38.2007.58
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18 ottobre 2007Italiano45 min
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Numero d'incarto:
38.2007.58
Data decisione, Autorità:
18.10.2007, TCA
Titolo:
Un'assicurata non ha diritto all'indennità di insolvenza per il periodo,dal 4.10.06,in cui il datore di lavoro,dopo la disdetta per il 30.9.06,ha rifiutato l'offerta di proseguire il lavoro. L'indennità va erogata per la quota parte di 13° e per i 3 giorni di ottobre in cui l'assicurata ha lavorato.
INDENNITÀ PER INSOLVENZA
RISOLUZIONE O RECESSO
art. 51 LADI
art. 52 LADI
Raccomandata
Incarto n.
38.2007.58
DC/sc
Lugano
18 ottobre 2007
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
statuendo sul ricorso dell'8 agosto 2007 di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 3 agosto
2007 emanata da
Cassa CO 1,
in materia di assicurazione contro la
disoccupazione
ritenuto, in
fatto
1.1. Con decisione
su opposizione del 3 agosto 2007 la Cassa CO 1 ha confermato la sua precedente
decisione del 30 luglio 2007 con la quale ha negato a RI 1 il diritto
all'indennità per insolvenza, argomentando:
"
(...)
Il suo ex datore di lavoro l'ha liberata dagli
obblighi contrattuali con lettera del 29.08.2006 per il 30 settembre 2006, di
conseguenza la richiesta di prestazioni presentata per il mese di ottobre 2006
non può essere accettata.
Abbiamo valutato la documentazione portata in
sede di opposizione giustificante i suoi sforzi per recuperare il suo credito.
Riteniamo che tali nuovi documenti siano sufficienti a comprovare il suo
operato.
Ribadiamo però che unicamente il lavoro
effettivamente svolto può essere indennizzato dall'indennità per insolvenza,
pertanto la sua opposizione del 31 luglio 2007 è respinta e viene confermata la
decisione di rifiuto." (Doc. A)
1.2. Contro
questa decisione l'assicurata ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA
nel quale il suo patrocinatore chiede che "venga riconosciuta l'indennità
per insolvenza relativa al salario del mese di ottobre 2006, nonché la quota
parte tredicesima, per complessivi fr. 5'468.75" e rileva in particolare:
"
(...)
In primo luogo si fa presente che la lettera di
licenziamento del 29 agosto 2006 costituisce, ad non averne dubbio, una lettera
di licenziamento ordinario.
Quindi non abbiamo a che fare nè con un
licenziamento con effetto immediato (art. 337 CO), nè con un licenziamento in
tempo inopportuno (art. 336 lett. c CO).
In effetti il licenziamento in tempo inopportuno
è dato quando il lavoratore presta servizio militare-protezione civile, in caso
di malattia o infortunio, in caso di gravidanza o in caso di partecipazione di
un servizio dell'Autorità Federale nell'ambito dell'aiuto all'estero.
Nella fattispecie è chiaro che si tratta, come
detto, di un licenziamento ordinario con l'unica problematica che il termine di
disdetta calcolato dal datore di lavoro era errato e andava protratto di un
mese.
La lavoratrice si è quindi messa regolarmente a
disposizione per completare il periodo di disdetta, ma le è stato riferito che
poteva stare a casa.
In un simile contesto appare del tutto
insostenibile la decisione impugnata.
Altrettanto insostenibile è il motivo secondo il
quale solo il lavoro effettivamente svolto può essere indennizzato
dall'indennità d'insolvenza.
Oltre che a costituire una prassi arbitraria tale
decisione non tiene nemmeno conto che la pretesa della signora RI 1 si compone
di due voci.
Da un lato il salario di ottobre 2006 (CHF
3'500.--), dall'altro la quota parte tredicesima (CHF 1'968.75).
Si tratta fra l'altro di dati facilmente
evincibili dalla documentazione presentata e ben nota alla Cassa CO 1 (vedi
allegati). Anche volendo seguire tale contestata tesi della Cassa CO 1, alla
signora RI 1 andava comunque riconosciuta perlomeno la quota parte tredicesima.
(...)" (Doc. I)
1.3. Nella sua risposta
del 27 agosto 2007 la Cassa propone di accogliere parzialmente il ricorso e
osserva:
"
(...)
L'indennità per insolvenza copre i crediti salariali
che i lavoratori hanno nei confronti del loro datore di lavoro per un'attività
lavorativa effettivamente svolta.
In deroga a questo principio vi sono 2
fattispecie. La prima si presenta nel caso in cui l'assicurato è stato impedito
di lavorare senza colpa propria per motivi inerenti alla sua persona (cfr. art.
324 CO), la seconda se il lavoratore non ha potuto prestare il proprio lavoro
unicamente a causa del fatto che il datore di lavoro è in mora
nell'accettazione del lavoro (art. 324 cpv. 1 CO).
Nella presente fattispecie la signora RI 1 non
era impedita al lavoro e il datore di lavoro non era in mora nell'accettazione
del lavoro.
L'assicurata non è stata trattenuta con promesse
di lavori futuri, ma il datore di lavoro le ha intimato la disdetta il
29.08.2006 per la fine del mese di settembre 2006.
È certo evidente che il rapporto di lavoro è
stato sciolto anticipatamente rispetto al corretto termine di disdetta
(31.10.2006), ma dal 01.10.2006 la signora RI 1 avrebbe potuto iscriversi
all'Ufficio regionale di collocamento e percepire l'indennità di disoccupazione
secondo l'art. 29 LADI.
In conclusione, pur non trattandosi nè di un
licenziamento con effetto immediato, nè di uno scioglimento del rapporto di
lavoro in tempo inopportuno, alla fattispecie non può neppure essere applicata
la fattispecie prevista agli art. 324 e 324 a CO.
Visto quanto precede si chiede quindi a codesto
lodevole Tribunale di voler accogliere parzialmente il ricorso riconoscendo
alla signora RI 1 solo l'indennità per insolvenza relativa ai 3 giorni lavorati
del mese di ottobre 2006 (dal 1° al 3 ottobre 2006) e la quota parte della
tredicesima limitatamente agli ultimi 4 mesi di lavoro effettuato prima del
fallimento per un importo complessivo di fr. 1'641.40." (Doc. III)
1.4. Il 3
settembre 2007 il patrocinatore dell'assicurata ha inviato al TCA uno scritto
del seguente tenore:
"
(...)
. in primo luogo si prende atto che, per lo meno per quanto attiene
alla quota parte tredicesima richiesta è stata parzialmente accolta dalla Cassa
CO 1.
. si contesta l'affermazione per altro infondata secondo la quale "la
signora RI 1 avrebbe potuto iscriversi all'Ufficio regionale di collocamento e
percepire l'indennità di disoccupazione secondo l'art. 29 LADI".
Si
rileva infatti che come il contratto di lavoro in oggetto sia giunto a termine
in virtù di una disdetta ordinaria con effetto al 31 ottobre 2006.
Pertanto
sino a che non è terminato il proprio rapporto contrattuale con il datore di
lavoro l'assicurato non può assolutamente iscriversi all'Ufficio collocamento
per percepire l'indennità di disoccupazione.
. Si ribadisce che nella fattispecie si parla di un licenziamento
ordinario con l'unica particolarità che alla signora RI 1, regolarmente
presentatasi sul posto di lavoro per prestare il proprio servizio sino al
termine del periodo contrattuale (31 ottobre 2006) è stato impedito di portare
a termine questo suo intento, ritenuto che la stessa è stata rispedita a casa,
e mai più richiamata sino al 31 ottobre 2006.
Va da sè che nel caso
in cui la signora RI 1 fosse stata chiamata per un'urgenza anche verso la fine
del mese di ottobre quest'ultima si sarebbe regolarmente recata sul posto di
lavoro in ossequio alle istruzioni che le sarebbero state date (vedi scritto 4
ottobre 2006).
