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Decisione

38.2007.45

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

5 novembre 2007Italiano33 min

Source ti.ch

Fatti

I lavoratori soggetti all'obbligo di

contribuzione, al servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad

una procedura d'esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno

diritto all'indennità per insolvenza, se:

a. il

loro datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se a quel momento

vantano crediti salariali oppure

b, il

fallimento non viene dichiarato soltanto perchè in seguito a manifesto

indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le

spese o

c. hanno

presentato, contro il loro datore di lavoro, una domanda di pignoramento per

crediti salariali."

L'art. 51

lett. b è stato introdotto nella legge in occasione della prima revisione della

LADI del 5 ottobre 1990, in vigore dal 1° gennaio 1992.

Nel Messaggio

a sostegno di una revisione parziale della legge sull'assicurazione contro la

disoccupazione del 23 agosto 1989, il Consiglio federale si è al riguardo così

espresso:

"

Dato che la dichiarazione di fallimento è una

condizione da cui dipende il diritto all'indennità per insolvenza, non è

possibile attualmente coprire le perdite di salario qualora nè l'assicurato, nè

un creditore terzo sia disposto a anticipare le spese di cui all'articolo 169

capoverso 2 della legge federale sull'esecuzione e il fallimento, poiché non si

può sempre sapere se questi costi potranno essere ricuperati. Nell'ottica della

LAD non vi è motivo di trattare questo caso di insolvibilità evidente del

datore di lavoro diversamente da quello in cui il fallimento è effettivamente dichiarato.

La nuova disposizione costituisce nello stesso

tempo una base legale che consente agli uffici d'esecuzione e fallimento di

informare gli organi dell'assicurazione disoccupazione." (cfr. FF 1989 III

pag. 349)

In una

sentenza pubblicata in DLA 2006 pag. 235 seg. il Tribunale federale delle

assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale), risolvendo una

questione lasciata aperta in DTF 131 V 196, ha stabilito che per adempire il

presupposto dell'art. 51 cpv. 1 LADI l'assicurato deve seguire tutti i passi

previsti dalla procedura esecutiva ed in particolare chiedere la dichiarazione

di fallimento.

Al

riguardo l'Alta Corte ha sviluppato in particolare le seguenti considerazioni:

"

4.1 Da die Regelung der Insolvenzentschädigung

gemäss Art. 51 ff. AVIG

nach den im SchKG definierten zwangsvollstreckungsrechtli-chen Stadien

ausgerichtet ist, muss sich - entgegen der impliziten annahme des kantonalen

Gerichts - auch die Auslegung der einzelnen Anspruchsvoraussetzungen an die

SchKG-rechtlich Vorgaben halten.

Unter insolvenzentschädigungsrechtlichen

Gesichtspunkten kann es nicht Sache der versicherten Person sein, darüber zu

entscheiden, ob weitere Vorkehren zur Realisierung der Lohnansprüche

erfolgsversprechend sind oder nicht (zur Publikation in der amtlichen Sammlung

vorgesehenes Urteil K. vom 26. April 2005, C 52/04, n.d.r. DTF 131 V 196). Das

für den Anspruch auf Insolvenzentschädigung vorausgesetzte fortgeschrittene

Zwangsvollstreckungsverfahren ist im Übrigen durchaus sinnvoll, Weil bekanntlich

viele Schuldner erst unter dem Druck der unmittelbar bevorstehenden

Konkurseröffnung oder Pfändung ihren Zahlungspflichten nachkommen. Selbst wenn

die Überschuldung des Arbeitgebers oder der Arbeitgeberin offensichtlich

erscheint, ist mit anderen Worten keineswegs ausgeschlossen, dass die

Lohnforderungen von Arbeitnehmern kurz vor der Konkurseröffnung oder der

Pfändung doch noch beglichen werden. Die Interpretation des kantonalen

Gerichts, wonach in bestimmten Fällen unabhängig vom Stand des zwangsvollstreckungsrechtlichen

Verfahrens Anspruch auf Insolvenzentschädigung besteht, falls nur schon die

Überschuldung des Arbeitgebers oder der Arbeitgeberin offensichtlich ist, kommt

im Ergebnis einer Erweiterung der Insolvenztatbestände gleich. Da die zu einer Insolventschädigung

Anlass gebenden Tatbestände im Gesetz abschliessend genannt sind (art. 51 Abs.

1 und Art. 58 AVIG; zur Publikation in der amtlichen Sammlung vorgesehenes

Urteil K. vom 26. April 2005, C 62/04; Gerhards, Grundriss des neuen

Arbeitslosenversicherungsrechts, Bern 1996, S. 175 Rz. 78; Nussbaumer, a.a.O.,

S. 191 N. 508; Urs Burgherr, Die Insolvenzentschädigung,

Zahlungsunfähigkeit des Arbeitgebers als versichertes Risiko, Diss. Zürich

2004, S. 68), kann der vorinstanzlichen Ansicht nicht gefolgt werden.

4.2 Für die Beurteilung des

Insolvenzentschädigungsanspruchs ist der bis zum Zeitpunkt des Erlasses des

Einspracheentscheides (17. September 2003) eingetretene Sachverhalt massgebend

(BGE 129 V 4 Erw. 1.2 mit Hinweis). Der Versicherte hat das Pfändungsbegehren

in diesem Zeitraum unbestrittenermassen nicht gestellt. Die

Anspruchsvoraussetzung des Art. 51 Abs. 1 lit. c AVIG war damit nicht

erfüllt."

