38.2016.15
Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino
12 luglio 2016Italiano60 min
Source ti.ch
Raccomandata
Incarto
n.
38.2016.15
rs
Lugano
12 luglio 2016
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo, presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattore:
Raffaella Sartoris Vacchini, vicecancelliera
segretario:
Gianluca Menghetti
statuendo sul ricorso del 4 marzo 2016 di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 4 febbraio 2016 emanata da
CO 1
in materia di assicurazione contro la disoccupazione
ritenuto, in fatto
1.1. Con decisione su opposizione
del 4 febbraio 2016 (cfr. doc. B) la CO 1 (in seguito: la Cassa) ha confermato
la precedente decisione del 13 gennaio 2016 (cfr. doc. 20) con la quale aveva
negato a RI 1 il diritto all’indennità di disoccupazione a far tempo dal 21
dicembre 2015 per non avere la propria residenza in Svizzera ai sensi dell’art.
8 cpv. 1 lett. c LADI, bensì in Italia.
Al riguardo
l'amministrazione ha sottolineato che l’assicurato non ha in Svizzera il centro
delle sue relazioni personali, bensì in Italia, dove in provincia di __________
abitano la moglie e i due figli. Egli deve essere considerato un lavoratore
vero frontaliere (cfr. doc. B; 20).
1.2. Contro la decisione su
opposizione del 4 febbraio 2016 RI 1, rappresentato dal Sindacato RA 1, ha inoltrato
un tempestivo ricorso al TCA, nel quale ha chiesto il riconoscimento dello
statuto di falso lavoratore frontaliere in modo tale da poter fare valere il
suo diritto alle indennità di disoccupazione in Svizzera. L'assicurato ha
conseguentemente postulato l’annullamento della decisione su opposizione e di
essere posto al beneficio delle indennità di disoccupazione.
A sostegno delle proprie
pretese ricorsuali l’insorgente ha in particolare addotto:
" (…)
Il signor RI 1, al beneficio di un permesso di dimora B CE/AELS
valido fino al 14 ottobre 2019, ha lavorato in Svizzera per la ditta "__________"
di __________ dal 25 giugno 2014 al 18 dicembre 2015 come aiuto carpentiere.
Il rapporto di lavoro si è concluso in seguito alla disdetta
effettuata dalla ditta il 17 novembre 2015 per il 18 dicembre 2015 a causa di
una ristrutturazione aziendale.
La moglie e i figli dell'assicurato risiedono a __________ in
provincia di __________ (Italia) in una casa di proprietà dei genitori.
Il signor RI 1, già in sede di audizione, ha dichiarato rientrare
al domicilio italiano una volta al mese per rendere visita alla
famiglia.
(…)
Incontestato, altresì, che il ricorrente non abbia abbandonato il
territorio svizzero al momento in cui si è ritrovato disoccupato mantenendo il
suo contratto d'affitto, ch'egli si sia messo a disposizione del competente
Ufficio di collocamento e abbia svolto le sue ricerche di lavoro in Svizzera
alla ricerca di un'occupazione a tempo pieno nel suo ramo professionale.
La CO 1, ignorando le dichiarazioni dell'assicurato in sede di
audizione e, meglio, quando quest'ultimo dichiara di rientrare al domicilio
italiano solo una volta al mese, si è limitata a valutare il diritto
dell'assicurato a beneficiare delle indennità giornaliere di disoccupazione
unicamente giusta l'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI, ossia sotto l'aspetto
dell'adempimento del presupposto della sua residenza effettiva in Svizzera.
A nostro parere, nel caso specifico, quest'aspetto non è
rilevante.
In effetti, anche volendo ammettere che il ricorrente non ha il
centro dei suoi interessi in Svizzera, quest'ultima dev'essere riconosciuta
quale Stato competente ad erogargli le prestazioni di disoccupazione in
applicazione del diritto internazionale e, meglio, dell'ALC.
(…)
Nel presente caso non è possibile ammettere che l'opponente
risponda ai criteri per essere definito "frontaliero vero" ai sensi
delle norme applicabili. Come emerge dall'audizione egli non rientra ogni
giorno o almeno una volta alla settimana in Italia. Tale elemento non è nemmeno
stato messo in discussione dalla CO 1.
In base alle dichiarazioni del ricorrente e alle testimonianze del
coinquilino, di amici e conoscenti residenti a __________ risulta comprovato
ch'egli rientra in Italia al massimo una volta al mese (doc. C).
In simili condizioni, la situazione del ricorrente è assimilabile
a quella dei lavoratori stagionali il cui luogo di lavoro si trova in uno Stato
differente rispetto a quello di residenza e che rientrano nella categoria dei
falsi lavoratori frontalieri che possono beneficiare del diritto d'opzione,
ossia possono scegliere di mettersi a disposizione degli organi competenti in
ambito di assicurazione contro la disoccupazione del paese in cui hanno
esercitato l'ultima attività lavorativa oppure nel paese di residenza (art. 65
par. 2 regolamento (CE) 883/2004).
(…)
In base a quanto summenzionato, comprovato e incontestato che il
ricorrente non rientra al domicilio italiano tutti i giorni o almeno una volta
alla settimana e che deve dunque essere considerato quale falso lavoratore
frontaliero, ch'egli si è messo a disposizione delle autorità svizzere per il
collocamento esercitando correttamente il suo diritto di scelta e adempiendo
fondamentalmente gli ulteriori criteri previsti dalla LADI (la CO 1, non ha
espresso nessuna critica in tal senso), il presente ricorso dev'essere accolto
rispettivamente il ricorrente deve quindi essere posto al beneficio delle
indennità di disoccupazione."(Doc. I)
1.3. Nella sua risposta del 24
marzo 2016 la Cassa ha postulato la reiezione dell’impugnativa, rilevando
segnatamente:
" (…)
Nel presente caso, l’assicurato in Ticino condivide con il collega
__________ un appartamento composto unicamente da un locale di 23 mq. Tale
situazione abitativa, a mente di questa Cassa, deve essere definita precaria e
poco commisurata alle esigenze di una famiglia composta da 4 persone (2 adulti
con 2 figli vicini alla maggiore età) che tra l'altro non hanno mai espresso il
desiderio di venire ad abitare in territorio svizzero nel breve periodo.
Tenuto conto della situazione personale dell'assicurato,
segnatamente preso atto del luogo di residenza principale, dove risiedono
moglie e figli, considerata la relativa distanza dal confine si ritiene, con il
grado di verosimiglianza preponderante valido in materia di assicurazioni
sociali, che il Sig. RI 1 sia ancora un "vero" lavoratore
frontaliero, nonostante sia in possesso di un permesso di dimora B. (…)"
(Doc. III).
1.4. Il 1° aprile 2016 il
rappresentante dell’assicurato ha presentato le proprie osservazioni alla
risposta di causa, evidenziando:
" (…)
In assenza di elementi concreti e a fronte di dichiarazioni, fino
a prova del contrario, attendibili, contrariamente a quanto sostenuto dalla CO
1, il ricorrente dev'essere considerato quale "falso lavoratore
frontaliero" mancando il requisito dello spostamento giornaliero o
settimanale (pendolare).
Infine, gli elementi fattuali del caso di specie non permettono di
concludere, nemmeno in applicazione del principio della probabilità
preponderante valido nel settore delle assicurazioni sociali, che l'assicurato
sia un vero lavoratore frontaliero così come ha fatto la CO 1. (…)" (Doc.
V)
1.5. La Cassa, il 13 aprile 2016,
ha precisato:
" (…)
Considerato che il ricorso di RA 1 porta unicamente in una
direzione ossia quella di voler fare riconoscere il Signor RI 1 quale
"falso lavoratore frontaliere", dovrebbe quanto meno comprovare,
senza ombra di dubbio, che l'assicurato, rientri una volta sola al mese dalla
sua famiglia, in Italia.
A nostro parere, questo non è stato, a tutt'oggi, comprovato dalla
controparte.
Per i motivi esposti sopra, mancando l'onere di questa prova, la
Cassa ha verificato il centro degli interessi dell'assicurato, il quale si
trova in Italia e non in Svizzera.
(…)
Ed inoltre, è verosimile credere che il Signor RI 1 incontri sua
moglie e i suoi due figli nella sua residenza principale (in Italia), una sola
volta al mese, considerata la distanza dal confine e, avendo quindi la
possibilità di rientrare ogni fine settimana, allo scopo di vedere e accudire i
propri cari?
Visto quanto copra, il Signor RI 1 non può essere considerato come
un "falso lavoratore frontaliere" bensì come un "vero lavoratore
frontaliere". (…)" (Doc. VII)
1.6. La parte ricorrente si è
nuovamente espressa in merito alla fattispecie con scritto del 27 aprile 2016
(cfr. doc. IX).
1.7. Il doc. IX è stato trasmesso
per conoscenza al rappresentante dell’insorgente (cfr. doc. X).
1.8. Pendente causa questa Corte
ha posto alla parte ricorrente dei quesiti riguardanti l’alloggio
dell’assicurato nel periodo giugno 2014 – dicembre 2015, come pure le date di
rientro in Italia relative al medesimo lasso di tempo, i motivi per i quali non
si sarebbe recato a __________ (__________) ogni settimana o perlomeno più
frequentemente di una volta al mese e il modo secondo cui trascorreva i fine
settimana in Ticino (cfr. doc. XI).
Il RA 1, per conto
dell’insorgente, ha risposto il 22 maggio 2016 (cfr. doc. XII).
Inoltre il 25 maggio 2016
ha trasmesso copia dei contratti di locazione conclusi dal ricorrente per gli
anni 2014 e 2015 relativi a una camera di 23 mq (n. 7) a __________ in Via __________
(cfr. doc. XIII; H1-3).
1.9. La Cassa ha preso posizione
in merito all’accertamento esperito da questa Corte con scritto dell’8 giugno
2016 (cfr. doc. XV).
1.10. Il doc. XV è stato inviato per
conoscenza alla parte ricorrente (cfr. doc. XVI).
2.1. Oggetto della presente
vertenza è la questione di sapere se l’assicurato abbia diritto oppure no a
indennità di disoccupazione per il periodo dal 21 dicembre 2015.
