38.2005.108
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22 giugno 2006Italiano36 min
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Numero d'incarto:
38.2005.108
Data decisione, Autorità:
22.06.2006, TCA
Titolo:
Sulla sola base degli atti e ritenuto che la prova del versamento del salario non è una condizione del diritto alle indennità non si può concludere se l'assicurato ha o meno adempiuto al periodo di contribuzione. Per i mesi in cui era liquidatore della Sagl la Cassa esperirà ulteriori accertamenti.
LIQUIDATORE
PERIODO DI CONTRIBUZIONE
RINVIO ATTI PER ACCERTAMENTI
RIPETIBILI
SOCIETÀ A GARANZIA LIMITATA
art. 2 cpv. 1 let. a LADI
art. 8 cpv. 1 let. e LADI
art. 13 LADI
art. 61 let. g LPGA
art. 22 LPTCA
Raccomandata
Incarto n.
38.2005.108
rs/DC
Lugano
22 giugno
2006
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
con redattrice:
Raffaella Sartoris, vicecancelliera
segretario:
Gianluca Menghetti
statuendo sul ricorso del 19 dicembre 2005
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 15
novembre 2005 emanata da
Cassa CO 1
in materia di assicurazione contro la
disoccupazione
ritenuto, in
fatto
1.1. Con
decisione su opposizione del 15 novembre 2005 la Cassa CO 1 (di seguito la
Cassa) ha confermato la precedente decisione del 31 agosto 2005 con cui ha
negato a RI 1 il diritto alle indennità di disoccupazione a decorrere dal 1°
giugno 2005, in quanto lo stesso per il periodo dal 1° giugno 2003 al 31 maggio
2005 non è in grado di comprovare un sufficiente periodo di contribuzione (cfr.
doc. A, D).
1.2. Contro la
decisione su opposizione l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha
inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, nel quale ha chiesto l’annullamento del
provvedimento impugnato e conseguentemente di essere posto al beneficio delle
indennità di disoccupazione.
A motivazione
della propria pretesa ricorsuale egli ha addotto:
"
(…)
1.
II signor RI 1, essendo rimasto senza lavoro dato che era stato licenziato
dalla spettabile __________ (dove era amministratore unico con diritto di firma
individuale) per la fine del dicembre 2003, si era annunciato alla competente
Cassa Disoccupazione, onde ricevere le relative indennità. Con decisione dell'8
marzo 2004, il signor RI 1 era stato ritenuto idoneo al collocamento a far
tempo dal 10 febbraio 2004.
Prove: doc., testi, si richiama l'intero incarto del signor RI 1 da parte
della resistente, si richiama dalla parte avversa l'incarto relativo alla
decisione su opposizione __________, Cassa CO 1, del 21 ottobre 2004 (dec. Nr. 172B104), si richiama da codesto lodevole
Tribunale l'incarto n. 34.2004.88.
2.
Con decisione del 1 giugno 2004, la parte resistente aveva respinto la
richiesta di indennità di disoccupazione, ritenendo che un assicurato che ha
lavorato per la propria SA non ha diritto all'indennità di disoccupazione, se
non può provare di avere effettivamente esercitato un'attività soggetta a
contribuzione. Secondo la parte resistente, in questo caso il signor RI 1 non
aveva potuto comprovare almeno 12 versamenti del salario regolare sul proprio
conto privato o postale.
Prove: c.s.
3.
In data 18 giugno 2004, il signor RI 1 ha presentato regolare quanto
tempestiva opposizione. Dopo un incontro avvenuto presso la sede della
resistente, il qui ricorrente aveva prodotto ulteriore documentazione
(richiesta dalla parte avversa). Tuttavia, nonostante la produzione della
stessa e nonostante le spiegazioni fornite dall'assicurato in sede di incontro
del 28 luglio 2004, la Cassa CO 1 aveva confermato, a mezzo della decisione su
opposizione del 21 ottobre 2004, il rifiuto delle indennità di disoccupazione.
Il successivo ricorso al TCA era stato respinto non tanto per le argomentazioni
della cassa disoccupazione quanto per il fatto che il signor RI 1, dopo il
licenziamento, aveva mantenuto una posizione analoga a quella di un datore di
lavoro. Dal TCA non era invece stato affrontato il problema a sapere se
l'assicurato avrebbe o meno adempiuto al presupposto del periodo di
contribuzione ai sensi degli art. 8 cpv. 1 lett e) e 13 cpv. 1 LADI (ossia la
prova del reale versamento del salario).
Prove: c.s.
4.
In data 1 giugno 2005, a seguito dei fallimento della __________ in
liquidazione dei 30 maggio 2005 (doc. C, estratto RC) - e si rileva che la
procedura di fallimento è stata sospesa per mancanza di attivo con decreto
della Pretura di __________ del 12 luglio 2005 (doc. C), il signor RI 1 ha
presentato una nuova richiesta di indennità di disoccupazione.
Prove:
doc., testi, si richiama l'intero incarto del
signor RI 1 da parte della resistente, si richiama dalla parte avversa l'incarto
relativo alla decisione su opposizione dell'__________, Cassa CO 1, del 21 ottobre
2004 (dec. Nr. 172B104), si
richiama da codesto lodevole Tribunale l'incarto n. 34.2004.88.
5.
Tale richiesta è stata respinta con decisione del 31 agosto 2005 (doc. D).
Ciò per il solo ed unico fatto che il qui ricorrente aveva potuto dimostrare,
durante il periodo quadro (1 giugno 2003 - 31 maggio 2003) di avere lavorato
per un totale di 7 mesi, senza potere comprovare alcun motivo di esonero.
Quindi si precisa già da ora che, su tale periodo, anche secondo la resistente
non sussistono problemi di sorta.
Prove: doc., testi, si richiama l'intero incarto del signor RI 1 da parte
della resistente, si richiama dalla parte avversa l'incarto relativo alla
decisione su opposizione __________, Cassa CO 1, del 21 ottobre 2004 (dec. Nr. 172B104), si richiama da codesto lodevole
Tribunale l'incarto n. 34.2004.88.
6.
Avverso tale decisione formale, il qui ricorrente ha presentato opposizione,
a mezzo dello scrivente legale, in data 19 settembre 2005 (doc. E). Si
precisava in particolare:
a) che il signor RI
1 ha percepito un salario ed ha pagato i
contributi AVS non
solo relativamente al periodo di 7 mesi menzionato dalla resistente (e meglio
dal 1 giugno al 31 dicembre 2003), ma anche relativamente al periodo compreso
fra il 1 marzo 2004 ed il 31 agosto 2004;
b) che, conseguentemente, negli ultimi 24
mesi, il signor RI 1
può comprovare un
periodo di almeno 13 mesi in cui ha percepito un salario, e durante il quale ha
quindi esercitato effettivamente un'attività soggetta a contribuzione.
c) che la società era in liquidazione dal
13 febbraio 2004, e che il
liquidatore ha iniziato il proprio
lavoro a partire dal 1 marzo
2004;
d) che, a comprova di quanto sopra, si
allegava copia dell'estratto
conto contributi paritetici del 14
settembre 2005 (doc. F).
