38.2005.34
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28 settembre 2005Italiano66 min
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Numero d'incarto:
38.2005.34
Data decisione, Autorità:
28.09.2005, TCA
Titolo:
L'ass licenziato da agenzia di collocamento nell'ambito di un contratto di lavoro temporaneo proprio (ass. licenziato e riassunto a più riprese, contratti di missione con diverse imprese e orari) é disoccupato. Anche se dopo le vac. az. viene concluso un nuovo contratto non è dato abuso di diritto.
DISOCCUPAZIONE
INDENNITÀ
RIPETIBILI
art. 2 cpv. 2 CC
art. 8 cpv. 1 let. a LADI
art. 8 cpv. 1 let. b LADI
art. 10 LADI
art. 11 LADI
art. 19 LC
art. 61 let. g LPGA
art. 82 cpv. 2 LPGA
art. 22 LPTCA
Raccomandata
Incarto n.
38.2005.34
FS/sc
Lugano
28 settembre
2005
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il Tribunale cantonale delle
assicurazioni
composto dei
giudici:
Daniele Cattaneo, presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattore:
Francesco Storni, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 1° aprile 2005 di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 17 febbraio
2005 emanata da
Cassa Disoccupazione CO 1
in materia di assicurazione contro la
disoccupazione
ritenuto, in
fatto
1.1. Con
decisione del 23 dicembre 2004 la Cassa Disoccupazione ___________ (oggi CO 1,
di seguito la Cassa) ha stabilito che RI 1 non ha diritto alle indennità di
disoccupazione a partire dal 01.08.2004, poiché non è riconosciuto il diritto
alle vacanze aziendali (cfr. doc. 32).
Quale
motivazione la Cassa ha addotto che:
"
(…)
L’assicurato rivendica l’indennità di
disoccupazione durante le vacanze aziendali.
Durante le vacanze aziendali, il lavoratore, che
è occupato da breve tempo nell’azienda, non può valersi di un sufficiente
diritto alle vacanze. Tuttavia, secondo l’articolo 324 capoverso 1 del codice
delle obbligazioni (CO), il lavoratore, il cui diritto alle vacanze non copre
l’intera durata delle vacanze aziendali, può chiedere al datore di lavoro di
assegnargli un lavoro durante le vacanze e se questi si rifiuta si trova in
mora nell’accettazione del lavoro e rimane tenuta al pagamento del salario. In
ogni caso, il lavoratore non ha diritto all’indennità di disoccupazione.
Al fine di eludere questo obbligo, taluni datori
di lavoro adottano un procedimento, che consiste nell’assumere il lavoratore
per una durata determinata, e più precisamente fino all’inizio delle vacanze
aziendali, per poi riassumere il lavoratore al termine delle vacanze aziendali.
Secondo costante giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni
(TFA), tale modo di procedere è considerato abusivo. Lo stesso vale nel caso di
occupazioni per mezzo di agenzie di collocamento temporaneo, se la missione è
svolta presso il medesimo cliente, appena prima l’inizio delle vacanze e al
termine delle medesime.
In considerazione di quanto sopra, la cassa non può
che negare il diritto all’indennità di disoccupazione dal 1 agosto 2004 al 22
agosto 2004, poiché non è riconosciuto il diritto all’indennità di
disoccupazione durante le vacanze aziendali.
(…).” (cfr. doc. 31)
1.2. A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurato tramite il suo rappresentante, il
lic. iur. __________ della RA 1 di __________ (cfr. doc. 34), la Cassa, il 17
febbraio 2005, ha emanato una decisione su opposizione con la quale ha
confermato la sua decisione del 23 dicembre 2004 e ha osservato che:
"
(...)
L'assicurato rivendica l'indennità di
disoccupazione dal 31 luglio al 22 agosto 2004, durante il periodo di
interruzione di due missioni per conto dell'agenzia interinale __________ in __________.
Con decisione del 23 dicembre 2004, la cassa nega
il diritto all'indennità a partire dal 1° agosto 2004.
L'assicurato interpone tempestivamente
opposizione il 31 gennaio 2005.
Il 30 luglio 2004 l'agenzia interinale __________
in __________ interrompe la missione dell'assicurato presso l'impresa di
pittura __________ in __________. Il 23 agosto 2004 l'assicurato riprende la
missione presso il medesimo cliente. L'intervallo di tempo che corre fra le due
missioni corrisponde alle vacanze aziendali dell'impresa di pittura __________.
Secondo istruzioni del seco - Segretariato di
Stato dell'economia, quale autorità di sorveglianza che deve adoperarsi per
garantire un'applicazione uniforme del diritto ed impartire le istruzioni
generali, del 27 giugno 2002 (Prassi ML/AD 2002/2, Foglio 1), la cassa deve
opporsi al versamento dell'indennità di disoccupazione, quando il rapporto di
lavoro che vincola il lavoratore al suo datore di lavoro termina con l'inizio
delle vacanze aziendali per poi riprendere non appena queste si sono concluse. In
particolare, il seco si riferisce alla sentenza del TFA del 4 maggio 2000,
invocata dal patrocinatore dell'assicurato, per ribadire la propria istruzione
già pubblicata nel 1998.
Dopo un esame approfondito dei fatti
determinanti e in applicazione delle disposizioni di legge menzionate, il
diritto all'indennità di disoccupazione a partire dal 1° agosto 2004 non può
che essere negato.
(...)" (cfr. doc. A1)
1.3. Contro la
decisione su opposizione l’assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso
al TCA e ha chiesto che:
"1. Il
ricorso è accolto. Di conseguenza:
1.1. La
decisione su opposizione del 17/21 febbraio 2005 è annullata.
1.2. L’opposizione
interposta dal signor RI 1 è accolta e la decisione del 23 dicembre 2004 è
riformata nel senso che viene riconosciuto il diritto del ricorrente alle
indennità di disoccupazione.
2. Protestate
tassa, spese e ripetibili." (cfr. doc. I)
A
sostegno del proprio ricorso il rappresentante dell’assicurato ha, in
particolare, addotto che:
"
(...)
6. Dal
profilo giuridico, le argomentazioni della resistente non possono essere
accettate dal ricorrente per i motivi che seguono.
Innanzitutto
si ribadisce che, contrariamente a quanto asserito dalla cassa, anche colui che
è stato da poco assunto in un'azienda può comunque godere di un pieno diritto
alle vacanze aziendali. Al riguardo, la dottrina relativa all'art. 329a CO
(durata delle vacanze), precisa infatti che il pieno diritto alle vacanze nasce
con l'inizio del rapporto lavorativo e inoltre che: "(...). Lorsqu'à sa demande le travailleur a pris des vacances à l'avance et
qu'au moment de la fin des rapports de travail il ne les a pas encore acquises
dans leur totalité, il doit rembourser le salaire correspondant aux vacances
prises en trop, s'il est à l'origine de la résiliation. En revanche si c'est
l'employeur qui met fin aux rapports de travail, le travailleur n'est pas tenu
de le rembourser". (cfr. Brunner/Bühler/Waeber/Bruchez, Commentaire du
contrat de travail, Losanna, 2004, no. 5 ad art. 329 a). Di conseguenza,
pure chi è occupato da breve tempo presso un datore di lavoro può beneficiare
pienamente delle vacanze aziendali, non dovendo in tal senso offrire al datore
la propria prestazione durante le medesime per mettere quest'ultimo in mora ed
avere così diritto al relativo salario.
A prescindere dall'interpretazione
dell'art. 329a CO e dell'applicazione dell'art. 324 cpv. 1 CO in tal ambito,
resta comunque il fatto che l'intero ragionamento presuppone l'esistenza di un
rapporto lavorativo. Come visto, tale circostanza non risulta tuttavia data nel
caso concreto: in effetti, il signor RI 1 ha ricevuto regolare disdetta del
contratto per il 31 luglio 2004, ovverosia prima dell'inizio delle ferie
aziendali.
Per quanto attiene poi alla
giurisprudenza del TFA (sentenza 4 maggio 2000, C 180/99) - peraltro invocata
dalla cassa stessa nella decisione del 23 dicembre 2004, e non dal ricorrente -
essa risulta affermare l'esatto contrario di quanto asserito dall'CO 1,
confermando il buon fondamento delle pretese del signor RI 1. In particolare
detta sentenza stabilisce che: "Il fatto di concludere un contratto di
lavoro di durata determinata fino al momento della chiusura annuale
dell'azienda e un contratto di durata indeterminata che entra in vigore
immediatamente dopo le vacanze aziendali, non costituisce un abuso di diritto
ai sensi dell'articolo 2 capoverso 2 CC. La cassa di disoccupazione non può
rifiutare l'indennità ai sensi dell'art. 11 capoverso 3 LADI, per la durata
delle vacanze aziendali. Essa deve indennizzare l'assicurato, se tutti i
presupposti del diritto sono soddisfatti, .... (...)". (cfr. Rivista del
diritto del lavoro e dell'assicurazione contro la disoccupazione, 2001, no.
1-2, pag. 80 e segg.).
In tal senso, la direttiva del
Segretariato di Stato dell'economia (SECO) del 2002 a cui fa accenno la cassa
nella decisione impugnata non permette di modificare la situazione dal profilo
giuridico, trattandosi in effetti di un'indicazione interna indirizzata alla
cassa senza tuttavia alcun valore legale.
In ultima analisi - per logica ancor
prima che per legge - pur volendo per denegata ipotesi riconoscere un carattere
abusivo al comportamento del datore di lavoro, mal si comprende per quale
motivo a causa del medesimo dovrebbe venire penalizzato il dipendente dal profilo
assicurativo.
Nell'ottica di quanto suesposto, si
chiede pertanto che la decisione in oggetto sia annullata e venga riconosciuto
al signor RI 1 il diritto all'indennità di disoccupazione a far tempo dal
01.08.2004.
(…)." (cfr. doc. I, pag. 3-4)
1.4. Nella sua
risposta del 15 aprile 2005 la Cassa si è riconfermata nelle proprie
allegazioni (cfr. doc. III).
in
diritto
2.1. Il TCA è
chiamato a stabilire se a ragione la Cassa ha rifiutato all’assicurato il
diritto alle indennità di disoccupazione nel periodo 1° agosto - 22 agosto 2004.
Fondamentale
presupposto per il riconoscimento del diritto alle indennità di disoccupazione
è, tra l’altro, che l’assicurato sia disoccupato totalmente o parzialmente e
che ha subito una perdita di lavoro computabile (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. a) e
b) LADI che rinviano a loro volta agli art. 10 e 11 LADI).
L’art. 10
LADI stabilisce che:
" 1
È considerato totalmente disoccupato chi non è vincolato da un rapporto di
lavoro e cerca un’occupazione a tempo pieno.
2 È considerato parzialmente disoccupato
chi:
a. non
è vincolato da alcun rapporto di lavoro e cerca unicamente un’occupazione a
tempo parziale oppure;
b. un’occupazione
a tempo parziale e cerca un’occupazione a tempo pieno oppure un’altra
occupazione a tempo parziale.
2bis Non è considerato parzialmente disoccupato il
lavoratore il cui tempo normale di lavoro è stato temporaneamente ridotto
(lavoro ridotto).
3 La persona che cerca lavoro è
considerata totalmente o parzialmente disoccupata soltanto quando si è
annunciata all’ufficio del lavoro del suo domicilio per essere collocata.
4 La sospensione provvisoria da un
rapporto di servizio di diritto pubblico è equiparata alla disoccupazione
qualora contro la disdetta data dal datore di lavoro sia pendente un ricorso
con effetto sospensivo."