Uno dei presupposti da
adempiere per avere diritto alle prestazioni dell’assicurazione contro la
disoccupazione è la residenza in Svizzera (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. c LADI).
L'art. 12 LADI precisa che
"in deroga all'articolo 13 LPGA, gli stranieri senza
permesso di domicilio sono considerati residenti in Svizzera, fintanto che vi
dimorano in virtù di un permesso di dimora per l'esercizio di un'attività
lucrativa o in virtù di un permesso stagionale".
In
una sentenza del 20 settembre 1989, pubblicata parzialmente in DTF 115 V 448 e
riprodotta integralmente in D. Cattaneo "Les mesures préventives et de
réadaptation de l'assurance-chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn,
Basilea e Francoforte sul Meno 1992, pag. 422-424, il TFA (dal 1° gennaio 2007:
Tribunale federale) ha stabilito che determinante, nel contesto dell'art. 8 cpv.
1 lett. c LADI, non è l'esistenza di un domicilio civile in Svizzera bensì la
residenza effettiva (cfr. DTF 115 V 448-449).
Così, nel caso che era
chiamata a giudicare, la nostra Massima Istanza giudiziaria ha stabilito che un
cittadino svizzero che aveva affittato un appartamento in Francia, ma risiedeva
a Ginevra, adempiva il presupposto dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI (cfr. D.
Cattaneo, op. cit., p. 424, n. 685).
In un'altra sentenza del 6
settembre 1999, pubblicata in DTF 125 V 465, il TFA ha stabilito che la
giurisprudenza sviluppata a proposito all'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI non viola
l'art. 20 lett. a della Convenzione n. 168 dell'Organizzazione internazionale
del lavoro (OIL) concernente la promozione dell'impiego e la protezione contro
la disoccupazione del 21 giugno 1988 (RS 0.822.726.8; RU 1991 1914; in vigore
per la Svizzera dal 17 ottobre 1991).
L’Alta Corte ha pure
ribadito la validità della propria giurisprudenza che subordina il diritto
all'indennità di disoccupazione alla residenza effettiva in Svizzera, così come
all'intenzione di conservarla durante un certo periodo e di farne, durante
questo tempo, il centro delle proprie relazioni personali:
" (…)
Orbene non si vede come la
suddetta giurisprudenza relativa all'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI esigente una
presenza qualificata nel nostro Paese possa essere
contraria alla Convenzione. In effetti, solo restando a diretto contatto con il
mondo del lavoro nel quale intende essere reinserito il disoccupato può dar
prova di un serio e costante impegno nella ricerca di un lavoro. Inoltre la
presenza effettiva garantisce alle autorità competenti la possibilità di
verificare l'idoneità al collocamento e di controllare la disoccupazione.
Ridurre tale presenza a qualche ora al giorno, come richiesto dal ricorrente,
equivarrebbe a non far obbligo agli interessati di mettersi nella situazione di
concretamente poter reperire un impiego. Con un simile sistema verrebbe
garantita solo l'indennizzazione degli assicurati, mentre sarebbe disatteso
l'altro intento contenuto nella Convenzione, quello della promozione del pieno
impiego, intento che può essere concretizzato solo con un disciplinamento che
favorisca la ricerca di un'occupazione. La giurisprudenza di questa Corte che
subordina il diritto all'indennità di disoccupazione, oltre che alla residenza
effettiva in Svizzera, anche all'intenzione di conservarla durante un certo
periodo e di farne - durante questo tempo - il centro delle proprie relazioni
personali non è quindi in contrasto con il diritto convenzionale, questo a
prescindere dal fatto che ciò non esclude necessariamente per l'interessato la
possibilità di avere il domicilio all'estero presso la propria famiglia.” (…)”
In
quell’occasione il TFA, accogliendo il ricorso e rinviando gli atti all'amministrazione
cantonale, ha poi concluso che:
" (…)
Nella fattispecie si pone la questione di sapere se C. fosse nel
periodo determinante effettivamente residente nel nostro Paese, ossia presente
sul mercato del lavoro svizzero.
Orbene, per attestare la sua effettiva residenza in Svizzera il
ricorrente rileva in particolare di avere avuto a disposizione una camera
presso il "Personalhaus" dell'ex-datore di lavoro. A comprova di
quanto affermato esibisce una dichiarazione 18 dicembre 1996 di quest'ultimo,
da cui si evince che l'interessato, quale dipendente della ditta L. SA, abitava
durante tutto l'anno nel "Personalhaus". Per contro, nulla si rileva
per quanto concerne il periodo dopo il licenziamento.
In effetti, nell'incarto manca qualsivoglia documento attestante
una costante presenza sul mercato del lavoro svizzero per consentire al giudice
di statuire. Si rende pertanto necessario un complemento d'istruttoria.
(…)" (cfr. DTF 125 V 465, consid. 6, pag. 469-470)
In una
sentenza 8C_777/2010 del 20 giugno 2011, pubblicata in DLA 2012 Nr. 1 pag. 71,
il Tribunale federale ha concluso che un assicurato non aveva la residenza in
Svizzera, rilevando che, benché alloggiasse per una parte della settimana in
Svizzera, risiedeva la maggior parte del tempo in Francia, dove, da un lato,
percepiva delle prestazioni sociali (reddito di inserimento, assegno di
sostegno familiare e aiuto all’alloggio), dall’altro, dal 2000 aveva preso in
locazione diversi appartamenti con i suoi tre figli di cui aveva l’autorità
parentale e la custodia e dove questi ultimi frequentavano le scuole. Egli
disponeva sì di un pied-à-terre a Ginevra, ma non vi poteva ospitare la propria
famiglia in ragione delle dimensioni modeste dello stesso.
Al
risultato opposto l’Alta Corte è giunta nella sentenza
8C_658/2012 del 15 febbraio 2013 nel caso di un assicurato, in possesso di un
permesso di domicilio (tipo C), che dormiva su un materasso in un appartamento
occupato dai suoi genitori e da sua sorella, senza che vi fossero i suoi
effetti personali.
Il Tribunale
federale ha ritenuto decisive le circostanze che l’indirizzo era stato
annunciato alla polizia degli stranieri, che l’assicurato era presente
nell’abitazione durante un controllo non preannunciato, che l’assicurato ha
lavorato conseguendo un guadagno intermedio e che i genitori e la sorella hanno
confermato per iscritto la presenza nell’appartamento in questione.
In un’altra
sentenza 8C_797/2013 del 21 febbraio 2014, a proposito di un'assicurata che aveva svolto la professione di badante e che è rimasta in disoccupazione soltanto
per un mese e mezzo, il Tribunale federale ha stabilito che l'assicurata
risiedeva in Svizzera rilevando:
" (…)
4.1. L'argomentazione dell'istanza precedente non può essere
seguita. La Corte cantonale ha in particolare ritenuto che l'assicurata aveva
risieduto in Svizzera a partire dall'ottobre 2009 fino a fine gennaio 2012,
ossia durante quasi due anni e mezzo, per poi interrompere questa sua residenza
durante circa due mesi e mezzo e quindi riprenderla a contare da metà aprile 2012. L'istanza precedente ha evidentemente giudicato che l'assicurata durante il periodo da fine
gennaio a metà aprile aveva risieduto a C.________, in Italia. Simile
accertamento appare contrario al diritto federale, per i seguenti motivi.
La ricorrente sostiene di vivere da lungo tempo separata dal
marito, che abita in Italia. L'affermazione appare senz'altro credibile in
considerazione dell'ininterrotta residenza in Svizzera dell'interessata sin
dall'ottobre del 2009. Le ragioni che avrebbero in siffatte circostanze indotto
quest'ultima a interrompere questa sua residenza per la durata di due mesi e
mezzo appaiono alquanto dubbie, visto in particolare che l'insorgente spiega di
aver potuto soggiornare durante il periodo in parola presso la sua amica
Y.________, la quale conferma tale asserzione. Non appare pertanto plausibile
che l'interessata abbia per quel breve periodo ripreso a convivere con suo
marito a C.________, dopo che ciò non era avvenuto durante i due anni e mezzo
precedenti e neppure in seguito. Dal momento che le relazioni coniugali erano
da parecchio tempo turbate, come la ricorrente espone in maniera credibile, il
soggiorno presso un'amica appare assai più probabile, e anche comprensibile,
che non quello presso il marito, considerata la turbata unione coniugale. (…)"
Per una
critica di questa sentenza federale cfr. Daniele Cattaneo, “Assurance-chômage
et droit du travail: quelques cas tessinois” in Rèmy Wyler/Anne Meier/Sylvain
Marchand (ed.), Regards croisés sur la droit du travail: Liber Amicorum pour
Gabriel Aubert, Ginevra/Zurigo 2015, Schulthess Editions Romandes, pag.73 seg.
(75-76: “(…) Malheureusement, dans cet arrêt, la Haute Cour a entièrement omis
d’examiner les motivations (pour éventuellement les rejeter) à la base de la
décision sur opposition du service de l’emploi et de l’arrêt cantonal
(notamment le fait que le domicile à l’étranger avait été signalé par l’ancien
employeur de l’assurée, que cet adresse figurait sur les attestations de
l’autorité administrative étrangère et la circonstance que les prélèvements et
payements avaient été faits tout près de la frontière). (…)"). Vedi
pure lo stralcio per intervenuta transazione della successiva causa STCA
38.2014.31 del 2 ottobre 2014 pag. 3: "(…) e che inoltre i rapporti erano
tali per cui un paio di volte ha portato la signora a casa sua a X. per alcuni
giorni, dove dormiva nella casa dell’ex marito, che spesso non c’era visto che
lavorava fuori. (…)".
In un’altra sentenza,
pubblicata in SVR 2014 ALV Nr. 9, il Tribunale federale ha ribadito che il
diritto all’indennità di disoccupazione secondo l’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI
presuppone la residenza effettiva in Svizzera, come pure l’intenzione di
conservarla per un certo periodo di tempo e di farne, durante quel periodo il
centro delle proprie relazioni personali.
