38.2014.66
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12 agosto 2015Italiano27 min
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Raccomandata
Incarto
n.
38.2014.66
rs
Lugano
12 agosto 2015
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo, presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattrice:
Raffaella Sartoris Vacchini, vicecancelliera
segretario:
Gianluca Menghetti
statuendo sul ricorso del 17 novembre 2014 di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 16 ottobre 2014 emanata da
CO 1
in materia di assicurazione contro la disoccupazione
ritenuto, in fatto
1.1. Con decisione su opposizione
del 16 ottobre 2014 la CO 1 (in seguito la Cassa) ha confermato la precedente
decisione del 31 luglio 2014 (cfr. doc. 5) e ha negato a RI 1 il diritto
all’indennità per insolvenza, fatto valere il 19 maggio 2014 per crediti
salariali vantati nei confronti dell’ex datore di lavoro, la __________.
Il diritto all’indennità
per insolvenza non è stato riconosciuto, in quanto la Cassa ha ritenuto che,
siccome il Pretore del Distretto di __________ ha pronunciato lo scioglimento
della società e ordinato la liquidazione secondo le prescrizioni applicabili al
fallimento in applicazione dell’art. 731b CO, nessuno dei presupposti dell’art.
51 LADI è ossequiato (cfr. doc. B).
1.2. Contro questa decisione RI 1,
rappresentata dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel
quale ha chiesto l’annullamento della medesima e di essere posta al beneficio
delle indennità per insolvenza.
A sostegno della propria
pretesa ricorsuale l’insorgente ha segnatamente addotto:
" (…)
3. A sostegno della propria delibera, la
Cassa si è limitata ad indicare che “Nella fattispecie in esame si rileva
che la decisione ai sensi dell’art. 171 LEF, non è mai stata pronunciata, né
tantomeno richiesta”. Ciò che la stessa ha completamente omesso di spiegare
– ignorando le dettagliate censure sollevate dall’assicurata in sede di
opposizione – è per quale motivo un fallimento pronunciato a seguito della
procedura prevista dall’art. 154 ORC/941a CO non sarebbe equiparabile ad un
fallimento decretato ai sensi dell’art. 171 LEF e non darebbe diritto a
percepire le indennità per insolvenza.
Per fondare la propria delibera, la Cassa
si è basata su quanto indicato da Boris Rubin a pagina 425 del “Commentaire de
la loi sur l’assurance-chômage”, o – per meglio dire – su un’erronea
interpretazione di quanto affermato dall’autore.
In effetti se si va a leggere il passaggio
dottrinale in oggetto, ci si accorgerà che l’autore sostiene che, citiamo testualmente,
“il suffit que celle-ci [la faillite, NdR] ait été ouverte (art. 171 LP)”,
il che è ben diverso dal ritenere, come asserito dalla Cassa travisando
completamente il senso di tale passaggio, che “è dunque necessario che il
fallimento venga aperto ai sensi dell’art. 171 LEF”. La differenza è
sostanziale!
D’altronde, per quale motivo ciò dovrebbe
essere il caso? Che le norme sul fallimento vengano applicate direttamente o
per analogia, la sostanza non muta.
(…)
4. Quanto sopra è suffragato da quanto
emerge dalla sentenza 14.2014.78 emanata dalla Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d’appello il 12 giugno 2014. In quella sede, infatti, l’organo di ricorso rilevava che “L’Ufficiale aveva infatti segnalato
al Pretore l’esistenza della procedura di liquidazione della società in via
fallimentare a norma dell’art. 731b CO e gli ha successivamente a ragione
comunicato di non dare seguito al decreto di fallimento qui impugnato, fondandosi
sull’art. 55 LEF, che vieta lo svolgimento simultaneo di due liquidazioni in
via di fallimento, dando la precedenza a quella aperta per prima, decisione
confermata da questa Camera con sentenza odierna parallela emessa in veste di
autorità cantonale di vigilanza. In siffatte circostanze, non avendo la
decisione impugnata effetti concreti né per la fallita né per i suoi creditori,
l’ufficio non era tenuto a impugnare il decreto di fallimento, tanto meno
nell’interesse individuale del reclamante (…)”.
Dalla motivazione di tale sentenza si
deduce chiaramente come le due procedure – fallimento ai sensi della LEF e
fallimento a norma dell’art. 731b CO – siano perfettamente intercambiabili,
tanto che la CEF ha reputato che, in presenza di un fallimento ex art. 731b CO,
è addirittura vietato procedere a un fallimento “in senso classico” (che non
sarebbe altro che un doppione del primo).
