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38.2006.78

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

26 marzo 2007Italiano31 min

Source ti.ch

Fatti

8. Alla

luce di quanto precede ed in particolare di quanto realmente emerge dalla

documentazione agli atti, risultano prive di fondamento le conclusioni a cui la

Cassa CO 1 è giunta, riferendosi a pretesi indizi che in realtà non emergono e

non trovano riscontro nella realtà documentale dei fatti. Anzi! Dalla

documentazione risulta in modo evidente come il signor RI 1 fosse un regolare

dipendente della società datrice di lavoro, che percepisse su di un proprio

conto bancario privato il proprio stipendio mensile regolare e che la __________

disponesse degli organi legali e statutari.

Si

rileva quindi come il signor RI 1 abbia esercitato in modo regolare ed

effettivo un’attività soggetta a contribuzione durante un periodo di

contribuzione ben superiore al termine quadro di dodici mesi, il tutto in

conformità a quanto previsto dagli artt. 13 e 23 LADI.” (Doc. I)

1.3. In risposta

la Cassa ha postulato la reiezione dell’impugnativa, adducendo in particolare

che l’indennità di disoccupazione va negata all’assicurato soprattutto poiché,

essendo azionista e amministratore unico della __________ di __________, ha

mantenuto una posizione analoga a quella di un datore di lavoro in seno alla ex

datrice di lavoro (cfr. doc. III).

1.4. L’avv. RA 1,

il 15 gennaio 2007, ha trasmesso la decisione dell’Assemblea generale ordinaria

della __________, __________, tenutasi il 15 novembre 2006, da cui risultano le

dimissioni del signor RI 1 dalla carica di Amministratore unico della società,

oltre all’estratto RC indicante che l’iscrizione del ricorrente è stata

cancellata nel mese di novembre 2006 (cfr. doc. V + 1, 2).

1.5. Il doc. V +

1, 2 è stato inviato per conoscenza alla Cassa con la facoltà di presentare

eventuali osservazioni entro il termine di cinque giorni (cfr. doc. VI).

La Cassa

è rimasta silente.

in

diritto

In

ordine

2.1. La presente

vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante

importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione

delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico

ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1

della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni

(cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio

2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H

212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10

ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;

STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999

nella causa C., I 623/98).

Nel

merito

2.2. L’assicurato

nel suo ricorso ha in particolare sottolineato che la Cassa, nella decisione su

opposizione, non ha fatto riferimento alcuno a quanto indicato nell’opposizione

(cfr. doc. I, p.to 7).

Al

riguardo va osservato che giusta l'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto

di essere sentite. Per costante giurisprudenza, da questo principio va in

particolare dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della

pronuncia di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire

prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter

prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle

prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (cfr. STFA dell'11

febbraio 2004 nella causa M., C 24/02, consid. 5.4; STFA del 10 luglio 2003

nella causa F., U 22/03; DTF 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V

130 consid. 2a; cfr., riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui

giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa,

124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).

L'art. 42

LPGA prevede che le parti hanno il diritto di essere sentite. Non devono

obbligatoriamente essere sentite prima di decisioni impugnabili mediante

opposizione.

A tale

proposito in una sentenza del 30 giugno 2006 (I 158/04), pubblicata in DTF 132

V 368 e SVR 2007 IV Nr. 9 pag. 30, il TFA ha stabilito che, a differenza

dell’accertamento dei fatti che deve essere effettuato dall’amministrazione

prima di rendere la propria decisione e non può essere rinviato alla procedura

di opposizione, il diritto di essere sentito delle parti non deve

necessariamente essere rispettato nella procedura d’istruzione che precede

l’emanazione di decisioni impugnabili mediante opposizione.

In

particolare l’Alta Corte ha rilevato:

"

(…)

4.2 Art. 42 ATSG entspricht im Wesentlichen der

Ordnung gemäss Art. 29 und 30 Abs. 2 lit. b VwVG (KIESER, a.a.O., N 1 ff. zu Art.

42). Art. 29 VwVG räumt den Parteien Anspruch auf rechtliches Gehör ein. Nach Art.