Th.

Nussbaumer, "Arbeitslosenversicherung" in SBVR Soziale Sicherheit, su

questo tema sottolinea che:

"

Nichteröffnung des Konkurses nach gestelltem

Konkursbegehren (lit. b), weil sich infolge offensichtlicher Überschuldung des

Arbeitsgebers im Anschluss an die Konkursandrohung (Art. 160 SchKG) kein

Gläubiger bereit findet, die Kosten vorzuschiessen (vgl. Art. 169 Abs. 2

SchKG). Zwischen der offensichtlichen Überschuldung und der Nichtleistung des

Kostenvorschusses muss ein direkter Zusammenhang bestehen, was beispielsweise

nicht der Fall ist, wenn ein Gläubiger den Kostenvorschuss nicht aufzubrigen vermag."

(pag. 2360)

e che:

"

Gleicher Ansicht Stöckli, Rz. 20 zu Art. 51 AVIG

und die Verwaltungspraxis ALV-Praxis 2004/1 Blatt 14/1-3. Offengelassen in BGE

131 V 198 E. 4.1.2 und E. 21 von 132 V 82. Die fünf Insolvenztatbestände

knüpfen in einem bestimmten Stadium der Zwangsvollstreckung an ein Begehren

(auf Pfändung) oder an einen richterlichen Entscheid an. Folgerichtig ist bei

der offensichtlichen Überschuldung zu verlangen, dass ein Gläubiger oder ein

Arbeitnehmer das Konkursbegehren (art. 166 Schkg) beim Konkursgericht gestellt

hat. Erst damit ist die Parallelität mit der Konkurseröffnung. Anders Art. 77

Abs. 5 AVIV, Ziff. 3.1 KS-IE und Burgherr, S. 73, Wonach der Zeitpunkt der

Konkursandrohung (art. 159 SchKG) massgebend ist. Nach der Botschaft BB1 1989

III 400 soll der Tatbestand erfüllt sein, wenn niemand bereit ist, «den Kostenvorschuss nach Artikel 169 Absatz 2 SchKG zu leisten».

Ein solcher wird vom Konkursgericht erst nach der Stellung des Konkursbegehrens

angesetzt." (nota 1251)

2.2. La Segreteria di Stato per

l'economia (in seguito: SECO), quale autorità di sorveglianza

che deve adoperarsi per garantire un'applicazione uniforme del diritto ed

impartire le istruzioni generali (cfr. art. 110 LADI; STFA dell’8 aprile 2004

nella causa H., C 340/00, consid. 4; STFA del 10 marzo 2003 nella causa C., C

176/00, consid. 3; STFA dell'8 agosto 2001 nella causa K., C 260/99, consid. 6b

e DTF 127 V 57, consid. 3a pag. 61), sulla Prassi ML/AD 2004/1 ha

pubblicato una direttiva del seguente tenore:

" Direttiva

Campo: IDI

Rubrica: Mancata dichiarazione

di fallimento

Articoli: 51 cpv. 1 lett. b.

LADI; 77 cpv. 5 OADI; 169, 190 LEF

_______________________________________________________

Mancata dichiarazione di

fallimento

a causa del manifesto

indebitamento del datore di lavoro

1) Secondo

l'articolo 51 capoverso 1 lettera b LADI, l'assicurato ha diritto all'indennità

per insolvenza se il fallimento non viene dichiarato soltanto perchè in seguito

a manifesto indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad

anticipare le spese.

2) In conformità

con la giurisprudenza federale e il messaggio del 23 agosto 1989 relativo a una

revisione parziale della legge sull'assicurazione contro la disoccupazione, la

mancata dichiarazione di fallimento per i motivi summenzionati dà diritto

all'IDI soltanto dopo la presentazione della domanda di fallimento, vale a dire

a partire dal momento in cui la procedura di esecuzione forzata, ormai avviata,

non proseguirebbe più senza un'anticipazione delle spese, È pertanto la

decisione ufficiale del giudice di non entrare in materia sulla domanda di

fallimento o la decisione di non dichiarare il fallimento, poiché nessun

creditore era disposto ad anticipare le spese previste entro il termine

stabilito secondo l'articolo 169 LEF, che giustifica il diritto all'indennità

per insolvenza.

Di

conseguenza il manifesto indebitamente del datore di lavoro deve risultare da

un atto ufficiale: ciò significa che tale indebitamento deve essere

obbligatoriamente concretizzato e reso oggettivo mediante le relative fasi della

procedura di esecuzione forzata.

3) Un

semplice estratto del registro d'esecuzione oppure l'avvenuta comminatoria non

possono ancora generare un diritto all'IDI conformemente all'articolo 51

capoverso 1 lettera b LADI. In tali casi l'indebitamento è senz'altro

possibile, ma non manifesto nel senso delle esigenze legali. Di conseguenza la

cifra 3.1 della circolare IDI, nella sua versione del gennaio 1992, deve essere

corretta in modo che la comminatoria di fallimento non è ancora sufficiente per

giustificare un diritto all'IDI.

Il

versamento di IDI secondo l'articolo 51 capoverso 1 lettera b LADI - ad

eccezione dei casi previsti dall'articolo 190 LEF (Istanza di dichiarazione di

fallimento senza preventiva esecuzione) - è quindi possibile unicamente se la

persona assicurata o una terza persona ha avviato la procedura di esecuzione

per i suoi crediti e se la comminatoria di fallimento e la domanda di

fallimento hanno già avuto luogo: ciò significa che la procedura di esecuzione

forzata si è svolta almeno fino alla decisione ufficiale di non entrare in

materia sulla domanda di fallimento per mancanza della rispettiva anticipazione

delle spese.

