38.2008.20
Ass.in AD al 100% e preced.occupato al 39.88%.A torto la cassa ha chiesto il rimborso di parte degli assegni di base versati con le ID. Ex art. 21 Reg.LAF l'importo dell'AB dipende esclus.dal grado di
7 agosto 2008Italiano30 min
Source ti.ch
AIUTO
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Numero d'incarto:
38.2008.20
Data decisione, Autorità:
07.08.2008, TCA
Titolo:
Ass.in AD al 100% e preced.occupato al 39.88%.A torto la cassa ha chiesto il rimborso di parte degli assegni di base versati con le ID. Ex art. 21 Reg.LAF l'importo dell'AB dipende esclus.dal grado di iscriz.in AD.Non presenta lacune,né è contrario alla LADI o alla Cost. In casu diritto ad AB interi
ASSEGNO DI BASE
INDENNITÀ
art. 22 LADI
art. 9 LAF-TI
art. 16 LAF-TI
art. 17 LAF-TI
art. 34 OADI
art. 18segg REGLAF-TI
art. 21 REGLAF-TI
art. 21v cpv. 2 REGLAF-TI
Raccomandata
Incarto n.
38.2008.20
rs
Lugano
7 agosto 2008
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il Tribunale cantonale delle
assicurazioni
composto dei
giudici:
Daniele Cattaneo, presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattore:
Raffaella Sartoris
Vacchini, vicecancelliera
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 23 aprile 2008 di
RI 1
contro
la decisione su opposizione del 25 marzo
2008 emanata da
Cassa CO 1
in materia di assicurazione contro la
disoccupazione
ritenuto, in
fatto
1.1. Con
decisione su opposizione del 25 marzo 2008 la Cassa CO 1 (in seguito: la Cassa)
ha confermato la precedente decisione del 25 febbraio 2008 con cui a RI 1 è
stata chiesta la restituzione dell’importo di fr. 375.85 corrispondente alla
parte di assegni familiari di base percepiti indebitamente nel periodo dal 24
ottobre 2007 al 31 gennaio 2008 (cfr. doc. A, 12).
La
richiesta di rimborso è stata motivata dal fatto che, siccome l’assicurato,
prima dell’annuncio al collocamento, aveva svolto un’attività lavorativa
dipendente con un grado di occupazione del 39.88%, l’assegno di base doveva
essergli erogato, unitamente alle indennità di disoccupazione, in questa stessa
percentuale e non del 100%, come invece accaduto.
E’ stato,
inoltre, precisato che la somma di fr. 375.85 è stata direttamente compensata
con le indennità di disoccupazione del mese di febbraio 2008 (cfr. doc. A, 12).
1.2. Contro la decisione
su opposizione l’assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, nel quale
ha chiesto che gli siano riconosciuti integralmente gli assegni familiari e gli
venga, dunque, rimborsata la quota compensata.
A
sostegno della propria pretesa ricorsuale l’assicurato ha addotto di aver
sottoscritto al momento dell’iscrizione in disoccupazione, indipendentemente
dal fatto che presso l’ultimo datore di lavoro la sua percentuale di
occupazione era del 39.88%, una disponibilità al collocamento del 100%. Egli ha
precisato di ritenere errato e senza riscontro oggettivo il provvedimento della
Cassa che ha modificato la sua decisone iniziale di attribuzione di un assegno
familiare al 100% per suo figlio __________, rapportandone l’importo alla
percentuale occupazionale presso l’ultimo impiego. L’insorgente ha rilevato
che, avendo dato una disponibilità al collocamento del 100%, è giusto che gli
venga riconosciuto il diritto integrale agli assegni familiari fondato
sull’attuale disponibilità lavorativa e non calcolato in base a una situazione
passata. Al riguardo egli ha menzionato l’art. 17 LAF secondo cui l’importo
dell’assegno è rapportato al grado di occupazione del genitore titolare del
diritto (cfr. doc. I).
1.3. La Cassa, in
risposta, ha chiesto la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si
dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
in
diritto
2.1. Il TCA è
chiamato a stabilire se l’ammontare dell’assegno di base spettante a RI 1, quale
supplemento all’indennità di disoccupazione, per il periodo dal 24 ottobre 2007
al 31 gennaio 2008, debba essere rapportato al grado di occupazione precedente
alla disoccupazione (media del 39.88%; cfr. doc. A; I; 7, 8), come stabilito
dalla Cassa, oppure debba corrispondere al grado di disponibilità lavorativa
dichiarato al momento dell’annuncio al collocamento (100%; cfr. doc. 2), come
preteso dall’assicurato.
2.2. L’art. 22
cpv. 1 LADI relativo all’importo dell’indennità giornaliera prevede che:
"
L’indennità giornaliera intera ammonta all’80
per cento del guadagno assicurato. L’assicurato riceve inoltre un supplemento
corrispondente agli assegni legali per i figli e per la loro formazione,
convertiti in un importo giornaliero, ai quali avrebbe diritto se si trovasse
in un rapporto di lavoro. Il supplemento è pagato soltanto se durante la
disoccupazione non sono versati gli assegni per i figli.”
