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Decisione

38.2020.66

A una società concesse ILR dal 21.4.20 (data del preannuncio) al 20.10.20, in applicazone dell'art. 8b Ordinanza COVID-19 AD che deroga agli art. 36 cpv. 1 LADI e 58 cpv. 1-4 OADI. A ragione la Sezione del lavoro non ha riconosciuto le ILR già dal 16.03.20 come invece richiesto dalla ditta

1 febbraio 2021Italiano41 min

quanto concerne l'ammissione dell'effetto retroattivo e l'argomentazione della RI

Source ti.ch

Incarto

n.

38.2020.66

DC/sc

Lugano

1° febbraio 2021

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

composto dei giudici:

Daniele Cattaneo, presidente,

Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

segretario:

Gianluca Menghetti

statuendo sul ricorso del 15 novembre 2020 di

RI 1

contro

la decisione su opposizione del 16 ottobre 2020 emanata da

Sezione del lavoro, 6501 Bellinzona

in materia di assicurazione contro la disoccupazione

ritenuto, in fatto

1.1. Il 21 aprile 2020 la RI 1 ha

inoltrato un Preannuncio di lavoro ridotto per il periodo dal 21 al 30 aprile

2020 ed ha fornito i seguenti motivi che l’hanno indotta ad introdurre tale

misura:

" Siamo un __________.

Chiusura obbligatoria dettata dallo Stato per emergenza COVID-19 e

impossibilità di passare la frontiera per la mia maestra-macchinista, dal

12.03.2020 al 20.04.2020. Dal 21.04.2020, lavoreremo finché avremmo lavoro.

L’apertura dei negozi e l’arrivo del filato indispensabile per il nostro lavoro

determinerà la ripresa pina del nostro lavoro.” (Doc. 1)

1.2. Il 28 aprile 2020 la Sezione

del lavoro ha sollevato opposizione parziale e ha riconosciuto il diritto ad

indennità per lavoro ridotto per il periodo dal 21 aprile al 20 ottobre 2020

(cfr. doc. 2).

1.3. Contro questa decisione l’azienda

ha inoltrato il 5 maggio 2020 una tempestiva opposizione nella quale ha

rilevato:

" Siamo un __________

che impiega un totale di 3 persone: 2 dipendenti e una dirigente.

In data 21 aprile 2020 ho inoltrato una domanda di indennità per

lavoro ridotto.

Dal 16 di marzo 2020, abbiamo ottemperato all'ordine di chiusura

obbligatorio dettato dallo Stato per l'emergenza COVID-19. Il RI 1 è dunque

stato chiuso totalmente dal 16 marzo fino al 21 aprile.

Abbiamo ripreso la nostra attività il martedì 21 aprile, avendo

ancora qualche ordini ricevuti prima della chiusura forzata del 16 di marzo

2020. Lavoreremo fino a quando ci sarà lavoro, tenendo conto della riapertura

dei negozi-nostri clienti- e della disponibilità dei filati indispensabili per

il nostro lavoro, che maggiormente ci viene dall'Italia.

Quando ho riempito il modulo per il Preannuncio di lavoro ridotto,

mi sono resa conto che non si poteva mettere la data reale del momento nel

quale il lavoro ha dovuto effettivamente fermarsi. Avendo letto che i vostri

servizi erano oberati di lavoro, ho inoltrato la mia domanda di indennizzo solo

quando abbiamo ripreso il lavoro il 21 aprile. E non ho letto da nessuna parte

che bisognava fare questa domanda il giorno stesso della chiusura obbligatoria

della mia azienda per ricevere indennizzi che partono dal momento della

chiusura reale della ditta.

Vi sarei dunque molto grata di per favore considerare una mi

richiesta di retroattività dell'indennizzo per lavoro ridotto, a partire del 16

di marzo 2020 fino al 20 di aprile 2020, periodo nel quale il mio RI 1 ha

dovuto chiudere per decisione dello Stato.” (Doc. 3)

1.4. Con decisione su opposizione

del 16 ottobre 2020 la Sezione del lavoro ha confermato il precedente

provvedimento. Dopo avere sottolineato che non esiste alcun motivo che permette

la restituzione del termine ai sensi dell’art. 41 LPGA, l’amministrazione ha

rilevato:

" (…) Per

quanto concerne l'ammissione dell'effetto retroattivo di un preannuncio di

lavoro ridotto si osserva quanto segue.

In data 20 marzo 2020 è entrata in vigore l'Ordinanza COVID-19

assicurazione contro la disoccupazione, nella quale è stabilito che "in

deroga all'articolo 36 capoverso 1 LADI e all'articolo 58 capoversi 1-4

dell'ordinanza del 31 agosto 1983 sull'assicurazione contro la disoccupazione

(OADI), II datore di lavoro, se intende pretendere l'indennità di lavoro

ridotto per i suoi lavoratori, non è tenuto a rispettare il termine di

preannuncio prescritto." (cfr. art. 8b cpv. 1 Ordinanza COVID-19

assicurazione contro la disoccupazione). Tale articolo prevede quindi una

deroga al rispetto del termine di preannuncio di 10, rispettivamente di tre

giorni, previsto dagli artt. 36 cpv. 1 LADI e 58 cpv.1 OADI. Non è tuttavia

prevista una deroga all'obbligo di preannunciare l'introduzione del lavoro

ridotto all'autorità competente. In altre parole, con la summenzionata

Ordinanza, è stato soppresso il termine di preannuncio ma non il preannuncio

stesso. Ciò significa che il datore di lavoro rimane obbligato a preannunciare,

vale a dire a notificare prima dell'inizio, il lavoro ridotto al

servizio cantonale, avendo però - eccezionalmente - diritto alle indennità per

lavoro ridotto dalla data di inoltro di detto preannuncio. Essendo rimasto in

vigore l'obbligo di inoltrare per scritto all'autorità competente il

preannuncio prima dell'inizio, del lavoro ridotto, non può essere ammesso il

diritto all'indennità con effetto retroattivo (cfr. décision 25.06.2020 Cour de

Justice Canton de Genève, ATAS/510/2020, consid. 6).

Tenuto conto di quanto sopra, non essendo tenuti a rispettare

alcun termine di preannuncio e non essendovi alcuna base legale per ammettere l'effetto

retroattivo, a far stato è quindi la data di inoltro del preannuncio. Nel caso

in esame avendo la ditta la ditta inoltrato il proprio preannuncio solo una

volta ripresa l'attività in data 21 aprile 2020, il diritto all'indennità di

lavoro ridotto può essere riconosciuto unicamente a partire da tale data. (Doc.

