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Decisione

38.2011.38

UMA,considerando formaz.ed esp.prof.(dirett.banca),la funzione presso il nuovo DL(dirett.con firma individ.)e l'alto salario (fr.130'000),negato assegni per il periodo di introd.Quest.se abituale peri

2 agosto 2011Italiano38 min

Source ti.ch

Fatti

I

presupposti del diritto a ricevere queste prestazioni sono così enumerati

all'art. 65 LADI:

" Agli

assicurati difficilmente collocabili, che assolvono un periodo d’introduzione

in un’azienda e ricevono un salario ridotto, possono essere concessi assegni

per il periodo d’introduzione se:

a. ...

b. il salario

ridotto corrisponde almeno alla prestazione lavorativa fornita durante questo

periodo e

c. l’assicurato,

dopo l’introduzione, può contare su un impiego alle condizioni usuali nel ramo

e nella regione, tenuto, se del caso, conto di una capacità lavorativa

durevolmente ridotta."

Nel tenore

in vigore fino al 30 giugno 2003 l’art. 65 lett. a LADI prevedeva, quale

ulteriore condizione, che: “essi adempiono il presupposto giusta l’articolo 60

capoverso 1 lettera b”.

Al

riguardo, nel Messaggio del Consiglio federale concernente la revisione della

legge sull'assicurazione contro la disoccupazione del 28 febbraio 2001, p.to

2.1, in FF 2001 N. 23 del 12 giugno 2001, pag. 2013 si legge che:

"

(…)

Art. 65 Assegni per il periodo d’introduzione

La lettera a è contemplata nella clausola generale

prevista dall’art. 59 capoverso 3, motivo per cui non deve più essere

menzionata.

(…)." (cfr. FF 2001 N. 23 del 12 giugno

2001, pag. 2013)

L'OADI,

al cpv. 1 dell'art. 90, fino al 31 marzo 2011 così definiva la nozione di

"assicurato difficilmente collocabile":

" 1Un

assicurato è considerato difficilmente collocabile se, tenuto conto della

situazione del mercato del lavoro, ha difficoltà particolarmente gravi per

trovarsi un impiego poiché:

a. è in età avanzata;

b. è impedito fisicamente, psichicamente o mentalmente;

c. ha cattivi precedenti professionali;

d. ha già riscosso 150 indennità giornaliere."

Dal 1° aprile 2011

(entrata in vigore della quarta revisione della LADI del 19 marzo 2010) il cpv.

1 dell’art. 90 OADI è invece così formulato:

"

1 Un assicurato è considerato difficilmente collocabile

se, tenuto conto della situazione del mercato del lavoro, ha difficoltà

particolarmente gravi per trovarsi un impiego poiché:

a. è in età avanzata;

b. è impedito fisicamente,

psichicamente o mentalmente;

c. ha requisiti professionali

insufficienti;

d. ha già riscosso 150 indennità

giornaliere;

e. dispone di scarsa esperienza

professionale in un periodo di elevata

disoccupazione secondo l’articolo 6

capoverso 1ter”

Gli

assegni di introduzione coprono la differenza tra il salario effettivo e il

salario normale che l'assicurato può pretendere al termine del periodo di

introduzione, tenuto conto della sua capacità lavorativa, ma al massimo il 60 %

del salario normale (art. 66 cpv. 1 LADI).

La legge

pone dunque una serie di condizioni affinché possano essere concessi gli

assegni dell'art. 65 LADI (cfr. D. Cattaneo, "Les

mesures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage", Basilea e

Francoforte sul Meno 1992, p. 467 e seg.).

Innanzitutto deve trattarsi di assicurati difficilmente collocabili

(prima condizione).

Poi, deve

trattarsi di persone che necessitano di un periodo di introduzione in

un'azienda e che ricevono perciò un salario ridotto (seconda condizione).

