comme il l'a déclaré en procédure cantonale, s'il a accepté de travailler sans

rémunération, c'est notamment parce que la qualité du projet qu'il était chargé

de réaliser était «exceptionnelle». Sur la base de ces déclarations et compte

tenu de la durée pendant laquelle l'intimé n'a pas été rémunéré, on est fondé à

considérer que le versement d'un salaire, en réalité, était subordonné à la

réalisation et au suc­cès du projet que la société était chargée de déve­lopper,

situation dont l'intimé s'est accommodé. On a d'autant plus de raison de le

penser que l'intéressé, à la différence d'autres salariés de la société, n'a

été déclaré durant la période en cause ni à l'AVS ni à l'ins­titution de

prévoyance de son employeur.

Les télécopies auxquelles

les premiers juges font allusion ne permettent pas d'admettre que l'intimé ait

reçu des assurances de son employeur au sujet de son salaire, ou qu'il ait eu

des raisons de croire que sa créance serait réglée à brève échéance. Ces

documents n'établissent pas non plus l'existence de dé­marches utiles de la

part de l'assuré en vue de recou­vrer son salaire. Ces pièces - non datées -

adressées à l'administrateur de la société - montrent qu'à un moment donné,

l'intimé a réclamé une partie des salaires arriérés pour parer aux échéances

les plus pressantes. Compte tenu de la demeure prolongée - et à l'évidence

excessive - de l'employeur, l'intimé devait prendre des mesures contraignantes

et non pas seulement se contenter de réclamations orales ou écrites qui

n'offraient aucune garantie. A cet égard, on ne trouve au dossier aucun indice

qui aille dans le sens d'une mise en demeure sérieuse ou d'une quelconque

pression exercée par l'intimé sur l'employeur pour obtenir le versement de son

salaire.

Quant aux témoignages recueillis en procédure can­tonale,

ils n'apportent pas non plus d'éléments pro­pres à établir l'existence de

telles démarches, bien au contraire. Ainsi, selon le procès-verbal d'audition

d'un technicien en informatique (ex-employé de la société), l'intimé a accepté

de travailler sans rece­voir de salaire parce que l'administrateur affirmait qu

il allait recevoir «des millions de dollars», ce qui tend à confirmer que

l'intéressé avait accepté de dif­férer l'encaissement de sa créance à des jours

meil­leurs, sans véritable garantie que l'employeur fût en mesure de remplir un

jour ses obligations."

In

una sentenza del 2 aprile 2003 nella causa M. (C 297/02) il TFA ha considerato

violato l'obbligo di ridurre il danno nel caso di un assicurato, attivo presso

una ditta dal 1° gennaio al 31 marzo 2002, che malgrado non ricevesse il

salario del 1° giugno 2001 ha atteso fino il 22 aprile 2002 per fare valere le

proprie pretese salariali.

" (...)

2.

Nach der Rechtsprechung (vgl. Erw. 1 hievor) hat

der Versicherte, welcher Insolvenzentschädigung beansprucht, auf Grund der ihm

obliegenden Schadenminderungspflicht je nach den gesamten Umständen im

Einzelfall bereits vor, jedenfalls aber nach der Auflösung des

Arbeitsverhältnisses alle zumutbaren Massnahmen zur Realisierung des

Lohnanspruchs vorzunehmen. Die Vorinstanz erwägt zutreffend, dass der

Beschwerdeführer dadurch, dass er nach Ausbleiben der Lohnzahlungen ab Juni

2001.

mit der konkreten Geltendmachung seiner Lohnforderungen bis am 22. April

2002.

zuwartete, seine Schadenminderungspflicht verletzt hat. Obwohl er

angesichts der Lohnrückstände die finanziellen Schwierigkeiten seiner

Arbeitgeberin schon im Sommer 2001 nicht mehr ignorieren konnte und er

spätestens seit Ende des Jahres 2001 davon ausgehen musste, dass seine

Lohnansprüche in hohem Mass gefährdet waren, unternahm er erst im April 2002 -

und nachdem ihn die Arbeitslosenkasse hiezu aufgefordert hatte - konkrete

Massnahmen zur Realisierung seiner Lohnforderungen. Bis zu jenem Zeitpunkt gab

er sich mit blossen Schuldanerkennungen der Arbeitgeberin zufrieden und

handelte auch dann nicht, als die S.________ AG im Januar 2002 um

Nachlassstundung ersuchte (welches Begehren in der Folge allerdings

zurückgezogen wurde) und ihm das Arbeitsverhältnis auf den 31. März 2002

gekündigt wurde.

3.

