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Decisione

38.2006.80

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

7 febbraio 2007Italiano46 min

Source ti.ch

Fatti

i mesi impagati di dicembre 2005 e gennaio 2006" .

(...)

L'indennità pretesa non è per le pretese

derivanti da un licenziamento con effetto immediato, pretese nemmeno accolte

nella sentenza prodotta agli atti, ma come riportato nella sentenza, l'importo

corrisponde a salari non pagati e arretrati." (Doc. I)

1.3. Nella sua

risposta del 22 novembre 2006 la Cassa propone di respingere il ricorso e

osserva:

"

Con la contestata decisione la Cassa ha

accordato alla ricorrente un'indennità per insolvenza di fr. 1'386.00 limitata

al periodo di lavoro dal 01.12.2005 al 16.12.2005 per il quale l'ex datore di

lavoro della ricorrente non aveva versato il salario. Non ha per contro

riconosciuto il salario relativo ai mesi di dicembre 2005 e gennaio 2006 di

complessivi fr. 5'280.00.

Mediante ricorso si postula il riconoscimento

dell'intero importo di fr. 5'280.00 relativo ai salari di dicembre 2005 e

gennaio 2006.

(...)

Nella presente fattispecie sono evidenziabili i

seguenti punti:

1) in

data 01.04.2005 è stato sottoscritto un contratto di lavoro tra la __________

di __________ e la signora RI 1, residente a __________;

2) il

tipo di contratto di lavoro era su chiamata e prevedeva un monte ore

settimanale che, in linea di massima, avrebbe raggiunto le 17.5 ore remunerate

in ragione di fr. 33.00 all'ora;

3) in

data 16.12.2005 la __________ notificava a disdetta immediata del contratto di

lavoro;

4) la

signora RI 1 ha effettuato il suo ultimo giorno di lavoro il 16.12.2005 ed è

stata pagata solo fino alla fine del mese di novembre 2005.

Secondo la Prassi ML/AD 2004/1 foglio 10 del Seco

non vi può essere il diritto all'indennità per insolvenza dopo il 16.12.2005.

(...)

L'indennità per insolvenza può coprire solo il

periodo di lavoro prestato che non è stato retribuito e non può quindi

riguardare il periodo che va dal 17.12.2005 al 31.01.2006.

Questa eventualità poteva riguardare solo il

diritto all'indennità di disoccupazione secondo l'art. 29 LADI." (Doc.

III)

1.4. Il 29

novembre 2006 il patrocinatore dell'assicurata ha inviato al TCA uno scritto

del seguente tenore:

"

(...)

Ci riconfermiamo su quanto già scritto in tema di

ricorso contestando la risposta della cassa CO 1.

In merito alle direttive SECO prassi ML/AD 200471

che si rifanno agli art. 15, 17, 29, 51 segg. LADI.

Le eccezioni in deroga ai principi secondo cui

l'IDI interviene soltanto se l'assicurato ha effettuato il lavoro contemplano e

sono interpretabili secondo il nostro punto di vista.

La condizione è che il datore di lavoro sia

soggetto all'obbligo di versare il salario e che la persona assicurata non

percepisca altre compensazioni legali o contrattuali del salario durante il

periodo in questione.

Di conseguenza egli non ha diritto all'IDI per il

periodo che precede il fallimento, mentre il diritto all'IDI gli verrà

riconosciuto eccezionalmente per il lavoro che non ha effettuato prima dello

scioglimento del suo rapporto di lavoro.

Basandosi inoltre su una sentenza che gli ha

riconosciuto il diritto al pagamento del salario per i periodi fino alla

scadenza del contratto." (Doc. V)

1.5. L'11 gennaio

2007 il TCA ha chiesto al rappresentante dell'assicurata di trasmettere copia

dei doc. E-M prodotti con l'istanza del 14 marzo 2006 alla Pretura di __________.

Tale

documentazione è stata inviata il 15 gennaio 2007 (cfr. Doc. B1-7).

1.6. Il 22

gennaio 2007 il Presidente del TCA ha posto il seguente quesito al

rappresentante dell'assicurata:

"

(...)

Al fine di evadere il ricorso citato, mi occorre

ancora sapere se, dopo il licenziamento del 16 dicembre 2005, l'assicurata ha

immediatamente ed esplicitamente offerto alla datrice di lavoro la propria

disponibilità a lavorare fino al 31 gennaio 2006.

In caso di risposta positiva, voglia indicare

quale è stata la reazione della datrice di lavoro." (Doc. XI)

__________

ha così risposto il 23 gennaio 2007:

"

(...)

La sig.ra RI 1 avrebbe lavorato sicuramente fino

al termine del 31 gennaio 2006.

A conferma della sua disponibilità alleghiamo una

corrispondenza con il sottoscritto risalente al 1.03.06 (Doc. A) nella quale

dichiara che avrebbe sicuramente effettuato più ore di lavoro come regolarmente

aveva fatto nei mesi precedenti (doc. C).

La datrice di lavoro negò la possibilità alla

sig.ra RI 1 di poter continuare il suo lavoro intimando di abbandonare il

lavoro il giorno stesso ossia il 16.12.05." (Doc. XII)

1.7. La

documentazione raccolta dal TCA è stata trasmessa alla Cassa CO 1 (Doc. XIII),

che ha affermato di non avere altre osservazioni di merito e di riconfermarsi

nella risposta di causa (Doc. XIV)

in

diritto

In

ordine

2.1. La presente

vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante

importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione

delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico

ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1

della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni

(cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio

2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H

212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10

ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;

STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999

nella causa C., I 623/98).

Nel

merito

2.2. Secondo

l’art. 51 cpv. 1 LADI i lavoratori soggetti all’obbligo di contribuzione, al

servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad una procedura

d’esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno diritto

all’indennità per insolvenza se:

a. il

loro datore di lavoro é stato dichiarato in fallimento e se a quel momento

vantano crediti salariali oppure

b. il

fallimento non viene dichiarato soltanto perché in seguito a manifesto

indebitamento del datore di lavoro nessun creditore é disposto ad anticipare le

spese o

c. hanno

presentato, contro il datore di lavoro, una domanda di pignoramento per crediti

salariali.

Non hanno

diritto all'indennità per insolvenza le persone che, in qualità di soci, di

membri di un organo dirigente dell'azienda o finanziariamente partecipi della

società, prendono parte alle decisioni del datore di lavoro o possono

esercitarvi un influsso considerevole, nonché i loro coniugi che lavorano

nell'azienda (cfr. art. 51 cpv. 2 LADI).

Secondo

l’art. 52 cpv. 1 LADI l’indennità per insolvenza copre i crediti salariali

concernenti gli ultimi quattro mesi del rapporto di lavoro prima della

dichiarazione di fallimento e gli eventuali crediti salariali per le

prestazioni lavorative dopo la dichiarazione di fallimento, tuttavia, per ogni

mese, fino a concorrenza dell’importo massimo di cui all’articolo 3 capoverso

2. Sono considerati salario anche gli assegni dovuti.

I

contributi legali alle assicurazioni sociali devono essere prelevati

dall’indennità per insolvenza. La cassa deve conteggiare i contributi

prescritti con gli organi competenti e dedurre ai lavoratori la parte dei

contributi da loro dovuta (cfr. art. 52 cpv. 2 LADI).

2.3. In una

decisione pubblicata in DTF 121 V 377 il Tribunale federale delle assicurazioni

(TFA) ha stabilito che l’indennità per insolvenza non copre le pretese

determinate da un licenziamento immediato e ingiustificato del datore di lavoro

né quelle derivanti da un licenziamento in tempo inopportuno, quando il

lavoratore non ha prestato un lavoro.

