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38.2006.9

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

22 maggio 2006Italiano60 min

Source ti.ch

Fatti

i crediti salariali che non è più sicuro di incassare.

Dalla fine del suo rapporto di lavoro

(31.10.2004) al fallimento datato 12.10.2005 non è in grado di comprovare di

aver fatto il necessario a tutela dei suoi interessi salariali. Per questo

motivo il diritto all'indennità dev'essere negato." (Doc. 32)

1.2. Il 17

gennaio 2006 l'assicurato ha fatto inoltrare una tempestiva opposizione contro

la decisione dell'11 gennaio 2006. Il suo patrocinatore si è così espresso:

"

(...)

Non condividiamo questa vostra valutazione e

cerchiamo di esporre la particolare situazione con la quale è stato confrontato

il nostro rappresentato.

Il nostro rappresentato ha iniziato a lavorare

per la __________ il 1.3.2002. Contemporaneamente aveva ricevuto un prestito

dal signor __________, amministratore unico della SA, di fr. 30'000.--. Era

stato concordato il rimborso con trattenute mensili sullo stipendio. Al termine

del rapporto di lavoro, a seguito della cessione dell'attività lavorativa alla

ditta __________, il prestito aveva ancora un saldo scoperto di circa fr.

7'000.--, che __________, aggiungendo interessi capestro e altre pretese, ha

poi quantificato in circa fr. 17'000.--; contemporaneamente il nostro

rappresentato vantava nei confronti della ditta salari e vacanze scoperte.

__________, a titolo personale, ha subito

richiesto il saldo del debito (Doc. A e Doc. B)

Da parte nostra, dopo alcune richieste verbali

del dipendente e un nostro intervento telefonico avvenuto nel corso del mese di

dicembre del 2004, abbiamo inoltrato una richiesta scritta alla ditta il 11

gennaio 2005 (Doc. C). Il signor __________ ci ha risposto, con lettera non

datata, che dovevamo rivolgerci al suo legale, avv. __________ (Doc. D). Il

21.1.2005 abbiamo scritto all'avv. __________ (Doc. E).

Il 19.1.2005 lo stesso avv. __________ ha scritto

al nostro rappresentato richiedendo il versamento di fr. 16'695.--(Doc. F). Il

26.1.2005 abbiamo scritto all'avv. __________ rilevando come il prestito aveva

una stretta relazione con il rapporto di lavoro e chiedendo una copia del

contratto di prestito e un conteggio dei rimborsi effettuati (Doc. G). L'avv. __________

non ha mai dato seguito a questa nostra richiesta.

Il nostro rappresentato era evidentemente a

disagio di fronte a questa situazione poiché era debitore nei confronti del

signor __________ e creditore nei confronti della __________, con il pericolo

quindi, in caso di insolvenza della ditta, di perdere il suo credito ma di

dover comunque far fronte al debito nei confronti di __________. Ha quindi

giustamente voluto cercare una soluzione di compromesso con il signor __________.

La trattativa è stata difficile anche per la particolare situazione di salute

del signor __________, che soffre di disturbi depressivi e che è stato più

volte degente in una clinica.

L'accordo sembrava raggiunto e avevamo proposto

un accordo scritto, verso il mese di giugno 2005, che all'ultimo momento, a

seguito di un ulteriore ricovero del signor __________, non è stato

sottoscritto (Doc. H). In seguito la situazione è precipitata poiché il signor __________

ha fatto notificare al nostro rappresentato un precetto esecutivo in data

26.8.2005 (Doc. I).

Fino verso il mese di giugno del 2005 si è quindi

cercato, a giusta tutela degli interessi del nostro rappresentato, di trovare

una soluzione alla complessa situazione di dare-avere.

A quel momento non abbiamo ritenuto opportuno

inviare un precetto esecutivo poiché, dalle indicazioni che avevamo e dalla

parallela procedura che avevamo intentato in rappresentanza dell'altra

dipendente __________, era evidente che saremmo andati verso un fallimento

della ditta che, puntualmente, è arrivato. Non crediamo sia utile a nessuno

iniziare delle procedure esecutive, dovendo anticipare spese che poi non

vengono recuperate, quando una simile procedura era già in atto e l'esito era

praticamente scontato (Doc. K - L - M - N - O - P - Q - R - S).

Per la pratica __________ abbiamo dovuto

anticipare spese esecutive e di giudizio, per quasi fr. 400.-- che nessuno ci

rimborserà. Era quindi assolutamente inutile provocare ulteriori spese.

Crediamo quindi che sia stato fatto il

necessario, alla luce della particolare situazione, per tutelare gli interessi

salariali del nostro rappresentato. Non è una fittizia procedura esecutiva,

quando la situazione era già chiara e si prevedeva l'esito finale e una

parallela procedura era in atto per un'altra dipendente, che può testimoniare

una migliore tutela degli interessi salariali." (Doc. 7)

1.3. Il 20

gennaio 2006 la Cassa ha respinto l'opposizione sottolineando in particolare:

"

(...)

Nel suo caso il rapporto di lavoro è terminato il

31.10.2004 mentre il salario le è stato versato fino alla fine del mese di

settembre 2004. II fallimento della ditta è stato decretato il 12.10.2005 e la

domanda è stata presentata alla nostra Cassa il 28.12.2005.

Dalla fine del rapporto di lavoro non può

comprovare di aver fatto il necessario a tutela dei suoi interessi salariali.

Le lettere di rivendicazione, datate 11 e 21 gennaio 2005, non costituiscono

una prova dell'impegno nel recuperare il salario.

Non è neppure un motivo valido il fatto che

un'altra dipendente della ditta, patrocinata anch'ella dal RA 1, nel mese di

febbraio 2005 abbia iniziato una procedura esecutiva nei confronti della

società.

Tenendo anche conto della vertenza sorta con

l'amministratore unico della __________, signor __________, circa il prestito

da lei ricevuto, era a nostro parere giustificato un maggior impegno nel

regolare le varie pendenze dare-avere con la ditta e con il signor __________."

(Doc. A)

1.4. Contro la

decisione su opposizione l'assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso

al TCA nel quale il suo patrocinatore ha riproposto le argomentazioni contenute

nell'opposizione ed ha in particolare rilevato:

"

(...)

Con

il presente ricorso dobbiamo forzatamente ribadire quanto già sostenuto e

documentato nell'ambito dell'opposizione, a prova di quanto è stato fatto per

recuperare il credito salariale del nostro rappresentato.

Ricordiamo

che il nostro rappresentato aveva ricevuto un prestito di fr. 30'000.-- che, al

momento della cessazione del rapporto di lavoro, doveva comportare uno scoperto

di circa fr. 7'000.--. Il signor __________ ha però richiesto al signor RI 1,

aggiungendo interessi capestro e altre pretese, un importo di fr.

17'000.--.

C'è quindi stato uno

scambio di corrispondenza con il signor __________, per quanto riguarda la

tematica del prestito, e con la __________, per quanto concerne la liquidazione

salariale. In un secondo tempo il signor __________ e la __________ sono stati

rappresentati dall'avvocato __________.

Nella nostra

opposizione del 17.1.2006 abbiamo dettagliatamente elencato la successione dei

fatti. Rimandiamo quindi a questo documento.

La situazione era

quindi delicata e si è cercato di trovare una soluzione bonale a compensazione

dei rispettivi crediti. La trattativa in atto sembrava giungere a buon fine con

la sottoscrizione, nel mese di giugno 2005, di un accordo che tacitava le parti

con un versamento di fr. 2'000.- al signor __________ da parte del nostro

rappresentato. Purtroppo, a seguito anche di un aggravarsi dei disturbi

depressivi dei quali soffriva il signor __________, l'accordo non è stato

sottoscritto.

A fine agosto 2005 il

signor __________ ha fatto notificare al nostro rappresentato un precetto

esecutivo, per un importo di fr. 16'695.--, che è stato contestato.

L'udienza per l'istanza di rigetto dell'opposizione inoltrata dal creditore, è

prevista il 16 febbraio prossimo.

Prove: documenti, incarto ufficio

di disoccupazione

5. L'articolo

55 cpv. 1 LADI prescrive l'obbligo per l'assicurato, nella procedura di

fallimento o di pignoramento, di prendere ogni provvedimento necessario alla

tutela dei suoi diritti rispetto il datore di lavoro. Non viene specificato in

quale modo debba procedere per ottenere questo risultato e nemmeno che debba

immediatamente iniziare una procedura esecutiva o un'istanza salariale, anche

perché questi generano delle spese.

È utile qui riportare

quanto il Tribunale Federale ha indicato in una sentenza del 25 giugno 1998, a

questo proposito:

" Cela ne veut cependant pas

dire qu'il faille exiger du salarié qu'il introduise sans délai une poursuite

contre son ancien employeur (impliquant la notification d'un commandement de

payer aux frais de l'assuré). L'assurance d'une

indemnité en cas d'insolvabilité a précisement pour but d'épargner aux assurés

l'obligation de recourir aux procédures parfois longues et coûteuses de

l'exécution forcée régie par la LP (Gerhards, Grundriss des neuen

Arbeitlosenversicherugnsrechts 1996, § 220 p. 149)."

Era sicuramente

nell'interesse di tutti; dell'assicurato e della cassa disoccupazione, riuscire

a trovare un accordo tra le parti che avrebbe permesso al nostro rappresentato

di recuperare il suo credito salariale, evitando così di dover far capo all'indennità

per insolvenza.

L'inoltro di una

vertenza salariale, o la notifica di un precetto esecutivo, avrebbe generato

spese, non avrebbe permesso di intavolare una trattativa e, come vedremo in

seguito, non avrebbe portato ad alcun risultato concreto.

Mal si comprende

quindi l'interpretazione che la Cassa CO 1 dà all'articolo 55 cpv. 1 LADI.

Prove: documenti, incarto ufficio

disoccupazione

6. Il

nostro sindacato ha tutelato gli interessi salariali di un'altra dipendente

della __________, che era pure stata licenziata per il 31.10.2004.

In questo caso la

pretesa salariale si limitava ad una parte della tredicesima mensilità non

versata, per un importo di fr. 1'355.60.

Per questo caso, dopo

alcune richieste di pagamento, abbiamo inoltrato un'azione salari e mercedi al

Giudice di Pace, il 14.2.2005. La procedura è quindi proseguita, dopo la

sentenza del Giudice, con la notifica di un precetto esecutivo, la domanda di

rigetto d'opposizione, la domanda di prosecuzione dell'esecuzione e, infine, la

domanda di fallimento. Tutta questa procedura ci ha causato un anticipi spese

di fr. 228.20, che non potremo più recuperare.

Era quindi

assolutamente inutile iniziare un'analoga procedura per il signor RI 1, quando

l'esito era purtroppo già chiaro dall'inizio. Questo modo di procedere avrebbe

unicamente generato ulteriori spese.

In un'analoga

situazione il Tribunale Federale ha ritenuto che l'obbligo di diminuire il

danno da parte dell'assicurato sia stato adempiuto. Questa sentenza è anche

citata quale esempio nella Prassi 2004/1, che la Cassa CO 1 ha trasmesso a

tutti i sindacati nel giugno del 2004.