Was in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde

vorgebracht wird, vermag zu keinem anderen Ergebnis zu führen. Dass der

Beschwerdeführer zunächst annahm, die S.________ AG befinde sich in einem

vorübergehenden Liquiditätsengpass, mag zutreffen. Ebenso ist nachvollziehbar, dass

er im Hinblick auf einen von seiner Arbeitgeberin am 14. Juni bzw. 15. August

2001.

abgeschlossenen Vergleich, wonach ihr ein Betrag von Fr. 300'000.- als

Entschädigung für die Nichterfüllung von Kreditverträgen vom 31. März 2001

zustand, vorerst von der Geltendmachung seiner Lohnforderungen absah. Der

Versicherte hatte jedoch unbestrittenermassen Kenntnis davon, dass sich die

Zahlung der vertraglich vereinbarten Summe in der Folge verzögerte und auch

eine am 10. Oktober 2001 zwischen der S.________ AG und ihrem Schuldner

getroffene Vereinbarung, gemäss welcher sich die Zahlungsfrist bis spätestens

15.

Oktober 2001 verlängerte, nicht eingehalten wurde. Er hätte somit allen

Grund gehabt, Massnahmen zur Durchsetzung seiner Lohnforderungen in die Wege zu

leiten, zumal er vor diesem Hintergrund nicht mehr davon ausgehen durfte, die ausstehenden

Löhne innert nützlicher Frist ausbezahlt zu erhalten. Vielmehr musste er

ernsthaft mit einem Lohnverlust rechnen. Dabei sind die Gründe, die zum Rückzug

des Begehrens um Nachlassstundung und dazu geführt haben, dass der Konkurs

über die S.________ AG schliesslich erst am 12. Juli 2002 eröffnet wurde,

unerheblich. Entgegen den Ausführungen in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde

kann daraus nicht abgeleitet werden, dass die Konkursbehörde von der Liquidität

der Gesellschaft ausging. Aber selbst wenn etwas anderes anzunehmen gewesen

wäre, hätte dies den Beschwerdeführer nicht davon entbunden, Massnahmen

(schriftliche Mahnung, Zahlungsbefehl, Betreibung, Lohnklage) zur Realisierung

der Lohnforderung zu ergreifen. Wie das kantonale Gericht zu Recht erwägt,

vermag schliesslich auch das Interesse am Erhalt des Arbeitsplatzes, wie es in

der Regel alle Arbeitnehmenden haben, für sich allein einen Verzicht auf

Vorkehren zur Realisierung gefährdeter Lohnansprüche nicht zu rechtfertigen. Im

vorliegenden Fall kann diesem Umstand schon deshalb keine wesentliche Bedeutung

beigemessen werden, weil bald nach Stellenantritt feststand, dass die

S.________ AG in ernst zu nehmenden finanziellen Schwierigkeiten steckte. Es

muss daher bei der Feststellung bleiben, dass die Arbeitslosenkasse den

Anspruch auf Insolvenzentschädigung zu Recht verneint hat."

Il

TFA è arrivato nella medesima conclusione in un'altra sentenza del 17 aprile

2003.

nella causa S. (C 323/02), rilevando:

" (...)

2.1

Streitig ist der Anspruch auf

Insolvenzentschädigung für Lohnforderungen aus der Zeit von August bis

September 1999 (zuzüglich Anteil 13. Monatslohn).

Trotz Kündigung des Arbeitsverhältnisses per 30.

September 1999 hat der Beschwerdeführer die Arbeitgeberin erstmals am 27. April

2000, und damit mehr als ein halbes Jahr nach Fälligkeit der Lohnansprüche

schriftlich gemahnt und es in der Folge unterlassen, rechtliche Schritte zur

Realisierung der Lohnforderung zu unternehmen. Erst nach Bewilligung der

definitiven Nachlassstundung durch das Bezirksgericht C.________ am 15. März

2002.

und der Aufforderung zur Forderungseingabe im kantonalen Amtsblatt vom 13.

Mai 2002 hat er gegenüber dem Sachwalter eine entsprechende Lohnforderung

erhoben. Er ist damit der ihm obliegenden Schadenminderungspflicht nicht

hinreichend nachgekommen, obschon er Kenntnis von den finanziellen

Schwierigkeiten der Arbeitgeberin hatte und ernsthaft mit einem Lohnverlust

rechnen musste.

Verwaltung und Vorinstanz haben den Anspruch

unter diesen Umständen zu Recht verneint.

2.2

Die Vorbringen in der

Verwaltungsgerichtsbeschwerde vermögen zu keinem anderen Ergebnis zu führen.

Dass der Beschwerdeführer zu Beginn der Lohnausstände nicht untätig gewesen ist

und seinen Angaben zufolge die Zahlung von drei Monatslöhnen (offenbar für die

Monate Mai bis Juli 1999) erwirkt hat, vermag ihn bezüglich der zur Diskussion

stehenden Lohnforderungen für die Zeit ab August 1999 nicht zu exkulpieren. Ein

Verzicht auf entsprechende Massnahmen lässt sich umso weniger rechtfertigen,

als der Beschwerdeführer das Arbeitsverhältnis auf Ende August bzw. September 1999

gekündigt hatte und an die Schadenminderungspflicht für die Zeit nach

Auflösung des Arbeitsverhältnisses höhere Anforderungen zu stellen sind (BGE 114

V 60 Erw. 4; ARV 1999 Nr. 24 S. 143 Erw. 1c). Nicht gehört werden kann daher

auch das Argument des Beschwerdeführers, er habe aus sozialem Verhalten und in

der Hoffnung auf weitere laufende Projekte auf eine Durchsetzung der Lohnansprüche