Secondo
l’art. 34 OADI, afferente al supplemento corrispondente agli assegni legali per
Fatti
i figli e la formazione :
"
Il supplemento corrispondente agli assegni
legali per i figli e la formazione è calcolato secondo la legge disciplinante
Considerandi
gli assegni familiari del Cantone dove risiede l’assicurato. Per il resto, è
applicabile l’articolo 76 del Regolamento (CEE) n. 574/72. (cpv. 1)
La Segreteria di Stato
dell’economia (SECO) comunica annualmente agli organi d’esecuzione, d’intesa
con l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali, le aliquote e i principali
presupposti del diritto agli assegni. (cpv. 2)”
Dai
Dispositivo
dispositivi appena menzionati risulta che la LADI contempla il diritto agli
assegni familiari per i figli e per la loro formazione anche nei periodi di
disoccupazione (cfr. DTF 124 V 137 consid. 3).
La
Circolare concernente l’indennità di disoccupazione (Circolare ID) emessa dalla
SECO nel gennaio 2007 ai p.ti C80-C84 enuncia che:
“C80 L’assicurato
riceve un supplemento corrispondente agli assegni legali per i figli e la
formazione, convertiti in un importo giornaliero, a cui avrebbe diritto se
fosse vincolato da un rapporto di lavoro. Il supplemento è accordato solo se,
durante il periodo di disoccupazione, gli assegni per i figli e la formazione
non vengono versati all’assicurato né all’altro genitore.
C81 Il
diritto al supplemento sorge il primo giorno del mese in cui nasce il figlio e
si estingue l’ultimo giorno del mese in cui il figlio raggiunge il limite di
età, conclude la sua formazione o muore.
C82 Il
supplemento è calcolato secondo la legge che disciplina gli assegni familiari
nel Cantone dove risiede l’assicurato, indipendentemente dal fatto che
l’assicurato abbia subito una perdita di lavoro totale o parziale. Gli importi
cantonali sono applicabili solo se fissati in un atto legislativo. Gli importi
indicati nelle direttive o nelle circolari dei servizi cantonali non sono vincolanti
per l’AD.
La
cassa può informarsi in merito agli importi cantonali consultando il documento
riassuntivo concernente la regolamentazione cantonale sugli assegni familiari
pubblicato dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (disponibile in
francese e in tedesco al seguente indirizzo:
C83 L’assicurato
ha diritto al supplemento per ogni giorno in cui adempie i presupposi che danno
diritto all’indennità durante un periodo di controllo, quindi anche per i
giorni di sospensione e di attesa.
In
caso di incapacità lavorativa per malattia, egli non ha più diritto al
supplemento dopo il 30esimo giorno dall’inizio dell’incapacità o dopo aver
esaurito le 44 indennità giornaliere conformemente all’articolo 28 capoverso 1
LADI. Se ha diritto all’indennità giornaliera secondo l’articolo 28 capoverso 4
LADI, l’assicurato ha diritto agli assegni interi per i figli e la formazione.
C84 Se,
durante un periodo di controllo, l’assicurato consegue un guadagno intermedio,
egli ha diritto alla differenza tra gli assegni per i figli e per la formazione
versati dal datore di lavoro e gli assegni a cui ha diritto in virtù del
diritto del suo cantone di domicilio. La cassa informa l’assicurato in merito
al suo diritto al versamento degli assegni da parte del datore di lavoro.
Spetta all’assicurato fare valere il proprio diritto.
(…)”
Le direttive
amministrative non costituiscono norme giuridiche e non sono vincolanti per il
giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STFA del 25 gennaio 2007 nella causa
H, C 124/06 ). Quest’ultimo deve tenerne conto per prendere la sua decisione
nella misura in cui queste ultime permettono un’interpretazione delle
disposizioni legali applicabili giustificata nel caso di specie (cfr. DTF 132
V125 consid.4.4; DTF 132 V 203 consid. 5.1.2;DTF 131 V 286
consid. 5.1.; DTF 131 V 45 consid. 2.3; DTF 130 V 229 consid. 2.1.; DTF 127 V
57 consid. 3a; STFA del 22 agosto 2000 nella causa C.-G., I 102/00, DTF
125 V 377, consid. 1c, pag. 379 e riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d,
pag. 252, ALV Nr. 86 consid. 2c, pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268
= DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).
Il giudice deve invece
scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali in esame (cfr.
DTF 130 V 229 consid. 2.1.; STFA dell'8 maggio 2001 nella causa Z., H 183/00;
DTF 126 V 68 consid. 4b; DTF 125 V 379 consid. 1c e sentenze ivi citate; SVR
1997 ALV Nr. 86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997 ALV Nr. 88, consid. 3c, pag.
267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127, SVR 1997 ALV Nr. 98, consid.
4a, pag. 300; DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V 65 consid.
5a; RCC 1992 pag. 514, RCC 1992 pag. 220 consid. 16; DLA 1992 N. 5, consid. 3b,
pag. 91; DTF 117 V 284 consid. 4c, DTF 116 V 19 consid. 3c, DTF 114 V 16
consid. 1, DTF 112 V 233 consid. 2a, DTF 110 V 267 consid. 1a, DTF 109 V 4
consid. 3a; vedi inoltre Bois, "Procédures
applicables aux requérants d'asile" in RSJ 1988 pag. 77ss; Duc-Greber:
"La portée de l'art. 4 de la Constitution fédérale en droit de la sécurité
sociale" in RDS 1992 II pag. 527; Cattaneo, "Les mesures préventives
et de réadaptation de l'assurance-chômage", Ed. Helbing &
Lichtenhahn, Basilea e Francoforte sul Meno 1992, pag. 296-297).