In quel

caso, chiamata a pronunciarsi sul diritto all’indennità per insolvenza nel caso

di un’assicurata che, dopo aver messo alla luce un figlio il 17 luglio 1993,

voleva riprendere l’attività il 6 ottobre 2003 ma il proprio datore di lavoro

glielo ha impedito e le ha sottoposto una convenzione, da lei rifiutata,

secondo la quale le avrebbe corrisposto il suo salario fino al 31 dicembre 1993

liberandola da tutti i suoi obblighi, l’Alta Corte ha sviluppato le seguenti

considerazioni:

"

(…)

2.- a) Selon la jurisprudence,

l'indemnité en cas d'insolvabilité ne couvre que des créances de salaire qui

portent sur un travail réellement fourni et non pas sur des prétentions en

raison d'un congédiement immédiat et injustifié du travailleur (ATF 114 V 60 in fine, 111 V 270 consid. 1b, 110 V 30; MUNOZ, La fin du

contrat individuel de travail et le droit aux indemnités de

l'assurance-chômage, thèse Lausanne 1992, p. 192). Cette jurisprudence se fonde

sur le texte même de la loi et sur l'intention clairement exprimée du

législateur (Message concernant une nouvelle loi fédérale sur

l'assurance-chômage obligatoire et l'indemnité en cas d'insolvabilité, FF 1980

III 613).

b) Pour délimiter l'indemnité de chômage et

l'indemnité en cas d'insolvabilité, il faut se demander si l'assuré, durant la

période en cause, était apte au placement (art. 15 al. 1 LACI) et s'il pouvait

se soumettre aux prescriptions de contrôle de l'administration (art. 17 LACI);

dans l'affirmative, il n'a pas droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité.

Ainsi, l'assuré qui a été licencié avec effet immédiat et sans juste motif - et

qui de ce fait ne travaille plus - est en principe apte au placement et son

droit aux prestations doit être examiné à la lumière des conditions mises à

l'allocation de l'indemnité de chômage (art. 8 ss LACI); il existe une

situation de chômage, qui est la condition première du droit à ladite indemnité

(art. 8 al. 1 let. a LACI; ATF 119 V 157 consid. 2a; MEYER-BLASER, Résiliation

abusive du contrat de travail, nouvelles règles du Code des obligations en la

matière et incidences de ces dernières dans le domaine de l'assurance sociale,

en particulier sur le maintien de la couverture d'assurance et le droit aux

prestations, Colloque de l'IRAL 1994, p. 183 sv.).

Certes, si l'assuré au chômage a encore des

droits à faire valoir découlant du contrat de travail (salaire ou indemnité

pour résiliation anticipée des rapports de travail), il ne subit pas de perte

de travail à prendre en considération (art. 11 al. 3 LACI) et il ne peut

prétendre l'indemnité de chômage (art. 8 al. 1 let. b LACI; ATF 119 V 46, 115 V

437; MEYER-BLASER, loc.cit., p. 184). Toutefois, en cas de doutes quant aux

droits découlant du contrat de travail, la caisse verse l'indemnité et se

subroge au chômeur dans tous ses droits, y compris le privilège légal, jusqu'à

concurrence de l'indemnité de chômage versée par elle, conformément à l'art. 29

al. 1 et 2 LACI. En application de cette disposition, des indemnités de chômage

peuvent être versées, plus particulièrement, lorsque la créance du travailleur

est certes incontestée, mais que son recouvrement est aléatoire en raison de

l'insolvabilité de l'employeur. Dans un tel cas, il existe, comme l'exprime la

loi, un doute quant à la satisfaction des prétentions du travailleur (art. 29

al. 1 in fine LACI; MUNOZ, loc.cit., p. 194).

3.- a) L'Autorité cantonale et de

recours est de l'avis que ces principes ne sont pas applicables lorsque le

congé donné par l'employeur est nul, parce qu'il a été signifié pendant une

période de protection légale (art. 336c CO). Si le travailleur offre ses

services à l'employeur, le contrat reste valable. L'autorité cantonale en

déduit que les rapports de travail n'ont pris fin, en l'espèce, qu'au moment de

l'ouverture de la faillite. Jusque-là, l'assurée n'était pas sans emploi et,

partant, n'était pas non plus apte au placement. Elle avait donc droit à

l'indemnité en cas d'insolvabilité.

La commission cantonale, pour l'essentiel,

s'est ralliée à cette thèse. Elle ajoute que l'intimée avait des raisons de

penser que l'actionnaire principal de G. SA (une société française) fournirait

des fonds à sa filiale genevoise. Elle était donc fondée à considérer que la

faillite de son employeur serait évitée et pouvait espérer demeurer au service

de cet employeur, ce qui la rendait inapte au placement.

b) Après le temps d'essai, l'employeur ne peut

pas résilier le contrat pendant la grossesse et au cours des seize semaines qui

suivent l'accouchement (art. 336c al. 1 let. c CO). Le congé donné pendant

cette période est nul (art. 336c al. 2 CO) et les rapports de travail sont

maintenus. Si l'employeur n'accepte pas que le travailleur reprenne son emploi,

il se trouve en demeure (art. 324 CO) et reste tenu au paiement du salaire

(WEBER, La protection des travailleurs contre les licenciements en temps

inopportun, étude de l'art. 336c CO, thèse Lausanne 1992, p. 137). A la

différence de l'art. 336c al. 2 CO, l'art. 337c al. 1 CO (relatif à la

résiliation immédiate injustifiée du contrat de travail) fait naître une créance

en dommages-intérêts; le contrat prend fin, en fait et en droit, et le

travailleur a droit à ce qu'il aurait gagné si les rapports de travail avaient

pris fin à l'échéance du délai de congé ou à la cessation du contrat conclu

pour une durée indéterminée (ATF 120 II 245 consid. 3a).

Mais, sous l’angle de l’aptitude au placement,

la situation du travailleur congédié en temps inopportun, qui n'a plus à

effectuer son travail, ne diffère pas vraiment de celle du travailleur sans

emploi qui a été licencié avec effet immédiat et de manière injustifiée: dans

les deux cas l'intéressé présente une disponibilité suffisante pour accepter un

travail convenable et pour se soumettre aux prescriptions de contrôle.

Contrairement à l'opinion des autorités cantonales de recours, il n'y a donc

pas de raison d'opérer des distinctions entre ces deux situations du point de

vue du droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité.

c) Le maintien, en droit, des rapport de

travail n'est d'ailleurs pas non plus un critère déterminant pour juger du

droit à l'indemnité de chômage (ATF 119 V 157 consid. 2a). Les prétentions

visées par l'art. 29 LACI, pour lesquelles il peut exister des doutes (et qui

correspondent aux prétentions de salaire ou à des indemnités au sens de l'art.

11 al. 3 LACI) concernent toutes les prétentions de l'assuré qui ont le

caractère de salaires ou qui sont assimilables à un salaire; il s'agit, en

particulier, de prétentions du travailleur en cas de résiliation du contrat de

travail en temps inopportun, de licenciement immédiat injustifié et de

résiliation immédiate justifiée par le travailleur (MUNOZ, loc.cit. pp. 91-128;

SAVIAUX, Les rapports de travail en cas de difficultés économiques de

l'employeur et l'assurance-chômage, thèse Lausanne 1993, p. 264).

d) C'est à tort, par ailleurs, que l'Autorité

cantonale et de recours invoque à l'appui de sa solution l'arrêt 111 V 269. En

effet, dans cette affaire, il s'agissait d'un travailleur qui ne pouvait plus

fournir de travail en raison de la demeure de l'employeur. A la différence des

circonstance de l'espèce, l'employeur n'avait pas donné le congé au

travailleur. Il lui avait au contraire fourni l'assurance qu'il obtiendrait du

travail à bref délai. Dans une telle situation, l'aptitude au placement de l'assuré

devait être niée, ce qui, logiquement, avait justifié le versement de

l'indemnité en cas d'insolvabilité après la faillite de l'employeur.