verzichtet. Wie er selbst ausführt, war ihm bekannt, dass ein Weiterbestand der

Arbeitgeberfirma von einem einzigen, vom Auftraggeber nicht angenommenen

Projekt abhing und die Aussichten für eine Übernahme des Projektes durch einen

anderen Interessenten ungünstig waren. Wenn er dennoch auf eine Geltendmachung

der Lohnforderung verzichtet hat, so kann er das Risiko eines Lohnverlustes

nicht nachträglich auf die Arbeitslosenversicherung überwälzen. Denn es kann

nicht Zweck der Insolvenzentschädigung sein, Lohnansprüche zu ersetzen, auf

deren Geltendmachung der Arbeitnehmer oder die Arbeitnehmerin ohne

hinreichenden Grund verzichtet hat (ARV 2002 Nr. 30 S. 192 Erw. 1b; Urteil T.

vom 4. Juli 2002, C 39/02, Erw. 2b). Daraus, dass seinen Angaben zufolge einem

anderen Arbeitnehmer der gleichen Gesellschaft Insolvenzentschädigungen

ausbezahlt worden sind, vermag der Beschwerdeführer nichts für sich abzuleiten.

Nicht gefolgt werden kann ihm schliesslich auch, soweit er beantragt, die

Arbeitslosenkasse habe nach Art. 55 Abs. 1 AVIG in das Verfahren einzutreten.

Ein Forderungsübergang im Sinne dieser Bestimmung

kann nur erfolgen, wenn ein Anspruch auf Insolvenzentschädigung besteht, was

hier nicht zutrifft. (...)"

In una sentenza del 17

aprile 2003 nella causa S. (C 133/02) l'Alta Corte si è occupata del caso di un

assicurato che aveva sciolto il contratto di lavoro con effetto immediato dopo

avere messo in mora il datore di lavoro di versargli il salario. Il fallimento

del datore di lavoro è poi stato dichiarato a seguito dell'iniziativa di un

collega di lavoro.

In quel caso l'Alta Corte

ha ritenuto che l'assicurato aveva rispettato l'obbligo di ridurre il danno ed

ha rilevato:

" (...)

Im Rahmen dieses Erfordernisses ist praxisgemäss

Art. 55 Abs. 1 AVIG zu beachten, nach dessen erstem Satz - als Ausdruck der

allgemeinen Schadenminderungspflicht - der Arbeitnehmer im Konkurs- oder

Pfändungsverfahren alles unternehmen muss, um seine Ansprüche gegenüber dem

Arbeitgeber zu wahren. Ein Anspruch auf Insolvenzentschädigung entfällt daher,

wenn der Arbeitnehmer oder die Arbeitnehmerin vor (ARV 2002 Nr. 30 S. 190) oder

nach Auflösung des Arbeitsverhältnisses die Lohnansprüche nicht innert

nützlicher Frist geltend macht (BGE 114 V 60 Erw. 4). In dem in ARV 1999 Nr. 24

S. 140 ff. veröffentlichten Urteil C. vom 25. Juni 1998 (C 183/97) hat das Eidgenössische

Versicherungsgericht festgestellt, dass ein Versicherter, dessen

Arbeitsverhältnis lange vor dem Konkurs des Arbeitgebers beendigt worden ist

und der mehr als ein Jahr nach Beendigung des Arbeitsverhältnisses zuwartet, um

ausstehende Löhne geltend zu machen, den Anspruch auf Insolvenzentschädigung

verliert. In dem in ARV 2002 Nr. 8 S. 62 ff. publizierten Urteil C. vom 4.

September 2001 (C 91/01) erachtete es ein Zuwarten von drei Monaten nach

Beendigung des Arbeitsverhältnisses bereits als Verletzung der

Schadenminderungspflicht.

3.

3.1

Der Beschwerdeführer war für die D.________

GmbH als Kraftfahrer im Fernverkehr tätig und hatte nach seiner Darstellung bis

Ende März 2000 den Lohn erhalten. Den von diesem Zeitpunkt an ausstehenden Lohn

samt Spesen liess er durch seinen Rechtsvertreter mit Schreiben vom 20.

Dezember 2000 geltend machen und der Arbeitgeberin eine Zahlungs- und Sicherstellungsfrist

bis 8. Januar 2001 ansetzen, ansonsten das Arbeitsverhältnis auf diesen Zeitpunkt

hin fristlos gekündigt werde. Am 9. Januar 2001 bestätigte sein Rechtsvertreter

die fristlose Auflösung des Arbeitsverhältnisses per 8. Januar 2001. Die

Ansprüche aus dem Arbeitsvertrag bezifferte er gegenüber der Arbeitgeberin mit

Schreiben vom 23. Januar 2001 auf Fr. 34 700.- Lohn und Fr. 11 766.10 Spesen

und ersuchte um Überweisung bis spätestens 31. Januar 2001.