Appare quindi

incomprensibile in fatto che, nel caso che ci concerne, la Cassa di

disoccupazione non abbia applicato le direttive del SECO, che essa stessa ha

trasmesso ai sindacati che si occupano di questa materia.

Prove: documenti, incarto ufficio

di disoccupazione

Alla luce di quanto risposto appare chiaro come

il nostro rappresentato abbia diritto all'indennità di disoccupazione, per il

salario scoperto rivendicato." (Doc. I)

1.5. Nella sua

risposta dell'8 marzo 2006 la Cassa propone di respingere il ricorso e osserva:

"

(...)

A titolo personale, il signor __________ ha

concesso al signor RI 1 un prestito di fr. 30'000.-, che quest'ultimo ha

rimborsato solo parzialmente.

Secondo il ricorrente egli avrebbe cercato di

trovare una soluzione bonale, a compensazione dei rispettivi crediti. Ciò

dimostrerebbe quanto fatto dal signor RI 1 per recuperare il proprio credito

salariale.

Tuttavia dalla documentazione agli atti emerge il

contrario. Infatti, risulta chiaramente che il signor __________ era fermamente

intenzionato ad ottenere Io scoperto ancora dovuto (cfr. doc. B, C e G), tant'è

che ha avviato una procedura esecutiva nei confronti del signor RI 1, che, nel

frattempo, è terminata con il rigetto dell'opposizione interposta dal

ricorrente al precetto esecutivo notificatogli in data 26.08.2005 per il

pagamento della parte del prestito ancora dovuta (doc. 1).

L'unico documento prodotto dalla parte insorgente

a prova del tentativo di raggiungere un accordo è il doc. I il quale, non

essendo firmato, non ha alcun valore probatorio.

Ad 5-6 contestati

Giusta l'art. 55 cpv. 1 LADI, il lavoratore,

nella procedura di fallimento o di pignoramento, deve prendere ogni provvedimento

necessario alla tutela dei suoi diritti

rispetto al datore di lavoro, fintanto che la Cassa gli comunichi di averlo

surrogato nella procedura.

Secondo costante giurisprudenza l'assicurato è

obbligato a diminuire il danno prima e dopo lo scioglimento del rapporto di

lavoro (STFA C 297/02).

Contravviene al proprio obbligo di ridurre il

danno giusta la suddetta norma, e non ha pertanto diritto all'indennità per

insolvenza, l'assicurato che non mostra segnali inequivocabili che permettano

alla Cassa di riconoscere oggettivamente la sua ferma intenzione di rivendicare

i salari non ancora percepiti.

Nella fattispecie concreta, il contratto di

lavoro venuto in essere tra il signor RI 1 e la __________ è stato disdetto al

31 ottobre 2004, ma il salario è stato versato soltanto sino alla fine di

settembre 2004.

Dalla fine del rapporto di lavoro sino alla

richiesta di prestazioni per insolvenza, presentata il 21/28 dicembre 2005, il

signor RI 1, per il tramite del suo rappresentante, l'RA 1, segretariato di __________

(di seguito: RA 1), si è limitato ad intraprendere i seguenti passi.

Con scritto 11 gennaio 2005 I'RA 1 (doc. D, agli

atti) ha richiesto all'ex datore di lavoro il conteggio/pagamento del credito

salariale vantato dal signor RI 1. Il signor __________ ha risposto di volersi

rivolgere al proprio avvocato (cfr. doc. E, agli atti). Con scritti 21/25

gennaio 2005 (doc. F/H, agli atti), l'RA 1 si è dunque rivolto al patrocinatore

del signor __________, il quale non ha mai preso posizione in merito a quanto

richiesto dall'RA 1.

Il sindacato, per tutelare gli interessi di

un'altra ex dipendente della __________, che tuttavia vantava un credito

inferiore a quello del signor RI 1, ha inoltrato un'istanza salari e mercedi e

avviato una procedura esecutiva. Pertanto, a suo avviso, sarebbe stato inutile

iniziare un'analoga procedura anche per il signor RI 1.

Il ricorrente sostiene che in un'analoga

situazione il TFA ha ritenuto che l'obbligo di diminuire il danno da pane

dell'assicurato sia stato adempiuto e che tale sentenza sarebbe pure citata

nella prassi ML/AD 200411 (Foglio 17).

Contestualmente la

Cassa rileva che, se è vero che in una sentenza del 17 aprile 2003 in re S. (C

133/02) il TFA ha ritenuto sufficiente che la causa giudiziaria fosse stata

inoltrata da un collega di lavoro è altrettanto vero che, in quel caso, il

rappresentante dell'assicurato aveva fatto valere le proprie pretese facendo

emettere un precetto esecutivo (cfr. STCA del 30 maggio 2005, inc.

38.2004.102).

Anche nell'esempio menzionato dal ricorrente, e

riportato nella succitata prassi, l'assicurato aveva fatto valere i propri

crediti salariali tramite rappresentante legale, prima per telefono e per

scritto, poi, anche se con un certo ritardo, avviando la procedura esecutiva. E

questo indipendentemente dal fatto che il suo rappresentante legale aveva

tentato di rivendicare i crediti salariali di un suo collega di lavoro,

dapprima in via giudiziale, quindi nell'ambito di una procedura esecutiva.

Da quanto precede, emerge chiaramente che anche

nel caso in cui sia stata avviata una procedura esecutiva per un collega, ciò

non esime l'assicurato dal procedere - a sua volta - in via esecutiva.

In conclusione, alla luce di quanto suesposto, la

Cassa ribadisce che il signor RI 1 ha violato l'obbligo di riduzione del danno

ai sensi dell'art. 55 cpv. 1 LADI e si riconferma pertanto nella sua decisione

su opposizione del 20 gennaio 2006." (Doc. VI)

1.6. Il 15 marzo

2006 il rappresentante dell'assicurato ha inoltrato al TCA uno scritto del

seguente tenore:

"

(...)

AD 4

La documentazione che abbiamo prodotto dimostra

che il signor __________ era intenzionato ad ottenere il rimborso dello

scoperto del prestito che aveva concesso al nostro rappresentato, e ci sembra

anche legittimo ed evidente; ma dimostra anche che c'è stata una trattativa tra

le parti per arrivare ad una soluzione bonale della vertenza, a tacitazione

delle rispettive pretese.

I documenti B, C e G, citati nella risposta di

causa, datano del mese di gennaio del 2005; il precetto esecutivo è stato

notificato al nostro rappresentato il 26 agosto 2005 (doc. L), quindi a

distanza di sette mesi dalle lettere di richiesta del rimborso del prestito. In

questo lasso di tempo, come già indicato in precedenza, tra le parti si è cercato

di trovare una soluzione bonale.

La procedura esecutiva è stata iniziata, da parte

del signor __________, solo quando le trattative sono fallite e l'accordo

proposto (doc. I) non è stato sottoscritto.

Quindi, contrariamente a quanto sostiene la Cassa

CO 1, è provato che la trattativa tra le parti ha effettivamente avuto luogo;

in caso contrario non si comprende per quale motivo il signor __________ ha

atteso così tanto tempo prima di iniziare una procedura esecutiva.

Il documento I ha valore probatorio. Non per

nulla il Pretore del distretto di __________, nella sentenza del 16 febbraio

2006, ha rigettato provvisoriamente l'opposizione al precetto esecutivo,

basandosi essenzialmente su tale documento che risulta sottoscritto da parte

del debitore (sentenza allegata).

Ad 5-6

Ci sembra quindi che il nostro rappresentato ha

sufficientemente dimostrato l'impegno nella tutela dei suoi diritti verso il

datore di lavoro. Il tentativo di trovare una soluzione per tacitare i

rispettivi crediti ci sembra logico e legittimo, soprattutto nella situazione

della quale ci stiamo occupando. Era in effetti evidente al nostro

rappresentato che il prestito l'aveva ricevuto dal signor __________ , che non

coincideva con la ditta __________, dalla quale doveva ricevere i salari

arretrati. Sapendo inoltre dell'imminente pericolo del fallimento del suo ex

datore di lavoro, con il pericolo quindi di non poter più recuperare il credito

salariale ma, d'altra parte, di dover comunque far fronte ai suoi impegni verso

il signor __________, il suo modo di agire ci sembra, proprio in considerazione

della particolarità del caso, logico e improntato al buon senso.

Se, come sembrava essere il caso, si riusciva a

raggiungere l'accordo proposto, il nostro rappresentato nulla avrebbe richiesto

alla Cassa CO 1 a titolo di indennità per insolvenza, anche se era evidente che

il datore di lavoro si avviava verso il fallimento. L'agire del nostro

rappresentato, oltre che cercare di risolvere il suo problema, era anche inteso

a non dover far assumere alla Casa di disoccupazione, e quindi alla

collettività, il credito salariale che vantava nei confronti del suo ex datore

di lavoro.

Al momento del fallimento delle trattative per

arrivare ad una soluzione bonale, si è posto il quesito se iniziare una procedura

esecutiva nei confronti della ditta __________. Si è rinunciato per i l fatto

che a quel momento la procedura che avevamo iniziato per recuperare il credito

salariale di un'altra dipendente della ditta __________, era già allo stadio

della comminatoria di fallimento (Doc. P-Q-R-S-T); era quindi evidente che ci

avviavamo alla dichiarazione di fallimento. L'inoltro di una domanda di

esecuzione non avrebbe quindi avuto particolare effetto, se non quella di

generare ulteriori spese, che sarebbero poi mai state rimborsate.

A questo proposito è utile richiamare quanto

indicato dal Tribunale Federale nella sentenza del 25 giugno 1988 che abbiamo

citato nell'atto ricorsuale.

Alla luce di quanto indicato ribadiamo pertanto

le richieste contenute nel nostro ricorso del 26.1.2006." (Doc. VIII)

in

diritto

In

ordine

2.1. La presente

vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante

importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione

delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico

ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e

penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al

Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I

707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio

2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H

220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT

I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA

del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

Nel

merito

2.2. Secondo

l'art. 51 cpv. 1 LADI:

"

I lavoratori soggetti all'obbligo di

contribuzione, al servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad

una procedura d'esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno

diritto all'indennità per insolvenza, se:

a. il

loro datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se a quel momento

vantano crediti salariali oppure

b, il

fallimento non viene dichiarato soltanto perchè in seguito a manifesto

indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le

spese o

c. hanno

presentato, contro il loro datore di lavoro, una domanda di pignoramento per

crediti salariali."

L'art.

55 cpv. 2 LADI stabilisce invece che:

"

Il lavoratore deve restituire l'indennità per

insolvenza, se il credito salariale è respinto nella procedura di fallimento o

di pignoramento, non è coperto per sua colpa intenzionale o sua grave

negligenza oppure è successivamente soddisfatto dal datore di lavoro."

2.3. In una

sentenza pubblicata in DLA 2002 pag. 190 seg. il TFA ha sottolineato che l'obbligo

di riduzione del danno a carico del lavoratore, menzionato all'articolo 55

capoverso 1 LADI, esiste già prima dello scioglimento del rapporto di lavoro

quando il datore di lavoro non versa - o non versa inte­ramente - il salario e

il lavoratore deve aspettarsi di subire una perdita. L'obbligo di riduzione del

danno non è tuttavia lo stesso prima o dopo lo scioglimento del rapporto di

lavoro: ciò dipende di volta in volta dal singolo caso. Non si esige

necessariamente che l'assicurato avvii senza indugio un'esecuzione contro,

l suo datore di lavoro o che presenti un'azione contro quest'ultimo. Occorre

invece che il lavoratore mostri in modo non equivoco e riconoscibile per il

datore di lavoro il carattere serio del suo credito salariale.