4) L'articolo

190 LEF autorizza eccezionalmente il creditore a chiedere al giudice del

fallimento la dichiarazione di fallimento contro un debitore senza aver avviato

preventivamente una procedura di esecuzione. Il creditore può invocare la

dichiarazione di fallimento senza preventiva esecuzione anche quando ha già

avviato una procedura di esecuzione; in tal caso egli può interrompere la

relativa procedura e chiedere la dichiarazione immediata di fallimento.

Tuttavia questa richiesta è possibile soltanto nei casi seguenti (cfr. a tale proposito

Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, sechste Auflage v. Kurt

Amonn und Dominik Gasser, § 38 Die Konkurseröffnung ohne Betreibung S. 302

ff.):

a) contro

qualunque debitore che non abbia dimora conosciuta o sia fuggito per sottrarsi

alle sue obbligazioni o abbia compiuto o tentato di compere atti fraudolenti in

pregiudizio dei suoi creditori o nascosto oggetti del suo patrimonio in una

esecuzione in via di pignoramento;

In questi

casi si può esigere la dichiarazione di fallimento senza preventiva esecuzione

anche contro debitori non soggetti alla possibilità di fallire.

b) contro

il debitore soggetto alla procedura di fallimento che abbia sospeso i suoi

pagamenti;

Questa

fattispecie può essere invocata soltanto contro debitori iscritti nel registro

di commercio, che di conseguenza sono soggetti all'esecuzione in via di

fallimento. Se la sospensione dei pagamenti si riferisce ai salari dovuti agli

impiegati dell'impresa, la dichiarazione di fallimento può normalmente essere

richiesta senza preventiva esecuzione;

c) In caso

di insuccesso di una procedura concordataria (art. 390 LEF).

La

dichiarazione immediata di fallimento senza preventiva esecuzione può anche

essere richiesta se, nei confronti del debitore, la moratoria concordataria

viene revocata, oppure vi è revoca o non omologazione del concordato. Tuttavia

la domanda di fallimento deve essere presentata entro 20 giorni dalla

pubblicazione della decisione del giudice del concordato.

Se la domanda di fallimento è stata

presentata senza preventiva esecuzione e se il fallimento non è stato

dichiarato per il solo motivo che nessun creditore era disposto ad anticipare

le spese previste entro il termine stabilito conformemente all'articolo 169

LEF, l'assicurato ha diritto all'IDI.

Esercizio del diritto all'indennità - disciplinamento dei

termini

In caso di manifesto indebitamento del datore di lavoro ai sensi

dell'articolo 51 capoverso 1 lettera b LADI, l'assicurato deve far valere il

proprio diritto all'IDI entro 60 giorni dal momento in cui ha preso atto della

decisione formale di non entrata in materia sull'istanza di fallimento. Di

conseguenza è determinante per fissare il termine di perenzione di 60 giorni -

contrariamente al disciplinamento previsto all'art. 77 capoverso 5 OADI - il

giorno successivo alla data in cui l'assicurato ha preso atto della decisione

formale del giudice di non entrare in materia sulla domanda di fallimento,

poiché l'anticipazione delle spese richiesta secondo l'articolo 169 LEF non è

stata effettuata entro il termine impartito.

Giurisprudenza

DLA 2003 N. 5 p. 63 segg.

DTFA, causa M. del 23.08.2000, C 380/99

DTFA, causa T. del 09.05.2000, C 184/98

DTFA, causa R. del 07.02.2000, C 391/98"

2.3. Nella presente fattispecie

risulta dagli atti che l'assicurato l'8 giugno 2006 ha fatto spiccare un

precetto esecutivo contro il suo ex datore di lavoro, contro il quale è stata

fatta opposizione il 9 giugno 2006 (cfr. Doc. 43).

Con sentenza del 14

settembre 2006 il __________ di __________ ha accolto le

pretese salariali dell'assicurato (cfr. Doc. 40-40d).

Il 9

ottobre 2006 è stata notificata alla ditta la comminatoria di fallimento (cfr.

Doc. 36).

Questa

documentazione è stata allegata alla domanda d'insolvenza del 3 aprile 2007

(cfr. Doc. 23).

Nella

decisione del 26 aprile 2007, con la quale la Cassa ha rifiutato all'assicurato

il diritto all'indennità per insolvenza, figura in particolare la seguente

indicazione:

" (...)

Comunichiamo inoltre che al momento attuale la Cassa non potrebbe

comunque intervenire nel versamento dell'indennità per insolvenza in quanto

neppure l'art. 51 cpv. 1 è ottemperato (i lavoratori soggetti all'obbligo di

contribuzione, al servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad

una procedura d'esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno

diritto all'indennità per insolvenza, se il loro datore di lavoro è stato

dichiarato in fallimento e se al quel momento vantano crediti salariali oppure

il fallimento non viene dichiarato soltanto perchè in seguito a manifesto

indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le

spese oppure hanno presentato, contro il loro datore di lavoro, una

domanda di pignoramento per crediti salariali)." (Doc. 19)

Il 2 maggio 2007 la

signora __________ della Cassa ha allestito il seguente rapporto:

" L'assicurato,

signor RI 1, ha chiamato per avere informazioni sulla nostra decisione di

rifiuto del 26.04.2007.

