38.2022.50
Rifiuto condono: difetta requisito buona fede. Grave negligenza: non comunicando di avere svolto ore supplementari rispetto alle percentuali lavorative per le quali era assunto l’insorgente ha disatteso obblighi di cui agli artt. 28 e 31 LPGA. Non carente motivazione della decisione su opposizione
26 settembre 2022Italiano40 min
nei __________ è quella che è stata applicata, una diminuzione negli altri mesi” (cfr. supra consid. 1.4. e doc. I).
Source ti.ch
Raccomandata
Incarto
n.
38.2022.50
CL/gm
Lugano
26 settembre 2022
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto
dei giudici:
Daniele Cattaneo, presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattrice:
Christiana Lepori, vicecancelliera
segretario:
Gianluca Menghetti
statuendo sul ricorso del 23 maggio 2022 di
RI 1
contro
la decisione su opposizione del 20 aprile 2022 emanata da
Sezione del lavoro, 6501 Bellinzona
in materia di assicurazione contro la disoccupazione
ritenuto, in fatto
1.1. Con decisione n. “__________” del 13
gennaio 2021, la Cassa __________ (in seguito: Cassa) ha chiesto a RI 1 (iscrittosi
in disoccupazione il 22 aprile 2020 con effetto a decorrere dal 1° maggio 2020;
cfr. doc. 20) la restituzione della somma di fr. 3'434.70 a titolo di
prestazioni LADI indebitamente percepite tra maggio e dicembre 2020 (cfr. doc.
7/4).
Il 13 gennaio 2021, con la
decisione n. “__________”, la Cassa, precisando che tale ammontare sarebbe
stato compensato con “il pagamento in suo favore per il mese di dicembre
2020”, ha altresì chiesto all’assicurato la restituzione della somma di fr.
712.90 corrispondenti ad ulteriori prestazioni LADI che l’amministrazione gli
ha rimproverato di aver percepito indebitamente (cfr. doc. 8).
1.2. Il 15 febbraio 2021, RI 1 ha
chiesto il condono dell’intera somma chiesta in restituzione dalla Cassa, e
meglio fr. 4'147.60, facendo valere, d’un lato, di essere stato in buona fede
allorquando ha percepito indebitamente parte delle indennità di disoccupazione
corrispostegli tra maggio e dicembre 2020 e, d’altro lato, che la restituzione
della somma richiestagli avrebbe comportato un onere finanziario eccessivamente
gravoso (cfr. doc. 7/2).
1.3. Con decisione su opposizione del 20
aprile 2022, l’Ufficio giuridico della Sezione del lavoro ha confermato la
precedente decisione del 23 settembre 2021, con cui aveva respinto la domanda
di condono della somma di fr. 3'434.70 (cfr. doc. 15), non essendo realizzato
il presupposto della buona fede.
Nel
proprio provvedimento, l’amministrazione ha, innanzitutto, respinto la
richiesta di congiunzione formulata da RI 1 rilevando che il medesimo si
opposto unicamente alla decisione del 23 settembre 2021, e non a quella del 10
dicembre seguente (con cui l’amministrazione ha negato anche il condono della
restituzione di fr. 712.90; cfr. doc. 19), che sarebbe quindi rimasta incontestata.
Le due fattispecie di condono, quindi, a mente della resistente, “non
possono essere evase insieme in un'unica decisione su opposizione in quanto
alla decisione del 10 dicembre 2021 non è stata interposta opposizione,
rispettivamente l'opposizione del 25 ottobre 2021 non può essere considerata
valida per la decisione menzionata, in quanto anteriore all'emissione della
stessa”.
La Sezione del lavoro ha poi, in
particolare, respinto l’opposizione dell’assicurato fondandosi sulle seguenti argomentazioni:
" (…)
Anzitutto è accertato che l'interessato, nella sua consolidata attività di __________,
fosse a conoscenza del fatto che le attività straordinarie fossero retribuite,
come indicato dallo stesso nei messaggi di posta elettronica del 27 gennaio
2021 per il __________ di __________ e in quelli del 4 e 13-gennaio 2021 per il
__________ di __________. Nel primo caso l'assicurato ha indicato che "Per
le indennità sono 40 franchi per seduta, mentre per i rimborsi diversi sono i
km completi svolti” e nel secondo ha dichiarato che "È prassi nei __________
versare queste indennità una volta all’anno nel corso del mese di dicembre,
anche perché queste attività non hanno una valenza mensile".
Nonostante l'assicurato fosse a conoscenza
del fatto che sarebbe stato retribuito per le attività extra svolte nei vari
mesi, non ha informato la Cassa di ciò, né tantomeno l'ha indicato nei
formulari IPA relativi ai mesi da maggio a dicembre 2020. Il fatto di sapere
che la retribuzione sarebbe arrivata una tantum a fine anno, non poteva
esimerlo dal mettere al corrente la Cassa sin dal mese di maggio. In ogni caso,
siccome l'assicurato avrebbe potuto e dovuto sapere che le prestazioni da
maggio a dicembre 2020 sarebbero state parzialmente indebite per la parte corrispondente
ad indennità e ore straordinarie, sussiste una negligenza grave.
Pertanto, al signor RI 1 non può essere
riconosciuta la buona fede al momento della riscossione delle prestazioni per
le quali è stato chiesto il condono.
5.
Considerato quanto precede, non essendo
adempiuto uno dei presupposti cumulativi contemplati dai combinati disposti di
cui agli articoli 25 LPGA e 4 OPGA (buona fede), la domanda di condono è
respinta già per questo motivo. Lo scrivente Ufficio può quindi prescindere
dall'esaminare la questione a sapere se la restituzione delle prestazioni
indebitamente riscosse cagionerebbe per l'assicurato un grave rigore
economico.” (cfr. doc. 20).
1.4. Contro la decisione su opposizione RI
1 ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA.
Innanzitutto, egli ha postulato
che questa Corte si pronunci sull’intero ammontare chiestogli in restituzione
sulla base delle due decisioni di restituzione del 13 gennaio 2021 (cfr. supra
consid. 1.1.), e meglio come segue:
" (…) Pacifico
è che avendo chiaramente indicato che la richiesta di condono e l’opposizione
vertevano su due decisioni e che le stesse dovevano essere trattate assieme
essendo della stessa fattispecie, il sottoscritto non ha impugnato la decisione
del 10.12.2021, emessa a posteriori rispetto all'opposizione interposta in data
25.10.2021, avendo già indicato compiutamente tutte le proprie motivazioni per
le due richieste di condono oggetto del contendere.
Pretendere di pronunciarmi ancora su
qualcosa per cui mi ero già compiutamente espresso è agire in malafede e con
formalismo eccessivo.
Alla luce di quanto indicato sopra e già
esposto nelle precedenti sedi giuridiche, chiedo che codesto tribunale si
esprima sulle due richieste di condono.”.