Non si comprende pertanto per quale ordine
di ragioni la Cassa – contrariamente all’opinione della massima autorità
cantonale in ambito LEF – distingua tra questi due tipi di fallimento,
sostenendo che soltanto a seguito del primo vi sarebbe diritto alle indennità
per insolvenza.
Adempiuta la condizione di cui all’art. 51
cpv. 1 lett. a LADI, non v’era dunque alcun bisogno di chinarsi sulle altre
ipotesi contemplate dal disposto legale in parola e dall’art. 58 LADI.
(…)” (Doc. I)
1.3. Nella sua risposta del 5
dicembre 2014 la Cassa ha proposto di respingere l’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
Fatti
1.4. Pendente causa questa Corte
ha interpellato la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) in riferimento a
una sua presa di posizione all’attenzione della Cassa del luglio 2014 da cui
emerge che “(…) lo scioglimento di una ditta e la sua liquidazione secondo
l’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO, non rientrano nelle condizioni esaustive poste
dall’art. 51 cpv. 1 lett. a e b, oppure 58 LADI per ottenere l’erogazione di
prestazioni per insolvenza” (cfr. doc. 6), invitandola a esporre i motivi per i quali lo scioglimento di una ditta e la
sua liquidazione secondo l’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO non possano rientrare
nell’art. 51 cpv. 1 lett. a LADI, ritenuto che la liquidazione ai sensi
dell’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO avviene secondo le norme del fallimento (cfr.
doc. VI).
L’avv. __________,
aggiunto scientifico della SECO, ha risposto il 28 aprile 2015 (cfr. doc. VII).
1.5. I doc. VI e VII sono stati
trasmessi per osservazioni alle parti (cfr.doc. VIII).
1.6. La Cassa, il 12 maggio 2015, ha riconfermato la propria posizione (cfr. doc. IX).
1.7. L’avv. RA 1, per conto di RI
1, si è pronunciato in merito all’esito dell’accertamento esperito presso la
SECO con scritto del 18 maggio 2015 (cfr. doc. X).
1.8. Il doc. IX è stato trasmesso
per conoscenza alla parte ricorrente (cfr. doc. XI), mentre il doc. X è stato
inviato per conoscenza alla Cassa (cfr. doc. XII).
Considerandi
2.1
Oggetto del contendere è la
questione di sapere se la Cassa abbia a ragione o meno negato a RI 1 il diritto
all’indennità per insolvenza fatto valere con domanda pervenuta alla parte
resistente il 19 maggio 2014.
Più precisamente questo
Tribunale deve acclarare se la decisione con la quale il 13 febbraio 2014 il
Pretore del Distretto di __________ ha dichiarato lo scioglimento della società
e ordinato la liquidazione secondo le prescrizioni applicabili al fallimento in
applicazione dell’art. 731b CO possa essere equiparata a uno dei presupposti di
cui all’art. 51 LADI e consentire, quindi, il riconoscimento del diritto
all’indennità per insolvenza oppure no.
2.2
La ricorrente
ha innanzitutto contestato la decisione su opposizione del 16 ottobre 2014
emessa dalla Cassa per motivi d’ordine formale.
Una lesione
del diritto di essere sentito è stata fatta valere, sostenendo che
l’amministrazione avrebbe violato l’obbligo di motivazione, non confrontandosi
nella decisione su opposizione del 16 ottobre 2014 con le censure da lei
proposte in sede di opposizione (cfr. doc. I pag. 4, 5).
Il diritto
di essere sentito, di cui all’art. 29 cpv. 2 Cost., comprende, fra l’altro, la
pretesa di ottenere una decisione motivata, che impone all'autorità di
pronunciarsi nei considerandi sulle allegazioni delle parti, riferendosi agli
argomenti da esse addotti. Tale obbligo intende evitare che l'autorità,
nell'esercizio dei suoi poteri decisionali, si lasci guidare da ragioni non
pertinenti e, d'altro canto, consentire al cittadino di farsi una chiara idea
della portata della decisione che lo riguarda per poterla, se del caso,
impugnare. A tal fine ogni atto decisionale deve menzionare, anche se
brevemente, le considerazioni che ne hanno determinato il convincimento e l’hanno
dunque spinta a decidere in un senso piuttosto che nell’altro. L’autorità non è
tenuta a prendere esplicitamente posizione su ogni allegazione di fatto o di
diritto, ma può limitarsi ai punti essenziali e all'esame delle argomentazioni
di parte atte a influire sul giudizio (cfr. STF 9C_112/2010 del 15 febbraio
2011.
consid. 3.2.; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003 consid, 2.1.; STFA H 192/00
del 10 giugno 2002; DTF 121 III 331 consid. 3b;
Albertini, Der verfassungsmässige Ansruch auf rechtliches Gehör im
Verwaltungsverfahren des modernen Staates, Berna 2000, pag. 368 seg. con
numerosi rinvii).