Inoltre

tali assicurati devono adempiere i presupposti secondo l’art. 8 per quanto la

legge non disponga altrimenti (terza condizione). Il salario ridotto deve

corrispondere almeno alla prestazione lavorativa da loro fornita durante questo

periodo (quarta condizione). Infine, gli assicurati, dopo l'introduzione,

devono poter contare su un impiego alle condizioni usuali, tenuto, se del caso,

conto di una capacità lavorativa durevolmente ridotta (quinta condizione).

Secondo

l'art. 66 cpv. 2 LADI, durante il termine quadro, gli assegni di introduzione

sono pagati per sei mesi al massimo; in casi eccezionali, soprattutto per

disoccupati in una certa età, per dodici mesi al massimo.

Il

Consiglio federale disciplina i particolari.

Secondo

l'art. 90 cpv. 1 bis OADI gli assegni per il periodo di introduzione possono

essere versati per un periodo di dodici mesi al massimo se, in base alla

situazione personale dell'assicurato, si deve dedurre che lo scopo

dell'introduzione al lavoro non possa essere raggiunto in sei mesi.

Dal 1°

aprile 2011 l’art. 66 cpv.2 LADI è stato modificato nel senso che durante il

termine quadro, gli assegni sono pagati per sei mesi al massimo; in casi

eccezionali, per 12 mesi al massimo.

L’art. 66 cpv. 2 bis

precisa tuttavia che gli assicurati che hanno più di 50 anni hanno diritto agli

assegni per il periodo d’introduzione per una durata di 12 mesi.

L’art. 90 cpv. 1 bis OADI

prevede ora che gli assegni per il periodo di introduzione possono essere

versati per un periodo di 12 mesi al massimo se, in base alla situazione

personale dell’assicurato, si deve dedurre che lo scopo dell’introduzione al

lavoro non possa essere raggiunto in sei mesi

2.5. In una

sentenza pubblicata in DTF 124 V 246 il Tribunale federale delle assicurazioni

(TFA) (dal 1° gennaio 2007: Tribunale Federale, TF) ha, in particolare,

sottolineato:

"

(…)

b) Bien que les assurés soient eux-mêmes titulaires

du droit aux allocations d'initiation au travail (voir consid. 1 ci-dessus),

celles-ci sont versées par la caisse à l'employeur; ce dernier les verse à son

tour à l'assuré avec le salaire convenu (art. 90 al. 4 OACI). Si l'employeur

résilie les rapports de travail, le droit à l'indemnité prend fin

immédiatement. La pratique administrative envisage la restitution des

prestations par l'employeur lorsque celui-ci résilie le contrat pendant la

durée de l'initiation au travail sans pouvoir se prévaloir de «motifs graves»,

c'est-à-dire, en principe, de justes motifs au sens de l'art. 337 CO

(circulaire de l'Office fédéral du développement économique et de l'emploi,

anciennement Office fédéral de l'industrie, des arts et métiers et du travail,

relative aux mesures de marché du travail [MMT], valable depuis le 1er

juin 1997, partie J n° 27; voir aussi DIETER FREIBURGHAUS, Präventivmassnahmen

gegen die Arbeitslosigkeit in der Schweiz, Berne 1987, p. 51).

Le problème si pose de

manière différente en cas de résiliation pendant le temps d'essai. Dans cette

éventualité, la suppression des prestations n'aura en principe pas d'effet

rétroactif. Le temps d'essai doit en effet fournir aux parties l'occasion de

préparer l'établissement de rapports de travail destinés à durer, en leur

permettant d'éprouver leurs relations de confiance, de déterminer si elles se

conviennent mutuellement et de réfléchir avant de s'engager pour une plus

longue période (BRUNNER/BÜHLER/WAEBER, Commentaire du contrat de travail, 2ème

édition, note 1 ad art. 335b CO; BRÜHWILER, Kommentar Einzelarbeitsvertrag 2ème

édition, note 1 ad art. 335b CO). Quant au but des allocations d'initiation au

travail, il est de favoriser l'engagement durable de personnes au chômage dont

le placement est fortement entravé (ATF 112 V 251 sv. consid. 3b; CATTANEO, Les

mesures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, thèse Genève

1992, n° 780 ss, p. 467). Le droit est subordonné, on l'a vu, à la condition

qu'au terme de la période d'initiation, l'assuré puisse escompter un engagement

aux conditions usuelles dans la branche et la région, compte tenu, le cas

échéant, d'une capacité de travail durablement restreinte (art. 65 let. c

LACI). L'autorité cantonale peut exiger que cette condition fasse l'objet d'un

contrat écrit (art. 90 al. 3 OACI).

