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Decisione

38.2022.53

Rifiuto condono: difetta requisito buona fede. Grave negligenza: non comunicando nulla alla Cassa riguardo al rapporto di lavoro in essere ed ai relativi redditi percepiti l’insorgente ha disatteso obblighi di cui agli artt. 28 e 31 LPGA. Ricorrente non necessita difensore d'ufficio

24 ottobre 2022Italiano38 min

N. 61 pag. 281; STF 8C_244/2017 del 24 aprile 2017; DTF 121 V 45 consid. 2a pag. 47).

Source ti.ch

Raccomandata

Incarto

n.

38.2022.53

CL/gm

Lugano

24 ottobre 2022

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

composto

dei giudici:

Daniele Cattaneo, presidente,

Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

redattrice:

Christiana Lepori, vicecancelliera

segretario:

Gianluca Menghetti

statuendo sul ricorso del 22 giugno 2022 di

RI 1

contro

la decisione su opposizione del 24 maggio 2022 emanata da

Sezione del lavoro, 6501 Bellinzona

in materia di assicurazione contro la disoccupazione

ritenuto, in fatto

1.1. Con decisione del 26 settembre

2019, la Cassa __________ (in seguito: Cassa) ha chiesto a RI 1 - iscrittasi in

disoccupazione con effetto a decorrere dal 7 giugno 2016 (cfr. doc. 2) - la

restituzione della somma di fr. 9’255.70 a titolo di prestazioni LADI

indebitamente percepite tra il giugno 2016 ed il giugno 2017, non avendo

l’assicurata “annunciato (…), a torto, il reddito conseguito dalla società __________

negli anni 2016 e 2017” (cfr. doc. 6/3 ed all. a doc. 14/1).

Dopo che l’assicurata, con

opposizione del 21 ottobre 2019, si è opposta alla citata decisione – facendo

valere che riceveva “provvigioni di CHF 250.- dalla società __________, il

restante CHF 250.- assegni FAMILIARI per mia figlia” e postulando una “rettifica

dei (…) conteggi” (cfr. all. a doc. 14/1) -, la Cassa l’ha informata di non

poter “escludere una decisione in suo sfavore, segnatamente un importo

superiore a quello stabilito con decisione del 26.09.2019” e le ha, quindi,

concesso la possibilità di ritirare l’opposizione (cfr. all. a doc. 14/1).

Ritiro cui l’interessata non ha proceduto.

Con decisione su opposizione del

28 ottobre 2020, la Cassa ha, dunque, respinto il gravame presentato da RI 1 e

quantificato in fr. 12'101.40 le prestazioni LADI indebitamente percepite nel

2016 e nel 2017 dall’assicurata (cfr. doc. 14/1).

In particolare, l’amministrazione

ha motivato il proprio provvedimento alla luce del fatto che, da un lato, al

momento dell’iscrizione al collocamento l’interessata “non ha annunciato che

la collaborazione” con la __________ “era proseguita con altre

condizioni”, e, d’altro lato, che “non essendo stata convenuta una

durata normale di lavoro contrattualmente” l’attività svolta non era

controllabile, doveva essere ritenuta a tempo pieno e quindi andava applicata “la

remunerazione conforme agli usi professionali e locali che corrisponde a CHF

3'360.-” (cfr. doc. 14/1).

Contro la decisione su

opposizione del 28 ottobre 2020 l’interessata non ha presentato ricorso.

Rimasto incontestato, tale provvedimento è cresciuto in giudicato.

1.2. Il 30 novembre 2020, RI 1 ha, però,

chiesto il condono della restituzione chiesta dalla Cassa, facendo valere, in

particolare, di avere una disponibilità finanziaria “molto insufficiente,

considerando che percepisco sempre 500 franchi al mese” (cfr. doc. 6/1).

1.3. Con decisione su opposizione del 24

maggio 2022, l’Ufficio giuridico della Sezione del lavoro ha confermato la

precedente decisione dell’11 marzo 2022, con cui aveva respinto la domanda di

condono inoltrata dall’assicurata (cfr. doc. 9), ritenendo che in concreto non

sarebbe realizzato il presupposto della buona fede.

L’amministrazione

del lavoro ha, in particolare, respinto l’opposizione dell’assicurata fondandosi

sulle seguenti argomentazioni:

"

(…)

3. Nel caso

concreto, l’interessata non ha indicato nel formulario IPA, per il periodo da

giugno 2016 a giugno 2017, l’attività lavorativa per la società __________,

svolta a titolo di guadagno intermedio. Tant’è che per il periodo in parola la

signora RI 1 ha sempre risposto negativamente alla domanda n. 1 che recita “Ha

lavorato per uno o più datori di lavoro?”; questo benché la semplice e chiara

domanda presente nel formulario non lascia alcuno spazio a dubbi.

Secondo la

giurisprudenza, la circostanza che un assicurato, mentre lavora, non dichiari

l’attività in questione sui rispettivi formulari IPA, costituisce una

negligenza grave che esclude la buona fede nella percezione delle indennità di

disoccupazione. Pure il fatto di non – ancora – ricevuto il relativo salario

non cambia nulla la riguardo (cfr. al proposito STCA 38.2012.62 del 27 febbraio

2013 consid. 2.7. e riferimenti ivi citati).

Determinante è che

l’assicurata non abbia indicato l’attività svolta durante il periodo in parola

sui rispettivi formulari IPA, non permettendo quindi alla Cassa di tener conto

del guadagno intermedio realizzato. Inoltre, l’interessata, seppur confrontata

in quel periodo con vari problemi di salute, avrebbe dovuto sapere che,

annunciando l’occupazione presso __________, la compensazione da parte della

Cassa sarebbe diminuita. L’omissione in questione deve essere ritenuta una

negligenza grave che esclude quindi (…) il riconoscimento della buona fede.” (cfr.

all. A a doc. I).

1.4. Contro la decisione su opposizione RI

1 ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale ha chiesto “il condono”

del proprio “debito”, e meglio per le seguenti ragioni:

"

(…)

-

Nel dicembre 2012 vengo licenziata da __________. Nel 2013 la mia

collaborazione con __________, nel 2014 vengo licenziata, dove lascio il mio

portafoglio, prendendo le commissioni/provvigioni, una collaborazione passiva.

-

Nell’agosto 2014 ho avviato una attività indipendente, per lavorare, nel

maggio 2016 sono stata costretta a chiudere, stavo andando in banca rotta,

PURTROPPO IN QUESTO NEGOZIO HO INVESTITO LA MIA CASSA PENSIONE E I MIEI RISPARMI,

RIMANENDO CON NIENTE!