Secondo l’art. 11 LADI:
"
1 La perdita
di lavoro è computabile se provoca una perdita di guadagno e dura almeno due
giorni lavorativi interi consecutivi.
2 ...
3 Non è
computabile la perdita di lavoro per la quale il disoccupato ha diritto al
salario o a risarcimenti a cagione dello scioglimento anticipato del rapporto
di lavoro.
4 L’indennità
di vacanze che l’assicurato ha ricevuto alla cessazione del rapporto di lavoro
o che era compresa nel salario non influisce sulla computabilità della perdita
di lavoro. Il Consiglio federale può prevedere deroghe per casi speciali.
5 Il Consiglio federale regola il computo della perdita di lavoro in
caso di sospensione provvisoria da un rapporto di servizio di diritto pubblico
(art. 10 cpv. 4)."
Il cpv. 2
dell’art. 11 LADI è stato abrogato dalla terza revisione della LADI (entrata in
vigore il 1° luglio 2003; cfr. FF N. 14 del 9 aprile 2002 pag. 2502 segg.; RU
N. 24 del 24 giugno 2003 pag. 1728 segg.) che ha integrato tutti i periodi di
attesa nell’art. 18 LADI e il cui nuovo capoverso 3 corrisponde al vecchio art.
11 cpv. 2 LADI (cfr. il Messaggio concernente la revisione della legge
sull’assicurazione contro la disoccupazione, FF N. 23 del 12 giugno 2001 pag.
1967 segg., in particolare alle pag. 2001 e 2003).
2.2. L’art. 19
della legge federale sul collocamento e il personale a prestito (LC) (il cui
scopo è quello di disciplinare il collocamento privato e la fornitura di
personale a prestito; assicurare un servizio pubblico di collocamento, che
contribuisca a creare e a mantenere un mercato del lavoro equilibrato;
proteggere i lavoratori che ricorrono al collocamento privato o pubblico o alla
fornitura di personale a prestito; cfr. art. 1 LC), regola il contratto di lavoro
e stabilisce che:
" 1
Di regola, il prestatore deve concludere per scritto il contratto col
lavoratore. Il Consiglio federale regola le eccezioni.
2Il contratto regola i punti seguenti:
a. il genere del lavoro da fornire;
b. il luogo di lavoro e l’inizio dell’impiego;
c. la durata dell’impiego o il termine di disdetta;
d. l’orario di lavoro;
e. il
salario, le spese e gli assegni eventuali e le deduzioni per le assicurazioni
sociali;
f. le
prestazioni in caso di lavoro supplementare, di malattia, di maternità,
d’infortunio, di servizio militare e di vacanze;
g. le date di
pagamento del salario, degli assegni e delle altre prestazioni.
3 Se i requisiti di forma o contenuto non sono
adempiti, si applicano le usuali condizioni di lavoro locali e professionali o
le disposizioni legali, eccetto che siano state pattuite oralmente condizioni
di lavoro più favorevoli per il lavoratore.
4 Durante i primi sei mesi di servizio, ove l’impiego
sia di durata indeterminata, il rapporto di lavoro può essere disdetto da
entrambe le parti con preavviso di:
a. almeno due giorni, durante i primi tre mesi d’impiego
ininterrotto;
b. almeno
sette giorni, dal quarto al sesto mese compreso di impiego ininterrotto.
5 Sono nulli gli accordi che:
a. esigono
dal lavoratore emolumenti, prestazioni finanziarie anticipate o trattenute sul
salario;
b. impediscono
o intralciano il trasferimento del lavoratore all’impresa acquisitrice al
termine del contratto di lavoro.
6 Se il prestatore è privo dell’autorizzazione
necessaria, il contratto di lavoro con il lavoratore è nullo. In questo caso, è
applicabile l’articolo 320 capoverso 3 del Codice delle obbligazioni sulle
conseguenze di un contratto di lavoro nullo."
Circa la
nozione e il termine di disdetta di un contratto di lavoro temporaneo G.
Aubert (in Code des obligations I. Commentaire Romand, Ed. Helbing &
Lichtenbahn, Ginevra-Basilea-Monaco 2003) sottolinea che:
"
Les rapports de travail intérimaire (location de services) sont
triangulaires: le travailleur intérimaire est engagé par une entreprise de
travail intérimaire (le bailleur de services), qui le met a disposition d’une
entreprise utilisatrice (le locatarie de services). Il n’y a pas de relation
contractuelle entre le travailleur intérimaire et l’entreprise locatarie de
services, quand bien même celle-ci peut lui donner des instructions et doit, à
son égard, respecter certaines obligations. Le contrat de travail
intérimaire est régi par la loi fédérale sur le service de l’emploi et la
location de services et, subsidiarement, par le code des obligations (LSE 19)."
(G Aubert, Commentare Romande, Ad art. 319, n° 30)
"
LSE 19 IV prévoit des délais de congé
particuliers au travail intérimaire, qui sont deux jours (ouvrables) au moins
pendant les trois premiers mois d’un travail ininterrompu et de sept jours
(civils) entre le quatrième et le cinquième mois de travail ininterrompu. Dès le sixième mois de travail ininterrompu, le régime commun institué
par CO 335c s’applique."
(G Aubert, Commentare Romande, Ad art.
335c, n° 5)
Dal canto loro Brunner-Bühler-Waeber-Bruchez (in Commentaire du contrat
de travail, Ed. Réalités sociales, Losanna 2004) rilevano che:
"
Le travail intérimaire, aussi appelé “travail
temporaire”, donne lieu à des rapport de travail d’un type particulier. Le
travailleur est lié par contrat de travail au bailleur de service (entreprise
de travail temporaire) et non pas au locatarie de service (entreprise
utilisatrice), même si c’est avec ce dernier que se nouent les rapports de
travail de fait. Ce contrat de travail est soumis aux
dispositions générales du titre X du Code des Obligations, mais la loi fédéral
sur le service de l’emploi et la location de services (LSE) prévoit un certain
nombre de dispositions spécifiques, notamment en posant des exigences minimales
en matière de forme du contrat et en prévoyant des règles spéciales pour la
résiliation du contrat pendant les six premiers mois de service (art. 19 LSE)."
(cfr. Brunner-Bühler-Waeber-Bruchez;
Commentaire du contrat de travail, Ad art. 319, N 12)
Ancora,
Favre-Munoz-Tobler (nel loro “Le contrat de travail” Code annoté de la
jurisprudence fédérale & cantonale, Ed. Bis & Ter, Losanna 2001),
osservano che:
" 2.6.
Le travail intérimaire doit être distingué du travail intérimaire improprement
dit. Dans ce dernier cas, le travailleur est mis à la disposition de tiers,
tout en étant au bénéfice d’un contrat de travail durable avec son emplyeur,
contrat qui ne prend pas fin après chaque mission; l’employeur supporte le risque
d’une inactivité (ATF 119 V 46 c. 1b, 108 V 95). Dans le cas du contrat de
travail intérimaire proprement dit, le travailleur, appelé à travailler
successivement pour diverses employeurs, conclut avec l’agence de placement une
convention générale de services, dite contrat-cadre et un contrat de travail
effectiv ou contrat de mission, dont le contrat-cadre fait partie intégrante.
Entre deux missions, le contrat de travail est généralement rompu et aucun
salaire n’est dû. L’intérimaire est sans emploi, libre d’accepter ou de refuser
toute mission, mais également sans droit d’exiger qu’on lui en propose. Le droi
de résiliation – y compris avec effet immediate – n’appartient qu’au bailleur
de services (GE: CAPH 12.02.1998, JAR 1999 p. 300)
● Droit de donner des directives au travailleiur
intérimaire: voire art. 321d CO rem 1.2.
2.7. La jurisprudence fédérale admet que, sauf convention
contraire, chaque mission de travail intérimaire fait partir un nouveau temps
d’essai (ATF 117 V 248). En effet, la volontà du législateur est de tenir
compte des impératifs du travail intérimaire, en lui accordant un traitement
juridique distinct eu égard à sa spécificité et au besoin particulier de
souplesse dans l’intérêt même des travailleurs. La prohibition des
“contrat-chaîne” ne doit donc être admise ici qu’avec la plus grande riserve,
cela même si les missions se sont succédées sans interruption notable (ATF 119
V 46 c. 1c).
● Sur la notion de "contrats-chaîne":
voir art. 334 CO rem 2.1. ss et 335b CO rem 1.2."
(cfr. Favre-Munoz-Tobler; Code annoté, Ad art. 319, n° 2.6 e 2.7)
2.3. In una sentenza pubblicata in
DTF 108 V 95 il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA) ha stabilito che
l’assicurato che ha stipulato un “contratto stabile” di lavoro con
un’organizzazione per lavori temporanei e che si trova inattivo nel periodo
intercorrente tra due impieghi di durata limitata, di regola non ha diritto a
indennità di disoccupazione.
In quell’occasione l’Alta
Corte ha sviluppato, tra l’altro, le seguenti considerazioni:
" (…)
c) Gemäss Art. 24 Abs. 2 lit. c AlVG
hat der Versicherte Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung, wenn er einen
anrechenbaren Verdienstausfall erleidet. Nach Art. 28 Abs. 1 AlVG ist der
Verdienstausfall nicht anrechenbar während Arbeitstagen, für welche dem
Versicherten Ansprüche gegenüber dem Arbeitgeber zustehen. Es soll dadurch
grundsätzlich vermieden werden, dass die Arbeitslosenversicherung für Leistungen
aufkommt, auf die der Versicherte einen Anspruch gegenüber dem Arbeitgeber
besitzt (BGE 105 V 236 Erw. 1a, ARV 1981 Nr. 6 S.
34 Erw. 1, je mit Hinweisen).
Kann die Arbeit infolge Verschuldens des
Arbeitgebers nicht geleistet werden oder kommt er aus andern Gründen mit der
Annahme der Arbeitsleistung in Verzug, so bleibt er gemäss Art. 324 Abs. 1 OR
zur Entrichtung des Lohnes verpflichtet, ohne dass der Arbeitnehmer zur
Nachleistung verpflichtet ist. Der Arbeitgeber kann sich dabei nicht auf sein
Betriebsrisiko berufen; auch wenn die Aufträge ausbleiben, schuldet er den Lohn
bis zum Kündigungstermin (BGE 108 V 178 Erw. 1a und 105 V 236 Erw. 1a i.f. mit
Hinweisen auf Rechtsprechung und Doktrin). Diese Bestimmung ist insofern
zwingend, als von ihr durch Abrede, Normal- oder Gesamtarbeitsvertrag
zuungunsten des Arbeitnehmers nicht abgewichen werden darf (Art. 362 Abs. 1 OR).
Nach der Rechtsprechung zu Art. 28 Abs. 1
AlVG in Verbindung mit alt Art. 332 OR führt der Verzicht auf die Lohnzahlung
seitens des Arbeitnehmers nicht regelmässig zum Verlust des Anspruchs auf
Arbeitslosenentschädigung. Dies namentlich dann nicht, wenn es bei
konjunkturbedingten Arbeitsunterbrüchen oder vorübergehenden Kürzungen der
Arbeitszeit darum geht, eine Auflösung des Arbeitsverhältnisses zu vermeiden.
Wie das Eidg. Versicherungsgericht wiederholt ausgeführt hat, vermag eine
solche Regelung das Interesse des Arbeitnehmers wie auch dasjenige der
Arbeitslosenversicherung besser zu wahren als ein Beharren auf alt Art. 332 OR,
was die permanente Gefahr der Kündigung in sich schliessen würde. Dies gilt in
gleicher Weise unter der Herrschaft des seit dem 1. Januar 1972 geltenden Art.