Au regard des

engagements que l'employeur est ainsi amené à prendre, celui-ci doit pouvoir,

sans encourir le remboursement de prestations d'assurance, s'en libérer pendant

le temps d'essai, si les rapport contractuels noués entre les parties ne

répondent pas à son attente (dans ce sens: FREIBURGHAUS, ibidem). Dans le même

ordre d'idées, on peut relever que la jurisprudence tient aussi compte du but

du temps d'essai, dans le sens d'une atténuation de la faute, quand il s'agit

de décider si le droit d'un assuré â l'indemnité de chômage doit être suspendu,

lorsque ce dernier a lui-même résilié le contrat de travail pendant le temps

d'essai, sans avoir été préalablement assuré d'obtenir un autre emploi (arrêt

non publié C. du 5 décembre 1995). Tout au plus faut-il réserver, en l'espèce,

le cas où l'employeur a agi avec légèreté ou de manière abusive, notamment en concluant

le contrat avec l'intention dissimulée de mettre fin rapidement aux rapports de

travail (cf. GERHARDS, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz [AVIG],

vol. II, note 30 ad art. 65-67 LACI). (…)." (cfr. DTF 124 V 246,

consid. 3b, pag. 248-249)

In

un’altra sentenza del 27 marzo 2000 nella causa D. SA, pubblicata in DTF 126 V 42 in SVR ALV Nr. 26, il TFA, in un caso in cui il riconoscimento del diritto agli assegni per il

periodo di introduzione era stato sottoposto alla condizione risolutiva secondo

cui il rapporto di lavoro non doveva venire disdetto (al di fuori del tempo di

prova e in assenza di causa grave), durante il periodo di introduzione o nei

tre mesi successivi, ha stabilito che se questo presupposto non è realizzato,

l'amministrazione può chiedere al datore di lavoro la restituzione degli

assegni percepiti, a prescindere dall'adempimento dei requisiti cui è

subordinata la revoca di una decisione.

Al

riguardo l'Alta Corte si è così espressa:

" (…)

Considerandi

2.

- a) Dans ses décisions des 30 décembre 1997 et 13

mars 1998, l'office régional de placement a réservé l'éventualité d'une

restitution des prestations si le contrat de travail était résilié, en dehors

du temps d'essai et sans justes motifs, pendant la période d'initiation ou dans

les trois mois suivant celle-ci. Une telle réserve doit être comprise en ce

sens que le versement des allocations a lieu sous condition résolutoire,

appelée aussi réserve de révocation (cf. ATF 111 V 223 consid. 1; GRISEL,

Traité de droit administratif, vol. I, p. 408). Elle est tout à fait admissible

au regard du but de la mesure, qui est de favoriser l'engagement durable de

personnes au chômage dont le placement est fortement entravé; il s'agit

également d'éviter une sous-enchère sur les salaires, ainsi qu'un subventionnement

des employeurs par l'assurance-chômage (ATF 112 V 251 sv. consid. 3b; THOMAS NUSSBAUMER, Arbeitslosenversicherung, in :

Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, ch. 583;

DANIELE CATTANEO, Les mesures préventives et de réadaptation de

l'assurance-chômage, thèse Genève 1992, no 780 ss, p. 467 ss). L'autorité

cantonale peut même exiger que la condition légale d'un engagement aux

conditions usuelles dans la branche et la région, après la période d'initiation

(art. 65 let. c LACI), fasse l'objet d'un contrat écrit (art. 90 al. 3 OACI).