In virtù di quanto
precede appare chiaro che è stato unicamente il datore di lavoro ad impedire la
prestazione del lavoro o, in via alternativa è stato in mora nell'accettazione
del lavoro, caso contemplato dall'art. 324 CO.
Alla luce di quanto precede la signora RI 1 si
riconferma integralmente nell'atto ricorsuale 8 agosto 2007 richiedendo il
versamento della somma di CHF 5'468.75 che si compone del salario del mese di
ottobre 2006 (CHF 3'500.--) e della quota parte tredicesima (CHF 1'968.75),
nonché tasse, spese ripetibili come il rito." (Doc. V)
1.5. Il 27
settembre 2007 l'amministrazione ha rilevato:
"
(...)
Nel merito la Cassa non può che riconfermarsi
nella sua risposta di causa del 27 agosto 2007 nella quale si è pronunciata
per l'accoglimento parziale del ricorso.
Si ribadisce che la notifica di un licenziamento
che non rispetta i termini di disdetta legali è situazione che consente alla
persona di annunciarsi in disoccupazione e percepire prestazioni secondo l'art.
29 LADI." (Doc. VIII)
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio
2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H
212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10
ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999
nella causa C., I 623/98).
Nel
merito
2.2. Secondo
l’art. 51 cpv. 1 LADI i lavoratori soggetti all’obbligo di contribuzione, al
servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad una procedura
d’esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno diritto
all’indennità per insolvenza se:
a. il
loro datore di lavoro é stato dichiarato in fallimento e se a quel momento
vantano crediti salariali oppure
b. il
fallimento non viene dichiarato soltanto perché in seguito a manifesto
indebitamento del datore di lavoro nessun creditore é disposto ad anticipare le
spese o
c. hanno
presentato, contro il datore di lavoro, una domanda di pignoramento per crediti
salariali.
Non hanno
diritto all'indennità per insolvenza le persone che, in qualità di soci, di
membri di un organo dirigente dell'azienda o finanziariamente partecipi della
società, prendono parte alle decisioni del datore di lavoro o possono
esercitarvi un influsso considerevole, nonché i loro coniugi che lavorano
nell'azienda (cfr. art. 51 cpv. 2 LADI).
Secondo
l’art. 52 cpv. 1 LADI l’indennità per insolvenza copre i crediti salariali
concernenti gli ultimi quattro mesi del rapporto di lavoro prima della
dichiarazione di fallimento e gli eventuali crediti salariali per le
prestazioni lavorative dopo la dichiarazione di fallimento, tuttavia, per ogni
mese, fino a concorrenza dell’importo massimo di cui all’articolo 3 capoverso
2. Sono considerati salario anche gli assegni dovuti.
Fatti
I contributi
legali alle assicurazioni sociali devono essere prelevati dall’indennità per
insolvenza. La cassa deve conteggiare i contributi prescritti con gli organi
competenti e dedurre ai lavoratori la parte dei contributi da loro dovuta (cfr.
art. 52 cpv. 2 LADI).
2.3. In una
sentenza pubblicata in DTF 121 V 377 il Tribunale federale delle assicurazioni
(TFA) ha stabilito che l’indennità per insolvenza non copre le pretese
determinate da un licenziamento immediato e ingiustificato del datore di lavoro
né quelle derivanti da un licenziamento in tempo inopportuno, quando il
lavoratore non ha prestato un lavoro.
In quel
caso, chiamata a pronunciarsi sul diritto all’indennità per insolvenza nel caso
di un’assicurata che, dopo aver messo alla luce un figlio il 17 luglio 1993,
voleva riprendere l’attività il 6 ottobre 2003 ma il proprio datore di lavoro
glielo ha impedito e le ha sottoposto una convenzione, da lei rifiutata,
secondo la quale le avrebbe corrisposto il suo salario fino al 31 dicembre 1993
liberandola da tutti i suoi obblighi, l’Alta Corte ha sviluppato le seguenti
considerazioni:
"
(…)
2.- a) Selon la jurisprudence,
l'indemnité en cas d'insolvabilité ne couvre que des créances de salaire qui
portent sur un travail réellement fourni et non pas sur des prétentions en
raison d'un congédiement immédiat et injustifié du travailleur (ATF 114 V 60 in fine, 111 V 270 consid. 1b, 110 V 30; MUNOZ, La fin du
contrat individuel de travail et le droit aux indemnités de
l'assurance-chômage, thèse Lausanne 1992, p. 192). Cette jurisprudence se fonde
sur le texte même de la loi et sur l'intention clairement exprimée du
législateur (Message concernant une nouvelle loi fédérale sur
l'assurance-chômage obligatoire et l'indemnité en cas d'insolvabilité, FF 1980
III 613).
b) Pour délimiter l'indemnité de chômage et
l'indemnité en cas d'insolvabilité, il faut se demander si l'assuré, durant la
période en cause, était apte au placement (art. 15 al. 1 LACI) et s'il pouvait
se soumettre aux prescriptions de contrôle de l'administration (art. 17 LACI);
dans l'affirmative, il n'a pas droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité.
Ainsi, l'assuré qui a été licencié avec effet immédiat et sans juste motif - et
qui de ce fait ne travaille plus - est en principe apte au placement et son
droit aux prestations doit être examiné à la lumière des conditions mises à
l'allocation de l'indemnité de chômage (art. 8 ss LACI); il existe une
situation de chômage, qui est la condition première du droit à ladite indemnité
(art. 8 al. 1 let. a LACI; ATF 119 V 157 consid. 2a; MEYER-BLASER, Résiliation
abusive du contrat de travail, nouvelles règles du Code des obligations en la
matière et incidences de ces dernières dans le domaine de l'assurance sociale,
en particulier sur le maintien de la couverture d'assurance et le droit aux
prestations, Colloque de l'IRAL 1994, p. 183 sv.).
Certes, si l'assuré au chômage a encore des
droits à faire valoir découlant du contrat de travail (salaire ou indemnité
pour résiliation anticipée des rapports de travail), il ne subit pas de perte
de travail à prendre en considération (art. 11 al. 3 LACI) et il ne peut
prétendre l'indemnité de chômage (art. 8 al. 1 let. b LACI; ATF 119 V 46, 115 V
437; MEYER-BLASER, loc.cit., p. 184). Toutefois, en cas de doutes quant aux
droits découlant du contrat de travail, la caisse verse l'indemnité et se
subroge au chômeur dans tous ses droits, y compris le privilège légal, jusqu'à
concurrence de l'indemnité de chômage versée par elle, conformément à l'art. 29
al. 1 et 2 LACI. En application de cette disposition, des indemnités de chômage
peuvent être versées, plus particulièrement, lorsque la créance du travailleur
est certes incontestée, mais que son recouvrement est aléatoire en raison de
l'insolvabilité de l'employeur. Dans un tel cas, il existe, comme l'exprime la
loi, un doute quant à la satisfaction des prétentions du travailleur (art. 29
al. 1 in fine LACI; MUNOZ, loc.cit., p. 194).
3.- a) L'Autorité cantonale et de
recours est de l'avis que ces principes ne sont pas applicables lorsque le
congé donné par l'employeur est nul, parce qu'il a été signifié pendant une
période de protection légale (art. 336c CO). Si le travailleur offre ses
services à l'employeur, le contrat reste valable. L'autorité cantonale en
déduit que les rapports de travail n'ont pris fin, en l'espèce, qu'au moment de
l'ouverture de la faillite. Jusque-là, l'assurée n'était pas sans emploi et,
partant, n'était pas non plus apte au placement. Elle avait donc droit à
l'indemnité en cas d'insolvabilité.