Nella
presente fattispecie, alla luce dei principi giurisprudenziali appena esposti,
questa Corte non ravvisa delle lacune dal profilo della motivazione della
decisione su opposizione del 16 ottobre 2014 impugnata, atteso che da
quest’ultima emerge chiaramente il motivo per cui la Cassa ha negato
all’insorgente il diritto all’indennità per insolvenza, ovvero il fatto che,
avendo il Pretore del Distretto di __________ pronunciato lo scioglimento della
società e ordinato la liquidazione secondo le prescrizioni applicabili al
fallimento in applicazione dell’art. 731b CO, nessuno dei requisiti dell’art.
51.
LADI è in concreto adempiuto (cfr. doc. B).
Del resto l’insorgente,
patrocinata dall’avv. RA 1, ha potuto rendersi conto della portata della
decisione su opposizione emessa nei suoi confronti, visto che l'ha impugnata
dinanzi a questo Tribunale.
La censura sollevata dalla
ricorrente non risulta, dunque, fondata.
2.3
Secondo l'art. 51 cpv. 1 LADI relativo ai presupposti del
diritto:
" I lavoratori soggetti all'obbligo di contribuzione, al servizio di
datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad una procedura d'esecuzione
forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno diritto all'indennità per
insolvenza, se:
a. il
loro datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se a quel momento
vantano crediti salariali oppure
b. il
fallimento non viene dichiarato soltanto perché in seguito a manifesto
indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le
spese o
c. hanno
presentato, contro il loro datore di lavoro, una domanda di pignoramento per
crediti salariali."
L'art.
51.
cpv. 1 lett. b è stato introdotto nella legge in occasione della prima
revisione della LADI del 5 ottobre 1990, in vigore dal 1° gennaio 1992.
L’art. 58 LADI,
concernente la moratoria concordataria, prevede che:
" In caso di
moratoria concordataria o di dilazione giudiziaria del fallimento le
disposizione del presente capitolo sono applicabili per analogia.”
Con sentenza C 62/04
del 26 aprile 2005, pubblicata in DTF 131 V 196, il Tribunale federale delle
assicurazioni (TFA; dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale) ha deciso che l’enumerazione,
all’art. 51 cpv. 1 e all’art. 58 LADI, delle fattispecie che danno diritto a indennità
per insolvenza è esaustiva.
2.4
Nella presente evenienza
dalla documentazione agli atti risulta che RI 1 ha lavorato in qualità di responsabile
di negozio alle dipendenze della __________ dal 1° dicembre 2010 al 31 luglio
2012.
(cfr. doc. 27; 28; 22).
Dopo aver rivendicato
nei mesi di agosto, settembre e ottobre 2012 tramite messaggi di posta
elettronica il pagamento degli stipendi arretrati di giugno e luglio 2012 (cfr.
doc. 17; 18; 19; 20), l’insorgente ha fatto spiccare nei confronti della __________
un precetto esecutivo che è stato notificato a quest’ultima l’11 dicembre 2012
e contro il quale non è stata interposta opposizione (cfr. doc. 16).
Il 17 aprile
2013.
la ricorrente ha inoltrato all’Ufficio esecuzioni di __________ la domanda
di proseguire l’esecuzione (cfr. doc. 8). Il 25 aprile 2013 è stata
conseguentemente notificata alla __________ la comminatoria di fallimento (cfr.
doc. 9).
Il 9 agosto
2013.
nei confronti della __________, che era priva di gerenza e non aveva più
un domicilio legale dal maggio/giugno 2013 (cfr. doc. 12; 13; estratto RC), è
stata emessa una diffida ai sensi dell’art. 154 ORC, dal momento che la società
presentava una lacuna nell’organizzazione imperativamente prescritta dalla
legge. La società è stata quindi diffidata a ristabilire lo stato conforme alla
legge circa l’amministrazione, la gestione, la rappresentanza e/o l’organo di
revisione e notificare la pertinente iscrizione all’ufficio del registro di
commercio entro 30 giorni dalla pubblicazione. In caso contrario l’Ufficio del
registro di commercio avrebbe chiesto al Tribunale, rispettivamente
all’autorità di vigilanza, di prendere le misure necessarie (cfr. doc. 11).
Con
decisione del 13/17 febbraio 2014 il Pretore di __________ ha pronunciato lo scioglimento
della Sagl e ha ordinato la liquidazione secondo le prescrizioni applicabili al
fallimento ai sensi dell’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO.