Secondo la giurisprudenza,
infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una
pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze
(DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).
2.3. Ai sensi
dell’art. 9 della Legge sugli assegni di famiglia del Cantone Ticino dell’11
giugno1996 (la cui prima revisione è entrata in vigore, in relazione agli
assegni di base e di formazione, il 1° gennaio 2003, rispettivamente, per
quanto riguarda le norme concernenti gli assegni integrativi e di prima infanzia,
il 1° febbraio 2003) attinente al capitolo sull’assegno di base:
"
Il genitore che diviene disoccupato e che
beneficia dell’indennità di disoccupazione prevista dalla legislazione federale
sull’assicurazione contro la disoccupazione riceve l’assegno in aggiunta
all’indennità di disoccupazione. (cpv. 1)
Se l’assicurazione contro
la disoccupazione versa delle indennità per lavoro ridotto, l’assegno viene
interamente corrisposto, indipendentemente dalla possibilità per il titolare
del diritto di esercitare l’attività lavorativa durante l’intero mese. (cpv. 2)
L’assegno è a carico
dell’assicurazione federale contro la disoccupazione ed è versato dalla
competente Cassa di assicurazione contro la disoccupazione. (cpv. 3)”
L’art. 16
cpv. 1 LAF sancisce che l’importo dell’assegno intero è di fr. 183.-- mensili,
ritenuto che al massimo vengono riconosciute 12 mensilità.
Dal 1°
gennaio 2008 l’assegno di base ammonta a fr. 200.- al mese (cfr. nuovo art. 16
cpv. 1 LAF; BU 6/2008 del 15 febbraio 2008 pag. 112 segg.), mentre l’assegno
per giovani in formazione a fr. 250.- mensili (cfr. nuovo art. 22 cpv. 4 LAF;
BU 6/2008 del 15 febbraio 2008 pag. 112 segg.).
Ex art.
17 cpv. 1 LAF l’importo dell’assegno è rapportato al grado di disoccupazione
del genitore titolare del diritto.
L’art. 21
Reg.LAF prevede, poi, che:
"
Se uno dei genitori percepisce un’indennità di
disoccupazione, per determinare l’importo dell’assegno è rilevante il suo grado
di iscrizione al collocamento. L’importo totale dell’assegno non può, in ogni
caso, superare la somma dei gradi di occupazione effettiva dei due genitori,
ritenuto al massimo un assegno intero”
2.4. Nel caso
concreto la Cassa, dopo aver inizialmente accordato all’assicurato, iscrittosi
in disoccupazione il 24 ottobre 2007 (cfr. doc. 2), un assegno di base intero
per il figlio __________ (1.7.2002) in aggiunta alle indennità di disoccupazione,
ha modificato la sua decisione riducendo l’importo dell’assegno familiare in
base alla percentuale del 39.88% corrispondente al suo grado di occupazione
prima dell’annuncio al collocamento (cfr. doc. 12, A).
La Cassa
ha proceduto in tal senso facendo riferimento alle indicazioni ricevute, su sua
richiesta (cfr. doc. 18), dalla SECO relativamente a un’altra fattispecie
(percentuale lavorativa dell’ultima attività svolta: 42.69%; iscrizione in
disoccupazione al 100%) analoga a quella in esame.
In particolare
dallo scritto del 9 gennaio 2007 della SECO si evince che:
"
(…) dopo aver lavorato a tempo parziale
(42.69%), si è iscritta in disoccupazione dichiarandosi disposta a lavorare a
tempo pieno. L’assicurata considera quindi di aver diritto agli assegni
familiari in considerazione della sua disponibilità e non in relazione al suo
rapporto di lavoro totale o parziale.
Secondo la Circolare ID 2007,
c. marg. C82, l’ammontare del supplemento è determinato dalla legge cantonale
sugli assegni familiari, indipendentemente dal fatto che l’assicurato abbia
subito una perdita di lavoro totale o parziale.
In Ticino,
la legge cantonale prevede un assegno proporzionale al grado di occupazione. Se
la signora __________ avesse avuto diritto agli assegni familiari quando
disponeva di un lavoro, avrebbe ottenuto soltanto il 42,69% dell’assegno pieno.
Pertanto,
se si fosse annunciata susseguentemente in disoccupazione, anche essendo
disponibile al 100%, l’ammontare del supplemento corrispondente agli assegni
familiari sarebbe stato identico a quello percepito mentre lavorava. Infatti,
una disponibilità ipotetica per il mercato del lavoro non può fondare un
diritto a un assegno familiare.” (Doc. 19)
Dopo che
la Cassa, il 13 febbraio 2007, le ha fatto notare che secondo l’art. 21 Reg.LAF
se uno dei genitori percepisce un’indennità di disoccupazione per determinare
l’importo dell’assegno è rilevante il grado di iscrizione al collocamento e le
ha chiesto se in questi casi è giusto applicare il Regolamento e versare
l’assegno in funzione della percentuale di disponibilità al collocamento degli
assicurati annunciati per il collocamento (cfr. doc. 20), la SECO, il 23
febbraio 2007, ha osservato:
"
(…)
Nella citata risposta
avevamo indicato che la legge cantonale prevedeva che l’assegno familiare era
proporzionale al grado di occupazione. Ora, secondo l’art. 21 del regolamento
della legge sugli assegni di famiglia, in caso di indennità di disoccupazione
sarebbe rilevante il grado di iscrizione al collocamento.
