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Decisione

38.2004.96

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

9 giugno 2005Italiano70 min

Source ti.ch

Fatti

I doc.

VII, VIII, IX e X sono stati notificati alla Sezione del lavoro con

l’avvertenza che, nel medesimo termine di 10 giorni, le è data la possibilità

anche di consultare gli atti prodotti dall’URC e di presentare osservazioni

scritte in merito (cfr. doc. XIII).

Con

lettera del 4 marzo 2005 la Sezione del lavoro ha comunicato al TCA quanto

segue:

"

(…)

con riferimento alla causa citata a margine e al

vostro scritto 24/25 febbraio 2005, preso atto della documentazione annessa

(doc. VII-X) e dopo visione degli atti prodotti dall'Ufficio regionale di

collocamento di __________, premesso che si riconferma quanto espresso nella

risposta di causa 24 gennaio 2005, ci si limita ad osservare quanto segue.

Da un lato, che le ricerche di lavoro versate

agli atti (in particolare per i mesi di novembre e dicembre 2003, nonché

gennaio e febbraio 2004, cfr. doc. X/5) mostrano chiaramente che l'assicurato

ha limitato - per lungo tempo - i propri sforzi alla presentazione di

candidature spontanee, omettendo di effettuare ricerche maggiormente mirate.

D'altra parte, si ribadisce che l'assicurato, dal

mese di settembre 2003, è stato occupato a tempo pieno e ininterrottamente con

la frequentazione della scuola di informatica di __________ e che palesemente

il suo obiettivo era il proseguimento della formazione.

(…)." (cfr. doc. XIV)

Con

scritto del 7 marzo 2005 la rappresentante dell’assicurato ha prodotto il doc.

F e ha osservato che:

"

(…)

1.

Il signor RI 1 ribadisce integralmente il contenuto del ricorso di

data 13 dicembre 2004, ritenendo perfettamente date le

condizioni poste dagli art. 8, 15 e 16 LADI.

La documentazione acquisita agli atti, nonché la lettera di data

22 febbraio 2005 del direttore della scuola superiore d'informatica e di

gestione (SSIG) di __________, confermano, infatti, quanto riferito in sede di

ricorso.

Considerandi

2.

La documentazione prodotta dai vari uffici, dalla SIGG e dal

ricorrente stesso, dimostrano chiaramente le difficoltà scolastiche riscontrate

dal signor RI 1, difficoltà delle quali egli era perfettamente consapevole ed

era, dunque, disposto in ogni momento ad abbandonare la scuola per un'eventuale

attività lavorativa. Per inciso si rileva che già in passato, proprio per gli

stessi motivi, il ricorrente aveva segnalato al suo consulente la possibilità

di interrompere la scuola.

Non avendo trovato un datore di lavoro disposto ad assumerlo, il

signor RI 1 decise di concentrarsi nella preparazione degli esami che,

purtroppo, diedero esito negativo.

Peraltro, le numerosissime ricerche di lavoro, sia quelle prodotte

in sede di ricorso, sia quelle agli atti dimostrano che il signor RI 1 era alla

concreta ricerca di un lavoro.

In allegato, a complemento del Doc. E si trasmette la pagella delle

note di diploma di data 25 giugno 2004 relativa all'anno scolastico 2003/2004.

Tenuto conto di quanto precede, si chiede che il ricorso

presentato in data 13 dicembre 2004 venga accolto.

(…)." (cfr. doc. XV)

1.8

I doc. XIII

e XIV sono stati notificati alla rappresentante dell’assicurato (cfr. doc. XVI)

che, con lettera del 21 marzo 2005 al TCA, si è riconfermata nelle proprie

allegazioni precisando, in particolare, che "(…) Circa le osservazioni

dell’ufficio giuridico della sezione del lavoro, si rileva che il consulente

del signor RI 1 ha sempre ritenuto sufficienti le sue ricerche di lavoro.

(…)." (cfr. doc. XIX).

I doc.

XII, XV e allegato sono stati notificati alla Sezione del lavoro (cfr. doc.

XVII) che, con lettera del 14 marzo 2005 al TCA, si è riconfermata nella sua

risposta di causa e nel suo successivo scritto del 4 marzo 2005 (cfr. doc.

XVIII).

1.9

I doc. XVI e

XIX alla Sezione del lavoro e i doc. XVII e XVIII alla rappresentante

dell’assicurato sono stati infine trasmessi per conoscenza (cfr. doc. XX e

XXI).

in

diritto

In

ordine

2.1

La presente

vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante

importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione

delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico

ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e

penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al

Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I

707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio

2002.

nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H

220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT

I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA

del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

Nel

merito

2.2

Oggetto

della presente vertenza è la questione di sapere se l'assicurato deve essere o

meno ritenuto idoneo al collocamento.

In tale

contesto va ricordato che il 1° luglio 2003 è entrata in vigore la terza

revisione della LADI, accettata dal popolo il 24 novembre 2002 (cfr. FF N. 14

del 9 aprile 2002 pag. 2502 segg., RU N. 24 del 24 giugno 2003 pag. 1728

segg.).

Il nuovo

tenore dell'art. 15 cpv. 1 LADI non ha modificato i presupposti necessari per

poter considerare un assicurato idoneo al collocamento e quindi la

giurisprudenza sviluppata in precedenza mantiene tutta la sua validità.

Infatti,

secondo l'art. 15 cpv. 1 LADI, nel tenore in vigore fino al 30 giugno 2003,

"Il disoccupato è idoneo al collocamento se è disposto, capace e

autorizzato ad accettare un'occupazione adeguata". A questa formulazione

il nuovo testo, in vigore dal 1° luglio 2003, aggiunge solo "(…) e a

partecipare a provvedimenti di reintegrazione".

Inoltre, nel Messaggio

concernente la revisione della legge federale sull'assicurazione contro la

disoccupazione del 28 febbraio 2001, il Consiglio federale, circa l'art. 15

LADI, ha rilevato che:

"

Art. 15 Idoneità

al collocamento

Secondo la giurisprudenza del

Tribunale federale, l’idoneità al collocamento comporta in particolare anche la

disponibilità dell’assicurato a essere collocato, vale a dire la sua volontà di

accettare un lavoro adeguato e di seguire le istruzioni degli organi dell’AD in

materia di ricerca di un posto di lavoro, assegnazione a un posto di lavoro o a

un programma di lavoro temporaneo (PLT) ecc. E' pertanto decisivo il

comportamento dell’assicurato. L’idoneità al collocamento che è stata negata

può quindi essere nuovamente ottenuta se l’assicurato modifica radicalmente il

suo comportamento e non solo se accetta di partecipare a un provvedimento

isolato. E' quanto intende esprimere la nuova nozione di «provvedimenti di

reintegrazione» che comprende tutti i provvedimenti (compresi i colloqui di

consulenza e di controllo)."

(cfr. FF N 23 del 12 giugno

2001, pag. 2002

2.3

Fondamentale

presupposto per il riconoscimento del diritto all'indennità di disoccupazione

è, tra l'altro, che l'assicurato sia idoneo al collocamento (cfr. art. 8 cpv. 1

lett. f LADI).

L'idoneità

al collocamento deve essere valutata da un duplice punto di vista.

Oggettivamente

l'assicurato deve essere idoneo al collocamento per le sue condizioni fisiche e

mentali (cfr. STFA del 3 gennaio 2005 nella causa T., C 119/04; DLA 2001

consid. 1 pag. 146; DLA 1998 consid. 3a pag. 101-102, DLA 1998 consid. 1a pag.

265, DLA 1995 pag. 173, DLA 1995 pag. 63; DTF 125 V 51, consid. 6a, pag. 58 e

DTF 123 V 214, consid. 3 pag. 216, entrambe con riferimenti; U. Stauffer

"Die Arbeitslosen-versicherung", Schultess Polygraphischer Verlag,

Zurigo 1984, pag. 34 - 41 e, per il vecchio diritto: DTF 110 V 208 consid. 1).

Soggettivamente

la sua situazione personale deve essere tale da non impedirgli praticamente di

essere collocato. Ciò implica dunque, oltre che la volontà, anche la

disponibilità dell'assicurato a cercare ed accettare un'occupazione adeguata ai

sensi dell'art. 16 LADI, senza restringere oltremodo le possibilità di collocamento,

ponendo ad esempio condizioni di orario, di durata ed altre ancora più

strettamente legate alla sua persona (cfr. STFA del 3 gennaio 2005 nella causa

T., C 119/04; DLA 2001 consid. 1 pag. 146; DLA 1998 consid. 3a pag. 101-102,

DLA 1998 consid. 1b pag. 265, DLA 1995 pag. 54; DLA 1993/1994 pag. 222; DTF 125

V 51, consid. 6a pag. 58 e DTF 123 V 214, consid. 3 pag. 216, entrambe con

riferimenti; DTF 120 V 388; DTF 115 V 436; DLA 1993/94, pag. 54; DLA 1992 pag.

123; DLA 1992 pag. 127; DLA 1992 pag. 131-132; DLA 1992 pag. 135-136; DTF 112 V

137.

consid. 3; DTF 112 V 217 consid. la; DLA 1986 n. 21; DLA 1986 n. 26; per il

vecchio diritto cfr. DTF 109 V 275 consid. 2.a, 108 V 101; DLA 1977 n. 15, 1979

n. 7, 1980 n. 24, 38, 40, 1982 n. 2).

L'assicurato dimostra una sufficiente

disponibilità al collocamento quando può dedicare un ragionevole tempo

all'esercizio di un'attività lucrativa e quando il numero di datori di lavoro

in grado di assumerlo non è eccessivamente esiguo (cfr. DTF 113 V 137 consid. 3

= DLA 1986 n. 20).

