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Decisione

38.2005.106

Un assicurato non ha diritto a un nuovo termine quadro dopo essere stato all'estero per 8 mesi per corsi di lingue.Non ha adempiuto il periodo contributivo e non va esentato dallo stesso.L'amministraz

12 giugno 2006Italiano47 min

Source ti.ch

Fatti

i relativi diplomi linguistici.

Più

precisamente, dal mese di gennaio al mese di aprile 2004, l’assicurato è stato

a __________ in __________, dove ha ottenuto il diploma “__________” e “__________”

(cfr. doc. 23, 24).

Nel lasso

di tempo tra il mese di novembre e di dicembre 2004 egli è poi stato, per

quattro settimane, a __________ - __________ - superando l’esame di spagnolo

livello base (cfr. doc. 25).

Infine da

marzo agli inizi di giugno 2005 il medesimo ha svolto 13 settimane di corso di

inglese a __________ in __________ (cfr. doc. 26, 27).

Globalmente,

quindi, l’assicurato è stato all’estero per apprendere le lingue straniere

circa otto mesi.

In simili

circostanze, anche ammettendo che i corsi svolti all’estero e i diplomi

conseguiti configurino una formazione ai sensi dell’art. 14 cpv. 1 lett. a LADI

(al riguardo cfr. STFA del 22 febbraio 2006 nella causa K., C 224/04 consid. 2,

riprodotta al consid. 2.8.), complessivamente il ricorrente non ha superato il

limite di dodici mesi durante i quali non sarebbe stato vincolato da un

rapporto di lavoro per motivi di formazione (cfr. consid. 2.5.).

Il

ricorrente medesimo ha peraltro riconosciuto di avere “…trascorso all’estero

per un periodo di studio solo 8 mesi” (cfr. doc. I).

Per

inciso è utile rilevare, inoltre, che dei periodi di permanenza all’estero dopo

la fine di un corso di lingue non vanno considerati formazione ai sensi

dell’art. 14 cpv. 1 lett. a LADI, in quanto l’eventuale studio autodidattico

non è sufficientemente controllabile (cfr. STFA del 9 maggio 2006 nella causa

V., C 241/04, consid. 5).

In

concreto, pertanto, non sono ossequiate le condizioni per poter esentare un

assicurato dall’adempimento del periodo di contribuzione sulla base dell’art.

14 cpv. 1 lett. a LADI.

Il

ricorrente non può, infine, neppure essere esonerato in applicazione dell'art.

14 cpv. 3 LADI, siccome, come visto, il suo soggiorno in __________ non è

durato oltre un anno, né ha mai certificato di avervi svolto un’attività

dipendente (cfr. consid. 2.6.).

2.12. L’assicurato,

sia nell’opposizione che nel ricorso, ha addotto che né la Cassa, né l’URC lo hanno

informato circa la necessità di svolgere all’estero un periodo di studi di

oltre dodici mesi per potere beneficiare anche al rientro in Svizzera delle

prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione (cfr. doc. I, 19).

Da uno

scritto del 10 dicembre 2003 del ricorrente all’URC di __________, trasmesso

dall’amministrazione stessa al TCA, risulta in effetti che egli ha chiesto di

provvedere alla chiusura del suo caso, poiché dal mese di gennaio 2004 sarebbe

partito per un soggiorno linguistico in __________ della durata di sei mesi

(cfr. doc. VI 49).

E’,

pertanto, pacifico che l’assicurato, quando ha richiesto la cancellazione della

propria iscrizione dalla disoccupazione alla fine del 2003, ha avvertito gli

organi preposti all’applicazione della LADI della sua partenza per l’estero al

fine di apprendere una lingua straniera.

Dalla documentazione

all’inserto emerge che l’URC nulla ha eccepito riguardo alla durata del

prospettato corso all’estero.

La Cassa,

del resto, non ha sostenuto il contrario (cfr. doc. III).

2.13. In simili

condizioni il TCA deve, dunque, esaminare se l’amministrazione ha o meno

violato il proprio dovere di informazione e consulenza.

Il 1° gennaio 2003 è

entrato in vigore l'art. 27 della legge federale sulla parte generale del

diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) che regola la “Informazione e

consulenza”.

Questa nuova importante

disposizione legale ha il seguente tenore:

" 1

Gli assicuratori e gli organi esecutivi delle singole assicurazioni sociali,

nei limiti delle loro competenze, sono tenuti ad informare le persone

interessate sui loro diritti e obblighi.

