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38.2004.32

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

1 febbraio 2005Italiano90 min

Source ti.ch

Fatti

I

cittadini della CE/AELS che lavoravano in Svizzera come stagionali al momento

dell'entrata in vigore dell'ALC hanno comunque potuto ottenere un permesso di

dimora di breve durata, più precisamente inferiore a un anno.

I

titolari di un tale permesso non sono più tenuti a lasciare immediatamente la

Svizzera alla fine del contratto di lavoro, bensì, in applicazione del principio

di parità di trattamento, possono rimanervi per cercare un impiego e

soggiornarvi per un periodo ragionevole che può essere di 6 mesi. (cfr. art. 15 paragrafo 1 ALC; consid. 2.2.; J. Wild, "L'Accord et

les droits des chômeurs" in Sécurité sociale 2/2002 pag. 88).

Il permesso di dimora temporaneo della durata inferiore a un anno,

giusta le norme transitorie, è contingentato, tuttavia non può essere invocato

l'esaurimento del contingente per rifiutarne il rinnovo (cfr. art. 10 paragrafo

1 e 5 ALCP).

La

Sezione del lavoro, interpellata in merito durante l’udienza dell’11 ottobre

2004 (cfr. doc. XII), il 2 novembre 2004 ha rilevato che una persona straniera

già residente e attiva in Svizzera sulla scorta di un permesso L CE/AELS – che

ha sostituito con l’entrata in vigore dell’ALC, il permesso di lavoro quale

stagionale – ha il diritto di soggiornare in Svizzera durante un periodo

massimo di sei mesi dalla cessazione dell’attività, senza alcun obbligo di

notifica se il permesso è in corso di validità. Oltre sei mesi, ma al più tardi

entro tre mesi dalla scadenza del permesso L, la persona straniera è tenuta a

notificare la modifica dello scopo del soggiorno all’Ufficio regionale degli

stranieri competente.

La

persona straniera che necessitasse del permesso di soggiorno alla ricerca di un

impiego per legittimare la sua presenza sul nostro territorio, ha la

possibilità di ottenere il relativo permesso anche prima dei termini suindicati.

Il permesso di soggiorno alla ricerca di un impiego verrà concesso per una

durata di sei mesi – eventualmente prorogabile fino a un anno – a contare dalla

data della cessazione dell’attività.

L’amministrazione

ha, poi, indicato che nella pratica è possibile constatare che gli assicurati

che rimangono disoccupati al termine della stagione turistica dispongono di un

permesso di dimora di tipo B o di un permesso di dimora temporaneo di tipo L.

Se un

assicurato è “autorizzato” ai sensi dell’articolo 15 cpv. 1 LADI, adempiuti gli

ulteriori presupposti del diritto, egli potrà essere posto al beneficio delle

indennità di disoccupazione. In particolare se la persona disoccupata è in

possesso di un permesso B non si pone, in pratica, il problema

dell’autorizzazione (cfr. doc. XVI; consid. 1.9.).

Per

inciso è, infine, utile segnalare che il Tribunale federale in una sentenza del

7 giugno 2004 nella causa X., pubblicata in DTF 130 II 388, ha precisato che i cittadini comunitari alla ricerca di un lavoro, sprovvisti

di mezzi finanziari sufficienti per garantire

il loro sostentamento, non possono, di massima, dedurre alcun diritto al

rilascio di un'autorizzazione di soggiorno dall'Accordo sulla libera

circolazione delle persone.

In particolare il TF ha

rilevato:

" (...)

2.1

Les premiers juges ont considéré que X. ne pouvait pas obtenir

un

titre de séjour pour "personne n'exerçant pas une activité

économique"

(cf. chap. V annexe I ALCP), car il ne disposait pas des

moyens

financiers suffisants pour assurer sa subsistance, au sens de

l'art.

24 par. 1 al. 1 let. a et b annexe I ALCP. A raison, l'intéressé ne

remet

pas en cause ce point de l'arrêt attaqué: au bénéfice de l'aide

sociale

et à la recherche d'un emploi, il ne réalise manifestement pas

cette

condition.

2.2

Par ailleurs, le recourant ne saurait, comme il le demande, être

assimilé

à un travailleur salarié, à défaut "d'occuper un emploi", au

sens de

l'art. 6 par. 1 et 2 annexe I ALCP ou, du moins, de produire

une

offre d'embauche de la part d'un employeur (sur la notion

autonome

de "travailleur" en droit communautaire, cf. WINFRIED

BRECHMANN, in: Kommentar zu EU-Vertrag und EG-Vertrag,

Calliess/Ruffert

[éd.], 2e éd., 2002, ch. 9 ss ad Art. 39 EG-Vertrag;

SCHNEIDER/WUNDERLICH,

in: Jürgen Schwarze, EU-Kommentar,

Baden-Baden

2000, ch. 10 ss ad Art. 39 EGV; MARCEL DIETRICH,

Die Freizügigkeit der Arbeitnehmer in der

Europäischen Union, unter

Berücksichtigung des schweizerischen

Ausländerrechts, Zurich 1995, p. 271 ss et les références citées).

3.

3.1 Il reste à examiner si, en vertu de l'art. 2

par. 1 al. 2 annexe

I’ALCP, le recourant peut obtenir une autorisation

de séjour en sa

qualité de ressortissant communautaire à la

recherche d'un emploi.

Les premiers juges lui ont dénié ce droit. En se

fondant sur le ch.

6.2.5.3 des "Directives et commentaires

concernant l'introduction

progressive de la libre circulation des

personnes" édictées par

l'Office fédéral de l'immigration, de l'intégration

et de l'émigration (ci-

après: "Directives OLCP"), ils ont estimé

que les ressortissants

communautaires dépourvus, à l'image du recourant,

des moyens

financiers suffisants pour subvenir à leurs besoins,

pouvaient être

renvoyés. Bien qu'elle ne soit prévue de manière

Considerandi

explicite que pour

les "personnes n'exerçant pas une activité

économique" (cf. supra

consid. 2.1), cette conséquence découle de l'art. 2

par. 1 al. 2 in fine

annexe I’ALCP: en prévoyant que "les chercheurs

d'emploi (...) peuvent être exclus de l'aide sociale pendant la durée (de

leur) séjour", cette disposition implique en effet que ceux qui sont

sans ressources ne sont pas autorisés à séjourner en Suisse, à moins que

l'aide sociale leur soit accordée. Cette interprétation correspond à la

jurisprudence rendue en la matière par la Cour de justice des Communautés européennes

(cf. arrêt du 26 février 1991, Antonissen, C-292/1989, Rec. 1991, I-745, ch.

1.

du résumé et point 17) ainsi qu'aux avis exprimés par la doctrine (cf.

MARCEL DIETRICH, op. cit., p. 291s.; WÖLKER/GRILL, in: Kommentar zum Vertrag

über die Europäische Union und zur Gründung der Europäischen Gemeinschaft,

vol. 1, 6e éd., 2003, ch. 51 ad Art. 39 EG; SPESCHA/STRÄULI, Ausländerrecht,

Zurich 2001, p. 330 ad art. 24 par. 3 annexe I ALCP). Pour les

ressortissants communautaires à la recherche d'un emploi, le droit à

l'égalité de traitement avec les citoyens suisses se limite donc au

"droit de recevoir la même assistance que celle que les bureaux d'emploi

de cet Etat (soit la Suisse) accordent à ses propres ressortissants" (cf.

art. 2 par. 1 al. 2, deuxième phrase, annexe I ALCP), à l'exclusion du droit,

prévu à l'art. 9 par. 2 annexe I ALCP, de bénéficier "des mêmes

avantages fiscaux et sociaux que les travailleurs nationaux" (cf. arrêt

de la CJCE du 18 juin 1987, Lebon, 316/1985, Rec. 1987, p. 2811, points 26 et

27; WINFRIED BRECHMANN, op. cit., ch. 57 ad Art. 39 EG-Vertrag). Les cantons

demeurent cependant libres d'accorder le bénéfice de l'aide sociale aux

ressortissants communautaires à la recherche d'un emploi et, le cas échéant,

de leur délivrer l'autorisation de séjour prévue à cet effet (cf. SPESCHA/

STRÄULI, loc. cit.).

La situation du cas d'espèce est particulière,

puisque le recourant a été mis au bénéfice de l'aide sociale et qu'il a pu

rester en Suisse usqu'à aujourd'hui, alors même qu'une autorisation de séjour

lui avait pourtant été refusée. Cette - apparente - contradiction s'explique

toutefois par le fait que ces questions relèvent de la compétence de

différentes autorités qui ne sont pas tenues de coordonner leur action. En tout

état de cause, le recourant ne saurait déduire un droit à une autorisation de

séjour de l'aide sociale qui lui a été accordée à titre gracieux. (…)”.

(DTF 130 II 388 consid. 2-3)

Nel caso

di specie l'assicurato ha beneficiato per molti anni di un permesso di

lavoratore stagionale in Svizzera. Egli aveva, pertanto, diritto, con l'entrata

in vigore dell'ALCP, ad ottenere un permesso di dimora di breve durata.

Dal

verbale di udienza dell’11 ottobre 2004 e dalle tavole processuali emerge,

infatti, che tale permesso L valido per tutta la Svizzera gli è stato

rilasciato sia per il 2003, con scadenza nel mese di novembre 2003, ma poi

prorogato fino al 26 aprile 2004, che per il 2004, valido fino al 21 novembre

2004.

(cfr. doc. B3; XII).

L'assicurato

era peraltro autorizzato ai sensi dell'art. 15 cpv. 1 LADI.

Il

ricorrente, sulla base del Protocollo addizionale all'Allegato II (cfr. consid.