Vi è

invece inidoneità al collocamento, ad esempio, quando un assicurato per motivi

personali o familiari non può o non vuole impegnare la sua capacità lavorativa

come normalmente lo pretende un datore di lavoro.

Assicurati

che, a causa di ulteriori impegni o di particolari circostanze personali,

vogliono lavorare soltanto durante certi giorni o durante un certo numero di

ore settimanali, possono essere riconosciuti idonei al collocamento soltanto

molto condizionatamente.

Quando

l'assicurato è talmente limitato nella scelta di un occupazione da rendere

molto incerto il ritrovamento di un posto di lavoro occorre pronunciare

l'inidoneità al collocamento. Il motivo della limitazione nelle possibilità di

lavoro non ha nessuna importanza (STFA del 10 febbraio 2005 nella causa M., C

245/04; STFA del 3 gennaio 2005 nella causa T., C 119/04; DLA 1998 consid. 3a

pag. 101-102, DLA 1998 consid. 1b pag. 265, DLA 1995 pag. 59; DTF 120 V 388,

DLA 1992 pag. 123, DTF 112 V 137 consid. 3, DTF 112 V 217, DLA 1986 n. 21 e n.

26; per il vecchio diritto cfr.: DTF 110 V 208, 109 V 275 consid. 2; DLA 1982

n. 10, 1980 n. 38, 1979 n. 7, 1977 n. 16 e n. 27).

L'idoneità

al collocamento dell'assicurato non deve inoltre essere ostacolata dal mancato

rispetto di norme di diritto pubblico (cfr. Stauffer, op.cit., pag. 37 e pag.

53-56).

Riguardo

a quest'ultimo aspetto va sottolineato che se e fintanto che l'assicurato non

beneficia di un'autorizzazione di lavoro l'idoneità al collocamento, e, di

conseguenza, il diritto all'indennità di disoccupazione, deve essere negato

(cfr. SVR 2001 ALV Nr. 3, pag. 5, DTF 125 V 465; DTF 120 V 379 - 380; DTF 120 V

395; DLA 1993/1994, pag. 12; vedi inoltre Nussbaumer, op. cit., cifra marginale

217, pag. 87 e Gerhards, "Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz",

Vol. I, note 10 e 55 all'art. 15).

L'Alta

Corte ha ribadito la propria giurisprudenza sopra esposta e, confermando il

precedente giudizio di questo Tribunale, in una sentenza del 21 agosto 2003

nella causa C., C 3/03, ha, tra l'altro, osservato che:

"

(…)

Giusta l'art. 8 cpv. 1 lett. f LADI l'assicurato

ha diritto all'indennità di disoccupazione se, adempiute altre condizioni

previste dalla legge, egli è idoneo al collocamento. L'art. 15 cpv. 1 LADI

sancisce che il disoccupato è idoneo al collocamento se è disposto, capace ed

autorizzato ad accettare un'occupazione adeguata. L'idoneità al collocamento

comprende pertanto due elementi: da un lato, l'assicurato deve essere in grado

di fornire un lavoro - più particolarmente di esercitare un'attività lucrativa

salariata - senza essere impedito per ragioni inerenti alla sua persona; da un

altro lato, egli deve essere disposto ad accettare un'occupazione adeguata ai

sensi dell'art. 16 LADI, ciò che implica non solo la volontà di assumere una

simile attività quando l'occasione si presenta, ma pure una disponibilità

sufficiente per quanto riguarda il tempo che egli può consacrare ad un impiego

offerto e per quel che concerne il numero dei potenziali datori di lavoro (DTF

125.

V 58 consid. 6a, 123 V 216 consid. 3 con riferimento). L'esercizio durevole

di un'attività indipendente, rispettivamente l'esame delle possibilità di

farlo, non esclude a priori il diritto a indennità di disoccupazione. In

effetti, tale agire è compatibile con l'obbligo legale di ridurre il danno se

l'assicurato intraprende sforzi sufficienti per trovare un impiego salariato.

Determinante è, come già detto, se la persona interessata va ritenuta o meno

idonea al collocamento. Essa non va considerata tale se tra l'altro non ha

intenzione oppure non è in grado di esercitare un'attività dipendente, in

quanto ha intrapreso - o intende intraprendere - un'attività indipendente,

nella misura in cui non può più essere collocata quale dipendente, non lo

desideri oppure non possa offrire ad un datore di lavoro tutta la disponibilità

normalmente esigibile. L'idoneità al collocamento va ammessa con particolare

riserva se, a causa di altri obblighi o di circostanze personali speciali,

l'assicurato intende esercitare un'attività lucrativa solo durante determinati

orari della giornata o della settimana. Un disoccupato va infatti considerato

inidoneo al collocamento se la possibilità di trovare un impiego è molto

incerta a causa del limite troppo grande posto nella scelta dei posti di lavoro

(DTF 112 V 327 consid. 1a e riferimenti ivi citati). Detta idoneità deve in

particolare essere negata quando l'esercizio dell'attività indipendente o le

pratiche per dar avvio alla stessa sono talmente estesi da non poter più essere

svolti al di fuori del normale orario di lavoro; tale principio non è tuttavia

applicabile qualora l'occupazione in questione è esercitata in vista

dell'ottenimento di un guadagno intermedio ai sensi dell'art. 24 LADI. In tale

ipotesi, a titolo di attività indipendenti entrano in linea di conto unicamente

occupazioni transitorie, limitate nel tempo e che necessitano di investimenti

limitati (sentenza del 17 dicembre 2002 in re F. consid. 1, C 88/02). (…)"

(cfr. STFA del 21 agosto 2003 nella causa C., C 3/03,

consid. 3)

Il TFA ha

pure stabilito che l'idoneità al collocamento non è soggetta a graduazioni nel

senso che esisterebbero situazioni intermedie tra l'idoneità al collocamento e

l'inidoneità al collocamento (idoneità parziale). E' invece dal profilo della

perdita di lavoro computabile (art. 11 cpv. 1 LADI) che occorre esaminare in

che misura una persona assicurata è disposta o in grado di assumere

un'occupazione adeguata a tempo pieno (cfr. DLA 2001 N. 5, consid. 2, pag. 78;

DTF 126 V 124, consid. 2, pag. 126, DTF 125 V 51, consid. 6a, pag. 58 e

riferimenti).

Al

riguardo, in una decisione del 12 maggio 2004 nella causa G. (C 287/03), il TFA

ha, tra l'altro, ribadito che:

"

(…)

On ajoutera que, selon la jurisprudence, l'aptitude

au placement n'est pas sujette à fractionnement. Il convient en effet de

distinguer entre aptitude au placement et perte de travail à prendre en

considération. La seconde est déterminée, en principe, en relation avec le

dernier rapport de travail (ATF 126 V 126 consid. 2, 125 V 58 s. consid. 6);

mais si, par la suite, la disponibilité de l'assuré est réduite, en ce sens,

par exemple, qu'il n'est plus en mesure d'accepter qu'un emploi à mi-temps, il

subit une perte de travail partielle, ce qui entraîne une réduction

proportionnelle de l'indemnité journalière (voir l'exemple chiffré in: ATF 125

V 59 consid. 6c/aa; v. aussi DTA 2001 n° 5 p. 78 consid. 2).

Si un assuré n'est disposé à accepter qu'un travail

à temps partiel, on pourra admettre son aptitude au placement dans le cadre

d'une perte de travail partielle. Il appartiendra alors à l'assuré de démontrer

sa disponibilité pour un emploi à temps partiel en effectuant les recherches

d'emploi adéquates (arrêt non publié H. du 15 janvier 2004 [C 313/02], consid. 2.2). (…)." (cfr. STFA del 12 maggio 2004 nella causa G., C

287/03)

2.4

In una

sentenza del 21 settembre 1994 nella causa J., pubblicata in DTF 120 V 385, il

TFA ha stabilito che uno studente è considerato idoneo al collocamento

se è in condizione di svolgere, accessoriamente agli studi, un'occupazione a

tempo pieno o a tempo parziale in modo durevole. Deve essere negata per contro

la disponibilità al collocamento dello studente che intende esercitare

un'attività lucrativa solo durante periodi di breve durata o sporadicamente, in

particolare durante le vacanze semestrali. Al riguardo vedi pure la STFA del 10

febbraio 2005 nella causa M. (C 245/04).

Questa

chiara giurisprudenza federale ha definitivamente risolto una questione molto

dibattuta negli scorsi anni soprattutto in relazione all'esistenza sul mercato

del lavoro di una sufficiente offerta di impieghi a carattere temporaneo (cfr.

H.U. Stauffer, "Neuere Rechtsprechung des EVG zum

Arbeitslosenversiche-rungsrecht" in Ausgewählte Fragen des

Arbeitslosenversiche-rungsrecht, Giornata di studio del 18 gennaio 1993,

tenutasi a Lucerna, pag. 9-10; R. Spira, "Jurisprudence récente dans le

domaine de l'assurance-chômage et de l'indennité en cas d'insolvabilité"

in RSA 1995 pag. 8 seg. (12 e 13); D. Cattaneo, "Les

mesures préventives et de réadaptation de l'assurance chômage", Basilea

1992, pag. 341 nota 1276; RDAT II - 1992, pag. 145 seg.; DLA 1992 pag. 127; DLA

1991.

pag. 22 e 26; DLA 1990 pag. 83).