Am 22. Februar und am 19. März 2001 hatte er mit

der Arbeitgeberin in der Angelegenheit telefonischen Kontakt, wobei es u.a. um

die Höhe der Ratenzahlungen ging. Am 31. August 2001 reichte er schliesslich

für den Beschwerdeführer das Betreibungsbegehren über die ausstehende Forderung

ein.

3.2

Zuvor hatte der Rechtsvertreter des

Beschwerdeführers bereits am 14. Dezember 2000 für einen Arbeitskollegen des

Beschwerdeführers gestützt auf ein Urteil des Gewerblichen Schiedsgerichts

Basel-Stadt vom 13. November 2000 die Betreibung gegen die Arbeitgeberin eingeleitet

und am 8. Februar 2001 die Fortsetzung der Betreibung verlangt. Am 30. März

2001.

setzte das Zivilgericht Basel-Stadt auf den 26. April 2001 die Verhandlung

über die Konkurseröffnung an. Am 26. April 2001 bezahlte die Arbeitgeberin dem

andern Arbeitnehmer einen Betrag von Fr. 8000.- an die insgesamt ausstehende

Forderung und verpflichtete sich, den Rest von Fr. 6448.55 bis zum 10. Mai 2001

zu begleichen. Gestützt darauf zog der Arbeitskollege das Konkursbegehren einstweilen

zurück. Nachdem die Arbeitgeberin den vereinbarten Zahlungstermin und zwei

zusätzliche Fristen nicht eingehalten hatte, stellte der gemeinsame Rechtsvertreter

am 15. Juni 2001 für den Arbeitskollegen wiederum das Konkursbegehren. Dieses

Konkursbegehren konnte der Schuldnerin weder auf postalischem Wege noch durch

die Polizei zugestellt werden, sodass mit Ediktalzitation vom 5. Oktober 2001

auf den 18. Oktober 2001 zur Verhandlung betreffend Konkurseröffnung vorgeladen

werden musste. An diesem Tag wurde in der Folge durch das Zivilgericht

Basel-Stadt über die Arbeitgeberin der Konkurs eröffnet.

3.3

Bei dieser Sachlage ist davon auszugehen,

dass der Beschwerdeführer seiner Schadenminderungspflicht während des

Arbeitsverhältnisses nachgekommen ist (vgl. ARV 2002 Nr. 30 S. 190), indem er

seinen Lohn samt Spesen sowie gestützt auf Art. 337a OR deren Bezahlung und

Sicherstellung verlangt hatte.

Nach der fristlosen Auflösung des

Arbeitsverhältnisses per 8. Januar 2001 machte sein Rechtsvertreter am 23.

Januar 2001 schriftlich die Forderungen aus dem Arbeitsverhältnis geltend.

Ferner hatte dieser am 22. Februar und am 19. März 2001 telefonisch mit der

Arbeitgeberin Kontakt. Schliesslich stellte er am 31. August 2001 für den

Beschwerdeführer das Betreibungsbegehren. Diese Vorgehensweise kann entgegen

der Auffassung der Arbeitslosenkasse und der Vorinstanz nicht als zu langes

Zuwarten und damit als Verletzung der Pflicht zur Geltendmachung der

Lohnansprüche innert nützlicher Frist betrachtet werden. Zwar wurde in ARV 2002

Nr. 8 S. 62, auf welchen die Beschwerdegegnerin in der Vernehmlassung hinweist,

eine Pflichtverletzung bejaht bei einem Versicherten, der drei Monate nach

Beendigung des Arbeitsverhältnisses seine Lohnforderungen immer noch nicht

gestellt hatte und auf die Konkurseröffnung warten wollte. Im vorliegenden Fall

verhält sich die Situation indessen anders. Der Beschwerdeführer liess zum Einen

durch seinen Rechtsvertreter unmittelbar nach Auflösung des

Arbeitsverhältnisses seine Forderung schriftlich sowie telefonisch geltend

machen und mit einer gewissen Verzögerung die Betreibung einleiten. Zum Andern

versuchte sein Rechtsvertreter für einen seiner Arbeitskollegen bei derselben

Arbeitgeberin Lohnansprüche gerichtlich sowie betreibungsrechtlich

durchzusetzen und stellte für diese am 27. März und am 15. Juni 2001 jeweils

das Konkursbegehren. Ferner wusste sein Rechtsvertreter im Anschluss an das zweite

Konkursbegehren, dass der Arbeitgeberin die Betreibungshandlungen nicht mehr

zugestellt werden konnten. Unter diesen Umständen bedeutet es keine Verletzung

der Schadenminderungspflicht, wenn ein Rechtsvertreter, der zwei Arbeitnehmer

der gleichen Firma vertritt, die gerichtlichen und betreibungsrechtlichen

Handlungen nur für einen Arbeitnehmer bis zur Stellung des Konkursbegehrens

durchführt. Die Sache geht daher an die Arbeitslosenkasse zurück, damit diese

nach Prüfung der übrigen Anspruchsvoraussetzungen in betraglicher Hinsicht über

die Insolvenzentschädigung neu verfüge. (...)"

