38.2007.37
Negata indennità per insolvenza: l'assicurato ha atteso 5 mesi prima di far valere le sue pretese nei confronti dell'ex datore di lavoro, violando così il proprio obbligo di ridurre il danno.
29 agosto 2007Italiano16 min
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Numero d'incarto:
38.2007.37
Data decisione, Autorità:
29.08.2007, TCA
Titolo:
Negata indennità per insolvenza: l'assicurato ha atteso 5 mesi prima di far valere le sue pretese nei confronti dell'ex datore di lavoro, violando così il proprio obbligo di ridurre il danno.
INDENNITÀ PER INSOLVENZA
OBBLIGO DELL'ASSICURATO
art. 51 cpv. 1 LADI
art. 55 LADI
Raccomandata
Incarto n.
38.2007.37
DC/sc
Lugano
29 agosto
2007
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
statuendo sul ricorso del 25 maggio 2007 di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 25 aprile
2007 emanata da
Cassa CO 1
in materia di assicurazione contro la
disoccupazione
ritenuto, in
fatto
1.1. Con decisione
su opposizione del 25 aprile 2007 la Cassa CO 1 (in seguito: la Cassa) ha
confermato la precedente decisione del 21 marzo 2007 (cfr. Doc. 3) con la quale
aveva negato a RI 1 il diritto a beneficiare di indennità per insolvenza in
quanto l'assicurato non ha fatto "il necessario a tutela dei suoi
interessi salariali" nei confronti dell'ex datore di lavoro (cfr. Doc. B).
1.2. Contro
questa decisione l'assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA.
Fatti
I suoi patrocinatori sostengono che l'assicurato ha fatto tutto il possibile
per ottenere il salario che gli aspettava ed allegano della documentazione
comprovante i passi compiuti nei confronti dell'ex datore di lavoro (cfr. Doc.
I e Doc. D-H).
1.3. Nella sua
risposta del 15 giugno 2007 la Cassa propone di respingere il ricorso
sottolineando che l'assicurato "a fronte di un rapporto di lavoro disdetto
per la fine di dicembre 2005" ha atteso "fino al marzo 2006 per
rivendicare quanto gli era dovuto secondo il contratto di lavoro" (cfr.
Doc. III).
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002
nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00;
STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre
2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del
22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).
Nel
merito
2.2. Secondo
l'art. 51 cpv. 1 LADI:
"
I lavoratori soggetti all'obbligo di
contribuzione, al servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad
una procedura d'esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno
diritto all'indennità per insolvenza, se:
a. il
loro datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se a quel momento
vantano crediti salariali oppure
b, il
fallimento non viene dichiarato soltanto perchè in seguito a manifesto
indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le
spese o
c. hanno
presentato, contro il loro datore di lavoro, una domanda di pignoramento per
crediti salariali."
L'art.
55 cpv. 2 LADI stabilisce invece che:
"
Il lavoratore deve restituire l'indennità per
insolvenza, se il credito salariale è respinto nella procedura di fallimento o
di pignoramento, non è coperto per sua colpa intenzionale o sua grave
negligenza oppure è successivamente soddisfatto dal datore di lavoro."
2.3. In una
sentenza pubblicata in DLA 2002 pag. 190 seg. il TFA ha sottolineato che l'obbligo
di ridurre il danno a carico del lavoratore, menzionato all'articolo 55
capoverso 1 LADI, esiste già prima dello scioglimento del rapporto di lavoro
quando il datore di lavoro non versa - o non versa interamente - il salario e
il lavoratore deve aspettarsi di subire una perdita. L'obbligo di riduzione del
danno non è tuttavia lo stesso prima o dopo lo scioglimento del rapporto di
lavoro: ciò dipende di volta in volta dal singolo caso. Non si esige
necessariamente che l'assicurato avvii senza indugio un'esecuzione contro il
suo datore di lavoro o che presenti un'azione contro quest'ultimo. Occorre
invece che il lavoratore mostri in modo non equivoco e riconoscibile per il
datore di lavoro il carattere serio del suo credito salariale.
Contravviene al proprio
obbligo di ridurre il danno, e non ha pertanto diritto all'indennità per insolvenza, l'assicurato che
rinuncia a qualsiasi pratica utile per riscuotere il suo salario, poiché accetta di differire per un lungo
periodo l'incasso del proprio credito in attesa di giorni migliori, senza una
vera e propria garanzia che il datore di lavoro sia in grado di adempiere, in
futuro, i suoi obblighi finanziari.
