38.2006.9
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22 maggio 2006Italiano60 min
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Numero d'incarto:
38.2006.9
Data decisione, Autorità:
22.05.2006, TCA
Titolo:
Indennità per insolvenza negate.L'assicurato ha violato l'obbligo di ridurre il danno non mettendo in atto tutte le misure possibili per rivendicare il salario(termine al datore di lavoro per il pagamento e poi PE). Non è sufficiente che una collega abbia adito il giudice di pace e la via esecutiva.
INDENNITÀ PER INSOLVENZA
PARITÀ DI TRATTAMENTO
art. 55 LADI
art. 55 cpv. 1 LADI
Raccomandata
Incarto n.
38.2006.9
DC/sc
Lugano
22 maggio
2006
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
statuendo sul ricorso del 26 gennaio 2006
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 24
gennaio 2006 emanata da
Cassa CO 1
in materia di assicurazione contro la
disoccupazione
ritenuto, in
fatto
1.1. L'11 gennaio
2006 la Cassa CO 1 (in seguito: la Cassa) ha respinto la richiesta d'indennità
per insolvenza inoltrata da RI 1 a seguito della moratoria concordataria della
ditta __________, argomentando:
"
(...)
Il lavoratore, nella procedura di fallimento o di
pignoramento, deve prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi
diritti rispetto al datore di lavoro, fintanto che la Cassa gli comunichi di
averlo surrogato nella procedura.
Secondo la Prassi l'assicurato è obbligato a
diminuire il danno prima e dopo lo scioglimento del rapporto di lavoro. Ciò
significa che la persona assicurata deve dare, entro un lasso di tempo
adeguato, segnali inequivocabili che permettano alla Cassa di riconoscere
oggettivamente la sua ferma intenzione di rivendicare i salari non ancora
pagati.
Di conseguenza il diritto all'indennità per
insolvenza decade se il lavoratore non fa valere in tempo utile i propri
crediti salariali, o rinuncia a qualsiasi procedimento allo scopo di realizzare
Fatti
i crediti salariali che non è più sicuro di incassare.
Dalla fine del suo rapporto di lavoro
(31.10.2004) al fallimento datato 12.10.2005 non è in grado di comprovare di
aver fatto il necessario a tutela dei suoi interessi salariali. Per questo
motivo il diritto all'indennità dev'essere negato." (Doc. 32)
1.2. Il 17
gennaio 2006 l'assicurato ha fatto inoltrare una tempestiva opposizione contro
la decisione dell'11 gennaio 2006. Il suo patrocinatore si è così espresso:
"
(...)
Non condividiamo questa vostra valutazione e
cerchiamo di esporre la particolare situazione con la quale è stato confrontato
il nostro rappresentato.
Il nostro rappresentato ha iniziato a lavorare
per la __________ il 1.3.2002. Contemporaneamente aveva ricevuto un prestito
dal signor __________, amministratore unico della SA, di fr. 30'000.--. Era
stato concordato il rimborso con trattenute mensili sullo stipendio. Al termine
del rapporto di lavoro, a seguito della cessione dell'attività lavorativa alla
ditta __________, il prestito aveva ancora un saldo scoperto di circa fr.
7'000.--, che __________, aggiungendo interessi capestro e altre pretese, ha
poi quantificato in circa fr. 17'000.--; contemporaneamente il nostro
rappresentato vantava nei confronti della ditta salari e vacanze scoperte.
__________, a titolo personale, ha subito
richiesto il saldo del debito (Doc. A e Doc. B)
Da parte nostra, dopo alcune richieste verbali
del dipendente e un nostro intervento telefonico avvenuto nel corso del mese di
dicembre del 2004, abbiamo inoltrato una richiesta scritta alla ditta il 11
gennaio 2005 (Doc. C). Il signor __________ ci ha risposto, con lettera non
datata, che dovevamo rivolgerci al suo legale, avv. __________ (Doc. D). Il
21.1.2005 abbiamo scritto all'avv. __________ (Doc. E).
Il 19.1.2005 lo stesso avv. __________ ha scritto
al nostro rappresentato richiedendo il versamento di fr. 16'695.--(Doc. F). Il
26.1.2005 abbiamo scritto all'avv. __________ rilevando come il prestito aveva
una stretta relazione con il rapporto di lavoro e chiedendo una copia del
contratto di prestito e un conteggio dei rimborsi effettuati (Doc. G). L'avv. __________
non ha mai dato seguito a questa nostra richiesta.
Il nostro rappresentato era evidentemente a
disagio di fronte a questa situazione poiché era debitore nei confronti del
signor __________ e creditore nei confronti della __________, con il pericolo
quindi, in caso di insolvenza della ditta, di perdere il suo credito ma di
dover comunque far fronte al debito nei confronti di __________. Ha quindi
giustamente voluto cercare una soluzione di compromesso con il signor __________.
La trattativa è stata difficile anche per la particolare situazione di salute
del signor __________, che soffre di disturbi depressivi e che è stato più
volte degente in una clinica.
L'accordo sembrava raggiunto e avevamo proposto
un accordo scritto, verso il mese di giugno 2005, che all'ultimo momento, a
seguito di un ulteriore ricovero del signor __________, non è stato
sottoscritto (Doc. H). In seguito la situazione è precipitata poiché il signor __________
ha fatto notificare al nostro rappresentato un precetto esecutivo in data
26.8.2005 (Doc. I).
Fino verso il mese di giugno del 2005 si è quindi
cercato, a giusta tutela degli interessi del nostro rappresentato, di trovare
una soluzione alla complessa situazione di dare-avere.
A quel momento non abbiamo ritenuto opportuno
inviare un precetto esecutivo poiché, dalle indicazioni che avevamo e dalla
parallela procedura che avevamo intentato in rappresentanza dell'altra
dipendente __________, era evidente che saremmo andati verso un fallimento
della ditta che, puntualmente, è arrivato. Non crediamo sia utile a nessuno
iniziare delle procedure esecutive, dovendo anticipare spese che poi non
vengono recuperate, quando una simile procedura era già in atto e l'esito era
praticamente scontato (Doc. K - L - M - N - O - P - Q - R - S).
Per la pratica __________ abbiamo dovuto
anticipare spese esecutive e di giudizio, per quasi fr. 400.-- che nessuno ci
rimborserà. Era quindi assolutamente inutile provocare ulteriori spese.
Crediamo quindi che sia stato fatto il
necessario, alla luce della particolare situazione, per tutelare gli interessi
salariali del nostro rappresentato. Non è una fittizia procedura esecutiva,
quando la situazione era già chiara e si prevedeva l'esito finale e una
parallela procedura era in atto per un'altra dipendente, che può testimoniare
una migliore tutela degli interessi salariali." (Doc. 7)
1.3. Il 20
gennaio 2006 la Cassa ha respinto l'opposizione sottolineando in particolare:
"
(...)
Nel suo caso il rapporto di lavoro è terminato il
31.10.2004 mentre il salario le è stato versato fino alla fine del mese di
settembre 2004. II fallimento della ditta è stato decretato il 12.10.2005 e la
domanda è stata presentata alla nostra Cassa il 28.12.2005.
Dalla fine del rapporto di lavoro non può
comprovare di aver fatto il necessario a tutela dei suoi interessi salariali.
Le lettere di rivendicazione, datate 11 e 21 gennaio 2005, non costituiscono
una prova dell'impegno nel recuperare il salario.
Non è neppure un motivo valido il fatto che
un'altra dipendente della ditta, patrocinata anch'ella dal RA 1, nel mese di
febbraio 2005 abbia iniziato una procedura esecutiva nei confronti della
società.
Tenendo anche conto della vertenza sorta con
l'amministratore unico della __________, signor __________, circa il prestito
da lei ricevuto, era a nostro parere giustificato un maggior impegno nel
regolare le varie pendenze dare-avere con la ditta e con il signor __________."
(Doc. A)
1.4. Contro la
decisione su opposizione l'assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso
al TCA nel quale il suo patrocinatore ha riproposto le argomentazioni contenute
nell'opposizione ed ha in particolare rilevato:
"
(...)
Con
il presente ricorso dobbiamo forzatamente ribadire quanto già sostenuto e
documentato nell'ambito dell'opposizione, a prova di quanto è stato fatto per
recuperare il credito salariale del nostro rappresentato.
Ricordiamo
che il nostro rappresentato aveva ricevuto un prestito di fr. 30'000.-- che, al
momento della cessazione del rapporto di lavoro, doveva comportare uno scoperto
di circa fr. 7'000.--. Il signor __________ ha però richiesto al signor RI 1,
aggiungendo interessi capestro e altre pretese, un importo di fr.
17'000.--.
C'è quindi stato uno
scambio di corrispondenza con il signor __________, per quanto riguarda la
tematica del prestito, e con la __________, per quanto concerne la liquidazione
salariale. In un secondo tempo il signor __________ e la __________ sono stati
rappresentati dall'avvocato __________.
Nella nostra
opposizione del 17.1.2006 abbiamo dettagliatamente elencato la successione dei
fatti. Rimandiamo quindi a questo documento.
La situazione era
quindi delicata e si è cercato di trovare una soluzione bonale a compensazione
dei rispettivi crediti. La trattativa in atto sembrava giungere a buon fine con
la sottoscrizione, nel mese di giugno 2005, di un accordo che tacitava le parti
con un versamento di fr. 2'000.- al signor __________ da parte del nostro
rappresentato. Purtroppo, a seguito anche di un aggravarsi dei disturbi
depressivi dei quali soffriva il signor __________, l'accordo non è stato
sottoscritto.
A fine agosto 2005 il
signor __________ ha fatto notificare al nostro rappresentato un precetto
esecutivo, per un importo di fr. 16'695.--, che è stato contestato.
L'udienza per l'istanza di rigetto dell'opposizione inoltrata dal creditore, è
prevista il 16 febbraio prossimo.
Prove: documenti, incarto ufficio
di disoccupazione
5. L'articolo
55 cpv. 1 LADI prescrive l'obbligo per l'assicurato, nella procedura di
fallimento o di pignoramento, di prendere ogni provvedimento necessario alla
tutela dei suoi diritti rispetto il datore di lavoro. Non viene specificato in
quale modo debba procedere per ottenere questo risultato e nemmeno che debba
immediatamente iniziare una procedura esecutiva o un'istanza salariale, anche
perché questi generano delle spese.
È utile qui riportare
quanto il Tribunale Federale ha indicato in una sentenza del 25 giugno 1998, a
questo proposito:
" Cela ne veut cependant pas
dire qu'il faille exiger du salarié qu'il introduise sans délai une poursuite
contre son ancien employeur (impliquant la notification d'un commandement de
payer aux frais de l'assuré). L'assurance d'une
indemnité en cas d'insolvabilité a précisement pour but d'épargner aux assurés
l'obligation de recourir aux procédures parfois longues et coûteuses de
l'exécution forcée régie par la LP (Gerhards, Grundriss des neuen
Arbeitlosenversicherugnsrechts 1996, § 220 p. 149)."
Era sicuramente
nell'interesse di tutti; dell'assicurato e della cassa disoccupazione, riuscire
a trovare un accordo tra le parti che avrebbe permesso al nostro rappresentato
di recuperare il suo credito salariale, evitando così di dover far capo all'indennità
per insolvenza.