2.2

), ha pure diritto alle prestazioni della LADI, visto che, avendo lavorato

dal 1987 per ogni stagione in Svizzera (cfr. doc. XII; 11), adempie il

presupposto del periodo di contribuzione, e meglio ha versato nel termine

quadro di due anni precedenti il giorno in cui sono adempiuti tutti i

presupposti per il diritto alla prestazione - in casu dal 27.10.2001 al

26.10.2003

(cfr. consid. 2.8.) - contributi per almeno 12 mesi (cfr. art. 9; 13

cpv. 1 LADI).

Gli

organi che applicano la LADI gli hanno, del resto, riconosciuto il diritto alle

prestazioni della LADI quando si è iscritto in disoccupazione il 27 ottobre

2003.

(cfr. doc. 7, 12).

Inoltre,

tornando pure applicabili i Regolamenti CEE sopra menzionati (cfr. art. 15 ALC;

art. 1 cifra 1 Allegato II; art. 121 LADI; cfr. consid. 2.2. e 2.3.), in

particolare il Reg. n. 1408/71

e il Reg.

n. 574/72, in linea di principio, se sono adempiuti i relativi presupposti, il

ricorrente può avere diritto all’esportazione delle prestazioni (cfr. art. 69 Reg.

n. 1408/71).

2.7

La Sezione

del lavoro con il provvedimento del 12 dicembre 2003, confermato con decisione

su opposizione del 22 aprile 2004, ha negato all’assicurato il diritto

all’esportazione delle prestazioni in __________, in quanto già prima della

partenza era in possesso di un contratto di lavoro per la stagione 2004 e

avrebbe espressamente dichiarato di voler cercare lavoro nel suo Paese soltanto

fino al rientro in Svizzera (cfr. doc. 1, 6; consid. 1.1.; 1.2.).

L’assicurato,

dal canto suo, ha contestato tale rifiuto, indicando di avere sottoscritto il

nuovo contratto di lavoro per il 2004 con il suo precedente datore di lavoro,

l’Hotel __________ di __________, poiché non aveva comunque reperito un’altra

occupazione di durata indeterminata. Inoltre egli ha precisato che, in un primo

tempo, era sua intenzione far venire la famiglia in Svizzera, poi, a seguito

della malattia improvvisa di un familiare, ha dovuto cambiare programma,

decidendo così di recarsi in __________. Egli ha pure osservato che a comprova

dei suoi sforzi volti al reperimento di un’occupazione aveva fornito

all’amministrazione 44 ricerche di lavoro. Al riguardo ha, infine, sottolineato

che se avesse reperito un impiego di durata indeterminata in __________, vi

sarebbe rimasto definitivamente, disdicendo il contratto in Svizzera (cfr. doc.

I; consid. 1.3.).

Il TCA

chiamato, ora, a pronunciarsi sul diritto o meno dell’assicurato

all’esportazione delle prestazioni rileva innanzitutto che da un attento esame

dell’ALC, dei suoi Allegati e dei relativi Regolamenti CEE non emerge che tale

diritto sia limitato ex lege a quegli assicurati che nel Paese di provenienza

non dispongono già di un contratto di lavoro, né a quelli che ricercano un

occupazione duratura, o perlomeno di durata indeterminata.

Infatti

sia gli art. 69 e 70 del Reg. 1408/71, che l’art. 83 del Reg. 574/72, relativi

al principio dell’esportazione delle prestazioni, fanno riferimento a quegli

assicurati che si recano in uno Stato UE/AELS per cercarvi un’occupazione, unicamente

in modo generale, senza precisare né che gli assicurati non devono avere già

reperito nel Paese di provenienza un lavoro per il periodo posteriore ai tre

mesi all’estero, né che debba essere cercata esclusivamente un’attività

lavorativa di durata indeterminata. Nulla è indicato in merito alla durata

dell’impiego che deve essere ricercato nel Paese membro scelto.

Nemmeno

il SECO nella Circolare relativa alle ripercussioni, in materia di

assicurazione contro la disoccupazione, dell'Accordo sulla libera circolazione

delle persone, emessa nel mese di maggio 2002 (cfr. C-AD-LCP), ha dato indicazioni in senso contrario.

Pertanto,

a mente del TCA, l'assicurato, secondo le disposizioni del Regolamento ha

diritto all'esportazione delle prestazioni se si reca all'estero per cercare

lavoro.

La

Sezione del lavoro, il 2 novembre 2004, ha trasmesso al TCA alcuni scritti del

SECO concernenti la sua presa di posizione in merito a un caso concreto di

richiesta si esportazione delle prestazioni, in cui un assicurato aveva già

concluso un contratto di lavoro in Svizzera.

In

una lettera del 16 giugno 2003 della

collaboratrice scientifica per le questioni fondamentali del SECO risulta che:

"

(…) lo scopo del soggiorno all'estero deve

essere la ricerca di lavoro e, di conseguenza, l'uscita dalla disoccupazione.

Questo significa che se uno stagionale dispone già, prima di voler far valere

il suo diritto all'esportazione delle prestazioni, di un contratto di lavoro in

Svizzera, lo scopo dell'esportazione non potrà essere raggiunto; questo anche

perché non è facile trovare un lavoro di durata determinata in meno di tre

mesi.

Inoltre, per poter usare di questo diritto,

l'assicurato deve prima riempire tutti i presupposti dell'articolo 8 LADI,

quindi anche quello della lettera f del capoverso 1 ("essere idoneo al

collocamento" secondo l'art. 15); esigenza che in un tale caso non può

essere riempita.

Dispositivo

Per questi motivi, non si dovrebbe autorizzare

una persona a fare valere il suo diritto all'esportazione delle prestazioni

quando egli ha già un contratto di lavoro per un'attività prevista entro tre

mesi." (Doc. XVIBIS)

Nello

scritto del 7 ottobre 2003, sempre la collaboratrice scientifica del SECO, ha

poi puntualizzato quanto segue:

"

(…) prima che l'assicurato possa far uso del suo

diritto all'esportazione delle prestazioni deve adempiere tutti i presupposti

dell'art. 8 LADI, tra cui anche quello dell'idoneità al collocamento (il quale

si esamina conformemente alle regole abituali).

Inoltre, ogni

assicurato avente diritto alle prestazioni ha, in linea di principio, anche il

diritto di esportarle in un altro Stato membro, a condizione che il suo

soggiorno all'estero abbia come scopo la ricerca di un lavoro e, di conseguenza

l'uscita dalla disoccupazione. Se trova lavoro, l'assicurato deve pertanto

essere disposto a trasferire il suo domicilio all'estero. Il diritto all'esportazione

delle prestazioni può essere negato solo nel caso in cui esistano dubbi fondati

in merito alla serietà della ricerca d'impiego.

Pertanto - e questo

è l'elemento essenziale nella fattispecie -, quando uno stagionale dispone già

di un contratto di lavoro per un'attività prevista entro tre mesi, è lecito

dubitare dello scopo del suo soggiorno all'estero, ritenuto che il tempo

disponibile è alquanto limitato e che deve mettersi a disposizione di un

ufficio svizzero di collocamento per un periodo di almeno quattro settimane

(art. 69 cpv. 1 lett. a del regolamento n. 1408/71)." (Doc. XVIBIS)

Il SECO

negli scritti appena menzionati sembra, quindi, escludere il diritto

all’esportazione delle prestazioni nel caso in cui un assicurato sia già in

possesso di un contratto di lavoro, poiché farebbe difetto, in tale evenienza,

l’idoneità al collocamento, presupposto necessario per beneficiare di questo

diritto.

Secondo questo Tribunale

l’argomentazione addotta dal SECO negli scritti citati per negare il diritto

all’esportazione delle prestazioni, e meglio che avendo già concluso un

contratto di impiego in Svizzera, un assicurato non adempie il presupposto

dell’idoneità al collocamento, non può essere ritenuta valida.

Infatti, come verrà

esposto più dettagliatamente nei considerandi che seguono, l’idoneità al

collocamento di un assicurato che richiede l’esportazione delle prestazioni tra

una stagione lavorativa e l’altra non può essere negata solamente per il fatto

di disporre già in Svizzera di un contratto di lavoro, senza un approfondito

esame della fattispecie.

2.8. Il diritto all’esportazione

viene riconosciuto se previamente il lavoratore soddisfa le condizioni

prescritte dalla legislazione di uno Stato membro per avere diritto alle

prestazioni (cfr. art. 69 cfr. 1 Reg. n. 1408/71).

Va, inoltre, evidenziato

che anche una volta raggiunto il Paese estero, dopo l’autorizzazione a

esportare le prestazioni, per quanto attiene al diritto alle prestazioni egli

resta sottoposto alla legislazione dello Stato di provenienza (cfr. consid.

2.4.).

Il diritto svizzero

riconosce il diritto alle indennità di disoccupazione se l’assicurato,

ossequia, fra le altre condizioni (cfr. art. 8 LADI), il presupposto

dell’idoneità al collocamento (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. f, 15 cpv. 1 LADI).

L'idoneità

al collocamento deve essere valutata da un duplice punto di vista.

Oggettivamente

l'assicurato deve essere idoneo al collocamento per le sue condizioni fisiche e

mentali (cfr. DLA 2001 consid. 1 pag. 146; DLA 1998 consid. 3a pag. 101-102,

DLA 1998 consid. 1a pag. 265, DLA 1995 pag. 173, DLA 1995 pag. 63; DTF 125 V

51, consid. 6a pag. 58 e DTF 123 V 214, consid. 3 pag. 216, entrambe con

riferimenti; U. Stauffer "Die Arbeitslosen-versicherung", Schultess Polygraphischer

Verlag, Zurigo 1984, pag. 34 - 41 e, per il vecchio diritto: DTF 110 V 208 consid.