Questo presupposto è stato
negato nel caso di un assicurato che ha subaffittato uno studio ad una famiglia
di tre persone e che ha dichiarato di avere vissuto in un appartamento con la
sua amica in Francia. L’Alta Corte ha, tra l’altro, sottolineato che appare
difficilmente credibile l’affermazione secondo cui quella all’estero è una
residenza secondaria visto che si tratta di un appartamento di sua proprietà.
In una sentenza
8C_405/2015 del 27 ottobre 2015 il Tribunale federale ha ritenuto che un
assicurato di nazionalità svizzera, sposato e padre di due bambini, che ha
lavorato in Svizzera dal 1° novembre 2012 al 31 dicembre 2013 e che è
proprietario di una villa in Francia dove la famiglia si è trasferita nel 2010
soddisfa il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI.
Egli infatti, dopo avere
beneficiato nel settembre 2010 di indennità di disoccupazione quale vero
frontaliere “atipico” già nell’agosto 2012 e quindi ben prima del momento in cui
si è iscritto per il collocamento (dal 1° gennaio 2014) aveva annunciato il suo
ritorno all’indirizzo del padre.
In una sentenza
8C_592/2015 del 23 novembre 2015 il Tribunale federale, confermando la sentenza
del TCA (cfr. qui sotto al consid. 2.5.), ha sottolineato che “è peraltro anche
più probabile che il centro dei propri interessi fosse in Italia, presso la di
lui coniuge, ove disponeva di un’abitazione più spaziosa e non in Svizzera”
dove viveva in un bilocale con il figlio.
Con giudizio 8C_855/2015 del 29
febbraio 2016 l’Alta Corte ha poi stabilito che un’assicurata, dopo essere
stata attiva all’estero in ambito umanitario, si è iscritta in disoccupazione
in Svizzera il 2 giugno 2014, non adempiva la condizione della residenza
effettiva in Svizzera dal suo annuncio per il collocamento al 22 luglio 2014.
Il Tribunale federale ha in particolare sottolineato che, siccome dal 14 giugno
al 22 luglio 2014 ha lasciato la Svizzera per raggiungere all’estero il suo
compagno ed essere seguita dal suo medico curante fino alla fine della
gravidanza, l’assicurata non aveva l’intenzione di creare in Svizzera il centro
della sua vita.
In un’altra sentenza
8C_157/2016 del 24 marzo 2016 il Tribunale federale ha dichiarato
manifestamente inammissibile il ricorso inoltrato contro la sentenza 38.2015.5
del 3 febbraio 2016 con la quale il TCA aveva considerato un assicurato
frontaliere. L’Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:
" (…)
che il
ricorrente non si confronta con le motivazioni del Tribunale cantonale delle
assicurazioni, il quale, fondandosi sugli atti al fascicolo e le di lui
dichiarazioni, ha spiegato le ragioni per cui egli dovesse essere ritenuto
frontaliere e quindi con diritto di prestazioni in Italia,
che la
Corte cantonale in modo particolare ha concluso come la condivisione
dell’appartamento di due locali e mezzo (60 m2), di cui il conduttore è un
amico, dormendo sul divano del soggiorno, quando nel fine settimana era
regolare il rientro in Italia, non potesse costituire una residenza in Svizzera
a norma dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI (cfr. recentemente sulla tematica
sentenza 8C_592/2015 del 23 novembre 2015 consid. 5), considerazione essenziale
per l’ottenimento delle prestazioni dell’assicurazione contro la
disoccupazione,
che il
ricorrente non si china in alcun modo su questo aspetto, dilungandosi per
contro sul comportamento di alcuni funzionari ticinesi, questione non oggetto
del litigio (art. 86 cpv. LTF) (…).”
In una sentenza pubblicata
in DTF 138 V 186 il Tribunale federale ha ricordato che nella sua
giurisprudenza, il domicilio (in questo contesto: la residenza abituale “der
Wohnort als gewöhnlicher Aufenthalt”) viene determinato sulla base
esclusivamente di criteri oggettivi riconoscibili a terzi e non di quelli
soggettivi (la volontà interna della persona interessata).
La situazione familiare è
soltanto uno dei diversi indizi da ritenere. Rilevanti sono pure la durata e la
continuità del domicilio prima di iniziare un’occupazione; la durata e la
modalità dell’assenza, il tipo di attività svolta nell’altro Stato come pure
l’intenzione del lavoratore, risultante dall’insieme delle circostanze, di
tornare nel luogo in cui si trovava prima di assumere un’occupazione.
In
una sentenza pubblicata in DTF 141 V 530 e in SVR 2015 IV Nr. 42 il Tribunale
federale si è chinato sulla questione della differenza tra la nozione di
domicilio a norma degli art. 13 cpv. 1 LPGA e 23 cpv. 1 prima frase CC e quella
di dimora abituale a norma dell’art. 13 cpv. 2 LPGA.
Per dimora abituale ai
sensi dell’art. 13 cpv. 2 LPGA si intende la residenza effettiva in Svizzera e
la volontà di conservarla; il centro dei tutte le relazioni dell’interessato
deve inoltre situarsi in Svizzera.
In quel caso di specie,
concernente una rendita straordinaria dell’assicurazione invalidità, il TF ha
stabilito che la ricorrente non aveva in Svizzera il suo domicilio civile, né
la residenza effettiva che restava in Francia.
Il deposito dei suoi
documenti presso l’Ufficio cantonale della popolazione è peraltro un indizio
insufficiente, in concreto, per determinare la volontà della ricorrente di
rendere la Svizzera il centro delle sue relazioni personali.
La mdesima trascorreva le
giornate della settimana nell’istituto in Svizzera scelto dai suoi genitori e
le notti, come pure i fine settimana, in Francia presso i suoi genitori.
In
una sentenza 32.2012.285 del 18 novembre 2013, in materia di assicurazione per
l’invalidità, il TCA ha stabilito che il centro degli interessi di
un’assicurata al beneficio di un assegno per grandi invalidi fosse presso il
suo curatore in Italia e non presso il suo domicilio in Svizzera. Decisiva è
stata considerata la circostanza che tra gennaio e agosto 2013 la polizia
cantonale ha eseguito rispettivamente fatto eseguire dalla polizia comunale di
un Comune svizzero 18 controlli presso l’appartamento di cui l’assicurata è
conduttrice in Svizzera senza mai trovare nessuno.
In una sentenza
2C_498/2015 del 9 novembre 2015 relativa alla stessa assicurata il Tribunale
federale ha confermato una decisione della Sezione alla popolazione del
Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino, confermato dal Tribunale
cantonale amministrativo, che ha dichiarato decaduto il permesso di domicilio
della cittadina straniera intimandole di lasciare la Svizzera.
L’Alta Corte ha ritenuto
che vi sono sufficienti indizi, sostanzialmente concordi fra loro per
concludere, che il centro degli interessi della ricorrente si trova all’estero
e non in Svizzera (controlli nell’appartamento senza mai trovare nessuno,
appartamento non utilizzato con regolarità, verbale dell’interrogatorio del
curatore e compagno della ricorrente).
2.2. A livello cantonale in una
sentenza 38.2013.35 del 4 settembre 2013, massimata in RtiD I-2014 Nr. 67 pag.
376-377, questa Corte ha negato dal luglio 2012 il diritto a beneficiare delle
indennità di disoccupazione ad un assicurato, ospitato dal 9 giugno 2012 da un
amico in Ticino, la cui famiglia (moglie e due figli in età scolastica)
risiedeva all’estero e il cui statuto è stato modificato da lavoratore
frontaliero a lavoratore dimorante con permesso CE/AELS (tipo B) secondo
modalità inabituali nell’imminenza del licenziamento e per di più quando il datore
di lavoro era già fallito, in quanto il centro dei suoi interessi personali,
soprattutto quelli familiari (figli e sorella che gli metteva pure a
disposizione l'auto) ha continuato a essere all'estero.
Il presupposto dell’art. 8
cpv. 1 lett. c LADI è pure stato negato dal TCA in una sentenza 38.2012.51 del
30 settembre 2013, massimata in RtiD I-2014 Nr. 68 pag. 377-379, ad un
assicurato con doppia nazionalità svizzera ed estera, nato in Ticino, dove ha
frequentato le scuole dell’obbligo e il liceo, poiché non aveva la residenza
effettiva in Svizzera, bensì in un Paese estero dove abitava in un proprio
appartamento preso in locazione.
Il TCA è arrivato alla
medesima conclusione in un'altra sentenza 38.2013.73 del 6 agosto 2014,
cresciuta in giudicato incontestata e massimata in RtiD I-2015 Nr. 53 pag.
781-782, relativa al caso di un assicurato che ha abitato presso un'amica in
Svizzera, senza avere con lei nessuna relazione sentimentale, mentre la sua
famiglia risiedeva in Italia a 37 km dal comune svizzero in cui abitava. La
condizione dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI è, invece, stata ammessa
dall’amministrazione e dal Tribunale in un’epoca posteriore quando sua moglie e
Fatti
i figli hanno lasciato l’Italia dove vivevano per stabilirsi in un altro Stato
estero e in considerazione del fatto che l’assicurato ha dichiarato di avere da
diversi mesi una relazione sentimentale con la sua amica.
Questa
giurisprudenza è poi stata applicata anche in una sentenza 38.2014.15 del 6
ottobre 2014 cresciuta incontestata in giudicato e massimata in RtiD I-2015 Nr.
55 pag. 784, a proposito di un assicurato che aveva quasi sempre lavorato
soltanto in Italia e che aveva un'abitazione di sua proprietà in tale Paese,
presso il quale ritornava settimanalmente, nonché un appartamento in
comproprietà con la moglie, da cui era separato da molti anni, in un'altra
località, sempre in Italia a pochi chilometri di distanza, dove vivevano la
moglie e i loro due figli.
Alla medesima conclusione
il TCA è giunto pure in una sentenza 38.2014.10 del 6 agosto 2014, massimata in
RtiD I-2015 Nr. 54 pag. 782 seg., nella quale è stato confermato il diniego a
un assicurato del diritto a indennità di disoccupazione dal luglio 2013, in quanto il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI non era in concreto realizzato.
In primo luogo,
l’assicurato, il quale nell'aprile 2012 si era stabilito in Svizzera per
esercitare un'attività lucrativa dipendente di durata determinata
(1.4.2012-30.6.2013), con possibilità di rinnovo per gli anni successivi, e che
era in possesso di un permesso B, non doveva essere qualificato come falso
frontaliere.