4.- En l'espèce, l'assurée a été licenciée le 6

octobre 1993. A partir de cette date, elle a été effectivement sans travail,

après avoir mis vainement son employeur en demeure d'accepter ses services. Dès

le mois de novembre 1993, elle a entrepris des recherches en vue de trouver un

nouvel emploi, puis elle s'est annoncée à l'assurance-chômage le 15 janvier

1994, date à partir de laquelle elle a fait contrôler son chômage. On doit

ainsi admettre que durant les trois derniers mois qui ont précédé l'ouverture

de la faillite de l'employeur (2 février 1994), elle était apte au placement

selon l'art. 15 al. 1 LACI. C'est donc à tort que les premiers juges lui ont

reconnu le droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité pour cette période.

Le recours de droit administratif est bien

fondé. Mais il faut, bien entendu, réserver le droit de l'assurée à l'indemnité

de chômage, à partir du moment où toutes les conditions de ce droit ont été

remplies."

In una successiva sentenza del 28 gennaio 2002 nella causa A. (C

164/01) l'Alta Corte è stata chiamata a pronunciarsi sul diritto alle indennità

di insolvenza di un assicurato durante il periodo da quando è stato liberato

dai suoi obblighi contrattuali fino alla scadenza del termine regolare di

disdetta (in casu: dal 24 al 30 luglio 1998). Il TFA ha confermato la decisione

con la quale l’amministrazione ha riconosciuto all’assicurato il diritto alle

indennità di insolvenza solo fino al 23 luglio 2002 ultimo giorno in cui egli

aveva effettivamente lavorato.

In quel

caso il TFA si è così espresso:

"

(…)

2.- a) Les dispositions des art. 51 ss LACI ont

introduit une assurance perte de gain en cas d'insolvabilité de l'employeur,

destinée à combler une lacune dans le système de protection sociale. Pour le

législateur, le privilège conféré par la LP aux créances de salaire (art. 219

LP) ne donnait en effet pas une garantie suffisante au travailleur, si bien

qu'il était nécessaire de lui assurer la protection par le droit public, à tout

le moins pendant une période limitée et déterminée. Il s'est donc agi de

protéger les créances de salaire du travailleur pour lui assurer les moyens d'existence

et éviter que des pertes ne le touchent durement dans son existence (Message du

Conseil fédéral concernant une nouvelle loi fédérale sur l'assurance-chômage

obligatoire et l'indemnité en cas d'insolvabilité du 2 juillet 1980, FF 1980

III 532 s.; Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung, in : Schweizerisches

Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Bâle, Genève et Munich 1998, n° 492).

b) Par "créances de salaire" au sens de

l'art. 52 LACI, on entend d'abord le salaire déterminant selon l'art. 5 al. 2

LAVS, auquel s'ajoutent les allocations (Nussbaumer, op. cit., n° 519). Par

cette référence à la LAVS se trouve ainsi délimité le cercle des bénéficiaires

de cette protection. Il reste que ces dispositions en matière d'assurance

sociale reposent en premier lieu sur le droit du contrat de travail en ce qui

Considerandi

concerne notamment les éléments contractuels, les obligations réciproques des

parties et les dispositions impératives dont il y a lieu ensuite de tirer des

conséquences juridiques en matière d'affiliation ou de prestations

(Meyer-Blaser, Résiliation abusive du contrat de travail, nouvelles règles du

Code des obligations en la matière et incidences de ces dernières dans le

domaine de l'assurance sociale, en particulier sur le maintien de la couverture

d'assurance et le droit aux prestations, in : Droit du travail et droit des

assurances sociales, Questions choisies, Colloque de Lausanne [IRAL] 1994, p.

177).

Contrat synallagmatique, le contrat de travail

impose principalement le versement d'un salaire au regard de l'engagement de

fournir un travail régulier. La conséquence juridique, dans

l'assurance-chômage, est que la créance de salaire est principalement liée à la

fourniture d'un travail. Ainsi, selon la jurisprudence, l'indemnité en cas

d'insolvabilité ne couvre que des créances de salaire qui portent sur un

travail réellement fourni; elle ne peut être octroyée pour des prétentions en

raison d'un congédiement immédiat et injustifié du travailleur, pour des

indemnités de vacances qui n'ont pas été prises ou pour des prétentions émanant

d'un travailleur, empêché de travailler pour cause de maladie et que son

employeur n'a pas assuré (ATF 125 V 494 consid. 3b et les arrêts et références

cités; Nussbaumer, op. cit., n° 519). Cette jurisprudence se fonde sur le texte

même de la loi et sur l'intention clairement exprimée du législateur (Message

du Conseil fédéral précité, p. 613; ATF 125 V 494 consid. 3b, 121 V 379 consid.

2a).

c) La fourniture d'un travail, énoncée comme

condition nécessaire en toutes hypothèses à l'application des art. 51 ss LACI,

ne reflète cependant pas exactement la jurisprudence rendue en la matière. En

effet, est assimilé à cette situation le cas où le travailleur n'a fourni aucun

travail en raison de la demeure de l'employeur au sens de l'art. 324 al. 1 CO.

Dans ce cas, tant que le contrat n'est pas résilié, le travailleur a une

créance de salaire qui peut justifier, le cas échéant, l'octroi de l'indemnité

en cas d'insolvabilité (ATF 111 V 269; SVR 1996 ALV no 59).

Ainsi que cela ressort de la jurisprudence (ATF

125.

V 493 consid. 3b, 121 V 379 consid. 2b), le critère de distinction qu'il

faut poser en la matière réside dans la délimitation entre indemnité pour

insolvabilité et indemnité de chômage. Si, durant la période en cause, l'assuré

était apte au placement (art. 15 al. 1 LACI) et s'il pouvait se soumettre aux

prescriptions de contrôle de l'administration (art. 17 LACI), il n'a pas droit

à l'indemnité en cas d'insolvabilité. Il en va ainsi de l'assuré qui a été

licencié avec effet immédiat et sans justes motifs (art. 337c CO) ou de celui

qui a été congédié en temps inopportun (art. 336c CO). Dans ces cas, l'assuré

présente une disponibilité suffisante pour accepter un travail convenable et

pour se soumettre aux prescriptions de contrôle du chômage. Le maintien, en

droit, d'un contrat de travail n'apparaît donc pas comme un critère essentiel

dès lors que, dans le premier cas, le contrat a pris fin en fait et en droit,

alors que, dans le second, les rapports de travail sont maintenus. A la différence,

par exemple, de la situation découlant de la demeure de l'employeur exposée

plus haut, il s'avère ici que la signification d'un congé est déterminante.

3.

- Il reste à déterminer les règles applicables

lorsque le travailleur a été libéré de l'obligation de fournir un travail

pendant le délai de résiliation du contrat.

a) Sous réserve du respect du délai de résiliation

légal ou contractuel, un contrat de travail de durée indéterminée peut en

principe être librement résilié par l'une ou l'autre partie (art. 335 CO). La

résiliation entraîne pour le travailleur la fin de l'obligation de travailler,

en règle générale au terme du délai de congé, et pour l'employeur la fin de

l'obligation de payer le salaire. Il arrive cependant que l'employeur libère

immédiatement son employé de l'obligation de travailler. Dans ce cas, le

travailleur n'a ni la possibilité, ni l'obligation de proposer sa prestation à

l'employeur. Renonciation volontaire et inconditionnelle à la prestation du

travailleur jusqu'à l'échéance des relations contractuelles, cette libération

ne correspond ni à une demeure de l'employeur ni à un licenciement immédiat.