A1 pto. 3)

La Sezione del lavoro ha

poi precisato che il lavoro ridotto è autorizzato soltanto fino al 31 agosto

2020, per i seguenti motivi:

" (…) A

titolo meramente informativo si osserva che a norma dell'art. 8c Ordinanza

COVID-19 assicurazione contro la disoccupazione "in deroga all'articolo

36 capoverso 1 LADI, il preannuncio dev'essere rinnovato se il lavoro ridotto

dura più di sei mesi". Tale articolo è tuttavia stato abrogato con effetto

dal 1° settembre 2020 (cfr. modifica 12.08.2020 dell'Ordinanza COVI D-19

assicurazione contro la disoccupazione), pertanto - indipendentemente

dall'inoltro di un'eventuale opposizione - le decisioni il cui periodo di

diritto alle indennità in data 31.08.2020 durava da almeno 3 mesi sono state

decurtate al 31 agosto 2020.

Di conseguenza alla RI 1 il periodo di lavoro ridotto autorizzato

è stato automaticamente modificato dal 21 aprile 2020 al 31 agosto 2020.” (Doc.

A1 pto. 4)

1.5. Contro questa decisione __________,

gerente della RI 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale si è

così espressa:

" Siamo un __________

- l'ultimo in Ticino e uno degli 4 rimanenti in Svizzera - che impiega un

totale di 3 persone: 2 dipendenti e una dirigente.

Dal 16 di marzo 2020, abbiamo ottemperato all'ordine di chiusura

obbligatorio dettato dallo Stato per l'emergenza COVID-19. E questo, anche se

avevamo lavoro, e che essendo solo in tre persone, era molto facile mantenere

le distanze di sicurezza. Il RI 1 è dunque stato chiuso totalmente dal 16 marzo

fino al 21 aprile.

Abbiamo ripreso la nostra attività il martedì 21 aprile.

- Avendo letto

che i servizi che si occupavano del lavoro ridotto erano oberati di lavoro, e

che tutti i documenti occorrenti per fare la domanda d'indennità erano e sono

nel mio ufficio ad __________, sede del RI 1, a 25 minuti del mio domicilio di __________.

- Essendo la

parola d'ordine in quel periodo: Restate a casa, non andare in giro con la

macchina, etc. ho inoltrato la mia domanda di indennità per lavoro ridotto solo

quando abbiamo ripreso il lavoro il 21 aprile.

- E non ho

letto da nessuna parte che c'era una data limite per fare questa domanda

d'indennità per lavoro ridotto (lavoro impossibilitato per decisioni delle

Autorità).

In allegato, tutti i testi che ho trovato sulla questione; nessuno

di questi fa menzione di una data limite per l'inoltro della domanda

d'indennità per lavoro ridotto.

Pertanto, considero le argomentazioni dell'Ufficio giuridico della

sezione del lavoro prive di sostanza. Visto soprattutto il mio rispetto

all'ordine di chiusura della mia attività e all'invito a non uscire di casa,

come anche in vista della mancanza di informazioni chiare su date limiti per

inoltrare la domanda di indennità, non prendere in considerazione la mia

domanda d'indennità retroattiva mi sembra non corretto nei miei confronti.

Fatti

I soldi mancano crudelmente al RI 1 e alle sue dipendenti, sia per

essere state ferme per più di un mese, sia per i clienti (negozi) che comprano

meno, per timore a un secondo lockdown.

Per concludere, al punto 2 - Fattispecie e motivi della Decisione

del 16 ottobre -, ritengo che il mio impedimento sia stato assolutamente non

colposo, viste le circostanze descritte qui sopra. Per tanto, visto l'ordinanza

straordinaria, sia di chiudere la mia ditta, ordinanza che ho rispettato, sia

la promessa di ricevere un indennizzo, mi auguro che questa promessa da parte

dello Stato venga mantenuta. Vi sarei dunque molto grata di per favore

considerare la mia legittima, ed adesso urgente, richiesta d'indennità per

lavoro ridotto, con retroattività, a partire del 16 di marzo 2020 fino al 20 di

aprile 2020, periodo net quale il mio RI 1 ha dovuto chiudere per decisione

delle Autorità.” (Doc. I)

1.6. Nella sua risposta di causa

del 9 dicembre 2020 la Sezione del lavoro propone di respingere il ricorso.

L’amministrazione rileva

innanzitutto che l’obbligo di preannuncio è sempre in vigore:

" (…) Per

quanto concerne l'ammissione dell'effetto retroattivo e l'argomentazione della RI

1, secondo cui nessuno dei testi trovati sulla questione "fa menzione

di una data limite per l'inoltro della domanda d'indennità per lavoro

ridotto", si osserva quanto segue.

A differenza di quanto asserito dalla ricorrente non si tratta di

una "data limite", ma vi è un termine nel senso che il diritto

alle indennità per lavoro ridotto può essere riconosciuto unicamente a partire

dalla data di inoltro del preannuncio e non per un periodo precedente a tale

inoltro.

(…).

Contrariamente a quanto sostenuto dalla RI 1, la sentenza del

Tribunale amministrativo del Canton Berna prodotta dalla medesima (doc. A2),

non tutela la sua tesi, bensì conferma quanto asserito dallo scrivente Ufficio.

Infatti anche in tale sentenza viene confermato che, in virtù dell'Ordinanza

COVID-19 assicurazione contro la disoccupazione, si è rinunciato al termine di

preannuncio, ma non al preannuncio stesso. Alla luce di ciò viene pertanto

concluso che il diritto alle indennità per lavoro ridotto può sorgere a partire

dall'inoltro del preannuncio e solo per il futuro, ma non retroattivamente

(cfr. sentenza 15.10.2020 del Tribunale amministrativo del Canton Berna, 200

2020 551 ALV, consid. 4.3.2 e 4.4). In aggiunta a ciò, nel considerando 4.3.5

della citata sentenza, viene precisato che se il Consiglio federale avesse

voluto ammettere il diritto alle indennità per lavoro ridotto con effetto

retroattivo, avrebbe previsto una regola in merito, come ha fatto per le

indennità per perdita di guadagno, cosa che invece non è stata fatta per le

indennità per lavoro ridotto.

Tenuto conto di tutto quanto sopra, si conferma che non essendo i

datori di lavoro tenuti a rispettare un termine di preannuncio

(Voranmeldefrist), e non essendovi, alcuna base legale per ammettere l'effetto

retroattivo, a far stato è la data di inoltro del preannuncio, ovvero, in

concreto, dalla compilazione del formulano online. Pertanto, nel caso in esame,

avendo la ditta compilato il proprio preannuncio online solo una volta ripresa

l'attività in data 21 aprile 202q, il diritto all'indennità di lavoro ridotto

può essere riconosciuto unicamente a partire da tale data. (…)” (Doc. III pag.

2-3)

La Sezione del lavoro ha

poi ribadito che non esistono gli estremi per la restituzione del termine:

" (…) Va

comunque ribadito che l'istituto della restituzione costituisce un rimedio di

carattere straordinario che incide profondamente nella sicurezza del diritto,

per cui occorre valutare l'adempimento dei requisiti con rigore e seguire

criteri restrittivi.

(…).