In secondo luogo, anche
ammettendo che l'assicurato fosse risieduto effettivamente in Svizzera nel
periodo successivo all'iscrizione in disoccupazione, visto in particolare il
contratto di locazione per l'appartamento in Ticino del 17 luglio 2013 sebbene
già a dicembre 2012 fosse stato licenziato e liberato dall'obbligo di prestare
la propria attività lavorativa fino al termine del contratto di lavoro del 30
giugno 2013, resta il fatto che l’assicurato non aveva l'intenzione di
risiedere in Svizzera durevolmente e non aveva neppure qui il centro delle
proprie relazioni personali.
Su questo tema B. Rubin in
"Commentaire de la loi sur l'assurance-chômage, Ginevra-Zurigo-Basilea,
Schultess Editions Romandes, 2014 pag. 77 e 78 ha sviluppato le seguenti
considerazioni:
" (…)
9 L'exigence de la
résidence en Suisse permet d'instaurer une corrélation entre le lieu où les
recherches d'emploi sont effectuées et celui où les conseils des professionnels
du placement sont donnés. Cette exigence garantit ainsi l'efficacité du
placement. Elle permet en outre le contrôle du chômage et de l'aptitude au
placement (ATF 115 V 448 consid. lb p. 449 ; FF 1950 11 546). Si l'exportation
des prestations était possible, de tels contrôles seraient très difficiles à effectuer,
ce qui favoriserait les abus (arrêt du 22 octobre 2002 [C 34/02] consid. 3).
C'est seulement en restant en contact étroit avec le monde du travail dans
lequel il désire être réinséré qu'un chômeur peut faire preuve d'efforts
sérieux et constants dans la recherche d'un emploi (arrêt du 30 novembre 1999
[C 183/99] consid. 2c). C'est à l'assuré qu'il appartient de rendre
vraisemblable qu'il réside en
Suisse (arrêt du 19 septembre 2000 [C 73/00]).
10 Le domicile
fiscal, le lieu où les papiers d'identité et autres documents officiels ont été
déposés (déclaration d'arrivée) ainsi que d'éventuelles indications dans des
documents officiels ou des décisions judiciaires ne sont que des indices
permettant de déterminer le lieu du domicile (ATF 136 II 405 consid. 4.3 p.
410; arrêt du 13 mars 2002 [C 149/01]). Pour pouvoir localiser le centre des
intérêts personnels, il convient notamment de chercher à savoir où se trouvent
la famille, les amis, les activités professionnelles et sociales, le logement,
le mobilier et les affaires personnelles. Une visite des lieux est parfois
indispensable (art. 12 let. d PA). Par ailleurs, le lieu où les enfants sont
scolarisés joue un rôle. Le droit à des prestations sociales nécessite souvent
d'être domicilié dans le pays qui les verse, de sorte que cet aspect doit
également être pris en compte (DTA 2012 p. 71 consid. 3.3 p. 74).
11 II convient de
donner davantage de poids aux critères objectifs tels que le lieu du logement
et celui des activités professionnelles. Les critères subjectifs tels que
l'intention de s'établir et de créer un centre de vie passent au second plan
car ils sont difficiles à vérifier. Il est cependant parfois nécessaire
d'instruire au mieux l'élucidation des aspects subjectifs tels que les motifs
de licenciement ou les raisons d'un changement de domicile (arrêt du 12 avril
2006 [C 339/05]). Un séjour éphémère ou de pur hasard en Suisse, de même que
l'occupation, dans ce pays, d'un pied-à-terre une à deux fois par semaine, ne
suffisent pas à démontrer que la résidence est en Suisse. Par contre, un séjour
prolongé permanent et inin-terrompu n'est pas indispensable. Mais dans ce cas,
un lien étroit avec le marché du travail suisse est exigé (arrêt du 7 décembre
2007 [8C_270/2007] consid. 2.2).”
2.3. Nella presente fattispecie RI
1, nato il __________ 1968, di nazionalità italiana, dal 2005 al giugno 2014 è
stato attivo professionalmente in Italia a __________ (__________) presso la __________
(cfr. doc. 6).
Dal 15 ottobre 2014 egli è
in possesso di un permesso di dimora UE/AELS (permesso B) valido fino al 14
ottobre 2019 (cfr. doc. 4).
L’assicurato, dal 25
giugno 2014, ha lavorato per la __________ a tempo pieno con impieghi
temporanei in qualità di aiuto carpentiere - legno (cfr. doc. 10; 13).
Il 17 novembre 2015 la __________
ha disdetto il rapporto di impiego a decorrere dal 18 dicembre 2015 a causa
della fine dell’incarico in corso e per mancanza di ulteriori proposte di
lavoro idonee (cfr. doc. 10; 15).
L’assicurato si è iscritto
in disoccupazione il 15 ottobre 2015 con effetto dal 21 dicembre 2015,
ricercando un’occupazione al 100% (cfr. doc. 1; 6).
L’11 gennaio 2016 la Cassa
ha comunicato all’assicurato che prima di prendere una decisione in merito al
suo diritto all’indennità di disoccupazione, le necessitavano ulteriori
informazioni relative alla sua residenza in Svizzera e conseguentemente gli
poneva delle domande.
Il ricorrente ha risposto
ai quesiti il 13 gennaio 2016 come segue:
" 01 Lei è
iscritto all’AIRE? No
02 Di quanti locali è composto
l’appartamento di
Via __________,
__________? Camera,
cucina, bagno
03 Quanto paga di affitto mensile? CHF:
300
04 Esiste contratto di locazione? Sì
05 Chi ha stipulato il contratto? __________
06 Nell'appartamento di Via __________
__________ vive da solo? No
(con chi) Collega
07 Dove risiede la sua famiglia? Italia
08 In casa
propria o in affitto? Casa propria - Genitori
09 Quando era occupato presso l'ultimo
datore di lavoro, quando rientrava dalla
sua famiglia? Una
volta al mese
10 Dalla data di iscrizione in disoccupazione
quando rientra dalla sua famiglia? Una
volta al mese
11 Ha un veicolo? sì
12 Qual è il numero di targa? TI __________
13 Qual è la sua cassa malati? __________
14 Chi è il suo
medico curante? Non ho mai avuto bisogno
15 Quale è la durata settimanale del
suo soggiorno in Ticino? Mensilmente
16 Quali legami ha con la Svizzera? …
17 E' membro di società, associazioni
o altri enti in Svizzera? No
18 E' abbonato a giornali o riviste? No"
(Doc. 18)
Dal contratto di locazione
relativo all’abitazione di __________ in via __________ agli atti risulta che
il medesimo è stato concluso con __________, il 22 dicembre 2015 con validità
dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016, che l’ente locato è composto da 1 locale di
mq 23 (Camera __________), adibito a uso comune con __________ quale debitore
solidale, che la pigione ammonta a fr. 300.-- al mese comprensivi delle spese
accessorie e che non è stato richiesto alcunché a titolo di deposito di
garanzia (cfr. doc. 19).
In precedenza l’assicurato
aveva già sottoscritto altri contratti di locazione con __________ il 1° luglio
2014, il 1° settembre 2014 e il 24 dicembre 2014 sempre in relazione alla
camera No 7 in via __________ a __________. Nei mesi di luglio e agosto 2014 la
pigione è ammontata a fr. 450.-- al mese, da settembre a dicembre 2014 a fr.
600.-- mensili e da gennaio a dicembre 2015 a fr. 300.-- al mese (cfr. doc.
H1-3).
Inoltre dal modulo
“Obbligo di mantenimento nei confronti di figli” compilato dal ricorrente e
pervenuto alla Cassa il 7 gennaio 2016 e dai certificati di nascita agli atti si
evince che egli è coniugato, che la moglie è casalinga e che è padre di due
figli, __________ nato il __________ 1998 e __________ nato il __________ 2000,
studenti a __________ (__________) presso l’Istituto __________ – ordinamento
tecnico, rispettivamente __________ presso il liceo linguistico. La moglie e i
figli vivono in Italia a __________ in provincia di __________ (cfr. doc. 7; 8;
9), come del resto indicato nel ricorso stesso (cfr. doc. I).
Dalle dichiarazioni
rilasciate dall’assicurato per iscritto il 13 gennaio 2016 e da quanto appena
esposto emerge, quindi, da un lato, che sua moglie, casalinga, e i due figli,
studenti in Italia, vivono in provincia di __________ in una casa di proprietà
dei genitori del ricorrente. Dall’altro, che a __________ l’assicurato dispone
di una camera di 23 mq condivisa con l’ex collega __________ la cui pigione
complessiva ammonta a fr. 300.-- al mese.
Alla domanda “Quali
legami ha con la Svizzera” egli non ha peraltro risposto alcunché e non è
iscritto all’A.I.R.E. (cfr. doc. 18; 19; 7; 8; 9).
Al ricorso sono state
allegate alcune testimonianze scritte. In particolare __________, il 16
febbraio 2016, ha dichiarato che l’assicurato vive e soggiorna con lui a __________
durante tutto il mese (cfr. doc. C). Anche __________, __________ e __________,
tutti residenti in Via __________ a __________, il 16 febbraio 2016 hanno
attestato che il ricorrente soggiorna a __________ anche nei fine settimana e
nei giorni festivi per la durata di minimo un mese (cfr. doc. D; E; F).
Infine l’arch. __________,
domiciliato a __________, con cui l’assicurato ha concluso il contratto di
locazione relativo alla camera a __________ (cfr. doc. 19), ha indicato che
l’assicurato è regolarmente presente nei suoi alloggi, durante tutta la
settimana, il sabato, la domenica e i giorni festivi (cfr. doc. G).
2.4. Attentamente esaminate le
carte processuali, questo Tribunale osserva, innanzitutto, che dal profilo del
diritto interno un assicurato ha diritto alle indennità di disoccupazione se
risiede in Svizzera ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI, ossia se ha la
residenza effettiva in Svizzera, nonché l’intenzione di conservarla durante un certo
periodo e di farne il centro delle proprie relazioni personali (cfr. consid.