In una sentenza del 29 aprile 1998 nella causa C. (C 215/97),

confermando il precedente giudizio del TCA, il TFA così si é espresso a

proposito dell'idoneità al collocamento di un assicurato che era disponibile

per il mercato del lavoro per soli due mesi prima di partire per un

perfezionamento linguistico all'estero:

" 2.-

a) Nella presente fattispecie l'assicurato ha controllato la propria

disoccupazione a partire dal 28 ottobre 1996 ed ha iniziato il soggiorno di

perfezionamento linguistico a Colonia il 6 gennaio 1997. A suo avviso, questo

periodo di poco più di due mesi sarebbe sufficientemente lungo perché si possa

ammettere la sua idoneità al collocamento. In sostanza, il ricorrente si

prevale segnatamente di una giurisprudenza in cui questa Corte aveva ammesso la

collocabilità degli interessati, i quali esercitavano la professione di

cameriere (DLA 1991 no. 3 pag. 24 consid. 3a e b). Nella sentenza in questione

si trattava tuttavia di un periodo di controllo di comunque quattro mesi e

mezzo, quindi sensibilmente superiore, praticamente di durata doppia rispetto a

quella oggetto della presente lite. Peraltro, nel caso cui fa riferimento il

ricorrente, gli assicurati svolgevano la propria attività nel ramo alberghiero,

campo in cui la richiesta di lavoratori é in ogni caso grande e assunzioni per

brevi periodi non sono inusuali.

Nell'evenienza

concreta, il requisito della collocabilità del ricorrente deve essere negato.

In una vertenza quasi identica alla presente dal profilo della durata del

controllo della disoccupazione, questa Corte ha infatti avuto modo di stabilire

che il presupposto dell'idoneità al collocamento non era adempiuto in quanto

l'assicurato avrebbe potuto impegnare la sua capacità lavorativa durante circa

due mesi e mezzo soltanto, vale a dire, in quel caso, dal 9 novembre 1992 al 1°

febbraio 1993, data in cui egli avrebbe poi iniziato un servizio militare

d'avanzamento (sentenza inedita 3 novembre 1995 in re K., C 123/94). Detta

soluzione é conforme anche alla giurisprudenza ricordata dai primi giudici, per

cui gli studenti universitari non sono considerati collocabili durante le

vacanze semestrali.

Secondo tali prassi,

applicabile in concreto, periodi di disponibilità e quindi di collocabilità di

pochi mesi non possono giustificare il diritto a prestazioni dell'assicurazione

contro la disoccupazione (DTF 120 V 389 consid. 4a-c).

Discende da quanto

precede che il requisito della collocabilità di C. deve in concreto essere

negato.

b) Contrariamente a

quanto sembra ritenere l'insorgente, il fatto di non essere considerato

collocabile dall'assicurazione contro la disoccupazione non deve essere in

alcun modo ritenuto degradante. Si tratta in effetti solo di valutare quali

sarebbero le sue reali possibilità di assunzione sul mercato del lavoro avuto

riguardo al limitato tempo a disposizione nel periodo protrattosi in concreto

dal 28 ottobre 1996 al 6 gennaio 1997. Né é messa in dubbio la serietà

dell'istante, il quale ha effettuato un soggiorno di perfezionamento

linguistico in previsione di poter quindi essere assunto dalla Società.

Irrilevante in particolare é la circostanza che egli, se non si fosse recato in

Germania per seguire corsi di lingua, avrebbe normalmente percepito indennità

di disoccupazione: decisivo é infatti che egli non é stato collocabile per la

durata dei corsi e per il periodo di due mesi che li hanno preceduti. A questo

proposito deve essere ricordato che, in quanto non cada nel campo

d'applicazione degli art. 59 segg. LADI, i quali disciplinano i provvedimenti

destinati a prevenire e a combattere la disoccupazione (cfr. DTF 122 V 266

consid. 4), la spontanea rinunzia momentanea a un'attività lavorativa per

perfezionarsi professionalmente, indiscussa la volontà di reperire in tal modo

più facilmente un'attività, comporta uno scapito economico che non può essere

preso a carico dall'assicurazione contro la disoccupazione."

(cfr. STFA del 29

aprile 1998 in re C., C 215/97, consid. 2a e 2b)

2.5

La nostra Massima Istanza, in un'altra decisione non

pubblicata del 5 marzo 1999 (decisione confermata e citata in un'ulteriore

decisione del TFA, pure del 5 marzo 1999 e pubblicata in SVR 2000 ALV Nr. 1,

consid. 4, pag. 2), chiamata a statuire sull’idoneità al collocamento di

un’assicurata che, iscritta al collocamento dal 1° febbraio 1995, conformemente

ad una comunicazione dell’ufficio comunale del lavoro, alla fine di giugno 1997

sarebbe ritornata definitivamente in patria (cioè in Italia), ha in particolare

rilevato che:

" (...)

b) Nach der Gerichts-

und Verwaltungspraxis gilt ein Versicherter, der auf einen bestimmten Termin

anderweitig disponiert hat und deshalb für eine neue Beschäftigung nur noch

während relativ kurzer Zeit zur Verfügung steht, in der Regel als nicht

vermittlungsfähig (BGE 123 V 217 Erw. 5a und ARV 1982 Nr. 2 S. 31 vor Erw. 2,

je mit Hinweis; Rz 73 des Kreisschreibens über die Arbeitslosenentschädigung

[KS-ALE] und ALV-Praxis 96/3, Blatt 5/1). In einem solchen Fall sind nämlich

die Aussichten, zwischen dem Verlust der alten und dem Antritt der neuen Stelle

von einem dritten Arbeitgeber angestellt zu werden, verhältnismässig gering.

Entscheidend für die Beurteilung des Einzelfalles ist dabei, ob mit einer

gewissen Wahrscheinlichkeit angenommen werden kann, dass ein Arbeitgeber den

Versicherten für die konkret zur Verfügung stehende Zeit noch einstellen würde

(BGE 110 V 208 Erw. 1 mit Hinweisen; ARV 1991 Nr. 3 S. 24 Erw. 2b, 1990 Nr. 14

Erw. 2a, 1988 Nr. 2 S. 23 Erw. 2a; ferner Nussbaumer,

Arbeitslosenversi-cherung, in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR],

S. 86 Rz 216).

(...)

In der

Verwaltungsgerichtsbeschwerde wird in grundsätzlicher Hinsicht geltend gemacht,

es sei häufig "völlig zufällig", in welchem Zeitpunkt die definitive

Ausreise überhaupt bekanntgegeben werde. Es erscheine daher willkürlich und

"wenig verhältnismässig", wenn die gleiche Amtsstelle im praktisch

identischen Fall einer Versicherten, welche im Juni 1997 den Entschluss, Ende

August in ihr Heimatland Italien zurückzukehren, mitgeteilt hatte, die

Vermittlungsfähigkeit lediglich für (die) zwei Monate (Juli und August)

verneint habe. Eine solche Praxis animiere zur Unehrlichkeit resp. bestrafe die

Aufrichtigen. Diese Kritik ist, wie nachfolgend zu zeigen ist, berechtigt.

Die Rechtsprechung und

die darauf beruhende Verwaltungspraxis zur Vermittlungsfähigkeit von

Versicherten, die auf einen bestimmten Zeitpunkt anderweitig disponiert haben

und dem Arbeitsmarkt daher nur noch für eine beschränkte Zeit zur Verfügung

stehen (Erw. 2b hievor), regeln den Fall, in dem die betreffende Disposition,

beispielsweise der Entschluss, die Erwerbstätigkeit in der Schweiz aufzugeben

und ins Heimatland zurückzukehren, bei Eintritt der Arbeitslosigkeit bzw.

Ablauf der Leistungsrahmenfrist bekannt ist (vgl. auch die in ARV 1990 Nr. 14

S. 85 Erw. 2b erwähnten Fallbeispiele). Wird die Vermittlungsfähigkeit trotz

resp. in Berücksichtigung der lediglich befristeten Dauer einer möglichen

Anstellung bejaht, gilt der Versicherte ungeachtet, ob seine Arbeitsbemühungen

erfolgreich sind, grundsätzlich für die gesamte Zeit, während welcher er seine

Arbeitskraft auf dem für ihn in Betracht fallenden Arbeitsmarkt zur Verfügung

stellt, als in der Lage, eine zumutbare Arbeit aufzunehmen. Mit anderen Worten

kann die auf dem blossen Zeitablauf beruhende, immer kürzer werdende

tatsächliche zeitliche Verfügbarkeit allein nicht zum Anlass genommen werden,

ab einem beliebigen, dem Beginn der fraglichen Vorkehr (Weiterausbildung,

Militärdienst, Rückkehr ins Heimatland etc.) "nahen" Zeitpunkt die

Vermittlungsfähigkeit zu verneinen. Eine Solche Sichtweise käme einer

unzulässigen Verkürzung des Entschädigungsanspruchs gleich. Es kann sich

insofern nicht anders verhalten als beim Ablauf der Leistungsrahmenfrist.

Disponiert der

Versichertes (erst später) während laufender Rahmenfrist für den Leistungsbezug

anderweitig, ist zu prüfen, wie dies vorliegend auch die kantonale Amtsstelle

getan hat, ob er ab diesem Zeitpunkt bzw. der folgenden Kontrollperiode auf

Grund der nunmehr beschränkten zeitlichen Verfügbarkeit noch als

vermittlungsfähig gelten kann.

Dabei geht es nun aber

entgegen Verwaltung und Vorinstanz nicht darum zu entscheiden, ob die

Vermittlungsfähigkeit für die noch verbleibende Dauer arbeitsmarktlicher

Verfügbarkeit gegeben ist. Vielmehr ist danach zu fragen, ob der Versicherte,

hätte er bei ansonsten unveränderten Umständen die betreffende Disposition

bereits vor bzw. bei der erstmaligen oder einer weiteren (kontrollierten)

Anmeldung zum Taggeldbezug getroffen, in der Lage (gewesen) ist, eine zumutbare

Arbeit anzunehmen. Anders ausgedrückt ist dieser Versicherte so zu stellen, wie

wenn er bereits vor Eintritt der Arbeitslosigkeit oder bei deren bestimmten

späteren Zeitpunkt anderweitig disponierte. Ist unter dieser Hypothese die

Vermittlungsfähigkeit für die zwar immer noch zeitlich befristete, aber doch

längere Einsetzbarkeit der Arbeitskraft auf dem in Betracht fallenden allgemeinen

Arbeitsmarkt zu bejahen, hat der Versicherte auch nach der betreffenden

Disposition bis zur zeitweiligen oder allenfalls definitiven und gänzlichen

Aufgabe der unselbständigen Erwerbstätigkeit als vermittlungsfähig zu gelten.