La commission cantonale, pour l'essentiel,
s'est ralliée à cette thèse. Elle ajoute que l'intimée avait des raisons de
penser que l'actionnaire principal de G. SA (une société française) fournirait
des fonds à sa filiale genevoise. Elle était donc fondée à considérer que la
faillite de son employeur serait évitée et pouvait espérer demeurer au service
de cet employeur, ce qui la rendait inapte au placement.
b) Après le temps d'essai, l'employeur ne peut
pas résilier le contrat pendant la grossesse et au cours des seize semaines qui
suivent l'accouchement (art. 336c al. 1 let. c CO). Le congé donné pendant
cette période est nul (art. 336c al. 2 CO) et les rapports de travail sont
maintenus. Si l'employeur n'accepte pas que le travailleur reprenne son emploi,
il se trouve en demeure (art. 324 CO) et reste tenu au paiement du salaire
(WEBER, La protection des travailleurs contre les licenciements en temps
inopportun, étude de l'art. 336c CO, thèse Lausanne 1992, p. 137). A la
différence de l'art. 336c al. 2 CO, l'art. 337c al. 1 CO (relatif à la
résiliation immédiate injustifiée du contrat de travail) fait naître une
créance en dommages-intérêts; le contrat prend fin, en fait et en droit, et le
travailleur a droit à ce qu'il aurait gagné si les rapports de travail avaient
pris fin à l'échéance du délai de congé ou à la cessation du contrat conclu
pour une durée indéterminée (ATF 120 II 245 consid. 3a).
Mais, sous l’angle de l’aptitude au placement,
la situation du travailleur congédié en temps inopportun, qui n'a plus à
effectuer son travail, ne diffère pas vraiment de celle du travailleur sans
emploi qui a été licencié avec effet immédiat et de manière injustifiée: dans
les deux cas l'intéressé présente une disponibilité suffisante pour accepter un
travail convenable et pour se soumettre aux prescriptions de contrôle.
Contrairement à l'opinion des autorités cantonales de recours, il n'y a donc
pas de raison d'opérer des distinctions entre ces deux situations du point de
vue du droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité.
c) Le maintien, en droit, des rapport de
travail n'est d'ailleurs pas non plus un critère déterminant pour juger du
droit à l'indemnité de chômage (ATF 119 V 157 consid. 2a). Les prétentions
visées par l'art. 29 LACI, pour lesquelles il peut exister des doutes (et qui
correspondent aux prétentions de salaire ou à des indemnités au sens de l'art.
11 al. 3 LACI) concernent toutes les prétentions de l'assuré qui ont le
caractère de salaires ou qui sont assimilables à un salaire; il s'agit, en
particulier, de prétentions du travailleur en cas de résiliation du contrat de
travail en temps inopportun, de licenciement immédiat injustifié et de
résiliation immédiate justifiée par le travailleur (MUNOZ, loc.cit. pp. 91-128;
SAVIAUX, Les rapports de travail en cas de difficultés économiques de
l'employeur et l'assurance-chômage, thèse Lausanne 1993, p. 264).
d) C'est à tort, par ailleurs, que l'Autorité
cantonale et de recours invoque à l'appui de sa solution l'arrêt 111 V 269. En
effet, dans cette affaire, il s'agissait d'un travailleur qui ne pouvait plus
fournir de travail en raison de la demeure de l'employeur. A la différence des
circonstance de l'espèce, l'employeur n'avait pas donné le congé au
travailleur. Il lui avait au contraire fourni l'assurance qu'il obtiendrait du
travail à bref délai. Dans une telle situation, l'aptitude au placement de
l'assuré devait être niée, ce qui, logiquement, avait justifié le versement de
l'indemnité en cas d'insolvabilité après la faillite de l'employeur.
4.- En l'espèce, l'assurée a été licenciée le 6
octobre 1993. A partir de cette date, elle a été effectivement sans travail,
après avoir mis vainement son employeur en demeure d'accepter ses services. Dès
le mois de novembre 1993, elle a entrepris des recherches en vue de trouver un
nouvel emploi, puis elle s'est annoncée à l'assurance-chômage le 15 janvier
1994, date à partir de laquelle elle a fait contrôler son chômage. On doit
ainsi admettre que durant les trois derniers mois qui ont précédé l'ouverture
de la faillite de l'employeur (2 février 1994), elle était apte au placement
selon l'art. 15 al. 1 LACI. C'est donc à tort que les premiers juges lui ont
reconnu le droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité pour cette période.
Le recours de droit administratif est bien
fondé. Mais il faut, bien entendu, réserver le droit de l'assurée à l'indemnité
de chômage, à partir du moment où toutes les conditions de ce droit ont été
remplies."
In una successiva sentenza C 164/01 del 28 gennaio 2002 l'Alta Corte
è stata chiamata a pronunciarsi sul diritto alle indennità di insolvenza di un
assicurato durante il periodo da quando è stato liberato dai suoi obblighi
contrattuali fino alla scadenza del termine regolare di disdetta (in casu: dal
24 al 30 luglio 1998). Il TFA ha confermato la decisione con la quale
l’amministrazione ha riconosciuto all’assicurato il diritto alle indennità di
insolvenza solo fino al 23 luglio 2002 ultimo giorno in cui egli aveva
effettivamente lavorato.
In quel
caso il TFA si è così espresso:
"
(…)
2.- a) Les dispositions des art. 51 ss LACI ont
introduit une assurance perte de gain en cas d'insolvabilité de l'employeur,
destinée à combler une lacune dans le système de protection sociale. Pour le
législateur, le privilège conféré par la LP aux créances de salaire (art. 219
LP) ne donnait en effet pas une garantie suffisante au travailleur, si bien
qu'il était nécessaire de lui assurer la protection par le droit public, à tout
le moins pendant une période limitée et déterminée. Il s'est donc agi de
protéger les créances de salaire du travailleur pour lui assurer les moyens
d'existence et éviter que des pertes ne le touchent durement dans son existence
(Message du Conseil fédéral concernant une nouvelle loi fédérale sur l'assurance-chômage
obligatoire et l'indemnité en cas d'insolvabilité du 2 juillet 1980, FF 1980
III 532 s.; Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung, in : Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Bâle, Genève et Munich 1998, n° 492).
b) Par "créances de salaire" au sens de
l'art. 52 LACI, on entend d'abord le salaire déterminant selon l'art. 5 al. 2
LAVS, auquel s'ajoutent les allocations (Nussbaumer, op. cit., n° 519). Par
cette référence à la LAVS se trouve ainsi délimité le cercle des bénéficiaires
de cette protection. Il reste que ces dispositions en matière d'assurance
sociale reposent en premier lieu sur le droit du contrat de travail en ce qui
concerne notamment les éléments contractuels, les obligations réciproques des
parties et les dispositions impératives dont il y a lieu ensuite de tirer des
conséquences juridiques en matière d'affiliation ou de prestations
(Meyer-Blaser, Résiliation abusive du contrat de travail, nouvelles règles du
Code des obligations en la matière et incidences de ces dernières dans le
domaine de l'assurance sociale, en particulier sur le maintien de la couverture
d'assurance et le droit aux prestations, in : Droit du travail et droit des
assurances sociales, Questions choisies, Colloque de Lausanne [IRAL] 1994, p.
177).
Contrat synallagmatique, le contrat de travail
impose principalement le versement d'un salaire au regard de l'engagement de
fournir un travail régulier. La conséquence juridique, dans
l'assurance-chômage, est que la créance de salaire est principalement liée à la
fourniture d'un travail. Ainsi, selon la jurisprudence, l'indemnité en cas
d'insolvabilité ne couvre que des créances de salaire qui portent sur un
travail réellement fourni; elle ne peut être octroyée pour des prétentions en
raison d'un congédiement immédiat et injustifié du travailleur, pour des
indemnités de vacances qui n'ont pas été prises ou pour des prétentions émanant
d'un travailleur, empêché de travailler pour cause de maladie et que son
employeur n'a pas assuré (ATF 125 V 494 consid. 3b et les arrêts et références
cités; Nussbaumer, op. cit., n° 519). Cette jurisprudence se fonde sur le texte
même de la loi et sur l'intention clairement exprimée du législateur (Message
du Conseil fédéral précité, p. 613; ATF 125 V 494 consid. 3b, 121 V 379 consid.