Reste que le travailleur libéré de l'obligation de travailler jusqu'à la fin de

son contrat doit se laisser imputer sur son salaire le revenu tiré d'un nouvel

emploi, à moins que l'on puisse déduire des circonstances que les parties ont

voulu exclure l'imputation (ATF 118 II 139).

Sous l'angle de l'aptitude au placement, la

situation du travailleur qui n'a plus à effectuer son travail ne diffère pas

vraiment de celle du travailleur sans emploi qui a été licencié avec effet

immédiat et de manière injustifiée ou de celle du travailleur congédié en temps

inopportun : dans tous ces cas, l'intéressé présente une disponibilité suffisante

pour accepter un travail convenable et pour se soumettre aux prescriptions de

contrôle. Cette situation ne peut, en revanche, être rapprochée du cas jugé en

1985.

où l'employeur en demeure n'avait pas donné son congé au travailleur et

lui avait promis de lui fournir du travail à bref délai (ATF 111 V 269).

Certes, comme dans le cas du travailleur licencié en temps inopportun, le

contrat de travail prend fin seulement à son terme contractuel. Mais, selon la

jurisprudence, le maintien, en droit, d'un rapport de travail n'est pas un

critère déterminant pour juger du droit à l'indemnité de chômage (ATF 119 V 157

consid. 2a).

Dès lors, à la différence du cas jugé en 1999 où

l'employé était empêché de travailler pour cause de maladie (ATF 125 V 492, en

particulier 497 consid. 4b), le critère de l'aptitude au placement et de la

disponibilité pour se soumettre aux contrôles joue, dans la situation du

travailleur libéré de son obligation de fournir un travail pendant le délai de

résiliation du contrat, un rôle essentiel pour délimiter l'indemnité de chômage

et l'indemnité en cas d'insolvabilité (ATF 125 V 495 consid. 3b, 121 V 381

consid. 2b). En revanche, le critère du travail fourni - ou de l'absence d'une

créance de salaire portant sur un travail réellement fourni - n'apparaît pas

déterminant (cf. ATF 121 V 379 consid. 2a). N'est pas non plus décisif le fait

que les prétentions de salaire ou d'indemnité pour résiliation anticipée des

rapports de travail ne constituent pas une perte de travail à prendre en considération

(art. 11 al. 3 LACI), puisque les prestations de l'assurance-chômage prévues

par la loi doivent être versées en cas de doutes quant aux droits découlant du

contrat de travail (art. 29 al. 1 et 2 LACI; ATF 121 V 379 consid. 2b).

b) Dans le cas particulier, l'assuré a été

licencié le 23 juillet 1998 pour la fin du mois et dispensé dès cette date de

l'obligation de fournir un travail. Sans emploi dès ce moment, il avait la

disponibilité nécessaire pour être apte au placement selon l'art. 15 al. 1 LACI.

Cela suffit pour exclure le droit à l'indemnité d'insolvabilité.

(….)" (cfr. STFA del 28 gennaio 2002 nella causa A., C

164/01)

La nostra

Massima Istanza, in una decisione del 2 settembre 2003 nella causa B. (C

55/03), si è confermata nella propria giurisprudenza e, nel caso di un

assicurato che ha offerto al datore di lavoro la sua disponibilità a continuare

l’attività solo dopo la regolazione delle sue pretese salariali pendenti, ha

riconosciuto al ricorrente il diritto alle indennità per insolvenza solo fino

all’ultimo giorno in cui ha effettivamente lavorato.

In quel

caso l’Alta Corte ha, in particolare, ribadito che:

"

(…)

2.2

Aus dem Gesagten ergibt sich, dass der

Beschwerdeführer in der Tat am 1. März 1999 effektiv seine letzten

Arbeitsleistungen erbracht hat. Er verlangt somit die Auszahlung von

Insolvenzentschädigung für eine Zeitspanne, während welcher er keine Arbeit

verrichtet hat. Rechtsprechungsgemäss besteht aber kein Anspruch auf eine

solche Entschädigung, da diese nur den Lohnanspruch für tatsächlich geleistete

Arbeit abdeckt (BGE 125 V 494 Erw. 3b, 121 V 379 Erw. 2a; Nussbaumer,

Arbeitslosenversicherung, in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR],

Basel, Genf und München 1998, Nr. 492 ff., 495 in fine). Dabei ist nicht entscheidend,

ob das Arbeitsverhältnis rechtlich weiter bestanden hat (BGE 121 V 381 Erw. 3c,

119.

V 157 Erw. 2a). Deshalb braucht nicht geprüft zu werden, ob und

gegebenenfalls ab welchem Datum die Anstellung des Versicherten als aufgelöst

zu betrachten ist. Hinzu kommt, dass dem Beschwerdeführer, nachdem er in der

hier streitigen Zeitspanne nicht gearbeitet hat, hiefür auch keine

Lohnforderung zusteht. Solche Sachverhalte werden nicht durch die

Insolvenzentschädigung gedeckt, setzt doch diese Leistungsart eine Lohnforderung

des Versicherten gegenüber dem zahlungsunfähigen Arbeitgeber voraus (BGE 125 V

497.

Erw. 4b). Der Gesetzgeber beabsichtigte mit der Insolvenzentschädigung

keinen Rechtsschutz zu schaffen, der sich auf andere als Lohnforderungen

erstrecken würde. Davon abzuweichen besteht kein Anlass (BGE 125 V 497 Erw. 3b

in fine). Ob dem Beschwerdeführer statt der Insolvenz- allenfalls

Arbeitslosenentschädigung zustände, ist im vorliegenden Verfahren nicht zu

prüfen.

(…)." (cfr. STFA del 2 settembre 2003 nella causa B., C

55/03)

2.4

In una sentenza del 15 aprile

2005.

nella causa N., C 214/04 pubblicata in SVR 2005 ALV Nr. 10, l'Alta Corte

ha avuto occasione di riassumere la sua giurisprudenza ed ha ricordato che

l'indennità di insolvenza copre unicamente pretese salariali che si riferiscono

a del lavoro prestato, e non pretese risultanti dalla disdetta anticipata

(ingiustificata) del rapporto di lavoro. L'esistenza giuridica di un rapporto

lavorativo non rappresenta di per sè un valido criterio per rispondere alla

questione a sapere se sono fondate delle pretese per lavoro prestato.

Determinante per distinguere il diritto alle indennità di insolvenza da quello

alle indennità di disoccupazione, è sapere se la persona assicurata nel periodo

in questione era collocabile e se ha osservato le prescrizioni di controllo. Se

ciò è il caso, non vi è diritto alle indennità di insolvenza.

In particolare il TFA ha

sottolineato che:

"

3.

Nach der Rechtsprechung deckt die

Insolvenzentschädigung nur

Lohnforderungen, die sich auf geleistete Arbeit

beziehen, nicht aber auf Ansprüche bei (ungerechtfertigter) vorzeitiger

Auflösung des

Arbeitsverhältnisses und für noch nicht bezogene

Ferien (BGE 121 V 377, 114 V 60, 111 V 269, 110 V 30).