Nur so kann eine Benachteiligung gegenüber denjenigen Versicherten vermieden

werden, die bei sonst gleichen Verhältnissen bereits vor Eintritt der

Arbeitslosigkeit oder bei deren Andauern vor Ablauf der Leistungsrahmenfrist

auf einen bestimmten Zeitpunkt anderweitig disponiert haben und deren

Vermittlungsfähigkeit "trotzdem" und grundsätzlich für die gesamte

beschränkte Dauer einer möglichen Anstellung auf dem in Betracht fallenden

allgemeinen Arbeitsmarkt bejaht worden ist.

Für den vorliegenden

Fall bedeutet dies, dass die Vermittlungsfähigkeit für die Monate April bis

Juni 1997 unter der Annahme zu prüfen ist, dass die Beschwerdeführerin bereits

bei Beginn der zweiten Leistungsrahmenfrist, somit spätestens am 1. Februar

1997, den Entschluss zur Rückkehr nach Italien Ende Juni 1997 gefasst und der

Amtsstelle bekanntgegeben hätte. (...)."

(STFA del 5 marzo 1999 in re C., C 316/97)

Dunque,

nella valutazione dell'idoneità al collocamento a causa di una diversa

disposizione, ci si deve ipoteticamente fondare sul momento precedente l'insorgenza

della disoccupazione.

2.6

In una

decisione pubblicata in DLA 2001 N. 29 pag. 230 la nostra Massima Istanza si è

confermata nella propria giurisprudenza pubblicata in DTF 122 V 265 e DLA 1990

N. 22 pag. 139 e ha ribadito che un assicurato che frequenta un corso che non

soddisfa le condizioni previste all’articolo 59 segg. LADI ha comunque diritto

all’indennità di disoccupazione se adempie i presupposti del diritto secondo

l’art. 8 LADI. In particolare egli deve proseguire le sue ricerche di lavoro ed

essere disposto ad interrompere senza indugio il corso che ha finanziato

personalmente se si presenta un’opportunità d’impiego. In caso contrario, egli

non può essere considerato disponibile sul mercato del lavoro, per cui

l’idoneità al collocamento deve essere negata.

Chiamata

a pronunciarsi circa l’idoneità al collocamento nel caso di un assicurato che

durante il periodo dal 14 gennaio 2003 al 16 maggio 2003 ha frequentato il

corso ""Pre-MBA Preparation" (Vorbereitungskurs MBA) am American

Language Institute der San Diego State University in den USA", l’Alta

Corte ha avuto modo di richiamare questa giurisprudenza e ha ancora una volta

ribadito che:

"

(…)

1.2

Nach dem in ARV 2001 Nr. 29 S. 231

publizierten Urteil D. vom 7. Februar 2001 (C 149/00) Erw. 2a hat ein

Versicherter, der während seiner Arbeitslosigkeit einen Kurs besucht, ohne dass

die Bedingungen der Art. 59 ff. AVIG gegeben sind (was vorliegend der Fall ist:

vgl. Urteil T. vom 8. Juni 2004 [C 44/04] Erw. 5), dennoch Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung,

sofern die Anspruchsvoraussetzungen nach Art. 8 AVIG erfüllt sind. Um

vermittlungsfähig zu sein, muss er jederzeit bereit und in der Lage sein, den

Kurs abzubrechen, um eine Arbeit aufzunehmen. Zudem muss er seiner Pflicht

persönlicher Arbeitsbemühungen voll nachkommen (ARV 1990 Nr. 22 S. 139). Hiebei

sind der objektive und der subjektive Bereich der Vermittlungsfähigkeit zu

unterscheiden. Klarzustellen ist, dass die hier zu prüfende

Vermittlungsfähigkeit gemäss Art. 15 AVIG nicht mit der Vermittelbarkeit auf

dem Arbeitsmarkt gleichgestellt werden darf (BGE 122 V 266 Erw. 4, 120 V 390

Erw. 4c/aa; vgl. auch Gerhards, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz,

N. 43 ff. zu Art. 59 AVIG). Zwar darf angenommen werden, diese sei durch den Kursbesuch

gesteigert worden; davon unabhängig beurteilt sich indessen im vorliegenden

Zusammenhang, ob während der Arbeitslosigkeit die Vermittlungsfähigkeit im

Sinne von Art. 15 Abs. 1 AVIG gegeben war (BGE 122 V 266 Erw. 4).

Hinsichtlich des objektiven Bereichs der

Vermittlungsfähigkeit hält das bereits erwähnte Urteil C 149/00 in Erw. 2a

fest, dass der Besuch eines ganztägigen Kurses die Annahme einer erwerblichen

Tätigkeit ausschliesst. Die Vermittlungsfähigkeit kann nur bejaht werden, wenn

eindeutig feststeht, dass der Versicherte bereit und in der Lage ist, den Kurs

jederzeit abzubrechen, um eine Stelle anzutreten. Dies ist auf Grund objektiver

Kriterien zu prüfen. Die Willensäusserung des Versicherten allein genügt hiezu

nicht. Vielmehr ist eine entsprechende überprüfbare Bestätigung der

Schulleitung zu verlangen, worin auch die allfälligen finanziellen Konsequenzen

eines Kursabbruchs enthalten sein müssen. In subjektiver Hinsicht muss

feststehen, dass der Versicherte auch während des Kursbesuches seiner Pflicht

zu persönlichen Arbeitsbemühungen nachgekommen ist. Daher müssen an die

Disponibilität und Flexibilität der Versicherten, die freiwillig und auf eigene

Kosten einen nicht bewilligten Kurs besuchen, erhöhte Anforderungen gestellt

werden. Sie müssen ihre Arbeitsbemühungen qualitativ und quantitativ fortsetzen

und bereit sein, den Kurs unverzüglich abzubrechen, um eine angebotene Stelle

anzutreten. Eine entsprechende Willenshaltung oder die bloss verbal erklärte

Vermittlungsbereitschaft genügt nicht. Bei fehlender Aktivität und

Dispositionen, die der Annahme der Vermittlungsbereitschaft entgegenstehen,

kann sich der Versicherte nicht darauf berufen, er habe die Vermittlung und

Suche einer Arbeit gewollt (BGE 122 V 266 f. Erw. 4).

(cfr. STFA dell’11 ottobre 2004 nella causa T., C 132/04)

In quell’evenienza il TFA

ha concluso che l’assicurato era inidoneo al collocamento e ha sviluppato le

seguenti considerazioni:

" (…)

2.

Streitig und zu prüfen ist, ob das KIGA dem

Beschwerdegegner die Vermittlungsfähigkeit in Folge des vom 14. Januar 2003 bis

16.

Mai 2003 an der San Diego State University absolvierten Kursbesuches zu

Recht abgesprochen hat.

2.1

Diese Frage ist entgegen der Auffassung der

Vorinstanz ohne zusätzliche Abklärungen zu bejahen, und zwar im Wesentlichen

aus den folgenden Gründen:

2.1

Gemäss Art. 21 AVIV muss sich der

Versicherte nach der Anmeldung entsprechend den Anordnungen des Kantons zu

Beratungs- und Kontrollgesprächen persönlich bei der zuständigen Amtsstelle

melden. Er muss sicherstellen, dass er in der Regel innert Tagesfrist von der

zuständigen Amtsstelle erreicht werden kann. Durch einen mehrmonatigen

Kursbesuch im fernen Ausland ist die Durchführung von Beratungen und

Kontrollgesprächen von vornherein ausgeschlossen. Dem Versicherten fehlt daher

dieses objektive Element der Vermittlungsfähigkeit.

2.1.2

Der Versicherte muss sich gemäss Art. 17

AVIG in Verbindung mit Art. 26 AVIV überdies gezielt persönlich um Arbeit

bemühen. Die Stellenbemühung verspricht nur ungenügenden Erfolg, wenn die

Bewerbung um eine Anstellung aus dem fernen Ausland erfolgt, da die Arbeitgeber

gerade bei einer Mehrzahl von Bewerbungen diejenigen Kandidaten bevorzugen

werden, die rasch und unkompliziert erreichbar und zu einem

Vorstellungsgespräch bereit sind. In diesem Sinne fehlt es an der

Vermittlungsbereitschaft des Beschwerdegegners: Der erhebliche Zeitbedarf für

eine Rückkehr in die Schweiz und die damit verbundenen hohen Kosten lassen es

als ausgeschlossen erscheinen, dass der Versicherte - wie dies Gesetz und

Verordnung verlangen - jederzeit und so oft als nötig bereit und in der Lage

ist, sich einem Arbeitgeber zur Durchführung eines Vorstellungsgespräches oder

zum Stellenantritt zur Verfügung zu stellen.

2.2

Aus dem in diesem Zusammenhang auch von der

Vorinstanz zitierten Entscheid ARV 2001 Nr. 29 S. 231 f. Erw. 2a kann nichts

anderes abgeleitet werden. Dort wird die Vermittlungsfähigkeit beim Besuch

eines ganztägigen Kurses grundsätzlich verneint. Sie kann nur ausnahmsweise

bejaht werden, wenn eindeutig feststeht, dass die versicherte Person bereit und

in der Lage ist, den Kurs jederzeit abzubrechen, um eine Stelle anzutreten.