1).

Soggettivamente

la sua situazione personale deve essere tale da non impedirgli praticamente di

essere collocato. Ciò implica dunque, oltre che la volontà, anche la disponibilità

dell'assicurato a cercare ed accettare un'occupazione adeguata ai sensi

dell'art. 16 LADI, senza restringere oltremodo le possibilità di collocamento,

ponendo ad esempio condizioni di orario, di durata ed altre ancora più

strettamente legate alla sua persona (cfr. DLA 2001 consid. 1 pag. 146; DLA

1998 consid. 3a pag. 101-102, DLA 1998 consid. 1b pag. 265, DLA 1995 pag. 54;

DLA 1993/1994 pag. 222; DTF 125 V 51, consid. 6a pag. 58 e DTF 123 V 214, consid.

3 pag. 216, entrambe con riferimenti; DTF 120 V 388; DTF 115 V 436; DLA

1993/94, pag. 54; DLA 1992 pag. 123; DLA 1992 pag. 127; DLA 1992 pag. 131-132;

DLA 1992 pag. 135-136; DTF 112 V 137 consid. 3; DTF 112 V 217 consid. la; DLA

1986 n. 21; DLA 1986 n. 26; per il vecchio diritto cfr. DTF 109 V 275 consid.

2.a, 108 V 101; DLA 1977 n. 15, 1979 n. 7, 1980 n. 24, 38, 40, 1982 n. 2).

L'assicurato dimostra una sufficiente

disponibilità al collocamento quando può dedicare un ragionevole tempo

all'esercizio di un'attività lucrativa e quando il numero di datori di lavoro

in grado di assumerlo non è eccessivamente esiguo (cfr. DTF 113 V 137 consid. 3

= DLA 1986 n. 20).

Vi è

invece inidoneità al collocamento, ad esempio, quando un assicurato per motivi

personali o familiari non può o non vuole impegnare la sua capacità lavorativa

come normalmente lo pretende un datore di lavoro.

Assicurati

che, a causa di ulteriori impegni o di particolari circostanze personali,

vogliono lavorare soltanto durante certi giorni o durante un certo numero di

ore settimanali, possono essere riconosciuti idonei al collocamento soltanto

molto condizionatamente.

Quando

l'assicurato è talmente limitato nella scelta di un occupazione da rendere

molto incerto il ritrovamento di un posto di lavoro occorre pronunciare

l'inidoneità al collocamento. Il motivo della limitazione nelle possibilità di

lavoro non ha nessuna importanza (DLA 1998 consid. 3a pag. 101-102, DLA 1998 consid.

1b pag. 265, DLA 1995 pag. 59; DTF 120 V 388, DLA 1992 pag. 123, DTF 112 V 137 consid.

3, DTF 112 V 217, DLA 1986 n. 21 e n. 26; per il vecchio diritto cfr.: DTF 110

V 208, 109 V 275 consid. 2; DLA 1982 n. 10, 1980 n. 38, 1979 n. 7, 1977 n. 16 e

n. 27).

L'idoneità

al collocamento dell'assicurato non deve inoltre essere ostacolata dal mancato

rispetto di norme di diritto pubblico (cfr. Stauffer, op.cit., pag. 37 e pag.

53-56).

Riguardo

a quest'ultimo aspetto va sottolineato che se e fintanto che l'assicurato non

beneficia di un'autorizzazione di lavoro l'idoneità al collocamento, e, di

conseguenza, il diritto all'indennità di disoccupazione, deve essere negato (cfr.

SVR 2001 ALV Nr. 3, pag. 5, DTF 125 V 465; DTF 120 V 379 - 380; DTF 120 V 395;

DLA 1993/1994, pag. 12; vedi inoltre Nussbaumer, op. cit., cifra marginale 217,

pag. 87 e Gerhards, "Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz", Vol.

I, note 10 e 55 all'art. 15).

2.9. A titolo generale va, poi,

rilevato che relativamente al rapporto tra idoneità al

collocamento e ricerche di lavoro, in una decisione pubblicata in DLA 1996/1997

pag. 98, il TFA ha avuto modo di stabilire che non si può di regola trarre la

conclusione di una mancanza di disponibilità dell’assicurato ad essere

collocato sulla base di ricerche d’impiego insufficienti, fintantoché queste

riflettono unicamente una mancanza di rispetto dell’obbligo di ridurre il

danno. Se invece gli sforzi intesi a trovare un posto di lavoro non soltanto

sono insufficienti o mediocri, ma talmente inutilizzabili da costituire uno

stato di fatto qualificato, l’idoneità al collocamento deve essere negata anche

se non vi è stata una precedente sospensione.

Il TFA

ha, in particolare, rilevato:

"Wie das BIGA in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde zutreffend

ausführt, kann dieser Auffassung nicht beigepflichtet werden. Zwar darf aus

ungenügenden Arbeitsbemühungen im Regelfall nicht auf mangelnde

Vermittlungsbereitschaft geschlossen werden, solange diese nur Ausdruck

unzureichender Erfüllung der Schadenminderungspflicht sind. Wenn die

Arbeitsbemühungen indessen nicht mehr nur ungenügend oder dürftig, sondern

derart unbrauchbar sind, dass sie besonders qualifizierte Umstände darstellen, fürhrt

dies zur Vermittlungsunfähigkeit. Lediglich als Beispiel wird in der

Rechtsprechung (unveröffentlichtes Urteil C. vom 30 Oktober 1995 [C178/95] mit

Hinweisen) der Versicherte gennant, der sich trotz vorheriger Einstellung in

der Anspruchsberechtigung über längere Zeit nicht um Arbeit bemüht hat. Wie das

Eidgenössische Versicherungsgericht im unverföffentlichten Urteil C. vom 22.

März 1995 (C261/94) erwogen hat, kann daraus indessen nicht gefolgert werden,

dass erst dann auf Vermittlungsunfähigkeit geschlossen werden kann, nachdem vorängig

eine oder mehrere Einstellungen verfügt worden waren. Vielmehr können

qualifizierte Umstände schon dann vorliegen, wenn ein Versicherter während längerer

Zeit nicht nur nicht genügende Anstrengungen unternimmt, sondern überhaupt

keine Arbeitsbemühungen oder - wie im vorliegenden Fall - blosse "pro

forma" - Bemühungen vorweist."

(cfr. DLA 1996/1997, pag. 101).

Quanto appena esposto è

stato confermato dal TFA in una sentenza del 3 gennaio 2005 nella causa T., (C

119/04), in cui ha, inoltre, precisato che l’idoneità al collocamento può

essere negata in presenza di ricerche d’impiego continuamente insufficienti, in

caso di rifiuto reiterato di accettare un’attività adeguata oppure ancora se

l’assicurato limita i propri interventi a un settore d’attività nel quale,

concretamente, egli ha pochissime possibilità di trovare un impiego o è

altrimenti limitato nella scelta di un impiego al punto tale che il suo

collocamento risulti molto aleatorio.

2.10. Per quanto attiene, più

specificatamente, agli assicurati che entrano in disoccupazione al termine di

un'attività stagionale (per es. nell'edilizia o nella ristorazione), va

osservato che, per un certo periodo, l'UCL ha applicato anche a costoro la

giurisprudenza relativa ad assicurati che si annunciano in disoccupazione e

dichiarano la loro disponibilità ad essere collocati solamente durante qualche

mese, prima di assolvere il servizio militare o effettuare un soggiorno di

perfezionamento all'estero o intraprendere un'altra formazione o lasciare

definitivamente il nostro paese.

Il TFA considera queste

persone inidonee al collocamento (e quindi rifiuta loro il diritto

all'indennità di disoccupazione), poiché, se si prescinde dal campo delle

attività per le quali non sono richieste una formazione o un'esperienza

professionale, bisogna ammettere che un datore di lavoro è poco incline,

generalmente, a prendere in considerazione un'offerta di servizio di durata limitata,

mentre cerca di attribuire un posto di lavoro duraturo (cfr. DLA 2000 pag. 152;

DLA 1995 pag. 57; DTF 123 V 218; DTF 120 V 288; DLA 1991 pag. 24; DLA 1990 pag.

25; DLA 1988 pag. 23; DLA 1992 pag. 124; DLA 1992 pag. 127; DTF 110 V 209;

Prassi AD 98/1 fogli 7.1-7.3; J.L. Plattet, "L'assurance-chômage au quotidien",

pag. 56-58; B. Despland, "Votre sécurité sociale, pag. 155-156; DTF del

2.5.97 nella causa P.F.; D. Cattaneo, "Alcuni compiti degli Uffici

regionali di collocamento alla luce della giurisprudenza". Appunti

sociali, fascicolo n. 3. Ed. OCST, Pregassona 2000, pag. 19 segg.).

In una sentenza del 18

novembre 1998 nella causa B. (inc. n. 38.98.162), il TCA ha stabilito che la

giurisprudenza appena menzionata non deve essere applicata agli assicurati che

terminano un'attività stagionale e che hanno un impiego per la stagione

seguente. In questo caso, l'idoneità al collocamento non deve più essere

esaminata (cfr. DLA 2000 pag. 152; DTF 110 V 207; DTF 120 V 390-391; DTF 123 V

217-218; DTF 111 V 38; D. Cattaneo , op. cit., pag. 24).

Tuttavia, alla luce della

giurisprudenza federale citata, questo Tribunale ha deciso che proprio nel caso

di assicurati che controllano la disoccupazione tra una stagione e l’altra o

durante le vacanze scolastiche, e quindi si annunciano in disoccupazione

soltanto alcuni mesi ogni anno, le esigenze relative alla ricerca costante

di un impiego duraturo devono essere molto severe, al fine di evitare che venga

decretata la loro inidoneità al collocamento dal profilo soggettivo. In

particolare questi assicurati devono svolgere tali ricerche durante tutto il

periodo in cui lavorano e devono ricercare un'occupazione annuale - o almeno

un'occupazione, di breve durata, per la "stagione morta" fuori dalla

propria professione e in un'attività realmente esistente sul mercato del lavoro.