Der rechtliche Bestand eines Arbeitsverhältnisses

allein ist kein taugliches Kriterium für die Beantwortung der Frage, ob

Ansprüche für geleistete Arbeit im Sinne von Art. 51 ff. AVIG geschuldet sind

(BGE 121 V 381 Erw. 3c, 119 V 157 Erw. 2a; vgl. auch BGE 125 V 495 Erw. 3b; Urs

Burgherr, Die Insolvenzentschädigung, Zahlungsunfähigkeit des Arbeitgebers als

versichertes Risiko, Diss. Zürich 2004, S. 90). Massgebend für die Abgrenzung

des Anspruchs auf Insolvenzentschädigung von demjenigen auf Arbeitslosenentschädigung

ist, ob die versicherte Person in der fraglichen Zeit vermittlungsfähig war

(Art. 15 Abs. 1 AVIG) und die Kontrollvorschriften (Art. 17 AVIG) erfüllen

konnte. Ist dies zu bejahen, so besteht kein Anspruch auf

Insolvenzentschädigung. Wer ungerechtfertigt fristlos entlassen wird und aus

diesem Grund nicht mehr arbeitet, ist grundsätzlich vermittlungsfähig, weshalb

sein Leistungsanspruch nach den für die Arbeitslosenentschädigung

geltenden Voraussetzungen (Art. 8 ff. AVIG) zu

prüfen ist, auch wenn ihm noch Lohnforderungen wegen vorzeitiger Auflösung des

Arbeitsverhältnisses zustehen. In solchen Fällen besteht zwar kein

anrechenbarer Arbeitsausfall im Sinne von Art. 11 Abs. 3 AVIG, wie er für den

Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung vorausgesetzt ist (Art. 8 Abs. 1 lit. b

AVIG); bestehen Zweifel darüber, ob die versicherte Person für die Zeit des Arbeitsausfalls

Lohn- oder Entschädigungsansprüche im Sinne von Art. 11 Abs. 3 AVIG hat, wird

ihm jedoch gemäss Art. 29 AVIG Arbeitslosenentschädigung

ausbezahlt und es gehen die Ansprüche des Versicherten

samt dem gesetzlichen Konkursprivileg im Umfang der ausgerichteten

Taggeldentschädigungen auf die Arbeitslosenkasse über (BGE 121 V 379 Erw. 2b;

ARV 2003 Nr. 28 S. 256 Erw. 2.4.1). Diese Grundsätze gelten auch dann, wenn das

Arbeitsverhältnis zur Unzeit aufgelöst wird (Art. 336c OR) und der Arbeitgeber

nach Art. 324 OR in

Annahmeverzug gerät. In Bezug auf die

Vermittlungsfähigkeit verhält es sich in diesem Fall nicht grundlegend anders

als bei der ungerechtfertigten fristlosen Entlassung des Arbeitnehmers (BGE 125

V 495 Erw. 3b, 121 V 380 Erw. 3). Keine andere Betrachtungsweise hat bei einer

Freistellung während der Kündigungsfrist zu greifen (Urteile A. vom 28. Januar

2002.

[C 164/01], C. vom 13. Januar 2000 [C 167/99]). Im Urteil B. vom 23.

November 2001 (C 143/01) hat das Eidgenössische Versicherungsgericht die

Kündigung des Arbeitsverhältnisses, welches im Zusammenhang mit der wegen der

Zahlungsunfähigkeit des Arbeitgebers

vorgenommenen Schliessung des Geschäftslokals durch den Vermieter erfolgte, einer

Freistellung des Arbeitnehmers gleichgestellt. Dabei hat es erwogen, da die

Kündigung ausgesprochen worden sei, nachdem der Vermieter das Betreten der Geschäftsräumlichkeiten

mit sofortiger Wirkung untersagt habe, sei davon auszugehen, dass der Arbeitnehmer

ab diesem Zeitpunkt freigestellt und damit vermittlungsfähig gewesen sei und

sich den Kontrollvorschriften hätte unterziehen können.

3.2

Dem Tatbestand der Lohnansprüche für

geleistete Arbeit im Sinne von Art. 51 ff. AVIG hat die Rechtsprechung diejenigen

Fälle gleichgestellt, in denen der Arbeitnehmer nur wegen Annahmeverzugs des Arbeitgebers

im Sinne von Art. 324 Abs. 1 OR keine Arbeit mehr leisten konnte (BGE 111 V

269; SVR 1996 ALV Nr. 59 S. 181: vgl. auch BGE 125 V 495 Erw. 3b; Thomas

Nussbaumer,

Arbeitslosenversicherung, in: Schweizerisches

Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, Rz 519). In BGE 111 V 269

ging es um ein Arbeitsverhältnis, das nicht gekündigt, sondern erst durch den

Konkurs der Arbeitgeberin aufgelöst wurde. Der Arbeitnehmer hatte sich zudem

bei der Arbeitgeberin mehrfach um Arbeitszuweisung bemüht, wurde jedoch mit dem

Versprechen auf Arbeitszuweisung hingehalten. Das Eidgenössische Versicherungsgericht

hat zudem erwogen, weil knapp ein Monat später über die Arbeitgeberfirma der

Konkurs eröffnet worden sei, könne von einer rechtsmissbräuchlichen

Geltendmachung des Anspruchs nicht die Rede sein.

3.3

Der blosse Verzug des Arbeitgebers bewirkt

keine Auflösung des

Arbeitsverhältnisses (SVR 1996 ALV Nr. 59 S. 181

Erw. 3a). Dies gilt auch dann, wenn der Arbeitgeber den Arbeitnehmer wegen

Betriebsstörungen technischer, wirtschaftlicher oder behördlicher Art nicht

beschäftigen kann (Rehbinder/Portmann, Kommentar zum Schweizerischen

Privatrecht [Basler Kommentar], Obligationenrecht I: Art. 1-529 OR, 3. Aufl.,

Basel 2003, N 3 zu Art. 324). In SVR 1996 ALV Nr. 59 S. 181 hat das

Eidgenössische Versicherungsgericht mit Bezug auf ein bisher ungekündigtes

Arbeitsverhältnis hinsichtlich des Ausgangspunktes für die Berechnung der letzten

Monate des

Arbeitsverhältnisses, welche im Sinne von Art. 52

Abs. 1 AVIG für die

Anspruchsdauer der Insolvenzentschädigung

massgebend sind, nicht auf den Zeitpunkt abgestellt, als die Belegschaft die

Arbeit nach den Betriebsferien wegen einer konkursamtlich angeordneten

Betriebsschliessung nicht wieder aufnehmen konnte, sondern auf denjenigen der

Gewährung der Nachlassstundung.

Entscheidendes Kriterium für die Abgrenzung

zwischen dem Anspruch auf Insolvenzentschädigung und jenem auf

Arbeitslosenentschädigung war die Gültigkeit des Arbeitsvertrages."

Nel

caso che é stato chiamato a giudicare il TFA ha stabilito che l'assicurato,

licenziato il 26 settembre 2002 per il 31 dicembre 2002 aveva diritto

all'indennità per insolvenza, sulla base delle seguenti argomentazioni:

"

5.

Der Beschwerdegegner stand seit der von der

Arbeitgeberin am 26. September 2002 auf den 31. Dezember 2002 ausgesprochenen

Vertragsauflösung in einem (gekündigten) Arbeitsverhältnis. Wie die Vorinstanz

zu Recht erkannt hat, ist dieses in der Folge bis zur Konkurseröffnung weder

seitens der Arbeitgeberin durch Freistellung des Arbeitnehmers noch vom

Beschwerdegegner durch fristlose Auflösung im Sinne von Art. 337a OR vorzeitig

beendet worden. Als

Kündigungsgrund nannte die Arbeitgeberin Dimensionierungsmassnahmen

in diversen Betriebsbereichen. Aus dem Umstand, dass sie dem Beschwerdegegner riet,

sich bereits während der laufenden Kündigungsfrist beim RAV zur Standortbestimmung

und Stellenvermittlung zu melden, kann nicht geschlossen werden, dieser sei

damit von der Arbeitsleistung freigestellt worden.