-

Ero iscritta all’URC alla ricerca di una occupazione a tempo pieno, le

provvigioni non erano sufficienti per saldare le mie fatture; percepivo delle

commissioni e/o provvigioni per la gestione del mio portafoglio, un “LAVORO

PASSIVO”, non avevo un ufficio, e NON andavo al lavoro ogni giorno. Ero

concentrata a cercare un lavoro; in seguito ho svolto un programma

occupazionale, che sinceramente non ho parole per descrivere…i mesi passati al

“Ospedale del giocattolo”. In seguito la mia depressione! Sono sicura di avere

dimenticato di avere un LAVORO PASSIVO! Forse per questo ho risposto

negativamente alla domanda “Ha lavorato per uno o più datori di lavoro?”.

-

In seguito la malattia.

-

Nel NOVEMBRE 2017 mi sono sposata, da allora ho smesso di cercare un

lavoro, pago le mie fatture con le esigue provvigioni del mio piccolo

portafoglio!

-

Purtroppo le mie condizioni finanziarie sono precarie.” (cfr. doc. I).

1.5. Nella

sua risposta del 12 luglio 2022 la Sezione del lavoro ha postulato la reiezione

dell’impugnativa.

In

particolare, l’amministrazione ha osservato che la ricorrente non ha portato

fatti ed argomenti sostanzialmente nuovi ed idonei a modificare la decisione su

opposizione ed ha, inoltre, preso posizione come segue nel confermare che

l’omessa indicazione dell’attività lavorativa svolta mentre era al beneficio

delle prestazioni LADI configura una negligenza grave, che esclude la buona

fede:

" (…) Pur

comprendendo la difficile situazione dell’interessata dovute alle problematiche

di salute, va comunque constatato che oltre ad averle comunicate unicamente in

occasione della procedura pendente presso il nostro ufficio, ella non ha

comprovato il legame tra le stesse e la mancata dichiarazione dell’attività

lavorativa svolta presso la __________. Tant’è che la ricorrente ha comunque

continuato a lavorare per la ditta in parola e pertanto non si vede come tali

problematiche di salute le avrebbero impedito di dichiarare sugli appositi

formulari il lavoro svolto per la società in questione.

Va evidenziato che la ricorrente già nella

procedura dinanzi alla Cassa riguardante la restituzione delle indennità di

disoccupazione ha giustificato l’omissione in questione con scritto del 9

settembre 2019 come segue: “(…) il motivo per il quale non ho annunciato

alla Cassa che percepivo delle provvigioni, solamente perché non ho ritenuto

opportuno, considerando così irrisorie e irregolari; esse vengono calcolate in

proporzione all’andamento delle polizze, in vigore/annullate. Nell’anno che ho

lavorato alla __________ ho conseguito un piccolo portafogli, del quale prendo

le provvigioni e storni (come può vedere dalla documentazione in suo possesso)”

(doc. 14/1).

Al riguardo, la circostanza che

l’interessata ritenesse di non dover annunciare alla Cassa l’attività svolta

presso la società in parola, per i motivi appena esposti, non merita tutela.

Infatti, usando la diligenza esigibile nel caso concreto, l’assicurata avrebbe

dovuto comunque dichiarare l’attività salariata esercitata presso la __________

sui formulari IPA, da lei sottoscritti, e questo indipendentemente dalle

valutazioni fatte dalla medesima riguardo alla tipologia e/o all’entità della

remunerazione percepita.

Si ritiene che la ricorrente fosse a

conoscenza dei propri obblighi derivanti dalla disoccupazione. Oltretutto,

sulla prima pagina del formulario IPA, puntualmente firmato dall’assicurata, è

indicato che “la persona assicurata è assolutamente tenuta ad annunciare

alla cassa qualsiasi lavoro svolto durante il versamento dell’indennità di

disoccupazione. Mentire non conviene: l’Ufficio centrale di compensazione (AVS)

comunica all’Assicurazione contro la disoccupazione i rapporti di lavoro svolti

durante la disoccupazione. Dichiarazioni mendaci o incomplete possono

comportare la revoca della prestazione e una denuncia penale. Eventuali

prestazioni illegittime devono essere rimborsate.” (doc. 5).

In ogni caso, decisivo risulta il fatto che

la ricorrente nella redazione dei formulari IPA, relativi ai mesi da giugno

2016 a giugno 2017, non ha mai indicato d’aver svolto l’attività lavorativa in

parola, consegnandoli poi alla Cassa in vista del versamento delle indennità di

disoccupazione. Eppure la semplice e chiara domanda n. 1 di detti formulari,

del seguente tenore: ha lavorato per uno o più datori di lavoro? con la

richiesta di precisare i periodi e il nome del datore di lavoro in caso di

risposta affermativa, non lascia alcuno spazio a dubbi o esitazioni. (…)” (cfr.

doc. III).

1.6. Con

replica del 13 agosto 2022, RI 1 ha osservato quanto segue:

"

(…)

-

Al 30 aprile 2014 ho ricevuto la disdetta del contratto con la __________,

per terminare la collaborazione al 31 agosto 2014.

-

Ho risposto negativamente alla domanda “HA SVOLTO UN’ATTIVITA’

LAVORATIVA” perché non ho prestato alcuna attività lavorativa e quello che ho

ricevuto e “ricevo” dipendeva dal rendimento del portafoglio che avevo creato

in precedenza.

-

La mia situazione finanziaria non è cambiata, [ndr: con] quello che

percepisco dalla __________, a stento pago, cassa malattia, fatture dei medici,

ecc.

-

La buona fede; giuridicamente parlando non saprei come interpretarla, ma

umanamente sì, non era mia intenzione sottrarre dalla cassa nessun soldo.” (cfr.

doc. V).

1.7. La parte resistente, il 13

settembre 2022, ha contestato integralmente le censure della ricorrente, si è

riconfermata nella propria risposta di causa ed ha osservato quanto segue:

" (…) Non si

condividono i motivi esposti dalla ricorrente a giustificazione della sua

risposta negativa alla domanda n.1 di cui al formulario IPA “ha lavorato per

uno o più datori di lavoro?”. Infatti, già solo per il fatto che la stessa

ho omesso di annunciare alla Cassa l’attività lavorativa svolta e le

remunerazioni (provvigioni) percepite dalla __________ nel periodo da giugno

2016 a giugno 2017, allorquando era iscritta in disoccupazione, ha impedito

alla Cassa di calcolare in modo corretto le indennità di disoccupazione per il

suddetto periodo di controllo.

