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38.2008.25

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

18 agosto 2008Italiano37 min

Source ti.ch

Fatti

I

disposti afferenti all’indennità di disoccupazione (art. 8 segg. LADI) non

contemplano una norma corrispondente.

Ciò non

comporta, tuttavia, in caso di disoccupazione, il riconoscimento ipso facto

del diritto alle relative indennità al coniuge del datore di lavoro, alle

persone che hanno una posizione analoga a quella di un datore di lavoro e ai

loro coniugi.

In una

decisione pubblicata in DTF 123 V 234 il Tribunale federale delle assicurazioni

(TFA; dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale TF) ha, infatti, stabilito che il

lavoratore in posizione professionale analoga a quella di un datore di lavoro

non ha diritto all'indennità di disoccupazione se, dopo essere stato licenziato

dalla società anonima, continua ad essere l'azionista unico ed il solo

amministratore della ditta.

Secondo

il TFA, inoltre, il lavoratore che gode di una posizione professionale

paragonabile a quella di un datore di lavoro non ha diritto alle indennità di

disoccupazione quando, benché formalmente licenziato da una società, continua a

determinare le decisioni del datore di lavoro o a influenzarle in maniera

decisiva, poiché la perdita di lavoro non può essere verificata (al riguardo

cfr. SVR 2005 ALV Nr. 13 pag. 43).

A tale

proposito in una sentenza C 275/04 del 10 novembre 2005 relativa a un caso

ticinese, la nostra Massima Istanza ha osservato:

"

(…)

3.3 Al riguardo

non si devono dimenticare i motivi che giustificano questa condizione, segnatamente il controllo della perdita di lavoro del disoccupato,

che è uno dei presupposti necessari per percepire le indennità di

disoccupazione (art. 8 cpv. 1 lett. b LADI). Se infatti un tale controllo può

essere facilmente eseguito nel caso di un dipendente che perde il lavoro,

perlomeno parzialmente, ciò non è il caso per quanto concerne le persone che occupano

una posizione dirigenziale e che, malgrado siano state formalmente licenziate,

continuano a svolgere un'attività per conto della società nella quale

lavoravano. Grazie alla posizione di cui beneficiano all'interno della ditta

possono in effetti influenzare la perdita di lavoro che subiscono, ciò che

rende la loro disoccupazione difficilmente controllabile (DLA 2003 no. 22 pag.

242 consid. 4 [sentenza del 14 aprile 2003 in re F., C 92/02]).” (STFA del 10

novembre 2005 nella causa SECO c/ A., C 275/04, consid. 3.3)

La

situazione è differente quando il salariato, trovandosi in una posizione

assimilabile a quella di un datore di lavoro, lascia definitivamente l'impresa

a causa della sua chiusura; in questo caso non è ravvisabile un comportamento

volto ad eludere la legge. Lo stesso vale nel caso in cui l'impresa continua ad

esistere ma il salariato, a seguito della rottura del contratto di lavoro,

interrompe definitivamente tutti i legami con la società. In entrambi i casi,

l'assicurato può, in principio, pretendere l'indennità di disoccupazione (cfr.

STFA C 275/04 del 10 novembre 2005, consid. 3.2.; STFA C 87/02 del 7 giugno 2004).

2.4. Circa la

questione di sapere se un assicurato può determinare o influenzare

risolutivamente le decisioni del datore di lavoro ai sensi dell'art. 31 cpv. 3

lett. c LADI, nella sentenza C 219/03 del 2 giugno 2004, il TFA ha, tra

l'altro, osservato che:

"

(…)

2.4 Nach der Rechtsprechung muss bei

Arbeitnehmern, bei denen sich aufgrund ihrer Mitwirkung im Betrieb die Frage

stellt, ob sie einem obersten betrieblichen Entscheidungsgremium angehören und

ob sie in dieser Eigenschaft massgeblich Einfluss auf die

Unternehmensentscheidungen nehmen können, jeweils geprüft werden, welche

Entscheidungsbefugnisse ihnen aufgrund der internen betrieblichen Struktur

zukommen. Amtet ein Arbeitnehmer als Verwaltungsrat, so ist eine massgebliche

Entscheidungsbefugnis im Sinne von Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG bereits ex lege

(vgl. Art. 716-716b OR) gegeben. Handelt es sich um einen mitarbeitenden

Verwaltungsrat, so greift der persönliche Ausschlussgrund des Art. 31 Abs. 3

lit. c AVIG ohne weiteres Platz, und es bedarf diesfalls keiner weiteren

Abklärungen im Sinne von BGE 120 V 525 f. Erw. 3b (BGE 122 V 272 Erw. 3 mit

Hinweisen). Gemäss ARV 1996/1997 Nr. 10 S. 52 Erw. 3a und b spielen die

Aufgabenbereiche und die interne Aufgabenteilung ebenso wenig eine Rolle wie

der Umfang der Beteiligung. In jenem Fall wurde eine Anspruchsberechtigung

verneint, obwohl das Leistungen beanspruchende Verwaltungsratsmitglied nur

Kollektivunterschrift besass und lediglich mit 2% am Aktienkapital beteiligt

war. (…)."

(cfr. STFA del 2 giugno 2004 nella causa N., C 219/03)

In questo

contesto va pure rilevato che, sempre secondo la giurisprudenza federale, la

posizione di socio gerente di una Sagl è equiparabile a quella di un membro del

consiglio di amministrazione di una SA (cfr. STFA del 4 luglio 2005 nella causa

M., C 270/04; STFA del 22 novembre 2002 nella causa R., C 37/02 e STFA del 30

agosto 2001 nella causa B., C 71/01).