2a).
c) La fourniture d'un travail, énoncée comme
condition nécessaire en toutes hypothèses à l'application des art. 51 ss LACI,
ne reflète cependant pas exactement la jurisprudence rendue en la matière. En
effet, est assimilé à cette situation le cas où le travailleur n'a fourni aucun
travail en raison de la demeure de l'employeur au sens de l'art. 324 al. 1 CO.
Dans ce cas, tant que le contrat n'est pas résilié, le travailleur a une
créance de salaire qui peut justifier, le cas échéant, l'octroi de l'indemnité
en cas d'insolvabilité (ATF 111 V 269; SVR 1996 ALV no 59).
Ainsi que cela ressort de la jurisprudence (ATF
125 V 493 consid. 3b, 121 V 379 consid. 2b), le critère de distinction qu'il
faut poser en la matière réside dans la délimitation entre indemnité pour
insolvabilité et indemnité de chômage. Si, durant la période en cause, l'assuré
était apte au placement (art. 15 al. 1 LACI) et s'il pouvait se soumettre aux
prescriptions de contrôle de l'administration (art. 17 LACI), il n'a pas droit
à l'indemnité en cas d'insolvabilité. Il en va ainsi de l'assuré qui a été
licencié avec effet immédiat et sans justes motifs (art. 337c CO) ou de celui
qui a été congédié en temps inopportun (art. 336c CO). Dans ces cas, l'assuré
présente une disponibilité suffisante pour accepter un travail convenable et
pour se soumettre aux prescriptions de contrôle du chômage. Le maintien, en
droit, d'un contrat de travail n'apparaît donc pas comme un critère essentiel
dès lors que, dans le premier cas, le contrat a pris fin en fait et en droit,
alors que, dans le second, les rapports de travail sont maintenus. A la
différence, par exemple, de la situation découlant de la demeure de l'employeur
exposée plus haut, il s'avère ici que la signification d'un congé est déterminante.
3.- Il reste à déterminer les règles applicables
lorsque le travailleur a été libéré de l'obligation de fournir un travail
pendant le délai de résiliation du contrat.
a) Sous réserve du respect du délai de résiliation
légal ou contractuel, un contrat de travail de durée indéterminée peut en
principe être librement résilié par l'une ou l'autre partie (art. 335 CO). La
résiliation entraîne pour le travailleur la fin de l'obligation de travailler,
en règle générale au terme du délai de congé, et pour l'employeur la fin de
l'obligation de payer le salaire. Il arrive cependant que l'employeur libère
immédiatement son employé de l'obligation de travailler. Dans ce cas, le
travailleur n'a ni la possibilité, ni l'obligation de proposer sa prestation à
l'employeur. Renonciation volontaire et inconditionnelle à la prestation du
travailleur jusqu'à l'échéance des relations contractuelles, cette libération
ne correspond ni à une demeure de l'employeur ni à un licenciement immédiat.
Reste que le travailleur libéré de l'obligation de travailler jusqu'à la fin de
son contrat doit se laisser imputer sur son salaire le revenu tiré d'un nouvel
emploi, à moins que l'on puisse déduire des circonstances que les parties ont
voulu exclure l'imputation (ATF 118 II 139).
Sous l'angle de l'aptitude au placement, la
situation du travailleur qui n'a plus à effectuer son travail ne diffère pas
vraiment de celle du travailleur sans emploi qui a été licencié avec effet
immédiat et de manière injustifiée ou de celle du travailleur congédié en temps
inopportun : dans tous ces cas, l'intéressé présente une disponibilité
suffisante pour accepter un travail convenable et pour se soumettre aux
prescriptions de contrôle. Cette situation ne peut, en revanche, être
rapprochée du cas jugé en 1985 où l'employeur en demeure n'avait pas donné son
congé au travailleur et lui avait promis de lui fournir du travail à bref délai
(ATF 111 V 269). Certes, comme dans le cas du travailleur licencié en temps
inopportun, le contrat de travail prend fin seulement à son terme contractuel.
Mais, selon la jurisprudence, le maintien, en droit, d'un rapport de travail
n'est pas un critère déterminant pour juger du droit à l'indemnité de chômage
(ATF 119 V 157 consid. 2a).
Dès lors, à la différence du cas jugé en 1999 où
Considerandi
l'employé était empêché de travailler pour cause de maladie (ATF 125 V 492, en
particulier 497 consid. 4b), le critère de l'aptitude au placement et de la
disponibilité pour se soumettre aux contrôles joue, dans la situation du
travailleur libéré de son obligation de fournir un travail pendant le délai de
résiliation du contrat, un rôle essentiel pour délimiter l'indemnité de chômage
et l'indemnité en cas d'insolvabilité (ATF 125 V 495 consid. 3b, 121 V 381
consid. 2b). En revanche, le critère du travail fourni - ou de l'absence d'une
créance de salaire portant sur un travail réellement fourni - n'apparaît pas
déterminant (cf. ATF 121 V 379 consid. 2a). N'est pas non plus décisif le fait
que les prétentions de salaire ou d'indemnité pour résiliation anticipée des
rapports de travail ne constituent pas une perte de travail à prendre en
considération (art. 11 al. 3 LACI), puisque les prestations de
l'assurance-chômage prévues par la loi doivent être versées en cas de doutes
quant aux droits découlant du contrat de travail (art. 29 al. 1 et 2 LACI; ATF
121.
V 379 consid. 2b).
b) Dans le cas particulier, l'assuré a été
licencié le 23 juillet 1998 pour la fin du mois et dispensé dès cette date de
l'obligation de fournir un travail. Sans emploi dès ce moment, il avait la
disponibilité nécessaire pour être apte au placement selon l'art. 15 al. 1
LACI. Cela suffit pour exclure le droit à l'indemnité d'insolvabilité.
(….)" (cfr. STFA del 28 gennaio 2002 nella causa A., C
164/01)
La nostra
Massima Istanza, in una decisione C 55/03 del 2 settembre 2003, si è confermata
nella propria giurisprudenza e, nel caso di un assicurato che ha offerto al
datore di lavoro la sua disponibilità a continuare l’attività solo dopo la
regolazione delle sue pretese salariali pendenti, ha riconosciuto al ricorrente
il diritto alle indennità per insolvenza solo fino all’ultimo giorno in cui ha
effettivamente lavorato.
In quel
caso l’Alta Corte ha, in particolare, ribadito che:
"
(…)
2.2
Aus dem Gesagten ergibt sich, dass der
Beschwerdeführer in der Tat am 1. März 1999 effektiv seine letzten
Arbeitsleistungen erbracht hat. Er verlangt somit die Auszahlung von
Insolvenzentschädigung für eine Zeitspanne, während welcher er keine Arbeit
verrichtet hat. Rechtsprechungsgemäss besteht aber kein Anspruch auf eine
solche Entschädigung, da diese nur den Lohnanspruch für tatsächlich geleistete
Arbeit abdeckt (BGE 125 V 494 Erw. 3b, 121 V 379 Erw. 2a; Nussbaumer,
Arbeitslosenversicherung, in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR],
Basel, Genf und München 1998, Nr. 492 ff., 495 in fine). Dabei ist nicht
entscheidend, ob das Arbeitsverhältnis rechtlich weiter bestanden hat (BGE 121
V 381 Erw. 3c, 119 V 157 Erw. 2a). Deshalb braucht nicht geprüft zu werden, ob
und gegebenenfalls ab welchem Datum die Anstellung des Versicherten als
aufgelöst zu betrachten ist. Hinzu kommt, dass dem Beschwerdeführer, nachdem er
in der hier streitigen Zeitspanne nicht gearbeitet hat, hiefür auch keine
Lohnforderung zusteht. Solche Sachverhalte werden nicht durch die
Insolvenzentschädigung gedeckt, setzt doch diese Leistungsart eine
Lohnforderung des Versicherten gegenüber dem zahlungsunfähigen Arbeitgeber
voraus (BGE 125 V 497 Erw. 4b). Der Gesetzgeber beabsichtigte mit der
Insolvenzentschädigung keinen Rechtsschutz zu schaffen, der sich auf andere als
Lohnforderungen erstrecken würde. Davon abzuweichen besteht kein Anlass (BGE
125.