Diese Voraussetzung wurde in jenem Fall verneint, obwohl der damalige

Beschwerdeführer nicht einen Kurs im Ausland, sondern einen solchen in der

Schweiz besuchte, der zudem weniger lang gedauert hat, als der Kurs des

Beschwerdegegners.

2.3

Bedeutsam ist sodann Art. 25 AVIV, welcher

die Erleichterung der Beratung und Kontrolle sowie die vorübergehende Befreiung

von der Vermittlungsfähigkeit regelt. Nach dessen Abs. 1 lit. a bis e befreien

nur aussergewöhnliche Ereignisse, wie die Teilnahme an Wahlen und Abstimmungen

von landesweiter Bedeutung im Ausland, die Teilnahme an Vorstellungsgesprächen

im Ausland, das Absolvieren einer Schnupperlehre, Abklärungen an einem

Arbeitsplatz, eine Stellenbewerbung sowie persönliche Gründe (Heirat, Geburt,

Todesfall; schwere Behinderung), vorübergehend von den grundsätzlichen

Anforderungen gemäss Art. 17 AVIG, wobei alle diese Erleichterungen nur auf

Gesuch hin bewilligt werden. Diese qualifizierten Voraussetzungen zeigen, dass

es mit der Vermittlungsfähigkeit bei Auslandaufenthalten zu nicht bewilligten

Ausbildungszwecken eher streng zu nehmen ist.

2.4

Nach der Rechtsprechung muss auf der Erfüllung

von Kontrollvorschriften nicht beharrt werden, um die Überprüfbarkeit der

Vermittlungsfähigkeit eines Versicherten zu gewährleisten, wenn dieser kurz vor

Antritt einer neuen Dauerstelle steht (vgl. Urteile G. vom 30. Mai 2003 [C

23/03] Erw. 2 und 3 sowie F. vom 9. März 2004 [C 23/03] Erw. 4). Diese Praxis

zeigt, dass an die Vermittlungsfähigkeit, insbesondere die

Vermittlungsbereitschaft, weniger hohe Anforderungen gestellt werden dürfen,

wenn absehbar ist, dass der Versicherte innert Kürze keine Leistungen der

Arbeitslosenversicherung mehr zu beziehen hat. Diese Voraussetzung war indessen

beim Beschwerdegegner bisher nicht erfüllt.

3.

Bei dieser Rechts- und Sachlage kann offen

bleiben, ob und inwieweit der Beschwerdegegner seinen Kurs in San Diego jederzeit

hätte unterbrechen können. Durch seinen mehrmonatigen Aufenthalt in den USA hat

er die an die Vermittlungsfähigkeit gestellten hohen Anforderungen von

vornherein nicht erfüllt. Zu Recht weist das KIGA in diesem Zusammenhang auf

das Kreisschreiben des seco über die Arbeitslosenentschädigung vom Januar 2003

(B289-B292) hin. Danach hat eine Person, welche sich vorübergehend ins Ausland

begibt, auch für die Zeit des Auslandaufenthaltes Anspruch auf

Arbeitslosenentschädigung, wenn sie im Ausland innert Tagesfrist erreichbar

ist, innert nützlicher Frist vermittelbar ist und die übrigen

Kontrollvorschriften erfüllt. Für die Erfüllung dieser Voraussetzungen bestand

beim Beschwerdegegner in keinem Zeitpunkt Gewähr.

(cfr. STFA dell’11 ottobre 2004 nella causa T., C 132/04)

In un’altra decisione del

17.

novembre 2004 nella causa S. (C 122/04), l’Alta Corte ha invece ritenuto

idoneo al collocamento un assicurato che ha frequentato un corso non

autorizzato durante il periodo dal 17 luglio al 15 agosto 2003 negli USA

sviluppando, in particolare, le seguenti considerazioni:

" (…)

2.1.2

Nach der Rechtsprechung (BGE 122 V 266 Erw.

4) muss ein Versicherter, der auf eigene Initiative einen nicht bewilligten

Kurs besucht, während der Kursdauer qualitativ und quantitativ in besonderem

Ausmass Stellen suchen.

Ausserdem muss er jederzeit bereit und in der

Lage sein, den Kurs zu Gunsten eines Arbeitsplatzes abzubrechen. Diesen

Voraussetzungen hat der Beschwerdeführer genügt. Da die heutigen technischen

Möglichkeiten (E-Mail, Fax, Handy) die Kommunikation über Kontinente hinweg

stark erleichtern, ist die Entfernung kein allzu schwer wiegendes Hindernis

mehr. Ausserdem hat der Versicherte nachgewiesen, dass er vom Kursort täglich

mehrere Flugverbindungen in die Schweiz hätte benützen können. Zwar dürfte die

Anzahl der geltend gemachten Flugmöglichkeiten nicht so hoch sein wie

behauptet, da das selbe Flugzeug wegen Code-Sharings mehrmals unter

verschiedenen Flugnummern auf den Flugplänen erscheint. Indessen bestanden

genügend Verbindungen, um innert eines Tages in die Schweiz zurückkehren zu

können.

Die von Verwaltung und Vorinstanz geltend

gemachten Gründe höherer Gewalt reichen nicht aus, die Vermittlungsfähigkeit zu

verneinen, zumal auch in der Schweiz eine Verhinderung eintreten kann und ein

Vorstellungsgespräch auch nicht immer innert weniger Stunden durchgeführt

werden muss. Daher ist die Vermittlungsfähigkeit des Beschwerdeführers während

der streitigen Kursdauer zu bejahen. (…)." (cfr. STFA del 17

novembre 2004 nella causa S., C 122/04)

Dal

canto suo questo Tribunale, in una sentenza non cresciuta in giudicato dell'11

marzo 2005 nella causa N. (38.2004.57), ha ritenuto inidoneo al collocamento un

assicurato in quanto non disposto ad abbandonare senza indugio la formazione che

aveva intrapreso. In particolare il TCA ha rilevato che:

" (...)

Infine, ma non da ultimo, vista la seguente dichiarazione: “(…) Ho

ricevuto una borsa di studio per questa attività di Fr. 15'000.-. Nel caso

dovessi interrompere il corso devo ritornare l’importo. (…).” (cfr. doc. 4), il

TCA ritiene del tutto improbabile, dal profilo oggettivo, che l’assicurato sia

effettivamente disposto ad accettare un posto di lavoro prima della conclusione

della formazione che ha intrapreso."

2.7

L’art. 43 cpv. 1 LPGA regola

l'"Accertamento" e stabilisce che l’assicuratore esamina le domande,

intraprende d’ufficio i necessari accertamenti e raccoglie le informazioni di

cui ha bisogno. Le informazioni date oralmente devono essere messe per scritto.

A proposito di questa

disposizione legale l'Alta Corte, in una decisione del 22 dicembre 2004 nella

causa S. (C 116/04), chiamata a pronunciarsi nel caso in cui il Tribunale

cantonale di San Gallo aveva annullato una sospensione dal diritto alle

indennità di disoccupazione di 31 giorni in quanto non era possibile concludere

con un grado di verosimiglianza sufficiente per quale ragione l’assicurato non

era stato assunto da un potenziale datore di lavoro, ha sviluppato le seguenti

considerazioni:

" (…)

2.2

Im sozialversicherungsrechtlichen

Verwaltungs- und Verwaltungs-gerichtsbeschwerdeverfahren gilt der

Untersuchungsgrundsatz.

Danach haben Versicherungsträger und

Sozialversicherungsgericht von sich aus und ohne Bindung an die Parteibegehren

für die richtige und vollständige Feststellung des rechtserheblichen

Sachverhaltes zu sorgen (Art. 43. Abs.1, 61 lit. c ATSG; BGE 125 V 195 Erw. 2,

122.

V 158 Erw. 1a mit Hinweisen). Sie erheben die hiefür notwendigen Beweise;

in der Beweiswürdigung sind sie frei (BGE 125 V 352 Erw. 3a, 122 V 160 Erw.

1c). Das Eidgenössische Versicherungsgericht hat wiederholt festgehalten, dass

das kantonale Gericht, das den Sachverhalt als ungenügend abgeklärt erachtet,

im Prinzip die Wahl hat, die Sache zu weitern Beweiserhebungen an die

Verwaltung zurückzuweisen oder selber die nötigen Instruktionen vorzunehmen

(ARV 2001 Nr. 22 S. 170, RKUV 1993 Nr. U 170 S. 136 mit Hinweisen). Bei

festgestellter Abklärungsbedürftigkeit verletzt die Rückweisung der Sache an

die Verwaltung als solche weder den Untersuchungsgrundsatz noch das Gebot eines

einfachen und raschen Verfahrens (Art. 108 Abs. 1 lit. a UVG). Anders verhält

es sich nur dann, wenn die Rückweisung an die Verwaltung einer Verweigerung des

gerichtlichen Rechtsschutzes gleichkommt (beispielsweise dann, wenn auf Grund

besonderer Gegebenheiten nur ein Gerichtsgutachten oder andere gerichtliche

Beweismassnahmen geeignet wären, zur Abklärung des Sachverhalts beizutragen

oder wenn die Rückweisung nach den Umständen als unverhältnismässig bezeichnet

werden müsste (RKUV 1993 Nr. U 170 S. 136, 1989 Nr. K 809 S. 207).