In una

decisione, pubblicata in DLA 2004 N. 21, pag. 196, l'Alta Corte ha confermato

che secondo la giurisprudenza relativa agli art. 31 cpv. 3 lett. c e 51 cpv. 2

LADI, i membri del consiglio d’amministrazione di una società esercitano, in

virtù della legge, un potere determinante, pertanto non hanno diritto né

all’indennità per lavoro ridotto, né all’indennità per insolvenza.

Contestualmente

il TFA ha, tra l’altro, sviluppato le seguenti considerazioni:

"

(…)

3.2 Selon la jurisprudence relative à l'art. 31 al.

3 let. c LACI - lequel, dans une teneur équivalente, exclut du droit à

l'indemnité en cas de réduction de l'horaire de travail le même cercle de

personnes que celui visé par l'art. 51 al. 2 LACI et auquel on peut se référer

par analogie (DTA 1996/1997 no 41 p. 227 consid. 1b) - , il n'est pas

admissible de refuser, de façon générale, le droit aux prestations aux employés

au seul motif qu'ils peuvent engager l'entreprise par leur signature et qu'ils

sont inscrits au registre du commerce. Il y a lieu de ne pas se fonder de façon

stricte sur la position formelle de l'organe à considérer; il faut bien plutôt

établir l'étendue du pouvoir de décision en fonction des circonstances

concrètes. C'est donc la notion matérielle de l'organe dirigeant qui est

déterminante, car c'est la seule façon de garantir que l'art. 31 al. 3 let. c

LACI, qui vise à combattre les abus, remplisse son objectif (SVR 1997 ALV no

101

p. 311 consid. 5d). En particulier, lorsqu'il s'agit de déterminer quelle est

la possibilité effective d'un dirigeant d'influencer le processus de décision

de l'entreprise, il convient de prendre en compte les rapports internes

existant dans l'entreprise. On établira l'étendue du pouvoir de décision en

fonction des circonstances concrètes (DTA 1996/1997 no 41 p. 227 sv. consid. 1b

et 2; SVR 1997 ALV no 101 p. 311 consid. 5c). La seule exception à ce principe

que reconnaît le Tribunal fédéral des assurances concerne les membres des

conseils d'administration car ils disposent ex lege (art. 716 à 716b CO), d'un

pouvoir déterminant au sens de l'art. 31 al. 3 let. c LACI (DTA 1996/1997 no 41

p. 226 consid. 1b et les références). Pour les membres du conseil

d'administration, le droit aux prestations peut être exclu sans qu'il soit

nécessaire de déterminer plus concrètement les responsabilités qu'ils exercent

au sein de la société (ATF 122 V 273 consid. 3). (…)." (cfr. DLA 2004 N.

21, consid. 3.2, pag. 198)

2.5. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha, poi, avuto modo di

allargare il campo applicativo della giurisprudenza pubblicata in DTF 123 V 234

al coniuge di una persona menzionata all'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, ossia di

coloro che, come soci, compartecipi finanziari o membri di un organo

decisionale supremo dell’azienda, determinano o possono influenzare

risolutivamente le decisioni del datore di lavoro (cfr.

sentenza inedita del 26 luglio 1999 in re M., confermata ad es. dalla sentenza

C 193/04 del 7 dicembre 2004, consid. 3; cfr. inoltre

REGINA JÄGGI, Eingeschränkter Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung bei

arbeitgeberähnlicher Stellung durch analoge Anwendung von Art. 31 Abs. 3 lit. c

AVIG, in: RSAS 2004 pag. 9 seg.).

Nella già citata sentenza C 219/03 del 2 giugno 2004, chiamata a

pronunciarsi circa il diritto alle indennità di un assicurato che, dopo essere

stato licenziato, ha abbandonato la carica di amministratore unico della SA sua

datrice di lavoro, ha venduto tutte le azioni ed inoltre sua moglie è entrata

nel consiglio di amministrazione della stessa società, l'Alta Corte ha, tra

l'altro, sviluppato le seguenti considerazioni:

"

(…)

2.5 Am 15. Januar 2003 trat der Beschwerdeführer

aus dem Verwaltungsrat zurück und verkaufte anschliessend das gesamte

Aktienkapital. Auf den gleichen Zeitpunkt trat seine Ehefrau als Mitglied mit

Einzelunterschrift in den Verwaltungsrat ein und übernahm eine von hundert

Aktien. In der Verwaltungsgerichtsbeschwerde wird geltend gemacht, es fehle an

einem Ausschlussgrund im Sinne von Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG, da das

Erfordernis der Gleichzeitigkeit nicht gegeben sei. Diesem Einwand kann nicht

gefolgt werden. In der Zeit vor der ausserordentlichen Generalversammlung vom

15. Januar 2003 war zwar der Beschwerdeführer Alleineigentümer und einziger

Verwaltungsrat der Firma. Anhand der Akten ergibt sich jedoch, dass bereits vor

der genannten ausserordentlichen Generalversammlung seine Ehefrau in relevanter

Art und Weise an der Betriebsführung mitgewirkt hatte, allerdings ohne

handelsregistermässig in Erscheinung zu treten. Diesbezüglich ist darauf

hinzuweisen, dass sie die Kündigung des Arbeitsverhältnisses ihres Ehemannes

(ohne ersichtlichen Grund) mit unterzeichnet hatte. Sodann betreute sie

firmenintern ein Mandat, welches Anlass dafür war, in den neuen Verwaltungsrat

einzutreten. Damit steht fest, dass in der Zeit bis zum 15. Januar 2003 beide

Eheleute in der Firma massgebliche Funktionen wahrgenommen hatten. Mit den

Beschlüssen der ausserordentlichen Generalversammlung vom 15. Januar 2003

verblieb die Ehefrau in der Firma und erhielt eine auch nach aussen sichtbare

Vertretungsbefugnis. Zu erwähnen bleibt, dass die Aufgabe des genannten Mandats

durch die Firma per Ende März 2003 B.________ nicht zum Rücktritt aus dem

Verwaltungsrat bewogen hatte. Dieser Umstand ist insofern jedoch ohne

Bedeutung, als der Beschwerdeführer per 1. April 2003 eine neue Vollzeitstelle

angetreten hat. Entscheidend ist, dass im Zeitpunkt des Eintritts der

Arbeitslosigkeit der Beschwerdeführer und seine Ehegattin in massgeblicher

Weise an der Firma mitwirkten und der eine Ehegatte diese Stellung weiter

beibehielt.