2.1.-2.3.).
Il TCA ricorda altresì che
è la data della decisione su opposizione impugnata (nel presente caso: il 4
febbraio 2016) che delimita temporalmente il potere cognitivo del
giudice delle
assicurazioni sociali (cfr. STF
8C_661/2013 del 22 settembre 2014 consid. 3.1.2.; STF 9C_5/2012 del 31 gennaio
2012; DTF 132 V 215 consid. 3.1.1; STFA I 525/04 del 15 aprile
2005 consid. 2).
Nella presente fattispecie
la moglie dell’assicurato, casalinga, e i due figli nati nel 1998 e nel 2000,
studenti in Italia, vivono a __________ (__________) – che dista 136 km, di cui
103 km di autostrada da __________ e 212 km di cui 178 km di autostrada da __________
(cfr. www.viamichelin.it)
– in una casa di proprietà dei genitori del ricorrente (cfr. doc. 18; 7; 9).
Quest’ultimo non è iscritto
all’A.I.R.E. (cfr. doc. 18).
In Ticino l’insorgente non
dispone di una situazione alloggiativa stabile. Dalle carte processuali emerge
in effetti che dal luglio 2014 l’assicurato dispone di una camera di 23 mq a __________
in via __________ che dal gennaio 2016 condivide con __________, ex collega
(cfr. doc. 18; 19; H1-3; consid. 2.3.).
Alla domanda postagli
dalla Cassa nel gennaio 2016 "Quali legami ha con la Svizzera" egli
non ha risposto alcunché (cfr. doc. 18).
Chiamato a pronunciarsi
nell’evenienza concreta e applicando l’abituale criterio della
probabilità preponderante valido nel settore delle assicurazioni sociali (cfr.
STF 9C_316/2013 del 25 febbraio 2014 consid. 5.1.; STF 8C_999/2010 del 15 marzo
2011; STF 8C_911/2010 del 10 marzo 2011 consid. 3.2; STF 8C_909/2010 del 1°
marzo 2011; DTF 129 V 177 consid. 3 pag. 181; DTF 126 V 353 consid. 5b pag.
360; DTF 125 V 193 consid. 2 pag. 195), questo Tribunale deve concludere
che, a giusta ragione, la Cassa ha ritenuto che l’assicurato non abbia il
centro delle proprie relazioni di vita in Svizzera, bensì l’abbia mantenuto in
Italia.
Il TCA non ignora che al
ricorso sono state annesse delle dichiarazioni del febbraio 2016 rilasciate da __________
e da altri conoscenti che attestano che l’insorgente soggiornava a __________
tutti i giorni della settimana, compresi i fine settimana, per minimo un mese
(cfr. consid. 2.3.).
Il 22 maggio 2016 la parte
ricorrente ha altresì precisato che trascorreva i fine settimana con i colleghi
che restavano in Ticino, giocando a carte o a dama, andando nei boschi o per
funghi e alla sera, quando la settimana lavorava era stata redditizia, andando
a mangiare una pizza (cfr. doc. XII).
In proposito va, però,
osservato, da una parte, che i conoscenti i quali hanno rilasciato delle
dichiarazioni dispongono anch'essi, come l’assicurato, di un alloggio in via __________
a __________ (cfr. doc. C; D; E; F).
Al riguardo è utile
rilevare che dal contratto di locazione sottoscritto dal ricorrente nel
dicembre 2015 risulta che lo stabile sito in via della Pietra 75, Iragna è
adibito, perlomeno parzialmente, a dormitorio (cfr. doc. 19).
Dall'altra, che non è in
ogni caso escluso intrattenere dei rapporti di amicizia in uno Stato differente
da quello in cui si risiede.
In una sentenza
8C_656/2009 del 14 aprile 2010 consid. 8.2. il Tribunale federale ha, del
resto, evidenziato come l'esistenza di rapporti d'amicizia sia una situazione
certamente non insolita per la maggior parte dei frontalieri italiani attivi
per un certo periodo nel nostro Paese.
Il ricorrente non ha
dunque mai concretizzato un legame con il Ticino, tale da poterlo considerare
il luogo in cui si trova, utilizzando dei criteri oggettivi, la sua residenza
ai sensi della giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.1.), cantonale (cfr.
consid. 2.2.) e della prassi amministrativa (cfr. consid. 2.3.), le quali
esigono come terza condizione che si sia creato nel nostro Paese il centro
delle relazioni personali e non soltanto di quelle professionali (cfr. STF
8C_592/2015 del 23 novembre 2015; DTF 138 V 186 pag. 192: “Lebensmittelpunkt”;
STF C 227/05 dell’8 novembre 2006, consid. 4 non pubblicato in DTF 133 V 137
“Schwerpunkt ihrer Lebensbeziehungen” all’estero nella quale l’Alta Corte ha
precisato che non basta avere amici e conoscenti in Svizzera; DTF 133 V 178:
“Esse vi soggiornano piuttosto per mero scopo lavorativo e una volta terminato
il rapporto di lavoro non hanno più motivo di rimanervi, bensì ritornano nel
loro luogo di residenza, là dove si trova il centro dei loro interessi”).
Il centro delle relazioni
professionali è peraltro dimostrato attraverso la realizzazione della prima
condizione (residenza effettiva), che chiede all’assicurato di essere presente
nel nostro mercato del lavoro (cfr. DTF 125 V 465).
Giova ribadire che con giudizio
8C_592/2015 del 23 novembre 2015, già citato (cfr. consid. 2.1.), il Tribunale
federale, confermando la sentenza del TCA (cfr. qui sotto al consid. 2.5.), ha
sottolineato che “è peraltro anche più probabile che il centro dei propri
interessi fosse in Italia, presso la di lui coniuge, ove disponeva di
un’abitazione più spaziosa e non in Svizzera” dove viveva in un bilocale con il
figlio.
In una sentenza
8C_157/2016 del 24 marzo 2016 l’Alta Corte, ritenendo inammissibile il ricorso
di un assicurato interposto contro una sentenza del TCA con la quale gli era
stato negato il diritto a indennità di disoccupazione, ha inoltre evidenziato
che:
(…) la Corte in modo particolare ha concluso come la
condivisione dell'appartamento di due locali e mezzo (60 m 2), di
cui il conduttore è un amico, dormendo sul divano del soggiorno, quando nel
fine settimana era regolare il rientro in Italia, non potesse costituire una
residenza in Svizzera a norma dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI (cfr.
recentemente sulla tematica sentenza 8C_592/2015 del 23 novembre 2015 consid.
5), condizione essenziale per l'ottenimento delle prestazioni dell'assicurazione
contro la disoccupazione. (…)”
Il fatto che il
ricorrente, tramite il proprio rappresentante, peraltro soltanto nel maggio
2016 pendente causa, abbia dichiarato di essere “separato in casa” dalla moglie
e di avere in corso una procedura per formalizzare la separazione (cfr. doc.
XII) non ha influenza alcuna, alla luce delle circostanze del caso concreto (in
particolare: due figli nati nel 1998 e 2000 studenti in Italia che vivono a __________
con la madre, nonché moglie dell’insorgente nella casa di proprietà dei
genitori di quest’ultimo; una camera quale alloggio in Svizzera), sul Paese
dove si trova il centro della sue relazioni personali, ossia l’Italia.
Al riguardo è utile
rilevare che in una sentenza 38.2015.6 del 25 giugno 2015, confermata dalla
nostra Massima Istanza con giudizio 8C_592/2015 del 23 novembre 2015 e citata
in seguito al consid. 2.5., questo Tribunale ha deciso che la separazione di
fatto dalla moglie fatta valere dall’assicurato davanti all’amministrazione
inviando a sostegno una scrittura privata non implicava che egli non avesse più
il centro dei suoi interessi all’estero.
Rettamente, dunque, nella
decisione su opposizione del 4 febbraio 2016 la Cassa ha stabilito che il
presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI in relazione con l’art. 12 LADI non
è in concreto realizzato.
Questa Corte, per inciso,
rileva che la soluzione sarebbe stata differente - e quindi la realizzazione
del presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI sarebbe stata verosimilmente
ammessa - nel caso di un assicurato solo senza figli o con figli adulti, che avesse
dimostrato di avere sufficienti legami con il nostro Paese oltre a quello
professionale e soprattutto qualora il rapporto di lavoro in Svizzera fosse
durato diversi anni (cfr. DTF 138 V 186 (193-194); STF 8C_405/2015 del 27
ottobre 2015; STCA 38.2015.30 del 20 novembre 2015 consid. 2.7.).
2.5. Vista la conclusione alla
quale il TCA è giunto al precedente considerando, si tratta ora di stabilire se
l’assicurato possa derivare il diritto alle prestazioni della LADI sulla base
delle disposizioni di diritto internazionale (cfr. DTF 133 V 172; DTF 131 V
222; STF 8C_273/2015 del 12 agosto 2015; DTF 139 V 88; Rubin, op.cit. p. 683 n.
24).
Il 1° giugno 2002 è
entrato in vigore l'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera,
da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla
libera circolazione delle persone (ALC) e in particolare il suo Allegato II
regolante il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (DTF 130 V 145 consid. 3 pag. 146; DTF 128 V 315, con riferimenti [RS
0.142.112.681]).
Giusta l'art. 1 cpv. 1
dell'Allegato II ALC, elaborato sulla base dell'art. 8 ALC e facente parte integrante
dello stesso (art. 15 ALC),
in unione con la sezione A di tale allegato, le parti contraenti applicano
nell'ambito delle loro relazioni in particolare il regolamento (CEE) n. 1408/71
del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi di
sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro
familiari che si spostano all'interno della Comunità [RS 0.831.109.268.1]), come
pure il regolamento (CEE) n. 574/72 del Consiglio, del 21 marzo 1972, che
stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CEE) n. 1408/71
relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori
subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano
all'interno della Comunità (RS 0.831.109.268.11), oppure disposizioni
equivalenti. L'art. 121
LADI, entrato in vigore il 1° giugno 2002, rinvia, alla lett. a,
all'ALC e a questi due regolamenti di coordinamento (SVR 2006 AlV n. 24 pag. 82
consid. 1.1, C 290/03, DTF 133 V 173).
