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Decisione

38.2007.100

Negato condono di indennità versate in eccesso a causa del mancato computo del GI.Nella Domanda di ID indicato di percepire un reddito da attività lavorativa,ma nei FAUT non precisato di avere lavorat

25 febbraio 2008Italiano36 min

Source ti.ch

Fatti

I

principi giurisprudenziali attinenti alla restituzione di prestazioni elaborati

dal TFA anteriormente alla LPGA conservano tutta la loro validità anche sotto

l’egida di questa legge (cfr. DTF 130 V 318 consid. 5).

L'obbligo

di restituzione presuppone che siano adempiute le condizioni di una

riconsiderazione o di una revisione della decisione con la quale sono state

attribuire le prestazioni (cfr. sentenza C 128/06 del 10 maggio 2007; DTF 129 V

110 consid. 1.1; DLA 2006 p. 218 et DLA 2006 pag. 158).

La

riconsiderazione e la revisione sono ormai esplicitamente regolate all'art. 53

LPGA, che ha codificato la giurisprudenza anteriore alla sua entrata in vigore

(cfr. STF U 408/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; STFA K

147/03 del 12 marzo 2004; STFA U 149/03 del 22 marzo 2004; STFA I 133/04 dell'8

febbraio 2005).

Analogamente

alla revisione delle sentenze delle autorità giudiziarie, l'amministrazione

deve procedere alla revisione processuale di una decisione cresciuta in

giudicato quando sono scoperti nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti ad

indurre ad una conclusione giuridica differente (cfr. art. 53 cpv. 1 LPGA, STF

U 409/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; SVR 2004 ALV N°

14; DTF 127 V 466 consid. 2 a pag. 469).

Inoltre,

l’amministrazione può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato

formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, se essa è senza

dubbio errata e la correzione ha un’importanza rilevante (cfr. art. 53 cpv. 2

LPGA, STF U 408/06 del 25 giugno 2007).

Questi

principi si applicano anche quando delle prestazioni sono state accordate senza

una decisione formale e che il loro versamento ha comunque acquisito forza di

cosa giudicata (cfr. STF C 128/06 del 10 maggio 2007, DTF 129 V 110 consid.

1.1).

2.4. La

giurisprudenza sviluppata dal Tribunale federale delle assicurazioni (TFA) in

merito al condono regolato dal vecchio art. 95 LADI conserva tutta la sua

validità anche con l’entrata in vigore dell’art. 25 LPGA (cfr. STFA del 27

aprile 2005 nella causa R., C 174/04; U. Kieser, ATSG Kommentar, Schulthess 2003,

ad art 25, n. 45).

L'art. 4

OPGA regola il condono.

Se il

beneficiario era in buona fede e si trova in gravi difficoltà, l’assicuratore

rinuncia completamente o in parte alla restituzione delle prestazioni

indebitamente concesse (cfr. art. 4 cpv. 1 OPGA).

Determinante

per il riconoscimento di una grave difficoltà è il momento in cui la decisione

di restituzione passa in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 2 OPGA).

Il

condono è concesso su domanda scritta. La domanda, motivata e corredata dei

necessari giustificativi, deve essere inoltrata entro 30 giorni dal momento in

cui la decisione è passata in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 4 OPGA).

Sul

condono è pronunciata una decisione (cfr. art. 4 cpv. 5 OPGA).

L'art. 5

OPGA definisce cosa si intende con "gravi difficoltà" e recita:

" 1 La grave difficoltà ai sensi dell’articolo 25

capoverso 1 LPGA è data quando le spese riconosciute a norma della legge

federale del 19 marzo 1965 sulle

prestazioni complementari all’assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità

(LPC) e le spese supplementari di cui al capoverso 4 superano i redditi

determinanti secondo la LPC.

2 Per il calcolo delle spese

riconosciute ai sensi del capoverso 1 sono computati:

a. per le persone che vivono a casa:

1. quale

importo destinato alla copertura del fabbisogno vitale: l’importo massimo

secondo le categorie di cui all’articolo 3b

capoverso 1 lettera a LPC,

2. quale

pigione di un appartamento: l’importo massimo secondo le categorie di cui

all’articolo 5 capoverso 1 lettera b LPC;

b. per le

persone che vivono in un istituto: quale importo per le spese personali, 4800

franchi l’anno;

c. per tutti,

quale importo forfetario per l’assicurazione obbligatoria delle cure

medico-sanitarie: il premio massimo per la rispettiva categoria secondo la

versione vigente dell’ordinanza del DFI3 sui

premi medi cantonali dell’assicurazione delle cure medico-sanitarie per il

calcolo delle prestazioni complementari.

3 La franchigia per gli

immobili conformemente all’articolo 3c capoverso 1 lettera c LPC ammonta a 75

000 franchi. Il computo della sostanza nel caso di beneficiari di una rendita

di vecchiaia che vivono in un istituto o un ospedale (art. 3c cpv. 1 lett. c LPC)

ammonta a un decimo. Nel caso di persone parzialmente invalide è computato solo

il reddito effettivo ottenuto dall’attività lucrativa. Non è tenuto conto di

un’eventuale limitazione cantonale delle spese per il soggiorno in un istituto.

4 Sono computati come spese

supplementari:

a. per le persone sole, 8000 franchi;

b. per i coniugi, 12 000 franchi;

c. per gli

orfani e per i figli che danno diritto a una rendita per figli dell’AVS o

dell’AI, 4000 franchi per figlio.”

Secondo

la legge, dunque, perché sia concesso il condono dall'obbligo di restituzione,

è necessario che siano adempiuti cumulativamente i seguenti presupposti:

- l'interessato

ha percepito la prestazione indebita in buona fede;

- la

restituzione gli imporrebbe una grave difficoltà.

Quindi,

qualora difetti una delle due condizioni suelencate, il condono non può essere

accordato.