In una sentenza del 2

settembre 2003 nella causa K. (C 121/03) l'Alta Corte ha stabilito che un

assicurato attivo fino al 9 settem-bre 2002 presso una ditta dichiarata in

fallimento l'11 novembre 2002, non aveva rispettato l'obbligo di ridurre il

danno rilevando:

" (...)

2.1

In der Verwaltungsgerichtsbeschwerde hält

der Beschwerdeführer zu Recht nicht am sinngemäss erhobenen Einwand fest, der

Einspracheentscheid beruhe insofern auf einer unzutreffenden Auslegung und

Anwendung des Gesetzes, als er von einer Schadenminderungspflicht nach Art. 55

AVIG auch ausserhalb des Konkurs- oder Pfändungsverfahrens ausgehe. Zwar

bezieht sich die in Abs. 1 der Bestimmung statuierte Pflicht des Versicherten,

alles zu unternehmen, um seine Ansprüche gegenüber dem Arbeitgeber zu wahren,

dem Wortlaut nach auf das Konkurs- und Pfändungsverfahren. Die Norm bildet

jedoch Ausdruck der allgemeinen Schadenminderungspflicht, welche auch dann

Platz greift, wenn das Arbeitsverhältnis vor der Konkurseröffnung aufgelöst

wird (BGE 114 V 60 Erw. 4; ARV 1999 Nr. 24 S. 140 ff.), und der versicherten

Person in reduziertem Umfang schon vor der Auflösung des Arbeitsverhältnisses

obliegt, wenn der Arbeitgeber der Lohnzahlungspflicht nicht oder nur teilweise

nachkommt und mit einem Lohnverlust zu rechnen ist (ARV 2002 Nr. 30 S. 190;

Urteile T. vom 4. Juli 2002, C 39/02, und N. vom 15. Oktober 2001, C 194/01).

2.2

Der Beschwerdeführer hat die Lohnforderung

für die Zeit ab 1. Juni 2002 seinen Angaben zufolge wiederholt mündlich geltend

gemacht. Dass er sich zunächst mit der ebenfalls mündlichen Zusicherung des

Arbeitgebers begnügt hat, die Lohnzahlungen würden sobald als möglich erfolgen,

mag insbesondere im Hinblick darauf, dass sich die Parteien per 1. Juni 2002

auf eine neue Lohnregelung geeinigt hatten (Monats- statt Stundenlohn), als

verständlich erscheinen. Zu einem Verzicht auf konkrete Massnahmen zur

Realisierung der Lohnansprüche bestand aber spätestens nach der offenbar in

gegenseitigem Einvernehmen erfolgten Auflösung des Arbeitsverhältnisses per 9.

September 2002 kein Anlass mehr. Der Versicherte hat auch nach diesem Zeitpunkt

keine rechtlichen Schritte (schriftliche Mahnung, Betreibung) zur Einforderung

der ausstehenden Löhne unternommen, obschon er ab Juni 2002 keinen Lohn mehr erhalten

hatte und ihm auf Grund der Angaben des Arbeitgebers bekannt war, dass der

Betrieb sich in finanziellen Schwierigkeiten befand. Erst nachdem am 11.

November 2002 über die Firma der Konkurs eröffnet worden war, beauftragte er

die Orion Rechtsschutz-Versicherungsgesellschaft (nachfolgend: Orion) mit der

Wahrung seiner Interessen. Nach Vornahme näherer Abklärungen hat diese am 16.

Januar 2003 beim Konkursamt eine Forderung in der Höhe von Fr. 15'790.- eingereicht.

Indem der Beschwerdeführer auch nach der am 9. September 2002 erfolgten

Auflösung des Arbeitsverhältnisses während längerer Zeit keine konkreten

Massnahmen zur Durchsetzung der Lohnansprüche in die Wege geleitet und damit

bis nach der Konkurseröffnung zugewartet hat, ist er der arbeitslosenversicherungsrechtlichen

Schadenminderungspflicht nicht nachgekommen.

3.

Was in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde

vorgebracht wird, vermag zu keinem andern Ergebnis zu führen. Wohl mag es

zutreffen, dass der Versicherte sich wiederholt beim Arbeitgeber bezüglich der

Lohnzahlungen erkundigt und seine Lohnansprüche auch geltend gemacht hat. Es

handelte sich jedoch ausschliesslich um telefonische Interventionen und nicht

um rechtliche Schritte zur Realisierung der Lohnausstände, wie sie dem

Leistungsansprecher auf Grund der Schadenminderungspflicht für die Zeit nach

erfolgter Auflösung des Arbeitsverhältnisses obliegen. Es mag sodann als

verständlich erscheinen, dass der Beschwerdeführer eine

Rechtsschutzversicherung mit der Wahrung seiner Interessen beauftragt hat. Er

kann jedoch nicht nachweisen, dass er dies vor der am 11. November 2002

erfolgten Konkurseröffnung über den Arbeitgeber getan hat. Es liegt

diesbezüglich lediglich ein Schreiben der Orion vom 12. Dezember 2002 vor, mit

welchem diese vom ehemaligen Arbeitgeber nähere Angaben zum Arbeitsverhältnis

und zu den Lohnverhältnissen verlangt hat. Selbst wenn dem Beschwerdeführer

anlässlich der Kontaktnahme mit der Rechtsschutzversicherung die

Konkurseröffnung noch nicht bekannt gewesen sein sollte, ist ihm vorzuhalten,

dass er ohne ersichtlichen Grund mit Massnahmen zur Realisierung der

Lohnausstände zugewartet hat, obschon er mit einem Lohnverlust rechnen musste.