__________ ha spiegato in maniera molto dettagliata che al momento

non c'è il diritto in quanto nessuno dei presupposti dell'art. 51 è dato

inoltre, dalla comminatoria di fallimento di ottobre lui non ha effettuato più

nulla per rivendicare il credito.

__________ ha spiegato all'assicurato anche la procedura dell'art.

190 LEF (fallimento senza preventiva esecuzione).

Invieremo in copia tutta la documentazione esecutiva che abbiamo

nell'incarto per eventualmente procedere in Pretura con l'art. 190 LEF."

(Doc. 17)

Il 4 maggio 2007

l'assicurato ha inoltrato presso la Pretura di __________ un'istanza di

fallimento senza preventiva esecuzione, (cfr. Doc. 11), che il Pretore ha

respinto in quanto "risulta carente dalla necessaria documentazione a

sostegno" (cfr. Doc. 10).

Alla luce di quanto appena

esposto il TCA constata innanzitutto che l'assicurato non si è fermato alla

fase della comminatoria di fallimento, ma ha chiesto al Pretore di dichiarare

il fallimento della società.

D'altra parte il Pretore

non è entrato nel merito della domanda di fallimento in quanto l'assicurato non

ha allegato della documentazione a comprova della sua richiesta di fallimento

senza preventiva esecuzione.

Infatti l'art. 190 LEF

prevede che:

" 1Il

creditore può chiedere al giudice la dichiarazione di fallimento senza

preventiva esecuzione:

1. contro

qualunque debitore che non abbia dimora conosciuta o sia fuggito per sottrarsi

alle sue obbligazioni od abbia compiuto o tentato di compiere atti fraudolenti

in pregiudizio dei suoi creditori o nascosto oggetti del suo patrimonio in una

esecuzione in via di pignoramento;

Considerandi

2.

contro il

debitore soggetto alla procedura di fallimento che abbia sospeso i suoi

pagamenti;

3.

nel caso dell'articolo 309.

2Il debitore che dimori nella Svizzera o vi abbia un

rappresentante è citato in giudizio a breve termine per essere udito."

Come visto, l'indicazione

di formulare l'istanza di fallimento secondo questa modalità è stata fornita all'assicurato

da un funzionario della Cassa.

L'8 ottobre 2007 il

Presidente del TCA ha quindi chiesto a __________ di precisare:

" (...)

1) Per

quale motivo ha indicato all'assicurato di agire secondo la procedura dell'art.

190.

LEF (sebbene nell'incarto figurassero sia il precetto esecutivo che la

Comminatoria di fallimento) e non secondo la via ordinaria dell'art. 166 LEF?

2) In

quell'occasione ha illustrato all'assicurato quale documentazione doveva essere

prodotta in Pretura per poter ottenere la dichiarazione di fallimento sulla

base dell'art. 190 LEF?" (XI)

Il 15 ottobre 2007 __________

ha così risposto:

" (...)

a) l'indicazione

della procedura secondo l'art. 190 LEF è stata data perchè a quel momento la

società risultava priva di recapito;

b) più che

illustrare all'assicurato la documentazione necessaria da produrre in Pretura,

gli è stata trasmessa tutta la documentazione allora in possesso della Cassa.

(...)" (doc. XII)

Ora il TCA constata che l'assicurato,

in possesso del precetto e della comminatoria (peraltro allegati alla sua

istanza in Pretura) avrebbe potuto chiedere il fallimento mediante la procedura

ordinaria. L'art. 166 LEF prevede in particolare che:

" 1Decorso

il termine di venti giorni dalla notificazione della comminatoria, il

creditore, producendo tale documento ed il precetto, può chiedere al giudice

del fallimento che questo venga dichiarato.

2Tale diritto si estingue col decorso di un anno dalla

notificazione del precetto. Ove sia stata fatta opposizione, non si computa il

tempo trascorso dal giorno in cui l'azione fu promossa a quello della sua

giudiziale definizione." (cfr. B. Rubin, "Assurance-chômage". Ed

Schultess 2006 pag. 592)

Se avesse proceduto in

tale senso e anche qualora il fallimento non fosse stato dichiarato in quanto a

seguito di manifesto indebitamento del datore di lavoro nessun creditore era

disposto ad anticipare le spese, egli avrebbe in ogni caso rispettato il

presupposto dell'art. 51 cpv. 1 lett. b LADI (cfr. B. Rubin, op.cit. pag. 552 e

pag. 560):

"

C'est la décision du juge de ne pas entrer en matière

sur une réquisition de faillite ou un décision de non-ouverture de la faillite,

parce qu'aucun créancier n'est prêt à faire l'avance de frais au sens de l'art.

169.

LP, qui déclenche le droit à indemnité en cas d'insolvabilité.

L'endettement notoire de l'employeur doit en effet

ressortir d'un acte officiel.

Pour que le droit soit ouvert, il faut donc que la

procédure de poursuites ait atteint au moins le stade de la réquisition de

faillite (art. 159 LP). Le simple endettement notoire

de l'employeur n'est pas une condition suffisante pour entraîner l'ouverture du

droit. Il faut se référer au ch. 6.3.3.4 en ce qui concerne les étapes de la

procédure aboutissant à l'ouverture de la faillite (réquisition de continuer la

poursuite; commination de faillite; réquisition de faillite; avance de frais;

ouverture de la faillite).