2.5. La buona

fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è versata indebitamente.

Di detta ignoranza egli non si può prevalere se la stessa è stata determinata

da sua negligenza.

Per quel

che concerne la buona fede, la giurisprudenza ha precisato che la stessa,

intesa come presupposto del condono, deve essere esclusa qualora i fatti che

hanno determinato l'obbligo di restituire (violazione dell'obbligo di

annunciare o di informare) siano imputabili a comportamento doloso o negligenza

grave. Viceversa, l'assicurato può prevalersi della buona fede quando l'atto o

l'omissione colpevole siano costitutivi solo di una violazione lieve

dell'obbligo di annunciare o di informare (cfr. STFA del 16 giugno 2003 nella

causa C., C 130/02, consid. 2.3; DLA 2003 N. 29, consid. 1.2, pag. 260; DLA

2002 N. 38, consid. 2a, pag. 258; DLA 2001 N. 18, consid. 3a, pag. 161-162; DLA

1998 N. 14, consid. 4a, pag. 73; DLA 1992 N. 7, consid. 2b, pag. 103; DTF 112 V 97, consid. 2c, pag. 103, DTF 110 V 176,

consid. 3c, pag. 180).

2.6. Con

l'entrata in vigore della LPGA al 1° gennaio 2003 il vecchio art. 96 LADI, che

regolava l'obbligo di informare e di annunciare, è stato abrogato.

L'art. 28

LPGA regola la "Collaborazione nell'esecuzione".

Gli

assicurati e il loro datore di lavoro devono collaborare gratuitamente

all’esecuzione delle varie leggi d’assicurazione sociale (cfr. art. 28 cpv. 1

LPGA).

Colui che rivendica prestazioni assicurative deve fornire

gratuitamente tutte le informazioni necessarie per accertare i suoi diritti e

per stabilire le prestazioni assicurative (cfr. art. 28 cpv. 2 LPGA).

Chi pretende prestazioni assicurative deve autorizzare tutte le persone e i servizi, segnatamente il datore di

lavoro, i medici, le assicurazioni e gli organi ufficiali a fornire nel singolo

caso tutte le informazioni, sempre che siano necessarie per accertare il

diritto a prestazioni. Queste persone e questi servizi sono tenuti a dare le

informazioni (cfr. art. 28 cpv. 3 LPGA).

L'art. 31

LPGA regola la "Notificazione nel caso di cambiamento delle

condizioni".

L’avente

diritto, i suoi congiunti o i terzi ai quali è versata la prestazione sono

tenuti a notificare all’assicuratore o, secondo i casi, al competente organo

esecutivo qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni

determinanti per l’erogazione di una prestazione (cfr. art. 31 cpv. 1 LPGA).

Qualsiasi persona o servizio che partecipa all’esecuzione delle

assicurazioni sociali ha l’obbligo di informare l’assicuratore se apprende che

le condizioni determinanti per l’erogazione di prestazioni hanno subìto

modifiche (cfr. art. 31 cpv. 2 LPGA).

Circa gli

effetti degli art. 28 e 31 LPGA sulla LADI, Kieser rileva che:

"

a) Die Mitwirkung beim Vollzug der

Sozialversicherungsgesetze und

insbesondere

bei der Leistungsfestsetzung hat in den bisherigen Erlassen eine eingehende

Regelung erfahren (vgl. dazu auch LOCHER, Grundriss, 340: Regelung ist "in

den einzelnen Gesetzten verstreut"). Art. 28 ATSG weicht nicht

grundsätzlich von den bisherigen Normierungen ab und steht auch in

Übereinstimmung mit art. 12 lit. c VwVG (Auskünfte von Drittpersonen) bzw. von

Art. 13 Abs. 1 VwVG (Mitwirkung der Partei). Insoweit ergeben sich gegenüber

dem bisherigen Rechtszustand keine wesentlichen Neuerungen.

b) Eine Reihe von Bestimmungen der Einzelgesetze

wurde im Zuge

der

Anpassung an das ATSG ersatzlos aufgehoben. Dies trifft insbesondere Regelungen

zur Auskunftspflicht der Partei bzw. von Drittpersonen (vgl dazu BBl 1999

4585). (…)."

(cfr. Kieser op. cit., ad art. 28, n. 30 e 31)

"

a Der Gesetzgeber hat grundsätzlich darauf

verzichtet, von der

allgemeinen

Regelung des Art. 31 ATSG abweichende einzelgesetzliche Normierungen

festzulegen. Vielmehr hob er die bestehenden einzelgesetzlichen Ordnungen

ersatzlos auf. Dies betrifft art 83 altAbs. 3 MVG (dazu BBl 1999 4726) sowie

altArt. 96 Abs. 2 AVIG (dazu BBl 1999 4744)."

(cfr. Kieser op. cit., ad art. 31, n. 23)

La dottrina e la giurisprudenza sviluppate in merito al vecchio art.

96 LADI conservano dunque la loro validità.

In merito

all’estensione dell’obbligo di informare e annunciare così si esprime Gerhards:

"

Die Auskunftspflicht ist umfassend. - Sie

bezieht sich auf "alle erforderlichen Auskünfte" (96 I, III). Was dabei

im einzelnen "erforderlich" ist, bestimmt dabei die anfragende Stelle

bzw. richtet sich nach der Informationsbedarf dieser Stelle.

Ebenso umfassend ist die Pflicht der Vorlage von

Unterlagen. - Es müssen alle Unterlagen vorgelegt werden, welche die anfragende

Stelle zur Erfüllung ihrer Aufgabe (im ALV-Bereich) benötigt (s. "die

nötigen Unterlagen").

Anderseits dürfen von der berechtigten Stelle

keine Auskünfte und Unterlagen verlangt werden, die nicht

"erforderlich" oder "nötig" sind. Das Auskunftsrecht darf

also nicht schikanös ausgeübt werden. (...).

