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Decisione

38.2006.73

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

31 gennaio 2007Italiano29 min

Source ti.ch

Fatti

I

surriferiti requisiti devono essere adempiuti nella loro totalità.

Le

condizioni negative sono stabilite all'art. 31 cpv. 3 LADI, secondo cui non

hanno diritto all'indennità per lavoro ridotto:

" a. i lavoratori, la cui perdita di lavoro non è determinabile o il

cui tempo di lavoro non è sufficientemente controllabile;

b. il coniuge del

datore di lavoro occupato nell'azienda di quest'ultimo;

c. le persone che,

come soci, compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo

dell'azienda, determinano o possono influenzare risolutamente le

decisioni del datore di lavoro, come

anche i loro coniugi occupati nell'azienda."

2.3. Secondo

l'art. 32 cpv. 1 LADI:

" Una perdita di lavoro è computabile se:

a. è dovuta a motivi

economici ed è inevitabile e

b. per ogni periodo

di conteggio è di almeno il 10 per cento delle

ore di lavoro

normalmente fornite in complesso dai lavoratori dell'azienda."

Per

l'art. 33 cpv. 1 LADI non è invece computabile una perdita di lavoro:

" a. se è dovuta a misure d'organizzazione aziendale, come lavori di pulizia,

di riparazione o di manutenzione, nonché ad altre

interruzioni dell'esercizio, usuali e

ricorrenti, oppure a circostanze

rientranti nella

sfera normale del rischio aziendale del datore di lavoro;

b. se è usuale nel

ramo, nella professione o nell'azienda oppure se è causata da

oscillazioni stagionali del grado d'occupazione;

c. in quanto cada in

giorni festivi, sia cagionata da vacanze aziendali o sia fatta valere

soltanto per singoli giorni immediatamente prima o dopo giorni festivi o

vacanze aziendali;

d. se il lavoratore

non accetta il lavoro ridotto e dev'essere pertanto rimunerato secondo il

contratto di lavoro;

e. in quanto

concerne persone vincolate da un rapporto di lavoro di durata determinata o da

un rapporto di tirocinio o al servizio di un'organizzazione per

lavoro temporaneo oppure;

f. se è la

conseguenza di un conflitto collettivo di lavoro nell'azienda in cui

lavora l'assicurato."

Scopo

delle citate norme é di evitare la traslazione delle spese inerenti i rischi

aziendali all’assicurazione contro la disoccupazione (cfr. Messaggio del

Consiglio federale del 2 luglio 1980, in FF 1980 III pag. 531; cfr. pure il

Rapporto della Commissione della gestione del Consiglio nazionale, “Efficacia

delle indennità per lavoro ridotto”, in FF N. 10, 16 marzo 1999, pag.

1628-1643).

2.4. Secondo

l'art. 33 cpv. 1 LADI non è computabile la perdita di lavoro dovuta a circostanze

rientranti nella sfera normale del rischio aziendale. Per "normale rischio

aziendale" si intende il pericolo di subire delle perdite per motivi

legati alla sfera interna dell'azienda (ad esempio: difetti nei macchinari,

problemi con il personale, errori di organizzazione) o per motivi esterni (ad

esempio la situazione del mercato), che ogni impresa ha e che è di conseguenza

in grado di calcolare o di prevenire o combattere con opportune contromisure

(cfr. G. Gerhards: "Kommentar zum Arbeitslosenversicherung (AVIG)",

Ed. Paul Haupt Berna e Stoccarda, 1987, Vol. I, pag. 426-428; STFA del 2

dicembre 2004 nella causa L.C. SA, C 264/03; STFA del 15 marzo 2004 nella causa

F. SA, C 189/02; SVR 2003 ALV Nr. 9; DLA 2002 pag. 59, DLA 2000 pag. 53,

consid. 4b, pag. 57 e 58; DLA 1999 pag. 48 e 204; DLA 1998 pag. 290; DLA

1996/1997 pag. 54, consid. 2b, pag. 58; DLA 1995 pag. 117, consid. 1b, pag. 119

e 120).