Vielmehr ist dieser Hinweis im Zusammenhang mit

der damals angespannten Arbeitsmarktlage für Piloten zu sehen, welche sich

schon früh um eine neue Stelle bemühen sollten, um nach Ablauf des Vertragsverhältnisses

möglichst nicht ohne Arbeit dazustehen.

5.2

Kommt ein Arbeitnehmer seiner Arbeitspflicht

nicht nach und liegen keine anerkannten Verhinderungsgründe vor, so gerät er

wegen Nichterfüllung des Vertrages in Verzug (Art. 102 ff. OR). Der Arbeitgeber

kann in diesem Fall für die Dauer der fehlenden Arbeitsleistung den Lohn

verweigern (Art. 82 OR).

Kann der Arbeitnehmer die Arbeit infolge

Verschuldens des Arbeitgebers nicht leisten oder kommt Letzterer aus anderen

Gründen mit der Annahme der Arbeitsleistung in Verzug, so bleibt er gemäss Art.

324.

Abs. 1 OR zur Entrichtung des Lohnes verpflichtet, ohne dass der

Arbeitnehmer zur Nachleistung verpflichtet ist. Arbeitgeberverzug liegt

grundsätzlich erst vor, wenn der Arbeitnehmer die Arbeit eindeutig angeboten

hat (BGE 115 V 444

Erw. 5a). Der in Art. 324 OR geregelte

Annahmeverzug ist ein besonderer Fall des Gläubigerverzugs nach Art. 95 OG. Er

geht den allgemeinen Bestimmungen des OR vor, berechtigt also nicht zu einem

verzugsrechtlichen Vertragsrücktritt, weil dem Arbeitnehmer durch die

Spezialbestimmung der Lohnanspruch gewahrt und auch eine ordentliche Kündigung

unbenommen bleibt.

Gegebenenfalls steht ihm selbst die Befugnis zur

fristlosen Auflösung des Arbeitsvertrages zu (BGE 116 II 143 Erw. 5b). Der

Arbeitnehmer muss jedoch seine Arbeitsleistung anbieten, ausser er sei vom

Arbeitgeber bis zum Ablauf der Kündigungsfrist freigestellt worden. Verzichtet

der Arbeitgeber - wie bei der Freistellung - ausdrücklich auf die

Arbeitsleistung des Arbeitnehmers, muss dieser seine Leistung nicht mehr

anbieten (BGE 118 II 140 Erw. 1a). In diesem Fall ist er nach der

Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungsgerichts aus

arbeitslosenversicherungsrechtlicher Sicht

grundsätzlich vermittlungsfähig und hat sich den

Kontrollvorschriften zu unterziehen (Urteil A. vom 28. Januar 2002, C 164/01).

Mit Schreiben vom 7. Oktober 2002 hat der Beschwerdegegner seine

Arbeitsleistung bis 31. Dezember 2002 ausdrücklich angeboten. Die Arbeitgeberin

hat darauf jedoch nicht reagiert und geriet damit in Annahmeverzug.

Freigestellt wurde der Beschwerdegegner damit aber nicht. Davon geht auch das

seco aus, hat es doch den Leistungsanspruch zumindest bis 8. November 2002

anerkannt.

5.3

Wird der Arbeitgeber zahlungsunfähig, so kann

der Arbeitnehmer gemäss Art. 337a OR das Arbeitsverhältnis fristlos auflösen,

sofern ihm für seine Forderungen aus dem Arbeitsverhältnis nicht innert

angemessener Frist Sicherheit geleistet wird. Wie das seco zu Recht festhält,

ist er dazu nicht verpflichtet, und es existiert im

Arbeitslosenversicherungsgesetz auch keine Sanktion für eine nicht bestehende

Pflicht. Das Beschwerde führende Bundesamt hält indessen dafür, angesichts der

desolaten und ausser Kontrolle geratenen Zustände der Fluggesellschaft A.________

AG wäre eine fristlose Auflösung des Arbeitsverhältnisses vernünftig und unter

dem Aspekt der Schadenminderungspflicht geboten gewesen. Dem Arbeitnehmer steht

mit der obigen Bestimmung die Möglichkeit offen zu verhindern, dass er dem Arbeitgeber

auf unbestimmte Zeit Kredit gewährt und das Risiko trägt, die Gegenleistung

nicht zu erhalten (BGE 120 II 212 Erw. 6a). Es kann von ihm jedoch nicht unter

dem Titel der Schadenminderungspflicht (BGE 129 V 463 Erw. 4.2, 123 V 233 Erw.

3c mit Hinweisen) verlangt werden, diesen Schritt zu

machen. Ob der Schaden der

Arbeitslosenversicherung damit überhaupt gemindert würde, ist fraglich. Zwar

ist die Arbeitslosenentschädigung (Taggelder gemäss Art. 22 AVIG) tiefer als

die Insolvenzentschädigung, doch entstehen der Verwaltung aus der

Vermittlungstätigkeit ebenfalls Kosten. Können Lohnansprüche während der Dauer

des Arbeitsverhältnisses nicht erhältlich gemacht werden, bedeutet dies zudem

noch nicht, dass dies auch im

Konkursverfahren der Fall sein wird. Weder Arbeitslosenversicherung

noch Arbeitnehmer vermögen in der Regel die wirtschaftliche Lage und die Sanierungsmöglichkeiten

einer sich in finanziellen Schwierigkeiten befindenden Gesellschaft zuverlässig

zu beurteilen, zumal wenn die Arbeitgeberin mit dem Hinweis auf

Redimensionierungsbemühungen die Lage als weniger dramatisch erscheinen lässt,

als sie in Wirklichkeit ist. Es ist für einen Versicherten in einer solchen

Situation daher äusserst schwierig zu

beurteilen, ab wann er sich der

Arbeitslosenversicherung zur Verfügung zu stellen hat, ohne selber Nachteile zu

gewärtigen.

Um zu verhindern, dass der Arbeitnehmer beliebig

lange ohne Lohn beim bisherigen Arbeitgeber bleibt, hat der Gesetzgeber in Art.

52.

Abs. 1 AVIG eine zeitliche Limite für die Bezugsdauer der

Insolvenzentschädigung gesetzt.

Spätestens nach vier Monaten ohne Lohn ist es dem

Arbeitnehmer demnach aus arbeitslosenversicherungsrechtlicher Sicht nicht mehr

zumutbar, beim insolventen Arbeitgeber zu verbleiben. Dem Schutzzweck der Insolvenzentschädigung

entsprechend sollen nicht Unternehmensrisiken abgedeckt, sondern soziale Härten

der Arbeitnehmer vermieden werden (Urs Burgherr, a.a.O., S. 120). Am 7. Oktober

2002.

forderte der Beschwerdegegner die Arbeitgeberin auf, den Septemberlohn

sowie die ausstehenden Spesenentschädigungen zu überweisen, und am 17. Oktober

2002.

ersuchte er sie, für die künftigen Lohnansprüche Sicherheit zu leisten.

Wenn er - nachdem er darauf keine Antwort erhalten hatte - nicht sofort im

Sinne von Art. 337a OR vorging, kann ihm dies

arbeitslosenversicherungsrechtlich nicht zum Nachteil

gereichen.

5.4

Dauert der Annahmeverzug an, und kann der

Arbeitnehmer in guten Treuen nicht mehr mit einer Arbeitszuweisung rechnen,

kann man sich fragen, ob das Geltendmachen von Insolvenzentschädigung ab jenem

Zeitpunkt als rechtsmissbräuchlich im Sinne von Art. 2 Abs. 2 ZGB zu betrachten

ist (vgl. Urs Burgherr, a.a.O., S. 94). In BGE 111 V 271 Erw. 3 hat das

Eidgenössische Versicherungsgericht einen knappen Monat nicht als

rechtsmissbräuchliche Geltendmachung des Anspruchs auf Insolvenzentschädigung

betrachtet. In SVR

1996.