L'employeur peut ainsi être tenu à restituer les allocations perçues si les

rapports de travail sont résiliés sans justes motifs avant l'échéance du délai

indiqué par l'administration dans sa décision; cette restitution s'opère

conformément à l'art. 95 al. 1 LACI (GERHARDS, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz, vol. II,

n. 30 ad art. 65-67). Quant à la notion de justes motifs,

elle est, dans le présent contexte, la même que celle définie à l'art. 337 CO (DIETER FREIBURGHAUS,

Präventivmassnahmen gegen die Arbeitslosigkeit in der Schweiz, Berne 1987, p.

51).

La restitution ne peut toutefois pas être exigée

quand le contrat de travail est résilié pendant le temps d'essai, attendu que

celui-ci a notamment pour but de permettre aux parties de réfléchir avant de

s'engager pour une plus longue période (ATF 124 V 246). (…)." (cfr. DTF 126 V 42, consid. 2a, pag. 45)

Nel caso

che era chiamato a giudicare ha, in particolare, sottolineato quanto segue:

"

(…)

3.

- a) En l'espèce, les deux contrats de travail en

cause ont été résiliés par l'employeur (en dehors du temps d'essai) avant

l'expiration du délai de trois mois suivant la fin de la période d'initiation,

fixé par l'office régional de placement dans ses décisions. Il s'agit donc de

savoir si l'employeur peut se prévaloir de justes motifs.

Sont notamment considérées comme de justes motifs

toutes les circonstances qui, selon les règles de la bonne foi, ne permettent

pas d'exiger de celui qui a donné le congé la continuation des rapports de

travail (art. 337 al. 2 CO). D'après la jurisprudence, seul un manquement

particulièrement grave du travailleur justifie son licenciement immédiat. Un

tel manquement suppose que le travailleur ait violé soit l'une de ses

obligations au travail, soit son devoir de fidelité. Si le manquement est moins

grave, il ne peut entraîner une résiliation immédiate que s'il a été répété

malgré un avertissement (ATF 121 III 472 consid. 4d et les arrêts cités).

b) Dans le cas de J., l'employeur a invoqué des

griefs d'ordre général ‑ au demeurant contestés par l'intéressée ‑

liés à la qualité du travail fourni. A l'évídence il ne s'agit pas de

manquements pouvant justifier une résiliation immédiate. Quant au motif tiré

des absences répétées de la travaiIleuse, il ne peut pas être retenu comme un

juste motif de résiliation. A l'exception, semble-t-il, d'une brève absence

motivée par le décès du frère de l'intéressée, les absences reprochées étaient

dues à la maladie, soit un empêchement non fautif de travailler au sens de

l'art. 324a al. 1 CO, qui ne saurait iustifier le licenciement immédiat du

travailleur (art. 337 al. 3 CO).

En ce qui concerne K., l'employeur n'a formulé aucun

reproche susceptible d'entrer dans les prévisions de l'art. 337 CO. Le fait

qu'il n'était pas en mesure de procurer suffisamment de travail à l'assurée, en

raison du manque de développement d'un secteur d'activité de la société, ne

saurait le dispenser de son obligation de restituer.

S'il apparaît que l'employeur n'est plus à même, peu

de temps après le début de la période d'initiation, de garantir un emploi

durable au salarié, en raison d'un manque de travail, cela démontre que le but

du versement des allocations ne sera pas atteint et que les allocations déjà

versées l'ont été indûment. On ne voit pas de raison qui justifierait une

renonciation à restitution dans un tel cas.

c) En conséquence, l'office régional de placement

était en droit, comme l'ont retenu avec raison les premiers juges, de réclamer

à la recourante la restitution des allocations versées. (…)." (cfr.

