38.2013.49
Negato condono(chiesto 6.5.13)della restit.(18.4.13)di ID 1/07-12/11(v.redd.mai dichiar.).Scritto 31.7.13(sollevato perenz.restit.),se opp.a rest.,tardio.Non restit.term. Ammin.non tenuta a riconsid.
11 dicembre 2013Italiano38 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
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Numero d'incarto:
38.2013.49
Data decisione, Autorità:
11.12.2013, TCA
Titolo:
Negato condono(chiesto 6.5.13)della restit.(18.4.13)di ID 1/07-12/11(v.redd.mai dichiar.).Scritto 31.7.13(sollevato perenz.restit.),se opp.a rest.,tardio.Non restit.term. Ammin.non tenuta a riconsid. Non cond.revis.proc.Se dt perento dec.annullab.(non nulla).Non essendo stata impugn.temp.,definitiva
CONDONO
DIRITTO DI ESSERE SENTITO
INDENNITÀ
OPPOSIZIONE
RESTITUZIONE DEI TERMINI
RESTITUZIONE DI PRESTAZIONI
REVISIONE PROCESSUALE
RICONSIDERAZIONE
TEMPESTIVITÀ
art. 29 COST
art. 38 cpv. 1 LPGA
art. 39 cpv. 1 LPGA
art. 40 LPGA
art. 41 LPGA
art. 42 LPGA
art. 49 agg. 56 LPGA
art. 52 cpv. 1 LPGA
art. 53 cpv. 1 e 2 LPGA
Raccomandata
Incarto n.
38.2013.49
rs/sc
Lugano
11 dicembre
2013
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
con redattrice:
Raffaella Sartoris
Vacchini, vicecancelliera
segretario:
Gianluca Menghetti
statuendo sul ricorso del 11 settembre 2013
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 27 agosto
2013 emanata da
Cassa CO 1
in materia di assicurazione contro la
disoccupazione
ritenuto, in
fatto
1.1. Con
decisione del 18 aprile 2013 la Cassa (di seguito la Cassa) ha chiesto a RI 1
la restituzione della somma di fr. 39'984.70 corrispondenti a indennità di disoccupazione
percepite a torto dal gennaio 2007 a dicembre 2011, in quanto nell’ambito di una revisione interna avviata dopo aver ricevuto il suo estratto
individuale AVS sono emersi dei redditi conseguiti negli anni 2007, 2008, 2009,
2010 e 2011 mai dichiarati alla stessa (cfr. doc. A1=15).
1.2. L’assicurata,
il 6 maggio 2013, ha postulato il condono del rimborso dell’importo di fr.
39'984.70, facendo valere una situazione lavorativa di precariato e uno stato
debitorio verso l’Ufficio esecuzioni e fallimenti di __________ (cfr. doc. 16).
Il 10
maggio 2013 l’interessata ha inviato uno scritto di complemento con allegato
l’estratto dell’UEF di __________ (cfr. doc. 17).
1.3. Il 3 luglio
2013 l’Ufficio giuridico della Sezione del lavoro ha emesso una decisione con
cui ha respinto la domanda di condono interposta da RI 1, non ritenendo
adempiuto il presupposto della buona fede. L’amministrazione ha in particolare
osservato che il mancato tempestivo annuncio dell’attività svolta presso la __________
non era scusabile (cfr. doc. A2=18).
1.4. L’avv. RA 1,
a nome e per conto dell’assicurata, il 31 luglio 2013 ha inviato alla Cassa e all’Ufficio giuridico della Sezione del lavoro il seguente scritto:
"
(…)
La stessa, non appena ricevuta la decisione 18
aprile 2013, ha parlato con il Signor __________, il quale le ha consigliato di
presentare una domanda di condono dicendole che in caso di ristrettezza
economica sarebbe stata accolta, quando all'evidenza, e non occorre essere uno
specialista in proposito, era già destinata all'insuccesso per un'evidente
mancanza di buona fede di cui all'art. 25 LPGA.
Il punto è un altro: la Signora RI 1 in buona
fede si è fidata di tale asserzione, secondo cui in caso di gravi difficoltà
finanziarie non avrebbe dovuto restituire detto importo, e optando per tale
domanda, non ha contestualmente presentato opposizione.
Ora, l'art. 25 cpv. 2 LPGA precisa che il diritto
di esigere la restituzione si estingue dopo un anno a decorrere dal momento in
cui l'istituto di assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi
5 anni dopo il versamento della prestazione. La conoscenza del fatto, stante
una lettura della decisione 18 aprile 2013 dell'CV 1 è avvenuta "dopo
la ricevuta del suo (ndr della qui ricorrente) estratto individuale AVS".
Ignoro quando tale estratto sia stato ricevuto dalla Cassa, chiedendo la
trasmissione del documento. Comunque sia, tale diritto sarebbe stato comunque
estinto per l'anno 2007 e, per tale periodo la restituzione della prestazione
non poteva essere chiesta. Non appena avrò verificato gli atti, che Vi invito a
spedirmi, si determinerà qual è il periodo per il quale la decisione dell'CV 1
18 aprile 2013 è illegale e perfettamente nulla.
A seguito di quanto sopra Vi invito cortesemente:
1 a
ricalcolare il periodo per il quale deve essere richiesta la restituzione, non
oggetto di perenzione del diritto (ciò che scatena la nullità di ogni decisione
in merito);
2.
per il periodo per il quale la Cassa può richiedere la restituzione alla mia
mandante, tenuto conto delle gravi difficoltà finanziarie, di concedere alla
Signora RI 1 una dilazione di pagamento.
Tenuto conto che lo scrivente non sa quale sia
l'Autorità giudiziaria competente, il presente scritto è spedito a tutte quelle
coinvolte, ciò per evitare, per denegata ipotesi, una perdita di termine.
Infatti, la perenzione di una prestazione è
rilevabile d'ufficio, in ogni stadio di procedura, da parte dell'Autorità
adita." (Doc. A3)
1.5. Con
decisione su opposizione del 27 agosto 2013 la Cassa ha stabilito che:
"
(…)
Fatti
I. La
CV 1 non entra nel merito alla domanda di riconsiderazione del 31 luglio 2013.
Considerandi
II. Nella
misura in cui lo scritto del 31 luglio 2013 può essere considerato una domanda
di revisione, la domanda viene respinta.
III. Non viene restituito il termine di
opposizione. (…)"
(Doc. A4, pag. 1)
La Cassa
ha così motivato il proprio provvedimento:
"
(...)
1.