324 OR. Zu beachten ist indessen, dass der Arbeitnehmer nicht beliebig auf den
Lohnanspruch gegenüber dem Arbeitgeber verzichten und statt dessen die
Arbeitslosenentschädigung beanspruchen darf. Wenn es nicht darum geht, eine
bevorstehende gänzliche Auflösung des Arbeitsverhältnisses zu verhüten, muss
dem Versicherten zugemutet werden, seinen Lohnanspruch gegenüber dem
Arbeitgeber durchzusetzen (BGE 107 V 178 Erw. 1b, 105 V 237 Erw. 1b, je mit
Hinweisen).
d) In sinngemässer Weiterführung dieser
Rechtsprechung sind im vorliegenden Fall eines atypischen
Temporärarbeitsverhältnisses die Voraussetzungen einer
entschädigungsberechtigten Teilarbeitslosigkeit sowohl unter Würdigung der
speziellen Situation des Arbeitnehmers als auch der Verhältnisse beim
Temporärarbeitgeber nicht erfüllt.
Der Beschwerdeführer ist gelernter
Maschinenmechaniker. In dieser Branche hat anfangs 1981 im Kanton Zürich keine
allgemeine Gefahr von Arbeitslosigkeit bestanden ("Die
Volkswirtschaft", 1981, S. 64 und 182). Dem Beschwerdeführer wäre es somit
sicherlich möglich gewesen, eine normale Dauerstelle bei einem ihn direkt beschäftigenden
Arbeitgeber zu bekleiden. Wenn er statt dessen einen Temporärarbeitgeber
bevorzugte, nahm er zum vornherein das dieser Art von Anstellung innewohnende
erhöhte Risiko in Kauf, bei Schwierigkeiten der Temporärfirma, für geeignete
Arbeitsstellen zu sorgen, die Kündigung zu erhalten. Diese in den vorliegenden
besonderen Verhältnissen begründete, nicht konjunkturbedingte Möglichkeit des
Stellenverlustes rechtfertigt aber unter den im Januar 1981 gegebenen Umständen
nicht die Annahme, dass der Beschwerdeführer im Kündigungsfall mit
Arbeitslosigkeit hätte rechnen müssen. Da gegenteils vorausgesetzt werden darf,
dass er innerhalb der Kündigungsfrist - während welcher ihm der Lohnanspruch
gegenüber der Batec emplois zustand - einen normalen Arbeitsplatz auf seinem
Beruf hätte finden können, wäre ihm - selbst um den Preis einer
voraussichtlichen Auflösung des Temporärverhältnisses - zuzumuten gewesen,
seinen Lohnanspruch gegenüber der Temporärfirma in vollem Umfang geltend zu
machen, anstatt Arbeitslosenentschädigung für Teilarbeitslosigkeit zu
verlangen.
Unter Würdigung der den Temporärarbeitgeber
betreffenden Verhältnisse erweist sich der geltend gemachte Anspruch auf
Arbeitslosenentschädigung für Teilarbeitslosigkeit als missbräuchlich. Der
Eintritt von Beschäftigungslücken ist das normale, branchenspezifische
Unternehmerrisiko der Firma Batec emplois, das nicht auf die
Arbeitslosenversicherung abgewälzt werden darf. Solche Lücken fallen zwar nicht
unter den Wortlaut von Art. 26 Abs. 2 AlVG, wonach u.a. Verdienstausfälle
infolge von kurzfristigen Betriebsunterbrechungen, die üblicherweise und in
wiederkehrenden Zeitabständen vorgenommen werden, nicht anrechenbar sind;
Ausfälle zwischen befristeten Arbeitseinsätzen sind aber den
Betriebsunterbrechungen im Sinne jener Bestimmung gleichzustellen. Im übrigen
würde die Anerkennung des Anspruches auf Vergütung einer solchen
Teilarbeitslosigkeit offensichtlich der Umgehung der für den typischen
Temporärarbeiter (welcher die Gefahr von Beschäftigungslücken selber zu
verantworten hat) geltenden Regelung Vorschub leisten, wenn dieses Risiko durch
Abschluss eines sogenannten "festen" Temporärarbeitsvertrages auf die
Unternehmerebene verlegt werden könnte, um es auf dem Weg über versicherte
Teilarbeitslosigkeit abzudecken.
2.- Somit ist festzustellen, dass es vorliegend
an der Anrechenbarkeit des geltend gemachten Verdienstausfalles fehlt. Bei
diesem Ergebnis kann offen bleiben, ob das Taggeldbegehren nicht auch, wie das
Bundesamt für Industrie, Gewerbe und Arbeit bemerkt, wegen fehlender
Vermittlungsfähigkeit des Beschwerdeführers abgewiesen werden müsste.
(…)." (cfr. DTF 108 V 95, consid. 1c, 1d e 2, pag. 98-100)
In un’altra sentenza
pubblicata in DTF 117 V 248, chiamata a pronunciarsi in un caso concernente gli
art. 8 cpv. 1 let. b, 11 cpv. 3, 29 cpv. 1 e 2 LADI, la nostra Massima Istanza
ha stabilito che non vi è nessuna applicazione dell’art. 29 LADI quando a
seguito di un esame pregiudiziale si debba escludere qualsiasi pretesa derivante
dal contratto di lavoro.
In quell’occasione il TFA
ha sviluppato, in particolare, le seguenti considerazioni:
" (…)
3.- Le point de savoir si l'assurée a droit aux
indemnités de chômage litigieuses dépend d'abord de la réponse à une question
relevant du droit du travail et qui est de savoir si, dans le cadre d'un
rapport de travail intérimaire de durée indéterminée, le temps d'essai reprend
ou non à chaque nouvelle mission. Contrairement à l'opinion des premiers juges,
cette question doit être tranchée à titre préjudiciel, attendu qu'aucune
disposition légale - en particulier l'art. 29 LACI - ne dispose le contraire et
que le litige qui s'y rapporte n'est pas pendant devant l'autorité compétente
pour en connaître à titre principal (KNAPP, Précis de droit
administratif, 3e éd., 1988, n. 40, p. 10; GRISEL, Traité de
droit administratif, 1984, p. 188 et la jurisprudence citée par ces auteurs).
a) A l'appui de son recours, l'office recourant
invoque que les temps d'essai successifs résultant des diverses missions
temporaries doivent être additionnés, car une reconduction du temps d'essai
pour une période totale de plus de trois mois irait à l'encontre des
dispositions claires du CO. Partant, il estime que le
délai de congé prévu par l'art. 335c CO est applicable au cas présent, de sorte
que l'assurée intimée peut faire valoir des prétentions salariales résultant de
ses rapports de travail avec B. SA et que son droit à l'indemnité de chômage
doit être nié. Il relève toutefois que, selon sa pratique, une solution
différente pourrait aussi être applicable lorsque le travailleur intérimaire
change d'entreprise utilisatrice et de fonction, conditions cumulatives qui ne
sont pas remplies en l'espèce puisque les tâches confiées à l'assurée intimée
lors de ses deux missions ne nécessitaient pas des qualifications différentes.
Ce point de vue est contesté par l'assurée
intimée, qui allègue que des temps d'essai successifs ne contredisent pas les
principes du CO et se justifient en raison de la nature des rapports de travail
intérimaire et par l'intérêt même des parties, qui doivent pouvoir apprécier
réciproquement leurs prestations et conserver une liberté suffisante.
b) Au cas présent, on constate que le premier
contrat de mission conclu entre l'assurée et B. SA comprenait une clause
spéciale précisant expressément que "les trois premiers mois de la mission
sont considérés comme une période d'essai ...".
Une telle disposition n'est en revanche plus
prévue par le second contrat. Cette différence n'est toutefois pas
déterminante, puisqu'aux termes de l'art. 2 du Règlement du personnel
temporaire établi par B. SA - prescription qui constitue un contrat-cadre et
fait partie intégrante de tout contrat de mission particulier conclu
postérieurement - il est disposé notamment ce qui suit:
"Lors d'une mission de durée
indéterminée, le temps d'essai est de trois mois, durant lesquels le délai de
congé est de 2 jours ouvrables. Le temps d'essai recommence à courir chaque
fois que le travailleur temporaire accepte une nouvelle mission temporaire dans
une autre entreprise ou s'il exerce une autre fonction ou s'il exécute un
travail différent au sein de la même entreprise."
aa) La doctrine ne fournit aucune réponse
claire à la question préjudicielle litigieuse; pour sa part, le Tribunal de
Prud'hommes du district de La Chaux-de-Fonds, dans un arrêt du 29 juin
1989 (RJN 1989 p. 71 ss), confirmé par la Cour de cassation
civile du Tribunal cantonal neuchâtelois (arrêt non publié du 30 novembre
1989), a statué "qu'en principe, chaque mission, qui représente chaque
fois un nouveau contrat de travail, fait partir un nouveau temps
d'essai, légal ou conventionnel". En substance, les juges neuchâtelois ont
considéré que c'est entre le travailleur intérimaire et l'entreprise
utilisatrice que s'établissent, le cas échéant, un rapport de confiance et le
désir de continuer la collaboration, de sorte que le temps d'essai ne peut
s'apprécier qu'à leur égard.
On peut toutefois se demander si le rapport de
confiance ne devrait pas plutôt s'apprécier en fonction de la seule relation
contractuelle qui s'instaure entre l'agence de travail intérimaire et le
travailleur, à l'exclusion de l'entreprise utilisatrice.
L'admettre découle d'une part du fait que c'est
l'agence de travail intérimaire qui est l'employeur au sens du CO (THÉVENOZ, Le
travail temporaire, thèse Genève 1987, n. 197, p. 84 et les références citées),
à qui il incombe de sélectionner du personnel intérimaire compétent, apte à
entretenir l'"image de marque" du service qu'elle commercialise (THÉVENOZ,
op.cit., n. 172, p. 76; VON BÜREN, Teilzeitarbeit und temporäre Arbeit als neue
Formen von Dienstleistungen im schweizerischen Recht, thèse Berne 1971, p. 55
s.) et qui pourra seule résilier les rapports contractuels de travail (NEF,
Temporäre Arbeit, thèse Zurich 1971, p. 82 ss; THÉVENOZ, op.cit., n. 241, p.
100; n. 715, p. 242). D'autre part, il est ainsi tenu compte de la situation
particulière de l'entreprise utilisatrice, laquelle n'exerce des droits envers
le travailleur intérimaire qu'en raison du mandat la liant à l'agence de
travail temporaire (THÉVENOZ, op.cit., p. 121 ss; n. 357, p. 139), de sorte que
la personne même du travailleur n'est pas un élément déterminant pour elle
(THÉVENOZ, op.cit., n. 239, p. 99).
Quoi qu'il en soit, et sous réserve des motifs
invoqués, on ne peut que se rallier à cette jurisprudence cantonale.
En effet, le
renouvellement du temps d'essai à l'occasion des différentes missions exécutées
dans le cadre d'un rapport de travail intérimaire est conforme à la conception
du législateur (cf.: travaux parlementaires relatifs à l'élaboration des
nouvelles règles en matière de résiliation du contrat de travail, BO 1987 CdE
341) et résulte aussi des relations triangulaires particulières, propres au
rapport de travail intérimaire (JAR 1989 p. 258 consid. 3, non publié aux ATF
114 V 336). Les effets du contrat-cadre passé entre une
agence de travail intérimaire et un travailleur sont soumis à la condition
suspensive qu'un contrat de mission soit conclu (THÉVENOZ, op.cit., n. 643, p.