30 Abs. 2 lit. b VwVG braucht die Behörde die Parteien nicht anzuhören vor Verfügungen,

die durch Einsprache anfechtbar sind. Aus den Gesetzesmaterialien erhellt, dass

die Einschränkung, wonach die Parteien nicht angehört werden müssen vor

Verfügungen, die durch Einsprache anfechtbar sind, durch die nationalrätliche

Kommission eingefügt worden ist (BBl 1999 4599). Der Bericht der Kommission des

Ständerates vom 27.

September 1990 zur Parlamentarischen Initiative

Allgemeiner Teil Sozialversicherung enthielt demgegenüber mit Art. 50 des

Entwurfs lediglich die Bestimmung: "Die Parteien haben Anspruch auf

rechtliches Gehör" (BBl 1991 II 199). Im Bericht der Kommission des Nationalrates

für soziale Sicherheit und Gesundheit vom 26. März 1999 wird ausgeführt, das

rechtliche Gehör solle eine effiziente und rasche Erledigung nicht

verunmöglichen. Art. 30 VwVG halte fest, dass die Gewährung des rechtlichen

Gehörs vor Verfügungserlass dann nicht zwingend sei, wenn gegen die Verfügung Einsprache

erhoben werden könne. Dieser Grundsatz sei formell ins ATSG aufzunehmen. Bisher

sei das rechtliche Gehör als solches spezialgesetzlich nur über die

Verweisungen im Militärversicherungsgesetz und im Unfallversicherungsgesetz BGE 132 V 368 S. 373 auf das VwVG geregelt gewesen. Diese

Verweisungsnormen könnten nun gestrichen werden (BBl 1999 4599). Daraus

erhellt, dass der Gesetzgeber mit Art. 42 Satz 2 ATSG bezüglich des Anspruchs

auf Anhörung der Parteien vor Verfügungen, die durch Einsprache anfechtbar

sind, eine abschliessende Regelung treffen wollte. Ein Rückgriff auf das VwVG,

wie ihn Art. 55 Abs. 1 ATSG für den Fall statuiert, dass sich in den Art. 27

bis 54 ATSG oder in den Einzelgesetzen keine abschliessende Verfahrensregelung

findet, ist daher nicht notwendig.

4.3 Bezüglich Art. 30 Abs. 2 VwVG wird in der

Literatur die Auffassung vertreten, die Bestimmung stelle zweifellos eine

ausreichende gesetzliche Grundlage dar, um die Rechte auf Orientierung, Äusserung

und Mitwirkung im Beweisverfahren vor Erlass der Verfügung zu beschränken. Die

Beschränkung des rechtlichen Gehörs sei jedoch erst dann zulässig, wenn sie im öffentlichen

Interesse liege, verhältnismässig sei und der Kerngehalt des rechtlichen Gehörs

im engeren Sinne gewahrt bleibe (ROGER PETER, Der Sachverständige im

Verwaltungsverfahren der obligatorischen Unfallversicherung, Zürich 1999, S.

133). Für das Abklärungsverfahren im Bereich der Sozialversicherung bildet der

dieser Bestimmung nachgebildete Art. 42 Satz 2 ATSG die gesetzliche Grundlage.

Aufgrund der Pflicht der Behörden, die Verfügung schriftlich zu begründen und

mit einer Rechtsmittelbelehrung zu versehen (Art. 49 Abs. 3 ATSG), sowie der Einsprachemöglichkeit

(Art. 52 Abs. 1 ATSG) erweist sich die Beschränkung des rechtlichen Gehörs in

der Regel als verhältnismässig und der Kerngehalt des rechtlichen Gehörs im

engeren Sinne bleibt gewahrt (vgl. PETER, a.a.O., S. 135 zu Art. 34 f. VwVG).

Das öffentliche Interesse an der vom Gesetzgeber ausdrücklich gewollten

einfachen und zweckmässigen Verfahrensdurchführung und funktionierenden

Verwaltung vermag zudem das Interesse der versicherten Person auf Anhörung vor

Verfügungserlass grundsätzlich zu überwiegen.

