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38.2006.70

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

15 febbraio 2007Italiano53 min

Source ti.ch

Fatti

i tentativi sinora intrapresi volti a concretizzare un suo reinserimento

professionale si sono rivelati vani.

Nei confronti di RI 1 sono inoltre pendenti numerose

procedure esecutive per importi milionari (doc. E).

Tutti i presupposti per la concessione del

gratuito patrocinio risultano quindi adempiuti, considerate in particolare la

possibilità (affatto da escludere) di esito favorevole del presente ricorso ed

il manifesto stato d'indigenza dell'opponente.

Ai sensi dell'art. 37 cpv. 4 LPGA, si chiede

pertanto l'integrale accoglimento della domanda di ammissione al patrocinio

gratuito, ritenuto che l'istante - per il tramite del sottoscritto suo legale -

rimane naturalmente a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento dovesse

eventualmente ancora imporsi." (Doc. I, pag. 2-6)

1.4. La Cassa, in

risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di

cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

1.5. Il 9

novembre 2006 l’assicurato, tramite l’avv. RA 1, ha comunicato di rinunciare a

presentare ulteriori mezzi di prova rispetto a quelli già notificati in calce

al ricorso (cfr. doc. V).

Inoltre

con scritto del 10 novembre 2006 il patrocinatore del ricorrente, in relazione al

memoriale di risposta, ha sollevato la censura di intempestività (cfr. doc.

VI).

1.6. Pendente

causa questa Corte ha interpellato la __________ in merito ad alcune

dichiarazioni di suoi dipendenti, e meglio dell’avv. __________ del 10 dicembre

2004, rispettivamente del 12 aprile 2006 e del signor __________ del 19 maggio

2006 (cfr. doc. VIII).

L’avv. __________

e il signor __________ hanno risposto il 14 dicembre 2006 (cfr. doc. IX).

1.7. Il 15

dicembre 2006 l’avv. RA 1 ha inviato al TCA un verbale di interrogatorio

dinanzi al Procuratore pubblico riguardante un terzo, chiedendone l’assunzione

agli atti (cfr. doc. X).

Con

ordinanza del 22 dicembre 2006 questa Corte, rilevato che il citato verbale

concerne un terzo estraneo alla vertenza davanti al TCA, ha rifiutato la

richiesta di assunzione del documento che è stato restituito al legale

dell’assicurato con effetto immediato (cfr. doc. XI).

1.8. In merito

all’accertamento esperito presso la __________ il ricorrente, tramite l’avv. RA

1, si è pronunciato il 28 dicembre 2006 (cfr. doc. XIII).

La Cassa,

dal canto suo, in medesima data, ha precisato di non avere osservazioni da

formulare (cfr. doc. XIV).

1.9. Il doc. XIV

è stato inviato per conoscenza all’avv. RA 1 (cfr. doc. XV).

Il doc.

XIII è stato trasmesso per conoscenza alla Cassa (cfr. doc. XVI).

in

diritto

In

ordine

2.1. Preliminarmente

occorre rilevare che nei confronti dell’assicura-to, in relazione al dissesto

finanziario della __________, è in corso un procedimento penale. In effetti

contro lo stesso l’11 agosto 2004 è stata promossa l’accusa di amministrazione

infedele, sub. appropriazione indebita, sub. truffa, falsità in documenti,

soppressione di documenti (cfr. doc. 4 inc. 38.2006.69).

Nel

settore del diritto delle assicurazioni sociali vige il principio di celerità

enunciato all'art. 29 cpv. 1 Cost. fed. e all’art. 61 lett. a LPGA secondo cui

la procedura dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni deve essere

semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita per le parti.

Inoltre la

sospensione della trattazione di una vertenza va ammessa solo eccezionalmente

(cfr. STFA del 26 luglio 2006 nella causa M., K 79/06, consid. 4; DTF 130 V 90=SVR 2004 IV Nr. 24 pag. 72, consid. 5; DTF 119 II

389 consid. 1b; F. Hohl, procédure civile, Tome II, ch.

2004).

Pertanto

nell’evenienza concreta si giustifica decidere il ricorso contro la decisione

su opposizione del 6 settembre 2006 senza sospendere la causa per attendere

l’esito del procedimento penale, tanto più che da informazioni assunte da

questa Corte presso il Ministero pubblico risulta che, a causa della __________

di __________, membro del Consiglio di amministrazione della __________, nonché

__________ dell’insorgente, - e quindi non per motivi imputabili al Ministero

Pubblico -, il completamento dell’istruttoria richiederà un lasso di tempo

piuttosto lungo.

2.2. Con scritto

del 10 novembre 2006 l’avv. RA 1 ha invocato l’intempestività della risposta di

causa, specificando che la stessa implica la nullità, rilevabile d’ufficio,

dell’atto (cfr. doc. VI).

Giusta

l’art. 3 cpv. 1 della legge di procedura per i ricorsi al Tribunale cantonale

delle assicurazioni (LPTCA), immediatamente dopo esaminato il ricorso o dopo

che lo stesso sia completato e ritornato al Tribunale, il giudice delegato ne

trasmette copia all’autorità amministrativa che ha emanato la querelata

decisione fissandole un termine di 20 giorni per la presentazione dell’atto di

risposta cui sono da allegare tutti i documenti.

Il cpv. 2

recita che il suddetto termine può essere prorogato una sola volta a seguito di

istanza motivata dall’autorità amministrativa.

Secondo

l'art. 8 LPTCA trascorso un termine fissato in applicazione della presente legge,

il giudice delegato o il presidente del Tribunale assegna un termine perentorio

suscettibile per fondati motivi di proroga o di restituzione in intero.

L'art. 38

LPGA prevede che:

"

Se il termine è computato in

giorni o in mesi e deve essere notificato alle parti, inizia a decorrere il

giorno dopo la notificazione. (cpv. 1)

Se non deve essere notificato

alle parti, esso inizia a decorrere il giorno dopo l’evento che lo ha

provocato. (cpv. 2)

Se l’ultimo giorno del termine

è un sabato, una domenica o un giorno festivo del Cantone in cui ha domicilio o

sede la parte o il suo rappresentante, il termine scade il primo giorno feriale

seguente. (cpv. 3)

I termini stabiliti dalla

legge o dall’autorità in giorni o in mesi non decorrono:

a. dal settimo giorno precedente la Pasqua al

settimo giorno successivo alla Pasqua incluso;

b. dal 15 luglio al 15

agosto incluso;

c. dal 18 dicembre al 1°

gennaio incluso. (cpv. 4)"

Questa

norma corrisponde, del resto, all'art. 131 CPC applicabile in virtù del rinvio

di cui all'art. 23 LPTCA.

In casu

dalla documentazione agli atti risulta che il TCA, con ordinanza del 10 ottobre

2006, ha intimato il ricorso alla Cassa e le ha assegnato il termine di 20

giorni di cui all'art. 3 cpv. 1 LPTCA per presentare la risposta di causa (cfr.

doc. II).

Il

termine di 20 giorni per inoltrare la risposta è iniziato a decorrere al più

presto, ritenendo che l’ordinanza sia stata notificata alla parte resistente il

giorno successivo a quello dell’intimazione, il 12 ottobre 2006, ed è scaduto

martedì 31 ottobre 2006.

La

risposta di causa datata 26 ottobre 2006 e pervenuta al TCA il 27 ottobre 2006

è, pertanto, tempestiva.