Die Meldepflicht des Versicherten gegenüber der

Kasse (vgl. oben

N. 28) ist umfassend (vgl. "alles

melden"), soweit die Erfüllung der Meldepflicht wichtig ist für die:

- Anspruchsberechtigung des Versicherten

(s. Anspruchs- Voraussetzungen)

- Leistungsbemessung (s. Höhe und Dauer)."

(cfr. G. Gehrards, Kommentar zum

Arbeitslosenversicherungsgesetz (AVIG), Vol. II, pag. 792-793, N. 20,

21, 22 e 30).

Il dovere

di informare deve dunque essere sempre rispettato da parte dei beneficiari di

prestazioni.

Devono

essere fornite, di conseguenza, tutte le indicazioni necessarie per valutare

l'adempimento delle condizioni da ossequiare per avere diritto alle indennità

(cfr. STFA del 25 luglio 2001 nella causa D., C 104/01, consid. 2 in fine).

Secondo

la giurisprudenza federale è peraltro irrilevante se le informazioni

inveritiere o incomplete sono causali per l'erogazione delle prestazioni

assicurative o del relativo calcolo (cfr. DTF 123 V 151 consid. 1b; DLA 1993/1994

N. 3 pag. 21).

2.7. Il TFA,

pronunciandosi nel caso di un assicurato che non aveva annunciato di avere

ricevuto un salario durante alcuni giorni e al quale il Tribunale cantonale

aveva riconosciuto la buona fede nella percezione delle indennità in un

determinato periodo di controllo, ha sviluppato le seguenti considerazioni:

"

(…)

3.2 Der Vorinstanz kann insofern beigepflichtet

werden, als dem Beschwerdegegner auf Grund der Tatsache, dass er in dem am 19. März

2002 ausgefüllten Kontrollausweis für den Monat März 2002 die erst ab 26. März

2002 in der Firma X.________ AG ausgeübte Tätigkeit noch nicht aufgeführt hat,

keine Meldepflichtverletzung vorzuwerfen ist. Wie in der

Verwaltungsgerichtsbeschwerde zu Recht ausgeführt wird, genügt dies für eine Bejahung

der Gutgläubigkeit beim Leistungsbezug indessen nicht. Eine Verletzung der

Melde- oder Auskunftspficht ist eine zwar häufige, aber nicht die einzige Form

eines fehlerhaften Verhaltens, das die Annahme von Gutgläubigkeit ausschliesst

(ARV 1998 Nr. 41 S. 239 Erw. 4b). Als der Beschwerdegegner die Taggelder für

den Monat März 2002 gemäss Abrechnung der Arbeitslosenkasse vom 16. April 2002

ausbezahlt erhielt, wusste er von der in diesem Monat in der Firma X.________

AG geleisteten Arbeit und der ihm deswegen zustehenden Entlöhnung. Bei

zumutbarer Sorgfalt hätte ihm daher nicht entgehen können, dass ihm die

ausbezahlte Arbeitslosenentschädigung nicht oder zumindest nicht vollumfänglich

zustand. Daran würde nichts ändern, wenn, wie im vorinstanzlichen Verfahren

geltend gemacht, tatsächlich eine Mitarbeiterin des Regionalen

Arbeitsvermittlungszentrums vom zusätzlich erzielten Verdienst in Kenntnis

gesetzt worden wäre. Indem der Beschwerdegegner diesen Gegebenheiten nicht die

nötige Beachtung schenkte, hat er nicht das Mindestmass an Aufmerksamkeit

aufgewendet, welches jedem verständigen Menschen in gleicher Lage und unter den

gleichen Umständen als beachtlich hätte einleuchten müssen (BGE 110 V 181 Erw.

3d mit Hinweisen). Dass er nach Erhalt der Taggeldabrechnung für den Monat März

2002 nicht unverzüglich bei der Arbeitslosenkasse intervenierte und sie auf die

offensichtlich zu hoch ausgefallene Zahlung aufmerksam machte, kann, entgegen

der vorinstanzlichen Argumentation, nicht als bloss leichte Nachlässigkeit gewertet

werden, sondern ist vielmehr als grobe Pflichtwidrigkeit zu qualifizieren,

welche einer erfolgreichen Berufung auf den guten Glauben entgegensteht. Die

nach Art. 95 Abs. 2 AVIG erforderliche Voraussetzung der Gutgläubigkeit beim

Leistungsbezug ist demnach nicht erfüllt, weshalb die Rückerstattung der für

den Monat März 2002 zu Unrecht ausgerichteten Taggelder im Betrag von Fr.

841.25 nicht erlassen werden kann. (…)."

(cfr. STFA del 3 novembre 2003 nella causa L., C

172/03)

In un

altro caso il TFA ha negato la buona fede di un'assicurata che è stata chiamata

a restituire delle indennità di disoccupazione, vista la sua disponibilità ad

accettare un lavoro al 20% e non al 40% come erroneamente ritenuto.

L'Alta

Corte ha, tra l'altro, osservato che:

"

(…)

4.1 In dem am 20. März 2000 ausgefüllten Antrag

auf Arbeitslosenentschädigung gab die Beschwerdeführerin noch an, bereit und in

der Lage zu sein, eine Arbeit im Umfang von 40 % einer Vollzeitbeschäftigung

anzunehmen. Wie sich in der Folge herausstellte, war sie im Hinblick auf die

ihr zu Hause obliegende Kinderbetreuung indessen von Anfang an nur an einem 20

%igen Teilpensum interessiert. Die Frage, ob sich die Beschwerdeführerin damit

eine Melde- resp. Auskunftspflichtverletzung hat zu Schulden kommen lassen,

kann dahingestellt bleiben. Immerhin ist darauf hinzuweisen, dass sie offenbar

bereits am 7. April 2000 anlässlich eines Beratungsgesprächs auf dem Regionalen

Arbeitsvermittlungszentrum das Ausmass ihrer tatsächlichen Einsatzbereitschaft

korrekt mit 20 % angegeben hat. Dass die Verwaltung die darauf gebotene rasche

Reaktion vermissen liess und deshalb eine sofortige Reduktion der ausbezahlten

Entschädigungen ausblieb, ist nicht mehr von der Leistungsbezügerin zu

vertreten.

