38.2019.34
Rettamente negato condono di ID chieste in restituzione (scoperto reddito da attività lavorativa). Cassa non ha indotto ric. a optare per domanda condono invece di considerare suo scritto quale opposiz. a OR. Negata BF. Negli IPA non idicato attività. Ininfluente comunicazione a URC e fisco
27 gennaio 2020Italiano29 min
contestazione sul merito della decisone di ritenere il suo atteggiamento quale negligenza
Source ti.ch
Raccomandata
Incarto
n.
38.2019.34
rs
Lugano
27 gennaio 2020
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
con redattrice:
Raffaella Sartoris Vacchini,
vicecancelliera
segretario:
Gianluca Menghetti
statuendo sul ricorso del 20 maggio 2019 di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 3 aprile 2019 emanata da
Sezione del lavoro, 6501 Bellinzona
in materia di assicurazione contro la disoccupazione
ritenuto, in fatto
1.1. Con decisione del 17 maggio
2018 la Cassa __________ (in seguito: Cassa) ha chiesto ad RI 1, a seguito di
una comunicazione da parte della SECO secondo cui nel periodo dal 1° giugno
2016 al 30 giugno 2017, oltre alle indennità di disoccupazione, ha percepito un
reddito da attività lavorativa dal __________ di __________, la restituzione
della somma di fr. 8'491.85 corrispondenti a prestazioni LADI versate
indebitamente nel lasso di tempo citato (cfr. doc. 4/8).
1.2. Con decisione su opposizione
del 3 aprile 2019 l’Ufficio giuridico della Sezione del lavoro ha confermato la
precedente decisione del 2 agosto 2018 (cfr. doc. O=9), con cui era stata respinta
la domanda di condono della somma di fr. 8'491.85 interposta dall’assicurato il
28 maggio 2018 (cfr. doc. J=4/9; 4/11), non essendo realizzato il presupposto
della buona fede.
A motivazione del proprio
provvedimento l’amministrazione ha osservato:
" (…). Nel
caso in esame è accertato che l'interessato non ha indicato sui formulari
"Indicazioni della persona assicurata" l'attività svolta presso il __________
di __________ nel periodo dal 1. giugno 2016 al 30 giugno 2017. Per i mesi in
parola il signor RI 1, per quanto riguarda la predetta attività, ha sempre
risposto negativamente alla domanda n. 1 che recita: "Ha lavorato per uno
o più datori di lavoro?"; questo benché la semplice e chiara domanda di
detto formulario non lascia alcuno spazio a dubbi o esitazioni.
Non merita tutela la tesi dell'assicurato secondo cui essendo
"__________ non avrei mai pensato che dovevo notificarlo come
lavoro". Infatti, già solo per il fatto che riceveva una retribuzione egli
avrebbe dovuto notificarla alla Cassa, indipendentemente dalla denominazione
dell'attività come volontariato. Inoltre, secondo la giurisprudenza, la
circostanza che un assicurato, mentre lavora, non dichiari l'attività in
questione sui rispettivi formulari IPA, costituisce una negligenza grave che
esclude la buona fede nella percezione delle indennità di disoccupazione (cfr.
al proposito STCA 38.2012.62 del 27 febbraio 2013 consid. 2.7. e riferimenti
ivi citati). Questo vale a maggior ragione, se si pone mente al fatto che
secondo la giurisprudenza, non dichiarare un'attività sugli appositi formulari
costituisce una grave negligenza, indipendentemente dal fatto che venga
percepito o meno uno stipendio (cfr. al riguardo: DLA 1998 N 14 pago73 consid.
4b; STCA 38.2012.62 del 27 febbraio 2013, consid. 2.7. e riferimenti ivi
citati: "La circostanza che egli non abbia ricevuto il salario non è
invece decisiva secondo la giurisprudenza federale").
In conclusione, determinante è il fatto che egli non ha indicato
l'attività svolta nei mesi in parola sui rispettivi formulari IPA e quindi non
ha permesso alla Cassa né di poter valutare se l'attività fosse accessoria o
meno e nemmeno di tener conto del reddito realizzato. L'omissione in questione
deve essere ritenuta una negligenza grave che, come visto, esclude quindi il
riconoscimento della buona fede.
Va poi precisato che, la condizione della buona fede, nel contesto
della domanda di condono, è un concetto puramente giuridico, senza nessuna
implicazione di natura etica o sul valore della persona (cfr. STF 8C_408/2017
del 2 agosto 2017). (…)” (Doc. Q)
1.3. Contro la decisione su
opposizione, il 20 maggio 2019 l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha
inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, nel quale ha chiesto l’annullamento della
stessa e ha segnatamente rilevato:
" (…). Egli,
nelle imposte, non ha infatti mai dichiarato come salario i suddetti introiti
ma, per l'appunto, li ha sempre considerati come semplici indennità per
un'attività, quella di __________, volontaria ed extra professionale.
Detto altrimenti egli non riteneva che, trattandosi di introiti derivanti dalla
sua attività di __________, gli stessi avrebbero dovuto essere segnalati alla
Cassa __________, ciò che del resto appare manifestamente legittimo e che
rappresenta oltretutto una questione che sarebbe stato interessante valutare
nell'ambito di un'opposizione di merito.
(Prove: C.S., lettera __________ del 27 marzo 2018, lettera
__________ del 3 aprile 2018)
(…).
Vi è però che, nella concreta evenienza, sebbene si debba
ammettere che l'ignoranza della legge non sia protetta, semmai non si tratta
qui di questione di ignoranza, quanto piuttosto del fatto che il signor RI 1 è
stato manifestamente ingannato dal tenore del formulario che è stato chiamato a
sottoscrivere, nel quale si chiede espressamente "… Ha lavorato per uno o
più datori di lavoro?...". Il signor RI 1, persona semplice e non di
grande istruzione, ma soprattutto persona non abituata a riempire formulari e a
determinarsi su aspetti che egli giudica comunque per lui complicati, non
disponeva manifestamente degli strumenti che potessero permettergli di andare
oltre il tenore letterale. Egli non è un milite professionista, ma un __________
che svolge la sua attività nel __________ di __________, parallelamente ad
altri suoi colleghi che, a differenza sua, sono invece dei professionisti, così
come capita in ogni __________ di questo Cantone. Quello che lui percepisce per
il lavoro che svolge presso i __________, infatti, non è un salario,
così come lo è quello dei __________, ma unicamente un'indennità per coprire le
spese e il disturbo legati al fatto che, nella sua qualità di milite
volontario, egli è chiamato ad intervenire ad ogni orario e 365 giorni
all'anno. L'interpretazione della Sezione del lavoro del concetto di buona
fede, pertanto, appare particolarmente severa. Del resto il Tribunale federale
ha più volte avuto modo di esprimersi sul concetto di buona fede ex art. 9 CF
(DTF 121 V 66, 119 V 307 consid. 3a, 118 la 254 consid. B, 118 V 76 consid. 7)
ciò che impone in casu una ben diversa ponderazione dei fatti venuti in essere
o delle circostanze in cui si inseriscono. Appare infatti evidente che il
concetto di buona fede, viste le sue caratteristiche, va valutato di volta in
volta, secondo le circostanze concrete, tenuto conto anche della capacità che
una determinata persona ha di rendersi conto o meno del fatto che stia
sbagliando. Nel caso specifico appare sin troppo evidente come il signor RI 1
non fosse in misura di comprendere esattamente il senso della domanda che gli è
stata posta e come egli fosse pacificamente convinto di avere risposto
conformemente alla verità ad una domanda che, per la verità, difficilmente
poteva prestare il fianco ad un'interpretazione diversa rispetto a quella che
ne ha dato il signor RI 1. Del resto se il signor RI 1 avesse veramente voluto
fare il furbo - e ci sono anche quelli che lo fanno - avrebbe pacificamente
omesso anche di dichiarare sulle imposte le indennità che percepiva e percepisce
come __________. Egli ha invece sempre agito alla luce del sole in quanto era
tranquillo e sereno nel suo dire, sicuro che le indennità ricevute come __________,
non essendo i __________ il suo datore di lavoro e non essendo queste indennità
un salario, non dovesse essere dichiarato o comunque non presupponesse di
rispondere sì alla domanda sopra riportata. Appare pertanto evidente come la
buona fede, contrariamente al dire della Sezione del lavoro, sia qui
manifestamente data.
(Prove: c.s.) (…)” (Doc. I pag. 3, 6-7)
Fatti
1.4. Nella
sua risposta del 5 giugno 2019 la Sezione del lavoro ha postulato la reiezione
dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei
considerandi di diritto (doc. III).
1.5. Il
18 giugno 2019, il patrocinatore dell’insorgente, per conto di quest’ultimo, ha
ribadito quanto già indicato nel ricorso, e meglio:
" (…) al
signor RI 1, il quale evidentemente non era in misura di distinguere la
differenza tra opposizione alla richiesta di restituzione e condono, è stato di
fatto indotto a sottoscrivere una dichiarazione attestante il fatto che il suo
reclamo in realtà debba essere considerato quale richiesta di condono e non
contestazione sul merito della decisone di ritenere il suo atteggiamento quale negligenza
grave. A non averne dubbio ciò ha di partenza tolto al mio mandante buona parte
dei diritti che sarebbero invece stati garantiti, qualora, come era logico
invece ritenere, il suo scritto fosse stato considerato quale reclamo contro la
summenzionata decisione.” (Doc. V)
1.6. La parte resistente, il 26
giugno 2019, ha preso posizione al riguardo (cfr. doc. VII).
1.7. L’assicurato, tramite l’avv. RA
1, ha presentato ulteriori osservazioni il 9 luglio 2019 (cfr. doc. IX).
1.8. Il 14 agosto 2019 la Sezione
del lavoro ha richiamato e si è riconfermata nelle conclusioni esposte nella
risposta di causa e nello scritto del 26 giugno 2019 (cfr. doc. XI).
1.9. Il doc. XI è stato inviato
per conoscenza alla parte ricorrente (cfr. doc. XII).
in diritto
Considerandi
in ordine
2.1
La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione
giudiziaria (cfr. STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015, in particolare consid.
5.2, 5.3 e 6.1; STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11
luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011, consid. 2.1; STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98
del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del
22.
dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999. Vedi pure: STF 9C_807/2014
del 9 settembre 2015; STF 9C_585/2014 dell’8 settembre 2015).
nel merito
2.2
Oggetto del contendere è la
questione di sapere se la Sezione del lavoro abbia a ragione o meno negato a RI
1.
il diritto al condono della restituzione della somma di fr. 8'491.85 corrispondente
a parte delle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione percepite
indebitamente da giugno 2016 a giugno 2017 a causa dell’omessa dichiarazione
dell’attività lavorativa presso il __________ di __________.
L'art.
95.
LADI regola la restituzione di prestazioni.
Secondo il cpv. 1 di questo articolo, nel tenore in vigore dal 1° aprile 2011,
la domanda di restituzione è retta dall'art. 25 LPGA ad eccezione dei casi di
cui all'articolo 55 e 59c cpv. 4.
L'art.
25.
cpv. 1 LPGA stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono
essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era
in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.
La
giurisprudenza federale sviluppata in merito al condono regolato dal vecchio
art. 95 LADI conserva tutta la sua validità anche con l’entrata in vigore
dell’art. 25 LPGA (cfr. STF C21/07 dell’11 febbraio 2008 consid. 1.3.; STFA C 174/04 del 27 aprile 2005).
2.3
L'art.
4.
OPGA regola il condono.
Se il beneficiario era in buona fede e si trova in gravi difficoltà,
l’assicuratore rinuncia completamente o in parte alla restituzione delle
prestazioni indebitamente concesse (cfr. art. 4 cpv. 1 OPGA).
Determinante
per il riconoscimento di una grave difficoltà è il momento in cui la decisione
di restituzione passa in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 2 OPGA).
Il
condono è concesso su domanda scritta. La domanda, motivata e corredata dei
necessari giustificativi, deve essere inoltrata entro 30 giorni dal momento in
cui la decisione è passata in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 4 OPGA).
Sul
condono è pronunciata una decisione (cfr. art. 4 cpv. 5 OPGA).
L'art.
5.
OPGA definisce cosa si intende con "gravi difficoltà" e recita:
"
1.
La grave difficoltà ai sensi dell’articolo 25
capoverso 1 LPGA è data quando le spese riconosciute a norma della legge
federale del 19 marzo 1965 sulle prestazioni complementari all’assicurazione
per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (LPC) e le spese supplementari di
cui al capoverso 4 superano i redditi determinanti secondo la LPC.
2.
Per il
calcolo delle spese riconosciute ai sensi del capoverso 1 sono computati:
a.
per le persone che vivono a casa:
quale importo destinato alla copertura del fabbisogno
vitale: l’importo massimo secondo le categorie di cui all’articolo 3b capoverso
1.
lettera a LPC, quale pigione di un appartamento: l’importo massimo secondo le
categorie di cui all’articolo 5 capoverso 1 lettera b LPC;
b. per le persone che vivono in un
istituto: quale importo per le spese personali, 4800 franchi l’anno;
c. per tutti, quale importo forfetario
per l’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie: il premio massimo
per la rispettiva categoria secondo la versione vigente dell’ordinanza del DFI3
sui premi medi cantonali dell’assicurazione delle cure medico-sanitarie per il
calcolo delle prestazioni complementari.
3.
La
franchigia per gli immobili conformemente all’articolo 3c capoverso 1 lettera c
LPC ammonta a 75 000 franchi. Il computo della sostanza nel caso di beneficiari
di una rendita di vecchiaia che vivono in un istituto o un ospedale (art. 3c
cpv. 1 lett. c LPC) ammonta a un decimo. Nel caso di persone parzialmente
invalide è computato solo il reddito effettivo ottenuto dall’attività
lucrativa. Non è tenuto conto di un’eventuale limitazione cantonale delle spese
per il soggiorno in un istituto.
4.
Sono
computati come spese supplementari:
a. per le persone sole, 8000 franchi;
b. per i coniugi, 12 000 franchi;
c. per gli orfani e per i figli che
danno diritto a una rendita per figli dell’AVS o dell’AI, 4000 franchi per
figlio.”
Secondo
la legge, dunque, perché sia concesso il condono dall'obbligo di restituzione,
è necessario che siano adempiuti cumulativamente i seguenti presupposti:
-
l'interessato ha percepito la prestazione indebita in buona fede;
-
la restituzione gli imporrebbe una grave difficoltà.
Qualora
difetti una delle due condizioni suelencate, il condono non può essere
accordato.
2.4
La
buona fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è versata
indebitamente. Di detta ignoranza egli non si può prevalere se la stessa è
stata determinata da sua negligenza.
La
giurisprudenza ha precisato che la buona fede, intesa come presupposto del
condono, deve essere esclusa qualora i fatti che hanno determinato l'obbligo di
restituire (violazione dell'obbligo di annunciare o di informare) siano
imputabili a comportamento doloso o negligenza grave. Viceversa, l'assicurato
può prevalersi della buona fede quando l'atto o l'omissione colpevole siano
costitutivi solo di una violazione lieve dell'obbligo di annunciare o di
informare (cfr. STF 9C_16/2019 del 25 aprile 2019 consid. 4; STF 9C_463/2016
del 12 luglio 2017 consid., 2.1.; STF 8C_373/2016 del 29 marzo 2017 consid. 4,
pubblicata in DLA 2017 N. 5 pag. 144; STF 8C_79/2017 del 30 giugno 2017 consid.
4.1.; DTF 138 V 218 consid. 4; STF 8C_865/2008 del 27 gennaio 2009 consid. 4;
STFA del 16 giugno 2003 nella causa C., C 130/02, consid. 2.3; DLA 2003 N. 29,
consid. 1.2, pag. 260; DLA 2002 N. 38, consid. 2a, pag. 258; DLA 2001 N. 18,
consid. 3a, pag. 161-162; DLA 1998 N. 14, consid. 4a, pag. 73; DLA 1992 N. 7,
consid. 2b, pag. 103; DTF 112 V 97, consid. 2c, pag. 103, DTF 110 V 176,
consid. 3c, pag. 180).
Si
è in presenza di una negligenza grave allorquando un avente diritto non si
attiene a ciò che può essere ragionevolmente preteso da una persona capace di
discernimento in una situazione identica e nelle medesime circostanze (cfr. STF
9C_16/2019 del 25 aprile 2019 consid. 4; STF 8C_373/2016 del 29 marzo 2017,
pubblicata in DLA 2017 N. 5 pag. 144; DTF 110 V 176 consid. 3d).
Inoltre,
la buona fede deve essere negata se colui che si è arricchito, al momento del
versamento, poteva attendersi di dover restituire, in quanto sapeva o doveva
sapere, facendo prova dell’attenzione richiesta, che la prestazione era
indebita (art. 3 cpv. 2 CC; DTF 130 V 414 consid. 4.3 e i riferimenti ivi
menzionati).
2.5
Con
l'entrata in vigore della LPGA al 1° gennaio 2003 il vecchio art. 96 LADI, che
regolava l'obbligo di informare e di annunciare, è stato abrogato.
L'art.
28.
LPGA regola la "Collaborazione nell'esecuzione".
Gli
assicurati e il loro datore di lavoro devono collaborare gratuitamente
all’esecuzione delle varie leggi d’assicurazione sociale (cfr. art. 28 cpv. 1
LPGA).
Colui
che rivendica prestazioni assicurative deve fornire gratuitamente tutte le
informazioni necessarie per accertare i suoi diritti e per stabilire le
prestazioni assicurative (cfr. art. 28 cpv. 2 LPGA).
Chi
pretende prestazioni assicurative deve autorizzare tutte le persone e i
servizi, segnatamente il datore di lavoro, i medici, le assicurazioni e gli
organi ufficiali a fornire nel singolo caso tutte le informazioni, sempre che
siano necessarie per accertare il diritto a prestazioni. Queste persone e
questi servizi sono tenuti a dare le informazioni (cfr. art. 28 cpv. 3 LPGA).
L'art.
31.
LPGA regola la "Notificazione nel caso di cambiamento delle
condizioni".
L’avente
diritto, i suoi congiunti o i terzi ai quali è versata la prestazione sono
tenuti a notificare all’assicuratore o, secondo i casi, al competente organo
esecutivo qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni
determinanti per l’erogazione di una prestazione (cfr. art. 31 cpv. 1 LPGA).
Qualsiasi
persona o servizio che partecipa all’esecuzione delle assicurazioni sociali ha
l’obbligo di informare l’assicuratore se apprende che le condizioni
determinanti per l’erogazione di prestazioni hanno subìto modifiche (cfr. art.
31.
cpv. 2 LPGA).
Il
dovere di informare deve dunque essere sempre rispettato da parte dei
beneficiari di prestazioni.
Devono
essere fornite, di conseguenza, tutte le indicazioni necessarie per valutare
l'adempimento delle condizioni da ossequiare per avere diritto alle indennità
(cfr. STFA C 273/05 del 7 aprile 2006 consid. 2.3.2.2.; STFA C 104/01 del 25
luglio 2001, consid. 2 in fine).
Secondo
la giurisprudenza federale è peraltro irrilevante se le informazioni
inveritiere o incomplete sono causali per l'erogazione delle prestazioni
assicurative o del relativo calcolo (cfr. DTF 123 V 151 consid. 1b; STF C 288/06 del 27 marzo 2007 consid. 2; DLA 1993/1994 N. 3 pag. 21).
Il
dovere di informazione costituisce una concretizzazione del principio della
buona fede (cfr. STF 8C_253/2018 del 19 febbraio 2019 consid. 7.3.4.).
In
una sentenza 8C_807/2007 del 18 agosto 2008 l’Alta Corte ha respinto il ricorso
di un assicurato al quale era stato negato il condono della restituzione della
somma di fr. 5'776.30, chiesta, in quanto era emerso che egli aveva lavorato
senza annunciare tale attività.
All’assicurato
è stata negata la buona fede, poiché, anche se, come da lui sostenuto, avesse
effettivamente avvertito il suo consulente in merito a tale occupazione, aveva
comunque risposto sempre negativamente alla domanda di sapere se esercitasse
un’attività lucrativa dipendente o indipendente, ossia una questione
determinante per il calcolo dell’indennità da parte della cassa di
disoccupazione.
Nulla,
poi, consentiva di concludere che il suo consulente gli avesse suggerito di
rispondere negativamente alla domanda relativa all’esercizio di un’attività
lavorativa.
L’assicurato,
del resto, non poteva ragionevolmente credere che la Cassa fosse al corrente
della sua attività. In assenza di attestati di guadagno intermedio o
certificati di salario forniti dall’assicurato, la Cassa non poteva conoscere
l’importo effettivamente conseguito, di modo che l’assicurato non aveva validi
motivi per pensare che le indennità di disoccupazione versategli erano state
calcolate tenendo conto del reddito in questione.
In
un’altra sentenza 8C_218/2015 del 7 settembre 2015 il TF ha ricordato che la
LADI non prevede lo scambio generale di informazioni tra l’URC e le varie casse
di disoccupazione. Benché sia gli URC che le casse siano degli organi esecutivi
dell’assicurazione contro la disoccupazione, si tratta di due autorità distinte
con compiti e competenze differenti. Inoltre in quel caso di specie non si
poteva dedurre dal verbale del 17 maggio 2010 che il consulente dell’URC aveva
indicato all’assicurato che non occorreva segnalare i guadagni intermedi. Il
consulente sapeva che l’assicurato svolgeva dei “piccoli mandati”, ma poteva
partire dal presupposto che l’assicurato compilasse il formulario nel modo
corretto. In assenza di un sospetto di frode, non si può esigere dagli URC che
trasmettano sistematicamente alle Casse di disoccupazione tutti gli elementi di
cui vengono a conoscenza durante lo svolgimento delle loro funzioni, anche se
gli stessi possono far pensare che l’assicurato consegue un guadagno
intermedio.
2.6
Nella concreta evenienza
dalle carte processuali emerge che RI 1 ha lavorato presso le __________ di __________
dal 25 febbraio 2009 al 30 novembre 2015 tramite impieghi temporanei e dal 1°
dicembre 2015 al 31 maggio 2016 in virtù di un contratto a tempo pieno di
durata determinata (cfr. doc. 4/1; 2).
L’assicurato si è
annunciato per il collocamento il 29 febbraio 2016 con effetto dal 1° giugno
2016, dichiarando di cercare un’occupazione al 100% (cfr. doc. 2/1).
La Cassa gli ha aperto un
termine quadro per la riscossione di prestazioni dal 1° giugno 2016 al 31
maggio 2018 con un guadagno assicurato ammontante a fr. 5'000.-- (cfr. doc. Q).
Nei formulari “Indicazioni
della persona assicurata” relativi ai mesi da giugno 2016 a giugno 2017 alla
domanda “Ha lavorato per uno o più datori di lavoro?” il ricorrente ha risposto
negativamente tranne per il mese di luglio 2016 in cui ha indicato che dall’11
al 29 luglio 2016 ha lavorato per il __________ di __________ (cfr. doc. 4/2).
Da un controllo effettuato
dalla SECO a fine 2017 è emerso che nell’arco di tempo giugno 2016 – giugno
2017, durante il quale ha beneficiato di indennità di disoccupazione, l’insorgente
ha svolto un’attività lavorativa presso il __________ di __________ il cui
guadagno sarebbe stato di fr. 10'708.60 da giugno a dicembre 2016 e di fr.
12'203.20 da gennaio a giugno 2017 (cfr. doc. 4/7).
La Cassa, ricevuta la
segnalazione della SECO e dopo aver dato la possibilità all’assicurato di
esprimersi al riguardo (cfr. doc. 4/7) - il quale è rimasto silente -, il 17
maggio 2018 gli ha chiesto la restituzione della somma di fr. 8'491.85,
corrispondente a prestazioni LADI percepite a torto tenendo conto delle entrate
conseguite in qualità di __________ (cfr. doc. 4/8; consid. 1.1.).
Il 28 maggio 2018
l’insorgente ha comunicato alla Cassa:
" (…) Io non
ho mai pensato di nascondere le mie entrate che mi versavano __________, iI mio
collocatore era al corrente che facevo parte del __________ di __________ e pure
anche la Cassa disoccupazione.
La mia giustificazione è che facendo parte come __________ non
avrei mai pensato che dovevo notificarlo come lavoro. È vero che ho percepito
dei soldi, ma è anche vero che non li percepivo ogni mese, e poi sono sempre
stati dichiarati, non ho mai cercato di fregare nessuno.
In merito alla vostra decisione sulla restituzione dell'importo di
8’491.85, mi pare un po’ eccessivo.
Io non ho la possibilità di versare questo importo entro 30 giorni
e poi mi trovo in una situazione famigliare un po' complicata causa divorzio. Vi
chiedo gentilmente di rivalutare la decisione. (Doc. 4/9)
In proposito la Cassa, il
29.
maggio 2018, ha trasmesso all’assicurato il seguente scritto:
" Nella
lettera del 28 maggio 2018 ci comunica il suo disaccordo circa la restituzione
di fr. 8'491.85 richiesta nella decisione n. __________.
Sulla base delle disposizioni legali, la cassa è tenuta a
effettuare ulteriori accertamenti. La preghiamo di comunicare se la sua lettera
del 28 maggio 2018 deve essere intesa come:
- un'opposizione
all'esame materiale (ciò significa che esprime il suo disaccordo circa il
contenuto della decisione che, nella sua forma attuale, non giudica corretto).
oppure
- una
domanda ufficiale di condono (ciò significa che si dichiara d'accordo con il
contenuto della decisione, ma che non è in grado di rimborsare la
restituzione).
Attendiamo la sua risposta scritta entro 5 giorni, in caso
contrario tratteremo la sua lettera sulla base degli atti disponibili come
nulla.
Significato di “opposizione”
Lei stesso, nonché chiunque sia direttamente toccato dalla
decisione o abbia un interesse comprovabile al suo annullamento o alla sua
modifica, ha la possibilità di presentare un'opposizione scritta contro tale
decisione. L'opposizione deve contenere una richiesta e una motivazione e deve
essere redatta in una lingua ufficiale (tedesco o francese). La procedura è
esente da spese. L'istanza d'opposizione può modificare la decisione di
opposizione anche a suo favore.
Significato di “domanda di condono”
Se al momento della riscossione delle prestazioni assicurative era
in buona fede e un rimborso graverebbe pesantemente sulla sua situazione, può
chiedere un condono totale o parziale. La richiesta scritta, comprensiva di
motivazione e di tutti i giustificativi, deve essere presentata alla cassa
entro un termine di 30 giorni a decorrere dal passaggio in giudicato della
decisione di restituzione. La cassa presenterà poi il caso al servizio
cantonale affinché sia presa una decisione.” (Doc. 4/10)
Il 4 giugno 2018 il
ricorrente ha risposto:
" (…) sono
d’accordo della decisione ma (n.d.r.: non) su un caso di frode o lavoro
nero. Come vi ho già spiegato nella mia lettera precedente non ho voluto
nascondere per nessun motivo il reddito che percepivo come __________ presso il
__________ di __________ essendo che il tutto è stato dichiarato.
Essendo stato sempre in buonafede vi chiedo gentilmente un condono
totale.
Come vi ho già annunciato nella lettera del 28 maggio non ho la
possibilità economica di effettuare questo rimborso. Purtroppo anche la mia
situazione famigliare non è delle migliori causa divorzio, ho anche una figlia
di 8 anni.” (Doc. 4/11)
Il 21 giugno 2018 la Cassa
ha sottoposto per decisione all’Ufficio giuridico della Sezione del lavoro la
richiesta di condono dell’assicurato (cfr. doc. 5).
Con decisione del 2 agosto
2018.
la parte resistente ha negato a RI 1 il condono, difettando la condizione
della buona fede (cfr. doc. O=9; consid. 1.2.).
Tale provvedimento è stato
confermato con decisione su opposizione del 3 aprile 2019 (cfr. doc. Q; consid.
1.2.).
2.7
Chiamata a dirimere la
presente vertenza, questa Corte rileva innanzitutto che la parte ricorrente ha
censurato l’agire della Cassa che avrebbe indotto l’assicurato a optare per la
domanda di condono, invece di considerare il suo scritto del 28 maggio 2018
quale opposizione all’ordine di restituzione, facendolo così rinunciare senza
rendersene conto al diritto di poter contestare nel merito la decisione di
restituzione della Cassa di fr. 8'491.85 (cfr. doc. I p.ti 3 e 7; V; IX).
Tutto ben considerato, il
TCA ritiene che la Cassa, considerando che l’assicurato avesse unicamente
postulato il condono, abbia proceduto correttamente senza violare, in
particolare, l’art. 27 LPGA (dovere di informazione e consulenza da parte
dell’amministrazione).
In effetti già nello
scritto del 28 maggio 2018 (cfr. doc. 4/9 consid. 2.6.), inviato alla Cassa a
seguito dell’emissione dell’ordine di restituzione del 17 maggio 2018,
l’insorgente - affermando di non avere mai pensato di nascondere le sue
entrate, di non aver pensato di dover notificare l’attività di __________ quale
lavoro, di aver sempre dichiarato le relative entrate non avendo mai cercato di
fregare nessuno e di non avere la possibilità di versare l’importo entro 30
giorni, trovandosi in una situazione familiare un po’ complicata causa divorzio
(cfr. doc. 4/9) - ha addotto motivi connessi più che altro al condono (buona
fede e onere gravoso).
Egli non ha contestato in
quanto tale il principio di restituzione o l’ammontare richiestogli.
La Cassa, il 29 maggio
2018, ha in ogni caso chiesto ragguagli al ricorrente, domandandogli
esplicitamente se la lettera del 28 maggio 2018 andava intesa quale opposizione
all’ordine di restituzione, ossia quale disaccordo con il contenuto dello
stesso, oppure quale domanda di condono, precisando segnatamente che in
tal caso si dichiarava d’accordo con il contenuto della decisione di
restituzione ma esprimeva la propria impossibilità a rimborsare la somma
richiesta (cfr. doc. 4/10).
Le spiegazioni fornite
dalla Cassa il 29 maggio 2018 non risultano fuorvianti, bensì univoche.
Il TCA non ignora che la
parte ricorrente sostiene che vi sia stato un contatto telefonico tra la Cassa
e l’assicurato in occasione del quale sarebbe stato indotto a rispondere che la
sua presa di posizione era da considerare quale condono (cfr. doc. I pag. 4;
IX).
Tuttavia non è stato
esplicitato, oltre al nominativo della persona con cui l’insorgente avrebbe
parlato, in che modo sarebbe stato indotto a non formulare opposizione contro
la decisione di restituzione. Più specificatamente l’assicurato non ha
dichiarato che la Cassa gli avrebbe indicato che un’eventuale opposizione contro
l’ordine di restituzione non aveva possibilità di successo, rispettivamente che
la richiesta di condono sarebbe stata accolta.
Del resto il ricorrente
nel seguente scritto del 4 giugno 2018 ha chiaramente indicato di essere
d’accordo con la decisione di restituzione e ha ribadito di non aver voluto
nascondere per nessun motivo il reddito che percepiva come __________. Egli,
evidenziando di essere sempre stato in buona fede, ha così chiesto un condono
totale (cfr. doc. 4/11).
Giova, infine, rilevare
che il TF nella sentenza C 258/01 del 2 luglio 2003 nel contesto di indennità
per lavoro ridotto ha stabilito che nel caso di una ditta che aveva
tardivamente impugnato una determinata decisione, poiché la Cassa di
disoccupazione le aveva indicato che l’impugnativa era senza possibilità di
successo, non si giustificava la restituzione del termine. La buona fede ex
art. 9 Cost. della parte ricorrente non poteva essere tutelata, visto che
l’affermazione della Cassa non era vincolante e corrispondeva soltanto a una
sua valutazione soggettiva.
2.8
Come visto sopra, l’assicurato,
nei formulari “Indicazioni della persona assicurata” per i mesi da giugno 2016
a giugno 2017, non ha indicato di avere svolto l’attività di __________ presso
il __________ di __________ (cfr. doc. 4/2; consid. 2.6.).