Infatti,

la giurisprudenza federale, ha stabilito che le perdite di lavoro che possono

colpire ogni datore di lavoro rientrano nei rischi normali dell’azienda e devono

di regola essere assunti da quest’ultima. Soltanto se esse presentano un

carattere eccezionale o straordinario conferiscono un diritto all’indennità per

lavoro ridotto (cfr. STFA dell’11 agosto 2005 nella causa T., C 121/05; STFA

del 15 marzo 2004 nella causa F. SA, C 189/02; SVR 2003 ALV Nr. 9; DLA 2000

pag. 53, consid. 4b, pag. 57 e 58; DLA 1999 pag. 204, consid. 2a, pag. 206; DLA

1996/1997 pag. 54, consid. 2b aa), pag. 58; DLA 1995 pag. 117, consid. 1b, pag.

119 e 120).

Nella

citata sentenza del 15 marzo 2004 nella causa F. SA (C 189/02), l'Alta Corte ha

confermato il precedente giudizio di questo Tribunale e, definendo le perdite

di lavoro rientranti nel normale rischio aziendale, ha, tra l'altro, ribadito

che:

"

(…)

Trattasi segnatamente di perdite di lavoro

abituali che, secondo l'esperienza, sopravvengono periodicamente e possono

colpire ogni datore di lavoro. Ogni azienda deve quindi affrontare tali

evenienze ed essere in grado di prevederle, prevenirle o combatterle con

opportuni provvedimenti. Soltanto se le perdite denotano un carattere

eccezionale o straordinario possono dar diritto al versamento di un'indennità

per lavoro ridotto (DLA 1998 no. 50 pag. 291 consid. 1,

1996/1997 no. 11 pag. 58 consid. 2b/aa e riferimenti; cfr. anche Gerhards, Kommentar

zum Arbeitslosenversicherungsgesetz, vol. I, pag. 426

segg., note 64-70).

(…)

Alla pronuncia cantonale deve essere prestata

adesione anche nella misura in cui ha concluso che i motivi addotti dalla

società a sostegno della domanda di indennità per lavoro ridotto - fluttuazione

dei prezzi, differimento delle commesse - rientravano, conformemente alla

giurisprudenza, nel normale rischio aziendale e non erano quindi risarcibili

dall'assicurazione contro la disoccupazione."

(cfr. STFA del 15 marzo 2004 nella causa F. SA, C

189/02)

In

un’altra sentenza del 2 dicembre 2004 nella causa L.C. SA (C 264/03), il

Tribunale federale delle assicurazioni sociali (TFA) ha confermato il

precedente giudizio di questo Tribunale e, in particolare, ha puntualizzato che:

"

(…)

Il concetto di normalità deve essere definito con

riferimento all'attività specifica espletata dall'azienda e meglio deve tener

conto delle sue peculiarità. In tale contesto il criterio della prevedibilità

assume un significato determinante (DTF 119 V 500 consid. 1; DLA 1999 no. 10

pag. 48, 1998 no. 50 pag. 290, 1995 no. 20 pag. 117). (…)."

(cfr. STFA del 2 dicembre 2004 nella causa L.C.

SA, C 264/03)

Nel

campo dell'edilizia la giurisprudenza ha avuto modo di precisare al

riguardo che differimenti di termini voluti dal committente o causati

eventualmente da altri motivi non imputabili alle imprese incaricate

dell'esecuzione dei lavori non sono insoliti nel ramo, ragione per cui

l'assicurazione contro la disoccupazione non è tenuta a rispondere delle

conseguenze degli stessi sull'occupazione delle maestranze (STFA inedita 6

settembre 1985 nella causa P.; STFA 12.10.88 nella causa O.C., inc. AD 214/87).