2 Ognuno ha diritto, di regola gratuitamente, alla

consulenza in merito ai propri diritti e obblighi. Sono competenti in materia

gli assicuratori nei confronti dei quali gli interessati devono far valere i

loro diritti o adempiere i loro obblighi. Per le consulenze che richiedono

ricerche onerose, il Consiglio federale può prevedere la riscossione di

emolumenti e stabilirne la tariffa.

3 Se un assicuratore constata che un assicurato o i

suoi congiunti possono rivendicare prestazioni di altre assicurazioni sociali,

li informa immediatamente."

L'art. 27 LPGA sancisce,

in particolare, per l'amministrazione un dovere di carattere collettivo,

generale e permanente di fornire informazioni (cpv. 1) e il diritto soggettivo

e individuale dell'assicurato alla consulenza (cioè un parere su ciò che

conviene fare) su un caso preciso e su esplicita richiesta, che può essere

fatto valere in giustizia (cpv. 2) (Su questi aspetti cfr. in particolare STFA del 14 settembre 2005 nella causa Regionales Arbeitsvermittlungszentrum

Rapperswil c/ F., C 192/04, consid. 4.1., pubblicata in DTF 131 V 472; STFA

del 9 maggio 2006 nella causa V., C 241/04, consid. 6; STFA del 28

ottobre 2005 nella causa W., C 157/05, consid. 4.2.; E. Imhof

- CH Zünd, "ATSG und Arbeitslosenversicherung" in SZS 2003 pag. 291

seg. (306); E. Imhof, "Anhang zur Vertiefung von art. 27 ATSG über

Aufklärung, Beratung und Kenntnisgabe" in SZS 2002 pag. 315 seg. (315-318); R. Spira, "Du droit d'être renseigné et conseillé par

les assureurs et les organes d'exécution des assurances sociales art. 27

LPGA" in SZS 2001 pag. 524 seg. (527); U. Kieser, "ATSG - Kommentar",

ad art. 27 pag. 317 e pag. 318-321).

In materia di

assicurazione contro la disoccupazione questa disposizione della LPGA ha

apportato notevoli miglioramenti per gli assicurati nel senso che l'obbligo di

informare non è più limitato ad alcuni aspetti puntuali, fissati nelle

disposizioni legali (cfr. DTF 124 V 125, in particolare 221-222; DLA 2000 pag.

95) ma è stato generalizzato (cfr. E. Imhof - Ch. Zünd, art. cit, in STZ 2003

pag. 307).

Il

capoverso 1 dell’art. 27 LPGA prevede un obbligo di informazione generale e

permanente nei confronti di una cerchia indeterminata di persone, che non deve

avvenire unicamente su richiesta degli interessati, bensì regolarmente e

d’ufficio, e a cui viene fatto fronte ad esempio tramite la consegna di

opuscoli informativi, direttive, inserzioni, internet, ecc. (cfr. STFA del

9 maggio 2006 nella causa V., C 241/04, consid. 6; DTF 131 V 476 consid. 4.1.;

DLA 2002 pag. 194).

Per

quanto attiene al diritto alla consulenza enunciato all'art. 27 cpv. 2 LPGA, va

segnalato che ogni assicurato può esigere che il proprio assicuratore gli

fornisca consulenza in merito ai suoi diritti e obblighi. Quest'obbligo concerne

soltanto l'ambito di competenza dell'assicuratore in questione e le

informazioni possono esse fornite anche da non giuristi, come del resto prima

dell'entrata in vigore della LPGA. Contrariamente alle informazioni di

carattere generale, la consulenza deve riferirsi al caso specifico (cfr. FF

1999 IV 3953).

Inoltre

tale diritto non è limitato alle persone assicurate, tuttavia deve esistere uno

stretto rapporto con l'assicurazione interpellata, nel senso che la consulenza

deve riferirsi a diritti e doveri che già esistono o che possono sorgere tra la

persona che ha richiesto le informazioni e l'assicurazione interessata (cfr. U.

Kieser, op. cit., ad art. 27 n. 18 pag. 321).