2.6 Die Ausrichtung von Arbeitslosenentschädigung

wurde im vorliegenden Fall daher zu Recht abgelehnt. Bei dieser Rechtslage

braucht nicht weiter geprüft zu werden, ob die Anspruchsvoraussetzungen im

Sinne von Art. 8 Abs. 1 AVIG (wozu u.a. ein anrechenbarer Arbeitsausfall

gehört) erfüllt sind.

(…)." (cfr. STFA del 2 giugno 2004 nella

causa N., C 219/03)

Il TFA,

in una sentenza C 155/03 del 5 luglio 2004, nel caso di un assicurato

licenziato da una Sagl nella quale sua moglie ha rivestito il ruolo di socia

gerente con diritto di firma individuale e socia principale, ha poi stabilito

che:

"

(…)

2.2 D.________ war sowohl bei der Kündigung am

29. April 2002 als auch bei der Beendigung des Arbeitsverhältnisses zwar nicht

Organ der Arbeitgeberfirma Firma C.________ GmbH, doch war er finanziell daran

beteiligt. Hingegen blieb seine Ehefrau K.________ einzelzeichnungsberechtigte

Geschäftsführerin und Hauptgesellschafterin der Firma C.________ GmbH. Sie

besass auch bei momentaner Inaktivität der Firma weiterhin die

Dispositionsfreiheit und damit die Möglichkeit, den statutarischen

Gesellschaftszweck beispielsweise durch Neuakquisition von Aufträgen zu

verwirklichen und dannzumal ihren Ehemann erneut anzustellen. Daran vermögen

die Vorbringen in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde nichts zu ändern. Wenn die

GmbH trotz Inaktivität aus irgendwelchen Gründen im Handelsregister nicht

gelöscht werden soll, so hat der Beschwerdeführer die sich daraus ergebenden

rechtlichen Konsequenzen (hier: Fortdauer der arbeitgeberähnlichen Stellung) zu

tragen. Unter solchen Umständen kann weder eine rechtsmissbräuchliche Umgehung der

Vorschriften über die Kurzarbeitsentschädigung noch die Gefahr eines

missbräuchlichen Beanspruchens der Arbeitslosenversicherung (vgl. ARV 2003 Nr.

22 S. 242 Erw. 4, bestätigt im Urteil W. vom 31. März 2004 [C 171/03])

ausgeschlossen werden. Daher könnte kein Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung

entstehen. Folglich muss rechtsprechungsgemäss (BGE 123 V 234) auch ein

Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung verneint werden. Nach dem klaren

Wortlaut des Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG hätte der Beschwerde führende Ehemann

keinen Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung; denn seine Ehefrau war

Einzelzeichnungsberechtigte der Arbeitgeberin. Diese Ausschlusseigenschaft

("Ehegatte") verliert er bei Eintritt der Ganzarbeitslosigkeit nicht.

(…)." (cfr. STFA del 5 luglio 2004 nella

causa D., C 155/03)

In una

decisione C 193/04 del 7 dicembre 2004, pubblicata in DLA 2005 N. 9 pag. 130,

la nostra Massima Istanza ha confermato il rifiuto del diritto alle indennità

di disoccupazione a un assicurato che si è iscritto al collocamento dopo essere

stato licenziato da una ditta nella quale sua moglie ha conservato la carica di

socia gerente.

L’Alta

corte ha, tra l’altro, sviluppato le seguenti considerazioni:

"

(…)

2.

Selon l'art. 31 al. 3 let. c LACI, n'ont pas droit à

l'indemnité en cas de réduction de l'horaire de travail, les personnes qui

fixent les décisions que prend l'employeur - ou peuvent les influencer

considérablement - en qualité d'associé, de membre d'un organe dirigeant de

l'entreprise ou encore de détenteur d'une participation financière à

l'entreprise; il en va de même des conjoints de ces personnes, qui sont occupés

dans l'entreprise.

3.

Dans un arrêt M. du 4 septembre 1997 publié aux ATF

123 V 234, le Tribunal fédéral des assurances a explicité les motifs fondant

l'application analogique de cette règle à l'octroi de l'indemnité de chômage.

Il suffit d'y renvoyer. Ainsi, la jurisprudence étend l'exclusion du conjoint

du droit à l'indemnité en cas de réduction de l'horaire de travail, au droit à

l'indemnité de chômage (cf. arrêt du Tribunal fédéral des assurances en la

cause M. du 26 juillet 1999 [C 123/99]; voir aussi Regina Jäggi,

Eingeschränkter Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung bei arbeitgeberähnlicher

Stellung durch analoge Anwendung von Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG, RSAS 2004, p.

9 sv.). En effet, les conjoints peuvent exercer une influence sur la perte de

travail qu'ils subissent, ce qui rend leur chômage difficilement contrôlable.

En outre, aussi longtemps que cette influence subsiste, il existe une possibilité

de réengagement. Dans ce cas également, il s'agit de ne pas détourner la

réglementation en matière d'indemnité en cas de réduction de l'horaire de

travail, par le biais d'une disposition sur l'indemnité de chômage.

4.

Le recourant se prévaut d'une violation des

principes de la légalité, de l'interdiction de l'arbitraire et du droit à

l'égalité.