2.3

Weiter ist es grundsätzlich Sache der

Verwaltung, den Nachweis dafür zu erbringen, dass ein gesetzlicher

Einstellungsgrund gegeben ist (ARV 1992 Nr. 9 S. 113/114). Der

Untersuchungsgrundsatz schliesst hingegen eine Beweisführungslast

begriffsnotwendig aus. Im Sozialversicherungsprozess tragen die Parteien in der

Regel eine Beweislast nur insofern, als im Falle der Beweislosigkeit der

Entscheid zuungunsten jener Partei ausfällt, die aus dem unbewiesen gebliebenen

Sachverhalt Rechte ableiten wollte. Diese Beweisregel greift allerdings erst

Platz, wenn es sich als unmöglich erweist, im Rahmen des

Untersuchungsgrundsatzes aufgrund einer Beweiswürdigung einen Sachverhalt zu

ermitteln, der zumindest die Wahrscheinlichkeit für sich hat, der Wirklichkeit

zu entsprechen (BGE 117 V 264 Erw. 3b mit Hinweisen). Im Streit um

Einstellungsverfügungen der Arbeitslosenversicherung darf sich das

Sozialversicherungsgericht daher nicht mit der Feststellung begnügen, der geltend

gemachte Einstellungsgrund sei unbewiesen geblieben, solange Aussicht besteht,

den rechtserheblichen Sachverhalt näher festzustellen. Erst wenn es bei

unbewiesenem Einstellungsgrund nach den gesamten Umständen als ausgeschlossen

erscheint, den Sachverhalt nachträglich noch zuverlässig abzuklären, darf es

die gegen die Einstellungsverfügung erhobene Beschwerde ohne Weiterungen

gutheissen (vgl. ARV 1992 Nr. 9 S. 113 unten, unveröffentlichtes Urteil T. vom

25.

Juni 1996, C 197/95). Die Vorinstanz wäre nach dem Gesagten verpflichtet

gewesen, die Sache - unter Wahrung der Mitwirkungsrechte des Beschwerdegegners

- zur weiteren Sachverhaltsermittlung und erneuten Verfügung an die Verwaltung

zurückzuweisen, da sie den Sachverhalt als mangelhaft abgeklärt erachtete und

überdies die Ansicht vertrat, der Gleichbehandlungsgrundsatz der Parteien sei

verletzt worden. (…)." (cfr. STFA del 22 dicembre 2004 nella causa

S., C 116/04)

In quell’occasione, circa

il valore probatorio di un protocollo, il TFA ha osservato che:

" (…)

3.1.1

Zur Frage, ob das Protokoll vom 16.

September 2003 ein taugliches Beweismittel darstellt, ist die Rechtsprechung zu

beachten, wonach eine formlos eingeholte und in einer Aktennotiz festgehaltene

mündliche oder telefonische Auskunft nur insoweit zulässig ist, als damit

blosse Nebenpunkte, namentlich Indizien oder Hilfstatsachen, festgestellt

werden. Dagegen kommt grundsätzlich nur die Form einer schriftlichen Anfrage

und Auskunft in Betracht, wenn Auskünfte zu wesentlichen Punkten des rechtserheblichen

Sachverhaltes einzuholen sind (BGE 117 V 285 Erw. 4c mit Hinweis). Hält ein

Mitarbeiter eines Versicherers den Inhalt eines Telefongesprächs schriftlich

fest und bestätigt die befragte Person mit ihrer Unterschrift ausdrücklich,

dass die Wiedergabe des Gesprächs korrekt ist, ist diesem Schriftstück unter

Umständen Beweiswert zuzuerkennen (RKUV 2003 Nr. U 473 S. 49 Erw. 3.2 mit

Hinweisen). Ein solcher ist auch mit Blick auf Art. 43 Abs. 1 ATSG gegeben

(vgl. Kieser, ATSG-Kommentar, Zürich 2003, N 33 zu Art. 43). Die schriftlich

festgehaltenen Angaben vom 25. August und 16. September 2003 stellen zudem

lediglich Bestätigungen des rechtserheblichen Sachverhaltes dar, welcher gemäss

Meldung vom 29. Juli 2003 zur Einstellung führte. Überdies war der Kerngehalt

aller Aussagen des Herrn T.________ identisch in dem Sinne, dass sich der

Versicherte nicht mehr vereinbarungsgemäss bei ihm gemeldet habe, weshalb es zu

keiner Anstellung gekommen sei. Hiezu konnte der Versicherte im Rahmen der

Gewährung des rechtlichen Gehörs (Art. 42 ATSG) schriftlich Stellung nehmen,

sodass keine Ungleichbehandlung der Parteien bei der Beweiserhebung vorliegt. (…)."

(cfr. STFA del 22 dicembre 2004 nella causa S., C 116/04)

Il cpv. 3 dell’art. 43

LPGA stabilisce che se l’assicurato o altre persone che pretendono prestazioni,

nonostante un’ingiunzione, rifiutano in modo ingiustificato di compiere il loro

dovere d’informare o di collaborare, l’assicuratore può, dopo diffida scritta e

avvertimento delle conseguenze giuridiche e dopo aver impartito un adeguato

termine di riflessione, decidere in base agli atti o chiudere l’inchiesta e

decidere di non entrare in materia.

A

proposito dell'art. 43 cpv. 3 LPGA il TFA, in una causa inerente

l'assicurazione contro le malattie, in una sentenza pubblicata in DTF 129 V

267, ha affermato che:

"

(…)

5.3

En relation avec les circonstances de fait

qui déterminent la quotité de la surprime (motif du retard et situation financière

de l'intéressé), la caisse ne pouvait non plus, comme l'ont relevé à juste titre

les premiers juges appliquer le taux maximum prévu par la loi (50%) sans avoir au

préalable cherché à établir d'une manière ou d'une autre les circonstances déterminantes

(motifs du retard et situation personnelle de l'intéressé). Il est vrai que les

déclarations de ce dernier en procédure cantonale (lettre du 16 novembre 2001) laissent

augurer certaines difficultés quant à sa collaboration à la procédure. Il convient

toutefois de rappeler, sur ce point, que selon les circonstances, l'assureur social

se heurtant à un manque de collaboration d'une partie peut, après lui avoir

imparti un délai pour respecter ses obligations et l'avoir avertie des conséquences

de son attitude, se prononcer en l'état du dossier; le cas échéant, il pourra rejeter

la demande présentée par cette partie en considérant que les faits dont elle entend

tirer un droit ne sont pas démontrés (cf. ATF 117 V 264 consid. 3b et les références).

Au lieu de se prononcer sur le fond, en l'état du dossier, l'assureur peut également,

cas échéant, rendre une décision d'irrecevabilité de la demande dont il est saisi

(cf. ATF 108 V 230 s. consid. 2; v. également UELI

KIESER, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurich 1999, ch.

229, pp. 108 s.; MAURER, Unfallversicherungsrecht, p. 256; HARDY LANDOLT, Das

Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, thèse Zurich

1995, pp. 172 ss, ainsi que l'art. 43 al. 3 LPGA). Mais l'assureur ne peut se prononcer

en l'état du dossier ou refuser d'entrer en matière - le choix de l'une ou l'autre

décision dépendra notamment de l'avancement de l'instruction de la cause et de ses

conséquences pour l'assuré ou d'éventuels tiers intéressés -, que s'il ne lui est

pas possible d'élucider les questions de faits encore ouvertes sans difficultés

ni complications particulières malgré l'absence de collaboration de l'assuré

(cf. ATF 108 V 231 ss, 97 V 177; MAURER, Unfallversicherungsrecht, p. 255). (…)." (cfr. DTF 129 V 267, consid. 5.3, pag. 274-275, la

sottolineatura è del redattore)

In quel caso l’Alta Corte

ha concluso che:

" (…)

6.

Il résulte de ce qui précède que c'est à juste titre

que les premiers juges ont renvoyé la cause à la caisse afin qu'elle complète

l'instruction et rende une nouvelle décision, aussi le recours doit-il être rejeté.

En procédant de la sorte, il incombera, par ailleurs, à la caisse de tenir compte

des principes exposés ci-dessus. (…)."

(cfr. DTF 129 V 267, consid. 6, pag. 275)

Sempre riguardo all’art.

43.

cpv. 3 LPGA, in un’altra decisione del 22 settembre 2004 nella causa K. (I

190/04), il TFA ha, tra l’altro, precisato che:

" (…)

Die Rüge des Rechtsvertreters der

Beschwerdeführerin, es hätte ein Mahnverfahren gemäss Art. 43 Abs. 3 ATSG

Dispositivo

eingeleitet werden müssen, bevor auf der Grundlage der Akten entschieden wurde,

stösst ins Leere. Ein Mahnverfahren im Sinne dieser Bestimmung setzt voraus,

dass die Verwaltung ein mangelhaftes Mitwirken der versicherten Person

überhaupt zu erkennen vermag. Wie aus dem nach Erhalt der ablehnenden Verfügung

erfolgten Widerruf der vorgängig der IV-Stelle ausgestellten Vollmacht auf ein

Verschweigen früherer Arztbesuche hätte geschlossen werden können, ist nicht

ersichtlich.

Weder dieser Vorfall noch die weitere

Vorgehensweise der Beschwerdeführerin oder der Bericht des Hausarztes lieferten

übrigens Anhaltspunkte für das vom Rechtsvertreter behauptete Unvermögen der

Versicherten, ihre Rechte gegenüber der Verwaltung zu wahren, bestand doch ihre

Aufgabe primär darin, das Anmeldeformular vollständig und korrekt auszufüllen

und/oder später den Hinweis auf weitere Arztbesuche anzubringen.

Zusammengefasst kann weder der Verwaltung noch

der Vorinstanz eine Verletzung des Untersuchungsgrundsatzes zur Last gelegt

werden. (…)." (cfr. STFA del 22 settembre 2004 nella causa K., I

190/04)

Inoltre Kieser, in

ATSG-Kommentar, Zurigo 2003, ad art. 43 n. 38, pag. 440, afferma che:

"

Art. 43 Abs. 3 ATSG bezieht sich schliesslich ledliglich

auf Leistungsbegehren. Soweit die Abklärung eine Versicherungsunterstellung

oder eine Beitragsfrage betrifft, kann eine Anwendung gegebenfalls in analoger

Weise erfolgen oder es ist auf die im jeweiligen Einzelgesetz vorgesehene

Sanktion bzw. Folge zurückzugreifen (vgl. z.B. Art. 24 Abs. 5 AHVV betreffend

die Festsetzung von Akonto beiträgen in der AHV)."