Si concludeva quindi
all'accoglimento della richiesta di indennità di disoccupazione presentata dal
signor RI 1.
Prove: doc., testi, si richiama l'intero incarto del signor RI 1 da parte
della resistente, si richiama dalla parte avversa l'incarto relativo alla
decisione su opposizione dell'__________, Cassa CO 1, del 21 ottobre 2004 (dec.
Nr. 172B104), si richiama da
codesto lodevole Tribunale l'incarto n. 34.2004.88.
7.
Con lettera del 10.10.2005 (doc. G), la parte avversa ha chiesto
l'effettuazione di un incontro fra le parti, chiedendo inoltre di produrre la
documentazione ivi citata (che è stata prodotta). In occasione dell'incontro,
la parte avversa aveva fra l'altro annunciato che, in casu, avrebbe richiesto
un parere al SECO prima di prendere una decisione. Detta richiesta è stata
formulata in data 28.10.2005 (doc. H).
Il SECO, con lettera
del 4.11.2005 (doc. I, che ricevuta per fax dalla parte resistente in data
16.11.2005 su richiesta telefonica dello scrivente legale), ha proposto la
reiezione dell'opposizione in quanto, relativamente ai sei mesi di attività
espletati nell'ambito della liquidazione della società (1.03.2004 - 31.08.2004,
per intenderci, mentre i precedenti 7 mesi dal 1.05.2003 al 31.12.2003 non sono
stati, giustamente, messi in discussione dalla parte avversa), l'assicurato non
avrebbe reso verosimile l'effettivo versamento del salario. Conseguentemente,
secondo il SECO e secondo la parte avversa, il periodo contributivo
supplementare invocato non può essere riconosciuto.
Prove: doc., testi, si richiama l'intero incarto del signor RI 1 da parte
della resistente, si richiama dalla parte avversa l'incarto relativo alla
decisione su opposizione dell'__________, Cassa CO 1, del 21 ottobre 2004 (dec.
Nr. 172B104), si richiama da
codesto lodevole Tribunale l'incarto n. 34.2004.88.
8.
A mezzo della decisione su opposizione del 15 novembre 2005 qui impugnata
quindi, la parte resistente ha respinto l'opposizione, invocando in sostanza
quanto già rilevato dal SECO, ossia invocando la mancata prova del versamento
del salario nel periodo 1 marzo 2004 - 31 agosto 2004.
Prove: doc., testi, si richiama l'intero incarto del signor RI 1 da parte
della resistente, si richiama dalla parte avversa l'incarto relativo alla
decisione su opposizione dell'__________, Cassa CO 1, del 21 ottobre 2004 (dec.
Nr. 172B104), si richiama da
codesto lodevole Tribunale l'incarto n. 34.2004.88.
9.
La decisione su opposizione della parte resistente non può essere accettata.
Ritenuto che per i sette mesi intercorrenti fra il 1 maggio e il 31 dicembre
2003, anche secondo la resistente, non sussistono problemi (ed in caso
contrario ci si riserva di produrre altri documenti ed argomentazioni), si
precisa che la somma di fr. 700,00
franchi mensili per il periodo compreso fra il 1 marzo 2004 e il 31 agosto 2004
(ossia l'importo di fr. 4'200,00
complessivi) è stata dapprima ricevuta dal signor RI 1 non in contanti ma a
mezzo cessione, a favore del signor RI 1 e da parte della __________ in
liquidazione, di tre fatture per complessivi fr. 4'203,90 (ritenuto che la prima fattura era ancora scoperta solo per
fr. 600,00), fatture emesse
dalla società nei confronti del negozio di abbigliamento per prima infanzia
"__________" (ditta individuale), ora chiuso e già in via __________
a __________ (titolare: __________). Si tratta in particolare delle fatture qui
annesse quali doc. L, M e N, e riassunte sulla cessione di credito qui annessa quale
doc. O, del 3 settembre 2004. Il salario è quindi stato ricevuto.
Si precisa che queste
fatture, che sono state regolarmente cedute al signor RI 1, in parte sono già
state effettivamente incassate, e meglio lo sono state in ragione di fr. 1'000,00 (al momento). Il tutto come si
evince dalla copia dell'estratto bancario qui annessa quale doc. P.
Conseguentemente il salario è stato pagato al signor RI 1 a mezzo cessione di
credito, che il signor RI 1 sta incassando dal debitore. Si produce inoltre
quale doc. Q, R, S, T, U e V la documentazione contabile determinante, dalla
quale si evince quanto sopra.
Il signor RI 1 ha
quindi adempiuto ad un periodo di contribuzione, nel termine quadro di due
anni, di 13 mesi, ed ha conseguentemente diritto alle indennità di
disoccupazione.
In ogni caso, il
signor RI 1 ha effettivamente lavorato quale liquidatore, e del resto, e sempre
per i sei mesi in questione (1.03.2004 - 31.08.2004), sono stati emessi i
contributi paritetici.
Prove: doc., testi, si richiama l'intero incarto del signor RI 1 da parte
della resistente, si richiama dalla parte avversa l'incarto relativo alla
decisione su opposizione dell'__________, Cassa CO 1, del 21 ottobre 2004 (dec.
Nr. 172B/04), si richiama da
codesto lodevole Tribunale l'incarto n. 34.2004.88.
Il signor RI 1 ha
quindi adempiuto alle esigenze ed alle condizioni della LADI per essere ammesso
al beneficio delle indennità di disoccupazione. Il ricorso va quindi accolto, e
la decisione su opposizione impugnata va annullata. Di conseguenza, il signor RI
1 viene messo al beneficio delle indennità di disoccupazione." (Doc. I)
1.3. Nella sua
risposta del 23 gennaio 2006 la Cassa ha postulato l’integrale reiezione del
ricorso con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di
diritto (cfr. doc. III).
1.4. L’8 febbraio
2006 il patrocinatore dell’assicurato ha esposto alcune precisazioni e ha
trasmesso copiosa documentazione, in particolare bancaria (cfr. doc. VII;
Z-BB).
La Cassa,
il 24 febbraio 2006, si è espressa in merito alla documentazione fornita dal
ricorrente e ha inviato gli incarti relativi alla decisone del 31 agosto 2005 e
alla decisione su opposizione del 21 ottobre 2004 (cfr. doc. IX; 1-140).
1.5. L’avv. RA 1,
il 24 marzo 2006 si è nuovamente espresso in relazione alla fattispecie sub
judice e ha prodotto ulteriore documentazione (cfr. doc. XIII; CC-II).