L'inoltro di una
vertenza salariale, o la notifica di un precetto esecutivo, avrebbe generato
spese, non avrebbe permesso di intavolare una trattativa e, come vedremo in
seguito, non avrebbe portato ad alcun risultato concreto.
Mal si comprende
quindi l'interpretazione che la Cassa CO 1 dà all'articolo 55 cpv. 1 LADI.
Prove: documenti, incarto ufficio
disoccupazione
6. Il
nostro sindacato ha tutelato gli interessi salariali di un'altra dipendente
della __________, che era pure stata licenziata per il 31.10.2004.
In questo caso la
pretesa salariale si limitava ad una parte della tredicesima mensilità non
versata, per un importo di fr. 1'355.60.
Per questo caso, dopo
alcune richieste di pagamento, abbiamo inoltrato un'azione salari e mercedi al
Giudice di Pace, il 14.2.2005. La procedura è quindi proseguita, dopo la
sentenza del Giudice, con la notifica di un precetto esecutivo, la domanda di
rigetto d'opposizione, la domanda di prosecuzione dell'esecuzione e, infine, la
domanda di fallimento. Tutta questa procedura ci ha causato un anticipi spese
di fr. 228.20, che non potremo più recuperare.
Era quindi
assolutamente inutile iniziare un'analoga procedura per il signor RI 1, quando
l'esito era purtroppo già chiaro dall'inizio. Questo modo di procedere avrebbe
unicamente generato ulteriori spese.
In un'analoga
situazione il Tribunale Federale ha ritenuto che l'obbligo di diminuire il
danno da parte dell'assicurato sia stato adempiuto. Questa sentenza è anche
citata quale esempio nella Prassi 2004/1, che la Cassa CO 1 ha trasmesso a
tutti i sindacati nel giugno del 2004.
Appare quindi
incomprensibile in fatto che, nel caso che ci concerne, la Cassa di
disoccupazione non abbia applicato le direttive del SECO, che essa stessa ha
trasmesso ai sindacati che si occupano di questa materia.
Prove: documenti, incarto ufficio
di disoccupazione
Alla luce di quanto risposto appare chiaro come
il nostro rappresentato abbia diritto all'indennità di disoccupazione, per il
salario scoperto rivendicato." (Doc. I)
1.5. Nella sua
risposta dell'8 marzo 2006 la Cassa propone di respingere il ricorso e osserva:
"
(...)
A titolo personale, il signor __________ ha
concesso al signor RI 1 un prestito di fr. 30'000.-, che quest'ultimo ha
rimborsato solo parzialmente.
Secondo il ricorrente egli avrebbe cercato di
trovare una soluzione bonale, a compensazione dei rispettivi crediti. Ciò
dimostrerebbe quanto fatto dal signor RI 1 per recuperare il proprio credito
salariale.
Tuttavia dalla documentazione agli atti emerge il
contrario. Infatti, risulta chiaramente che il signor __________ era fermamente
intenzionato ad ottenere Io scoperto ancora dovuto (cfr. doc. B, C e G), tant'è
che ha avviato una procedura esecutiva nei confronti del signor RI 1, che, nel
frattempo, è terminata con il rigetto dell'opposizione interposta dal
ricorrente al precetto esecutivo notificatogli in data 26.08.2005 per il
pagamento della parte del prestito ancora dovuta (doc. 1).
L'unico documento prodotto dalla parte insorgente
a prova del tentativo di raggiungere un accordo è il doc. I il quale, non
essendo firmato, non ha alcun valore probatorio.
Ad 5-6 contestati
Giusta l'art. 55 cpv. 1 LADI, il lavoratore,
nella procedura di fallimento o di pignoramento, deve prendere ogni provvedimento
necessario alla tutela dei suoi diritti
rispetto al datore di lavoro, fintanto che la Cassa gli comunichi di averlo
surrogato nella procedura.
Secondo costante giurisprudenza l'assicurato è
obbligato a diminuire il danno prima e dopo lo scioglimento del rapporto di
lavoro (STFA C 297/02).
Contravviene al proprio obbligo di ridurre il
danno giusta la suddetta norma, e non ha pertanto diritto all'indennità per
insolvenza, l'assicurato che non mostra segnali inequivocabili che permettano
alla Cassa di riconoscere oggettivamente la sua ferma intenzione di rivendicare
i salari non ancora percepiti.
Nella fattispecie concreta, il contratto di
lavoro venuto in essere tra il signor RI 1 e la __________ è stato disdetto al
31 ottobre 2004, ma il salario è stato versato soltanto sino alla fine di
settembre 2004.
Dalla fine del rapporto di lavoro sino alla
richiesta di prestazioni per insolvenza, presentata il 21/28 dicembre 2005, il
signor RI 1, per il tramite del suo rappresentante, l'RA 1, segretariato di __________
(di seguito: RA 1), si è limitato ad intraprendere i seguenti passi.
Con scritto 11 gennaio 2005 I'RA 1 (doc. D, agli
atti) ha richiesto all'ex datore di lavoro il conteggio/pagamento del credito
salariale vantato dal signor RI 1. Il signor __________ ha risposto di volersi
rivolgere al proprio avvocato (cfr. doc. E, agli atti). Con scritti 21/25
gennaio 2005 (doc. F/H, agli atti), l'RA 1 si è dunque rivolto al patrocinatore
del signor __________, il quale non ha mai preso posizione in merito a quanto
richiesto dall'RA 1.
Il sindacato, per tutelare gli interessi di
un'altra ex dipendente della __________, che tuttavia vantava un credito
inferiore a quello del signor RI 1, ha inoltrato un'istanza salari e mercedi e
avviato una procedura esecutiva. Pertanto, a suo avviso, sarebbe stato inutile
iniziare un'analoga procedura anche per il signor RI 1.
Il ricorrente sostiene che in un'analoga
situazione il TFA ha ritenuto che l'obbligo di diminuire il danno da pane
dell'assicurato sia stato adempiuto e che tale sentenza sarebbe pure citata
nella prassi ML/AD 200411 (Foglio 17).
Contestualmente la
Cassa rileva che, se è vero che in una sentenza del 17 aprile 2003 in re S. (C
133/02) il TFA ha ritenuto sufficiente che la causa giudiziaria fosse stata
inoltrata da un collega di lavoro è altrettanto vero che, in quel caso, il
rappresentante dell'assicurato aveva fatto valere le proprie pretese facendo
emettere un precetto esecutivo (cfr. STCA del 30 maggio 2005, inc.
38.2004.102).
Anche nell'esempio menzionato dal ricorrente, e
riportato nella succitata prassi, l'assicurato aveva fatto valere i propri
crediti salariali tramite rappresentante legale, prima per telefono e per
scritto, poi, anche se con un certo ritardo, avviando la procedura esecutiva. E
questo indipendentemente dal fatto che il suo rappresentante legale aveva
tentato di rivendicare i crediti salariali di un suo collega di lavoro,
dapprima in via giudiziale, quindi nell'ambito di una procedura esecutiva.
Da quanto precede, emerge chiaramente che anche
nel caso in cui sia stata avviata una procedura esecutiva per un collega, ciò
non esime l'assicurato dal procedere - a sua volta - in via esecutiva.
In conclusione, alla luce di quanto suesposto, la
Cassa ribadisce che il signor RI 1 ha violato l'obbligo di riduzione del danno
ai sensi dell'art. 55 cpv. 1 LADI e si riconferma pertanto nella sua decisione
su opposizione del 20 gennaio 2006." (Doc. VI)
1.6. Il 15 marzo
2006 il rappresentante dell'assicurato ha inoltrato al TCA uno scritto del
seguente tenore:
"
(...)
AD 4
La documentazione che abbiamo prodotto dimostra
che il signor __________ era intenzionato ad ottenere il rimborso dello
scoperto del prestito che aveva concesso al nostro rappresentato, e ci sembra
anche legittimo ed evidente; ma dimostra anche che c'è stata una trattativa tra
le parti per arrivare ad una soluzione bonale della vertenza, a tacitazione
delle rispettive pretese.
I documenti B, C e G, citati nella risposta di
causa, datano del mese di gennaio del 2005; il precetto esecutivo è stato
notificato al nostro rappresentato il 26 agosto 2005 (doc. L), quindi a
distanza di sette mesi dalle lettere di richiesta del rimborso del prestito. In
questo lasso di tempo, come già indicato in precedenza, tra le parti si è cercato
di trovare una soluzione bonale.
La procedura esecutiva è stata iniziata, da parte
del signor __________, solo quando le trattative sono fallite e l'accordo
proposto (doc. I) non è stato sottoscritto.
Quindi, contrariamente a quanto sostiene la Cassa
CO 1, è provato che la trattativa tra le parti ha effettivamente avuto luogo;
in caso contrario non si comprende per quale motivo il signor __________ ha
atteso così tanto tempo prima di iniziare una procedura esecutiva.
Il documento I ha valore probatorio. Non per
nulla il Pretore del distretto di __________, nella sentenza del 16 febbraio
2006, ha rigettato provvisoriamente l'opposizione al precetto esecutivo,
basandosi essenzialmente su tale documento che risulta sottoscritto da parte
del debitore (sentenza allegata).
Ad 5-6
Ci sembra quindi che il nostro rappresentato ha
sufficientemente dimostrato l'impegno nella tutela dei suoi diritti verso il
datore di lavoro. Il tentativo di trovare una soluzione per tacitare i
rispettivi crediti ci sembra logico e legittimo, soprattutto nella situazione
della quale ci stiamo occupando. Era in effetti evidente al nostro
rappresentato che il prestito l'aveva ricevuto dal signor __________ , che non
coincideva con la ditta __________, dalla quale doveva ricevere i salari
arretrati. Sapendo inoltre dell'imminente pericolo del fallimento del suo ex
datore di lavoro, con il pericolo quindi di non poter più recuperare il credito
salariale ma, d'altra parte, di dover comunque far fronte ai suoi impegni verso
il signor __________, il suo modo di agire ci sembra, proprio in considerazione
della particolarità del caso, logico e improntato al buon senso.
Se, come sembrava essere il caso, si riusciva a
raggiungere l'accordo proposto, il nostro rappresentato nulla avrebbe richiesto
alla Cassa CO 1 a titolo di indennità per insolvenza, anche se era evidente che
il datore di lavoro si avviava verso il fallimento. L'agire del nostro
rappresentato, oltre che cercare di risolvere il suo problema, era anche inteso
a non dover far assumere alla Casa di disoccupazione, e quindi alla
collettività, il credito salariale che vantava nei confronti del suo ex datore
di lavoro.
Al momento del fallimento delle trattative per
arrivare ad una soluzione bonale, si è posto il quesito se iniziare una procedura
esecutiva nei confronti della ditta __________. Si è rinunciato per i l fatto
che a quel momento la procedura che avevamo iniziato per recuperare il credito
salariale di un'altra dipendente della ditta __________, era già allo stadio
della comminatoria di fallimento (Doc. P-Q-R-S-T); era quindi evidente che ci
avviavamo alla dichiarazione di fallimento. L'inoltro di una domanda di
esecuzione non avrebbe quindi avuto particolare effetto, se non quella di
generare ulteriori spese, che sarebbero poi mai state rimborsate.
A questo proposito è utile richiamare quanto
indicato dal Tribunale Federale nella sentenza del 25 giugno 1988 che abbiamo
citato nell'atto ricorsuale.