Essendo l’assegno
familiare direttamente connesso all’ammontare dell’indennità di disoccupazione,
detta affermazione appare esatta quando si tratta del caso di una persona che
riduce il proprio grado di collocamento al momento di iscriversi in
disoccupazione. Di contro, quando una persona estende la sua disponibilità,
come nella fattispecie, l’indennità di disoccupazione rimane basata sul
guadagno assicurato dell’attività a tempo parziale espletata sino ad allora.
Conseguentemente, l’ammontare dell’assegno di famiglia deve rimanere tale quale
era prima dell’iscrizione in disoccupazione.
Se si considera la
sistematica dell’indennizzazione della LADI, nonché i principi che disciplinano
gli assegni familiari ticinesi, appare pertanto manifesto che l’ipotesi della disoccupazione
parziale non è stata considerata nell’ambito della redazione dell’art. 21 del
regolamento degli assegni di famiglia.
Riteniamo che si tratti di
una lacuna dovuta alla mancata dimestichezza del redattore con la LADI. Dovesse
presentarsi l’occasione, detta lacuna andrebbe segnalata a chi di dovere.”
(Doc. 21)
L’assicurato
ha contestato la soluzione adottata dalla Cassa, rilevando, segnatamente, che
l’importo degli assegni familiari deve essere calcolato sulla base della
disponibilità lavorativa dichiarata al momento dell’iscrizione in
disoccupazione e non fondandosi su di una situazione passata (cfr. doc. I, 14).
Questa
Corte deve, dunque, stabilire il senso dell’art. 21 Reg.LAF, se è presente o
meno una lacuna e se lo stesso è conforme alla legge oppure no.
2.5. Allorché
devono pronunciarsi sulla legalità di un'ordinanza emanata in forza di una
delega del Parlamento, i Tribunali, che esaminano di principio liberamente la
questione, devono stabilire in che modo le relative disposizioni vanno interpretate
e se sono conformi alla legge (STFA del 6 marzo 2006, K 121/01, consid. 4.2
pubblicata in SVR 2006 KV Nr. 28).
Nella
misura in cui la delega legislativa è relativamente imprecisa e, di
conseguenza, attribuisce all’esecutivo un ampio potere di apprezzamento, il
Tribunale deve limitarsi ad esaminare se la normativa esecutiva sconfini
manifestamente dal quadro di competenze delegatele o se, per altri motivi, è
contraria alla legge o alla Costituzione. A questo proposito una disposizione regolamentare
viola gli art. 9 o 8 cpv. 1 Cost. federale quando non si basa su motivi validi,
è priva di senso o utilità, oppure opera distinzioni giuridiche che non trovano
giustificazione alcuna nella fattispecie da disciplinare o, per contro,
tralascia di operarne di necessarie, dando luogo ad una parificazione
inammissibile (cfr. SVR 2006 KV Nr. 28, consid. 4.2; DTF 128 V 98 consid. 5a,
105 consid. 6a e riferimenti, STFA del 13 giugno 2003 nella causa N., E 1/00;
DTF 117 V 180 consid. 3 a).
Nell’ambito
di questo esame, il giudice non deve tuttavia sostituire il proprio
apprezzamento a quello dell’autorità da cui emana la regolamentazione in causa.
Al contrario, egli deve limitarsi a verificare che la disposizione litigiosa
sia atta a realizzare oggettivamente lo scopo che si prefigge la legge senza
preoccuparsi, in particolare, di sapere se essa costituisca il mezzo
maggiormente appropriato per il raggiungimento di tale scopo (SVR 2006 KV Nr.
28, DTF 131 II 166 consid. 2.3, DTF 131 V 14 consid.
3.4.1, DTF 130 V 473 consid. 6.1, DTF 130 I 32 consid. 2.2.1, DTF 129 II 164
consid. 2.3; DTF 129 V 271 consid. 4.1.1).
Le
ordinanze d'esecuzione non possono invece porre nuove regole atte a restringere
i diritti degli assicurati o ad imporre loro degli obblighi, anche se queste
regole sono conformi allo scopo della legge (cfr. RDAT I-1997 pag. 254, DTF 115
V 431-432, DTF 112 V 252 e sentenze ivi citate, DTF 111 V 314).
In
materia di assicurazione contro la disoccupazione, il TCA ha, ad esempio,
ritenuto un articolo dell’ordinanza contrario alla legge e non l’ha dunque
applicato al caso concreto, riconoscendo così ad un assicurato un’indennità di
disoccupazione superiore rispetto a quella stabilita dall’amministrazione. La decisione è stata confermata dal TFA (DTF 124 V 64 e seg. e D.