221), c'est-à-dire qu'une mission particulière soit proposée, et acceptée par
le travailleur intérimaire. Il en découle par conséquent qu'aux contrats
de mission successifs correspond bien une suite de contrats indépendants (dans
ce sens également: JAR 1984 p. 113), à l'occasion desquels le
temps d'essai se renouvellera chaque fois.
bb) Bien qu'il résulte clairement de l'art. 2
du Règlement de B. SA que le temps d'essai reprend à chaque nouvelle mission
acceptée par le travailleur intérimaire, on n'en doit pas moins s'interroger
plus spécialement sur la validité de cette disposition et sur sa conformité au
CO. La volonté du législateur est certes de protéger chacune des parties au
contrat de travail, et plus particulièrement le travailleur, qui ne doit pas,
par une prolongation excessive du temps d'essai, voir éludée à son détriment la
protection contre le licenciement (Message du Conseil fédéral du 9 mai 1984
concernant l'initiative populaire "pour la protection des travailleurs
contre les licenciements dans le droit du contrat de travail" et la
révision des dispositions sur la résiliation du contrat de travail dans le code
des obligations: FF 1984 II 617 et 620).
De la stricte limitation du temps d'essai
découle par conséquent l'interdiction des "contrats en chaîne"
conclus dans un but frauduleux ou abusif, et qui rendraient illusoire cette
protection (v. p.ex.: AUBERT, Le travail à temps partiel irrégulier in:
Mélanges Alexandre Berenstein, 1989, p. 223 s. et les références citées; idem,
Quatre cents arrêts sur le contrat de travail, 1984, n. 160-162; REHBINDER,
Schweizerisches Arbeitsrecht, 10e éd., 1991, p. 106; IDEM, Commentaire bernois,
VI/2, Der Arbeitsvertrag, n. 36 ad art. 319 CO, ATF 109 II 449).
Il faut toutefois se demander si le besoin
d'une telle protection existe aussi en matière de travail intérimaire.
En effet, le travail intérimaire est une forme
précaire d'emploi (NEF, op.cit., p. 8 ss; THÉVENOZ, op.cit., n. 625, p. 216). D'autre
part, le travailleur intérimaire met sa capacité de travail à la disposition de
l'employeur pour un temps généralement limité et accepte d'être placé auprès
d'entreprises qui, chaque fois, peuvent différer, pour y exécuter des travaux qui
ne seront pas obligatoirement toujours les mêmes. Ainsi, si le travailleur devait
s'engager successivement auprès de ces diverses entreprises sans passer par
l'intermédiaire d'une agence de travail intérimaire, un nouveau temps d'essai
recommencerait à s'écouler lors de chaque prise d'emploi, en tout cas lorsqu'il
ne s'agit pas du même employeur; et dans l'hypothèse où il s'agirait de la même
entreprise, encore conviendrait-il d'examiner la durée des interruptions entre
deux engagements successifs.
Quelques auteurs apportent une réponse nuancée
à cette question, en proposant que, en certaines circonstances, une
requalification des contrats soit effectuée par le juge, "qui devra
cumuler la durée (déterminée ou indéterminée) des missions successives,
lorsqu'elles se sont succédé sans aucun délai, avec une interruption résultant
de l'exercice d'un droit (vacances, maladie ou accident) ou de
l'accomplissement d'une obligation légale (service militaire) ou encore avec
les quelques jours, voire quelques semaines d'inoccupation qui résultent de la
nature même de l'emploi temporaire" (THÉVENOZ, op.cit., n. 714, p. 241;
dans ce sens également: BRENDER, Rechtsprobleme des befristeten
Arbeitsvertrages, thèse Zurich 1976, p. 39, 110 ss; contra: HUG, Rechtliche
Probleme der Teilzeitarbeit: Ferienregelung und Lohnzahlung bei Krankheit, SJZ
70 [1974] 188).
Cependant, des débats parlementaires relatifs
tant à l'adoption des nouvelles dispositions régissant la résiliation du
contrat de travail dans le CO (BO 1985 CN 1120-1122; BO 1987 CdE 341) qu'à
celle de la nouvelle loi fédérale sur le service de l'emploi et la location de
services du 6 octobre 1989 (BO 1989 CN 251-254), il résulte clairement que la
volonté du législateur est de tenir compte des impératifs du travail
intérimaire, en lui réservant un traitement juridique particulier qui tient
compte de sa spécificité et du besoin particulier de souplesse dans l'intérêt
même des travailleurs (cf. aussi: art. 19 de la loi fédérale précitée, dont
l'entrée en vigueur a été fixée au 1er juillet 1991: RO 1991 I 392 ss, spéc. 407).
Les dispositions des conventions qui prévoient
des temps d'essai successifs en cas de travail intérimaire ne signifient donc
pas nécessairement que les parties à de tels contrats ont l'intention d'éluder
la loi. Aussi, la conformité au CO de l'art. 2 du
Règlement du personnel temporaire de B. SA doit-elle être admise, de sorte que
le principal argument avancé par l'office recourant tombe à faux.
4.- Sur la base des considérations
qui précèdent, le droit de l'assurée intimée à un salaire ou à une indemnité
pour cause de résiliation anticipée des rapports de travail au sens de l'art.
11 al. 3 LACI est exclu. Partant, en l'absence de doutes quant aux droits
découlant du contrat de travail, point n'est besoin d'examiner si, dans le cas
d'espèce, la caisse de chômage aurait dû procéder conformément à l'art. 29 LACI
(sur cette question: ATF 114 V 342 consid. 6).
C'est dès lors à bon droit, quoique pour des
motifs erronés, que le recours cantonal a été rejeté.
La perte de travail subie par l'assurée intimée
pour la période s'étendant du 19 mars au 4 avril 1990 doit être prise en
considération; il s'impose donc de rejeter le recours de l'OFIAMT, de confirmer
- par substitution de motifs - le jugement déféré à la Cour de céans, et de
renvoyer le dossier de la cause à l'administration afin qu'elle procède
conformément aux présents considérants.
(…)." (cfr. DTF 117 V 248, consid. 3 e 4,
pag. 250-255)
Il TFA si è confermato
nella propria giurisprudenza e in una sentenza pubblicata in DTF 119 V 46,
chiamato a pronunciarsi circa il diritto a salario o a indennità per
rescissione anticipata di lavoro temporanei, ha, tra l’altro, osservato che:
" (…)
1.- a) Le droit à l'indemnité de chômage n'est
donné que si l'assuré, du fait de son chômage, subit une perte de travail à
prendre en considération (art. 8 al. 1 let. b LACI). La perte de travail pour
laquelle le chômeur a droit au salaire ou à une indemnité pour cause de
résiliation anticipée des rapports de travail n'est pas prise
en considération (art. 11 al. 3 LACI).
b) Les salariés engagés en vertu d'un rapport
de travail intérimaire peuvent en principe prétendre l'indemnisation de leur
chômage selon les art. 8 ss LACI (ATF 114 V 338 consid. 1; cf. ATF 117 V
248). L'assuré doit alors être disposé à accepter un emploi
durable qui s'offrirait à lui; en effet, la personne qui recherche
systématiquement et occupe constamment des emplois temporaires n'est pas
réputée apte au placement selon l'art. 15 LACI (DTA 1991 no 4
p. 26).
La situation du travailleur intérimaire, sous
l'angle de l'assurance-chômage, doit être distinguée de celle du travailleur
mis à la disposition de tiers, tout en étant au bénéfice d'un contrat de
travail durable avec son employeur, contrat qui ne prend pas fin après chaque
mission; l'employeur supporte le risque d'une inactivité (travail intérimaire
improprement dit; THÉVENOZ, Le travail intérimaire, thèse Genève 1987, p. 378,
note 1174). Dans une telle situation, l'assuré qui se trouve sans activité
entre deux placements de durée limitée n'a donc, en principe, pas droit aux
indemnités de chômage, car son contrat n'est pas résilié et il ne subit aucune
perte de travail à prendre en considération; si le contrat est résilié,
l'assuré ne peut prétendre des indemnités aussi longtemps qu'il a droit à un
salaire ou à une indemnité de licenciement (ATF 108 V 95; THÉVENOZ, op.cit., p.
378, note 1175).
c) La succession de contrats au service du même
employeur pose le problème de l'interdiction de la conclusion de "contrats
en chaîne" ("Kettenverträge"), dont la durée déterminée ne se
justifie par aucune raison objective et qui ont pour but d'éluder l'application
des dispositions sur la protection contre les congés ou d'empêcher la naissance
de prétentions juridiques dépendant d'une durée minimale des rapports de
travail, par exemple les art. 324a, 335c, 336c, 339b CO (STREIFF/VON KAENEL,
Arbeitsvertrag, 5e éd., note 7 ad art. 334 CO; REHBINDER, Schweizerisches
Arbeitsrecht, 10e éd., p. 106; BRUNNER/BÜHLER/WAEBER, Commentaire du contrat de
travail, note 6 ad art. 334 CO; BRENDER, Rechtsprobleme des befristeten
Arbeitsvertrages, thèse Zurich 1976, p. 35 ss, 110 ss). Selon les
circonstances, le juge peut alors imposer une requalification des contrats
successifs en un seul contrat à durée déterminée.
En doctrine, une telle requalification est
proposée également en matière de travail intérimaire, lorsque des missions se
sont succédé sans aucun délai, avec une interruption résultant de l'exercice
d'un droit (vacances, maladie ou accident) ou de l'accomplissement d'une
obligation légale (service militaire) ou encore avec les quelques jours, voire
quelques semaines d'inoccupation qui résultent de la nature même de l'emploi
temporaire (THÉVENOZ, op.cit., p. 241, note 714). La jurisprudence se montre
toutefois fort réservée à ce sujet, car la volonté du législateur est de tenir
compte, justement, des impératifs du travail intérimaire, en lui accordant un
traitement juridique distinct eu égard à sa spécificité et au besoin
particulier de souplesse dans l'intérêt même des travailleurs (ATF 117 V 254;
voir également l'art. 19 de la loi fédérale sur le service de l'emploi et la
location de services du 6 octobre 1989 [LSE], entrée en vigueur le 1er juillet
1991; RO 1991 I 392 ss). C'est ainsi que la jurisprudence
fédérale admet que, sauf convention contraire, chaque mission de travail
intérimaire fait partir un nouveau temps d'essai (ATF 117 V 248; contra: Cour
de cassation civile du canton de Neuchâtel, RJN 1990 p. 52). (…)." (cfr. DTF 119 V 46, consid. 1, pag. 46-49)
2.4. In
una decisione pubblicata in DLA 2001, N. 6, pag. 80, il TFA ha stabilito che il
fatto di concludere un contratto di lavoro di durata determinata fino al
momento della chiusura annuale dell’azienda e un contratto di durata
indeterminata che entra in vigore immediatamente dopo le vacanze aziendali, non
costituisce un abuso di diritto ai sensi dell’art. 2 cpv. 2 CC.
La cassa di disoccupazione
non può rifiutare l’indennità, ai sensi dell’art. 11 cpv. 3 LADI, per la durata
delle vacanze aziendali. Essa deve indennizzare l’assicurato, se tutti i
presupposti del diritto sono soddisfatti, in applicazione dell’articolo 11 cpv.
1 LADI oppure, se ha un dubbio circa le pretese derivanti dal contratto di
lavoro, in applicazione dell’art. 29 LADI.
La giurisprudenza
pubblicata nel DLA 1953, N. 22, pag. 21, si riferisce a vecchie disposizioni
dell’assicurazione contro la disoccupazione e non è applicabile all’attuale
LADI.