A
fondamento delle proprie pretese, il ricorrente ha, poi, fatto valere, in
particolare, la propria buona fede al momento della percezione delle
prestazioni assicurative, e meglio come segue:
" (…) Il
sottoscritto ribadisce la propria buona fede in quanto non ho commesso nessun
comportamento doloso o di grave negligenza, in effetti ho compilato il
formulario di guadagno intermedio indicando tutti gli importi percepiti nel
mese in cui li ho ricevuti; d'altro canto nessuna sanzione è stata intrapresa
nei miei confronti.
Nel mio caso inoltre non vi era nessuna
consapevolezza che quanto da me indicato come guadagno per le ore supplementari
e indennità varie andasse indicato tutti i vari mesi, poiché la prassi nei __________
vuole che sia pagato una volta all'anno una tantum, come è stato il caso il
tutti i Comuni in cui ho lavorato dal 2005 in avanti come Segretario comunale.
Questo non è nemmeno stato preso in
considerazione.
Inoltre il punto della situazione sulle ore
supplementari svolte si fa alla fine dell'anno perché uno potrebbe anche
"ammortizzarle" prendendo ore di congedo e non sussiste nemmeno un
diritto o un obbligo al pagamento delle stesse.
Medesimo discorso vale per le indennità di __________
di __________, poiché è sempre il __________ che decide sul diritto o meno di
ricevere quest'indennità.
Ribadisco pertanto che ho agito in perfetta
buona fede indicando nel formulario di guadagno intermedio al momento in cui ho
percepito questi pagamenti.
Pertanto non mi è neppure imputabile una
mancanza di attenzione che mi avrebbe potuto permettere di riconoscere che ero
nel torto.
Segnalo anche che la giurisprudenza
indicata nelle differenti decisioni è puramente teorica, in effetti non viene
in nessun modo indicato come le stesse si applichino al mio caso.
Si rileva quindi una mancanza di
motivazione della decisione stessa poiché viene unicamente indicato che il
sottoscritto avrebbe dovuto prevedere, su che base visto che la prassi in auge
nei __________ è quella che è stata applicata, una diminuzione negli altri
mesi.”
ed
infine ha censurato l’operato della resistente che non ha considerato le censure
sulla situazione finanziaria dell’assicurato medesimo (cfr. doc. I).
1.5. Nella
sua risposta dell’8 giugno 2022 la Sezione del lavoro ha postulato la reiezione
dell’impugnativa.
In
particolare, l’amministrazione ha ribadito che la richiesta di condono riguardante
la decisione di restituzione n. “__________” non può essere evasa nella
presente procedura ritenuto che la decisione del 10 dicembre 2021, con cui ha
negato il condono della restituzione anche di fr. 712.90, non è stata impugnata
e sarebbe, pertanto, cresciuta incontestata in giudicato.
La
resistente, riconfermandosi nella propria decisione su opposizione, ha poi
osservato quanto segue:
" (…) si
ritiene che il signor RI 1 fosse a conoscenza del fatto che le attività
straordinarie fossero retribuite, di conseguenza avrebbe pure dovuto rendersi
conto del fatto che, una volta presentate le distinte delle indennità e ore
straordinarie suddivise per tutti i mesi, sarebbe pure stato effettuato un
conguaglio, onde evitare eventuali sovraindennizzi (doc. 4 - 6). Inoltre, sul
formulario delle indicazioni della persona assicurata (in seguito: IPA), sulla
prima pagina, puntualmente firmata dall'assicurato, è indicato che "La
persona assicurata è assolutamente tenuta ad annunciare alla cassa qualsiasi
lavoro svolto durante il versamento dell'indennità di disoccupazione"
(doc. 4).
Per consolidata giurisprudenza, costituisce
una negligenza grave che esclude la buona fede nella percezione delle indennità
di disoccupazione, la circostanza che un assicurato mentre lavora, non dichiari
l'attività che ha svolto sui rispettivi formulari IPA. Irrilevante il fatto di
non aver - ancora - ricevuto il relativo salario non cambia nulla al riguardo
(cfr. al proposito STCA 38.2012.62 del 27 febbraio 2013 consid. 2.7. e
riferimenti ivi citati; cfr. anche STCA 38.2019.34 del 27 gennaio 2020 consid.
2.8).
Di conseguenza l'assicurato non può essere
ritenuto in buona fede, anche considerato il fatto che mese per mese ha letto e
firmato i formulari IPA sui quali è indicato chiaramente che deve essere
dichiarata qualsiasi attività lavorativa svolta (doc. 4)” (doc. III).
1.6. Il
13 giugno 2022, il ricorrente si è confermato nelle proprie pretese ricorsuali
ed ha osservato quanto segue:
" (…) Nuovamente
la sezione del lavoro parte del presupposto, errato, che le attività
straordinarie fossero retribuite d'ufficio; mentre è vero il contrario, cioè
che il pagamento delle indennità per le sedute municipali, per l'agenzia AVS o
come quello delle ore supplementari non sono dovuti di diritto ma sottostanno
ad una decisione del __________, salvo che espressamente indicati nel contratto
di assunzione.
(…).
Nel mio caso nel contratto di lavoro
(allegati A e B) non è indicato nulla se non lo stipendio annuale; pertanto,
qualsiasi decisione relativa al pagamento di ulteriori indennità oggetto del presente
contenzioso andava presa dall'__________, come effettivamente accaduto vista la
loro indicazione negli attestati di guadagno intermedio di gennaio 2021 e come
indicato nei relativi fogli paga.
Per quanto riguarda le ore supplementari,
in nessun __________ o azienda che conosco pagano le ore supplementari ogni
mese o a discrezione del dipendente; anzi la regola è quella del recupero, dove
te lo lasciano fare, o ancora peggio che le stesse non vengano neppure
recuperate in ore di Iibero.
Appare pertanto chiaro che il pagamento
delle stesse sia un'eccezionalità e per questo la decisione in merito presa al
termine dell'anno solare, come avvenuto per il caso in parola. Si ribadisce che
essendo stata fatta richiesta di condono prima e opposizione poi congiunte per
le due richieste di restituzione, è pacifico che questo ricorso tratti anche la
decisione di restituzione __________, fosse anche solo perché questa era, come
indicazione sopra, la situazione iniziale; ma appare ancora più logico vertendo
sulla medesima questione e per economicità della pratica, senza dimenticare la
questione del formalismo eccessivo.
(…).
Ribadisco che il sottoscritto ha agito in
perfetta buona fede in quanto non ho commesso nessun comportamento doloso o di
grave negligenza, in effetti ho compilato il formulario di guadagno intermedio
indicando tutti gli importi percepiti nel mese in cui li ho ricevuti; d'altro
canto nessuna sanzione è stata intrapresa nei miei confronti; già solo questo
dovrebbe bastare a determinare la mia buona fede.