L’amministrazione,
con scritto del 13 aprile 2006, si è riconfermata integralmente nella propria
risposta di causa, puntualizzando che dalla documentazione allegata
dall’assicurato non emergono elementi comprovanti l’effettivo versamento allo
stesso del salario per il periodo dal 1° marzo al 31 agosto 2004 (cfr. doc.
XV).
1.6. Pendente
causa il TCA ha posto alcuni quesiti all’assicurato, tramite il suo
rappresentante (cfr. doc. XVII).
La
relativa risposta e i documenti richiesti sono pervenuti a questa Corte il 10
maggio 2006 (cfr. doc. XVIII, XVIII1, XVIII2).
La Cassa,
dopo avere esaminato i documenti XVIII, XVIII1, XVIII2, ha comunicato di non
avere ulteriori osservazioni da presentare (cfr. doc. XX).
1.7. Il 21 giugno
2006 alla presenza delle parti, e meglio di RI 1, dell’avv. RA 1, rappresentante
dell’assicurato, del __________ della Cassa, __________, e della lic. jur. ____________________
della Cassa, si è proceduto alla discussione di causa.
In tale
occasione è stato steso un verbale (cfr. doc. XXV), a cui sarà fatto
riferimento nei considerandi di diritto.
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel
merito
2.2. Oggetto del
contendere è la questione di sapere se RI 1 ha diritto o meno alle indennità di
disoccupazione a fare tempo dal 1° giugno 2005, e meglio se lo stesso adempie o
meno il periodo minimo di contribuzione ai sensi degli art. 8 cpv. 1 lett. e e
13 LADI.
In
effetti l'assicurato ha diritto all'indennità di disoccupazione, tra l’altro,
se ha compiuto o è liberato dall'obbligo di compiere il periodo di
contribuzione (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. e LADI).
Secondo l'art.
13 cpv. 1 LADI ha adempiuto il periodo di contribuzione colui che, entro il
termine quadro (art. 9 cpv. 3), ha svolto durante almeno 12 mesi un'occupazione
soggetta a contribuzione.
2.3. Secondo
l'art. 2 cpv. 1 lett. a LADI è tenuto a pagare i contributi all'assicurazione
contro la disoccupazione (assicurazione) il salariato (art. 10 LPGA) che è
assicurato obbligatoriamente ed è tenuto a pagare contributi per il reddito di
un'attività dipendente giusta la legge federale del 20 dicembre 1946 sull'assicurazione
per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS).
Secondo
la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA), per quanto
concerne l’adempimento del periodo di contribuzione, l’art. 13 cpv. 1 LADI
presuppone che l’assicurato abbia effettivamente esercitato un’attività
soggetta a contribuzione. Non è necessario, ai fini dell’applicazione di tale
articolo, che il datore di lavoro, quale organo nella procedura di percezione,
abbia effettivamente trasferito alla cassa di compensazione i contributi del
salariato (cfr. DTF 113 V 352; DLA 1988 N. 88, consid. 3a,
pag. 88-89; vedi inoltre Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung, in:
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, cifra
marginale 67, pag. 27-28 e 161, pag. 64-65 e Gerhards, Kommentar zum
Arbeitslosenversicherungsgesetz, (AVIG), Berna 1987, Vol. 1, Ad. art. 13, N.
29, pag. 174).
In
una sentenza del 12 settembre 2005 nella causa A., C 274/04, pubblicata in DTF
131 V 444 e SVR 2006 ALV Nr. 8 pag. 27, il Tribunale federale delle
assicurazioni ha stabilito, precisando la propria precedente giurisprudenza,
che dal profilo del periodo di contribuzione, la sola
condizione per il diritto all'indennità di disoccupazione è, di principio,
l'esercizio di un'attività soggetta a tale obbligo durante il periodo minimo di
contribuzione. La giurisprudenza esposta in DLA 2001 no. 27 pag. 225 (e le
sentenze che ne sono seguite) non deve essere intesa nel senso che, in aggiunta
a ciò, deve pure essere stato versato un salario; per contro, la prova che un
salario è stato effettivamente pagato costituisce un indizio importante per la
prova dell'esercizio effettivo di una attività dipendente.
In particolare l’Alta
Corte ha indicato:
" (…)
1.1 Für die Arbeitslosenversicherung ist unter anderem
beitragspflichtig, wer nach dem Bundesgesetz über die Alters- und
Hinterlassenenversicherung (AHVG) obligatorisch versichert und für Einkommen
aus unselbstständiger Tätigkeit (massgebender Lohn [Art. 5 Abs. 1 AHVG])
beitragspflichtig ist (Art. 2 Abs. 1 lit. a AVIG [in der bis 31. Dezember 2002
gültig gewesenen, hier anwendbaren Fassung]).
Als massgebender Lohn gilt grundsätzlich jedes
Entgelt für in unselbstständiger Stellung auf bestimmte oder unbestimmte Zeit
geleisteteArbeit (Art. 5 Abs. 2 Satz 1 AHVG). Dazu gehören begrifflich
sämtliche Bezüge der Arbeitnehmerin und des Arbeitnehmers, die wirtschaftlich
mit dem Arbeitsverhältnis zusammenhängen, gleichgültig, ob dieses Verhältnis fortbesteht
oder gelöst worden ist und ob die Leistungen geschuldet werden oder freiwillig
erfolgen. Als beitragspflichtiges Einkommen aus unselbstständiger
Erwerbstätigkeit gilt somit nicht nur unmittelbares Entgelt für geleistete
Arbeit, sondern grundsätzlich jede Entschädigung oder Zuwendung, die sonst wie
aus dem Arbeitsverhältnis bezogen wird, soweit sie nicht kraft ausdrücklicher
gesetzlicher Vorschrift von der Beitragspflicht ausgenommen ist (BGE 128 V 180 Erw. 3c, 126 V 222 Erw.
4a, 124 V 101 Erw. 2, je mit Hinweisen). Erfasst werden grundsätzlich alle
Einkünfte, die im Zusammenhang mit einem Arbeits- oder Dienstverhältnis stehen
und ohne dieses nicht geflossen wären. Umgekehrt unterliegen grundsätzlich nur
Einkünfte, die tatsächlich geflossen sind, der Beitragspflicht (AHI 2001 S. 221
f. Erw. 4a mit Hinweisen).
Die Beitragspflicht einer versicherten
unselbstständig erwerbstätigen Person entsteht mit der Leistung der Arbeit.
Beiträge sind indessen erst bei Realisierung des Lohn- oder Entschädigungsanspruchs
geschuldet (BGE 111 V 166 f. Erw. 4a und b mit
Hinweisen; ZAK 1989 S. 29 Erw. 3b in fine, 1976 S. 85 und
Fatti
S. 394 Erw. 2a; KÄSER, Unterstellung und Beitragswesen in der obligatorischen
AHV, 2. Aufl., Bern 1996, S. 112 Rz 4.8 und 9).