In quell’occasione l’Alta
Corte ha, in particolare, sviluppato le seguenti considerazioni:
" (…)
Le recourant souligne par ailleurs que la décision de la caisse
est conforme à une directive qu'il a publiée à ce sujet en 1985 dans le
Bulletin AC 85/5, fiche 7, directive qui a été ultérieurement reprise dans le
Bulletin AC 98/1, fiche 62.
Le premier juge a retenu, quant à lui, que l'intimée avait bel
et bien subi une perte de travail à prendre en considération, indépendamment
d'un éventuel comportement abusif de l'employeur. Mais comme
elle n'a pas offert ses services durant la période de vacances en cause, elle
n'a plus de prétention à faire valoir contre son employeur. Sur le plan de
l'assurance-chômage, elle pourrait tout au plus être sanctionnée par le biais
d'une suspension de son droit à l'indemnité pour avoir renoncé à faire valoir
des prétentions de salaire ou d'indemnisation envers son employeur, au
détriment de l'assurance (art. 30 al. 1 let. b LACI).
2.- a) L'assuré a droit à l'indemnité
de chômage si, entre autres conditions, il est sans emploi ou partiellement
sans emploi (art. 8 al. 1 let. a LACI) et s'il subit une perte de travail à
prendre en considération (art. 8 al. 1 let. b LACI). Selon l'art. 11 LACI, il y
a lieu de prendre en considération la perte de travail lorsqu'elle se traduit
par un manque à gagner et dure au moins deux journées de travail consécutives
(al. 1); n'est pas prise en considération la perte de travail pour laquelle le
chômeur a droit au salaire ou à une indemnité pour cause de résiliation
anticipée des rapports de travail (al. 3).
b) Aux termes de l'art. 334 al. 1 CO, le contrat de travail de
durée déterminée se définit comme celui qui prend fin sans qu'il soit
nécessaire de donner le congé. La durée déterminée du contrat résulte de la
loi, de la nature du contrat ou de la convention des parties. Celles-ci
peuvent fixer soit un terme, soit une durée, soit un laps de temps
objectivement déterminable (par exemple une saison).
Dans tous les cas, elles doivent être en mesure de
connaître de façon suffisamment précise la fin des rapports de travail (message
du Conseil fédéral du 9 mai 1984 concernant l'initiative populaire «pour la
protection des travailleurs contre les licenciements dans le droit du contrat
de travail» et la révision des dispositions sur la résiliation du contrat de
travail dans le code des obligations, FF 1984 II 615; Brunner/Bühler/Waeber,
Commentaire du contrat de travail, 2ème édition, 1996, notes 1 et 2 ad art. 334
CO). Inversement, sont des contrats de durée
indéterminée au sens de l'art. 335 CO, tous les
contrats dont l'échéance n'est pas fixée à l'avance par les parties, de sorte
qu'une résiliation est nécessaire pour mettre fin aux rapports de travail
(Brunner/Bühler/Waeber, op. cit., note 2 ad art. 335 CO).
c) Le droit suisse autorise en principe les parties à passer un
nouveau contrat de durée déterminée à la suite d'un contrat de même nature
(message précité, p. 617). Néanmoins, l'art. 2 al. 2 CC, qui prohibe la fraude
à la loi, s'oppose à la conclusion de «contrats en chaîne» («Kettenverträge»)
dont la durée déterminée ne se justifie par aucun motif objectif et qui ont
pour but d'éluder l'application des dispositions sur la protection contre les
congés ou d'empêcher la naissance de prétentions juridiques dépendant d'une
durée minimale des rapports de travail (message précité, p. 617 sv.; ATF 119 V
48 consid. 1c; Rehbinder, Schweizerisches Arbeitsrecht, 14ème édition, § 12, p.
134; Brunner/Bühler/Waeber, op. cit., note 6 ad art. 334 CO; Staehelin,
Commentaire zurichois, note 5 ad art. 334 CO). Cependant, en règle ordinaire,
il n'y a pas d'abus de droit dans la succession de deux contrats seulement de
durée déterminée (arrêts non publiés du Tribunal fédéral dans les causes M. du
20 juillet 1999 [4C.51/1999], G. du 18 août 1995 [4P.127/1995] et B. du 20 août
1992 [4C.34/1992]).
En l'occurrence, les parties ont conclu un seul contrat de
durée déterminée, avant de conclure un contrat de durée indéterminée. Déjà pour
cette raison d'ordre purement quantitatif, il est pour le moins douteux que la
travailleuse aurait pu faire valoir une prétention de salaire durant la période
de vacances en cause, en invoquant un abus de droit et la demeure de son
employeur (art. 324 CO). Ensuite, s'il est indéniable que la conclusion d'un
contrat de durée déterminée permettait à l'employeur d'éviter de payer un
salaire pendant la période de fermeture de l'entreprise, on ne saurait conclure
d'emblée qu'il s'agissait d'un but frauduleux ou abusif et ce d'autant moins
que l'intimée a perçu des indemnités de vacances, en plus de son salaire, entre
avril et juillet 1998.
d) Dans ces conditions, on ne peut tenir pour acquis l'existence
d'un droit au salaire de l'intimée pendant la durée de la fermeture annuelle de
l'entreprise. En tout état de cause, la situation juridique n'était pas
suffisamment claire pour que la caisse pût refuser d'indemniser l'assurée: elle
aurait dû, si elle estimait que celle-ci avait un droit au salaire pendant
cette période, procéder conformément à l'art. 29 al. 1 LACI. Selon cette
disposition, si la caisse a de sérieux doutes quant au droit qu'a l'assuré de
faire valoir, pour la durée de la perte de travail, des prétentions de salaire
ou d'indemnisation au sens de l'art. 11 al. 3 LACI, envers son
ancien employeur, ou s'il y a doute sur la satisfaction de ces prétentions, elle
verse les prestations prévues à l'art. 7 al. 2 let. a ou b LACI. En opérant le
versement, la caisse se subroge à l'assuré dans tous ses droits, y compris le
privilège légal, jusqu'à concurrence de l'indemnité journalière versée par la
caisse (art. 29 al. 2, première phrase, LACI).
L'application de cette disposition suppose
l'existence de doutes fondés, découlant notamment d'une situation juridique peu
claire. En revanche, lorsqu'il s'avère d'emblée que les prétentions du salarié
sont justifiées ou qu'elles ne sont pas contestées par l'employeur, la caisse
appliquera l'art. 11 al. 3 LACI et refusera de reconnaître le droit aux
indemnités (pour plus de détails, voir DTA 1999 no 8 p. 30 et la jurisprudence
citée; cf. aussi Thomas Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung, in :
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, ch., 365 ss;
Charles Munoz, La fin du contrat individuel de travail et le droit aux
indemnités de l'assurance-chômage, thèse Lausanne 1992, p. 194). Par ailleurs,
la caisse n'a pas le droit de réclamer à l'assuré le remboursement de
prétentions de salaire qu'elle n'a pas pu faire valoir avec succès, à la suite
de la subrogation légale (Munoz, op. cit., p. 198 sv. et la jurisprudence
citée).
Dans le cas particulier, on l'a vu, il n'est
pas possible d'affirmer - en tout cas pas au premier examen - que l'intimée
aurait pu invoquer la demeure de son employeur. Dès lors, de deux choses l'une:
ou bien la caisse admettait que l'assurée n'avait pas de prétention à faire
valoir durant la période de vacances; ou bien elle était fondée à éprouver des
doutes sérieux au sens l'art. 29 al. 1 LACI. Dans un
cas comme dans l'autre, elle était tenue de verser les prestations, pour autant
- comme le retient le premier juge - que toutes les conditions, non examinées
ici, du droit à l'indemnité fussent remplies.
e) Enfin, le recourant se réfère vainement à l'arrêt publié
dans DTA 1953 no 22 p. 21. Comme l'a déjà relevé le premier juge, cette
jurisprudence se rapporte à d'anciennes dispositions du droit de
l'assurance-chômage et ne saurait sans plus être transposée dans le régime de
la LACI.
(…)." (cfr. DLA 2001, N. 6, consid. 1 e 2, pag. 82 e 83)
2.5. In una direttiva concernente
l’indennità di occupazione durante le vacanze aziendali, pubblicata il Prassi
AD 98/1, foglio 62, che ha ripreso quella precedente pubblicata in Prassi AD
85/5, Foglio 7, l’Ufficio federale dello sviluppo economico e del lavoro
(UFSEL, oggi Segretariato di Stato dell'economia; SECO), quale
autorità di sorveglianza che deve adoperarsi per garantire un'applicazione
uniforme del diritto ed impartire le istruzioni generali (cfr. art. 110 LADI;
STFA dell'8 aprile 2004 nella causa H., C 340/00, consid. 4; STFA del 10 marzo
2003 nella causa C. C 176/00, consid. 3; STFA dell'8 agosto 2001 nella causa
K., C 260/99, consid. 6b e DTF 127 V 57, consid. 3a pag. 61), ha stabilito che:
" Durante
le vacanze aziendali, talune persone, che lavorano da breve tempo in
un’azienda, non possono valersi di un sufficiente diritto alle vacanze a causa,
segnatamente, della loro precedente disoccupazione. Sul piano strettamente
giuridico, queste persone non possono beneficiare, durante le vacanze
aziendali, né dell’indennità per lavoro ridotto (art. 117 LADI congiuntamente
all’art. 329b cpv. 1 CO) né dell’indennità di disoccupazione (“… non è
vincolato da un rapporto di lavoro …” art. 10 cpv. 1 LADI). Conformemente al
diritto delle obbligazioni, il lavoratore, il cui diritto alle vacanze non
copre l’intera durata delle vacanze aziendali, può chiedere al suo datore di
lavoro di assegnargli un lavoro durante le vacanze e se quest’ultimo si rifiuta
si trova in mora nell’accettazione del lavoro e rimane tenuto al pagamento del
salario (art. 324 cpv. 1 CO).
Al fine di eludere questo obbligo, taluni datori di lavoro hanno
adottato un procedimento che consiste nell’assumere un lavoratore per una
durata determinata e precisamente fino all’inizio delle vacanze aziendali.
Durante quest’ultime, esso è quindi considerato come disoccupato. Al termine
delle vacanze aziendali, esso viene di nuovo assunto.
Il TFA considera abusivo tale modo di procedere e gli ha negato la
protezione giuridica (cfr. in merito STF 1958, p. 36 che cita STF 1953, no. 22;
versione francese).
Le casse di disoccupazione che si trovano confrontate con siffatti
casi devono, prima di effettuare i pagamenti, verificare se i rapporti di
lavoro disdetti all’inizio delle vacanze aziendali sono stati ripresi al
termine di quest’ultime. Se esse costatano un tale comportamento da parte del
datore di lavoro, comportamento che riveste un carattere abusivo, devono
opporsi al versamento delle indennità di disoccupazione." (cfr. Prassi AD
98/1, Foglio 62)
Sempre in merito alle
indennità di disoccupazione durante le vacanze aziendali. In una direttiva
pubblicata in Prassi ML/AD 2002/2, Foglio 1, il SECO ha precisato che:
" In
seguito alla decisione del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA)
pubblicata nella Rivista del diritto del lavoro e dell’assicurazione contro la
disoccupazione (DLA) 2001, n. 1-2, pagine 80segg., e al fine di evitare
malintesi sul modo di trattare il problema dell’indennizzazione per la durata
delle vacanze aziendali, vorremmo attirare la vostra attenzione sul fatto che:
la nostra direttiva pubblicata nella prassi AD 98/1, foglio 62, è
sempre valida. Ciò significa che, prima di effettuare i pagamenti, la cassa
confrontata a simili casi deve verificare se i rapporti di lavoro che legano il
lavoratore al suo datore di lavoro, terminati con l’inizio delle vacanze
aziendali, sono proseguiti non appena queste si sono concluse. Se constata un
simile comportamento – che riveste un carattere abusivo - la cassa si oppone al
versamento delle indennità di disoccupazione.