La situation est différente en cas de requête de

faillite sans poursuite préalable (v. les hypothèses qui ressortent de l'art. 190 al. 1 LP, notamment la suspension des paiements [ch. 2]). Si la

réquisition de faillite est déposée sans poursuite préalable et que la faillite

n'a pas été engagée au seul motif qu'aucun créancier n'était disposé à faire

l'avance de frais, l'assuré a droit à l'indemnité."

D'altra parte, se il

funzionario riteneva che la via da seguire era quella dell'art. 190 LEF avrebbe

dovuto fornire all'assicurato un numero maggiore di informazioni in modo tale

da permettergli di inoltrare la domanda in Pretura allegando tutta la

documentazione necessaria per poter fare dichiarare il fallimento senza

preventiva esecuzione.

Questo Tribunale,

richiamati l'art. 27 cpv. 2 LPGA che sancisce un diritto soggettivo e individuale

alla consulenza e la relativa giurisprudenza federale, riassunta in DLA 2007

pag. 193 seg., ritiene che l'indicazione perlomeno incompleta del funzionario

della Cassa non possa andare a scapito dell'assicurato.

Di conseguenza, siccome il

ricorrente ha effettivamente chiesto il fallimento dell'ex datore di lavoro ed

ha pure allegato tutta la documentazione richiesta nella procedura che avrebbe

dovuto seguire, il presupposto dell'art. 51 cpv. 1 lett. b LADI nel caso

concreto deve essere considerato realizzato.

Questa soluzione si

giustifica tanto più se si considera che la società __________ (con sede in __________),

nuova ragione sociale della __________ (con sede a __________) per la quale ha

lavorato l'assicurato, il 2 maggio 2007 (con pubblicazione sul FUSC l'__________)

è stata "dichiarata sciolta d'ufficio in applicazione delle disposizioni

degli art. 708 CO, 86 e 88a ORC" (Doc. 1).

2.4

L'art. 55 cpv. 1 LADI

stabilisce che:

" 1Il

lavoratore, nella procedura di fallimento o di pignoramento, deve prendere ogni

provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di

lavoro, fintanto che la cassa gli comunichi d'averlo surrogato nella procedura.

Successivamente, deve assistere la cassa, in ogni modo adeguato, nella difesa del

suo diritto."

In una

sentenza pubblicata in DLA 2002 pag. 190 seg. il TFA ha sottolineato che l'obbligo

di ridurre il danno a carico del lavoratore, menzionato all'articolo 55

capoverso 1 LADI, esiste già prima dello scioglimento del rapporto di lavoro

quando il datore di lavoro non versa - o non versa inte­ramente - il salario e

il lavoratore deve aspettarsi di subire una perdita. L'obbligo di riduzione del

danno non è tuttavia lo stesso prima o dopo lo scioglimento del rapporto di

lavoro: ciò dipende di volta in volta dal singolo caso. Non si esige

necessariamente che l'assicurato avvii senza indugio un'esecuzione contro il

suo datore di lavoro o che presenti un'azione contro quest'ultimo. Occorre

invece che il lavoratore mostri in modo non equivoco e riconoscibile per il

datore di lavoro il carattere serio del suo credito salariale.

Contravviene al proprio

obbligo di ridurre il danno, e non ha pertanto diritto all'indennità per insol­venza, l'assicurato che

rinuncia a qualsiasi pratica utile per riscuotere il suo salario, poiché accetta di differire per un lungo

periodo l'incasso del proprio credito in attesa di giorni migliori, senza una

vera e propria garanzia che il datore di lavoro sia in grado di adempiere, in

futuro, i suoi obblighi finanziari.

Il TFA in

una sentenza C 323/02 del 17 aprile 2003 ha considerato violato l'obbligo di

ridurre il danno nel caso di un assicurato che ha rivendicato per la prima

volta le sue pretese salariali sei mesi dopo la conclusione del rapporto di

lavoro.

In una sentenza C 133/02 del

17.

aprile 2003 l'Alta Corte si è occupata del caso di un assicurato che aveva

sciolto il contratto di lavoro con effetto immediato dopo avere messo in mora

il datore di lavoro di versargli il salario. Il fallimento del datore di lavoro

è poi stato dichiarato a seguito dell'iniziativa di un collega di lavoro.

In quel caso l'Alta Corte

ha ritenuto che l'assicurato aveva rispettato l'obbligo di ridurre il danno ed

ha rilevato:

"

3.3

Bei dieser Sachlage ist davon auszugehen,

dass der Beschwerdeführer seiner Schadenminderungspflicht während des

Arbeitsverhältnisses nachgekommen ist (vgl. ARV 2002 Nr. 30 S. 190), indem er

seinen Lohn samt Spesen sowie gestützt auf Art. 337a OR deren Bezahlung und

Sicherstellung verlangt hatte.

Nach der fristlosen Auflösung des

Arbeitsverhältnisses per 8. Januar 2001 machte sein Rechtsvertreter am 23.

Januar 2001 schriftlich die Forderungen aus dem Arbeitsverhältnis geltend.