Ces moyens ne sont pas fondés. S'il est vrai que

cette jurisprudence fondée sur l'art. 31 al. 3 let. c LACI n'est pas applicable

aux personnes qui entretiendraient des liens étroits avec leur employeur sans

être mariées (par exemple un concubin), il n'en demeure pas moins que ce régime

résulte directement de la loi qui exclut du droit à certaines prestations, le

conjoint occupé dans l'entreprise d'une personne mentionnée à l'art. 31 al. 3

let. c LACI, lorsqu'il existe un risque de mise à contribution abusive de

l'assurance. C'est ainsi qu'une clause d'exclusion identique à celle de l'art.

31 al. 3 let. c LACI figure - pour les mêmes motifs - aux art. 51 al. 2 LACI

(indemnité en cas d'insolvabilité) et 42 al. 3 LACI (indemnité en cas

d'intempéries), lequel renvoie à l'art. 31 al. 3 LACI.

De plus, les personnes qui, sans être mariées, ont

des liens personnels étroits avec leur employeur, ne sont pas forcément favorisées

par rapport à des conjoints. De manière générale, en effet, le droit aux

prestations doit être nié en présence de procédés ayant pour but de contourner

la loi. Par exemple, la jurisprudence considère qu'il y a simulation au sens de

l'art. 18 CO, opposable aux assurés, lorsque, pour éviter les effets de l'art.

31 al. 3 lit. c LACI et percevoir des indemnités de chômage, les deux seuls

employés d'une entreprise se licencient et se réengagent mutuellement, mais à

raison de 50 %, dans l'attente d'un rapide rétablissement de la situation de

plein emploi (DTA 1996/1997 no 31 p. 170; cf. également arrêt du Tribunal

fédéral des assurances en la cause A. du 31 août 2001

[C 354/00]).

(…)." (cfr. STFA del 7 dicembre 2004 nella causa W., C

193/04)

Sempre in merito

all’esclusione dal diritto alle indennità di disoccupazione nel caso di un

assicurato il cui coniuge riveste una posizione analoga a quella di un datore

di lavoro nella ditta sua ex datrice di lavoro, in una sentenza C187/04 del 24

marzo 2005, l’Alta Corte ha, in particolare, osservato che:

" (…)

2.1 Unbestrittenermassen war der Beschwerdeführer

bis Ende Januar 2004 als Chief Executive Officer in der Firma I.________ AG

angestellt. Überdies fungierte er gemäss Handelsregistereintrag bis zum selben

Datum als Präsident des Verwaltungsrates mit Kollektivunterschrift zu zweien.

Ab 1. Februar 2004 trat die Ehefrau des Beschwerdeführers als Präsidentin mit

Kollektivunterschrift zu zweien in den Verwaltungsrat ein. Arbeitslosenkasse

und Vorinstanz verneinten den Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung des

Versicherten mit der Begründung, seine Frau sei eine Person in

arbeitgeberähnlicher Stellung und er als Ehegatte einer solchen von dieser

Leistung ausgeschlossen. Der Beschwerdeführer wendet hiergegen ein, die Firma

sei hoch verschuldet, seine Ehefrau beziehe keinen Lohn für ihre Tätigkeit als

Verwaltungsratspräsidentin und besitze überdies die Unterschriftsberechtigung

nur zu zweien und bloss 40% der Aktien.

2.2 Die Ehegattin des Beschwerdeführers bekleidet ungeachtet

der Vorbringen in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde eine arbeitgeberähnliche

Stellung. Eine solche kommt ihr als Verwaltungsratspräsidentin von Gesetzes

wegen zu (BGE 122 V 273 Erw. 3; ARV 2004 Nr. 21 S. 196). Auch wenn sie nur

Considerandi

kollektiv zu zweien unterschriftsberechtigt ist und lediglich 40% der Aktien

besitzt, ändert sich nichts daran, dass sie den Gang des Geschäfts massgeblich

zu beeinflussen vermag. Zudem ist irrelevant, ob sie für ihr

Verwaltungsratsmandat Lohn bezieht und ob die Firma inaktiv ist (100%ige

Kurzarbeit, BGE 123 V 238 Erw. 7b/bb). Die Überschuldung ist sodann kein

taugliches Kriterium, das Ausscheiden einer Person in arbeitgeberähnlicher

Stellung zu belegen (Urteil K. vom 8. Juni 2004, C 110/03). Vorliegend stand

überdies bis zum Datum des Einspracheentscheides (22. März 2004), welches die

zeitliche Grenze der richterlichen Überprüfungsbefugnis bildet (BGE 116 V 248

Erw. 1), nicht definitiv fest, ob die Firma endgültig liquidiert werde, waren

doch noch Straf- und Rechtsöffnungsverfahren mit Forderungen in Millionenhöhe

hängig. In diesen Prozessen spielte der Beschwerdeführer eine aktive Rolle.

Dies zeigt auf, dass er nicht jede Verbindung mit

seiner Firma gänzlich abgebrochen hat, in der seine Ehegattin eine

arbeitgeberähnliche Stellung innehat. Daher steht ihm keine

Arbeitslosenentschädigung zu (ARV 2001 Nr. 25 S. 218; Urteil F. vom 11. August

2003, C 30/03).

(…).” (cfr. STFA del 24 marzo 2005 nella causa A., C 187/04)

2.6

In una sentenza C 270/04 del

4.

luglio 2005 il TFA ha confermato il precedente giudizio con il quale

questo Tribunale aveva negato a un’assicurata il diritto alle indennità di

disoccupazione, in quanto, da una parte, l’assicurata si era iscritta al

collocamento dopo essere stata licenziata da una Sagl sua datrice di lavoro

nella quale suo marito rivestiva la carica di unico socio gerente con diritto

di firma individuale e, d'altra parte, la ricorrente non era idonea al

collocamento.