Contravviene al proprio

obbligo di ridurre il danno, e non ha pertanto diritto all'indennità per insol­venza, l'assicurato che

rinuncia a qualsiasi pratica utile per riscuotere il suo salario, poiché accetta di differire per un lungo

periodo l'incasso del proprio credito in attesa di giorni migliori, senza una

vera e propria garanzia che il datore di lavoro sia in grado di adempiere, in

futuro, i suoi obblighi finanziari.

In

particolare l'Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

"

D'après la jurisprudence antérieure, lorsque

l'ouver­ture de la faillite ou la demande de saisie intervient après la fin des

rapports de travail, le droit à l'indemnité présuppose que l'employeur ait déjà

été insolvable au moment de la dissolution des rapports de travail et que

l'ouverture de la faillite ou la demande de saisie ait été différée pour des

motifs sur lesquels l'assuré n'avait aucune prise (ATF 114 V 59 consid. 3d). Par

la suite, le Tribunal fédéral des assurances a jugé qu'il existait également un

droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité lorsque l'insolvabilité de

l'employeur ne survient qu'après la dissolution des rapports de travail (arrêt

B. du 18 février 2000 [C 362/98], dont un compte-rendu est publié dans la RSAS

2001 p. 92). L'obligation de diminuer le dommage qu'exprime l'art. 55 al. 1

LACI exige toutefois du travailleur qui n'a pas reçu son salaire, en raison de

difficultés économiques rencon­trées par l'employeur, qu'il entreprenne à

l'encontre de ce dernier toute démarche utile en vue de récupé­rer sa créance,

sous peine de perdre son droit à l'in­demnité en cas d'insolvabilité. Il s'agit

d'éviter que l'assuré ne reste inactif en attendant le prononcé de la faillite

de son ex-employeur (ATF 114 V 60 consid. 4; DTA 1999

no 24 p. 143 consid. 1c).

En principe, l'obligation de diminuer le dommage à

la charge du travailleur existe également avant la dissolution du rapport de

travail, quand l'employeur ne verse pas - ou pas entièrement - le salaire et

que le salarié peut s'attendre à subir une perte. Ce n'est pas le but de

l'indemnité en cas d'insolvabilité de couvrir des créances de salaire

auxquelles l'assuré a renoncé sans raison justifiée. L'obligation de dimi­nuer

te dommage qui incombe à l'assuré avant la résiliation des rapports de travail

n'est toutefois pas soumise aux mêmes exigences que la même obliga­tion qui lui

incombe après la résiliation des rapports de travail. L'étendue des démarches

qui peuvent être exigées du travailleur pour récupérer tout ou partie de son

salaire avant la fin des rapports de travail dépend de l'ensemble des

circonstances du cas con­cret. On n'exige pas nécessairement de l'assuré qu'il

introduise sans délai une poursuite contre son employeur ou qui[ ouvre action

contre ce dernier. Il faut en tout cas que te salarié montre de manière non

équivoque et reconnaissable pour l'employeur le caractère sérieux de sa

prétention de salaire (arrêt N. du 15 octobre 2001 [C 194/01]).

Une absence de liquidités de l'employeur de longue

durée peut justifier une demande de sûretés par le travailleur (art. 337a CO),

si ce dernier peut craindre légitimement que son salaire ne lui soit pas versé

conformément au contrat, cela à la différence d'un retard exceptionnel et de

peu d'importance qui ne saurait compromettre la confiance du travailleur dans

le respect par t'employeur de ses obligations (Gabriel Aubert, l'employeur

insolvable, in: Journée 1992 du droit du travail et de la sécurité sociale, p.

110). Lorsqu'il apparaît, selon les circonstances, que l'employeur ne pourra ou

ne voudra pas s'acquitter, sans un retard excessif, de ses obligations, il est

nor­mal que le salarié soit mis en mesure d'exiger des súretés et de résilier

son contrat avec effet immédiat si ces dernières ne lui sont pas fournies (Aubert,

loc. cit., p. 110). Du point de vue de l'assurance-chô­mage, il importe

d'éviter que le personnel d'un employeur insolvable renonce à réclamer les

arriérés de salaire pendant de nombreux mois, en tablant sur le fait que

l'assurance-chômage garantisse la couver­ture de ses arriérés si l'employeur

tombe en faillite (cf. le message du Conseil fédéral concernant le programme de

stabilisation 1998 du 28 septembre 1998, FF 1999 32)."

In

quel caso il TFA, trattandosi di un assicurato che aveva lavorato dal 1° agosto

1998 fino al momento del fallimento della ditta (giugno 1999), ha stabilito che

non era stato soddisfatto l'obbligo di ridurre il danno, argomentando:

"

(...)

b) Il est établi en l'occurrence que la créance de

salaire de l'intimé était déjà compromise au début des rapports de travail, en

août 1998. A ce moment­-là, la société était à court de liquidités puisqu'elle

n'a même pas été en mesure de verser le premier salaire mensuel. Au dire de

l'intimé, il aurait reçu en tout et pour tout, à fin 1998, un versement de 5000

fr. à titre d'acompte. On peut d'ailleurs s'interroger sur la réalité de ce

versement dès lors que l'intimé ne l'a pas porté en déduction de sa production

de salaire dans la faillite. Quoi qu'il en soit, l'intimé était parfaitement au

courant du fait que l'em­ployeur n'était pas à même de le rémunérer. En fait,

comme il l'a déclaré en procédure cantonale, s'il a accepté de travailler sans

rémunération, c'est notamment parce que la qualité du projet qu'il était chargé

de réaliser était «exceptionnelle». Sur la base de ces déclarations et compte

tenu de la durée pendant laquelle l'intimé n'a pas été rémunéré, on est fondé à

considérer que le versement d'un salaire, en réalité, était subordonné à la

réalisation et au suc­cès du projet que la société était chargée de déve­lopper,

situation dont l'intimé s'est accommodé. On a d'autant plus de raison de le

penser que l'intéressé, à la différence d'autres salariés de la société, n'a

été déclaré durant la période en cause ni à l'AVS ni à l'ins­titution de

prévoyance de son employeur.

Les télécopies auxquelles

les premiers juges font allusion ne permettent pas d'admettre que l'intimé ait

reçu des assurances de son employeur au sujet de son salaire, ou qu'il ait eu

des raisons de croire que sa créance serait réglée à brève échéance. Ces

documents n'établissent pas non plus l'existence de dé­marches utiles de la

part de l'assuré en vue de recou­vrer son salaire. Ces pièces - non datées -

adressées à l'administrateur de la société - montrent qu'à un moment donné,

l'intimé a réclamé une partie des salaires arriérés pour parer aux échéances

les plus pressantes. Compte tenu de la demeure prolongée - et à l'évidence

excessive - de l'employeur, l'intimé devait prendre des mesures contraignantes

et non pas seulement se contenter de réclamations orales ou écrites qui

n'offraient aucune garantie. A cet égard, on ne trouve au dossier aucun indice

qui aille dans le sens d'une mise en demeure sérieuse ou d'une quelconque

pression exercée par l'intimé sur l'employeur pour obtenir le versement de son

salaire.

Quant aux témoignages recueillis en procédure can­tonale,

ils n'apportent pas non plus d'éléments pro­pres à établir l'existence de

telles démarches, bien au contraire. Ainsi, selon le procès-verbal d'audition

d'un technicien en informatique (ex-employé de la société), l'intimé a accepté

de travailler sans rece­voir de salaire parce que l'administrateur affirmait qu

il allait recevoir «des millions de dollars», ce qui tend à confirmer que

l'intéressé avait accepté de dif­férer l'encaissement de sa créance à des jours

meil­leurs, sans véritable garantie que l'employeur fût en mesure de remplir un

jour ses obligations."

In

una sentenza del 2 aprile 2003 nella causa M. (C 297/02) il TFA ha considerato

violato l'obbligo di ridurre il danno nel caso di un assicurato, attivo presso

una ditta dal 1° gennaio al 31 marzo 2002, il quale, malgrado non ricevesse il

salario del 1° giugno 2001, ha atteso fino il 22 aprile 2002 per fare

valere le proprie pretese salariali.

" (...)

2.

Nach der Rechtsprechung (vgl. Erw. 1 hievor) hat

der Versicherte, welcher Insolvenzentschädigung beansprucht, auf Grund der ihm

obliegenden Schadenminderungspflicht je nach den gesamten Umständen im

Einzelfall bereits vor, jedenfalls aber nach der Auflösung des

Arbeitsverhältnisses alle zumutbaren Massnahmen zur Realisierung des

Lohnanspruchs vorzunehmen. Die Vorinstanz erwägt zutreffend, dass der

Beschwerdeführer dadurch, dass er nach Ausbleiben der Lohnzahlungen ab Juni

2001 mit der konkreten Geltendmachung seiner Lohnforderungen bis am 22. April

2002 zuwartete, seine Schadenminderungspflicht verletzt hat. Obwohl er

angesichts der Lohnrückstände die finanziellen Schwierigkeiten seiner

Arbeitgeberin schon im Sommer 2001 nicht mehr ignorieren konnte und er

spätestens seit Ende des Jahres 2001 davon ausgehen musste, dass seine

Lohnansprüche in hohem Mass gefährdet waren, unternahm er erst im April 2002 -

und nachdem ihn die Arbeitslosenkasse hiezu aufgefordert hatte - konkrete

Massnahmen zur Realisierung seiner Lohnforderungen. Bis zu jenem Zeitpunkt gab

er sich mit blossen Schuldanerkennungen der Arbeitgeberin zufrieden und

handelte auch dann nicht, als die S.________ AG im Januar 2002 um

Nachlassstundung ersuchte (welches Begehren in der Folge allerdings

zurückgezogen wurde) und ihm das Arbeitsverhältnis auf den 31. März 2002

gekündigt wurde.

3.

Was in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde

vorgebracht wird, vermag zu keinem anderen Ergebnis zu führen. Dass der

Beschwerdeführer zunächst annahm, die S.________ AG befinde sich in einem

vorübergehenden Liquiditätsengpass, mag zutreffen. Ebenso ist nachvollziehbar,

dass er im Hinblick auf einen von seiner Arbeitgeberin am 14. Juni bzw. 15.