4.4 Der Wortlaut von Art. 42 Satz 2 ATSG befreit

die Behörde von der Pflicht, die Parteien vor Verfügungen anzuhören, die mit

Einsprache anfechtbar sind, verbietet ihr aber nicht, dies im Einzelfall zu

tun. Sie kann sich dazu beispielsweise dann veranlasst sehen, wenn sie sich

davon eine bessere Akzeptanz der Verfügung durch die versicherte Person

verspricht (vgl. RKUV 1992 Nr. U 152 S. 200 Erw. 3b zu Art. 30 Abs. 2 lit. b VwVG;

BARBARA KUPFER BUCHER, Erfahrungen in der Arbeitslosenversicherung, in: SCHAFFHAUSER/Kieser BGE 132 V 368 S. 374 [Hrsg.], Praktische Anwendungsfragen des

ATSG, St. Gallen 2004, S. 96). Aber auch prozessökonomische Gründe können es

dem Versicherungsträger gebieten, die Parteien vor Verfügungserlass anzuhören,

beispielsweise um zu vermeiden, dass eine angeordnete Beweismassnahme unter

Umständen auf gerichtliche Anordnung hin wiederholt werden muss (vgl. BGE

121 V 150 im Zusammenhang mit der Durchführung eines Augenscheins).“

Il

diritto di essere sentito deve però essere garantito nella procedura di

opposizione (cfr. STFA del 23 giugno 2003 nella causa S., C 49/03).

Il diritto di essere

sentito, di cui all’art. 29 cpv. 2 Cost., comprende, fra l’altro, la pretesa di

ottenere una decisione motivata, che impone all'autorità di pronunciarsi nei

considerandi sulle allegazioni delle parti, riferendosi agli argomenti da esse

addotti. Tale obbligo intende evitare che l'autorità, nell'esercizio dei suoi

poteri decisionali, si lasci guidare da ragioni non pertinenti e, d'altro

canto, consentire al cittadino di farsi una chiara idea della portata della

decisione che lo riguarda per poterla, se del caso, impugnare. A tal fine ogni

atto decisionale deve menzionare, anche se brevemente, le considerazioni che ne

hanno determinato il convincimento e l’hanno dunque spinta a decidere in un

senso piuttosto che nell’altro. L’autorità non è tenuta a prendere

esplicitamente posizione su ogni allegazione di fatto o di diritto, ma può

limitarsi ai punti essenziali e all'esame delle argomentazioni di parte atte a

influire sul giudizio (cfr. STFA del 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01,

consid, 2.1.; STFA del 10 giugno 2002 nella causa R., H 192/00; DTF 121 III 331

consid. 3b; Albertini, Der verfassungsmässige Anspruch auf

rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des modernen Staates, Berna 2000,

pag. 368 seg. con numerosi rinvii).

In

una sentenza del 17 giugno 2005 (I 3/05), pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 27 pag.

92, il TFA ha precisato che il rinvio del rispetto del diritto di essere

sentito alla procedura di opposizione implica che la decisione su opposizione

venga motivata accuratamente tenendo in considerazione le obiezioni sollevate

dall’assicurato.

Inoltre la nostra Massima

Istanza ha osservato:

"

(…)

Die Einsprache ist ein nicht devolutives

Rechtsmittel (RKUV 2003 Nr. U 490 S. 367 Erw. 3.2.1). Sie zielt darauf,

ungenügende Abklärungen oder Fehlbeurteilungen, aber auch Missverständnisse,

die den angefochtenen Verwaltungsverfügungen zugrunde liegen in einem

kostenlosen und weitgehend formlosen Verfahren auszuräumen, ohne dass die

übergeordneten Gerichte angerufen werden müssen (vgl. Erw. 3.2.1 hievor; statt

vieler: Alfred Kölz/Isabelle Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege

des Bundes, 2. Aufl., Zürich 1998, N. 463 ff. mit Hinweisen). Dies rechtfertigt

es, die Anforderungen an die Begründungsdichte bei Einspracheentscheiden in der

Regel weniger hoch anzusetzen als bei Gerichtsentscheiden.

3.2.3 Ist jedoch die versicherte Person von dem in

Aussicht stehenden Entscheid in starkem Masse betroffen (vgl. Georg Müller, a.a.O.,

Rz 114 mit Hinweisen, u.a. auf Mark E. Villiger, Die Pflicht zur Begründung von

Verfügungen, in: ZBl 1989 S. 153 ff.), was regelmässig zu bejahen ist, wenn Dauerleistungen

strittig sind, spricht dies grundsätzlich für eine erhöhte Begründungspflicht.