ALV Nr. 59 S. 181 lag zwischen der

konkursamtlichen Siegelung des Betriebes und der Nachlassstundung ebenfalls

weniger als ein Monat. Als der Beschwerdegegner die Kündigung erhielt, war der

Lohn für den Monat September ausstehend. Dieser Zeitpunkt kann indessen nicht

ausschlaggebend sein, sondern allenfalls jener, als alle oder die meisten

Arbeitnehmer im Besitze

des Kündigungsschreibens waren und daraus

geschlossen werden konnte, dass die wirtschaftliche Lage der Arbeitgeberin

hoffnungslos war. Davon geht auch das Beschwerde führende Bundesamt aus. Das

seco hält in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde selber fest, viele

Arbeitnehmende hätten sich schon Anfang Oktober auf dem RAV gemeldet, nachdem

sie auf die Möglichkeit des Anmeldens bei der Arbeitslosenversicherung

aufmerksam gemacht worden

seien. Ein Anspruch auf Insolvenzentschädigung

sei zu jenem Zeitpunkt jedoch verneint worden, weil noch gar kein auslösendes

Ereignis eingetreten sei.

Spätestens Ende Oktober sei dann aber allen

Mitarbeitenden klar gewesen, dass sie nicht mehr für die Fluggesellschaft

A.________ AG würden arbeiten können.

Der Stichtag des 8. November 2002 sei gewählt

worden, weil aufgrund der Akten feststehe, dass bis dann sämtliche Angestellten

im Besitze des Kündigungsschreibens gewesen seien. Ab diesem Zeitpunkt seien

keine Arbeitsleistungen mehr erfolgt. Im von der Arbeitslosenkasse und dem seco

als massgebend bezeichneten 8. November 2002 waren die Monatslöhne September

und Oktober ausstehend. Die Konkurseröffnung fand kurz darauf am 26. November 2002

statt, weshalb auch hier nicht von einer rechtsmissbräuchlichen Geltendmachung

der Insolvenzentschädigung auszugehen ist.

6.

Die Vorinstanz hat in Erwägung 3 ausgeführt,

streitig sei der Anspruch auf Insolvenzentschädigung für die Zeit vom 9. bis

26.

November 2002.

Dispositivo

Dispositivmässig hat sie den angefochtenen

Einspracheentscheid in Gutheissung der Verwaltungsgerichtsbeschwerde mit der

Feststellung aufgehoben, dass der Versicherte für die Zeit bis 26. November

2002 Anspruch auf Insolvenzentschädigung habe. Für den Beschwerdegegner

bedeutet dies, dass er von diesem Zeitpunkt an rückwärts gerechnet Anspruch auf

Insolvenzentschädigung während vier Monaten hat. Nachdem er erstmals für den Monat

September 2002 den Lohn nicht erhielt, hat er rückwärts gerechnet für die ganze

Dauer des Lohnausstandes bis zum 26. November 2002 Anspruch auf

Insolvenzentschädigung."

2.5. In una Direttiva intitolata ”Criterio

determinante di delimitazione tra l'IDI e l'ID”, pubblicata in Prassi ML/AD

2004/1, il Segretariato di Stato dell'economia (SECO), quale

autorità di sorveglianza che deve adoperarsi per garantire un'applicazione

uniforme del diritto ed impartire le istruzioni generali (cfr. art. 110 LADI;

STFA dell’8 aprile 2004 nella causa H., C 340/00, consid. 4; STFA del 10 marzo

2003 nella causa C., C 176/00, consid. 3; STFA dell'8 agosto 2001 nella causa

K., C 260/99, consid. 6b e DTF 127 V 57, consid. 3a pag. 61), ha richiamato la giurisprudenza

federale in materia e ha osservato che:

" Principio

1. L'IDI ha lo

scopo di coprire i crediti salariali che i lavoratori hanno nei confronti del

loro datore di lavoro per un'attività lavorativa effettivamente svolta, mentre

l'ID copre le perdite di salario dovute alla perdita del lavoro. In linea di

massima l'IDI interviene soltanto quando si tratta di pretese salariali in

seguito a un lavoro effettuato.

2. È considerato

come criterio determinante per delimitare l'IDI dall'ID il fatto che la persona

assicurata si sia messa a disposizione del Servizio di collocamento durante il

periodo in questione e che essa abbia potuto soddisfare le prescrizioni di

controllo. L'assicurato ha diritto all'ID se resta disoccupato, effettivamente

o giuridicamente, in seguito a un licenziamento con effetto immediato o a una

disdetta in tempo inopportuno: ciò significa che egli si annuncia al Servizio

di collocamento e che è in grado di soddisfare le prescrizioni di controllo. Se

sussistono dubbi giustificati in merito al fatto di sapere se l'assicurato ha

diritto, durante il periodo in cui è disoccupato, al versamento, da parte del

suo ultimo datore di lavoro, del salario relativo al termine di disdetta o di

un risarcimento a causa dello scioglimento del rapporto di lavoro con effetto

immediato oppure se tali pretese possono essere soddisfatte, occorre versargli

l'indennità di disoccupazione secondo l'articolo 29 capoverso 1 LADI. In tal

modo le pretese della persona assicurata, compreso il privilegio legale, passano

alla cassa.

3. Di

conseguenza, se l'assicurato non ha effettuato alcun lavoro, l'IDI non copre le

pretese derivanti da un licenziamento con effetto immediato del lavoratore né

quelle dovute allo scioglimento del rapporto di lavoro in tempo inopportuno. A

tale proposito non è affatto importante sapere chi ha sciolto il rapporto di

lavoro. Inoltre è indifferente se lo scioglimento del rapporto di lavoro è

giustificato o ingiustificato, se ha effetto immediato, se il termine di

disdetta è stato rispettato o meno, oppure se la persona assicurata è stata

esonerata dal prestare lavoro.

Eccezioni

1. In deroga al

principio secondo cui l'IDI interviene soltanto se l'assicurato ha effettuato

un lavoro, i periodi durante i quali l'assicurato è stato impedito di lavorare

senza colpa propria per motivi inerenti alla sua persona (p. es. malattia,

infortunio, servizio militare, cfr. art. 324 CO) o durante i quali ha preso

vacanze sono equiparati ai periodi di lavoro effettivo e vengono pertanto

indennizzati mediante l'IDI. La condizione è tuttavia che il datore di lavoro sia soggetto all'obbligo di

versare il salario e che la persona assicurata non percepisca altre

compensazioni legali o contrattuali del salario durante il periodo in

questione.

2. Basandosi sul

principio che l'IDI copre unicamente crediti salariali inerenti a un lavoro

effettuato, la giurisprudenza ha inoltre inserito in questa categoria i casi

nei quali il lavoratore non ha più potuto prestare il proprio lavoro unicamente

a causa del fatto che il datore di lavoro è in mora nell'accettazione dello

stesso (art. 324 cpv. 1 CO).

Se

ad esempio è assodato che il rapporto di lavoro non è stato sciolto, che il

lavoratore ha chiesto al datore di lavoro di dargli lavoro e che quest'ultimo

l'ha trattenuto con promesse di lavoro, le perdite di lavoro dell'assicurato

che sono imputabili alla mora del datore di lavoro sono equiparabili a un

lavoro fornito e vanno risarcite mediante l'IDI.