1.2 Der Versicherte hat Anspruch auf
Arbeitslosenentschädigung (Art. 7 Abs. 2 lit. a AVIG), wenn er unter anderem
die Beitragszeit erfüllt hat oder von der Erfüllung der Beitragszeit befreit
ist (Art. 8 Abs. 1 lit. e in Verbindung mit Art. 13 und 14 AVIG). Die
Beitragszeit erfüllt hat, wer innerhalb der dafür vorgesehenen Rahmenfrist für
die Beitragszeit (Art. 9 Abs. 3 AVIG) während mindestens sechs Monaten eine
beitragspflichtige Beschäftigung ausgeübt hat (Art. 13 Abs. 1 Satz 1 AVIG [in
der bis 30. Juni 2003 gültig gewesenen Fassung]).
Nach der Rechtsprechung ist die Ausübung einer an
sich beitragspflichtigen Beschäftigung nur Beitragszeiten bildend, wenn und
soweit hiefür effektiv ein Lohn ausbezahlt wird (BGE 128 V 190 Erw. 3a/aa in fine mit
Hinweisen; ARV 2004 Nr. 10 S. 115, 2002 Nr. 16 S. 116, 2001 Nr. 27 S. 225;
Urteile L. vom 20. September 2004 [C 34/04] und L. vom 28. Juli 2004 [C
250/03]). Mit dem Erfordernis des Nachweises effektiver Lohnzahlung sollen und
können Missbräuche im Sinne fiktiver Lohnvereinbarungen zwischen Arbeitgeber
und Arbeitnehmer verhindert werden (ARV 2001 Nr. 27 S. 228 Erw. 4c). Als Beweis
für den tatsächlichen Lohnfluss genügen Belege über entsprechende Zahlungen auf
ein auf den Namen des Arbeitnehmers oder der Arbeitnehmerin lautendes Post-
oder Bankkonto. Bei behaupteter Barauszahlung fallen Lohnquittungen und
Auskünfte von ehemaligen Mitarbeitern (allenfalls in Form von Zeugenaussagen)
in Betracht. Höchstens Indizien für tatsächliche Lohnzahlung bilden
Arbeitgeberbescheinigungen, vom Arbeitnehmer oder der Arbeitnehmerin unterzeichnete
Lohnabrechnungen und Steuererklärungen sowie Eintragungen im individuellen
Konto (vgl. die erwähnten Präjudizien; ferner BARBARA KUPFER BUCHER, Der
Nachweis des Lohnflusses als Voraussetzung für den Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung:
eine zusammenfassende Darstellung der Grundlagen und der Praxis mit einer kritischen
Würdigung, in: SZS 2005 S. 125 ff., insbesondere S. 134 ff.).
2.
2.1 Aufgrund der Akten und nach den insoweit
unbestrittenen Feststellungen des kantonalen Gerichts wurden die von der
Versicherten geltend gemachten Lohnbezüge für die Zeit vom 1. Januar bis 30. Juni 2002 von monatlich Fr. 1000.- und Fr. 2600.- in
den Arbeitgeberbescheinigungen der Firma E. sowie der Firma C. vom 15. März
2003 bestätigt. Diese waren vom Ehemann der Versicherten unterzeichnet, welcher
damals Geschäftsführer beider Firmen sowie Verwaltungsrat resp. Verwaltungsratspräsident
je mit Einzelunterschrift war. Gemäss IK-Auszug vom 3. Oktober 2003 wurden
Einkommen in dieser Höhe verabgabt. Aus den Buchhaltungsunterlagen der
genannten Firmen ergaben sich keine Lohnauszahlungen oder -überweisungen an die
Beschwerdeführerin. Bei der Firma E. bestand ein internes Kontokorrentkonto,
auf welches von Januar bis
Juni 2002 unter anderem jeweils ein Betrag von Fr.
1000.- abzüglich entsprechender Sozialversicherungsbeiträge gutgeschrieben
worden war. Ein solches Konto wurde von der Firma C. nicht geführt.
Unregelmässige grössere und kleinere Barbezüge erfolgten von den jeweiligen
Kontokorrentkonten des Ehemannes der Versicherten. Die Gelder flossen entweder
auf ein auf seinen Namen lautendes Bankkonto oder wurden direkt für private
Bedürfnisse (Miete, Versicherungen etc.) verwendet. Ebenfalls waren
Überweisungen von der Firma E. auf die Firma C. als Privatdarlehen getätigt
worden.
Die Vorinstanz hat diese Umstände in dem Sinne
rechtlich gewürdigt, dass ein effektiver Bezug der geltend gemachten
Lohnzahlungen nicht mit dem erforderlichen Grad der überwiegenden
Wahrscheinlichkeit nachgewiesen sei. Das Anspruchserfordernis der erfüllten
(Mindest-)Beitragszeit nach Art. 8Abs. 1 lit. e in Verbindung mit Art. 13 Abs.
1 AVIG sei somit nicht gegeben. Es bestehe daher kein Anspruch auf
Arbeitslosenentschädigung.
2.2 In der Verwaltungsgerichtsbeschwerde wird
geltend gemacht, einebeitragspflichtige Beschäftigung nur als Beitragszeit im
Sinne von Art. 13 Abs. 1 AVIG anzurechnen, wenn hiefür tatsächlich Lohn
ausgerichtet worden sei, widerspreche dem Wortlaut des Gesetzes. Zudem würden
damit systemwidrig eine Anspruchsnorm (Art. 13 AVIG) und eine Bemessungsnorm (Art.
23 AVIG) miteinander verknüpft. Im Weitern sei es widersprüchlich, wenn die Beweiskraft
von Lohnquittungen resp. Quittungen über einen erfolgten Barbezug in ARV 2004
Nr. 10 S. 115 bejaht, in ARV 2002 Nr. 16 S. 116 dagegen verneint werde. Sodann
schränkten die Gerichts- und die gleich lautende Verwaltungspraxis die Art des
Nachweises des tatsächlichen Lohnbezuges in gesetzwidriger Weise ein. Es gebe keine Vorschriften, in welcher Form der Lohn zu
beziehen sei. Insbesondere müsse die Lohnzahlung nicht auf ein auf den
Arbeitnehmer lautendes Konto erfolgen. Demgemäss werde die Form des Lohnbezuges
beim Nachweis des tatsächlichen Lohnflusses nicht oder zumindest ungenügend berücksichtigt.
Dies sei mit dem Grundsatz der freien Beweiswürdigung nicht vereinbar.
Schliesslich werde nicht der direkte Beweis effektiver Lohnzahlung gefordert.
Es genüge der Beweisgrad der überwiegenden Wahrscheinlichkeit. Bei Anlegung
dieses Beweismasses seien die geltend gemachten Lohnbezüge erstellt. Diese
seien im Kontokorrentkonto der Firmen verbucht. Die entsprechenden
Sozialversicherungsbeiträge seien korrekt abgerechnet und das erzielte
Einkommen ordnungsgemäss versteuert worden. Dabei sei die Steuererklärung
anders als in ARV 2004 Nr. 10 S. 115 zu einem Zeitpunkt erfolgt, als der
Versicherten die Anforderungen an den Nachweis der Lohnzahlungen noch nicht
bekannt gewesen seien.