Va,

comunque, rilevato che il termine di 20 giorni di cui all'art. 3 cpv. 1 LPTCA è

d'ordine, a differenza del termine previsto all'art. 8 LPTCA che viene fissato

dal giudice qualora il termine di 20 giorni non sia ossequiato senza chiedere

una proroga. In questo secondo caso, infatti, si tratta di un termine

perentorio.

Sul tema

sollevato dall'assicurato è utile poi considerare che nell’ambito del diritto

delle assicurazioni sociali e, quindi, anche nel settore dell'assicurazione

contro la disoccupazione, vige il principio inquisitorio:

l’amministrazione e, in caso di ricorso, il giudice, accertano d’ufficio i fatti

determinanti per il giudizio, assumono le prove necessarie e le valutano

liberamente (cfr. STFA del 29 settembre 1998 nella causa F., H 201/97; DTF 122

V 157; Ch. Zünd, Kommentar zum Gesetz über das

Sozialversicherungsgericht des Kantons Zürich, Zürich 1999, §23 n. 5).

In una sentenza del 28 aprile 2003 nelle cause P. e M., H 208/00 e H

209/00 il TFA ha appurato la tempestività della risposta di causa ed ha

respinto le censure sollevate dall'assicurato circa la tardività della stessa.

In

un'altra sentenza del 30 novembre 2000 nella causa T. (K 22/00) chiamato a

pronunciarsi su un ricorso interposto da una Cassa contro una decisione

incidentale con la quale il TCA, accertata l'intempestività della risposta

presentata dalla Cassa, aveva stabilito che comunque la documentazione da essa

prodotta veniva acquisita agli atti, nella misura in cui sarebbe stata

giudicata rilevante ai fini di un corretto e puntuale chiarimento dei fatti

giuridicamente importanti, il TFA ha dichiarato irricevibile il ricorso in

quanto la decisione non creava un danno irreparabile.

In quella

sentenza l'Alta Corte, ha in particolare, osservato che:

"

(…)

nel concreto caso, l'istanza cantonale, dopo

aver nei considerandi di diritto ricordato come nell'ambito delle assicurazioni

sociali e quindi anche dell'assicurazione malattie vigesse il principio

inquisitorio, ha nel dispositivo della querelata pronunzia dichiarato che i

documenti prodotti dalla Cassa, pur avendo quest'ultima inviato la sua risposta

tardivamente, venivano comunque acquisiti all'incarto, nella misura in cui

sarebbero stati ritenuti determinanti ai fini del giudizio, non si vede

pertanto in quale modo la litigiosa decisione incidentale possa causare un

pregiudizio irreparabile alla Cassa, danno che la medesima d'altronde non fa

nemmeno valere nel suo ricorso di diritto amministrativo, il quale si rileva di

conseguenza inammissibile,

(…)." (cfr. STFA del 30 novembre 2000 nella

causa T., K 22/00)

In una

sentenza del 14 luglio 2004 nella causa S., 35.2003.63, confermata dall'Alta

Corte nella sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa S., U 260/04 (in

particolare consid. 1) il TCA, da un lato, ha considerato che il termine di 20

giorni per l’invio della risposta era stato ossequiato (in quanto entro tale

lasso di tempo la stessa è stata comunque trasmessa a un’autorità, anche se incompetente)

e dall’altro, ha formulato, in riferimento a un’eventuale risposta tardiva, le stesse

considerazioni appena esposte in concreto.

Nel merito

2.3. Oggetto del

contendere è la questione di sapere se correttamente o meno la Cassa ha negato

a RI 1 il diritto all’indennità per insolvenza in quanto svolgeva un ruolo

decisivo in seno alla __________.

2.4. Secondo

l’art. 51 cpv. 1 LADI i lavoratori soggetti all’obbligo di contribuzione, al

servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad una procedura

d’esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno diritto

all’indennità per insolvenza se:

a. il

loro datore di lavoro é stato dichiarato in fallimento e se a quel momento

vantano crediti salariali oppure

b. il

fallimento non viene dichiarato soltanto perché in seguito a manifesto

indebitamento del datore di lavoro nessun creditore é disposto ad anticipare le

spese o

c. hanno

presentato, contro il datore di lavoro, una domanda di pignoramento per crediti

salariali.

Il cpv. 2

di questa disposizione stabilisce poi che non hanno diritto all’indennità per

insolvenza le persone che, in qualità di soci, di membri di un organo dirigente

dell’azienda o finanziariamente partecipi della società, prendono parte alle

decisioni del datore di lavoro o possono esercitarvi un influsso considerevole,

nonché i loro coniugi che lavorano nell’azienda.

Il contenuto

dell’art. 51 cpv. 2 LADI è identico a quello dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI.

Pertanto

la giurisprudenza sviluppata dal Tribunale federale delle assicurazioni (TFA) e

dal TCA in merito a quest’ultimo disposto trova applicazione analogica anche

nella presente fattispecie.

Infatti

il TFA, in una decisione pubblicata in SVR 1997 ALV Nr. 107 = DLA 1996/1997 Nr.

41 pag. 224 ha, tra l’altro, stabilito che la giurisprudenza emanata

relativamente all’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI è applicabile pure al diritto

all’indennità per insolvenza di cui all’art. 51 LADI.

In una

sentenza pubblicata in DLA 2004 Nr. 21 pag. 196, visto che i due disposti

escludono dal diritto alle prestazioni la stessa cerchia di persone, l’Alta

Corte ha ribadito che nell’ambito dell’art. 51 cpv. 2 LADI trova applicazione

analogica la giurisprudenza sviluppata in merito all’art. 31 cpv. 3 lett. c

LADI.

Anche

Gehrards nel suo commentario testualmente rileva che:

" Keinen

IE-Anspruch hat der Personenkreis, der auch bei der KAE und SWE vom Anspruch

ausgeschlossen ist (AVIG 51 II)." (cfr. G. Gehrards, “Grundriss des neuen

Arbeitslosenversicherungsrecht”, Ed. P. Haupt,

Berna-Stoccarda-Vienna, 1996, pag. 174 n° 79)

2.5. Secondo l'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, non hanno diritto

all'indennità per lavoro ridotto le persone che, come soci, compartecipi

finanziari o membri di un organo decisionale supremo dell'azienda, determinano

o possono influenzare risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, come

anche i loro coniugi occupati nell'azienda.

Questa

normativa è stata introdotta nella legge per ovviare a possibili abusi in una

situazione particolare "in cui gli interessi in gioco si

sovrappongono" (cfr. Messaggio concernente una nuova legge federale su

l'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e l'indennità per insolvenza

del 2 luglio 1980, Ed. separata p. 62, Gerhards, “Kommentar...” Vol. I, pag. 408 no. 43; Beatrice Brügger, Die

Kurzarbeitsentschädigung als Arbeitslosenversicherungsrechtliche

Präventivmassnahme, Berna 1993, p. 37).

In una sentenza pubblicata in DTF 113 V 74, il TFA ha avuto modo di

precisare che, contrariamente alla giurisprudenza relativa al vecchio art. 31

cpv. 1 lett. c OAD, si deve riconoscere che il diritto è escluso per le persone

menzionate dall'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI.

In una

sentenza pubblicata in DTF 120 V 521 e in SVR 1995 ALV Nr. 36, l’Alta Corte ha

stabilito che, per giudicare se un dipendente, membro di un organo dirigente di

un'impresa è escluso dal diritto all'indennità in virtù dell'art. 31 cpv. 3

lett. c LADI, bisogna determinare di quale potere decisionale egli dispone

effettivamente, in funzione della struttura interna dell'azienda. Secondo la

nostra Massima Istanza non è ammissibile rifiutare il diritto all'indennità ad

un dirigente per il solo motivo che egli è autorizzato a rappresentare la ditta

con la sua firma ed è iscritto al registro di commercio. Nel caso che era

chiamato ad esaminare il TFA ha così riconosciuto il diritto all'indennità a

due vicedirettori visto che le loro competenze erano limitate a certi settori

tecnici.

