38.2008.58
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5 febbraio 2009Italiano28 min
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Numero d'incarto:
38.2008.58
Data decisione, Autorità:
05.02.2009, TCA
Titolo:
Negato diritto a ID dall'8.4.08. Benché dimmissionato dalla carica di pres.del CdA della SA sua ex DL,mantenuto posizione analoga a DL.Azienda a carattere familiare,pres. del CdA è diventata la sorella. Ditta con solo 2 dip.e ass.l'unico in grado di svolgere scopo società.Ass.firmava attestati di GI
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
INDENNITÀ
PERDITA DI LAVORO COMPUTABILE
CO
art. 736segg. CO
art. 8 cpv. 1 let. a e b LADI
art. 31 cpv. 3 let. c LADI
Raccomandata
Incarto n.
38.2008.58
rs
Lugano
5 febbraio
2009
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
con redattrice:
Raffaella Sartoris
Vacchini, vicecancelliera
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 13 ottobre 2008
di
RI 1
contro
la decisione su opposizione del 19
settembre 2008 emanata da
Cassa CO 1,
in materia di assicurazione contro la
disoccupazione
ritenuto, in
fatto
1.1. Con
decisione su opposizione del 19 settembre 2008 la Cassa CO 1 (di seguito la
Cassa) ha confermato la precedente decisione del 5 maggio 2008 con cui ha
negato a RI 1 il diritto all’indennità di disoccupazione a decorrere dall’8
aprile 2008, in quanto ha ritenuto che l’assicurato, all’interno della __________
- sua ex datrice di lavoro -, occupava una posizione analoga a quella di un
datore di lavoro (cfr. doc. 21, A6).
1.2. Contro la decisione
su opposizione l’assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, nel
quale ha chiesto il riconoscimento del diritto alle prestazioni
dell’assicurazione contro la disoccupazione.
A
motivazione della propria pretesa ricorsuale l’insorgente ha addotto,
segnatamente, di non aver avuto all’interno dell’azienda alcuna posizione
analoga a quella di un datore di lavoro, poiché dal 23 aprile 2007 non
ricopriva più cariche in seno alla società e nemmeno era più azionista. Egli,
al riguardo, ha precisato che fino ad allora possedeva un’azione.
Il
ricorrente ha, poi, asserito che l’unica relazione con la ditta era quella di
dipendente e unico orologiaio diplomato e che, non avendo diritto di firma, non
aveva potere decisionale. Egli ha puntualizzato che il fatto che la società non
sia ancora sciolta non lede alla sua posizione di estraneità alla stessa.
L’assicurato, in proposito, ha rilevato che la cancellazione di una ditta non è
mai immediata per questioni amministrative e fiscali.
L’insorgente
ha sottolineato che la signora __________, impiegata della ditta, si rivolgeva
a lui, poiché essa occupava una funzione di venditrice, ovviamente diversa da
quella di orologiaio con molti anni di esperienza. Egli ha confermato, da un
lato, di aver firmato alla signora __________ alcuni moduli in relazione al suo
guadagno intermedio senza averne il potere giuridico. Dall’altro, di non
essersi reso conto dell’infrazione commessa e di aver avvisato solo a
posteriori gli organi della società.
L’assicurato
ha evidenziato che è scontato che la clientela veda nel dipendente sempre
presente da decenni in negozio il “responsabile nel senso della persona di
riferimento”, questo anche per una questione commerciale e perché in precedenza
era il Presidente del Consiglio di amministrazione. Egli ha, però, osservato
che in seguito la situazione era totalmente diversa.
Il
ricorrente ha segnalato che negli anni ’90, in pieno boom economico, si era
interessato presso la Proprietà per acquistare le azioni della Società. Egli ha
indicato che purtroppo gli azionisti hanno rifiutato l’offerta, volendo
mantenere il controllo del pacchetto azionario e quindi della società e che da
quel momento, pur essendo ancora presidente del CdA, ha occupato la posizione
di orologiaio diplomato per necessità.
L’assicurato
ha concluso comunicando che dal 1° settembre 2008, per mezzo dei suoi sforzi
personali, era impiegato a tempo pieno presso la __________ a __________, in
qualità di stagiare con una remunerazione di circa fr. 1'500.-- mensili lordi
(cfr. doc. I).
1.3. In risposta
la Cassa ha postulato la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si
dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
Fatti
1.4. Il 13
novembre 2008 è pervenuta al TCA una distinta stipendio allestita dalla __________,
da cui emerge che nel mese di settembre 2008 l’assicurato ha percepito fr.
1'326.95 netti (cfr. doc. V).