DTF 126 V 42, consid. 3a, pag. 46-47)

In una

sentenza 38.2004.65 del 9 marzo 2005 il TCA ha confermato la decisione su

opposizione con la quale l'amministrazione ha stabilito che gli assegni per il

periodo di introduzione versati a una ditta dovevano essere restituiti,

argomentando:

"

Anche nella propria “Opposizione”, il cui

contenuto è stato sostanzialmente ripreso nell’atto di ricorso, la ditta ha

sostenuto che lo scioglimento del rapporto di lavoro è dovuto alla mancanza del

lavoro nel settore immobiliare (revoca di mandati) (cfr. doc. 7 e I).

Ora, i motivi addotti alla disdetta del rapporto

di lavoro con X (motivi d’ordine economico e in nessun modo riconducibili a

manchevolezze particolarmente gravi da parte del lavoratore, quali la

violazioni dei propri obblighi e il suo dovere di fedeltà), non configurano una

causa grave ai sensi dell’art. 337 CO (cfr. consid. 2.7. Vedi pure: DTF 127 III

310, consid. 3, pag. 313-314; DTF 127 III 153; STF del 28 marzo 2001 nella

causa X SA contro L.,4C.349/2000, consid. 3a; STF del 13 agosto 2001 nella

causa X contro A.,4C.116/2001, consid. 3b e DLA 2002 pag. 25).

Nella già citata DTF 126 V 42, la nostra Massima

Istanza ha del resto rilevato che:

" (…)

En

ce qui concerne K., l'employeur n'a formulé aucun reproche susceptible d'entrer

dans les prévisions de l'art. 337 CO. Le fait qu'il n'était pas en mesure de

procurer suffisamment de travail à l'assurée, en raison du manque de

développement d'un secteur d'activité de la société, ne saurait le dispenser de

son obligation de restituer.

(…)." (cfr. DTF 126 V 42, consid. 3a, pag. 47)

Di conseguenza la ditta non poteva sciogliere il

contratto di lavoro, come invece ha fatto (cfr. doc. 11/H), durante il periodo

d’introduzione.

Nella più volte citata DTF 126 V 42, il TFA, in

un caso in cui il riconoscimento del diritto agli assegni per il periodo di

introduzione era stato sottoposto alla condizione risolutiva secondo cui il

rapporto di lavoro non doveva venire disdetto (al di fuori del tempo di prova e

in assenza di causa grave), durante il periodo di introduzione o nei tre mesi

successivi, ha stabilito che se questo presupposto non è realizzato,

l'amministrazione può chiedere al datore di lavoro la restituzione degli

assegni percepiti, a prescindere dall'adempimento dei requisiti cui è

subordinata la revoca di una decisione.

In simili condizioni la decisione impugnata deve

dunque essere confermata (per un caso analogo cfr. STCA del 27 gennaio 2005

nella causa M. SA, inc. 38.2004.56).

Il diritto alla protezione della buona fede di

cui all'art. 9 Cost. fed. - che permette al cittadino di esigere che l'autorità

rispetti le proprie promesse e che essa eviti di contraddirsi - è garantito e

impone all'autorità di discostarsi dal principio della legalità, allorché essa,

intervenendo in una situazione concreta nei confronti di persone determinate,

era competente a rilasciarle, il cittadino non poteva riconoscerne

l'inesattezza e, sempre che l'ordinamento legale non sia mutato nel frattempo,

fidente nelle informazione ricevute egli abbia preso delle disposizioni non

reversibili senza pregiudizio (cfr. STFA del 28 gennaio 2004 nella causa

Arbeitslosenkasse der Gewerkschaft Bau & Industrie GBI c/ A., C 218/03,

consid. 2; STFA del 29 agosto 2002 nella causa Amt für Arbeit St. Gallen c/ S.,

C 25/02; STFA del 22 agosto 2000 nella causa B., C 116/00; DTF 121 V 65,

consid. 2a pag. 66-67 e la giurisprudenza ivi citata; RAMI 1993 pag. 120-121,

Pratique VSI 1993 pag. 21-22, RCC 1991 pag. 220 consid. 3a, RCC 1983 pag. 195

consid. 3, RCC 1982 pag. 368 consid. 2, RCC 1981 pag. 194 consid. 3, RCC 1979

pag. 155, DLA 1992 p. 106, DTF 118 V 76 consid. 7, RDAT I-1992 n° 63; Grisel,

Traité de droit administratif, vol. I, pag. 390ss;

Knapp, Précis de droit administratif, 4a ed., n° 509, pag.