Con
decisione del 18 aprile 2013 la cassa ha richiesto in restituzione CHF
39'984.70 dalla persona assicurata.
2.
Con
lettera del 31 luglio 2013 la persona assicurata (per il tramite del proprio
rappresentante legale) ha sollevato obbiezioni in merito all'operato della
cassa.
3.
L'art.
52.
LPGA prevede che le decisioni possono essere impugnate facendo opposizione
entro 30 giorni presso il servizio che le ha notificate.
4.
II
termine per interporre opposizione non è stato rispettato e per questo motivo
lo scritto del 31 luglio deve essere considerato come una domanda di
riconsiderazione.
5.
La cassa non entra nel merito alla domanda
di riconsiderazione.
6.
La cassa respinge la domanda di revisione in quanto non si intravedono né
vengono avanzati nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano
essere prodotti in precedenza.
7.
Le
condizioni dell'art. 41 LPGA non sono adempiute e non viene restituito il
termine d'opposizione." (Doc. A4, pag. 1-2)
1.6
Contro la
decisione su opposizione del 27 agosto 2013 l’assicurata, patrocinata dall’avv.
RA 1, dello RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, nel quale ha
chiesto:
"
1.1
(…) la decisione 27 agosto 2013 dell'CV 1
CV
1, è dichiarata nulla e in subordine annullata e l'incarto ritornato
all'Autorità inferiore per nuova decisione, rispettivamente pure la decisione
18.
aprile 2013 è dichiarata nulla (e in subordine annullata) almeno sicuramente
per quanto concerne la restituzione di prestazioni relative al 2007 e alla
prima metà del 2008 in quanto palesemente perente. Di conseguenza la ricorrente
non è tenuta a rimborsare
alcunché almeno per detto periodo, che a dipendenza delle risultanze (in
particolare da quanto agli atti, finora ignoto a questo Studio) ci si riserva
di modificare.
1.2
L'incarto
va ritornato all'Autorità inferiore con l'invito in primo luogo a mettere a
disposizione tutti gli atti alla ricorrente (e a questo Studio) e a emettere in
seguito una nuova decisione nel senso prospettato, tenendo presente che il
diritto di esigere la restituzione si estingue dopo un anno a decorrere dal
momento in cui l'istituto di assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al
più tardi 5 anni dopo il versamento della prestazione." (Doc. I, pag. 4-5)
A
sostegno della pretesa ricorsuale dell’insorgente è stato segnatamente addotto
che:
"
(…)
2.
La
decisione querelata va dichiarata nulla e in subordine annullata e l'incarto
ritornato all'Autorità inferiore per nuova decisione, in quanto viola
arbitrariamente e crassamente il diritto di essere sentito della ricorrente,
che non ha nemmeno potuto prendere visione dell'incarto che la concerne, ciò
che è a dir poco scandaloso e non è degno di uno Stato di diritto.
3.
Inoltre, come già ricordato all'CV 1 con lo scritto di cui al doc. 3, per
l'art. 25 cpv. 2 LPGA il diritto di esigere la restituzione si estingue dopo un
anno a decorrere dal momento in cui l'istituto di assicurazione ha avuto
conoscenza del fatto, ma al più tardi 5 anni dopo il versamento della
prestazione.
La conoscenza del
fatto, stante una lettura della decisione 18 aprile 2013 dell'CV 1 è avvenuta "dopo
la ricevuta del suo [n.d.r.: della qui ricorrente] estratto individuale
AVS". A questo Studio non è stato possibile visionare gli atti e
pertanto si ignora tuttora in che momento tale estratto sia stato ricevuto
dalla Cassa. A tal fine si ribadisce altresì la richiesta di accesso completo
all'incarto.
In ogni caso, il
diritto a chiedere la restituzione di prestazioni indebitamente percepite è
perento per l'anno 2007 e per almeno metà del 2008 (ci si potrà meglio
determinare soltanto dopo aver preso visione degli atti), ragione per la quale
per detto periodo la restituzione non poteva nemmeno essere chiesta e la
decisione 18 aprile 2013 in tal senso è illegale e perfettamente nulla,
circostanza rilevabile d'ufficio, in ogni stadio di procedura, da parte
dell'Autorità adita. In tal senso l'Autorità inferiore, dopo aver ricevuto le
lagnanze dell'avv. RA 1, avrebbe dovuto riconsiderare la sua decisione citata,
annullandola e sostituendola con una nuova che concernesse solamente il periodo
per cui poteva essere chiesta la restituzione.
Anche per questa
ragione la decisione querelata va pertanto dichiarata nulla e in subordine
annullata e l'incarto ritornato all'Autorità inferiore per nuova decisione
rispettivamente pure la decisione 18 aprile 2013 dichiarata nulla (e in
subordine annullata) almeno sicuramente per quanto concerne la restituzione di
prestazioni relative al 2007 e alla prima metà del 2008 in quanto palesemente perente. La ricorrente non deve restituire alcunché per detto periodo.
L'incarto deve essere retrocesso all'CV 1 affinché proceda come richiesto
dall'avv. RA 1, ricalcolando il periodo per il quale deve essere richiesta la
restituzione, non oggetto di perenzione del diritto e risponda alla richiesta
di dilazione di pagamento, tenuto conto delle gravi difficoltà finanziarie
della ricorrente (doc. 5).
6.
Da ultimo si ricorda che per l'art. 53 cpv. 2 LPGA l'assicuratore può tornare
sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione formalmente passate in
giudicato se è provato che erano manifestamente errate e se la loro rettifica
ha una notevole importanza, circostanza che nel presente caso è palese.
(…)" (Doc. I, pag. 3-4)
1.7
La Cassa, in
risposta, ha postulato la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si
dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
1.8
L’avv. RA 1,
per conto dell’assicurata, il 16 e il 18 ottobre 2013, dopo essersi fatta
trasmettere dal TCA alcuni specifici documenti di cui all’incarto inviato dalla
Cassa unitamente alla risposta di causa (cfr. doc. III), si è nuovamente
espressa in merito alla fattispecie (cfr. doc. IX; XII).
1.9
Il 18
ottobre 2012 la parte resistente ha comunicato di non avere osservazioni da
formulare riguardo al doc. IX (cfr. doc. XI).
1.10
Il doc. XI è
stato trasmesso per conoscenza all’avv. RA 1 (cfr. doc.
XIII).