L’art. 731b
cpv. 1 cfr. 3 CO, relativo alla SA e applicabile alla Sagl in virtù del rinvio
di cui all’art. 826 cpv. 2 CO, enuncia che se la società è priva di uno degli
organi prescritti o uno di tali organi non è composto conformemente alle
prescrizioni, un azionista, un creditore o l’ufficiale del registro di commercio
può chiedere al giudice di prendere le misure necessarie. Il giudice può
segnatamente pronunciare lo scioglimento della società e ordinare la
liquidazione secondo le prescrizioni applicabili al fallimento.
Lo scioglimento della __________
e il relativo ordine di liquidazione in via di fallimento sono stati pubblicati
sul Foglio Ufficiale svizzero di commercio (FUSC) il 31 marzo 2014 (cfr.
estratto RC).
La procedura di fallimento
inerente la società è stata sospesa per mancanza di attivo con decreto della
Pretura di __________ del 3 aprile 2014, pubblicato sul FUSC l’8 maggio 2014
(cfr. doc. estratto RC).
La ricorrente ha poi
inoltrato una domanda di indennità per insolvenza pervenuta alla Cassa il 19
maggio 2014 (cfr. doc. 22; 23).
Il 25 giugno
2014.
la Cassa ha sottoposto il caso dell’insorgente alla SECO, la quale,
tramite l’avv. __________, il 2 luglio 2014 ha risposto:
" (…) va
rilevato che lo scioglimento di una ditta e la sua liquidazione secondo l’art.
731b cpv. 1 cfr. 3 CO non rientrano nelle condizioni esaustive poste dall’art.
51.
cpv. 1 lett. a e b, oppure 58 LADI per ottenere l’erogazione di prestazioni
per insolvenza.
Conseguentemente, l’interessata non può pretendere alle indennità
per insolvenza, indipendentemente dagli sforzi profusi per rivendicare il suo
salario.
(…)”. (Doc. 6)
Con decisione del 31
luglio 2014, confermata dalla decisione su opposizione del 16 ottobre 2014, la
Cassa ha negato a RI 1 il diritto all’indennità per insolvenza, in quanto ha
ritenuto che, siccome il Pretore del Distretto di __________ ha pronunciato lo
scioglimento della società e ordinato la liquidazione secondo le prescrizioni
applicabili al fallimento in applicazione dell’art. 731b CO, nessuno dei
presupposti dell’art. 51 LADI è ossequiato (cfr. doc. 5; B).
La __________
in liquidazione è stata radiata d’ufficio in applicazione dell’art. 159 cpv. 5
lett. a ORC il 14 agosto 2014 (cfr. estratto RC).
2.5
Chiamata a
pronunciarsi in merito alla fattispecie, questa Corte, come già menzionato nei
fatti (cfr. consid. 1.4.), ha interpellato l’avv. __________, aggiunto
scientifico della SECO, con uno scritto del seguente tenore:
" Dalla
documentazione agli atti risulta un Suo scritto del 2 luglio 2014, qui
allegato, in cui, interpellata dalla Cassa il 25 giugno 2014 (cfr. copia delle
lettera annessa), ha indicato quanto segue:
“(….)
In merito rileviamo che la ditta in questione era senza gerenza
dal 26 ottobre 2012, nonché senza domicilio legale dal 5 novembre 2012. Un nuovo
gerente è subentrato dal 15 gennaio al 21 maggio 2013 e la società è rimasta
senza recapito dal 14 giugno 2013. Lo scioglimento è stato ordinato giusta
l’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO il 13 febbraio 2014. La procedura di liquidazione
(effettuata secondo le prescrizioni applicabili alla procedura di fallimento) è
stata sospesa il 3 aprile 2014 per mancanza di attivo, con un termine di 3 mesi
per impedire la radiazione della ditta.
Ora, va rilevato che lo scioglimento di una ditta e la sua
liquidazione secondo l’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO, non rientrano nelle
condizioni esaustive poste dall’art. 51 cpv. 1 lett. a e b, oppure 58 LADI per
ottenere l’erogazione di prestazioni per insolvenza.
Conseguentemente, l’interessata non può pretendere alle
indennità per insolvenza, indipendentemente dagli sforzi profusi per
rivendicare il suo salario.
(…)”.
Al fine di evadere il ricorso pendente davanti a
questa Corte, la invitiamo cortesemente a esporre i motivi per i quali lo
scioglimento di una ditta e la sua liquidazione secondo l’art. 731b cpv. 1 cfr.
3.
CO non possano rientrare nell’art. 51 cpv. 1 lett. a LADI, ritenuto che la
liquidazione ai sensi dell’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO avviene secondo le norme
del fallimento.