108-109; Haefliger, Alle Schweizer sind vor dem Gesetze gleich, pag. 217ss).

Nel caso concreto, dalla “Decisione relativa agli assegni per il

periodo d’introduzione” e dagli accertamenti effettuati dalla Sezione del

lavoro Ufficio giuridico (cfr. doc. 11/F e consid. 1.5), è emerso che

l’amministrazione ha informato correttamente la ditta ricorrente riguardo alle

possibili conseguenze che il licenziamento della signora X durante il periodo

d’introduzione avrebbe potuto avere.

In particolare alla ditta ricorrente non è mai stato garantito

che, in una tale evenienza, non le sarebbe stata chiesta la restituzione degli

API così come espressamente previsto nella decisione relativa agli

stessi."

Infine,

in una sentenza C 332/99 del 17 aprile 2000, il TFA ha, tra l’altro, ricordato

che:

" (…)

Va inoltre rilevato che gli assegni per il periodo d'introduzione

devono essere vincolati a condizioni severe e rimanere limitati, per evitare

una compressione dei salari, nonché un sussidiamento dei datori di lavoro (cfr.

FF 1980 III pag. 543; Nussbaumer, Arbeitslosen-versicherung, in:

Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, cifra marg.

583; Gerhards, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz, vol. Il, pag.

660, nota 20).

Tali prestazioni possono essere concesse solo se la collocazione

(recte: il collocamento) dell'assicurato è fortemente ostacolata e in quanto

esista una indicazione in rapporto con il mercato del lavoro. Questa doppia

condizione permette di evitare che prestazioni delle assicurazioni sociali

siano fornite a fini che non hanno alcun rapporto con l'assicurazione

disoccupazione, il cui scopo non può per certo essere quello di assumere, in

modo generale, le spese determinate dall'inserimento nelle specialità aziendali

del datore di lavoro, cui incombe in linea di principio siffatto onere nei

processi lavorativi usuali richiesti ai propri dipendenti (DTF 112 V 252

consid. 3b). (…)."

La nostra

Massima Istanza ha così rifiutato il riconoscimento dal diritto agli assegni

per il periodo di introduzione ad un architetto, argomentando:

" (…)

Tutta la documentazione agli atti testimonia per contro con

chiarezza che la ricorrente fonda la sua richiesta di prestazioni non tanto su

motivi riferiti ad incapacità o a carenze pratiche professionali del

lavoratore, ma unicamente a temporanei problemi finanziari della ditta. Va in

particolare rilevato che il 26 marzo 1999 - a poco più di un mese

dall'assunzione di X. e in evidente contraddizione con le asserite presunte

carenze di capacità professionali di quest'ultimo - Z e il nuovo dipendente

dell'omonima SA vengono iscritti quali soci gerenti della I. S.a.g.l., ciascuno

con firma individuale e con una quota di fr. 5'000.--.

Orbene, se è vero che gli assegni per il periodo di introduzione

possono essere concessi più volte entro il termine quadro, in particolare

quando dopo la perdita del posto di lavoro è necessario un ulteriore periodo di

introduzione presso il nuovo datore di lavoro (Nussbaumer, op. cit., cifra

marg. 594 in fine), in concreto è di tutta evidenza che X. non necessitava di

questo ulteriore periodo di introduzione, che peraltro non deve essere confuso

con l'abituale periodo di inserimento nel nuovo ambiente lavorativo a carico

del datore di lavoro e non della legge contro la disoccupazione. Infatti,

l'averlo voluto quale socio gerente dimostra, per atti concludenti, che la Z.