In quell’occasione l’Alta

Corte ha avuto occasione di riassumere la propria giurisprudenza ed ha

rilevato:

"

(...)

2.2

Giusta

l'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, non hanno diritto all'indennità per lavoro

ridotto le persone che, come soci, compartecipi finanziari o membri di un

organo decisionale supremo dell'azienda, determinano o possono influenzare

risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, come anche i loro coniugi

occupati nell'azienda.

2.3

Con la

sentenza del 4 settembre 1997 in re M., pubblicata in DTF 123 V 234, il

Tribunale federale delle assicurazioni ha esteso l'applicabilità di

quest'ultima norma all'assegnazione dell'indennità di disoccupazione. In quella

occasione - concernente un dipendente che, dopo essere stato licenziato da una

società anonima, aveva continuato ad esserne l'azionista unico e il solo

amministratore -, questa Corte ha infatti stabilito che il lavoratore in

posizione professionale paragonabile a quella di un datore di lavoro non ha

diritto - ritenuta anche la sua inidoneità al collocamento (cfr. ad es.

sentenza del 7 giugno 2004 in re C., C 87/02, consid. 6.3) - all'indennità di

disoccupazione se, malgrado sia stato formalmente licenziato, continua a

determinare le decisioni del datore di lavoro o a influenzarle in maniera

considerevole. Se così non fosse, tramite una disposizione relativa all'indennità

di disoccupazione verrebbe altrimenti elusa la regolamentazione in materia di

indennità per lavoro ridotto (DTF 123 V 237 seg. consid. 7b/bb; sentenza citata

del 7 giugno 2004 in re C., consid. 4.1).

2.4

Questo

principio è quindi stato dichiarato valido anche nel caso del socio gerente di

una Sagl (art. 811 cpv. 2 CO), ritenuto che quest'ultimo dispone ex lege della

possibilità di determinare o comunque influenzare risolutivamente ai sensi

dell'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI le decisioni che la società è chiamata a

prendere in qualità di datrice di lavoro (sentenza del 22 novembre 2002 in re

R., C 37/02, consid. 4; cfr. pure la sentenza del 30 agosto 2001 in re B., C

71/01).

2.5

Il

Tribunale federale delle assicurazioni ha inoltre pure avuto modo di allargare

il campo applicativo della giurisprudenza pubblicata in DTF 123 V 234 al

coniuge di una persona menzionata all'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI (sentenza

inedita del 26 luglio 1999 in re M., ancora recentemente confermata ad es.

dalla sentenza del 7 dicembre 2004 in re W., C 193/04, consid. 3; cfr. inoltre REGINA JÄGGI, Eingeschränkter Anspruch auf

Arbeitslosenentschädigung bei arbeitgeberähnlicher Stellung durch analoge

Anwendung von Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG, in: RSAS 2004 pag. 9 seg.). Secondo questa Corte, infatti, fintanto che la persona menzionata

all'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI è in grado di influenzare in maniera

determinante l'attività del datore di lavoro, essa ha anche la possibilità di

impiegare nuovamente il proprio coniuge (cfr. ad es. le sentenze del 7 dicembre

2004.

in re K., C 150/04, consid. 2, e del 23 febbraio 2004 in re T., C 249/03,

consid. 2.1). Il quale coniuge, in questo modo, può influenzare la perdita di

lavoro da lui subita rendendo la sua disoccupazione difficilmente controllabile

(sentenza citata del 7 dicembre 2004 in re W., consid. 3).

2.6

La

presente Corte ha infine osservato che la giurisprudenza sviluppata in DTF 123

V 234 non si prefigge unicamente di sanzionare il caso di abuso effettivo, ma

anche di prevenire il rischio di un simile abuso che è insito nel pagamento di

indennità di disoccupazione in favore di persone che rivestono una posizione

professionale paragonabile a quella di un datore di lavoro o in favore dei loro

coniugi (DLA 2003 no. 22 pag. 240; cfr. pure la sentenza citata del 7

dicembre 2004 in re K., consid. 2).

2.7

Orbene, un

rischio di tale natura si realizza senz'altro nell'evenienza concreta già solo

perché il marito, in qualità di unico socio gerente della società datrice di

lavoro, dopo avere già assunto due volte la ricorrente, dapprima in qualità di

direttrice e in seguito quale segretaria, ha continuato a rivestire questa sua

posizione anche successivamente al gennaio 2003 e ha continuato ad impiegarla

ad ore (cfr. gli attestati sul guadagno intermedio, per la maggior parte

firmati, per il datore di lavoro, dall'insorgente stessa), conservando così la

capacità di disporre dell'azienda ("unternehmerische Dispositionsfähigkeit

[sentenza citata del 26 luglio 1999 in re M.]). In tali condizioni, non può escludersi

la messa in atto di un ricorso alle indennità di disoccupazione alfine di

rimediare a un periodo di contrazione - chiaramente evidenziata dagli atti -

del giro di affari della datrice di lavoro (cfr. sentenza del 30 aprile 2001 in

re W., C 199/00 e C 200/00, consid. 3). Non può quindi escludersi un'elusione

delle disposizioni concernenti l'indennità per lavoro ridotto né il rischio di

un ricorso abusivo alle prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione

(cfr. ad es. le sentenze del 5 luglio 2004 in re D., C 155/03, consid. 2.2,

quella citata del 23 febbraio 2004 in re T., consid. 2.2). Di conseguenza, alla

ricorrente devono giustamente essere negati l'idoneità al collocamento e il

diritto alle indennità di disoccupazione a partire dal 1 ° gennaio 2003.