Analoges gilt, wenn einer Behörde infolge Ermessen und unbestimmter

Rechtsbegriffe ein Spielraum eingeräumt ist (BGE

112 Ia 110 Erw.

2b mit Hinweisen).

3.2.4 Inhalt wie Umfang der Begründung richten sich

schliesslich generell, mithin auch bei der Begründung von

Einspracheentscheiden, nach der Komplexität des zu beurteilenden Sachverhaltes

(BGE

111 Ia 4 Erw. 4b). Je schwieriger die Sach- und Rechtslage (einschliesslich

Beweislage) ist, desto höheren Anforderungen hat die Begründung zu genügen. Demgegenüber

kann eine Begründung bei liquiden Verhältnissen kurz sein.“

2.3. Nel caso in esame la Cassa,

nella decisione formale del 2 agosto 2006, ha motivato il rifiuto delle

indennità di disoccupazione facendo riferimento principalmente al presupposto

dell’adempimento del periodo di contribuzione minimo. Quale base legale sono

infatti stati indicati gli articoli 13 e 23 LADI. Solamente alla fine del

provvedimento l’amministrazione ha evidenziato che il ricorrente risultava iscritto a RC dal 2000 quale amministratore unico con

diritto di firma individuale della __________ (cfr. doc. 35).

Nonostante, poi,

l’assicurato nell’opposizione abbia allegato esclusivamente elementi a sostegno

della tesi secondo cui lui, durante il termine quadro di contribuzione in

questione, avrebbe esercitato in modo regolare ed effettivo un’attività

soggetta a contribuzione per un periodo ben superiore a dodici mesi (cfr. doc.

15), la Cassa nella decisione su opposizione del 18 settembre 2006, come

rettamente sottolineato dall’insorgente, si è limitata a riprendere quanto

indicato nella decisione formale senza assolutamente chinarsi sulle argomentazioni

Considerandi

fatte valere dal ricorrente.

L’amministrazione ha

soltanto aggiunto in fine che dalle verifiche esperite a Registro di commercio

è emerso che il ricorrente ricopriva ancora la carica di amministratore unico

con diritto di firma individuale della __________ (cfr. doc.

A).

Soltanto con la risposta

di causa al presente ricorso la Cassa, per confermare il

proprio diniego del diritto dell’assicurato alle prestazioni, ha fatto

esplicito riferimento agli art. 8 cpv. 1 lett. b e 31 cpv. 3 lett. c LADI, puntualizzando,

in primo luogo, che, siccome il ricorrente era azionista e amministratore unico

con firma individuale della __________, manteneva all’interno della ditta una

posizione assimilabile a quella del datore di lavoro. In secondo luogo, che

fintanto che manteneva tale posizione, doveva essergli negato il riconoscimento

delle indennità di disoccupazione (cfr. doc. III).

Alla luce di quanto appena

esposto, questa Corte ritiene che in sede di opposizione e con l’emissione

della decisione su opposizione la Cassa ha violato il diritto di essere sentito

dell’assicurato.

Infatti, da un lato,

l’amministrazione non ha preso posizione su quanto addotto dal ricorrente

nell’atto di opposizione circa l’esercizio di un’attività lavorativa soggetta a

contribuzione di almeno dodici mesi nel periodo quadro di contribuzione.

Dall’altro, all’assicurato

non è stata data la possibilità di esprimersi con cognizione di causa in merito

all’imputazione relativa alla posizione analoga a quella di un datore di lavoro

all’interno della sua ex datrice di lavoro fatta valere dalla Cassa come

ulteriore motivo per negargli il diritto alle prestazioni dell’assicurazione

contro la disoccupazione.

Di conseguenza la

decisione su opposizione del 18 settembre 2006 impugnata deve essere annullata

e gli atti rinviati alla Cassa, affinché, dopo aver dato l’opportunità al

ricorrente di esprimersi in merito alla sua posizione in seno alla __________ nel periodo rilevante ai fini della presente vertenza,

emetta una nuova decisione su opposizione dettagliatamente motivata.