4.2 Entscheidend fällt indessen ins Gewicht, dass

die Beschwerdeführerin in den folgenden Monaten die ihr gewährten Taggelder

jeweils entgegennahm, ohne die Verwaltung je auf die Fehlerhaftigkeit der

Abrechnungen aufmerksam zu machen oder sich wenigstens nach einer Begründung für

die offensichtlich zu hoch ausgefallenen Entschädigungen zu erkundigen. Dass

sie die jeweiligen Abrechnungen der Arbeitslosenversicherung nicht genauer

geprüft haben will, vermag sie nicht zu entlasten, muss doch von einer

Bezügerin von Versicherungsleistungen ein gewisses Mindestmass an

Aufmerksamkeit und eine Mitwirkung bei der Abwicklung des Versicherungsfalles

erwartet werden. Nachdem die von der Beschwerdeführerin empfangenen Leistungen

annähernd ein Drittel des vor ihrer Arbeitslosigkeit bei einer Vollzeitbeschäftigung

realisierten Lohnes ausmachten, hätte sie ohne weiteres erkennen müssen, dass

ihr Taggelder ausgerichtet wurden, welche ihr in dieser Höhe nicht zustehen

konnten. Insbesondere musste ihr bewusst sein, dass sie, würde sie eine Erwerbstätigkeit

mit einem bloss 20 %igen Pensum ausüben, kaum je ein Gehalt in der Höhe der

nunmehr bezogenen Arbeitslosenentschädigung erreichen würde. Einer eingehenden

Prüfung der jeweiligen Abrechnungen der Arbeitslosenversicherung oder gar

besonderer Fachkenntnisse bedurfte es dazu nicht. Da die Beschwerdeführerin das

leicht erkennbare Missverhältnis zwischen dem anrechenbaren Arbeits- und damit

verbundenen Verdienstausfall und der ausgerichteten Entschädigung nicht

wahrnahm oder ihm nicht die gebotene Beachtung schenkte, muss ihr vorgehalten

werden, nicht das Mindestmass an Aufmerksamkeit aufgewendet zu haben, welches

jedem verständigen Menschen in gleicher Lage und unter den gleichen Umständen

als beachtlich hätte einleuchten müssen (BGE 110 V 181 Erw. 3d mit Hinweisen).

Von einer bloss leichten Nachlässigkeit kann angesichts der ins Auge

springenden Diskrepanz zwischen dem zufolge Arbeitslosigkeit mutmasslich

entgangenen Verdienst und der deswegen bezogenen Versicherungsleistungen nicht

gesprochen werden. Vielmehr ist mit Vorinstanz und Verwaltung von einer groben

Pflichtwidrigkeit auszugehen, welche eine erfolgreiche Berufung auf den guten

Glauben ausschliesst. (…)"

(cfr. STFA del 2 luglio 2003 nella causa D. C

70/03, consid. 4)

In una

sentenza pubblicata in DLA 2001 a pag. 160 l'Alta Corte aveva già ricordato

che:

"

(…) Nach der Rechtsprechung ist grobe

Fahrlässigkeit gegeben, wenn jemand das ausser Acht lässt, was jedem

verständigen Menschen in gleicher Lage und unter gleichen Umständen als

beachtlich hätte leuchten müssen (BGE 110 V 181 Erw. 3d mit Hinweisen; vgl.

auch Gerhards, Kommentar zum AVIG, Bd. II, N. 41 zu

Art. 95). (…)" (cfr. DLA 2001, N. 18, consid. 4b, pag. 163)

2.8. Questo

Tribunale rileva innanzitutto che, mentre era iscritta in disoccupazione,

l’assicurata nei mesi di aprile, maggio e giugno 2006 ha lavorato presso il

Comune di __________ quale ausiliaria di pulizie, come riconosciuto dal

curatore amministrativo della stessa, avv. RA 1, il 29 dicembre 2006 (cfr. doc.

4/26).

Il TCA

constata, inoltre, che sia l’attività lavorativa svolta nei mesi menzionati che

il relativo salario conseguito non sono stati tempestivamente notificati alla

Cassa dall’assicurata.

In

effetti dai formulari “Indicazioni della persona assicurata” – FAUT - afferenti

ai mesi di aprile, maggio e giugno 2006 risulta che la ricorrente alla domanda

n. 1 “Ha lavorato per uno o più datori di lavoro?” ha risposto

negativamente (cfr. doc. 4/33; 4/35; 4/37).

E’ vero

che l’assicurata, come asserito dalla stessa (cfr. doc. I), sulla “Domanda

d’indennità di disoccupazione” dell’11 aprile 2006 al quesito n. 13 “Percepisce

ancora un reddito da un’attività indipendente o dipendente?” ha apposto una

crocetta alla risposta “sì” e ha specificato che era occupata quale

addetta alle pulizie alla sera presso il Comune di __________ (cfr. doc. 4/1).

E’

altrettanto vero, tuttavia, che ciò non le dava ragione alcuna per sentirsi

esimata dallo specificare per ogni singolo mese, vista l’esplicita domanda in

proposito sui FAUT, di avere effettivamente lavorato.