Il TFA in
una sentenza C 323/02 del 17 aprile 2003 ha considerato violato l'obbligo di
ridurre il danno nel caso di un assicurato che ha rivendicato per la prima
volta le sue pretese salariali sei mesi dopo la conclusione del rapporto di
lavoro.
In una sentenza C 133/02 del
17 aprile 2003 l'Alta Corte si è occupata del caso di un assicurato che aveva
sciolto il contratto di lavoro con effetto immediato dopo avere messo in mora
il datore di lavoro di versargli il salario. Il fallimento del datore di lavoro
è poi stato dichiarato a seguito dell'iniziativa di un collega di lavoro.
In quel caso l'Alta Corte
ha ritenuto che l'assicurato aveva rispettato l'obbligo di ridurre il danno ed
ha rilevato:
"
3.3 Bei dieser Sachlage ist davon auszugehen,
dass der Beschwerdeführer seiner Schadenminderungspflicht während des
Arbeitsverhältnisses nachgekommen ist (vgl. ARV 2002 Nr. 30 S. 190), indem er
seinen Lohn samt Spesen sowie gestützt auf Art. 337a OR deren Bezahlung und
Sicherstellung verlangt hatte.
Nach der fristlosen Auflösung des
Arbeitsverhältnisses per 8. Januar 2001 machte sein Rechtsvertreter am 23.
Januar 2001 schriftlich die Forderungen aus dem Arbeitsverhältnis geltend.
Ferner hatte dieser am 22. Februar und am 19. März 2001 telefonisch mit der
Arbeitgeberin Kontakt. Schliesslich stellte er am 31. August 2001 für den
Beschwerdeführer das Betreibungsbegehren. Diese Vorgehensweise kann entgegen
der Auffassung der Arbeitslosenkasse und der Vorinstanz nicht als zu langes
Zuwarten und damit als Verletzung der Pflicht zur Geltendmachung der
Lohnansprüche innert nützlicher Frist betrachtet werden. Zwar wurde in ARV 2002
Nr. 8 S. 62, auf welchen die Beschwerdegegnerin in der Vernehmlassung hinweist,
eine Pflichtverletzung bejaht bei einem Versicherten, der drei Monate nach
Beendigung des Arbeitsverhältnisses seine Lohnforderungen immer noch nicht
gestellt hatte und auf die Konkurseröffnung warten wollte. Im vorliegenden Fall
verhält sich die Situation indessen anders. Der Beschwerdeführer liess zum
Einen durch seinen Rechtsvertreter unmittelbar nach Auflösung des
Arbeitsverhältnisses seine Forderung schriftlich sowie telefonisch geltend
machen und mit einer gewissen Verzögerung die Betreibung einleiten. Zum Andern
versuchte sein Rechtsvertreter für einen seiner Arbeitskollegen bei derselben
Arbeitgeberin Lohnansprüche gerichtlich sowie betreibungsrechtlich
durchzusetzen und stellte für diese am 27. März und am 15. Juni 2001 jeweils
das Konkursbegehren. Ferner wusste sein Rechtsvertreter im Anschluss an das zweite
Konkursbegehren, dass der Arbeitgeberin die Betreibungshandlungen nicht mehr
zugestellt werden konnten. Unter diesen Umständen bedeutet es keine Verletzung
der Schadenminderungspflicht, wenn ein Rechtsvertreter, der zwei Arbeitnehmer
der gleichen Firma vertritt, die gerichtlichen und betreibungsrechtlichen
Handlungen nur für einen Arbeitnehmer bis zur Stellung des Konkursbegehrens
durchführt. Die Sache geht daher an die Arbeitslosenkasse zurück, damit diese
nach Prüfung der übrigen Anspruchsvoraussetzungen in betraglicher Hinsicht über
die Insolvenzentschädigung neu verfüge. (...)"
In una sentenza del 16
agosto 2005 nella causa H., C 111/05 il TFA ha deciso che un assicurato non
aveva violato il suo obbligo di ridurre il danno ed ha in particolare
sottolineato:
"
3.2 Mit der Verwaltungsgerichtsbeschwerde reicht
der - nunmehr anwaltlich vertretene - Versicherte Unterlagen ein, welche den
nachfolgend geschilderten Ablauf belegen. Am 8. Mai 2002 kündigte er das
Arbeitsverhältnis mit der X.________ AG per 11. Mai 2002. Bereits am 15. Mai
2002 leitete er für den ausstehenden Lohn Betreibung ein. Nachdem gegen den
Zahlungsbefehl vom 31. Mai 2002 am 6. Juni 2002 Rechtsvorschlag erhoben, und
die Lohnklage des Versicherten gegen die ehemalige Arbeitgeberin (vom 5.