1.11
Il 3
dicembre 2013 al TCA sono pervenuti da parte della Cassa il decreto d’accusa
del 21 novembre 2013 e la conferma del decreto d’accusa del 28 novembre 2013
emessi nei confronti di RI 1 dal Procuratore Pubblico __________ (cfr. doc. XV)
a seguito della segnalazione al Ministero Pubblico effettuata
il 26 agosto 2013 dalla parte resistente (cfr. doc. 33).
Con decreto d’accusa del
21.
novembre 2013 il Procuratore Pubblico, da un lato, ha ritenuto l’assicurata colpevole
di infrazione alla Legge federale contro la disoccupazione ai sensi dell’art.
105.
LADI per avere, nel periodo gennaio 2007 – dicembre 2011, ottenuto a torto,
omettendo di comunicare alla Cassa di aver prestato attività lavorativa
remunerata alle dipendenze della __________, il versamento di prestazioni
assicurative superiori a quanto di diritto, e meglio un indebito profitto di
fr. 39'984.70.
Dall’altro, ha proposto
nei suoi confronti una condanna di 20 aliquote giornaliere da fr. 100.--
cadauna, corrispondenti a complessivi fr. 2'000.-- con sospensione condizionale
dell’esecuzione della pena per un periodo di prova di 2 anni, oltre a una multa
di fr. 300.-- con l’avvertenza che in caso di mancato pagamento sarà sostituita
con una pena detentiva di 3 giorni (cfr. doc. XV2).
Il 28 novembre 2013 Il
Procuratore Pubblico, a seguito dell’opposizione interposta dall’assicurata,
ha deciso di confermare il decreto d’accusa del 21 novembre 2013.
Di conseguenza gli atti
sono stati trasmessi alla competente autorità per procedere al dibattimento con
la precisazione che il decreto d’accusa giusta l’art. 356 cpv. 1 CPP sarà
considerato come atto d’accusa (cfr. doc. XV1)
1.12
I doc. XV;
XV1 e XV2 sono stati inviati per conoscenza alla parte ricorrente (cfr. doc.
XVI).
in
diritto
In ordine
2.1
La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011;
STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF
H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003;
STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H
220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in
RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98
del 26 ottobre 1999).
Nel
merito
2.2
Questa Corte
rileva innanzitutto che l’assicurata ha invocato la violazione del diritto di
essere sentita, in quanto la decisione su opposizione del 27 agosto 2013
sarebbe stata emanata senza che le fosse data la possibilità di prendere
visione dell’incarto (cfr. doc. I p.ti 2 e 8).
L'art. 29 cpv. 2 Cost. e
l'art. 42 LPGA garantiscono alle parti il diritto d’essere sentite. Per
costante giurisprudenza, dal diritto d’essere sentito deve in particolare
essere dedotto il diritto dell'interessato di esprimersi prima della resa di
una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i
fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione
dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne
conoscenza e di determinarsi al riguardo (cfr. STF 9C_971/2010 del 26 luglio
2011.
consid. 3.1.; DTF 129 II 497 consid. 2.2 con riferimenti; 126 V 130
consid. 2b con riferimenti).
Il diritto di essere
sentito è una garanzia costituzionale di carattere formale, la cui violazione
comporta l’annullamento della decisione impugnata, a prescindere delle
possibilità di successo del ricorso nel merito (cfr. DTF 127 V 437 consid. 3d/aa,
126.
V 132 consid. 2b e i riferimenti ivi citati).
Secondo la giurisprudenza,
la violazione del diritto di essere sentito - a condizione che non sia di una
particolare gravità - è sanata se la parte lesa ha la possibilità di esprimersi
dinanzi a un’autorità di ricorso che gode di un pieno potere cognitivo. La
riparazione di un eventuale vizio deve comunque avvenire solo in via
eccezionale (cfr. STF 9C_469/2011 del 18 giugno 2012 consid. 4.2.; DTF 127 V
431.
consid. 3d/aa).
Nel caso
in esame dal verbale del 18 giugno 2013 relativo all’audizione dell’assicurata
davanti all’Ufficio giuridico della Sezione del lavoro, firmato dalla stessa e
allegato dalla sua patrocinatrice allo scritto del 16 ottobre 2013 (cfr. doc.
IX; A6), si evince che la ricorrente ha confermato di aver preso visione in
quella occasione dell’incarto dell’Ufficio giuridico della Sezione del lavoro e
di quello della Cassa riguardanti la sua persona.
In
concreto comunque anche volendo, per pure ipotesi, considerare violato il
diritto di essere sentito dell’insorgente, il TCA ritiene che la lesione
menzionata risulterebbe sanata.
Infatti
il TCA, che gode di un pieno potere cognitivo (cfr. STFA I 618/04 del 20
settembre 2006; STFA C 116/04 del 22 dicembre 2004; STFA C 34/02 del 22 ottobre
2002; STCA 42.2012.9 del 24 ottobre 2012 consid. 2.10.; STCA 38.2006.10 del 26
luglio 2006; STCA 38.2005.57 del 30 novembre 2005), il 2 ottobre 2013, ha comunque concesso all’assicurata, peraltro rappresentata da un avvocato, la possibilità di
visionare l’intera documentazione presso la propria cancelleria e di esprimersi
al riguardo (cfr. doc. IV; V; VI), facoltà di cui l’insorgente ha fatto uso
tramite la propria patrocinatrice, la quale, da un lato, ha chiesto copia di
alcuni documenti, e meglio dei doc. 10, 21, 22, 23, 24, 25 e 33 prodotti dalla
Cassa (cfr. doc. VII).
Gli atti
richiesti sono stati trasmessi da questo Tribunale all’avv. RA 1 il 9 ottobre
2013.
(cfr. doc. VIII).
Dall’altra,
il 16 ottobre 2013, ha presentato delle osservazioni, prendendo posizione anche
in merito alla documentazione visionata (cfr. doc. IX).
Va, del
resto, ricordato che per costante giurisprudenza è possibile prescindere da un
rinvio della causa all'amministrazione se - come nella presente evenienza - una
simile operazione si esaurirebbe in uno sterile esercizio procedurale e
procrastinerebbe inutilmente il processo in contrasto con l'interesse - di pari
rango del diritto di essere sentito - della parte ad essere giudicata
celermente (cfr. STF 9C_937/2011 del 9 luglio 2012 consid. 2.3.; DTF
132.
V 387 consid. 5.1 pag. 390 con riferimenti).
2.3
Come visto
nei fatti, la Cassa, il 18 aprile 2013, ha emesso nei confronti di RI 1 un ordine di restituzione di fr. 39'984.70 corrispondenti a indennità di
disoccupazione percepite a torto dal gennaio 2007 a dicembre 2011, in quanto nell’ambito di una revisione interna avviata dopo aver ricevuto il
suo estratto individuale AVS sono emersi dei redditi conseguiti negli anni
2007, 2008, 2009, 2010 e 2011 mai dichiarati alla parte resistente (cfr. doc.