In una

decisione pubblicata in DLA 1995 N. 20 pag. 117 il TFA ha stabilito che è

innegabile che nell'edilizia le perdite di lavoro dovute alla necessità di

differire lavori a causa dell'insolvenza del committente, da un lato, e al

ritardo di un progetto in seguito ad una procedura d'opposizione pendente,

dall'altro, costituiscono rischi normali dell'azienda.

Anche le

variazioni del tasso di occupazione dovute ad una situazione concorrenziale

tesa possono colpire qualsiasi datore di lavoro. Occorre infatti evitare che

l’intervento dell’assicurazione contro la disoccupazione ostacoli la

concorrenza mediante una ridistribuzione dei costi e dei redditi a carico delle

aziende strutturalmente forti.

In

quell'occasione l'Alta Corte ha rilevato che:

"

(…)

2.- a) En l'espèce, la réduction de l'horaire de

travail introduit par la recourante est motivée par trois causes essentielles.

La première a trait au fait que la société a été contrainte de différer des

travaux de construction portant sur cinq immeubles locatifs parce que le maître

de l'ouvrage n'était pas en mesure de s'acquitter d'une dette échue d'un

montant de 200'000 fr., somme à la quelle s'ajoutaient des factures non encore

échues d'une valeur de 450 000 fr. La deuxième cause consiste dans le retard

d'un projet de transformation d'un immeuble en raison d'une procédure

d'opposition pendante. Quant à la troisième, elle réside dans le fait que des

entreprises concurrentes ont pratiqué des manoeuvres de "dumping"

afin d'obtenir l'adjudication d'importants travaux au détriment de la recourante.

b) Il est toutefois indéniable que les pertes de

travail dues à la nécessité de différer des travaux en raison de

l'insolvabilité du maître de l'ouvrage, d'une part, et au retard d'un projet en

raison d'une procédure d'opposition pendante, d'autre part, constituent des

risques normaux d'exploitation. Pour une entreprise de construction, de telles circostances

ne sont en effet nullement exceptionelles et ne sauraient, pour ce motif,

entraîner une perte de travail à prendre en considération.

En ce qui concerne les variations du taux

d'occupation dues à une situation concurrentielle tendue, la Cour de céans a

jugé que la perte de travail qui en résulte est susceptible de toucher chaque

employeur d'une même branche économique (arrêt non publié M. du 29 juin 1989, C

25/89). Par ailleurs, il faut éviter que l'intervention de l'assurance-chômage

entrave la concurrence par une redistribution des coûts et des revenus des

entreprises structurellement fortes à celles qui le sont moins (sur ces

questions, cf. Brügger, Die Kurzarbeitsentschädigungen als arbeitslosenversicherungsrechtliche

Präventivmassnahme, th. Berne 1993, p. 70). Or, en l'espèce, la recourante

produit un tableau comparatif de soumissions présentées par onze entreprises, rélatives

à la consctruction d'un trottoir. Certes, en admettant que ce document soit

représentatif de la situation régnant sur l'ensemble du marché de la

construction dans la région concernée, on constate que l'offre la plus

avantageuse est sensiblement inférieure à l'offre présentée par la recourante.

Il n'en demeure pas moins que la proposition de cette dernière se situe parmi

les quatre offres les plus élevées présentées en l'occurence, de sorte que la

perte du marché en causa ne saurait être attribuée à d'éventuelles manoeuvres

de "dumping" pratiquées par les entreprises concurrentes. On doit

bien plutôt admettre que la diminution du taux d'occupation subie par la recourante

est due à une situation concurrentielle tendue, d'ont l'assurance-chômage n'a

pas à répondre. (…)."