Alla luce di tale giurisprudenza restrittiva, i motivi addotti

dalla ricorrente, e meglio il fatto che i documenti necessari per procedere

alla richiesta di lavoro ridotto fossero presso la sede della società, che ha

atteso la ripresa dell'attività per inoltrare il preannuncio essendo "la

parola d'ordine in quel periodo: restate a casa", e che non ha "letto

da nessuna parte che c'era una data limite per fare questa domanda d'indennità

per lavoro ridotto (...)", non possono essere atti ad ammettere un

impedimento non colpevole di agire ai sensi di cui sopra. Vero è che il

Consiglio di Stato ha invitato la popolazione a limitare gli spostamenti,

tuttavia non vi è mai stato un divieto di lasciare la propria abitazione. La

ricorrente avrebbe quindi potuto senza alcun problema recarsi presso la ditta

per recuperare i documenti che riteneva necessari per la richiesta di lavoro

ridotto. Si osserva ad ogni modo che a partire da marzo è stata introdotta la

procedura semplificata per il preannuncio di lavoro ridotto, a fronte della

quale i richiedenti dovevano unicamente indicare alcuni dati dell'azienda, il

motivo della richiesta, e allegare solo l'organigramma aziendale. Non è pertanto

chiaro a quale documentazione faccia riferimento la qui ricorrente, considerato

come essa è a conoscenza dell'organigramma, che avrebbe potuto riprodurre e

trasmettere.

Tenuto conto di tutto quanto sopra è necessario concludere che il

diritto alle indennità per lavoro ridotto può essere riconosciuto unicamente a

partire dalla data di inoltro del preannuncio.” (Doc. III pag. 3-4)

1.7. Il 10 dicembre 2020 il TCA ha

assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali altri

mezzi di prova (cfr. doc. IV). Le parti sono rimaste silenti.

in diritto

Considerandi

2.1

L’art. 36 LADI (“Preannuncio

del lavoro ridotto e verifica dei presupposti”) al cpv. 1 prevede che:

" Un datore di lavoro, se intende pretendere l’indennità

di lavoro ridotto per i suoi lavoratori, deve avvertire per scritto il servizio

cantonale, almeno dieci giorni prima dell’inizio del lavoro ridotto. Il

Consiglio federale può prevedere, in casi eccezio­nali, termini di preannuncio

più brevi. Il preannuncio dev’essere rinnovato se il lavoro ridotto dura più di

tre mesi.”

L’art. 58 OADI (“Termine

di preannuncio”) stabilisce che:

" 1Il

termine di preannuncio per lavoro ridotto è eccezionalmente di tre giorni se il

datore di lavoro prova che il lavoro ridotto ha dovuto essere introdotto per

circo­stanze improvvise e imprevedibili.

2Il lavoro ridotto può essere preannunciato

immediatamente prima del suo inizio, se necessario per telefono, qualora in

un’azienda le possibilità di lavoro dipendano dall’entrata giornaliera delle

ordinazioni e non si possa lavorare per la costituzione di riserve. Il datore

di lavoro deve confermare il preannuncio telefonico senza indugio e per

iscritto.

3Il capoverso 2 si applica anche se il datore di lavoro

non ha potuto dare il preannuncio nel termine prescritto.

4Se il datore di lavoro non ha preannunciato il lavoro

ridotto nel termine prescritto senza valido motivo, la perdita di lavoro è

computabile soltanto a contare dal momento in cui scade il termine impartito

per il preannuncio.

5In caso di perdite di lavoro in seguito a perdite di

clientela dovute a condizioni meteorologiche si applica l’articolo 69 capoversi

1.

e 2.”

2.2

Il 20 marzo 2020 il Consiglio

federale, sulla base dell’art. 185 cpv. 3 Cost. fed. (“Fondandosi direttamente

sul presente articolo, può emanare ordinanze e decisioni per far fronte a gravi

turbamenti, esistenti o imminenti, dell’ordine pubblico o della sicurezza

interna o esterna. La validità di tali ordinanze dev’essere limitata nel tempo”;

cfr. sul tema la STF 4A_180/2020 del 6 luglio 2020, consid. 4.4. pubblicata in

DTF 146 III 194 seg.) ha adottato l’Ordinanza sulle misure nel settore

dell’assicurazione contro la disoccupazione riguardo al coronavirus (COVID-19).

Attraverso una modifica

del 25 marzo 2020, in vigore dal 26 marzo 2020 (cfr. RU 2020 1075), sono stati

introdotti gli art. 8b e 8c del seguente tenore:

" Art. 8b

1.

In deroga all’articolo 36 capoverso 1 LADI e

all’articolo 58 capoversi 1–4 dell’ordinanza del 31 agosto 1983

sull’assicurazione contro la disoccupazione (OADI), il datore di lavoro, se

intende pretendere l’indennità di lavoro ridotto per i suoi lavoratori, non è

tenuto a rispettare il termine di preannuncio prescritto.

2.

Il lavoro ridotto può essere preannunciato anche per

telefono. Il datore di lavoro deve confermare il preannuncio telefonico senza

indugio e per scritto.

Art. 8c

In deroga all’articolo 36 capoverso 1 LADI, il preannuncio

dev’essere rinnovato se il lavoro ridotto dura più di sei mesi.” (Doc. A5)

L’art.

9.

dell’Ordinanza del 20 marzo 2020 stabilisce che “la presente ordinanza

entra retroattivamente in vigore il 17 marzo 2020” (cpv.1) e che “fatto salvo

l’articolo 8, si applica per un periodo di sei mesi dalla data d’entrata in

vigore” (cpv. 2) (cfr. RU 2020 877-879).

L’entrata in vigore è

successivamente stata anticipata al 1° marzo 2020 (modifica dell’Ordinanza

dell’8 aprile 2020, in vigore dal 9 aprile 2020, cfr. RU 2020 1201).

2.3

Nella “Direttiva 2020/06:

aggiornamento «Disposizioni speciali a causa della pandemia»”, la Segreteria di

Stato dell’economia (in seguito: SECO) ha in particolare previsto quanto segue:

" (…)

Preannuncio di lavoro ridotto

In deroga all’articolo 36 cpv. 1 LADI e

all’articolo 58 cpv. da 1 a 4 OADI, il datore di lavoro non è tenuto ad

attendere alcun termine di preannuncio se intende pretendere l’indennità per

lavoro ridotto per i propri lavoratori. Le presenti disposizioni si applicano

anche alle aziende che per il mese di marzo hanno già ricevuto autorizzazioni

con un termine di preannuncio di 3 giorni.