August 2001 abgeschlossenen Vergleich, wonach ihr ein Betrag von Fr. 300'000.-

als Entschädigung für die Nichterfüllung von Kreditverträgen vom 31. März 2001

zustand, vorerst von der Geltendmachung seiner Lohnforderungen absah. Der

Versicherte hatte jedoch unbestrittenermassen Kenntnis davon, dass sich die

Zahlung der vertraglich vereinbarten Summe in der Folge verzögerte und auch

eine am 10. Oktober 2001 zwischen der S.________ AG und ihrem Schuldner

getroffene Vereinbarung, gemäss welcher sich die Zahlungsfrist bis spätestens

15. Oktober 2001 verlängerte, nicht eingehalten wurde. Er hätte somit allen

Grund gehabt, Massnahmen zur Durchsetzung seiner Lohnforderungen in die Wege zu

leiten, zumal er vor diesem Hintergrund nicht mehr davon ausgehen durfte, die ausstehenden

Löhne innert nützlicher Frist ausbezahlt zu erhalten. Vielmehr musste er

ernsthaft mit einem Lohnverlust rechnen. Dabei sind die Gründe, die zum Rückzug

des Begehrens um Nachlassstundung und dazu geführt haben, dass der Konkurs

über die S.________ AG schliesslich erst am 12. Juli 2002 eröffnet wurde,

unerheblich. Entgegen den Ausführungen in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde

kann daraus nicht abgeleitet werden, dass die Konkursbehörde von der Liquidität

der Gesellschaft ausging. Aber selbst wenn etwas anderes anzunehmen gewesen

wäre, hätte dies den Beschwerdeführer nicht davon entbunden, Massnahmen

(schriftliche Mahnung, Zahlungsbefehl, Betreibung, Lohnklage) zur Realisierung

der Lohnforderung zu ergreifen. Wie das kantonale Gericht zu Recht erwägt,

vermag schliesslich auch das Interesse am Erhalt des Arbeitsplatzes, wie es in

der Regel alle Arbeitnehmenden haben, für sich allein einen Verzicht auf Vorkehren

zur Realisierung gefährdeter Lohnansprüche nicht zu rechtfertigen. Im

vorliegenden Fall kann diesem Umstand schon deshalb keine wesentliche Bedeutung

beigemessen werden, weil bald nach Stellenantritt feststand, dass die

S.________ AG in ernst zu nehmenden finanziellen Schwierigkeiten steckte. Es

muss daher bei der Feststellung bleiben, dass die Arbeitslosenkasse den

Anspruch auf Insolvenzentschädigung zu Recht verneint hat."

Il

TFA è arrivato nella medesima conclusione in un'altra sentenza del 17 aprile

2003 nella causa S. (C 323/02), rilevando:

Considerandi

" (...)

2.1

Streitig ist der Anspruch auf

Insolvenzentschädigung für Lohnforderungen aus der Zeit von August bis

September 1999 (zuzüglich Anteil 13. Monatslohn).

Trotz Kündigung des Arbeitsverhältnisses per 30.

September 1999 hat der Beschwerdeführer die Arbeitgeberin erstmals am 27. April

2000, und damit mehr als ein halbes Jahr nach Fälligkeit der Lohnansprüche

schriftlich gemahnt und es in der Folge unterlassen, rechtliche Schritte zur

Realisierung der Lohnforderung zu unternehmen. Erst nach Bewilligung der

definitiven Nachlassstundung durch das Bezirksgericht C.________ am 15. März

2002.

und der Aufforderung zur Forderungseingabe im kantonalen Amtsblatt vom 13.

Mai 2002 hat er gegenüber dem Sachwalter eine entsprechende Lohnforderung

erhoben. Er ist damit der ihm obliegenden Schadenminderungspflicht nicht

hinreichend nachgekommen, obschon er Kenntnis von den finanziellen

Schwierigkeiten der Arbeitgeberin hatte und ernsthaft mit einem Lohnverlust

rechnen musste.

Verwaltung und Vorinstanz haben den Anspruch

unter diesen Umständen zu Recht verneint.

2.2

Die Vorbringen in der

Verwaltungsgerichtsbeschwerde vermögen zu keinem anderen Ergebnis zu führen.

Dass der Beschwerdeführer zu Beginn der Lohnausstände nicht untätig gewesen ist

und seinen Angaben zufolge die Zahlung von drei Monatslöhnen (offenbar für die

Monate Mai bis Juli 1999) erwirkt hat, vermag ihn bezüglich der zur Diskussion

stehenden Lohnforderungen für die Zeit ab August 1999 nicht zu exkulpieren. Ein

Verzicht auf entsprechende Massnahmen lässt sich umso weniger rechtfertigen,

als der Beschwerdeführer das Arbeitsverhältnis auf Ende August bzw. September 1999

gekündigt hatte und an die Schadenminderungspflicht für die Zeit nach

Auflösung des Arbeitsverhältnisses höhere Anforderungen zu stellen sind (BGE 114

V 60 Erw. 4; ARV 1999 Nr. 24 S. 143 Erw. 1c). Nicht gehört werden kann daher

auch das Argument des Beschwerdeführers, er habe aus sozialem Verhalten und in

der Hoffnung auf weitere laufende Projekte auf eine Durchsetzung der Lohnansprüche

verzichtet. Wie er selbst ausführt, war ihm bekannt, dass ein Weiterbestand der

Arbeitgeberfirma von einem einzigen, vom Auftraggeber nicht angenommenen

Projekt abhing und die Aussichten für eine Übernahme des Projektes durch einen

anderen Interessenten ungünstig waren. Wenn er dennoch auf eine Geltendmachung

der Lohnforderung verzichtet hat, so kann er das Risiko eines Lohnverlustes

nicht nachträglich auf die Arbeitslosenversicherung überwälzen. Denn es kann nicht

Zweck der Insolvenzentschädigung sein, Lohnansprüche zu ersetzen, auf deren Geltendmachung

der Arbeitnehmer oder die Arbeitnehmerin ohne hinreichenden Grund verzichtet

hat (ARV 2002 Nr. 30 S. 192 Erw. 1b; Urteil T. vom 4. Juli 2002, C 39/02, Erw.

2b). Daraus, dass seinen Angaben zufolge einem anderen Arbeitnehmer der

gleichen Gesellschaft Insolvenzentschädigungen ausbezahlt worden sind, vermag

der Beschwerdeführer nichts für sich abzuleiten. Nicht gefolgt werden kann ihm

schliesslich auch, soweit er beantragt, die Arbeitslosenkasse habe nach Art.

55.

Abs. 1 AVIG in das Verfahren einzutreten.

Ein Forderungsübergang im Sinne dieser Bestimmung

kann nur erfolgen, wenn ein Anspruch auf Insolvenzentschädigung besteht, was

hier nicht zutrifft. (...)"

In una sentenza del 17

aprile 2003 nella causa S. (C 133/02) l'Alta Corte si è occupata del caso di un

assicurato che aveva sciolto il contratto di lavoro con effetto immediato dopo

avere messo in mora il datore di lavoro di versargli il salario. Il fallimento del

datore di lavoro è poi stato dichiarato a seguito dell'iniziativa di un collega

di lavoro.

In quel caso l'Alta Corte

ha ritenuto che l'assicurato aveva rispettato l'obbligo di ridurre il danno ed

ha rilevato:

" (...)

Im Rahmen dieses Erfordernisses ist praxisgemäss

Art. 55 Abs. 1 AVIG zu beachten, nach dessen erstem Satz - als Ausdruck der

allgemeinen Schadenminderungspflicht - der Arbeitnehmer im Konkurs- oder

Pfändungsverfahren alles unternehmen muss, um seine Ansprüche gegenüber dem

Arbeitgeber zu wahren. Ein Anspruch auf Insolvenzentschädigung entfällt daher,

wenn der Arbeitnehmer oder die Arbeitnehmerin vor (ARV 2002 Nr. 30 S. 190) oder

nach Auflösung des Arbeitsverhältnisses die Lohnansprüche nicht innert

nützlicher Frist geltend macht (BGE 114 V 60 Erw. 4). In dem in ARV 1999 Nr. 24

S. 140 ff. veröffentlichten Urteil C. vom 25. Juni 1998 (C 183/97) hat das Eidgenössische

Versicherungsgericht festgestellt, dass ein Versicherter, dessen

Arbeitsverhältnis lange vor dem Konkurs des Arbeitgebers beendigt worden ist

und der mehr als ein Jahr nach Beendigung des Arbeitsverhältnisses zuwartet, um

ausstehende Löhne geltend zu machen, den Anspruch auf Insolvenzentschädigung

verliert. In dem in ARV 2002 Nr. 8 S. 62 ff. publizierten Urteil C. vom 4.

September 2001 (C 91/01) erachtete es ein Zuwarten von drei Monaten nach

Beendigung des Arbeitsverhältnisses bereits als Verletzung der

Schadenminderungspflicht.

3.

3.1

Der Beschwerdeführer war für die D.________

GmbH als Kraftfahrer im Fernverkehr tätig und hatte nach seiner Darstellung bis

Ende März 2000 den Lohn erhalten. Den von diesem Zeitpunkt an ausstehenden Lohn

samt Spesen liess er durch seinen Rechtsvertreter mit Schreiben vom 20.

Dezember 2000 geltend machen und der Arbeitgeberin eine Zahlungs- und Sicherstellungsfrist

bis 8. Januar 2001 ansetzen, ansonsten das Arbeitsverhältnis auf diesen Zeitpunkt

hin fristlos gekündigt werde. Am 9. Januar 2001 bestätigte sein Rechtsvertreter

die fristlose Auflösung des Arbeitsverhältnisses per 8. Januar 2001. Die Ansprüche

aus dem Arbeitsvertrag bezifferte er gegenüber der Arbeitgeberin mit Schreiben

vom 23. Januar 2001 auf Fr. 34 700.- Lohn und Fr. 11 766.10 Spesen und ersuchte

um Überweisung bis spätestens 31. Januar 2001.

Am 22. Februar und am 19. März 2001 hatte er mit

der Arbeitgeberin in der Angelegenheit telefonischen Kontakt, wobei es u.a. um

die Höhe der Ratenzahlungen ging. Am 31. August 2001 reichte er schliesslich

für den Beschwerdeführer das Betreibungsbegehren über die ausstehende Forderung

ein.

3.2

Zuvor hatte der Rechtsvertreter des

Beschwerdeführers bereits am 14. Dezember 2000 für einen Arbeitskollegen des

Beschwerdeführers gestützt auf ein Urteil des Gewerblichen Schiedsgerichts

Basel-Stadt vom 13. November 2000 die Betreibung gegen die Arbeitgeberin

eingeleitet und am 8. Februar 2001 die Fortsetzung der Betreibung verlangt. Am

30.

März 2001 setzte das Zivilgericht Basel-Stadt auf den 26. April 2001 die

Verhandlung über die Konkurseröffnung an. Am 26. April 2001 bezahlte die

Arbeitgeberin dem andern Arbeitnehmer einen Betrag von Fr. 8000.- an die

insgesamt ausstehende Forderung und verpflichtete sich, den Rest von Fr.

6448.55

bis zum 10. Mai 2001 zu begleichen. Gestützt darauf zog der

Arbeitskollege das Konkursbegehren einstweilen zurück. Nachdem die

Arbeitgeberin den vereinbarten Zahlungstermin und zwei zusätzliche Fristen

nicht eingehalten hatte, stellte der gemeinsame Rechtsvertreter am 15. Juni

2001.

für den Arbeitskollegen wiederum das Konkursbegehren. Dieses

Konkursbegehren konnte der Schuldnerin weder auf postalischem Wege noch durch

die Polizei zugestellt werden, sodass mit Ediktalzitation vom 5. Oktober 2001

auf den 18. Oktober 2001 zur Verhandlung betreffend Konkurseröffnung vorgeladen

werden musste. An diesem Tag wurde in der Folge durch das Zivilgericht

Basel-Stadt über die Arbeitgeberin der Konkurs eröffnet.