2.4

A titolo

abbondanziale è utile in ogni caso evidenziare, dapprima, che secondo la

giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA), per quanto

concerne l’adempimento del periodo di contribuzione (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. e

LADI), l’art. 13 cpv. 1 LADI presuppone che l’assicurato abbia effettivamente

esercitato un’attività soggetta a contribuzione. Non è necessario, ai fini

dell’applicazione di tale articolo, che il datore di lavoro, quale organo nella

procedura di percezione, abbia effettivamente trasferito alla cassa di

compensazione i contributi del salariato (cfr. DTF 113 V 352; DLA 1988 N. 88,

consid. 3a, pag. 88-89; vedi inoltre Nussbaumer,

Arbeitslosenversicherung, in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR],

Soziale Sicherheit, cifra marginale 67, pag. 27-28 e 161, pag. 64-65 e

Gerhards, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz, (AVIG), Berna 1987,

Vol. 1, Ad. art. 13, N. 29, pag. 174).

In

una sentenza del 12 settembre 2005 nella causa A., C 274/04, pubblicata in DTF

131.

V 444 e SVR 2006 ALV Nr. 8 pag. 27, il Tribunale federale delle

assicurazioni ha stabilito, precisando la propria precedente giurisprudenza,

che dal profilo del periodo di contribuzione, la sola

condizione per il diritto all'indennità di disoccupazione è, di principio,

l'esercizio di un'attività soggetta a tale obbligo durante il periodo minimo di

contribuzione. La giurisprudenza esposta in DLA 2001 no. 27 pag. 225 (e le

sentenze che ne sono seguite) non deve essere intesa nel senso che, in aggiunta

a ciò, deve pure essere stato versato un salario; per contro, la prova che un

salario è stato effettivamente pagato costituisce un indizio importante per la

prova dell'esercizio effettivo di una attività dipendente.

L’Alta Corte, in una

sentenza del 19 dicembre 2006 nella causa M., C 267/05, ha accolto il ricorso

di un assicurato al quale era stato negato il diritto all’indennità di

disoccupazione, in particolare, perché non aveva reso verosimile che gli

stipendi gli erano stati effettivamente versati.

Il TFA ha

ribadito che la prova della corresponsione di un salario non è decisiva e che la

conclusione che lo stipendio non è stato erogato si impone solamente allorché è

stabilito che l’assicurato ha totalmente rinunciato alla propria remunerazione.

Nel caso esaminato dalla nostra Massima Istanza né i documenti agli atti, né le

circostanze hanno permesso di concludere che vi fosse stata rinuncia al

salario.

Inoltre,

questa Corte, in relazione al presupposto fondamentale per il riconoscimento

del diritto alle indennità di disoccupazione secondo cui l’assicurato deve

avere subito una perdita di lavoro computabile (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. b),

ricorda che, in una decisione pubblicata in DTF 123 V 234 il Tribunale federale

delle assicurazioni (TFA), ha stabilito che il lavoratore in posizione

professionale analoga a quella di un datore di lavoro non ha diritto

all'indennità di disoccupazione se, dopo essere stato licenziato dalla società

anonima, continua ad essere l'azionista unico ed il solo amministratore della

ditta.

In una

sentenza relativa a un caso ticinese, chiamata a pronunciarsi su una domanda di

condono, in una decisione del 16 giugno 2003 nella causa G. (C 130/02), l'Alta

Corte ha confermato il precedente giudizio cantonale e, in particolare, ha

osservato che:

(…)

4.2

Come rilevato dalla Corte cantonale, non

possono passare inosservate le circostanze che hanno contraddistinto la

vicenda. In particolare, non sfugge che la società datrice di lavoro, peraltro

appartenente al padre della ricorrente, abbia disdetto, per diminuzione del

lavoro, il rapporto di lavoro all'interessata, amministratrice unica di detta

società, e le abbia nel contempo, in maniera atipica (sentenza inedita del 2

febbraio 1999 in re G., C 114/98, consid. 3b), garantito la ripresa dello

stesso a partire dal 1° marzo 1996 - come poi effettivamente è avvenuto -

mettendola in seguito nella possibilità di beneficiare di un secondo termine di

riscossione di prestazioni.