Al riguardo va rilevato che il Tribunale federale, nella sentenza
5A_137/2013 del 12 settembre 2013 consid. 1.2.2 e 1.2.3, ha
peraltro stabilito che:
“(…) Aufgrund des Auflösungsentscheides des
Richters gemäss Art. 731b Abs. 1 Ziff. 3 OR wird ein normales Konkursverfahren
durchgeführt (LORANDI, a.a.O., S. 1389; Pierre-Alain Recordon, Les premiers pas
de l'article 731b CO, in: SZW 2010 S. 4/5; vgl. Botschaft vom 19. Dezember 2001 zur Revision des OR, BBl. 2001 3148, Ziff. 2.2.3, S.
3232; HENRY PETER/ FRANCESCA CAVADINI, in: Commentaire romand, Poursuite et
faillite, 2005, N. 23 zu Art. 731b OR). Zu Recht
wird in der Lehre geschlossen, dass ein hängiges Konkurseröffnungsverfahren
durch den Auflösungsentscheid gegenstandslos wird ( LORANDI, a.a.O., S. 1389).
1.2.3
Im
konkreten Fall hat das Obergericht am 14. Januar 2013 - mit dem angefochtenen
Entscheid - den gegenüber der Y.________ AG am 17. Oktober 2012 eröffneten
Konkurs aufgehoben und das Gesuch des Beschwerdeführers um Konkurseröffnung
gemäss Art. 190 SchKG abgewiesen. In der Folge ist die Y.________ AG am 28.
Januar 2013 vom Handelsgericht des Kantons Bern nach Art. 731b OR aufgelöst und
ihre Liquidation nach den Vorschriften des Konkurses angeordnet worden; die
hiergegen erhobene Beschwerde in Zivilsachen ist ohne Erfolg geblieben (Urteil
4A_71/2013 vom 22. Mai 2013). Da aufgrund des Auflösungsentscheides des
Handelsgerichts ein Konkursverfahren über die Y.________ AG durchgeführt wird,
ist das zuvor - gestützt auf das Gesuch des Beschwerdeführers - anhängig
gemachte Verfahren betreffend Konkurseröffnung nach SchKG gegenstandslos
geworden.
(…)”.(Doc. VI)
Il 28 aprile 2015 l’avv. __________
ha così risposto:
" Conformemente
al suo invito del 22 aprile scorso ad indicare il perché lo scioglimento di una
ditta e la sua liquidazione secondo l’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO non rientri
nell’art. 51 cpv. 1 lett. a LADI, rispondiamo come segue:
1) I motivi
d’insolvenza sono definiti dalla legge in modo esaustivo (DTF 131 V 196)
2) Il mero fatto
che venga applicata per analogia la procedura fallimentare (“secondo le
prescrizioni applicabili al fallimento”) non basta per ritenere che sia sopravvenuta
la condizione di cui all’art. 51 cpv. 1 lett. a oppure b LADI (DTF del 24
settembre 2012,8C_410/2012; DTF 134 V 88). Tale situazione vale pure in caso
di liquidazione di una successione (art. 597 CC).
Concretamente, quando una
società è posta in liquidazione d’ufficio, non vi è più possibilità di
notificarle un precetto esecutivo. Pertanto un creditore deve opporsi alla
liquidazione entro il termine di tre mesi fissato a questo scopo dall’ufficio
fallimenti ed inoltrare un precetto. In tal modo inizia la normale procedura
fallimentare e l’interessato può, se del caso, inoltrare una domanda di
indennità per insolvenza giusta l’art. 51 cpv. 1 lett. a o b LADI.” (Doc. VII)
2.6
In una sentenza 4A_238/2014 del 19 gennaio 2015, pubblicata in DTF 141 III 43,
il Tribunale federale ha rilevato che quando il giudice, sulla base dell'art. 731b cpv. 1 n. 3 CO, ordina lo scioglimento
della società - in caso di lacune nell'organizzazione della società - e la
relativa liquidazione secondo le disposizioni del fallimento interviene una
normale procedura di fallimento.
Ciò era
peraltro già stato deciso con la STF 5A_137/2013 del 12 settembre 2013,
menzionata al considerando precedente.
Nella DTF
141.
III 43 l’Alta Corte ha, pure, stabilito che la decisione
di scioglimento secondo l'art. 731b cpv. 1 n. 3 CO cresciuta in giudicato non
può essere revocata sulla base dell'art. 195 LEF (“Il giudice del fallimento
ne decreta la revoca e reintegra il debitore nella libera disposizione del suo
patrimonio, quando il debitore provi che tutti i debiti sono stati estinti, il
debitore produca una dichiarazione scritta di tutti i creditori con cui
ritirano le loro insinuazioni, ovvero sia intervenuto un concordato”).