Per

quanto attiene all’asserzione dell’assicurata secondo cui avrebbe riferito ad

entrambe le persone che lavorano presso la Cassa __________ di __________ del

suo lavoro quale ausiliaria alle dipendenze del Comune di __________ al momento

della consegna dei FAUT (cfr. doc. I, 4/4), occorre osservare, in primo luogo,

che tale tesi è stata invocata per la prima volta unicamente dopo l’inoltro

dell’opposizione (cfr. doc. 4/4).

In precedenza,

infatti, e meglio nella risposta del 29 dicembre 2006 alla richiesta delle

ragioni di compilazione incompleta del FAUT del 13 dicembre 2006 e

nell’opposizione medesima, era stato solo indicato di avere reso attenta la

persona che si occupava del suo caso senza nessuna altra specificazione (cfr.

doc. 4/28, 4=4/26, 4/9).

Al

riguardo è utile evidenziare che il TF, in una sentenza C 288/06 del 27 marzo

2007, ha stabilito che la menzione dell’attività svolta quale guadagno

intermedio a un organo incompetente (in quel caso l’assicurato aveva informato

il consulente del personale presso l’URC) non esonerava l’assicurato dal dovere

di informare la competente cassa di disoccupazione.

In

proposito cfr. anche DLA 2006 N. 5 pag. 69.

In

secondo luogo, questa Corte constata che si tratta, in ogni caso, esclusivamente

di un’allegazione di parte non suffragata da elementi probatori convincenti

secondo il principio della verosimiglianza preponderante (cfr. RDAT II-2001 N.

91 pag. 378; DTF 125 V 195). Essa non si rivela, dunque, sufficiente a

dimostrare che effettivamente l’insorgente ha indicato alle funzionarie della

Cassa che nei mesi in questione aveva esercitato un’attività professionale

(cfr. STF C 3/07 del 3 gennaio 2008; STFA C 116/00 del 22 agosto 2000).

Decisive

sono, per contro, le dichiarazioni scritte rilasciate nei FAUT che non

risultano in nessun modo essere state corrette, ciò che, invece, sarebbe

avvenuto secondo ogni logica se l’assicurata avesse precisato, alla consegna

dei FAUT, di avere comunque lavorato.

Non si

vede, poi, perché la ricorrente avrebbe dovuto fornire l’informazione relativa

alla sua attività verbalmente e non menzionarla sugli attestati specifici.

E’,

inoltre, determinante il fatto che comunque la ricorrente ha consegnato gli

Attestati di guadagno intermedio rilasciati dal datore di lavoro alla Cassa soltanto

nel mese di dicembre 2006 dopo sua espressa richiesta (cfr. doc. 4/27, 4/30,

4/31, 4/32).

Al

riguardo assume particolare significato quanto indicato dall’avv. RA 1, nello

scritto del 1° ottobre 2007 alla Sezione del lavoro, ossia che “ritengo che

il Comune abbia allestito i formulari relativi alla Signora RI 1 solo a

dicembre, in quanto la Signora prima di tale data non si era preoccupata di

farne richiesta” (cfr. doc. 4/4),

Dalle

evenienze appena riportate risulta in modo evidente che l'assicurata ha

disatteso i suoi obblighi di cui agli art. 28 e 31 LPGA (cfr. consid. 2.6).

Non

comunicando l'attività lavorativa svolta allorquando era iscritta in

disoccupazione, essa ha impedito alla Cassa di verificare se le norme che

regolano il guadagno intermedio andavano o meno applicate.

All’assicurata

avrebbe dovuto risultare chiaro e logico che per la Cassa erano determinanti le

informazioni fornite alla fine di ciascun periodo di controllo, le quali,

essendo posteriori alla “Domanda di indennità di disoccupazione”, risultavano

più attuali.

Essa avrebbe

dovuto, perciò, rispondere a ogni domanda dei FAUT in modo conforme alla

realtà.

Un tale

comportamento configura una grave negligenza che esclude la buona fede dell'assicurata

intesa quale presupposto necessario per poter ottenere il condono delle

prestazioni chiestegli in restituzione (cfr. consid. 2.3, 2.4, 2.5.; per

alcunicasi analoghi cfr. STCA).

Contestualmente è utile

evidenziare che il TFA, in una sentenza C 103/06 del 2 ottobre 2006, ha

ribadito che per negare la buona fede non è necessario un comportamento doloso,

né fraudolento.

La conclusione a cui è

giunta questa Corte non può essere sovvertita dal fatto che nel mese settembre

2006 è stata istituita nei confronti dell’insorgente una curatela

amministrativa ai sensi degli art. 392 e 393 CC (cfr. doc. 4/29).

Infatti,

a prescindere dalla circostanza che al momento dei fatti in questione, ossia da

fine aprile a fine giugno 2006, l’assicurata non disponesse di un curatore, la

curatela non influisce sull'esercizio dei diritti civili (art. 12 CC) del

curatelato (cfr. RDAT II-2003 N. 18; Basler Kommentar ad art. 417 CC n. 7;

Berner Kommentar ad art. 394 CC n. 5 segg.;H. Deschenaux/P.-H. Steinauer, op.

cit., n. 848).

La parte

ricorrente, d’altronde, mai ha preteso di non essere stata in grado di

discernere, ai fini dei propri comportamenti, ciò che era corretto da ciò che

non lo era.

Il diniego del condono

nemmeno risulta arbitrario, come invece sostiene l’assicurata (cfr. doc. I pag.

3).

La decisione di non

sospendere la ricorrente dal diritto alle indennità di disoccupazione ex art.

30 cpv. 1 LADI si rivela, in effetti, ininfluente ai fini dell’esame del

condono della somma da restituire. Si tratta di due concetti giuridici

differenti che sottostanno a condizioni distinte.