4.3

I fatti così esposti ed accertati dalla

precedente istanza inducono a pensare, insieme a quanto già precedentemente

evidenziato nell'ambito della procedura di restituzione, che l'interessata,

sottacendo (come si deve giustamente ritenere, in assenza di elementi

istruttori contrari: cfr. DLA 2000 no. 25 pag. 122 consid. 2a) la propria

posizione di amministratrice unica all'interno della società di famiglia

datrice di lavoro e facendo capo alle indennità di disoccupazione, abbia inteso

eludere le disposizioni relative alle indennità per lavoro ridotto, alle quali

non avrebbe altrimenti avuto diritto, ritenuto che, giusta l'art. 31 cpv. 3

lett. c LADI, tali prestazioni sono precluse, tra l'altro, alle persone che,

come soci, compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo

dell'azienda, determinano o possono influenzare risolutivamente le decisioni

del datore di lavoro, come anche ai loro coniugi occupati nell'azienda, e che,

secondo giurisprudenza, indipendentemente dalla partecipazione al capitale e

dal numero dei membri del consiglio (DTF 123 V 237 consid. 7a e

riferimenti), è considerato detenere una simile posizione un membro del

consiglio di amministrazione - e, quindi, a maggior ragione l'amministratore

unico di una SA familiare. (…)" (STFA del 16 giugno 2003 nella causa G., C

130/02)

In un

altro caso ticinese, chiamato a pronunciarsi nel caso in cui un assicurato,

vista la sua posizione analoga a quella di un datore di lavoro, ha dovuto

restituire prestazioni ricevute indebitamente, il TFA ha confermato il precedente

giudizio di questo Tribunale e ha sviluppato le seguenti considerazioni:

(…)

la precedente istanza ha

quindi rettamente precisato che si è segnatamente in presenza di un errore

manifesto allorquando vengono assegnate indennità di disoccupazione ad un

lavoratore trovantesi in una posizione analoga a quella di un datore di lavoro

e che, dopo essere stato licenziato, in elusione delle norme in materia di

indennità per lavoro ridotto (art. 31 cpv. 3 lett. c LADI), continua a lavorare

a tempo parziale e a determinare o comunque a influenzare in maniera rilevante

le decisioni del datore di lavoro (sentenze del 6 luglio 2001 in re B. [C

274/99], I. [C 278/99] e O. [C 279/99], a contrario), nel caso di specie, gli

accertamenti esperiti dai primi giudici hanno permesso di evidenziare non solo

che l'insorgente - il cui nome e la cui attività coincidono con la ditta (art.

944, 950 CO) e con la ragione sociale della datrice di lavoro -, è (già) stato

azionista maggioritario della società nonché, eccezione fatta per gli

apprendisti, unico dipendente della stessa, ma anche che l'incarico di

amministratore unico è stato trasferito dal ricorrente al sessantaseienne

padre, S.________, autore dell'atto di licenziamento e contestuale riassunzione

a tempo parziale del figlio come pure della risposta alla Cassa disoccupazione

con la quale egli indicò di non essere a conoscenza degli azionisti della

società, malgrado all'assemblea straordinaria del 31 ottobre 1997 fossero

presenti tutte le azioni, stante quanto precede, si giustifica senz'altro di

ritenere, insieme ai primi giudici, che il ricorrente abbia rivestito una

posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro anche in seguito alle

sue dimissioni da amministratore unico ed alla disdetta - con contestuale riassunzione

al 50% - del rapporto di lavoro, ed abbia così inteso, in elusione delle norme

in materia di indennità per lavoro ridotto, alle quali l'interessato non

avrebbe altrimenti potuto avere diritto (art. 31 cpv. 3 lett. c LADI; DTF 122 V

273.

consid. 4), costruire una situazione giuridica suscettibile, a mente sua,

di giustificare il riconoscimento di prestazioni assicurative (cfr. DLA 2000

no. 14 pag. 70 consid. 2), in tali condizioni, è a ragione che la Cassa e la

Corte cantonale hanno ritenuto essere dati i presupposti per riconsiderare le

decisioni informali con le quali all'assicurato sono state versate le indennità

di disoccupazione e per domandarne la restituzione, (…)."