Il TCA
evidenzia, inoltre, che in una recente sentenza 8C_832/2014 del 28 maggio 2015,
destinata alla pubblicazione, la nostra Massima Istanza ha confermato il
giudizio con cui il Tribunale delle assicurazioni sociali del Cantone Zurigo
aveva accolto il ricorso contro il diniego del diritto all’indennità per
insolvenza decretato dalla Cassa nei confronti di un’assicurata che si era
licenziata in quanto, nonostante i solleciti, non era stata pagata per due mesi
dalla Sagl per la quale lavorava da un anno e cinque mesi.
La Cassa
aveva respinto la richiesta di indennità per insolvenza, poiché la società -
che non aveva organi - era stata sciolta e la liquidazione ordinata secondo le
norme del fallimento giusta l’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO.
Il Tribunale
federale, che doveva rispondere al quesito se la liquidazione di una società
secondo le disposizioni concernenti il fallimento sulla base dell’art. 731b CO
adempiva o meno una delle fattispecie di cui all’art. 51 cpv. 1 LADI, ha
dapprima ricordato che l’enumerazione all’art. 51 cpv. 1 delle situazioni che
danno diritto a indennità per insolvenza è esaustiva.
L’Alta Corte ha, poi,
stabilito che la decisione di scioglimento di una società ai sensi dell’art.
731b CO va sussunta sotto l’art. 51 cpv. 1 lett. a LADI, osservando che il
provvedimento con cui un giudice pronuncia lo scioglimento di una società ex art.
731b CO, per quanto concerne le conseguenze giuridiche, equivale all’apertura
del fallimento secondo le norme della LEF. In questa eventualità una
dichiarazione di fallimento ai sensi della LEF è, del resto, esclusa e
conseguentemente i requisiti dell’art. 51 cpv. 1 LADI non potrebbero più essere
adempiuti da parte di un assicurato.
E’ vero che in
caso di scioglimento della società giusta l’art. 731b CO non si è in presenza dell’apertura
del fallimento pronunciata dal giudice del fallimento ai sensi degli art. 171
segg. LEF. E’ altrettanto vero, tuttavia, che l’autorità giudiziaria che ha
emesso la decisione di scioglimento trasmette il caso all’Ufficio dei
fallimenti competente territorialmente al fine di procedere con la liquidazione
secondo le disposizioni del fallimento.
In simili
condizioni, la nostra Massima Istanza ha ritenuto che, dal profilo
dell’indennità per insolvenza, non esista alcuna ragione oggettiva per trattare
differentemente i lavoratori di un ex datore di lavoro che viene liquidato a
seguito di una decisione di scioglimento ex art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO da
quelli nei confronti del cui ex datore di lavoro è stato pronunciato il
fallimento giusta gli art. 171 segg. LEF.
Il TF è,
pertanto, giunto alla conclusione che a ragione la Corte cantonale in
quell’evenienza concreta aveva considerato adempiuta la fattispecie dell’art.
51.
cpv. 1 lett. a LADI.
L’Alta Corte,
in proposito, ha sviluppato le seguenti considerazioni:
" (…)
5.1
Nach
konstanter Rechtsprechung ist die Aufzählung der Insolvenztatbestände nach Art.
51.
Abs. 1 AVIG abschliessend (vgl. statt vieler BGE 131 V 196 mit Hinweisen).
Demnach ist zu prüfen, ob der vorliegende Sachverhalt auf einen der dort
genannten Tatbestände zutrifft.
5.2
Wird
wegen einem Mangel in der Organisation einer GmbH ein Verfahren nach Art. 731b
OR notwendig, entscheidet der Richter - unabhängig von den Parteianträgen -
über die Anordnung der angemessenen Massnahmen; d.h. der Kläger nach Art. 731b
OR hat es nicht in der Hand, ob etwa als Folge eines Organmangels nur dieses
neu bestellt oder aber - als ultima ratio - die Gesellschaft aufgelöst wird
(vgl. Botschaft des Bundesrates vom 19. Dezember 2001 zur Revision des
Obligationenrechts [GmbH-Recht sowie Anpassungen im Aktien-, Genossenschafts-,
Handelsregister- und Firmenrecht], BBl 2002 3148, 3232 Ziff. 2.2.3 Aktienrecht
Art. 731b OR; Rolf Watter/Charlotte Pamer-Wieser, in: Basler Kommentar,
Obligationenrecht II, 4. Aufl. 2012, N. 17 zu Art. 731b OR; Marcel
Schönbächler, Die Organisationsklage nach Art. 731b OR, 2013, S. 187 ff.; Henry
Peter/Francesca Cavadini, Commentaire romand, Code des obligations II, 2008, N.