La nostra posizione in merito si fonda in particolare sulla
decisione dell’Assemblea federale di non dare seguito all’iniziativa cantonale
(Disoccupazione e vacanze aziendali. Disparità di trattamento) depositata il 22
febbraio 2000.
La presente direttiva è già stata invitata agli organi
d’esecuzione il 5 febbraio 2002." (cfr. Prassi ML/AD 2002/2 Foglio 1)
2.6. Riguardo all’iniziativa
cantonale menzionata nella direttiva del SECO, pubblicata Prassi ML/AD 2002/2
Foglio 1, si tratta dell’iniziativa del Canton Jura, denominata “Chômage et
vacances d’entreprise. Inégalité de traitement” depositata il 22 febbraio 2000.
Questo il testo
dell’iniziativa:
"
S'appuyant sur l'article 160 alinéa 1er de la
Constitution fédérale, le Parlement de la République et Canton du Jura dépose
l'initiative cantonale suivante: L'Assemblée fédérale est invitée à modifier la
loi sur l'assurance-chômage (LACI) en vue d'éliminer l'inégalité de traitement
qui existe entre une personne assignée par un ORP ou celle qui retrouve
d'elle-même un emploi et celle qui a recours à une agence de placement, lorsque
ces personnes retrouvent un emploi peu de temps avant les vacances
d'entreprise."
L’Assemblea
federale ha deciso di non dare seguito all’iniziativa cantonale in parola dopo
che una decisione in questo senso è stata presa, dal Consiglio degli Stati
durante la sessione invernale 2000 in occasione della dodicesima seduta il 14
dicembre 2000 con 8 voti favorevoli e 23 contrari, e dal Consiglio Nazionale durante
la sessione primaverile 2001 in occasione della dodicesima seduta del 22 marzo
2001 con 62 voti favorevoli e 97 contrari (cfr. 00.303 – Bulletin officiel –
Conseil des Etats – 14.12.00 e 00.303 – Bulletin officiel – Conseil national –
22.03.01).
Al proposito i consiglieri
agli stati Beerli Christine, Brunner Christiane e Paupe Pierre si sono così
espressi:
" (…)
Beerli Christine (R, BE), für die Kommission: Sie
haben wieder einen ausführlichen Bericht Ihrer SGK vorliegen. Ich möchte nur
ganz kurz begründen, wieso Ihnen die Mehrheit der Kommission - mit 6 zu 2
Stimmen - beantragt, der Standesinitiative Jura keine Folge zu geben.
Es handelt sich hier um ein relativ spezifisches
Problem des Jurabogens, wo wir noch die so genannten
"Uhrmacherferien" kennen, die im Sommer des Jahres vielerorts zu
einer Betriebsschliessung führen. Es ist aber ein
Problem, das zum Teil auch in der Bauwirtschaft anzufinden ist, wo es ganz
spezifische, klar begrenzte Ferien im Jahr gibt.
Die Standesinitiative Jura beantragt eine
Abänderung des Arbeitslosenversicherungsgesetzes und möchte Folgendes: Wenn
jemand nach vorhergehender Arbeitslosigkeit kurz vor den Betriebsferien über
ein RAV eine Arbeit antritt, soll die Arbeitslosenkasse während dieser
Betriebsferien nach wie vor Leistungen erbringen, da ja während dieser
Betriebsferien noch keine Lohnfortzahlung stattfinden kann. Dieses Begehren
wird damit begründet, dass gesagt wird, es würden sonst Ungleichbehandlungen
stattfinden.
Ihre Kommission ist jedoch der Ansicht, dass man
diesem Anliegen nicht folgen kann, weil man sonst ganz einfach neue
Ungleichbehandlungen einführt. Es entstünden nämlich
Ungleichbehandlungen zwischen Arbeitnehmern, die selber eine neue Stelle
gefunden haben, und solchen, die aus der Arbeitslosigkeit über ein RAV eine
neue Stelle antreten. Wenn jemand kurz vor den Betriebsferien selber eine neue
Stelle gefunden hat, ist er in der genau gleichen Lage, dass diese
Betriebsferien nicht bezahlt werden können. Es ist nicht einzusehen, wieso
derjenige Arbeitnehmer, der aus der Arbeitslosigkeit über ein RAV eine Stelle
antritt, dann während der Betriebsferien nach wie vor das Arbeitslosentaggeld erhalten
soll, währenddem für den anderen Arbeitnehmer keine Lohnfortzahlung erfolgt.
Zusätzlich ist Ihre Kommission auch der Meinung:
Sollte in diesem Bereich eine Änderung vorgenommen werden, dann sollte man dies
über das Obligationenrecht im Arbeitsrecht tun und auf keine Art und Weise im Arbeitslosenversicherungsgesetz.
Die Kommission beantragt Ihnen daher, der
Standesinitiative Jura keine Folge zu geben.
Brunner Christiane
(S, GE): Comme notre présidente de la commission l'a dit, il faut remettre les choses
dans leur contexte particulier, c'est-à-dire qu'effectivement, dans tout l'Arc
horloger, on connaît une particularité qui s'appelle les "vacances
horlogères", c'est-à-dire que pendant trois à quatre semaines, toutes les
entreprises d'horlogerie ferment leurs portes au mois de juillet. Il y a un
véritable désert, d'ailleurs, dans des villes comme Le Locle, La Chaux-de-Fonds
ou ailleurs dans l'Arc horloger. C'est une tradition qui a subsisté.
L'autre tradition, c'est que l'exercice vacances,
dans la convention horlogère qui s'applique pratiquement à toute la branche,
n'est pas l'année civile, mais c'est du 30 juin au 1er juillet. Ce sont deux
particularités traditionnelles de l'horlogerie, ce qui implique, effectivement,
on peut le dire, une discrimination des personnes au chômage qui commenceraient
par exemple un nouveau travail le 1er juin et qui, ensuite, se trouvent au mois
de juillet devant une fermeture d'entreprise pour vacances, et n'ont pu, à ce
moment-là, se créer qu'un douzième du droit aux vacances. Par conséquent, ces personnes n'ont pas de revenu pendant cette
période.
Juridiquement, en fait, il s'agit d'un cas de
demeure de l'employeur, c'est-à-dire que si l'employeur n'offre pas la
prestation de travail, s'il ne donne pas l'occasion de prester son travail, il
devrait néanmoins payer le salaire pendant cette période. Dans la pratique, ça
ne se passe pas comme ça. La personne au chômage qui trouve enfin un emploi ne
va pas dire ensuite au mois de juillet: "Ecoutez, payez-moi le salaire
pendant la période de vacances parce que c'est un cas de demeure." Ce qui
fait qu'elle n'aura ni indemnité de chômage pour cette période, ni salaire
versé par l'employeur, même si, de droit, l'employeur le lui devait.
Il y a une autre manière de faire qui est aussi
pratiquée. C'est une manière, finalement, de détourner la loi. Comme la loi
présente cette lacune, il y a de nombreux employeurs qui procèdent alors de la
manière suivante par rapport à l'engagement d'une personne au chômage juste
avant la période des vacances horlogères: ils les engagent tout simplement avec
un contrat de travail de durée déterminée. En admettant qu'ils aient besoin de
cette personne à partir du 1er juin, ils l'engagent pour un mois; ensuite, le
contrat est terminé puisqu'il est de durée déterminée; c'est alors
l'assurance-chômage qui versera les prestations de nouveau pendant la période
de fermeture de l'entreprise, donc de vacances; ensuite, à la fin des vacances
horlogères, l'entreprise réengage la personne avec un contrat de travail de
durée indéterminée puisque cette fois-ci, ça ne pose plus de problème.
Le résultat est que, finalement, quand on
détourne la loi on obtient des indemnités de chômage et quand on la respecte le
travailleur ou la travailleuse ne touche rien du tout. C'est donc quand même
une situation choquante. Je suis bien d'accord avec les réflexions de la
commission disant qu'on ne peut pas changer la loi pour chaque cas particulier.
Mais, dans un autre sens, si la pratique de l'application de la loi sur
l'assurance-chômage était un peu plus souple, on pourrait éviter ce genre
d'initiative cantonale. Je crois que c'est aussi la rigidité de la loi
actuelle, mais aussi de son application, qui font que nous avons ce genre de
demandes de la part du canton du Jura.
Je vous invite donc à donner suite à l'initiative.
Paupe Pierre (C,
JU): Il est toujours délicat d'observer qu'une loi permet d'engendrer des
processus différents selon le statut des personnes. Ici, ce qui est choquant,
c'est que lorsque quelqu'un est placé par un office régional de placement, il
touche ses indemnités de chômage; s'il se trouve une place de sa propre
initiative, alors il est pénalisé. C'est vrai que cette situation est assez
particulière à l'Arc jurassien. Cette notion de vacances horlogères, même si
elle se fait moins courante maintenant, est connue. Et alors, comme vient de le
dire Mme Brunner, on incite les gens à tricher, en quelque sorte: on a un
emploi jusqu'à la fin du mois de juin, on est ensuite de nouveau chômeur et on
redevient employé, pour un temps déterminé ou indéterminé, à partir du 1er ou
du 10 août.
Je considère que c'est une situation qu'on doit
essayer de changer. Vous avez vu la décision du Tribunal fédéral des assurances
qui considérait que ce n'était pas une faute. Evidemment, on ne pouvait pas
condamner le fait de saucissonner en tranches cet emploi qu'on retrouve. Là,
effectivement, c'est une situation qu'on n'a pas ailleurs que dans l'Arc
jurassien et qu'on ne retrouve certainement pas dans les autres secteurs
économiques, à l'exception de l'industrie horlogère.
C'est la raison pour laquelle les deux
représentants du canton du Jura, M. Gentil et moi-même, nous vous demandons une
certaine attention pour cette région, qui est quand même déjà été assez
fortement marquée par le chômage, en vous recommandant de soutenir la
proposition de minorité.
(…)." (cfr. 00.303 – Bulletin officiel –
Conseil des Etats – 14.12.00)
Dal
canto loro i consiglieri nazionali Kaufmann Hans, Pelli Fulvio e Rennwald
Jean-Claude hanno rilevato che:
" (…)
Kaufmann Hans (V,
ZH), für die Kommission: Die Standesinitiative Jura will das
Arbeitslosenversicherungsgesetz dahingehend ändern, dass Personen, die über ein
Regionales Arbeitsvermittlungszentrum (RAV) vermittelt werden, und solche, die
ihre Stelle selber gefunden haben oder von einem Stellenvermittlungsbüro
kommen, in Fällen, in denen der neue Arbeitsplatz kurz vor Beginn der
Betriebsferien gefunden wird, nicht mehr ungleich behandelt werden. Dies tönt
etwas kompliziert, ist aber relativ einfach zu verstehen.