Alla luce di quanto indicato ribadiamo pertanto
le richieste contenute nel nostro ricorso del 26.1.2006." (Doc. VIII)
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel
merito
2.2. Secondo
l'art. 51 cpv. 1 LADI:
"
I lavoratori soggetti all'obbligo di
contribuzione, al servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad
una procedura d'esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno
diritto all'indennità per insolvenza, se:
a. il
loro datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se a quel momento
vantano crediti salariali oppure
b, il
fallimento non viene dichiarato soltanto perchè in seguito a manifesto
indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le
spese o
c. hanno
presentato, contro il loro datore di lavoro, una domanda di pignoramento per
crediti salariali."
L'art.
55 cpv. 2 LADI stabilisce invece che:
"
Il lavoratore deve restituire l'indennità per
insolvenza, se il credito salariale è respinto nella procedura di fallimento o
di pignoramento, non è coperto per sua colpa intenzionale o sua grave
negligenza oppure è successivamente soddisfatto dal datore di lavoro."
2.3. In una
sentenza pubblicata in DLA 2002 pag. 190 seg. il TFA ha sottolineato che l'obbligo
di riduzione del danno a carico del lavoratore, menzionato all'articolo 55
capoverso 1 LADI, esiste già prima dello scioglimento del rapporto di lavoro
quando il datore di lavoro non versa - o non versa interamente - il salario e
il lavoratore deve aspettarsi di subire una perdita. L'obbligo di riduzione del
danno non è tuttavia lo stesso prima o dopo lo scioglimento del rapporto di
lavoro: ciò dipende di volta in volta dal singolo caso. Non si esige
necessariamente che l'assicurato avvii senza indugio un'esecuzione contro,
l suo datore di lavoro o che presenti un'azione contro quest'ultimo. Occorre
invece che il lavoratore mostri in modo non equivoco e riconoscibile per il
datore di lavoro il carattere serio del suo credito salariale.
Contravviene al proprio
obbligo di ridurre il danno, e non ha pertanto diritto all'indennità per insolvenza, l'assicurato che
rinuncia a qualsiasi pratica utile per riscuotere il suo salario, poiché accetta di differire per un lungo
periodo l'incasso del proprio credito in attesa di giorni migliori, senza una
vera e propria garanzia che il datore di lavoro sia in grado di adempiere, in
futuro, i suoi obblighi finanziari.
In
particolare l'Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
D'après la jurisprudence antérieure, lorsque
l'ouverture de la faillite ou la demande de saisie intervient après la fin des
rapports de travail, le droit à l'indemnité présuppose que l'employeur ait déjà
été insolvable au moment de la dissolution des rapports de travail et que
l'ouverture de la faillite ou la demande de saisie ait été différée pour des
motifs sur lesquels l'assuré n'avait aucune prise (ATF 114 V 59 consid. 3d). Par
la suite, le Tribunal fédéral des assurances a jugé qu'il existait également un
droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité lorsque l'insolvabilité de
l'employeur ne survient qu'après la dissolution des rapports de travail (arrêt
B. du 18 février 2000 [C 362/98], dont un compte-rendu est publié dans la RSAS
2001 p. 92). L'obligation de diminuer le dommage qu'exprime l'art. 55 al. 1
LACI exige toutefois du travailleur qui n'a pas reçu son salaire, en raison de
difficultés économiques rencontrées par l'employeur, qu'il entreprenne à
l'encontre de ce dernier toute démarche utile en vue de récupérer sa créance,
sous peine de perdre son droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité. Il s'agit
d'éviter que l'assuré ne reste inactif en attendant le prononcé de la faillite
de son ex-employeur (ATF 114 V 60 consid. 4; DTA 1999
no 24 p. 143 consid. 1c).
En principe, l'obligation de diminuer le dommage à
la charge du travailleur existe également avant la dissolution du rapport de
travail, quand l'employeur ne verse pas - ou pas entièrement - le salaire et
que le salarié peut s'attendre à subir une perte. Ce n'est pas le but de
l'indemnité en cas d'insolvabilité de couvrir des créances de salaire
auxquelles l'assuré a renoncé sans raison justifiée. L'obligation de diminuer
te dommage qui incombe à l'assuré avant la résiliation des rapports de travail
n'est toutefois pas soumise aux mêmes exigences que la même obligation qui lui
incombe après la résiliation des rapports de travail. L'étendue des démarches
qui peuvent être exigées du travailleur pour récupérer tout ou partie de son
salaire avant la fin des rapports de travail dépend de l'ensemble des
circonstances du cas concret. On n'exige pas nécessairement de l'assuré qu'il
introduise sans délai une poursuite contre son employeur ou qui[ ouvre action
contre ce dernier. Il faut en tout cas que te salarié montre de manière non
équivoque et reconnaissable pour l'employeur le caractère sérieux de sa
prétention de salaire (arrêt N. du 15 octobre 2001 [C 194/01]).
Une absence de liquidités de l'employeur de longue
durée peut justifier une demande de sûretés par le travailleur (art. 337a CO),
si ce dernier peut craindre légitimement que son salaire ne lui soit pas versé
conformément au contrat, cela à la différence d'un retard exceptionnel et de
peu d'importance qui ne saurait compromettre la confiance du travailleur dans
le respect par t'employeur de ses obligations (Gabriel Aubert, l'employeur
insolvable, in: Journée 1992 du droit du travail et de la sécurité sociale, p.
110). Lorsqu'il apparaît, selon les circonstances, que l'employeur ne pourra ou
ne voudra pas s'acquitter, sans un retard excessif, de ses obligations, il est
normal que le salarié soit mis en mesure d'exiger des súretés et de résilier
son contrat avec effet immédiat si ces dernières ne lui sont pas fournies (Aubert,
loc. cit., p. 110). Du point de vue de l'assurance-chômage, il importe
d'éviter que le personnel d'un employeur insolvable renonce à réclamer les
arriérés de salaire pendant de nombreux mois, en tablant sur le fait que
l'assurance-chômage garantisse la couverture de ses arriérés si l'employeur
tombe en faillite (cf. le message du Conseil fédéral concernant le programme de
stabilisation 1998 du 28 septembre 1998, FF 1999 32)."
In
quel caso il TFA, trattandosi di un assicurato che aveva lavorato dal 1° agosto
1998 fino al momento del fallimento della ditta (giugno 1999), ha stabilito che
non era stato soddisfatto l'obbligo di ridurre il danno, argomentando:
"
(...)
b) Il est établi en l'occurrence que la créance de
salaire de l'intimé était déjà compromise au début des rapports de travail, en
août 1998. A ce moment-là, la société était à court de liquidités puisqu'elle
n'a même pas été en mesure de verser le premier salaire mensuel. Au dire de
l'intimé, il aurait reçu en tout et pour tout, à fin 1998, un versement de 5000
fr. à titre d'acompte. On peut d'ailleurs s'interroger sur la réalité de ce
versement dès lors que l'intimé ne l'a pas porté en déduction de sa production
de salaire dans la faillite. Quoi qu'il en soit, l'intimé était parfaitement au
courant du fait que l'employeur n'était pas à même de le rémunérer. En fait,
comme il l'a déclaré en procédure cantonale, s'il a accepté de travailler sans
rémunération, c'est notamment parce que la qualité du projet qu'il était chargé
de réaliser était «exceptionnelle». Sur la base de ces déclarations et compte
tenu de la durée pendant laquelle l'intimé n'a pas été rémunéré, on est fondé à
considérer que le versement d'un salaire, en réalité, était subordonné à la
réalisation et au succès du projet que la société était chargée de développer,
situation dont l'intimé s'est accommodé. On a d'autant plus de raison de le
penser que l'intéressé, à la différence d'autres salariés de la société, n'a
été déclaré durant la période en cause ni à l'AVS ni à l'institution de
prévoyance de son employeur.
Les télécopies auxquelles
les premiers juges font allusion ne permettent pas d'admettre que l'intimé ait
reçu des assurances de son employeur au sujet de son salaire, ou qu'il ait eu
des raisons de croire que sa créance serait réglée à brève échéance. Ces
documents n'établissent pas non plus l'existence de démarches utiles de la
part de l'assuré en vue de recouvrer son salaire. Ces pièces - non datées -
adressées à l'administrateur de la société - montrent qu'à un moment donné,
l'intimé a réclamé une partie des salaires arriérés pour parer aux échéances
les plus pressantes. Compte tenu de la demeure prolongée - et à l'évidence
excessive - de l'employeur, l'intimé devait prendre des mesures contraignantes
et non pas seulement se contenter de réclamations orales ou écrites qui
n'offraient aucune garantie. A cet égard, on ne trouve au dossier aucun indice
qui aille dans le sens d'une mise en demeure sérieuse ou d'une quelconque
pression exercée par l'intimé sur l'employeur pour obtenir le versement de son
salaire.
Quant aux témoignages recueillis en procédure cantonale,
ils n'apportent pas non plus d'éléments propres à établir l'existence de
telles démarches, bien au contraire. Ainsi, selon le procès-verbal d'audition
d'un technicien en informatique (ex-employé de la société), l'intimé a accepté
de travailler sans recevoir de salaire parce que l'administrateur affirmait qu
il allait recevoir «des millions de dollars», ce qui tend à confirmer que
l'intéressé avait accepté de différer l'encaissement de sa créance à des jours
meilleurs, sans véritable garantie que l'employeur fût en mesure de remplir un
jour ses obligations."
In
una sentenza del 2 aprile 2003 nella causa M. (C 297/02) il TFA ha considerato
violato l'obbligo di ridurre il danno nel caso di un assicurato, attivo presso
una ditta dal 1° gennaio al 31 marzo 2002, il quale, malgrado non ricevesse il
salario del 1° giugno 2001, ha atteso fino il 22 aprile 2002 per fare
valere le proprie pretese salariali.
" (...)
2.
Nach der Rechtsprechung (vgl. Erw. 1 hievor) hat
der Versicherte, welcher Insolvenzentschädigung beansprucht, auf Grund der ihm
obliegenden Schadenminderungspflicht je nach den gesamten Umständen im
Einzelfall bereits vor, jedenfalls aber nach der Auflösung des
Arbeitsverhältnisses alle zumutbaren Massnahmen zur Realisierung des
Lohnanspruchs vorzunehmen. Die Vorinstanz erwägt zutreffend, dass der
Beschwerdeführer dadurch, dass er nach Ausbleiben der Lohnzahlungen ab Juni
2001 mit der konkreten Geltendmachung seiner Lohnforderungen bis am 22. April
2002 zuwartete, seine Schadenminderungspflicht verletzt hat. Obwohl er
angesichts der Lohnrückstände die finanziellen Schwierigkeiten seiner
Arbeitgeberin schon im Sommer 2001 nicht mehr ignorieren konnte und er
spätestens seit Ende des Jahres 2001 davon ausgehen musste, dass seine
Lohnansprüche in hohem Mass gefährdet waren, unternahm er erst im April 2002 -
und nachdem ihn die Arbeitslosenkasse hiezu aufgefordert hatte - konkrete
Massnahmen zur Realisierung seiner Lohnforderungen. Bis zu jenem Zeitpunkt gab
er sich mit blossen Schuldanerkennungen der Arbeitgeberin zufrieden und
handelte auch dann nicht, als die S.________ AG im Januar 2002 um
Nachlassstundung ersuchte (welches Begehren in der Folge allerdings
zurückgezogen wurde) und ihm das Arbeitsverhältnis auf den 31. März 2002
gekündigt wurde.