Se la data di ricevimento/timbro postale non può più essere

determinata a causa di errori o informazioni ambigue da parte degli organi

esecutivi, il periodo previsto inizia a decorrere come annunciato dal datore di

lavoro, non prima del 17 marzo 2020, e funge da data di ricevimento. In caso di

richieste presentate tardivamente, la data di ricevimento del 17 marzo 2020 fa

fede se l’azienda ha dovuto chiudere a seguito dei provvedimenti delle autorità

e ha presentato la richiesta prima del 31 marzo 2020 (data di

ricevimento/timbro postale). (…)”

2.4

Le direttive

amministrative non costituiscono norme giuridiche e non sono vincolanti per il

giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_405/2018 del 22 gennaio 2019

consid. 6.1.1; STF 8C_688/2011 del 13 febbraio 2012 consid. 3.2.1; DTF 138 V 50 consid. 4.1 pag. 54; DTF 137 V 434 consid. 4.2

pag. 438; DTF 133 V 169 consid. 10.1 pag. 181).

Quest’ultimo deve tenerne

conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste ultime

permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili

giustificata nel caso di specie (cfr. DTF 146 V 224; DTF 146 V 104; STF

8C_405/2018 del 22 gennaio 2019 consid. 6.1.1; DTF 142

V 442 consid. 5.2 pag. 445 seg.; DTF 140 V 314 consid. 3.3 pag. 317; DTF 138 V

50.

consid. 4.1; DTF 133 V 587

consid. 6.1 pag. 591; DTF 133 V 257 consid. 3.2 pag. 258 seg.; DTF 132 V 125 consid. 4.4; DTF 132 V 203 consid. 5.1.2; DTF 131 V

286.

consid. 5.1.; DTF 131 V 45 consid. 2.3; DTF 130 V 229

consid. 2.1.; DTF 127 V 57 consid. 3a; STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF

125.

V 377, consid. 1c, pag. 379 e riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d,

pag. 252, ALV Nr. 86 consid. 2c, pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268

= DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).

Il giudice deve, invece,

scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali in esame (cfr.

DTF 130 V 229 consid. 2.1.; STFA H 183/00 dell'8 maggio 2001; DTF 126 V 68

consid. 4b; DTF 125 V 379 consid. 1c e sentenze ivi citate; SVR 1997 ALV Nr.

86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997 ALV Nr. 88, consid. 3c, pag. 267-268 = DLA

1998.

N. 24, consid. 3c, pag. 127, SVR 1997 ALV Nr. 98, consid. 4a, pag. 300;

DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V 65 consid. 5a; RCC

1992.

pag. 514, RCC 1992 pag. 220 consid. 16; DLA 1992 N. 5, consid. 3b, pag.

91; DTF 117 V 284 consid. 4c, DTF 116 V 19 consid. 3c,

DTF 114 V 16 consid. 1, DTF 112 V 233 consid. 2a, DTF

110.

V 267 consid. 1a, DTF 109 V 4 consid. 3a; vedi inoltre

Bois, "Procédures applicables aux requérants d'asile" in RSJ 1988

pag. 77 ss; Duc-Greber: "La portée de l'art. 4 de la

Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale" in RDS 1992 II

pag. 527; Cattaneo, "Les mesures préventives et de réadaptation de

l'assurance-chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn,

Basilea e Francoforte sul Meno 1992, pag. 296-297).

Secondo la giurisprudenza,

infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una

pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze

(DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).

In una sentenza 2C_105/2009

del 18 settembre 2009, l'Alta Corte, a proposito delle direttive, ha ricordato

che:

" Simili

atti servono a favorire un'applicazione uniforme del diritto e a garantire la

parità di trattamento. Essi non hanno forza di legge e non fondano quindi

diritti ed obblighi dei cittadini né vincolano gli amministrati, i tribunali o

la stessa amministrazione. Ciò non significa tuttavia che siano irrilevanti per

le istanze di ricorso. Queste ultime verificano in effetti se le direttive

riflettono il senso reale del testo di legge e ne tengono conto nella misura in

cui propongono un'interpretazione corretta ed adeguata al caso specifico. Più

specificatamente, tali autorità non si scostano senza motivi importanti da

un'ordinanza amministrativa, se la stessa concretizza in modo convincente i

presupposti di legge e di regolamento a cui è subordinato l'ottenimento di una

determinata prestazione (DTF

133.

II 305 consid. 8.1; 133

V 394 consid. 3.3; 130

V 163 consid. 4.3.1; 128

I 167 consid. 4.3)."

2.5

In una sentenza 8C_695/2020

del 1° dicembre 2020 il Tribunale federale ha dichiarato irricevibile il

ricorso inoltrato da una Sagl che gestisce un ristorante nel Canton Ginevra la

quale il 7 aprile 2020 aveva inoltrato un preavviso di lavoro ridotto dal 16

marzo 2020.

L’Ufficio cantonale del

lavoro ha stabilito e confermato in opposizione che l’azienda aveva diritto al

lavoro ridotto dal 7 aprile al 6 ottobre 2020.

La decisione su

opposizione è stata confermata dalla Camera delle assicurazioni sociali della

Corte di giustizia del Canton Ginevra con sentenza ATAS/813/2020 del 28 settembre

2020.

Il Tribunale federale ha

sottolineato quanto segue:

" (…)

2.

En bref, les juges cantonaux ont retenu que le

restaurant géré par la recourante avait dû fermer le 16 mars 2020 en exécution

de l'art. 6 al. 2 let. b de l'Ordonnance du 13 mars 2020 sur les mesures

destinées à lutter contre le coronavirus (Ordonnance 2 COVID-19, abrogée le 22

juin 2020; RS 818.101.24). Le 20 mars 2020, le Conseil fédéral avait adopté

l'ordonnance sur les mesures dans le domaine de l'assurance-chômage en lien

avec le coronavirus (Ordonnance COVID-19 assurance-chômage; RS 837.033), entrée

en vigueur avec effet rétroactif le 17 mars 2020 (art. 9). Dès cette date et en

dérogation aux art. 32 al. 2 et 37 let. b LACI (RS 837.0), aucun

délai d'attente n'était déduit de la perte de travail à prendre en

considération (art. 3). L'ordonnance COVID-19 assurance-chômage a été modifiée

le 25 mars 2020 avec effet rétroactif au 17 mars 2020 également (art. 9), avec

notamment l'introduction d'un nouvel art. 8b (RO 2020 1075), qui prévoyait

qu'en dérogation aux art. 36 al. 1 LACI et 58 al. 1 à 4 OACI (RS

837.02), l'employeur n'était pas tenu de respecter un délai de préavis

lorsqu'il avait l'intention de requérir l'indemnité en cas de réduction de

l'horaire de travail en faveur de ses travailleurs (al. 1).

Selon la cour cantonale, il ressortait de l'art.