A1=15).
Il 3
luglio 2013 l’Ufficio giuridico della Sezione del lavoro ha emanato una
decisione con cui ha respinto la domanda di condono interposta dall’assicurata
il 6 maggio 2013 (cfr. doc. 16; 17), non ritenendo adempiuto il presupposto
della buona fede.
Con
scritto del 31 luglio 2013 l’avv. RA 1 ha chiesto di ricalcolare il periodo per
il quale deve essere richiesta la restituzione non oggetto di perenzione del
diritto (cfr. doc. A3).
La Cassa,
con la decisione su opposizione del 27 agosto 2013 impugnata, ha stabilito, tra
l’altro, che non sono ossequiate le condizioni per restituire il termine di
opposizione (cfr. doc. A4, consid. 1.5.).
2.4
Ai sensi
dell'art. 52 cpv. 1 LPGA, le decisioni emesse in virtù dell'art. 49 LPGA
possono essere impugnate entro trenta giorni mediante opposizione all'istanza
che le ha notificate.
Giusta
l'art. 40 cpv. 1 LPGA il termine legale non può essere prorogato.
Secondo
l'art. 39 cpv. 1 LPGA le richieste scritte devono essere consegnate
all'assicuratore oppure, a lui indirizzate, a un ufficio postale svizzero o a
una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo
giorno del termine.
Se la
parte si rivolge in tempo utile a un assicuratore incompetente, si considera
che il termine è stato rispettato (cpv. 2).
L'art. 38
cpv. 1 LPGA prevede che se il termine è computato in giorni o in mesi e deve
essere notificato alle parti, inizia a decorrere il giorno dopo la notificazione.
Una
comunicazione consegnata soltanto contro firma del destinatario o di un'altra
persona autorizzata a ritirarla è considerata avvenuta il più tardi il settimo
giorno dopo il primo infruttuoso tentativo di recapito (cpv. 2bis).
Se
l'ultimo giorno del termine è un sabato, una domenica o un giorno festivo
riconosciuto dal diritto federale o cantonale, il termine scade il primo giorno
feriale seguente. È determinante il diritto del Cantone in cui ha domicilio o
sede la parte o il suo rappresentante (cpv. 3).
I termini
stabiliti dalla legge o dall'autorità in giorni o in mesi non decorrono dal
settimo giorno precedente la Pasqua al settimo giorno successivo alla Pasqua
incluso, dal 15 luglio al 15 agosto incluso, dal 18 dicembre al 2 gennaio
incluso (cpv. 4).
Dopo
l'entrata in vigore della LPGA, il 1° gennaio 2003, in analogia alla giurisprudenza resa in relazione all’art. 20 PA, il termine di ricorso in caso
di notifica della decisione durante la sospensione dei termini comincia a
decorrere il primo giorno dopo la scadenza della sospensione (cfr. DTF 131 V
305; STFA 2 novembre 2006 nella causa B. [I 643/06]; Pratique VSI 1998 p. 217,
Mosimann, in: Praktische Anwendungsfragen des ATSG, 2003, pp. 130s).
Se
il termine di ricorso è spirato, il giudice non entra nel merito di un ricorso
tardivo, per cui la decisione contestata cresce in giudicato (cfr. DTF 110
V 37 consid. 2; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2003, § 73 Nr.
9, p. 479).
2.5
Nella
concreta evenienza l’ordine di restituzione del 18 aprile 2013, il quale
nell’indicazione del destinatario riporta la menzione “raccomandata” (cfr. doc.
A1=15), è stato senz’altro notificato all’assicurata, visto che la medesima il
6.
maggio 2013, con esplicito riferimento al rimborso della somma di fr.
39'984.70, ha postulato il condono di tale ammontare (cfr. doc. 16).
In
concreto non si rivelano necessari ulteriori accertamenti per determinare la
data precisa in cui l’insorgente ha ricevuto il provvedimento in questione.
Infatti, anche
considerando l’ipotesi più favorevole all’assicurata, ovvero che la decisione
del 18 aprile 2013 le sia stata notificata il giorno stesso dell’inoltro della
domanda di condono, ossia il 6 maggio 2013, tale provvedimento non risulta
essere stato impugnato in tempo utile.
Nel caso
di una notifica il 6 maggio 2013, il termine di 30 giorni per interporre
opposizione è iniziato a decorrere il 7 maggio 2013 ed è scaduto il 5 giugno
2013.
Entro
questa data, quindi, l’insorgente avrebbe dovuto consegnare l'opposizione contro
la decisione di restituzione alla Cassa, come peraltro indicato sul
provvedimento del 18 aprile 2013 stesso (cfr. doc. A1), o a un ufficio postale
svizzero (cfr. cfr. STCA 38.2007.102 del 31 gennaio 2008 consid. 2.3.; STCA
38.2005.10
del 13 aprile 2005 consid.2.4.).
L’assicurata
ha unicamente formulato una domanda di condono il 6 maggio 2013 (cfr. doc. 16).
La ricorrente
al riguardo mai ha, del resto, preteso di aver contestato pure l’ordine di
restituzione in quanto tale, unitamente alla domanda di condono.
Volendo ritenere,
senza particolari approfondimenti, che lo scritto del 31 luglio 2013 dell’avv. RA
1.
(cfr. doc. A3) costituisce un’opposizione contro la decisione del 18 aprile
2013, l’opposizione risulta tardiva.
2.6
Occorre ora
esaminare se l'assicurata può prevalersi della restituzione del termine.
Ai sensi
dell'art. 41 LPGA, se il richiedente o il suo rappresentante è stato impedito,
senza sua colpa, di agire entro il termine stabilito, lo stesso è restituito,
sempre che l'interessato lo domandi adducendone i motivi entro 30 giorni dalla
cessazione dell'impedimento e compia l'atto omesso.
La giurisprudenza
sviluppata in relazione alla restituzione di termini, che ha mantenuto la sua
validità anche nel contesto dell'art. 41 LPGA (cfr. STF C 124/06 del 25 gennaio
2007.
consid. 2 in fine; STCA 38.2007.92 del 29 maggio 2008 consid. 2.5.; STCA
38.2005.10
del 13 aprile 2005), prevede che per impedimento senza colpa
bisogna intendere non solo l'impossibilità di agire oggettiva nel senso della
forza maggiore, bensì pure l'impossibilità soggettiva dovuta a circostanze
personali o all'errore scusabile (cfr. DTF
119.