Der Lohnausstand hat zwar nur etwas mehr als drei Monate umfasst und zwischen

der Auflösung des Arbeitsverhältnisses und der Konkurseröffnung liegen lediglich

rund zwei Monate. Nach den gesamten Umständen ist die verfügte

Leistungsverweigerung jedoch nicht als unverhältnismässig zu qualifizieren.

Schliesslich kann entgegen den Ausführungen in der

Verwaltungsgerichtsbeschwerde nicht angenommen werden, dass der Schaden

(Lohnverlust) auch bei pflichtgemässem Handeln nicht zu vermeiden gewesen wäre.

Denn es ist nicht auszuschliessen, dass bei sofortiger Androhung oder

Einleitung betreibungsrechtlicher Massnahmen noch eine Zahlung erfolgt wäre.

Demzufolge besteht kein Grund, die Rechtmässigkeit der Leistungsverweigerung

mangels einer Kausalität des pflichtwidrigen Verhaltens des Beschwerdeführers

zu verneinen.(...)"

In

una sentenza del 2 settembre 2003 nella causa S. (C 145/03) il TFA ha ritenuto

che un assicurato non aveva violato gravemente l'obbligo di ridurre il danno.

In proposito la nostra Massima Istanza ha in particolare rilevato:

" (...)

2.2

Nach den Angaben im Antrag auf

Insolvenzentschädigung war der Beschwerdeführer ohne schriftlichen Arbeitsvertrag

zu einem Monatslohn von Fr. 2'000.- angestellt. Das Arbeitsverhältnis dauerte

vom 20. August bis 18. September 2001 und wurde vom Arbeitgeber noch während

der Probezeit aufgelöst. Letzter Arbeitstag war der 10. September 2001. Als

eine Lohnzahlung unterblieb, setzte sich gemäss Darstellung des

Beschwerdeführers seine Freundin im Oktober 2001 telefonisch mit dem

Arbeitgeber in Verbindung, welcher ihr mitgeteilt habe, die Zahlung werde im

Laufe des Monats Oktober, spätestens aber im November 2001 erfolgen. Dabei sei

ihr erklärt worden, dass noch eine Rechnung über einen vom Arbeitnehmer

verursachten Schaden abgewartet werde. Nach weiteren telefonischen

Interventionen habe sich die Freundin im November an die CAP AG gewandt, welche

mit Schreiben vom 30. Januar 2002 vom Arbeitgeber nähere Angaben zum

Sachverhalt verlangt habe. Auf die Antwort des Arbeitgebers vom 22. Februar

2002.

forderte sie am 7. März 2002 bis Ende des Monats eine Lohnabrechnung und

die Überweisung des Guthabens unter der Androhung einer Klageeinreichung bei

unbenutztem Ablauf der Frist. Am 11. April 2002 beauftragte sie Rechtsanwalt

Andreas Frei mit der Wahrung der Interessen des Versicherten. Nachdem der

Arbeitgeber auf einen Vergleichsvorschlag vom 25. April 2002 auf Zahlung von

Fr. 1'000.- nicht eingetreten war, reichte der Rechtsvertreter am 21. Mai 2002

beim Friedensrichteramt Klage auf Lohnzahlung im Betrag von Fr. 1'500.- ein.

Auf die am 11. Juni 2002 erfolgte Konkurseröffnung über den Arbeitgeber hin gab

er eine entsprechende Forderung in den Konkurs ein und beantragte bei der Arbeitslosenkasse

die Ausrichtung von Insolvenzentschädigung.

2.3

Der Beschwerdeführer hat nach Auflösung des

Arbeitsverhältnisses zunächst keine konkreten Massnahmen zur Durchsetzung des

Lohnanspruchs unternommen. Die wiederholten mündlichen Interventionen seiner

Freundin genügen unter dem Gesichtspunkt der

arbeitslosenversicherungsrechtlichen Schadenminderungspflicht nicht. Auch die

von ihm geltend gemachte Hinhaltetaktik des Arbeitgebers vermag ihn nicht zu

exkulpieren, bestand nach der noch während der Probezeit erfolgten Auflösung

des Arbeitsverhältnisses doch kein Grund, mit konkreten Schritten zuzuwarten.

Sein Pflichtversäumnis kann indessen nicht als schwer qualifiziert werden. Der

Lohnausstand umfasste lediglich knapp einen Monat und es bestanden für den

Beschwerdeführer glaubhaftermassen keine Anhaltspunkte für finanzielle

Schwierigkeiten des Arbeitgebers. Im Hinblick darauf, dass er über keinen

schriftlichen Arbeitsvertrag verfügte und der Arbeitgeber eine Gegenforderung

(Art. 321e OR) geltend machte, ist verständlich, dass er vor weiteren Vorkehren

eine Rechtsschutzversicherung beigezogen hat, was zu einer Verzögerung in der Geltendmachung

des Lohnanspruchs führte. An die Rechtsschutzversicherung ist er bereits am 2.