3.3

Bei dieser Sachlage ist davon auszugehen,

dass der Beschwerdeführer seiner Schadenminderungspflicht während des

Arbeitsverhältnisses nachgekommen ist (vgl. ARV 2002 Nr. 30 S. 190), indem er

seinen Lohn samt Spesen sowie gestützt auf Art. 337a OR deren Bezahlung und

Sicherstellung verlangt hatte.

Nach der fristlosen Auflösung des

Arbeitsverhältnisses per 8. Januar 2001 machte sein Rechtsvertreter am 23.

Januar 2001 schriftlich die Forderungen aus dem Arbeitsverhältnis geltend.

Ferner hatte dieser am 22. Februar und am 19. März 2001 telefonisch mit der

Arbeitgeberin Kontakt. Schliesslich stellte er am 31. August 2001 für den

Beschwerdeführer das Betreibungsbegehren. Diese Vorgehensweise kann entgegen

der Auffassung der Arbeitslosenkasse und der Vorinstanz nicht als zu langes

Zuwarten und damit als Verletzung der Pflicht zur Geltendmachung der

Lohnansprüche innert nützlicher Frist betrachtet werden. Zwar wurde in ARV 2002

Nr. 8 S. 62, auf welchen die Beschwerdegegnerin in der Vernehmlassung hinweist,

eine Pflichtverletzung bejaht bei einem Versicherten, der drei Monate nach

Beendigung des Arbeitsverhältnisses seine Lohnforderungen immer noch nicht

gestellt hatte und auf die Konkurseröffnung warten wollte. Im vorliegenden Fall

verhält sich die Situation indessen anders. Der Beschwerdeführer liess zum

Einen durch seinen Rechtsvertreter unmittelbar nach Auflösung des

Arbeitsverhältnisses seine Forderung schriftlich sowie telefonisch geltend

machen und mit einer gewissen Verzögerung die Betreibung einleiten. Zum Andern

versuchte sein Rechtsvertreter für einen seiner Arbeitskollegen bei derselben

Arbeitgeberin Lohnansprüche gerichtlich sowie betreibungsrechtlich

durchzusetzen und stellte für diese am 27. März und am 15. Juni 2001 jeweils

das Konkursbegehren. Ferner wusste sein Rechtsvertreter im Anschluss an das zweite

Konkursbegehren, dass der Arbeitgeberin die Betreibungshandlungen nicht mehr

zugestellt werden konnten. Unter diesen Umständen bedeutet es keine Verletzung

der Schadenminderungspflicht, wenn ein Rechtsvertreter, der zwei Arbeitnehmer

der gleichen Firma vertritt, die gerichtlichen und betreibungsrechtlichen

Handlungen nur für einen Arbeitnehmer bis zur Stellung des Konkursbegehrens

durchführt. Die Sache geht daher an die Arbeitslosenkasse zurück, damit diese

nach Prüfung der übrigen Anspruchsvoraussetzungen in betraglicher Hinsicht über

die Insolvenzentschädigung neu verfüge. (...)"

In una sentenza del 2

settembre 2003 nella causa K. (C 121/03) l'Alta Corte ha stabilito che un

assicurato attivo fino al 9 settembre 2002 presso una ditta dichiarata in

fallimento l'11 novembre 2002, non aveva rispettato l'obbligo di ridurre il

danno rilevando:

" (...)

2.1

In der Verwaltungsgerichtsbeschwerde hält

der Beschwerdeführer zu Recht nicht am sinngemäss erhobenen Einwand fest, der

Einspracheentscheid beruhe insofern auf einer unzutreffenden Auslegung und

Anwendung des Gesetzes, als er von einer Schadenminderungspflicht nach Art. 55

AVIG auch ausserhalb des Konkurs- oder Pfändungsverfahrens ausgehe. Zwar

bezieht sich die in Abs. 1 der Bestimmung statuierte Pflicht des Versicherten,

alles zu unternehmen, um seine Ansprüche gegenüber dem Arbeitgeber zu wahren,

dem Wortlaut nach auf das Konkurs- und Pfändungsverfahren. Die Norm bildet

jedoch Ausdruck der allgemeinen Schadenminderungspflicht, welche auch dann

Platz greift, wenn das Arbeitsverhältnis vor der Konkurseröffnung aufgelöst

wird (BGE 114 V 60 Erw. 4; ARV 1999 Nr. 24 S. 140 ff.), und der versicherten

Person in reduziertem Umfang schon vor der Auflösung des Arbeitsverhältnisses

obliegt, wenn der Arbeitgeber der Lohnzahlungspflicht nicht oder nur teilweise

nachkommt und mit einem Lohnverlust zu rechnen ist (ARV 2002 Nr. 30 S. 190;

Urteile T. vom 4. Juli 2002, C 39/02, und N. vom 15. Oktober 2001, C 194/01).

2.2

Der Beschwerdeführer hat die Lohnforderung

für die Zeit ab 1. Juni 2002 seinen Angaben zufolge wiederholt mündlich geltend

gemacht. Dass er sich zunächst mit der ebenfalls mündlichen Zusicherung des

Arbeitgebers begnügt hat, die Lohnzahlungen würden sobald als möglich erfolgen,

mag insbesondere im Hinblick darauf, dass sich die Parteien per 1. Juni 2002

auf eine neue Lohnregelung geeinigt hatten (Monats- statt Stundenlohn), als verständlich

erscheinen. Zu einem Verzicht auf konkrete Massnahmen zur Realisierung der Lohnansprüche

bestand aber spätestens nach der offenbar in gegenseitigem Einvernehmen

erfolgten Auflösung des Arbeitsverhältnisses per 9. September 2002 kein Anlass

mehr. Der Versicherte hat auch nach diesem Zeitpunkt keine rechtlichen Schritte

(schriftliche Mahnung, Betreibung) zur Einforderung der ausstehenden Löhne

unternommen, obschon er ab Juni 2002 keinen Lohn mehr erhalten hatte und ihm

auf Grund der Angaben des Arbeitgebers bekannt war, dass der Betrieb sich in

finanziellen Schwierigkeiten befand. Erst nachdem am 11. November 2002 über die

Firma der Konkurs eröffnet worden war, beauftragte er die Orion

Rechtsschutz-Versicherungsgesellschaft (nachfolgend: Orion) mit der Wahrung

seiner Interessen. Nach Vornahme näherer Abklärungen hat diese am 16. Januar

2003.

beim Konkursamt eine Forderung in der Höhe von Fr. 15'790.- eingereicht.

Indem der Beschwerdeführer auch nach der am 9. September 2002 erfolgten

Auflösung des Arbeitsverhältnisses während längerer Zeit keine konkreten

Massnahmen zur Durchsetzung der Lohnansprüche in die Wege geleitet und damit

bis nach der Konkurseröffnung zugewartet hat, ist er der arbeitslosenversicherungsrechtlichen

Schadenminderungspflicht nicht nachgekommen.

3.

Was in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde

vorgebracht wird, vermag zu keinem andern Ergebnis zu führen. Wohl mag es

zutreffen, dass der Versicherte sich wiederholt beim Arbeitgeber bezüglich der

Lohnzahlungen erkundigt und seine Lohnansprüche auch geltend gemacht hat. Es

handelte sich jedoch ausschliesslich um telefonische Interventionen und nicht

um rechtliche Schritte zur Realisierung der Lohnausstände, wie sie dem

Leistungsansprecher auf Grund der Schadenminderungspflicht für die Zeit nach

erfolgter Auflösung des Arbeitsverhältnisses obliegen. Es mag sodann als

verständlich erscheinen, dass der Beschwerdeführer eine

Rechtsschutzversicherung mit der Wahrung seiner Interessen beauftragt hat. Er

kann jedoch nicht nachweisen, dass er dies vor der am 11. November 2002

erfolgten Konkurseröffnung über den Arbeitgeber getan hat. Es liegt

diesbezüglich lediglich ein Schreiben der Orion vom 12. Dezember 2002 vor, mit

welchem diese vom ehemaligen Arbeitgeber nähere Angaben zum Arbeitsverhältnis

und zu den Lohnverhältnissen verlangt hat. Selbst wenn dem Beschwerdeführer

anlässlich der Kontaktnahme mit der Rechtsschutzversicherung die

Konkurseröffnung noch nicht bekannt gewesen sein sollte, ist ihm vorzuhalten,

dass er ohne ersichtlichen Grund mit Massnahmen zur Realisierung der

Lohnausstände zugewartet hat, obschon er mit einem Lohnverlust rechnen musste.

Der Lohnausstand hat zwar nur etwas mehr als drei Monate umfasst und zwischen

der Auflösung des Arbeitsverhältnisses und der Konkurseröffnung liegen

lediglich rund zwei Monate. Nach den gesamten Umständen ist die verfügte

Leistungsverweigerung jedoch nicht als unverhältnismässig zu qualifizieren.

Schliesslich kann entgegen den Ausführungen in der

Verwaltungsgerichtsbeschwerde nicht angenommen werden, dass der Schaden

(Lohnverlust) auch bei pflichtgemässem Handeln nicht zu vermeiden gewesen wäre.

Denn es ist nicht auszuschliessen, dass bei sofortiger Androhung oder

Einleitung betreibungsrechtlicher Massnahmen noch eine Zahlung erfolgt wäre.

Demzufolge besteht kein Grund, die Rechtmässigkeit der Leistungsverweigerung

mangels einer Kausalität des pflichtwidrigen Verhaltens des Beschwerdeführers

zu verneinen.(...)"

In

una sentenza del 2 settembre 2003 nella causa S. (C 145/03) il TFA ha ritenuto

che un assicurato non aveva violato gravemente l'obbligo di ridurre il danno.

In proposito la nostra Massima Istanza ha in particolare rilevato:

" (...)

2.2

Nach den Angaben im Antrag auf

Insolvenzentschädigung war der Beschwerdeführer ohne schriftlichen Arbeitsvertrag

zu einem Monatslohn von Fr. 2'000.- angestellt. Das Arbeitsverhältnis dauerte

vom 20. August bis 18. September 2001 und wurde vom Arbeitgeber noch während

der Probezeit aufgelöst. Letzter Arbeitstag war der 10. September 2001. Als

eine Lohnzahlung unterblieb, setzte sich gemäss Darstellung des

Beschwerdeführers seine Freundin im Oktober 2001 telefonisch mit dem

Arbeitgeber in Verbindung, welcher ihr mitgeteilt habe, die Zahlung werde im

Laufe des Monats Oktober, spätestens aber im November 2001 erfolgen. Dabei sei

ihr erklärt worden, dass noch eine Rechnung über einen vom Arbeitnehmer

verursachten Schaden abgewartet werde. Nach weiteren telefonischen

Interventionen habe sich die Freundin im November an die CAP AG gewandt, welche

mit Schreiben vom 30. Januar 2002 vom Arbeitgeber nähere Angaben zum

Sachverhalt verlangt habe. Auf die Antwort des Arbeitgebers vom 22. Februar

2002.

forderte sie am 7. März 2002 bis Ende des Monats eine Lohnabrechnung und

die Überweisung des Guthabens unter der Androhung einer Klageeinreichung bei

unbenutztem Ablauf der Frist. Am 11. April 2002 beauftragte sie Rechtsanwalt

Andreas Frei mit der Wahrung der Interessen des Versicherten. Nachdem der

Arbeitgeber auf einen Vergleichsvorschlag vom 25. April 2002 auf Zahlung von

Fr. 1'000.- nicht eingetreten war, reichte der Rechtsvertreter am 21. Mai 2002

beim Friedensrichteramt Klage auf Lohnzahlung im Betrag von Fr. 1'500.- ein.