II 86 consid. 2a pag. 87). L'assenza di colpa deve essere manifesta
(cfr. sentenza 1A.238/2006 del 14 dicembre 2006 con riferimento). Una grave
malattia contratta improvvisamente può costituire un impedimento non colposo e
può di conseguenza giustificare una domanda di restituzione dei termini se
l'interessato medesimo è stato impedito di agire entro il termine stabilito e
se inoltre egli non è stato in grado d'incaricare un terzo di compiere gli atti
di procedura necessari (cfr. DTF
119.
II 86 consid. 2a pag. 87; 112
V 255; cfr. inoltre sentenza 9C_209/2012 del 17 ottobre 2012 consid. 3.1).
Per la questione dell'impedimento senza colpa non fa differenza se esso
colpisce l'assicurato oppure il suo patrocinatore, quest'ultimo dovendosi
organizzare, segnatamente con la designazione immediata di un sostituto laddove
questa possibilità è ammessa (cfr. DTF
119.
II 86 consid. 2a pag. 87 con rinvii), in modo tale da garantire il
rispetto dei termini anche in caso di proprio impedimento (cfr. DTF
99.
II 349 consid. 4 pag. 352).
Ad esempio,
in una sentenza 9C_749/2012 del 26 novembre 2012, il Tribunale federale ha
ritenuto che non esistessero validi motivi per restituire il termine nel caso
di un assicurato che aveva invocato la malattia del suo patrocinatore, un
sindacalista.
Non costituiscono,
per contro, motivi scusabili il sovraccarico di lavoro, l'ignoranza del
diritto, rispettivamente l'insicurezza dovuta all'introduzione di una nuova
norma legale (cfr. STFA C 366/99 del 18 gennaio 2000; DLA 2002 N. 15 pag. 113;
DLA 2000 N. 6, consid. 2, pag. 31; DLA 1988 N. 17, consid. 4a, pag. 128; DTF
110.
V 339, consid. 3, pag. 343 e DTF 110 V 210, consid. 4, pag. 216).
La
restituzione di un termine è, poi, pure giustificata allorquando occorre
tutelare la buona fede dell'assicurato, in quanto egli non ha rispettato un
determinato termine a causa di informazioni sbagliate fornite dall'autorità
competente (cfr. STFA C 189/04 del 28 novembre 2005 consid. 4.1.; DLA 2000 N. 6
pag. 27).
In
particolare, in una sentenza C 189/01 del 18 settembre 2001 consid. 3b, il TFA
ha, tra l'altro, osservato:
"
(…)
b) Resta ora da determinare se l'interessato
possa fare valere elementi idonei a giustificare la restituzione del termine
omesso, atteso come, secondo la giurisprudenza, un siffatto rimedio possa
trovare applicazione pure nell'ambito dell'art. 20 cpv. 3 LADI (cfr. DTF 114 V
123) e come un'eventuale restituzione possa imporsi anche a dipendenza di una
violazione del principio della buona fede.
(…)."
2.7
Nell’evenienza
concreta l’assicurata, nello scritto del 31 luglio 2013 e nel ricorso, ha fatto
valere di aver contattato, dopo aver ricevuto la decisione del 18 aprile 2013, __________
della Cassa che ha firmato il provvedimento in questione (cfr. doc. A1), il
quale le avrebbe consigliato di presentare una domanda di condono dicendole che
in caso di ristrettezze economiche la stessa sarebbe stata accolta.
La ricorrente
ha precisato che fidandosi in buona fede di tale asserzione ha optato per la domanda
di condono e non ha presentato opposizione (cfr.- doc. A3; I p.to 1).
In una
nota interna del 24 settembre 2013 sottoscritta da __________ quest’ultimo ha dichiarato:
"
(…)
Dopo aver inviato la
decisione di restituzione in aprile 2013, la signora RI 1 mi ha chiamato per
chiedere informazioni ed ho effettivamente parlato di condono, ma dopo averle
detto, come di consueto, che se non fosse stata d’accordo con la nostra
decisione avrebbe dovuto interporre opposizione, facendo riferimento ai rimedi
giuridici indicati sulla decisione.
Mentre per il condono ho
riferito che il cantone valuta due fattori e cioè la buona fede e la difficoltà
finanziaria dell’assicurato.”(Doc. 22)
Il TCA non
ha validi motivi per dubitare delle affermazioni di __________, considerato
peraltro che i rimedi giuridici indicati nella decisione del 18 aprile 2013
sono chiari e prevedono:
"
Questa decisione può essere impugnata entro
trenta giorni dalla sua notificazione, facendo per iscritto opposizione.
L’opposizione deve essere redatta in lingua italiana e deve contenere una conclusione
e un motivazione. Essa deve essere corredata della decisione impugnata e degli
eventuali mezzi di prova. La procedura d’opposizione è gratuita. Di regola non
son accordate ripetibili.
L’opposizione deve essere
inoltrata a:
CV 1, __________.” (Doc.
A1)
Il
provvedimento del 18 aprile 2013 contempla inoltre, quale ulteriore punto,
distinto dai rimedi giuridici, la facoltà di interporre domanda di condono,
specificando che la restituzione delle prestazioni ottenute in buona fede è, su
richiesta, condonata completamente o in parte, se il beneficiario verrebbe a
trovarsi in gravi difficoltà (cfr. doc. A1).
In simili
condizioni, questa Corte ritiene che nel caso di specie la ricorrente non abbia
ricevuto informazioni erronee riguardo alla possibilità di inoltrare
opposizione contro la decisione del 18 aprile 2013, rispettivamente una domanda
di condono.
In casu
è, pertanto, esclusa una restituzione del termine per interporre opposizione a tutela
della buona fede dell’assicurata.
La
ricorrente non ha poi invocato altri motivi atti a giustificare la restituzione
del termine.
Nel caso
di specie i presupposti di cui all’art. 41 LPGA per una restituzione del
termine non sono, perciò, adempiuti.
2.8
Ai sensi
dell’art. 53 cpv. 1 LPGA, le decisioni e le decisioni su opposizione
formalmente passate in giudicato devono essere sottoposte a revisione se
l’assicurato o l’assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o
nuovi mezzi di prova che non potevano essere prodotti in precedenza.
D’altro
canto, l’assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su
opposizione formalmente passate in giudicato se è provato che erano
manifestamente errate e se la loro rettifica ha una notevole importanza (cpv.