(cfr. STFA del 15 luglio 2003 nella causa O., C 217/02)

Secondo

il TFA, dunque, il lavoratore che gode di una posizione professionale

paragonabile a quella di un datore di lavoro non ha diritto alle indennità di

disoccupazione quando, benché formalmente licenziato da una società, continua a

determinare le decisioni del datore di lavoro o a influenzarle in maniera

decisiva, poiché la perdita di lavoro non può essere verificata (al riguardo

cfr. SVR 2005 ALV Nr. 13 pag. 43).

A tale

proposito in una sentenza del 10 novembre 2005 nella causa SECO c/ A., C

275/04, relativa a un caso ticinese, la nostra Massima Istanza ha osservato:

(…)

3.3

Al riguardo

non si devono dimenticare i motivi che giustificano questa condizione, segnatamente il controllo della perdita di lavoro del disoccupato,

che è uno dei presupposti necessari per percepire le indennità di

disoccupazione (art. 8 cpv. 1 lett. b LADI). Se infatti un tale controllo può

essere facilmente eseguito nel caso di un dipendente che perde il lavoro,

perlomeno parzialmente, ciò non è il caso per quanto concerne le persone che occupano

una posizione dirigenziale e che, malgrado siano state formalmente licenziate,

continuano a svolgere un'attività per conto della società nella quale

lavoravano. Grazie alla posizione di cui beneficiano all'interno della ditta

possono in effetti influenzare la perdita di lavoro che subiscono, ciò che

rende la loro disoccupazione difficilmente controllabile (DLA 2003 no. 22 pag.

242.

consid. 4 [sentenza del 14 aprile 2003 in re F., C 92/02]).” (STFA del 10

novembre 2005 nella causa SECO c/ A., C 275/04, consid. 3.3)

La

situazione è differente quando il salariato, trovandosi in una posizione

assimilabile a quella di un datore di lavoro, lascia definitivamente l'impresa

a causa della sua chiusura; in questo caso non è ravvisabile un comportamento

volto ad eludere la legge. Lo stesso vale nel caso in cui l'impresa continua ad

esistere ma il salariato, a seguito della rottura del contratto di lavoro,

interrompe definitivamente tutti i legami con la società. In entrambi i casi,

l'assicurato può, in principio, pretendere l'indennità di disoccupazione (cfr.

STFA del 10 novembre 2005 nella causa SECO c/ A., C 275/04, consid. 3.2.; STFA

del 7 giugno 2004 nella causa C., C 87/02).

Circa la

questione di sapere se un assicurato può determinare o influenzare risolutivamente

le decisioni del datore di lavoro ai sensi dell'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI,

nella sentenza del 2 giugno 2004 nella causa N. (C 219/03), il TFA ha, tra

l'altro, osservato che:

(…)

2.4

Nach der Rechtsprechung muss bei

Arbeitnehmern, bei denen sich aufgrund ihrer Mitwirkung im Betrieb die Frage

stellt, ob sie einem obersten betrieblichen Entscheidungsgremium angehören und

ob sie in dieser Eigenschaft massgeblich Einfluss auf die

Unternehmensentscheidungen nehmen können, jeweils geprüft werden, welche Entscheidungsbefugnisse

ihnen aufgrund der internen betrieblichen Struktur zukommen. Amtet ein

Arbeitnehmer als Verwaltungsrat, so ist eine massgebliche Entscheidungsbefugnis

im Sinne von Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG bereits ex lege (vgl. Art. 716-716b OR)

gegeben. Handelt es sich um einen mitarbeitenden Verwaltungsrat, so greift der

persönliche Ausschlussgrund des Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG ohne weiteres Platz,

und es bedarf diesfalls keiner weiteren Abklärungen im Sinne von BGE 120 V 525

f. Erw. 3b (BGE 122 V 272 Erw. 3 mit Hinweisen). Gemäss ARV 1996/1997 Nr. 10 S.

52.