3.
Was in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde
vorgebracht wird, vermag zu keinem anderen Ergebnis zu führen. Dass der
Beschwerdeführer zunächst annahm, die S.________ AG befinde sich in einem
vorübergehenden Liquiditätsengpass, mag zutreffen. Ebenso ist nachvollziehbar,
dass er im Hinblick auf einen von seiner Arbeitgeberin am 14. Juni bzw. 15.
August 2001 abgeschlossenen Vergleich, wonach ihr ein Betrag von Fr. 300'000.-
als Entschädigung für die Nichterfüllung von Kreditverträgen vom 31. März 2001
zustand, vorerst von der Geltendmachung seiner Lohnforderungen absah. Der
Versicherte hatte jedoch unbestrittenermassen Kenntnis davon, dass sich die
Zahlung der vertraglich vereinbarten Summe in der Folge verzögerte und auch
eine am 10. Oktober 2001 zwischen der S.________ AG und ihrem Schuldner
getroffene Vereinbarung, gemäss welcher sich die Zahlungsfrist bis spätestens
15. Oktober 2001 verlängerte, nicht eingehalten wurde. Er hätte somit allen
Grund gehabt, Massnahmen zur Durchsetzung seiner Lohnforderungen in die Wege zu
leiten, zumal er vor diesem Hintergrund nicht mehr davon ausgehen durfte, die ausstehenden
Löhne innert nützlicher Frist ausbezahlt zu erhalten. Vielmehr musste er
ernsthaft mit einem Lohnverlust rechnen. Dabei sind die Gründe, die zum Rückzug
des Begehrens um Nachlassstundung und dazu geführt haben, dass der Konkurs
über die S.________ AG schliesslich erst am 12. Juli 2002 eröffnet wurde,
unerheblich. Entgegen den Ausführungen in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde
kann daraus nicht abgeleitet werden, dass die Konkursbehörde von der Liquidität
der Gesellschaft ausging. Aber selbst wenn etwas anderes anzunehmen gewesen
wäre, hätte dies den Beschwerdeführer nicht davon entbunden, Massnahmen
(schriftliche Mahnung, Zahlungsbefehl, Betreibung, Lohnklage) zur Realisierung
der Lohnforderung zu ergreifen. Wie das kantonale Gericht zu Recht erwägt,
vermag schliesslich auch das Interesse am Erhalt des Arbeitsplatzes, wie es in
der Regel alle Arbeitnehmenden haben, für sich allein einen Verzicht auf Vorkehren
zur Realisierung gefährdeter Lohnansprüche nicht zu rechtfertigen. Im
vorliegenden Fall kann diesem Umstand schon deshalb keine wesentliche Bedeutung
beigemessen werden, weil bald nach Stellenantritt feststand, dass die
S.________ AG in ernst zu nehmenden finanziellen Schwierigkeiten steckte. Es
muss daher bei der Feststellung bleiben, dass die Arbeitslosenkasse den
Anspruch auf Insolvenzentschädigung zu Recht verneint hat."
Il
TFA è arrivato nella medesima conclusione in un'altra sentenza del 17 aprile
2003 nella causa S. (C 323/02), rilevando:
Considerandi
" (...)
2.1
Streitig ist der Anspruch auf
Insolvenzentschädigung für Lohnforderungen aus der Zeit von August bis
September 1999 (zuzüglich Anteil 13. Monatslohn).
Trotz Kündigung des Arbeitsverhältnisses per 30.
September 1999 hat der Beschwerdeführer die Arbeitgeberin erstmals am 27. April
2000, und damit mehr als ein halbes Jahr nach Fälligkeit der Lohnansprüche
schriftlich gemahnt und es in der Folge unterlassen, rechtliche Schritte zur
Realisierung der Lohnforderung zu unternehmen. Erst nach Bewilligung der
definitiven Nachlassstundung durch das Bezirksgericht C.________ am 15. März
2002.
und der Aufforderung zur Forderungseingabe im kantonalen Amtsblatt vom 13.
Mai 2002 hat er gegenüber dem Sachwalter eine entsprechende Lohnforderung
erhoben. Er ist damit der ihm obliegenden Schadenminderungspflicht nicht
hinreichend nachgekommen, obschon er Kenntnis von den finanziellen
Schwierigkeiten der Arbeitgeberin hatte und ernsthaft mit einem Lohnverlust
rechnen musste.
Verwaltung und Vorinstanz haben den Anspruch
unter diesen Umständen zu Recht verneint.
2.2
Die Vorbringen in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde vermögen zu keinem anderen Ergebnis zu führen.
Dass der Beschwerdeführer zu Beginn der Lohnausstände nicht untätig gewesen ist
und seinen Angaben zufolge die Zahlung von drei Monatslöhnen (offenbar für die
Monate Mai bis Juli 1999) erwirkt hat, vermag ihn bezüglich der zur Diskussion
stehenden Lohnforderungen für die Zeit ab August 1999 nicht zu exkulpieren. Ein
Verzicht auf entsprechende Massnahmen lässt sich umso weniger rechtfertigen,
als der Beschwerdeführer das Arbeitsverhältnis auf Ende August bzw. September 1999
gekündigt hatte und an die Schadenminderungspflicht für die Zeit nach
Auflösung des Arbeitsverhältnisses höhere Anforderungen zu stellen sind (BGE 114
V 60 Erw. 4; ARV 1999 Nr. 24 S. 143 Erw. 1c). Nicht gehört werden kann daher
auch das Argument des Beschwerdeführers, er habe aus sozialem Verhalten und in
der Hoffnung auf weitere laufende Projekte auf eine Durchsetzung der Lohnansprüche
verzichtet. Wie er selbst ausführt, war ihm bekannt, dass ein Weiterbestand der
Arbeitgeberfirma von einem einzigen, vom Auftraggeber nicht angenommenen
Projekt abhing und die Aussichten für eine Übernahme des Projektes durch einen
anderen Interessenten ungünstig waren. Wenn er dennoch auf eine Geltendmachung
der Lohnforderung verzichtet hat, so kann er das Risiko eines Lohnverlustes
nicht nachträglich auf die Arbeitslosenversicherung überwälzen. Denn es kann nicht
Zweck der Insolvenzentschädigung sein, Lohnansprüche zu ersetzen, auf deren Geltendmachung
der Arbeitnehmer oder die Arbeitnehmerin ohne hinreichenden Grund verzichtet
hat (ARV 2002 Nr. 30 S. 192 Erw. 1b; Urteil T. vom 4. Juli 2002, C 39/02, Erw.
2b). Daraus, dass seinen Angaben zufolge einem anderen Arbeitnehmer der
gleichen Gesellschaft Insolvenzentschädigungen ausbezahlt worden sind, vermag
der Beschwerdeführer nichts für sich abzuleiten. Nicht gefolgt werden kann ihm
schliesslich auch, soweit er beantragt, die Arbeitslosenkasse habe nach Art.
55.
Abs. 1 AVIG in das Verfahren einzutreten.
Ein Forderungsübergang im Sinne dieser Bestimmung
kann nur erfolgen, wenn ein Anspruch auf Insolvenzentschädigung besteht, was
hier nicht zutrifft. (...)"
In una sentenza del 17
aprile 2003 nella causa S. (C 133/02) l'Alta Corte si è occupata del caso di un
assicurato che aveva sciolto il contratto di lavoro con effetto immediato dopo
avere messo in mora il datore di lavoro di versargli il salario. Il fallimento del
datore di lavoro è poi stato dichiarato a seguito dell'iniziativa di un collega
di lavoro.
In quel caso l'Alta Corte
ha ritenuto che l'assicurato aveva rispettato l'obbligo di ridurre il danno ed
ha rilevato:
" (...)
Im Rahmen dieses Erfordernisses ist praxisgemäss
Art. 55 Abs. 1 AVIG zu beachten, nach dessen erstem Satz - als Ausdruck der
allgemeinen Schadenminderungspflicht - der Arbeitnehmer im Konkurs- oder
Pfändungsverfahren alles unternehmen muss, um seine Ansprüche gegenüber dem
Arbeitgeber zu wahren. Ein Anspruch auf Insolvenzentschädigung entfällt daher,
wenn der Arbeitnehmer oder die Arbeitnehmerin vor (ARV 2002 Nr. 30 S. 190) oder
nach Auflösung des Arbeitsverhältnisses die Lohnansprüche nicht innert
nützlicher Frist geltend macht (BGE 114 V 60 Erw. 4). In dem in ARV 1999 Nr. 24
S. 140 ff. veröffentlichten Urteil C. vom 25. Juni 1998 (C 183/97) hat das Eidgenössische
Versicherungsgericht festgestellt, dass ein Versicherter, dessen
Arbeitsverhältnis lange vor dem Konkurs des Arbeitgebers beendigt worden ist
und der mehr als ein Jahr nach Beendigung des Arbeitsverhältnisses zuwartet, um
ausstehende Löhne geltend zu machen, den Anspruch auf Insolvenzentschädigung
verliert. In dem in ARV 2002 Nr. 8 S. 62 ff. publizierten Urteil C. vom 4.
September 2001 (C 91/01) erachtete es ein Zuwarten von drei Monaten nach
Beendigung des Arbeitsverhältnisses bereits als Verletzung der
Schadenminderungspflicht.
3.
3.1
Der Beschwerdeführer war für die D.________
GmbH als Kraftfahrer im Fernverkehr tätig und hatte nach seiner Darstellung bis
Ende März 2000 den Lohn erhalten. Den von diesem Zeitpunkt an ausstehenden Lohn
samt Spesen liess er durch seinen Rechtsvertreter mit Schreiben vom 20.
Dezember 2000 geltend machen und der Arbeitgeberin eine Zahlungs- und Sicherstellungsfrist
bis 8. Januar 2001 ansetzen, ansonsten das Arbeitsverhältnis auf diesen Zeitpunkt
hin fristlos gekündigt werde. Am 9. Januar 2001 bestätigte sein Rechtsvertreter
die fristlose Auflösung des Arbeitsverhältnisses per 8. Januar 2001. Die Ansprüche
aus dem Arbeitsvertrag bezifferte er gegenüber der Arbeitgeberin mit Schreiben
vom 23. Januar 2001 auf Fr. 34 700.- Lohn und Fr. 11 766.10 Spesen und ersuchte
um Überweisung bis spätestens 31. Januar 2001.
Am 22. Februar und am 19. März 2001 hatte er mit
der Arbeitgeberin in der Angelegenheit telefonischen Kontakt, wobei es u.a. um
die Höhe der Ratenzahlungen ging. Am 31. August 2001 reichte er schliesslich
für den Beschwerdeführer das Betreibungsbegehren über die ausstehende Forderung
ein.
3.2
Zuvor hatte der Rechtsvertreter des
Beschwerdeführers bereits am 14. Dezember 2000 für einen Arbeitskollegen des
Beschwerdeführers gestützt auf ein Urteil des Gewerblichen Schiedsgerichts
Basel-Stadt vom 13. November 2000 die Betreibung gegen die Arbeitgeberin
eingeleitet und am 8. Februar 2001 die Fortsetzung der Betreibung verlangt. Am
30.