November 2001 und damit weniger als zwei Monate nach Fälligkeit des

Lohnanspruchs und Auflösung des Arbeitsverhältnisses gelangt.

Rechtsschutzversicherung und Rechtsanwalt haben

ebenfalls innert vertretbarer Fristen gehandelt. Dem Beschwerdeführer kann

auch nicht zum Vorwurf gemacht werden, dass er unter den gegebenen Umständen

zunächst eine vergleichsweise Erledigung des Falles angestrebt hat (vgl. ARV

1999.

Nr. 24 S. 143 Erw. 1c i.f.). Zudem wurde die arbeitsrechtliche Klage noch

vor der Konkurseröffnung (11. Juni 2002) eingereicht. Auf Grund der gesamten

Umstände wiegt die Verletzung der Schadenminderungspflicht nicht derart schwer,

dass sie mit einer Leistungsverweigerung zu sanktionieren wäre.(...)"

2.3

Nella

presente fattispecie RI 1, ha lavorato per la __________ dal 2 settembre 2002

(cfr. doc. 15) fino al 30 maggio 2003 quando è stato licenziato con effetto

immediato senza alcuna colpa (cfr. Doc. B1 e Doc. B2).

Al momento della disdetta

del rapporto di lavoro l'assicurato vantava delle pretese salariali di fr.

8'750.-- (fr. 3'500.-- stipendio per il mese di giugno 2003, tredicesima pro

rata temporis di fr. 1'750.--; vacanze arretrate fr. 3'500.--).

In una sentenza del 12 maggio

2005.

nella causa V. (38.2004.99), relativa ad uno dei colleghi dell’assicurato,

il TCA, dopo approfondita istruttoria, in particolare l’audizione

dell’assicurato e del suo patrocinatore ( il quale rappresenta davanti al TCA

tutti gli ex dipendenti della ditta), ha confermato la decisione su opposizione

con la quale la Cassa negato il diritto ad indennità per insolvenza, sulla base

delle seguenti argomentazioni:

" L'istruttoria

della causa, ed in particolare l'udienza del 18 aprile 2005 (cfr. consid.

1.8

), ha permesso di stabilire che durante l'estate 2003 l'assicurato

unitamente ai suoi colleghi ha sollecitato il datore di lavoro a versargli gli

arretrati e si è rivolto al sindacato RA 1.

Il patrocinatore dell'assicurato il 4 settembre 2003 ha poi

inviato alla ditta uno scritto del seguente tenore per i dipendenti __________

e __________:

" Egregi

Signori,

i nostri patrocinati citati a margine

ci hanno informato che nel mese di luglio hanno ricevuto un acconto.

Dopo nostra sollecitazione avete infatti versato ai nostri

assistiti

fr. 3000.-- a testa.

- 1'595.-- differenze mese di dicembre,

- 1'800.-- 13° mensilità pro-rata temporis,

- 585.-- differenza salariale mese di giugno 2003,

________

3'980.-- totale;

mentre il signor __________:

- 1'800.-- 13° mensilità pro-rata temporis,

- 900.-- differenza salariale mese di giugno,

________

2'700.-- totale

Vi concediamo un termine di 10 giorni

per versare il dovuto dopo di che ci vedremo costretti a intraprendere la via

legale per ottenere quanto richiesto.

Non escludiamo inoltre di rendere pubblica la vicenda."

(Doc. 16)

Il 15 ottobre 2003 il patrocinatore dell'assicurato ha scritto al

datore di lavoro una lettera del seguente tenore per i dipendenti __________ e __________:

" Egregio

Signor __________,

malgrado le sue rassicurazioni, non ha

ancora provveduto a versare il dovuto ai nostri assistiti. Vi concediamo un

termine di 5 giorni per versare quanto spetta loro, in caso contrario adiremo

le vie legali.

Ci permettiamo ricordarvi che oltre a

questi colleghi ve ne sono altri che attendono la liquidazione da parte

sua!" (Doc. A6)

Malgrado il datore di lavoro non abbia versato quanto dovutogli

entro il termine assegnato l'assicurato ha rinunciato sia a fare emettere un

precetto esecutivo sia ad inoltrare in Pretura un'azione per mercede e salario.

Egli sperava infatti che il direttore della ditta gli avrebbe procurato entro

un breve termine un nuovo impiego. Inoltre durante l'estate il datore di

lavoro aveva pagato a tutti i dipendenti fr. 3'000.-- (cfr. consid. 1.7). __________

ha fatto valere i suoi crediti soltanto il 25 novembre 2004 (cfr. Doc. B2),

dopo che la ditta era fallita il 27 agosto 2004 e dopo che erano trascorsi più

di 17 mesi dalla conclusione del rapporto di lavoro.