Le

sentenze sopra menzionate sono poi state ulteriormente confermate dal TFA in

una decisione pubblicata in SVR 1997 ALV Nr. 82 = DTF 122 V 270 = DLA

1996/1997, Nr. 23, pag. 130.

In un’ulteriore

sentenza pubblicata in SVR 1997 ALV Nr. 101 il TFA, sempre in merito

all’esclusione delle persone elencate all’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI dal

diritto all’indennità per lavoro ridotto, ha stabilito che non bisogna

giudicare esclusivamente in base allo statuto formale di organo; va invece

stabilito, in virtù degli elementi concreti della fattispecie, l’ampiezza del

potere decisionale. Occorre pertanto applicare un concetto di organo in senso

materiale, poiché solo così vi é la garanzia che l’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI,

il quale intende scientemente combattere gli abusi, adempia il suo scopo.

In

particolare nel caso concernente il direttore con diritto di firma individuale,

il TFA ha confermato il giudizio cantonale che rinviava gli atti

all’amministrazione per ulteriori accertamenti (cfr. SVR 1997 ALV Nr. 107, cfr.

consid. 2.3 in fine).

Nel caso

poi, in cui si trattava di sapere se due vicedirettori di una grande azienda

avevano o meno diritto alle indennità per lavoro ridotto, il TFA ha stabilito

che, non è ammissibile negare, in modo generico, a impiegati che esercitano

mansioni dirigenziali il diritto alle indennità per lavoro ridotto per il solo

fatto che essi abbiano potere di firma e siano iscritti nel registro di

commercio (cfr. DTF 120 V 521).

Contestualmente,

il TFA ha rilevato che:

"

b) Der Wortlaut von Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG

ist hinsichtlich der vorliegen interessierenden Frage insoweit klar, als nur

Personen vom Entschädigungsanspruch bei kurzarbeit ausgeschlossen werden,

welche die Entscheidungen der Arbeitgeberfirma bestimmen oder zumindest massgeblich

beeinflussen können. Soweit leitende Angestellte vom Ausschluss erfasst sind,

muss es sich um Mitglieder eines obersten betrieblichen Entscheidungsgremiums

handeln. Daraus folgt, dass bei grösseren Betrieben mit mehrstufiger

Organisation und mehreren Führungsebenen nicht sämtliche Angestellten mit

leitenden Funktionen vom Entschädigungsanspruch ausgenommen sind. Art. 31 Abs.

3 lit. c AVIG erfasst vielmehr nur Personen, welchen bei der Willensbildung des

Betriebes entscheidende oder zumindest massgebliche Bedeutung zukommt, was auf

Mitglieder des höchsten Entscheidungsgremiums, nicht aber auf Angestellte in

untergeordneten Kaderfunktionen zutrifft.

Zum gleichen Ergebnis führt auch eine Auslegung,

welche sich an Sinn und Zweck von Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG orientiert. Mit

dieser Bestimmung sollte bei der Kurzarbeitsentschädigung (und in Verbindung

mit Art. 42 Abs. 3 AVIG bei der Schlechtwetterentschädigung) dem Missbrauch

bewusst ein Riegel geschoben werden (BGE 113 V 77 Erw. 3c; GERHARDS, a.a.O., N

43 zu Art. 31 AVIG). Eine Missbrauchsgefahr besteht indessen hauptsächlich bei

Personen, die als oberste Entscheidungsträger eines Betriebes befugt sind,

Kurzarbeit anzuordnen, nicht aber bei den übrigen Kadermitarbeitern wie

Vizedirektoren, Prokuristen usw., die regelmässig nicht zuständig sind, über

die Einführung von Kurzarbeit zu entscheiden.

(...)

Vielmehr ist in jedem Fall zu prüfen, welche

Entscheidungs-befugnisse einer Person aufgrund der internen betrieblichen

Struktur zukommen. (...)” (cfr. DTF 120 V 521, consid.

3.- b), pag. 525-526)

Il TFA ha

poi concluso che:

"

4.- Wie aus den eingereichten Unterlagen

ersichtlich ist, gehören die von Kurzarbeit betroffenen Vizedirektoren nicht

dem obersten betrieblichen Entscheidungsgremium der Beschwerdeführerin an. Vielmehr

handelt es sich um Fachspezialisten, Stabsmitarbeiter oder Ressortchefs mit

beschränkten Entscheidungsbefugnissen. Aufgrund der hierarchischen Gliederung

der X AG kann als erstellt gelten, dass sie die Entscheidungen der

Arbeitgeberfirma weder bestimmen noch massgeblich beeinflussen können. (...)”

(cfr. DTF 120 V 521, consid. 4, pag. 527)

Al

riguardo questa Corte in una sentenza del 19 novembre 1998 pubblicata in RDTA

I-1999 N. 81 ha ricordato che la conoscenza della situazione finanziaria della

ditta e la veste di vice-direttore con firma individuale non bastano da sole

per escludere l’assicurato dal diritto all’indennità per insolvenza.

In

quel caso ciò è valso anche se l’assicurato ha sottoscritto, a nome della

ditta, la concessione di acconti sui salari e sulla quota parte di tredicesima

ad alcuni operai. Infatti è stato stabilito che, solo dalla semplice firma

apposta sugli acconti versati, non era ancora possibile concludere

sull’esistenza di un potere decisionale dell’assicurato in merito alle

decisioni del proprio datore di lavoro. La decisione della Cassa di negare

all’assicurato il diritto all’indennità di insolvenza è stata annullata e gli

atti rinviati alla parte resistente per ulteriori accertamenti.

Nelle

Considerandi

decisioni pubblicate in SVR 1997 ALV Nr. 82 = DTF 122 V 270 = DLA 1996/1997,

Nr. 23, pag. 130 e in SVR 1997 ALV Nr. 101, il TFA ha poi affermato che un

dipendente membro del consiglio di amministrazione di un’azienda gode di un

notevole potere decisionale ai sensi dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI ex lege,

come descritto agli art. 716 a 716b del Codice delle obbligazioni.

Il TFA ha

infatti rilevato che:

" (...)

Nach der Rechtsprechung muss bei Arbeitnehmern, bei denen sich aufgrund ihrer

Mitwirkung im Betrieb die Frage stellt, ob sie einem obersten betrieblichen

Entscheidungsgremium angehören und ob sie in dieser Eigenschaft massgeblich

Einfluss auf die Unter- nehmensentscheidungen nehmen können, jeweils geprüft

werden, welche Entscheidungsbefugnisse ihnen aufgrund der internen betrieblichen

Struktur zukommen. Hiervon ausgenommen hat das Eidgenössische

Versicherungsgericht einzig die mitarbeitenden Verwaltungsräte, da diese

unmittelbar von Gesetzes wegen

(Art. 716-716b OR) über eine massgebliche

Entscheidungsbefugnis im Sinne von Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG verfügen (BGE 122

V 273 E. 3 mit Hinweisen). Hingegen geht es nach der zuvor erwähnten

Rechtsprechung nicht an, Angestellte in leitenden

Funktionen allein deswegen vom Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung auszu-

schliessen, weil sie für einen Betrieb zeichnungsberechtigt und im

Handelsregister eingetragen sind (BGE 122 V 272 E. 3, 120 V 525 f. E. 3b; vgl.

ferner ARV 1996 Nr. 10 S. 52). (...)"