März 2001 setzte das Zivilgericht Basel-Stadt auf den 26. April 2001 die
Verhandlung über die Konkurseröffnung an. Am 26. April 2001 bezahlte die
Arbeitgeberin dem andern Arbeitnehmer einen Betrag von Fr. 8000.- an die
insgesamt ausstehende Forderung und verpflichtete sich, den Rest von Fr.
6448.55
bis zum 10. Mai 2001 zu begleichen. Gestützt darauf zog der
Arbeitskollege das Konkursbegehren einstweilen zurück. Nachdem die
Arbeitgeberin den vereinbarten Zahlungstermin und zwei zusätzliche Fristen
nicht eingehalten hatte, stellte der gemeinsame Rechtsvertreter am 15. Juni
2001.
für den Arbeitskollegen wiederum das Konkursbegehren. Dieses
Konkursbegehren konnte der Schuldnerin weder auf postalischem Wege noch durch
die Polizei zugestellt werden, sodass mit Ediktalzitation vom 5. Oktober 2001
auf den 18. Oktober 2001 zur Verhandlung betreffend Konkurseröffnung vorgeladen
werden musste. An diesem Tag wurde in der Folge durch das Zivilgericht
Basel-Stadt über die Arbeitgeberin der Konkurs eröffnet.
3.3
Bei dieser Sachlage ist davon auszugehen,
dass der Beschwerdeführer seiner Schadenminderungspflicht während des
Arbeitsverhältnisses nachgekommen ist (vgl. ARV 2002 Nr. 30 S. 190), indem er
seinen Lohn samt Spesen sowie gestützt auf Art. 337a OR deren Bezahlung und
Sicherstellung verlangt hatte.
Nach der fristlosen Auflösung des
Arbeitsverhältnisses per 8. Januar 2001 machte sein Rechtsvertreter am 23.
Januar 2001 schriftlich die Forderungen aus dem Arbeitsverhältnis geltend.
Ferner hatte dieser am 22. Februar und am 19. März 2001 telefonisch mit der
Arbeitgeberin Kontakt. Schliesslich stellte er am 31. August 2001 für den
Beschwerdeführer das Betreibungsbegehren. Diese Vorgehensweise kann entgegen
der Auffassung der Arbeitslosenkasse und der Vorinstanz nicht als zu langes
Zuwarten und damit als Verletzung der Pflicht zur Geltendmachung der
Lohnansprüche innert nützlicher Frist betrachtet werden. Zwar wurde in ARV 2002
Nr. 8 S. 62, auf welchen die Beschwerdegegnerin in der Vernehmlassung hinweist,
eine Pflichtverletzung bejaht bei einem Versicherten, der drei Monate nach
Beendigung des Arbeitsverhältnisses seine Lohnforderungen immer noch nicht
gestellt hatte und auf die Konkurseröffnung warten wollte. Im vorliegenden Fall
verhält sich die Situation indessen anders. Der Beschwerdeführer liess zum
Einen durch seinen Rechtsvertreter unmittelbar nach Auflösung des
Arbeitsverhältnisses seine Forderung schriftlich sowie telefonisch geltend
machen und mit einer gewissen Verzögerung die Betreibung einleiten. Zum Andern
versuchte sein Rechtsvertreter für einen seiner Arbeitskollegen bei derselben
Arbeitgeberin Lohnansprüche gerichtlich sowie betreibungsrechtlich
durchzusetzen und stellte für diese am 27. März und am 15. Juni 2001 jeweils
das Konkursbegehren. Ferner wusste sein Rechtsvertreter im Anschluss an das zweite
Konkursbegehren, dass der Arbeitgeberin die Betreibungshandlungen nicht mehr
zugestellt werden konnten. Unter diesen Umständen bedeutet es keine Verletzung
der Schadenminderungspflicht, wenn ein Rechtsvertreter, der zwei Arbeitnehmer
der gleichen Firma vertritt, die gerichtlichen und betreibungsrechtlichen
Handlungen nur für einen Arbeitnehmer bis zur Stellung des Konkursbegehrens
durchführt. Die Sache geht daher an die Arbeitslosenkasse zurück, damit diese
nach Prüfung der übrigen Anspruchsvoraussetzungen in betraglicher Hinsicht über
die Insolvenzentschädigung neu verfüge. (...)"
In una sentenza del 2
settembre 2003 nella causa K. (C 121/03) l'Alta Corte ha stabilito che un
assicurato attivo fino al 9 settembre 2002 presso una ditta dichiarata in
fallimento l'11 novembre 2002, non aveva rispettato l'obbligo di ridurre il
danno rilevando:
" (...)
2.1
In der Verwaltungsgerichtsbeschwerde hält
der Beschwerdeführer zu Recht nicht am sinngemäss erhobenen Einwand fest, der
Einspracheentscheid beruhe insofern auf einer unzutreffenden Auslegung und
Anwendung des Gesetzes, als er von einer Schadenminderungspflicht nach Art. 55
AVIG auch ausserhalb des Konkurs- oder Pfändungsverfahrens ausgehe. Zwar
bezieht sich die in Abs. 1 der Bestimmung statuierte Pflicht des Versicherten,
alles zu unternehmen, um seine Ansprüche gegenüber dem Arbeitgeber zu wahren,
dem Wortlaut nach auf das Konkurs- und Pfändungsverfahren. Die Norm bildet
jedoch Ausdruck der allgemeinen Schadenminderungspflicht, welche auch dann
Platz greift, wenn das Arbeitsverhältnis vor der Konkurseröffnung aufgelöst
wird (BGE 114 V 60 Erw. 4; ARV 1999 Nr. 24 S. 140 ff.), und der versicherten
Person in reduziertem Umfang schon vor der Auflösung des Arbeitsverhältnisses
obliegt, wenn der Arbeitgeber der Lohnzahlungspflicht nicht oder nur teilweise
nachkommt und mit einem Lohnverlust zu rechnen ist (ARV 2002 Nr. 30 S. 190;
Urteile T. vom 4. Juli 2002, C 39/02, und N. vom 15. Oktober 2001, C 194/01).
2.2
Der Beschwerdeführer hat die Lohnforderung
für die Zeit ab 1. Juni 2002 seinen Angaben zufolge wiederholt mündlich geltend
gemacht. Dass er sich zunächst mit der ebenfalls mündlichen Zusicherung des
Arbeitgebers begnügt hat, die Lohnzahlungen würden sobald als möglich erfolgen,
mag insbesondere im Hinblick darauf, dass sich die Parteien per 1. Juni 2002
auf eine neue Lohnregelung geeinigt hatten (Monats- statt Stundenlohn), als verständlich
erscheinen. Zu einem Verzicht auf konkrete Massnahmen zur Realisierung der Lohnansprüche
bestand aber spätestens nach der offenbar in gegenseitigem Einvernehmen
erfolgten Auflösung des Arbeitsverhältnisses per 9. September 2002 kein Anlass
mehr. Der Versicherte hat auch nach diesem Zeitpunkt keine rechtlichen Schritte
(schriftliche Mahnung, Betreibung) zur Einforderung der ausstehenden Löhne
unternommen, obschon er ab Juni 2002 keinen Lohn mehr erhalten hatte und ihm
auf Grund der Angaben des Arbeitgebers bekannt war, dass der Betrieb sich in
finanziellen Schwierigkeiten befand. Erst nachdem am 11. November 2002 über die
Firma der Konkurs eröffnet worden war, beauftragte er die Orion
Rechtsschutz-Versicherungsgesellschaft (nachfolgend: Orion) mit der Wahrung
seiner Interessen. Nach Vornahme näherer Abklärungen hat diese am 16. Januar
2003.
beim Konkursamt eine Forderung in der Höhe von Fr. 15'790.- eingereicht.
Indem der Beschwerdeführer auch nach der am 9. September 2002 erfolgten
Auflösung des Arbeitsverhältnisses während längerer Zeit keine konkreten
Massnahmen zur Durchsetzung der Lohnansprüche in die Wege geleitet und damit
bis nach der Konkurseröffnung zugewartet hat, ist er der arbeitslosenversicherungsrechtlichen
Schadenminderungspflicht nicht nachgekommen.
3.
Was in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde
vorgebracht wird, vermag zu keinem andern Ergebnis zu führen. Wohl mag es
zutreffen, dass der Versicherte sich wiederholt beim Arbeitgeber bezüglich der
Lohnzahlungen erkundigt und seine Lohnansprüche auch geltend gemacht hat. Es
handelte sich jedoch ausschliesslich um telefonische Interventionen und nicht
um rechtliche Schritte zur Realisierung der Lohnausstände, wie sie dem
Leistungsansprecher auf Grund der Schadenminderungspflicht für die Zeit nach
erfolgter Auflösung des Arbeitsverhältnisses obliegen. Es mag sodann als
verständlich erscheinen, dass der Beschwerdeführer eine
Rechtsschutzversicherung mit der Wahrung seiner Interessen beauftragt hat. Er
kann jedoch nicht nachweisen, dass er dies vor der am 11. November 2002
erfolgten Konkurseröffnung über den Arbeitgeber getan hat. Es liegt
diesbezüglich lediglich ein Schreiben der Orion vom 12. Dezember 2002 vor, mit
welchem diese vom ehemaligen Arbeitgeber nähere Angaben zum Arbeitsverhältnis
und zu den Lohnverhältnissen verlangt hat. Selbst wenn dem Beschwerdeführer
anlässlich der Kontaktnahme mit der Rechtsschutzversicherung die
Konkurseröffnung noch nicht bekannt gewesen sein sollte, ist ihm vorzuhalten,
dass er ohne ersichtlichen Grund mit Massnahmen zur Realisierung der
Lohnausstände zugewartet hat, obschon er mit einem Lohnverlust rechnen musste.
Der Lohnausstand hat zwar nur etwas mehr als drei Monate umfasst und zwischen
der Auflösung des Arbeitsverhältnisses und der Konkurseröffnung liegen
lediglich rund zwei Monate. Nach den gesamten Umständen ist die verfügte
Leistungsverweigerung jedoch nicht als unverhältnismässig zu qualifizieren.
Schliesslich kann entgegen den Ausführungen in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde nicht angenommen werden, dass der Schaden
(Lohnverlust) auch bei pflichtgemässem Handeln nicht zu vermeiden gewesen wäre.
Denn es ist nicht auszuschliessen, dass bei sofortiger Androhung oder
Einleitung betreibungsrechtlicher Massnahmen noch eine Zahlung erfolgt wäre.
Demzufolge besteht kein Grund, die Rechtmässigkeit der Leistungsverweigerung
mangels einer Kausalität des pflichtwidrigen Verhaltens des Beschwerdeführers
zu verneinen.(...)"
In
una sentenza del 2 settembre 2003 nella causa S. (C 145/03) il TFA ha ritenuto
che un assicurato non aveva violato gravemente l'obbligo di ridurre il danno.
In proposito la nostra Massima Istanza ha in particolare rilevato:
" (...)