2).
I
principi relativi alla riconsiderazione e alla revisione processuale sviluppati
dalla giurisprudenza precedentemente alla LPGA, sono stati concretizzati
all'art. 53 LPGA (cfr. DTF 133 V 50, consid. 4.1; STFA K
147/03 del 12 marzo 2004 consid. 5.3 in fine, U 149/03 del 22 marzo 2004
consid. 1.2., I 133/04 dell’8 febbraio 2005 consid. 1.2.).
Conformemente
a un principio generale valido per il diritto delle assicurazioni sociali,
l'amministrazione può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato
formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, nel caso in cui è
senza dubbio errata e la correzione ha un'importanza rilevante (cfr. STFA I
512/05 del 3 maggio 2006, consid. 3 e riferimenti, confermata nella STF I
832/05 del 25 aprile 2007). Per giudicare se è ammissibile riconsiderare una
decisione per il motivo che essa è manifestamente errata, ci si deve fondare
sulla situazione giuridica esistente al momento in cui questa decisione è stata
emanata, tenuto conto della prassi in vigore a quel momento (cfr. DTF 125 V 383
consid. 3 con riferimenti).
Mediante
la riconsiderazione, si corregge un’errata applicazione
iniziale del diritto, rispettivamente, un’errata constatazione derivante
dall’apprezzamento dei fatti. Un cambiamento di prassi oppure di giurisprudenza
non giustifica di principio una riconsiderazione (cfr. DTF
117.
V 8 consid. 2c; 115 V 308 consid. 4a/cc). Una decisione è manifestamente
errata, non soltanto quando è stata presa sulla base di norme giuridiche
sbagliate o inappropriate, ma anche quando delle disposizioni fondamentali non
sono state applicate oppure lo sono state in modo inappropriato (cfr. STF
9C_181/2010 del 12 agosto 2010, consid. 3 con riferimenti).
Per
motivi legati alla sicurezza giuridica e per evitare che la riconsiderazione diventi uno strumento che consenta di riesaminare liberamente le
condizioni poste a fondamento delle prestazioni di lunga durata, l'irregolarità
deve essere manifesta. In particolare, non si può parlare di un'inesattezza
manifesta se l'assegnazione della prestazione dipende dall'adempimento di
condizioni materiali il cui esame presuppone un certo margine di apprezzamento
riguardo a certi loro aspetti o elementi, e se la decisione iniziale appare
ammissibile alla luce della situazione di fatto e di diritto. Se persistono
ragionevoli dubbi sul carattere erroneo della decisione iniziale, le condizioni
per procedere a una riconsiderazione non sono date (cfr.
STF 9C_457/2008 del 3 febbraio 2009, consid. 4.2.1 con riferimento alla STF
9C_439/2007 del 28 febbraio 2008, consid. 3.1).
2.9
Nella
presente evenienza l’assicurata, tramite l’avv. RA 1, con lo scritto del 31 luglio
2013, facendo riferimento all’art. 25 cpv. 2 LPGA (il diritto di esigere la
restituzione si estingue dopo un anno a decorrere dal momento in cui l'istituto
d'assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi cinque anni
dopo il versamento della prestazione) e precisando che nella fattispecie il
diritto di richiedere il rimborso delle indennità di disoccupazione è perento perlomeno
per l’anno 2007, ha chiesto di ricalcolare il periodo - stabilito nella
decisione del 18 aprile 2013 cresciuta in giudicato - per il quale deve essere
domandata la restituzione non oggetto di perenzione, che scatena la nullità di
ogni decisione in merito (cfr. doc. A3 pag. 2).
Nella
decisione su opposizione del 27 agosto 2013 la Cassa si è esplicitamente
rifiutata di entrare nel merito di una domanda di riconsiderazione dell’ordine
di restituzione del 18 aprile 2013 ex art. 53 cpv. 2 LPGA (cfr. doc. A4;
consid. 1.5.).
Ora, per
costante giurisprudenza, l'amministrazione non può in ogni caso essere
obbligata nè dagli interessati, nè dai tribunali a effettuare una
riconsiderazione (cfr. STF 9C_99/2013 del 25 marzo 2013 consid. 2.1.; STF
8C_257/2011 del 14 giugno 2011 cosnid. 4.; STFA I 61/04 del 20 settembre 2004
consid. 4.1., pubblicata in DTF 133 V 50, U 17/05 del 27 ottobre 2006, I 206/06
del 13 marzo 2007).
Il TCA
deve, pertanto, esimersi dall’esaminare questo aspetto.
Non resta,
dunque, che da valutare l'eventualità di una revisione processuale (cfr. art.
53.
cpv. 1 LPGA).
2.10
L'amministrazione
è tenuta a procedere a una revisione processuale se si manifestano nuovi
elementi o nuovi mezzi di prova atti a indurre a una conclusione giuridica
differente (cfr. STFA C 227/03 del 23 marzo 2004, C 349/00 del 12 febbraio 2004, C 19/03 del 17 dicembre 2003, C 81/03 del 21 luglio 2003, C 354/01 del 7 marzo 2003; DTF 127 V 466, consid. 2c, p. 469 e la giurisprudenza ivi
citata; SVR 1997 ALV Nr. 101, p. 309 consid. 2a e riferimenti; DLA 1998 N. 15,
consid. 3b, p. 79 e 80).
Nuove, secondo costante
giurisprudenza federale, vanno considerate quelle circostanze che si sono
realizzate fino al momento in cui, nel procedimento principale, allegazioni di
fatto sarebbero ancora state lecite, ma che tuttavia, nonostante sufficiente
attenzione, erano sconosciute all’istante (cfr. STFA C 354/01 del 7 marzo 2003;
DLA 1995, p. 64 consid. 2b e riferimenti; DTF 122 V 134 e seg.).
Inoltre, i fatti nuovi
devono essere rilevanti, ovverosia essere idonei a modificare la base fattuale
della decisione e a condurre, attraverso un appropriato apprezzamento
giuridico, a una diversa decisione (DTF 110 V 141 consid. 2, 293
consid. 2a; RAMI 1991 K 855, p. 16; A. Grisel, Traité de droit administratif,
Vol. II, Neuchâtel 1984, p. 942ss.; U. Kieser, ATSG
Kommentar, 2003, ad art. 53, n. 10).