Essi sono pure tenuti ad accettare un impiego annuale duraturo ufficialmente

assegnato (cfr. RDAT II/2001 N. 92; STCA del 17 aprile 2001 nella causa

M.-B., 38.2000.190; STCA del 16 marzo 2000 nella causa P.B.; STCA del 21

settembre 1999 nella causa A.T. contro URC di Biasca, STCA del 21 aprile 1999

nelle cause T.B. de S.P. contro UCL e N.Q contro UCL; DTF 120 V 385; D. Cattaneo,

op. cit. pag. 21; 24-25).

Il

TCA ha pure stabilito che l'amministrazione, per valutare se sono stati

compiuti sufficienti sforzi per reperire un impiego e decidere un'eventuale

sanzione, deve riferirsi a tutto il periodo in cui viene esercitata un'attività

lucrativa e non solo agli ultimi mesi di lavoro (cfr. RDAT II/2001 N.

92; STCA del 17 agosto 2001 nella causa M., 38.2001.15; STCA del 17 aprile 2001

nella causa M.-B., 38.2000.190).

In

occasione dell’udienza dell’11 ottobre 2004 l’avvocato __________, della

Sezione del lavoro, rispondendo a una precisa domanda del Presidente di questa

Corte, ha indicato che l’amministrazione non intende rimettere in discussione

la giurisprudenza secondo cui le persone che si annunciano in disoccupazione

fra due stagioni lavorative sono per principio idonee al collocamento se

dimostrano un reale interesse a reperire un posto duraturo o perlomeno

temporaneo. La stessa ha, inoltre, puntualizzato, che tale giurisprudenza viene

peraltro costantemente applicata (cfr. doc. XII).

2.11. Anche il Tribunale federale

delle assicurazioni esige costantemente la disponibilità a cercare e ad

accettare impieghi duraturi, affinché sia riconosciuta l'idoneità al

collocamento di un assicurato che ricorre regolarmente all'assicurazione contro

la disoccupazione soltanto per alcuni mesi all'anno.

In una sentenza del 3

gennaio 2000 nella causa I., pubblicata in DLA 2000 pag. 150 seg., il TFA ha ad

esempio stabilito che

"

Se un assicurato - nella fattispecie un

musicista - cerca volutamente soltanto rapporti di lavoro stagionali e limita

sistematicamente le sue ricerche di lavoro a occupazioni di durata limitata,

occorre negargli l'idoneità al collocamento. Per soddisfare il suo obbligo di

diminuire il danno, l'assicurato è infatti tenuto a estendere le proprie

ricerche a impieghi durevoli, anche al di fuori della sua professione. Nel caso

specifico, né l'età, né la formazione, né l'attività precedente o la situazione

economica esonerano l'assicurato da tali ricerche."

Nelle

motivazioni della sentenza l'Alta Corte ha in particolare sviluppato le

seguenti considerazioni:

"

b) Nicht anders aIs in jenen Fällen, in denen

die Betroffenen ihre

Arbeitskraft aus freien Stücken auf Abruf zur

Verfügung halten und

alsdann mit einer ‑ von ihnen selbst zu

tragenden ‑ Verminderung

oder einen Ausbleiben der Einsatznachfrage konfrontiert

sind (ARV

1996/97 Nr. 38 S. 209), hat sich auch der

Beschwerdeführer aus eigenem Antrieb aIs Unterhaltungsmusiker für die Ausübung

eines Beru­fes entschieden, in welchem häufig wechselnde und befristete Anstel­lungen

üblich sind und ein gewisser (namentlich saisonal bedingter) Arbeitsausfall

zwischen zwei Engagements aIs normal bezeichnet werden muss. Obgleich der

Versicherte keine (berufsfremde) Daueranstellung abgelehnt hat (eine solche

wurde ihm seitens der Organe der Arbeitslosenversicherung nie zugewiesen), ist

doch offenkundig, dass er keinerlei Schritte in diese Richtung unternahm.

Seine sämtlichen Arbeitsbemühungen beschränkten

sich stets auf

die zeitlich befristeten Stellen aIs Barpianist.

Unter diesen Umständen kann er für sich nicht in Anspruch nehmen, es sei ihm

nicht ge­lungen, eine ausserhalb seines bisherigen Berufes liegende

Dauerbeschäftigung zu finden (vgl. Erw. ld hievor

am Ende).

c) Was insbesondere den vorliegend zu

beurteilenden Zeitraum vorn 8. April bis 7. Juni 1996 anbelangt, war den

Beschwerdeführer bereits zu Beginn der Beschäftigungslücke ‑ wenn nicht

schon früher ‑ die Anstellung im Hotel M. zugesichert worden. Es fehlen

jegliche

An­haltspunkte dafür, dass er sich anderweitig

bemüht hätte, ein Arbeitsverhältnis von voraussichtlich längerer Dauer

einzugehen. Wie die Vorinstanz zutreffend erkannt hat, waren aber die

Aussichten des Versicherten, im genannten beschränkten Zeitraum auf dem für ihn

in Betracht fallenden allgemeinen Arbeitsmarkt eine Stelle zu finden, derart

gering, dass ihm die Vermittlungsfähigkeit bereits aus objektiven Gründen

abgesprochen werden muss. Überdies mangelte es ihm offensichtlich auch an der

subjektiven Bereitschaft, während der zweimonatigen Beschäftigungslücke eine

Stelle anzutreten. Zumin­dest gilt diese Feststellung für die Zeit ab Anfang

Mai 1996, ersuchte doch der Beschwerdeführer die kantonale Amtsstelle mit

Schreiben vorn 3. Mai 1996 um. «Kontrollurlaub», weil er vom. 6. Mai bis 2.

Juni 1996 eine Reise mit seiner Ehefrau geplant hatte.

d) Schliesslich lässt sich ‑ entgegen der

in der

Verwaltungsgerichts­beschwerde vertretenen

Auffassung ‑ aus dem Umstand, dass der Versicherte bereits anfangs April

1996 mit dem Hotel M. ein neues, nicht unmittelbar anschliessendes und auf die

Sommersaison 1996 beschränktes Arbeitsverhältnis einging, keineswegs ableiten,

er habe im Sinne der aufgezeigten Rechtsprechung (Erw. 1b hievor) alle jene

Vorkehren getroffen, die man im Hinblick auf die Verkür­zung der

Arbeitslosigkeit vernünftigerweise von ihm erwarten durfte. Vielmehr stellte

das neuerliche befristete Engagement als Unterhaltungsmu- siker die normale

Fortsetzung der branchenüb­lichen Folge von Arbeitseinsätzen und

Beschäftigungslücken von jeweils

unterschiedlicher Dauer dar. Um der ihm

obliegenden Schadenminderungs- pflicht tatsächlich zu genügen, hätte der

Beschwerde­führer seine Arbeitsbemühungen auf berufsfremde Dauerstellen aus­dehnen

müssen, wovon ihn weder sein Alter noch seine Ausbildung

und bisherige Tätigkeit oder die wirtschaftliche

Lage entbanden." (DLA 2000 pag. 154-155)

In una

sentenza del 3 novembre 2000 nella causa G., pubblicata in DLA 2001 pag. 147 segg.,

la nostra Alta Corte ha inoltre deciso che:

"

Un regista della televisione che ha concluso un

contratto di lavoro che gli garantisce 170 giorni interi di lavoro all'anno non

è collocabile durante i brevi periodi di inattività che sono d'altronde

inerenti alla professione. Questa circostanza e il fatto che per lui è fuori

discussione accettare un impiego durevole al di fuori della sua professione

conducono all'inidoneità al collocamento dell'interessato."

Contestualmente

il TFA ha rilevato che:

"

(…)

Le recourant est au bénéfice d'un contrat de travail

de durée indéterminée, aux termes duquel son employeur lui garantit au moins 170 jours (pleins) de

travail effectif par année. Le recourant n'est sans activité que pendant des

laps de temps très brefs. Il n'est pas concevable qu'il puisse étre placé

pendant de si courtes périodes. Ainsi, pour la période d'indemnisation

litigieuse (24 mars au 18 avril 1997),

la durée du chómage invoqué était inférieure à un mois (comp.

avec ATF 123 V 214, plus spécialement 218 consid. 5a). Du reste, ces courtes

périodes d'inactivité (entre deux émissions) sont certainement inhérentes à la

profession de réalisateur de télévision.

Par ailleurs, l'assuré n'a jamais allégué qu'il

était à la recherche d'un travail à plein temps, en lieu et place d'une

activité de réalisateur. Bien au contraire, on constate à cet égard que du 25

mars au 5 avril 1997, il a effectué cinq recherches d'emploi qui étaient

pratiquement toutes en relation directe avec sa profession (deux recherches

comme réalisateur, deux comme monteur-réalisateur et une comme monteur de

films).

Il apparaît ainsi clairement que le recourant

n'était pas apte à être placé durant la période en cause: d'une part, entre le

24 mars et le 18 avril 1997, le temps disponible était trop court pour qu'un

employeur potentiel fût disposé à l'engager à titre temporaire; d'autre part il

n'a jamais été question que le recourant accepte un emploi durable qui aurait

pu lui être proposé en dehors de sa profession (voir au surplus, à propos de

l'aptitude au placement, ATF 125 V 58 consid. 6a, 123 V 216 consid. 3 et les

références citées). On doit ainsi retenir que les décisions (non formelles) par

lesquelles les indemnités litigieuses ont été versées au recourant étaient

entachées d'inexactitude manifeste."