8.
zu Art. 731b OR; Stefan Bürge/Nicolas Gut, Richterliche Behebung von
Organisationsmängeln der AG und der GmbH, SJZ 105/2009 S. 157, 159 f.; Franco Lorandi, Konkursverfahren über Handelsgesellschaften ohne Konkurseröffnung - Gedanken
zu Art. 731b OR, AJP 2008 1378, 1384 f.; vgl. auch BGE 136 III 369 E. 11.4 S.
370). Zwar liegt bei der Auflösung der Gesellschaft nach Art. 731b OR keine
Konkurseröffnung durch den Konkursrichter im Sinne der Art. 171 ff. SchKG vor,
doch wird die Sache nach dem Auflösungsentscheid durch das Gericht an das
örtlich zuständige Konkursamt überwiesen, damit es die Liquidation nach den
Bestimmungen des Konkurses durchführt (vgl. Urteil 4A_706/2012 vom 29. Juli
2013.
E. 3). In BGE 141 III 43 hält das
Bundesgericht fest, ordne der Richter gestützt auf Art. 731b Abs. 1 Ziff. 3 OR
die Auflösung der Gesellschaft und deren Liquidation nach den Vorschriften über
den Konkurs an, werde ein normales Konkursverfahren durchgeführt (so bereits Urteil
5A_137/2013 vom 12. September 2013 E. 1.2.2) und ein Widerruf nach Art. 195
SchKG sei als Folge des definitiven Auflösungsentscheids ausgeschlossen. Mit
Urteil 5A_137/2013 vom 12. September 2013 entschied das Bundesgericht, die
Rechtsprechung von Urteil 5A_386/2010 vom 12. April 2011, wonach bei Auflösung
einer Gesellschaft infolge Konkurseröffnung nach SchKG keine Möglichkeit mehr
bestehe, diese infolge Organmangels gemäss Art. 731b OR aufzulösen, gelte auch
in der umgekehrten Konstellation; somit werde ein hängiges Konkursverfahren bei
Auflösung der Gesellschaft durch den Richter nach Art. 731b Abs. 1 Ziff. 3 OR
gegenstandslos. Zwar wird in der Lehre z.T. die Ansicht vertreten, mit Art.
731b Abs. 1 Ziff. 3 OR sei kein neuer Konkursgrund geschaffen worden (vgl.
Bürge/Gut, a.a.O., S. 160; Lorandi, a.a.O., S. 1382; Watter/Pamer-Wieser,
a.a.O., N. 24 zu Art. 731b OR), doch kommt der richterliche Auflösungsentscheid
in seinen Rechtsfolgen einer Konkurseröffnung nach SchKG gleich, so dass dieser
unter Art. 51 Abs. 1 lit. a AVIG zu subsumieren ist. Zudem ist eine
Konkurseröffnung nach SchKG in diesen Fällen ausgeschlossen und die
Erfordernisse von Art. 51 Abs. 1 AVIG können von der versicherten Person gar
nicht mehr erfüllt werden. Schönbächler kommt denn auch zum Schluss, der
Auflösungsentscheid nach Art. 731b OR entspreche hinsichtlich der Anwendung
sozialversicherungsrechtlicher Normen funktional einer Konkurseröffnung
(a.a.O., S. 301; ebenso bereits Lorandi, a.a.O., S. 1393 f.). Unter diesen Umständen gibt es im Rahmen des Gleichbehandlungsgebots nach Art. 8 Abs. 1 BV
keinen sachlichen Grund, Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmer eines (ehemaligen)
Arbeitgebers, welcher infolge eines Auflösungsentscheids nach Art. 731b Abs. 1
Ziff. 3 OR liquidiert wird, anders zu behandeln als jene, über deren
(ehemaligen) Arbeitgeber der Konkurs nach Art. 171 ff. SchKG eröffnet wird.
5.3
Dies
gilt umso mehr im hier zu beurteilenden Fall, wo die Versicherte früh die
Betreibung gegen ihre (ehemalige) Arbeitgeberin einleitete, eine ordentliche
Betreibung auf Konkurs aber mangels rechtskonformer Bestellung der Organe nicht
durchgeführt werden konnte, so dass ihr nur der Weg über eine Klage nach Art.
731b in Verbindung mit Art. 819 OR verblieb, welche mit dem richterlichen Auflösungsentscheid
und damit der Unmöglichkeit einer Erwirkung einer Konkurseröffnung endete (vgl.
dazu die Urteile 4A_238/2014 vom 19. Januar 2015 und 5A_137/2013 vom 12.
September 2013).