Was ist damit konkret gemeint? Ein Arbeitsloser,
der kurz vor den Betriebsferien eine Stelle findet oder vom RAV eine zumutbare
Stelle zugeteilt erhält, hat weder Anspruch auf volle Ferien noch auf
Arbeitslosenentschädigung. Da ein gültiger Arbeitsvertrag besteht, gibt es
keinen Anspruch mehr auf Arbeitslosenversicherungsgelder. Hätte sich dieselbe
Person aber an ein Stellenvermittlungsbüro gewendet, würde der Anspruch auf
Arbeitslosenentschädigungen weiter bestehen. Betriebsferien haben bekanntlich im
Jurabogen in der Uhrenindustrie Tradition, deshalb stammt diese
Standesinitiative auch aus dem Kanton Jura. Betriebsferien sind aber auch in
anderen Kantonen, beispielsweise im Kanton Tessin im Monat August in der
Bauwirtschaft, üblich.
Der Ständerat hat mit 23 zu 8 Stimmen, die WAK
unseres Rates mit 13 zu 7 Stimmen beschlossen, der Initiative keine Folge zu
geben.
Die WAK kam zum Schluss, dass diese Initiative
neue Ungerechtigkeiten schafft, denn auch jener Arbeitnehmer, welcher seine
Stelle wechselt, erhält diese Betriebsferien nicht voll bezahlt, wenn er den
Stellenwechsel kurz vor den Betriebsferien vornimmt. Es gibt keinen Grund, die
durch das RAV vermittelten Arbeitslosen zu privilegieren. Ungleich behandelt
würden auch Betriebe ohne Betriebsferien und jene Arbeitslosen, welche von der
Arbeitslosigkeit in die Selbstständigkeit wechseln.
Ungerechtigkeiten sind auch bezüglich der
Abgrenzungsprobleme beim Stellenantritt zwischen dem 1. Januar und den
Betriebsferien und bei unterschiedlichen Ferienansprüchen vorprogrammiert.
Schliesslich besteht die Möglichkeit, das Problem der Betriebsferien mit einem
befristeten Arbeitsvertrag - bis zu den Betriebsferien - zu umgehen. Diese
Praxis wurde mit Urteil des Eidgenössischen Versicherungsgerichtes als nicht missbräuchlich
erklärt, wenn keine betrügerischen Absichten wie Kettenverträge usw. vorliegen.
Deshalb bitte ich Sie im Sinne der Mehrheit der
WAK, der Standesinitiative Jura keine Folge zu geben.
Pelli Fulvio (R,
TI), per la commissione: Lo scopo di quest'iniziativa è quello di correggere
un'apparente disuguaglianza attraverso una modifica della legge
sull'assicurazione contro la disoccupazione (LADI). Il problema ha a che vedere
con le ferie aziendali, particolarmente diffuse sull'Arco giurassiano nell'industria
orologiera, parzialmente anche in altri settori del paese, per esempio in
Ticino, dove si parla di ferie dell'edilizia. Il problema si pone poiché quando
qualcuno trova un posto di lavoro in quel settore proprio all'inizio delle
ferie obbligatorie, che si svolgono sempre nella medesima parte dell'anno, il
tempo di lavoro sull'anno diventa insufficiente per coprire tutto il periodo
delle ferie a cui è obbligato. Durante quel periodo, d'altra parte,
l'ex-disoccupato non percepisce più un'indennità di disoccupazione. La
differenza che si vorrebbe correggere esiste con quelle persone che si sono
rivolte ad agenzie di collocamento e che vengono collocate da queste agenzie
per determinati periodi, rimanendo però, da un punto di vista generale, dei
disoccupati e quindi con il diritto a percepire, nel periodo delle ferie
aziendali, l'indennità di disoccupazione.
In realtà questa disuguaglianza non esiste, e
comunque non può essere corretta con una modifica della LADI, poiché
quest'ultima presuppone l'inesistenza d'un contratto di lavoro, mentre per
questi lavoratori il contratto di lavoro esiste. L'unico problema è che il
periodo di tempo di lavoro annuo non dà diritto all'intero periodo delle ferie
aziendali. Quindi la disuguaglianza, se così può essere definita, esiste
praticamente con tutti coloro che trovano un posto di lavoro prima delle ferie
obbligatorie, oppure durante l'anno, e non maturano un diritto alle vacanze
corrispondente a quello garantito dal Codice delle obbligazioni o dai contratti
collettivi di lavoro.
Se si modificasse la LADI, s'introdurrebbe
sostanzialmente un'indennità per vacanze, alla quale i lavoratori non hanno
però diritto in base al contratto di lavoro, e questo è evidentemente
inaccettabile.
Si potrebbe discutere se sia opportuno modificare
le regole del Codice delle obbligazioni sulle vacanze, ma la maggioranza della
commissione ritiene che anche questa soluzione è problematica, poiché non si
vede perché un lavoratore che ha diritto alle ferie in un determinato periodo
possa beneficiare di un'indennità di disoccupazione, mentre coloro che prendono
le ferie esclusivamente in funzione del lavoro che svolgono, e senza essere
obbligati a prenderle in una determinata parte dell'anno, non abbiano invece il
diritto a quel periodo di vacanze che le ferie obbligatorie impongono. Per
risolvere un'apparente disuguaglianza si vorrebbe dunque introdurre una regola
che creerebbe altre disuguaglianze d'importanza sicuramente maggiore. Non è
quindi per incomprensione verso i problemi del Canton Giura e le abitudini
delle vacanze in quel cantone che la commissione è contraria. Lo è
semplicemente perché la LADI non può essere lo strumento per risolvere queste
situazioni, che d'altra parte la prassi ha già risolto, nel senso che molto
spesso viene sottoscritto un contratto di lavoro a tempo determinato per il
periodo che va dall'inizio del lavoro fino all'inizio delle vacanze
obbligatorie, e successivamente un altro contratto di lavoro, a tempo
indeterminato, per il periodo che va dalle ferie in avanti. Ogni settore
dell'economia trova quindi sempre le soluzioni adatte: ci si riesce anche nel
Canton Giura.
La maggioranza della commissione invita dunque a
respingere l'iniziativa ed a mantenere la legge sull'assicurazione contro la
disoccupazione nella sua forma attuale.
Rennwald
Jean-Claude (S, JU): Contrairement aux deux rapporteurs de la commission, je
vous propose, au nom de la minorité de la commission, de donner suite à
l'initiative du canton du Jura. Je vous propose d'y donner suite non pas
tellement parce qu'elle émane du canton du Jura, mais plutôt parce qu'elle vise
à éliminer certaines difficultés d'application de la loi sur
l'assurance-chômage.
Quel est le problème? Très concrètement, il
s'agit d'éliminer l'inégalité de traitement qui existe entre une personne
assignée par un office régional de placement ou celle qui retrouve elle-même un
emploi, d'une part, et la personne qui a recours à une agence de placement,
d'autre part, et cela lorsque ces personnes retrouvent un emploi peu de temps
avant les vacances d'entreprise et qu'elles ne perçoivent aucun salaire pendant
cette période. En effet, alors que la seconde personne peut bénéficier dans ce
cas de figure des indemnités de l'assurance-chômage pour couvrir la période de
vacances d'entreprise, la première se voit refuser toute prestation. Autrement
dit, on pénalise une personne qui retrouve d'elle-même un emploi, ce qui est
tout de même un comble.
A propos de la notion de vacances d'entreprise,
je rappelle que, dans certains secteurs économiques, les entreprises sont
fermées durant une période déterminée, en général en été. Ce système n'est pas
propre au canton du Jura, puisqu'il est encore largement répandu dans
l'ensemble de l'Arc jurassien où les vacances d'entreprise, souvent appelées
vacances horlogères, sont encore très courantes. Contrairement à ce que vous
aurez peut-être compris à la suite du rapport des deux rapporteurs, ce n'est
pas que le canton du Jura qui est concerné, c'est aussi Soleure, Bienne,
Neuchâtel, Vaud - avec la Vallée de Joux -, ou encore Genève. Cela concerne
environ 30 000 personnes qui travaillent dans ce secteur économique de
l'horlogerie.
Je précise encore, et je crois que c'est
important, qu'au terme de la convention collective de travail des industries
horlogères et microtechniques, les vacances courent du 30 juin au 1er juillet
de l'année suivante, et non pas sur l'année civile. Dans
ces conditions, cela renforce encore la pénalisation de certains chômeurs.
Bien sûr, cela a été dit, c'est dans l'industrie
horlogère que le système des vacances d'entreprise est le plus appliqué, mais
on le connaît aussi dans d'autres branches économiques, comme par exemple le
bâtiment. On sait aussi que le projet en cours de
révision de la LACI ne prévoit aucune disposition en vue de régler ce problème.
Dans ces conditions, on peut supposer que l'initiative du canton du Jura, et
surtout son acceptation, permettrait d'exercer une pression afin que cette
question soit englobée dans la révision de la loi sur l'assurance-chômage
(LACI). Cela me paraît d'autant plus important que le système prévu par le Code
des obligations, selon lequel en cas de demeure l'employeur doit payer le
salaire puisqu'il ne fournit pas de travail pendant la période de la fermeture,
n'est pas applicable dans la pratique dans les cas où des entreprises entières
arrêtent leur production. La solution doit donc être trouvée au niveau de
l'assurance-chômage et de la loi la régissant.
Enfin, et j'en conclus, je tiens à préciser que
l'initiative du canton du Jura dépasse les considérations de politique
politicienne ou de politique partisane. En effet, elle n'émane pas des partis
de gauche, puisque cette initiative trouve son origine dans une motion du
groupe démocrate-chrétien, acceptée par une très large majorité du Parlement jurassien.
On peut donc en déduire que c'est aujourd'hui que la démocratie jurassienne
saura avec précision qui sont ses amis dans cette salle.
(…)." (cfr. 00.303 – Bulletin officiel –
Conseil national – 22.03.01)
2.7. Nell’evenienza
concreta dagli atti di causa risulta che l’assicurato si è iscritto al
collocamento il 19 dicembre 2003 e ha rivendicato il diritto alle indennità di
disoccupazione da quella data (cfr. doc. 1 e 2).
Nel proprio attestato il
datore di lavoro, l’agenzia di collocamento __________, ha dichiarato che il
rapporto di lavoro è durato dal 2 maggio 1998 al 19 dicembre 2003 e che il
motivo della disdetta è la “fine incarico temporaneo” (cfr. doc. 3).
Con lettera del 19
dicembre 2003 il datore di lavoro ha infatti scritto all’assicurato che: “(…)
siamo spiacenti di doverle comunicare per motivi di poco lavoro, la disdetta
per il 19 dicembre 2003. (…).” (cfr. doc. 5).
Dall’estratto che riporta
Fatti
i contratti di missione dell’assicurato risulta che durante i seguenti periodi
egli è stato occupato come pittore presso le seguenti ditte:
"- __________ 02.05.98 - 31.07.98
17.08.98
- 11.09.98
- __________ 09.02.00
- 31.03.00
03.04.00
- 27.08.00
28.08.00
- 15.09.00
- __________ 09.04.01
- 31.05.01
01.06.01
- 21.09.01
- __________ 26.09.01
- 21.12.01
07.01.02
- 29.03.02
- __________ 08.04.02
- 03.05.02
- __________ 22.05.02
- 31.07.02
19.08.02
- 30.11.02
01.12.02
- 19.12.02
07.01.03
- 16.02.03
- __________ 05.03.03
- 01.08.03
18.08.03
- 21.10.03
- __________ 23.10.03
- 19.12.03" (cfr. doc. 4)
Il 23 marzo 2004 il
consulente del personale, __________ dell’Ufficio Regionale di Collocamento
(URC) di __________, ha annullato l’iscrizione al collocamento dell’assicurato
in quanto lo stesso ha ripreso in data 22.03.04 l’attività al 100% con
l’agenzia di collocamento __________ (cfr. doc. 22).