September 2002) vom Arbeitsgericht mit Entscheid vom 22. Oktober 2002
vollumfänglich gutgeheissen worden war, stellte er am 19. November 2002 das
Rechtsöffnungsbegehren.
Dieses wurde jedoch mit Verfügung des
Bezirksgerichtes vom 22. Januar 2003 abgewiesen, weil der Beschwerdeführer
versäumt hatte, die Rechtskraftbescheinigung des arbeitsgerichtlichen
Entscheides vom 22. Oktober 2002 zu den Akten zu reichen. Eine dagegen vom
Versicherten am 17. Februar 2003 erhobene Nichtigkeitsbeschwerde wurde vom
Obergericht abgewiesen, soweit darauf eingetreten wurde (Zirkularbeschluss vom
24. Februar 2003). Auf das zweite Rechtsöffnungsbegehren vom 7. März 2003 hin
Considerandi
wurde ihm mit Verfügung des Bezirksgerichtes vom 8. Mai 2003 definitive Rechtsöffnung
in der Höhe des ausstehenden Nettolohnes von Fr. 13'083.- (brutto Fr. 14'000.-)
nebst Zins zu 5 % seit 31. Mai 2002 erteilt. Daraufhin stellte er am 1. Juli
2003.
das Fortsetzungsbegehren und am 25. August 2003 das Begehren um
Konkurseröffnung.
3.3
Das Eidgenössische Versicherungsgericht hat
die erstmals im
letztinstanzlichen Prozess von der
Rechtsvertreterin des Beschwerdeführers vorgelegten Akten, aus welchen die im
Zeitraum vom 22. Oktober 2002 bis 1. Juli 2003 unternommenen Schritte zur
Durchsetzung der Lohnforderung zu ersehen sind, zu berücksichtigen, weil es
nicht an die Feststellung des rechtserheblichen Sachverhalts durch das
kantonale Gericht gebunden ist (Erw. 1 hiervor).
3.4
In Kenntnis des vollständigen Sachverhalts
kann keine Rede mehr davon sein, dass sich der Beschwerdeführer zu irgendeiner
Zeit seit Entstehung des Lohnausstandes passiv verhalten hätte. Er hat seinen
Lohnanspruch vielmehr konsequent und mit grosser Ausdauer geltend gemacht. Eine
Verletzung der Schadenminderungspflicht ist demzufolge zu verneinen."
In una sentenza C 231/06
del 5 dicembre 2006 pubblicata in DLA 2007 pag. 49 seg. l'Alta Corte ha
stabilito che l'obbligo di diminuire il danno per la persona assicurata,
contemplata all'articolo 55 capoverso 1 LADI, vale anche se il rapporto di
lavoro viene sciolto già prima della dichiarazione di fallimento. Il rifiuto di
versare le prestazioni a causa del fatto che l'assicurato ha violato l'obbligo
di diminuire il danno presuppone che gli si possa rimproverare una colpa grave:
occorre quindi verificare, a seconda dei casi e in base alle circostanze, se
l'assicurato ha preso tempestivamente e in misura sufficiente i provvedimenti
necessari alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di lavoro. In ogni
caso non è opportuno negare già il diritto alle prestazioni se, alla scadenza
del termine di pagamento di trenta giorni, l'assicurato non procede contro il
suo precedente datore di lavoro avviando una procedura di esecuzione o
intentando un'azione legale contro li lui.
In quell'occasione il TFA
ha in particolare rilevato:
"
3.1
Auf Grund der Akten ist davon auszugehen,
dass der Lohn des Beschwerdegegners bis Ende Mai 2005 regelmässig und
rechtzeitig beglichen wurde. Offen ist derjenige für den Monat Juni, als das
Arbeitsverhältnis zwar schon - fristlos - aufgelöst war, der Versicherte aber
noch auf Bitte der Arbeitgeberin hin gearbeitet hatte. Darüber hinaus wurden
ausgewiesene Spesen, Ferienansprüche, ein Anteil 13. Monatslohn und
geleistete Überzeit nicht bezahlt. Gemäss glaubhafter Darstellung des
Beschwerdegegners wurde ihm im Juni versichert, durch die Bezahlung der im Juni
noch fertiggestellten Arbeiten wäre die Gesellschaft in der Lage, seine offenen
Forderungen zu begleichen. Unter Beachtung der für die Rechnungsstellung
benötigten Zeit und der für deren Begleichung üblichen Frist von 30 Tagen
durfte er bis Anfangs August objektiv mit einer baldigen Zahlung rechnen. Bis
dahin musste er keinesfalls rechtliche Schritte gegen die Arbeitgeberin in
Erwägung ziehen. Folgerichtig gelangte der Versicherte am 10. August 2005
wieder an die Arbeitgeberin und forderte schriftlich die Überweisung des
offenen Betrages von Fr. 29'565.20. Ende September wandte er sich
telefonisch und schriftlich an die Arbeitslosenkasse und das Betreibungsamt.