In una sentenza pubblicata in RAMI 1994 U 191, p. 145ss., il TFA ha
stabilito che la revisione processuale di decisioni amministrative è ammessa
soltanto entro i termini determinanti per la revisione di una decisione su
ricorso (art. 67 cpv. 1 e 2 PA): 90 giorni dalla scoperta del motivo di
revisione ma, al più tardi, entro 10 anni dalla notificazione della decisione
su ricorso (cfr., pure, A. Rumo-Jungo, Die Instrumente zur Korrektur der
Sozialversicherungsverfügung, in R. Schaffauser/F. Schlauri (Hrsg.),
Verfahrensfragen in der Sozialversicherung, San Gallo 1996, p. 291).
I termini
citati sono applicabili anche successivamente all'entrata in vigore della LPGA.
Infatti, benché l'art. 53 LPGA non li preveda espressamente, resta determinante
quanto stabilito dall'art. 67 cpv. 1 e 2 PA, alla cui legge, del resto, rinvia
l'art. 55 LPGA per quanto concerne le regole particolari di procedura non
fissate in modo esaustivo nella LPGA o nelle singole leggi (cfr. STF
8C_434/2011 dell’8 dicembre 2011 consid. 3.; STF 8C_302/2010 del 25
agosto 2010 consid. 4.1 e riferimenti ivi citati).
2.11
La Cassa, a
seguito dello scritto del 31 luglio 2013 della parte ricorrente (cfr. doc. A3,
consid. 1.4.), ha emesso la decisione su opposizione del 27 agosto 2013 in cui ha stabilito che, nella misura in cui il menzionato scritto può essere considerato una domanda
di revisione, la stessa viene respinta, in quanto non si intravedono né vengono
avanzati nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano essere
prodotti in precedenza (cfr. doc. A4; consid. 1.5.).
Questa Corte osserva
innanzitutto che la parte resistente, per quanto riguarda la
revisione processuale, invece di emanare una decisione su opposizione, avrebbe
dovuto emettere una decisione formale, la quale avrebbe potuto essere impugnata
con opposizione e la relativa decisione su opposizione con ricorso al TCA (cfr.
art. 49; 52, 56 LPGA; STF 8C_816/2007 dell’11 novembre 2008 consid. 5.2.).
Nella
presente fattispecie, tutto ben considerato, il rinvio degli atti alla Cassa
perché proceda conformemente a quanto appena esposto non sarebbe, tuttavia,
compatibile con il diritto delle parti a un trattamento celere della loro causa
in relazione al principio dell’economia processuale (cfr. STF 9C_975/2011 del
22.
febbraio 2012 consid. 3.2.).
In
effetti, da un lato, la ricorrente, patrocinata da un avvocato, ha potuto
ampiamente esporre le proprie argomentazioni nel ricorso al TCA.
Alla
stessa, inoltre, contestualmente all’intimazione della risposta di causa, è
stata data la possibilità di presentare eventuali altri mezzi di prova (cfr.
doc. IV) e, quindi, anche di nuovamente esprimersi riguardo alla fattispecie.
L’insorgente,
tramite la propria patrocinatrice, dopo aver ottenuto una proroga del termine ed
essersi fatta inviare alcuni documenti dell’incarto della Cassa (cfr. doc. V;
VI; VII; VIII), il 16 ottobre 2013 ha presentato delle osservazioni (cfr. doc.
IX).
Dall’altro,
il rinvio degli atti alla Cassa costituirebbe un atto senza alcuna portata,
poiché la posizione della parte resistente, per quanto concerne la richiesta di
considerare nulle, in subordine annullate la decisione su opposizione del 27 agosto
2013.
e la decisione del 18 aprile 2013 almeno per quanto attiene alla
restituzione delle prestazioni relative al 2007 e alla prima metà del 2008 in quanto perente (cfr. doc. I), è nota e non è cambiata dall’inizio della presente lite (cfr.
doc. IX).
Pertanto
la procedura di opposizione, che non è la semplice ripetizione della procedura
di emanazione della decisione formale, ma obbliga l’assicuratore a riesaminare
il proprio provvedimento al fine di sgravare i Tribunali (cfr. STF 9C_975/2011
del 22 febbraio 2012 consid. 3.2.; DTF 125 V 188 consid. 1b e 1c), non
raggiungerebbe il suo scopo.
L’assicurata
non ha del resto censurato il modo di procedere della Cassa dal profilo
formale.
Limitandosi
a chiedere che questa Corte dichiari nulle e in subordine annullate la
decisione su opposizione del 27 agosto 2013 e la decisione del 18 aprile 2013,
ritornando l’incarto alla Cassa per una nuova decisone che consideri la
perenzione della restituzione delle prestazioni ricevute nel 2007 e nella prima
metà del 2008 (cfr. doc. I), l’insorgente ha, quindi, implicitamente rinunciato
al doppio grado di giurisdizione (cfr. STF 9C_975/2011 del 22 febbraio 2012
consid. 3.2.;5P.45/2007 del 5 aprile consid. 5.2.).
Questo
Tribunale, dunque, per motivi di economia processuale esaminerà nel merito se a
ragione o meno la Cassa ha ritenuto non adempiuti i presupposti per procedere a
una revisione processuale giusta l’art. 53 cpv. 1 LPGA.
2.12
La
ricorrente, nello scritto del 31 luglio 2013 e nel ricorso, ha fatto valere in
buona sostanza che il diritto al rimborso delle indennità di disoccupazione
concernenti il 2007 e almeno parte del 2008, al momento della richiesta di
restituzione nell’aprile 2013, era perento, in quanto risultavano trascorsi più
di cinque anni dal relativo versamento (cfr. doc. A3; I).
In
concreto non è stato invocato alcun fatto o mezzo di prova nuovo ai sensi
dell’art. 53 cpv. 1 LPGA.
Il
riferimento all’estratto del conto individuale AVS da cui sono emersi i redditi
conseguiti dall’insorgente negli anni 2007, 2008, 2009, 2010 e 2011 non
dichiarati all’amministrazione (cfr. doc. A3; I) e dalla cui conoscenza da
parte della Cassa decorre il termine di un anno afferente alla perenzione
relativa di cui all’art. 25 cpv. 2 LPGA non rappresenta certo un fatto nuovo
sconosciuto all’assicurata dal momento che tale estratto è stato espressamente
menzionato nell’ordine di restituzione del 18 aprile 2013 (cfr. doc. A1).
Pertanto, nella misura in
cui lo scritto del 31 luglio 2013 sia da intendersi quale domanda di revisione
processuale dell’ordine di restituzione del 18 aprile 2013 cresciuto in
giudicato, tale richiesta si appalesa priva di fondamento.