Secondo

la giurisprudenza un provvedimento è del resto arbitrario e viola quindi l'art. 9 Cost. unicamente qualora

disattenda gravemente una regola di diritto o un principio giuridico chiaro e

indiscusso o contraddica in modo urtante il sentimento di equità. La violazione

deve essere manifesta e riconoscibile di primo acchito. Non è ravvisabile

arbitrio per il solo fatto che appaia concepibile o persino preferibile una soluzione

diversa. Infine un provvedimento deve essere annullato solo se è arbitrario nel

suo risultato, ma non quando solo i suoi motivi siano insostenibili, oppure ove

esso non è motivato (cfr. DTF 129 I 9 consid. 2.1, 58 consid. 4; DTF 124 V 137

consid. 2b; STFA del 27 gennaio 2005 nella causa T., H 315/03, consid. 7.1.).

2.9. La ricorrente ha eccepito la violazione del principio dell’affidamento da

parte della Cassa, la quale dopo la sua segnalazione riguardo all’attività

lavorativa non ha chiesto chiarimenti. L’insorgente ha fatto valere che a

seguito di tale comportamento della Cassa era in diritto di ritenere di aver

adempiuto integralmente i propri obblighi di informazione (cfr. doc. I pag. 4).

Il TCA

deve, quindi, esaminare se debba o meno essere tutelata la buona fede

dell’assicurata.

Il

diritto alla protezione della buona fede di cui all’art. 9 Cost., che consente

al cittadino di esigere che l'autorità rispetti le proprie promesse e che essa

eviti di contraddirsi, è garantito e impone all'autorità di discostarsi dal

principio della legalità, allorché i seguenti presupposti, precisati da una

lunga e consolidata giurisprudenza, sono cumulativamente adempiuti

1. l'autorità deve essere intervenuta in una situazione concreta nei

riguardi di persone determinate;

2. l'autorità ha agito o creduto di agire nei limiti delle proprie

competenze;

3. l'assicurato non deve essersi reso conto immediatamente

dell'inesattezza dell'informazione ricevuta;

4. l'informazione errata ha indotto l'assicurato ad adottare un comportamento

o un'omissione che gli è pregiudizievole;

5. la legge non è stata modificata dal momento in cui l'informazione è

stata data.

(cfr. STFA

del 25 ottobre 2005 nella causa B. e B., K 107/05 consid. 3.1.; STFA del 4

luglio 2005 nella causa M., C 270/04, consid. 3.3.1.; STFA del 28

gennaio 2004 nella causa Arbeitslosenkasse der Gewerkschaft Bau & Industrie

GBI c/ A., C 218/03, consid. 2; STFA del 29 agosto 2002 nella

causa Amt für Arbeit St. Gallen c/ S., C 25/02; DTF 121 V 65, consid. 2a pag.

66-67 e la giurisprudenza ivi citata; RAMI 1993 pag. 120-121, Pratique VSI 1993

pag. 21-22, RCC 1991 pag. 220 consid. 3a, RCC 1983 pag. 195 consid. 3, RCC 1982

pag. 368 consid. 2, RCC 1981 pag. 194 consid. 3, RCC 1979 pag. 155, DLA 1992 p.

106, DTF 118 V 76 consid. 7, RDAT I-1992 n° 63; Grisel, Traité de droit administratif,

vol. I, pag. 390ss; Knapp, Précis de droit administratif,

4a ed., n° 509, pag. 108-109; Haefliger, Alle Schweizer

sind vor dem Gesetze gleich, pag. 217ss).

Giova,

altresì, rilevare che il principio della buona fede non tutela unicamente nel

caso di indicazioni errate da parte dell’amministrazione, bensì anche quando

non è stata fornita un’informazione che la legge impone di dare in un caso

particolare (cfr. DLA 2003 pag. 127).

Al riguardo va menzionato

l’art. 27 LPGA relativo all’“Informazione e consulenza” che sancisce, in

particolare, per l'amministrazione un dovere di carattere collettivo, generale

e permanente di fornire informazioni (cpv. 1) e il diritto soggettivo e

individuale dell'assicurato alla consulenza (cioè un parere su ciò che conviene

fare) su un caso preciso, che può essere fatto valere in giustizia (cpv. 2) (Su

questi aspetti cfr. in particolare STFA del 14 settembre 2005

nella causa Regionales Arbeitsvermittlungszentrum Rapperswil c/ F., C 192/04,

consid. 4.1., pubblicata in DTF 131 V 472 e in SVR 2006 ALV Nr. 9 pag.

31; STFA del 9 maggio 2006 nella causa V., C 241/04, consid. 6; STFA del 28

ottobre 2005 nella causa W., C 157/05, consid. 4.2.; E. Imhof - CH Zünd,

"ATSG und Arbeitslosenversicherung" in SZS 2003 pag. 291 seg. (306); E. Imhof, "Anhang zur Vertiefung von art. 27 ATSG über

Aufklärung, Beratung und Kenntnisgabe" in SZS 2002 pag. 315 seg. (315-318); R. Spira, "Du droit d'être renseigné et conseillé par

les assureurs et les organes d'exécution des assurances sociales art. 27

LPGA" in SZS 2001 pag. 524 seg. (527); U. Kieser, "ATSG -

Kommentar", ad art. 27 pag. 317 e pag. 318-321).

In concreto non è dato da

vedere quale informazione l’amministrazione avrebbe dovuto dare all’assicurata.

Preso atto nell’aprile

2006, tramite la Domanda di indennità di disoccupazione(cfr. doc. 4/1), della

dichiarazione dell’insorgente di continuare l’attività lavorativa per il Comune

di __________, la Cassa non poteva fare altro che attendere i FAUT per valutare

se effettivamente l’impiego era stato svolto e l’entità del relativo guadagno.

La ricorrente, poi, vista la

domanda precisa stampata su ogni FAUT concernente lo svolgimento o meno di un

lavoro durante il mese in questione, prestando l’attenzione ragionevolmente

esigibile dalla stessa, non era legittimata a credere di poter rispondere

negativamente a tale quesito sulla base di quanto già indicato nella Domanda di

indennità di disoccupazione, ovvero che percepiva ancora un reddito da attività

lavorativa.