Auf die am 11. Juni 2002 erfolgte Konkurseröffnung über den Arbeitgeber hin gab

er eine entsprechende Forderung in den Konkurs ein und beantragte bei der Arbeitslosenkasse

die Ausrichtung von Insolvenzentschädigung.

2.3

Der Beschwerdeführer hat nach Auflösung des

Arbeitsverhältnisses zunächst keine konkreten Massnahmen zur Durchsetzung des

Lohnanspruchs unternommen. Die wiederholten mündlichen Interventionen seiner

Freundin genügen unter dem Gesichtspunkt der

arbeitslosenversicherungsrechtlichen Schadenminderungspflicht nicht. Auch die

von ihm geltend gemachte Hinhaltetaktik des Arbeitgebers vermag ihn nicht zu

exkulpieren, bestand nach der noch während der Probezeit erfolgten Auflösung

des Arbeitsverhältnisses doch kein Grund, mit konkreten Schritten zuzuwarten.

Sein Pflichtversäumnis kann indessen nicht als schwer qualifiziert werden. Der

Lohnausstand umfasste lediglich knapp einen Monat und es bestanden für den

Beschwerdeführer glaubhaftermassen keine Anhaltspunkte für finanzielle

Schwierigkeiten des Arbeitgebers. Im Hinblick darauf, dass er über keinen

schriftlichen Arbeitsvertrag verfügte und der Arbeitgeber eine Gegenforderung

(Art. 321e OR) geltend machte, ist verständlich, dass er vor weiteren Vorkehren

eine Rechtsschutzversicherung beigezogen hat, was zu einer Verzögerung in der Geltendmachung

des Lohnanspruchs führte. An die Rechtsschutzversicherung ist er bereits am 2.

November 2001 und damit weniger als zwei Monate nach Fälligkeit des

Lohnanspruchs und Auflösung des Arbeitsverhältnisses gelangt.

Rechtsschutzversicherung und Rechtsanwalt haben

ebenfalls innert vertretbarer Fristen gehandelt. Dem Beschwerdeführer kann

auch nicht zum Vorwurf gemacht werden, dass er unter den gegebenen Umständen

zunächst eine vergleichsweise Erledigung des Falles angestrebt hat (vgl. ARV

1999.

Nr. 24 S. 143 Erw. 1c i.f.). Zudem wurde die arbeitsrechtliche Klage noch

vor der Konkurseröffnung (11. Juni 2002) eingereicht. Auf Grund der gesamten

Umstände wiegt die Verletzung der Schadenminderungspflicht nicht derart schwer,

dass sie mit einer Leistungsverweigerung zu sanktionieren wäre.(...)"

La

più recente giurisprudenza federale su questo argomento ha stabilito quanto

segue.

In una sentenza del 16

agosto 2005 nella causa H., C 111/05 il TFA ha deciso che un assicurato non

aveva violato il suo obbligo di ridurre il danno ed ha in particolare

sottolineato:

"

3.2

Mit der Verwaltungsgerichtsbeschwerde reicht

der - nunmehr anwaltlich vertretene - Versicherte Unterlagen ein, welche den

nachfolgend geschilderten Ablauf belegen. Am 8. Mai 2002 kündigte er das

Arbeitsverhältnis mit der X.________ AG per 11. Mai 2002. Bereits am 15. Mai

2002.

leitete er für den ausstehenden Lohn Betreibung ein. Nachdem gegen den

Zahlungsbefehl vom 31. Mai 2002 am 6. Juni 2002 Rechtsvorschlag erhoben, und

die Lohnklage des Versicherten gegen die ehemalige Arbeitgeberin (vom 5.

September 2002) vom Arbeitsgericht mit Entscheid vom 22. Oktober 2002

vollumfänglich gutgeheissen worden war, stellte er am 19. November 2002 das

Rechtsöffnungsbegehren.

Dieses wurde jedoch mit Verfügung des

Bezirksgerichtes vom 22. Januar 2003 abgewiesen, weil der Beschwerdeführer

versäumt hatte, die Rechtskraftbescheinigung des arbeitsgerichtlichen

Entscheides vom 22. Oktober 2002 zu den Akten zu reichen. Eine dagegen vom

Versicherten am 17. Februar 2003 erhobene Nichtigkeitsbeschwerde wurde vom

Obergericht abgewiesen, soweit darauf eingetreten wurde (Zirkularbeschluss vom

24.

Februar 2003). Auf das zweite Rechtsöffnungsbegehren vom 7. März 2003 hin

wurde ihm mit Verfügung des Bezirksgerichtes vom 8. Mai 2003 definitive

Rechtsöffnung in der Höhe des ausstehenden Nettolohnes von Fr. 13'083.- (brutto

Fr. 14'000.-) nebst Zins zu 5 % seit 31. Mai 2002 erteilt. Daraufhin stellte er

am 1. Juli 2003 das Fortsetzungsbegehren und am 25. August 2003 das Begehren um

Konkurseröffnung.

3.3

Das Eidgenössische Versicherungsgericht hat

die erstmals im

letztinstanzlichen Prozess von der

Rechtsvertreterin des Beschwerdeführers vorgelegten Akten, aus welchen die im

Zeitraum vom 22. Oktober 2002 bis 1. Juli 2003 unternommenen Schritte zur

Durchsetzung der Lohnforderung zu ersehen sind, zu berücksichtigen, weil es

nicht an die Feststellung des rechtserheblichen Sachverhalts durch das

kantonale Gericht gebunden ist (Erw. 1 hiervor).

3.4

In Kenntnis des vollständigen Sachverhalts

kann keine Rede mehr davon sein, dass sich der Beschwerdeführer zu irgendeiner

Zeit seit Entstehung des Lohnausstandes passiv verhalten hätte. Er hat seinen

Lohnanspruch vielmehr konsequent und mit grosser Ausdauer geltend gemacht. Eine

Verletzung der Schadenminderungspflicht ist demzufolge zu verneinen."

Lo stesso giorno la nostra

Massima Istanza ha emesso altre due sentenze, relative a dei colleghi di lavoro

dell'assicurato H. (cfr. STFA del 16 agosto 2005 nella causa G., C 112/05 e

STFA del 16 agosto 2005 nella causa V., C 113/05), che avevano fatto emettere

un precetto esecutivo contro il datore di lavoro ma non avevano inoltrato

un'azione davanti al giudice civile. L'Alta Corte ha considerato che essi non

avevano violato l'obbligo di ridurre il danno, rilevando:

"

3.4.1

H.________, V.________ und der Beschwerdeführer

wurden zeitgleich ab 1. April 2002 für die X.________ AG als

Aussendienstmitarbeiter tätig. Nach den Angaben der genannten Personen war

geplant, dass sie eine eigene Firma gründen und als Selbstständigerwerbende im

Agenturverhältnis mit der X.________ AG tätig sein sollten. Diese

Gesellschaften seien aber im April 2002 noch nicht gegründet gewesen, womit

unklar gewesen sei, ob das Verhältnis zwischen ihnen und der X.________ AG in

einem Handelsreisenden - oder Agenturvertrag bestanden habe. Deshalb seien die

drei ehemaligen Arbeitskollegen - nach der koordinierten Auflösung der

Vertragsverhältnisse mit der X.________ AG - übereingekommen, bezüglich der

Forderung von H.________ ein Pilotverfahren durchzuführen, um vorab

herauszufinden, ob die Schuld der Firma arbeitsrechtlicher Natur sei.

3.4.2

Wie den Akten zu entnehmen ist, wurde

dieses Vorhaben in der Folge verwirklicht. H.________ unternahm konsequent die

betreibungsrechtlichen und gerichtlichen Schritte zur Einforderung seines

ausstehenden Lohnes, während der Beschwerdeführer und V.________ das Ergebnis

dieser Handlungen abwarteten. Konkret hatte der

Beschwerdeführer die X.________ AG bereits am 6. Mai

2002.

schriftlich an den Lohnausstand für den Monat April 2002 erinnert und am

15.

Mai 2002 umgehend Betreibung gegen die Gesellschaft eingeleitet, dann aber

den Ausgang des von H.________ angehobenen arbeitsgerichtlichen Verfahrens abgewartet.

Nachdem das Arbeitsgericht die Forderungsklage des H.________ als

arbeitsrechtliche Streitigkeit qualifiziert und gutgeheissen hatte (Entscheid

vom 22. Oktober 2002) und ihm mit Verfügung des Bezirksgerichtes vom 8. Mai

2003.

die definitive Rechtsöffnung in der Höhe seines ausstehenden Lohnes

erteilt worden war, leitete der Beschwerdeführer seinerseits am 2. Juni 2003 Lohnklage beim Arbeitsgericht ein. Im Wissen darum, dass

H.________ das Betreibungsverfahren am 1. Juli 2003 fortgesetzt

hatte und auf dessen Gesuch vom 25. August 2003

hin am 14. Oktober 2003 der Konkurs über die X.________

AG eröffnet worden war, konnte er seine Gehaltsforderung anschliessend im

Konkurs eingeben.

3.4.3

Zusammenfassend ist festzuhalten, dass sich

die drei ehemaligen Arbeitskollegen über das Vorgehen abgesprochen haben und

über den Stand des Pilotverfahrens informiert waren. Sie befanden sich somit in

der Lage, die eigenen Schritte zur Geltendmachung ihrer Lohnforderungen zu

koordinieren.

Unter diesen besonderen Umständen hat der

Beschwerdeführer die

Schadenminderungspflicht durch seine abwartende

Haltung nicht verletzt (vgl. Urteil S. vom 17. Juli

2003, C 133/02, Erw. 3.3)."