(cfr. SVR 1997 ALV Nr. 101, pag. 310 consid. 5a)

Nella già

citata sentenza pubblicata in DLA 2004 Nr. 21, pag. 196, l’Alta Corte ha poi

ribadito che secondo la giurisprudenza relativa agli art. 31 cpv. 3 let. c e 51

cpv. 2 LADI, i membri del consiglio d’amministrazione di una società

esercitano, in virtù della legge, un potere determinante, pertanto non hanno

diritto né all’indennità per lavoro ridotto, né all’indennità per insolvenza.

Sebbene essi non siano effettivamente responsabili dell’insolvenza del datore

di lavoro, promulgando l’art. 51 cpv. 2 LADI il legislatore ha voluto escludere

dal diritto alle indennità per insolvenza le persone che esercitano un influsso

considerevole sia sulla gestione degli affari, sia sulla politica dell’impresa

e che hanno diritto di prendere visione della contabilità e, di conseguenza,

non sono colte di sorpresa dal fallimento del datore di lavoro.

In

quell’evenienza il TFA ha sviluppato, in particolare, le seguenti

considerazioni:

"

(…)

3.2

Selon la jurisprudence relative à l'art. 31 al.

3.

let. c LACI - lequel, dans une teneur équivalente, exclut du droit à

l'indemnité en cas de réduction de l'horaire de travail le même cercle de

personnes que celui visé par l'art. 51 al. 2 LACI et auquel on peut se référer

par analogie (DTA 1996/1997 no 41 p. 227 consid. 1b) - , il n'est pas

admissible de refuser, de façon générale, le droit aux prestations aux employés

au seul motif qu'ils peuvent engager l'entreprise par leur signature et qu'ils

sont inscrits au registre du commerce. Il y a lieu de ne pas se fonder de façon

stricte sur la position formelle de l'organe à considérer; il faut bien plutôt

établir l'étendue du pouvoir de décision en fonction des circonstances

concrètes.

C'est donc la notion matérielle de l'organe

dirigeant qui est déterminante, car c'est la seule façon de garantir que l'art.

31.

al. 3 let. c LACI, qui vise à combattre les abus, remplisse son objectif

(SVR 1997 ALV no 101 p. 311 consid. 5d). En particulier, lorsqu'il s'agit de

déterminer quelle est la possibilité effective d'un dirigeant d'influencer le

processus de décision de l'entreprise, il convient de prendre en compte les

rapports internes existant dans l'entreprise. On établira l'étendue du pouvoir

de décision en fonction des circonstances concrètes (DTA 1996/1997 no 41 p. 227

sv. consid. 1b et 2; SVR 1997 ALV no 101 p. 311 consid. 5c). La seule exception

à ce principe que reconnaît le Tribunal fédéral des assurances concerne les

membres des conseils d'administration car ils disposent ex lege (art. 716 à

716b CO), d'un pouvoir déterminant au sens de l'art. 31 al. 3 let. c LACI (DTA

1996/1997 no 41 p. 226 consid. 1b et les références). Pour les membres du

conseil d'administration, le droit aux prestations peut être exclu sans qu'il

soit nécessaire de déterminer plus concrètement les responsabilités qu'ils

exercent au sein de la société (ATF 122 V 273 consid. 3). (…)"

(cfr. DLA 2004 Nr. 21, consid. 3.2, pag. 198)

2.6

Dapprima va osservato che il

ricorrente con l’atto di ricorso ha sostenuto che la motivazione della

decisione impugnata sarebbe palesemente carente (cfr. doc. I pag. 4).

Il diritto di essere

sentito, di cui all’art. 29 cpv. 2 Cost., comprende, fra l’altro, la pretesa di

ottenere una decisione motivata, che impone all'autorità di pronunciarsi nei

considerandi sulle allegazioni delle parti, riferendosi agli argomenti da esse

addotti. Tale obbligo intende evitare che l'autorità, nell'esercizio dei suoi

poteri decisionali, si lasci guidare da ragioni non pertinenti e, d'altro

canto, consentire al cittadino di farsi una chiara idea della portata della

decisione che lo riguarda per poterla, se del caso, impugnare. A tal fine ogni

atto decisionale deve menzionare, anche se brevemente, le considerazioni che ne

hanno determinato il convincimento e l’hanno dunque spinta a decidere in un

senso piuttosto che nell’altro. L’autorità non è tenuta a prendere

esplicitamente posizione su ogni allegazione di fatto o di diritto, ma può

limitarsi ai punti essenziali e all'esame delle argomentazioni di parte atte a

influire sul giudizio (cfr. STFA del 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01,

consid, 2.1.; STFA del 10 giugno 2002 nella causa R., H 192/00; DTF 121 III 331

consid. 3b; Albertini, Der verfassungsmässige Ansruch auf

rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des modernen Staates, Berna 2000,

pag. 368 seg. con numerosi rinvii).

Nella fattispecie, alla luce dei principi giurisprudenziali appena

esposti, questa Corte non può ravvisare delle lacune dal profilo della

motivazione della decisione su opposizione contestata.

Infatti da

quest'ultima emerge chiaramente il motivo per cui la Cassa ha respinto la

richiesta di indennità per insolvenza inoltrata dall'assicurato, ovvero poiché lo

stesso aveva un ruolo decisivo in seno alla __________.

Del resto

l’assicurato ha potuto rendersi conto della portata del provvedimento emesso

nei suoi confronti, visto che l'ha impugnato dinanzi a questo Tribunale.

Inoltre va

tenuto conto del fatto che la medesima questione era già stata oggetto di una

precedente procedura sfociata nella sentenza del 16 novembre 2005 del TCA (cfr.

inc. 38.2005.5).

La censura

sollevata dall’insorgente è dunque infondata.

2.7

La Cassa,

con decisione del 9 giugno 2006, confermata con decisione su opposizione del 6

settembre 2006, ha negato all’assicurato il diritto all’indennità per

insolvenza basandosi fondamentalmente sui verbali di interrogatorio dinanzi al

Ministero pubblico, in particolare su quelli del 20, 24 settembre e 10 dicembre

2004, da cui emergerebbe la sua partecipazione al dissesto finanziario della __________.

In effetti

l'amministrazione dopo avere riconosciuto che il ricorrente non era membro del

CdA della società, ha ritenuto che l’insorgente, quale direttore sostituto con

competenze nel settore contabile, della gestione del personale e del servizio

giuridico, era in grado di determinare o influire sulle decisioni della SA. Ciò

sarebbe dimostrato anche dall’aumento di salario da fr. 6'000.- a fr. 10'000.--.

Secondo

la Cassa anche la promozione delle accuse in sede penale, benché non si sia

ancora giunti al deposito dell’atto di accusa e il processo non sia stato

celebrato, è un indizio relativo al suo coinvolgimento nella rovina finanziaria

della società (cfr. doc. A, B).

L’assicurato

contesta recisamente tali allegazioni, asserendo sostanzialmente che la sua

reale funzione nella società, vertente su questioni puramente amministrative,

non è mai stata tale da permettergli di prendere parte alle decisioni della

stessa, né di esercitarvi un qualsiasi influsso. L’insorgente ha puntualizzato

di non essere mai stato neppure azionista o in qualche modo partecipe

economicamente della società.