A pag.

441 l'autore afferma:

"

Die in Art. 43 Abs. 3 ATSG vorgesehenen

Sanktionen können erst nach Durchführung eines Mahn- und Bedenkzeitverfahrens

angeordnet werden (vgl. dazu BBl 1999 4600). Dieses entspricht demjenigen,

welches nach Art. 21 Abs. 4 ATSG durchzuführen ist (vgl. für näheres

ATSG-Kommentar, Art. 21 Rz. 68 ff.). Es handelt sich um eine ausnahmslos zu

beachtende Verfahrensregel, und es kann auch nicht davon abgewichen werden,

wenn die betreffende Person zu erkennen gibt, dass sie der ihr obliegenden

Pflicht jedenfalls nicht nachkommen will (vgl. BGE 122 V 219 f. in analoger

Anwendung; vgl. ferner SVR 1998 UV Nr. 1 sowie Maeschi, Kommentar, Rz. 20 zu

Art. 87 MVG). Dabei obliegt dem Verwaltungsträger die Beweislast, wenn der

Nachweis der Mahnung strittig ist (vgl. dazu SVR 1995 IV Nr. 41). Die zu

erlassende Mahnung hat keinen Verfügungscharakter; denn sie betrifft nicht eine

durchsetzbare Rechtspflicht, sondern eine Obligenheit der Partei (vgl. SVR 1998

UV Nr. 1)."

In sostanza, l'amministrazione, quando deve effettuare degli

accertamenti, può decidere in base agli atti solo se non può accertare in alcun

modo i fatti determinanti e dopo aver diffidato l'assicurato per iscritto,

avvertendolo delle conseguenze giuridiche e impartendogli un adeguato termine

di riflessione.

Va qui

ancora rilevato che, in una decisione del 21 marzo 2005 nella causa G. (C

234/04), pronunciandosi nel caso in cui l’autorità giudiziaria cantonale ha

annullato la decisione con la quale l’amministrazione ha sospeso un assicurato

dal diritto alle indennità di disoccupazione per insufficienti ricerche di

lavoro e rinviato gli atti per ulteriori accertamenti, il TFA ha osservato che:

"

(…)

4.

Nach gesetzlicher Vorschrift muss der Versicherte

seine Bemühungen nachweisen können (Art. 17 Abs. 1 letzter Satz AVIG; vgl. auch

Art. 20 Abs. 1 lit. d und Art. 26 Abs. 2bis AVIV). Diesen Nachweis benötigt die

Verwaltung unter anderem, um beurteilen zu können, ob die Arbeitsbemühungen

genügend sind (Gerhards, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz, Bd. I,

N 23 f. zu Art. 17; vgl. auch Thomas Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung, in:

Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, Rz 700 mit

Hinweisen).

4.1 Im vorliegenden Fall hat der Versicherte der

Verwaltung im Juli 2004 auf dem Formular "Nachweis der persönlichen

Arbeitsbemühungen" die besagten 17 Bemühungen aufgelistet. Das RAV hat

daraufhin mit Schreiben vom 19. Juli 2004 die Arbeitsbemühungen als ungenügend

bezeichnet und den Beschwerdegegner aufgefordert, innert fünf Tagen weitere

Bemühungen nachzuweisen oder deren Fehlen schriftlich zu begründen.

In seinem Antwortschreiben vom 20. Juli 2004

verwies der Versicherte auf Gesichtspunkte (überdurchschnittlicher

Arbeitsanfall an der bisherigen Stelle im Monat Mai; keine "wirklich

tollen Stellen im Internet und in den Inseraten" in den Monaten Juni und

Juli), welche die gesamthaft geringe Zahl der nachwiesenen Arbeitsbemühungen

zweifellos nicht zu rechtfertigen vermöchten. Konkrete zusätzliche Bemühungen

wurden nicht aufgeführt.

Auch in der am 29. Juli 2004 erhobenen Einsprache

gegen die Einstellungsverfügung vom 26. Juli 2004 machte der Beschwerdegegner

lediglich geltend, er habe überall, in fast jedem Gespräch mit Lieferanten,

alten Geschäfts- und Schulkollegen nach einer Chance für einen Auftrag oder

eine Anstellung gefragt. Er habe diese Kontakte nicht gezählt und und könne

daher nur schätzen, dass es sicher 30 - 40 Gespräche gewesen seien. Im

kantonalen Verfahren wiederholte der Versicherte den Hinweis auf erfolgte

Gespräche mit früheren Arbeitgebern, Lieferanten und ehemaligen Schulkollegen.

Konkretere Angaben machte er erneut nicht. Vielmehr beschränkte er sich auf den

Hinweis, er habe über die mündlichen Bemühungen keine Liste geführt. Über die

geführten Gespräche könnten aber Informationen eingeholt werden; es gebe Zeugen

dafür.

4.2 Ob trotz vorgängiger behördlicher

Aufforderung erst einsprache- oder beschwerdeweise gemachte Angaben zu

erfolgten Arbeitsbemühungen überhaupt berücksichtigt werden dürften, muss nicht

näher geprüft werden. Denn der Versicherte hat es nach dem Gesagten auch noch

im Einsprache- und im kantonalen Verfahren bei vagen und in dieser Form nicht

überprüfbaren Hinweisen auf stattgefundene Kontakte mit möglichen Arbeitgebern

bewenden lassen. Damit ist er seiner gesetzlichen Obliegenheit, die geltend

gemachten Bemühungen um eine neue Stelle nachzuweisen, nicht nachgekommen und

hat die Folgen zu tragen (vgl. auch Art. 43 Abs. 3 ATSG). Wollte man unter

diesen Umständen von der Verwaltung verlangen, dem Leistungsansprecher nochmals

die Gelegenheit zur Auflistung stattgefundener Bemühungen in nachprüfbarer Form

einzuräumen, wie dies das kantonale Gericht im angefochtenen Entscheid getan

hat, hiesse das auch den von den Behörden zu beachtenden Untersuchungsgrundsatz

überstrapazieren.

4.3 Offen bleiben kann im Weiteren, ob anders zu

entscheiden wäre, falls die fehlende Nachweisbarkeit zusätzlicher Bemühungen

auf ungenügenden oder falschen Auskünften der Verwaltung beruhte. Denn ein

solcher Sachverhalt liegt nicht vor. Der Beschwerdegegner hat erstmals im April

2004 den Kontakt mit den zuständigen Behörden gesucht. Gemäss seiner eigenen

Darstellung in der Einspracheschrift vom 29. Juli 2004 wurde er beim daraus

entstandenen Gespräch von einem Sachbearbeiter sogar ausdrücklich darauf

hingewiesen, dass er seine Arbeitsbemühungen aufzulisten habe. Wenn der

Versicherte unzutreffenderweise davon ausging, dies gelte nur für

wahrscheinlich erfolgreiche schriftliche Bewerbungen, lassen sich hiefür nicht

mangelhafte behördliche Informationen verantwortlich machen. (…)." (cfr. STFA del 21 marzo 2005 nella causa G., C

234/04)

Per

quanto attiene invece agli obblighi dell’autorità di ricorso, in una

decisione del 6 maggio 2004 nella causa S. (I 90/04), chiamata a pronunciarsi

nel caso in cui un assicurato ha sostenuto che, anche se egli ha rinunciato a

sottoporsi a una nuova perizia medica pluridisciplinare davanti al Presidente

del Tribunale, in ogni caso il giudice avrebbe dovuto ordinare una perizia e

solo in caso di nuovo rifiuto, dopo avergli assegnato un termine e averlo reso

attento delle conseguenze, avrebbe potuto decidere sulla base degli atti,

l’Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

"

(…)

4.

Le recourant soutient qu'en tout état de cause, le

premier juge aurait dû passer outre et ordonner tout de même une expertise. Ce

n'est qu'en cas de nouveau refus que le juge aurait pu statuer en l'état, après

mise en demeure et avertissement des conséquences.

Une telle procédure de sommation - prévue à

l'art. 43 LPGA en ce qui concerne l'instruction de la demande (cf. arrêts D. du

24 juin 2003 [I 700/02] et D. du 14 janvier 2003 [K 123/01] - ne peut pas être déduite

des dispositions de l'art. 61 LPGA, applicable à la procédure de recours devant

l'autorité cantonale, ni d'un principe général. En fait,

en présence d'un refus de collaborer, le juge est fondé à procéder à une appréciation

des preuves sur la base des éléments du dossier (Ueli Kieser, ATSG-Kommentar :

Kommentar zum Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des

Sozialversicherungsrechts vom 6. Oktober 2000, Zurich 2003, note 59 ad art.

61). Il ne peut toutefois se contenter d'examiner la décision attaquée sous l'angle

du refus de collaborer de l'intéressé et s'abstenir de tout examen matériel de ladite

décision sous l'angle des faits médicaux retenus par l'assureur (arrêt A. du 16

novembre 2001 [U 77/01]; voir aussi RCC 1985 p. 322).

5.

5.1 En l'espèce, le premier juge n'a pas procédé à

un examen matériel de la décision attaquée. Il a certes

rappelé les principes applicables à l'évaluation de l'invalidité, mais il n'a nullement

confronté ces principes à la situation du cas concret. Il a confirmé le taux

d'invalidité de 50 pour cent retenu par l'administration au seul motif que l'assuré

avait refusé de prêter son concours à l'instruction du cas, attitude que le juge

a qualifiée «d'inadmissible» et dont il a estimé qu'elle méritait d'être «sanctionnée

par l'achèvement immédiat de l'instruction de la cause».