(DLA 2001 pag. 149)

In

un'ulteriore decisione del 12 gennaio 2001 nella causa M., pubblicata in DLA

2001 pag. 145 segg., il Tribunale federale delle assicurazioni ha affermato

che:

"

L'assicurato che, al termine di un lasso di

tempo ragionevole durante il quale non è riuscito a trovare un nuovo posto di

lavoro nella professione appresa, non è disposto e non è in grado di cercare e

accettare un'altra occupazione al di fuori di tale professione, non è idoneo al

collocamento."

La nostra

Massima Istanza ha, in particolare, concluso che:

"

(…)

Zwar

rechtfertigen qualitativ ungenügende Bemühungen um eine neue Arbeitsstelle wie

etwa die Beschränkung der Arbeitssuche im bisherigen Berufsbereich nicht an

sich schon den Schluss auf fehlende Vermittlungsbereitschaft. Indessen ist für

die Beurteilung der Vermittlungsfähigkeit eine gesamthafte Würdigung der für

die Anstellungschancen im Einzelfall wesentlichen, objektiven und subjektiven

Faktoren massgebend. Ausser dem Umfang des für die versicherte Person in

Betracht fallenden Arbeitsmarktes ist auch die Art der gesuchten, zumutbaren

Arbeit von Bedeutung. Die Beschränkung der Arbeitsbemühungen auf einen

bestimmten beruflichen Bereich kann deshalb zusammen mit zeitlichen

Arbeitseinschränkungen zur Verneinung der Vermittlungsfähigkeit führen (BGE 112

V 218 Erw. 2; ARV 1998 Nr. 46 S. 265 Erw. 1c). Vermittlungsfähigkeit kann nicht

angenommen werden, wenn die Vermittlungsbereitschaft gegeben, jedoch zum

Vornherein davon auszugehen ist, dass für den fraglichen Zeitraum sich kein

Arbeitgeber hätte finden lassen (vgl. unveröffentlichtes Urteil K. vom 3. November

1995 C 123/94).

2.- Die Beschwerdeführerin

war seit 1. August 1996 arbeitslos. Die Vermittlungsunfähigkeit wurde erst ab

1. Dezember 1997 bejaht. Die Akten, insbesondere der Nachweis der persönlichen

Bemühungen belegen, dass sie beruflich wiederum eine Vollzeitstelle als Tänzerin

anstrebte. Nach eigenen Angaben musste sie, um dieses Ziel zu erreichen,

angesichts der hohen körperlichen Anforderungen im Beruf, ausgedehnte Trainings

von sechs bis acht Stunden pro Tag absolvieren. Auf Grund dieses Sachverhalts

war die

Beschwerdeführerin auch

nach Einräumung eines angemessenen Zeitraums zur Suche einer neuen

Arbeitsstelle weder bereit noch in der Lage, eine andere Arbeit ausserhalb

ihres Berufes zu suchen und anzunehmen. Sodann zeigt die langzeitliche und

erfolglose Arbeitssuche im angestammten Beruf, dass sie nicht mit einer neuen

vollen Anstellung als Tänzerin rechnen konnte. Verwaltung und Vorinstanz haben

deshalb die Vermittlungsfähigkeit zu Recht verneint. Daran vermögen die

Vorbringen in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde nichts zu ändern." (DLA 2001 pag. 146-147)

In una

sentenza del 26 ottobre 2004 nella causa G. (C 233/03) il TFA ha confermato la

decisione del Tribunale cantonale che ha annullato la precedente decisione di

inidoneità al collocamento emessa dall'amministrazione.

In quel

caso l'Alta Corte ha rilevato che:

"

(…)

2.

Zu klären gilt es die Frage, ob der

Beschwerdegegner seit 1996 freiwillig ausschliesslich temporäre

Arbeitsverhältnisse eingeht, welche mit hauptsächlich in den Wintermonaten

beschäftigungslosen Zeiten verbunden sind, sodass dies als Ausdruck für die

subjektiv fehlende Vermittlungsbereitschaft für Dauerstellen zu werten ist.

2.1 Die Vorinstanz hat die Vermittlungsfähigkeit

hauptsächlich im Lichte der Tatsache, dass der Versicherte während der gesamten

Zeit seiner Arbeitslosigkeit Arbeitsbemühungen nachwies, bejaht. Diese seien

zwar zum Teil hinsichtlich der Quantität ungenügend, würden jedoch auch die

Suche nach Dauerstellen (auch ausserhalb seiner angestammten Tätigkeit)

beinhalten. Sein Wille, sich nicht nur für zeitlich befristete Stellen auf dem

Arbeitsmarkt zur Verfügung zu stellen, werde zudem durch den Umstand

untermauert, dass die Personal I.________ AG bestätige, auch mit der Suche nach

Dauerstellen beauftragt worden zu sein. Die Verwaltung vertritt dagegen die

Auffassung, der Beschwerdegegner stelle sich freiwillig - seinem Lebensstil

entsprechend - nur für zeitlich begrenzte Arbeitseinsätze zur Verfügung, ohne

eine auf Dauer angelegte Stelle anzustreben, sodass seine Vermittlungsfähigkeit

rechtsprechungsgemäss verneint werden müsse.

2.2 Fest steht, dass der Versicherte seit Februar

1997 bei der Personal I.________ AG als temporärer Mitarbeiter auf dem Bau

tätig ist. Dem Lebenslauf des Versicherten kann weiter entnommen werden, dass

er bereits vor seiner Arbeitslosigkeit, d.h. seit 1995, lediglich zeitlich

befristet tätig war. Mit der Vorinstanz ist festzuhalten, dass der

Beschwerdegegner seit der Anmeldung zur Arbeitsvermittlung Arbeitsbemühungen

aufweist, welche die Suche nach Dauer- und Temporärstellen umfassen, wobei der

gelernte Zimmermann und zuletzt als Gerüstbauer tätig gewesene Versicherte sich

u.a. auch um Arbeit als Monteur, Lagerist, Dachdecker, Hilfsmaurer, Packer und Isoleur

bemühte. Im letztinstanzlich aufgelegten Schreiben der Personal I.________ AG

(vom 3. November 2003) bekräftigt diese, dass sich bis zu diesem Zeitpunkt

keine Möglichkeit einer Festanstellung ergeben habe.

2.3 Der Verwaltung kann insoweit gefolgt werden,

als es schwer verständlich ist, warum der Beschwerdegegner seit 1996, mithin

innerhalb der vierten Rahmenfrist für den Leistungsbezug,

Arbeitslosenentschädigung beansprucht, zumal er weder aufgrund seines Alters,

noch seiner Ausbildung und Arbeitsweise, wie verschiedene Arbeitszeugnisse

belegen, hinsichtlich der Stellensuche benachteiligt sein sollte, sodass es

nahe liegt anzunehmen, der Versicherte stelle sich freiwillig nur für zeitlich

begrenzte

Arbeitseinsätze zur Verfügung. Als Allrounder hätte es ihm an sich möglich sein

sollen, trotz konjunkturell schwankender Auftragslage im Baugewerbe, einen ihn

direkt und auf Dauer beschäftigenden Arbeitgeber (allenfalls ausserhalb der

Baubranche) zu finden. Es fällt jedoch auf, dass das RAV - gemäss Aktenlage -

ebenfalls nicht in der Lage war, dem Beschwerdegegner in der gesamten Zeit

seiner Arbeitslosigkeit mehr als eine zumutbare Stelle zuzuweisen, wobei

bezüglich der Gründe, weshalb es hierbei zu keiner Anstellung kam,

widersprüchliche Angaben der potenziellen Arbeitgeberin vorliegen. Am 11. März

2002 führte sie an, der Versicherte habe stark nach Alkohol gerochen, nachdem

sie am 1. März 2002 in ihrer Rückmeldung an das RAV festgehalten hatte, der

Beschwerdegegner besitze keinen Führerausweis, welcher jedoch bezüglich des

Arbeitsweges unbedingt erforderlich gewesen wäre. Hieraus lassen sich somit

ebenfalls keine zuverlässigen Hinweise auf eine fehlende subjektive

Vermittlungsbereitschaft hinsichtlich einer Festanstellung finden. Wenn der

Versicherte wiederholt, so auch anlässlich der mündlichen Verhandlung im vorinstanzlichen

Verfahren, betont, bereit und in der Lage zu sein, eine Dauerstelle anzunehmen,

dies zudem durch die vorgelegten Arbeitsbemühungen dokumentiert und des

Weiteren das Stellenvermittlungsbüro beauftragt hat, auch Dauerstellen zu

suchen, bleibt - trotz langjähriger ausschliesslicher Temporärarbeit - kein

Raum, dem Versicherten den Willen zur Annahme einer solchen Stelle

abzusprechen, weshalb es beim vorinstanzlichen Entscheid sein Bewenden hat.

Sollte der Beschwerdegegner weiterhin arbeitslos sein, wird er besonders

gefordert sein, die weitere Vermittlungsfähigkeit unter Beweis zu stellen.

Aufgabe des RAV wird es sein, Gründe für die Schwervermittelbarkeit des

Versicherten zu suchen und ihn durch vermehrte Zuweisung von Dauerstellen oder

durch andere (arbeitsmarktliche) Massnahmen bei der Beendigung seiner

Arbeitslosigkeit zu unterstützen.

(…)." (cfr. STFA del 26 ottobre 2004 nella

causa G., C 233/03)

In una sentenza del 24

dicembre 2004 nella causa H., C 157/04 il TFA ha negato il diritto alle

indennità di disoccupazione ad un assicurato durante l’interstagione, in quanto

egli non aveva cercato un lavoro duraturo.