(cfr. DLA 1995 N. 20, consid. 2a e 2b, pag. 120 e

121)

In

un'altra decisione, pubblicata in DLA 1998 N. 50, pag. 290, il TFA ha stabilito

che la perdita di lavoro dovuta alla congiuntura molto sfavorevole, che obbliga

un’impresa di costruzioni ad adeguarsi alla volontà dei diversi committenti

senza avere la possibilità di esercitare un influsso sull’inizio dei lavori,

rientra nella sfera normale del rischio aziendale. A causa delle difficoltà che

attraversa notoriamente, già da parecchi anni, il settore edilizio, la perdita

di lavoro invocata può colpire allo stesso modo ogni datore di lavoro di questo

ramo economico. Tale perdita non assume pertanto un carattere eccezionale nella

congiuntura attuale.

Anche in

questa occasione la nostra Massima Istanza ha ribadito la propria

giurisprudenza secondo la quale:

"(…)

Selon la jurisprudence, doivent être considérées comme des risques normaux

d'exploitation, les pertes de travail habituelles,

c'est-à-dire

Considerandi

celles qui, d'après l'expérience de la vie, surviennent périodiquement et qui,

par conséquent, peuvent faire l'objet de calculs prévisionels. Les pertes de

travail susceptibles de toucher chaque employeur sont des circostances

inhérentes aux risques d'exploitation généralement assumés par un entreprise;

ce n'est que lorsqu'elles présentent un caractère exceptionnel ou

extraordinaire qu'elles ouvrent droit à une indémnité en cas de réduction de

l'horaire de travail. Par ailleurs, la question du risque normal d'exploitation

ne saurait être tranchée de manière identique pour tous les genres

d'entreprises, ce risque devant au contraire être apprécié dans chaque cas

particulier, compte tenu de toutes les circostances liées à l'activité

spécifique de l'exploitation en cause (DTA 1995 n° 20 p. 119 consid. 1b et les

références citées).

De manière générale, la jurisprudence considère que des délais d'éxecution

reportés à la demande du maître de l'ouvrage ne représentent pas des circostances

exceptionelles dans le domaine de la construction (DTA 1993/1994 no. 35 p.

244). Même les pertes de travail dues à l'annulation de travaux ensuite de

l'insolvabilité du maître de l'ouvrage ou provoquées par le retard d'un projet

en raison d'une procédure d'opposition constituent des risques normaux

d'exploitation. Quant aux variations du taux d'occupation dans une entreprise

en raison d'une situation concurrentielle tendue, elles sont susceptibles de

toucher chaque employeur d'une même branche économique et sont donc, elles

aussi, inhérentes à de tels risques (sur ces divers points, voir DTA 1995 no 20

p. 120 consid. 2b)

(…)."

(cfr. DLA 1998 N. 50, consid. 1, pag. 292)

Nella

citata sentenza pubblicata in DLA 1993/1994 N. 35 pag. 244 il TFA ha, in

particolare, osservato che:

"

(…)

2.

- b) Wie das Eidgenössische

Versicherungsgericht in zahlreichen Fällen erkannt hat, sind bei Bauunternehmungen

Schwankungen in der Auftragslage im Jahresverlauf, insbesondere ein Rückgang

der Aufträge im Winter, erfahrungsgemäss üblich. Demzufolge ist der darauf

zurückzuführende Arbeitsausfall saisonal und betriebsüblich und darum gemäss

Art. 33 Abs. 1 lit. b AVIG nicht anrechenbar (ARV 1985 Nr. 17 S. 109 Erw. 2b;

unveröffentlichte Urteile F. vom 22. November 1989, C 50/89, M. vom 30.

Dezember 1988, C 57/87, B. vom 16 Oktober 1985, C 85/85, und P. AG vom 6.