Queste due eccezioni al principio enunciato sono giustificate dal

fatto che le persone assicurate in tali casi sono ancora vincolate da un

rapporto di lavoro: ciò significa che esse non sono disoccupate né

giuridicamente né di fatto, per cui non sono neanche idonee al collocamento.

Esempi

- Un'impiegata

è stata licenziata con effetto immediato. Essendo giuridicamente ed

effettivamente disoccupata, essa si è annunciata all'ufficio di collocamento:

occorre pertanto esaminare se essa adempie le condizioni che danno diritto alle

prestazioni dell'AD, anche se ha ancora diritto a un'indennità a causa dello

scioglimento anticipato del rapporto di lavoro. Lo stesso vale anche quando il

rapporto di lavoro è disdetto in tempo inopportuno (art. 336c CO) e il datore

di lavoro viene a trovarsi in mora nell'accettazione del lavoro. La persona

assicurata non ha diritto all'IDI per il periodo durante il quale non ha

lavorato, vale a dire per il periodo successivo allo scioglimento del suo

contratto di lavoro. Dal punto di vista dell'idoneità al collocamento, questo

caso non differisce sostanzialmente da un caso di licenziamento con effetto

immediato.

Di

conseguenza l'IDI non copre il diritto al salario relativo al termine di

disdetta o eventuali pretese di risarcimento a causa della disdetta con effetto

immediato. La persona assicurata ha invece diritto all'ID secondo l'articolo 29

capoverso 1 LADI nella misura in cui si annuncia al Servizio di collocamento,

adempie le prescrizioni di controllo e gli altri presupposti da cui dipende il

diritto all'indennità.

- Un

lavoratore che, dopo la dichiarazione del fallimento, è stato costretto ad

abbandonare il lavoro a causa dello scioglimento anticipato del rapporto di

lavoro e che, in seguito alla mora del suo datore di lavoro, ha diritto al

salario relativo al termine di disdetta è in linea di massima idoneo al

collocamento. Il periodo durante il quale egli ha diritto a tale salario non è

coperto dall'IDI. La persona assicurata ha invece diritto all'ID secondo

l'articolo 29 capoverso 1 LADI nella misura in cui si annuncia al Servizio di

collocamento e adempie gli altri presupposti da cui dipende il diritto

all'indennità.

- Un'impiegata

liberata dagli obblighi contrattuali nell'ambito di una disdetta in tempo

inopportuno è in linea di massima idonea al collocamento. Il periodo

corrispondente al termine di disdetta non può essere coperto dall'IDI. La

persona assicurata ha invece diritto all'ID secondo l'articolo 29 capoverso 1

LADI nella misura in cui il salario relativo al termine di disdetta non le è

stato risarcito, se essa si annuncia al Servizio di collocamento e adempie gli

altri presupposti da cui dipende il diritto all'indennità.

- L'impiegato

non è stato licenziato ma, in seguito al fallimento del suo datore di lavoro,

il suo contratto di lavoro è stato rescisso dall'amministrazione del fallimento.

Prima dello scioglimento del suo contratto e fino alla dichiarazione di

fallimento, egli aveva chiesto a più riprese al suo datore di lavoro di dargli

lavoro e non aveva più potuto lavorare soltanto a causa della mora del datore

di lavoro. Inoltre l'impiegato è stato trattenuto con promesse di lavoro dal

datore di lavoro. Pertanto egli, fino al momento del fallimento, era ancora

vincolato da un rapporto di lavoro, per cui non era disoccupato ai sensi

dell'articolo 10 capoversi 1 e 2 LADI e quindi neanche idoneo al collocamento.

Di conseguenza egli non ha diritto all'ID per il periodo che precede il

fallimento, mentre il diritto all'IDI gli verrà riconosciuto eccezionalmente

per il lavoro che non ha effettuato prima dello scioglimento del suo rapporto

di lavoro.

(…)." (cfr. Prassi ML/AD 2004/1, Foglio

10/1, 10/2 e 10/3)

2.6. Nella

presente fattispecie l'assicurata è stata licenziata dalla __________ il 16

dicembre 2005 con i seguenti termini:

"

Le notifichiamo la disdetta del contratto di

lavoro, a far stato da oggi, giusto art. 2." (Doc. 2)

Con

sentenza del 21 agosto 2006 (DI.2006.273) il Pretore del Distretto di __________

ha condannato la datrice di lavoro a versare all'assicurata un importo di fr.

5'280.-- lordi "per i mesi impagati di dicembre 2005 e gennaio 2006".

Il

Pretore ha in particolare sottolineato che "non si è trattato a

licenziamento immediato bensì ordinario, con relativo termine di preavviso di

un mese" (cfr. Doc. 15).

Con la

decisione su opposizione impugnata la Cassa CO 1 ha riconosciuto all'assicurata

il diritto all'indennità per insolvenza soltanto fino al 16 dicembre 2005,

ritenendo che si è trattato di "un licenziamento in tronco" (cfr.

Doc. 1).

Nella

decisione del 31 agosto 2006 l'amministrazione era arrivata alla stessa conclusione

in quanto l'assicurata dal 16 dicembre 2005 era "liberata dagli obblighi

contrattuali" (cfr. Doc. 7).

Contrariamente

a quanto sostenuto dall'amministrazione nella decisione su opposizione e nella

risposta di causa, il Pretore del Distretto di __________ ha stabilito che non

si è trattato di un licenziamento in tronco, bensì di un licenziamento

ordinario con relativo termine di preavviso di un mese.

Sul

formulario "Domanda di indennità di disoccupazione" al punto 7 figura

il 16 dicembre 2005 quale ultimo giorno di lavoro effettuato (cfr. Doc. 11).

Nell'istanza

inoltrata dall'assicurata presso la Pretura di __________ figura al punto 3

pag. 3 l'indicazione secondo cui "la Sig.ra RI 1 è stata licenziata con

effetto immediato" e al punto 4 pag. 3 viene ripetuto che si è trattato di

"un licenziamento peraltro immediato" (cfr. Doc. 16).

Rispondendo

alla domanda posta dal Presidente del TCA il rappresentante dell'assicurata ha

rilevato che la ricorrente avrebbe sicuramente lavorato fino al 31 gennaio 2006

ma che il datore di lavoro le ha negato la possibilità di continuare il suo

lavoro intimandole di abbandonarlo il giorno stesso ossia il 16 dicembre 2005

(cfr. consid. 1.6).

Chiamato

ora a pronunciarsi, alla luce della documentazione contenuto nell'incarto,

questo Tribunale deve concludere che, a ragione la Cassa ha negato

all'assicurata il diritto a beneficiare dell'indennità per insolvenza dopo il

16 dicembre 2006.

Infatti,

sia nell'ipotesi in cui il datore di lavoro ha esplicitamente liberato

l'assicurata dal suo obbligo di lavorare al momento in cui le ha intimato il

licenziamento, sia nell'ipotesi in cui egli ha rifiutato l'offerta

dell'assicurata di proseguire la sua attività fino al 31 gennaio 2006, secondo

la giurisprudenza federale citata (cfr. le sentenze esposte al consid. 2.3 e 2.4

in particolare la STFA del 28 gennaio 2002 nella causa A., C 164/01 e la

sentenza pubblicata in SVR 2005 ALV Nr. 10, consid. 5.2) e la Direttiva del

SECO riprodotta al consid. 2.5, la ricorrente è idonea al

colloca-mento (cfr. STFA del 28 gennaio 2002 nella causa A., C 164/01:

"Sans emploi dès ce moment, il avait la disponibilité nécessaire pour être

apte au placement selon l'art. 15 al. 1 LACI. Cela

suffit pour exclure le droit à l'indemnité d'insolvabilité.").

In simili condizioni la decisione su opposizione impugnata deve

essere confermata.

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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