5.4
Die
Vorinstanz hat somit zu Recht die Erfüllung des Insolvenztatbestandes nach Art.
51.
Abs. 1 lit. a AVIG bejaht. (…)”
2.7
In concreto, come visto sopra, da una parte, la __________ -
datrice di lavoro di RI 1 fino al 31 luglio 2012 - nei confronti della quale
l’insorgente ha fatto spiccare un precetto esecutivo l’11 dicembre 2012 e ha
richiesto la prosecuzione dell’esecuzione il 17 aprile 2013 (cfr. doc. 8; 16),
essendo rimasta priva di gerenza e di domicilio legale dal maggio/giugno 2013
(cfr. estratto RC; doc. 12; 13), è stata sciolta e la relativa liquidazione è
stata ordinata secondo le disposizioni del fallimento ai sensi dell’art. 731b
cpv. 1 cfr. 3 CO con decreto del Pretore di __________ del 13/17 febbraio 2014,
pubblicato sul FUSC il 31 marzo 2014 (cfr. consid. 2.4.).
Dall’altra,
la ricorrente ha postulato, con domanda pervenuta alla Cassa il 19 maggio 2014,
il riconoscimento del diritto all’indennità di insolvenza in relazione al suo
credito salariale nei confronti della Sagl.
La recente
giurisprudenza federale ha stabilito che la decisione di scioglimento di
una società ai sensi dell’art. 731b CO deve essere sussunta sotto l’art. 51
cpv. 1 lett. a LADI (cfr. consid. 2.6.; STF 8C_832/2014 del 28 maggio 2015).
Il TF, al
riguardo, ha in particolare rilevato che dal profilo dell’indennità per
insolvenza non sussiste alcun motivo oggettivo per trattare differentemente i
lavoratori di un ex datore di lavoro che viene liquidato a seguito di una
decisione di scioglimento ex art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO da quelli nei confronti
del cui ex datore di lavoro è stato pronunciato il fallimento giusta gli art.
171.
segg. LEF.
In effetti, benché
nel caso dell’art. 731b CO non si sia in presenza dell’apertura del fallimento
pronunciata dal giudice del fallimento ai sensi degli art. 171 segg. LEF,
l’autorità giudiziaria trasmette comunque il caso all’Ufficio dei fallimenti
competente territorialmente al fine di procedere con la liquidazione secondo le
disposizioni del fallimento e anche nell’evenienza dello scioglimento di una
società giusta l’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO interviene una normale procedura di
fallimento (cfr. consid. 2.6.).
In simili condizioni,
questa Corte ritiene che nel caso di RI 1, analogo a quello deciso dall’Alta
Corte con la sentenza 8C_832/2014 del 28 maggio 2015, si è confrontati con una
fattispecie, ossia lo scioglimento della __________, sua ex datrice di lavoro,
e il relativo ordine di liquidazione secondo le norme del fallimento giusta
l’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO decretati dal Pretore di __________ nel febbraio
2014.
che rientra nel campo di applicazione dell’art. 51 cpv. 1 lett. a LADI
(cfr. consid. 2.3.).
Ne discende
che all’insorgente, essendo nel suo caso ossequiato l’art. 51 cpv. 1 lett. a
LADI, potrà essere riconosciuto il diritto all’indennità per insolvenza qualora
adempia tutti gli ulteriori presupposti del diritto all’indennità per
insolvenza, in particolare la condizione relativa all’obbligo generale di
diminuire il danno contemplato all’art. 55 cpv. 1 LADI.
La decisione
su opposizione del 16 ottobre 2014 con cui alla ricorrente è stato negato il
diritto all’indennità per insolvenza è, perciò, da annullare.
Gli atti
vanno trasmessi all'amministrazione, affinché ammesso il presupposto dell'art.
51.
cpv. 1 lett. a LADI, verifichi se sono adempiute anche le altre condizioni
per il riconoscimento del diritto all'indennità per insolvenza.
2.8
Vincente in causa, la
ricorrente, rappresentata da un avvocato, ha diritto all’importo di fr.
1’500.-- a titolo di ripetibili da mettere a carico della Cassa (cfr. art. 61
lett. g LPGA; 30 Lptca).
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.Il ricorso è accolto.
§ La
decisione su opposizione del 16 ottobre 2014 è annullata.
§§ Il
presupposto di cui all’art. 51 cpv. 1 lett. a LADI è ossequiato.
§§§ Gli
atti sono retrocessi alla Cassa affinché esamini l’adempimento delle ulteriori
condizioni del diritto all’indennità per insolvenza.
2. Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
La Cassa verserà alla
ricorrente l’importo di fr. 1'500.-- a titolo di ripetibili (IVA compresa).
3. Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Gianluca
Menghetti