Al riguardo l’Alta Corte

ha sviluppato le seguenti considerazioni:

" (…)

2.2 In ARV 2000 Nr. 29 S. 150 hielt das

Eidgenössische Versicherungsgericht fest, dass eine Person, welche bewusst nur

saisonale Arbeitsverhältnisse eingeht und deren Arbeitsbemühungen sich stets

auf zeitlich befristete Stellen beschränkt, als vermittlungsunfähig gilt. Auf

den Beschwerdeführer ist diese Rechtsprechung anwendbar, hat er doch mehrere

Jahre lang bewusst zwei Saisonstellen versehen und die Erwerbstätigkeit in der

Zwischensaison jeweils kurz unterbrochen. In den Akten sind keinerlei

Arbeitsbemühungen für die hier interessierenden Zeitspannen ersichtlich, und der

Beschwerdeführer

macht auch keine solchen geltend. Daraus ist zu

schliessen, dass dem Versicherten nicht daran lag, eine ganzjährige

Arbeitsstelle zu finden. Vielmehr beabsichtigte er, die beiden

Saisontätigkeiten in der bisherigen Form weiter auszuüben. Dabei nahm er

bewusst in Kauf, dass er in den Zwischensaisons kein Einkommen haben werde.

Aussichten darauf, für die jeweils kurzen Unterbrüche der Erwerbstätigkeit eine

entsprechend befristete Stelle zu finden, bestanden kaum. Hätte der

Beschwerdeführer den durch die Zwischensaisons entstandenen Lohnausfall

wirklich vermeiden wollen, hätte er eine Ganztagesstelle suchen müssen. Dies

hat er aber nicht getan und damit seiner Schadenminderungspflicht, soweit den

Erwerbsausfall der Zwischensaisons betreffend, nicht genügt. Unter solchen

Umständen ist auf Vermittlungsunfähigkeit für die hier streitigen Perioden zu

schliessen, weshalb der Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung zu Recht

verneint wurde.

2.3 Die vom Beschwerdeführer geltend gemachte

Rechtsprechung (Urteil M. vom 18. Juni 2002, C 228/01) kommt hier nicht zur

Anwendung. Wohl sollen nach diesem Urteil (vgl. auch BGE 123 V 217 Erw. 5a; ARV

2000 Nr. 29 S. 152 Erw. 2b) jene arbeitslosen Versicherten nicht bestraft

werden, welche in Erfüllung ihrer Schadenminderungspflicht alle Vorkehren

getroffen haben, die man vernünftigerweise von ihnen erwarten darf, damit sie

so rasch wie möglich eine neue Stelle antreten können. Solchen Versicherten ist

es nicht zuzumuten, im Hinblick auf einen - theoretisch zwar möglichen,

praktisch jedoch wenig wahrscheinlichen - früheren Stellenantritt mit dem

Abschluss eines neuen Arbeitsvertrages zuzuwarten und dadurch das Risiko einer

allenfalls noch längeren Arbeitslosigkeit auf sich zu nehmen. Auf den

Beschwerdeführer trifft dieser Fall jedoch nicht zu: er hat gar keine

Arbeitsbemühungen getätigt und damit nicht alle Vorkehren getroffen, die man

von ihm erwarten darf, damit er in Zukunft nicht mehr jeweils in den

Zwischensaisons Lohnausfälle erleidet. Vielmehr hat er bewusst so disponiert,

dass er jedes Jahr wieder kurze Unterbrüche in der Erwerbstätigkeit hat.

Demnach hat er seine Verdiensteinbussen freiwillig in Kauf genommen. Diese sind

aber nicht Jahr für Jahr von der Arbeitslosenversicherung zu tragen.(…)“ (STFA

del 24 dicembre 2004 nella causa H., C 157/04, consid. 2.2., 2.3.)

2.12. Secondo questo Tribunale la

giurisprudenza federale e cantonale relativa ad assicurati che ricorrono

regolarmente all’assicurazione contro la disoccupazione appena menzionata (cfr.

consid. 2.10 - 2.11) deve trovare applicazione anche nel caso di assicurati che

richiedono l’esportazione delle prestazioni della durata di tre mesi durante il

periodo di inattività tra un lavoro stagionale e l’altro.

Uno dei

principi cardine dell’ALC, come esposto precedentemente (cfr. consid. 2.2.), è,

infatti, quello della non discriminazione, che garantisce agli svizzeri e ai

cittadini degli altri Stati membri UE/AELS il diritto, nell’applicazione

dell’ALC, di non essere trattati in modo peggiore rispetto ai cittadini dello

Stato che applica l’ALC (cfr. DTF 130 I 26; Yvo Hangartner, Der Grundsatz der Nichtdiskriminierung

wegen der Staatsangehörigkeit im Freizügigkeitsabkommen der Schweiz mit der Europäischen

Gemeinschaft, AJP 2003 pag. 257 segg.).

Non

può, pertanto, essere sviluppata una prassi diversa per gli assicurati che,

nelle stesse condizioni di quelli che restano in Svizzera e continuano a

controllare la disoccupazione in Svizzera, chiedono di esportare le prestazioni

in un Paese estero dell’UE/AELS.

A questi assicurati, sulla

base di quanto esposto precedentemente nel caso di lavoratori sempre residenti

in Svizzera al beneficio di contratti stagionali che durante i mesi di

inattività si iscrivono in disoccupazione (cfr. consid. 2.10., 2.11.), deve, al

contrario, di principio essere riconosciuta l’idoneità a collocamento. Tuttavia

se gli stessi con il loro comportamento - che deve essere valutato secondo

esigenze severe – dimostrano di non essere disponibili a cercare e accettare un

impiego duraturo, vanno considerati inidonei dal profilo soggettivo.

Ciò, a ben vedere,

corrisponde a quanto risulta dalla Circolare del SECO del mese di maggio 2002

(C-AD-LCP; cfr. consid. 2.4.), ossia che il diritto all’esportazione delle

prestazioni può essere negato solo nel caso in cui esistano dubbi fondati circa

la serietà della ricerca di impiego.

In simili condizioni la

circostanza per un assicurato di disporre già al momento della richiesta

dell’esportazione delle prestazioni di un contratto di lavoro in Svizzera non

implica automaticamente la sua inidoneità al collocamento e quindi il diniego

della domanda di esportare le prestazioni (cfr. consid. 2.7.).

Il caso di specie andrà,

invece, esaminato attentamente per valutare la serietà della ricerca di occupazione

dell’assicurato.

2.13. Nel caso di specie, __________

RI 1, ha concluso un nuovo contratto con l’Hotel __________ di __________ con

inizio dal 26 febbraio 2004 precedentemente alla domanda d’esportazione delle

prestazioni. Alla luce di quanto esposto in precedenza (cfr. in particolare consid.

2.7 e 2.12) questa circostanza non impedisce per principio l'esportazione delle

prestazioni.

Va, tuttavia, indagato se

il ricorrente può essere considerato idoneo al collocamento anche dal profilo

soggettivo (cfr. consid. 2.10.; 2.11.; 2.12.).

Al riguardo il TCA

constata che nei mesi precedenti l’iscrizione in disoccupazione ha compiuto 27

ricerche di lavoro.

Dalle tavole processuali

non risulta che esse, benché non siano state effettuate durante tutto il

periodo dell’attività lavorativa, bensì soltanto da agosto a ottobre 2003, sono

state oggetto di sanzione da parte dell’amministrazione (cfr. doc. 7; 10).

Nel mese di agosto 2003,

in particolare, l’insorgente ha effettuato 7 ricerche in Svizzera interna, e

meglio in hotels di zone turistiche montane, oltre che a __________,

soprattutto come barman.

Nei mesi di settembre e

ottobre 2003 egli ha, poi, cercato in esercizi pubblici del __________, in

qualità, quando è stata indicata l’attività desiderata, di cameriere e barman,

(cfr. doc. 10).

Come asserito dal

ricorrente stesso, egli ha tentato di trovare un impiego per la stagione

invernale anche in altri Cantoni, ma non essendoci riuscito, da un lato, il 27

ottobre 2003, si è annunciato per il collocamento e, dall’altro, ha

sottoscritto il 3 novembre 2003 un contratto di lavoro con il precedente datore

di lavoro, Hotel __________ di __________, per il periodo dal 26 febbraio al 21

novembre 2004 quale barman (cfr. doc. 9).

Durante il primo periodo di

disoccupazione, ovvero nel mese di novembre 2003, egli ha compiuto ulteriori

otto ricerche di impiego in esercizi pubblici del __________, come cameriere e

collaboratore al bar (cfr. doc. 10).

L’assicurato ha anche

affermato che la sua intenzione era che la sua famiglia, che vive in __________,

trascorresse in Svizzera le vacanze natalizie (cfr. doc. 7, 9. XII).

Tuttavia, il 25 novembre

2003, egli ha deciso di richiedere l’esportazione delle prestazioni in __________

per tre mesi. Il ricorrente ha indicato che tale cambiamento di programma è

stato causato dal fatto che il suocero si è ammalato (cfr. doc. 7, 9, XII).

Rispondendo a un ispettore

della Sezione del lavoro, il 9 dicembre 2003, l’assicurato ha asserito che

voleva continuare a cercare lavoro parzialmente in __________ fino al suo

rientro in Svizzera, al più tardi il 26 febbraio 2004 (cfr. doc. 9).

Dopo che l’amministrazione

ha emesso la decisione del 12 dicembre 2003 con cui ha rifiutato l’esportazioni

delle prestazioni, l’insorgente ha precisato, nell’opposizione, che non è

rientrato nel suo Paese per fare vacanza, ma per finalmente trovare

un’occupazione con un contratto di durata indeterminata, come dimostrato dalle

numerose ricerche di impiego effettuate, che hanno avuto tutte esito negativo.