In

una sentenza del 13 dicembre 2005 nella causa E. e N., C 25/05 il TFA ha

ritenuto, contrariamente al Tribunale cantonale delle assicurazioni, che due

assicurate avevano violato l'obbligo di ridurre il danno, sottolineando:

"

4.2

Es ist der Vorinstanz zuzustimmen, dass eine

Verletzung der Schadenminderungspflicht während der Dauer der

Arbeitsverhältnisse nicht angenommen werden kann, denn weitergehende Schritte

zur Einforderung der ausstehenden Gehälter konnten mit Blick auf die seltenen

und kurzen Arbeitseinsätze der Geschwister in der Zeit vom 22. April bis 22. August 2003 und ihre

dementsprechend niedrigen Lohnansprüche nicht verlangt werden. Zu einem

Verzicht auf konkrete Massnahmen bestand aber spätestens ab Ende August 2003,

nach Beendigung der Arbeitsverhältnisse und in Anbetracht der Tatsache, dass

die mit der Mahnung vom 18. August 2003 angesetzte Zahlungsfrist vom 25. August

2005.

unbenutzt verstrichen war, kein Anlass mehr. Es musste den Beschwerdegegnerinnen

klar sein, dass sie allein mit mündlichen Nachfragen (nach ihren Angaben hatten

sie in der Zeit von August bis November 2003 ungefähr zehn Telefonate mit

Mitarbeitern der M.________ AG geführt) keine ordnungsgemässe Lohnzahlung mehr

erreichen konnten und nachhaltigere Schritte gefordert waren, um einen

Lohnverlust zu verhindern. Entgegen ihrer Auffassung hätten sich zu jenem

Zeitpunkt die klageweise Geltendmachung ihrer Ausstände, wie sie in der Mahnung

von E.________ vom 18. August 2003 angedroht worden war, oder ein

betreibungsrechtliches Vorgehen durchaus geeignet, den Druck auf die damalige

Arbeitgeberin, ihren Lohnzahlungspflichten nunmehr nachzukommen, zu erhöhen.

Mit zunehmendem Zeitablauf wurde es immer unwahrscheinlicher, dass die Firma

noch über Mittel verfügte, um ihre Schulden begleichen zu können. Indem die

Versicherten aber, abgesehen von der schriftlichen Mahnung vom 18. August 2003

(einen Teil des E.________ geschuldeten Lohnes betreffend) und den von August

bis November 2003 getätigten telefonischen Nachfragen, bis zu den

Forderungseingaben im Konkurs vom 22. und 26. April 2004 nichts mehr zur

Einforderung der ausstehenden Löhne unternommen haben, sind sie - wie die

Verwaltung letztinstanzlich zu Recht geltend macht - der arbeitslosenversicherungsrechtlichen

Schadenminderungspflicht für die Zeit nach Auflösung der Arbeitsverhältnisse

nicht nachgekommen."

In una

sentenza del 23 dicembre 2005 nella causa H., C 235/04 il TFA ha stabilito che

un assicurato non aveva violato l'obbligo imposto dall'art. 55 cpv. 1 LADI,

argomentando:

"

3.4

Für die Zeit nach Auflösung des

Arbeitsverhältnisses, je nach Einzelfall schon vorher (Urteile B. vom 20. Juli 2005, C 264/04, G. vom 14. Oktober

2004, C 114/04, und T. vom 4. Juli 2002, C 39/02), obliegen dem

Leistungsansprecher grundsätzlich rechtliche Schritte (schriftliche Mahnungen,

Zahlungsbefehl, Betreibung oder Lohnklage) zur Realisierung der Lohnforderung.

Wenn im Einzelfall in gerechtfertigter Weise auf solch durchgreifendere

Massnahmen eine Zeitlang verzichtet wird - in casu bis September 2002 -

bedeutet dies zumindest dann nicht eine mangelnde Erfüllung der Pflicht zur

Anspruchswahrung, wenn mit geeigneten, in der jeweiligen Situation

erfolgversprechenden Vorgehensweisen wie Verhandlungen, der Arbeitgeber zur

Begleichung der Löhnausstände gebracht wird. Dieser Tatbeweis ist vorliegend

erbracht, indem seit Februar 2002 in sieben Ratenzahlungen Lohnforderungen in

der Höhe von Fr. 86'368.75 durch die ernsthaften und mit erheblichem Erfolg gekrönten

Bemühungen des Beschwerdeführers einbringlich waren. Durch die - von

Arbeitgeber und Kasse nicht bestrittenen - mündlichen Abmahnungen (gemäss

Zahlungsaufforderung vom 25. September 2002) konnten somit alle Löhne der drei

Mitarbeiter und überdies sein Lohn für den Monat Januar 2002 beglichen werden.

Im Umstand, dass er die erhaltenen Zahlungen nicht gleichmässig auf alle

Mitarbeiter und sich selbst aufgeteilt, sondern seine Forderungen an die letzte

Stelle positioniert hat, kann kein aus arbeitslosenversicherungsrechtlicher

Sicht vorwerfbares Verhalten erblickt werden.

3.5

Damit hat der Beschwerdeführer in der

gegebenen Situation seine Pflicht zur Schadenminderung so wahrgenommen, dass

ein Schuldvorwurf im Sinne einer mangelnden Anspruchswahrung nach Art. 55 Abs.

1.

AVIG nicht gerechtfertigt ist. Der Versicherte legt glaubhaft dar, dass er

gegenüber der Arbeitgeberin unmissverständlich zum Ausdruck brachte, nicht

Willens zu sein, auf offene Lohnforderungen zu verzichten (Urs Burgherr, Die

Insolvenzentschädigung, Zahlungsunfähigkeit des Arbeitgebers als versichertes

Risiko, Diss. Zürich 2004, S. 148). Zudem hat der Beschwerdeführer

richtigerweise, als er im August/September 2002 merkte, dass durch

Verhandlungen keine Zahlungen mehr zu erwirken waren, den Druck auf den

Arbeitgeber erhöht, indem er diesen schriftlich am 25. September

und 4. November 2002 unter Androhung weiterer

rechtlicher Schritte in eindeutiger Weise zur Begleichung der Ausstände aufforderte.

Vorher bestand, da nicht unerhebliche Lohnforderungen realisiert werden

konnten, kein Anlass dazu. Am 27. November 2002 meldete

er sodann im am 25. November 2002 in Deutschland eröffneten Insolvenzverfahren

seine

Forderung an. Diese

Vorgehensweise kann nicht als zu langes Zuwarten und damit als Verletzung der

Pflicht zur Geltendmachung der Lohnansprüche innert nützlicher Frist betrachtet

werden. Selbst wenn eine gewisse Verletzung der Schadenminderungspflicht zu

bejahen wäre, wöge sie in Anbetracht der konkreten Verhältnisse nicht derart

schwer, dass sie mit einer Leistungsverweigerung zu sanktionieren wäre. Die

Sache geht daher an die Verwaltung zurück, damit sie nach Prüfung der übrigen Anspruchsvoraussetzungen

(Art. 8 Abs. 1 AVIG) in betraglicher Hinsicht über die Insolvenzentschädigung

neu verfüge."

In una sentenza del 14

febbraio 2006 nella causa H., C 240/05 a proposito di un assicurato che aveva

esitato a fare valere le sue pretese salariali contro il proprio padre, durante

il rapporto di lavoro, il TFA ha ritenuto che era stato violato l'obbligo di

ridurre il danno, rilevando.

"

Zwar wird vom Arbeitnehmer in der Regel nicht

verlangt, dass er bereits während des Arbeitsverhältnisses gegen den

Arbeitgeber Betreibung einleitet oder Klage einreicht. Er hat jedoch seine

Lohnforderung in eindeutiger und unmissverständlicher Weise (schriftliche

Mahnung, Androhung rechtlicher Schritte) geltend zu machen (ARV 2002 Nr. 30 S.

190). Dieser Pflicht ist der Beschwerdeführer mit den bloss telefonischen

Interventionen nicht nachgekommen.

2.3

Zu einer andern Beurteilung besteht auch im

Lichte der in der

Verwaltungsgerichtsbeschwerde erwähnten

Rechtsprechung kein Anlass. Im Urteil K. vom 2.

September 2003 (C 121/03) hat das Eidgenössische Versicherungsgericht den

Umstand, dass der Versicherte die Lohnforderung lediglich mündlich geltend

gemacht und sich zunächst mit der ebenfalls mündlichen Zusicherung des

Arbeitgebers begnügt hatte, die Lohnzahlungen würden sobald als möglich

erfolgen, insbesondere im Hinblick darauf, dass sich die Parteien auf eine neue

Lohnregelung geeinigt hatten, als verständlich bezeichnet. Zu einer näheren

Prüfung bestand indessen kein Anlass, weil der Versicherte auch nach Auflösung

des Arbeitsverhältnisses

keine rechtlichen Schritte zur Einforderung der

ausstehenden Löhne

unternommen hatte und damit seiner

Schadenminderungspflicht nicht

nachgekommen war. Entgegen

der Auffassung des Beschwerdeführers lässt sich dem Urteil nicht entnehmen,

dass es bis zur Auflösung des Arbeitsverhältnisses regelmässig genügt, wenn der

Arbeitnehmer die Lohnforderung mündlich geltend macht, sofern er die glaubhafte

Zusicherung des Arbeitgebers erhält, dass die Lohnzahlungen sobald als möglich

erfolgen.

Was sodann das Urteil G. vom 14. Oktober 2004 (C

114/04) betrifft,

unterscheidet sich der in jenem Entscheid

beurteilte Sachverhalt vom

vorliegenden Fall insofern, als der Lohnausstand

eine verhältnismässig kurze Zeit umfasste, der Arbeitgeber Teilzahlungen

leistete und der Versicherte aufgrund mündlicher Zusicherungen des Arbeitgebers

in guten Treuen davon ausgehen durfte, dass die restlichen Lohnguthaben

ebenfalls bezahlt würden.

Im Übrigen hat das Gericht eine Verletzung der

Schadenminderungs-pflicht nicht ausgeschlossen, sondern festgestellt, soweit

eine solche anzunehmen sei, wiege sie nach den gesamten Umständen jedenfalls

nicht derart schwer, dass sie mit einer Leistungsverweige-rung zu sanktionieren

wäre, weshalb dem (gutheissenden) vorinstanzlichen Entscheid beizupflichten

sei. Im vorliegenden Fall fehlt es an besondern Umständen der genannten Art. Dass der

Beschwerdeführer im Hinblick auf das bestehende

Familienverhältnis von weiteren Massnahmen zur Realisierung der Lohnansprüche

abgesehen hat, mag aus persönlicher Sicht als verständlich erscheinen, hat

unter arbeitslosenversicherungsrechtlichen Aspekten aber schon aus Gründen der

Gleichbehandlung der Versicherten unberücksichtigt zu bleiben. Zu einem

Verzicht auf konkrete Massnahmen bestand umso weniger Anlass, als das

Arbeitsverhältnis bereits vor der Konkurseröffnung aufgelöst wurde. Zwar macht

der Beschwerdeführer geltend, das - mündlich vereinbarte - Arbeitsverhältnis

sei erst in der letzten Augustwoche per Ende August 2004 in gegenseitigem

Einvernehmen aufgelöst worden. Aus der Forderungseingabe im Konkurs vom 14.

September 2004 geht indessen hervor, dass der Beschwerdeführer bereits am 1.

September 2004 eine neue Stelle angetreten hat. Es ist deshalb anzunehmen, dass

er sich schon längere Zeit vor der Auflösung des Arbeitsverhältnisses um eine

neue Anstellung bemüht hatte, da

er offenbar selber nicht mit einem Weiterbestand

des Arbeitsverhältnisses rechnete. Umso weniger bestand für ihn ein

hinreichender Grund, von konkreten Massnahmen zur Realisierung der ausstehenden

Lohnansprüche abzusehen. Es muss daher bei der Feststellung bleiben, dass die

Ablehnung des Leistungsanspruchs

zu Recht besteht."