September 1985, C 67/84). Ferner hat das Eidgenössische Versicherungsgericht im

eben genannten Urteil P. AG (C 67/84) festgehalten, dass auch Verschiebungen

von Terminen auf Wunsch von Auftraggebern oder allenfalls auch aus andern

Gründen, die von dem mit der Ausführung von Arbeiten beauftragten Unternehmen

nicht zu verantworten sind, im Baugewerbe nichts Aussergewöhnliches darstelle,

weshalb die Arbeitslosenversicherung für entsprechende Auswirkungen auf die

Beschäftigung der Belegschaft nicht einzustehen hat (bestätigt im erwähneten

Urteil B., C 84/85, und zuletzt im unveröffentlichten Urteil P. vom 10. März

1994, C 39/93). Mit andern Worten ist auch in diesem Fall auf Grund von Art. 33

Abs. 1 lit. b AVIG die Anrechenbarkeit des Arbeitsausfalls zu verneinen.

(…)

5.

- Soweit der hier zu beurteilende Arbeitsausfall

mit der Verzögerung oder gar dem Ausbleiben der in der Voranmeldung vom 19.

November 1992 - ebenso wie schon in derjenige vom 24. September 1992 -

angesprochenen Aufträge zusammenhängt, fällt seine Anrechenbarkeit

rechtsprechungsgemäss (vgl Erw. 2b hievor) ausser Betracht. Ausfälle dieser Art

sind für eine Hoch- und Tiefbau tätige Unternehmung keineswegs

aussergewöhnlich, wobei letztlich offenbleiben kann, ob dadurch der Tatbestand

des normalen Betriebsrisikos (Art. 33 Abs. 1 lit. a AVIG) oder derjenige der

Branchen-, Berufs- oder Betriebsüblichkeit (Art. 33 Abs. 1 lit. b AVIG) erfüllt

wird (vgl Gerhards, Kommentar zum Arbeitslosen-versicherungsgesetz, Bd. 1, Bern

1987, N 73 zu Art. 32/33).

(…):" (cfr. DLA 1993/1994 N. 35, consid. 2b

pag. 247-248 e consid. 5 pag. 249-250)

Questa

giurisprudenza è stata ancora confermata dal TFA in una decisione del 4

dicembre 2003 nella causa F. AG, (C 8/03).

In

quell'occasione l'Alta Corte ha, in particolare, ribadito che questa

giurisprudenza vale analogamente anche per le imprese attive in un settore

correlato con l'edilizia (Baunebengewerbe).

In una

decisione, pubblicata in DLA 1999 N. 10, pag. 48, il TFA ha poi stabilito che

l'esperienza dimostra che le oscillazioni nel portafoglio ordini sono

assolutamente usuali nelle imprese di costruzioni, sia in inverno che durante

le altre stagioni.

Secondo

la giurisprudenza federale, le perdite dovute ad insolvenza del committente o a

una procedura giudiziaria pendente fanno parte dei normali rischi aziendali nel

settore edilizio, vale a dire sono usuali nel ramo, per cui non devono essere

prese in considerazione dall'assicurazione contro la disoccupazione (art. 33

cpv. 1 lett. a e b LADI).

È vero

che la computabilità o la natura temporanea della perdita di lavoro non può

essere negata semplicemente a causa della situazione del mercato in generale.

E' nondimeno possibile, anzi necessario, per determinare il diritto

all'indennità, tenere conto di tale situazione nel ramo in questione. Occorre

in particolare esaminare la situazione concorrenziale, una diminuzione della

cifra d'affari, un'eventuale evoluzione strutturale, ecc.

Contestualmente

il TFA ha, in particolare, rilevato che:

"(…)

4.