Una decisione n. 1/2012
del Comitato misto del 31 marzo 2012 (RU 2012 2345) ha attualizzato il
contenuto dell’Allegato II all’ALC con effetto dal 1° aprile 2012, prevedendo
che le Parti applicheranno tra di loro il Regolamento (CE) n. 883/2004 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 relativo al coordinamento
dei sistemi di sicurezza sociale, modificato dal regolamento (CE) n. 988/2009
del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009 (cfr. DTF 139 V
88; SVR 2014 ALV N. 9; DTF 140 V 98) e il Regolamento (CE) n. 987/2009 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009 che stabilisce le
modalità di applicazione del Regolamento (CE) n. 883/2014 relativo al coordinamento
dei sistemi di sicurezza sociale.
Considerandi
Il regolamento (CE) n.
883/2004 (RS 0.831.109.268.1) non permette di far valere alcun diritto per il
periodo anteriore alla data della sua applicazione (DTF 138 V 392 consid.
4.1
).
Questi regolamenti sono stati
modificati dal Regolamento (UE) n. 465/2012 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 22 maggio 2012 (GU L 149 dell’8.6.2012 pag. 4) in vigore per la
Svizzera dal 1° gennaio 2015 (cfr. RU 2015 e 345; RS 0831.109.268.1; (cfr. B.
Kahil.Wolff, “Le Réglement UE 465/2012, la nouvelle Convention Suisse-US et
d’autres développements en termes d’assujettissement aux assurances sociales in
SZS/RSAS 2015 pag. 438 seg.; STF 8C_273/2015 del 12 agosto 2015 consid. 3.1).
L’art. 11 del Regolamento
(CE) n. 883/2004 stabilisce al cpv. 1 che le persone sono soggette alla
legislazione di un singolo Stato membro e al cpv. 3 lett. a che una persona che
esercita un’attività subordinata o autonoma in uno Stato membro è soggetta alla
legislazione di tale Stato membro.
In materia di
assicurazione contro la disoccupazione lo Stato competente è per principio
quello nel quale l’assicurato ha esercitato da ultimo la sua attività
lavorativa dipendente (cfr. DTF 139 V 88; STF 8C_273/2015 del 12 agosto 2015
consid. 3.1; B. Rubin, op.cit., pag. 683).
Per quel che concerne i
lavoratori frontalieri il legislatore comunitario ha previsto delle regole
differenti.
Secondo l’art. 1 lett. f
del Regolamento (CE) n. 883/2004 si intende per «lavoratore frontaliero»
qualsiasi persona che esercita un’attività subordinata o autonoma in uno Stato
membro e che risiede in un altro Stato membro, nel quale ritorna in linea di
massima ogni giorno o almeno una volta la settimana.
In effetti viene
considerato lavoratore frontaliero anche chi rientra almeno una volta la
settimana nel proprio Stato di residenza (cfr. DTF 133 V 175: “(…) dove, di
massima, ritorna ogni giorno o almeno una volta alla settimana (a tal proposito
il seco ricorda giustamente che il predetto regolamento è applicabile a tutti i
lavoratori che riempiono le suddette condizioni di lavoratore frontaliero,
indipendentemente dal fatto che abbiano la stessa qualifica ai sensi del
diritto della polizia degli stranieri). (…)”).
Questi assicurati
beneficiano delle prestazioni dello Stato competente (nel nostro caso: della
LADI) se si trovano in una situazione di lavoro ridotto (cfr. art. 1a cpv. 1
lett. b LADI e STCA 38.2015.12 del 5 febbraio 2016 in particolare consid. 2.6.)
alla luce dell’art. 65 par. 1 del Regolamento (CE) 883/2004 (“La persona che si
trova in disoccupazione parziale o accidentale e che, nel corso della sua
ultima attività subordinata o autonoma, risiedeva in uno Stato membro diverso
dallo Stato membro competente si mette a disposizione del suo datore di lavoro o
degli uffici del lavoro nello Stato membro competente. Egli beneficia delle
prestazioni in base alla legislazione dello Stato membro competente, come se
risiedesse in tale Stato membro. Tali prestazioni sono erogate dall'istituzione
dello Stato membro competente.”).
Gli assicurati frontalieri
in disoccupazione completa (cfr. art. 1a cpv. 1 lett. a LADI) devono invece
chiedere le prestazioni di disoccupazione nel loro Stato di residenza (nel
nostro caso: in Italia), sulla base dell’art. 65 par. 2 1a frase del
Regolamento (“La persona che si trova in disoccupazione completa e che, nel
corso della sua ultima attività subordinata o autonoma, risiedeva in uno Stato
membro diverso dallo Stato membro competente e continua a risiedere in tale
Stato membro o ritorna in tale Stato si mette a disposizione degli uffici del
lavoro nello Stato membro di residenza. Fatto salvo l'articolo 64, la persona
che si trova in disoccupazione completa può a titolo supplementare, porsi a
disposizione degli uffici del lavoro dello Stato membro nel quale ha esercitato
la sua ultima attività subordinata o autonoma.”) e dell’art. 65 par. 5 lett. a
del Regolamento (“Il disoccupato di cui al paragrafo 2, prima e seconda frase,
riceve le prestazioni in base alla legislazione dello Stato membro di residenza
come se fosse stato soggetto a tale legislazione durante la sua ultima attività
subordinata o autonoma. Tali prestazioni sono erogate dall'istituzione del
luogo di residenza.”; cfr. B. Rubin, op.cit. p. 683).
Da notare che i costi per
il rischio disoccupazione dei frontalieri è ripartito fra lo Stato di lavoro e
quello di residenza (cfr. B. Rubin, op. cit., p. 684: “L’institution suisse
rembourse, sur domande de l’institution étrangère, la totalité des prestations
versées aux frontaliers durant les premiers mois d’indemnisation (détails: art.
65.
par. 6 a 8 du Regl. [CE] 883/2004)”; risposta del Consiglio federale del 16
novembre 2013 ad un interpellanza 13.3716 del consigliere nazionale Lorenzo
Quadri denominata “Uso improprio, da parte dell’Italia, dei fondi di
disoccupazione dei frontalieri”: “(…) Dal 1° aprile 2012, la Svizzera applica
il regolamento (CE) nr. 883/2004, che prevede segnatamente il rimborso allo
Stato di residenza, competente per l’indennizzo dei frontalieri disoccupati,
delle indennità versate durante i primi tre o cinque mesi di disoccupazione (a
secondo della durata del rapporto di lavoro individuale) (…)”).
In una Direttiva del 24
ottobre 2013, denominata Regolamento 883. Fine dello status di "lavoratore
frontaliere vero, atipico", la SECO ha ricordato che:
" Ai sensi
dell'art. 65 paragrafo 5 lett. a) del regolamento (CE) n. 883/2004 (regolamento
883) il versamento delle prestazioni di disoccupazione ai veri lavoratori
frontalieri compete allo Stato di residenza. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha precisato la portata di questa disposizione in una
sentenza dell'11.04.2013 sostenendo che la giurisprudenza Miethe, sviluppata
quando era ancora in vigore il regolamento (CEE) n. 1408/71 (regolamento
1408/1), non è più valida in virtù del regolamento 883. Secondo tale
giurisprudenza, un vero lavoratore frontaliero in disoccupazione che aveva
conservato con lo Stato di occupazione legami personali e professionali
particolarmente stretti poteva, come "lavoratore frontaliero
atipico", beneficiare delle prestazioni in quest'ultimo Stato.
Il versamento delle prestazioni ai veri lavoratori frontalieri in
disoccupazione completa spetta ormai senza eccezioni allo stato di
residenza."
Sul tema e per un
riassunto di casi di applicazione della giurisprudenza Miethe anche relativi al
Canton Ticino, cfr. STF 8C_203/2013 del 23 aprile 2014 pubblicata in SVR 2014
ALV N. 9; vedi pure DLA 2012 N. 1 pag. 71 seg. e la STCA 38.2015.6 del 25
giugno 2015 consid. 2.15 con successiva sentenza del Tribunale federale
8C_592/2015 del 23 novembre 2015 consid. 4.
In applicazione delle
disposizioni del Regolamento appena citate, con sentenza 38.2014.51 del 15
dicembre 2014, questa Corte ha confermato il diniego del diritto a indennità di
disoccupazione ad un assicurato, in quanto egli andava considerato un vero
lavoratore frontaliere, rientrando durante il fine settimana presso la propria
famiglia in Italia, dove si trovava, del resto, il centro dei suoi interessi
personali, soprattutto quelli familiari.
Le medesime argomentazioni
sono alla base di una sentenza 38.2014.13 del 30 marzo 2015 nella quale il TCA
ha pure confermato il diniego del diritto all’indennità di disoccupazione in
quanto un’assicurata non risiedeva in Svizzera e rientrava in Italia una volta
per settimana.
Con analoghe
argomentazioni il TCA ha respinto il ricorso di un’assicurata in una sentenza
38.2015.9
del 15 giugno 2015 fondandosi su di un verbale allestito da un
funzionario della Sezione del lavoro e firmato anche dall’interessata da cui
emergeva in particolare che rientrava settimanalmente presso l’abitazione
coniugale e che con la Svizzera aveva legami professionali.
Il successivo ricorso è
stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con sentenza 8C_521/2015
del 9 settembre 2015, nella quale l’Alta Corte ha sottolineato che “la
ricorrente non si confronta in alcun modo con le motivazioni del Tribunale
cantonale delle assicurazioni, il quale, basandosi sulla di lei audizione del
18.
settembre 2014 dinanzi alla Sezione del lavoro, ha spiegato le ragioni per
cui ella dovesse essere ritenuta frontaliera e quindi con diritto a prestazioni
in Italia.”.
In una sentenza 38.2015.6
del 25 giugno 2015 questo Tribunale ha ritenuto vero frontaliere un altro assicurato,
in possesso di un permesso di dimora B, visto che egli rientrava in Italia una
volta per settimana.
Il TCA si è fondato sul
contenuto di un verbale allestito presso la Sezione del lavoro e firmato anche
dall’assicurato oltre che su un Rapporto della polizia cantonale, sulle
dichiarazioni della custode dello stabile nel quale abitava e sull’estratto
conto attestante i prelevamenti in contanti.