Ferner hatte dieser am 22. Februar und am 19. März 2001 telefonisch mit der

Arbeitgeberin Kontakt. Schliesslich stellte er am 31. August 2001 für den

Beschwerdeführer das Betreibungsbegehren. Diese Vorgehensweise kann entgegen

der Auffassung der Arbeitslosenkasse und der Vorinstanz nicht als zu langes

Zuwarten und damit als Verletzung der Pflicht zur Geltendmachung der

Lohnansprüche innert nützlicher Frist betrachtet werden. Zwar wurde in ARV 2002

Nr. 8 S. 62, auf welchen die Beschwerdegegnerin in der Vernehmlassung hinweist,

eine Pflichtverletzung bejaht bei einem Versicherten, der drei Monate nach

Beendigung des Arbeitsverhältnisses seine Lohnforderungen immer noch nicht

gestellt hatte und auf die Konkurseröffnung warten wollte. Im vorliegenden Fall

verhält sich die Situation indessen anders. Der Beschwerdeführer liess zum Einen

durch seinen Rechtsvertreter unmittelbar nach Auflösung des

Arbeitsverhältnisses seine Forderung schriftlich sowie telefonisch geltend

machen und mit einer gewissen Verzögerung die Betreibung einleiten. Zum Andern

versuchte sein Rechtsvertreter für einen seiner Arbeitskollegen bei derselben

Arbeitgeberin Lohnansprüche gerichtlich sowie betreibungsrechtlich

durchzusetzen und stellte für diese am 27. März und am 15. Juni 2001 jeweils

das Konkursbegehren. Ferner wusste sein Rechtsvertreter im Anschluss an das zweite

Konkursbegehren, dass der Arbeitgeberin die Betreibungshandlungen nicht mehr

zugestellt werden konnten. Unter diesen Umständen bedeutet es keine Verletzung

der Schadenminderungspflicht, wenn ein Rechtsvertreter, der zwei Arbeitnehmer

der gleichen Firma vertritt, die gerichtlichen und betreibungsrechtlichen

Handlungen nur für einen Arbeitnehmer bis zur Stellung des Konkursbegehrens

durchführt. Die Sache geht daher an die Arbeitslosenkasse zurück, damit diese

nach Prüfung der übrigen Anspruchsvoraussetzungen in betraglicher Hinsicht über

die Insolvenzentschädigung neu verfüge. (...)"

In una sentenza del 16

agosto 2005 nella causa H., C 111/05 il TFA ha deciso che un assicurato non

aveva violato il suo obbligo di ridurre il danno ed ha in particolare sottolineato:

"

3.2

Mit der Verwaltungsgerichtsbeschwerde reicht

der - nunmehr anwaltlich vertretene - Versicherte Unterlagen ein, welche den

nachfolgend geschilderten Ablauf belegen. Am 8. Mai 2002 kündigte er das

Arbeitsverhältnis mit der X.________ AG per 11. Mai 2002. Bereits am 15. Mai

2002.

leitete er für den ausstehenden Lohn Betreibung ein. Nachdem gegen den

Zahlungsbefehl vom 31. Mai 2002 am 6. Juni 2002 Rechtsvorschlag erhoben, und

die Lohnklage des Versicherten gegen die ehemalige Arbeitgeberin (vom 5.

September 2002) vom Arbeitsgericht mit Entscheid vom 22. Oktober 2002

vollumfänglich gutgeheissen worden war, stellte er am 19. November 2002 das

Rechtsöffnungsbegehren.

Dieses wurde jedoch mit Verfügung des

Bezirksgerichtes vom 22. Januar 2003 abgewiesen, weil der Beschwerdeführer

versäumt hatte, die Rechtskraftbescheinigung des arbeitsgerichtlichen

Entscheides vom 22. Oktober 2002 zu den Akten zu reichen. Eine dagegen vom

Versicherten am 17. Februar 2003 erhobene Nichtigkeitsbeschwerde wurde vom

Obergericht abgewiesen, soweit darauf eingetreten wurde (Zirkularbeschluss vom

24.

Februar 2003). Auf das zweite Rechtsöffnungsbegehren vom 7. März 2003 hin

wurde ihm mit Verfügung des Bezirksgerichtes vom 8. Mai 2003 definitive

Rechtsöffnung in der Höhe des ausstehenden Nettolohnes von Fr. 13'083.- (brutto

Fr. 14'000.-) nebst Zins zu 5 % seit 31. Mai 2002 erteilt. Daraufhin stellte er

am 1. Juli 2003 das Fortsetzungsbegehren und am 25. August 2003 das Begehren um

Konkurseröffnung.

3.3

Das Eidgenössische Versicherungsgericht hat

die erstmals im

letztinstanzlichen Prozess von der

Rechtsvertreterin des Beschwerdeführers vorgelegten Akten, aus welchen die im

Zeitraum vom 22. Oktober 2002 bis 1. Juli 2003 unternommenen Schritte zur

Durchsetzung der Lohnforderung zu ersehen sind, zu berücksichtigen, weil es

nicht an die Feststellung des rechtserheblichen Sachverhalts durch das

kantonale Gericht gebunden ist (Erw. 1 hiervor).

3.4

In Kenntnis des vollständigen Sachverhalts

kann keine Rede mehr davon sein, dass sich der Beschwerdeführer zu irgendeiner

Zeit seit Entstehung des Lohnausstandes passiv verhalten hätte. Er hat seinen

Lohnanspruch vielmehr konsequent und mit grosser Ausdauer geltend gemacht. Eine

Verletzung der Schadenminderungspflicht ist demzufolge zu verneinen."