8b Ordonnance COVID-19 assurance-chômage que le délai de préavis avait été

supprimé mais pas le préavis lui-même, de sorte qu'une indemnisation en cas de

RHT devait toujours être annoncée à l'avance. Ainsi, entre le 17 mars et le 31

mai 2020 (date à laquelle l'art. 8b avait été abrogé; RO 2020 1777), lorsqu'il

avait l'intention de requérir des indemnités en faveur de ses travailleurs, l'employeur

ne devait plus respecter un délai de préavis de dix jours avant d'introduire la

RHT. Cela étant, il restait tenu, selon les juges cantonaux, d'aviser

l'autorité cantonale, par écrit, avant le début de la RHT en question, le droit

aux indemnités ne pouvant naître rétroactivement à l'avis. Pendant cette

période particulière, la date du préavis correspondait au début de la RHT et au

début de l'indemnisation. La recourante ayant déposé un préavis de RHT le 7

avril 2020, elle avait droit aux indemnités en cas de RHT dès le jour de sa

demande au plus tôt, sans effet rétroactif.

3.

En l'occurrence, on peut déduire de l'écriture de

la recourante du 27 octobre 2020 qu'elle conclut à l'octroi d'indemnités en cas

de RHT dès le 17 mars 2020. A l'appui de son argumentation, la recourante fait

valoir pour l'essentiel qu'elle a dû fermer son établissement le 16 mars et que

de ce fait, les indemnités en cas de RHT devaient lui être accordées dès le

moment de la fermeture. Par ailleurs, elle soutient qu'elle n'avait pas

connaissance de l'existence d'un délai pour déposer sa demande d'indemnités.

Enfin, elle expose se trouver dans une situation délicate sur le plan

économique.

Ce faisant, la recourante n'expose toutefois pas

en quoi les constatations des premiers juges seraient inexactes et n'énonce pas

les règles de droit qui auraient été violées, de sorte que l'on ne peut pas en

déduire en quoi l'acte attaqué serait contraire au droit. Partant, faute de

satisfaire aux exigences de motivation légales (art. 42 LTF), le recours doit

être déclaré irrecevable. (…)”

Nella citata sentenza

della Corte di Giustizia del Canton Ginevra figurano in particolare le seguenti

conclusioni:

" 4. (…)

L’ordonnance COVID-19 assurance-chômage a ensuite

été modifiée le 26 mars 2020, avec effet rétroactif au 17 mars 2020 également

(art. 9), avec notamment l’introduction d’un nouvel art. 8b qui prévoit que

l’employeur n’est pas tenu de respecter un délai de préavis, lorsqu’il a

l’intention de requérir l’indemnité en cas de RHT en faveur de ses travailleurs

(al. 1). Le préavis de RHT peut également être communiqué par téléphone et

l’employeur est tenu de confirmer immédiatement par écrit la communication téléphonique

(al. 2).

Dans la directive du 9 avril 2020, le SECO a

précisé que pour les demandes déposées en retard, le 17 mars 2020 est considéré

comme la date de réception, si l’entreprise a dû fermer en raison des mesures

prises par les autorités et qu’elle a déposé sa demande avant le 31 mars 2020

(date de réception / cachet de la poste).

La chambre de céans a jugé dans un arrêt de

principe du 25 juin 2020 (ATAS/510/2020) qu’en admettant la rétroactivité des

demandes déposées avant le 31 mars 2020, le SECO avait adopté une pratique

contraire à l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage et à la

non-rétroactivité des indemnités en cas de RHT au sens des art. 36 LACI et 58

OACI. Il ressortait de l’interprétation de l’art. 8b précité que le Conseil fédéral

avait supprimé le délai de préavis, mais pas le préavis lui-même. En d’autres

termes, une indemnisation pour RHT devait toujours être annoncée à l’avance,

même en application de l’art. 8b. Ainsi, entre le 17 mars et le 31 mai 2020,

lorsqu’il avait l’intention de requérir une indemnité en faveur de ses

travailleurs, l’employeur ne devait plus respecter un délai de préavis de dix

jours avant d’introduire la RHT. Cela étant, il restait tenu d’aviser

l’autorité cantonale, par écrit, avant le début de la RHT en question, le droit

aux indemnités ne pouvant naître rétroactivement à l'avis. Pendant cette

période particulière, la date du préavis correspondait ainsi au début de la RHT

et au début de l’indemnisation.

5.

En l’espèce, la recourante gère un restaurant

qui a dû fermer le 16 mars 2020 en exécution de l’art. 6 de l’ordonnance 2

COVID-19. Ce n’est toutefois que le 7 avril 2020 qu’elle a déposé un préavis de

RHT avec effet au 16 mars 2020. Comme cela ressort des considérants précités,

jusqu’au 31 mai 2020, seul le délai de préavis de dix jours a été supprimé.

Ainsi, la recourante avait droit à l’indemnité en cas de RHT dès le jour de sa

demande à l’intimé, sans effet rétroactif. Dès lors qu’elle a communiqué son

préavis de RHT par courriel du 2 avril 2020 à l’intimé, c’est à juste titre que

ce dernier lui a octroyé l’indemnité en cas de RHT à compter de cette date

seulement.”

Nella

sentenza ATAS/510/2020 del 25 giugno 2020, la Corte di giustizia del Canton

Ginevra si era invece così espressa:

" (…)

5.

La question qui se pose

dans ce contexte est celle de savoir si l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19

assurance-chômage a suspendu, tant que dure la pandémie, le principe de la

non-rétroactivité des indemnités en cas de RHT tel que prévu par l’art. 36 LACI

(Boris RUBIN, op. cit. n° 11 ad art. 36 LACI, Bulletin LACI RT, G7 ad art. 36

LACI ; Jean-Philippe DUNAND / Rémy WYLER, Quelques implications du coronavirus

en droit suisse du travail, in Newsletter DroitduTravail.ch du 9 avril 2020 de

l’Université de Neuchâtel, let. e pp. 15 et 16).

(…).

6.

a. Comme cela ressort de la jurisprudence

susmentionnée, il convient d’interpréter l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19

assurance-chômage conformément aux diverses méthodes d’interprétation

applicables en la matière.

C’est le lieu de rappeler que l’art. 8b de

l’ordonnance précitée est libellé de la manière suivante:

1En dérogation aux art. 36, al. 1, LACI et

58.

al. 1 à 4, de l’ordonnance du 31 août 1983 sur l’assurance-chômage (OACI),

l’employeur n’est pas tenu de respecter un délai de préavis lorsqu’il a

l’intention de requérir l’indemnité en cas de réduction de l’horaire de travail

en faveur de ses travailleurs.

2Le préavis de réduction de l’horaire de

travail peut également être communiqué par téléphone. L’employeur est tenu de

confirmer immédiatement par écrit la communication téléphonique.

Soit en allemand:

1In Abweichung von Artikel 36 Absatz 1 AVIG4

und Artikel 58 Absätze 1–4 der Arbeitslosenversicherungsverordnung vom 31.

August 1983 (AVIV) muss der Arbeitgeber keine Voranmeldefrist abwarten, wenn er

beabsichtigt, für seine Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmer

Kurzarbeitsentschädigung geltend zu machen.