Visto che non ha trovato lavoro, è allora rientrato in Svizzera.

Egli ha puntualizzato che

se avesse reperito un impiego, non sarebbe rientrato in Svizzera e avrebbe

chiesto la rescissione del contratto concluso con l’Hotel __________ (cfr. doc.

2).

Tale versione è stata

confermata anche nell’atto ricorsuale diretto contro la decisione su

opposizione del 22 aprile 2004 e nello scritto del 25 giugno 2004 (cfr. doc. 1;

VI).

In occasione dell’udienza

dell’11 ottobre 2004 davanti al Presidente del TCA il ricorrente ha ribadito

che in __________ voleva cercare un lavoro definitivo, come dimostrato dalle

numerose ricerche. Il patrocinatore dell’assicurato, dopo aver parlato con lo

stesso, ha asserito che l’affermazione che risulta nella lettera del 9 dicembre

2003 è da intendere nel senso che in realtà egli era intenzionato a cercare

lavoro in __________ e preannunciava già all’URC che se non l’avesse trovato

sarebbe rientrato in Svizzera per il nuovo lavoro (cfr. doc. XII).

Secondo la dottrina (cfr.

A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 263; T. Locher,

Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, p. 331 n. 28) e la

giurisprudenza, in presenza di due versioni differenti, la preferenza deve

essere accordata alle dichiarazioni che l’assicurato ha dato nella prima ora,

quando ne ignorava le conseguenze giuridiche. Le spiegazioni fornite in un

secondo tempo non possono integrare le prime constatazioni dettagliate,

soprattutto se esse le contraddicono (cfr. DTF 121 V 47 consid. 2a, 115 V 143 consid.

3c; STFA del 30 marzo 2004 nella causa D., U 252/02, consid. 4.2.; RAMI 1988 U

55, p. 363 consid. 3b/aa; STFA del 27 agosto 1992 nella causa M., non pubbl.;

RDAT II-1994 p. 189; per una critica, cfr. U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren

in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 217, n. 546).

Tale principio non è

applicabile se dall'istruttoria della causa siano da attendersi nuovi elementi

cognitivi (cfr. STFA del 3 gennaio 2000 nella causa S., U 236/98 e del 18 luglio

2001 nella causa C., U 430/00). Nulla impedisce pertanto di attenersi a una

mutata versione dei fatti se essa risulta maggiormente convincente e

corroborata da altri elementi probatori che il richiedente è riuscito a

dimostrare con l'alto grado di verosimiglianza richiesto dalla giurisprudenza (cfr.

DTF 121 V 47 consid. 2a, 208 consid. 6b; STFA del 30 marzo 2004 nella causa D.,

U 252/02, consid. 4.2.).

Infatti

il principio della priorità della dichiarazione della prima ora non assume

valore assoluto, bensì costituisce solo un ausilio interpretativo di giudizio

nel caso in cui l'assicurato rende dichiarazioni contraddittorie in relazione

alla descrizione dell'evento per il quale avanza pretese. Esso non dispensa il

giudice dal disporre ulteriori misure di accertamento dei fatti. Nulla

impedisce pertanto di attenersi a una mutata versione dei fatti se essa risulta

maggiormente convincente e corroborata da altri elementi probatori che il

richiedente è riuscito a dimostrare con l'alto grado di verosimiglianza

richiesto dalla giurisprudenza (cfr. RDAT I-2002 N. 75).

Nel caso

in esame, dallo scritto del 9 dicembre 2003 emerge che l’assicurato ha solo

affermato di volere continuare a cercare lavoro in __________ fino all’inizio

dell’impiego presso l’Hotel __________ il 26 febbraio 2004 (cfr. doc. 9).

Tale

asserzione non implica automaticamente che egli non era disposto a rinunciare

al contratto di lavoro già concluso in Svizzera. Ciò non è del resto mai stato

dichiarato dal ricorrente.

L’avverbio

“parzialmente” (cfr. doc. 9), utilizzato dall’assicurato, che non conosce bene

la lingua italiana, come il TCA ha potuto constatare dai suoi scritti e in sede

di udienza, verosimilmente si riferisce alla durata limitata nel tempo

dell’esportazione delle prestazioni. Egli poteva ricercare un impiego in __________

soltanto per tre mesi.

Quanto

risulta, poi, dagli atti posteriori allo scritto del 9 dicembre 2003 e dal

verbale di udienza dell’11 ottobre 2004 (cfr. doc. 2, I, VI; XII), ossia

che egli voleva trovare un impiego di durata indeterminata in __________ e se

vi fosse riuscito avrebbe rescisso il contratto in Svizzera, permette di

comprendere quanto sostenuto nello scritto del 9 dicembre 2003. Infatti le

dichiarazioni contenute negli atti seguenti, non essendo in contraddizione con

quanto asserito in precedenza, non costituiscono una seconda versione dei

fatti, bensì ne sono il complemento.

Conseguentemente,

quindi, con la frase formulata nella lettera del 9 dicembre 2003 l’insorgente

intendeva che se non avesse reperito un’occupazione nel suo Paese d’origine nei

tre mesi di soggiorno, sarebbe tornato in Svizzera, dove avrebbe iniziato a

lavorare presso l’Hotel di __________.

Tale

conclusione appare tanto più fondata se si considera quanto è emerso in occasione

dell’udienza dell’11 ottobre 2004 (cfr. doc. XII), ovvero che la famiglia del

ricorrente vive in __________, dove la moglie è funzionaria pubblica e i due

figli frequentano l’università.

Risulta,

pertanto, plausibile e credibile che se l’insorgente avesse reperito un impiego

duraturo, sarebbe rimasto in __________.

La

volontà di recarsi in __________ e cercare là un impiego è, poi, sorta dopo

circa un mese dall’iscrizione in disoccupazione del 27 ottobre 2003, come

risulta dal fatto che la domanda di esportazione delle prestazioni è stata

formulata il 25 novembre 2003 (cfr. doc. 1,2,12, 7). L’assicurato ha indicato

che tale richiesta è stata dettata dall’intervento di un fatto nuovo, e meglio

dalla malattia del suocero (cfr. doc. 9).

L’assicurato,

inoltre, in __________ ha effettuato molti sforzi al fine di reperire un

impiego, più precisamente 64 ricerche di lavoro (cfr. doc. 10). Egli ha cercato

un’occupazione soprattutto come impiegato al bancone in esercizi pubblici e

come venditore. Tre ricerche sono state compiute come cameriere e due come

impiegato d’ufficio.

La scelta

dell’assicurato di diversificare le ricerche, anche in altri settori rispetto a

quello alberghiero e della ristorazione, non presta il fianco a critiche, visto

che effettivamente in inverno in __________ il turismo diminuisce notevolmente

rispetto alla stagione estiva.

Al

riguardo va d’altronde segnalato che dagli atti non emerge che

l’amministrazione, abbia sanzionato per insufficienti ricerche l’assicurato al

suo rientro in Svizzera (per un caso in cui un assicurato dopo aver beneficiato

di un periodo di esportazione delle prestazioni è stato sospeso dal diritto

alle indennità giornaliere per insufficienti ricerche svolte mentre si trovava

all’estero cfr. STCA del 1° marzo 2004 nella causa M., 38.2003.58).

Alla luce di quanto

esposto questa Corte, in applicazione del principio della probabilità

preponderante usualmente applicato dal giudice delle assicurazioni sociali (cfr. cfr. RDAT II-2001 N. 91

pag. 378; SVR 2001 KV N. 50 pag. 145; STFA 29 gennaio 2003 nella causa P., U

162/02; STFA del 18 settembre 2001 nella causa W., C 264/99; STFA del 28

novembre 2000 nella causa P.S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K.B.,

C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A.F., C 341/98, consid. 3, pag., 6;

DTF 125 V 195; STFA 6 aprile 1994 in re E.P.; SZS 1993 pag. 106 consid. 3a; RCC 1986 pag. 202 consid. 2c, RCC 1984 pag. 468 consid. 3b, RCC

1983 pag. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a,

DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, "Die Rechtspflege

in der Sozialversicherung", in Basler Juristische Metteilungen (BJM) 1989

pag. 31-32), ritiene,

pertanto, che in casu l’assicurato era disponibile a cercare e accettare

un’occupazione duratura in __________.

Di conseguenza egli deve

essere ritenuto idoneo al collocamento, al fine dell’esportazione delle

prestazioni, oltre che dal profilo oggettivo, anche soggettivamente secondo la

giurisprudenza federale e cantonale e sulla base del principio di non

discriminazione (cfr. consid. 2.10.; 2.11.; 2.12.), contrariamente a quanto

deciso dalla Sezione del lavoro nel provvedimento impugnato.

Nel caso in esame, quindi,

gli atti vanno trasmessi alla Sezione del lavoro affinché esamini se le altre

condizioni contemplate dall’art. 69 Reg. 1408/71 per concedere il diritto

all’esportazione delle prestazioni in __________ dal 27 novembre 2003 al 26

febbraio 2004 sono adempiute (cfr. consid. 2.3.; 2.4.).

2.14. Secondo

l'art. 61 lett. g LPGA il ricorrente che vince la causa ha diritto al rimborso

delle ripetibili secondo quanto stabilito dal tribunale delle assicurazioni.

L'importo è determinato senza tener conto del valore litigioso, ma secondo

l'importanza della lite e la complessità del procedimento.

La

disposizione transitoria dell'art. 82 cpv. 2 LPGA stabilisce poi che i Cantoni

devono adeguare la loro legislazione alla presente legge entro cinque anni a

partire dalla sua entrata in vigore. Fino a quel momento sono valide le

prescrizioni cantonali in vigore precedentemente (cfr. DTF 129 V 115).