3. Die kritisierte
Gerichtspraxis kann indessen nicht so verstanden werden, dass eine
beitragspflichtige Beschäftigung schlechterdings nur dann Beitragszeiten
bildend ist, wenn und soweit der Nachweis tatsächlicher Lohnzahlung erbracht
ist. Für eine solche den klaren Wortlaut des Art. 13 Abs. 1 AVIG einschränkende
(reduzierende) Auslegung (BGE 127 V 417 Erw. 3b mit Hinweisen)
sprächen denn auch keine triftigen Gründe. 3.1
3.1.1 Nach BGE 113 V 352 ist im Rahmen des Art. 13
Abs. 1 AVIG einzig vorausgesetzt, dass die versicherte Person innerhalb der
zweijährigen Rahmenfrist des Art. 9 Abs. 3 AVIG während mindestens sechs
Monaten effektiv eine beitragspflichtige Beschäftigung ausgeübt hat. Nicht
erforderlich ist, dass die für diese Zeit geschuldeten, vom Arbeitgeber zu
entrichtenden paritätischen Beiträge auch tatsächlich bezahlt wurden. Dass nach
demWortlaut des Art. 13 Abs. 1 AVIG die Ausübung einer beitragspflichtigen Beschäftigung
massgeblich ist, und nicht die Erfüllung der Beitragspflicht, ergibt sich auch
aus der gesetzlichen Ordnung des Beitragsbezugs (Art. 5 Abs. 1 und Art. 6 AVIG,
Art. 14 Abs. 1 AHVG). Danach hat es der oder die unselbstständig erwerbende
Versicherte in der Arbeitslosenversicherung so wenig wie in der Alters- und
Hinterlassenenversicherung in der Hand, dass die paritätischen Beiträge
tatsächlich der Ausgleichskasse zufliessen.
In dem in BGE 113 V 352 beurteilten Fall konnte
die am Recht stehende Versicherte lediglich für viereinhalb Monate innerhalb
der Beitragsrahmenfrist einen effektiven Lohnbezug nachweisen. Weitere Lohnzahlungen
waren unbestrittenermassen nicht erfolgt. Gleichwohl bejahte das Eidgenössische
Versicherungsgericht wie schon die Vorinstanz das Anspruchserfordernis der
erfüllten (Mindest-Beitragszeit, weil aufgrund der gesamten Umstände als
erstellt gelten konnte, dass die Versicherte "zusammen mit den 4 1/2
Monaten des Jahres 1984 eine beitragspflichtige Beschäftigung von mindestens
sechs Monaten ausgeübt hat" (ARV 1988 Nr. 1 S. 19 f. Erw. 3b und c).
3.1.2 Aus BGE 113 V 352 ergibt sich, dass die
Tatsache von bei Eintritt der Arbeitslosigkeit noch nicht realisierten
Entgelten für in
unselbstständiger Stellung geleistete Arbeit grundsätzlich
nicht zu Lasten der versicherten Person gehen soll. Dies kommt auch in der
Regelung des Art. 29 Abs. 1 AVIG (Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung bei
begründeten Zweifeln über das Bestehen von arbeitsvertraglichen Ansprüchen im
Sinne von Art. 11 Abs. 3 AVIG oder deren Erfüllbarkeit) sowie bei der Insolvenzentschädigung
(Art. 51 ff. AVIG) zum Ausdruck. Vorbehalten bleiben Obliegenheiten im Rahmen
der Schadenminderungspflicht (vgl. BGE 126 V 374 Erw. 3c/aa und ARV 1999
Nr. 8 S. 34 Erw. 3b sowie ARV 2002 Nr. 8 S. 62 und Nr. 30 S. 190). Anders
verhält es sich nur bei einem klaren Verzicht der versicherten Person auf der
Beitragspflicht unterliegende Forderungen aus dem Arbeits- oder
Dienstverhältnis (vgl. ARV 1999 Nr. 8 S. 34 Erw. 3b; vgl. auch BGE 126 V 374 unten).
Der Tatbestand von bei Eintritt der
Arbeitslosigkeit (noch) nicht realisierten Entgelten aus einer
beitragspflichtigen Beschäftigung kann insbesondere gegeben sein, wenn eine
versicherte Person nach Art. 165 Abs. 1 ZGB Anspruch auf angemessene
Entschädigung für ihre Mitarbeit im Beruf oder Gewerbe des von ihr getrennt
lebenden, geschiedenen oder verstorbenen Ehegatten hat (ARV 1999 Nr. 21 S. 113
in Verbindung mit BGE 120 II 280 und BGE 115 Ib 37).
3.2
3.2.1 Nach der in ARV 2001 Nr. 27 S. 225
aufgenommenen Rechtsprechung ist demgegenüber bei der Ermittlung des
versicherten Verdienstes gemäss Art. 23 Abs. 1 AVIG der im Bemessungszeitraum (Art.
37 AVIV) tatsächlich bezogene Lohn massgebend; eine davon abweichende
Lohnabrede zwischen Arbeitgeber und Arbeitnehmer hat
grundsätzlich unbeachtet zu bleiben (BGE 128 V 190 Erw. 3a/aa mit Hinweisen).
Bei Art. 23 AVIG handelt es sich im Unterschied zu Art. 13 AVIG (in Verbindung
mit Art. 8 Abs. 1 lit. e AVIG) um eine Bemessungsnorm. Sie bekommt nur dann die
Bedeutung einer negativen Anspruchsvoraussetzung, wenn der Mindestbetrag für
den versicherten Verdienst von monatlich 500 Franken resp. 300 Franken bei
Heimarbeitnehmern nach Art. 40 AVIV über den Bemessungszeitraum gemittelt nicht
erreicht wird (BGE 128 V 189 Erw. 1; vgl. auch BGE 127 V 52). Das Abstellen auf den
tatsächlich ausgerichteten Lohn anstatt auf den vereinbarten Lohn wirkt sich
allenfalls auf die Höhe des Taggeldes aus (Art. 22 Abs. 1 AVIG), berührt somit
nicht den Anspruch an sich.
3.2.2 Der Verhinderung von Missbräuchen dient das
im Gesetz zwar nicht ausdrücklich genannte, nach ständiger Rechtsprechung, an
der festzuhalten ist, aber massgebliche Erfordernis der genügenden
Überprüfbarkeit der beitragspflichtigen Beschäftigung (ARV 2001 Nr. 12 S. 143,
1996/97 Nr. 17 S. 79, 1988 Nr. 1 S. 16; THOMAS NUSSBAUMER,
Arbeitslosenversicherung, in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR],
Soziale Sicherheit, Rz 161; vgl. zum alten Recht BGE 108 V 104 Erw. 2b und MAX HOLZER,
Kommentar zum Bundesgesetz über die Arbeitslosenversicherung, Zürich 1954, S.