V 497 Erw. 3b in fine). Ob dem Beschwerdeführer statt der Insolvenz-
allenfalls Arbeitslosenentschädigung zustände, ist im vorliegenden Verfahren
nicht zu prüfen.
(…)." (cfr. STFA del 2 settembre 2003 nella causa B., C
55/03)
2.4
In una sentenza C 214/04 del
15.
aprile 2005, pubblicata in SVR 2005 ALV Nr. 10, l'Alta Corte ha avuto
occasione di riassumere la sua giurisprudenza ed ha ricordato che l'indennità
di insolvenza copre unicamente pretese salariali che si riferiscono a del
lavoro prestato, e non pretese risultanti dalla disdetta anticipata
(ingiustificata) del rapporto di lavoro. L'esistenza giuridica di un rapporto lavorativo
non rappresenta di per sè un valido criterio per rispondere alla questione a
sapere se sono fondate delle pretese per lavoro prestato. Determinante per
distinguere il diritto alle indennità di insolvenza da quello alle indennità di
disoccupazione, è sapere se la persona assicurata nel periodo in questione era
collocabile e se ha osservato le prescrizioni di controllo. Se ciò è il caso,
non vi è diritto alle indennità di insolvenza.
In particolare il TFA ha
sottolineato che:
"
3.
Nach der Rechtsprechung deckt die
Insolvenzentschädigung nur
Lohnforderungen, die sich auf geleistete Arbeit
beziehen, nicht aber auf Ansprüche bei (ungerechtfertigter) vorzeitiger
Auflösung des
Arbeitsverhältnisses und für noch nicht bezogene
Ferien (BGE 121 V 377, 114 V 60, 111 V 269, 110 V 30).
Der rechtliche Bestand eines Arbeitsverhältnisses
allein ist kein taugliches Kriterium für die Beantwortung der Frage, ob
Ansprüche für geleistete Arbeit im Sinne von Art. 51 ff. AVIG geschuldet sind
(BGE 121 V 381 Erw. 3c, 119 V 157 Erw. 2a; vgl. auch BGE 125 V 495 Erw. 3b; Urs
Burgherr, Die Insolvenzentschädigung, Zahlungsunfähigkeit des Arbeitgebers als
versichertes Risiko, Diss. Zürich 2004, S. 90). Massgebend für die Abgrenzung
des Anspruchs auf Insolvenzentschädigung von demjenigen auf Arbeitslosenentschädigung
ist, ob die versicherte Person in der fraglichen Zeit vermittlungsfähig war
(Art. 15 Abs. 1 AVIG) und die Kontrollvorschriften (Art. 17 AVIG) erfüllen
konnte. Ist dies zu bejahen, so besteht kein Anspruch auf Insolvenzentschädigung.
Wer ungerechtfertigt fristlos entlassen wird und aus diesem Grund nicht mehr
arbeitet, ist grundsätzlich vermittlungsfähig, weshalb sein Leistungsanspruch
nach den für die Arbeitslosenentschädigung
geltenden Voraussetzungen (Art. 8 ff. AVIG) zu
prüfen ist, auch wenn ihm noch Lohnforderungen wegen vorzeitiger Auflösung des
Arbeitsverhältnisses zustehen. In solchen Fällen besteht zwar kein
anrechenbarer Arbeitsausfall im Sinne von Art. 11 Abs. 3 AVIG, wie er für den
Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung vorausgesetzt ist (Art. 8 Abs. 1 lit. b
AVIG); bestehen Zweifel darüber, ob die versicherte Person für die Zeit des Arbeitsausfalls
Lohn- oder Entschädigungsansprüche im Sinne von Art. 11 Abs. 3 AVIG hat, wird
ihm jedoch gemäss Art. 29 AVIG Arbeitslosenentschädigung
ausbezahlt und es gehen die Ansprüche des
Versicherten samt dem gesetzlichen Konkursprivileg im Umfang der ausgerichteten
Taggeldentschädigungen auf die Arbeitslosenkasse über (BGE 121 V 379 Erw. 2b;
ARV 2003 Nr. 28 S. 256 Erw. 2.4.1). Diese Grundsätze gelten auch dann, wenn das
Arbeitsverhältnis zur Unzeit aufgelöst wird (Art. 336c OR) und der Arbeitgeber
nach Art. 324 OR in
Annahmeverzug gerät. In Bezug auf die
Vermittlungsfähigkeit verhält es sich in diesem Fall nicht grundlegend anders
als bei der ungerechtfertigten fristlosen Entlassung des Arbeitnehmers (BGE 125
V 495 Erw. 3b, 121 V 380 Erw. 3). Keine andere Betrachtungsweise hat bei einer
Freistellung während der Kündigungsfrist zu greifen (Urteile A. vom 28. Januar
2002.
[C 164/01], C. vom 13. Januar 2000 [C 167/99]). Im Urteil B. vom 23.
November 2001 (C 143/01) hat das Eidgenössische Versicherungsgericht die
Kündigung des Arbeitsverhältnisses, welches im Zusammenhang mit der wegen der
Zahlungsunfähigkeit des Arbeitgebers vorgenommenen
Schliessung des Geschäftslokals durch den Vermieter erfolgte, einer
Freistellung des Arbeitnehmers gleichgestellt. Dabei hat es erwogen, da die
Kündigung ausgesprochen worden sei, nachdem der Vermieter das Betreten der Geschäftsräumlichkeiten
mit sofortiger Wirkung untersagt habe, sei davon auszugehen, dass der
Arbeitnehmer ab diesem Zeitpunkt freigestellt und damit vermittlungsfähig
gewesen sei und sich den Kontrollvorschriften hätte unterziehen können.
3.2
Dem Tatbestand der Lohnansprüche für geleistete
Arbeit im Sinne von Art. 51 ff. AVIG hat die Rechtsprechung diejenigen Fälle
gleichgestellt, in denen der Arbeitnehmer nur wegen Annahmeverzugs des Arbeitgebers
im Sinne von Art. 324 Abs. 1 OR keine Arbeit mehr leisten konnte (BGE 111 V
269; SVR 1996 ALV Nr. 59 S. 181: vgl. auch BGE 125 V 495 Erw. 3b; Thomas
Nussbaumer,
Arbeitslosenversicherung, in: Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, Rz 519). In BGE 111 V 269
ging es um ein Arbeitsverhältnis, das nicht gekündigt, sondern erst durch den
Konkurs der Arbeitgeberin aufgelöst wurde. Der Arbeitnehmer hatte sich zudem
bei der Arbeitgeberin mehrfach um Arbeitszuweisung bemüht, wurde jedoch mit dem
Versprechen auf Arbeitszuweisung hingehalten. Das Eidgenössische Versicherungsgericht
hat zudem erwogen, weil knapp ein Monat später über die Arbeitgeberfirma der
Konkurs eröffnet worden sei, könne von einer rechtsmissbräuchlichen
Geltendmachung des Anspruchs nicht die Rede sein.