Cattaneo “La contribution du Tribunal des assurances du Canton du Tessin
(Ticino) à la jurisprudence suisse en matière de sécurité sociale” in Cahiers
genevois et romands de sécurité sociale (CGRSS) No 33-2004, pag. 19 seg. (pag. 38-39 n° 18).
In una
sentenza del 16 settembre 2005 nella causa T., C 171/05 il TFA ha ritenuto
conforme alla legge l'art. 21 cpv. 1 OADI.
In
un'altra recente sentenza del 23 novembre 2006 nella causa S., C 94/06, l'Alta
Corte ha invece ritenuto contrario alla legge l'art. 95e cpv. 2 OADI ("Con
l'inizio dell'attività lucrativa indipendente, il termine quadro per la
riscossione della prestazione è prolungato di due anni nella misura in cui
l'attività non era soggetta a contribuzione secondo l'articolo 13 LADI"),
ed ha nuovamente riassunto i criteri che il giudice deve utilizzare per
controllare la conformità alla legge di una disposizione dell'ordinanza:
"
2.4.1 Nach der Rechtsprechung kann das
Eidgenössische Versicherungsgericht Verordnungen des Bundesrates grundsätzlich,
von hier nicht in Betracht fallenden Ausnahmen abgesehen, auf ihre
Rechtmässigkeit hin überprüfen. Bei unselbstständigen Verordnungen, die sich
auf eine gesetzliche Delegation stützen, geht es in erster Linie darum zu
beurteilen, ob sie sich im Rahmen der Delegationsnorm halten. Besteht ein sehr
weiter Spielraum des Ermessens für die Regelung auf Verordnungsebene, muss sich
das Gericht auf die Prüfung beschränken, ob die umstrittenen Vorschriften
offensichtlich aus dem Rahmen der im Gesetz delegierten Kompetenzen
herausfallen oder aus andern Gründen verfassungs- oder gesetzwidrig sind (vgl.
Art. 191 BV). Es kann sein eigenes Ermessen nicht an die Stelle desjenigen
des Bundesrates setzen, und es hat auch nicht die Zweckmässigkeit zu untersuchen
(BGE 131 V 14 Erw. 3.4.1, 131 II 566
Erw. 3.2, 740 Erw. 4.1). Die vom Bundesrat verordnete Regelung
verstösst allerdings dann gegen das Willkürverbot oder das Gebot der rechtsgleichen
Behandlung (Art. 9 und Art. 8 Abs. 1 BV), wenn sie sich nicht auf
ernsthafte Gründe stützen lässt, wenn sie sinn- oder zwecklos ist oder wenn sie
rechtliche Unterscheidungen trifft, für die sich ein vernünftiger Grund nicht
finden lässt. Gleiches gilt, wenn die Verordnung es unterlässt,
Unterscheidungen zu treffen, die richtigerweise hätten berücksichtigt werden sollen
(BGE 131 II 166
Erw. 2.3, 275 Erw. 4, 131 V 266 Erw. 5.1, 130 V 473 Erw.
6.1, 130 I 32 Erw. 2.2.1, 129 II 164 Erw. 2.3,
129 V 271 Erw. 4.1.1, 329 Erw. 4.1, je mit Hinweisen; vgl. auch BGE 130 V 45 Erw. 4.3)."
2.6. Per costante giurisprudenza federale il significato di una
norma deve essere inteso innanzitutto in senso letterale. Se il testo di un
disposto legale è chiaro e non sia pertanto necessario far capo ad altri metodi
di interpretazione ai fini di appurarne la portata, è lecito scostarsi dal
senso letterale solo ove esistano motivi seri per ritenere che esso non
corrisponda al vero senso del disposto in esame. Tali motivi possono risultare
dai lavori preparatori, dal fondamento e dallo scopo della norma in questione,
così come dalla relazione con altre disposizioni (cfr. STFA del 2 febbraio 2006
nella causa S., B 124/04; DTF 131 V 93; DTF 131 V 128; DTF 135 V 232; RAMI
2001, pag. 134, in particolare pag. 137 e segg.; DTF 126 V 105 consid. 3 con
rinvii, 126 III 101, consid. 2c, pag. 104).
Secondo
la giurisprudenza, si può derogare eccezionalmente al senso letterale di un
testo chiaro soltanto qualora conduca a soluzioni manifestamente insostenibili,
contrarie alla volontà del legislatore (SVR 2006 ALV Nr. 11). Devono cioè
esistere delle ragioni obbiettive, ad esempio deducibili dai lavori
preparatori, dallo scopo e dal senso della disposizione oppure dalla
sistematica della legge, che permettono di concludere che il testo di legge non
esprime il vero senso della disposizione in oggetto (STFA del 6 luglio 1998
nella causa G.; DTF 123 V 317; DTF 123 III 91 consid. 3a,
DTF 122 III 325 consid. 7a, 474 consid. 5a, DTF 122 V 364 consid. 4a, DTF 121
III 224 consid. 1d/aa, 412 consid. 4b, 465 consid. 4a/bb, DTF 121 V 24, DTF 121
V 61, DTF 121 V 127 consid. 2c, DTF 120 V 102 consid. 4b; 324 consid. 5a; 338
consid. 5a, 525 consid. 3a; SVR 1996 EL N. 19 pag. 55 consid. 4a; DTF 119 V 429
consid. 5a; DTF 119 V 60; DTF 118 Ib 452; Pratique VSI 1993, pag. 133; Pratique
VSI 1993 pag. 263; RAMI 1993 pag. 132; DTF 117 V 109; DTF 117 V 45; DTF 117 V
5; DTF 112 V 168; DTF 108 V 240 consid. 4b. Vedi pure: Imboden/Rhinow/
Krähenmann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Band 1, pag. 137 seg.,
Nr. 21 B IV).