2Die Kurzarbeit kann auch telefonisch vorangemeldet

werden. Der Arbeitgeber muss die telefonische Voranmeldung unverzüglich

schriftlich bestätigen.

b. Force est de constater, en premier lieu, que

l’al. 1 de la disposition précitée prévoit que l’employeur n’est pas tenu de

respecter un délai de préavis. Cela signifie, qu’un préavis est toujours

requis, ce qui est au demeurant confirmé par l’al. 2 qui porte sur la

possibilité de communiquer son préavis par téléphone. Par conséquent,

l’interprétation littérale et systématique de la disposition précitée permet de

considérer que ce n’est que le délai - au sens de l’art. 36 al. 1 en lien avec l’art.

58.

al. 1 à 4 OACI - qui a été supprimé entre le 17 mars et le 31 mai 2020, et non

l'exigence d’un préavis.

c. Reste à savoir si, compte tenu de la référence

à l’art. 58 al. 4 OACI et vu la suppression du délai, le préavis doit en

réalité être considéré comme un avis.

L’art. 58 OACI prévoit à son al. 5 une procédure

particulière, réglée par l’art. 69 al. 1 et 2 OACI, lorsque la perte de travail

est due à des pertes de clientèle imputables aux conditions météorologiques. L’art.

69.

en question, intitulé «Avis», stipule que l’employeur est tenu d’aviser

l’autorité cantonale, au moyen de la formule du SECO, de la perte de travail

due aux intempéries, au plus tard le cinquième jour du mois civil suivant (al.

1). Lorsque l’employeur a communiqué avec retard, sans raison valable, la perte

de travail due aux intempéries, le début du droit à l’indemnité est repoussé

d’autant (al. 2).

Il ressort ainsi de cette disposition que lorsque

le Conseil fédéral entend admettre le versement rétroactif d’indemnités en cas

de RHT, il prévoit expressément une procédure d’avis comme c’est le cas à

l’art. 58 al. 5 OACI en lien avec l’art. 69 al. 1 et 2 OACI, l’avis devant être

communiqué dans un certain délai. Or, à l’art. 8a de l’ordonnance COVID-19

assurance-chômage, le Conseil fédéral n’a pas évoqué une procédure d’avis mais

bien une procédure de préavis.

d. Selon le dictionnaire de l’Académie française,

le préavis peut être défini comme un avis qu’un organisme, une institution

donne par avance, un avertissement préalable ou encore comme un avertissement

préalable qu’est tenue de donner une partie à une autre, selon les termes d’un

contrat, et qui correspond au délai légal entre une prise de décision ou le

choix d’une mesure et l’application de celle-ci.

Quant au terme «avis», il peut être défini comme

étant une notification verbale ou écrite. Au contraire de la notion d’«avis»,

le terme «préavis» sous-entend ainsi une mesure annoncée à l’avance.

Au demeurant, la version allemande de l’art. 8b

al. 2 de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage illustre bien cette notion. En

effet, cette disposition prévoit que la réduction du temps de travail peut

également être annoncée à l'avance par téléphone («Die Kurzarbeit kann auch

telefonisch vorangemeldet werden»).

e. Il ressort ainsi de ce qui précède que la

modification légale voulue par le Conseil fédéral a supprimé le délai de

préavis mais non le préavis lui-même. En d’autres termes, une RHT, pour

laquelle une indemnisation est demandée, doit toujours être annoncée à

l’avance, même en application de l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage.

7.

En résumé, en situation ordinaire,

conformément aux art. 32 al. 2 LACI et 50 al. 2 OACI, dans sa teneur en vigueur

temporairement suspendue jusqu’au 30 septembre 2020 en raison de la pandémie de

coronavirus (cf. consid. 4b supra), une RHT ne peut débuter que 10 jours après

réception, par l’autorité cantonale, du préavis et l’indemnisation ne peut

commencer qu’après un délai d’attente de deux ou trois jours selon les cas. En

d’autres termes, l’employeur doit attendre 12 ou 13 jours depuis la

communication de son préavis pour que l’indemnisation commence (voir ch. 2.1 de

la Newsletter n° 4 du 26 mars 2020 du service public de l’emploi SPE de l’État

de Fribourg).

Durant la crise liée au COVID-19, le Conseil

fédéral a tenté de simplifier la procédure et d’accélérer l’indemnisation:

- entre le 17 mars et le 31 mai 2020, lorsqu’il avait

l’intention de requérir une indemnité en faveur de ses travailleurs,

l’employeur ne devait plus respecter un délai de préavis de 10 jours avant

d’introduire la RHT. Cela étant, il restait tenu d’aviser l’autorité cantonale,

par écrit, avant le début de la RHT en question, le droit aux indemnités ne

pouvant naître rétroactivement à l'avis (Jean-Philippe DUNAND / Rémy WYLER, op.

cit., let. e pp. 15 et 16).

Pendant cette période particulière, la date de réception du

préavis de RHT correspondait ainsi au début de la RHT et au début de

l’indemnisation (voir ch. 2.1 de la Newsletter n° 4 du 26 mars 2020 du service

public de l’emploi SPE de l’État de Fribourg).

- dès le 1er juin 2020, vu la suppression de l’art. 8b de

l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage, la RHT ne peut débuter que 10 jours

après réception, par l’autorité cantonale, du préavis. En revanche, le début de

la RHT correspond toujours au début de l’indemnisation, aucun délai d’attente

n’étant applicable durant la crise liée au COVID-19. Par conséquent, depuis le

1er juin 2020, un employeur devra attendre 10 jours depuis le dépôt du préavis

pour que l’indemnisation commence.

8.

En l’espèce, la recourante gère une boutique,

laquelle a dû fermer avec effet au 17 mars 2020 en exécution de l’ordonnance 2

COVID-19. Ce n’est toutefois que le 14 avril 2020 qu’elle a informé l’intimé de

son intention d’appliquer une RHT dès le 17 mars 2020. L’intimé a partiellement

accepté la RHT, en ce sens qu’il l’a fait débuter au 14 avril 2020, invoquant

la directive 2020/06 du 9 avril 2020, selon laquelle pour les demandes déposées

en retard, le 17 mars 2020 est considéré comme la date de réception si

l’entreprise a dû fermer en raison des mesures prises par les autorités et

qu’elle a déposé sa demande avant le 31 mars 2020.

Comme cela ressort des considérants ci-dessus,

jusqu’au 31 mai 2020, seul le délai de préavis de 10 jours a été supprimé (cf.

art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage). Ainsi, pendant cette

période, un employeur pouvait appliquer une RHT dès réception, par l’intimé, du

préavis, et être indemnisé dès cette date.

Dans le cas de la recourante, le préavis a été

communiqué à l’intimé par courriel du 14 avril 2020. C’est donc à juste titre

que l’OCE a accepté la RHT à compter du 14 avril 2020 uniquement, et non pas

déjà depuis le 17 mars 2020.

9.