Con lettera del 13
dicembre 2004 il datore di lavoro ha disdetto nuovamente il contratto con
l’assicurato e gli ha comunicato che: “(…) Ci dispiace doverLe comunicare che
il nostro rapporto, causa mancanza di incarichi per Lei idonei, è terminato con
il suo ultimo giorno di lavoro il 22.12.2004. (…).” (cfr. doc. 17).
Dall’estratto dei
“Contratti candidati” risulta che, dopo la precedente iscrizione al
collocamento del 19 dicembre 2003, l’assicurato è stato impiegato ai seguenti
domicili, quale pittore/pittore diplomato durante i seguenti periodi:
"(…)
__________ pittore 26.01.04 -
12.02.04
__________ pittore 22.03.04 -
28.05.04
__________ pittore diplomato 01.06.04 - 30.06.04
__________ pittore diplomato 01.07.04 - 30.07.04
__________ pittore diplomato 23.08.04 - 22.12.04
(…)." (cfr, doc. 16)
L’assicurato si è quindi
nuovamente iscritto al collocamento il 23 dicembre 2004 (cfr. doc. 14).
In precedenza l'assicurato
si era annunciato in disoccupazione il 1° agosto 2004 rivendicando il diritto
all'indennità di disoccupazione fino al 22 agosto 2004, Doc. 28).
Con lettera del 17
settembre 2004 l’Impresa di pittura __________, __________ ha rilasciato
all’intenzione dell’assicurato una “Dichiarazione di collaborazione temporanea”
del seguente tenore: “(…) Come da lei richiesto, confermiamo la sua assunzione
temporanea tramite la ditta __________ fino al
30 luglio 2004. In data 16
agosto abbiamo ricontattato la ditta __________ per una sua nuova
collaborazione temporanea a partire dal 23 agosto 2004. (…).” (cfr. doc. 29).
Dallo “Stundenübersicht”
degli anni 2003 e 2004 risulta ancora che nei singoli mesi le ore effettuate
dall’assicurato sono state:
"(…)
gennaio 2003 50.00 ore
febbraio 2003 16.00 ore
marzo 2003 137.00 ore
aprile 2003 149.00 ore
maggio 2003 170.50 ore
giugno 2003 154.50 ore
luglio 2003 198.00 ore
agosto 2003 85.00 ore
settembre 2003 172.50 ore
ottobre 2003 177.75 ore
novembre 2003 168.00 ore
dicembre 2003 117.75 ore
gennaio 2004 40.00 ore
febbraio 2004 64.00 ore
marzo 2004 67.00 ore
aprile 2004 163.50 ore
maggio 2004 122.00 ore
giugno 2004 174.50 ore
luglio 2004 199.00 ore
agosto 2004 63.00 ore
settembre 2004 197.50 ore
Considerandi
ottobre 2004 181.50 ore
novembre 2004 176.50 ore
dicembre 2004 124.50 ore
(…)." (cfr. doc. 16/A e 16/B)
Il 25 marzo 2005
l’assicurato ha sottoscritto un contratto di lavoro e un contratto di missione
con un’altra agenzia di collocamento, la __________ (cfr. doc. 4/A).
Viste le risultanze appena
esposte questo Tribunale deve innanzitutto concludere che i contratti di lavoro
tra l’agenzia di collocamento __________ e l’assicurato sono dei contratti di
lavoro temporanei propri ai sensi della dottrina e della giurisprudenza
federale citata (cfr. consid. 2.2 e 2.3).
Infatti, nei diversi anni
in cui è stato impiegato presso la __________ l’assicurato è stato licenziato e
riassunto a più riprese, i contratti di missione erano conclusi con diverse
imprese e tra gli stessi, a volte, intercorreva diverso tempo. Negli anni 2003 e
2004.
le ore lavorate nei singoli mesi variavano poi sensibilmente tra un
periodo e l’altro.
Inoltre (a differenza del
caso deciso nella DTF 108 V 95), dagli atti di causa non risulta che
l’assicurato beneficiava di un contratto di lavoro durevole che prevedeva un termine
di disdetta di due mesi.
Al contrario, con lettera
del 19 dicembre 2003 l’assicurato è stato licenziato con effetto allo stesso
giorno mentre che le altre due disdette, quella del 23 luglio con effetto al 30
luglio 2004 e quella del 13 dicembre con effetto al 22 dicembre 2004, rispettavano
i termini di disdetta di cui all’art. 19 LC (cfr. doc. 5, 11 e 17).
Del resto, ritenuta la
volontà del legislatore e viste le particolarità del contratto di lavoro
temporaneo (cfr. consid. 2.2 e 2.3), nel caso concreto nemmeno si può
concludere per l’esistenza di un contratto a catena.
Di conseguenza, visto che
nell’ambito di un contratto di lavoro temporaneo tra una missione e l’altra il
rapporto è di regola interrotto, a torto, la Cassa ha rifiutato all’assicurato
il diritto alle indennità di disoccupazione a contare dal 1° agosto 2004.
Infatti, considerata la natura del contratto di lavoro (contratto di lavoro
temporaneo proprio) e ritenuta la disdetta del 23 luglio con effetto al 30
luglio 2004, il 1° agosto 2004 l’assicurato non ha iniziato le proprie vacanze
bensì si è trovato di nuovo disoccupato.
Questa questione è
peraltro già stata affrontata e risolta dal TFA il quale ha stabilito che il
fatto di concludere un contratto di lavoro di durata determinata fino al
momento della chiusura annuale dell’azienda e un contratto di durata
indeterminata che entra in vigore immediatamente dopo le vacanze aziendali, non
costituisce un abuso di diritto ai sensi dell’art. 2 cpv. 2 CC e che la cassa
di disoccupazione non può rifiutare l’indennità, ai sensi dell’art. 11 cpv. 3
LADI, per la durata delle vacanze aziendali (cfr. consid. 2.4).
Secondo il TCA questa
chiara giurisprudenza federale va applicata anche se l’Assemblea federale ha
deciso di non dare seguito all’iniziativa del Canton Jura denominata “Chômage
et vacances d’entreprise. Inégalité de traitement” (cfr. consid. 2.5 e 2.6).
In simili circostanze, la
decisione su opposizione impugnata va annullata e gli atti vengono retrocessi
all’amministrazione perché verifichi se l’assicurato adempie gli altri
presupposti necessari per poter beneficiare del diritto alle indennità di
disoccupazione.
2.8
Secondo
l'art. 61 lett. g LPGA il ricorrente che vince la causa ha diritto al rimborso
delle ripetibili secondo quanto stabilito dal tribunale delle assicurazioni.
L'importo è determinato senza tener conto del valore litigioso, ma secondo
l'importanza della lite e la complessità del procedimento.
La
disposizione transitoria dell'art. 82 cpv. 2 LPGA stabilisce poi che i Cantoni
devono adeguare la loro legislazione alla presente legge entro cinque anni a
partire dalla sua entrata in vigore. Fino a quel momento sono valide le
prescrizioni cantonali in vigore precedentemente (cfr. DTF 129 V 115).
Al
riguardo l’Alta Corte in una decisione del 20 agosto 2003 nella causa B., C
56/03, ha, in particolare, sviluppato le seguenti considerazioni:
"
(…)
1.2
Neu verankert Art. 61 lit. g Satz 1 ATSG für
sämtliche von diesem Gesetz erfassten Regelungsgebiete, einschliesslich die
Arbeitslosenversicherung (Art. 2 ATSG in Verbindung mit Art. 1 AVIG in der seit
1.
Januar 2003 geltenden Fassung), einen Anspruch der obsiegenden Beschwerde
führenden Person auf Ersatz der Parteikosten. Nach der Rechtsprechung ist diese
geänderte prozessrechtliche Norm des Bundesrechts - im Unterschied zu den mit
dem ATSG geänderten materiellrechtlichen Vorschriften - ab dem Tag dessen
Inkrafttretens am 1. Januar 2003 sofort anwendbar geworden; vorbehalten bleiben
anders lautende Übergangsbestimmungen (BGE 129 V 115 Erw. 2.2, 117 V 93 Erw.
6b, 112 V 360 Erw. 4a; RKUV 1998 Nr. KV 37 S. 316 Erw. 3b; Urteil E. vom 20.
März 2003 [I 238/02] Erw. 1.2). Von den im ATSG enthaltenen Übergangsregelungen
ist allein Art. 82 Abs. 2 ATSG verfahrensrechtlicher Natur. Danach haben die
Kantone ihre Bestimmungen über die Rechtspflege diesem Gesetz innerhalb von
fünf Jahren nach seinem Inkrafttreten anzupassen; bis dahin gelten die
bisherigen kantonalen Vorschriften.
§ 28 Abs. 2 des Zuger Gesetzes über den
Rechtsschutz in Verwaltungssachen vom 1. April 1976 (Verwaltungsrechtspflegegesetz;
Bereinigte Gesetzessammlung 162.1) sieht vor, dass im Rechtsmittelverfahren der
ganz oder teilweise obsiegenden Partei eine Parteientschädigung nach Massgabe
ihres Obsiegens zuzusprechen ist, ohne einzelne Gebiete des Verwaltungs-,
insbesondere des Sozialversicherungsrechts hievon auszunehmen. Materiellrechtlich
genügt die kantonale Regelung damit den bundesrechtlichen Vorgaben des Art. 61
lit. g Satz 1 ATSG. Hinsichtlich des grundsätzlichen Anspruchs der obsiegenden
Partei auf Parteientschädigung (auch) im Arbeitslosenversicherungsprozess ist
der zugerische Gesetzgeber mithin zu keiner Anpassung des
Verwaltungsrechtspflegegesetzes innert fünf Jahren gehalten, womit der
übergangsrechtliche Art. 82 Abs. 2 ATSG hier - wovon im vorliegenden Fall auch
die Vorinstanz ausgegangen ist - keine eigenständige Rechtswirkung entfaltet,
die der sofortigen Anwendbarkeit des Art. 61 lit. g Satz 1 ATSG entgegenstünde.
(…)"
(cfr. STFA del 20 agosto 2003 nella causa B., C
56/03, consid. 1)
Secondo
l'art. 22 della legge di procedura per le cause davanti al Tribunale cantonale
delle assicurazioni (LPTCA), il ricorrente che vince la causa ha diritto nella
misura stabilita dal giudice al rimborso delle spese processuali, dei disborsi
e delle spese di patrocinio (cpv. 1). L'importo delle ripetibili è determinato
in relazione alla fattispecie ed alla difficoltà del processo, senza tener
conto del valore litigioso (cpv. 2).
Ora, visto
il tenore dell’art. 22 LPTCA suenunciato e alla luce della giurisprudenza
federale appena illustrata, anche nel nostro Cantone, la regolamentazione
cantonale non deve essere adeguata all'art. 61 lett. g LPGA in quanto conforme
a quest’ultimo (cfr. DTF 130 V 320, consid. 2.1, pag. 324 e 325).
In simili
condizioni, visto l'esito della procedura, la Cassa verserà all'assicurato fr.
1'000.-- a titolo di ripetibili.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- Il ricorso
é accolto.
§ La
decisione su opposizione impugnata va annullata.
§§ Gli
atti sono retrocessi all’amministrazione perché verifichi se
l’assicurato adempie agli ulteriori presupposti necessari per poter beneficiare
del diritto alle indennità di disoccupazione.
2.- Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
La Cassa
verserà all'assicurato la somma di fr. 1'000.-- a titolo di ripetibili (IVA
inclusa).
3.- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso
dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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