- a) Selbst wenn die Beschäftigungseinbrüche

bei der Beschwerdeführerin - wie diese geltend macht - nicht nur in den

Wintermonaten eingetreten sind, ist der kantonalen Rekurskommission darin

beizupflichten, dass Schwankungen im Auftragsbestand von Bauunternehmungen im

Jahresverlauf, so ein Rückgang der Beschäftigungslage im Winter, aber auch zu

andern Jahreszeiten, erfahrungsgemäss durchaus üblich sind. Dementsprechend hat

das Eidgenössisches Versicherungsgericht in zahlreichen Fällen den darauf

zurückzuführenden Arbeitsausfall als saisonal und betriebsüblich bezeichnet

(ARV 1993/94 Nr. 35 S. 247 Erw. 2b mit Hinweisen). Mit dem Hinweis auf ihren

flexiblen Personalbestand, der jeweils dem Geschäftsgang angepasst werde,

gesteht die Beschwerdeführerin selber ein, dass diesbezüglich eben keine

Konstanz besteht. Sie bringt denn auch keine Gründe für das Vorliegen eines aussergewönlichen

Arbeitsmangels vor. Ebenfalls zutreffend ist schliesslich der Hinweis der

Vorinstanz, wonach gemäss Praxis des Eigenössischen Versicherungsgerichts

Arbeitsausfälle aufgrund der Zahlungsunfähigkeit des Bauherrn oder hängiger

Rechtsmittelverfahren zum normalen Betriebsrisiko in der Baubranche zählen bzw.

als branchenüblich gelten, weshalb die Arbeitslosenversicherung für

entsprechenden Auswirkungen auf die Beschäftigung der Belegschaft nicht einzustehen

hat (vgl DTA 1995 Nr. 20 S. 117; ARV 1993/94 Nr. 35 S. 244 ff., insbesondere

Erw. 2b mit Hinweisen). (…)" (cfr. DLA 1999 N. 10,

consid. 4a, pag. 51-52)

Confermandosi

ulteriormente nella giurisprudenza appena citata la nostra Massima Istanza, in

una decisione del 30 aprile 2001 nella causa W., C 244/99, ha puntualizzato

che:

"

(…)

Diese Praxis (ndr.: rinvia alla DLA 1999 N. 10,

consid. 4a, pag. 51) wurde zwar vor dem Hintergrund

einer guten Konjunktur- und Beschäftigungslage entwickelt, die sich dadurch

kennzeichnet, dass aus Terminverschiebungen entstehende Arbeitsausfälle durch

andere (kurzfristige) Aufträge ausgeglichen werden können. Doch allein die

Tatsache einer angespannten, rezessiven Wirtschaftslage und das damit

verbundene Risiko, dass die Möglichkeit, andere Aufträge vorzuziehen nicht mehr

oder nur in eingeschränktem Masse besteht, genügt indes nicht, um die

Anrechenbarkeit des Arbeitsausfalles zu bejahen. Vielmehr müssen unter dem

Gesichtspunkten der fehlenden Betriebsüblichkeit und des fehlenden normalen

Betriebsrisikos immer besondere Umstände hinzutreten, welche dann auch die

Annahme eines voraussichtlich vorübergehenden Arbeitsausfalls (Art. 31 Abs. 1

lit. d AVIG) begründen (ARV 1995 Nr. 20 S. 119 Erw. 1b; nicht veröffentlichte

Urteile R. vom 14. Dezember 1998 [C 140/98] und M. vom 7 Mai 1997 [C 127/96];

Gerhards, Kommentar zum

Arbeitslosen-versicherungsgesetz [AVIG], Bd. 1,

Bern 1988, N 70 zu Art. 32/33). (…)."

(cfr. STFA del 30 aprile 2001 in re W., C 244/99,

consid. 3a)

2.5

Nell'evenienza

concreta la ditta RI 1 ha addotto quale motivo per l'introduzione del lavoro

ridotto sostanzialmente l'assenza di ordinazioni a seguito del “regresso

dell’economia nel settore arredamenti aziendali” (cfr. consid. 1.1).

Ora, come

giustamente sottolineato dall'amministrazione, la costante giurisprudenza

federale ha stabilito che questa circostanza, soprattutto quando perdura da

anni, fa parte del normale rischio aziendale (cfr. consid. 2.4). La perdita di

lavoro non è dunque computabile, indipendentemente dal fatto che la riduzione

della cifra d’affari rispetto al quadriennio precedente é superiore al 25%

Di

conseguenza non essendo in concreto realizzato un fondamentale presupposto per

il riconoscimento del diritto ad indennità per lavoro ridotto, a ragione la

Sezione del lavoro si è opposta al pagamento di queste prestazioni della LADI.