2.8

Idoneità al

collocamento che si giustifica inoltre di escludere poiché, come giustamente

rilevato dai primi giudici, ben difficilmente l'interessata avrebbe potuto

esercitare la sua attività di segretaria amministrativa per la X._____ Sagl e

di consulente immobiliare per lo Studio di architettura Y._____ al di fuori del

normale orario di lavoro e poiché, a ben vedere, la ricorrente in realtà

neppure era disposta a lasciare queste attività (cfr. ad es. il verbale

relativo al colloquio di consulenza del 17 luglio 2003: "Consegnate-le

ricerche di luglio e alcune risposte ricevute, è stata anche contattata da un

paio di alberghi ai quali aveva mandato la candidatura, visto che attualmente

il lavoro c/o immobiliare inizia a funzionare bene ha preferito rinunciare alle

offerte degli alberghi"). Le quali attività, per giunta, sembravano

assicurarle un buon futuro lavorativo e non erano pertanto da considerarsi di

natura transitoria e limitata nel tempo (cfr. a contrario DLA 2002 no. 5 pag.

55.

consid. 2b e dottrina citata).

3.

3.1

Contrariamente

a quanto sostenuto in sede ricorsuale, questo giudizio non discrimina

l'istituzione del matrimonio. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha

infatti già avuto modo di stabilire che l'applicabilità della giurisprudenza

fondata sull'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI alle persone sposate e non invece ad

es. alle persone che vivono in concubinato, oltre a potersi poggiare sul tenore

letterale della menzionata disposizione, non costituisce una violazione del

diritto alla parità di trattamento (sentenza citata del 7 dicembre 2004 in re

W., consid. 4).

(...)" (cfr. STFA del 4 luglio 2005 nella

causa M., C 270/04, la sottolineatura è del redattore)

In una sentenza

8C_608/2007 del 9 giugno 2008 il Tribunale federale ha confermato la propria

giurisprudenza ed ha in particolare rilevato:

" (...)

6.

Nicht gefolgt werden kann den Einwänden des

Beschwerdeführers, die Vorinstanz habe Art. 5 Abs. 2 (Grundsätze

rechtsstaatlichen Handelns), Art. 8 Abs. 1 und 2 (Rechtsgleichheit und

Diskriminierungsverbot) und Art. 9 BV (Schutz vor Willkür und Wahrung von Treu

und Glauben) in Verbindung mit Art. 114 Abs. 2 lit. a und b BV sowie Art. 96

lit. a BGG verletzt (vgl. auch E. 7 f. hienach). Gleiches gilt hinsichtlich der

geltend gemachten Verletzung von Art. 6 EMRK (Recht auf faires Verfahren) sowie

Art. 14 UNO-Pakt über bürgerliche und politische Rechte (Verfahrensgarantien).

7.

7.1

Der Beschwerdeführer wendet ein, seine

Anspruchsberechtigung sei schon deswegen zu bejahen, weil er nie von Beiträgen

an die Arbeitslosenversicherung befreit gewesen sei. Sein pauschaler Ausschluss

würde seine in Art. 26 BV garantierten Rechte aus der Eigentumsgarantie

hinsichtlich seiner bezahlten Beiträge sowie Art. 5 Abs. 2, Art. 8 Abs. 1 und 2

sowie Art. 9 in Verbindung mit Art. 114 Abs. 2 lit. a und b BV verletzen.

Dieses Argument ergebe sich auch aus der Botschaft zu einem Bundesgesetz über

die obligatorische Arbeitslosenversicherung und Insolvenzentschädigung vom 2.

Juli 1980 (nachfolgend Botschaft vom 2. Juli 1980), wo auf S. 567 f.

hinsichtlich der Behinderten ausgeführt worden sei: Tatsächlich sei es kaum zu

verstehen, dass gerade diese Personengruppe zwar Beiträge leiste, aber nicht

bezugsberechtigt sein soll; im Entwurf sei deshalb neu das Erfordernis der

Vermittlungsfähigkeit bei Behinderten stark abgeschwächt und in Beziehung zu

ihrer Behinderung gesetzt worden.

7.2

Dieses Vorbringen ist nicht stichhaltig. Das

Eidgenössische Versicherungsgericht (seit 1. Januar 2007 Bundesgericht) hat

sich mit dieser Frage beschäftigt und erwogen, im Unterschied zu selbstständig

Erwerbenden genössen arbeitgeberähnliche Personen durchaus Versicherungsschutz

in der Arbeitslosenversicherung. Daher seien sie nicht Selbstständigen

gleichzustellen. Schieden nämlich arbeitgeberähnliche Personen aus ihrem

Betrieb in einer Weise aus, dass sie endgültig alle jene Eigenschaften

verlören, derentwegen sie bei Kurzarbeit auf Grund von Art. 31 Abs. 3 lit. c

AVIG vom Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung ausgenommen wären, bestehe

durchaus Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung, soweit die übrigen

Voraussetzungen (Art. 8 Abs. 1 AVIG) erfüllt seien. Das Erfordernis, aus der

bisherigen Firma definitiv auszuscheiden, sei wegen der Missbrauchsgefahr

notwendig, verhindere jedoch nicht generell, dass arbeitgeberähnliche Personen

überhaupt jemals Arbeitslosenentschädigung beziehen könnten. Es treffe deshalb

nicht zu, dass mit der Rechtsprechung gemäss BGE 123 V 234 eine

ganze Gruppe von Personen wohl Beiträge zahlen müsse, aber in diskriminierender

Weise vom Anspruch auf die genannte Leistung ausgeschlossen werde. Eine

Verletzung der Handels- und Gewerbefreiheit oder der Eigentumsgarantie sei

damit nicht verbunden (ARV 2005 Nr. 16 S. 201 E. 4, C 160/04).