Chiamata

a pronunciarsi su un ricorso inoltrato da una cassa di disoccupazione contro il

dispositivo di una decisione con la quale il Tribunale amministrativo del Canton

Zugo l'aveva obbligata al versamento di una somma a titolo di ripetibili, alla

luce delle prescrizioni cantonali applicabili, l'Alta Corte, in una decisione

del 20 agosto 2003 nella causa B., C 56/03, ha, in particolare, sviluppato le

seguenti considerazioni:

"

(…)

1.1 Vor Inkrafttreten des Bundesgesetzes über den

Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts (ATSG) vom 6. Oktober 2000 am 1.

Januar 2003 war der Anspruch auf Parteientschädigung für das kantonale

Beschwerdeverfahren auf dem Gebiete der Arbeitslosenversicherung, ebenso wie im

Bereich der beruflichen Vorsorge, nicht bundes-, sondern kantonalrechtlich

geregelt (bis 31. Dezember 2002 in Kraft gewesener Art. 103 Abs. 6 AVIG). Nach

früherer Rechtsprechung trat das Eidgenössische Versicherungsgericht daher auf

Verwaltungsgerichtsbeschwerden gegen einen aus diesen

Sozialversicherungszweigen stammenden kantonalen Parteikostenentscheid mangels

bundesrechtlicher Anspruchsgrundlage nicht ein (BGE 112 V 111 ff.; ARV 1990 Nr.

11 S. 63). In BGE 126 V 143 ist das Gericht von dieser Praxis abgerückt und hat

neu - zwecks Wahrung des Sachzusammenhangs und der Einheit des Prozesses auf

dem Gebiete der Sozialversicherung - seine sachliche Zuständigkeit zur

Überprüfung auch rein kantonalrechtlich begründeter Prozess(kosten)entscheide

bejaht (BGE 126 V 143, insb. 147 ff. Erw. 2b). Mit Inkrafttreten des ATSG ist

diese Rechtsprechung für das Arbeitslosenversicherungsrecht - soweit ein

angefochtener Entscheid zum Anspruch auf Parteientschädigung im kantonalen

Verfahren nach dem 31. Dezember 2002 ergangen ist (vgl. zur Publikation in der

Amtlichen Sammlung bestimmtes Urteil T. vom 23. Januar 2003 [H 255/02] Erw.

2.2; n.d.r.: pubblicata in DTF 129 V 113) - nur noch von beschränkter

Tragweite, wie sich aus nachstehender Erwägung ergibt.

1.2 Neu verankert Art. 61 lit. g Satz 1 ATSG für

sämtliche von diesem Gesetz erfassten Regelungsgebiete, einschliesslich die

Arbeitslosenversicherung (Art. 2 ATSG in Verbindung mit Art. 1 AVIG in der seit

1. Januar 2003 geltenden Fassung), einen Anspruch der obsiegenden Beschwerde

führenden Person auf Ersatz der Parteikosten. Nach der Rechtsprechung ist diese

geänderte prozessrechtliche Norm des Bundesrechts - im Unterschied zu den mit

dem ATSG geänderten materiellrechtlichen Vorschriften - ab dem Tag dessen

Inkrafttretens am 1. Januar 2003 sofort anwendbar geworden; vorbehalten bleiben

anders lautende Übergangsbestimmungen (BGE 129 V 115 Erw. 2.2, 117 V 93 Erw.

6b, 112 V 360 Erw. 4a; RKUV 1998 Nr. KV 37 S. 316 Erw. 3b; Urteil E. vom 20.

März 2003 [I 238/02] Erw. 1.2). Von den im ATSG enthaltenen Übergangsregelungen

ist allein Art. 82 Abs. 2 ATSG verfahrensrechtlicher Natur. Danach haben die

Kantone ihre Bestimmungen über die Rechtspflege diesem Gesetz innerhalb von

fünf Jahren nach seinem Inkrafttreten anzupassen; bis dahin gelten die

bisherigen kantonalen Vorschriften.

§ 28 Abs. 2 des Zuger Gesetzes über den

Rechtsschutz in Verwaltungssachen vom 1. April 1976

(Verwaltungsrechtspflegegesetz; Bereinigte Gesetzessammlung 162.1) sieht vor,

dass im Rechtsmittelverfahren der ganz oder teilweise obsiegenden Partei eine

Parteientschädigung nach Massgabe ihres Obsiegens zuzusprechen ist, ohne

einzelne Gebiete des Verwaltungs-, insbesondere des Sozialversicherungsrechts

hievon auszunehmen. Materiellrechtlich genügt die kantonale Regelung damit den

bundesrechtlichen Vorgaben des Art. 61 lit. g Satz 1 ATSG. Hinsichtlich des

grundsätzlichen Anspruchs der obsiegenden Partei auf Parteientschädigung (auch)

im Arbeitslosenversicherungsprozess ist der zugerische Gesetzgeber mithin zu

keiner Anpassung des Verwaltungsrechtspflegegesetzes innert fünf Jahren

gehalten, womit der übergangsrechtliche Art. 82 Abs. 2 ATSG hier - wovon im

vorliegenden Fall auch die Vorinstanz ausgegangen ist - keine eigenständige

Rechtswirkung entfaltet, die

der sofortigen Anwendbarkeit des Art. 61 lit. g

Satz 1 ATSG entgegenstünde. (…)."

(cfr. STFA del 20 agosto 2003 nella causa B., C 56/03, consid. 1)

Secondo

l'art. 22 della legge di procedura per le cause davanti al Tribunale cantonale

delle assicurazioni (LPTCA), il ricorrente che vince la causa ha diritto nella

misura stabilita dal giudice al rimborso delle spese processuali, dei disborsi

e delle spese di patrocinio (cpv. 1). L'importo delle ripetibili è determinato

in relazione alla fattispecie ed alla difficoltà del processo, senza tener

conto del valore litigioso (cpv. 2).

Ora,

visto il tenore dell'art. 22 LPTCA suenunciato e alla luce della giurisprudenza

federale appena illustrata, anche nel nostro Cantone, la regolamentazione

cantonale non deve essere adeguata all'art. 61 lett. g LPGA, in quanto conforme

a quest'ultimo (cfr. DTF 130 V 320 consid. 2.1.).

Va

inoltre ricordato che, di regola, le ripetibili sono assegnate al ricorrente

vincente in causa e rappresentato da un'organizzazione sindacale (DTF 122 V

278; STFA non pubblicata dell'8 luglio 1997 nella causa D., I 73/96; STFA non

pubblicata 3 febbraio 1998 nella causa M.P., I 7/97; STFA non pubblicata del 30

settembre 1998 nella causa A.C.F.R., I 462/97 e STFA non pubblicata del 13

gennaio 2000 nella causa K.K., U 284/99 circa il diritto a ripetibili della

persona cognita in materia), anche in assenza di una esplicita richiesta (DTF

118 V 139).

Al

proposito, il Tribunale Federale, nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 11, ha

avuto occasione di ricordare che:

"

Dans un arrêt du 12 juillet 1996 (ATF 122 V 278),

le Tribunal fédéral des assurances a changé sa jurisprudence en matière de

droit aux dépens. Il a jugé qu'une partie représentée par l'Association suisse

des invalides (ASI) et qui obtient gain de cause a droit à une indemnité de

dépens, tant pour la procédure de recours fédérale (ATF 122 V 280 consid. 3e/aa)

que pour la procédure cantonale (VSI 1997 p. 36 consid. 5). A cette occasion,

la Cour de céans a laissé indécis le point de savoir si cette réglementation

est applicable lorsque d'autres organismes offrent une représentation qualifiée

aux assurés (ATF 122 V 280 consid. 3e/bb).

Selon la jurisprudence, peuvent également prétendre

des dépens les assurés qui sont représentés par le Service juridique de la

Fédération suisse pour l'intégration des handicapés (SVR 1997 IV n° 110 p.

341), Pro infirmis (arrêt non publié K du 30 avril 1998), l'Union Helvetia

(arrêt non publié B. du 3 février 1995), le Syndicat industrie et bâtiment

(arrêt non publié S. du 18 octobre 1982), un médecin (consid. 7 non publié de

l'arrêt ATF 122 V 230), la rédaction du Schweizerischer Beobachter (arrêt non

publié H. du 15 février 1999), le Patronato INCA (arrêt non publié G. du 19

novembre 1998), CARITAS (arrêt non publié P. du 28 mai 1998), diverses

communautés de travail de malades et d'invalides (consid. 4 non publié dans

Praxis 1998 n° 59 p. 374; arrêts non publiés S. du 28 novembre 1989 et H. du 7

mars 1986), l'avocat d'une assurance de protection juridique (arrêt non publié

H. du 27 janvier 1992), le Centro Consulenze (arrêt non publié F. du 6 avril

1990) et l'association Schweizerische Multiple Sklerose (arrêt non publié S. du

3 février 1999)".

In simili condizioni, visto l'esito della procedura, la Sezione del

lavoro verserà all'assicurato, rappresentato dall’RA 1, fr. 400.-- a titolo di

ripetibili.

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1.- Il ricorso

è accolto.

§ La

decisione su opposizione del 22 aprile 2004 è annullata.

§§ Gli

atti sono trasmessi all’amministrazione affinché verifichi se l’assicurato

adempie gli ulteriori presupposti per poter beneficiare del diritto

all’esportazione delle prestazioni.

2.- Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

La

Sezione del lavoro verserà all’assicurato la somma di fr. 400.-- a titolo di

ripetibili (IVA inclusa).

3.- Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di

diritto amministrativo al Tribunale

federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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