SA l'ha considerato, praticamente da subito, sufficientemente qualificato,

responsabile inserito nell'ambiente lavorativo. Non va neppure dimenticato che

la riduzione dell'orario di lavoro dal 100% al 20%, effettuata per il solo mese

di giugno 1999, è stata - per ammissione stessa della ricorrente - una mossa

strategica finalizzata all'ottenimento delle prestazioni sociali. Questo modo

di operare è per certo contrario ai principi stabiliti dalla legge sulla

disoccupazione, che tende a favorire l'inserimento nel mondo lavorativo del

disoccupato e non a concedere finanziamenti gratuiti o facilitazioni

equivalenti a ditte in difficoltà d'ordine finanziario. Si noti infine che la

X. SA già beneficia dei sussidi previsti dalla legge cantonale ticinese sul

rilancio dell'occupazione e sul sostegno ai disoccupati nella misura del 50%

dall'11 gennaio 1999.

c) Ne consegue che non sono dati i presupposti per la concessione

di assegni di introduzione a favore di X. (…)." (cfr. STFA C 322/99 del 17

aprile 2000)

2.6

A proposito

dell'obbligo di accertamento dei fatti da parte dell'amministrazione, fondato

sull'art. 43 LPGA, in una sentenza 9C_675/2009 del 28 maggio 2010 il Tribunale

federale ha rilevato:

"

(…)

8.3

Ad ogni modo si ricorda alla ricorrente che

l'accertamento dei fatti incombeva in primo luogo a lei stessa in forza

dell'obbligo derivante dall'art. 43 LPGA, secondo il quale l'assicuratore

esamina le domande, intraprende d'ufficio i necessari accertamenti e raccoglie

le informazioni di cui ha bisogno (cfr. per analogia la sentenza 8C_122/2008

del 10 marzo 2008 consid. 3). Anche per questa ragione essa non può ora rimproverare

alla Corte cantonale un accertamento asseritamente lacunoso per non avere

approfondito un aspetto - per altro insufficientemente sostanziato in sede

cantonale come pure in sede federale, non potendosi dal solo doppio ruolo

assunto da F.________ inferire un serio indizio di manifesto abuso di diritto -

che avrebbe potuto e dovuto essere da lei acclarato. Come già avuto modo di

affermare in altro ambito, l'amministrazione non può infatti rimandare gli

approfondimenti necessari all'accertamento dei fatti determinanti alla

procedura di opposizione e tanto meno a quella giudiziaria di ricorso senza in

questo modo contravvenire allo scopo perseguito dalle relative disposizioni che

è quello di sgravare in definitiva i tribunali (cfr. DTF

132.

V 368 consid. 5 pag. 374; sul tema cfr. pure RAMI 1999 n. U 342 pag.

410.

[U 51/98])."

Sull'art.

43.

LPGA cfr. pure DTF 136 V 113, consid. 5.2.

2.7

Nella

presente fattispecie l’UMA ha respinto la richiesta di assegni per il periodo

d’introduzione sostenendo sostanzialmente che l’assicurato, vista la formazione

e le esperienze lavorative precedenti (15 anni di lavoro in banca , anche come

direttore), possiede già tutte le conoscenze per svolgere immediatamente al

meglio la nuova professione e necessita semplicemente dell’usuale introduzione

nell’azienda. Questa circostanza sarebbe peraltro confermata dalla funzione

attribuitagli dal nuovo datore di lavoro (direttore iscritto a Registro di commercio

con diritto di firma individuale) oltre che dall’elevato salario versatogli

dalla RI 1 AG (cfr. consid. 1.3. e 1.5.).

La ricorrente contesta

questa impostazione sottolineando che i compiti per i quali l’assicurato è

stato assunto (responsabile dello sviluppo progetti e marketing; ricerca e

contatti con i clienti), sono ben diversi da quelli che doveva effettuare come

direttore di banca. E’ quindi necessaria una formazione specifica.