Nel caso in cui

l’assicurata avesse nutrito dei dubbi in merito avrebbe dovuto interpellare la

Cassa esponendo la propria situazione e chiedendo come agire.

A tale proposito è utile

segnalare che l’Alta Corte in una sentenza H 410/99 dell’11 luglio 2000 ha

ricordato che:

" (…)

b) La protection de la bonne foi ne suppose pas toujours

l'existence d'un renseignement ou d'une décision erronés. Le droit à la

protection de la bonne foi peut aussi être invoqué avec succès en présence,

simplement, d'assurances ou d'un comportement de l'administration susceptibles

d'éveiller chez l'administré une attente ou une espérance légitime (ATF 111 Ib

124 consid. 4; Grisel, Traité de droit administratif, p. 390 sv.). Mais, dans

un tel cas, l'assuré ne peut, conformément à l'art. 3 al. 2 CC, se prévaloir de

sa bonne foi si, nonobstant les doutes qui s'imposent, il a manqué de la

diligence requise par les circonstances, notamment en s'abstenant de vérifier

une information (RAMA 1999 no KV 97 p. 525 consid. 4b et les

références).”

Va,

inoltre, evidenziato che la ricorrente non ha fatto valere e tanto meno ha spiegato

in quale misura, a seguito dell’atteggiamento della Cassa, avrebbe preso della

disposizioni non reversibili senza pregiudizio.

Al riguardo giova rilevare

che in caso di prestazioni pecuniarie, come si avvera in concreto per le

indennità di disoccupazione, il solo fatto di avere consumato il denaro non

viene considerato come disposizione ai sensi della giurisprudenza (cfr. DLA

1999 n. 40 pag. 238; STFA C270/04 del 4 luglio 2005 consid. 3.3.2.).

Ne discende che la censura

sollevata dall’assicurata circa la violazione del principio dell’affidamento

risulta infondata.

2.10. Alla luce

di tutto quanto esposto, occorre concludere che, venendo a

mancare il primo presupposto necessario per poter ottenere il condono delle

prestazioni - la buona fede -, a ragione la Sezione del lavoro ha respinto la

relativa istanza senza verificare se l'ulteriore condizione, quella del grave

rigore, fosse o meno adempiuta (cfr. art. 25 cpv. 1 LPGA; 4 OPGA).

La

decisione su opposizione del 26 ottobre 2007 deve, pertanto, essere confermata.

2.11. Il TCA rileva,

infine, che l’assicurata ha postulato l’ammissione al gratuito patrocinio

dinanzi al TCA (cfr. consid. 1.2.; doc. I).

Ai sensi

dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere

garantito il diritto di farsi patrocinare.

Se le

circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito

patrocinio.

La LADI

non prevede delle norme che derogano a questa disposizione, per cui l'art. 61

lett. f LADI è, in casu, applicabile.

Tale

disposto mantiene il principio che i presupposti del diritto alla concessione

dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale,

mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto cantonale

(cfr. DTF 110 V 362 consid. 1b; Kieser, op. cit., art. 61 N. 86 p. 626).

Le

condizioni cumulative per la concessione dell’assistenza giudiziaria

rimangono invariate rispetto al vecchio diritto, per cui trova ancora

applicazione la giurisprudenza elaborata in riferimento ad altri ambiti delle

assicurazioni sociali (cfr. v. art. 108 cpv. 1 lett. f LAINF; v. art. 85 cpv. 2

lett. f LAVS; SVR 2004 AHV Nr. 5; STFA del 3 luglio 2003 nella causa X., U

114/03, consid. 2.1.).

Tali

presupposti sono adempiuti qualora l'assistenza di un avvocato appaia

necessaria o comunque indicata (al riguardo cfr. STFA del 24 gennaio 2006 nella

causa A., I 812/05), se il richiedente si trova nel bisogno e se le sue

conclusioni non sembrano dover avere esito sfavorevole (cfr. Kieser, op. cit.,

art. 61 N. 88s., cfr., anche, DTF 108 V 269; 103 V 47; 98 V 117; Zbl 94/1993 p.

517; STFA del 23 maggio 2002 nella causa Winterthur Assicurazioni c/ D., U

234/00; STFA del 15 marzo 2002 nella causa A., U 220 + 238/00; STFA del 5

settembre 2001 nella causa C., U 94/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G.,

I 11/01; STFA del 7 dicembre 2001 nella causa B., I 194/00; DTF 125 V 202; DTF

121 I 323 consid. 2a, DTF 120 Ia 15 consid. 3a, 181 consid. 3a, DTF 124 I 1,

consid. 2a, pag. 2; SVR 1998 UV, Nr. 11, consid. 4b, pag. 31; SVR 1998 IV, Nr.

13, consid. 6b, pag. 47; STCA del 23 marzo 1998, nella causa G.I., 38.97.323;

STFA del 18 giugno 1999 nella causa D.V.).

L'art. 3

della Lag, poi, alla quale la legge di procedura per i ricorsi al TCA rinvia

espressamente (cfr. art. 21 cpv. 2 LPTCA), prevede:

"

1L'istituto

dell'assistenza giudiziaria garantisce alla persona fisica

indigente la tutela adeguata dei suoi diritti

dinanzi alle Autorità giudicanti del Cantone."

2E' ritenuta indigente la persona che non ha la

possibilità di

provvedere con mezzi propri agli oneri di procedura o alle spese di

patrocinio."

Le altre

condizioni per l'ammissione all'assistenza giudiziaria enunciate dalla Legge

sul patrocinio d'ufficio e sull'assistenza giudiziaria sono così definite

negativamente all'art. 14 Lag:

"

1L'assistenza

giudiziaria non è concessa:

a)

la procedura per la persona richiedente non presenta probabilità di esito

favorevole;

b)

una persona ragionevole e di condizioni agiate rinuncerebbe alla procedura a

causa delle spese che questa comporta.