Contrariamente a quanto sostiene la

ricorrente, giova evidenziare che dopo la disdetta del contratto lavorativo del

30 aprile 2014 (cfr. doc. V1), la stessa ha proseguito a lavorare per la __________

meditante un contratto di lavoro sottoscritto il 23 luglio 2014 con inizio

dell’attività dal 1. Agosto 2014, prestando la propria collaborazione come

consulente al servizio esterno ed alla sua clientela, che prevede un anticipo

provvigione mensile di CHF 500.- ed un conguaglio annuale (cfr. doc. 14).

In particolare, il direttore generale,

signor Salvatore Lavorato, ed il direttore, signor __________, della __________,

con risposta del 30 agosto 2019 hanno risposto affermativamente alla domanda

della Cassa di cui allo scritto 14 agosto 2019, segnatamente:

“(…) Sì l’assicurata ha continuato a

lavorare con la nostra società anche nel 2016 e 2017 e continua tutt’oggi. In

allegato inviamo la copia del contratto di collaborazione (…)” (cfr. doc.

14).

Il rapporto di collaborazione tra la

ricorrente e la __________ è comprovato dalle risposte rese dai signori __________

e __________ alla Cassa con scritto del 30 agosto 2019, dal formulario attestato

del datore di lavoro, dagli estratti del registro salariale del datore di

lavoro e dell’estratto conto individuale emesso dalla __________ (cfr. doc.

14).

Decisivo è il fatto che la ricorrente non

ha indicato l’attività lavorativa svolta presso la ditta __________ nel periodo

da giugno 2016 a giugno 2017 nei rispettivi formulari IPA (doc. 5), e non ha

quindi permesso alla Cassa di tener conto delle remunerazioni da essa

percepite. L’omissione in questione, come detto, deve essere ritenuta una

negligenza grave che esclude quindi la buona fede.” (cfr. doc. IX).

1.8. L’assicurata ha presentato

ulteriori osservazioni il 20 settembre 2022, affermando di ricevere dalla __________,

a decorrere dal 1° agosto 2014, “un’indennità per clientela (paragrafo 11.

del contratto di lavoro)”, ribadendo di non aver prestato alcuna attività

lavorativa, essendosi di fatto limitata a ricevere compensi che dipendevano “dal

rendimento del portafoglio creato in precedenza”. Ella ha, altresì,

precisato che da agosto 2016 a marzo 2017 è stata impegnata dalle ore 08:00

alle ore 17:00 in un programma occupazione, di modo che ritiene “impossibile

che abbia lavorato alla __________”, anche poiché, se così fosse stato il

caso “le (…) provvigioni sarebbero molto più alte”. Ella ha, da ultimo,

riaffermato di aver agito in buona fede (cfr. doc. XI).

1.9. Il 27 settembre 2022 la Sezione del

lavoro, riconfermandosi, per il resto, nei precedenti scritti e nella decisione

su opposizione, ha preso posizione come segue sulle osservazioni della

ricorrente:

" (…) Per

quanto attiene all’argomento riguardante la frequentazione del POT, si ritiene

che tale circostanza non permette comunque di giungere ad una conclusione

differente, essendo decisivo che la ricorrente, durante la disoccupazione

controllata ha omesso di annunciare alla Cassa le remunerazioni (provvigioni)

percepite dalla __________ nel periodo da giugno 2016 a giugno 2017 e ciò ha

impedito alla Cassa di calcolare in modo corretto le indennità di disoccupazione

per il suddetto periodo di controllo.” (cfr. doc. XIII).

1.10. Il 5 ottobre 2022, la ricorrente ha

ribadito di aver risposto negativamente alla domanda del formulario IPA poiché

non aveva prestato alcuna attività lavorativa, indicato di aver problemi di

depressione e che la sua salute non la “aiuta a essere obiettiva”, che

la sua situazione finanziaria non è cambiata, di essere stata in buona fede

allorquando ha percepito le prestazioni LADI ed ha chiesto di essere informata

nel caso necessitasse “di un legale” poiché “angosciata da questa

situazione che non giova alla (…) salute. Se così fosse vi prego di

consigliarmi uno d’ufficio” (cfr. doc. XV).

considerato, in diritto

2.1. La ricorrente,

pendente causa (cfr. doc. XV), ha chiesto “di informarmi se necessito di un

legale (…) se così fosse Vi prego di consigliarmi uno d’ufficio” (cfr.

supra consid. 1.10 e doc. XV).

In

tale contesto va ricordato innanzitutto che la procedura davanti al TCA è retta

dal principio inquisitorio secondo cui il giudice deve accertare d'ufficio i

fatti determinanti della causa, fermo restando l'obbligo per le parti di

collaborare a tale accertamento nella misura in cui ciò risulti loro possibile

ed esigibile (cfr. art. 16 Lptca; 31 e 61 lett. c LPGA; STF 8C_45/2010 del 26

marzo 2010).

Nel

caso concreto questo Tribunale constata che l’insorgente ha dimostrato di saper

difendere adeguatamente i propri interessi.

La medesima, pertanto, non necessita

di un patrocinatore d’ufficio ai sensi dell’art. 28 Lptca (cfr. STF 8C_392/2017

consid. 9.1.-9.2., parzialmente pubblicata in DTF 143 V 393; STFA C 116/03

dell’8 novembre 2004; STCA 42.2021.59 del 13 dicembre 2021 consid. 2.1.; STCA

38.2018.23 del 16 luglio 2018 consid. 2.2.; decreto 36.2018.28-33 emesso dal TCA

il 12 giugno 2018 il cui ricorso al TF è stato ritenuto inammissibile con

giudizio 8C_484/2018 del 30 luglio 2018; STCA 42.2017.49 del 15 dicembre 2017;

STCA 32.2015.147 del 18 aprile 2016 consid. 2.6., il cui ricorso al TF è stato

ritenuto inammissibile con giudizio 9C_356/2016 del 5 luglio 2016; STCA

42.2014.13 del 21 maggio 2015 consid. 2.1.).

La

domanda di designazione di un avvocato deve, conseguentemente, essere respinta.

2.2. Oggetto del contendere è la

questione di sapere se la Sezione del lavoro abbia a ragione, o meno, negato a RI

1 il condono della restituzione della somma di fr. 12'101.40, corrispondente a

parte delle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione percepite indebitamente

da giugno 2016 a giugno 2017.

L'art.

95 LADI regola la restituzione di prestazioni.

Secondo il cpv. 1 di questo articolo, nel tenore in vigore dal 1° aprile 2011,

la domanda di restituzione è retta dall'art. 25 LPGA ad eccezione dei casi di

cui all'articolo 55 e 59c cpv. 4.

L'art.

25 cpv. 1 LPGA stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono

essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era

in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.