3.3
Der blosse Verzug des Arbeitgebers bewirkt
keine Auflösung des
Arbeitsverhältnisses (SVR 1996 ALV Nr. 59 S. 181
Erw. 3a). Dies gilt auch dann, wenn der Arbeitgeber den Arbeitnehmer wegen
Betriebsstörungen technischer, wirtschaftlicher oder behördlicher Art nicht
beschäftigen kann (Rehbinder/Portmann, Kommentar zum Schweizerischen
Privatrecht [Basler Kommentar], Obligationenrecht I: Art. 1-529 OR, 3. Aufl.,
Basel 2003, N 3 zu Art. 324). In SVR 1996 ALV Nr. 59 S. 181 hat das
Eidgenössische Versicherungsgericht mit Bezug auf ein bisher ungekündigtes
Arbeitsverhältnis hinsichtlich des Ausgangspunktes für die Berechnung der
letzten Monate des
Arbeitsverhältnisses, welche im Sinne von Art. 52
Abs. 1 AVIG für die
Anspruchsdauer der Insolvenzentschädigung
massgebend sind, nicht auf den Zeitpunkt abgestellt, als die Belegschaft die
Arbeit nach den Betriebsferien wegen einer konkursamtlich angeordneten
Betriebsschliessung nicht wieder aufnehmen konnte, sondern auf denjenigen der
Gewährung der Nachlassstundung.
Entscheidendes Kriterium für die Abgrenzung
zwischen dem Anspruch auf Insolvenzentschädigung und jenem auf
Arbeitslosenentschädigung war die Gültigkeit des Arbeitsvertrages."
Nel
caso che é stato chiamato a giudicare il TFA ha stabilito che l'assicurato,
licenziato il 26 settembre 2002 per il 31 dicembre 2002 aveva diritto
all'indennità per insolvenza, sulla base delle seguenti argomentazioni:
"
5.
Der Beschwerdegegner stand seit der von der
Arbeitgeberin am 26. September 2002 auf den 31. Dezember 2002 ausgesprochenen
Vertragsauflösung in einem (gekündigten) Arbeitsverhältnis. Wie die Vorinstanz
zu Recht erkannt hat, ist dieses in der Folge bis zur Konkurseröffnung weder
seitens der Arbeitgeberin durch Freistellung des Arbeitnehmers noch vom
Beschwerdegegner durch fristlose Auflösung im Sinne von Art. 337a OR vorzeitig
beendet worden. Als
Kündigungsgrund nannte die Arbeitgeberin Dimensionierungsmassnahmen
in diversen Betriebsbereichen. Aus dem Umstand, dass sie dem Beschwerdegegner riet,
sich bereits während der laufenden Kündigungsfrist beim RAV zur Standortbestimmung
und Stellenvermittlung zu melden, kann nicht geschlossen werden, dieser sei
damit von der Arbeitsleistung freigestellt worden.
Vielmehr ist dieser Hinweis im Zusammenhang mit
der damals angespannten Arbeitsmarktlage für Piloten zu sehen, welche sich schon
früh um eine neue Stelle bemühen sollten, um nach Ablauf des
Vertragsverhältnisses möglichst nicht ohne Arbeit dazustehen.
5.2
Kommt ein Arbeitnehmer seiner Arbeitspflicht
nicht nach und liegen keine anerkannten Verhinderungsgründe vor, so gerät er
wegen Nichterfüllung des Vertrages in Verzug (Art. 102 ff. OR). Der Arbeitgeber
kann in diesem Fall für die Dauer der fehlenden Arbeitsleistung den Lohn
verweigern (Art. 82 OR).
Kann der Arbeitnehmer die Arbeit infolge
Verschuldens des Arbeitgebers nicht leisten oder kommt Letzterer aus anderen
Gründen mit der Annahme der Arbeitsleistung in Verzug, so bleibt er gemäss Art.
324.
Abs. 1 OR zur Entrichtung des Lohnes verpflichtet, ohne dass der
Arbeitnehmer zur Nachleistung verpflichtet ist. Arbeitgeberverzug liegt
grundsätzlich erst vor, wenn der Arbeitnehmer die Arbeit eindeutig angeboten
hat (BGE 115 V 444
Erw. 5a). Der in Art. 324 OR geregelte
Annahmeverzug ist ein besonderer Fall des Gläubigerverzugs nach Art. 95 OG. Er
geht den allgemeinen Bestimmungen des OR vor, berechtigt also nicht zu einem
verzugsrechtlichen Vertragsrücktritt, weil dem Arbeitnehmer durch die
Spezialbestimmung der Lohnanspruch gewahrt und auch eine ordentliche Kündigung
unbenommen bleibt.
Gegebenenfalls steht ihm selbst die Befugnis zur
fristlosen Auflösung des Arbeitsvertrages zu (BGE 116 II 143 Erw. 5b). Der
Arbeitnehmer muss jedoch seine Arbeitsleistung anbieten, ausser er sei vom
Arbeitgeber bis zum Ablauf der Kündigungsfrist freigestellt worden. Verzichtet
der Arbeitgeber - wie bei der Freistellung - ausdrücklich auf die
Arbeitsleistung des Arbeitnehmers, muss dieser seine Leistung nicht mehr
anbieten (BGE 118 II 140 Erw. 1a). In diesem Fall ist er nach der
Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungsgerichts aus arbeitslosenversicherungsrechtlicher
Sicht
grundsätzlich vermittlungsfähig und hat sich den
Kontrollvorschriften zu unterziehen (Urteil A. vom 28. Januar 2002, C 164/01).
Mit Schreiben vom 7. Oktober 2002 hat der Beschwerdegegner seine
Arbeitsleistung bis 31. Dezember 2002 ausdrücklich angeboten. Die Arbeitgeberin
hat darauf jedoch nicht reagiert und geriet damit in Annahmeverzug.
Freigestellt wurde der Beschwerdegegner damit aber nicht. Davon geht auch das
seco aus, hat es doch den Leistungsanspruch zumindest bis 8. November 2002
anerkannt.
5.3
Wird der Arbeitgeber zahlungsunfähig, so kann
der Arbeitnehmer gemäss Art. 337a OR das Arbeitsverhältnis fristlos auflösen,
sofern ihm für seine Forderungen aus dem Arbeitsverhältnis nicht innert
angemessener Frist Sicherheit geleistet wird. Wie das seco zu Recht festhält,
ist er dazu nicht verpflichtet, und es existiert im
Arbeitslosenversicherungsgesetz auch keine Sanktion für eine nicht bestehende
Pflicht. Das Beschwerde führende Bundesamt hält indessen dafür, angesichts der
desolaten und ausser Kontrolle geratenen Zustände der Fluggesellschaft
A.________ AG wäre eine fristlose Auflösung des Arbeitsverhältnisses vernünftig
und unter dem Aspekt der Schadenminderungspflicht geboten gewesen. Dem
Arbeitnehmer steht mit der obigen Bestimmung die Möglichkeit offen zu
verhindern, dass er dem Arbeitgeber auf unbestimmte Zeit Kredit gewährt und das
Risiko trägt, die Gegenleistung nicht zu erhalten (BGE 120 II 212 Erw. 6a). Es
kann von ihm jedoch nicht unter dem Titel der Schadenminderungspflicht (BGE 129
V 463 Erw. 4.2, 123 V 233 Erw. 3c mit Hinweisen) verlangt werden, diesen
Schritt zu
machen. Ob der Schaden der
Arbeitslosenversicherung damit überhaupt gemindert würde, ist fraglich. Zwar
ist die Arbeitslosenentschädigung (Taggelder gemäss Art. 22 AVIG) tiefer als
die Insolvenzentschädigung, doch entstehen der Verwaltung aus der
Vermittlungstätigkeit ebenfalls Kosten. Können Lohnansprüche während der Dauer
des Arbeitsverhältnisses nicht erhältlich gemacht werden, bedeutet dies zudem
noch nicht, dass dies auch im
Konkursverfahren der Fall sein wird. Weder
Arbeitslosenversicherung noch Arbeitnehmer vermögen in der Regel die
wirtschaftliche Lage und die Sanierungsmöglichkeiten einer sich in finanziellen
Schwierigkeiten befindenden Gesellschaft zuverlässig zu beurteilen, zumal wenn
die Arbeitgeberin mit dem Hinweis auf Redimensionierungsbemühungen die Lage als
weniger dramatisch erscheinen lässt, als sie in Wirklichkeit ist. Es ist für einen
Versicherten in einer solchen Situation daher äusserst schwierig zu
beurteilen, ab wann er sich der
Arbeitslosenversicherung zur Verfügung zu stellen hat, ohne selber Nachteile zu
gewärtigen.