L'interpretazione letterale deve dunque condurre a dei risultati
manifestamente insostenibili (zu offensichtlich unhaltbaren Ergebnissen),
che contraddirebbero la vera intenzione del legislatore (DTF 109 V 62 consid. 4; DTF 107 V 216 consid. 3b; DTF 105 V 44; RAMI 1984 N. K 593, pag.
228 consid. 2b).
Invece,
quando il testo non è perfettamente chiaro, se più interpretazioni del medesimo
sono possibili, dev’essere ricercata quale sia la vera portata della norma, prendendo
in considerazione tutti gli elementi d’interpretazione, in particolare lo scopo
della disposizione, il suo spirito, nonché i valori su cui essa prende
fondamento. Pure di rilievo è il senso che essa assume nel suo contesto (SVR
2006 ALV Nr. 11; DTF 130 II 71 consid. 4.2, DTF 130 V
232 consid. 2.2, DTF 130 V 295 consid. 5.3.1, DTF 130 V 428 consid. 3.2, DTF
130 V 475 consid. 6.5.1, DTF 130 V 484 consid. 5.2, DTF
130 V 129 V 284 consid. 4.2 e riferimenti).
I lavori
preparatori possono costituire un valido aiuto per individuare il senso della
norma ed evitare così interpretazioni scorrette. Quando tali documenti non
forniscono una risposta chiara, essi non sono invece utili come aiuto per
l'interpretazione. In particolare trovandosi confrontati con delle leggi
relativamente recenti la volontà del legislatore che le ha adottate non può
essere ignorata. Se però questa volontà non ha trovato riscontro nel testo di
legge, essa non è decisiva per l'interpretazione. In particolare, se durante le
discussioni legislative è stata espressamente rifiutata una proposta di
completare la legge nel senso di quella che rappresenta ora una possibilità di
interpretazione, tale interpretazione non può essere presa in considerazione
(cfr. DTF 123 V 301, DTF 123 V 318, DTF 115 V 349 consid. 1c con riferimento
alla giurisprudenza e alla dottrina. Vedi pure DTF 122 III 325 consid. 7a, 474
consid. 5a, 120 II 247 consid. 3e, 117 II 526 consid. 1d, 116 Ia 368 consid.
5c, 116 II 415 consid. 5b e 527 f consid. 2b).
Ad
esempio, in una sentenza pubblicata in SVR 2006 ALV Nr. 11 il TFA ha stabilito
che il testo dell’art. 36 cpv. 3 LADI è “chiaro e univoco” e che dal “messaggio
del Consiglio federale 2 luglio 1980 concernente una nuova legge federale
sull’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e l’indennità per
insolvenza (FF 1980 III 532 seg.) non si evince nulla a sostegno della tesi
opposta”, sostenuta dall’amministrazione.
In
un’altra sentenza pubblicata in DTF 131 V 90, nella quale ha ritenuto chiaro il
senso dell’art. 86 cpv. 1 lett. b OPI, l’Alta Corte ha così riassunto gli
abituali metodi d’interpretazione della legge:
"
4.1 Dans la mesure où l’application des
dispositions régissant l’indemnité pour changement d’occupation est en cause,
le sens et la porte de ces dispositions doivent être déterminés selon les
règles usuelles d’interprétation de la loi. Ainsi, il faut en premier lieu se
fonder sur la lettre de la disposition en cause (interprétation littérale). Si
le texte de cette dernière n’est pas absolument clair, si plusieurs
interprétations de celui-ci sont possibles, le juge recherchera la véritable
portée de la norme en la dégageant de sa relation avec d’autres dispositions,
de son contexte (interprétation systématique), du but poursuivi, singulièrement
de l’intérêt protégé (interprétation téléologique), ainsi que de la volonté de
son auteur telle qu’elle ressort notamment des travaux préparatoires
(interprétation historique).
Le sens que prend la disposition dans son
contexte est également important (ATF 129 V 263 s. consid. 5.1 et les arrêts
cités; voir aussi ATF 130 II 71 consid. 4.2, 130 V 50 consid. 3.2.1, 129 II 356
consid. 3.3, 129 V 165 consid. 3.5, 284 consid. 4.2 et les références).”
2.7. Una lacuna legislativa è in particolare ammessa nel caso in cui la
legge non prevede una risposta ad una questione giuridica ed una soluzione non
risulta neppure sulla base di un'interpretazione della legge (cfr. STFA C 77/00
del 25 settembre 2003 consid. 2.3.; DTF 124 V 271 consid. 2a; DTF 113 V 12; DTF
103 V 100) la quale risulta, quindi, incompleta.
Il
giudice deve colmare la lacuna sulla base dell'art. 1 cpv. 2 CCS come se fosse
il legislatore (DTF 112 V 53). Tale regola permette in futuro di trattare altri
casi allo stesso modo e di evitare una disuguaglianza di trattamento tra gli
assicurati (A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, Basilea e Francoforte
1994, p. 46). Non è infatti ammissibile ritenere che la mancanza di una norma
sia sempre riconducibile ad un silenzio qualificato.