113 mit Hinweisen auf die Materialien sowie BBl 1980 III 562 f.). Fehlt es am Nachweis
einer tatsächlich ausgeübten unselbstständigen Tätigkeit, ist das Anspruchserfordernis
der erfüllten Beitragszeit nach Art. 8 Abs. 1 lit. E und Art. 13 AVIG nicht
gegeben, und zwar auch dann nicht, wenn als Lohn bezeichnete oder auf ein als
solches bezeichnetes Lohnkonto erfolgte Zahlungen des Arbeitgebers bestehen.
Dieser Umstand bildet nur, aber immerhin ein bedeutsames Indiz für eine
beitragspflichtige Beschäftigung.
3.2.3 Der versicherte Verdienst nach Art. 23 AVIG
bildet ein Korrektiv bei allfälligen missbräuchlichen Lohnvereinbarungen
zwischen Arbeitnehmer und Arbeitgeber, indem grundsätzlich die tatsächlichen
Lohnbezüge im Bemessungszeitraum massgebend sind (BGE 128 V 190 Erw. 3a/aa). Im Übrigen können
im Zeitpunkt der Anmeldung zum Leistungsbezug allenfalls noch nicht verabgabte
beitragspflichtige Einkommen aus unselbstständiger Erwerbstätigkeit nacherfasst
werden. Die Frist für die verfügungsweise
Geltendmachung der Beitragsforderung bestimmt sich
nach Art. 16 Abs. 1 AHVG.
3.3 Für die im Rahmen einer
beitragspflichtigen Beschäftigung geleistete Arbeit besteht grundsätzlich ein
Lohn- oder Entschädigungsanspruch. Die Höhe des Entgelts bestimmt sich danach,
was vereinbart wurde oder üblich ist unter Berücksichtigung allfälliger zwingender
gesetzlicher Vorschriften (vgl. Art. 322 ff. OR [Einzelarbeitsvertrag] und BGE 115 V 330 Erw. 4). Üblich ist eine
Vergütung, die im selben Betrieb, in der gleichen oder einer ähnlichen Branche,
am gleichen oder einem ähnlichen Ort unter Berücksichtigung der besonderen
Verhältnisse des einzelnen Falls sowie der persönlichen Verhältnisse der
Parteien, namentlich des Ausbildungsstandes und der Fähigkeiten des
Arbeitnehmers, für eine gleiche oder ähnliche Tätigkeit bezahlt zu werden
pflegt (in Pra 2000 Nr. 47 S. 268 [Urteil des Bundesgerichts vom 23. August
1999 in Sachen F. gegen W.] S. 271 nicht publizierte Erw. 3 mit Hinweisen auf
Considerandi
die Lehre; zu Art. 165 Abs. 1 ZGB im Besonderen vgl. BGE 120 II 280, 113 II 414 und ARV 1999
Nr. 21 S. 118 Erw. 2c/aa). Gelingt der anspruchsberechtigten Person der
Nachweis des tatsächlichen Lohnbezugs nicht, erfolgte namentlich keine regelmässige
Überweisung auf ein auf ihren Namen lautendes Post- oder Bankkonto, wird sie bei
Verneinung des Anspruchsmerkmals der erfüllten (Mindest-)Beitragszeit nach Art.
8.
Abs. 1 lit. e in Verbindung mit Art. 13 Abs. 1 AVIG im Ergebnis so gestellt,
wie wenn sie gänzlich auf ein Arbeitsentgelt verzichtet hätte.
Ein Lohnverzicht ist indessen nicht leichthin
anzunehmen. Die Form der Lohnzahlung ist grundsätzlich frei. Geldlohn wird zwar
regelmässig entweder bar ausbezahlt oder auf ein vom Arbeitnehmer angegebenes
Postcheck- oder Bankkonto überwiesen (ADRIAN STAEHELIN, Kommentar zum
Schweizerischen
Zivilgesetzbuch (Zürcher Kommentar),
Obligationenrecht, Der Arbeitsvertrag: Art. 319-362 OR, 3. Aufl., Zürich 1996,
N 6 zu Art. 323b). Das Konto muss indessen nicht notwendigerweise auf den Namen
des Arbeitnehmers oder der Arbeitnehmerin lauten. Bei Eheleuten kann es sich
hiebei ohne weiteres um ein gemeinsames Konto handeln oder sogar ein solches,
worüber der andere Ehegatte allein verfügungsberechtigt ist. Sodann ist der
Arbeitnehmer oder die Arbeitnehmerin in der Verwendung des Lohnes grundsätzlich
frei. Im Verhältnis zum Arbeitgeber ist zwar Art. 323b Abs. 3 OR zu beachten.
Danach sind Abreden über die Verwendung des Lohnes im Interesse des
Arbeitgebers nichtig (BGE 130 III 27 Erw. 4.2 mit Hinweisen
auf die Lehre). Unter dieses Verbot fällt beispielsweise, wenn
der Arbeitnehmer oder die Arbeitnehmerin sich verpflichtet, einen Teil des
Lohnes als Darlehen für bestimmte Zeit beim Arbeitgeber stehen zu lassen.
Dagegen wird eine Vereinbarung über eine Lohnstundung als zulässig erachtet,
soweit sie zur Erhaltung des Arbeitsplatzes bei vorübergehender Illiquidität
des Arbeitgebers getroffen wird (STAEHELIN, Zürcher Kommentar, a.a.O., N 22 zu
Art. 323b). Selbst ein solches an sich unzulässiges "Stehenlassen"
von Lohnforderungen lässt indessen nicht ohne weiteres den Schluss auf einen
arbeitslosenversicherungsrechtlich bedeutsamen Lohnverzicht zu. Dies trifft
insbesondere bei Sachverhalten zu, die unter Art. 165 Abs. 1 ZGB fallen, gilt
aber grundsätzlich auch dort, wo der Ehegatte des Arbeitnehmers oder der
Arbeitnehmerin eine leitende Funktion im Betrieb innehat und eine
wirtschaftlich massgebliche Stellung im Unternehmen bekleidet. Die gegenteilige
Auffassung liesse sich mit der eherechtlichen Verpflichtung nicht vereinbaren,
gemeinsam für den Unterhalt der Familie zu sorgen, sei es durch Geldzahlungen,
Besorgen des Haushaltes, Betreuen der Kinder oder durch Mithilfe im Beruf oder
Gewerbe des andern Ehegatten (Art. 163 Abs. 1 und 2 ZGB). Kommen die
Verhältnisse dem Tatbestand der Mitarbeit im "Beruf oder Gewerbe des
andern" im Sinne von Art. 164 f. ZGB gleich, stellt sich die weitere
Frage, ob die in unselbstständiger Stellung geleistete Arbeit sich im Rahmen
der eherechtlichen Unterhaltspflicht hält. Ist dies zu bejahen, besteht zwar
Anspruch auf einen angemessenen Betrag zur freien Verfügung (Art. 164 Abs. 1
ZGB). Dabei handelt es sich indessen nicht um massgebenden Lohn im Sinne von Art.