In una sentenza C 231/06

del 5 dicembre 2006 pubblicata in DLA 2007 pag. 49 seg. l'Alta Corte ha

stabilito che l'obbligo di diminuire il danno per la persona assicurata,

contemplata all'articolo 55 capoverso 1 LADI, vale anche se il rapporto di lavoro

viene sciolto già prima della dichiarazione di fallimento. Il rifiuto di

versare le prestazioni a causa del fatto che l'assicurato ha violato l'obbligo

di diminuire il danno presuppone che gli si possa rimproverare una colpa grave:

occorre quindi verificare, a seconda dei casi e in base alle circostanze, se

l'assicurato ha preso tempestivamente e in misura sufficiente i provvedimenti

necessari alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di lavoro. In ogni

caso non è opportuno negare già il diritto alle prestazioni se, alla scadenza

del termine di pagamento di trenta giorni, l'assicurato non procede contro il

suo precedente datore di lavoro avviando una procedura di esecuzione o

intentando un'azione legale contro li lui.

In quell'occasione il TFA

ha in particolare rilevato:

"

3.1

Auf Grund der Akten ist davon auszugehen,

dass der Lohn des Beschwerdegegners bis Ende Mai 2005 regelmässig und

rechtzeitig beglichen wurde. Offen ist derjenige für den Monat Juni, als das

Arbeitsverhältnis zwar schon - fristlos - aufgelöst war, der Versicherte aber

noch auf Bitte der Arbeitgeberin hin gearbeitet hatte. Darüber hinaus wurden

ausgewiesene Spesen, Ferienansprüche, ein Anteil 13. Monatslohn und

geleistete Überzeit nicht bezahlt. Gemäss glaubhafter Darstellung des

Beschwerdegegners wurde ihm im Juni versichert, durch die Bezahlung der im Juni

noch fertiggestellten Arbeiten wäre die Gesellschaft in der Lage, seine offenen

Forderungen zu begleichen. Unter Beachtung der für die Rechnungsstellung

benötigten Zeit und der für deren Begleichung üblichen Frist von 30 Tagen

durfte er bis Anfangs August objektiv mit einer baldigen Zahlung rechnen. Bis

dahin musste er keinesfalls rechtliche Schritte gegen die Arbeitgeberin in

Erwägung ziehen. Folgerichtig gelangte der Versicherte am 10. August 2005

wieder an die Arbeitgeberin und forderte schriftlich die Überweisung des

offenen Betrages von Fr. 29'565.20. Ende September wandte er sich

telefonisch und schriftlich an die Arbeitslosenkasse und das Betreibungsamt.

Offenbar suchte der Beschwerdegegner bei diesen Institutionen Rat hinsichtlich

des weiteren Vorgehens. Auch dies ist als Bemühung um Zahlungseingang und zur

Vermeidung von Schaden zu werten (vgl. beispielsweise Urteil G. vom 14. Oktober

2004, C 114/04 Erwägung 3.2.2).

3.2

Wie die Vorinstanz richtig festgehalten hat,

ist für eine Leistungsverweigerung wegen Verletzung der

Schadenminderungspflicht ein schweres Verschulden vorausgesetzt, wobei im

Einzelfall aufgrund der Umstände zu entscheiden ist, ob der Arbeitnehmer genügend

und rechtzeitig reagiert hat (Urteil F. vom 6. Februar 2006, Erw. 3.1,

C 270/05). Es kann dabei nicht verlangt werden, dass er sich juristisch

fehlerlos verhält (Urteil F. vom 21.

Dezember 2005, Erw. 3.2, C 63/05). Geht die

Beschwerde führende

Arbeitslosenkasse bereits von einer Verletzung

der Schadenminderungspflicht aus, wenn ein Versicherter nach Ablauf einer

dreissigtägigen Zahlungsfrist nicht mittels Betreibung oder Klage gegen seinen

ehemaligen Arbeitgeber vorgeht, verkennt sie die Realitäten im Arbeitsleben und

geht über das hinaus, was in der Rechtsprechung in der Regel verlangt wird. So

erfüllte ein Versicherter die Schadenminderungspflicht, als er nach einer

ersten

schriftlichen Mahnung drei Monate zuwartete, bis

er unzuständigenorts eine Lohnklage einreichte und nach dem

Unzuständigkeitsentscheid nach weiteren ca. 50 Tagen beim zuständigen Gericht

klagte (Urteil F. vom 21. Dezember 2005,

C 63/05). Im Urteil G. vom 19. Oktober 2006

(C 163/06) hat ein Versicherter nach Beendigung des Arbeitsverhältnisses

während rund 4 1/2 Monaten nichts Aktenkundiges unternommen, hingegen glaubhaft

gemacht, dass er verschiedentlich telefonisch intervenierte. Im konkreten

Einzelfall hat das Eidgenössische Versicherungsgericht die

Schadenminderungspflicht als nicht verletzt erachtet. Würde jede Forderung, die

nicht innert dreissig Tagen beglichen wird, eingeklagt, stünde das Justizsystem

am Anschlag. Solches entspräche nicht einem Vorgehen, das jedem vernünftigen

Menschen als selbstverständlich erscheint, was aber erforderlich ist, um bei

Nichtbefolgen einer entsprechenden Verhaltensregel von einem groben Verschulden

auszugehen.

3.3

Schliesslich wendet die Beschwerdeführerin

ein, man habe dem Versicherten auf seine telefonische Anfrage am 30. September

2005.

dringend empfohlen, seine Forderung mittels Betreibung geltend zu machen.

Anstatt dies zu befolgen, habe er angegeben, vorerst die genauen Beträge der

offenen Benzin- und Telefonrechnungen sowie die Lohnbeträge zusammenstellen zu

müssen. Das schwere Verschulden des Beschwerdegegners sei anzunehmen, weil er

der klaren Anweisung der Arbeitslosenkasse keine Folge geleistet habe.