La

giurisprudenza federale sviluppata in merito al condono regolato dal vecchio

art. 95 LADI conserva tutta la sua validità anche con l’entrata in vigore

dell’art. 25 LPGA (cfr. STF C21/07 dell’11 febbraio 2008 consid. 1.3.; STFA C 174/04 del 27 aprile 2005).

2.3. L'art.

4 OPGA regola il condono.

Se il beneficiario era in buona fede e si trova in gravi difficoltà,

l’assicuratore rinuncia completamente o in parte alla restituzione delle

prestazioni indebitamente concesse (cfr. art. 4 cpv. 1 OPGA).

Determinante

per il riconoscimento di una grave difficoltà è il momento in cui la decisione

di restituzione passa in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 2 OPGA).

Il

condono è concesso su domanda scritta. La domanda, motivata e corredata dei

necessari giustificativi, deve essere inoltrata entro 30 giorni dal momento in

cui la decisione è passata in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 4 OPGA).

Sul

condono è pronunciata una decisione (cfr. art. 4 cpv. 5 OPGA).

L'art.

5 OPGA definisce cosa si intende con "gravi difficoltà" e recita:

"

1 La grave difficoltà ai sensi dell’articolo 25

capoverso 1 LPGA è data quando le spese riconosciute a norma della legge

federale del 19 marzo 1965 sulle prestazioni complementari all’assicurazione

per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (LPC) e le spese supplementari di

cui al capoverso 4 superano i redditi determinanti secondo la LPC.

2 Per il

calcolo delle spese riconosciute ai sensi del capoverso 1 sono computati:

a.

per le persone che vivono a casa:

quale importo destinato alla copertura del fabbisogno

vitale: l’importo massimo secondo le categorie di cui all’articolo 3b capoverso

1 lettera a LPC, quale pigione di un appartamento: l’importo massimo secondo le

categorie di cui all’articolo 5 capoverso 1 lettera b LPC;

b. per le persone che vivono in un

istituto: quale importo per le spese personali, 4800 franchi l’anno;

c. per tutti: quale importo forfettario

per l’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie, il premio massimo

per la rispettiva categoria secondo la versione vigente dell’ordinanza del

Dipartimento federale dell’interno (DFI) sui premi medi cantonali e regionali

dell’assicurazione delle cure medico-sanitarie per il calcolo delle prestazioni

complementari.

3 Per

le persone che vivono in un istituto o in un ospedale il computo della sostanza

ammonta ad un quindicesimo della sostanza netta, ad un decimo se si tratta di

beneficiari di rendite di vecchiaia. Nel caso di persone parzialmente invalide

è computato solo il reddito effettivo ottenuto dall’attività lucrativa. Non è

tenuto conto di un’eventuale limitazione cantonale delle spese per il soggiorno

in un istituto.

4 Sono

computati come spese supplementari:

a. per le persone sole, 8000 franchi;

b. per i coniugi, 12 000 franchi;

c. per gli orfani che hanno diritto a

una rendita e i figli che danno diritto a una rendita per figli dell’AVS o

dell’AI, 4000 franchi per figlio.”.

Secondo

la legge, dunque, perché sia concesso il condono dall'obbligo di restituzione,

è necessario che siano adempiuti cumulativamente i seguenti presupposti:

-

l'interessato ha percepito la prestazione indebita in buona fede;

-

la restituzione gli imporrebbe una grave difficoltà.

Qualora

difetti una delle due condizioni suelencate, il condono non può essere

accordato.

2.4. La

buona fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è versata

indebitamente. Di detta ignoranza egli non si può prevalere se la stessa è

stata determinata da sua negligenza.

La

giurisprudenza ha precisato che la buona fede, intesa come presupposto del

condono, deve essere esclusa qualora i fatti che hanno determinato l'obbligo di

restituire (violazione dell'obbligo di annunciare o di informare) siano

imputabili a comportamento doloso o negligenza grave. Viceversa, l'assicurato

può prevalersi della buona fede quando l'atto o l'omissione colpevole siano

costitutivi solo di una violazione lieve dell'obbligo di annunciare o di

informare (cfr. STF 9C_16/2019 del 25 aprile 2019 consid. 4; STF 9C_463/2016

del 12 luglio 2017 consid., 2.1.; STF 8C_373/2016 del 29 marzo 2017 consid. 4,

pubblicata in DLA 2017 N. 5 pag. 144; STF 8C_79/2017 del 30 giugno 2017 consid.

4.1.; DTF 138 V 218 consid. 4; STF 8C_865/2008 del 27 gennaio 2009 consid. 4;

STFA del 16 giugno 2003 nella causa C., C 130/02, consid. 2.3; DLA 2003 N. 29,

consid. 1.2, pag. 260; DLA 2002 N. 38, consid. 2a, pag. 258; DLA 2001 N. 18,

consid. 3a, pag. 161-162; DLA 1998 N. 14, consid. 4a, pag. 73; DLA 1992 N. 7,

consid. 2b, pag. 103; DTF 112 V 97, consid. 2c, pag. 103, DTF 110 V 176,

consid. 3c, pag. 180).

Si

è in presenza di una negligenza grave allorquando un avente diritto non si

attiene a ciò che può essere ragionevolmente preteso da una persona capace di

discernimento in una situazione identica e nelle medesime circostanze (cfr. STF

9C_16/2019 del 25 aprile 2019 consid. 4; STF 8C_373/2016 del 29 marzo 2017,

pubblicata in DLA 2017 N. 5 pag. 144; DTF 110 V 176 consid. 3d).

Inoltre,

la buona fede deve essere negata se colui che si è arricchito, al momento del

versamento, poteva attendersi di dover restituire, in quanto sapeva o doveva

sapere, facendo prova dell’attenzione richiesta, che la prestazione era

indebita (art. 3 cpv. 2 CC; DTF 130 V 414 consid. 4.3 e i riferimenti ivi

menzionati).

2.5. Con

l'entrata in vigore della LPGA al 1° gennaio 2003 il vecchio art. 96 LADI, che

regolava l'obbligo di informare e di annunciare, è stato abrogato.

L'art.

28 LPGA regola la "Collaborazione nell'esecuzione".

Gli

assicurati e il loro datore di lavoro devono collaborare gratuitamente

all’esecuzione delle varie leggi d’assicurazione sociale (cfr. art. 28 cpv. 1

LPGA).

Colui

che rivendica prestazioni assicurative deve fornire gratuitamente tutte le

informazioni necessarie per accertare i suoi diritti, stabilire le

prestazioni assicurative e far valere il diritto di regresso (cfr. art.

28 cpv. 2 LPGA).