1.5. La Cassa, il
18 novembre 2008, ha comunicato di non avere nulla da aggiungere (cfr. doc.
VII).
1.6. Il doc. VII
è stato trasmesso all’assicurato per conoscenza (cfr. doc. VIII).
1.7. RI 1, il 28
gennaio 2009, ha comunicato, segnatamente, che il suo stage presso la __________
terminerà alla fine di febbraio 2009. Egli ha, inoltre, sollecitato l’evasione
della pratica (cfr. doc. IX).
1.8. Il doc. IX è
stato inviato per conoscenza alla Cassa (cfr. doc. X).
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002;
STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U
347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99
del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel
merito
2.2. Oggetto del
contendere è il tema di sapere se l’assicurato abbia diritto o meno alle
indennità di disoccupazione a decorrere dall’8 aprile 2008.
2.3. Fondamentale
presupposto per il riconoscimento del diritto alle indennità di disoccupazione è,
tra l’altro, che l’assicurato sia disoccupato totalmente o parzialmente e che abbia
subito una perdita di lavoro computabile (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. a) e b) che
rinviano a loro volta agli art. 10 e 11 LADI).
In una
decisione pubblicata in DTF 123 V 234 il TFA ha stabilito che il lavoratore in
posizione professionale analoga a quella di un datore di lavoro non ha diritto
all'indennità di disoccupazione se, dopo essere stato licenziato dalla società
anonima, continua ad essere l'azionista unico ed il solo amministratore della
ditta.
In una
sentenza relativa a un caso ticinese, chiamata a pronunciarsi su una domanda di
condono, in una decisione del 16 giugno 2003 nella causa G. (C 130/02), l'Alta
Corte ha confermato il precedente giudizio cantonale e, in particolare, ha
osservato che:
"
(…)
4.2 Come rilevato dalla Corte cantonale, non
possono passare inosservate le circostanze che hanno contraddistinto la
vicenda. In particolare, non sfugge che la società datrice di lavoro, peraltro
appartenente al padre della ricorrente, abbia disdetto, per diminuzione del
lavoro, il rapporto di lavoro all'interessata, amministratrice unica di detta
società, e le abbia nel contempo, in maniera atipica (sentenza inedita del 2
febbraio 1999 in re G., C 114/98, consid. 3b), garantito la ripresa dello
stesso a partire dal 1° marzo 1996 - come poi effettivamente è avvenuto -
mettendola in seguito nella possibilità di beneficiare di un secondo termine di
riscossione di prestazioni.
4.3 I fatti così esposti ed accertati dalla
precedente istanza inducono a pensare, insieme a quanto già precedentemente
evidenziato nell'ambito della procedura di restituzione, che l'interessata,
sottacendo (come si deve giustamente ritenere, in assenza di elementi
istruttori contrari: cfr. DLA 2000 no. 25 pag. 122 consid. 2a) la propria
posizione di amministratrice unica all'interno della società di famiglia
datrice di lavoro e facendo capo alle indennità di disoccupazione, abbia inteso
eludere le disposizioni relative alle indennità per lavoro ridotto, alle quali
non avrebbe altrimenti avuto diritto, ritenuto che, giusta l'art. 31 cpv. 3
lett. c LADI, tali prestazioni sono precluse, tra l'altro, alle persone che,
come soci, compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo
dell'azienda, determinano o possono influenzare risolutivamente le decisioni
del datore di lavoro, come anche ai loro coniugi occupati nell'azienda, e che,
secondo giurisprudenza, indipendentemente dalla partecipazione al capitale e
dal numero dei membri del consiglio (DTF 123 V 237 consid. 7a e
riferimenti), è considerato detenere una simile posizione un membro del
consiglio di amministrazione - e, quindi, a maggior ragione l'amministratore
unico di una SA familiare. (…)" (STFA del 16 giugno 2003 nella causa G., C
130/02)
In un
altro caso ticinese, chiamato a pronunciarsi nel caso in cui ad un assicurato,
vista la sua posizione analoga a quella di un datore di lavoro, è stato
confermato l'ordine di restituzione di prestazioni ricevute indebitamente, il
TFA ha confermato il precedente giudizio di questo Tribunale e ha sviluppato le
seguenti considerazioni:
"
(…)
la precedente istanza ha
quindi rettamente precisato che si è segnatamente in presenza di un errore
manifesto allorquando vengono assegnate indennità di disoccupazione ad un
lavoratore trovantesi in una posizione analoga a quella di un datore di lavoro
e che, dopo essere stato licenziato, in elusione delle norme in materia di
indennità per lavoro ridotto (art. 31 cpv. 3 lett. c LADI), continua a lavorare
a tempo parziale e a determinare o comunque a influenzare in maniera rilevante
le decisioni del datore di lavoro (sentenze del 6 luglio 2001 in re B. [C
274/99], I. [C 278/99] e O. [C 279/99], a contrario),
nel caso di specie, gli
accertamenti esperiti dai primi giudici hanno permesso di evidenziare non solo
che l'insorgente - il cui nome e la cui attività coincidono con la ditta (art.