Vorrei che la sezione del lavoro mi spieghi
come avrei fatto ad indicare un pagamento per indennità od ore supplementari
non sapendo se e quando le stesse sarebbero state pagate, e quale giustificativo
avrei dovuto inviare.
Inoltre, mettiamo l'ipotesi che avessi
indicato questo pagamento, nel caso poi il __________ avesse deciso di non
pagare queste prestazioni, come si sarebbe corretta la situazione?
A titolo abbondanziale aggiungo che
indicare un pagamento per una prestazione non sapendo se la stessa sarebbe poi
stata effettivamente riconosciuta corrisponde ad anticipare un giudizio, questione
contraria al diritto. Segnalo nuovamente che la giurisprudenza indicata nelle
differenti decisioni è puramente teorica, in effetti non viene in nessun modo
indicato come le stesse si applichino al mio caso.
Si rileva quindi una mancanza di
motivazione della decisione stessa poiché viene unicamente indicato che il
sottoscritto avrebbe dovuto prevedere, su che base visto che la prassi in auge
nei __________ è quella che è stata applicata, una diminuzione negli altri
mesi.” (cfr. doc. V).
1.7. La parte resistente, il 22 giugno
2022, ha preso posizione al riguardo come segue:
" (…)
1.
In merito al pagamento delle indennità e
ore supplementari, si contesta quanto indicato dal signor RI 1. Egli avrebbe
infatti dovuto indicare "qualsiasi lavoro svolto durante il versamento delle
indennità di disoccupazione" sul formulario delle indicazioni della
persona assicurata (IPA), anche se non aveva (ancora) ricevuto alcun compenso
(si rimanda al pt. 3 della risposta dell'8 giugno 2022).
Concretamente, avrebbe dovuto indicare
queste informazioni al pt. 1 dell'lPA (Ha lavorato per uno o più datori di
lavoro?), rispettivamente inserire altre informazioni in basso nella sezione "Osservazioni",
indicando che avrebbe tempestivamente informato in merito al pagamento di
indennità e ore supplementari una volta ricevuta comunicazione dai rispettivi __________.
Avendo omesso queste importanti
informazioni la buona fede dev'essere negata.
Per il resto si rimanda interamente a
quanto già esposto in precedenza.
2.
Giusta l'art. 52 cpv. 1 LPGA, contro le
decisioni può essere interposta opposizione. L'esecuzione della procedura di
opposizione presuppone quindi l'emanazione di una decisione formale (KIESER: Kommentar
ATSG, 2020, nr. 26 all'art. 52 LPGA). Siccome la decisione di condono dell'UG concernente
l'importo di CHF 712.90 (decisione di restituzione __________ al doc. 8) è
stata emanata solo il 10 dicembre 2021 (doc. 19) ed in seguito non vi è stata
una formale opposizione da parte dell'assicurato, la stessa è cresciuta
incontestata in giudicato. Non può dunque prendere parte alla presente
procedura” (cfr. doc. VII).
1.8. L’assicurato ha presentato
ulteriori osservazioni il 7 luglio 2022, per le quali, nella misura di quanto
necessario, si dirà nel prosieguo (cfr. doc. IX).
1.9. Il 13 luglio 2022 la Sezione del
lavoro ha richiamato e si è riconfermata nelle conclusioni già esposte (cfr.
doc. XI).
1.10. Il doc. XI è stato inviato per
conoscenza alla parte ricorrente (cfr. doc. XII).
in diritto
in ordine
2.1. Giusta
l’art. 52 cpv. 1 LPGA le decisioni amministrative possono essere impugnate
entro trenta giorni facendo opposizione presso il servizio che le ha
notificate; fanno eccezione le decisioni processuali e pregiudiziali.
Giusta
l'art. 40 cpv. 1 LPGA i termini legali non possono essere prorogati.
L’art. 56
cpv. 1 LPGA prevede che:
" Le
decisioni su opposizione e quelle contro cui un'opposizione è esclusa possono
essere impugnate mediante ricorso”.
Giova
rammentare che questo Tribunale può pronunciarsi solo sulle decisioni su
opposizione (o su reclamo) emanate dall'organo amministrativo che le ha emesse
(per dei casi analoghi cfr. STCA 38.2020.68 del 14 dicembre 2020; STCA
38.2019.21 del 27 marzo 2019; STCA 35.2018.112 del 12 novembre 2018; STCA
42.2011.14 del 13 ottobre 2011; STCA 42. 2009.14 del 26 agosto 2009; STCA
42.2008.5 del 14 aprile 2008; STCA 42.2008.5 del 14 aprile 2008; STCA 42.2005.6
del 5 settembre 2005 e STCA 42.2004.2 del 20 ottobre 2004).
In
concreto, dagli atti emerge che il ricorrente ha presentato tempestiva
opposizione contro la decisione del 23 settembre 2021 con la quale la Sezione
del lavoro ha rifiutato il condono della restituzione di fr. 3'434.70 (cfr.
doc. 15-16). Ciò non è, però, stato il caso per la decisione del 10 dicembre
2021, con cui la resistente ha, invece, negato il condono (anche) per fr.
712.90 (cfr. doc. 19).
RI 1, se
d’un lato aveva censurato preventivamente, e meglio con l’opposizione alla
decisione del 23 settembre 2021, anche il futuro diniego del condono di fr.
712.90, d’altro lato, alla decisione poi effettivamente emessa dalla Sezione
del lavoro il 10 dicembre successivo non ha poi, infatti, mosso alcuna critica
sino al ricorso innanzi al TCA.
Nel caso
concreto, difettando una seconda decisione su opposizione, e meglio concernente
l’importo di fr. 712.90, sulla quale questa Corte possa esprimersi, e non essendoci, quindi, alcun procedimento al riguardo
davanti a questo Tribunale la richiesta di congiunzione
è irricevibile.
Per
economia processuale, questa Corte rinuncia in ogni caso al rinvio degli atti
alla resistente affinché emetta una decisione su opposizione in relazione alla
richiesta di condono dell’importo di fr. 712.90, ritenuto che, indipendentemente
dalla questione della tempestività o meno dell’opposizione contro la decisione
del 10 dicembre 2021, nel merito l’esito non sarebbe comunque differente da
quello della presente causa. In effetti, tanto i fatti ed i motivi posti a fondamento
del rifiuto del condono della restituzione, quanto le censure fatte valere dal
ricorrente, sono analoghi in entrambe le situazioni, per cui valgono le
medesime considerazioni esposte al consid. 2.8 con riferimento alla somma di
fr. 3'434.70.
Per
completezza, il TCA rileva, del resto, che tra le altre nella DTF 148 V 2,
l’Alta Corte ha già avuto modo di precisare che una decisione contro cui non è
presentata opposizione acquisisce forza di cosa giudicata formale.
Fatti
2.2. Nel
ricorso l’insorgente ha fatto anche valere la violazione dell’obbligo di
motivare da parte della Sezione del lavoro, sostenendo che “anche che
la giurisprudenza indicata nelle differenti decisioni è puramente teorica, in
effetti non viene in nessun modo indicato come le stesse si applichino al mio
caso.
Si rileva quindi una mancanza
di motivazione della decisione stessa poiché viene unicamente indicato che il
sottoscritto avrebbe dovuto prevedere, su che base visto che la prassi in auge
nei __________ è quella che è stata applicata, una diminuzione negli altri mesi” (cfr. supra consid. 1.4. e doc. I).
Il
diritto di essere sentito, di cui all’art. 29 cpv. 2 Cost., comprende, fra
l’altro, la pretesa di ottenere una decisione motivata, che impone all'autorità
di pronunciarsi nei considerandi sulle allegazioni delle parti, riferendosi
agli argomenti da esse addotti. Tale obbligo intende evitare che l'autorità,
nell'esercizio dei suoi poteri decisionali, si lasci guidare da ragioni non
pertinenti e, d'altro canto, consentire al cittadino di farsi una chiara idea
della portata della decisione che lo riguarda per poterla, se del caso,
impugnare. A tal fine ogni atto decisionale deve menzionare, anche se
brevemente, le considerazioni che ne hanno determinato il convincimento e
l’hanno dunque spinta a decidere in un senso piuttosto che nell’altro.
L’autorità non è tenuta a prendere esplicitamente posizione su ogni allegazione
di fatto o di diritto, ma può limitarsi ai punti essenziali e all'esame delle
argomentazioni di parte atte a influire sul giudizio (cfr. STF 8C_673/2021 del
24 marzo 2022 consid. 2.2.; STF 8C_668/2021 del 18 febbraio 2022 consid.
2.4.; STF 8C_555/2021 del 24 novembre 2021
consid. 5.2.2.; STF 9C_660/2020 del 20 luglio 2021 consid. 4.2.; STF
8C_754/2018 del 7 marzo 2019 consid. 6.2.; STF 9C_603/2015 del 15 aprile 2016
consid. 5.1.; DTF 141 V 557 consid. 3.2.1.; STF 9C_112/2010 del 15 febbraio
2011 consid. 3.2.).
Nella
presente fattispecie, alla luce dei principi giurisprudenziali appena esposti,
questa Corte non ravvisa delle lacune dal profilo della motivazione della
decisione su opposizione del 20 aprile 2022, atteso che da quest’ultima emerge
chiaramente il motivo per cui è stato negato il condono della restituzione di
fr. 3'434.70 che l’assicurato ha percepito indebitamente tra maggio e dicembre
2020, e meglio perché in concreto non è dato il presupposto della buona fede
(cfr. supra consid. 1.3. e doc. 20).
Del
resto dal tenore dell’impugnativa (cfr. doc. I) emerge che RI 1 ha potuto
rendersi conto della portata della decisione su opposizione emessa nei suoi
confronti e ha potuto contestarla dinanzi a questo Tribunale con cognizione di
causa.
La
censura sollevata dal ricorrente riguardo alla carente motivazione della
decisione su opposizione di data 20 aprile 2022 non risulta, dunque, fondata.
nel merito
2.3. Oggetto del contendere è la
questione di sapere se la Sezione del lavoro abbia a ragione, o meno, negato a RI
1 il condono della restituzione della somma di fr. 3'434.70, corrispondente a
parte delle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione percepite da
maggio a dicembre 2020, segnatamente a causa dell’omessa dichiarazione
dell’attività lavorativa supplementare svolta oltre alla percentuale lavorativa
per la quale era stato assunto presso i __________ di __________ e __________.
L'art.
95 LADI regola la restituzione di prestazioni.
Secondo il cpv. 1 di questo articolo, nel tenore in vigore dal 1° aprile 2011,
la domanda di restituzione è retta dall'art. 25 LPGA ad eccezione dei casi di
cui all'articolo 55 e 59c cpv. 4.
L'art.
25 cpv. 1 LPGA stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono
essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era
in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.
La
giurisprudenza federale sviluppata in merito al condono regolato dal vecchio
art. 95 LADI conserva tutta la sua validità anche con l’entrata in vigore
dell’art. 25 LPGA (cfr. STF C21/07 dell’11 febbraio 2008 consid. 1.3.; STFA C 174/04 del 27 aprile 2005).
2.4. L'art.
4 OPGA regola il condono.
Se il beneficiario era in buona fede e si trova in gravi difficoltà,
l’assicuratore rinuncia completamente o in parte alla restituzione delle
prestazioni indebitamente concesse (cfr. art. 4 cpv. 1 OPGA).
Determinante
per il riconoscimento di una grave difficoltà è il momento in cui la decisione
di restituzione passa in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 2 OPGA).
Il
condono è concesso su domanda scritta. La domanda, motivata e corredata dei necessari
giustificativi, deve essere inoltrata entro 30 giorni dal momento in cui la
decisione è passata in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 4 OPGA).
Sul
condono è pronunciata una decisione (cfr. art. 4 cpv. 5 OPGA).
L'art.
5 OPGA definisce cosa si intende con "gravi difficoltà" e recita:
"
1 La grave difficoltà ai sensi dell’articolo 25
capoverso 1 LPGA è data quando le spese riconosciute a norma della legge
federale del 19 marzo 1965 sulle prestazioni complementari all’assicurazione
per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (LPC) e le spese supplementari di
cui al capoverso 4 superano i redditi determinanti secondo la LPC.
Considerandi
2.
Per il
calcolo delle spese riconosciute ai sensi del capoverso 1 sono computati:
a.
per le persone che vivono a casa:
quale importo destinato alla copertura del fabbisogno
vitale: l’importo massimo secondo le categorie di cui all’articolo 3b capoverso
1.
lettera a LPC, quale pigione di un appartamento: l’importo massimo secondo le
categorie di cui all’articolo 5 capoverso 1 lettera b LPC;
b. per le persone che vivono in un
istituto: quale importo per le spese personali, 4800 franchi l’anno;
c. per tutti: quale importo forfettario
per l’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie, il premio massimo
per la rispettiva categoria secondo la versione vigente dell’ordinanza del
Dipartimento federale dell’interno (DFI) sui premi medi cantonali e regionali
dell’assicurazione delle cure medico-sanitarie per il calcolo delle prestazioni
complementari.
3.
Per
le persone che vivono in un istituto o in un ospedale il computo della sostanza
ammonta ad un quindicesimo della sostanza netta, ad un decimo se si tratta di
beneficiari di rendite di vecchiaia. Nel caso di persone parzialmente invalide
è computato solo il reddito effettivo ottenuto dall’attività lucrativa. Non è tenuto
conto di un’eventuale limitazione cantonale delle spese per il soggiorno in un
istituto.
4.
Sono
computati come spese supplementari:
a. per le persone sole, 8000 franchi;
b. per i coniugi, 12 000 franchi;
c. per gli orfani che hanno diritto a
una rendita e i figli che danno diritto a una rendita per figli dell’AVS o
dell’AI, 4000 franchi per figlio.”.
Secondo
la legge, dunque, perché sia concesso il condono dall'obbligo di restituzione,
è necessario che siano adempiuti cumulativamente i seguenti presupposti:
-
l'interessato ha percepito la prestazione indebita in buona fede;
-
la restituzione gli imporrebbe una grave difficoltà.
Qualora
difetti una delle due condizioni suelencate, il condono non può essere
accordato.
2.5
La
buona fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è versata
indebitamente. Di detta ignoranza egli non si può prevalere se la stessa è
stata determinata da sua negligenza.
La
giurisprudenza ha precisato che la buona fede, intesa come presupposto del
condono, deve essere esclusa qualora i fatti che hanno determinato l'obbligo di
restituire (violazione dell'obbligo di annunciare o di informare) siano
imputabili a comportamento doloso o negligenza grave. Viceversa, l'assicurato
può prevalersi della buona fede quando l'atto o l'omissione colpevole siano
costitutivi solo di una violazione lieve dell'obbligo di annunciare o di
informare (cfr. STF 9C_16/2019 del 25 aprile 2019 consid. 4; STF 9C_463/2016
del 12 luglio 2017 consid., 2.1.; STF 8C_373/2016 del 29 marzo 2017 consid. 4,
pubblicata in DLA 2017 N. 5 pag. 144; STF 8C_79/2017 del 30 giugno 2017 consid.
4.1.; DTF 138 V 218 consid. 4; STF 8C_865/2008 del 27 gennaio 2009 consid. 4;
STFA del 16 giugno 2003 nella causa C., C 130/02, consid. 2.3; DLA 2003 N. 29,
consid. 1.2, pag. 260; DLA 2002 N. 38, consid. 2a, pag. 258; DLA 2001 N. 18,
consid. 3a, pag. 161-162; DLA 1998 N. 14, consid. 4a, pag. 73; DLA 1992 N. 7,
consid. 2b, pag. 103; DTF 112 V 97, consid. 2c, pag. 103, DTF 110 V 176,
consid. 3c, pag. 180).
Si
è in presenza di una negligenza grave allorquando un avente diritto non si
attiene a ciò che può essere ragionevolmente preteso da una persona capace di
discernimento in una situazione identica e nelle medesime circostanze (cfr. STF
9C_16/2019 del 25 aprile 2019 consid. 4; STF 8C_373/2016 del 29 marzo 2017,
pubblicata in DLA 2017 N. 5 pag. 144; DTF 110 V 176 consid. 3d).
Inoltre,
la buona fede deve essere negata se colui che si è arricchito, al momento del
versamento, poteva attendersi di dover restituire, in quanto sapeva o doveva
sapere, facendo prova dell’attenzione richiesta, che la prestazione era
indebita (art. 3 cpv. 2 CC; DTF 130 V 414 consid. 4.3 e i riferimenti ivi
menzionati).
2.6
Con
l'entrata in vigore della LPGA al 1° gennaio 2003 il vecchio art. 96 LADI, che
regolava l'obbligo di informare e di annunciare, è stato abrogato.
L'art.
28.
LPGA regola la "Collaborazione nell'esecuzione".
Gli
assicurati e il loro datore di lavoro devono collaborare gratuitamente
all’esecuzione delle varie leggi d’assicurazione sociale (cfr. art. 28 cpv. 1
LPGA).
Colui
che rivendica prestazioni assicurative deve fornire gratuitamente tutte le
informazioni necessarie per accertare i suoi diritti, stabilire le
prestazioni assicurative e far valere il diritto di regresso (cfr. art.
28.
cpv. 2 LPGA).
Chi
pretende prestazioni assicurative deve autorizzare tutte le persone e i
servizi, segnatamente il datore di lavoro, i medici, le assicurazioni e gli
organi ufficiali a fornire nel singolo caso tutte le informazioni, sempre che
siano necessarie per accertare il diritto a prestazioni. Queste persone e
questi servizi sono tenuti a dare le informazioni (cfr. art. 28 cpv. 3 LPGA).
L'art.
31.
LPGA regola la "Notificazione nel caso di cambiamento delle condizioni".
L’avente
diritto, i suoi congiunti o i terzi ai quali è versata la prestazione sono
tenuti a notificare all’assicuratore o, secondo i casi, al competente organo
esecutivo qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni
determinanti per l’erogazione di una prestazione (cfr. art. 31 cpv. 1 LPGA).
Qualsiasi
persona o servizio che partecipa all’esecuzione delle assicurazioni sociali ha
l’obbligo di informare l’assicuratore se apprende che le condizioni
determinanti per l’erogazione di prestazioni hanno subìto modifiche (cfr. art.
31.
cpv. 2 LPGA).
Il
dovere di informare deve dunque essere sempre rispettato da parte dei
beneficiari di prestazioni.
Devono
essere fornite, di conseguenza, tutte le indicazioni necessarie per valutare
l'adempimento delle condizioni da ossequiare per avere diritto alle indennità
(cfr. STFA C 273/05 del 7 aprile 2006 consid. 2.3.2.2.; STFA C 104/01 del 25
luglio 2001, consid. 2 in fine).
Secondo
la giurisprudenza federale è peraltro irrilevante se le informazioni
inveritiere o incomplete sono causali per l'erogazione delle prestazioni
assicurative o del relativo calcolo (cfr. DTF 123 V 151 consid. 1b; STF C 288/06 del 27 marzo 2007 consid. 2; DLA 1993/1994 N. 3 pag. 21).
Il
dovere di informazione costituisce una concretizzazione del principio della
buona fede (cfr. STF 8C_253/2018 del 19 febbraio 2019 consid. 7.3.4.).
In
una sentenza 8C_807/2007 del 18 agosto 2008 l’Alta Corte ha respinto il ricorso
di un assicurato al quale era stato negato il condono della restituzione della
somma di fr. 5'776.30, chiesta, in quanto era emerso che egli aveva lavorato
senza annunciare tale attività.
All’assicurato
è stata negata la buona fede, poiché, anche se, come da lui sostenuto, avesse
effettivamente avvertito il suo consulente in merito a tale occupazione, aveva
comunque risposto sempre negativamente alla domanda di sapere se esercitasse
un’attività lucrativa dipendente o indipendente, ossia una questione
determinante per il calcolo dell’indennità da parte della cassa di
disoccupazione.
Nulla,
poi, consentiva di concludere che il suo consulente gli avesse suggerito di
rispondere negativamente alla domanda relativa all’esercizio di un’attività
lavorativa.