Chi

pretende prestazioni assicurative deve autorizzare tutte le persone e i servizi,

segnatamente il datore di lavoro, i medici, le assicurazioni e gli organi

ufficiali a fornire nel singolo caso tutte le informazioni, sempre che siano

necessarie per accertare il diritto a prestazioni. Queste persone e questi

servizi sono tenuti a dare le informazioni (cfr. art. 28 cpv. 3 LPGA).

L'art.

31 LPGA regola la "Notificazione nel caso di cambiamento delle

condizioni".

L’avente

diritto, i suoi congiunti o i terzi ai quali è versata la prestazione sono

tenuti a notificare all’assicuratore o, secondo i casi, al competente organo

esecutivo qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni

determinanti per l’erogazione di una prestazione (cfr. art. 31 cpv. 1 LPGA).

Qualsiasi

persona o servizio che partecipa all’esecuzione delle assicurazioni sociali ha

l’obbligo di informare l’assicuratore se apprende che le condizioni

determinanti per l’erogazione di prestazioni hanno subìto modifiche (cfr. art.

31 cpv. 2 LPGA).

Il

dovere di informare deve dunque essere sempre rispettato da parte dei

beneficiari di prestazioni.

Devono

essere fornite, di conseguenza, tutte le indicazioni necessarie per valutare

l'adempimento delle condizioni da ossequiare per avere diritto alle indennità

(cfr. STFA C 273/05 del 7 aprile 2006 consid. 2.3.2.2.; STFA C 104/01 del 25

luglio 2001, consid. 2 in fine).

Secondo

la giurisprudenza federale è peraltro irrilevante se le informazioni

inveritiere o incomplete sono causali per l'erogazione delle prestazioni

assicurative o del relativo calcolo (cfr. DTF 123 V 151 consid. 1b; STF C 288/06 del 27 marzo 2007 consid. 2; DLA 1993/1994 N. 3 pag. 21).

Il

dovere di informazione costituisce una concretizzazione del principio della

buona fede (cfr. STF 8C_253/2018 del 19 febbraio 2019 consid. 7.3.4.).

In

una sentenza 8C_807/2007 del 18 agosto 2008 l’Alta Corte ha respinto il ricorso

di un assicurato al quale era stato negato il condono della restituzione della

somma di fr. 5'776.30, chiesta, in quanto era emerso che egli aveva lavorato

senza annunciare tale attività.

All’assicurato

è stata negata la buona fede, poiché, anche se, come da lui sostenuto, avesse

effettivamente avvertito il suo consulente in merito a tale occupazione, aveva

comunque risposto sempre negativamente alla domanda di sapere se esercitasse

un’attività lucrativa dipendente o indipendente, ossia una questione

determinante per il calcolo dell’indennità da parte della cassa di

disoccupazione.

Nulla,

poi, consentiva di concludere che il suo consulente gli avesse suggerito di

rispondere negativamente alla domanda relativa all’esercizio di un’attività

lavorativa.

L’assicurato,

del resto, non poteva ragionevolmente credere che la Cassa fosse al corrente

della sua attività. In assenza di attestati di guadagno intermedio o

certificati di salario forniti dall’assicurato, la Cassa non poteva conoscere

l’importo effettivamente conseguito, di modo che l’assicurato non aveva validi

motivi per pensare che le indennità di disoccupazione versategli erano state

calcolate tenendo conto del reddito in questione.

2.6. Nella concreta evenienza dalle

carte processuali emerge che RI 1 (classe 1964) – già dipendente della __________

(cfr. doc. 9 e 14/5) e dal 1° agosto 2015 “titolare con firma individuale

dell’__________ in __________ (…) chiusa formalmente in data 02.06.2016” (cfr.

doc. 4) - si è iscritta in disoccupazione a decorrere dal 7 giugno 2016, alla

ricerca di un impiego a tempo pieno (cfr. supra consid. 1.1. e doc. 2), nel

settore della consulenza alla clientela, assicurativa, come gerente e rappresentante

(cfr. doc. 9).

Innanzitutto, giova sin d’ora

evidenziare che i formulari “indicazioni della persona assicurata” (in

seguito: IPA) sottoscritti, di mese in mese, dalla ricorrente, tra giugno 2016

e giugno 2017 riportano le seguenti avvertenze:

"

(…) La persona assicurata è assolutamente tenuta ad annunciare alla

cassa qualsiasi lavoro svolto durante il versamento delle indennità di

disoccupazione. (…) Dichiarazioni mendaci o incomplete possono comportare la

revoca della prestazione e una denuncia penale. Eventuali prestazioni

illegittime devono essere rimborsate” (cfr. doc. 5 ed all.).

Nel compilare i formulari in

questione, RI 1 ha sempre risposto negativamente alla domanda “ha lavorato

per uno o più datori di lavoro?” (cfr. doc. 5 ed all.).

Dagli atti emerge, per contro,

che la __________, interpellata dalla Cassa, il 30 agosto 2019 ha comunicato

quanto segue:

" (…) L’assicurata

ha continuato a lavorare con la nostra società anche nel 2016 e nel 2017 e

continua tutt’oggi. (…)

Dal febbraio 2014 gli

anticipi mensili, soggetti a conguaglio, sono stati ridotti a fr. 500.- sulla

base della quantificazione del portafoglio clienti della collaboratrice.

(…) il conguaglio

provvigioni versato a maggio 2018 si riferisce all’attività dell’anno 2017.

(…) il conguaglio

provvigioni versato a maggio 2017 si riferisce all’attività dell’anno 2018

[recte: 2016]” (cfr. doc. 14/4 e all. IX3 a doc IX).

La __________ ha altresì

trasmesso alla Cassa copia del contratto di lavoro – di durata indeterminata

(cfr. punto 10) - stipulato con la ricorrente in data 23 luglio 2014 dal quale

emerge che per l’attività di consulenza ed intermediazione assicurativa

prestata dall’assicurata, la società avrebbe corrisposto “una remunerazione

composta di una parte fissa e da una parte variabile” (cfr. punto 4

dell’all. al doc. 14/4), nonché dell’allegato 1, da cui risulta che l’inizio

dell’attività era previsto per il 1° agosto 2014 e che la parte fissa della

rimunerazione corrispondeva a fr. 500.- mensili lordi (cfr. all. a doc. 14/4).

Anche dall’ “attestato del

datore di lavoro” in atti emerge che la collaborazione tra la ricorrente e

la __________, iniziata il 1° marzo 2013, era ancora “in vigore”, con la

precisazione che la “gestione (…) dell’orario di lavoro quale consulente

esterno” era “personale”, sebbene quantificata dalla datrice in “40 ore

settimanali” (cfr. doc. 14/3).

Del resto, pure gli estratti del

registro salariale della società indicano che RI 1, tanto nel 2016, quanto nel

2017, era contrattualmente legata alla __________ (cfr. all. a doc. 14/2).