Um zu verhindern, dass der Arbeitnehmer beliebig
lange ohne Lohn beim bisherigen Arbeitgeber bleibt, hat der Gesetzgeber in Art.
52.
Abs. 1 AVIG eine zeitliche Limite für die Bezugsdauer der
Insolvenzentschädigung gesetzt.
Spätestens nach vier Monaten ohne Lohn ist es dem
Arbeitnehmer demnach aus arbeitslosenversicherungsrechtlicher Sicht nicht mehr
zumutbar, beim insolventen Arbeitgeber zu verbleiben. Dem Schutzzweck der Insolvenzentschädigung
entsprechend sollen nicht Unternehmensrisiken abgedeckt, sondern soziale Härten
der Arbeitnehmer vermieden werden (Urs Burgherr, a.a.O., S. 120). Am 7. Oktober
2002.
forderte der Beschwerdegegner die Arbeitgeberin auf, den Septemberlohn
sowie die ausstehenden Spesenentschädigungen zu überweisen, und am 17. Oktober
2002.
ersuchte er sie, für die künftigen Lohnansprüche Sicherheit zu leisten.
Wenn er - nachdem er darauf keine Antwort erhalten hatte - nicht sofort im
Sinne von Art. 337a OR vorging, kann ihm dies
arbeitslosenversicherungsrechtlich nicht zum Nachteil
gereichen.
5.4
Dauert der Annahmeverzug an, und kann der
Arbeitnehmer in guten Treuen nicht mehr mit einer Arbeitszuweisung rechnen,
kann man sich fragen, ob das Geltendmachen von Insolvenzentschädigung ab jenem
Zeitpunkt als rechtsmissbräuchlich im Sinne von Art. 2 Abs. 2 ZGB zu betrachten
ist (vgl. Urs Burgherr, a.a.O., S. 94). In BGE 111 V 271 Erw. 3 hat das
Eidgenössische Versicherungsgericht einen knappen Monat nicht als
rechtsmissbräuchliche Geltendmachung des Anspruchs auf Insolvenzentschädigung
betrachtet. In SVR
1996.
ALV Nr. 59 S. 181 lag zwischen der
konkursamtlichen Siegelung des Betriebes und der Nachlassstundung ebenfalls
weniger als ein Monat. Als der Beschwerdegegner die Kündigung erhielt, war der
Lohn für den Monat September ausstehend. Dieser Zeitpunkt kann indessen nicht
ausschlaggebend sein, sondern allenfalls jener, als alle oder die meisten
Arbeitnehmer im Besitze
des Kündigungsschreibens waren und daraus
geschlossen werden konnte, dass die wirtschaftliche Lage der Arbeitgeberin
hoffnungslos war. Davon geht auch das Beschwerde führende Bundesamt aus. Das
seco hält in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde selber fest, viele
Arbeitnehmende hätten sich schon Anfang Oktober auf dem RAV gemeldet, nachdem
sie auf die Möglichkeit des Anmeldens bei der Arbeitslosenversicherung
aufmerksam gemacht worden
seien. Ein Anspruch auf Insolvenzentschädigung
sei zu jenem Zeitpunkt jedoch verneint worden, weil noch gar kein auslösendes
Ereignis eingetreten sei.
Spätestens Ende Oktober sei dann aber allen
Mitarbeitenden klar gewesen, dass sie nicht mehr für die Fluggesellschaft
A.________ AG würden arbeiten können.
Der Stichtag des 8. November 2002 sei gewählt
worden, weil aufgrund der Akten feststehe, dass bis dann sämtliche Angestellten
im Besitze des Kündigungsschreibens gewesen seien. Ab diesem Zeitpunkt seien
keine Arbeitsleistungen mehr erfolgt. Im von der Arbeitslosenkasse und dem seco
als massgebend bezeichneten 8. November 2002 waren die Monatslöhne September
und Oktober ausstehend. Die Konkurseröffnung fand kurz darauf am 26. November 2002
statt, weshalb auch hier nicht von einer rechtsmissbräuchlichen Geltendmachung
der Insolvenzentschädigung auszugehen ist.
6.
Die Vorinstanz hat in Erwägung 3 ausgeführt,
streitig sei der Anspruch auf Insolvenzentschädigung für die Zeit vom 9. bis
26.
November 2002.
Dispositivo
Dispositivmässig hat sie den angefochtenen
Einspracheentscheid in Gutheissung der Verwaltungsgerichtsbeschwerde mit der
Feststellung aufgehoben, dass der Versicherte für die Zeit bis 26. November
2002 Anspruch auf Insolvenzentschädigung habe. Für den Beschwerdegegner
bedeutet dies, dass er von diesem Zeitpunkt an rückwärts gerechnet Anspruch auf
Insolvenzentschädigung während vier Monaten hat. Nachdem er erstmals für den Monat
September 2002 den Lohn nicht erhielt, hat er rückwärts gerechnet für die ganze
Dauer des Lohnausstandes bis zum 26. November 2002 Anspruch auf
Insolvenzentschädigung."
2.5. In una Direttiva intitolata ”Criterio
determinante di delimitazione tra l'IDI e l'ID”, pubblicata in Prassi ML/AD
2004/1, il Segretariato di Stato dell'economia (SECO), quale
autorità di sorveglianza che deve adoperarsi per garantire un'applicazione
uniforme del diritto ed impartire le istruzioni generali (cfr. art. 110 LADI;
STFA dell’8 aprile 2004 nella causa H., C 340/00, consid. 4; STFA del 10 marzo
2003 nella causa C., C 176/00, consid. 3; STFA dell'8 agosto 2001 nella causa
K., C 260/99, consid. 6b e DTF 127 V 57, consid. 3a pag. 61), ha richiamato la
giurisprudenza federale in materia e ha osservato che:
" Principio
1. L'IDI ha lo
scopo di coprire i crediti salariali che i lavoratori hanno nei confronti del
loro datore di lavoro per un'attività lavorativa effettivamente svolta, mentre
l'ID copre le perdite di salario dovute alla perdita del lavoro. In linea di
massima l'IDI interviene soltanto quando si tratta di pretese salariali in
seguito a un lavoro effettuato.
2. È considerato
come criterio determinante per delimitare l'IDI dall'ID il fatto che la persona
assicurata si sia messa a disposizione del Servizio di collocamento durante il
periodo in questione e che essa abbia potuto soddisfare le prescrizioni di
controllo. L'assicurato ha diritto all'ID se resta disoccupato, effettivamente
o giuridicamente, in seguito a un licenziamento con effetto immediato o a una
disdetta in tempo inopportuno: ciò significa che egli si annuncia al Servizio
di collocamento e che è in grado di soddisfare le prescrizioni di controllo. Se
sussistono dubbi giustificati in merito al fatto di sapere se l'assicurato ha
diritto, durante il periodo in cui è disoccupato, al versamento, da parte del
suo ultimo datore di lavoro, del salario relativo al termine di disdetta o di
un risarcimento a causa dello scioglimento del rapporto di lavoro con effetto
immediato oppure se tali pretese possono essere soddisfatte, occorre versargli
l'indennità di disoccupazione secondo l'articolo 29 capoverso 1 LADI. In tal
modo le pretese della persona assicurata, compreso il privilegio legale,
passano alla cassa.
3. Di
conseguenza, se l'assicurato non ha effettuato alcun lavoro, l'IDI non copre le
pretese derivanti da un licenziamento con effetto immediato del lavoratore né
quelle dovute allo scioglimento del rapporto di lavoro in tempo inopportuno. A
tale proposito non è affatto importante sapere chi ha sciolto il rapporto di
lavoro. Inoltre è indifferente se lo scioglimento del rapporto di lavoro è
giustificato o ingiustificato, se ha effetto immediato, se il termine di
disdetta è stato rispettato o meno, oppure se la persona assicurata è stata
esonerata dal prestare lavoro.
Eccezioni
1. In deroga al
principio secondo cui l'IDI interviene soltanto se l'assicurato ha effettuato
un lavoro, i periodi durante i quali l'assicurato è stato impedito di lavorare
senza colpa propria per motivi inerenti alla sua persona (p. es. malattia,
infortunio, servizio militare, cfr. art. 324 CO) o durante i quali ha preso
vacanze sono equiparati ai periodi di lavoro effettivo e vengono pertanto
indennizzati mediante l'IDI. La condizione è tuttavia che il datore di lavoro sia soggetto all'obbligo di
versare il salario e che la persona assicurata non percepisca altre
compensazioni legali o contrattuali del salario durante il periodo in
questione.
2. Basandosi sul
principio che l'IDI copre unicamente crediti salariali inerenti a un lavoro
effettuato, la giurisprudenza ha inoltre inserito in questa categoria i casi
nei quali il lavoratore non ha più potuto prestare il proprio lavoro unicamente
a causa del fatto che il datore di lavoro è in mora nell'accettazione dello
stesso (art. 324 cpv. 1 CO).
Se
ad esempio è assodato che il rapporto di lavoro non è stato sciolto, che il
lavoratore ha chiesto al datore di lavoro di dargli lavoro e che quest'ultimo
l'ha trattenuto con promesse di lavoro, le perdite di lavoro dell'assicurato
che sono imputabili alla mora del datore di lavoro sono equiparabili a un
lavoro fornito e vanno risarcite mediante l'IDI.
Queste due eccezioni al principio enunciato sono giustificate dal
fatto che le persone assicurate in tali casi sono ancora vincolate da un
rapporto di lavoro: ciò significa che esse non sono disoccupate né
giuridicamente né di fatto, per cui non sono neanche idonee al collocamento.
Esempi
- Un'impiegata
è stata licenziata con effetto immediato. Essendo giuridicamente ed
effettivamente disoccupata, essa si è annunciata all'ufficio di collocamento:
occorre pertanto esaminare se essa adempie le condizioni che danno diritto alle
prestazioni dell'AD, anche se ha ancora diritto a un'indennità a causa dello
scioglimento anticipato del rapporto di lavoro. Lo stesso vale anche quando il
rapporto di lavoro è disdetto in tempo inopportuno (art. 336c CO) e il datore
di lavoro viene a trovarsi in mora nell'accettazione del lavoro. La persona
assicurata non ha diritto all'IDI per il periodo durante il quale non ha
lavorato, vale a dire per il periodo successivo allo scioglimento del suo
contratto di lavoro. Dal punto di vista dell'idoneità al collocamento, questo
caso non differisce sostanzialmente da un caso di licenziamento con effetto
immediato.
Di
conseguenza l'IDI non copre il diritto al salario relativo al termine di
disdetta o eventuali pretese di risarcimento a causa della disdetta con effetto
immediato. La persona assicurata ha invece diritto all'ID secondo l'articolo 29
capoverso 1 LADI nella misura in cui si annuncia al Servizio di collocamento,
adempie le prescrizioni di controllo e gli altri presupposti da cui dipende il
diritto all'indennità.
- Un
lavoratore che, dopo la dichiarazione del fallimento, è stato costretto ad
abbandonare il lavoro a causa dello scioglimento anticipato del rapporto di
lavoro e che, in seguito alla mora del suo datore di lavoro, ha diritto al
salario relativo al termine di disdetta è in linea di massima idoneo al
collocamento. Il periodo durante il quale egli ha diritto a tale salario non è
coperto dall'IDI. La persona assicurata ha invece diritto all'ID secondo
l'articolo 29 capoverso 1 LADI nella misura in cui si annuncia al Servizio di
collocamento e adempie gli altri presupposti da cui dipende il diritto
all'indennità.
- Un'impiegata
liberata dagli obblighi contrattuali nell'ambito di una disdetta in tempo
inopportuno è in linea di massima idonea al collocamento. Il periodo
corrispondente al termine di disdetta non può essere coperto dall'IDI. La
persona assicurata ha invece diritto all'ID secondo l'articolo 29 capoverso 1
LADI nella misura in cui il salario relativo al termine di disdetta non le è
stato risarcito, se essa si annuncia al Servizio di collocamento e adempie gli
altri presupposti da cui dipende il diritto all'indennità.
- L'impiegato
non è stato licenziato ma, in seguito al fallimento del suo datore di lavoro,
il suo contratto di lavoro è stato rescisso dall'amministrazione del
fallimento. Prima dello scioglimento del suo contratto e fino alla
dichiarazione di fallimento, egli aveva chiesto a più riprese al suo datore di
lavoro di dargli lavoro e non aveva più potuto lavorare soltanto a causa della
mora del datore di lavoro. Inoltre l'impiegato è stato trattenuto con promesse
di lavoro dal datore di lavoro. Pertanto egli, fino al momento del fallimento,
era ancora vincolato da un rapporto di lavoro, per cui non era disoccupato ai
sensi dell'articolo 10 capoversi 1 e 2 LADI e quindi neanche idoneo al
collocamento. Di conseguenza egli non ha diritto all'ID per il periodo che
precede il fallimento, mentre il diritto all'IDI gli verrà riconosciuto
eccezionalmente per il lavoro che non ha effettuato prima dello scioglimento
del suo rapporto di lavoro.
(…)." (cfr. Prassi ML/AD 2004/1, Foglio
10/1, 10/2 e 10/3)
2.6. Nella
presente fattispecie risulta dagli atti dell'incarto che l'assicurata è stata
licenziata per il 30 settembre 2006 (cfr. doc. D) e che ha immediatamente
contestato il termine di disdetta, chiedendo al datore di lavoro di poter
lavorare fino al 31 ottobre 2006 (cfr. Doc. E).
Il 4
ottobre 2006 l'assicurata si è presentata sul posto di lavoro ma è stata
rispedita a casa (cfr. Doc. F e Doc. H).
In simili
condizioni, visto che il datore di lavoro ha rifiutato l'offerta
dell'assicurata di proseguire la sua attività fino al 31 ottobre 2006, secondo
la giurisprudenza federale citata (cfr. le sentenze esposte al consid. 2.3 e
2.4 in particolare la STFA C 164/01 del 28 gennaio 2002 e la sentenza
pubblicata in SVR 2005 ALV Nr. 10, consid. 5.2) e la Direttiva della SECO
riprodotta al consid. 2.5, la ricorrente è idonea al
collocamento (cfr. STFA C 164/01 del 28 gennaio 2002: "Sans emploi dès ce
moment, il avait la disponibilité nécessaire pour être apte au placement selon
l'art. 15 al. 1 LACI. Cela suffit pour exclure le droit à l'indemnité
d'insolvabilité.").
Da
quel momento RI 1 non ha pertanto più diritto all'indennità per insolvenza
(cfr. STCA 38.2006.80 del 7 febbraio 2007).
Diversa è invece la
situazione per la quota parte della tredicesima e per i tre giorni lavorati
dall'assicurata nel corso del mese di ottobre 2006.
Per quei periodi
l'indennità per insolvenza va riconosciuta, come del resto ammesso dalla Cassa
nella risposta di causa (cfr. consid. 1.3).
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso
è parzialmente accolto.
§ Di
conseguenza la decisione su opposizione del 3 agosto 2007 è modificata nel
senso che l'assicurata ha diritto all'indennità per insolvenza per complessivi
fr. 1'641.40.
2. Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
La Cassa CO
1 verserà alla ricorrente l'importo di fr. 800.-- a titolo di ripetibili (IVA
inclusa).
3. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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