Diesbezüglich sind keine Gründe für eine

Praxisänderung (zu deren allgemeinen Voraussetzungen vgl. BGE 133 V 37 E. 5.3.3 S. 39 mit Hinweisen) ersichtlich. (...)"

2.7

Nell’evenienza

concreta dalla dagli atti di causa si evince che RI 1 è stata impiegata, in

qualità di responsabile - stilista -, presso la __________ di __________ dal 1°

aprile 2006 al 31 dicembre 2007 (cfr. doc. 5, 8).

Il 30 ottobre 2007, in

effetti, la ricorrente è stata licenziata con effetto dalla fine di dicembre

2007.

a causa di eccesso di personale, e meglio in quanto la sua figura

professionale non era più richiesta (cfr. doc. 5, 6).

L’insorgente risultava

iscritta a RC quale socia con una quota di fr. 1'000.-- su un capitale di fr.

20'000.-- senza diritto di firma della __________.

L’ulteriore quota di fr.

19'000.-- era detenuta dal marito dell’assicurata, il quale era pure socio

gerente con diritto di firma individuale della ditta (cfr. estratto RC

reperibile in internet al sito www.zefix.ch).

Scopo sociale della Sagl

è:

" L’esercizio

di un salone di parrucchiere e di un centro estetico. La società potrà inoltre

comperare, vendere, importare e commercializzare prodotti di bellezza,

accessori di moda, assumere rappresentanze, l’importazione di macchinari, di

apparecchiature, di prodotti e qualsiasi utensile da parrucchiere, per la cura

dei capelli, del corpo e in genere per l’estetica. Essa potrà svolgere ogni

altra attività atta a perseguire lo scopo sociale. La società inoltre può:

compiere tutte le operazioni commerciali e finanziarie ritenute necessarie o

utili funzionalmente connesse con l’oggetto sociale; assumere sia direttamente

che indirettamente interessenze e partecipazioni in altre società o imprese

commerciali, finanziarie e di servizi in Svizzera o all’estero, nel settore

attinente allo scopo sociale o in altri settori.” (cfr. estratto RC)

Il 21 dicembre 2007

l’assicurata si è iscritta in disoccupazione, postulando il versamento di

indennità a decorrere dal 1° gennaio 2008 (cfr. doc. 2).

La Cassa, con decisione

del 18 gennaio 2008 confermata dalla decisione su opposizione del 23 aprile

2008, le ha negato il diritto alle prestazioni dell’assicurazione contro la

disoccupazione, principalmente poiché il marito era socio e gerente della ditta

sua ex datrice di lavoro (cfr.doc. A; 13).

Per completezza va

evidenziato che nel luglio 2008 l’iscrizione a RC dell’assicurata è stata

stralciata e che il marito, sempre socio e gerente della Sagl, detiene ora le quote

relative all’intero capitale di fr. 20'000.-- (cfr. estratto RC).

2.8

Questa

Corte, chiamata ora a pronunciarsi in merito alla fattispecie, rileva che da

quanto appena esposto emerge con evidenza che il marito dell’assicurata

- socio gerente della __________ - al momento determinante della

decisione su opposizione (cfr. STFA del 1° luglio 2005 nella causa Service de

l’industrie, du commerce et du travail, Assurance-chômage, Sion contre F., C

198/04; STFA del 22 aprile 2005 nella causa S., U 417/04; DTF 121 V 366; DTF

129.

V 4; DTF 129 V 169; DTF 129 V 356), rivestiva – e, come visto sopra, riveste

tuttora – nella Sagl una posizione analoga a quella di un datore di lavoro.

La

giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni è chiara a questo

proposito: la posizione di socio gerente di una Sagl è equiparabile a quella di

un membro del consiglio di amministrazione di una SA, il quale gode ex lege di

una posizione analoga a quella di un datore di lavoro, potendo egli influenzare

risolutivamente le decisioni dello stesso ai sensi dell’art. 31 cpv. 3 lett. c

LADI (cfr. DLA 2004 N. 21 consid. 3.2. pag. 198; STFA del 4 luglio 2005 nella

causa M., C 270/04; STFA del 22 novembre 2002 nella causa R., C 37/02 e STFA

del 30 agosto 2001 nella causa B., C 71/01).

In simili

circostanze, alla luce della giurisprudenza sopra citata (cfr. consid. 2.5.,

2.6

), l’assicurata, essendo stata impiegata, nel periodo precedente

l’iscrizione in disoccupazione, presso la __________ il cui socio gerente è suo

marito, non ha diritto alle indennità di disoccupazione a decorrere dal mese di

gennaio 2008, senza che sia necessario indagare più approfonditamente il suo

potere di determinare o influenzare le decisioni della società.

Infatti la ricorrente,

benché licenziata dalla __________ vista la posizione di suo marito all’interno

della ditta sua ex datrice di lavoro, poteva continuare a

determinare le decisioni del datore di lavoro o a influenzarle in maniera

decisiva (cfr. in particolare la sentenza federale riprodotta al consid. 2.6.).

Lo scopo della

giurisprudenza sviluppata in DTF 123 V 234 non è unicamente quello di

sanzionare il caso di abuso effettivo, ma anche quello di prevenire il rischio

di un simile abuso che è insito nel pagamento di indennità di disoccupazione in

favore di persone che rivestono una posizione professionale paragonabile a

quella di un datore di lavoro o in favore dei loro coniugi (cfr. DLA 2003 N. 22

pag. 240).

In casu non può escludersi

un’elusione delle disposizioni concernenti l’indennità per lavoro ridotto, né

il rischio di ricorso abusivo alle prestazioni dell’assicurazione contro la

disoccupazione alfine di rimediare a un periodo di contrazione del giro di

affari della datrice di lavoro.

La circostanza che l’assicurata, nel giugno 2008, abbia ceduto la propria quota a __________

e abbia conseguentemente fatto stralciare dal RC la sua iscrizione quale socia

(cfr. doc. V1; estratto RC), a prescindere dal fatto che la cessione ha

comunque avuto luogo posteriormente al periodo determinante in questione

(gennaio – aprile 2008), risulta ininfluente.

Infatti,

come appena visto, decisiva in concreto risulta la carica di socio gerente in

seno alla __________ del coniuge.

Il principio secondo cui

il coniuge del datore di lavoro e di colui che riveste una posizione analoga a

quella di un datore di lavoro non ha diritto all’indennità di disoccupazione si

applica evidentemente, come auspicato dalla ricorrente (cfr. doc. I),

indifferentemente dal sesso del coniuge.

La sentenza C 193/04 del 7

dicembre 2004, pubblicata in DLA 2005 N. 9 pag. 130 e già citata al consid.

2.5

, riguarda proprio un assicurato a cui sono state rifiutate le indennità di

disoccupazione, poiché la moglie era la socia gerente della ditta in cui egli lavorava

prima dell’iscrizione al collocamento.

In proposito cfr. anche

STCA 38.2006.10 del 26 luglio 2006.

In relazione

all’asserzione formulata dall’assicurata nello scritto del 18 gennaio 2008 alla

Cassa secondo cui il rapporto con il marito "è in crisi" (cfr. doc.

12), è utile sottolineare che nella Circolare concernente

l’indennità di disoccupazione (circolare ID) emessa nel gennaio 2007 al p.to

B22-B23, la SECO ha precisato che:

"

una persona che, durante il termine quadro per

la riscossione della prestazione, assume un impiego nell’azienda del proprio

coniuge ha diritto all’ID durante il termine quadro dopo aver lasciato tale

attività. Per contro, in un termine quadro successivo, essa ha diritto all’ID

soltanto se ha esercitato un’attività lucrativa dipendente per almeno 6 mesi

dopo aver lasciato l’azienda del suo coniuge o se ha acquisito un periodo

minimo di contribuzione di 12 mesi in un ‘azienda che non sia quella del

coniuge.

Il diritto all’ID va

invece riconosciuto dalla data del divorzio, della separazione giudiziale e

dalla data in cui il giudice decide misure di protezione dell’unione

coniugale."

Inoltre

con giudizio C 292/05 del 16 febbraio 2007 l’Alta Corte ha affermato quanto

segue:

"

(…) questa Corte ha già avuto modo di osservare

che il rischio di abuso insito nel pagamento di indennità di

disoccupazione in favore di persone che rivestono una posizione professionale

paragonabile a quella di un datore di lavoro o in favore dei loro coniugi

(consid. 3) può realizzarsi anche nell’ipotesi in cui i coniugi vivano

separatamente (sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni C 179/05

del 17 ottobre 2005 consid. 2; la sottolineatura è del redattore)."

2.9

Per quanto concerne la

censura di incostituzionalità sollevata dall’assicurata relativamente all’estensione

solo al coniuge dell’esclusione del diritto alle indennità di disoccupazione di

una persona con posizione analoga a quella di un datore di lavoro (cfr. doc. I

pag. 4), giova osservare che il TF, nella sentenza pubblicata

in DLA 2005 N. 9 pag. 130 segg. e menzionata al considerando precedente in

fine, ha stabilito che il fatto che il convivente non sia soggetto all’art. 31

cpv. 3 lett. c LADI (cfr. consid.2.3.) non viola il principio dell’uguaglianza

giuridica.

La nostra

Massima Istanza, al riguardo, ha segnatamente osservato che:

"

(…)

S'il est vrai que cette jurisprudence fondée sur

l'art. 31 al. 3 let. c LACI n'est pas applicable aux personnes qui entretiendraient

des liens étroits avec leur employeur sans être mariées (par exemple un concubin),

il n'en demeure pas moins que ce régime résulte directement de la loi qui

exclut du droit à certaines prestations, le conjoint occupé dans l'entreprise

d'une personne mentionnée à l'art. 31 al. 3 let. c LACI, lorsqu'il existe un

risque de mise à contribution abusive de l'assurance. C'est ainsi qu'une clause

d'exclusion identique à celle de l'art. 31 al. 3 let. c LACI figure - pour les

mêmes motifs - aux art. 51 al. 2 LACI (indemnité en cas d'insolvabilité) et 42

al. 3 LACI (indemnité en cas d'intempéries), lequel renvoie à l'art. 31 al. 3

LACI.

De plus, les personnes qui, sans être mariées,

ont des liens personnels étroits avec leur employeur, ne sont pas forcément

favorisées par rapport à des conjoints. De manière générale, en effet, le droit

aux prestations doit être nié en présence de procédés ayant pour but de

contourner la loi. Par exemple, la jurisprudence

considère qu'il y a simulation au sens de l'art. 18 CO, opposable aux assurés,

lorsque, pour éviter les effets de l'art. 31 al. 3 lit. c LACI et percevoir des

indemnités de chômage, les deux seuls employés d'une entreprise se licencient

et se réengagent mutuellement, mais à raison de 50 %, dans l'attente d'un

rapide rétablissement de la situation de plein emploi (DTA 1996/1997 no 31 p.

170; cf. également arrêt du Tribunal fédéral des assurances en la cause A. du

31.

août 2001 [C 354/00])." (La sottolineatura è del redattore)

Cfr.

pure STFA C 179/05 del 17 ottobre 2005; STF C 211/06 del 29 agosto 2007.

2.10

Alla luce di tutto quanto

precede, occorre concludere che l’assicurata non ha diritto alle indennità di

disoccupazione a fare tempo dal 1° gennaio 2008.

La decisione su

opposizione del 23 aprile 2008 emessa dalla Cassa deve, di conseguenza, essere

confermata.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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