Il 9 settembre 2019, inoltre, la

ricorrente ha comunicato alla Cassa di non aver annunciato “che percepivo

delle provvigioni, solamente perché non l’ho ritenuto opportuno, considerando

così irrisorie e irregolari; esse vengono calcolate in proporzione

all’andamento delle polizze, in vigore / annullate” (cfr. all. a doc.

14/1).

Posto che la decisione su

opposizione emessa il 28 ottobre 2020 dalla Cassa non è stata oggetto di

impugnazione ed è quindi cresciuta incontestata in giudicato (cfr. supra

consid. 1.1. e doc. 6/2) – ricordato come il 30 novembre 2020 la qui ricorrente

si è limitata a comunicare all’amministrazione che le sue disponibilità

finanziarie erano ridotte e chiedere il condono della restituzione (cfr. doc.

6/1) -, sono quindi incontestate tanto l’indebita percezione di parte delle indennità

di disoccupazione percepite tra giugno 2016 e giugno 2017, quanto la

correttezza dell’importo di fr. 12'101.40 chiesto in restituzione dalla Cassa,

di modo che questa Corte si limita a rammentare quanto a seguire.

In data 31 dicembre 2020, la

Sezione del lavoro, cui la Cassa aveva trasmesso la richiesta di condono

formulata dalla qui ricorrente (cfr. doc. 6), ha chiesto a RI 1 di trasmettere

la seguente documentazione:

"

(…)

- l’annesso

questionario con i dati relativi alla sua persona (previa lettura delle

istruzioni allegate)

- documenti attestanti

l’esattezza degli importi menzionati (conteggio salario, contratti di lavoro,

estratti bancari ecc.)

- l’ultima notifica di

tassazione in suo possesso (calcolo dell’imponibile)” (cfr. doc. 7).

Dal questionario compilato dalla

ricorrente emerge che la medesima percepisce mensilmente un reddito di fr.

500.- ed il coniuge di fr. 5'897.90, che i suoi “risparmi, titoli, liquidità”

ammontano a fr. 2'259.-, che la coppia non avrebbe assicurazioni sulla vita,

che il valore della proprietà fondiaria ammonta a fr. 585’000.-, che i relativi

debiti ipotecari corrispondono a fr. 320'000.- cui si aggiungono fr. 740.- per

“altri debiti” e che fr. 1'100.- vengano corrisposti a titolo di “alimenti

(…) alla figlia minorenne” del marito dell’assicurata “ogni mese” (cfr.

doc. 8).

Con decisione dell’11 marzo 2022,

la Sezione del lavoro ha, come visto, respinto la richiesta di condono

formulata in data 30 novembre 2020 dalla ricorrente per la restituzione di fr.

12'101.40, poiché avendo la medesima “omesso di annunciare alla Cassa la sua

attività salariata svolta presso la società __________ in quanto non lo

riteneva opportuno, considerando le provvigioni irrisorie e irregolari”,

ella ha indotto “la Cassa a commettere un errore nei versamenti delle

indennità di disoccupazione” e non può “prevalersi della buona fede dal

momento in cui ha percepito le indennità, a torto” (cfr. supra consid. 1.3.

e doc. 9).

Contro tale provvedimento,

l’assicurata ha interposto opposizione in data 28 marzo 2022 (cfr. doc. 10).

Sull’esito dell’impugnativa in questione, respinta con la decisione su

opposizione del 24 maggio 2022, già si è detto (cfr. supra consid. 1.3. e doc.

12).

In sede ricorsuale, RI 1 ha

prodotto:

-

copia della disdetta del (precedente) contratto di lavoro che la legava

alla __________ di data 30 aprile 2014 con effetto al 31 agosto 2014 (cfr. doc.

V1);

-

copia di un accredito sul proprio conto bancario di data 11 luglio 2022

da parte della __________ per totali fr. 1'148.50, avente quale causale

“pagamento salario 7/22” (cfr. doc. V2);

-

copia di un accredito sul proprio conto bancario di data 27 gennaio 2022

da parte della __________ per totali fr. 200.-, avente quale causale “pagamento

salario 1/22” (cfr. doc. V2);

-

copia dell’opposizione presentata il 28 marzo 2022 contro la decisione

dell’11 marzo 2022, nella quale la qui ricorrente ha fatto valere quanto segue:

“(…)

Innanzi tutto ribadisco che quando

ho scritto “che non ho ritenuto opportuno annunciare alla Cassa la provvigione

irrisoria” ero in buona fede, è stata la prima cosa che mi è venuta in mente,

fino a quel momento NON ci avevo pensato alla Cassa disoccupazione, in ogni

caso non con l’obiettivo di sottrarre indennità alla Cassa.

- Considerando

che debba scrivere le mie motivazioni: la mia onestà, disagio, consapevolezza e

Buona FEDE, non è così evidente scriverle, siccome ho sbagliato a scrivere,

questa volta sarò trasparente, scrivendo sinceramente:

- Nel

2011 sono stata licenziata ed il mondo mi è crollato addosso;

- Nel

2013 inizio alla __________, luglio 2014 vengo licenziata;

- Nel

agosto 2014 ho intrapreso una attività indipendente, la quale è stata possibile

con il prelievo del II pilastro ed un III pilastro, al 26 maggio 2016 ho dovuto

lasciare il negozio, dove ho perso tutti i miei risparmi e mi sono caricata di

debiti;

- A

luglio 2016 cado in depressione, (fino ad oggi) a settembre 2016 scopro di

essere sorda dall’orecchio sinistro, a novembre 2016 in seguito ad una tac mi

dicono che ho pochi anni di vita, secondo voi avevo tempo di pensare di

sottrarre alla Cassa dei soldi ed ai 500 franchi di provvigione!

- Francamente

l’anno nero 2016 NON avevo la consapevolezza di dire, fare o disfare

qualunque questione.

- Ancora

oggi ricevo dalla società __________ / CHF 500.- per provvigione portafoglio.

- Non

ho altre entrate, non ho risparmi, non ho la liquidità per la restituzione

delle indennità” (cfr. doc. V3);

-

copia dello scritto trasmesso il 9 settembre 2019 ad __________ (cfr.

supra e doc. V4);

-

copia della propria polizza di assicurazione LAMal valida dal 1° maggio

2022 (cfr. doc. V5);

-

copia di cedolini di versamento a favore di __________ che, stando ad un

timbro postale ed alle indicazioni manoscritte della ricorrente si riferiscono

al 2022 (cfr. doc. V6).

In allegato alle proprie

osservazioni del 13 settembre 2022 (cfr. supra consid. 1.7.), la resistente ha,

invece, trasmesso a questa Corte l’estratto del conto individuale __________

della ricorrente, dal quale emerge che la medesima, nel corso del 2016 ella ha

percepito redditi per complessivi fr. 72'429.- (pari a fr. 8'004.- + fr.

55'500.- + fr. 8'925.-) e nel 2017 pari a totali fr. 22'204.- (e meglio fr.

12'861.- + fr. 9'343.-; cfr. doc. IX1).

In allegato, invece, allo scritto

del 5 ottobre 2022 (cfr. supra consid. 1.10. e doc. XV), la ricorrente ha

trasmesso a questa Corte copia del ricorso di data 22 giugno 2022, della

replica del 13 agosto 2022 e delle osservazioni del 20 settembre 2022, nonché

dell’opposizione del 28 marzo 2022 (cfr. doc. XV ed all.).

2.7. Chiamata a dirimere la presente

vertenza, questa Corte rileva innanzitutto i fatti in base ai quali una cassa

di disoccupazione ha preso la decisione di

restituzione delle prestazioni indebitamente riscosse non possono più essere

riesaminati in occasione di una procedura di condono dell’obbligo di

restituzione (cfr. DLA 2003 N. 12 pag. 122).

In

effetti, il principio del rimborso di prestazioni percepite, dal profilo

oggettivo, indebitamente, come pure l’entità dell’importo da rimborsare viene

stabilita nella procedura di restituzione.

In concreto, la ricorrente

pretende di non aver, in sostanza, comunicato nei formulari IPA per i mesi da giugno

2016 a giugno 2017 di essere stata alle dipendenze della __________ e di aver

conseguito dei redditi in ragione del rapporto di lavoro in essere, in buona

fede (cfr. supra consid. 2.6. e doc. 5 ed all).

In tal senso, con riferimento a

quanto preteso dall’assicurata secondo cui le entrate percepite erano delle

provvigioni (cfr. supra consid. 1.4. e doc. I; 1.6. e doc. V) giova rilevare

che l’art. 23 LADI recita che è considerato guadagno assicurato il salario

determinante nel senso della legislazione sull'AVS, normalmente riscosso

durante un periodo di calcolo e che a norma dell’art. 5 cpv. 2 LAVS il salario

determinante per fissare i contributi AVS comprende qualsiasi retribuzione del

lavoro a dipendenza d'altri per un tempo determinato od indeterminato. Esso

comprende inoltre le indennità di rincaro e altre indennità aggiunte al

salario, le provvigioni, le gratificazioni, le prestazioni in natura, le

indennità per vacanze o per giorni festivi ed altre prestazioni analoghe,

nonché le mance, se queste costituiscono un elemento importante della

retribuzione del lavoro.

Sull’asserzione secondo cui la

ricorrente avrebbe conseguito tali redditi in ragione di un “lavoro passivo”

(cfr. supra consid. 1.4. e doc. I), non avendo prestato alcuna attività

lavorativa ed essendosi limitata a percepire il “rendimento del portafoglio

(…) creato in precedenza” (cfr. supra consid. 1.6. e doc. V), questa Corte

rileva che dagli accertamenti esperiti dall’amministrazione (cfr. supra consid.

2.6., all. a doc. IX e XIII e relativi allegati) emerge, per contro, che __________,

tra giugno 2016 e giugno 2017, sarebbe stata operativa alle dipendenze della __________

(cfr. segnatamente, “L’assicurata ha continuato a lavorare con la nostra

società anche nel 2016 e nel 2017 e continua tutt’oggi”; supra consid.

2.6.).

Non

comunicando nulla alla Cassa riguardo al rapporto di lavoro ancora in essere

con la __________ ed ai relativi redditi percepiti, l’insorgente ha disatteso i

suoi obblighi di cui agli art. 28 e 31 LPGA (cfr. consid. 2.5.).

La

mancata comunicazione di cui sopra, allorquando l’assicurata era iscritta in

disoccupazione, ha impedito alla Cassa di verificare in modo corretto in che

misura potevano esserle assegnate le indennità di disoccupazione per l’arco di

tempo da giugno 2016 a giugno 2017.

Va

segnalato che l’indicazione presente sui moduli IPA, per cui “la persona

assicurata è assolutamente tenuta ad annunciare alla cassa qualsiasi lavoro

svolto durante il versamento delle indennità di disoccupazione” è chiara e

non lascia spazio ad interpretazioni, di modo che la ricorrente non poteva

legittimamente supporre di non dover annunciare il rapporto di lavoro in essere

ed i redditi conseguiti (a maggior ragione se si pon mente al fatto che anche

un’attività lavorativa non retribuita deve essere annunciata e che l’omissione

di tale comunicazione alla Cassa costituisce una grave negligenza; cfr. STF C 292/02 del 15 marzo 2004 consid. 4.2.).

Del resto, dagli atti emerge che

la mancata comunicazione alla Cassa dell’attività svolta e dei relativi

redditi, è stata inizialmente così spiegata dalla ricorrente:

" il motivo

per il quale non ho annunciato alla Cassa che percepivo delle provvigioni,

solamente perché non ho ritenuto opportuno, considerando così irrisorie e

irregolari” (cfr. supra consid. 1.5. e doc. 14/1).

Sulla questione, il TCA osserva,

a titolo abbondanziale, che, almeno per quanto attiene alla parte fissa della

retribuzione pattuita con la datrice, pari a fr. 500.- al mese, ed a maggior

ragione tenuto conto del fatto che il guadagno assicurato di RI 1 ammontava a

fr. 1'625.- (cfr. doc. 1), le entrate non annunciate non sono da considerarsi

irrisorie. Secondariamente, nemmeno possono essere qualificate come irregolari,

essendo contrattualmente prevista la loro corresponsione mensile (cfr. supra

consid. 2.6.) ed avendo a più riprese la ricorrente ribadito che proprio

quell’entrata fissa le permette di far fronte, per esempio, alle spese della

cassa malati (cfr. supra consid. 1.10 e doc. XV).

Il

tutto ricordato che la giurisprudenza federale ha già stabilito che devono essere fornite all’amministrazione

tutte le indicazioni necessarie per valutare l’adempimento delle condizioni da

ossequiare per avere diritto alle indennità e che è peraltro irrilevante

se le informazioni inveritiere o incomplete sono causali per l'erogazione delle

prestazioni assicurative o del relativo calcolo (cfr. supra consid. 2.5. e

riferimenti).