L’assicurato ha contestato
la sentenza cantonale davanti all’Alta Corte.
Il
Tribunale federale, con sentenza 8C_592/2015 del 23 novembre 2015, ha respinto
il ricorso dell’assicurato, ritenendolo manifestamente infondato, sulla base
delle seguenti argomentazioni:
" (…)
L’apprezzamento dei fatti operato dal Tribunale delle assicurazioni non può
essere criticato con successo, anche sotto il profilo dell’applicazione del
diritto federale. Il giudizio è fondato sulle dichiarazioni della prima ora
espresse dal ricorrente e sui fatti accertati. La pronuncia cantonale si
confronta altresì con le censure già sollevate dal ricorrente nel precedente
grado di giudizio. È peraltro anche più probabile che il centro dei propri
interessi fosse in Italia, presso la di lui coniuge, ove disponeva di
un’abitazione più spaziosa e non in Svizzera, ove si vedeva costretto, ospitato
dal figlio, a dividere un bilocale con lui. In tale evenienza, non possono
essere date le condizioni per ammettere la residenza in Svizzera del
ricorrente. (…)”
Alla medesima conclusione
il TCA è arrivato sulla base delle stesse argomentazioni sviluppate nelle
decisioni precedenti in una sentenza 38.2015.61 del 16 dicembre 2015, in una
sentenza 38.2015.47 del 20 gennaio 2016, in una sentenza 38.2015.5 del 3
febbraio 2016, in una sentenza 38.2015.12 del 5 febbraio 2016, in una sentenza
38.2015.76
del 24 marzo 2016 e in una sentenza 38.2015.49 del 18 aprile 2016.
2.6
Il Regolamento (CE) 883/2004
prevede inoltre all’art. 65 par. 2 terza frase che il disoccupato diverso dal
lavoratore frontaliero, che non ritorna nel suo Stato membro di residenza, si
mette a disposizione degli uffici del lavoro nell’ultimo Stato membro alla cui
legislazione era soggetto (cfr. B. Rubin, op.cit. pag. 683).
Questa disposizione regola
la situazione di taluni assicurati che hanno mantenuto la loro residenza in uno
Stato diverso da quello dell’ultimo impiego (cfr. DTF 131 V 229) e che non sono
dei lavoratori frontalieri.
Questi assicurati hanno un
diritto d’opzione tra le prestazioni dello Stato in cui hanno lavorato e quello
in cui risiedono (cfr. DTF 131 V 228).
Il Tribunale federale ha stabilito
che della categoria dei lavoratori diversi dai frontalieri
(frontalieri "non veri") fanno parte segnatamente i lavoratori
stagionali, i lavoratori operanti nel settore dei trasporti internazionali, i
lavoratori che esercitano normalmente la loro attività sul territorio di vari
Stati membri e i lavoratori occupati da un'impresa frontaliera (cfr. DTF 133 V
140; DTF 133 V 169 (176-177); STF 8C_273/2015 del 12 agosto 2015, consid.
3.5
-3.5.2; STF 8C_656/2009 del 14 aprile 2010).
Lo statuto
di lavoratore falso frontaliere è stato riconosciuto da questa Corte nelle
sentenze 38.2015.30 del 20 novembre 2015 e STCA 38.2015.53 del 2
dicembre 2015 relative ad assicurati con permesso B che sono
stati attivi in Svizzera uno come caposquadra minatore dal 2010 al 2013,
l’altro quale carpentiere dal 2011 al 2014 presso il medesimo cantiere e
alloggiavano nelle baracche del cantiere.
Inoltre con
giudizio 38.2015.17 del 23 novembre 2015 il TCA ha considerato lavoratore falso
frontaliere un assicurato con permesso L e in seguito B che ha lavorato in
Svizzera quale macchinista, ragnista, caposquadra con diversi contratti di
durata determinata dal 2011 al 2013 e le cui moglie e figlia minore abitano in
Italia, che dista dal luogo di lavoro in Svizzera 94/95 km, in una casa di loro
proprietà.
Anche con sentenza 38.2015.39
del 9 marzo 2016 questo Tribunale ha qualificato quale lavoratrice falsa
frontaliera un’assicurata al beneficio di un permesso tipo L e attiva quale
cuoca in virtù di contratti d’impiego di durata determinata in ambito
turistico, ciò che implicava, perlomeno nell’alta stagione, un impegno
lavorativo nei giorni feriali e nei giorni festivi, impedendole il rientro
regolare nel suo Stato di residenza.
In una
sentenza 38.2014.10 del 6 agosto 2014 massimata in RtiD I-2015 Nr. 54 pag.
782-784 e già citata al consid. 2.2, non è, per contro, stato ritenuto
lavoratore falso frontaliere un assicurato, al beneficio di un permesso B
dall’aprile 2012 e iscrittosi in disoccupazione da giugno 2013, che rivestiva
una posizione dirigenziale (guadagno assicurato di fr. 9'625.--) con contratto
di durata determinata (aprile 2012-giugno 2013), dispensato poi anzitempo, nel
dicembre 2012, dal prestare la propria attività lavorativa. Egli, inoltre, aveva trascorso la maggior parte del tempo tra
dicembre 2012 e giugno 2013 all’estero.
Neppure è
stato riconosciuto lo statuto di falso frontaliere nel giudizio 38.2015.44 del
18.
maggio 2016 concernente un assicurato, in possesso di un permesso di
dimora B dal 1° giugno 2012, che dall’aprile 2010 è stato legato - fino al
licenziamento nel 2014 - a una ditta in qualità dapprima di segretario e poi
come responsabile di specifici settori tramite un contratto d’impiego di durata
indeterminata che prevedeva una durata settimanale del lavoro di mediamente 42
ore suddivise in cinque giorni lavorativi.
Questa Corte
non ha potuto pronunciarsi in merito alla fattispecie di un assicurato
considerato (in un secondo tempo nella nuova decisione su opposizione emessa
pendente causa davanti al TCA) dalla Sezione del lavoro - visti
la tipologia dell'attività svolta con orari irregolari, la soluzione abitativa
e i rientri sporadici nel suo Paese di residenza - falso
frontaliere, poiché il caso è sfociato in uno stralcio (inc. 38.2015.77). Il Presidente del TCA,
nello stralcio del 13 gennaio 2016, ha in ogni caso citato le sentenze
cantonali da cui emerge un’interpretazione restrittiva della nozione di falso
frontaliere (cfr. STCA 38.2015.30 del 20 novembre 2015; STCA 38.2015.53
del 2 dicembre 2015; STCA 38.2015.17 del 23 novembre 2015).
In tale contesto è utile
ricordare che secondo il Tribunale federale nella categoria dei lavoratori falsi frontalieri fanno parte segnatamente i lavoratori stagionali, i
lavoratori operanti nel settore dei trasporti internazionali, i lavoratori che
esercitano normalmente la loro attività sul territorio di vari Stati membri e i
lavoratori occupati da un'impresa frontaliera (cfr. DTF 133 V 140; DTF 133 V
169.
(176-177); STF 8C_273/2015 del 12 agosto 2015, consid. 3.5.1-3.5.2; STF
8C_656/2009 del 14 aprile 2010; decisione U2 della Commissione
ammnistrativa per il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale del 12
giugno 2009 riguardante il campo d’applicazione dell’articolo 65, paragrafo 2,
del regolamento (CE) n. 883/2004 di cui la Svizzera tiene conto dal 1° aprile
2012).
2.7
Nella presente fattispecie il
ricorrente, da una parte, prima della disoccupazione, dal giugno 2014 al
dicembre 2015 ha lavorava in Svizzera presso la __________ con impieghi
temporanei (cfr. consid. 2.4.). Dall’altra, a __________ (__________) nella
casa di proprietà dei genitori dell’insorgente vivono sua moglie e i due figli
che studiano in provincia di __________, rispettivamente di __________ (cfr.
consid. 2.4.).
Dal profilo del diritto
internazionale occorre, in primo luogo, chiedersi se l’assicurato non debba
essere considerato quale vero lavoratore frontaliere (cfr. consid. 2.5.) che
rientra settimanalmente in Italia.
Qualora andasse
considerato lavoratore frontaliere che si trova in disoccupazione completa
(cfr. art. 1a cpv. 1 lett. c LADI), situazione diversa da quella del lavoro
ridotto (cfr. art. 1a lett. b LADI e STCA 38.2015.12 del 5 febbraio 2016 in
particolare consid, 2.6.), l’insorgente avrebbe diritto alle prestazioni di
disoccupazione in Italia.
Questa Corte, tutto ben
considerato, ritiene che gli elementi fattuali del caso di specie non
permettano di concludere, nemmeno in applicazione dell’usuale
principio della probabilità preponderante valido nel settore delle
assicurazioni sociali (cfr. STF 9C_316/2013 del 25 febbraio 2014 consid. 5.1.;
STF 8C_999/2010 del 15 marzo 2011; STF 8C911/2010 del 10 marzo 2011 consid.
3.
; STF 8C_909/2010 del 1° marzo 2011; DTF 129V 177 consid. 3 pag. 181; DTF
126.
V 353 consid. 5b pag. 360; DTF 125 V 193 consid. 2 pag. 195), che l’assicurato sia un vero lavoratore frontaliere.
In effetti l’insorgente,
già nel gennaio 2016, ha dichiarato alla Cassa di essere rientrato in Italia
sia nel periodo in cui lavorava per la __________, sia dal momento in cui si è
trovato in disoccupazione - dal 21 dicembre 2015 (cfr. doc. 1) - una volta al
mese (cfr. doc. 18).
Nella risposta di causa la
Cassa ha poi indicato che:
" (…)
Dalle ore lavorative dell’anno 2015, si
rileva che il Sig. RI 1 ha lavorato alcune volte anche di sabato e di domenica;
giorni che sono stati recuperati con la concessione di altri giorni settimanali
di libero (…)” (Doc. III)
Inoltre __________, con
cui l’assicurato divide la stanza a __________, e i conoscenti che vivono a __________
nello stesso stabile del ricorrente hanno confermato che il medesimo soggiorna
in Ticino durante tutti i giorni della settimana, compresi i sabato e le
domeniche, per minimo un mese (cfr. doc. C; D; E; F).