La prassi
più recente tende, inoltre, in generale, a considerare le leggi amministrative
in larga misura incomplete e quindi a completarle, dove esiste una necessità
palese, invece di concludere, nel caso di mancanza di una disposizione, a
favore di un'intenzione in tal senso del legislatore (ZBl 2/2001 p. 94 e
dottrina citata). Pure la giurisprudenza del Tribunale federale si è
allontanata dalla distinzione classica tra lacuna propria e impropria,
avvicinandosi al concetto di incompletezza in condizione con quanto pianificato
("planwidrige Unvollständigkeit"; ZBl citato).
2.8. Esaminata dal profilo
letterale, la norma dell’art. 21 Reg.LAF, in vigore dal gennaio 2003, indica
che l’importo dell’assegno si determina secondo il grado di iscrizione al
collocamento.
Tale interpretazione si
evince pure valutando il cambiamento del tenore dell’art. 21 cpv. 2 Reg.LAF.
In effetti l’art. 21 cpv.
2 v.Reg.LAF, valido fino al dicembre 2002, prevedeva che “se uno dei
genitori percepisce un’indennità di disoccupazione o un’indennità giornaliera
in caso di infortunio, per fissare l’importo massimo dell’assegno è
determinante il suo precedente grado di occupazione”.
Dal sostanziale mutamento
apportato all’art. 21 Reg.LAF in occasione della prima revisione della LAF
risulta con chiarezza che l’ammontare dell’assegno di base e di formazione
dipende, dal 2003, dal grado di iscrizione in disoccupazione, ad esclusione del
grado di occupazione precedente.
Ciò trova conferma nel
concetto che sta alla base del riconoscimento del diritto agli assegni
familiari agli assicurati in disoccupazione e che emerge dai lavori preparatori
concernenti la revisione della LAF, e meglio dal Messaggio n. 5189 del 18
dicembre 2001 relativo alla prima revisione della LAF che al p.to 4.2.2.
precisato quanto segue:
" (…)
lo stato di disoccupazione sarà equiparato ad una attività salariata e quindi
il “grado di occupazione” (percentuale di occupazione per la quale si è
iscritti alla disoccupazione e quindi alla ricerca di un posto di lavoro)
determinerà la titolarità del diritto all’assegno e l’importo dello stesso (…)”
Per quanto attiene alla
sistematica della legge, è utile evidenziare che l’art. 9 LAF prevede il
principio secondo cui anche un disoccupato ha diritto, in aggiunta
all’indennità di disoccupazione, all’assegno familiare.
Gli art. 16 segg.LAF
enunciano l’entità dell’importo dell’assegno intero (art. 16 LAF) e il
postulato generale secondo cui l’ammontare dell’assegno è rapportato al grado
di occupazione del genitore titolare del diritto (cfr. art. 17 LAF), ovvero se
questi lavora in misura parziale, l’importo dell’assegno sarà ridotto
proporzionalmente.
Gli art. 18 segg. Reg.LAF
regolano, poi, delle particolarità circa l’importo dell’assegno, contemplando,
segnatamente, le modalità di calcolo di un assegno parziale (cfr. art. 20 LAF)
e il criterio del grado di iscrizione al collocamento per stabilire l’ammontare
dell’assegno in caso di disoccupazione (cfr. art. 21 Reg. LAF).
Come risulta dai combinati
articoli della legge e del regolamento citati, l’importo dell’assegno dipende
dal grado di occupazione di un assicurato, nel senso che un assegno intero
verrà attribuito a chi lavora a tempo pieno, mentre chi è attivo a tempo
parziale, riceverà un assegno ridotto proporzionalmente. Qualora un assicurato sia
disoccupato, per determinare la somma dell’assegno, invece del grado di occupazione,
si prenderà in considerazione il grado con cui si è iscritto al collocamento.
Anche lo scopo degli
assegni di base, che è quello di integrare e sostenere gli oneri del figlio e
familiari (cfr. art. 1 LAF), avvalora il senso sopra definito dell’art. 21
Reg.LAF.
Pertanto,
in esito a quanto esposto e contrariamente a quanto affermato dalla parte
resistente, occorre concludere che l’art. 21 Reg.LAF sancisce che l’importo
dell’assegno di base e di formazione si determina tenendo conto esclusivamente
del grado di iscrizione al collocamento e non presenta alcuna lacuna.
Quanto sostenuto dalla
SECO nel suo scritto del 23 febbraio 2007 alla Cassa (cfr. consid. 2.4.) risulta
privo di fondamento.
L’autorità di sorveglianza
ha indicato che l’assegno familiare è direttamente connesso all’ammontare delle
indennità di disoccupazione, per cui il grado di iscrizione in disoccupazione
può essere rilevante solo nel caso in cui un assicurato riduce il proprio grado
di collocamento rispetto al tempo dedicato alla precedente attività lavorativa.