Questa

soluzione si giustifica tanto più se si considera che, nel termine quadro per

la riscossione che va dal 1° agosto 2004 al 31 luglio 2006, la ditta ha già

riscosso, per il medesimo motivo qui indicato, indennità per lavoro ridotto

durante 12 periodi di conteggio (cfr. consid1.2). Del resto anche in precedenza

, in particolare nel 2002, la ricorrente aveva chiesto queste prestazioni della

LADI (cfr. la STCA del 24 marzo 2003 nella causa A., 38.2002.183 nella quale la

ditta aveva giustificato l’introduzione del lavoro ridotto ,in parte, con il

“regresso dell’economia” dopo gli avvenimenti del mese di settembre 2001

A questo

proposito e con riferimento all’art. 31 cpv. 1 lett. d LADI, secondo cui la

perdita di lavoro deve essere probabilmente temporanea ed è presumibile che con

la diminuzione del lavoro potranno essere conservati i posti di lavoro, (cfr.

la risposta di causa consid. 1.3) va inoltre sottolineato che in una sentenza

del 2 novembre 2006 nella causa B. (C 279/05), a proposito di una ditta che

aveva beneficiato di indennità per lavoro ridotto nel periodo aprile-settembre

2004.

e novembre- dicembre 2004 (termine quadro per la riscossione dal 1° aprile

2004.

al 31 marzo 2006), l’Alta Corte si è così espressa:

"

(...)

2.1

Die Rekurskommission hat mit einlässlicher

und überzeugender Begründung erkannt, dass die für B.________ tätigen

Arbeitnehmer für die Zeit vom 18. März bis 17. Juni

2005.

keinen Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung haben.

2.2

Die in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde

vorgebrachten Einwände vermögen an diesem Ergebnis nichts zu ändern. Soweit

darin die bereits im vorinstanzlichen Verfahren entkräfteten Rügen wiederholt

werden, kann auf die zutreffenden Erwägungen im angefochtenen Entscheid der

Rekurskommission verwiesen werden. Es ist dem Beschwerdeführer zwar

beizustimmen, dass allein die Ausschöpfung des gesetzlichen Anspruchs auf Kurzarbeitsentschädi-gung

- Anspruch besteht höchstens für zwölf Abrechnungsperioden innerhalb von zwei Jahren

gemäss Art. 35 Abs. 1 AVIG - noch nicht gegen den vorübergehenden Charakter des

Arbeitsausfalls spricht. Allerdings ist vorliegend zu berücksichtigen, dass der

Betrieb von Dezember 2003 bis Februar 2005 - ausgenommen Oktober 2004 - für

jede Abrechnungsperiode Kurzarbeit angemeldet hat. Während der laufenden

Rahmenfrist (1. April 2004 bis 31. März 2006 ) registrierte der Betrieb somit

zwar bis Februar 2005 lediglich während zehn

Abrechnungsperioden Kurzarbeit. Insgesamt war die

Einzelfirma aber im Zeitpunkt des 7. März 2005 (Voranmeldung für die Dauer

vom 18. März bis 17. Juni 2005), abgesehen vom Monat Oktober 2004,

ununterbrochen während 14 Monaten auf Kurzarbeitsentschädigung angewiesen.

Zudem ist darauf hinzuweisen, dass der Betrieb zwar Aufträge für verschiedene

Kunden ausführt, der Umsatz aber seit Jahren zu über 90 % aus den Zulieferungen

an lediglich zwei Unternehmen stammt. Die Problematik der ungenügenden

Auftragslage akzentuierte sich nach den Angaben in den Voranmeldungen für

Kurzarbeit offenbar auf Grund der Tatsache, dass die mit den Auftraggebern

vereinbarten Lieferfristen im Laufe der Zeit immer kürzer wurden (Beilagen zu

den Voranmeldungen vom 15. März 2002, 20. November 2003, 2. März 2004, 16. Juni

2004,

2.