Offenbar suchte der Beschwerdegegner bei diesen Institutionen Rat hinsichtlich
des weiteren Vorgehens. Auch dies ist als Bemühung um Zahlungseingang und zur
Vermeidung von Schaden zu werten (vgl. beispielsweise Urteil G. vom 14. Oktober
2004, C 114/04 Erwägung 3.2.2).
3.2
Wie die Vorinstanz richtig festgehalten hat,
ist für eine Leistungsverweigerung wegen Verletzung der
Schadenminderungspflicht ein schweres Verschulden vorausgesetzt, wobei im
Einzelfall aufgrund der Umstände zu entscheiden ist, ob der Arbeitnehmer
genügend und rechtzeitig reagiert hat (Urteil F. vom 6. Februar 2006, Erw. 3.1, C 270/05). Es
kann dabei nicht verlangt werden, dass er sich juristisch fehlerlos verhält
(Urteil F. vom 21.
Dezember 2005, Erw. 3.2, C 63/05). Geht die Beschwerde
führende
Arbeitslosenkasse bereits von einer Verletzung
der Schadenminderungspflicht aus, wenn ein Versicherter nach Ablauf einer
dreissigtägigen Zahlungsfrist nicht mittels Betreibung oder Klage gegen seinen
ehemaligen Arbeitgeber vorgeht, verkennt sie die Realitäten im Arbeitsleben und
geht über das hinaus, was in der Rechtsprechung in der Regel verlangt wird. So
erfüllte ein Versicherter die Schadenminderungspflicht, als er nach einer
ersten
schriftlichen Mahnung drei Monate zuwartete, bis
er unzuständigenorts eine Lohnklage einreichte und nach dem
Unzuständigkeitsentscheid nach weiteren ca. 50 Tagen beim zuständigen Gericht
klagte (Urteil F. vom 21. Dezember 2005,
C 63/05). Im Urteil G. vom 19. Oktober 2006 (C 163/06) hat ein Versicherter nach Beendigung
des Arbeitsverhältnisses während rund 4 1/2 Monaten nichts Aktenkundiges
unternommen, hingegen glaubhaft gemacht, dass er verschiedentlich telefonisch
intervenierte. Im konkreten Einzelfall hat das Eidgenössische
Versicherungsgericht die Schadenminderungspflicht als nicht verletzt erachtet.
Würde jede Forderung, die nicht innert dreissig Tagen beglichen wird,
eingeklagt, stünde das Justizsystem am Anschlag. Solches entspräche nicht einem
Vorgehen, das jedem vernünftigen Menschen als selbstverständlich erscheint, was
aber erforderlich ist, um bei Nichtbefolgen einer entsprechenden
Verhaltensregel von einem groben Verschulden auszugehen.
3.3
Schliesslich wendet die Beschwerdeführerin
ein, man habe dem Versicherten auf seine telefonische Anfrage am 30. September
2005.
dringend empfohlen, seine Forderung mittels Betreibung geltend zu machen.
Anstatt dies zu befolgen, habe er angegeben, vorerst die genauen Beträge der
offenen Benzin- und Telefonrechnungen sowie die Lohnbeträge zusammenstellen zu
müssen. Das schwere Verschulden des Beschwerdegegners sei anzunehmen, weil er
der klaren Anweisung der Arbeitslosenkasse keine Folge geleistet habe.
Diesbezüglich ist mit dem kantonalen Gericht indessen festzuhalten, dass eine
Anfangs Oktober 2005 eingeleitete Betreibung auf den entstandenen Schaden
keinen Einfluss mehr haben konnte, nachdem bereits mit Entscheid vom 18.
Oktober 2005 über die Gesellschaft der Konkurs eröffnet wurde. Ob nach der
telefonischen Erkundigung und Beratung am 30. September
2005.
noch weitere Schritte hätten
unternommen werden müssen, ist damit für die
Frage der Verletzung der Schadenminderungspflicht irrelevant.
Zusammenfassend steht fest, dass, soweit eine
Verletzung der
Schadenminderungspflicht überhaupt anzunehmen
wäre, eine solche nach den gesamten Umständen jedenfalls nicht derart schwer
wiegt, dass sie mit einer Leistungsverweigerung zu sanktionieren ist."