Al riguardo nella sua

opposizione del 17 marzo 2011 la ditta si è così espressa:

"

(…)

L'attività della nostra società, come indicato

nella nostra brochure (allegato 2), è la seguente: proporre a intermediari

finanziari (fiduciarie e banche) soluzioni societarie, nell'ambito di una

pianificazione fiscale e successoria, come segue:

- costituzione e amministrazione di società __________, consulenza

giuridica e societaria per clienti con attività e/o beni in __________;

- costituzione e amministrazione di società e trust __________,

consulenza giuridica e societaria per clienti con attività e/o beni di __________;

- costituzione di fondi di investimento (in particolare per

private equità e family office) in __________, __________ e altri paesi,

curando la parte amministrativa e fiscale degli stessi;

- strutture societarie per la detenzione di

beni di lusso.

Questo lavoro richiede un approfondito livello di

conoscenze in ambito di fiscalità internazionale, diritto societario e

amministrazione di società. Il piano di inserimento che abbiamo allegato alla

nostra domanda ha come scopo coprire queste lacune competenziali.

Inoltre bisogna considerare il fatto che il

titolare della RI 1 e della __________ SA, __________, sottoscrivente di questo

ricorso, dovrà dedicare una parte importante del proprio tempo per la

formazione del sig. __________, il che rappresenta un costo non indifferente

per le nostre società.

Da ultimo si deve ribadire che il fatto che al

sig. __________ sia stato concesso diritto di firma individuale dimostra

solamente che abbiamo una grande fiducia in lui come persona (altrimenti non

l'avremmo assunto) ed un fatto di immagine verso l'esterno. Inoltre il sig. __________

continua ad essere amministratore unico con firma individuale, perciò non si

può desumere che sia il sig. __________ a gestire la nostra società. La società

é gestita tuttora dal titolare __________." (Doc. A3)

La questione di sapere se

siamo in presenza soltanto di un “abituale periodo di inserimento nel nuovo

ambiente lavorativo a carico del datore di lavoro e non della legge contro la

disoccupazione”(STFA C 322/99 del 17 aprile 2000) oppure no, non è stata

approfondita neppure in sede di opposizione dall'amministrazione, alla quale

(cfr. cons. 2.6) spetta peraltro il compito di accertare i fatti (cfr. art. 42

LPGA secondo cui "le parti hanno diritto di essere sentite. Non devono

essere obbligatoriamente sentite prima di decisioni impugnabili mediante

opposizione"; DTF 136 V 113 consid. 5.3).

Ciò era invece tanto più necessario

visto che l’URC di Lugano aveva formulato un preavviso favorevole alla domanda

(cfr. Doc. 1.07).

Secondo

questo Tribunale si giustifica quindi l'annullamento della decisione su

opposizione impugnata e il rinvio degli atti all'UMA affinché senta

personalmente l'assicurato e __________ della RI 1 AG e, successivamente,

emetta una nuova decisione. In quell’occasione dovrà pure essere approfondita

la questione relativa al piano d’introduzione (cfr. doc. 1.02) e , se del caso,

esaminata la durata del periodo d’introduzione eventualmente necessario.

2.8

La società

ricorrente non è patrocinata, ragione per cui, sebbene vincente in causa, non

ha diritto a ripetibili, non essendo adempiuti in concreto i particolari

requisiti posti dalla giurisprudenza in tale ipotesi (cfr. STF H 257/03 dell’11

gennaio 2005 ; DTF 110 V 134 consid.

4d, nella quale l’Alta Corte ha fissato – quali esigenze cumulative che

permettono un’eccezione alla non assegnazione di ripetibili – la causa complessa

e di ingente valore, la rilevanza del dispendio di lavoro e il rapporto

ragionevole tra dispendio profuso e risultato ottenuto).

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è accolto ai sensi dei considerandi e la decisione su opposizione del 18 aprile

2011 è annullata.

§ Gli

atti sono rinviati all’Ufficio delle misure attive per nuovi accertamenti.

2. Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Non si

assegnano ripetibili.

4. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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