2.2
Nach den Angaben im Antrag auf
Insolvenzentschädigung war der Beschwerdeführer ohne schriftlichen Arbeitsvertrag
zu einem Monatslohn von Fr. 2'000.- angestellt. Das Arbeitsverhältnis dauerte
vom 20. August bis 18. September 2001 und wurde vom Arbeitgeber noch während
der Probezeit aufgelöst. Letzter Arbeitstag war der 10. September 2001. Als
eine Lohnzahlung unterblieb, setzte sich gemäss Darstellung des
Beschwerdeführers seine Freundin im Oktober 2001 telefonisch mit dem
Arbeitgeber in Verbindung, welcher ihr mitgeteilt habe, die Zahlung werde im
Laufe des Monats Oktober, spätestens aber im November 2001 erfolgen. Dabei sei
ihr erklärt worden, dass noch eine Rechnung über einen vom Arbeitnehmer
verursachten Schaden abgewartet werde. Nach weiteren telefonischen
Interventionen habe sich die Freundin im November an die CAP AG gewandt, welche
mit Schreiben vom 30. Januar 2002 vom Arbeitgeber nähere Angaben zum
Sachverhalt verlangt habe. Auf die Antwort des Arbeitgebers vom 22. Februar
2002.
forderte sie am 7. März 2002 bis Ende des Monats eine Lohnabrechnung und
die Überweisung des Guthabens unter der Androhung einer Klageeinreichung bei
unbenutztem Ablauf der Frist. Am 11. April 2002 beauftragte sie Rechtsanwalt
Andreas Frei mit der Wahrung der Interessen des Versicherten. Nachdem der
Arbeitgeber auf einen Vergleichsvorschlag vom 25. April 2002 auf Zahlung von
Fr. 1'000.- nicht eingetreten war, reichte der Rechtsvertreter am 21. Mai 2002
beim Friedensrichteramt Klage auf Lohnzahlung im Betrag von Fr. 1'500.- ein.
Auf die am 11. Juni 2002 erfolgte Konkurseröffnung über den Arbeitgeber hin gab
er eine entsprechende Forderung in den Konkurs ein und beantragte bei der Arbeitslosenkasse
die Ausrichtung von Insolvenzentschädigung.
2.3
Der Beschwerdeführer hat nach Auflösung des
Arbeitsverhältnisses zunächst keine konkreten Massnahmen zur Durchsetzung des
Lohnanspruchs unternommen. Die wiederholten mündlichen Interventionen seiner
Freundin genügen unter dem Gesichtspunkt der
arbeitslosenversicherungsrechtlichen Schadenminderungspflicht nicht. Auch die
von ihm geltend gemachte Hinhaltetaktik des Arbeitgebers vermag ihn nicht zu
exkulpieren, bestand nach der noch während der Probezeit erfolgten Auflösung
des Arbeitsverhältnisses doch kein Grund, mit konkreten Schritten zuzuwarten.
Sein Pflichtversäumnis kann indessen nicht als schwer qualifiziert werden. Der
Lohnausstand umfasste lediglich knapp einen Monat und es bestanden für den
Beschwerdeführer glaubhaftermassen keine Anhaltspunkte für finanzielle
Schwierigkeiten des Arbeitgebers. Im Hinblick darauf, dass er über keinen
schriftlichen Arbeitsvertrag verfügte und der Arbeitgeber eine Gegenforderung
(Art. 321e OR) geltend machte, ist verständlich, dass er vor weiteren Vorkehren
eine Rechtsschutzversicherung beigezogen hat, was zu einer Verzögerung in der Geltendmachung
des Lohnanspruchs führte. An die Rechtsschutzversicherung ist er bereits am 2.
November 2001 und damit weniger als zwei Monate nach Fälligkeit des
Lohnanspruchs und Auflösung des Arbeitsverhältnisses gelangt.
Rechtsschutzversicherung und Rechtsanwalt haben
ebenfalls innert vertretbarer Fristen gehandelt. Dem Beschwerdeführer kann
auch nicht zum Vorwurf gemacht werden, dass er unter den gegebenen Umständen
zunächst eine vergleichsweise Erledigung des Falles angestrebt hat (vgl. ARV
1999.
Nr. 24 S. 143 Erw. 1c i.f.). Zudem wurde die arbeitsrechtliche Klage noch
vor der Konkurseröffnung (11. Juni 2002) eingereicht. Auf Grund der gesamten
Umstände wiegt die Verletzung der Schadenminderungspflicht nicht derart schwer,
dass sie mit einer Leistungsverweigerung zu sanktionieren wäre.(...)"
La
più recente giurisprudenza federale su questo argomento ha stabilito quanto
segue.
In una sentenza del 16
agosto 2005 nella causa H., C 111/05 il TFA ha deciso che un assicurato non
aveva violato il suo obbligo di ridurre il danno ed ha in particolare
sottolineato:
"
3.2
Mit der Verwaltungsgerichtsbeschwerde reicht
der - nunmehr anwaltlich vertretene - Versicherte Unterlagen ein, welche den
nachfolgend geschilderten Ablauf belegen. Am 8. Mai 2002 kündigte er das
Arbeitsverhältnis mit der X.________ AG per 11. Mai 2002. Bereits am 15. Mai
2002.
leitete er für den ausstehenden Lohn Betreibung ein. Nachdem gegen den
Zahlungsbefehl vom 31. Mai 2002 am 6. Juni 2002 Rechtsvorschlag erhoben, und
die Lohnklage des Versicherten gegen die ehemalige Arbeitgeberin (vom 5.
September 2002) vom Arbeitsgericht mit Entscheid vom 22. Oktober 2002
vollumfänglich gutgeheissen worden war, stellte er am 19. November 2002 das
Rechtsöffnungsbegehren.
Dieses wurde jedoch mit Verfügung des
Bezirksgerichtes vom 22. Januar 2003 abgewiesen, weil der Beschwerdeführer
versäumt hatte, die Rechtskraftbescheinigung des arbeitsgerichtlichen
Entscheides vom 22. Oktober 2002 zu den Akten zu reichen. Eine dagegen vom
Versicherten am 17. Februar 2003 erhobene Nichtigkeitsbeschwerde wurde vom
Obergericht abgewiesen, soweit darauf eingetreten wurde (Zirkularbeschluss vom
24.
Februar 2003). Auf das zweite Rechtsöffnungsbegehren vom 7. März 2003 hin
wurde ihm mit Verfügung des Bezirksgerichtes vom 8. Mai 2003 definitive
Rechtsöffnung in der Höhe des ausstehenden Nettolohnes von Fr. 13'083.- (brutto
Fr. 14'000.-) nebst Zins zu 5 % seit 31. Mai 2002 erteilt. Daraufhin stellte er
am 1. Juli 2003 das Fortsetzungsbegehren und am 25. August 2003 das Begehren um
Konkurseröffnung.
3.3
Das Eidgenössische Versicherungsgericht hat
die erstmals im
letztinstanzlichen Prozess von der
Rechtsvertreterin des Beschwerdeführers vorgelegten Akten, aus welchen die im
Zeitraum vom 22. Oktober 2002 bis 1. Juli 2003 unternommenen Schritte zur
Durchsetzung der Lohnforderung zu ersehen sind, zu berücksichtigen, weil es
nicht an die Feststellung des rechtserheblichen Sachverhalts durch das
kantonale Gericht gebunden ist (Erw. 1 hiervor).
3.4
In Kenntnis des vollständigen Sachverhalts
kann keine Rede mehr davon sein, dass sich der Beschwerdeführer zu irgendeiner
Zeit seit Entstehung des Lohnausstandes passiv verhalten hätte. Er hat seinen
Lohnanspruch vielmehr konsequent und mit grosser Ausdauer geltend gemacht. Eine
Verletzung der Schadenminderungspflicht ist demzufolge zu verneinen."
Lo stesso giorno la nostra
Massima Istanza ha emesso altre due sentenze, relative a dei colleghi di lavoro
dell'assicurato H. (cfr. STFA del 16 agosto 2005 nella causa G., C 112/05 e
STFA del 16 agosto 2005 nella causa V., C 113/05), che avevano fatto emettere
un precetto esecutivo contro il datore di lavoro ma non avevano inoltrato
un'azione davanti al giudice civile. L'Alta Corte ha considerato che essi non
avevano violato l'obbligo di ridurre il danno, rilevando:
"
3.4.1
H.________, V.________ und der Beschwerdeführer
wurden zeitgleich ab 1. April 2002 für die X.________ AG als
Aussendienstmitarbeiter tätig. Nach den Angaben der genannten Personen war
geplant, dass sie eine eigene Firma gründen und als Selbstständigerwerbende im
Agenturverhältnis mit der X.________ AG tätig sein sollten. Diese
Gesellschaften seien aber im April 2002 noch nicht gegründet gewesen, womit
unklar gewesen sei, ob das Verhältnis zwischen ihnen und der X.________ AG in
einem Handelsreisenden - oder Agenturvertrag bestanden habe. Deshalb seien die
drei ehemaligen Arbeitskollegen - nach der koordinierten Auflösung der
Vertragsverhältnisse mit der X.________ AG - übereingekommen, bezüglich der
Forderung von H.________ ein Pilotverfahren durchzuführen, um vorab
herauszufinden, ob die Schuld der Firma arbeitsrechtlicher Natur sei.
3.4.2
Wie den Akten zu entnehmen ist, wurde
dieses Vorhaben in der Folge verwirklicht. H.________ unternahm konsequent die
betreibungsrechtlichen und gerichtlichen Schritte zur Einforderung seines
ausstehenden Lohnes, während der Beschwerdeführer und V.________ das Ergebnis
dieser Handlungen abwarteten. Konkret hatte der
Beschwerdeführer die X.________ AG bereits am 6. Mai
2002.
schriftlich an den Lohnausstand für den Monat April 2002 erinnert und am
15.
Mai 2002 umgehend Betreibung gegen die Gesellschaft eingeleitet, dann aber
den Ausgang des von H.________ angehobenen arbeitsgerichtlichen Verfahrens abgewartet.
Nachdem das Arbeitsgericht die Forderungsklage des H.________ als
arbeitsrechtliche Streitigkeit qualifiziert und gutgeheissen hatte (Entscheid
vom 22. Oktober 2002) und ihm mit Verfügung des Bezirksgerichtes vom 8. Mai
2003.
die definitive Rechtsöffnung in der Höhe seines ausstehenden Lohnes
erteilt worden war, leitete der Beschwerdeführer seinerseits am 2. Juni 2003 Lohnklage beim Arbeitsgericht ein. Im Wissen darum, dass
H.________ das Betreibungsverfahren am 1. Juli 2003 fortgesetzt
hatte und auf dessen Gesuch vom 25. August 2003
hin am 14. Oktober 2003 der Konkurs über die X.________
AG eröffnet worden war, konnte er seine Gehaltsforderung anschliessend im
Konkurs eingeben.
3.4.3
Zusammenfassend ist festzuhalten, dass sich
die drei ehemaligen Arbeitskollegen über das Vorgehen abgesprochen haben und
über den Stand des Pilotverfahrens informiert waren. Sie befanden sich somit in
der Lage, die eigenen Schritte zur Geltendmachung ihrer Lohnforderungen zu
koordinieren.
Unter diesen besonderen Umständen hat der
Beschwerdeführer die
Schadenminderungspflicht durch seine abwartende
Haltung nicht verletzt (vgl. Urteil S. vom 17. Juli
2003, C 133/02, Erw. 3.3)."