944, 950 CO) e con la ragione sociale della datrice di lavoro -, è (già) stato
azionista maggioritario della società nonché, eccezione fatta per gli
apprendisti, unico dipendente della stessa, ma anche che l'incarico di
amministratore unico è stato trasferito dal ricorrente al sessantaseienne
padre, S.________, autore dell'atto di licenziamento e contestuale riassunzione
a tempo parziale del figlio come pure della risposta alla Cassa disoccupazione
con la quale egli indicò di non essere a conoscenza degli azionisti della
società, malgrado all'assemblea straordinaria del 31 ottobre 1997 fossero
presenti tutte le azioni,
stante quanto precede, si
giustifica senz'altro di ritenere, insieme ai primi giudici, che il ricorrente
abbia rivestito una posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro
anche in seguito alle sue dimissioni da amministratore unico ed alla disdetta -
con contestuale riassunzione al 50% - del rapporto di lavoro, ed abbia così
inteso, in elusione delle norme in materia di indennità per lavoro ridotto,
alle quali l'interessato non avrebbe altrimenti potuto avere diritto (art. 31
cpv. 3 lett. c LADI; DTF 122 V 273 consid. 4), costruire una situazione
giuridica suscettibile, a mente sua, di giustificare il riconoscimento di
prestazioni assicurative (cfr. DLA 2000 no. 14 pag. 70 consid. 2), in tali
condizioni, è a ragione che la Cassa e la Corte cantonale hanno ritenuto essere
dati i presupposti per riconsiderare le decisioni informali con le quali
all'assicurato sono state versate le indennità di disoccupazione e per
domandarne la restituzione,
(…)." (cfr. STFA del 15
luglio 2003 nella causa O., C 217/02)
Secondo
il TFA, dunque, il lavoratore che gode di una posizione professionale
paragonabile a quella di un datore di lavoro non ha diritto alle indennità di
disoccupazione quando, benché formalmente licenziato da una società, continua a
determinare le decisioni del datore di lavoro o a influenzarle in maniera
decisiva, poiché la perdita di lavoro non può essere verificata (al riguardo
cfr. SVR 2005 ALV Nr. 13 pag. 43).
A tale
proposito in una sentenza del 10 novembre 2005 nella causa SECO c/ A., C
275/04, relativa a un caso ticinese, la nostra Massima ha osservato:
"
(…)
3.3 Al riguardo
non si devono dimenticare i motivi che giustificano questa condizione, segnatamente il controllo della perdita di lavoro del disoccupato,
che è uno dei presupposti necessari per percepire le indennità di
disoccupazione (art. 8 cpv. 1 lett. b LADI). Se infatti un tale controllo può
essere facilmente eseguito nel caso di un dipendente che perde il lavoro,
perlomeno parzialmente, ciò non è il caso per quanto concerne le persone che occupano
una posizione dirigenziale e che, malgrado siano state formalmente licenziate,
continuano a svolgere un'attività per conto della società nella quale
lavoravano. Grazie alla posizione di cui beneficiano all'interno della ditta
possono in effetti influenzare la perdita di lavoro che subiscono, ciò che
rende la loro disoccupazione difficilmente controllabile (DLA 2003 no. 22 pag.
242 consid. 4 [sentenza del 14 aprile 2003 in re F., C 92/02])." (STFA del
10 novembre 2005 nella causa SECO c/ A., C 275/04, consid. 3.3)
2.4. La
situazione è differente quando il salariato, trovandosi in una posizione
assimilabile a quella di un datore di lavoro, lascia definitivamente l'impresa
a causa della sua chiusura; in questo caso non è ravvisabile un comportamento
volto ad eludere la legge. Lo stesso vale nel caso in cui l'impresa continua ad
esistere ma il salariato, a seguito della rottura del contratto di lavoro,
interrompe definitivamente tutti i legami con la società. In entrambi i casi,
l'assicurato può, in principio, pretendere l'indennità di disoccupazione.
In una
decisione del 7 giugno 2004 nella causa C (C 87/02) la nostra Massima Istanza
si è, in proposito, così espressa:
"
(…)
4.2 Diversa è invece la situazione nel caso in
cui il lavoratore dipendente, che si trova in una posizione assimilabile a
quella del datore di lavoro, lascia definitivamente la ditta a seguito della
sua chiusura. Lo stesso discorso vale se la ditta continua ad esistere, ma il
dipendente, tuttavia, in seguito alla disdetta del suo contratto, interrompe
ogni legame con la società. In tal caso egli può di principio pretendere
indennità di disoccupazione (DTF 123 V 238 seg.; SVR 2001 ALV no. 14 pag. 41
seg. consid. 2a; DLA 2000 no. 14 pag. 70 consid. 2; sentenza del 22 novembre
2002 in re R., C 37/02, consid. 3).
4.3 Al riguardo questa Corte ha inoltre
ripetutamente statuito che il fatto di subordinare il versamento di indennità
di disoccupazione all'interruzione di ogni legame con la società di cui la
persona interessata era alle dipendenze può apparire rigoroso a seconda delle
circostanze del caso concreto. Nondimeno, non si devono dimenticare i motivi
che giustificano questa condizione, segnatamente il controllo della perdita di
lavoro del disoccupato, che è uno dei presupposti necessari per percepire le
indennità di disoccupazione (art. 8 cpv. 1 lett. b LADI). Se infatti un tale
controllo può essere facilmente eseguito nel caso di un dipendente che perde il
lavoro, perlomeno parzialmente, ciò non è il caso per quanto concerne le
persone che occupano una posizione dirigenziale che, malgrado siano state
formalmente licenziate, continuano a svolgere un'attività per conto della
società nella quale lavoravano. Grazie alla posizione di cui beneficiano
all'interno della ditta possono in effetti influenzare la perdita di lavoro che
subiscono, ciò che rende la loro disoccupazione difficilmente controllabile
(sentenza del 14 aprile 2003 in re F., C 92/02, consid. 4).
Inoltre, fintanto che un dirigente mantiene dei
legami con la sua società, non soltanto è impossibile controllare la perdita di
lavoro che subisce, ma esiste pure la possibilità che egli decida di perseguire
lo scopo sociale (DLA 2002 no. 28 pag. 183; sentenza del 22 novembre 2002 in re
R., C 37/02). In tal caso, eccezion fatta per un esame a posteriori delle
circostanze - che è contrario al principio secondo cui questo esame ha luogo
nel momento in cui si statuisce sul diritto dell'assicurato -, è quindi
impossibile determinare se le condizioni legali sono adempiute. Del resto con
la citata condizione non viene perseguito l'abuso in sé stesso, bensì il
rischio d'abuso (sentenza del 14 aprile 2003 in re F., C 92/02, consid. 4).
(…)." (cfr. STFA del 7 giugno 2004 nella causa
C., C 87/02)
Al
riguardo cfr. anche STFA del 10 novembre 2005 nella causa SECO c/ A., C 275/04,
consid. 3.2., citata sopra.
Diversa è
pure la situazione dell'assicurato che, pur conservando una posizione analoga a
un datore di lavoro presso una ditta, si iscrive in disoccupazione dopo aver
lavorato quale dipendente per una durata di almeno sei mesi presso un'altra
ditta. In quel caso il diritto alle indennità va ammesso (cfr. STFA del 3
gennaio 2005 nella causa T., C 119/04; STFA del 20 aprile 2004 nella causa Z.,
C 177/03; SVR 2004 ALV Nr. 15 e a contrario STFA del 16 settembre 2004 nella
causa E., C 71/04).
2.5. Circa la
questione di sapere se un assicurato può determinare o influenzare
risolutivamente le decisioni del datore di lavoro ai sensi dell'art. 31 cpv. 3
lett. c LADI, in una sentenza del 2 giugno 2004 nella causa N., (C 219/03), il
TFA ha, tra l'altro, osservato che:
"
(…)
2.4 Nach der Rechtsprechung muss bei
Arbeitnehmern, bei denen sich aufgrund ihrer Mitwirkung im Betrieb die Frage
stellt, ob sie einem obersten betrieblichen Entscheidungsgremium angehören und
ob sie in dieser Eigenschaft massgeblich Einfluss auf die
Unternehmensentscheidungen nehmen können, jeweils geprüft werden, welche
Entscheidungsbefugnisse ihnen aufgrund der internen betrieblichen Struktur
zukommen. Amtet ein Arbeitnehmer als Verwaltungsrat, so ist eine massgebliche
Entscheidungsbefugnis im Sinne von Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG bereits ex lege
(vgl. Art. 716-716b OR) gegeben. Handelt es sich um einen mitarbeitenden
Verwaltungsrat, so greift der persönliche Ausschlussgrund des Art. 31 Abs. 3
lit. c AVIG ohne weiteres Platz, und es bedarf diesfalls keiner weiteren
Abklärungen im Sinne von BGE 120 V 525 f. Erw. 3b (BGE 122 V 272 Erw. 3 mit
Hinweisen). Gemäss ARV 1996/1997 Nr. 10 S. 52 Erw. 3a und b spielen die
Aufgabenbereiche und die interne Aufgabenteilung ebenso wenig eine Rolle wie
Considerandi
der Umfang der Beteiligung. In jenem Fall wurde eine Anspruchsberechtigung
verneint, obwohl das Leistungen beanspruchende Verwaltungsratsmitglied nur
Kollektivunterschrift besass und lediglich mit 2 % am Aktienkapital beteiligt
war. (…)"
(cfr. STFA del 2 giugno 2004 nella causa N., C
219/03)
In questo
contesto va pure rilevato che, sempre secondo la giurisprudenza federale, la
posizione di socio gerente di una Sagl è equiparabile a quella di un membro del
consiglio di amministrazione di una SA (cfr. STFA del 22 novembre 2002 nella
causa R., C 37/02 e STFA del 30 agosto 2001 nella causa B., C 71/01).
In una
decisione, pubblicata in DLA 2004 N. 21, pag. 196, l'Alta Corte ha confermato
che secondo la giurisprudenza relativa agli art. 31 cpv. 3 lett. c e 51 cpv. 2
LADI, i membri del consiglio d’amministrazione di una società esercitano, in
virtù della legge, un potere determinante, pertanto non hanno diritto né
all’indennità per lavoro ridotto, né all’indennità per insolvenza.
Contestualmente
il TFA ha, tra l’altro, sviluppato le seguenti considerazioni:
"
(…)
3.2
Selon la jurisprudence relative à l'art. 31 al.
3.
let. c LACI - lequel, dans une teneur équivalente, exclut du droit à
l'indemnité en cas de réduction de l'horaire de travail le même cercle de
personnes que celui visé par l'art. 51 al. 2 LACI et auquel on peut se référer
par analogie (DTA 1996/1997 no 41 p. 227 consid. 1b) - , il n'est pas
admissible de refuser, de façon générale, le droit aux prestations aux employés
au seul motif qu'ils peuvent engager l'entreprise par leur signature et qu'ils
sont inscrits au registre du commerce. Il y a lieu de ne pas se fonder de façon
stricte sur la position formelle de l'organe à considérer; il faut bien plutôt
établir l'étendue du pouvoir de décision en fonction des circonstances
concrètes. C'est donc la notion matérielle de l'organe dirigeant qui est
déterminante, car c'est la seule façon de garantir que l'art. 31 al. 3 let. c
LACI, qui vise à combattre les abus, remplisse son objectif (SVR 1997 ALV no
101.
p. 311 consid. 5d). En particulier, lorsqu'il s'agit de déterminer quelle
est la possibilité effective d'un dirigeant d'influencer le processus de
décision de l'entreprise, il convient de prendre en compte les rapports
internes existant dans l'entreprise. On établira l'étendue du pouvoir de
décision en fonction des circonstances concrètes (DTA 1996/1997 no 41 p. 227
sv. consid. 1b et 2; SVR 1997 ALV no 101 p. 311 consid. 5c). La seule exception
à ce principe que reconnaît le Tribunal fédéral des assurances concerne les
membres des conseils d'administration car ils disposent ex lege (art. 716 à
716b CO), d'un pouvoir déterminant au sens de l'art. 31 al. 3 let. c LACI (DTA
1996/1997 no 41 p. 226 consid. 1b et les références). Pour les membres du
conseil d'administration, le droit aux prestations peut être exclu sans qu'il
soit nécessaire de déterminer plus concrètement les responsabilités qu'ils
exercent au sein de la société (ATF 122 V 273 consid. 3). (…)"
(cfr. DLA 2004 N. 21, consid. 3.2, pag. 198)
Il principio secondo cui
il diritto alle prestazioni di un membro di un consiglio di amministrazione è
escluso senza che sia necessario determinare più concretamente le sue funzioni
all’interno della società è stato ribadito nella STFA del 27 gennaio 2005 nella
causa I., C 45/04, consid. 3.1. In tale sentenza l’Alta Corte ha esaminato se
il diritto alle indennità di disoccupazione doveva o meno essere negato, in
applicazione dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI e della giurisprudenza di cui
alla DTF 123 V 234, a un assicurato, in quanto egli occupava una posizione
dirigenziale nella società.
2.6
Nell’evenienza concreta l’estratto
del RC afferente alla __________ SA, che riporta le
informazioni riguardanti la società a fare tempo dal 1990, pone in luce che RI
1.
(nato nel 1957) dal 1990 al 1997 è stato iscritto quale
vice-presidente del Consiglio di amministrazione con diritto di firma
collettiva a due.
Presidente del CdA con
diritto di firma collettiva a due risultava __________, commercialista (cfr. www.directories.ch) e membri con diritto
di firma collettiva a due __________, __________ e __________, rispettivamente
la madre e le sorelle dell’assicurato (cfr. www.zefix.ch; doc. 24).
Nel gennaio 1997 il
ricorrente ha assunto la carica di Presidente del CdA con diritto di firma
individuale che ha mantenuto fino all’aprile 2007.
Il 17 aprile 2007, con
pubblicazione nel FUSC del 23 aprile 2007, il suo nominativo è stato radiato
dal RC. Presidente del CdA è diventata, allora, sua sorella __________ (cfr.
estratto RC).
L’assicurato possedeva,
inoltre, un’azione della società che ha ceduto nel giugno 2007 (cfr. doc. 22, 24,
I).
Scopo
sociale della __________ è il seguente:
"
L’acquisto, la vendita, l’importazione e
l’esportazione, la riparazione di orologi, manufatti d’oro e d’argento, pietre
preziose e altro.”
RI 1 è stato anche alle
dipendenze della __________ dalla sua costituzione fino alla fine di marzo
2008, allorché ha esplicato i propri effetti il licenziamento datato 28
dicembre 2007 formulato dalla ditta (cfr. doc. 1, 4, 8).
Dall’Attestato
del datore di lavoro dell’8 aprile 2008 risulta che l’insorgente era impiegato
quale orologiaio – responsabile (cfr. doc. 4).
L’8
aprile 2008 l’assicurato si è iscritto al collocamento ricercando un impiego a
tempo pieno (cfr. doc. 2).
La Cassa,
con decisione del 5 maggio 2008, gli ha negato il diritto alle indennità di
disoccupazione a causa della sua posizione analoga a quella di un datore di
lavoro (cfr. doc. 21).
Tale
provvedimento è stato confermato con decisione su opposizione del 19 settembre
2008.
(cfr. doc. A6).
2.7
Questa
Corte, chiamata a pronunciarsi in merito alla vertenza, rileva, in primo luogo,
che la __________, presso la quale l’assicurato è stato impiegato fino al marzo
2008.
e della quale è stato il vicepresidente del CdA, dapprima - dal 1990 al
1997.
-, e il Presidente del CdA poi - dal gennaio 1997 all’aprile 2007 (cfr.
consid. 2.6.) -, è una ditta a carattere prettamente familiare, di modeste
dimensioni e senza diversificazione strutturale interna.
Al riguardo è utile
evidenziare, da una parte, che la __________ è stata costituita nel 1984
riprendendo gli attivi e i passivi della ditta individuale “__________” (cfr. estratto
RC).
__________, come risulta dal sistema informatico relativo alla banca dati MOVPOP che gestisce
l’anagrafe della popolazione del Cantone, era il padre dell’assicurato.
Dall’altra,
che la carica di Presidente del CdA lasciata dall’assicurato è stata ripresa da
sua sorella, __________, già membro del CdA (cfr. estratto RC)
Inoltre
da uno scritto del 29 luglio 2008 di __________ alla Cassa emerge che le due
sorelle sarebbero le azioniste della società (cfr. doc. 25).
In
secondo luogo, dalle carte processuali si evince che la ditta aveva unicamente
due dipendenti, l’assicurato e __________ (cfr. doc. 24).
Quest’ultima
svolgeva mansioni di vendita, corrispondenza relativa al negozio, inventario e
altri piccoli lavori connessi a questa professione (cfr. doc. 24, 27). Essa è
stata impiegata al 100% dal gennaio 2001 all’aprile 2006, al 75% dal maggio
2006.
all’ottobre 2007 e al 100% da novembre 2007 al gennaio 2008 (cfr. doc.
27).
Il
ricorrente, per contro, è un orologiaio diplomato (cfr. doc. 28).
Per
quanto concerne la collaborazione delle due sorelle dell’insorgente, __________,
in uno scritto del 10 giugno 2008 alla Cassa, ha indicato che:
"
(…) La signora __________ e la signora __________
(…) vantano una lunga esperienza ma non hanno un attestato federale di
capacità. Hanno sempre collaborato con la società in particolare nei periodi di
punta come quello natalizio. Non si dispone quindi di un attestato di lavoro
essendo stata una situazione di “collaborazione famigliare d’azienda."
(Dco. 24)
Da questa
risposta occorre concludere che l’assicurato era l’unico in grado di svolgere
lo scopo della società. In effetti è evidente che ad occuparsi dell’acquisto,
importazione, riparazione di orologi e gioielli deve essere una persona che,
non solo gode di ampia esperienza in questo settore, ma è anche formata in tal
senso.
Va, poi,
segnalato che __________, nell’agosto 2008, ha dichiarato alla Cassa quanto
segue:
"
(…) Per quel che mi concerne, durante i miei
sette anni lavorativi ho sempre ritenuto il signor RI 1 quale mio datore di
lavoro e punto di riferimento per ogni mia necessità (…)” (Doc. 27)
L’assicurato,
del resto, anche dopo aver rinunciato alla carica di Presidente del CdA, ha
continuato a firmare gli attestati di guadagno intermedio afferenti alla dipendente
fino al gennaio 2008 (cfr. doc. 26).
L’insorgente,
il 7 agosto 2008, ha motivato tale modo di procedere, asserendo che:
"
(…) nel periodo da voi indicato le persone
incaricate della direzione della società (signora __________, signora __________
e signora __________) hanno avuto dei gravi problemi di salute, per culminare
con la morte di mia madre nel novembre 2007 dopo anni di problemi con una
malattia progressiva incurabile. Di conseguenza non regolarmente ricevevo degli
aggiornamenti sulle direttive societarie per il personale dipendente e non
sempre mi sentivo di appesantire una situazione già di per sé gravosa."
(Doc. 26)
Il 20
giugno 2008 __________ ha, peraltro, affermato che:
"
(…) I verbali delle sedute del consiglio di
amministrazione sono mancanti in quanto le sedute si sono svolte solo
formalmente in quanto i vari membri hanno avuto molti problemi personali quali il
decesso della signora __________ e le gravi malattie di entrambi gli altri membri
del consiglio di amministrazione." (Doc. 24)
Da ciò emerge
che quanto attestato da __________ il 29 luglio 2008, rispondendo al quesito
della Cassa volto a sapere quali erano i compiti e le responsabilità specifiche
delle due sorelle dal giugno 2007 (cfr. doc. 25), e meglio che le medesime si
occupavano della direzione della società, responsabilità finanziaria inerente
anche all’acquisto della merce, amministrazione della società, gestione e
conduzione del personale, inventario del magazzino, contratto con i fornitori,
organizzazione aziendale, gestione della parte finanziaria e assicurativa (cfr.
doc. 25), non si rivela attendibile.
Infatti
se l’asserita grave malattia delle sue sorelle, impediva loro di occuparsi
della firma degli attestati di guadagno intermedio della dipendente e dello
svolgimento di sedute del CdA con l’allestimento di verbali, a maggior ragione
essa doveva rendere assai difficoltosa se non impossibile l’esecuzione di tutte
le mansioni elencate.
Di
conseguenza questo Tribunale ritiene che buona parte dei compiti menzionati
erano verosimilmente assunti dall’assicurato.
2.8
In
simili condizioni, ritenuto che il giudice del diritto delle
assicurazioni sociali decide sulla base della verosimiglianza preponderante (cfr. cfr.
RDAT II-2001 N. 91 pag. 378; SVR 2001 KV N. 50 pag. 145; STFA 29 gennaio 2003
nella causa P., U 162/02; STFA del 18 settembre 2001 nella causa W., C 264/99;
STFA del 28 novembre 2000 nella causa P.S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000
nella causa K.B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A.F., C 341/98,
consid. 3, pag., 6; DTF 125 V 195; STFA 6 aprile 1994 in re E.P.; SZS 1993 pag.
106.
consid. 3a; RCC 1986 pag. 202 consid. 2c, RCC 1984
pag. 468 consid. 3b, RCC 1983 pag. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b,
DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, "Die Rechtspflege in der Sozialversicherung",
in Basler Juristische Metteilungen (BJM) 1989 pag. 31-32), il TCA
deve concludere che l’assicurato in seno alla __________ svolgeva un ruolo
attivo e decisionale anche successivamente alla rinuncia alla carica di
Presidente del CdA.
Di
conseguenza egli rivestiva una posizione analoga a quella di un datore di
lavoro all’interno di tale società che dall’aprile 2007 era solo formalmente
diretta dalle due sorelle.
In
proposito giova evidenziare che la nostra Massima Istanza, in una sentenza
pubblicata in RDAT I-1994 N. 79 pag. 205, ha confermato la decisione con la
quale questo Tribunale ha ritenuto inidoneo al collocamento un amministratore
di una SA licenziatosi e sostituito dalla figlia. In quel caso l’Alta Corte ha,
in particolare, rilevato che:
"
(…)
Al giudizio in lite si deve prestare adesione
pure nella misura in cui ha considerato non essere il ricorrente idoneo al
collocamento: in effetti, come giustamente ritenuto dai primi giudici, si può
dedurre dagli atti che l’ assicurato, pur avendo designato la propria figlia a
succedergli quale amministratrice della ditta G. SA, doveva essere ritenuto
ancora amministratore della ditta medesima. Si deve ammettere, con i giudici di
prime cure e l’ amministrazione, che l’ assicurato abbia voluto costruire una
situazione giuridica suscettibile , a mente sua, di giustificare il
riconoscimento di prestazioni assicurative. (…)”
Il fatto
che la società, a partire dall’aprile 2008, fosse affiliata alla Cassa di
compensazione AVS nella categoria ente senza salari (cfr. doc. 12, 13) è,
d’altronde, ininfluente, poiché in ogni caso tale affiliazione può essere
oggetto di cambiamento (cfr. DTF 121 V 1; STCA 30.2006.31 dell’8 gennaio 2007,
consid. 11).
Anche la
circostanza che fosse in atto una procedura di chiusura della società (cfr.
doc. 24) non è determinante, in quanto la stessa poteva ad ogni momento essere
sospesa e l’attività della società riattivata.
Al
riguardo va sottolineato che a tutt’oggi non risulta che la società sia stata
sciolta, per cui la stessa non è in liquidazione (cfr. estratto RC; art.
736-738 CO; 63 ORC).
Lo
scioglimento di una SA, contrariamente a quanto fatto valere dal ricorrente in
relazione al lungo tempo richiesto per l’iter volto alla cancellazione di una
ditta da RC (cfr. doc. I), può avvenire anche semplicemente tramite deliberazione
dell’assemblea generale risultante da atto pubblico (cfr. art. 736 cfr. 2 CO).
Il potere
cognitivo della presente Corte è comunque limitato alla valutazione della
legalità della decisione su opposizione deferitale sulla base dei fatti intervenuti
fino al momento in cui essa è stata emanata (cfr. DTF 121 V 366; U 29/04 dell’8
novembre 2005).
Di conseguenza rilevante
ai fini della presente vertenza è lo stato di fatto come si presentava fino al
19.
settembre 2008.
Lo scopo della giurisprudenza
sviluppata in DTF 123 V 234 non è, del resto, unicamente quello di sanzionare
il caso di abuso effettivo, ma anche quello di prevenire il rischio di un
simile abuso che è insito nel pagamento di indennità di disoccupazione in
favore di persone che rivestono una posizione professionale paragonabile a
quella di un datore di lavoro o in favore dei loro coniugi (cfr. DLA 2003 N. 22
pag. 240).
Per inciso è utile
segnalare che il sovraindebitamento di un’azienda non annulla, né riduce il
rischio di abuso effettivo che è insito nel pagamento di indennità di
disoccupazione in favore di persone che rivestono una posizione professionale
paragonabile a quella di un datore di lavoro (cfr. STFA C 210/03 del 16 giugno
2004).
Per
quanto attiene all’occupazione del ricorrente quale stagiaire presso la __________
dal 1° settembre 2008 alla fine di febbraio 2009 con una retribuzione di fr.
1'449.15 lordi (cfr. doc. V; IX), va osservato che la giurisprudenza prevede
che un assicurato che, pur conservando una posizione analoga a un datore di
lavoro presso una ditta, si iscrive in disoccupazione ha diritto alle
prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione se ha lavorato quale
dipendente per una durata di almeno sei mesi presso un'altra ditta (cfr. STFA C
119/04 del 3 gennaio 2005; SVR 2004 ALV Nr. 15 e a contrario STFA C 71/04 del
16.
settembre 2004).
2.9
Alla luce di
tutto quanto esposto, nella misura in cui la decisione su opposizione impugnata
rifiuta all’assicurato il diritto alle indennità di disoccupazione dall’8
aprile 2008, in quanto lo stesso ha mantenuto una posizione analoga a quella di
un datore di lavoro anche dopo essere stato licenziato, va confermata.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso
è respinto.
2. Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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