L’insorgente
ha così disatteso i suoi obblighi di cui agli art. 28 e 31 LPGA (cfr. consid. 2.5.).
La
mancata comunicazione di cui sopra, allorquando egli era iscritto in
disoccupazione, ha impedito alla Cassa di verificare in modo corretto in che
misura potevano essergli assegnate le indennità di disoccupazione per l’arco di
tempo da giugno 2016 a giugno 2017 (cfr. art. 28 cpv. 2 LADI).
Al riguardo va segnalato
che il consulente del personale URC, il 7 giugno 2016, contestualmente alla
compilazione del “Piano d’azione” aveva d’altronde reso attento il ricorrente
che “ogni prova lavorativa (anche non pagata) deve essere comunicata in
anticipo all’URC e segnalata sul formulario Indicazioni della Persona Assicurata
(IPA)” (cfr. doc. 2/1).
Come indicato nella
risposta di causa (cfr. doc. III pag. 3), l’assicurato da tale indicazione avrebbe
dovuto e potuto dedurre che, se sull’IPA va annotata anche una semplice prova
di lavoro non pagata, a maggior ragione, era necessario informare circa
l’attività di volontariato quale __________ da cui percepiva delle indennità.
L’Alta Corte ha, ad
esempio, avuto modo di stabilire che costituisce una grave negligenza -
escludente di conseguenza il riconoscimento della buona fede - il fatto di non
informare la Cassa di lavorare a titolo gratuito regolarmente a metà tempo e
per quasi un anno per conto della ditta del proprio figlio (cfr. pure STF C 292/02 del 15 marzo 2004 consid. 4.2.).
Il ricorrente ha addotto
di avere dichiarato l’attività di __________, in particolare, all’URC e nelle
dichiarazioni fiscali (cfr. doc. I pag. 3; 4/9).
Al riguardo è utile
osservare, da una parte, che il Tribunale federale, nel giudizio 8C_218/2015
del 7 settembre 2015, citato sopra (cfr. consid. 2.5.), ha ricordato che la
LADI non prevede lo scambio generale di informazioni tra l’URC e le varie casse
di disoccupazione.
Inoltre, in ogni caso, la
comunicazione all’URC non esimeva l’insorgente dal compilare rettamente i
formulari “Indicazioni della persona assicurata” (cfr. anche STF 8C_448/2007
del 2 aprile 2008 menzionata dalla parte resistente nella decisione su
opposizione e nella risposta di causa).
Dall’altra, in relazione
al fatto di avere dichiarato fiscalmente le indennità quale __________ è utile
sottolineare che la nostra Massima istanza, in una sentenza C 103/06 del 2
ottobre 2006, ha ribadito che per negare la buona fede nel contesto del condono
non è necessario un comportamento doloso, né fraudolento (cfr. pure STF 8C_617/2009
consid. 6.1. del 5 novembre 2009).
In una sentenza
8C_408/2017 del 2 agosto 2017 (anch’essa pure indicata dalla Sezione del lavoro
nella decisione su opposizione; cfr. doc. Q; consid. 1.2.) il TF ha poi precisato
che nell’ambito del condono la condizione della buona fede è un concetto
puramente giuridico, senza nessuna implicazione di natura etica o sul valore
delle persone.
Infine va rilevato che con
giudizio 8C_373/2016 del 29 marzo 2017, pubblicato in DLA 2017 N. 5 pag. 144, anche
citato nella risposta di causa (cfr. doc. III), l’Alta Corte ha deciso che
un’assicurata che ricopre la carica di consigliera comunale deve informare la
Cassa della sua funzione e dell’indennità percepita. Se omette di farlo agisce
con negligenza grave e non è quindi ammissibile la buona fede.
Il TF ha specificato che
in quel caso di specie l’assicurata non poteva dedurre dalla formulazione delle
domande nei formulari IPA (Ha lavorato per uno o più datori di lavoro? Ha
esercitato un’attività indipendente?) che il suo reddito quale consigliera
comunale non fosse da annunciare. Dalla lettura di tali quesiti si comprende
piuttosto che è richiesto agli assicurati di segnalare lo svolgimento di
un’attività lucrativa, indipendentemente dalla sua natura.
In simili condizioni la
Sezione del lavoro, a ragione, ha negato l’esistenza del presupposto della
buona fede, in quanto l’assicurato ha commesso una grave negligenza non
indicando sui formulari mensili della Cassa lo svolgimento dell’attività in
questione.
2.9
Alla
luce delle risultanze di cui sopra, il TCA, non potendo riconoscere la buona
fede del ricorrente, prima condizione per ottenere un eventuale condono, deve
confermare la decisione su opposizione del 3 aprile 2019.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso è respinto.
2. Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3. Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Il presidente Il
segretario di Camera
Daniele Cattaneo Gianluca
Menghetti