L’assicurato,
del resto, non poteva ragionevolmente credere che la Cassa fosse al corrente
della sua attività. In assenza di attestati di guadagno intermedio o
certificati di salario forniti dall’assicurato, la Cassa non poteva conoscere
l’importo effettivamente conseguito, di modo che l’assicurato non aveva validi
motivi per pensare che le indennità di disoccupazione versategli erano state
calcolate tenendo conto del reddito in questione.
2.7
Nella concreta evenienza dalle
carte processuali emerge che RI 1 – dopo aver “lavorato dal 2005 in avanti
come __________” in diversi __________ (cfr. supra consid. 1.4. e doc. I) -
si è iscritto in disoccupazione a decorrere dal 1° maggio 2020, alla ricerca di
un impiego a tempo pieno (cfr. doc. 2), nel settore dell’“__________ (…), __________
e ditte private che offrono posti compatibili” con le sue “capacità
lavorative” (cfr. doc. 3).
Innanzitutto, giova sin d’ora
evidenziare che i formulari “indicazioni della persona assicurata” (in
seguito: IPA) sottoscritti, di mese in mese, dal ricorrente, riportano le
seguenti avvertenze:
" (…) La
persona assicurata è assolutamente tenuta ad annunciare alla cassa qualsiasi
lavoro svolto durante il versamento delle indennità di disoccupazione. (…)
Dichiarazioni mendaci o incomplete possono comportare la revoca della
prestazione e una denuncia penale. Eventuali prestazioni illegittime devono
essere rimborsate” (cfr. doc. 4 ed all.).
Posto che la decisione di
restituzione “__________” emessa il 13 gennaio 2021 dalla Cassa non è stata
oggetto di impugnazione (cfr. doc. 7/2) e che sono quindi incontestate tanto
l’indebita percezione di indennità di disoccupazione tra maggio e dicembre 2020
nella misura di fr. 3'434.70, quanto la correttezza di tale importo, questa
Corte si limita a rammentare quanto a seguire.
In data 28 gennaio 2020 il
ricorrente è stato nominato __________ di __________ al 20%, con entrata in
funzione prevista per il maggio successivo (cfr. all. a doc. 5).
Dall’ “assunzione della
funzione di __________” del 27 maggio 2020 si evince, poi, che a decorrere
dal 1° luglio 2020 RI 1 ha assunto tale funzione anche presso il __________ di __________
nella misura del 40% (cfr. all. a doc. 5).
Parallelamente all’attività di __________,
egli era attivo nella “revisione dossier” a “tempo determinato e a
cottimo” per l’__________ presso il __________ di __________ (cfr. all. a
doc. 4).
Nel formulario IPA del mese di
maggio 2020, l’assicurato ha annunciato di aver lavorato per il __________ di __________
(cfr. doc. 4).
Per giugno 2020, RI 1 ha
dichiarato di aver lavorato, oltre che per il __________ di __________, anche
per l’ARP (cfr. all. a doc. 4).
Nei mesi di luglio, settembre ed
ottobre 2020, il ricorrente ha indicato di essere stato attivo per “__________,
__________” e per l’__________ di __________ (cfr. all. a doc. 4).
Ad agosto, novembre e dicembre
2020, invece, ha dichiarato di aver lavorato solamente per i __________ di __________
e __________ (cfr. all. a doc. 4).
Lo svolgimento, in particolare,
dell’attività svolta presso i due __________ trova riscontro negli “attestati
di guadagno intermedio” in atti, sottoscritti mensilmente dai datori di
lavoro (con quella che ad una prima occhiata pare essere la firma del ricorrente)
e dai quali emerge quanto segue:
-
da maggio a dicembre 2020 il ricorrente ha lavorato per il __________ di
__________ nella misura di 8 ore settimanali, percependo mensilmente fr.
1'227.55 lordi, oltre alla tredicesima di fr. 818.35 lordi (cfr. all. a doc.
5);
-
da luglio a dicembre 2020 RI 1 era attivo anche presso il __________ di __________
per 16.8 ore settimanali ed ha percepito un reddito mensile pari a fr. 2'837.65
lordi, nonché la tredicesima di fr. 1'418.83 lordi (cfr. all. a doc. 5).
Oltre agli stipendi testé
indicati, dal documento “stipendio indennità 2020” redatto il 18
dicembre 2020 dal __________ di __________ e sottoscritto, in qualità di __________,
dal ricorrente medesimo, emerge che quest’ultimo ha anche percepito indennità
per complessivi fr. 1'133.35 lordi (cfr. all. a doc. 4).
Con riferimento a tali compensi,
il 22 dicembre 2020 l’amministrazione ha chiesto al __________ di __________ di
comunicare “se trattasi di attività lavorativa svolta durante l’anno 2020 e
pagata una tantum. Se così fosse vi invitiamo a volerci indicare il singolo
importo percepito teoricamente mensilmente per l’attività da lui svolta.”
(cfr. all. a doc. 7/4).
Con mail del 4 gennaio 2021, la __________
di __________ ha trasmesso alla Cassa “la tabella delle indennità 2020
versate” al ricorrente, precisando che “si tratta di indennità per le __________
di __________, presenza al __________, presenza __________, __________ e quale __________
e __________” (cfr. all. a doc. 8).
Dalla tabella in questione emerge
che a RI 1, per compiti di “gestione” sono state riconosciute due
presenze per le quali è stato retribuito con totali fr. 80.-, sei presenze “__________”
retribuite con totali fr. 310.-, otto presenze per “__________” per le quali
gli sono stati corrisposti fr. 133.33 e sette presenze “__________”,
retribuitegli con fr. 610.-, per un totale complessivo di fr. 1'133.33 (cfr.
all. a doc. 8).
L’11 gennaio 2021, la Cassa ha
chiesto al __________ di __________ di fornire un’indicazione “dettagliata
degli importi mensili, versati” a RI 1 (cfr. all. a doc. 7/4).
Il 13 gennaio 2021, quest’ultimo,
in qualità di __________, ha fornito all’amministrazione il seguente riscontro:
" (…) Le
indennità versate al __________ RI 1 sono state versate un’unica volta nel mese
di dicembre 2020.
È prassi nei __________ versare queste
indennità una volta all’anno nel corso del mese di dicembre, anche perché
queste attività non hanno una valenza mensile. Se volete fare un calcolo
mensile basta dividere l’importo per i 12 mesi dell’anno, per avere un importo
mensile. (…)” (cfr. all. a doc. 7/4).
Dall’“attestato di guadagno
intermedio” relativo al mese di gennaio 2021 si evince anche che dal __________
di __________, oltre allo stipendio mensile, alla tredicesima ed alle indennità
testé indicate, RI 1 ha anche percepito, a titolo di “stipendio ore
supplementari” - laddove è precisato che tale somma si riferisce a “ore
supplementari 40”, con uno stipendio orario di fr. 38.-, fr. 1'520.- lordi (cfr.
all. a doc. 6).
Il 27 gennaio 2021, il ricorrente
ha comunicato via mail alla Cassa quanto segue:
" (…) ecco
le ore supplementari di __________, ne sono state pagate 40, come da foglio
paga allegato al guadagno intermedio.
Ore
supplementari
Maggio
5.5
Giugno
0.5
Luglio
10.5
Agosto
-4.25
Settembre
10.75
Ottobre
12.
Novembre
13.5
Dicembre
-0.5
Totale
48.
(…)” (cfr. all. a doc. 6).
Dall’ “attestato di guadagno
intermedio” relativo al mese di gennaio 2021, è, poi, emerso che anche al __________
di __________, oltre allo stipendio mensile ed alla tredicesima, RI 1 ha
percepito, a titolo di “indennità __________”, fr. 552.- lordi, oltre a
fr. 2'195.79 lordi a titolo di “pagamento ore suppl.”, per “ore
supplementari 50.00” (cfr. all. a doc. 6).
Il 27 gennaio 2021, la Cassa ha
chiesto al ricorrente spiegazioni anche in merito a tali ulteriori importi, e
meglio circa la suddivisione mensile delle ore supplementari (cfr. all. a doc.
6).
RI 1, il giorno stesso, ha
precisato quanto segue:
" (…) Qui di
seguito le ore supplementari per __________:
ore
supplementari
Giu.20
12.
Lug.20
9.25
Ago.20
-10.2
Set.20
11.75
Ott.20
13.
Nov.20
15.
Dic.20
6.75
totale
57.55
Come da foglio paga in vostro possesso sono
state pagate 50 ore.
Per le indennità sono 40 franchi per
seduta, mentre i rimborsi diversi sono i km per compiti svolti.
__________
Onorario
Fr.
0.00
__________
Fr.
280.00
__________
Fr.
172.00
Rimborsi
div.
Fr.
100.00
Totale
Fr.
552.00
(…)” (cfr. all. a doc. 6).
Nelle succitate decisioni del 13
gennaio 2021 cresciute, incontestate, in giudicato, la Cassa ha chiesto la
restituzione degli importi di fr. 3'434.70 (cfr. decisione n. “__________”;
doc. 7/4), rispettivamente di fr. 712.90 (cfr. decisione n. “__________”; doc.
8.
e supra consid. 1.1.).
Con richiesta di data 15 febbraio
2021, il ricorrente ha postulato, precisando di non impugnare le due decisioni del
13.
gennaio precedente, il condono di entrambe le somme chiestegli in
restituzione, facendo valere, d’un lato che al momento della percezione delle
prestazioni assicurative era in buona fede e, d’altro lato, che la restituzione
graverebbe sulla sua situazione finanziaria, che ha precisato essere già
provata dal versamento dei contributi di mantenimento per la ex moglie e per il
figlio (cfr. doc. 7/2).
Il 9 marzo 2021, successivamente
alla crescita in giudicato delle due decisioni di restituzione, la Cassa ha
trasmesso alla Sezione del lavoro la (le) richiesta di condono (cfr. doc. 7).
Il 30 marzo 2021, il ricorrente
ha inviato alla resistente il “questionario concernente la domanda di
condono” debitamente compilato, allegando:
-
la “convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio”;
-
la decisione di tassazione per l’anno 2018;
-
la comunicazione del 15 gennaio 2021 da parte del __________ di __________
dalla quale emerge che a decorrere dal 1° gennaio 2021 la percentuale
lavorativa del ricorrente sarebbe aumentata al 30%;
-
la comunicazione del 5 gennaio 2021 da parte del __________ di __________
dalla quale emerge che a decorrere dal 1° gennaio 2021 la percentuale
lavorativa dell’assicurato sarebbe aumentata al 50% (cfr. doc. 13 ed allegati).
A complemento della richiesta di
condono, il ricorrente ha trasmesso all’amministrazione anche il “preventivo
per la sostituzione delle 4 gomme estive” (cfr. doc. 14 ed all.).
Con la decisione del 23 settembre
2021.
l’amministrazione ha negato il condono della somma di fr. 3'434.70,
chiesta in restituzione con la decisione “027-2021 tipo: A” di data 13
gennaio 2021 (cfr. supra consid. 1.1. e doc. 15).
Il 25 ottobre 2021, il ricorrente
si è opposto alla decisione resa dalla Sezione del lavoro il 23 settembre
precedente, facendo valere che sarebbe “errata in quanto la richiesta di
condono verteva su due decisioni di restituzione”, di aver percepito le
prestazioni LADI chiestegli in restituzione in buona fede, che “d’altro
canto nessuna sanzione è stata intrapresa nei miei confronti” e criticando,
d’un lato, una pretesa carente motivazione della decisione, e d’altro lato, la
mancata considerazione dell’asserita difficile situazione finanziaria,
chiedendo il condono dell’intera somma di fr. 4'147.60 di cui alle due
decisioni del 13 gennaio 2021 (cfr. doc. 16).
Con decisione del 10 dicembre
2021, la Sezione del lavoro ha, poi, respinto anche la richiesta di condono
relativa alla somma di fr. 712.90 stabilita con la decisione di restituzione “__________”
del 13 gennaio 2021 (cfr. supra consid. 1.1. e doc. 19).
Con la decisione su opposizione
del 20 aprile 2022, la resistente ha, come visto, respinto l’opposizione
interposta dal ricorrente il 25 ottobre 2021 contro la decisione del 23
settembre precedente, e meglio sulla base dell’argomentazioni già indicate
(cfr. supra consid. 1.3. e doc. 20).
2.8
Chiamata a dirimere la presente
vertenza, questa Corte rileva innanzitutto che l’assicurato, nei formulari IPA
per i mesi da maggio a dicembre 2020, non ha comunicato di avere svolto ore
supplementari rispetto alle percentuali lavorative per le quali era assunto
alle dipendenze dei __________ di __________ e __________ quale __________
(cfr. doc. 4 ed all; consid. 2.7.).
L’insorgente
ha così disatteso i suoi obblighi di cui agli art. 28 e 31 LPGA (cfr. consid.
2.6.).
La
mancata comunicazione di cui sopra, allorquando egli era iscritto in
disoccupazione, ha impedito alla Cassa di verificare in modo corretto in che
misura potevano essergli assegnate le indennità di disoccupazione per l’arco di
tempo in questione (cfr. art. 28 cpv. 2 LADI).
Al riguardo va segnalato che
l’indicazione presente sui moduli IPA, per cui “la persona assicurata è
assolutamente tenuta ad annunciare alla cassa qualsiasi lavoro svolto durante
il versamento delle indennità di disoccupazione” è chiara e non lascia
spazio ad interpretazioni, di modo che il ricorrente non poteva legittimamente
supporre di non dover annunciare le attività supplementari prestate per conto
dei datori di lavoro rispetto alle percentuali lavorative per le quali era
stato nominato quale Segretario comunale e ciò a prescindere dal fatto che tali
prestazioni fossero, o meno, retribuite.
Del resto - ritenuto che anche
un’attività svolta a titolo gratuito avrebbe dovuto essere annunciata - con
riferimento alla censura ricorsuale secondo cui “il presupposto, errato”
da cui “parte” la Sezione del lavoro è quello “che le attività
straordinarie fossero retribuite d’ufficio”, il TCA - come precisato anche
dalla resistente (cfr. supra consid. 1.3. e doc. 20) – rileva che il ricorrente
era, peraltro, e proprio in ragione della passata esperienza come __________ (“la
prassi nei __________ vuole che sia pagato [ndr: quanto indicato come guadagno
per le ore supplementari e indennità varie] una volta all'anno una tantum, come
è stato il caso il tutti i __________ in cui ho lavorato dal 2005 in avanti
come __________”; cfr. supra consid. 1.4. e doc. I), ben consapevole tanto
dell’ammontare delle indennità riconosciute per ogni seduta, rispettivamente,
del momento in cui tali compensi sarebbero, poi, effettivamente stati versati
(“per le indennità sono 40 franchi per seduta (…)”; “è prassi dei __________
versare queste indennità una volta all’anno nel corso del mese di dicembre (…)”;
cfr. supra consid. 1.6. e doc. V).
In tal senso, giova rammentare
che l’Alta Corte ha, ad esempio, avuto modo di stabilire che costituisce una
grave negligenza - escludente di conseguenza il riconoscimento della buona fede
- il fatto di non informare la Cassa di lavorare a titolo gratuito regolarmente
a metà tempo e per quasi un anno per conto della ditta del proprio figlio (cfr.
pure STF C 292/02 del 15 marzo 2004 consid. 4.2.).
In particolare, giova rilevare
che con giudizio 8C_373/2016 del 29 marzo 2017, pubblicato in DLA 2017 N. 5 pag.
144, anche citato nella risposta di causa (cfr. doc. III), l’Alta Corte ha
deciso che un’assicurata che ricopre la carica di consigliera comunale deve
informare la Cassa della sua funzione e dell’indennità percepita. Se omette di
farlo agisce con negligenza grave e non è quindi ammissibile la buona fede.
Il TF ha specificato che in quel
caso l’assicurata non poteva dedurre dalla formulazione delle domande nei
formulari IPA (Ha lavorato per uno o più datori di lavoro? Ha esercitato
un’attività indipendente?) che il suo reddito quale consigliera comunale non
fosse da annunciare. Dalla lettura di tali quesiti si comprende piuttosto che è
richiesto agli assicurati di segnalare lo svolgimento di un’attività lucrativa,
indipendentemente dalla sua natura.
In una sentenza 8C_408/2017 del 2
agosto 2017 (anch’essa pure indicata dalla Sezione del lavoro nella decisione
su opposizione; cfr. doc. Q; consid. 1.2.) il TF ha poi precisato che
nell’ambito del condono la condizione della buona fede è un concetto puramente
giuridico, senza nessuna implicazione di natura etica o sul valore delle
persone.
Con una sentenza STCA 38.2019.34
del 27 gennaio 2020, nel caso di un assicurato che oltre alle indennità di
disoccupazione ha percepito un reddito come pompiere volontario senza
annunciare tale attività lavorativa alla Cassa, ha confermato l’operato della
resistente che aveva respinto la domanda di condono formulata dall’insorgente,
ritenuto che - non annunciando l’attività svolta mentre era al beneficio delle
prestazioni LADI - l’interessato aveva disatteso i suoi obblighi di cui agli
art. 28 e 31 LPGA A ragione, quindi, l’amministrazione aveva negato
l’esistenza del presupposto della buona fede, in quanto l’assicurato, non
indicando sui formulari mensili della Cassa lo svolgimento dell’attività in
questione, aveva commesso una grave negligenza.
Si veda anche la STCA
38.2014.16
del 23 marzo 2015.
In simili condizioni la Sezione
del lavoro, a ragione, ha negato l’esistenza del presupposto della buona fede,
in quanto l’assicurato ha commesso, quantomeno, una grave negligenza non
indicando sui formulari mensili della Cassa lo svolgimento delle attività
supplementari rispetto alla percentuale lavorativa per la quale era assunto dai
__________ di __________ e __________.
2.9
Alla
luce delle risultanze di cui sopra, il TCA, non potendo riconoscere la buona
fede del ricorrente, prima condizione per ottenere un eventuale condono, deve
confermare la decisione su opposizione del 20 aprile 2022.
2.10
L’art.
61.
lett. a LPGA, in vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura
deve essere semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita per le parti;
la tassa di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte
alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.
Il 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica
della LPGA. L’art. 61 lett. a LPGA enuncia ora unicamente che la procedura deve
essere semplice, rapida e, di regola pubblica. Dalla medesima data è entrato in
vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA secondo cui in caso di controversie
relative a prestazioni, la procedura è soggetta a spese se la singola legge
interessata lo prevede; se la singola legge non lo prevede il tribunale può
imporre spese processuali alla parte che ha un comportamento temerario o
sconsiderato.
In casu, trattandosi di prestazioni LADI, in
relazione alle quali il legislatore non ha previsto di prelevare le spese, non
si riscuotono spese giudiziarie (cfr. STCA 38.2021.97 del 25 aprile 2022
consid. 2.2.14.; STCA 38.2021.89 del 7 febbraio 2022 consid. 2.11.; STCA
38.2021.32
del 13 settembre 2021 consid. 2.11.; STCA 38.2021.11 del 7 giugno
2021.
consid. 2.7.; STCA 38.2021.9 del 18 maggio 2021 consid. 2.14.; STCA
38.2021.8
dell’8 marzo 2021 consid. 2.8.).
Sul
tema cfr. anche STF 9C_368/2021 del 2 giugno 2022; STF 9C_13/2022 del 16
febbraio 2022; STF 9C_394/2021 del 3 gennaio 2022; STF 8C_265/2021 del 21
luglio 2021 (al riguardo cfr. Ares
Bernasconi, Actualités du TF, 8C_265/2021 du 21 juillet 2021 - frais
judiciaires pour les tribunaux cantonaux des assurances selon la révision de la
LPGA du 21 juin 2019, in SZS/RSAS 2/2022 pag. 107).
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso, nella misura in cui è
ricevibile, è respinto.
2. Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3. Comunicazione agli interessati i
quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto
pubblico al Tribunale federale,
Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta
invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma
del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Il presidente Il
segretario di Camera
Daniele Cattaneo Gianluca
Menghetti