2.4
Nella presente fattispecie
emerge dagli atti dell'incarto che il rapporto di lavoro tra RI 1 e la __________
è iniziato il 1° ottobre 2005 e si è concluso il 7 dicembre 2005 (cfr. Doc. 6 e
Doc. 7).
Il 24 gennaio 2006 il
legale del datore di lavoro ha chiesto all'assicurato di mettere a disposizione
"tutta la documentazione medica attestante il suo attuale stato di
salute" visto che RI 1 ha annunciato un infortunio il 5 dicembre 2005,
dopo già essere stato licenziato per il 31 dicembre 2005 (cfr. Doc. D).
Nella sua opposizione il
patrocinatore dell'assicurato ha affermato, senza essere smentito dalla Cassa
(cfr. STFA C 163/06 del 19 ottobre 2006 consid. 4.2) di "avere tenuto dei
contatti telefonici con l'avvocato __________ " dopo che l'assicurato ha
ricevuto lo scritto citato.
Il 10 marzo 2006 il sindacato
RA 1 ha inviato alla ditta uno scritto del seguente tenore:
" In
nome e per conto del nostro Associato RI 1 Vi invito al pagamento delle
seguenti somme non corrisposte (periodo di lavoro 01.12.2005 - 07.12.2005):
salario lordo mensile Fr. 4228.00
salario medio giornaliero (Fr.
4228.00
: 30 gg) Fr. 140.93
- salario 01.12.2005/05.12.2005
(Fr. 140.93 x 5 gg.) Fr. 704.65
- salario 06.12.2005/07.12.2005
(Fr. 140.93 x 88% x 2 gg.) Fr. 248.02
- vacanze (gg. 2.92 x mesi 4 x Fr.
140.
) Fr. 1646.06
- festività (gg. 0.50 x mesi 4 x
Fr. 140.93) Fr. 281.85
- assegni familiari (Fr. 36.00 : 30
gg. x 7 gg.) Fr. 85.40
Totale Fr. 2965.98
Non ricevendo quanto richiesto il sig. RI 1 ci ha conferito
mandato per il recupero giudiziale del credito." (Doc. E)
Il 15 marzo 2006 la
titolare della __________ ha telefonato al Sindacato garantendo
"successiva presa di contatto per il pagamento del dovuto al sig. RI 1 "
(cfr. Doc. I, pag. 2)
Il 10 agosto 2006,
l'assicurato, rappresentato dal sindacato RA 1, ha fatto spiccare un precetto
esecutivo contro la ditta __________ per pretese salariali di RI 1 ammontanti
complessivamente a fr. 2'966.-- (cfr. Doc. F).
L'11 agosto 2006 RI 1 ha
poi chiesto il fallimento della ditta senza preventiva esecuzione.
Chiamato ora a
pronunciarsi il TCA ritiene che l'assicurato ha violato il suo obbligo di
ridurre il danno ai sensi dell'art. 55 cpv. 1 LADI. La giurisprudenza esige
infatti che il dipendente metta in atto tutte le misure possibili per
rivendicare il salario (cfr. consid. 2.3 in particolare STFA del 2 aprile 2003
nella causa M., C 297/02; STFA del 23 dicembre 2005 nella causa H.,
C 235/04 e STFA del 30 marzo 2006 nella causa M., C 271/05; "Schriftliche
Mahnung, Zahlungsbefehl, Betreibung, Lohnklage") il più presto possibile
(cfr. STFA del 17 aprile 2003 nella causa S., C 323/02; STFA del 13 dicembre
2005.
nella causa E. N., C 25/05).
Ora, nella presente
fattispecie, dopo lo scritto del legale della ditta del 24 gennaio 2006, nella
quale peraltro si accennava alla questione dell'infortunio e a pretese
salariali per il periodo antecedente, ma soprattutto dopo che il patrocinatore
del datore di lavoro ha reagito alla lettera del 10 marzo 2006 garantendo
semplicemente "una presa di contatto per il pagamento del dovuto" ma
non effettuando nulla di concreto, l'assicurato avrebbe dovuto fare immediatamente
emettere un precetto esecutivo e non attendere sino al 10 agosto 2006 e cioè
ulteriori 5 mesi (cfr. STFA C 49/06 del 27 novembre 2006; STFA C 295/05 del
17.
ottobre 2006; STFA C 163/06 del 19 ottobre 2006; DLA 2002 pag. 62).
In simili condizioni la
decisione su opposizione impugnata deve essere confermata.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- Il ricorso
é respinto.
2.- Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Gianluca
Menghetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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