2L'ammissione

al gratuito patrocinio non è concessa se la persona richiedente è in grado di procedere

con atti propri, se la designazione di un patrocinatore non è necessaria alla

corretta tutela dei suoi interessi o se la causa non presenta difficoltà

particolari."

I criteri

posti nella legge cantonale sono dunque identici a quelli fissati dalla

giurisprudenza federale elaborata interpretando le norme di diritto federale

relative alle assicurazioni sociali (cfr. v.art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS), che

sono validi anche sotto l'egida della LPGA.

Al

riguardo, cfr., fra le tante, la STFA del 26 settembre 2000 nella causa D., U

220/99:

"

(…).

Secondo l'art. 152 cpv. 1 OG, in

relazione con l'art. 135 OG, il Tribunale federale delle assicurazioni

dispensa, a domanda, una parte che si trova nel bisogno e le conclusioni della

quale non sembrano dover avere esito sfavorevole, dal pagare le spese

processuali e di disborsi, come pure dal fornire garanzie per le spese

ripetibili,

alle stesse condizioni viene

riconosciuto il gratuito patrocinio qualora l'assistenza di un avvocato appaia

perlomeno indicata (art. 152 cpv. 2 OG),

per costante giurisprudenza, una causa è

sprovvista di possibilità di esito favorevole quando una parte che disponga dei

mezzi necessari non accetterebbe, dopo ragionevole riflessione, il rischio di

incoarla o di continuarla (DTF 125 II 275 consid. 4b e sentenze ivi citate),

(…)." (STFA succitata)

In questo

senso la Lag, a cui la LPTCA rinvia, è conforme all'art. 61 lett. f LPGA (cfr.

DTF 130 V 320, consid. 2.1.).

Il TCA,

chiamato ora a pronunciarsi, ritiene che nella presente fattispecie non sia

soddisfatto il requisito della probabilità di esito favorevole (cfr. STFA del

10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98; STFA dell'8 febbraio 2001 nella causa

B., I 446/00; STFA del 26 settembre 2000 nella causa D.N., U 220/99; STFA del 17

ottobre 2001 nella causa X,1P.569/2001; STFA del 6 marzo 2001 nella causa E. e

E.,5P.426/2000; STFA del 17 maggio 2000 nella causa B., 1P 281/2000; DTF 119

Ia 253 consid. 3b).

Tale

presupposto difetta quando le possibilità di vincere la causa sono così esigue

che una persona di condizione agiata, dopo ragionevole riflessione, rinuncerebbe

al processo in considerazione delle spese cui si esporrebbe (cfr. STFA del 26

settembre 2000 nella causa D.N.; RAMI 1994 pag. 78; DTF 125 II 275 consid. 4b;

DTF 119 Ia 251; B. Cocchi/F. Trezzini, Codice di procedura civile ticinese

massimato e commentato, Lugano 2000, ad art. 157, pag. 491-492, n. 1).

A tal

proposito si osserva che per valutare la probabilità di esito favorevole non si

deve adottare un criterio particolarmente severo: è infatti sufficiente che, di

primo acchito, il gravame non presenti notevolmente meno possibilità di essere

accolto che di essere respinto, ovvero che non si debba ammettere che un

ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i propri mezzi (STFA del 9

agosto 2005 nella causa M., K 75/05; STFA del 10 agosto 2005 nella causa M., I

173/04; STFA del 29 agosto 2005 nella causa H., I 422/04; STFA non pubbl. del

29 giugno 1994 in re A.D.; DTF 125 II 275; DTF 124 I 304 consid. 2c).

Inoltre,

quando le prospettive di successo e i rischi di perdere il processo si

eguagliano o le prime sono soltanto leggermente inferiori rispetto ai secondi,

le domande non possono essere considerate senza esito favorevole (cfr. DTF 125

Considerandi

II 275; DTF 124 I 304 consid. 2c; DTF 122 I 267 consid. 2b; B. Cocchi/F.

Trezzini, op. cit., ad art. 157, pag. 491, nota 591).

Nel caso

concreto, alla luce della LADI, della giurisprudenza federale pubblicata nella

Raccolta ufficiale, nel sito www.bger.ch,

nonché nella Rivista ticinese di diritto e in riviste specialistiche, la

presente vertenza appariva, dopo un esame forzatamente sommario, destinata

all'insuccesso già al momento della presentazione dell'istanza, in quanto le

prospettive di esito favorevole erano considerevolmente minori dei rischi di

perdere la causa.

In

effetti, come esposto ai considerandi precedenti, dalla rilevante documentazione

agli atti, segnatamente dai FAUT afferenti ai mesi di aprile, maggio e giugno

2006.

(cfr. doc. 4/33, 4/35, 4/37), emerge in modo indubbio la violazione da

parte dell’assicurata del proprio obbligo di informare (cfr. consid. 2.8.).

Pure evidente risultava l’impossibilità di tutelare la buona fede

dell’insorgente (cfr. consid. 2.9.).

Inoltre

gli elementi fattuali della fattispecie non lasciano spazio al potere di

apprezzamento del TCA.

Di primo

acchito, dunque, si doveva concludere che il procedimento non aveva probabilità

di esito favorevole (cfr. DTF 125 II 265 consid. 4c; per alcuni casi analoghi:

STCA del 21 maggio 2002 nella causa l., 35.2002.12; STCA del 9 luglio 2002

nella causa C., 35.2002.32).

In simili

condizioni, non essendo realizzato nel caso in esame uno dei tre presupposti

cumulativi, la domanda di assistenza giudiziaria deve essere respinta.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. L'istanza

tendente alla concessione del gratuito patrocinio è respinta.

3. Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

4. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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