Diesbezüglich ist mit dem kantonalen Gericht indessen festzuhalten, dass eine

Anfangs Oktober 2005 eingeleitete Betreibung auf den entstandenen Schaden

keinen Einfluss mehr haben konnte, nachdem bereits mit Entscheid vom 18.

Oktober 2005 über die Gesellschaft der Konkurs eröffnet wurde. Ob nach der

telefonischen Erkundigung und Beratung am 30. September 2005 noch weitere

Schritte hätten

unternommen werden müssen, ist damit für die

Frage der Verletzung der Schadenminderungspflicht irrelevant.

Zusammenfassend steht fest, dass, soweit eine

Verletzung der

Schadenminderungspflicht überhaupt anzunehmen

wäre, eine solche nach den gesamten Umständen jedenfalls nicht derart schwer

wiegt, dass sie mit einer Leistungsverweigerung zu sanktionieren ist."

2.5

Nella

presente fattispecie emerge dagli atti dell'incarto che l'assicurato ha messo

in atto molte delle misure richieste dalla giurisprudenza federale per

rivendicare il salario (STFA C 297/02 del 2 aprile 2003; STFA C 235/04 del 23

dicembre 2005 e STFA C 271/05 del 30 marzo 2006; "Schriftliche Mahnung,

Zahlungsbefehl, Betreibung, Lohnklage") il più presto possibile (cfr. STFA

C 323/02 del 17 aprile 2003; STFA C 25/05 del 13 dicembre 2005).

In particolare egli ha

fatto valere le sue pretese salariali tramite un'azione civile ed ha fatto

notificare la comminatoria di fallimento.

Secondo la giurisprudenza fra

gli obblighi dell'assicurato, secondo l'art. 55 cpv. 1 LADI, figura pure quello

di fare valere le proprie pretese nel fallimento del datore di lavoro (cfr. DTF

123.

V 75 e Nussbaumer, op.cit., pag. 2372 n. 634: "Zu

dieser Pflicht gehört u.a. die Eingabe der Lohnforderung im Konkurs, die Anfechtung

des Kollokationsplanes und die Teilnahme auf der Passivseite in einem

Kollocationsprozess; B. Rubin, op.cit., pag. 578-579).

La Cassa ritiene che

l'assicurato, malgrado tutto quanto da lui intrapreso, ha violato l'obbligo di

ridurre il danno in quanto, dopo la cresciuta in giudicato della comminatoria

di fallimento (il 29 ottobre 2006) fino al 3 aprile 2007 (data d'inoltro della

domanda di insolvenza), "è rimasto inattivo mentre avrebbe dovuto chiedere

il fallimento della società".

L'art. 166 cpv. 1 LEF

stabilisce che "decorso il termine di venti giorni dalla notificazione della

comminatoria, il creditore, producendo tale documento ed il precetto, può

chiedere al giudice del fallimento che questo venga dichiarato".

Chiamato a pronunciarsi su

tale aspetto, questo Tribunale ritiene che la Cassa non ha sufficientemente

approfondito i motivi per cui l'assicurato non ha agito nel senso da lei

indicato.

Da taluni atti

dell'incarto sembrerebbe che il ricorrente non lo abbia fatto in quanto non era

in condizione di anticipare le spese ai sensi dell'art. 169 cpv. 2 LEF (cfr.

Doc. A19; Doc. 21). Inoltre l'assicurato ha sottolineato di avere intrapreso

ulteriori passi (cfr. Doc. VII).

In simili condizioni,

secondo questo Tribunale, si giustifica l'annullamento della decisione su

opposizione impugnata e l'invio degli atti all'amministrazione, affinché senta

personalmente l'assicurato e stabilisca, tenuto anche conto di quanto

intrapreso in precedenza dall'assicurato oltre che delle vicissitudini e della

situazione concreta della società, se il fatto di non avere chiesto prima il

fallimento del debitore costituisce oppure no una colpa talmente grave da

giustificare il rifiuto di versare le prestazioni (cfr. DLA 2007 pag. 49 seg.

in particolare pag. 51:

"

3.2

Wie die Vorinstanz richtig festgehalten hat,

ist für eine Leistungsverweigerung wegen Verletzung der

Schadenminderungspflicht ein schweres Verschulden vorausgesetzt, wobei im

Einzelfall aufgrund der Umstände zu entscheiden ist, ob der Arbeitnehmer

genügend und rechtzeitig reagiert hat (Urteil F. vom 6. Februar 2006, Erw. 3.1,

C 270/05). Es Kann dabei nicht verlangt werden, dass er sich juristisch

fehlerlos verhält (Urteil F. vom 21. Dezember 2005, Erw. 3.2, C 63/05)".

In tale contesto questo

Tribunale richiama ancora un volta alla Cassa (cfr. la STCA 38.2007.76 del 14

febbraio 2007), l'importanza che il legislatore ha voluto attribuire alla

procedura di opposizione (cfr. STFA I 3/05 del 17 giugno 2005; STFA C 279/03

del 30 settembre 2005; STFA C 119/05 del 15 settembre 2005).

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso é accolto ai sensi dei considerandi e la

decisione su opposizione del 18 maggio 2007 è annullata.

2. Il

presupposto dell'art. 51 cpv. 1 lett. b è realizzato.

3. Gli atti

sono rinviati all'amministrazione affinché verifichi se l'assicurato ha

rispettato l'obbligo di ridurre il danno ai sensi dell'art. 55 cpv. 1 LADI.

4. Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

5. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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