Erw. 3a und b spielen die Aufgabenbereiche und die interne Aufgabenteilung

ebenso wenig eine Rolle wie der Umfang der Beteiligung. In jenem Fall wurde

eine Anspruchsberechtigung verneint, obwohl das Leistungen beanspruchende

Verwaltungsratsmitglied nur Kollektivunterschrift besass und lediglich mit 2%

am Aktienkapital beteiligt war. (…)."

(cfr. STFA del 2 giugno 2004 nella causa N., C 219/03)

In questo

contesto va pure rilevato che, sempre secondo la giurisprudenza federale, la

posizione di socio gerente di una Sagl è equiparabile a quella di un membro del

consiglio di amministrazione di una SA (cfr. STFA del 4 luglio 2005 nella causa

M., C 270/04; STFA del 22 novembre 2002 nella causa R., C 37/02 e STFA del 30

agosto 2001 nella causa B., C 71/01).

In una

decisione, pubblicata in DLA 2004 N. 21, pag. 196, l'Alta Corte ha confermato

che secondo la giurisprudenza relativa agli art. 31 cpv. 3 lett. c e 51 cpv. 2

LADI, i membri del consiglio d’amministrazione di una società esercitano, in

virtù della legge, un potere determinante, pertanto non hanno diritto né

all’indennità per lavoro ridotto, né all’indennità per insolvenza.

Contestualmente

il TFA ha, tra l’altro, sviluppato le seguenti considerazioni:

(…)

3.2

Selon la jurisprudence relative à l'art. 31 al.

3.

let. c LACI - lequel, dans une teneur équivalente, exclut du droit à

l'indemnité en cas de réduction de l'horaire de travail le même cercle de

personnes que celui visé par l'art. 51 al. 2 LACI et auquel on peut se référer

par analogie (DTA 1996/1997 no 41 p. 227 consid. 1b) - , il n'est pas

admissible de refuser, de façon générale, le droit aux prestations aux employés

au seul motif qu'ils peuvent engager l'entreprise par leur signature et qu'ils

sont inscrits au registre du commerce. Il y a lieu de ne pas se fonder de façon

stricte sur la position formelle de l'organe à considérer; il faut bien plutôt

établir l'étendue du pouvoir de décision en fonction des circonstances

concrètes. C'est donc la notion matérielle de l'organe dirigeant qui est

déterminante, car c'est la seule façon de garantir que l'art. 31 al. 3 let. c

LACI, qui vise à combattre les abus, remplisse son objectif (SVR 1997 ALV no

101.

p. 311 consid. 5d). En particulier, lorsqu'il s'agit de déterminer quelle est

la possibilité effective d'un dirigeant d'influencer le processus de décision

de l'entreprise, il convient de prendre en compte les rapports internes

existant dans l'entreprise. On établira l'étendue du pouvoir de décision en

fonction des circonstances concrètes (DTA 1996/1997 no 41 p. 227 sv. consid. 1b

et 2; SVR 1997 ALV no 101 p. 311 consid. 5c). La seule exception à ce principe

que reconnaît le Tribunal fédéral des assurances concerne les membres des

conseils d'administration car ils disposent ex lege (art. 716 à 716b CO), d'un

pouvoir déterminant au sens de l'art. 31 al. 3 let. c LACI (DTA 1996/1997 no 41

p. 226 consid. 1b et les références). Pour les membres du conseil

d'administration, le droit aux prestations peut être exclu sans qu'il soit

nécessaire de déterminer plus concrètement les responsabilités qu'ils exercent

au sein de la société (ATF 122 V 273 consid. 3). (…)." (cfr. DLA

2004.

N. 21, consid. 3.2, pag. 198)

2.5

Vincente in

causa, il ricorrente, rappresentato da un avvocato, ha diritto a un'indennità

per ripetibili da mettere a carico della Cassa resistente (cfr. art. 61 cpv. 1

lett. g LPGA).

Dispositivo

Per questi motivi,

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è accolto ai sensi dei considerandi.

§ La

decisione su opposizione del 18 settembre 2006 è annullata e gli atti vengono

rinviati alla Cassa CO 1 affinché proceda conformemente al consid. 2.3.

2. Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

La Cassa CO

1 verserà all’assicurato l’importo di fr. 1'000.-- a titolo di ripetibili (IVA

compresa).

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al

ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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