In
una sentenza del 13 dicembre 2005 nella causa E. e N., C 25/05 il TFA ha
ritenuto, contrariamente al Tribunale cantonale delle assicurazioni, che due
assicurate avevano violato l'obbligo di ridurre il danno, sottolineando:
"
4.2
Es ist der Vorinstanz zuzustimmen, dass eine
Verletzung der Schadenminderungspflicht während der Dauer der
Arbeitsverhältnisse nicht angenommen werden kann, denn weitergehende Schritte
zur Einforderung der ausstehenden Gehälter konnten mit Blick auf die seltenen
und kurzen Arbeitseinsätze der Geschwister in der Zeit vom 22. April bis 22. August 2003 und ihre
dementsprechend niedrigen Lohnansprüche nicht verlangt werden. Zu einem
Verzicht auf konkrete Massnahmen bestand aber spätestens ab Ende August 2003,
nach Beendigung der Arbeitsverhältnisse und in Anbetracht der Tatsache, dass
die mit der Mahnung vom 18. August 2003 angesetzte Zahlungsfrist vom 25. August
2005.
unbenutzt verstrichen war, kein Anlass mehr. Es musste den Beschwerdegegnerinnen
klar sein, dass sie allein mit mündlichen Nachfragen (nach ihren Angaben hatten
sie in der Zeit von August bis November 2003 ungefähr zehn Telefonate mit
Mitarbeitern der M.________ AG geführt) keine ordnungsgemässe Lohnzahlung mehr
erreichen konnten und nachhaltigere Schritte gefordert waren, um einen
Lohnverlust zu verhindern. Entgegen ihrer Auffassung hätten sich zu jenem
Zeitpunkt die klageweise Geltendmachung ihrer Ausstände, wie sie in der Mahnung
von E.________ vom 18. August 2003 angedroht worden war, oder ein
betreibungsrechtliches Vorgehen durchaus geeignet, den Druck auf die damalige
Arbeitgeberin, ihren Lohnzahlungspflichten nunmehr nachzukommen, zu erhöhen.
Mit zunehmendem Zeitablauf wurde es immer unwahrscheinlicher, dass die Firma
noch über Mittel verfügte, um ihre Schulden begleichen zu können. Indem die
Versicherten aber, abgesehen von der schriftlichen Mahnung vom 18. August 2003
(einen Teil des E.________ geschuldeten Lohnes betreffend) und den von August
bis November 2003 getätigten telefonischen Nachfragen, bis zu den
Forderungseingaben im Konkurs vom 22. und 26. April 2004 nichts mehr zur
Einforderung der ausstehenden Löhne unternommen haben, sind sie - wie die
Verwaltung letztinstanzlich zu Recht geltend macht - der arbeitslosenversicherungsrechtlichen
Schadenminderungspflicht für die Zeit nach Auflösung der Arbeitsverhältnisse
nicht nachgekommen."
In una
sentenza del 23 dicembre 2005 nella causa H., C 235/04 il TFA ha stabilito che
un assicurato non aveva violato l'obbligo imposto dall'art. 55 cpv. 1 LADI,
argomentando:
"
3.4
Für die Zeit nach Auflösung des
Arbeitsverhältnisses, je nach Einzelfall schon vorher (Urteile B. vom 20. Juli 2005, C 264/04, G. vom 14. Oktober
2004, C 114/04, und T. vom 4. Juli 2002, C 39/02), obliegen dem
Leistungsansprecher grundsätzlich rechtliche Schritte (schriftliche Mahnungen,
Zahlungsbefehl, Betreibung oder Lohnklage) zur Realisierung der Lohnforderung.
Wenn im Einzelfall in gerechtfertigter Weise auf solch durchgreifendere
Massnahmen eine Zeitlang verzichtet wird - in casu bis September 2002 -
bedeutet dies zumindest dann nicht eine mangelnde Erfüllung der Pflicht zur
Anspruchswahrung, wenn mit geeigneten, in der jeweiligen Situation
erfolgversprechenden Vorgehensweisen wie Verhandlungen, der Arbeitgeber zur
Begleichung der Löhnausstände gebracht wird. Dieser Tatbeweis ist vorliegend
erbracht, indem seit Februar 2002 in sieben Ratenzahlungen Lohnforderungen in
der Höhe von Fr. 86'368.75 durch die ernsthaften und mit erheblichem Erfolg gekrönten
Bemühungen des Beschwerdeführers einbringlich waren. Durch die - von
Arbeitgeber und Kasse nicht bestrittenen - mündlichen Abmahnungen (gemäss
Zahlungsaufforderung vom 25. September 2002) konnten somit alle Löhne der drei
Mitarbeiter und überdies sein Lohn für den Monat Januar 2002 beglichen werden.
Im Umstand, dass er die erhaltenen Zahlungen nicht gleichmässig auf alle
Mitarbeiter und sich selbst aufgeteilt, sondern seine Forderungen an die letzte
Stelle positioniert hat, kann kein aus arbeitslosenversicherungsrechtlicher
Sicht vorwerfbares Verhalten erblickt werden.
3.5
Damit hat der Beschwerdeführer in der
gegebenen Situation seine Pflicht zur Schadenminderung so wahrgenommen, dass
ein Schuldvorwurf im Sinne einer mangelnden Anspruchswahrung nach Art. 55 Abs.
1.
AVIG nicht gerechtfertigt ist. Der Versicherte legt glaubhaft dar, dass er
gegenüber der Arbeitgeberin unmissverständlich zum Ausdruck brachte, nicht
Willens zu sein, auf offene Lohnforderungen zu verzichten (Urs Burgherr, Die
Insolvenzentschädigung, Zahlungsunfähigkeit des Arbeitgebers als versichertes
Risiko, Diss. Zürich 2004, S. 148). Zudem hat der Beschwerdeführer
richtigerweise, als er im August/September 2002 merkte, dass durch
Verhandlungen keine Zahlungen mehr zu erwirken waren, den Druck auf den
Arbeitgeber erhöht, indem er diesen schriftlich am 25. September
und 4. November 2002 unter Androhung weiterer
rechtlicher Schritte in eindeutiger Weise zur Begleichung der Ausstände aufforderte.
Vorher bestand, da nicht unerhebliche Lohnforderungen realisiert werden
konnten, kein Anlass dazu. Am 27. November 2002 meldete
er sodann im am 25. November 2002 in Deutschland eröffneten Insolvenzverfahren
seine
Forderung an. Diese
Vorgehensweise kann nicht als zu langes Zuwarten und damit als Verletzung der
Pflicht zur Geltendmachung der Lohnansprüche innert nützlicher Frist betrachtet
werden. Selbst wenn eine gewisse Verletzung der Schadenminderungspflicht zu
bejahen wäre, wöge sie in Anbetracht der konkreten Verhältnisse nicht derart
schwer, dass sie mit einer Leistungsverweigerung zu sanktionieren wäre. Die
Sache geht daher an die Verwaltung zurück, damit sie nach Prüfung der übrigen Anspruchsvoraussetzungen
(Art. 8 Abs. 1 AVIG) in betraglicher Hinsicht über die Insolvenzentschädigung
neu verfüge."
In una sentenza del 14
febbraio 2006 nella causa H., C 240/05 a proposito di un assicurato che aveva
esitato a fare valere le sue pretese salariali contro il proprio padre, durante
il rapporto di lavoro, il TFA ha ritenuto che era stato violato l'obbligo di
ridurre il danno, rilevando.
"
Zwar wird vom Arbeitnehmer in der Regel nicht
verlangt, dass er bereits während des Arbeitsverhältnisses gegen den
Arbeitgeber Betreibung einleitet oder Klage einreicht. Er hat jedoch seine
Lohnforderung in eindeutiger und unmissverständlicher Weise (schriftliche
Mahnung, Androhung rechtlicher Schritte) geltend zu machen (ARV 2002 Nr. 30 S.
190). Dieser Pflicht ist der Beschwerdeführer mit den bloss telefonischen
Interventionen nicht nachgekommen.
2.3
Zu einer andern Beurteilung besteht auch im
Lichte der in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde erwähnten
Rechtsprechung kein Anlass. Im Urteil K. vom 2.
September 2003 (C 121/03) hat das Eidgenössische Versicherungsgericht den
Umstand, dass der Versicherte die Lohnforderung lediglich mündlich geltend
gemacht und sich zunächst mit der ebenfalls mündlichen Zusicherung des
Arbeitgebers begnügt hatte, die Lohnzahlungen würden sobald als möglich
erfolgen, insbesondere im Hinblick darauf, dass sich die Parteien auf eine neue
Lohnregelung geeinigt hatten, als verständlich bezeichnet. Zu einer näheren
Prüfung bestand indessen kein Anlass, weil der Versicherte auch nach Auflösung
des Arbeitsverhältnisses
keine rechtlichen Schritte zur Einforderung der
ausstehenden Löhne
unternommen hatte und damit seiner
Schadenminderungspflicht nicht
nachgekommen war. Entgegen
der Auffassung des Beschwerdeführers lässt sich dem Urteil nicht entnehmen,
dass es bis zur Auflösung des Arbeitsverhältnisses regelmässig genügt, wenn der
Arbeitnehmer die Lohnforderung mündlich geltend macht, sofern er die glaubhafte
Zusicherung des Arbeitgebers erhält, dass die Lohnzahlungen sobald als möglich
erfolgen.
Was sodann das Urteil G. vom 14. Oktober 2004 (C
114/04) betrifft,
unterscheidet sich der in jenem Entscheid
beurteilte Sachverhalt vom
vorliegenden Fall insofern, als der Lohnausstand
eine verhältnismässig kurze Zeit umfasste, der Arbeitgeber Teilzahlungen
leistete und der Versicherte aufgrund mündlicher Zusicherungen des Arbeitgebers
in guten Treuen davon ausgehen durfte, dass die restlichen Lohnguthaben
ebenfalls bezahlt würden.
Im Übrigen hat das Gericht eine Verletzung der
Schadenminderungs-pflicht nicht ausgeschlossen, sondern festgestellt, soweit
eine solche anzunehmen sei, wiege sie nach den gesamten Umständen jedenfalls
nicht derart schwer, dass sie mit einer Leistungsverweige-rung zu sanktionieren
wäre, weshalb dem (gutheissenden) vorinstanzlichen Entscheid beizupflichten
sei. Im vorliegenden Fall fehlt es an besondern Umständen der genannten Art. Dass der
Beschwerdeführer im Hinblick auf das bestehende
Familienverhältnis von weiteren Massnahmen zur Realisierung der Lohnansprüche
abgesehen hat, mag aus persönlicher Sicht als verständlich erscheinen, hat
unter arbeitslosenversicherungsrechtlichen Aspekten aber schon aus Gründen der
Gleichbehandlung der Versicherten unberücksichtigt zu bleiben. Zu einem
Verzicht auf konkrete Massnahmen bestand umso weniger Anlass, als das
Arbeitsverhältnis bereits vor der Konkurseröffnung aufgelöst wurde. Zwar macht
der Beschwerdeführer geltend, das - mündlich vereinbarte - Arbeitsverhältnis
sei erst in der letzten Augustwoche per Ende August 2004 in gegenseitigem
Einvernehmen aufgelöst worden. Aus der Forderungseingabe im Konkurs vom 14.
September 2004 geht indessen hervor, dass der Beschwerdeführer bereits am 1.
September 2004 eine neue Stelle angetreten hat. Es ist deshalb anzunehmen, dass
er sich schon längere Zeit vor der Auflösung des Arbeitsverhältnisses um eine
neue Anstellung bemüht hatte, da
er offenbar selber nicht mit einem Weiterbestand
des Arbeitsverhältnisses rechnete. Umso weniger bestand für ihn ein
hinreichender Grund, von konkreten Massnahmen zur Realisierung der ausstehenden
Lohnansprüche abzusehen. Es muss daher bei der Feststellung bleiben, dass die
Ablehnung des Leistungsanspruchs
zu Recht besteht."