5.2 On l'a vu, cette manière de procéder n'est pas

conforme au droit. Dès lors que le premier juge n'a pas statué en l'état de

dossier, il convient de lui renvoyer la cause pour qu'il se prononce sous

l'angle matériel, à tout le moins sur la base des éléments de preuves dont il

dispose.

Il n'est cependant contesté ni par le premier juge

ni par l'office intimé qu'une expertise médicale est nécessaire dans le cas présent.

En procédure fédérale, le recourant, sur le vu de ses conclusions, paraît maintenant

disposé à se soumettre à cette mesure d'instruction. Il ne saurait être déchu

de son droit à la mise en oeuvre d'une expertise en raison de son précédent refus.

Ce refus - que rien ne justifiait a priori - a en revanche une incidence, dans

des situations de ce genre, sur le droit aux dépens pour la procédure fédérale

(arrêt non publié N. du 21 février 1994 [U 127/93]; infra consid. 6.2). Il appartiendra

donc à l'autorité cantonale d'ordonner l'expertise envisagée. Si le recourant devait

à nouveau - sans motif valable - s'y opposer, l'autorité statuera sur la base du

dossier. (…)." (cfr. STFA del 6 maggio 2004 nella causa S., I 90/04)

2.8. Nell’evenienza concreta la

Sezione del lavoro ha stabilito che l’assicurato è inidoneo al collocamento dal

7 luglio 2003 per le seguenti ragioni:

- dal

mese di settembre 2003 l’assicurato frequenta a tempo pieno e ininterrottamente

la Scuola superiore di informatica di gestione (SSIG) a __________;

- dalla

sua iscrizione al collocamento (7 luglio 2003) l’assicurato è stato disponibile

sul mercato del lavoro solo per un breve periodo (circa 2 mesi);

- l’assicurato

non ha risposto alle domande postegli e inoltrato le proprie osservazioni allo

scritto del 7 maggio 2004 con il quale l’amministrazione lo ha avvertito che

non ricevendo alcuna risposta entro il termine fissato procederemo

all’emissione di una decisione in base agli atti in nostro possesso. (cfr. doc.

4, A e III)

Sulla sola base degli atti

di causa questo Tribunale non può condividere la conclusione a cui è giunta

l’amministrazione per le seguenti ragioni.

Innanzitutto il TCA ricorda

che, conformemente all’art. 43 cpv. 3 LPGA e alla giurisprudenza federale in

merito (cfr. consid. 2.6), l'amministrazione, quando deve

effettuare degli accertamenti, può decidere in base agli atti solo se non può

accertare in alcun modo i fatti determinanti e dopo aver diffidato l'assicurato

per iscritto, avvertendolo delle conseguenze giuridiche e impartendogli un

adeguato termine di riflessione.

Nel caso

di specie la Sezione del lavoro, in sede di opposizione, malgrado l’assicurato abbia

sostenuto di avere risposto alla lettera della Sezione del lavoro del 7 maggio

2004, che viste le ricerche e i colloqui di lavoro egli sarebbe idoneo al

collocamento, che il suo consulente sapeva che se non trovava lavoro per marzo

egli avrebbe continuato la scuola e ritentato gli esami a giugno e che se fosse

stata sua intenzione andare a scuola non avrebbe aspettato fino al mese di

aprile per pagarla (cfr. consid. 1.2 e doc. 2), non ha effettuato alcun

accertamento e, con la decisione su opposizione dell’11 novembre 2004 (oggetto

della presente vertenza), ha confermato la sua decisione del 25 giugno 2004.

L’amministrazione

ha pertanto violato i cpv. 1 e 3 dell’art. 43 LPGA.

Infatti,

l’amministrazione avrebbe potuto senza difficoltà verificare le affermazioni

dell’assicurato e avrebbe quantomeno dovuto assegnargli un termine per rendere

verosimili le sue asserzioni, con la comminatoria che in caso contrario avrebbe

deciso sulla base degli atti a disposizione (cfr. per un caso in cui questo

Tribunale ha rinviato alla Cassa affinché dia seguito alle richieste

dell’assicurata e agisca conformemente all’art. 43 cpv. 3 LPGA la STCA del 17

novembre 2004 nella causa G. SA, 30.2004.44).

In simili

circostanze la decisione impugnata va annullata e gli atti rinviati alla

Sezione del lavoro affinché, dopo aver proceduto come di seguito indicato,

proceda ad emettere una nuova decisione.

La

Sezione del lavoro dovrà innanzitutto chiedere all’assicurato la produzione

della lettera con la quale egli avrebbe risposto al loro scritto del 7 maggio

2004.

All’assicurato

andrà inoltre richiesto di specificare chi era il consulente menzionato nella

sua opposizione, quando l’avrebbe contattato, cosa esattamente gli avrebbe

detto e quali sarebbero state le sue osservazioni al proposito.

Le

risposte dell’assicurato andranno quindi verificate con il diretto interessato.

In

particolare, visto il seguente tenore del “Verbale del colloquio di consulenza”

del 5 agosto 2003 sottoscritto dall’assicurato e dal consulente del personale

dell’URC di __________:

"

(…)

Colloquio di consulenza e di controllo.

Le ricerche di lavoro svolte fino ad oggi vanno

bene. Continuerà come stabilito nell’accordo degli obiettivi.

Apporterà alcune modifiche alla autocandidatura e

al CV. (…)."

(cfr. incarto URC doc. X mappetta rosa)

e

considerato che effettivamente nelle lettere "Offerta d’impiego" dal

6 agosto 2003 in avanti (con qualche eccezione in alcune ricerche dei mesi di

gennaio e febbraio 2004, cfr. doc. 1-92 e doc. X mappetta blu) - a differenza

delle precedenti dove si leggeva che "(…) Sono meccanico in genere di

professione, poi mi sono specializzato nella programmazione a CNC, negli

ultimi tre anni ho frequentato la SSIG "Scuola Superiore Informatica e

Gestione”, sezione a tempo pieno, di __________. Al momento ho terminato il

secondo anno di questa scuola. (…)." (cfr. doc. 93-120) - viene invece

puntualizzato che: "(…) Negli ultimi tre anni ho frequentato la scuola

superiore di informatico di gestione a __________ (SSIG) a tempo pieno.

Terminato il secondo anno ho deciso di proseguire questa scuola nella

sessione serale e durante i fine settimana. (…)." (cfr. per tutte le

autocandidature del 6 agosto 2003 e la differenza con quella del 5 agosto 2003

sub doc. 87-89 e 93; le sottolineature sono del redattore), l’amministrazione

dovrà appurare cosa effettivamente sapeva il consulente del personale dell’URC

di __________, __________, se e quali domande gli sono state poste

dall’assicurato e quali sono state le sue risposte.

Al

riguardo significativo è pure il fatto che negli ulteriori documenti

trasmessi al TCA dalla Sezione del lavoro figura una lettera dell’assicurato proprio

del 6 agosto 2003, ricevuta il giorno seguente dalla Cassa Disoccupazione __________,

del seguente tenore:

" (…)

Io RI 1 di __________ attesto che ho terminato il secondo anno

della scuola superiore di informatica e gestione SSIG di __________, a tempo

pieno.

Non ho superato gli esami finali. Ora cerco un impiego a tempo

pieno, e continuo la scuola alla sera e ai fine settimana. (…)."

(cfr. doc. XI)

In simili condizioni,

anche se il direttore della Scuola superiore di informatica di gestione ha, tra

l’altro, risposto che "(…) Il signor RI 1 da settembre 2003 sta

frequentando la scuola a tempo pieno ininterrottamente. (…)" (cfr. doc.

5/E), l’amministrazione deve appurare presso la Scuola se effettivamente

l’assicurato si è interessato alla possibilità di una frequenza nella forma

serale e ai fine settimana, se questa modalità era concretamente per lui

possibile e se una volta iniziata a tempo pieno quando e a quali condizioni era

possibile cambiare la modalità di frequenza.

La Sezione del lavoro

dovrà inoltre appurare quanto è costata globalmente all’assicurato la Scuola e quando

sono stati effettuati i pagamenti e le iscrizioni ai diversi semestri.

Solo dopo i risultati di

questi accertamenti e conformemente alla giurisprudenza citata (cfr. 2.2, 2.3 e

2.4) la Sezione del lavoro potrà stabilire se l’assicurato è o meno idoneo al

collocamento. In particolare, se dal profilo oggettivo l’assicurato sarebbe

stato disposto ad abbandonare la scuola in ogni tempo in caso di reperimento di

un lavoro, nel caso concreto (assicurato che si iscrive al collocamento quale

meccanico di precisione CNC con 10 anni di esperienza professionale, cfr.

incarto URC, mappetta gialla), in applicazione analogica della giurisprudenza

sviluppata nel caso di un corso e dunque ad una formazione che per la sua

stessa natura ha una durata limitata (cfr. consid. 2.5 e in particolare la STFA

dell’11 ottobre 2004 nella causa T., C 132/04 citata in esteso), egli andrebbe

ritenuto idoneo al collocamento.

In simili

circostanze, la decisione su opposizione impugnata va annullata e gli atti

rinviati alla Sezione del lavoro affinché proceda secondo quanto appena

indicato.

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1.- Il ricorso

è accolto ai sensi dei considerandi.

La decisione

su opposizione impugnata va annullata e gli atti rinviati alla Sezione del

lavoro affinché proceda conformemente al consid. 2.7.

2.- Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

La Sezione del

lavoro verserà all’assicurato la somma di

fr. 1'500.-- a

titolo di ripetibili (IVA inclusa).

3.- Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di

diritto amministrativo al Tribunale

federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al

ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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