5.
Abs. 2 AHVG (BGE 115 Ib 46 Erw. 5c mit Hinweisen und
ARV 1999 Nr. 21 S. 113).
Zusammenfassend ist festzustellen, dass
Voraussetzung für den Anspruch aufArbeitslosenentschädigung unter dem
Gesichtspunkt der erfüllten Beitragszeit nach Art. 8 Abs. 1 lit. e in
Verbindung mit Art. 13 Abs. 1 AVIG grundsätzlich einzig die Ausübung einer
beitragspflichtigen Beschäftigung während der geforderten Dauer von mindestens
sechs, ab 1. Juli 2003 zwölf Beitragsmonaten ist (BGE 113 V 352). Diese Tätigkeit muss
genügend überprüfbar sein. Dem Nachweis tatsächlicher Lohnzahlung kann nach dem
Gesagten nicht der Sinn einer selbstständigen Anspruchsvoraussetzung zukommen,
wohl aber jener eines bedeutsamen und in kritischen Fällen unter Umständen
ausschlaggebenden Indizes für die Ausübung einer beitragspflichtigen
Beschäftigung. In diesem Sinne ist die Gerichtspraxis
gemäss ARV 2001 Nr. 27 S. 225 und seitherige Urteile (Erw. 1.2) zu präzisieren.
3.4
Im vorliegenden Fall wurden offenbar keine
Abklärungen getroffen, ob die Beschwerdeführerin tatsächlich in den Monaten
Januar bis Juni 2002 eine beitragspflichtige Beschäftigung ausgeübt hatte. In
den Arbeitgeberbescheinigungen vom 15. März 2003 wurden als
Tätigkeiten"Hilfspersonal/Bürohilfe/Telefonistin" und
"Hilfspersonal + Reinigung"angegeben. Unter Beachtung des
Vorstehenden wird die Arbeitslosenkasse ergänzende Abklärungen vorzunehmen
haben, insbesondere ob die Versicherte im Zeitraum November 2001 und Januar bis
Juni 2002 effektiv eine beitragspflichtige Beschäftigung ausgeübt hatte und,
bejahendenfalls, ob ein Art. 164 ZGB vergleichbarer Sachverhalt gegeben ist.
Danach wird die Verwaltung über den Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung neu
verfügen.“ (DTF 131 V 444 = SVR 2006 ALV Nr. 8 pag. 27)
2.4
Nella
presente evenienza l’assicurato ha richiesto di beneficiare di indennità di
disoccupazione a partire dal 1° giugno 2005 (cfr. doc. A, I).
La
Cassa gli ha negato il diritto alle prestazioni, in quanto nel termine quadro per
il periodo di contribuzione di riferimento – 1° giugno 2003-31 maggio 2005 – non
avrebbe adempiuto il periodo minimo di contribuzione (cfr. doc. A,
D).
Il
ricorrente contesta tale decisione, sostenendo che, in relazione al termine
quadro di contribuzione che lo concerne, egli ha adempiuto il periodo di
contribuzione nel lasso di tempo dal 1° giugno al 31 dicembre 2003, allorché
era dipendente della __________, oltre che nei mesi da marzo ad agosto 2004,
quando ha svolto la funzione di liquidatore per la menzionata ditta in
liquidazione (cfr. doc. I).
2.5
In
occasione dell’udienza del 21 giugno 2006 dinanzi al Presidente del TCA la Cassa
ha confermato che, in concreto, il termine quadro per il periodo di
contribuzione in questione si estende dal 1° giugno 2003 al 31 maggio 2005
(cfr. doc. XXV).
Per quanto riguarda l’arco
di tempo in cui RI 1 era dipendente della __________, ossia dal 1° giugno
2003.
al 31 dicembre 2003, questa Corte constata che il ricorrente ha svolto
un’occupazione soggetta a contribuzione giusta l’art. 13 LADI.
Ciò è peraltro stato
riconosciuto anche dall’amministrazione, la quale, in sede di discussione, di causa
ha sottolineato che non può essere contestato che tra l’assicurato e la __________
vi è stato un rapporto di lavoro (cfr. doc. XXV).
In relazione al fatto che,
nonostante una ingente somma di salari arretrati (più di fr. 200'000.--),
l’assicurato sia rimasto alle dipendenze della __________ fino al 31 dicembre
2003, è utile rilevare che quest’ultimo, in sede di udienza, ha precisato che
vive in una casa di sua proprietà e che è proprietario di una palazzina di
appartamenti che sono fonte di un certo reddito che gli ha permesso di vivere
normalmente quando non percepiva regolarmente lo stipendio (cfr. doc. XXV).
2.6
Per quanto attiene al periodo
dal 1° marzo al 31 agosto 2004, relativo alla liquidazione della __________,
la Cassa ha asserito che non risulta che l’assicurato abbia svolto un’attività
soggetta a contribuzione (cfr. doc. A, D).
Questa
Corte non può condividere la conclusione a cui è giunta l’amministrazione.
La Cassa, infatti, ha
fondato il suo provvedimento unicamente sul fatto che il ricorrente non avrebbe
provato di avere percepito, per questo arco di tempo, il relativo salario. In
particolare l’asserito versamento all’assicurato di fr. 1’000.--, concernenti
il parziale incasso del credito attinente a fatture emesse nel 2000 nei
confronti del negozio “__________” dalla __________ e ceduto al ricorrente
quale pagamento del salario, non risulta dalla documentazione bancaria (cfr.
doc. A, III; I).
Tuttavia, alla luce della
giurisprudenza citata sopra (cfr. DTF 131 V 444 = SVR 2006 ALV Nr. 8 pag. 27),
la prova del versamento dello stipendio non deve essere intesa quale condizione
per poter beneficiare di indennità di disoccupazione. Unico presupposto che
deve essere ossequiato è l’esercizio di un’attività soggetta a contribuzione. La
corresponsione documentata di un salario configura, comunque, un indizio
importante per la prova dell’esercizio effettivo di un’attività dipendente.
Inoltre le modalità di pagamento dello stipendio possono essere di principio liberamente
scelte dalle parti.
In concreto sulla sola base degli atti di causa e conformemente alla
giurisprudenza menzionata, non è ancora possibile concludere se il ricorrente
abbia o meno esercitato un’attività lavorativa soggetta a contribuzione per il
periodo minimo previsto dalla legge (cfr. consid. 2.2.).
Risulta,
in effetti, comprovato unicamente un periodo di contribuzione di sette mesi (
dal 1° giugno al 31 dicembre 2003; cfr. consid. 2.5.).