Infine, in una sentenza

del 30 marzo 2006 nella causa M., C 271/05 il TCA ha ritenuto che un assicurato

aveva violato l'obbligo di ridurre il danno argomentando:

"

Die Leistungsverweigerung unter Berufung auf

Art. 55 Abs. 1 AVIG ist nur dann gerechtfertigt, wenn der Arbeitnehmer

mindestens grobfahrlässig seinen in dieser Bestimmung normierten Pflichten

nicht nachgekommen ist. Nur dann ist sie auf ein schweres Verschulden

zurückzuführen, was im Sozialversicherungsrecht rechtsprechungsgemäss die

Voraussetzung dafür bildet, dass auf eine explizite gesetzliche Grundlage für

eine Leistungsverweigerung verzichtet werden kann (BGE 107 V 228 Erw. 2a). Dem massgeblichen Erfordernis der Verhältnismässigkeit

ist mit dem Ausmass der vom Arbeitnehmer zu erwartenden Vorkehren Rechnung zu

tragen; dabei ist jedes Vorgehen zu berücksichtigen. Es hat eine

Gesamtbetrachtung seiner Bemühungen Platz zu greifen. Es genügt, wenn der

Arbeitnehmer zunächst unmissverständliche Zeichen (Mahnungen, Einleiten der

Betreibung usw.) setzt, aus denen die Ernsthaftigkeit seiner Lohnforderung zu

erkennen ist. Er darf jedoch nicht untätig bleiben und zuwarten, bis der

Arbeitgeber (beispielsweise) in Konkurs fällt (vgl. Burgherr, a.a.O. S. 166 mit

Hinweisen).

4.2

Der Beschwerdeführer hat nach Ausbleiben der

Lohnzahlungen ab Januar 2004 - ausser regelmässigen mündlichen Mahnungen oder

Erkundigungen - überhaupt nichts unternommen, um seinen Forderungen Nachdruck

zu verleihen. Es ist zwar verständlich, dass er um seinen Arbeitsplatz bangte

und diesen nicht gefährden wollte. Im Rahmen der Schadenminderungspflicht wäre

er aber gehalten gewesen, wenigstens Akontozahlungen zu verlangen oder sich die

zukünftig zu erwartenden Provisionszahlungen als

Sicherheit abtreten zu lassen. Indem er es bis zur Kündigung des

Arbeitsverhältnisses bei blossen mündlichen Erkundigungen beliess und auch

nachher nichts weiteres unternommen hat, hat er nach dem Gesagten die

Ernsthaftigkeit seiner Durchsetzungsbemühungen nicht in genügendem Masse

dargetan. Dies insbesondere unter dem Gesichtspunkt der relativ langen Dauer

der ausgebliebenen Lohnzahlungen. In diesem Sinne ist der Sachverhalt nicht mit

demjenigen im Urteil G. vom 14. Oktober 2004 (C 114/04) zu vergleichen, auf

welches sich der Beschwerdeführer beruft. Die von der Verwaltung verfügte und

von der Vorinstanz bestätigte Abweisung des Anspruchs auf

Insolvenzentschädigung ist nach Lage der Akten und in Berücksichtigung der

Vorbringen des Beschwerdeführers im Rahmen der Ermessensprüfung (Art. 132 OG;

vgl. BGE 123 V 152 Erw. 2 mit Hinweisen) nicht zu beanstanden."

2.4

Nella

presente fattispecie RI 1, ha lavorato per la __________ dal 1° marzo 2002 fino

al 31 ottobre 2004.

Alla conclusione del

rapporto di lavoro egli vantava ancora pretese salariali.

Il 21 dicembre 2005 l'assicurato

ha inoltrato una domanda di indennità per insolvenza (Doc. 47).

Nella sua opposizione il

patrocinatore dell'assicurato ha sottolineato che l'assicurato non avrebbe in

un primo tempo rivendicato verbalmente il salario. Egli ha poi preso

direttamente contatto con il datore di lavoro telefonicamente nel corso del

mese di dicembre 2004 e l'11 gennaio 2005 gli ha inviato uno scritto del

seguente tenore:

" Il

nostro associato indicato a margine ha lavorato presso la sua panetteria dal

1.3.2002

al 31.10.2004.

Al termine del rapporto di lavoro non avete provveduto ad

effettuare il conteggio finale.

Ci risulta in effetti che il dipendente debba ancora ricevere il

saldo del salario di ottobre, le vacanze maturate e non godute e anche il

rimborso spese per uso dell'auto propria.

La invitiamo pertanto a voler compilare il conteggio finale, a

volercene inviare una copia e a versare il dovuto entro i prossimi

giorni."

(Doc. D)

Siccome il datore di

lavoro ha risposto di rivolgersi al suo avvocato (cfr. Doc. E), il

rappresentante dell'assicurato il 21 gennaio 2005 ha inviato a quest'ultimo una

lettera così formulata:

" Rappresentiamo

due ex dipendenti della ditta indicata a margine.

Negli scorsi giorni abbiamo trasmesso alla ditta, e per essa al

signor __________, due richieste di pagamento di salai arretrati.

Il signor __________ ci ha comunicato oggi che le richieste devono

essere trasmesse a lei.

Provvediamo pertanto ad inviarle in allegato copia delle citate lettere,

che si riferiscono ai signori RI 1 e __________, invitandola a voler prendere

posizione in merito." (Doc. F)

Nel frattempo il 19

gennaio 2005 il legale del datore di lavoro ha chiesto il rimborso di un

prestito, rilevando:

" Egregio

signor __________,

il signor __________, mio patrocinato, le ha concesso un prestito

di CHF 30'000.--.

Purtroppo il rimborso è stato soltanto parziale e lei è tuttora

debitore di CHF 16'0695.--.

Allo scopo di evitarle costose procedure giudiziarie la invito a

versare questa somma sul mio conto terzi tramite la cedola allegata entro 10

giorni.

Sono disposto anche a valutare offerte di rateizzazione purché

serie e formulate entro 10 giorni.

Trascorso questo termine infruttuosamente spiccherò precetto

esecutivo e la adirò in Tribunale." (Doc. G)

Il 25 gennaio 2005 il

rappresentante dell'assicurato ha inviato al legale del datore di lavoro uno

scritto, nel quale si è così espresso:

" Rappresentiamo

il nostro associato indicato a margine in relazione alla vertenza salariale con

la __________. Negli scorsi giorni le abbiamo trasmesso una richiesta di

pagamento di salari arretrati.

Abbiamo preso atto della sua richiesta di rimborso del saldo

scoperto, inerente il prestito che signor __________ ha concesso al nostro

rappresentato.

Questo prestito s'inserisce chiaramente, ed ha una stretta

relazione, con il rapporto di lavoro esistente tra le parti.

Prima di prendere posizione sulla sua richiesta di rimborso, e di

proporre un eventuale pagamento rateale, la invitiamo a volerci inviare una

copia del contratto di prestito e un conteggio dei rimborsi effettuati."

(Doc. H)

Il rappresentante

dell'assicurato, nella sua opposizione ha testualmente affermato che il legale

dell'assicurato "non ha mai dato seguito a tale richiesta" per cui ha

deciso di intavolare una trattativa direttamente con il datore di lavoro, che

non è andata a buon fine e che in definitiva ha portato alla richiesta di

indennità per insolvenza.

Chiamato ora a

pronunciarsi il TCA ritiene che l'assicurato ha violato il suo obbligo di

ridurre il danno ai sensi dell'art. 55 cpv. 1 LADI. La giurisprudenza esige

infatti che il dipendente metta in atto tutte le misure possibili per

rivendicare il salario (cfr. consid. 2.3 in particolare STFA del 2 aprile 2003

nella causa M., C 297/02; STFA del 23 dicembre 2005 nella causa H.,

C 235/04 e STFA del 30 marzo 2006 nella causa M., C 271/05; "Schriftliche

Mahnung, Zahlungsbefehl, Betreibung, Lohnklage") il più presto possibile

(cfr. STFA del 17 aprile 2003 nella causa S., C 323/02; STFA del 13 dicembre

2005.

nella causa E. N., C 25/05).

Ora, nella presente

fattispecie, dopo la risposta del datore di lavoro di rivolgersi al suo

avvocato ed avere ricevuto da quest'ultimo uno scritto con il quale il datore

di lavoro ha chiesto il rimborso del prestito, ma soprattutto dopo che il

patrocinatore del datore di lavoro non ha reagito in alcun modo allo scritto

del 25 gennaio 2005 (per un diverso caso cfr. la STFA del 23 dicembre 2005

nella causa H., C 235/04) l'assicurato avrebbe dovuto immediatamente

rivendicare nuovamente per iscritto le proprie pretese (assegnando un breve

termine per il pagamento) e facendo poi emettere un precetto esecutivo.

A nessun diverso risultato

può portare la circostanza che una collega dell'assicurato il 14 febbraio 2005

aveva rivendicato le proprie pretese davanti al giudice di pace (che le ha

accolte, cfr. Doc. O) e successivamente per via esecutiva (precetto esecutivo, doc.

P; istanza di rigetto dell'opposizione, doc. Q; sentenza di rigetto

dell'opposizione, doc. R.; comminatoria di fallimento, doc. S; istanza di

fallimento, doc. T; decreto di apertura del fallimento e decreto di stralcio,

cfr. doc. U).

Al riguardo possono essere

richiamate le seguenti considerazioni sviluppate dal TCA in una sentenza del 12

maggio 2005 nella causa V., 38.2004.99:

" Quanto

alla scelta del patrocinatore dell'assicurato di inoltrare un'azione in Pretura

solo per la dipendente che vantava il più ingente credito salariale, il TCA

constata che se è vero che in una sentenza del 17 aprile 2003 nella causa S., C

133/02 (riprodotta in esteso al consid. 2.3.), il TFA ha ritenuto sufficiente

che la causa giudiziaria fosse stata inoltrata da un collega di lavoro è

altrettanto vero che, in quel caso, il rappresentante dell'assicurato aveva

fatto valere le proprie pretese, facendo emettere un precetto esecutivo, ciò

che non è avvenuto nella presente fattispecie.

L'udienza ha peraltro permesso di chiarire che delle modalità

d'azione scelte dal patrocinatore dell'assicurato insieme con i dipendenti (in

particolare di non fare emettere precetti esecutivi e di inoltrare un'azione in

Pretura soltanto per X) la Cassa di disoccupazione non è mai stata

ufficialmente informata (cfr. consid. 1.7)."

La giurisprudenza federale

a proposito dell' "azione pilota" ("Pilotverfahrens") è

stata peraltro confermata nella sentenze del 16 agosto 2005 nella causa G., C

112/05 e V., C 113/05, riprodotte al consid. 2.3).

In simili condizioni,

l'atteggiamento del ricorrente, pur essendo per certi versi comprensibile vista

la sua situazione personale (prestito da restituire al datore di lavoro) non lo

è dal profilo dell'assicurazione contro la disoccupazione, in particolare nell'ottica

di rispettare il principio dell'uguaglianza di trattamento fra assicurati (cfr.

STFA del 14 febbraio 2006 nella causa H, C 240/05). La decisione su

opposizione impugnata deve dunque essere confermata.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1.- Il ricorso

é respinto.

2.- Non si percepisce

tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3.- Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di

diritto amministrativo al Tribunale

federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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