Infine

egli censura una palese e ingiustificata disparità di trattamento in raffronto

a suo __________, al quale è stato riconosciuto il diritto all’indennità,

benché all’interno della __________ occupasse, dal profilo gerarchico, la sua

stessa identica posizione e contro il quale il Ministero pubblico ha agito come

nei suoi confronti, procedendo pure con una promozione dell’accusa (cfr. doc.

I).

2.8

Il TCA,

chiamato ora a pronunciarsi in merito alla fattispecie, constata, in primo

luogo, che dall’estratto del RC della __________ - dal 23 agosto 2004 __________

in liquidazione - (reperibile in internet al sito www.zefix.ch), emerge che il 28 gennaio

1999.

RI 1 è stato iscritto a RC quale direttore sostituto con firma collettiva

a due.

Come

risulta da quanto dichiarato dallo stesso assicurato e dai verbali del

Consiglio di amministrazione della __________, il ricorrente ricopriva

concretamente la funzione di responsabile dell’amministrazione (cfr. doc. 30; 28).

Il

Consiglio di amministrazione della società risultava costituito dal presidente

con firma collettiva a due, __________ (dall’aprile 1993 all’aprile 2004), dal

vicepresidente con firma collettiva a due avv. __________, dai membri con firma

collettiva a due __________ (fino al settembre 2003; dall’aprile 1993 al

gennaio 1999 era stato delegato), __________, __________ (dal gennaio 1999 al

maggio 2001) e __________ (dal dicembre 2000 a tutt’oggi).

Inoltre

direttori della __________ erano __________, dal febbraio 1999 all’aprile 2002,

e __________, dal dicembre 2000 all’aprile 2003.

Direttori

sostituti erano, invece, a decorrere dal gennaio 1999, come già visto, RI 1,

oltre che __________, il quale svolgeva compiti inerenti al servizio

informatico e di sicurezza (cfr. inc. 38.2004.84), e __________, per il periodo

dall’aprile 2003 al luglio 2004 (cfr. estratto RC).

Il

capitale azionario della SA era detenuto in misura del 40% da __________, del

25% dall’avv. __________ tramite la __________, del 20% da __________, del 10%

da __________ e del 5% da __________ (cfr. doc. 28; C, 39 inc. 38.2006.69).

Da quanto

appena descritto si evince che, sebbene nella __________ fossero attivi __________

(__________, RI 1, __________, oltre a __________, il quale si occupava della

tenuta delle registrazioni della clientela indiretta, cfr. doc. 29 inc. 38.2006.69;

per quanto concerne __________, non era in essere un contratto di lavoro con la

SA; dalle indagini della Procura egli non risulta quale dipendente della

società - cfr. doc. 28 inc. 38.2006.69), la stessa non aveva una struttura

esclusivamente familiare, visto, in ogni caso, che l’azionariato e il CdA erano

composti da persone non appartenenti alla medesima parentela.

2.9

In secondo

luogo, questa Corte rileva che, per quanto attiene alla presenza

dell’assicurato nelle riunioni del CdA della società, egli già in occasione

dell’interrogatorio davanti al Ministero pubblico del 10 agosto 2004, benché

avesse indicato di essere entrato formalmente a fare parte del CdA nel 1998 -

asserzione poi rettificata e dimostratasi effettivamente infondata -, ha

precisato che, salvo quattro o cinque occasioni nelle quali ha funto da

segretario, non aveva mai partecipato al CdA della __________ se non convocato

per relazionare in merito alla situazione finanziaria (cfr. doc. 28 pag. 11).

Ciò è

stato ribadito durante l’interrogatorio dinanzi alla Procuratrice Pubblica __________

del 10 dicembre 2004, dove è stato puntualizzato quanto segue:

"

(…) in qualche occasione mi è capitato di

presenziarte alle riunioni del CdA ma solo in funzione di segretario in sostituzione

di __________. È pure possibile che io sia intervenuto in riunioni del CdA

limitatamente per la presentazione di determinate questioni contabili legate

alla __________. E’ comunque escluso che io abbia mai partecipato a riunioni

del CdA con potere decisionale.”

(Doc. 8, inc. 38.10067.69).

Quanto

addotto dall’insorgente davanti al Ministero pubblico trova del resto conferma

nei verbali del CdA della __________ agli atti.

Dal

verbale del 13 ottobre 1999 non risulta che RI 1 fosse presente alla riunione

del CdA. Egli è stato solamente menzionato in relazione al fatto che avrebbe

dovuto coadiuvare il revisore __________ per determinati lavori (cfr. doc. 4).

In

occasione del CdA del 18 novembre 1999, per contro, il ricorrente è stato invitato

dal Presidente a partecipare, unitamente al direttore __________.

L’assicurato

è poi stato invitato a parlare in merito al secondo punto all’ordine del

giorno, ossia il bilancio al 30 giugno 1999 e la situazione a quel momento.

L’insorgente ha illustrato delle tabelle redatte ed elaborate dal suo settore.

Una volta terminata la sua esposizione è stato ringraziato per la

collaborazione (cfr. doc. 4).

Per

quanto riguarda la riunione del CdA del 5 luglio 2004, tenutasi dopo

l’emissione della decisione provvisionale del 1° luglio 2004 della __________

con cui la __________ è stata nominata incaricata di un’inchiesta presso la __________

e sono state prese misure di protezione (cfr. doc. 55 inc. 38.2006.69), dal

relativo verbale emerge che l’assicurato era pure presente. Il vicepresidente

avv. __________ ha riportato le preoccupazioni della __________ e l’impressione

di quest’ultima che RI 1 non ricevesse tutte le indicazioni da parte di __________

e che talune fatture venissero consegnate solo con ritardo.

Il

ricorrente ha risposto di non ritenere di essere in difetto con la tenuta della

contabilità e che le fatture venivano correttamente e sistematicamente

contabilizzate. Inoltre ha precisato di non ritenere che il __________ non gli

desse le informazioni tempestivamente (cfr. doc. 31).

2.10

Con la

precedente sentenza del TCA del 16 novembre 2005 (cfr. inc. 38.2005.5) è stato evidenziato

che lo stipendio dell’assicurato è aumentato nel 1998 da fr. 6'000.-- mensili a

fr. 10'000.-- (cfr. anche doc. 28).

Questo

Tribunale, nel proprio giudizio, ha indicato alla Cassa di farsi spiegare dal

ricorrente per quali precise ragioni il suo salario mensile fosse stato aumentato

di fr. 4'000.--.

La Cassa,

il 21 febbraio 2006, ha sentito l’insorgente personalmente, assistito dal

proprio legale.

Dal

relativo verbale emerge che:

"

Il signor RI 1 è entrato nella __________ il 1.

febbraio 1990 come impiegato con mansioni contabili. Incominciò a lavorare con

uno stipendio inferiore a quello percepito per l'attività svolta presso il

precedente datore di lavoro questo con l'accordo che tale stipendio sarebbe

stato aumentato/adeguato + gratifiche.

Lo stipendio è rimasto "congelato" sino

al 1998 a seguito di una vertenza che contrapponeva l'allora azionista di

riferimento, signor __________, al resto della direzione/azionariato. La

situazione si è sbloccata al momento in cui le parti sottoscrissero un accordo

volto all'uscita dell'azionista di riferimento dalla società.

Le azioni vennero così assunte dalla direzione*.