Contestant la date du 14 avril 2020, la

recourante revendique également une égalité de traitement avec les employeurs

ayant pu bénéficier de la pratique instaurée par le SECO dans la directive

2020/06 du 9 avril 2020. Dans ce contexte, elle conteste la validité de la

directive qui admet le principe du versement rétroactif des indemnités RHT

uniquement lorsque la demande a été déposée avant le 31 mars 2020.

a. En tant qu'autorité de surveillance, le SECO a

adopté des directives à l'intention des organes d'exécution en matière

d’assurance-chômage.

Dans sa directive 2020/06 du 9 avril 2020, le

SECO a adopté une pratique selon laquelle toute demande transmise à l’autorité

avant le 31 mars 2020 était considérée comme ayant été déposée le 17 mars 2020

si l’entreprise concernée avait fermé ses portes en raison des mesures de

confinement prononcées dès cette date (directive précitée, p. 8).

Destinées à assurer l'application uniforme des

prescriptions légales, les directives de l'administration n'ont pas force de

loi et, par voie de conséquence, ne lient ni les administrés ni les tribunaux;

elles ne constituent pas des normes de droit fédéral au sens de l'art. 95 let.

a de la loi sur le Tribunal fédéral (LTF; RS 173.110) et n'ont pas à être

suivies par le juge. Elles servent tout au plus à créer une pratique administrative

uniforme et présentent à ce titre une certaine utilité; elles ne peuvent en

revanche sortir du cadre fixé par la norme supérieure qu'elles sont censées concrétiser.

En d'autres termes, à défaut de lacune, les directives ne peuvent prévoir autre

chose que ce qui découle de la législation ou de la jurisprudence (ATF 132 V 121 consid. 4.4 et les références; ATF 131 V 42 consid. 2.3 et les références;

arrêt du Tribunal fédéral 9C_283/2010 du 17 décembre 2010 consid. 4.1).

b. Le principe de l'égalité de traitement,

consacré à l'art. 8 al. 1 Cst., commande que le juge traite de la même manière

des situations semblables et de manière différente des situations dissemblables

(ATF 131 V 107 consid. 3.4.2 p. 114 et les arrêts cités). Toutefois selon la

jurisprudence, le principe de la légalité de l'activité administrative prévaut

sur celui de l'égalité de traitement. Par conséquent, le justiciable ne peut

généralement pas invoquer une inégalité devant la loi, lorsque celle-ci est

correctement appliquée à son cas, alors qu'elle l'aurait été faussement, voire

pas appliquée du tout, dans d'autres cas (ATF 134 V 34 consid. 9 p. 44 et les références).

Cela suppose cependant, de la part de l'autorité dont la décision est attaquée,

la volonté d'appliquer correctement à l'avenir les dispositions légales en cause.

Autrement dit, le justiciable ne peut prétendre à l'égalité dans l'illégalité

que s'il y a lieu de prévoir que l'administration persévérera dans

l'inobservation de la loi.

Encore faut-il que les situations à considérer

soient identiques ou du moins comparables (ATF 126 V 390 consid. 6a p. 392, 116

V 231 consid. 4b p. 238, 115 Ia 81 consid. 2 p. 82 s. et les références citées).

c. Comme indiqué précédemment, les directives du

SECO ne peuvent pas sortir du cadre fixé par la norme supérieure qu'elles sont

censées concrétiser. En d'autres termes, elles ne peuvent pas, sauf lacunes,

prévoir autre chose que ce qui découle de la législation ou de la

jurisprudence.

Dans le cas d’espèce, il ressort des

considérations qui précèdent que la suppression, par le biais de l’art. 8b de

l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage, du délai de préavis n’équivaut pas à

la suppression du principe du préavis. S’il a certes fait rétroagir la

suppression de ce délai au 17 mars 2020, le Conseil fédéral n’a pas prévu que

les indemnités en cas de RHT pouvaient désormais être payées rétroactivement,

en dérogation à l’art. 36 LACI (cf. dans le même sens Jean-Philippe DUNAND /

Rémy WYLER, op. cit., let. e pp. 15 et 16). Par conséquent, en admettant la

rétroactivité des demandes déposées avant le 31 mars 2020, le SECO a adopté une

pratique contraire à l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage et à la

non-rétroactivité des indemnités en cas de RHT au sens des art. 36 LACI et 58

OACI.

Cela étant, pour pouvoir invoquer une inégalité

de traitement dans l’illégalité, il faut encore que la recourante rende

vraisemblable le fait que l’administration persévérera dans l’inobservation de

la loi et que les situations à considérer sont identiques ou du moins

comparables. Or, la pratique contestée par la recourante ne concerne que les

demandes déposées entre le 17 et le 31 mars 2020, pour lesquelles l’intimé s’est

selon toute vraisemblance déjà prononcé par décision. Il paraît ainsi peu

probable qu’il soit amené, à l’avenir, à se prononcer sur une demande déposée en

mars. Par conséquent, on ne peut pas prévoir que l’intimé persévérera dans l’inobservation

de l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage. De plus, la situation

de la recourante n’est pas comparable à celles visées par la pratique en

vigueur. Certes, comme d’autres, la recourante a été contrainte de fermer, le

17.

mars 2020, la boutique qu’elle exploitait. Cependant, contrairement aux

situations prévues par la pratique du SECO, elle a attendu le 14 avril 2020

pour déposer sa demande, sortant par-là du champ d’application de la pratique

du SECO.

On ne se retrouve dès lors pas dans le cas de

deux employeurs ayant déposé leurs demandes respectives avant le 31 mars 2020,

dont l’un aurait bénéficié de la pratique illégale du SECO alors que l’autre

non. (…)”

Come giustamente

sottolineato dalla Sezione del lavoro (cfr. consid. 1.6), alla medesima

conclusione è peraltro arrivato il Tribunale amministrativo del Canton Berna, in

una sentenza 200 20 551 ALV del 15 ottobre 2020 (prodotta dalla stessa

ricorrente con relativa traduzione, cfr. doc. A2), in particolare ai consid.

4.4

e 4.5, relativa a un caso nel quale il preannuncio era stato effettuato il

10.

aprile 2020:

" (…)

Dispositivo

4.4 Demnach ergibt die sprachlich-grammatikalische,

entstehungsgeschichtliche, systematische und teleologische Auslegung, dass

gestützt auf Art. 8b Abs. 1 der Änderung vom 25. März 2020 der

COVID-19-Verordnung Arbeitslosenversicherung (AS 2020 1075) zwischen 1. März

und 31. Mai 2020 keine Voranmeldefrist mehr abgewartet werden musste und ein

Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung am Tag der Voranmeldung, nicht aber rückwirkend

entstand (zum Ganzen: Urteil des Verwaltungsgerichts des Kantons Bern vom 7.

Oktober 2020, ALV/2020/428; Beschluss des eABK vom 25. August 2020).