Per contro quando un assicurato estende la sua disponibilità, siccome
l’indennità di disoccupazione va comunque stabilita sulla base del guadagno
assicurato relativo all’impiego a tempo parziale, anche l’ammontare
dell’assegno familiare deve restare uguale a quello percepito prima della
disoccupazione (cfr. doc. 21).
La SECO, in primo luogo,
parte da una premessa errata: l’assegno familiare non è, infatti, direttamente
connesso all’ammontare delle indennità di disoccupazione.
La LADI medesima all’art.
22 prevede unicamente, da un lato, che l’indennità giornaliera intera ammonta
all’80 per cento del guadagno assicurato, dall’altro, che l’assicurato riceve
inoltre un supplemento corrispondente agli assegni legali per i figli e la
formazione, convertito in un importo giornaliero, ai quali avrebbe diritto se
si trovasse in un rapporto di lavoro. L’art. 34 OADI, poi, specifica che il
supplemento corrispondente agli assegni legali per figli e la formazione è
calcolato secondo la legge disciplinante gli assegni familiari del Cantone dove
risiede l’assicurato (cfr. consid. 2.2.).
La LADI, perciò, non
disciplina le modalità di calcolo dell’importo degli assegni familiari da
attribuire a un assicurato ma si limita, a tale fine, a rinviare alle singole
regole cantonali, come risulta peraltro anche dalla Circolare ID 2007 al cui
p.to C 82 enuncia che il supplemento è calcolato secondo la legge che disciplina
gli assegni familiari nel Cantone dove risiede l’assicurato, indipendentemente
dal fatto che egli abbia subito una perdita di lavoro totale o parziale (cfr.
consid. 2.2.).
In secondo luogo, non
appare giustificata l’asserzione dell’autorità di sorveglianza, secondo cui
nell’ambito della redazione dell’art. 21 Reg.LAF non è stata considerata la
disoccupazione parziale.
Dal tenore della norma si
evince il contrario. Precisando che l’ammontare dell’assegno per gli assicurati
in disoccupazione dipende dal grado di iscrizione al collocamento, è stato
proprio tenuto conto della circostanza che non tutti i disoccupati si
annunciano al 100%, ma il grado di disponibilità può variare.
Del resto la Circolare “Grundzüge der kantonalen Familienzulagenordnungen” del 1°
gennaio 2006 emanata dall’UFAS - a cui rinvia l’art. 34 OADI -, non è di
ausilio alcuno. Per quanto concerne il Cantone Ticino, la stessa menziona
solamente la regolamentazione di cui all’art. 9 cpv. 2 LAF relativa al diritto
all’assegno in caso di lavoro ridotto (cfr. p.to 53 pag. 39).
La norma
prevista all’art. 21 Reg.LAF, secondo cui l’importo dell’assegno familiare per
gli assicurati in disoccupazione dipende dal loro grado di iscrizione al
collocamento, considerato che la LAF ha equiparato lo stato di disoccupazione a
un’attività lavorativa dipendente (cfr. Messaggio n. 5189 del 18
dicembre 2001 relativo alla prima revisione della LAF, p.to 4.2.2.) e ha previsto quale principio generale di rapportare l’importo
dell’assegno al grado di occupazione del genitore titolare del diritto (cfr.
art. 17 LAF), si rivela, inoltre, conforme alla legge stessa.
La regolamentazione di cui
all’art. 21 Reg.LAF, ritenuti gli scopi differenti dell’assegno familiare ai
sensi della LAF, che, come già enunciato, è volto all’integrazione e al
sostegno degli oneri del figlio e della famiglia (cfr. art. 1 LAF), e delle
indennità di disoccupazione secondo la LADI, finalizzate a garantire agli
assicurati un’adeguata compensazione della perdita di guadagno a causa della
disoccupazione (cfr. art 1a cpv. 1 lett. a LADI), non risulta,
poi, contraria alla LADI, né viola alcun principio costituzionale.
In particolare l’art 21
Reg.LAF non si rivela arbitrario e non viola, dunque, l’art. 9 Cost.
Al riguardo va ricordato
che una norma regolamentaria è viziata di arbitrio allorché non
si basa su motivi validi, è priva di senso o utilità, oppure opera distinzioni
giuridiche che non trovano giustificazione alcuna nella fattispecie da
disciplinare o, per contro, tralascia di operarne di necessarie, dando luogo ad
una parificazione inammissibile (cfr. consid. 2.5.).
2.9. Nell’evenienza concreta, in
applicazione delle considerazioni esposte sopra, RI 1, che al momento
dell’annuncio per il collocamento ha dichiarato una disponibilità lavorativa al
100% (cfr. doc. 2) - peraltro non contestata dalla Cassa -, a prescindere dal
suo grado di occupazione presso l’ultimo datore di lavoro, ha diritto per il
periodo in questione, e meglio dal 24 ottobre 2007 al 31 gennaio 2008, a un
assegno di base intero per il figlio __________.
La decisione su
opposizione deve, conseguentemente, essere annullata.
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.Il ricorso è accolto e la decisione su opposizione del 25 marzo 2008 annullata.
§ L’assicurato,
nel lasso di tempo dal 24 ottobre 2007 al 31 gennaio 2008, ha diritto a un
assegno di base intero.
2. Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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