In questo contesto fu iniziata la pratica per la __________, volta

all'ottenimento da parte di __________ dell'autorizzazione per operare nell'ambito

intermediazioni di titoli. A questo punto doveva essere cambiato l'organigramma

della __________ (imposto dalla __________) e pertanto il signor RI 1 è stato

nominato direttore sostituto. Tuttavia le mansioni sono rimaste le stesse,

senza alcuna competenza decisionale accresciuta.

I membri del CdA operativi e quindi stipendiati,

signori __________ e __________, e il signor __________, direttore della __________,

percepivano fr. 234'000.-- annui oltre una carta di credito VISA (limite di

credito fr. 20'000.--) con spese per circa fr. 80'000.-- - 100'000.--. Il

signor RI 1, a partire 1998/1999 beneficiò dunque di un aumento di salario

giustificato dal fatto che per quasi 9 anni il suo stipendio, contrariamente a

quanto inizialmente prospettato, era rimasto invariato. Il nuovo stipendio di

fr. 10'000.-- lo poneva sullo stesso piano di retribuzione di altri dipendenti __________

di pari grado (signori __________ e __________).

Il signor RI 1 si occupava della contabilità

della __________, esclusa la posizione dei fondi __________ e __________,

amministrati dalla __________, con sede a __________, che non erano recepite nel

bilancio della società. La gestione di questi fondi sfuggiva pertanto al

controllo contabile del signor RI 1. La decisione di escludere i fondi __________

e __________ era stata presa dal CdA (cfr. verbale del CdA 18.11.1999 e verbale

di interrogatorio davanti al PP __________ 17.08.2004, pag. 3). Di tale

circostanza era a conoscenza il revisore particolarmente qualificato di __________

(__________) che aveva poi regolarmente reso la propria revisione sia ordinaria

sia quella intesa come rapporto speciale destinato alla __________, la quale a

sua volta ne era a conoscenza.

La __________ aveva sempre onorato le commissioni

dovute alla __________ e questo sino al febbraio 2004, gli ulteriori versamenti

(dovuti da marzo) non furono più effettuati e solo a questo punto la società ha

cominciato ad avere problemi di liquidità.

A volte capitava che il signor RI 1 veniva

invitato dai consiglieri del CdA, nell'ambito di una determinata trattanda

all'interno di una seduta, per riferire su questioni aggiornate ai dati

contabili della società. Terminata la propria relazione, rispondeva ad eventuali

domande di delucidazioni e lasciava la sala. Non partecipava alla discussione

che ne seguiva e alle conseguenti delibere. Durante le ultime 2/3 sedute del

CdA il signor RI 1 è stato chiamato dall'avv. __________ a fungere come

verbalizzante, con l'incarico di redigere il protocollo dei corrispondenti

lavori della seduta. In quanto tale, non aveva facoltà di partecipare alle

discussioni, tanto meno alle relative delibere.

Terminato il verbale, lasciava la sala, ritenuto

che i consiglieri proseguivano nelle loro discussioni.

I problemi di liquidità della __________ erano

dovuti al fatto che la __________ non aveva fatto fronte (da marzo 2004),

contrariamente al passato, ai pagamenti dovuti alla __________.

In conclusione, le decisioni in seno alla __________

erano prese essenzialmente dai signori __________ e __________. Certamente

almeno una parte del CdA ne era al corrente e compartecipe. In seno a __________

RI 1 non godeva di potere decisionale inerente a questioni rilevanti. Per fare

degli esempi anche la sostituzione di una macchina fotocopiatrice del valore di

fr. 500.-- veniva sottoposta alla direzione "effettiva" (signori __________,

__________ e __________). Tanto meno aveva potere decisionale in relazione ai

fondi. Il signor RI 1 aveva dunque autonomia per quanto concerne i costi

ordinari." (Doc. C)

La Cassa ritiene

che la motivazione dell’aumento della retribuzione presso la __________

allegata dall’assicurato il 21 febbraio 2006, ossia il fatto che lo stipendio

era rimasto “congelato” dal febbraio 1990 quando aveva iniziato a lavorare

presso tale società, non sia credibile e sia in contraddizione con quanto

addotto davanti al Ministero pubblico il 10 agosto 2004, e meglio che la paga è

aumentata a fr. 10'000.-- con la nomina nel CdA.

La parte

resistente reputa, quindi, che l’incremento di salario di cui ha beneficiato il

ricorrente sia attribuibile alla sua mutata posizione e al ruolo più importante

all’interno della società (cfr. doc. A, B).

Tuttavia

l’asserita contraddizione appena menzionata non emerge in modo così chiaro e

palese come pretende la Cassa.

Dal

verbale di interrogatorio del 10 agosto 2004 si evince, infatti, che il

ricorrente, che nel 1998 è diventato formalmente direttore sostituto quale

responsabile amministrativo, nelle cui competenze rientrava la contabilità, la

gestione del personale e il servizio giuridico che di fatto veniva gestito

autonomamente dalla signora __________ (cfr. doc. 28), si è comunque sempre

occupato, a partire dal febbraio 1990, della parte amministrativa della società.

Pertanto

non può essere escluso a priori che effettivamente esistendo una vertenza con

l’allora azionista di riferimento, come indicato in occasione dell’audizione

del 21 febbraio 2006 (cfr. doc. C), lo stipendio dell’assicurato fosse rimasto

bloccato per anni.

Del resto

va osservato che la retribuzione di fr. 10'000.-- al mese corrispondeva a

quella percepita da altri dipendenti della SA.

Più

precisamente dai conteggi di salario 2002 e 2003 risulta che anche lo stipendio

del __________, anch’egli direttore sostituto, per il 2002, era di fr. 130'000.--

annui, così come quello di __________, direttore dal dicembre 2000 all’aprile

2003.

(cfr. consid. 2.8.; doc. 46 inc. 38.2006.69). Nel 2003 __________,

direttore sostituto da aprile 2003 a luglio 2004, ha percepito fr. 130'000.--

annui, mentre __________ fr. 97'946.35 (cfr. doc. 53 inc. 38.2006.69).

Riguardo

alla riduzione di salario di quest’ultimo, va osservato che egli nel 2003 ha

avuto dei problemi di salute che l’hanno reso inabile al lavoro dal febbraio al

dicembre 2003 (cfr. inc. 38.2004.84).

2.11

Come visto

sopra (cfr. consid. 2.9.), la __________ ha nominato, nel luglio 2004, la __________

incaricata di un’inchiesta presso la __________. Inoltre la stessa risulta

essere la liquidatrice della __________ (cfr. estratto RC).

Dalla

documentazione agli atti emerge, come già rilevato nella sentenza del 16

novembre 2005 (cfr. inc. 38.2005.5), che in data 10 dicembre 2004 la Cassa CO 1

ha avuto un colloquio telefonico con l'avv. __________, la quale ha così

esposto l'impressione della __________ SA circa la posizione del signor RI 1 (RI

1) in seno alla __________:

"

(...)

Opinione __________ **: RI 1 era un dipendente

della __________ (anche se non sono riusciti a stabilire quanto percepisse) e

aveva sicuramente potere decisionale in seno alla __________. A detta del

personale della __________ i __________ si incontravano dopo le ore di lavoro e

decidevano le strategie aziendali (avrebbero avuto un pc che però è

scomparso...). Quanto precede non può essere documentato (nessuna collaborazione

da parte dell'interessato/documentazione sparita. Non hanno trovato conti

bancari nè verbali di riunione del CdA), trattasi di un'impressione della __________.

(...)" (Doc. 40)

L’avv. __________,

il 12 aprile 2006, ha però comunicato telefonicamente alla Cassa che “…la

sua opinione sulla posizione di RI 1 all’interno della __________ era fondata

sulle voci riportate dagli ex dipendenti. Non se la sente dunque di rilasciare

una dichiarazione in tal senso” (cfr. doc. 9 inc. 38.2006.69).

Il 19

maggio 2006 è, poi, intercorso un colloquio telefonico tra il signor __________

della __________ e la parte resistente, la cui trascrizione corrisponde a

quanto segue:

"

Il sig. __________ ci contatta in data odierna

comunicando quanto segue. Nella loro documentazione ha trovato un loro scritto

del 28.7.2004 indirizzato alla __________ con il quale la __________ chiedeva

l’allontanamento dalla __________ di alcuni collaboratori, tra cui il signor RI

1.

Dallo stesso scritto emerge che quest’ultimo non avrebbe avuto alcun potere

decisionale all’interno della SA; egli avrebbe avuto un ruolo esecutivo

(“figurava come direttore, ma in realtà non lo era…”). Tali constatazioni della

__________ si basano su interviste fatte a più persone (collaboratori /

dipendenti della __________) / inchieste/ documentazione agli atti. A detta del

sig. __________ non vale la pena sentire altre persone, in quanto direbbero

quanto già affermato davanti alla __________.” (Doc. 9 inc. 38.2006.69)

Questa

Corte, pendente causa, ha chiesto a __________ se, ritenute le precedenti

asserzioni dell’avv. __________, confermava o meno integralmente il contenuto

della affermazioni del 19 maggio 2006 (cfr. doc. VIII).

Con

scritto del 14 dicembre 2006 il signor __________ e l’avv. __________ hanno dichiarato:

"

(...)

Nei colloqui telefonici intercorsi tra l'Avv. __________

e la Cassa CO 1 cui lei fa riferimento nel suo scritto, l'Avv. __________ si è

limitata a riferire contestualmente le esternazioni effettuate a suo tempo

dagli ex dipendenti __________ a proposito della posizione occupata in __________

dal signor RI 1.

Come sottolineato più volte in sede di tali

colloqui e ribadito nel presente scritto, tali esternazioni non costituiscono

opinione certa e comprovata di __________ del ruolo svolto da RI 1, quanto

piuttosto un'impressione, che si è generata in seguito alle citate esternazioni

degli ex dipendenti che da tempo lavoravano a stretto contatto con lui e che,

indubbiamente, conoscevano la situazione molto meglio della (da poco nominata)

liquidatrice.

Quanto comunicatovi da parte del Sig. __________

in data 19 maggio u.s. si è, invece, basato su di un documento inviato da __________

a __________ in data 28 luglio 2004, ossia prima che questa decretasse il

fallimento di __________ e, quindi, prima che uscissero i dettagli di quella

incresciosa vicenda e che fossero noti a tutti i particolari del danno

economico che era stato generato (ergo, in tempi pur sempre sospetti, ma non

ancora definitivamente chiari).

È perciò possibile che, nel periodo di tempo

intercorso tra queste prime esternazioni e quelle successive riferitevi

dall'Avv. __________, gli ex dipendenti si siano, per così dire,

"scuciti" di più sulle reali mansioni da lui occupate in azienda

oppure, al contrario, che tali esternazioni posteriori siano state dettate da

motivi di rivalsa nei confronti di chi, ancorché direttore con meri ipotetici

incarichi esecutivi, era risultato essere, alla fine, pur sempre imparentato

con chi volente o nolente (questo non è dato a sapersi, sarà la Magistratura ad

occuparsene nelle appropriate sedi), contribuì al dissesto economico e

finanziario dei clienti della società e degli - ormai ex - dipendenti,

trovatisi di punto in bianco senza stipendio e senza un lavoro.

Dispositivo

Per questi motivi, si ribadisce quanto affermato

nonché la totale impossibilità, da parte nostra, ad esternare un giudizio

obbiettivo e concreto basato su fatti ed opinioni certe; in entrambe le

occasioni - seppur in tempi ben diversi - ci siamo limitati ad informare le

Autorità su ciò di cui eravamo venuti a conoscenza durante i vari colloqui

effettuati con gli ex dipendenti.

Non siamo, pertanto, in grado né di dichiarare

veritiere le citate affermazioni di terze persone, né tanto meno di smentire

quanto da noi riferito alle Autorità in occasioni così diverse (prima e dopo

l'avvento del crack finanziario e del licenziamento degli ex dipendenti)." (Doc. IX)

Alla luce

di quanto esposto il TCA deve concludere che l'attendibilità dell'indicazione

data nel dicembre 2004 dalla __________, tramite l’avv. __________, secondo cui

RI 1 aveva sicuramente potere decisionale in seno alla __________, è stata ampiamente

relativizzata dalle dichiarazioni successive della stessa __________.

Infatti,

da un lato, __________, il 19 maggio 2006, ha asserito che da un loro scritto

del 28 luglio 2004 alla __________ emerge che l’assicurato non avrebbe avuto

alcun potere decisionale all’interno della SA, bensì un ruolo esecutivo.

Inoltre, d’altro lato, l’avv. __________ e __________, il 14 dicembre 2006, hanno

affermato l’impossibilità di emettere un giudizio obiettivo e concreto basato

su fatti e opinioni certe.

2.12. Per quanto

concerne i verbali di interrogatorio dinanzi al Ministero pubblico del 20 e 24

settembre 2004, nonché del 10 dicembre 2004 (cfr. doc. 6-8 inc. 38.2006.69), è

utile rilevare che la circostanza che dagli stessi emerga che il ricorrente

fosse a conoscenza di determinati fatti connessi al dissesto finanziario della __________

non significa ancora che egli avesse potere decisionale all’interno della

società o perlomeno il potere di influenzare il processo decisionale della __________.

In

effetti anche nel verbale di riunione della Cassa del 13 dicembre 2004,

relativamente alla posizione dell’insorgente in seno alla società, con

riferimento a un colloquio telefonico del 3 dicembre 2004 avuto con la

segretaria della PP __________, è stato precisato:

"

Opinione PP: __________ era dipendente della __________

ed è difficile stabilire se egli, all’interno della società in questione,

avesse o no potere decisionale. Tuttavia essendo il contabile della stessa è

probabile che egli avesse un tale potere.” (Doc. 29 inc. 38.2006.69)

Va

ricordato che secondo una costante giurisprudenza, il giudice delle

assicurazioni sociali non è vincolato dalle constatazioni e dall'apprezzamento

dell'autorità penale, né per quel che concerne la determinazione delle

prescrizioni violate, né per quel che riguarda la valutazione della colpa

commessa. Tuttavia, egli si scosta dalle constatazioni di fatto di tale

autorità soltanto qualora i fatti accertati in sede d'istruttoria penale e la

loro qualificazione non siano convincenti o si fondino su considerazioni

specifiche del diritto penale, prive di rilievo dal profilo delle assicurazioni

sociali (cfr. DTF 111 V 177 consid. 5a e riferimenti; RAMI 1990 U 87, p. 56;

STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03)).

A

quest'ultimo proposito giova anche sottolineare che il giudice del diritto

delle assicurazioni sociali decide sulla base della verosimiglianza

preponderante (cfr. cfr. RDAT II-2001 N. 91 pag. 378; SVR 2001 KV N. 50 pag. 145; STFA

29 gennaio 2003 nella causa P., U 162/02; STFA del 18 settembre 2001 nella

causa W., C 264/99; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P.S., H 407/99; STFA

del 22 agosto 2000 nella causa K.B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re

A.F., C 341/98, consid. 3, pag., 6; DTF 125 V 195; STFA 6 aprile 1994 in re

E.P.; SZS 1993 pag. 106 consid. 3a; RCC 1986 pag. 202

consid. 2c, RCC 1984 pag. 468 consid. 3b, RCC 1983 pag. 250 consid. 2b; DTF 115

V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V

188 consid. 2b; Meyer, "Die Rechtspflege in der

Sozialversicherung", in Basler Juristische Metteilungen (BJM) 1989 pag.

31-32), mentre nell'ambito del diritto penale applica il principio della

presunzione di innocenza (cfr. DTF 126 V

319 consid. 5a; STFA del 17 novembre 2006 nella causa R., U 97/05, consid.

5.3.; Piquerez, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, n. 102 pag. 22 e n. 1918

pag. 403.

Il

principio secondo cui il giudice delle assicurazioni sociali non è vincolato

dalle constatazioni e dall'apprezzamento dell'autorità penale vale a più forte

ragione nel caso di specie dove nemmeno si è in presenza di una sentenza del

giudice penale, bensì si è soltanto nella fase istruttoria da parte del

Ministero pubblico.

Inoltre

il fatto che la Procuratrice pubblica __________, il 29 maggio 2006, abbia

indicato alla Cassa che dai verbali del 20 e 24 settembre 2004 e 10 dicembre

2004 si evince la partecipazione di RI 1 al dissesto finanziario della __________

(cfr. doc. 4 inc. 38.2006.69) non implica ancora che l’assicurato, dal profilo

dell’assicurazione contro la disoccupazione, abbia rivestito all’interno della

SA una posizione analoga a quella di un datore di lavoro, ai sensi della

giurisprudenza federale in precedenza citata (cfr. consid. 2.5).

Non va

peraltro dimenticato che il diritto penale prevede di perseguire e punire non

solo gli autori di un reato, rispettivamente i correi, bensì anche le persone

che sono intervenute con responsabilità minore, come ad esempio i complici.

2.13. In

simili condizioni (cfr. consid. 2.8.-2.12.), questa Corte deve rilevare che

rispetto a quanto deciso nella precedente sentenza del 16 novembre 2005 (cfr.

inc. 38.2005.5) con i nuovi accertamenti la posizione dell’assicurato in seno

alla __________, per quel che riguarda gli aspetti che interessano l’assicurazione

contro la disoccupazione, è stata relativizzata.

In

applicazione, dunque, del principio della probabilità preponderante, usuale nel

settore del diritto delle assicurazioni sociali (cfr. consid. 2.12.), occorre

concludere che l’assicurato, pur rivestendo un ruolo importante nella società,

non era tra quelli che potevano determinarne o influenzarne le decisioni.

In tale

contesto va sottolineato che secondo la giurisprudenza federale, non è

ammissibile negare, in modo generico, a impiegati che esercitano mansioni

dirigenziali il diritto alle indennità per lavoro ridotto (e quindi anche a

quelle per insolvenza) per il solo fatto che essi abbiano potere di firma e

siano iscritti nel registro di commercio.

Dalle

stesse, come ripetutamente esposto, sono escluse piuttosto quelle persone che

determinano o perlomeno influenzano la formazione della volontà dell’azienda,

ossia i membri del più alto gremio decisionale di una società (cfr. consid.

2.5.; DTF 120 V 521).

Nel caso

in esame dalla documentazione agli atti è emerso con alta verosimiglianza che

la struttura della __________ era fortemente gerarchica e il ruolo decisionale

era svolto concretamente e praticamente esclusivamente dal CdA.

L’insorgente,

vista la sua funzione di responsabile della parte amministrativa, compresa

quella contabile, forniva giocoforza informazioni, tratte da elementi oggettivi

e concreti, importanti e determinanti al fine del processo decisionale della

società, tuttavia non risulta che avesse il potere di influire personalmente, a

seconda delle proprie visioni e concezioni, sullo stesso.

Infine va

evidenziato che __________ - __________ del ricorrente, che era anch’egli

iscritto a RC quale direttore sostituto in seno alla __________ e che nel 2002

ha percepito il medesimo stipendio del ricorrente di fr. 130'000.-- annui e nel

2003, anno in cui ha presentato un’incapacità lavorativa del 100% da febbraio a

dicembre 2003 (cfr. inc. 38.2004.84), di fr. 97'946.35 (cfr. doc. 53 inc.

38.2006.69) -, dopo che con decisione su opposizione del 29 ottobre 2004 era

stato escluso dal diritto a beneficiare dell’indennità per insolvenza, a

seguito del fallimento dell’ex datore di lavoro, pendente ricorso al TCA e prima

della risposta di causa è stato posto dalla Cassa al beneficio di tali

indennità. La procedura dinanzi a questa Corte è stata conseguentemente

stralciata dai ruoli (cfr. decreto di stralcio del 10 gennaio 2005 inc.

38.2004.84).

Il

ricorso va, di conseguenza, accolto e la decisione su opposizione del 6

settembre 2006 annullata.

Gli atti vanno

trasmessi alla Cassa affinché verifichi se l’assicurato adempie gli ulteriori

presupposti necessari per potere beneficiare del diritto all’indennità per

insolvenza.

2.14. Questo

Tribunale deve comunque sottolineare che, nell'ipotesi in cui dal procedimento

penale in corso contro l'assicurato (cfr. consid. 2.1.) dovessero emergere

nuovi elementi di giudizio rilevanti, alla Cassa sarebbe riservata la facoltà

di adire il TCA con un'istanza di revisione (cfr. art. 14 della Legge di

procedura per le cause davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni e

art. 61 cpv. 1 lett. i LPGA; vedi inoltre la STFA del 30 marzo 1999 nella causa

G., H 340/98; la STFA del 17 marzo 1998 nella causa B., C 57/95; la STFA del 17

marzo 1998 nella causa J., C 58/95; la STFA del 30 ottobre 1997 nella causa L.,

I 297/97 e RCC 1991 pag. 381; STCA del 10 agosto 2004 nella causa T., 38.2003.98).

2.15. Vincente in

causa, il ricorrente, rappresentato da un avvocato, ha diritto a un'indennità

per ripetibili da mettere a carico della Cassa resistente (cfr. art. 61 cpv. 1

lett. g LPGA).

Visto

l'esito della vertenza e il diritto a ripetibili, la richiesta di ammissione al

gratuito patrocinio (cfr. consid. 1.3.; doc. I) è divenuta priva di oggetto (cfr.

STFA del 9 aprile 2003 nella causa C., U 164/02; STFA dell'8 novembre 2001

nella causa F., U 134/99; STFA del 18 agosto 1999 nella causa E.T. contro INSAI

e TCA, U 59/99; STFA del 2 agosto 1999 nella causa H.D contro UAI e TCA, I

360/97; STFA del 19 novembre 1998 nella causa S.S contro CCC, P 7/97 e STFA del

27 aprile 1998 nella causa INSAI contro A.C. e TCA, U 18/97).

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1.- Il ricorso

è accolto.

§ La

decisione su opposizione impugnata va annullata.

§§ Gli

atti sono trasmessi alla Cassa affinché verifichi se l’assicurato

adempie gli ulteriori presupposti necessari per poter beneficiare del diritto

all’indennità per insolvenza.

2. Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

La Cassa CO

1 verserà all’assicurato l’importo di fr. 1’000.-- a titolo di ripetibili (IVA

compresa).

3. L'istanza

tendente alla concessione del gratuito patrocinio è divenuta priva di oggetto.

4. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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