September 2004, 24. November 2004 und 7. März

2005), so dass die Einzelfirma seit einigen Jahren nicht mehr in der Lage ist,

Prognosen hinsichtlich der künftigen Auslastung abzugeben. Es fanden Bemühungen

statt, den Kundenkreis auszubauen und das Angebot zu erweitern. Eine

eigentliche Anpassung des Betriebes an die veränderten Rahmenbedingungen wurde

aber nicht vorgenom-men. Art. 32 Abs. 1 lit. a AVIG setzt für die

Anrechenbarkeit des

Arbeitsausfalls unter anderem

"wirtschaftliche Gründe" voraus. Dieser Begriff wird, wie in der

Verwaltungsgerichtsbeschwerde unter Verweis auf das Urteil X. AG vom 11. Juni

2001, C 247/99, zu Recht vorgebracht wird, in der Praxis weit ausgelegt (Erw. 1

hiervor) und umfasst sowohl konjunkturelle als auch strukturelle Gründe. Wie

dem soeben zitierten Urteil ebenfalls zu entnehmen ist, kann strukturellen

Mängeln im Bereich der Kurzarbeitsentschädigung jedoch nicht jede Bedeutung

abgesprochen werden. Dem stünden nicht nur die Erfordernisse der

vorübergehenden Dauer (Art. 31 Abs. 1 lit. d AVIG) und der Unvermeidbarkeit des

Arbeitsausfalles (Art. 32 Abs. 1 lit. a AVIG), sondern auch die Begrenzung der

Anspruchsdauer (Art. 35 AVIG) entgegen. Vorliegend kann mit Blick auf die

gesamten Umstände - insbesondere der (mit Ausnahme von Oktober 2004)

ununterbrochenen Anmeldung von Kurzarbeit über eine Dauer von

14.

Monaten wegen und auf Grund der Tatsache, dass

die gebotene Reform des Betriebes bisher nicht durchgeführt worden ist - von

einem bloss vorübergehenden Arbeitsausfall nicht ausgegangen werden, wie

Verwaltung und Vorinstanz richtig erkannt haben. Zudem ist fraglich, ob der

Arbeitsausfall vom 18. März bis 17. Juni 2005 als unvermeidbar qualifiziert

werden kann, da sich der Betrieb bereits seit März 2002 mit der Forderung der

Auftraggeber nach kürzeren Lieferfristen konfrontiert sieht. Selbst wenn

deshalb mit dem

Beschwerdeführer angenommen wird, dass

strukturelle Gründe zum Bezug von Kurzarbeitsentschädigung geführt haben,

besteht für den vorliegend umstrittenen Zeitraum (18. März bis 17. Juni 2005)

keine

Entschädigungsberechtigung mehr. Ob die

Behauptung zutrifft, wonach die Auftragslage seit Juli 2005 deutlich besser

sei, ist schliesslich nicht näher zu prüfen, da die Verhältnisse gemäss Art. 31

Abs. 1 lit. d AVIG prospektiv zu beurteilen sind."

Anche

in questo caso il presupposto dell'art. 31 cpv. 1 lett. d potrebbe non essere

adempiuto. Inoltre neppure il presupposto dell'art. 31 cpv. 1 lett. c è

adempiuto per gli assicurati per i quali il contratto di lavoro è stato

disdetto.

Queste questioni non

meritano tuttavia ulteriori approfondimenti, visto che comunque non è

realizzato il presupposto dell'art. 31 cpv. 1 lett. b in relazione con l'art. 33

LADI.

Alla luce di quanto appena

esposto, la decisione su opposizione deve essere confermata.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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