Si giustifica, dunque, il
rinvio degli atti all’amministrazione per esperire ulteriori accertamenti.
In particolare la Cassa
verificherà, fondandosi sulla documentazione che metterà a disposizione
l’assicurato, in cosa sono concretamente consistite le mansioni di liquidatore
per la __________ nel periodo dal marzo all’agosto 2004, il tempo impiegato per
questa occupazione e, quindi, se effettivamente o meno il ricorrente ha svolto
un’intensa attività di liquidazione, come affermato dallo stesso in occasione
dell’udienza del 21 giugno 2006 (cfr. doc. XXV pag. 3).
L’amministrazione appurerà
anche se l’asserita cessione all’assicurato del credito afferente alle fatture
emesse nel 2000 nei confronti del negozio “__________” (cfr. doc. L, M, N) si
riferisce realmente al periodo marzo-agosto 2004, come sostiene il ricorrente,
o invece aveva già avuto luogo in precedenza per i crediti di salario quale
dipendente della __________ fino al 31 dicembre 2003.
Infine l’amministrazione
valuterà, dal profilo giuridico, se le l’attività svolta come liquidatore
corrisponde o meno a un’attività lavorativa dipendente e se la stessa è stata
di durata continuata oppure no (per quanto concerne la determinazione del
periodo di contribuzione nel caso in cui un'occupazione
soggetta a contribuzione non comincia all'inizio del mese civile o non si conclude
al termine di un mese civile, cfr. STCA del 7 agosto 2001 nella causa B., 38.2001.169,
confermata con STFA del 24 luglio 2003, C 216/02, massimata in RtiD I-2004 N.
73.
pag. 211 e i riferimenti a DLA 1992 n° 1 pag. 70, DTF 122 V 256).
2.7
Secondo l'art.
61.
lett. g LPGA il ricorrente che vince la causa ha diritto al rimborso delle
ripetibili secondo quanto stabilito dal tribunale delle assicurazioni.
L'importo è determinato senza tener conto del valore litigioso, ma secondo
l'importanza della lite e la complessità del procedimento.
La
disposizione transitoria dell'art. 82 cpv. 2 LPGA stabilisce poi che i Cantoni
devono adeguare la loro legislazione alla presente legge entro cinque anni a
partire dalla sua entrata in vigore. Fino a quel momento sono valide le
prescrizioni cantonali in vigore precedentemente (cfr. DTF 129 V 115).
Al
riguardo l'Alta Corte, in una decisione del 20 agosto 2003 nella causa B., C
56/03, ha, in particolare, sviluppato le seguenti considerazioni:
"
(…)
1.2
Neu verankert Art. 61 lit. g Satz 1 ATSG für
sämtliche von diesem Gesetz erfassten Regelungsgebiete, einschliesslich die
Arbeitslosenversicherung (Art. 2 ATSG in Verbindung mit Art. 1 AVIG in der seit
1.
Januar 2003 geltenden Fassung), einen Anspruch der obsiegenden Beschwerde
führenden Person auf Ersatz der Parteikosten. Nach der Rechtsprechung ist diese
geänderte prozessrechtliche Norm des Bundesrechts - im Unterschied zu den mit
dem ATSG geänderten materiellrechtlichen Vorschriften - ab dem Tag dessen
Inkrafttretens am 1. Januar 2003 sofort anwendbar geworden; vorbehalten bleiben
anders lautende Übergangsbestimmungen (BGE 129 V 115 Erw. 2.2, 117 V 93 Erw.
6b, 112 V 360 Erw. 4a; RKUV 1998 Nr. KV 37 S. 316 Erw. 3b; Urteil E. vom 20.
März 2003 [I 238/02] Erw. 1.2). Von den im ATSG enthaltenen Übergangsregelungen
ist allein Art. 82 Abs. 2 ATSG verfahrensrechtlicher Natur. Danach haben die
Kantone ihre Bestimmungen über die Rechtspflege diesem Gesetz innerhalb von
fünf Jahren nach seinem Inkrafttreten anzupassen; bis dahin gelten die
bisherigen kantonalen Vorschriften.
§ 28 Abs. 2 des Zuger Gesetzes über den
Rechtsschutz in Verwaltungssachen vom 1. April 1976
(Verwaltungsrechtspflegegesetz; Bereinigte Gesetzessammlung 162.1) sieht vor,
dass im Rechtsmittelverfahren der ganz oder teilweise obsiegenden Partei eine
Parteientschädigung nach Massgabe ihres Obsiegens zuzusprechen ist, ohne
einzelne Gebiete des Verwaltungs-, insbesondere des Sozialversicherungsrechts
hievon auszunehmen. Materiellrechtlich genügt die kantonale Regelung damit den
bundesrechtlichen Vorgaben des Art. 61 lit. g Satz 1 ATSG. Hinsichtlich des
grundsätzlichen Anspruchs der obsiegenden Partei auf Parteientschädigung (auch)
im Arbeitslosenversicherungsprozess ist der zugerische Gesetzgeber mithin zu
keiner Anpassung des Verwaltungsrechtspflegegesetzes innert fünf Jahren
gehalten, womit der übergangsrechtliche Art. 82 Abs. 2 ATSG hier - wovon im
vorliegenden Fall auch die Vorinstanz ausgegangen ist - keine eigenständige
Rechtswirkung entfaltet, die
der sofortigen Anwendbarkeit des Art. 61 lit. g
Satz 1 ATSG entgegenstünde. (…)"
(cfr. STFA del 20 agosto 2003 nella causa B., C 56/03, consid. 1)
Secondo
l'art. 22 della legge di procedura per le cause davanti al Tribunale cantonale
delle assicurazioni (LPTCA), il ricorrente che vince la causa ha diritto nella
misura stabilita dal giudice al rimborso delle spese processuali, dei disborsi
e delle spese di patrocinio (cpv. 1). L'importo delle ripetibili è determinato
in relazione alla fattispecie ed alla difficoltà del processo, senza tener
conto del valore litigioso (cpv. 2).
Ora,
visto il tenore dell'art. 22 LPTCA suenunciato e alla luce della giurisprudenza
federale appena illustrata, anche nel nostro Cantone, la regolamentazione
cantonale non deve essere adeguata all'art. 61 lett. g LPGA, in quanto conforme
a quest'ultimo (cfr. DTF 130 V 320 consid. 2.1.).
Il ricorrente, vincente in causa, è rappresentato da un avvocato.
Pertanto
la Cassa verserà al ricorrente l'importo di fr. 1’000.-- a titolo di
ripetibili.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.
La
decisione su opposizione impugnata va annullata e gli atti rinviati alla Cassa CO
1 affinché proceda a ulteriori accertamenti conformemente al consid. 2.6.
2.- Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
La Cassa CO
1 verserà a RI 1 l’importo di fr. 1'000.-- a titolo di ripetibili (IVA
inclusa).
3.- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Gianluca
Menghetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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