La tesi

secondo cui l’omessa dichiarazione sarebbe da ricondurre ai problemi di salute

affrontati dall’assicurata, espressa solo in un secondo momento, non può essere

seguita, ricordato, peraltro, che RI 1 ha fornito anche un’altra (e terza) versione

circa i motivi che l’avrebbero indotta a non comunicare i dettagli del rapporto

lavorativo con la __________ alla Cassa, affermando che l’omissione è da

ricondurre al fatto che “NON ho prestato alcuna attività lavorativa e

quello che ho ricevuto e “ricevo” dipendeva dal rendimento del portafoglio che

avevo creato in precedenza” (cfr. supra consid. 1.6. e doc. V).

Questa conclusione si impone a

maggior ragione ritenuto che il 28 marzo 2022, la ricorrente aveva anche

comunicato alla Sezione del lavoro che “quando ho scritto “che non ho

ritenuto opportuno annunciare alla Cassa la provvigione irrisoria” ero in buona

fede, è stata la prima cosa che mi è venuta in mente, fino a quel momento NON

ci avevo pensato alla Cassa disoccupazione, in ogni caso non con l’obiettivo di

sottrarre indennità alla Cassa.” (cfr. supra consid. 1.10. e all. XV 4 a

doc. XV).

Il TCA

ricorda, del resto, che il principio della priorità della dichiarazione della

prima ora prevede che, in presenza di due diverse versioni, la preferenza deve

essere accordata alle dichiarazioni che l’assicurato ha dato nella prima ora,

quando ne ignorava le conseguenze giuridiche. Le spiegazioni fornite in un

secondo tempo non possono integrare le prime constatazioni dettagliate,

soprattutto se esse le contraddicono (cfr. STF 8C_ 246/2021 del 2 luglio 2021

consid. 4.3.; DTF 142 V 590 consid. 5.2; STF 8C_163/2019 del 5 agosto 2019

consid. 4.2.; STF 8C_483/2017 del 3 novembre 2017; STF 8C_186/2017 del 1°

settembre 2017 consid. 5.2. = RtiD I-2018

Fatti

N. 61 pag. 281; STF 8C_244/2017 del 24 aprile 2017; DTF 121 V 45 consid. 2a pag. 47).

Giova rilevare che con giudizio

8C_373/2016 del 29 marzo 2017, pubblicato in DLA 2017 N. 5 pag. 144 l’Alta

Corte ha deciso che un’assicurata che ricopre la carica di consigliera comunale

deve informare la Cassa della sua funzione e dell’indennità percepita. Se

omette di farlo agisce con negligenza grave e non è quindi ammissibile la buona

fede.

Il TF ha specificato che in quel

caso l’assicurata non poteva dedurre dalla formulazione delle domande nei

formulari IPA (Ha lavorato per uno o più datori di lavoro? Ha esercitato

un’attività indipendente?) che il suo reddito quale consigliera comunale non

fosse da annunciare. Dalla lettura di tali quesiti si comprende piuttosto che è

richiesto agli assicurati di segnalare lo svolgimento di un’attività lucrativa,

indipendentemente dalla sua natura.

In una sentenza 8C_408/2017 del 2

agosto 2017 il TF ha poi precisato che nell’ambito del condono la condizione

della buona fede è un concetto puramente giuridico, senza nessuna implicazione

di natura etica o sul valore delle persone.

Con una sentenza STCA 38.2019.34

del 27 gennaio 2020, nel caso di un assicurato che oltre alle indennità di

disoccupazione ha percepito un reddito come pompiere volontario senza

annunciare tale attività lavorativa alla Cassa, ha confermato l’operato della

resistente che aveva respinto la domanda di condono formulata dall’insorgente,

ritenuto che - non annunciando l’attività svolta mentre era al beneficio delle

prestazioni LADI - l’interessato aveva disatteso i suoi obblighi di cui agli

art. 28 e 31 LPGA A ragione, quindi, l’amministrazione aveva negato

l’esistenza del presupposto della buona fede, in quanto l’assicurato, non

indicando sui formulari mensili della Cassa lo svolgimento dell’attività in

questione, aveva commesso una grave negligenza.

Si vedano anche la STCA

Considerandi

38.2014.16

del 23 marzo 2015 e la STCA 38.2022.50 del 26 settembre 2022.

In simili condizioni la Sezione

del lavoro, a ragione, ha negato l’esistenza del presupposto della buona fede,

in quanto l’assicurata ha commesso, quantomeno, una grave negligenza,

segnatamente non indicando sui formulari mensili della Cassa di essere rimasta

alle dipendenze della __________ anche tra giugno 2016 e giugno 2017 e non

comunicando le entrate derivanti da tale attività.

2.8

Alla

luce delle risultanze di cui sopra, il TCA, non potendo riconoscere la buona

fede del ricorrente, prima condizione per ottenere un eventuale condono, deve

confermare la decisione su opposizione del 24 maggio 2022.

2.9

L’art.

61.

lett. a LPGA, in vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura

deve essere semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita per le parti;

la tassa di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte

alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.

Il 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica

della LPGA. L’art. 61 lett. a LPGA enuncia ora unicamente che la procedura deve

essere semplice, rapida e, di regola pubblica. Dalla medesima data è entrato in

vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA secondo cui in caso di controversie

relative a prestazioni, la procedura è soggetta a spese se la singola legge

interessata lo prevede; se la singola legge non lo prevede il tribunale può

imporre spese processuali alla parte che ha un comportamento temerario o

sconsiderato.

In casu, trattandosi di prestazioni LADI, in

relazione alle quali il legislatore non ha previsto di prelevare le spese, non

si riscuotono spese giudiziarie (cfr. STCA 38.2021.97 del 25 aprile 2022

consid. 2.2.14.; STCA 38.2021.89 del 7 febbraio 2022 consid. 2.11.; STCA

38.2021.32

del 13 settembre 2021 consid. 2.11.; STCA 38.2021.11 del 7 giugno

2021.

consid. 2.7.; STCA 38.2021.9 del 18 maggio 2021 consid. 2.14.; STCA

38.2021.8

dell’8 marzo 2021 consid. 2.8.).

Sul

tema cfr. anche STF 9C_368/2021 del 2 giugno 2022; STF 9C_13/2022 del 16

febbraio 2022; STF 9C_394/2021 del 3 gennaio 2022; STF 8C_265/2021 del 21

luglio 2021 (al riguardo cfr. Ares

Bernasconi, Actualités du TF, 8C_265/2021 du 21 juillet 2021 - frais

judiciaires pour les tribunaux cantonaux des assurances selon la révision de la

LPGA du 21 juin 2019, in SZS/RSAS 2/2022 pag. 107).

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è respinto.

2. Non si percepisce tassa di

giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione agli interessati i

quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto

pubblico al Tribunale federale,

Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3

esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,

contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario di Camera

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti