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Decisione

38.2009.75

Negato condono a assicurato che non ha segnalato alla Cassa di aver iniziato una seconda attività lucrativa mentre percepiva delle indennità compensative unicamente sulla base del reddito del primo im

23 novembre 2009Italiano25 min

Source ti.ch

Fatti

I

principi giurisprudenziali attinenti alla restituzione di prestazioni elaborati

dal TFA anteriormente alla LPGA conservano tutta la loro validità anche sotto

l’egida di questa legge (cfr. DTF 130 V 318 consid. 5).

L'obbligo

di restituzione presuppone che siano adempiute le condizioni di una riconsiderazione

o di una revisione della decisione con la quale sono state attribuire le

prestazioni (cfr. sentenza C 128/06 del 10 maggio 2007; DTF 129 V 110 consid.

1.1; DLA 2006 p. 218 et DLA 2006 pag. 158).

La

riconsiderazione e la revisione sono ormai esplicitamente regolate all'art. 53

LPGA, che ha codificato la giurisprudenza anteriore alla sua entrata in vigore

(cfr. STF U 408/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; STFA K

147/03 del 12 marzo 2004; STFA U 149/03 del 22 marzo 2004; STFA I 133/04 dell'8

febbraio 2005).

Analogamente

alla revisione delle sentenze delle autorità giudiziarie, l'amministrazione

deve procedere alla revisione processuale di una decisione cresciuta in

giudicato quando sono scoperti nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti ad

indurre ad una conclusione giuridica differente (cfr. art. 53 cpv. 1 LPGA, STF

U 409/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; SVR 2004 ALV N°

14; DTF 127 V 466 consid. 2 a pag. 469).

Inoltre,

l’amministrazione può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato

formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, se essa è senza

dubbio errata e la correzione ha un’importanza rilevante (cfr. art. 53 cpv. 2

LPGA, STF U 408/06 del 25 giugno 2007).

Questi

principi si applicano anche quando delle prestazioni sono state accordate senza

una decisione formale e che il loro versamento ha comunque acquisito forza di

cosa giudicata (cfr. STF C 128/06 del 10 maggio 2007, DTF 129 V 110 consid.

1.1).

2.4. La giurisprudenza

sviluppata dal Tribunale federale delle assicurazioni (TFA) in merito al

condono regolato dal vecchio art. 95 LADI conserva tutta la sua validità anche

con l’entrata in vigore dell’art. 25 LPGA (cfr. STFA del 27 aprile 2005 nella

causa R., C 174/04; U. Kieser, ATSG Kommentar, Schulthess 2003, ad art 25, n.

45).

L'art. 4

OPGA regola il condono.

Se il

beneficiario era in buona fede e si trova in gravi difficoltà, l’assicuratore

rinuncia completamente o in parte alla restituzione delle prestazioni indebitamente

concesse (cfr. art. 4 cpv. 1 OPGA).

Determinante

per il riconoscimento di una grave difficoltà è il momento in cui la decisione

di restituzione passa in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 2 OPGA).

Il

condono è concesso su domanda scritta. La domanda, motivata e corredata dei

necessari giustificativi, deve essere inoltrata entro 30 giorni dal momento in

cui la decisione è passata in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 4 OPGA).

Sul

condono è pronunciata una decisione (cfr. art. 4 cpv. 5 OPGA).

L'art. 5

OPGA definisce cosa si intende con "gravi difficoltà" e recita:

" 1 La grave difficoltà ai sensi dell’articolo 25

capoverso 1 LPGA è data quando le spese riconosciute a norma della legge

federale del 19 marzo 1965 sulle

prestazioni complementari all’assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e

l’invalidità (LPC) e le spese supplementari di cui al capoverso 4 superano i

redditi determinanti secondo la LPC.

Considerandi

2.

Per il calcolo delle spese

riconosciute ai sensi del capoverso 1 sono computati:

a. per le persone che vivono a casa:

1.

quale

importo destinato alla copertura del fabbisogno vitale: l’importo massimo

secondo le categorie di cui all’articolo 3b

capoverso 1 lettera a LPC,

2.

quale

pigione di un appartamento: l’importo massimo secondo le categorie di cui

all’articolo 5 capoverso 1 lettera b LPC;

b. per le

persone che vivono in un istituto: quale importo per le spese personali, 4800

franchi l’anno;

c. per tutti,

quale importo forfetario per l’assicurazione obbligatoria delle cure

medico-sanitarie: il premio massimo per la rispettiva categoria secondo la

versione vigente dell’ordinanza del DFI3 sui

premi medi cantonali dell’assicurazione delle cure medico-sanitarie per il

calcolo delle prestazioni complementari.

3.

La franchigia per gli

immobili conformemente all’articolo 3c capoverso 1 lettera c LPC ammonta a 75

000.

franchi. Il computo della sostanza nel caso di beneficiari di una rendita

di vecchiaia che vivono in un istituto o un ospedale (art. 3c cpv. 1 lett. c LPC)

ammonta a un decimo. Nel caso di persone parzialmente invalide è computato solo

il reddito effettivo ottenuto dall’attività lucrativa. Non è tenuto conto di

un’eventuale limitazione cantonale delle spese per il soggiorno in un istituto.

4.

Sono computati come spese

supplementari:

a. per le persone sole, 8000 franchi;

b. per i coniugi, 12 000 franchi;

c. per gli

orfani e per i figli che danno diritto a una rendita per figli dell’AVS o

dell’AI, 4000 franchi per figlio.”

Secondo

la legge, dunque, perché sia concesso il condono dall'obbligo di restituzione,

è necessario che siano adempiuti cumulativamente i seguenti presupposti:

- l'interessato

ha percepito la prestazione indebita in buona fede;

- la

restituzione gli imporrebbe una grave difficoltà.

Quindi,

qualora difetti una delle due condizioni suelencate, il condono non può essere

accordato.

2.5

La buona

fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è versata indebitamente.

Di detta ignoranza egli non si può prevalere se la stessa è stata determinata

da sua negligenza.

Per quel

che concerne la buona fede, la giurisprudenza ha precisato che la stessa,

intesa come presupposto del condono, deve essere esclusa qualora i fatti che

hanno determinato l'obbligo di restituire (violazione dell'obbligo di

annunciare o di informare) siano imputabili a comportamento doloso o negligenza

grave. Viceversa, l'assicurato può prevalersi della buona fede quando l'atto o

l'omissione colpevole siano costitutivi solo di una violazione lieve

dell'obbligo di annunciare o di informare (cfr. STFA del 16 giugno 2003 nella

causa C., C 130/02, consid. 2.3; DLA 2003 N. 29, consid. 1.2, pag. 260; DLA

2002.

N. 38, consid. 2a, pag. 258; DLA 2001 N. 18, consid. 3a, pag. 161-162; DLA

1998.

N. 14, consid. 4a, pag. 73; DLA 1992 N. 7, consid. 2b, pag. 103; DTF 112 V 97, consid. 2c, pag. 103, DTF 110 V 176,

consid. 3c, pag. 180).

2.6

Con

l'entrata in vigore della LPGA al 1° gennaio 2003 il vecchio art. 96 LADI, che

regolava l'obbligo di informare e di annunciare, è stato abrogato.

L'art. 28

LPGA regola la "Collaborazione nell'esecuzione".

Gli

assicurati e il loro datore di lavoro devono collaborare gratuitamente

all’esecuzione delle varie leggi d’assicurazione sociale (cfr. art. 28 cpv. 1

LPGA).

Colui che rivendica prestazioni assicurative deve fornire

gratuitamente tutte le informazioni necessarie per accertare i suoi diritti e

per stabilire le prestazioni assicurative (cfr. art. 28 cpv. 2 LPGA).

Chi pretende prestazioni assicurative deve autorizzare tutte le persone e i servizi, segnatamente il datore di

lavoro, i medici, le assicurazioni e gli organi ufficiali a fornire nel singolo

caso tutte le informazioni, sempre che siano necessarie per accertare il

diritto a prestazioni. Queste persone e questi servizi sono tenuti a dare le

informazioni (cfr. art. 28 cpv. 3 LPGA).

L'art. 31

LPGA regola la "Notificazione nel caso di cambiamento delle

condizioni".

L’avente

diritto, i suoi congiunti o i terzi ai quali è versata la prestazione sono

tenuti a notificare all’assicuratore o, secondo i casi, al competente organo

esecutivo qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni

determinanti per l’erogazione di una prestazione (cfr. art. 31 cpv. 1 LPGA).

Qualsiasi persona o servizio che partecipa all’esecuzione delle

assicurazioni sociali ha l’obbligo di informare l’assicuratore se apprende che

le condizioni determinanti per l’erogazione di prestazioni hanno subìto

modifiche (cfr. art. 31 cpv. 2 LPGA).

Circa gli

effetti degli art. 28 e 31 LPGA sulla LADI, Kieser rileva che:

"

a) Die Mitwirkung beim Vollzug der

Sozialversicherungsgesetze und

insbesondere

bei der Leistungsfestsetzung hat in den bisherigen Erlassen eine eingehende

Regelung erfahren (vgl. dazu auch LOCHER, Grundriss, 340: Regelung ist "in

den einzelnen Gesetzten verstreut"). Art. 28 ATSG weicht nicht

grundsätzlich von den bisherigen Normierungen ab und steht auch in

Übereinstimmung mit art. 12 lit. c VwVG (Auskünfte von Drittpersonen) bzw. von

Art. 13 Abs. 1 VwVG (Mitwirkung der Partei). Insoweit ergeben sich gegenüber

dem bisherigen Rechtszustand keine wesentlichen Neuerungen.

b) Eine Reihe von Bestimmungen der Einzelgesetze wurde im Zugeder

Anpassung an das ATSG ersatzlos aufgehoben. Dies trifft insbesondere Regelungen

zur Auskunftspflicht der Partei bzw. von Drittpersonen (vgl dazu BBl 1999

4585). (…)."

(cfr. Kieser op.

cit., ad art. 28, n. 30 e 31)

"

a Der Gesetzgeber hat grundsätzlich darauf

verzichtet, von der

allgemeinen

Regelung des Art. 31 ATSG abweichende einzelgesetzliche Normierungen festzulegen.

Vielmehr hob er die bestehenden einzelgesetzlichen Ordnungen ersatzlos auf.

Dies betrifft art 83 altAbs. 3 MVG (dazu BBl 1999 4726) sowie altArt. 96 Abs. 2

AVIG (dazu BBl 1999 4744)."

(cfr. Kieser op. cit., ad art. 31, n. 23)

La

dottrina e la giurisprudenza sviluppate in merito al

vecchio art. 96 LADI conservano dunque la loro validità.

In merito

all’estensione dell’obbligo di informare e annunciare così si esprime Gerhards:

"

Die Auskunftspflicht ist umfassend. - Sie

bezieht sich auf "alle erforderlichen Auskünfte" (96 I, III). Was

dabei im einzelnen "erforderlich" ist, bestimmt dabei die anfragende

Stelle bzw. richtet sich nach der Informationsbedarf dieser Stelle.

Ebenso umfassend ist die Pflicht der Vorlage von

Unterlagen. - Es müssen alle Unterlagen vorgelegt werden, welche die anfragende

Stelle zur Erfüllung ihrer Aufgabe (im ALV-Bereich) benötigt (s. "die

nötigen Unterlagen").

Anderseits dürfen von der berechtigten Stelle

keine Auskünfte und Unterlagen verlangt werden, die nicht "erforderlich"

oder "nötig" sind. Das Auskunftsrecht darf also nicht schikanös

ausgeübt werden. (...).

Die Meldepflicht des Versicherten gegenüber der

Kasse (vgl. oben

N. 28) ist umfassend (vgl. "alles

melden"), soweit die Erfüllung der Meldepflicht wichtig ist für die:

- Anspruchsberechtigung des Versicherten

(s. Anspruchs- Voraussetzungen)

- Leistungsbemessung (s. Höhe und Dauer)."

(cfr. G. Gehrards, Kommentar zum

Arbeitslosenversicherungsgesetz (AVIG), Vol. II, pag. 792-793, N. 20,

21, 22 e 30).

Il dovere

di informare deve dunque essere sempre rispettato da parte dei beneficiari di

prestazioni.

Devono

essere fornite, di conseguenza, tutte le indicazioni necessarie per valutare

l'adempimento delle condizioni da ossequiare per avere diritto alle indennità (cfr.

STFA del 25 luglio 2001 nella causa D., C 104/01, consid. 2 in fine).

Secondo

la giurisprudenza federale è peraltro irrilevante se le informazioni

inveritiere o incomplete sono causali per l'erogazione delle prestazioni

assicurative o del relativo calcolo (cfr. DTF 123 V 151 consid. 1b; DLA

1993/1994 N. 3 pag. 21).

2.7

Il TFA,

pronunciandosi nel caso di un assicurato che non aveva annunciato di avere

ricevuto un salario durante alcuni giorni e al quale il Tribunale cantonale

aveva riconosciuto la buona fede nella percezione delle indennità in un

determinato periodo di controllo, ha sviluppato le seguenti considerazioni:

"

(…)

3.2

Der Vorinstanz kann insofern beigepflichtet

werden, als dem Beschwerdegegner auf Grund der Tatsache, dass er in dem am 19. März

2002.

ausgefüllten Kontrollausweis für den Monat März 2002 die erst ab 26. März 2002 in der Firma X.________ AG ausgeübte Tätigkeit noch nicht aufgeführt hat, keine

Meldepflichtverletzung vorzuwerfen ist. Wie in der

Verwaltungsgerichtsbeschwerde zu Recht ausgeführt wird, genügt dies für eine

Bejahung der Gutgläubigkeit beim Leistungsbezug indessen nicht. Eine Verletzung

der Melde- oder Auskunftspficht ist eine zwar häufige, aber nicht die einzige

Form eines fehlerhaften Verhaltens, das die Annahme von Gutgläubigkeit

ausschliesst (ARV 1998 Nr. 41 S. 239 Erw. 4b). Als der Beschwerdegegner die

Taggelder für den Monat März 2002 gemäss Abrechnung der Arbeitslosenkasse vom

16.

April 2002 ausbezahlt erhielt, wusste er von der in diesem Monat in der

Firma X.________ AG geleisteten Arbeit und der ihm deswegen zustehenden

Entlöhnung. Bei zumutbarer Sorgfalt hätte ihm daher nicht entgehen können, dass

ihm die ausbezahlte Arbeitslosenentschädigung nicht oder zumindest nicht

vollumfänglich zustand. Daran würde nichts ändern, wenn, wie im

vorinstanzlichen Verfahren geltend gemacht, tatsächlich eine Mitarbeiterin des

Regionalen Arbeitsvermittlungszentrums vom zusätzlich erzielten Verdienst in

Kenntnis gesetzt worden wäre. Indem der Beschwerdegegner diesen Gegebenheiten

nicht die nötige Beachtung schenkte, hat er nicht das Mindestmass an

Aufmerksamkeit aufgewendet, welches jedem verständigen Menschen in gleicher

Lage und unter den gleichen Umständen als beachtlich hätte einleuchten müssen

(BGE 110 V 181 Erw. 3d mit Hinweisen). Dass er nach Erhalt der

Taggeldabrechnung für den Monat März 2002 nicht unverzüglich bei der

Arbeitslosenkasse intervenierte und sie auf die offensichtlich zu hoch

ausgefallene Zahlung aufmerksam machte, kann, entgegen der vorinstanzlichen

Argumentation, nicht als bloss leichte Nachlässigkeit gewertet werden, sondern

ist vielmehr als grobe Pflichtwidrigkeit zu qualifizieren, welche einer

erfolgreichen Berufung auf den guten Glauben entgegensteht. Die nach Art. 95

Abs. 2 AVIG erforderliche Voraussetzung der Gutgläubigkeit beim Leistungsbezug

ist demnach nicht erfüllt, weshalb die Rückerstattung der für den Monat März

2002.

zu Unrecht ausgerichteten Taggelder im Betrag von Fr. 841.25 nicht

erlassen werden kann. (…)."

(cfr. STFA del 3 novembre 2003 nella causa L., C

172/03)

In un

altro caso il TFA ha negato la buona fede di un'assicurata che è stata chiamata

a restituire delle indennità di disoccupazione, vista la sua disponibilità ad

accettare un lavoro al 20% e non al 40% come erroneamente ritenuto.

L'Alta

Corte ha, tra l'altro, osservato che:

"

(…)

4.1

In dem am 20. März

2000.

ausgefüllten Antrag auf Arbeitslosenentschädigung gab die

Beschwerdeführerin noch an, bereit und in der Lage zu sein, eine Arbeit im

Umfang von 40 % einer Vollzeitbeschäftigung anzunehmen. Wie sich in der Folge

herausstellte, war sie im Hinblick auf die ihr zu Hause obliegende

Kinderbetreuung indessen von Anfang an nur an einem 20 %igen Teilpensum

interessiert. Die Frage, ob sich die Beschwerdeführerin damit eine Melde- resp.

Auskunftspflichtverletzung hat zu Schulden kommen lassen, kann dahingestellt

bleiben. Immerhin ist darauf hinzuweisen, dass sie offenbar bereits am 7. April

2000.

anlässlich eines Beratungsgesprächs auf dem Regionalen

Arbeitsvermittlungszentrum das Ausmass ihrer tatsächlichen Einsatzbereitschaft

korrekt mit 20 % angegeben hat. Dass die Verwaltung die darauf gebotene rasche

Reaktion vermissen liess und deshalb eine sofortige Reduktion der ausbezahlten

Entschädigungen ausblieb, ist nicht mehr von der Leistungsbezügerin zu

vertreten.

4.2

Entscheidend fällt indessen ins Gewicht, dass

die Beschwerdeführerin in den folgenden Monaten die ihr gewährten Taggelder

jeweils entgegennahm, ohne die Verwaltung je auf die Fehlerhaftigkeit der

Abrechnungen aufmerksam zu machen oder sich wenigstens nach einer Begründung

für die offensichtlich zu hoch ausgefallenen Entschädigungen zu erkundigen.

Dass sie die jeweiligen Abrechnungen der Arbeitslosenversicherung nicht genauer

geprüft haben will, vermag sie nicht zu entlasten, muss doch von einer

Bezügerin von Versicherungsleistungen ein gewisses Mindestmass an

Aufmerksamkeit und eine Mitwirkung bei der Abwicklung des Versicherungsfalles

erwartet werden. Nachdem die von der Beschwerdeführerin empfangenen Leistungen

annähernd ein Drittel des vor ihrer Arbeitslosigkeit bei einer

Vollzeitbeschäftigung realisierten Lohnes ausmachten, hätte sie ohne weiteres

erkennen müssen, dass ihr Taggelder ausgerichtet wurden, welche ihr in dieser

Höhe nicht zustehen konnten. Insbesondere musste ihr bewusst sein, dass sie,

würde sie eine Erwerbstätigkeit mit einem bloss 20 %igen Pensum ausüben, kaum

je ein Gehalt in der Höhe der nunmehr bezogenen Arbeitslosenentschädigung

erreichen würde. Einer eingehenden Prüfung der jeweiligen Abrechnungen der

Arbeitslosenversicherung oder gar besonderer Fachkenntnisse bedurfte es dazu

nicht. Da die Beschwerdeführerin das leicht erkennbare Missverhältnis zwischen

dem anrechenbaren Arbeits- und damit verbundenen Verdienstausfall und der

ausgerichteten Entschädigung nicht wahrnahm oder ihm nicht die gebotene

Beachtung schenkte, muss ihr vorgehalten werden, nicht das Mindestmass an

Aufmerksamkeit aufgewendet zu haben, welches jedem verständigen Menschen in

gleicher Lage und unter den gleichen Umständen als beachtlich hätte einleuchten

müssen (BGE 110 V 181 Erw. 3d mit Hinweisen). Von einer bloss leichten

Nachlässigkeit kann angesichts der ins Auge springenden Diskrepanz zwischen dem

zufolge Arbeitslosigkeit mutmasslich entgangenen Verdienst und der deswegen

bezogenen Versicherungsleistungen nicht gesprochen werden. Vielmehr ist mit

Vorinstanz und Verwaltung von einer groben Pflichtwidrigkeit auszugehen, welche

eine erfolgreiche Berufung auf den guten Glauben ausschliesst. (…)"

(cfr. STFA del 2 luglio 2003 nella causa D. C 70/03,

consid. 4)

In una

sentenza pubblicata in DLA 2001 a pag. 160 l'Alta Corte aveva già ricordato che:

"

(…) Nach der Rechtsprechung ist grobe

Fahrlässigkeit gegeben, wenn jemand das ausser Acht lässt, was jedem

verständigen Menschen in gleicher Lage und unter gleichen Umständen als

beachtlich hätte leuchten müssen (BGE 110 V 181 Erw. 3d mit Hinweisen; vgl.

auch Gerhards, Kommentar zum AVIG, Bd. II, N. 41 zu

Art. 95). (…)" (cfr. DLA 2001, N. 18, consid. 4b, pag. 163)

2.8

Questo Tribunale rileva innanzitutto che mentre era iscritto

in disoccupazione, l’assicurato nel mese di settembre 2008 ha lavorato con un

contratto a ore sia per la __________ in qualità di magazziniere (doc. 7), sia

per la __________ quale autista (doc. 14).

Tale

circostanza emerge in modo chiaro dalle tavole processuali.

In

particolare, nello scritto e-mail del 21 aprile 2009 (doc. 19) la fiduciaria __________

ha affermato quanto segue:

"

RI 1 ha iniziato il suo lavoro presso la __________

il 1° settembre 2008. Lo stipendio del mese di settembre è stato pagato

in contanti in quanto il numero di conto comunicatoci non era esatto” (doc. 13,

la sottolineatura è del redattore).

Anche

l’assicurato ha confermato di aver lavorato nel mese di settembre 2008 per la __________,

sebbene ne abbia sempre contestato il numero di ore conteggiate dall’azienda

(egli sostiene di aver lavorato “per circa 4 o al massimo 5 ore al giorno”,

senza tuttavia precisare per quanti giorni, mentre l’azienda indica 176 ore) (doc.18,

inc. 38.2009.79).

In particolare

egli ha affermato:

"

Io sottoscritto RI 1 in qualità di assicurato,

non credo di aver violato nessun obbligo di annunciare e di informare, nel

mese di settembre ho dato la disdetta in __________ e nel mese di

settembre, nel frattempo ho fatto un paio di ore presso la __________…”

(doc. 21, la sottolineatura è del redattore)”.

Nello

scritto del 29 giugno 2009 (doc. 15 inc. 38.2009.75) RI 1 ha confermato di aver

lavorato nel mese di settembre, per poche ore al giorno, presso la __________ e

di aver ricevuto lo stipendio di questo mese in contanti:

"

(…)

La società __________ mi ha versato lo

stipendio di settembre in contanti, ma primo non nel mese di settembre,

secondo io non sono mai entrato in possesso della ricevuta con data e firma

della consegna dei soldi in contanti, l’unico che ce l’ha in possesso è il sig.

__________.

(…)

Per la società __________ in quei giorni ho

lavorato per circa 4 o al massimo 5 ore al giorno, e a fine mese mi sono

sentito dire che quelle ore me le avrebbe pagate e fatte risultare tutte nel

mese di Ottobre…" (doc. 15, la sottolineatura è del redattore).

Anche

nello scritto del 14 ottobre 2009 indirizzato a questa Corte l’insorgente ha

nuovamente indicato di aver lavorato nel mese di settembre “…alcune ore di

prova presso __________”. (doc. VI)

A

prescindere dal numero di ore effettivamente prestate dal ricorrente nel mese

di settembre 2008 (nell’attestato di guadagno intermedio del 2 ottobre 2008 la __________

ha indicato 176 ore (doc.18, inc. 38.2009.79), mentre il ricorrente ha

affermato di aver svolto 4 o 5 ore al giorno senza tuttavia precisare per

quanti giorni) è comunque evidente che RI 1 ha negligentemente omesso di

annunciare alla Cassa di aver lavorato in questo mese oltre che per la __________

anche per la __________.

Nel

formulario di autocertificazione (FAUT) del mese di settembre 2008 alla domanda

“Ha lavorato per uno o più datori di lavoro ?” (doc. 3, pto. 1), il

ricorrente ha risposto affermativamente, ma non ha indicato l’attività iniziata

quel mese presso la __________.

Quando

l’assicurato si è nuovamente iscritto al collocamento il 2 marzo 2009 nella

domanda d’indennità di disoccupazione trasmessa alla Cassa __________ egli ha

indicato di aver lavorato anche presso la __________ (oltre alla __________)

dal mese di ottobre 2008 alla fine del mese di febbraio 2009 (doc. 12).

Circostanza che non era stata comunicata prima alla Cassa disoccupazione __________,

la quale nel mese di ottobre 2008 ha versato l’importo di fr. 1'217.05 a titolo di guadagno intermedio del mese di settembre 2008 fondandosi sull’unico attestato

di guadagno intermedio pervenuto, quello del 2 ottobre 2008 (doc. 11).

La Cassa

disoccupazione __________ nella decisione del 24 aprile 2009, confermata con

decisione su opposizione del 4 settembre 2009 ha quindi sospeso l’assicurato dal diritto all’indennità di disoccupazione per 10 giorni a

partire dal 2 marzo 2009 (doc. 20, inc. 38.2009.79).

Dalle

evenienze appena riportate risulta in modo evidente che l’assicurato ha

disatteso i suoi obblighi di cui agli art. 28 e 31 LPGA (cfr. consid. 2.6) non

segnalando alla Cassa di aver iniziato nel mese di settembre 2008 una seconda

attività lucrativa presso la __________. Egli infatti ha percepito delle

indennità compensative unicamente sulla base del reddito percepito dalla __________,

malgrado il suo reddito conseguito nel mese di settembre 2008 fosse superiore

grazie a quanto percepito dalla __________.

Un tale

comportamento configura una grave negligenza che esclude la buona fede dell’assicurato

intesa quale presupposto necessario per poter ottenere il condono delle

prestazioni chiestegli in restituzione (cfr. consid. 2.3, 2.4, 2.5.).

Contestualmente

è utile evidenziare che il TFA, in una sentenza C 103/06 del 2 ottobre 2006, ha ribadito che per negare la buona fede non è necessario un comportamento doloso, né

fraudolento.

Il

ricorrente da parte sua ha contestato sostanzialmente il comportamento del suo

precedente datore di lavoro che – a suo dire – non avrebbe attestato il vero

nelle proprie dichiarazioni senza tuttavia fornire alcun elemento oggettivo che

permetta a questa Corte di inficiare le conclusioni a cui è giunta la Sezione

del lavoro.

2.9

Nello scritto del 14 ottobre

2009.

il ricorrente ha chiesto di assumere alcuni mezzi di prova, in particolare

l’assunzione del teste signor __________ (doc. VI)

Ulteriori

prove, visti i motivi che hanno portato alla reiezione del ricorso, appaiono

superflue. Per cui questa Corte rinuncia alla loro assunzione.

Al riguardo va ricordato che conformemente alla costante giurisprudenza,

qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio conduca l’amministrazione o il

giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione

che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e

che altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si

rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser,

Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450,

Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a

ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege,

2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 16 febbraio 2006 nella causa G., U 416/04

consid. 3.2.; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; DTF 122 II

469.

consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344

consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce una

violazione del diritto di essere sentito desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost.

(e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid.

1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

2.10

Per quel che

riguarda le contestazioni dell'assicurato nei confronti del suo ex datore di

lavoro, esse sono di natura civile ed esulano dalle competenze del TCA (cfr.

l'art. 49 cpv. 1 lett. a della Legge sull’organizzazione giudiziaria, secondo

cui "il Tribunale cantonale delle assicurazioni, composto di 3 membri,

giudica come istanza unica le contestazioni in materia di assicurazioni

sociali, come pure le altre contestazioni che gli sono attribuite dalla

legge;" e l'art. 1 della Legge di procedura per le cause davati al

Tribunale cantonale delle assicurazioni (Lptca) secondo cui “Il Tribunale

cantonale delle assicurazioni giudica come istanza unica i ricorsi in materia

di assicurazioni sociali federali ai sensi dell’art. 57 della legge federale

sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (in seguito LPGA)

e le azioni in materia di previdenza professionale (cpv. 1). Esso giudica

inoltre le altre contestazioni fondate sul diritto federale e sul diritto

cantonale, che gli sono attribuite dalle singole leggi (cpv. 2))”.

La stessa

conclusione vale per la richiesta di risarcimento danni inoltrata

dall'assicurato (cfr. art. 1 LPTCA e STFA del 28 aprile 2003 nella causa F., C

24/01 e C 137/01, consid. 4).

A questo proposito

nella sentenza 8C_784/2007 dell’11 novembre 2008 l’Alta Corte ha dichiarato

irricevibili le pretese pecuniarie fatte valere dall’opponente, in quanto esulavano dall'oggetto del litigio, determinato dalla sospensione

litigiosa dell'indennità di disoccupazione.

2.11

Alla luce di

tutto quanto esposto, occorre concludere che, venendo a mancare il primo

presupposto necessario per poter ottenere il condono delle prestazioni – la

buona fede -, a ragione la Sezione del lavoro ha respinto la relativa istanza

senza verificare se l’ulteriore condizione, quella del grave rigore, fosse o

meno adempiuta (cfr. art. 25 cpv. 1 LPGA; 4 OPGA).

La decisione

su opposizione del 4 settembre 2009 deve, pertanto, essere confermata.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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