Egli ha così manifestamente violato il proprio obbligo di ridurre

il danno ai sensi dell'art. 55 cpv. 1 LADI. La giurisprudenza esige infatti che

metta in atto tutte le misure possibili per rivendicare il salario (cfr. STFA

del 2 aprile 2003 nella causa M., C 297/02: "Schriftliche Mahnung,

Zahlungsbefehl, Betreiburg (recte: Betreibung), Lohnklage") il più presto

possibile (cfr. STFA del 17 aprile 2003 nella causa S., C 323/02).

Questa soluzione si giustifica tanto più se si considera che,

secondo l'espressione usata dal patrocinatore dell'assicurato nella sua

opposizione, la situazione finanziaria della ditta __________ era "apparsa

chiaramente in tutta la sua drammaticità" già al momento della chiusura

della ditta (cfr. consid. 1.2). Inoltre, quando è stato inviato lo scritto del

15.

ottobre 2003 erano già trascorsi i due mesi entro il quale il sig. __________

si sarebbe impegnato a procurare all'assicurato un nuovo lavoro (cfr. consid.

1.

).

Infine e soprattutto già il 1° dicembre 2003 la Cassa cantonale di

disoccupazione aveva indicato al patrocinatore la procedura che doveva adottare

per poter ottenere l'indennità per insolvenza (e cioè arrivare fino alla

richiesta di fallimento, cfr. consid. 1.5 e 1.7).

Quanto alla scelta del patrocinatore dell'assicurato di inoltrare

un'azione in Pretura solo per la dipendente che vantava il più ingente credito

salariale, il TCA constata che se è vero che in una sentenza del 17 aprile 2003

nella causa S., C 133/02 (riprodotta in esteso al consid. 2.2.), il TFA ha

ritenuto sufficiente che la causa giudiziaria fosse stata inoltrata da un

collega di lavoro è altrettanto vero che, in quel caso, il rappresentante

dell'assicurato aveva fatto valere le proprie pretese, facendo emettere un

precetto esecutivo, ciò che non è avvenuto nella presente fattispecie.

L'udienza ha peraltro permesso di chiarire che delle modalità

d'azione scelte dal patrocinatore dell'assicurato insieme con i dipendenti (in

particolare di non fare emettere precetti esecutivi e di inoltrare un'azione in

Pretura soltanto per __________) la Cassa di disoccupazione non è mai stata

ufficialmente informata (cfr. consid. 1.7).

In simili condizioni la decisione su opposizione deve essere

confermata.”

Le considerazioni appena

riprodotte, alle quali integralmente si rinvia, valgono anche per RI 1.

Dagli atti risulta infatti

che l'assicurato ha sollecitato al signor __________ il versamento del salario

ancora dovuto mediante tre scritti del 15 agosto 2003 (cfr. Doc. A4: "ti

prego di liquidare il tutto nel minor tempo possibile, visto che conosci la mia

situazione. Se vuoi puoi contattarmi in modo da trovare un'intesa"), del 7

ottobre 2003 (cfr. Doc. 12: "Gradirei sapere quanto devo ancora attendere

per ricevere il saldo della mia liquidazione! Visto il vostro comportamento vi

ricordo che mi dovete, oltre la liquidazione (5'250), SFr. 1'000.-- (mille),

per quanto avete ordinato presso il __________ (se non vi ricordate si tratta

del natel, che doveva essere un regalo!), pertanto inviatemi il dovuto sul

C.C.P. __________. Inizio ad essere stufo del vostro modo di agire, lo ritengo

scorretto disonesto e indegno, pertanto vedere di fare quello che è d'obbligo,

in quanto non vorrei arrivare ad agire come ho fatto con il signor __________,

in quanto i giudici e le preture io le lascio fuori") e del 1° dicembre

2003.

In quell'ultima lettera il

ricorrente si è così espresso:

" Visto

il tuo comportamento disdicevole, nei miei confronti, e illegale, ti comunico

che sono stufo di attendere quanto da te dovutomi.

Ora se entro la fine dell'anno, come promesso verbalmente dalla

Olga, non provvederai a saldarmi il dovuto, sarò costretto a procedere per vie

legali.

Ti rammendo che mi devi ancora:

¬ 3500

salario disdetta

¬ 1750 parte tredicesima mensilità

¬ 3500 vacanze non fatte

Visto che la nostra amicizia per te non conta niente, spero almeno

che tu sia una persona seria e corretta, e che quindi ti assumi i tuoi obblighi

e doveri, nei confronti dei tuoi impiegati e soprattutto di chi ti ha sempre

aiutato." (Doc. A5)

Dopo quest'ultimo scritto

e malgrado il fatto che l'ex datore di lavoro non gli abbia versato il salario

arretrato, RI 1 non ha fatto spiccare un precetto esecutivo e non ha inoltrato

in Pretura un'azione per mercede e salari.

Egli ha così violato

l'obbligo di riduzione del danno ai sensi dell'art. 51 cpv. 1 LADI.

La decisione su

opposizione impugnata deve pertanto essere confermata.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1.- Il ricorso

é respinto.

2.- Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3.- Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di

diritto amministrativo al Tribunale

federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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