2.13
Il TCA
ritiene, in ogni caso, utile evidenziare che la perenzione di un diritto,
benché la stessa debba essere constatata d’ufficio, è una questione di merito
(cfr. STFA H 341/00 del 15 marzo 2001 consid. 3).
Pertanto,
visto che il TCA, a seguito della tardività dell’opposizione contro la
decisione del 18 aprile 2013 e dell’inadempimento dei presupposti relativi alla
revisione processuale, non entra in materia per quanto concerne l'ordine di
restituzione, nemmeno può pronunciarsi sulla relativa (parziale) perenzione.
Al
riguardo nella sentenza H 341/00 del 15 marzo 2001 l’Alta Corte, confermando
l’irricevibilità di un’azione di disconoscimento di debito, in quanto la
decisione della cassa di compensazione con cui era stato richiesto il pagamento
del danno subito ai sensi dell’art. 52 LAVS era passata in giudicato
incontestata e costituiva così un titolo di rigetto definitivo, ha precisato:
"
(…)
3.
- Le recourant soutient que les premiers juges
devaient, sans égard à la recevabilité de sa demande, constater d'office la
nullité de la décision de l'intimée du 20 janvier 1999, en raison de la péremption
de son droit à demander la réparation du dommage (art. 82 RAVS). Toutefois, la
péremption d'un droit, même si elle doit être constatée d'office, est une
question de fond. Comme la juridiction cantonale ne devait pas entrer en
matière sur l'action du recourant, elle n'avait pas à se prononcer sur la
péremption invoquée ni à déterminer si une telle péremption aurait, cas
échéant, constitué un motif de nullité de la décision de l'intimée du 20
janvier 1999. Sur ce point également, le recours doit être rejeté.”
E’, poi, utile segnalare che il Tribunale federale, in una sentenza 8C_383/2007
del 15 luglio 2008, ha ricordato che:
"
(…)
Per prassi costante, una decisione amministrativa viziata è, di
regola, unicamente annullabile. Se, quindi, non viene impugnata
tempestivamente, essa diviene formalmente definitiva e non può più venire
contestata. Solo di rado una simile decisione è nulla, cioè non esplica effetto
alcuno (DTF 104 Ia 172 consid. 2c pag. 176 con rinvii;
Grisel, Traité de droit administratif, Neuchâtel 1984, volume I, pag. 421;
Rhinow/Krähenmann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband,
Basilea/Francoforte 1990, n. 40 B I, pag. 118; Moor, Droit administratif, vol.
II, 2a ed., Berna 2002, pag. 310). Ciò è segnatamente il caso se il vizio è
particolarmente grave, è evidente o perlomeno facilmente riconoscibile e,
infine, l'accertamento della nullità non mette in serio pericolo la sicurezza
del diritto (sentenze 2A.18/2007 dell'8 agosto 2007, consid. 2.4 e 2.5, e
5P.178/2003 del 2 giugno 2003, consid. 3.2; DTF 116 Ia 215 consid. 2c pag. 219; 104 Ia 172 consid. 2c pag. 176 con rinvii). Di norma,
vengono considerati vizi particolarmente gravi taluni errori di procedura,
quali l'incompetenza dell'autorità giudicante. Gli errori riguardanti il
contenuto invece causano raramente la nullità dell'atto (DTF 104 Ia 172 consid. 2c pag. 176 con rinvii), e
meglio solo se sono eccezionalmente gravi; ciò si verifica, ad esempio, quando
l'atto diviene, in pratica, privo di effetto e meglio impossibile da eseguire,
insensato, immorale (sentenza 5P.178/2003 succitata, consid. 3.2;
Rhinow/Krähenmann, op. cit., n. 40 B V e, pag. 121) oppure in contrasto con un
divieto assoluto posto dalla Costituzione (si veda in proposito Moor, op. cit.,
pag. 321), ad esempio nel caso in cui una decisione non abbia alcuna base
legale (Knapp, Précis de droit administratif, 4a ed., Basilea/Francoforte 1991,
n. 1219; si confronti anche sentenza 2A.18/2007 succitata, consid. 2.4 e 2.5).
Del resto se così non fosse e meglio se ogni illegalità riguardante il merito
provocasse la nullità della decisione, l'organo esecutivo si sostituirebbe di
fatto all'autorità decisionale (sentenza 5P.178/2003 succitata; Imboden, Der
nichtige Staatsakt, Zurigo 1944, pag. 137).
Il Tribunale federale non ha per esempio ritenuto
nulla la decisione tendente a prelevare contributi di miglioria malgrado il
diritto di tassare fosse perento (RDAT 1996 I n. 49 pag. 138 consid. 5).
Secondo l'alta Corte trattandosi di un errore riguardante il contenuto si
doveva dar prova di grande riserbo nell'ammettere la nullità (DTF 104 Ia 172 consid. 2c pag. 176 con
rinvii; Rhinow/Krähenmann, op. cit., n. 40 B V e, pag. 121; Moor, op. cit.,
pag. 321; Knapp, op. cit., n. 1219); inoltre in concreto i lavori erano stati
eseguiti e i proprietari dei fondi ne avevano beneficiato. Il solo fatto che
l'autorità comunale aveva disatteso un termine di perenzione, seppur grave, non
permetteva di ammettere la nullità della procedura d'imposizione. Pure il
Tribunale federale delle assicurazioni si era già espresso in tal senso al
consid. 4b della sentenza pubblicata in RCC 1988 pag. 260 (H 116/86), in cui,
non considerando un termine di perenzione, restituiva dei contributi ad un
assicurato (si confronti anche la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni
H 335/95 del 22 maggio 1997, secondo cui una decisione di fissazione dei
contributi non è nulla, ma soltanto annullabile, anche se emessa dopo la
scadenza del termine di perenzione).”
Nel caso
di specie, alla luce della giurisprudenza federale appena esposta, occorre
concludere che anche qualora il diritto di richiedere il rimborso delle
indennità di disoccupazione percepite dalla ricorrente dal 2007 al 2011 fosse
parzialmente perento, la decisione di restituzione del 18 aprile 2013, benché
viziata nel merito, non sarebbe nulla, ma annullabile.
Non
essendo stata impugnata tempestivamente, la stessa è, quindi, divenuta
definitiva.
Pertanto non
è possibile ora, difettando inoltre le condizioni per una revisione processuale,
esaminare la fondatezza o meno dell’eccezione di perenzione.
2.14
Alla luce di
tutto quanto sopra esposto, questa Corte non può che confermare la decisione su
opposizione del 27 agosto 2013 impugnata.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso
è respinto.
2. Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Gianluca
Menghetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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