Rispondendo a dei quesiti
posti dal TCA (cfr. doc. XI), il rappresentante dell’assicurato, il 22 maggio
2016, ha poi precisato che il ricorrente, nel periodo dal giugno 2014 al
dicembre 2015, è rientrato in Italia nelle seguenti date
" - 5 luglio
2014;
- 1 agosto 2014;
- 20 settembre 2014;
- 25 ottobre 2015 (recte: 2014);
- 15 novembre 2015 (recte: 2014);
- 23 dicembre 2014;
- 7 febbraio 2015;
- 21 marzo 2015;
- 5 aprile 2015;
- 2 maggio 2015;
- 6 giugno2015;
- 4 luglio 2015;
- 31 luglio 2015;
- 19 settembre 2015;
- 17 ottobre 2015;
- 21 novembre 2015;
- 23 dicembre 2015” (Doc. XII p.to 2)
Il rappresentante
dell’insorgente ha, peraltro, puntualizzato, da una parte, che il rientro in
Italia solo mensile si spiega con il fatto che l’assicurato vive “separato in
casa” dalla moglie e che sarebbe in corso una procedura per formalizzare la
separazione presso lo studio dell’avv. __________ di __________ (cfr. doc. XII
p.to 3).
Dall’altra, che, come già
visto (cfr. consid. 2.4.), il ricorrente trascorreva i fine settimana con i
colleghi giocando a carte o a dama, andando nei boschi o per funghi e la sera
andando a mangiare una pizza (cfr. doc. XII p.to 4.)
2.8
Nel caso di specie va ora
esaminato se RI 1, volendo considerare la sua residenza in Italia (in proposito va osservato che il Tribunale
federale ha stabilito che nelle relazioni euro-internazionali in materia di sicurezza
sociale il domicilio viene determinato dal luogo in cui si trova il centro
principale degli interessi; cfr. il consid. 4.3.3. della STF C
101/04 del 9 maggio 2007, pubblicata in DTF 133 V 367; Patricia Usinger-Egger,
Ausgewählte Rechtsfragen des Arbeitslosenversicherungsrechts im Verhältnis
Schweiz-EU, in: Thomas Gächter [editore], Das europäische Koordinationsrecht
der sozialen Sicherheit und die Schweiz, Erfahrungen und Perspektiven,
Zurigo/Basilea/Ginevra 2006, pag. 37 e 39, note 24 e 38; consid. 2.5.) e
ritenuto che lo Stato di occupazione risulti essere la Svizzera, possa essere
trattato quale lavoratore falso frontaliere.
Il
Presidente di questa Corte, in un altro procedimento vertente
sull’assicurazione contro la disoccupazione (cfr. consid. 1.5. della STCA
38.2015.17
del 23 novembre 2015 già citata al consid. 2.6.) ha interpellato
la Segreteria di Stato dell’economia SECO riguardo ai falsi frontalieri.
L’avv. __________
della SECO, il 25 agosto 2015, ha affermato:
" (…)
Relativamente ai falsi frontalieri, va
rilevato che tali assicurati hanno la possibilità di scegliere in quale Stato
percepire le indennità di disoccupazione. Una volta la scelta effettuata, essi
devono sottoporsi al diritto dello Stato in questione. Ora, nel diritto
svizzero, il soggiorno effettivo in Svizzera rappresenta una condizione
essenziale del diritto alle indennità di disoccupazione.
Conseguentemente, agli stagionali
provenienti dall’UE/AELE viene concesso il diritto alle indennità di
disoccupazione se tutte le condizioni dell’art. 8 LADI sono adempite, compresa
la residenza effettiva in Svizzera.” (Doc. X; consid. 1.5.)
L’avv. __________ della
SECO, il 21 settembre 2015, rispondendo al Presidente del TCA che nel contesto
di un’altra vertenza in ambito LADI (cfr. STCA 38.2015.30 del 20 novembre
2015.
già citata al consid.
2.6
) ha posto ulteriori quesiti, ha affermato:
" (…)
possiamo solamente precisare che se dal falso frontaliero non può essere
preteso che trasferisca il domicilio in Svizzera, la residenza effettiva è
nondimeno necessaria al fine di percepire le indennità di disoccupazione (art.
12.
LADI; Circolare ID 883 cifra marg., A92; Prassi LADI B136 e segg.).
Infatti, considerato lo scopo
dell’iscrizione alla disoccupazione svizzera è di trovare un nuovo lavoro nel
nostro Paese, non può essere ammesso ad esempio che l’assicurato risieda
all’estero durante la settimana e che si presenti in Svizzera soltanto per
recarsi al colloquio di consulenza presso l’URC. Spetta comunque all’autorità
cantonale esaminare i singoli casi e determinare se un assicurato adempie
correttamente i suoi obblighi. Non ci è pertanto possibile fornire ulteriori
indicazioni generiche in merito.”
(Inc. 38.2015.30 doc. XIV)
2.9
Valutate tutte le circostanze
del caso di specie con attenzione, questa Corte ritiene che la situazione del
ricorrente (al beneficio presso __________ di impieghi temporanei che talvolta
lo occupavano anche durante i fine settimana; cfr. consid. 2.7.; doc. 14; 15) considerando
la sua residenza all’estero (cfr. consid. 2.8.), è assimilabile a quella dei
lavoratori stagionali il cui luogo di lavoro si trova in uno Stato differente
rispetto a quello di residenza e che rientrano nella categoria dei falsi
frontalieri che possono beneficiare del diritto di opzione, ossia possono
scegliere di mettersi a disposizione degli organi competenti in ambito di
assicurazione contro la disoccupazione del Paese in cui hanno esercitato
l’ultima attività lavorativa oppure del Paese di residenza (cfr. consid. 2.6.).
Da notare che con la
sentenza 38.2015.44 del 18 maggio 2016, citata sopra, questo Tribunale
ha stabilito che la situazione di un assicurato con
permesso B dal 1° giugno 2012 che dall’aprile 2010 fino al licenziamento nel
2014.
ha beneficiato, sempre con la stessa ditta, di un contratto di lavoro di
durata indeterminata che prevedeva una durata settimanale del lavoro di
mediamente 42 ore suddivise in cinque giorni lavorativi non fosse, invece,
assimilabile a quella delle figure professionali che possono rientrare nella
categoria dei falsi frontalieri (cfr. consid. 2.6.).
Va evidenziato che per i
lavoratori falsi frontalieri decade la condizione della residenza secondo l’art.
8.
cpv. 1 lett. c LADI, ma devono in ogni caso dimostrare di dimorare
regolarmente in Svizzera cercandovi attivamente lavoro (cfr. consid. 2.8.).
L’assicurato, come visto,
alloggia in un locale - camera di 23 mq condivisi con __________ (cfr. doc. 19;
18).
Egli ha dichiarato di
rientrare in Italia, anche nel periodo in cui si è trovato in disoccupazione,
una volta al mese (cfr. doc. 18) e i suoi conoscenti, che vivono anch’essi
nello stabile sito in via della Pietra 75 a __________ adibito, perlomeno
parzialmente, a dormitorio (cfr. consid. 2.5.; doc. 19), hanno confermato nel
febbraio 2016 che resta a __________ durante la settimana e nei fine settimana
minimo un mese (cfr. doc. C; D; E; F).
Agli atti, a parte le
dichiarazioni dell’insorgente e dei conoscenti sopra menzionate, non risultano
ulteriori elementi (ad esempio estratti bancari che comprovino prelevamenti
regolari in Svizzera; consumo di elettricità e acqua presso la camera di __________,
tenendo conto in ogni caso che la stessa è abitata da due persone) che comprovino
la costante presenza del ricorrente sul suolo ticinese dal dicembre 2015.
In tale contesto questa
Corte ribadisce che secondo la giurisprudenza federale per concludere circa l’esistenza di un’effettiva residenza in Svizzera
non basta in ogni caso che l’assicurato ritorni regolarmente in Svizzera allo
scopo di ossequiare i suoi obblighi di disoccupato (cfr. STFA C 290/03 del 6 marzo 2006).
D’altra
parte, è sufficiente dimostrare una “costante presenza sul mercato del lavoro
svizzero” (cfr. DTF 125 V 469), indipendentemente dal carattere più o meno
precario delle abitazioni reperite.
Alla luce
degli elementi appena esposti, questo Tribunale ritiene che la questione
relativa alla dimora in Svizzera dell’assicurato debba ancora essere
approfondita dalla parte resistente.
Gli atti
vanno, quindi, rinviati alla Cassa affinché appuri se il ricorrente dal
mese di dicembre 2015 ha dimorato effettivamente oppure no in Svizzera.
Qualora, dagli accertamenti
che la parte resistente esperirà, anche sentendo, se del caso, l’assicurato
stesso, __________, altri conoscenti e l’arch. __________, emerga che
l'insorgente è stato regolarmente presente su suolo elvetico dal dicembre 2015 e
che vi abbia attivamente cercato lavoro, il ricorrente potrà rientrare nella
categoria dei lavoratori falsi frontalieri che possono beneficiare del diritto
di opzione per quanto concerne l’assicurazione contro la disoccupazione (cfr.
consid. 2.6., in particolare STCA 38.2015.30 del 20 novembre 2015; STCA
38.2015.39
del 9 marzo 2016).
In tal caso la Cassa, per
riconoscere il diritto all'indennità di disoccupazione per il lasso di tempo a
far tempo dal 21 dicembre 2015, esaminerà anche gli altri presupposti fissati
dall'art. 8 LADI
2.10
L'assicurato, vincente in
causa, rappresentato da un sindacato, ha diritto all'importo di fr. 800.-- a
titolo di ripetibili (cfr. art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA; 30 Lptca; DTF 122 V
278; DTF 118 V 139).
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso è accolto
ai sensi dei considerandi e la decisione su opposizione del 4 febbraio 2016 è
annullata.
2. Gli atti sono rinviati alla
Cassa per nuovi accertamenti ai sensi del consid. 2.9.
3. Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
La Cassa verserà
all’assicurato l’importo di fr. 800.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.
4. Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Gianluca
Menghetti