2.14. Riguardo, più

specificatamente, all’art. 27 cpv. 2 LPGA, il Tribunale federale delle

assicurazioni in una sentenza del 14 settembre 2005 nella causa Regionales

Arbeitsvermittlungszentrum Rapperswil c/ F., C 192/04, pubblicata in DTF 131 V

472, nel caso di un assicurato ritenuto inidoneo al collocamento, in quanto il

lasso di tempo fra la presentazione della domanda e l’inizio del soggiorno

linguistico che avrebbe effettuato all’estero - di cui aveva peraltro informato

i funzionari dell’ufficio regionale di collocamento durante il primo colloquio

- era troppo breve per poterlo collocare, ha stabilito che ai sensi dell’art.

27 cpv. 2 LPGA, gli assicurati devono essere resi attenti che il loro

comportamento può pregiudicare il diritto alle prestazioni. Nella fattispecie

l’ufficio regionale di collocamento avrebbe dovuto avvertire l’assicurato che

la prevista partenza a breve scadenza non permetteva di collocarlo.

Il TFA

ha, tuttavia, accolto il ricorso dell’ufficio regionale di collocamento e

rinviato gli atti al Tribunale cantonale, al fine di appurare se il soggiorno

avrebbe potuto essere rinviato e se l’assicurato secondo la verosimiglianza

preponderante era disposto a posticiparlo.

In caso

affermativo, l’amministrazione deve rispondere della sua omissione - che

implica la tutela della buona fede dell’assicurato - ed erogare, quindi, a

quest’ultimo le prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione.

L’Alta

Corte, in particolare ha rilevato:

"

(…)

1. Es steht fest und ist unbestritten, dass der

Beschwerdegegner wegen des beabsichtigten fünfmonatigen Auslandaufenthalts (ab

6. Februar 2004) in den zweieinhalb Monaten, die ihm zwischen Antragstellung

und Abreise zur Verfügung standen, nicht vermittlungsfähig (Art. 8 Abs. 1 lit.

f AVIG in Verbindung mit Art. 15 Abs. 1 AVIG; BGE 126 V 522 Erw. 3a mit

Hinweisen) war. Streitig und zu prüfen ist, ob das RAV seine Beratungspflicht gemäss

Art. 27 Abs. 2 ATSG verletzt hat, wenn es den Versicherten nicht bereits anlässlich

des Erstgespräches vom 18. Dezember 2003 auf die möglicherweise fehlende

Vermittlungsfähigkeit aufmerksam gemacht hat. Ist dies zu bejahen, stellt sich

weiter die (im angefochtenen Entscheid ebenfalls bejahte) Frage, ob dies zur

Folge hat, dass der Versicherte gestützt auf vertrauensschutzrechtliche

Grundsätze so zu stellen ist, wie wenn seine Vermittlungsfähigkeit gegeben

wäre.

Considerandi

2.

Gemäss Art. 27 des - im vorliegenden Fall

anwendbaren – Bundesgesetzes über den Allgemeinen Teil des

Sozialversicherungsrechts (ATSG) vom 6. Oktober 2000 sind die

Versicherungsträger und Durchführungsorgane der einzelnen Sozialversicherungen

verpflichtet, im Rahmen ihres Zuständigkeitsbereiches die interessierten

Personen über ihre Rechte und Pflichten aufzuklären (Abs. 1). Jede Person hat

Anspruch auf grundsätzlich unentgeltliche Beratung über

ihre Rechte und Pflichten. Dafür zuständig sind die Versicherungsträger, denen

gegenüber die Rechte geltend zu machen oder die Pflichten zu erfüllen sind. Für

Beratungen, die aufwändige Nachforschungen erfordern, kann der Bundesrat die

Erhebung von Gebühren vorsehen und den Gebührentarif festlegen (Abs. 2). Stellt

ein Versicherungsträger fest, dass eine versicherte Person oder ihre

Angehörigen Leistungen anderer Sozialversicherungen beanspruchen können, so

gibt er ihnen unverzüglich davon Kenntnis (Abs. 3).

Nach der gleichzeitig mit dem ATSG am 1. Januar

2003.

in Kraft gesetzten Ausführungsbestimmung des Artikels 19a AVIV klären die

in Artikel 76 Absatz 1 Buchstaben a-d AVIG genannten Durchführungsstellen die

Versicherten über ihre Rechte und Pflichten auf, insbesondere über das

Verfahren der Anmeldun und über die Pflicht, Arbeitslosigkeit zu vermeiden und

zu verkürzen (Abs. 1). Die Kassen klären die Versicherten über die Rechte und

Pflichten auf, die sich aus dem Aufgabenbereich der Kassen (Art. 81 AVIG)

ergeben (Abs. 2). Die kantonalen Amtsstellen und die regionalen

Arbeitsvermittlungszentren (RAV) klären die Versicherten über die Rechte und

Pflichten auf, die sich aus den jeweiligen Aufgabenbereichen (Art. 85 und 85b

AVIG) ergeben (Abs. 3).

Der Aufgabenbereich der von den Kantonen zu errichtenden

(Art. 85b Abs. 1 Satz 1 AVIG) RAV ist im AVIG nicht näher umschrieben. In Art.

85b Abs. 1 Satz 2 und 3 AVIG wird lediglich festgehalten, dass die Kantone den

RAV Aufgaben der kantonalen Amtsstelle übertragen und ihnen die Durchführung

der Anmeldung zur Arbeitsvermittlung übertragen können. Im Kanton St. Gallen schreibt

Art. 6 der Verordnung über regionale Arbeitsvermittlungszentren vom 13.

November 1995 und 19. März 1996 vor, dass die RAV eine Auskunftsstelle der

kantonalen Arbeitslosenkasse betreiben (Abs. 1 lit. h), dass sie die Vermittlungsfähigkeit

von Arbeitslosen überprüfen (Abs. 1 lit. i [in Kraft seit 1. März 2001]) und

dass sie Fälle entscheiden, die der kantonalen Amtsstelle von den Kassen

unterbreitet werden (Abs. 1 lit. k [in Kraft seit 1. März 2001]).

(…)

Wo die Grenzen der in Art. 27 Abs. 2 ATSG

statuierten Beratungspflicht in generell-abstrakter Weise zu ziehen sind,

braucht vorliegend nicht entschieden zu werden. Aufgrund

des Wortlautes ("Jede Person hat Anspruch auf [...] Beratung über ihre

Rechte und Pflichten."; "Chacun a le droit d'être conseillé [...] sur

ses droits et obligations."; "Ognuno ha diritto [...] alla consulenza

in merito ai propri diritti e obblighi.") sowie des Sinnes und Zwecks der

Norm (Ermöglichung eines Verhaltens, welches zum Eintritt einer den

gesetzgeberischen Zielen des betreffenden Erlasses entsprechenden Rechtsfolge

führt) steht mit Blick auf den vorliegend zu beurteilenden Sachverhalt fest,

dass es auf jeden Fall zum Kern der Beratungspflicht gehört, die versicherte

Person darauf aufmerksam zu machen, dass ihr Verhalten (vorliegend: der Antritt

eines Auslandaufenthaltes im Februar 2004) eine der Voraussetzungen des Leistungsanspruches

(vorliegend: die Anspruchsvoraussetzung der Vermittlungsfähigkeit) gefährden

kann.

5.

Unterbleibt eine Auskunft entgegen

gesetzlicher Vorschrift oder obwohl sie nach den im Einzelfall gegebenen

Umständen geboten war, hat die Rechtsprechung dies der Erteilung einer

unrichtigen Auskunft gleichgestellt (BGE 124 V 221 Erw. 2b, 113 V 71 Erw. 2,

112.

V 120 Erw. 3b; ARV 2003 S. 127 Erw. 3b, 2002 S. 115 Erw. 2c, 2000 S. 98

Erw. 2b; vgl. auch MEYER-BLASER, Die Bedeutung von Art. 4 Bundesverfassung für

das Sozialversicherungsrecht, in: ZSR 1992 2. Halbbd., S. 299 ff., S. 412 f.).

Abgeleitet aus dem Grundsatz von Treu und Glauben, welcher den Bürger in seinem

berechtigten Vertrauen auf behördliches Verhalten schützt, können falsche

Auskünfte von Verwaltungsbehörden unter bestimmten Voraussetzungen eine vom

materiellen Recht abweichende Behandlung des Rechtsuchenden gebieten. Gemäss Rechtsprechung

und Doktrin ist dies der Fall, 1. wenn die Behörde in einer konkreten Situation

mit Bezug auf bestimmte Personen gehandelt hat; 2. wenn sie für die Erteilung

der betreffenden Auskunft zuständig war oder wenn die rechtsuchende Person die

Behörde aus zureichenden Gründen als zuständig betrachten durfte; 3. wenn die

Person die Unrichtigkeit der Auskunft nicht ohne weiteres erkennen konnte; 4.

wenn sie im Vertrauen auf die Richtigkeit der Auskunft Dispositionen getroffen

hat, die nicht ohne Nachteil rückgängig gemacht werden können, und 5. wenn die

gesetzliche Ordnung seit der Auskunftserteilung keine Änderung erfahren hat (BGE

127.

I 36 Erw. 3a, 126 II 387 Erw. 3a; RKUV 2000 Nr. KV 126 S. 223; zu Art. 4

Abs. 1 aBV ergangene, weiterhin geltende Rechtsprechung: BGE 121 V 66 Erw. 2a

mit Hinweisen). In analoger BGE 131 V 472 S. 481 Anwendung

dieser Grundsätze (wobei die dritte Voraussetzung diesfalls lautet: wenn die

Person den Inhalt der unterbliebenen Auskunft nicht kannte oder deren Inhalt so

selbstverständlich war, dass sie mit einer anderen Auskunft nicht hätte rechnen

müssen) wurde in Fällen unterbliebener Auskunftserteilung unter anderem

entschieden, dass es einer versicherten Person nicht zum Nachteil gereichen

darf, wenn die Verwaltung sie nicht auf die Pflicht, sich möglichst frühzeitig,

spätestens jedoch am ersten Tag, für den sie Arbeitslosenentschädigung

beansprucht, zur Arbeitsvermittlung zu melden und die Kontrollvorschriften zu

erfüllen, hinweist (Urteil A. vom 13. August 2003, C 113/02) oder wenn ihr das

Arbeitsamt entgegen gesetzlicher Vorschrift anlässlich der Anmeldung keine

Stempelkarte abgibt, weil dies einer unterbliebenen mündlichen Belehrung

gleichkommt (nicht veröffentlichtes Urteil Z. vom 21. August 1995, C 94/95).

Es sind keine Gründe ersichtlich, diese

Gleichstellung von pflichtwidrig unterbliebener Beratung und unrichtiger

Auskunftserteilung nach der Kodifizierung einer umfassenden Beratungspflicht im

ATSG aufzugeben, dies um so weniger als diese Folgen einer Verletzung der

Beratungspflicht in den Sitzungen der Kommission für soziale Sicherheit und

Gesundheit vom 8. Mai (Protokoll S. 9) und 11./12. September 1995 (Protokoll S.

12) diskutiert worden sind. Im Übrigen wird auch in der Lehre die Auffassung

vertreten, dass eine ungenügende oder fehlende Wahrnehmung der Beratungspflicht

gemäss Art. 27 Abs. 2 ATSG einer falsch erteilten Auskunft des

Versicherungsträgers gleichkommt und dieser in Nachachtung des

Vertrauensprinzips hiefür einzustehen hat (KIESER, a.a.O., S. 320, N 17 zu Art.

27; IMHOF/ZÜND,

a.a.O., S. 317; FREIVOGEL, a.a.O., S. 96; zu alt Art.

16.

KVG: EUGSTER, a.a.O., Rz 406 und FN 1031).

6.

Nach dem in Erw. 4 hievor Ausgeführten steht

fest, dass das RAV (in dessen Zuständigkeit im Übrigen nach Art. 6 Abs. 1 lit.

i der kantonalen Verordnung über regionale Arbeitsvermittlungszentren vom 13.

November 1995 und 19. März 1996 gerade auch die Beurteilung der

Vermittlungsfähigkeit fällt) den Beschwerdegegner am 18. Dezember 2003, als er

seine Pläne betreffend Auslandaufenthalt bekannt gab, darauf hätte hinweisen

müssen, dass sein Verhalten die Anspruchsvoraussetzung der

Vermittlungsfähigkeit gefährden kann.

Bevor indessen die von der

Vorinstanz ohne weiteres zur Anwendung gebrachten vertrauensschutzrechtlichen

Grundsätze greifen, bleibt zu prüfen, ob sich die Unterlassung dieser

Information zum Zeitpunkt des Erstgespräches für den Versicherten nachteilig

ausgewirkt hat. Es ist aufgrund der Akten nicht mit dem erforderlichen Beweisgrad

der überwiegenden Wahrscheinlichkeit (BGE 126 V 360 Erw. 5b, 125 V 195 Erw. 2,

je mit Hinweisen) erstellt, dass hinsichtlich der Möglichkeit, den

Auslandaufenthalt zu verschieben, in der Zeit zwischen dem 18. Dezember 2003

(Termin des Erstgespräches) und der Zustellung der Verfügung vom 20. Januar

2004.

(mit welcher die Vermittlungsfähigkeit verneint wurde) eine Änderung zu

Ungunsten des Versicherten eingetreten ist. Vielmehr finden sich in den Akten

hiezu nur die Darstellungen des Versicherten, wonach er bezüglich des

Zeitpunktes des Auslandaufenthaltes flexibel gewesen wäre (Einsprache vom 31.

Januar 2004) bzw. den Auslandaufenthalt entsprechend den Bedürfnissen eines

potentiellen (temporären) Arbeitgebers hinausgeschoben hätte (Beschwerde vom

24.

Februar 2004), und die Behauptung, dass die Möglichkeit der Verschiebung

bis Ende Dezember 2004 bestanden hätte (Replik vom 27. Mai 2004). In diesem

Sinne beanstandet das RAV in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde zu Recht, dass

die Vorinstanz aufgrund der blossen Parteibehauptung ohne weitere Prüfung beispielsweise

der Stornierungsbedingungen angenommen hat, dass der Versicherte bei

rechtzeitiger Information ohne weiteres in der Lage gewesen wäre, den

Sprachaufenthalt (z.B. auf Ende 2004) zu verschieben. Die Sache wird daher an

die Vorinstanz zurückgewiesen, damit sie den Beschwerdegegner auffordere, den

Nachweis für die in der Zeit zwischen dem 18. Dezember 2003 und der Zustellung

der Verfügung vom 20. Januar 2004 eingetretene Änderung in der Möglichkeit, den

Auslandaufenthalt zu verschieben, zu erbringen. Ist der Versicherte dazu nicht

in der Lage, hätte er, der aus der unbewiesen gebliebenen Tatsache Rechte

ableiten wollte, die Folgen der Beweislosigkeit zu tragen (vgl. BGE 115 V 142 Erw.

8a) und könnte die Verwaltung nicht verpflichtet werden, nach den Regeln des

Vertrauensschutzes für die am 18. Dezember 2003 unterbliebene

Auskunftserteilung einzustehen. Kann hingegen der erforderliche Nachweis

erbracht werden, wird die Vorinstanz der Frage nachzugehen haben, ob der BGE 131 V 472 S. 483 Versicherte, wäre er im Dezember 2003

über die möglicherweise fehlende Vermittlungsunfähigkeit aufgeklärt worden, mit

Blick auf den geplanten Studienbeginn mit überwiegender Wahrscheinlichkeit

bereit gewesen wäre, mit dem Sprachaufenthalt zuzuwarten, nachdem dies - wie

das RAV zu Recht geltend macht - unter Umständen eine Verschiebung des

Studienbeginns um ein Jahr zur Folge gehabt hätte." (DTF 131 V 472

consid. 1-2; 4.3.-6)

In

un’altra sentenza del 28 ottobre 2005 nella causa W., C 157/05 la nostra

Massima Istanza ha deciso che l’amministrazione, in applicazione dell’art. 27

cpv. 2 LPGA, non appena al corrente degli elementi fattuali del caso, e dunque

già all’inizio del versamento delle indennità di disoccupazione, avrebbe dovuto

informare l’assicurato del fatto che, occupando all’interno di una Sagl una

posizione analoga a quella di un datore di lavoro (e meglio fino al 12 gennaio

2003.

era socio gerente con diritto di firma individuale e dal 13 gennaio 2003

socio senza diritto di firma), il suo diritto alle prestazioni (il termine

quadro per la riscossione delle prestazioni era iniziato il 1° gennaio 2003)

era minacciato. Il TFA ha inoltre indicato che tale omissione andava equiparata

a un’informazione erronea e che, in casu, i presupposti della protezione della

buona fede dell’assicurato erano adempiuti.

Il

ricorso contro la decisione del Tribunale cantonale che aveva confermato il

diniego del diritto alle indennità di disoccupazione è stato, conseguentemente,

accolto e gli atti rinviati all’ufficio del lavoro al fine di accertare se l’assicurato,

nel caso in cui fosse stato correttamente informato, avrebbe o meno

immediatamente richiesto la cancellazione della sua iscrizione, quale socio

gerente senza diritto di firma, a registro di commercio.

Per contro in una sentenza

del 21 dicembre 2005 nella causa AWA c/A., C 9/05 il TFA si è chinato sul caso

di un assicurato che dopo essersi licenziato dal suo ultimo posto di lavoro ha

iniziato nel mese di settembre 2002 un’attività indipendente, percependo a tale

fine il capitale di libero passaggio del secondo pilastro. Il 19 maggio 2003

egli si è iscritto in disoccupazione. La Cassa ha trasmesso all’Ufficio del

lavoro la fattispecie per decisione. Tramite un formulario compilato

dall’assicurato nel mese di settembre 2003 l’Ufficio del lavoro è stato

informato, da un lato, che se lo stesso avesse reperito un impiego, avrebbe

interrotto immediatamente la sua attività indipendente. Dall’altro, che

l’assicurato, mediante la sua attività, voleva comunque raggiungere

economicamente e imprenditorialmente l’indipendenza, ciò che implicava un

elemento di durata.

L’Alta Corte ha deciso che

l’Ufficio del lavoro, in simili condizioni, ha a ragione negato il diritto alle

indennità di disoccupazione da maggio 2003.

L’amministrazione, solo

dopo aver ottenuto, nel mese di settembre 2003, queste indicazioni, era in

grado di farsi un quadro della situazione professionale dell’assicurato.

Pertanto in quel caso non si trattava di un

comportamento futuro dell’assicurato, bensì dell’attività indipendente

esercitata fino a quel momento. Non era, quindi, possibile per

l’amministrazione invitare l’assicurato ai sensi dell’art. 27 LPGA a riflettere

su un’azione progettata che minacciava il diritto alle prestazioni.

Per

un’analisi approfondita della differenza tra la DTF 131 V 472 e la STFA del 28

ottobre 2005 nella causa W., C 157/05, da un parte, e la STFA del 21 dicembre

2005.

nella causa AWA c/A., C 9/05, dall’altra, cfr. STCA del 20 marzo 2006

nella causa A., 38.2005.90.

Infine in

una sentenza dell’8 maggio 2006 nella causa B., C 301/05 l’Alta Corte, pur

stabilendo che nel caso di un’assicurata che si è iscritta in disoccupazione

continuando a mantenere la carica di consigliera di amministrazione della ditta

in cui aveva lavorato come dipendente l’amministrazione, non rendendola attenta

che l’iscrizione a RC comprometteva il suo diritto alle indennità, aveva

violato il proprio dovere di consulenza di cui all’art. 27 cpv. 2 LPGA, ha

precisato che ciò non implicava automaticamente il riconoscimento del diritto

alle prestazioni.

Nella

fattispecie esaminata dagli atti risultava, in effetti, che l’assicurata, anche

se fosse stata avvisata tempestivamente, non si sarebbe dimessa immediatamente

dal CdA, in quanto essa sperava di poter riavviare l’attività. Di conseguenza

alla stessa è stato negato il diritto alle indennità di disoccupazione fino al

momento in cui l’assemblea generale straordinaria non ha accettato le sue

dimissioni.

2.15

L’evenienza

concreta si distingue dalle fattispecie giudicate dal TFA - la DTF 131 V 472 è

stata espressamente invocata dalla rappresentante dell’assicurato (cfr. doc. I)

- in cui l’amministra-zione non ha reso attenti degli assicurati al momento

della loro iscrizione in disoccupazione del fatto che il loro comportamento

avrebbe potuto pregiudicare la realizzazione di una delle condizioni del

diritto alle indennità (cfr. consid. 2.14.).

In

concreto, in primo luogo, l’assicurato non pretende che nei suoi confronti sia

stata omessa un’informazione che l’avrebbe indotto a cambiare comportamento o

progetto così da poter beneficiare nell’immediato delle indennità di

disoccupazione.

Il

ricorrente, in effetti, fa valere che il mancato ossequio dell’obbligo di consulenza

sarebbe avvenuto non al momento della sua iscrizione per il collocamento e

quindi della sua richiesta di prestazioni - come invece nei casi su cui si è

pronunciata la nostra Massima Istanza -, bensì allorché egli è uscito dalla

disoccupazione.

In

secondo luogo, quando l’assicurato ha chiesto la cancellazione della sua

iscrizione per il collocamento, alla fine del 2003, correva un termine quadro

per la riscossione di prestazioni - dal 2 settembre 2003 al 1° settembre 2005.

Pertanto,

nel momento in cui il ricorrente ha comunicato all’URC che nel mese di gennaio

2004.

si sarebbe recato in __________ per un soggiorno linguistico di sei mesi

(cfr. doc. VI 49), il suo progetto non pregiudicava in nessun modo il suo

diritto alle prestazioni. Per il presente, infatti, egli non ne domandava più. Per

il futuro prossimo, se al rientro dalla __________ - previsto, secondo quanto

riferito all’URC, nel mese di giugno-luglio 2004 - non avesse reperito un

impiego, avrebbe potuto ancora beneficiare di indennità, visto che il relativo

termine quadro sarebbe scaduto solo il 1° settembre 2005.

Non

risulta poi che l’amministrazione sia stata in qualche modo contattata

dall’assicurato posteriormente al dicembre 2003 prima della nuova iscrizione

nel mese di giugno 2005.

L’art. 27

cpv. 2 LPGA non implica d’altronde un dovere di consulenza relativo a eventuali

diritti futuri, bensì unicamente in relazione a un caso specifico concreto

(cfr. consid. 2.13.).

In casu

non si trattava di un caso specifico concreto, visto che l’assicurato nel mese

di dicembre 2003 aveva proprio richiesto di chiudere il suo incarto presso

l’assicurazione disoccupazione (cfr. doc. VI 49)

Lo scopo

dell’assicurazione contro la disoccupazione è, del resto, quello di garantire

agli assicurati un’adeguata compensazione della perdita di guadagno a causa,

segnatamente, della disoccupazione attuale o imminente (cfr. art. 1a, 7, 8, 10

LADI) e non della disoccupazione che in un futuro mediamente lontano potrebbe

verificarsi.

Questa

Corte ritiene, pertanto, che nel presento caso l’amministrazione - a

prescindere dalla questione di sapere se la problematica dell’esenzione del

periodo di contribuzione riguardi o meno l'ambito di competenza dell’URC o se comunque

l’assicurato potesse e dovesse riconoscerne l’eventuale incompetenza (cfr.

consid. 2.13.; al riguardo cfr. anche STFA del 18 marzo 2005 nella causa Oeffentliche

Arbeitslosenkasse Baseland c/ B., C 18/05) -, non avvertendo alla fine del 2003

l’assicurato che se non avesse effettuato, a decorrere dal gennaio 2004, oltre

dodici mesi di formazione ai sensi dell’art. 14 cpv. 1 lett. a LADI, non

avrebbe potuto essere esentato dal periodo di contribuzione nell’ipotesi in cui

alla fine del termine quadro corrente, ossia nel settembre 2005, avesse dovuto

ancora ricorrere all’assicurazione contro la disoccupazione, non ha violato

l’art. 27 cpv. 2 LPGA.

In

concreto l'amministrazione non ha neppure violato l’art. 27 cpv. 1 LPGA

afferente all’obbligo di informazione generale dell’amministrazione.

In effetti,

per motivi di praticabilità ed economicità al dovere di informare non può

essere riconosciuta una estensione tale da implicare l’obbligo di informare in

modo automatico e sistematico, tramite prospetti generali o altro, gli

assicurati che hanno già in corso un termine quadro per la riscossione delle

prestazioni dell’assicurazione disoccupazione in merito al comportamento da assumere

per poter in seguito beneficiare di un ulteriore termine quadro.

Ciò vale

a più forte ragione se si pone mente al fatto che attualmente una persona

giovane che dispone di una formazione commerciale ed ha soggiornato in

molteplici Paesi esteri, come è il caso per l’assicurato, può far capo a ogni

tipo di informazione tramite internet o comunque può rivolgersi alla propria

cassa di disoccupazione o a una di sua scelta per ottenere i relativi opuscoli

(al riguardo cfr. STFA del 9 maggio 2006 nella causa V., C 241/04, consid. 7).

La

censura formulata dal ricorrente risulta, di conseguenza, infondata.

2.16

Alla luce di

tutto quanto esposto, occorre concludere che nel caso di specie rettamente la

Cassa ha negato all'assicurato il diritto alle indennità di disoccupazione a

decorrere dal 2 settembre 2005.

La

decisione su opposizione impugnata va, dunque, confermata.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1.- Il ricorso

è respinto.

2.- Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3.- Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di

diritto amministrativo al Tribunale

federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella

impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o

del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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