Infine, in una sentenza
del 30 marzo 2006 nella causa M., C 271/05 il TCA ha ritenuto che un assicurato
aveva violato l'obbligo di ridurre il danno argomentando:
"
Die Leistungsverweigerung unter Berufung auf
Art. 55 Abs. 1 AVIG ist nur dann gerechtfertigt, wenn der Arbeitnehmer
mindestens grobfahrlässig seinen in dieser Bestimmung normierten Pflichten
nicht nachgekommen ist. Nur dann ist sie auf ein schweres Verschulden
zurückzuführen, was im Sozialversicherungsrecht rechtsprechungsgemäss die
Voraussetzung dafür bildet, dass auf eine explizite gesetzliche Grundlage für
eine Leistungsverweigerung verzichtet werden kann (BGE 107 V 228 Erw. 2a). Dem massgeblichen Erfordernis der Verhältnismässigkeit
ist mit dem Ausmass der vom Arbeitnehmer zu erwartenden Vorkehren Rechnung zu
tragen; dabei ist jedes Vorgehen zu berücksichtigen. Es hat eine
Gesamtbetrachtung seiner Bemühungen Platz zu greifen. Es genügt, wenn der
Arbeitnehmer zunächst unmissverständliche Zeichen (Mahnungen, Einleiten der
Betreibung usw.) setzt, aus denen die Ernsthaftigkeit seiner Lohnforderung zu
erkennen ist. Er darf jedoch nicht untätig bleiben und zuwarten, bis der
Arbeitgeber (beispielsweise) in Konkurs fällt (vgl. Burgherr, a.a.O. S. 166 mit
Hinweisen).
4.2
Der Beschwerdeführer hat nach Ausbleiben der
Lohnzahlungen ab Januar 2004 - ausser regelmässigen mündlichen Mahnungen oder
Erkundigungen - überhaupt nichts unternommen, um seinen Forderungen Nachdruck
zu verleihen. Es ist zwar verständlich, dass er um seinen Arbeitsplatz bangte
und diesen nicht gefährden wollte. Im Rahmen der Schadenminderungspflicht wäre
er aber gehalten gewesen, wenigstens Akontozahlungen zu verlangen oder sich die
zukünftig zu erwartenden Provisionszahlungen als
Sicherheit abtreten zu lassen. Indem er es bis zur Kündigung des
Arbeitsverhältnisses bei blossen mündlichen Erkundigungen beliess und auch
nachher nichts weiteres unternommen hat, hat er nach dem Gesagten die
Ernsthaftigkeit seiner Durchsetzungsbemühungen nicht in genügendem Masse
dargetan. Dies insbesondere unter dem Gesichtspunkt der relativ langen Dauer
der ausgebliebenen Lohnzahlungen. In diesem Sinne ist der Sachverhalt nicht mit
demjenigen im Urteil G. vom 14. Oktober 2004 (C 114/04) zu vergleichen, auf
welches sich der Beschwerdeführer beruft. Die von der Verwaltung verfügte und
von der Vorinstanz bestätigte Abweisung des Anspruchs auf
Insolvenzentschädigung ist nach Lage der Akten und in Berücksichtigung der
Vorbringen des Beschwerdeführers im Rahmen der Ermessensprüfung (Art. 132 OG;
vgl. BGE 123 V 152 Erw. 2 mit Hinweisen) nicht zu beanstanden."
2.4
Nella
presente fattispecie RI 1, ha lavorato per la __________ dal 1° marzo 2002 fino
al 31 ottobre 2004.
Alla conclusione del
rapporto di lavoro egli vantava ancora pretese salariali.
Il 21 dicembre 2005 l'assicurato
ha inoltrato una domanda di indennità per insolvenza (Doc. 47).
Nella sua opposizione il
patrocinatore dell'assicurato ha sottolineato che l'assicurato non avrebbe in
un primo tempo rivendicato verbalmente il salario. Egli ha poi preso
direttamente contatto con il datore di lavoro telefonicamente nel corso del
mese di dicembre 2004 e l'11 gennaio 2005 gli ha inviato uno scritto del
seguente tenore:
" Il
nostro associato indicato a margine ha lavorato presso la sua panetteria dal
1.3.2002
al 31.10.2004.
Al termine del rapporto di lavoro non avete provveduto ad
effettuare il conteggio finale.
Ci risulta in effetti che il dipendente debba ancora ricevere il
saldo del salario di ottobre, le vacanze maturate e non godute e anche il
rimborso spese per uso dell'auto propria.
La invitiamo pertanto a voler compilare il conteggio finale, a
volercene inviare una copia e a versare il dovuto entro i prossimi
giorni."
(Doc. D)
Siccome il datore di
lavoro ha risposto di rivolgersi al suo avvocato (cfr. Doc. E), il
rappresentante dell'assicurato il 21 gennaio 2005 ha inviato a quest'ultimo una
lettera così formulata:
" Rappresentiamo
due ex dipendenti della ditta indicata a margine.
Negli scorsi giorni abbiamo trasmesso alla ditta, e per essa al
signor __________, due richieste di pagamento di salai arretrati.
Il signor __________ ci ha comunicato oggi che le richieste devono
essere trasmesse a lei.
Provvediamo pertanto ad inviarle in allegato copia delle citate lettere,
che si riferiscono ai signori RI 1 e __________, invitandola a voler prendere
posizione in merito." (Doc. F)
Nel frattempo il 19
gennaio 2005 il legale del datore di lavoro ha chiesto il rimborso di un
prestito, rilevando:
" Egregio
signor __________,
il signor __________, mio patrocinato, le ha concesso un prestito
di CHF 30'000.--.
Purtroppo il rimborso è stato soltanto parziale e lei è tuttora
debitore di CHF 16'0695.--.
Allo scopo di evitarle costose procedure giudiziarie la invito a
versare questa somma sul mio conto terzi tramite la cedola allegata entro 10
giorni.
Sono disposto anche a valutare offerte di rateizzazione purché
serie e formulate entro 10 giorni.
Trascorso questo termine infruttuosamente spiccherò precetto
esecutivo e la adirò in Tribunale." (Doc. G)
Il 25 gennaio 2005 il
rappresentante dell'assicurato ha inviato al legale del datore di lavoro uno
scritto, nel quale si è così espresso:
" Rappresentiamo
il nostro associato indicato a margine in relazione alla vertenza salariale con
la __________. Negli scorsi giorni le abbiamo trasmesso una richiesta di
pagamento di salari arretrati.
Abbiamo preso atto della sua richiesta di rimborso del saldo
scoperto, inerente il prestito che signor __________ ha concesso al nostro
rappresentato.
Questo prestito s'inserisce chiaramente, ed ha una stretta
relazione, con il rapporto di lavoro esistente tra le parti.
Prima di prendere posizione sulla sua richiesta di rimborso, e di
proporre un eventuale pagamento rateale, la invitiamo a volerci inviare una
copia del contratto di prestito e un conteggio dei rimborsi effettuati."
(Doc. H)
Il rappresentante
dell'assicurato, nella sua opposizione ha testualmente affermato che il legale
dell'assicurato "non ha mai dato seguito a tale richiesta" per cui ha
deciso di intavolare una trattativa direttamente con il datore di lavoro, che
non è andata a buon fine e che in definitiva ha portato alla richiesta di
indennità per insolvenza.
Chiamato ora a
pronunciarsi il TCA ritiene che l'assicurato ha violato il suo obbligo di
ridurre il danno ai sensi dell'art. 55 cpv. 1 LADI. La giurisprudenza esige
infatti che il dipendente metta in atto tutte le misure possibili per
rivendicare il salario (cfr. consid. 2.3 in particolare STFA del 2 aprile 2003
nella causa M., C 297/02; STFA del 23 dicembre 2005 nella causa H.,
C 235/04 e STFA del 30 marzo 2006 nella causa M., C 271/05; "Schriftliche
Mahnung, Zahlungsbefehl, Betreibung, Lohnklage") il più presto possibile
(cfr. STFA del 17 aprile 2003 nella causa S., C 323/02; STFA del 13 dicembre
2005.
nella causa E. N., C 25/05).
Ora, nella presente
fattispecie, dopo la risposta del datore di lavoro di rivolgersi al suo
avvocato ed avere ricevuto da quest'ultimo uno scritto con il quale il datore
di lavoro ha chiesto il rimborso del prestito, ma soprattutto dopo che il
patrocinatore del datore di lavoro non ha reagito in alcun modo allo scritto
del 25 gennaio 2005 (per un diverso caso cfr. la STFA del 23 dicembre 2005
nella causa H., C 235/04) l'assicurato avrebbe dovuto immediatamente
rivendicare nuovamente per iscritto le proprie pretese (assegnando un breve
termine per il pagamento) e facendo poi emettere un precetto esecutivo.
A nessun diverso risultato
può portare la circostanza che una collega dell'assicurato il 14 febbraio 2005
aveva rivendicato le proprie pretese davanti al giudice di pace (che le ha
accolte, cfr. Doc. O) e successivamente per via esecutiva (precetto esecutivo, doc.
P; istanza di rigetto dell'opposizione, doc. Q; sentenza di rigetto
dell'opposizione, doc. R.; comminatoria di fallimento, doc. S; istanza di
fallimento, doc. T; decreto di apertura del fallimento e decreto di stralcio,
cfr. doc. U).
Al riguardo possono essere
richiamate le seguenti considerazioni sviluppate dal TCA in una sentenza del 12
maggio 2005 nella causa V., 38.2004.99:
" Quanto
alla scelta del patrocinatore dell'assicurato di inoltrare un'azione in Pretura
solo per la dipendente che vantava il più ingente credito salariale, il TCA
constata che se è vero che in una sentenza del 17 aprile 2003 nella causa S., C
133/02 (riprodotta in esteso al consid. 2.3.), il TFA ha ritenuto sufficiente
che la causa giudiziaria fosse stata inoltrata da un collega di lavoro è
altrettanto vero che, in quel caso, il rappresentante dell'assicurato aveva
fatto valere le proprie pretese, facendo emettere un precetto esecutivo, ciò
che non è avvenuto nella presente fattispecie.
L'udienza ha peraltro permesso di chiarire che delle modalità
d'azione scelte dal patrocinatore dell'assicurato insieme con i dipendenti (in
particolare di non fare emettere precetti esecutivi e di inoltrare un'azione in
Pretura soltanto per X) la Cassa di disoccupazione non è mai stata
ufficialmente informata (cfr. consid. 1.7)."
La giurisprudenza federale
a proposito dell' "azione pilota" ("Pilotverfahrens") è
stata peraltro confermata nella sentenze del 16 agosto 2005 nella causa G., C
112/05 e V., C 113/05, riprodotte al consid. 2.3).
In simili condizioni,
l'atteggiamento del ricorrente, pur essendo per certi versi comprensibile vista
la sua situazione personale (prestito da restituire al datore di lavoro) non lo
è dal profilo dell'assicurazione contro la disoccupazione, in particolare nell'ottica
di rispettare il principio dell'uguaglianza di trattamento fra assicurati (cfr.
STFA del 14 febbraio 2006 nella causa H, C 240/05). La decisione su
opposizione impugnata deve dunque essere confermata.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- Il ricorso
é respinto.
2.- Non si percepisce
tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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