4.5 Der einzelzeichnungsberechtigte Geschäftsführer der

Beschwerdeführerin meldete sich erstelltermassen am 10. April 2020 bei der AKB

zum Bezug von Corona Erwerbsersatzentschädigung an (act. III), was als

Anmeldedatum für den Bezug von Kurzarbeitsentschädigung zu gelten hat, da die

Anmeldung bei einer unzuständigen Stelle nicht schadet (Art. 29 Abs. 3 ATSG).

Den Akten sind hingegen keine Hinweise für eine frühere Anmeldung (vgl.

Beschwerde S. 1: „habe ich umgehend per E-Mail der Ausgleichskasse des Kantons

Bern zugestellt. Nach anfänglichen Schwierigkeiten mit der Lesbarkeit der

Anmeldung wurde mir der Empfang am 10. April 2020 bestätigt.”) zu entnehmen.

Eine solche ist demnach nicht ausgewiesen.

Soweit die Beschwerdeführerin einen weitergehenden Anspruch

aufgrund behördlicher Fehlinformationen (Stellungnahme vom 7. September 2020)

und demnach gestützt auf den Grundsatz von Treu und Glauben (Art. 9 BV; vgl.

zur Bindung an falsche Auskünfte: BGE 143 V 341 E. 5.2.1 S. 346, 131 V 472 E. 5

S. 480) geltend macht, dringt sie nicht durch. Wie eben dargelegt, hat die

Beschwerdeführerin aufgrund der ins Feld geführten falschen Auskunft der

AHV-Zweigstelle, wonach die Anmeldung bei der AKB erfolgen müsse, keinen

Nachteil erlitten.

Damit besteht – wie der Beschwerdegegner in der Beschwerdeantwort

zutreffend erkannte – Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung ab dem 10. April 2020, sofern die übrigen Anspruchsvoraussetzungen nach Art. 39

AVIG erfüllt sind. Bei dieser Ausgangslage erübrigen sich Weiterungen zu den

(nicht publizierten) Weisungen des Staatssekretariats für Wirtschaft SECO

(06/2020 vom 9. April 2020 [S. 7 Ziff. 2] bzw. 08/2020 vom 1. Juni 2020 [S. 9

f. Ziff. 2]), wonach bei verspätet eingereichten Anträgen das Eingangsdatum 17.

März 2020 gesetzt werde, wenn der Betrieb aufgrund der behördlichen Massnahmen

schliessen musste und der Antrag auf Kurzarbeitsentschädigung vor dem 31. März

2020 (Eingangsdatum/Poststempel) gestellt wurde. (…)”

2.6. Nella presente fattispecie,

la RI 1 ha preannunciato il lavoro ridotto il 21 aprile 2020 rivendicando

retroattivamente il diritto dal 16 marzo 2020.

Come visto (cfr. consid.

2.5) un versamento retroattivo non è possibile. Il Consiglio federale con le

disposizioni dell’Ordinanza ha infatti derogato alle disposizioni della LADI

(cfr. consid. 2.1) per quel che concerne i termini di preavviso, ma non sul

preannuncio stesso che è invece stato mantenuto. Ora nel caso concreto il

preannuncio è stato fatto il 21 aprile 2020 e solo da quel momento è sorto il

diritto.

Da

notare che l’annuncio è comunque posteriore al termine fissato dalla SECO per

riconoscere retroattivamente il diritto (31 marzo 2020) nella Direttiva (cfr.

consid. 2.3) dichiarata contraria alle disposizioni dell’Ordinanza dalla Corte

di giustizia del Canton Ginevra (cfr. consid. 2.5).

2.7. L’art. 58 cpv. 4 OADI prevede

che se il preannuncio viene effettuato tardivamente senza “valido motivo” la

perdita di lavoro è computabile soltanto a contare dal momento in cui scade il

termine per il preannuncio (cfr. B. Rubin “Commentaire de la loi sur

l’assurance-chômage”, Ed. Schulthess 2014, pag. 373 n. 11: “Il

peut toutefois être restitué en ca de raison valable c’est-à-dire aux

conditions de l’art. 41 LPGA).

L’art. 41 LPGA stabilisce

che, se il richiedente o il suo rappresentante è stato impedito, senza sua

colpa, di agire entro il termine stabilito, lo stesso è restituito, sempre che

l'interessato lo domandi adducendone i motivi entro 30 giorni dalla cessazione

dell'impedimento e compia l’atto omesso.

Per

"impedimento non colpevole" si intende, non soltanto l'impossibilità

oggettiva o la forza maggiore, bensì anche l'impossibilità soggettiva che

risulta da circostanze personali o da un errore scusabile. Queste circostanze

devono comunque essere valutate oggettivamente. In definitiva, al richiedente

non deve potere essere rimproverata una negligenza.

L’assenza

di colpa deve essere manifesta (cfr. STF 8C_666/2014 del 7 gennaio 2015 consid.

4.2.; STF 8C_898/2009 del 4 dicembre 2009 consid. 2; STFA I 393/01 del 21 novembre 2001; DTF 96 II 265 consid. 1a;

U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999,

pag. 170 segg.; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege

des Bundes, Zurigo 1998, n. 151).

Non costituiscono, per

contro, motivi scusabili il sovraccarico di lavoro, l'ignoranza del diritto,

rispettivamente l'insicurezza dovuta all'introduzione di una nuova norma legale

(cfr. STF 2C_448/2009 del 10 luglio 2009; STFA C 366/99 del 18 gennaio 2000;

DLA 2002 N. 15 pag. 113; DLA 2000 N. 6, consid. 2, pag. 31; DLA 1988 N. 17,

consid. 4a, pag. 128; DTF 110 V 339, consid. 3, pag. 343 e DTF 110 V 210,

consid. 4, pag. 216).

Deve

infine essere sottolineato che l'istituto della restituzione in intero costituisce

un rimedio di carattere straordinario che incide profondamente nella sicurezza

del diritto, per cui occorre valutare l'adempimento dei requisiti con rigore e

seguire criteri restrittivi (cfr. STF K 34/03 del 2 luglio 2003).

2.8. Nel

caso concreto le argomentazioni addotte dalla ricorrente (ignoranza di legge,

distanza tra __________ e la sede della ditta ad __________ dove si trovava la

documentazione) non costituiscono un “valido motivo” ai sensi dell’art. 58 cpv.

4 OADI per accordare retroattivamente le prestazioni dal 16 marzo 2020, anche

in considerazione del fatto che il preannuncio poteva essere effettuato in

maniera estremamente semplificata, che i lavoratori colpiti dal lavoro ridotto

erano i soli tre dipendenti dell’azienda (cfr. doc. 1), che gli spostamenti non

erano proibiti (cfr. al riguardo anche le precisazioni della Sezione del lavoro

riprodotte al consid. 1.6) e che l’annuncio è stato effettuato più di un mese

dopo la forzata chiusura dell’azienda.

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è respinto.

2. Non si percepisce tassa di

giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione agli

interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla

comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3

esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,

contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo

rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario di Camera

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti